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SOGNANDO L’ESTATE

La rivista per il blogger fatta dal blogger

# cinque anno 0 - giugno/luglio 2010


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l’editoriale by Solindue

B

ENE RAGAZZI, eccoci tutti riuniti nuovamente, nella sala d’attesa di questa stazione.

Abbiamo viaggiato assieme per sei lunghi mesi, confrontandoci e regalandoci reciprocamente i nostri sogni le nostre avventure. Quelle fatte e quelle da intraprendere. Da un viaggio non si torna mai uguali a come si era partiti. Ogni viaggio è un investimento su noi stessi, un arricchimento delle nostre risorse emotive e intellettuali. Un investimento sulla nostra anima. Ecco questo è stato per me The Best. Ho viaggiato volentieri con voi anche se non ho mai avuto una vera e propria meta. Forse l’unica meta era il percorso stesso, senza un punto di arrivo. E’ come se vi vedessi adesso, accampati qui intorno a me. Vestiti comodi, valige accatastate e zaini in spalla. Le ultime chiacchiere prima dei saluti.

© Solindue

Ognuno di noi nelle valige che ha preparato ha messo dentro una parte di sé, dei propri sogni. I libri preferiti, le foto di famiglia e gli indirizzi degli amici, quelli a cui inviare le cartoline. La maglietta o il golfino senza il quale non andiamo da nessuna parte. Il nostro portafortuna. In questa sala d’attesa siamo davvero in tanti.

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Ci sono i nuovi arrivati come Aracne, Kokeicha, Dubbasonic, che si guardano in giro a volte un po’ spaesati. Che mi scrivono (da non credere!) addirittura da un elicottero in volo, evidentemente davvero pieni di nuovi entusiasmi.

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Ma c’è anche una partenza.La nostra mascotte. Il nostro grillo parlante, La nostra Koala … le hanno offerto un sogno e lei si è lanciata a capofitto in una nuova avventura. Koala è stata con noi fin dal primo numero, o meglio fin dal numero zero quello per pochi eletti, che non è mai uscito in versione “sfogliabile”, ma solo sul blog.

Koala, l’entusiasmo fatto donna, ci inondava la redazione con tutti i suoi testi colorati, pieni di punti esclamativi e di spazi fra le virgole lanciati così dall’alto di un aereo, per o da la Sicilia. Ho sempre trascorso un pomeriggio almeno a sistemare i suoi testi per farli rientrare nei canoni grafici di una rivista. Ma era divertente così, leggerli e rileggerli affinché tutti gli spazi fra le sue parole avessero un senso.

Koala sempre in volo, sempre arrabbiata con i “cattivi” di questo mondo. Il suo sogno che si sta avverando ha lasciato me e Arthur felicissimi e fieri di averla conosciuta. Siamo certi che quando sarà famosa si ricorderà di noi!

Non mi resta che salutarvi, ad uno ad uno, con un enorme abbraccio, con la speranza che al ritorno qualcosa sia diverso o diversamente con la speranza che al rientro niente sia cambiato. Adesso davvero non saprei ma so di certo che ho già voglia di rivedervi, tutti quanti qui a settembre, sempre su questo binario.

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© Solindue

Il blog del mese è il suo…

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l’editoriale

#5

Solindue _http://solindue.wordpress.com/

by Solindue

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the contents Blog creativo Collana blu Sea Editoriale by Solindue

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BookCrossing by Elle

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Intervista a... Simone Perotti by Solindue

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Intermezzo by Spaziocorrente

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Orme ed Impressioni Pensieri di mare by Spaziocorrente

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La foto del mese... Il violinista by Dubbasonic

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by Pensieriperline

In sala con... Mine Vaganti

47

1

by BabEle

Vacanze Romane

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by Folletta

Malpensa-Zanzibar: senza scalo

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15

by Solindue

In cucina con... La melanzana

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by Aracne

Il campanile nell’acqua e gli occhi della Taja

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by Fabio Melis

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15 Vacanze naturiste

Maragliano Bozzzetti e piccole sculture by Valentina Calzia

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Il blog del mese... by Arthur

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Profumo di Brasile: Gabriella, garofano e cannella Jorge Amado by Kokeicha

26

Una vacanza a Rodi by Antonella

27

61

by Arthur

Radio OnAir

63

by OnAir

27

Non tutti sanno che...

65

by Godot

Donne in rinascita

67

by Kate

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In redazione...

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by Solindue & Arthur

Intimo top uomo by Luciano Marcelli

25

Viaggiare, Viaggiare by Riccardo Uccheddu

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La natura... Tra realtà e fantasia by Franco

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Foto copertina 2010 © Solindue

Foto ultima pagina 2010 © Solindue

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Rubriche e collaborazioni

...da un’idea di Solindue

Elle - Cultura e Spettacolo (www.2elle.wordpress.com)

Direttore

Solindue (www.solindue.wordpress.com)

E. Koala (www.koalanation.wordpress.com/)

Art Director

Arthur (www.ilmondodiarthur.wordpress.com)

Spaziocorrente - Orme ed Impressioni (www.spaziocorrente.wordpress.com)

Progetto grafico Impaginazione

Gio Q. Perez - Photo

Arthur

(www.dubbasonic.wordpress.com/)

Redazione

Luciano Marcelli

Solindue L’intervista a... (www.solindue.wordpress.com)

Arthur L’opinione...

the b est magazi ne the best magazine

(www.lucianomarcelli.wordpress.com/)

Solindue Arthur

(www.ilmondodiarthur.wordpress.com)

IMagine (www.imperiaimmagine.it)

Valentina Calzia (www.tremaredamore.it)

Aracne_in cucina con... (www.lagriccia.blogspot.com)

Pensierieperline_Blog creativo

(www.pensierieperline.wordpress.com)

Kokeicha (www.kokeicha.wordpress.com)

Antonella (e-mail: thebestmagazine@ymail.com)

Riccardo Uccheddu (www.riccardo-uccheddu.blogspot.com/)

Stella Luce (www.stellasolitaria.wordpress.com)

Folletta (www.folletta.blog.kataweb.it/)

Fabio Melis (www.volodinotte.typepad.com)

Kate (www.scaladicristallo.wordpress.com)

BabEle - In sala con... (www.lescaledibabele.wordpress.com)

OnAir - Radio OnAir (e-mail: thebestmagazine@ymail.com)

Godot _ Non tutti sanno che... (www.dailygodot.wordpress.com/)

La foto del mese è di: Gio Q. Perez (www.dubbasonic.wordpress.com)

nel web:

http://thebestmagazine.wordpress.com #5

e-mail: thebestmagazine@ymail.com

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cultura e spettacolo

by Elle

bookcro che vanta ormai numerosi siti e communities in cui registrarsi e partecipare agli scambi di libri tra sconosciuti. Tutto nasce da un'idea di Ron Hornbaker che nel 2001, ispirandosi ad altri sistemi di tracciamento in rete, fondò il sito web www.bookcrossing.com che nel 2008 contava già oltre 659 000 membri e oltre 4 660 000 libri registrati. In Italia conta oltre 20 300 iscritti, distribuiti sul territorio nazionale tra città e provincia (dati wikipedia). Ron Hornbaker ideatore del BookCrossing

S

E VI CAPITASSE di trovare un libro abbandonato su una panchina ai giardini, o anche al tavolo del bar che frequentate abitualmente, o in spiaggia, in una sala d'aspetto di un qualsiasi luogo pubblico, sappiate che - superato l'iniziale stupore e anche il torcicollo, che inevitabilmente sarà subentrato a furia di guardarvi intorno alla ricerca dello sprovveduto proprietario cui restituire l'oggetto - in quel momento siete involontari protagonisti di un bookcrossing. Letteralmente "incrocio di libri" è una pratica diventata negli ultimi dieci anni molto diffusa

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Le Bookcrossing Zones ufficiali sono presenti nelle principali città di moltissimi paesi e la loro presenza, in continua crescita, è segnalata su mappe presenti nei vari siti dedicati, attorno cui nascono e si sviluppano forum di discussione, meeting, raduni, scambi a tema e varie iniziative. Curiosando tra i vari siti sono subito entrata nel facile meccanismo che regola il gioco. Si parte dunque dal ritrovamento in the wild all'aria aperta - che è il metodo preferito per liberare un libro, ma qualsiasi luogo va bene, anche se sono ovviamente da preferire, posti in cui c'è maggior passaggio di gente, in modo tale che ci siano più probabilità che il libro venga ritrovato.

