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ENERGIA Come si esegue un audit in uno stabilimento industriale n di Eros Tassi, leader della Divisione Energy di The IT Group Italia

L’efficienza energetica è un elemento di competitività per il sistema Paese e uno strumento strategico per l’industria manifatturiera, in particolare. La norma UNI 16001 raccomanda le linee guida che ogni organizzazione dovrebbe seguire al fine di sviluppare e gestire il proprio sistema energetico. Il processo deve essere ciclico e volto al miglioramento continuo; l’audit energetico è un momento fondamentale ricorsivo di un ciclo di gestione rodato, ma ancor prima uno strumento fondamentale per il suo innesco

L’audit energetico è un momento fondamentale del processo di gestione del sistema energetico; viene realizzato a scadenze prefissate e coinvolge l’energy manager e uno staff di stabilimento. In corrispondenza di un sistema di gestione energetica instaurato e rodato, potrebbe essere anche svolto internamente, facendo riferimento a procedure sistematizzate. Tuttavia, almeno per la prima volta, quando funge da innesco del processo, è auspicabile il ricorso a un team esterno, indipendente e specializzato, la cui metodologia di lavoro risulti consolidata dall’esperienza.

L’Italia, da sempre dipendente dalle importazioni di energia primaria, presta storicamente attenzione all’efficienza energetica. Di fatto, il suo perseguimento è frutto di un miglioramento continuo, mediante sviluppo e gestione di un proprio sistema energetico; in particolare, l’audit energetico è un momento sia di tipo ricorrente sia di innesco del processo di gestione e, anche se può essere descritto per fasi salienti, tuttavia l’esperienza gioca sempre un ruolo fondamentale nell’individuare le particolarità di un nuovo audit. Di seguito, viene analizzato l’audit energetico applicato al settore industriale. In termini assoluti e a livello nazionale, il settore civile (composto di residenziale e terziario) possiede maggiori margini

residui di risparmio energetico; tuttavia, l’industria resta il settore con maggiore incidenza relativa delle bollette energetiche nei costi complessivi.

L’efficienza energetica in Italia La spiccata dipendenza dalle importazioni di energia primaria è un aspetto peculiare del sistema energetico italiano; in particolare, si tratta di una caratteristica in buona parte strutturale, da cui le radici storiche dell’attenzione all’efficienza energetica. Tuttavia, negli ultimi anni, il suo perseguimento ha conosciuto qualche flessione, come mostrano i dati storici relativi alle intensità energetiche nazionali[1] dei vari Paesi membri dell’EU (si veda la figura 1). La

[1] L’intensità energetica è definita come il rapporto tra la quantità di energia primaria consumata da un’intera nazione e il suo PIL; indica quante tonnellate di petrolio equivalente (tep) vengono consumate per 1 milione di euro di prodotto interno lordo. Pur essendo influenzata anche da altri fattori, viene assunta in genere come un buon indice del livello di efficienza energetica del Paese.

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buona posizione che ancor oggi l’Italia occupa deve molto a impostazioni positive pregresse, ma l’efficienza energetica insegue indici di riferimento continuamente in progresso. Per raggiungere il proprio obiettivo ai sensi della direttiva 2009/28/CE per il 2020 [rif. bibliografico: 3], fissato al 17%, di utilizzo di energia primaria da fonti rinnovabili, l’Italia non potrà evitare un contenimento dei consumi complessivi; resta imprescindibile una forte attenzione all’efficienza energetica come parte della strategia di raggiungimento del risultato sulle rinnovabili. Questa attenzione va indirizzata agli impieghi energetici di tutti i settori; l’industria, pur avendo ormai sia una dimensione energivora sia margini residui di risparmio energetico minori rispetto al settore civile [4], resta, comunque,

tenuta a mantenere viva l’attenzione, data la maggiore incidenza relativa dei costi energetici; d’altra parte, nelle attività a essa correlate, ben maggiore è la presenza di possibili interventi a elevato fattore di utilizzo, condizione che incoraggia gli investimenti.