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ossing «incrocio di libri» Il secondo passaggio è comunicare il ritrovamento e risalire alla provenienza, attraverso il BCID, ovvero il codice di identificazione di bookcrossing di cui ogni libro deve essere munito, proprio per garantire di poterlo seguire nei vari spostamenti. Il bookcrossing figlio dell'antesignano "message in a bottle" che viene lanciato in mezzo al mare e chissà come, dove, quando e chi lo troverà, con la possibilità in più oggi, di poter risalire se non proprio all'identità del proprietario, almeno al luogo originario di provenienza e alla data iniziale in cui è stato messo in circolazione, monitorandone gli scambi che di volta in volta si susseguono.

sonnecchiare sulla pancia e poi di nuovo sfogliato, aperto e riposto. E chissà se su quella carta striata di caratteri neri, abbiamo visto le stesse immagini, fatto suonare le parole con le stesse note, indugiato sulle stesse pause, annusato gli stessi odori... Se dovessi pensare a qual è il mio posto, ecco, io direi che dentro a un libro mi ci troverei bene. Anche se a lungo andare mi starebbe stretto pure quello. Da qui dove sto, se non altro, posso dire che il finale non è stato ancora scritto.

Un altro modo di leggere, una storia nella storia. Sì perché leggere un libro che scegli e comperi o che ti regalano, non è certo la stessa cosa che leggere il libro di un altro. Tra quelle pagine, tra quelle righe, altri occhi sono già passati, altre mani l'hanno afferrato, dondolato sulle gambe, lasciato a

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Elle _http://2elle.wordpress.com/

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l’intervista

by Solindue

Intervista a...

Simone Perotti Un uomo da_mare “…la nostra vita è troppo programmata, camminate troppo sul solido. Toglietevi le scarpe, bagnatevi i piedi, non vi capiterà niente di così grave. L’acqua dell’oceano, la sua schiuma frizzante, vi faranno intirizzire le caviglie, certamente, ma che bella sensazione di libertà affondare i piedi nella sabbia della battigia!” (Adesso basta, S. Perotti, ed. Chiarelettere, 2009, p. 183)

N

ATO A FRASCATI da famiglia ligure, Simone Perotti inizia a scrivere molto presto, a soli 9 anni. A 22 si laurea in Lettere Moderne e consegue un Master in Comunicazione grazie al quale inizia la carriera di consulente e poi manager in agenzie e aziende italiane e multinazionali. Nel 1995, pubblica il suo primo libro, Zenzero

e Nuvole – Manuale di nomadismo letterario e gastronomico; nel 2005 vince il Premio letterario Cala di Volpe con il romanzo Stojan Decu, l'Altro Uomo. Nel 2008 il Premio "Sanremo - Libro del Mare"con Vele dedicato agli amanti del mare e della navigazione a vela.

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Solindue _http://solindue.wordpress.com/

Ma è oggi, con Adesso Basta –

Lasciare il lavoro e cambiare vita, che Simone sale alla ribalta di pubblico e critica. Il saggio descrive il fenomeno del downshifting (letteralmente: "scalare marcia"), ovvero la volontaria e consapevole autoriduzione del salario e delle ore di lavoro, per poter godere di maggiore tempo libero. Simone ha, da tre anni, abbandonato la certezza di una carriera di manager e adesso vive di vela e scrittura … realizzando così il suo sogno.

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innamorato del Mediterraneo. E’ dalle sue acque che strappo i denari che mi servono per vivere. Leggo in una sua intervista: “ Ho il sospetto che morirò anche io a 85 anni come tutti, ma mi auguro di arrivare a questi 85 anni avendo iniziato ai 41 a vivere nel modo più autentico possibile.” Perfetto aforisma del voler divenire: inizierei dunque la nostra conversazione dal futuro. Partirai il 17 luglio da La Spezia sulla rotta di Ulisse e starai fuori ben due mesi, ma per te non sarà certo un'Odissea? Quali isole toccherai? Molto bene. Iniziare un’intervista con una barca che salpa sulle tracce del grande Odisseo mi sembra un inizio ideale. Spero non sia un’Odissea, certo. Ulisse era un grande marinaio ma ebbe il bel daffare con venti contrari e improvvise burrasche. Lui aveva contro gli Dei, io invece sono ateo e non sono superstizioso, dunque direi che ho un problema in meno di lui. Sono meno furbo di lui, tuttavia, dunque siamo pari. Speriamo bene. Toccheremo Zacinto, Cefalonia, Itaca, Meganisi, Lefkada e poi su fino a Paxos e Corfù. Però partiamo da Spezia, dunque abbiamo 1.000 miglia solo per arrivare in zona e 1.000 per tornarcene a casa. Nel complesso due mesi e 2.500 miglia. Niente male. Immagino sarà una vacanza-lavoro come quando da ragazzi facevamo le vacanzestudio in Inghilterra: da un viaggio del genere dovrai (o meglio vorrai) avere un ritorno economico... Sì è il mio lavoro. Io d’estate organizzo viaggi a vela, ma legandoli sempre a qualcosa di culturale. Ogni sera leggeremo l’Odissea, ad esempio, per riscoprire uno dei testi chiave della storia dell’uomo. Tornare a casa come metafora del trovare se stessi. Il tutto, naturalmente, su quella metafora della vita che è il mare, dove le strade non sono segnate e le rotte sono mutevoli come i venti e le onde. Molto affascinante. Io sono

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Proporrai a qualche rivista specializzata qualche articolo sul tuo viaggio? Lo hai già fatto per altri viaggi? Sì accade sempre che mi chiedano reportage sui viaggi che organizziamo. L’anno scorso abbiamo fatto la Rotta dei Pirati, sulle orme del grande Dragut: Egadi, Pelagie, Tunisia fino al confine Algerino, La Galite, Sardegna, Corsica. Ne ho scritto per il Corriere della Sera e per Yacht and Sail. Lavorerai a bordo immagino come skipper. L'essere un personaggio “famoso” ti aiuta nel trovare clienti? Voglio dire: c'è la fila davanti alla tua barca per partire all'avventura con te o comunque vivi nell'incertezza dello “speriamo anche quest'anno di coprire i costi”? Io organizzo questi viaggi da anni, e ho sempre avuto il problema di riempire le barche. Però ci sono sempre riuscito. Quest’anno è stato più semplice, la comunicazione sul libro aiuta molto a comunicare le idee e i progetti. Resta il fatto che ci si assume un rischio, sempre. Quando a gennaio studio una rotta lunga 8 settimane so che poi dovrò percorrerla, che io abbia una persona a bordo o sette. Ho letto il tuo libro (Adesso basta - ed. Chiarelettere), ho girato fra le pagine del tuo blog (www.simoneperotti.com), ascoltate le tue interviste al Tg1, su La 7, visto che collabori con riviste online, fai recensioni di libri...ho l'impressione che tu non abbia perso del tutto l'impronta del manager d'assalto ma che tu sia semplicemente diventato il manager di te stesso. Mi spiego. Se non lo sei già, rischi di diventare uno scrittore e comunque un “personaggio famoso” il che riempirebbe la tua vita degli stessi obblighi di un tempo: pubblicizzare i libri a giro per l'Italia, concedere interviste, rispondere alle lettere? Non è forse impossibile liberarsi della morsa del sistema... No. Capisco quello che dici. Mi sono trovato in

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l’intervista momenti difficili da questo punto di vista. Ho avuto troppi impegni e troppe sollecitazioni dovute al successo del libro. Però vedi, io so bene cosa mi serve, cosa devo fare per stare nel mio. Io ho lasciato carriera, soldi, un poco di potere, riconoscimento sociale, per stare qui, nel mio mondo, a scrivere e navigare. Mi so difendere da queste cose. Le sto riducendo. Ne avevo messe tante al fuoco per paura di rimanere senza soldi per mangiare. Ma erano troppe, appunto. Le sto potando con convinzione. Io sono un uomo di mare, quando mette a forte bisogna tenere la barra bene in pugno, non farsi scoraggiare. La via della libertà è piena di sirene, come la rotta di Ulisse, e io me ne sto ben legato all’albero maestro, non cedo alle lusinghe. Io sono già famoso, la gente mi ferma per strada “Tu sei quello di ‘Adesso Basta’!”. Ma a me strappa un sorriso. Oggi tagliavo la legna per l’inverno. Questa è la mia vita, da solo nel bosco. E non la cambio. Non ora almeno. Me la devo godere per bene. In questa tua vita “differente” sono realmente sparite anche le ansie del dover fare e del dover divenire o sono semplicemente mutate? L’unica ansia, l’unico combattimento in corso, è quello dei soldi. Io non ho stipendio, ho un po’ di soldi da parte che non posso toccare perché non avrò la pensione. Se non lavo barche, se non faccio corsi di vela, non mangio. I soldi del libro (30mila euro, tanti ma non divento ricco) arriveranno a fine aprile del 2011 (regole del mondo editoriale), e io devo campare. Però su questo mi organizzo, faccio le cose che voglio, che sento, che so fare, e va tutto abbastanza bene. Il segreto è che consumo poco, vivo con 700 euro al mese tutto compreso. Certi mesi (estate) anche meno. Per il resto, come diceva Pessoa: “Non sono niente, non sarò mai niente, ma in me ho tutte le vite del mondo”. Come trascorri un tuo “lunedì tipo”? Io mi sveglio sempre presto per scrivere, lo faccio da vent’anni. Solo che prima alle 9 dovevo smettere e iniziare a lavorare in

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by Solindue

azienda. Adesso prendo un caffè, giro nel bosco, oppure sul ponte della barca, guardo, sento, respiro, poi scrivo, magari fino alle 12.00, cucino (adoro cucinare), curo l’orto, leggo molto, soprattutto ho ripreso a studiare (che è un’altra cosa da leggere), poi magari vado al porto, lavo una barca per guadagnare 90 euro. Con 90 auro compri cibo per 9 giorni, cibo ottimo, con pranzi da re. Le acciughe costano 3 euro al chilo qui a Spezia, gli sgombri anche, i totani 4 o 5. Il mio orto fa il resto. In ogni caso, questa giornata tipo può cambiare molto. A volte non faccio nulla, perdo tempo. Una sensazione meravigliosa. Oppure faccio le mie sculture in ardesia, legno antico, con relitti portati dal mare. Quanto è difficile condividere una scelta di vita così drastica e quando è difficile, se non impossibile, apportare un tale cambiamento se si ha famiglia? Se si vuole cambiare vita in due è una meraviglia. Mi scrivono molte coppie che stanno cambiando insieme. Sognano insieme, vivono insieme, tentano insieme, sbagliano insieme, si fanno forza e si disperano insieme. Inoltre fanno economie di scala molto significative. Per i single le cose sono economicamente più dure, e poi sono soli, devono assumere tutta la responsabilità su di sé. Però sono rapidi nei movimenti, dunque hanno più libertà. Le famiglie fanno più fatica, però in centinaia, forse migliaia mi hanno scritto per raccontrmi che loro l’hanno fatto, due, tre quattro anni fa, e tutto va benone. Si alternano sul lavoro e in famiglia, hanno ridotto i consumi, vivono in posti poco cari, in case che hanno rimesso a posto da soli. Mi sembra che sia possibile anche per loro. Sono tantissimi a dirmi queste cose. Che bravi… Il sottotitolo del tuo libro è “Filosofia e strategia di chi ce l'ha fatta”. Sei davvero convinto di essere “arrivato” e di avercela fatta? (Prima di rispondere pensa alla responsabilità, a quanti a seguito del tuo esempio o seguendo i tuoi consigli potrebbero mollare tutto e non “arrivare”).

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Me l’hanno detto in molti. In realtà io sorrido spessissimo, adoro sorridere (più di ridere a dire il vero), e amo chi sorride, chi mostra i denti alla vita. Non so perché nei video sono spesso serio. Forse perché sul cambiamento tanta gente ha nervi scoperti, paure e speranze e io che ho fatto il passo, non ho diritto di ridere. Io la penso così. Quando si comunica occorre rispetto per chi è dall’altra parte. Se io che il lunedì sto a casa a sentire musica e a studiare i pirati del 500 mi metto a ridere, chi guarda il mio video ed è stnaco morto, soffre, probabilmente s’incazza. Forse avrebbe anche ragione a farlo. Io invece devo dire delle cose, voglio comunicarle, e ci provo. Tutto sommato c’è poco da ridere. Almeno su Youtube…

COME DARGLI TORTO!

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Simone Perotti _http://simoneperotti.com/

Intervista a...

Infine una mia breve riflessione-curiosità: ho visto quasi tutti i tuoi video di “Adesso basta”: lo sai che non ridi mai?

Simone Perotti

Non mi piace quella frase. E’ una frase editoriale, che io non avrei messo. Io non ce l’ho fatta proprio per niente, però ci sto provando maledettamente. Io sono nato per scrivere romanzi, e questo ho intenzione di fare. Per farlo devo essere libero, avere tempo, studiare, viaggiare, capire, tentare e ritentare la pagina bianca. Questo è il senso della mia vita oggi. Dunque ci provo da tre anni con grandissimo impegno. Mi accorgo anche che fare questo cambiamento è tutt’altro che arrivare, ma iniziare. Ho iniziato un percorso nuovo, di cui ignoro le regole. Occorre lottare, ma c’è anche grande benessere, calma, silenzio, quiete, cuore leggero. L’ansia scompare se vogliamo farla scomparire. Io vado a letto col corpo che fa male, ma con la mente che sta bene. Prima accadeva spesso il contrario.

...IO D’ESTATE ORGANIZZO VIAGGI A VELA, MA LEGANDOLI SEMPRE A QUALCOSA DI CULTURALE. OGNI SERA LEGGEREMO L’ODISSEA, AD ESEMPIO, PER RISCOPRIRE UNO DEI TESTI CHIAVE DELLA STORIA DELL’UOMO...

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by Spaziocorrente

“Voglia di vacanze, voglia di me, voglia di te”.

M

I PIACE RIASSUMERE IN QUESTA FRASE i desideri che vorremmo realizzati in questo breve periodo dell'anno, capace di assorbire molte delle nostre energie e forse delle nostre aspettative. Vacanze, una parola che già pronunciarla solleva il morale ed agisce in modo positivo sul buon umore.

Voglia di vacanze, per spostare lo sguardo dall'abitudine dei nostri gesti, dal necessario dovere di giorni passati al lavoro e per approfittare di quella libertà che spazia dal fare quel che si può, quando si vuole, al non far niente ed essere contenti lo stesso. Dove trascorrere queste vacanze non è sempre così importante. Ognuno, potendo, sceglierà la sua meta, che sia al mare, in montagna, in città o altrove. Quel che conta è che queste giornate siano condite dalle parole come serenità, interruzione, novità, emozione, imprevisto, sorriso e ricca esperienza da raccontare al rientro.

Voglia di me, per sottolineare un atteggiamento positivo nei propri confronti. Essere un po' meno severi con se stessi, dedicando un po' più tempo allo spirito oltre che al piacere del fisico. Voglia di rivedere pensieri o forse semplicemente perderli, perchè si è più predisposti per farlo. Coraggio di rimettere in discussioni certi limiti, anche solo per provare qualcosa di nuovo.

perchè in due è meglio, perchè è bello condividere questo lasso di tempo che non gradisce muri d'isolamento ma terre libere in cui respirare aria di complicità e d'evasione. Voglia di te, come compagna o come amica; voglia di voi come compagnia di persone che si ritrovano e stanno bene insieme. Tre ingredienti naturalmente sani per una vacanza meritata, a prescindere che questa ricetta sia valida anche per il resto dell'anno. Si dice che le vacanze coincidano con più trasgressione (nel senso buono del termine e magari anche in quello cattivo). Voglio pensarlo come un fuori tempo per “viaggiare leggeri”, disposti a bloccare l'ira che colpisce lo stomaco ed allungare una mano a chi ci è vicino (non nel portafoglio altrui ovviamente).

... perché in due è meglio...

Intermezzo

Voglia di te,

Perciò godiamoci queste belle giornate di pausa, magari assaporando le calde serate passate a chiacchierare sulla spiaggia (o ad amare), mentre la luna luccica sul mare calmo. Oppure immergendoci nell'atmosfera di sentieri ombrosi di montagna, mentre salendo ad una cima ammiriamo incantati ciò che la natura di un bosco riserva. O ancora divertendoci nelle feste paesane, condividendo risate e momenti di vera spensieratezza.

Per far questo non dobbiamo cambiare vestito e neppure pensare di indossare una maschera diversa da quella invernale. Dovremmo aver già imparato a non portarne. Allora basta rinnovare con più entusiasmo quel che siamo realmente, mostrando semplicemente agli altri la nostra splendida unicità. Credeteci, il resto va da sé. Buone vacanze

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orme ed impressioni

by Spaziocorrente

Pensieri di mare Amo la spiaggia di sera, quando i raggi del sole sono leggere carezze, che rendono evidenti le orme lasciate sulla sabbia. L’aria di festa e di rumori è cambiata, rarefatta come la gente che se ne è andata via. Chi si attarda parla piano, legge un libro o cammina lentemente. L’onda ha attenuato il suo respiro, come se si adeguesse al cambio di atmosfera. Rimangono improvvisati castelli sulla sabbia ed altri non durevoli disegni. Ma su un particolare mi soffermo, prima che se lo riprenda il mare. Qualcuno ha creato con la sabbia un viso sorridente e poi ha scritto accanto : “Sorridi alla vita”. Lo guardo e inevitabilmente sorrido, come fossi il suo specchio, come se vedessi il movimento di quella mano e conoscessi l’emozione di chi l’ha tracciata. Lascio che sia, stanotte sarà cancellato dal mare. Distolgo lo sguardo, sull’orizzonte è apparsa la luna; vuole scacciare il sole, che ancora non è tramontato. O forse vuole ricordarmi che non è mai andata via, che è solo un illusione il non vederla di giorno e credere che la notte è il solo posto in cui la si può ritrovare. La sabbia si fa fresca come l’aria. Osservo le ombre che si allungano, come volessero riabbracciare il mare. Passeggio discreto in questo momento di pace, consapevole di esserne parte.