L’efficienza energetica come opportunità competitiva e strategica Nel quadro delineato, l’efficienza energetica diviene una rilevante opportunità competitiva; infatti, il risparmio associato, trasferendosi direttamente sugli utili aziendali, interviene con una leva sensibile nel liberare risorse economiche verso opportunità di implementazione strategica. In questo senso, la norma UNI CEI 16001 [13] sui sistemi di gestione dell’energia, si prefigge di dare le

indicazioni di principio utili per le organizzazioni nel perseguimento dell’efficienza energetica; la norma non fornisce requisiti assoluti ma, al contrario, invita qualunque organizzazione a prestare attenzione allo sviluppo e alla gestione di un proprio sistema energetico, semmai calibrando l’impegno sulle proprie caratteristiche; anche nei casi di incidenza energetica meno pesante, infatti, molti interventi riservano benefici a fronte di impegni di intensità di capitale nulla o molto limitata, come, ad esempio, nel caso della diffusione di consapevolezza e di atteggiamenti virtuosi. La norma UNI 16001 invita a sfruttare, nel caso di coesistenza di più sistemi di gestione (qualità, ambiente ecc.), la sinergia derivante dalla similitudine strutturale delle rispettive norme.

5 Figura 1 - Trend delle intensità energetiche per l’Italia e per il complesso dei Paesi EU15 ed EU27 (tep per milione di euro), dal 1995 al 2008 - (elaborazioni The IT Group Italia su dati Eurostat [2])

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L’audit di efficienza energetica nell’industria Inquadramento dell’audit L’ audit energetico dovrebbe essere effettuato a scadenze vincolate; il processo coinvolge, tipicamente, l’energy manager dello stabilimento, il quale, a sua volta, chiama in causa uno staff di personale che “copra” le responsabilità dei centri di costo su cui le spese energetiche sono ricondotte. I concetti di responsabilità e riconducibilità richiamano la condizione fondamentale di poter dare a ogni flusso energetico una ben definita attribuzione (accountability); la verifica non riguarda, infatti, solo l’esame degli impianti e dei vettori energetici in sé, ma anche la loro gestione. Con questi presupposti e in presenza di un sistema di gestione energetica correttamente instaurato e rodato, l’audit è una verifica periodica che potrebbe svolgersi internamente, facendo riferimento a procedure che con il tempo si sistematizzano in modo molto forte e ripetibile sul singolo caso. Tuttavia, almeno per una prima volta, è auspicabile il ricorso a un team indipendente ed esperto nell’esecuzione di audit energetici, in genere costituito da specialisti esterni. Visto che ogni stabilimento è una realtà a sé stante dal punto di vista energetico, il team esperto di auditor, partendo dalla propria metodologia portante, dovrà tenere conto di altre componenti quali: l il contatto con il personale di stabilimento; l la capacità di individuare gli aspetti più critici o, comunque, contenenti le maggiori opportunità di miglioramento; l l’analisi delle carenze nella metodologia di gestione dei dati di

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stabilimento, evenienza molto plausibile durante un audit di prima esecuzione. Un audit energetico riguarda tipicamente lo stabilimento, anche se la presa in esame di una serie di siti produttivi della stessa azienda genera economie di esperienza e di scala; oltre che nel riscontro di analogie durante l’esecuzione dei singoli audit, può assumere importanza la possibilità di pianificare gli investimenti coordinata tra più siti.

Le fasi dell’audit La svolgimento dell’audit può richiamarsi a tre fasi fondamentali, attraverso i quali si svolge il percorso dell’indagine. Ciascuna fase è centrata attorno a un oggetto: l invio/ricezione di un questionario preliminare; l visita in sito; l produzione del rapporto di audit. Il questionario preliminare è composto da una serie di moduli; in genere l’esperienza ne consente una qualche standardizzazione; tuttavia, ogni nuova applicazione richiede qualche adattamento, che, in genere, i contatti preliminari hanno aiutato a indicare; scopo dell’invio del questionario è raccogliere le informazioni fondamentali, necessarie a farsi una prima idea delle caratteristiche energetiche dello stabilimento, preliminarmente alla visita. Sono da ritenersi informazioni fondamentali: l le intestazioni: inquadrano il sito e il personale (ad esempio indirizzo; aree e volumetrie; dipendenti; orari di produzione/ ore anno di funzionamento; principali prodotti; persona di riferimento responsabile della compilazione); l descrizione sommaria dei processi produttivi; l esigenze di servizi energetici

associate ai processi e ai servizi di stabilimento; l vettori energetici utilizzati (energia elettrica, gas, vapore, aria compressa, acqua calda e acqua refrigerante) e descrizione dei loro livelli e profili, come, ad esempio: - i consumi mensili di uno o più anni di esercizio; - i tipici profili di assorbimento lungo le 24 ore di un giorno lavorativo; - il caratteristico profilo settimanale (ad esempio se il sabato e la domenica si differenziano dai giorni feriali). Le considerazioni di profilo sono tanto più importanti quanto meno il vettore energetico in esame è accumulabile; l informazioni sull’impiantistica, per conoscere le principali caratteristiche di caldaie, chiller, compressori, ventilatori, pompe, sistemi di illuminazione (modelli, potenze, anno di installazione, utilizzo, consumi ed efficienze). Per esperienza pratica, un’avvertenza è quella di non proporre questionari eccessivamente dettagliati o, perlomeno, di non aspettarsi che tutti i dati richiesti siano già correttamente e completamente forniti con meticolosità prima dell’audit; una buona parte della raccolta dati, infatti, si completerà durante la visita, nel corso della quale sarà più agevole chiarirsi direttamente. La visita in sito è il momento centrale dell’audit di stabilimento. La sua durata e la composizione del team saranno definiti in base alle esigenze previste in termini di tipologia di impianto e di risultati attesi; l’audit può, infatti, essere: l passante, tale da originare spunti sugli aspetti macroscopicamente più meritevoli di indagini approfondite;

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investment grade, con valutazioni delle misure di intervento possibili che si spingono a stimare investimenti e prestazioni energetico-economiche (a livello di studio di prefattibilità). In ogni caso, la visita viene organizzata concordando preventivamente la composizione del team e un’agenda di massima, nella quale vengono fissati incontri con determinate figure di stabilimento e le visite a determinate aree. In particolare si prevedono: l un meeting di apertura, nel quale: - si presentano il team, la metodologia e lo scopo; - si estrinsecano le prime osservazioni scaturite dall’analisi del questionario; - si continua la discussione dello stesso indirizzando gli approfondimenti; l le attività successive che proseguono con: - visite agli impianti; - colloqui con i responsabili; - ricezione di aggiornamenti sui dati ed elaborazioni preliminari; l un meeting finale, di congedo, in cui il team prepara una presentazione contenente: - le prime indicazioni emerse; - i temi o gli interventi che saranno materia dello studio da preparare. La composizione del team che esegue l’audit varia di volta in volta, in funzione, come minimo, di: l dettaglio di approfondimento richiesto; l dimensioni dello stabilimento; l tempistica richiesta; l processi produttivi. Ad esempio, un audit passante potrebbe essere eseguito da una singola persona, anche se in genere dotata di esperienza e seniority l

piuttosto elevate; pur eseguendo un’analisi generica, senza stime quantitative approfondite, questa figura deve avere la capacità e la sensibilità per individuare molto velocemente, con visite agli impianti e colloqui col personale molto sintetici, i margini di intervento più promettenti. In sostanza, questa figura ha, in genere, professionalità sufficiente per sostenere il ruolo di team leader nel caso di un audit di tipo investment grade. Per audit più approfonditi, sempre tenendo conto della forte genericità dell’indicazione, il team dovrebbe avere al suo interno almeno le seguenti figure senior principali: l un team leader, il cui profilo è caratterizzato da ampia esperienza in problematiche di processi e servizi industriali, risultando, quindi, un esperto generale, che potrebbe essere anche specialista in qualche aspetto trattato, come, ad esempio, l’analisi dei profili di carico e la cogenerazione; l un esperto impiantista o, meglio, una figura versatile nella valutazione degli aspetti relativi alla componentistica generalmente presente in qualunque stabilimento produttivo. Si tratta di una persona capace di trovarsi egualmente a suo agio nell’analisi di problematiche relative a gruppi frigo piuttosto che a compressori, caldaie e altri componenti di tipologia diversa. La presenza di questa figura è solitamente fondamentale per sviscerare la parte servizi dello stabilimento dove spesso si annida un maggior margine di miglioramento che nella parte di processo; l uno specialista dei processi che