10 Settembre 2009

Spaziocorrente _http://spaziocorrente.wordpress.com/ #5

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photo del mese

by Gio

Questa foto l'ho scattata nel luglio del 2009, con una macchina a pellicola usa e getta, non mi va di fotografare in digitale quando non lavoro. Ne di usare reflex. Mi piace l'idea di tornare indietro nel tempo e utilizzare il mezzo pi첫 essenziale che esista per scattare, in modo che possa essere io a comporre l'inquadratura. Mi chiamo Gio Q. Perez e sono nato nel 1977 a Cordoba, Argentina. A sei anni sono arrivato in Italia con mia madre. Sono un libero professionista e mi occupo principalmente di fotografia sportiva e di reportage. Gio

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Gio Q. Perez _http://dubbasonic.wordpress.com/

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Maragliano bozzetti e piccole sculture

by Valentina Calzia


mostre...

by Valentina

Anton Maria Maragliano bozzetti e piccole sculture Luogo: Museo del Presepe – Pinacoteca Civica di Imperia Ente organizzatore: Associazione IMagine, con la collaborazione del Comune di Imperia Con il patrocinio di: Provincia di Imperia A cura di: Daniele Sanguineti Coordinamento organizzativo: Valentina Calzia Progetto dell’allestimento: Manuel Stefanolo Date: dal 29 maggio al 12 settembre 2010 Inaugurazione: 29 maggio, h. 16.00, presso le sale del Museo del Presepe – Pinacoteca Civica di Imperia, Porto Maurizio, Piazza Duomo 11

Orari:

Giugno e settembre – da mercoledì a domenica, dalle 16 alle 19 Luglio e agosto – da mercoledì a domenica, dalle 21 alle 24

Catalogo della mostra: realizzato dalla casa editrice Sagep di Genova, sarà in vendita al pubblico al prezzo di 10 €

Mostra realizzata con il contributo di: Fondazione Carige Sponsor: Porto di Oneglia, Fratelli Carli, UniEuro

#4 Valentina Calzia_http://tremaredamore.it/ #5

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collocato e musealizzato il famoso presepe Berio, il cui nucleo più antico è riconducibile all’operato della bottega del Maragliano, e che per

tanti

anni

è

stato

amorevolmente

’associazione IMagine inaugura il 29

L

custodito dalle suore carmelitane di Porto

maggio alle ore 16, nelle sale del Museo

Maurizio prima di essere preso in consegna

del Presepe – Pinacoteca Civica di

dal Comune di Imperia.

bozzetti e piccole sculture», dedicata al più

Realizzato per i tipi genovesi della Sagep, il

celebre scultore genovese del Settecento.

catalogo della mostra, sempre a cura di

Imperia, la mostra «Anton Maria Maragliano:

Daniele Sanguineti, rappresenta un utile Questa prestigiosa mostra, che riunisce opere

compendio per intenditori e appassionati.

di collezioni pubbliche e private provenienti da

Esso, infatti, rende conto, attraverso un

Firenze, Genova, Savona e la stessa Imperia,

saggio

è curata dal dottor Daniele Sanguineti –

fotografica, dell’attività maraglianesca, in

funzionario

la

stretta sintonia con il taglio impostato nel

Soprintendenza per i Beni architettonici di

progetto scientifico della mostra, a cui

Genova e autore della monografia “Anton

seguono le schede tecniche delle opere

Maria

esposte e gli apparati bibliografici.

storico

Maragliano”

dell’arte

(Sagep,

presso

1998).

Essa

articolato

e

un’ampia

selezione

permette di osservare da vicino e ammirare alcune fra le più belle sculture “in picciolo” realizzate da Maragliano: figure religiose destinate a una committenza privata e a esigenze di culto domestiche. Ma non solo. In occasione di questa mostra vengono esposti per la prima volta alcuni inediti bozzetti preparatori in terracotta, per mezzo dei quali lo scultore genovese ideava

le

proprie

composizioni

e

le

sottoponeva agli stessi committenti prima di realizzarle in legno. Questa mostra trova la sua collocazione ideale nelle sale del Museo del Presepe – Pinacoteca Civica di Imperia dove, a dicembre 2008, dopo un lungo restauro effettuato presso l’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro di Roma, è stato

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IMagine_http://imperiaimmagine.it/

L’allestimento della mostra, arricchita da un documento video realizzato da Macaia Film, e da pannelli esplicativi e fotografie che la rendono facilmente fruibile al pubblico, è stato

ideato

e

realizzato

interamente

20


dall’Associazione

IMagine,

associazione

culturale che, da oltre un anno, collabora proficuamente con il Comune di Imperia nel proporre alla cittadinanza eventi artistici di indubbia qualità. In particolare: il coordinamento organizzativo della mostra è stato affidato a Valentina Calzia, mentre il progetto d’allestimento è stato ideato da Manuel Stefanolo. Dice

il

IMagine,

presidente Antonio

dell’Associazione Parolini:

«Oggi,

a

distanza di poco più di due anni dalla nascita di

IMagine,

questa

importante

mostra

dedicata a Maragliano è un punto d’arrivo che ci riempie di orgoglio. Si tratta, infatti, di un evento che oltrepassa i confini territoriali della nostra provincia e che ha un respiro decisamente più ampio. Quello che, come associazione, ci auguriamo è che questo punto

d’arrivo

stimolante

punto

rappresenti di

anche

partenza

per

uno altre

iniziative che confidiamo di poter realizzare in futuro». Questa mostra non sarebbe stata possibile senza il fondamentale contributo della Fondazione Carige che ha creduto in questo progetto fin dalla sua ideazione, il patrocinio della Provincia di Imperia, e senza gli aiuti, preziosissimi, della Porto di Oneglia SpA, della ditta Fratelli Carli e dello sponsor tecnico UniEuro.

#5 Valentina Calzia_http://tremaredamore.it/

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mostre...

by Valentina

ANTON MARIA MARAGLIANO: BOZZETTI E PICCOLE SCULTURE

Imperia, Museo del Presepe – Pinacoteca Civica 29 maggio - 12 settembre 2010 --- OPERE IN MOSTRA ---

Anton Maria Maragliano San Michele (bozzetto) Genova, collezione privata terracotta h 24 cm; larghezza 14 cm; profondità 14 cm Scultura modellata in terracotta acefala rappresentante l'arcangelo Michele che calpesta il diavolo. Anton Maria Maragliano San Francesco da Paola (bozzetto) Genova, collezione privata terracotta h 35,5 cm; larghezza 26,5 cm; profondità 13,5 cm Scultura modellata in terracotta rappresentante San Francesco da Paola genuflesso con saio e cappuccio che regge, su un basamento di nubi al suo fianco, la cartella con l'insegna IHS. Anton Maria Maragliano Stigmate di San Francesco (bozzetto) Genova, collezione privata terracotta e legno h 50 cm; larghezza 44 cm; profondità 31 cm Gruppo scultoreo modellato in terracotta costituito dalle seguenti figure appoggiate su un basamento ligneo: San Francesco genuflesso e retto da un angelo posto alle sue spalle; Frate Leone genuflesso che lo osserva; una colonna di nubi, alla cui base siede un arcangelo, su cui è agganciato Gesu Cristo in volo con le braccia allargate e un arcangelo laterale con le mani giunte. Anton Maria Maragliano Crocifisso tra i santi Pietro e Paolo Genova, chiesa di Santa Maria delle Vigne legno scolpito e dipinto h 92 cm; larghezza 40,7 cm; profondità 22 cm Gruppo scultoreo scolpito in legno costituito da un basamento rettengolare al cui centro si erge la croce con il Cristo morto e ai cui lati sono disposte le immagini di San Pietro e San Paolo in atto di indicare. Anton Maria Maragliano Crocifisso Genova, collezione privata legno scolpito h 100 cm; larghezza 40 cm; profondità 19 cm Scultura in legno raffigurante un Cristo morto montato su una croce dotata di basamento