hanno luogo nello stabilimento. Si tratta di un componente che spesso ha svolto (o, tuttora, svolge) la sua carriera in aziende dello stesso settore. In genere, lo specialista di processo è il componente più “mutevole” del team e, non a caso, un’azienda specializzata in audit spesso ricorre a consulenti esterni, a differenza delle prime due figure, per coprire questi ruoli molto specializzati. L’ipotesi di coinvolgere un costruttore della componentistica di specie per ricoprire il ruolo efficacemente non è da scartare, anche se, a rigore, potrebbe venire compromessa l’imparzialità di giudizio sulle opportunità di intervento. L’elaborazione del rapporto di audit, prevede la stesura di un documento, sempre a cura del team, che conterrà le elaborazioni maturate in seguito alla visita[2] e la cui struttura potrebbe indicativamente comprendere: l scopo del lavoro; l background; l descrizione dello stabilimento dal punto di vista energetico; l interventi di risparmio energetico proposti; l interventi da approfondire in un seguito; l stima delle perfomance tecnico-economiche; l conclusioni. Una bozza dello studio viene inviata al cliente, affinché le sue osservazioni possano essere discusse e assimilate. Si giunge, quindi, eventualmente dopo qualche iterazione, alla stesura del rapporto finale di audit, che il cliente deve analizzare e assimilare opportunamente prima di trarre indicazione su come muoversi nelle sue prossime azioni (si veda oltre).

[2] Le elaborazioni inserite nel documento saranno sicuramente più rifinite, elaborate e arricchite da spunti giunti da riflessione dopo la visita; tuttavia, è molto importante sottolineare il valore dell’immediatezza (e della possibilità di ripetizione immediata) dell’osservazione, possibile solo durante la permanenza in sito.

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STRUTTURA TIPO DEL RAPPORTO DI AUDIT ● scopo del lavoro ● background: inquadramento delle caratteristiche principali dello stabilimento e delle attività produttive a esso correlate; ● descrizione dello stabilimento dal punto di vista energetico: - funzionamento di processi e servizi; - analisi energetica basilare, con ricostruzione dei profili di carico elettrico e termico; - stima della suddivisione tra utenze dei consumi elettrici e termici. Quest’ultima può rivelare aspetti interessanti se effettuata sia per tipologie di componenti sia per aree topologiche o per centri di costo. Anche quando gli elementi in possesso sono scarsi, è fondamentale giungere a ipotizzare queste suddivisioni (l’esperienza giocherà un ruolo fondamentale nelle assunzioni), in modo da poter decidere a quali sottosistemi sarà opportuno dedicare maggiore attenzione; ● interventi di risparmio energetico proposti: si individuano, dimensionano e stimano le caratteristiche degli interventi a prima vista più interessanti, in modo da poterne simulare un confronto con la situazione “zero”, in cui non si intraprende nessuna azione. Tra gli interventi possibili, si cerca di individuarne un numero congruo tra quelli che a esperienza appaiono più importanti, prioritari e fattibili; ci può anche essere una sinergia tra l’utilizzo di due impostazioni: - una è quella del confronto tra l’opzione “zero” e alternative note all’esperienza dell’impiantista; - l’altra, spesso col ruolo di campanello d’allarme preliminare, può essere il confronto con benchmark di consumo energetico per unità di prodotto, ad esempio noti in letteratura. L’individuazione, definizione e configurazione di interventi possibili avverrà anche a valle dell’esame di vincoli di contestualizzazione (azienda, stabilimento, territorio ecc.), che il confronto con il personale di stabilimento in genere aiuta a individuare. Di fatto, in questo capitolo del rapporto si giunge a dimensionare, configurare e stimare le performance e gli investimenti necessari per ciascuno degli interventi delineati; ● interventi da approfondire in un seguito: un capitolo più “qualitativo” sarà eventualmente dedicato a interventi che in seconda battuta potrebbero a loro volta meritare un’attenzione. Si ricordi che la stessa norma UNI 16001 raccomanda di conservare un “register of opportunities”, in altre parole una sorta di raccolta delle “idee nel cassetto”; ● bilancio delle perfomance tecnico-economiche: in un capitolo apposito vengono fondate le ipotesi economiche rilevanti di scenario base (costi e ricavi, tariffe, tassi di attualizzazione, orizzonti temporali) associate sia alla situazione zero sia all’implementazione degli interventi più appetibili e poi condotte simulazioni di comportamento dove i risultati sono ottenuti per confronto. I parametri stimati sono sia di tipo energetico (ad esempio il bilancio, espresso in tonnellate di petrolio equivalente o tep) sia economico; le stesse simulazioni in genere stimano contestualmente anche il confronto di bilancio delle emissioni. Lo scenario base viene poi variato, al fine di verificare la stabilità delle performance economiche testata (sensitivity analysis); ● conclusioni: gli spunti più importanti scaturiti dal lavoro vengono riassunti e, in particolare, gli interventi risultati più interessanti vengono commentati e ordinati secondo criteri che possono essere funzione composta della redditività, del rischio o, ancora, di priorità rispetto ad altri dati vincoli.