#5

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Anton Maria Maragliano Sant'Antonio da Padova Firenze, collezione privata legno scolpito, dipinto e dorato h 52 cm; larghezza 55; profondità 29 cm Gruppo scultoreo scolpito in legno raffigurante Sant'Antonio da Padova genuflesso su un inginocchiatoio sormontato da Gesù Bambino che gli appare su una piccola nube contornata da due testine angeliche. Sul basamento dell'inginocchiatoio vi sono un angioletto seduto che regge un teschio e un angioletto in piedi che indica Gesù. Ambito di Anton Maria Maragliano (Agostino Storace?) Sant'Antonio da Padova Genova, collezione privata legno scolpito e dipinto h 46 cm; larghezza 28; profondità 20 cm Gruppo scultoreo scolpito in legno raffigurante Sant'Antonio da Padova genuflesso su un inginocchiatoio sormontato da Gesù Bambino che gli appare su una piccola nube. Sulla pedana è appoggiato un libro aperto. Anton Maria Maragliano Sant'Agata h 72 cm; larghezza 37 cm; profondità 25 cm Genova, Museo Diocesano legno scolpito, dipinto e dorato Scultura in legno raffigurante mezzo busto di figura femminile con al centro del petto una finestrella contenente reliquie. Anton Mria Maragliano Sant'Apollonia h 75 cm; larghezza 37 cm; profondità 25 cm Genova, Museo Diocesano legno scolpito, dipinto e dorato Scultura in legno raffigurante mezzo busto di figura femminile con al centro del petto una finestrella contenente reliquie. Ambito di Anton Maria Maragliano Madonna Assunta Genova, collezione privata legno scolpito, dipinto e dorato h 80 cm; larghezza 37 cm; profondità 30 cm Gruppo scultoreo raffigurante una Madonna assunta con braccia spalancate su un basamento a forma di globo circondato dal serpente, da un angioletto e da tre testine angeliche.

Giovanni Maragliano Madonna Immacolata Genova, basilica di Nostra Signora Assunta di Carignano h 81 cm; larghezza 44 cm; profondità 23 cm legno scolpito, dipinto e dorato Scultura in legno raffigurante la Madonna Immacolata in piedi e con mani giunte in atto di schiacciare un serpente posto sul basamento condotto a nubi.

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mostre...

by Valentina

Anton Maria Maragliano San Rocco Genova, Museo Diocesano h 90; larghezza 40 cm; profondità 43 cm legno scolpito, dipinto e dorato Scultura in legno raffigurante San Rocco in piedi con vesti aperte su una gamba piagata. Regge un bastone ed e' affiancato da un cane Anton Maria Maragliano San Sebastiano Genova, Museo Diocesano h 92; larghezza 40 cm; profondità 27 cm legno scolpito, dipinto e dorato Scultura in legno raffigurante San Sebastiano nudo, addossato ad un albero Anton Maria Maragliano e bottega Madonna della Misericordia Genova, collezione privata h 133 cm; larghezza 103 cm; profondità 37 cm (l’opera è ovale) legno scolpito e dipinto Gruppo scultoreo in legno addossato a un ovale con cornice da appendere. Raffigura la Madonna della Misericordia con braccia aperte verso il basso che si rivolge a un contadino genuflesso davanti a lei. Anton Maria Maragliano Madonna del Rosario Celle Ligure, chiesa di San Michele Arcangelo h 140 cm; larghezza 80 cm; profondità 70 cm legno scolpito, dipinto e dorato Gruppo scultoreo in legno raffigurante la Madonna in piedi su un basamento di nubi con Gesù Bambino in braccio. Sul basamento vi sono due testine angeliche. Ambito di Anton Maria Maragliano Madonna del Carmine Imperia Porto Maurizio, cattedrale di San Maurizio h. 168 cm legno scolpito e dipinto Manichino ligneo raffigurante la Madonna che tiene in braccio Gesù Bambino. Sono scolpite la testa della Madonna, le man l'intera figura di Gesù, mentre il resto è condotto a manichino.

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IMagine_http://imperiaimmagine.it/

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il blog del mese...

by Arthur

ildiblog Koalanation

... una dedica speciale alla nostra Koala che è stata e rimarrà sempre la nostra meravigliosa mascotte...

Perché mi hanno regalato un SOGNO...

I

l 16 GIUGNO HO COMPIUTO 30 ANNI; almeno 10 passati a rimpiangere una laurea mai presa, a rincorrere sogni sempre un po’ sopra le mie capacità, ad invidiare i "figli di papà" che potevano permettersi di studiare e di prendersela anche comoda, a chiedermi dove sarei arrivata se solo avessi avuto QUEL pezzo di carta, in tasca e, soprattutto, in testa! 30 anni e finalmente un treno carico di sogni si è fermato alla mia stazione e i treni, quelli speciali si sa, non ripassano più; due perfetti sconosciuti si sono sporti dal vagone e mi hanno invitata a salire, chissà cosa avranno visto in me, chissà ... Io? Io non potevo fermarmi a pensare, sali adesso o resta a terra per sempre e così ho preso fiato, ho fatto un grande balzo e ... in carrozza! Parto alla conquista di un sogno cari amici di THE BEST, un sogno fatto di lavoro, viaggi e tanto tanto tantissimo studio "notturno"; ho sempre avuto fiducia in me stessa, ho sempre sfidato i miei limiti, a volte, anche, vincendoli! Oggi lancio una nuova sfida a questa meravigliosa vita sempre in salita ... mettimi alla prova, mi riprenderò i miei sogni! Mi affaccio dal finestrino, allungo il braccio e vi saluto ... arrivederci amici! Restate sintonizzati ... i THE BEST sono solo qui! Ps: un abbraccio fortissimo e un grazie di vero cuore a Sol e Arthur, siete stati i migliori "boss" che si possano desiderare! IN BOCCA AL LUPO THE BEST

Koalanation ( http://koalanation.wordpress.com/ )

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Arthur _http://ilmondodiarthur.wordpress.com/

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libri...

by Kokeicha

Profumi di Brasile: Gabriella garofano e cannella di Jorge Amado Di solito, i libri, li divoro nell’ardore del momento. Letture più o meno compulsive, intense, entusiaste. C’è un libro, nella mia carriera di lettrice, uno solo, che mi ha accompagnato per ben quattro anni: prima nei caldi mesi estivi, poi durante gli inverni, per arrivare al capolinea nel febbraio 2010. Si tratta del romanzo «Gabriella garofano e

cannella» di Jorge Amado. Un capitolo dopo l’altro, Jorge Amado racconta un Brasile fatto di fazendeiros e banditi, armatori e prostitute. Rievoca musiche, profumi, sapori, colori. Tanti i protagonisti, e diverse le storie che si intrecciano tra le pagine di questo romanzo. Storie di passioni, gelosie, vendette e affari sono raccontate dallo scrittore brasiliano con semplicità e intensità. Sensualità e passione sono gli ingredienti che Amado mette nel disegnare il personaggio di Gabriella. Mulatta, sinuosa, desiderata da tutti, lavora come cuoca nel bar dell’arabo Nacib che di lei si innamora sino a volerne fare una sposa rispettabile. Ma lo spirito libero e selvaggio di Gabriella, tenuto al guinzaglio per amore di Nacib nel matrimonio, la porterà a sentirsi sempre più in gabbia e sempre meno libera come quei piedi, abituati a camminare scalzi, stretti e avviliti in scarpette eleganti. Amado ci fa intravedere il Brasile, regalandoci un’intimità impensata e insperata con luoghi, persone, profumi e tradizioni lontani dalla nostra realtà, e mostrandoci come gli schemi e le regole portino spesso alla rovina delle cose più belle.* Ci sono certi fiori che marciscono dentro un portafiori. Jorge Amado, “Gabriella garofano e cannella” Edizioni disponibili: • Jorge Amado, Gabriella garofano e cannella, Einaudi, 12€. • Jorge Amado, Gabriella garofano e cannella, Mondadori, 9,40 €.

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Kokeicha _http://kokeicha.wordpress.com/

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una vacanza a

Rodi...


viaggi...

by Antonella

... una bella struttura dotata di ogni confort, immersa nel verde, silenziosa, pulita...

P

artenza ore 12 da Roma Fiumicino. Volo diretto per Atene, dove facciamo scalo, per poi ripartire alla volta di Rodi e, infine, raggiungere Lindos.