Dov’è più promettente un audit? Non si possono esporre regole fisse, ma l’esperienza porta a riporre maggiori aspettative nei seguenti casi: l per tipo di stabilimento: il beneficio in termini relativi sarà tanto maggiore quanto più elevata è l’incidenza delle bollette energetiche sui margini complessivi. In genere, questa circostanza è più facilmente riscontrabile su quei prodotti a livello di finitura non elevato (grezzi e semilavorati) e su processi a ciclo continuo o, comunque, a elevato fattore di utilizzo dei macchinari, condizione questa in-

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trinseca del processo, ma anche della particolare congiuntura (pratica non giustificabile ma comprensibile, visto che gli interventi di efficienza energetica vengono approvati più agevolmente in momenti di portafoglio ordini ben fornito); inoltre, le grosse taglie (sia di stabilimento sia di azienda) possono favorire la disponibilità a condurre indagini e a investire sulle potenzialità di risparmio energetico; anche una combinazione favorevole di carico termico ed elettrico può essere un elemento che aggiunge a priori interesse per un’indagine, essendo maggiore la potenzialità di soluzioni coge-

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nerative. Infine, non è sempre detto, ma è più frequente, che stabilimenti più datati o che non sono mai stati sottoposti ad audit riservino maggiori margini di intervento; per aree di intervento: sempre basandosi sull’esperienza, la parte degli impianti di servizio rivela di solito più margini di intervento che quella del ciclo processo, la cui messa a punto deriva da sforzi specialistici su cui tutto il settore si è storicamente misurato e influenzato. Modificare il processo e coinvolgere le linee di produzione implica tempi e investimenti piuttosto importanti, mentre negli

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5 Figura 2 - Esempio di ripartizione dei consumi di stabilimento per utenze elettriche

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impianti di servizio c’è più spesso possibilità di trovare interventi di rapida realizzazione e dall’esito ben quantificabile; per vettore energetico/uso finale: si riscontrano spesso più margini di miglioramento dal lato termico che non da quello elettrico; interventi tipici: nel box 2 si riporta una lista di tipici interventi, sebbene tutt’altro che esaustiva, nei quali è frequente individuare possibilità di miglioramento. Si tratta di interventi sui servizi, a ribadire quanto scritto sopra; si noti come gli stessi potrebbero far parte di una lista di verifiche valida per la gran parte degli stabilimenti, indipendentemente dalle linee produttive in essi esercite.

Il post-audit o “follow up” Il primo audit energetico dovrebbe abituare l’azienda a vedere gli

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audit interni periodici come parte integrante consueta del proprio ciclo di gestione energetica; in termini più immediati, il tipico sviluppo a valle del primo audit esterno passa per l’assimilazione dei risultati da parte dell’azienda, nei tempi necessari per fare qualche riflessione interna. L’azienda chiarirà le sue preferenze verso alcuni tra gli interventi proposti ed esprimerà i suoi orientamenti quanto a tempi, priorità, modi. Per alcuni interventi (ad esempio i più semplici), l’azienda potrebbe ritenere di gestirne l’esecuzione in autonomia; per altri, potrebbe richiedere consulenza, che tipicamente può consistere, per ciascun intervento, in: l studio di fattibilità: le analisi di fattibilità introdotte durante l’audit per ciascun intervento, vengono approfondite con maggiore accuratezza, introducendo ulteriori elementi di analisi e di

rischio che, a un primo esame, si erano trascurati; l progettazione di base/finale: l’intervento viene definito dal punto di vista progettuale a un livello che permetta, ad esempio, di dare un riferimento a possibili fornitori; l assistenza all’assegnamento: a prescindere dalla formula di procurement, il consulente può assistere il cliente lungo questa fase di scelta del soggetto cui assegnare il compito di realizzare l’intervento; l monitoraggio fasi successive: l’assistenza può proseguire anche durante le fasi successive, mediante un monitoraggio della realizzazione o una verifica delle prestazioni durante un determinato periodo di esercizio. In linea di principio, ad assistere l’azienda nelle fasi subito successive all’audit (fattibilità approfondita e progettazione) potrebbe

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5 Figura 3 - Esempio di ripartizione dei consumi di stabilimento per utenze termiche