Abbandoniamo volentieri il cielo cupo di questi ultimi giorni di Maggio per ritrovarci sotto i caldi raggi di sole che splende su questa meravigliosa isola; un vero paradiso naturale. La giusta ricetta per una vacanza rilassante e al tempo stesso stimolante, sembra avere il segreto del successo in questi pochi ingredienti che seguono, da gustare almeno in due ( meglio ancora se innamorati, ma con le amiche riesce lo stesso ): una bella struttura dotata di ogni confort , immersa

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Antonella _e-mail: thebestmagazine@ymail.com/

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...risaliamo di nuovo verso Lindos, dirette al cuore del paesino arroccato sul monte, con le sue viuzze strette, traboccanti di prodotti artigianali... nel verde, silenziosa, pulita, ordinata e accogliente; terrazzo con piscina da dove perdere lo sguardo nell’azzurro del mare, per poi girarsi verso la montagna che sovrasta l’orizzonte; spiaggia a pochi passi raggiungibile attraverso un roseto, cucina mediterranea, un’auto a noleggio, un po’ di spensieratezza e il gioco è fatto. Benvenuti in vacanza a Rodi, l’isola di Apollo, il Dio del Sole! Il nostro piccolo tour ha inizio il giorno seguente: da Lindos si percorre la strada verso sud per circa 45 minuti, dirette a Prasonisi, dove il Mediterraneo e l’Egeo si incontrano alle spalle dei surfisti incuranti dello spettacolo ( generalmente le acque dell’uno si mostrano assonnate, ma le spume dell’altro ruggiscono per risvegliarle !). Dopo una mattinata di fatica intensa passata a spalmare la crema protettiva, spostare il lettino per far convergere al massimo i raggi di sole sulla pelle, aguzzare lo sguardo (intorpidito dal lungo inverno italiano) in direzione dei soliti surfisti sempre più incuranti – ahimè ! - risaliamo di nuovo verso Lindos, dirette al cuore del paesino arroccato sul monte, con le sue viuzze strette, traboccanti

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...verso la spiaggia, la durezza delle rocce antichissime scolpite dagli elementi, contrasta con l’armonia e la dolcezza della struttura circolare: all’interno pavimenti in mosaico chiaro-scuro, pareti bianche...


viaggi...

by Antonella

...le mete da raggiungere sono molte e tutte affascinanti: il mare, le montagne, i centri cittadini, le acropoli... di prodotti artigianali. Ci dirigiamo soprattutto verso l’acropoli, addentrandoci in punta di piedi nel tempio di Atena, per rendere omaggio alla grandiosa Dea della Sapienza e della Guerra. Il suo spirito austero si percepisce ancora nel sito archeologico, avvolto dall’oro del sole e dal vento incessante.

terra che mostra conchiglie fossili dietro le corpose foglie verdi dell’aloe. Mi colpiscono il suono leggero delle gocce d’acqua che scintillano e il suono del vento che scuote vecchi rami sopra di noi, fusi armonicamente tra di loro.

Seduta per un istante, di fianco a me una stanca turista francese, apro la guida e leggo: “ Si narra che Positone disputasse con Atena per chi avrebbe preso sotto la propria protezione la città di Atene. I due concordarono che avrebbe vinto la città colui o colei che avrebbe offerto il dono migliore. Poseidone, con il suo tridente, aprì una fenditura nel suolo da cui sgorgò acqua.

Non sono abituata ad essere immersa così profondamente nella natura. L’istinto mi dice di aprire i polmoni e respirare, di aprire la mente e far entrare quella luce, quei suoni, quelle sensazioni. Lasciamo al tramonto questo posto meraviglioso per fare ritorno all’hotel, stanche ma contente.

Atena, a sua volta, colpì la terra col piede e germogliò il primo ulivo del mondo. Gli altri Dei , quali giudici della gara, diedero la vittoria ad Atena, che diede il suo nome alla città “. Il viaggio prosegue verso nord, direzione Archagelos, famoso centro di produzione delle ceramiche, ma non ci fermiamo. Ci attirano di più le terme di Kalithea. Troviamo, infatti, un’atmosfera suggestiva : verso la spiaggia, la durezza delle rocce antichissime scolpite dagli elementi, contrasta con l’armonia e la dolcezza della struttura circolare: all’interno pavimenti in mosaico chiaro-scuro, pareti bianche, una mostra fotografica e un matrimonio fanno da cornice. Quello che mi colpisce di più, in realtà, è il giardino di piante di aloe di ogni grandezza, che si stende ai piedi di una piccola cascata e di alte conifere. Mi meraviglia vedere quanto e’ vecchia questa

SONO SORPRESA.

L’isola di Rodi e’ un piccolo gioiello da esplorare con pazienza, entrando nei ritmi del posto. Le mete da raggiungere sono molte e tutte affascinanti: il mare, le montagne, i centri cittadini, le acropoli. Il nostro tempo, purtroppo, è stato limitato. Pochi giorni e di nuovo sull’aereo per Roma. Che strano effetto! Di solito un bel viaggio lascia il segno della nostalgia, invece, ogni volta chela mia memoria vi ritorna, mi ritrovo avvolta da una curiosa sensazione di eternità. La stessa, credo, che forse avvolge i turisti che per la prima volta visitano Roma, ed è la stessa che riemerge mentre scrivo questi ricordi, condividendoli con voi. Auguro a tutti buone vacanze !

Le foto pubblicate in questo articolo, sono di proprietà ( © ) di Antonella.

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Antonella _e-mail: thebestmagazine@ymail.com/

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by Luciano

intimo TOP

uomo C

ANOTTA, CANOTTIERA, maglietta intima, intimo top uomo, T-shirt a pelle, inner layer, camiciola, maglietta della salute... Comunque la chiamiamo, sempre di quell’articolo si tratta. La domanda è: d’estate sì o d’estate no? Be’, dove non passa il freddo non passa neanche il caldo, secondo l’ammonimento popolare; lo dimostrano quelle popolazioni di zone torride del pianeta che indossano, per l’appunto, lana sulla pelle, sotto altri strati di vestiario. So di alcuni che anche qua da noi, a tutt’oggi, utilizzano canottiere di lana, anche in piena estate; pure io ho portato, da giovane, dei capi intimi in lana, pure in piena stagione calda, passando poi a lana-fuori-cotone-sulla-pelle, per terminare con prodotti moderni, realizzati con fibre sintetiche; capi innovativi, sul mercato già da qualche tempo, pensati per gli sportivi, ai quali promettono l’allontanamento del sudore dalla pelle e la protezione contro

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l’umidità ambientale. In effetti, indossando una di queste magliette non è che si smetta di sudare... magari! Tuttavia, c’è comunque una bella differenza: una camicia o una polo senza nulla sotto si attacca alla schiena umida, per di più raffreddandosi rapidamente, quando le condizioni ambientali variano, mentre uno strato intimo, specialmente uno di questi articoli tecnici, si frappone efficacemente tra epidermide e abbigliamento, mitigando di molto il disagio. Io le indosso tutto l’anno (naturalmente, se utilizzo una T-shirt quale capo esterno, sotto non metto nulla!) e mi trovo molto bene, perché la camicia o la polo rimangono abbastanza in ordine e la mia schiena resta piuttosto a suo agio. Assorbono davvero buona parte dell’umidità, endogena o esogena che sia, e hanno la mezza manica, sebbene di misura contenuta, la quale contribuisce non poco a proteggere le mie non più giovani spalle dai guasti che l’umido può procurare. Però, siamo alle solite: quanto è più fico, per noi maschi, andare con una V di torace in bella vista, anziché mostrare una maglina della salute sotto la scollatura? Quanto le ragazze aborrono questo capo maschile e quanto lo tollerano? È chiaramente uno di quei casi in cui scendono in campo schieramenti contrapposti, come spesso avviene per l’abbigliamento. Allora, se siamo alle solite, voglio sostenere la mia tesi: abbigliarsi confortevolmente non ha

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Quanto le ragazze aborrono questo capo maschile e quanto lo TOLLERANO?

prezzo. Naturalmente, pure un bello stile è impagabile. Di sovente le due esigenze male si accordano, quando non contrastano addirittura. Che fare? Non c’è altro che utilizzare la propria buona m i s u ra , c o n t e m p e ra n d o benessere e stile per quanto sia possibile, lasciando senz’altro prevalere l’aspetto che per ciascuno di noi riveste la maggiore importanza. Insomma, ho scoperto l’acqua calda. Che ciascuno faccia come crede, per quanto bombardato da stimoli e impulsi di ogni sorta, generati e diffusi dalle cattedrali dell’apparire. Consapevole di ess ere tutt’altro che immune alle s i r e n e dell’edonismo, mi contento di non dispiacere troppo ai più, per il modo in cui mi presento, concedendomi di rimanere il più possibile a mio agio fisicamente. La mia compagna ha già minacciato di far scomparire dal mio cassetto le magliette tecniche bianche, assieme all’eredità di quelle in lana/cotone. Ebbene, non le do affatto torto, se non le piacciono; ma è pur vero che

quelle tecniche bianche non le indosso mai a vista, riservandole ai casi, oggi per me rari, un tempo frequenti, in cui io indossi una cravatta, mentre quelle di lana/cotone proprio non le metto da una vita. Farò l’impossibile, invece, per continuare a portare le mie belle magliette tecniche di colore scuro, blu o nero, secondo l’occorrenza. Lei, la signora, non ha mai sudato in vita sua. Semmai, come diceva Sherlock Holmes, può darsi che qualche volta abbia traspirato. Una vera signora, non c’è dubbio. Gran classe. Io, al contrario, faccio largo uso della termoregolazione epidermica e quindi non intendo esimermi dal vestirmi di conseguenza. Mantengo il controllo su molte delle mie manifestazioni animalesche: in presenza di terzi evito di effondere gas corporali, di nettarmi le narici con le dita e così via, per quanto forti queste pulsioni siano. Quanto al sudore, invece, non so proprio come fare. Mah. Vedremo come va a finire.