5 Figura 4 - Dispersione dei tempi di ritorno degli interventi (cumulativo, da diversi audit)

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INTERVENTI FREQUENTI DURANTE GLI AUDIT ENERGETICI NEGLI STABILIMENTI INDUSTRIALI ● Soluzioni di autoproduzione dell’energia elettrica - cogenerazione; - impianti a fonti rinnovabili. ● Impianti di riscaldamento e condizionamento: - installazione di caldaie a condensazione o ad alto rendimento; - integrazione dell’energia termica mediante l’utilizzo di fonti rinnovabili (ad es. solare termico; geotermia) - installazione e gestione ottimizzata di gruppi frigo / pompe di calore; - recupero cascami termici per la produzione di acqua calda sanitaria o soddisfacimento delle domande termiche di livello inferiore. ● Sistemi ausiliari - utilizzo di motori ad alta efficienza e inverter; - rifasamento; - ottimizzazione dei compressori e delle linee ad aria compressa; - sistemi di illuminazione. ● Processi produttivi e loro controllo - ottimizzazione dei flussi energetici e dei recuperi termici; - installazione di sistemi di monitoraggio e controllo. ● Strutture edilizie - isolamenti di pareti, solette, sottotetti, tetti; - sostituzione di componenti finestrati o applicazione di pellicole. ● Ottimizzazioni contrattuali

essere lo stesso soggetto che realizzerà l’intervento o fornirà i componenti. Specie per realizzazioni di piccola entità o senza criticità particolari, questa procedura potrebbe essere la più rapida; tuttavia, l’apporto da parte di un consulente indipendente ha la prerogativa di mettere a disposizione l’imparzialità di un soggetto

terzo; quando questo soggetto è lo stesso esecutore dell’audit, la sua già acquisita consapevolezza delle problematiche legate all’intervento può costituire vantaggio.

Conclusioni In tutte le attività produttive si dovrebbe prevedere l’instaurazione di un proprio sistema di gestio-

ne energetica, con un impegno che può essere calibrato sulle effettive opportunità offerte; tuttavia, la gestione del proprio sistema energetico è ciclica, così come l’audit energetico, inserito come momento del ciclo stesso. Un audit energetico è, in linea di principio, formalizzabile e ripetibile anche internamente; tuttavia, l’innesco del ciclo di gestione trae giovamento dall’esecuzione di un audit da parte di un team di esperti e specialisti esterni, in modo da segnare un punto di discontinuità e mettere in luce interventi diversi sotto vari aspetti (impegno, rischio, priorità e redditività). Data la loro molteplicità, gli interventi suggeriti si prestano particolarmente a essere inseriti in una pianificazione, la cui implementazione è oggetto del sistema di gestione energetica instaurato. A livello nazionale e in valore assoluto, il settore civile riserva i margini più elevati in termini di miglioramento dell’efficienza energetica; tuttavia, l’industria resta il settore che dovrebbe dedicare maggiore attenzione relativa alle considerazioni esposte nell’articolo, la cui validità è generale l

RIFERIMENTI [1] Dati Eurostat su energy dependance: http://epp.eurostat.ec.europa.eu/portal/page/portal/eurostat/home/ [2] Dati Eurostat su energy intensity of the economy: http://epp.eurostat.ec.europa.eu/portal/page/portal/eurostat/home/ [3] «Direttiva 2009/28/CE del Parlamento europeo e del consiglio del 23 aprile 2009 sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili, recante modifica e successiva abrogazione delle direttive 2001/77/CE e 2003/30/CE» (in G.U.C.E. L del 5 giugno 2009, n. 140) [4] Primes Model based Analysis of the 2008 EU Policy Package on Climate Change and Renewables [5] Piano d’azione nazionale per le energie rinnovabili in Italia (conforme alla direttiva 2009/28/CE e alla decisione della Commissione del 30 giugno 2009) [6] Bilancio energetico nazionale per il 2008, pubblicato dal Ministero dello sviluppo economico in data 10 dicembre 2009 [7] Comunicato AEEG 29 marzo 2011, Milano [8] World Energy Outlook 2008 [9] ENEA, Rapporto Energia e Ambiente – Analisi e Scenari 2009, novembre 2010 [10] Norma UNI CEI 16001: sistemi di gestione dell’energia

Immagini su gentile concessioni di The IT Group

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Tecnologie & soluzioni per l'ambiente - lug. 2011  

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