Luciano_www.lucianomarcelli.wordpress.com/ #5

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music in my ears

by Riccardo

Viaggiare Viaggiare... ballata dei Rolling Stones (per es. le struggenti Wild horses o Angie ) o qualcosa di Springsteen, mi spedivano a quel paese senza ricevuta di ritorno.

L

’estate è forse la stagione che tutti noi amiamo: ferie per gli adulti, vacanze per i ragazzi, mare, laghi, montagna, luoghi d’arte… Certo, c’è il problemino del caldo; ma non per me, che lo soffro meno di quanto potrebbe soffrirlo la stufa del Diavolo, là sotto, in quella ridente cittadina chiamata Inferno City. Bene, per me l’estate è soprattutto la stagione dei viaggi; ma non di quelli alimentati da sostanze poco salutari. Vabbè, faccio volentieri qualche mezza dozzina completa di eccezioni per il Cannonau, ma stop. Comunque, per me l’estate ed i viaggi non possono andare disgiunti dalla musica che appunto, accompagna l’una e gli altri. Per esempio: quand’ero ragazzino io non c’era gita che non cominciasse con… In morte di SF di Guccini. Bellissima canzone, per carità, ma tristanzuola… Ricordate? (this note is for you, my generation). Un’altra era La canzone del sole di Battisti, che affrontava il tema di un innocente amore adolescenziale… con la protagonista che da ragazza tutta acqua e sapone si trasforma poi in una bollente sexy girl. Erano tollerate Blowing in the wind di Dylan e Harvest di Neil Young, ma non appena chiedevo un bis dylaniano, del blues, qualche

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Vabbe’. A me piace molto veder scorrere il paesaggio come se fosse un ideale nastro… così, cullato dalla musica lascio che riemergano vari elementi: i rottami dei miei progetti falliti, i (casualissimi) bagliori dei miei sporadici successi, le rare volte che sono riuscito nell’impresa di ricordare la fine di una barzelletta… Eccetera nonché eccetera. Avete presente (Pindaro, my friend!) la strada per Villasimius… quella è una località molto frequentata, dai sardi et non solum. Ma a me, di V’mius colpisce oltre al mare la strada: da un lato c’è il vuoto, uno strapiombo allucinante. Mentre le chitarre elettriche stridono come il digrignante sorriso zannesco di certe maledettissime streghe, io immagino di spiccare il volo verso l’orizzonte. Eppure, quando faccio quella strada sono sempre sobrio! In estate, in certe zone della Sardegna trovi valli e montagne che col loro innaturale, quasi inquietante silenzio e col loro mix di pietra e vento possono far pensare a qualche punto del Perù o della Bolivia. In ogni caso, secondo me l’estate è un tempo sospeso, ma non per questo immobile. Mi spiego meglio (a volte ci riesco). Se vai a Venezia, a Parigi o a Barcellona il movimento è ovunque… anche se in giro non dovessi vedere anima viva. Ogni campiello,

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boulevard o rambla pulsa di vita e di storia. Anche dalle mie parti, ma si tratta di una storia e di una vita nascoste. Ma mi basta ascoltare C’mon everybody o Summertime blues di Eddie Cochran (la 2/a egregiamente riproposta dagli Who) per uscire dallo spazio e dal tempo. Il blues dell’estate, infatti, ha questo di bello: che non è mai triste. O almeno, non del tutto. Dopo un’epica nuotata raggiungerò la Modava, quel simpatico fiumetto che a Praga ho contemplato 10 estati fa. Fiumetto o fiumino che accompagnato dalla musica di Wolf Mozart, il lupo mannaro di Salisburgo, contemplò anche il mio alter-ego. Il tutto, nel mio ultimo romanzo Il gioioso tormento. E scusate lo spot, ma in estate si sogna meglio con un libro discretamente folle davanti agli occhi e della buona musica che vi sfiora le orecchiuzze. Buone vacanze a tutte & a tutti e… attenzione alle scottature!

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Riccardo _http://riccardo-uccheddu.blogspot.com/

In estate, in certe zone della Sardegna trovi valli e montagne che col loro innaturale, quasi inquietante silenzio e col loro mix di pietra e vento possono far pensare a qualche punto del Perù o della Bolivia...

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Š Franco

tra realtĂ e fantasia

natura...

la

la

natura...

tra realtĂ e fantasia


Š Lely

collana

blu sea


blog creativo...

by Pensieriperline

T

EMPO DI VACANZE ESTIVE E TEMPO ANCHE DI DARE COLORE ALLE NOSTRE CREAZIONI e quale colore migliore di quello del mare? Ebbene sì, lo ammetto, ho un debole per tutte le sfumature che vanno dal blu all'azzurro quindi in questa creazione sarò un po' di parte. Ho deciso per questo numero di proporre una collana, come sempre non molto elaborata e difficile da realizzare, leggera e al tempo stesso “delicata”. Ho pensato che in questo numero oltre a creare una collana dovevate anche sperimentare un nuovo materiale: il cavetto d'acciaio. Questo filo ha un’anima di acciaio rivestita da nylon antiallergico è adatto per gli usi più disparati e consente di infilare perle e perline agevolmente senz'ago; pur non essendo rigido supporta l'infilatura di perle grandi e pesanti. Per agganciare i cavetti alla chiusura è necessario disporre di perle da premere (schiaccini, detti anche fermini clips metalliche). Questo cavetto è disponibile sul mercato in vari colori e vi consiglio di comprare la misura da 0,45 mm è venduto in rocchetti ma potete acquistarlo anche al dettaglio nei negozi specializzati. Quindi questo filo si presta pressoché per realizzare tutto: orecchini, bracciali, collane, ecc insomma qualsiasi cosa che vi passi per la mente, oltre ad essere un filo molto resistente! Devo però farvi una raccomandazione prima di iniziare con la guida vera e propria, vi prego, una volta finita la vostra collana, di riporla nel vostro cofanetto porta bijoux o nel vostro cassetto senza dare una piega impropria al filo ma lasciarlo libero di piegarsi con la sua forma naturale; infatti, con le piegature “contro natura” ripetute incorrerete presto nella rottura della vostra collana. È vero che questo filo è resistente ma non indistruttibile, quindi maneggiatelo con cura.

Occorrente: - 1 mt di cavetto d'acciaio da 0,45 mm - schiaccini - forbici - righello - pinze a coni piatti ( se avete le pinze a coni tondi vanno benissimo anche quelle alla fine vi serviranno solo per schiacciare gli schiaccini) - perline: - una perla grossa da 2 o 3 cm di diametro (che sarà il centrale della nostra collana – in questo caso ho utilizzato una perla blu con foglia d'argento- ) -6 mezzi cristalli azzurri da 8 mm - 4 perle azzurro scuro da 10 mm -10 mezzi cristalli crystal da 6mm - 4 perle rettangolari blu da 18 mm - 1 moschettone

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Procedimento: Step1: Iniziamo a creare la nostra collana partendo dalla realizzazione del nostro centrale. Tagliamo in due il cavetto d'acciaio ottenendo due fili da 50 cm l'uno, li uniamo e nei due capi infiliamo la seguente sequenza: - 2 schiaccini, 1 mezzo cristallo crystal da 6 mm, la nostra perla blu che farà da centrale, 1 mezzo cristallo crystal da 6 mm e due schiaccini. Se siamo soddisfatti dell'accostamento delle perline andiamo a fermarle schiacciando con le pinze gli schiaccini avendo l'accortezza di posizionare il nostro “gruppo centrale” della collana a circa 15/20 cm dalla fine del cavetto.

Step2: Ora prendiamo uno dei due capi del cavetto ( la parte più lunga che misurerà circa 20/30 cm) e andiamo a creare dei gruppetti di perline in modo da riempire il filo lasciando però liberi gli ultimi 10 cm ( che ci serviranno per la chiusura della nostra collana e perché saranno la parte di collana che starà dietro al collo.) In questo caso con l'aiuto della calcolatrice e del righello ho diviso e sezionato il filo in questo modo:

creando i seguenti gruppi: - 2 schiaccini, 1 mezzo cristallo crystal da 6 mm, 1 perla rettangolare da 18 mm blu, 1 mezzo cristallo crystal 6 mm e due schiaccini.

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blog creativo...

by Pensieriperline

lascio 3 cm - 2 schiaccini, 1 mezzo cristallo azzurro da 8 mm, 1 sfera azzurra 10 mm, 1 mezzo cristallo azzurro 8 mm e due schiaccini lascio 3 cm - 2 schiaccini, 1 mezzo cristallo crystal da 6 mm, 1 perla rettangolare da 18 mm blu, 1 mezzo cristallo crystal 6 mm e due schiaccini se sono contenta del risultato vado a fermare gli schiaccini schiacciandoli con le pinze.

Step3: Ripetere l'operazione anche per l'altro capo del cavetto ottenendo questo risultato:

Step4: Creiamo ora dei terminali per la nostra collana. Per ogni capo del cavetto (la parte pi첫 corta) vado ad inserire il seguente gruppo di perline: -2 schiaccini, 1 mezzo cristallo crystal da 6 mm, 1 mezzo cristallo azzurro da 8 mm, 1 sfera azzurra da 10 mm e 2 schiaccini. Con l'aiuto del righello ho deciso di lasciare dal centrale uno spazio di 8 cm. Una volta che sono sicura e convinta del risultato vado come sempre a schiacciare gli schiaccini con le pinze.

Step5: Realizziamo la chiusura della nostra collana. Inseriamo in uno dei due capi del cavetto ( la parte pi첫 lunga ovviamente quella con tutti i nostri gruppi di perline dove avremo lasciato gli ultimi 10 cm liberi) due schiaccini e il moschettone, dopo di che, rientriamo con il cavetto nei due schiaccini inseriti e con le pinze li fermiamo schiacciandoli ottenendo questo risultato:

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Step6: Ora prendiamo l'altro capo della collana e inseriamo due schiaccini e con il filo vi rientriamo formando una piccola asola e con le pinze andiamo a schiacciare per fermare il cavetto. La nostra chiusura è realizzata

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blog creativo...

by Pensieriperline

Step7: Rifiniamo la nostra collana tagliando il cavetto in eccesso sul nostro terminale

Questo è il risultato finale:

Come sempre questa è una delle possibili realizzazioni, ora che avete chiari tutti i passaggi sbizzarritevi a crearne di nuove accostando colori e vari tipi di perline! Consiglio: se avete avanzato abbastanza cavetto non buttatelo potreste realizzare dei semplici orecchini con pochi centimetri di esso... ma questo magari ve lo spiego nel prossimo numero del THE BEST.

Buone vacanze!!! E come sempre Buon Lavoro.

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in sala con...

by BabEle

Mine vaganti di Ferzan Özpetek ? Cinquaaaantamilaaaaa lacrimeeeeeeee (Ok, sparatemi ora, la canto da più di 13 ore).

convincente ? Inaspettata interpretazione di Riccardo Scamarcio. Molto, molto, molto scoppiettante e pieno di azzeccati scambi di battute! ?

I

l pattern di Özpetek è ormai più che collaudato: abbiamo bisogno senza dubbio di una donna eterosessuale turbata da carenze affettive che riversa su uomini omosessuali (e quindi impossibili da avere), di uno (o più) uomini omosessuali che sono (chi più chi meno) al centro della scena, di una figura saggia (tipicamente femminile) che dispensa consigli profondi e perfetti ai suddetti, di grandi tavolate di persone che si stanno (chi più chi meno) simpatiche e il “gioco” è fatto. Detto così anche un bambino s a r e b b e i n g ra d o d i s c r i v e r e u n a sceneggiatura che stia in piedi… Eppure questo film mi ha colpito in maniera significativa, prima facendomi sganasciare dalle risate e poi commuovendomi perchè probabilmente quegli ingredienti sono stati mescolati in un modo decisamente efficace. In uno sfondo di amori tanto forti quanto ostacolati, le scene si susseguono con un ritmo del tutto naturale distraendo lo spettatore che viene assorbito dalla trama. Questo, come tra l’altro tutti i film di Özpetek, non è un film sui gay, per i gay, scritto da un gay: questo film parla d’amore, da un punto di vista diverso, odiato e temuto, ma pur sempre e semplicemente di amore.

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BabEle _http://lescaledibabele.wordpress.com/

Alcune note su alcuni membri del variopinto cast: Alessandro Preziosi non mi ha del tutto colpito mentre, come già detto, sono rimasta piacevolmente sorpresa dall’interpretazione convincentissima di Scamarcio. Intanto si collaudavano le mie opinioni sul maestoso Ennio Fantastichini, sulla spesso sottovalutata Lunetta Savino e sulla mediterraneissima Nicole Grimaudo. Sparita da un po’ di tempo dagli schermi e dai palchi (a parte qualche piccolo cameo in serie televisive, un film e uno spettacolo teatrale), dopo dieci anni Ilaria Occhini torna a strabiliare il pubblico con il suo talento ormai consolidato, in una parte che anche fisicamente appare perfetta per lei. Da vedere … nei cinema all’aperto! Cinquantamilaaaaa lacrimeeeeee basteraaannooo perchèèèèèè…

non

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Che ne dici di adottare un cane a distanza?

N

oi siamo alcuni della BANDA DEL RIFUGIO. Siamo quelli che vengono da canili problematici e che ne hanno viste di tutti i colori.

Siamo noi, grandi e piccoli, giovani e vecchi. Quelli che aspettano dietro a un cancello, che tu venga ad aprirlo. Siamo quelli che desiderano una carezza, una gentilezza o anche un solo sguardo di attenzione‌

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Per informazioni e adozioni _http://secondazampa.wordpress.com/

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by Folletta

Vacanze Romane A

nche noi, come i due bellissimi protagonisti del film, abbiano vissuto le nostre vacanze romane, a bordo del tuo rottamabile Scarabeo, due giorni di felicità intensa, due giorni tutti per noi, due giorni indimenticabili e assurdi per due che come noi in questa meravigliosa città ci vivono, io da sempre, tu da più di 30 anni. Noi due al Pincio a guardare il tramonto e tu che mi sfioravi i capelli con un tenero bacio, noi due davanti a un gelato a Piazza Navona ignari della gente che passava, noi due seduti sul muretto del Parco degli Aranci e la luna stava a controllare pigra che nessuno ci disturbasse mentre mi stringevi le mani, noi due davanti ad una pizza a scalo

San

Lorenzo, il posto di Roma che tu ami di più, e che io ho imparato ad amare grazie a te, perchè ti ricorda i tuoi vent’anni, i tempi dell’università, di quando nemmeno potevi immaginare che io esistessi, di quando io neppure sapevo che mi eri tanto vicino, noi due mano nella mano come due adolescenti a

Fontana di Trevi a buttare il nostro soldino gridando i nostri nomi alla speranza di un futuro migliore, noi due sul lungotevere in festa e Trastevere cantava uno stornello d’amore, noi due occhi negli occhi e tutto il mondo chiuso fuori da quella porta, non eravamo io e te, eravamo noi due e, a dispetto di tutte le convenzioni, siamo ancora semplicemente noi due. Non è una favola, è la storia, la semplice storia di noi due.

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Folletta _http://folletta.kataweb.it/

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#2 marzo 2010

#1 febb. 2010

#4 maggio 2010

#3 aprile 2010

#5 giugno/luglio 2010


Malpensa-Zanzibar senza

scalo!


by Solindue

PASSEGGIANDO SULLA SPIAGGIA, I BAMBINI CI GUARDANO E CI SALUTANO CON LA MANO... bianchissimo. Parla un italiano quasi perfetto ed è di una simpatia incredibile: diventerà la mia guida locale per la mia settimana di permanenza sull’isola.

O

TTO ORE DI VOLO DIRETTO e un passaporto valido: basta questo per cambiare vita … oltre ad un intero mese di stipendio! Qualche noiosa formalità all’aeroporto, qualche decina di dollari volati per il visto (che non sai bene il perché) e mi sono ritrovata su una spiaggia che non era la mia, con un mare … che non era il mio Mediterraneo.

Quella che chiamiamo Zanzibar è in realtà Unguja, l’isola maggiore dell’arcipelago di Zanzibar che è composto da due grandi isole, una è appunto Unguja e l’altra è Pemba; oltre a queste due isole c’è una miriade di altre più piccole seminate, credetemi, in un mare esageratamente azzurro. Il mio albergo – gestito da un tour operator italiano – è situato fra due villaggi locali fatti di semplicissime capanne di fango con tetti di cannicciato. La corrente elettrica esiste solo per la “casa” del capo villaggio che su una terrazza esterna ha anche la televisione e la sera fa da richiamo per tutti gli abitanti. La nostra vita di “bianchi vacanzieri”, si inserisce senza nessuna

Un po’ ancora disorientata per il caldo, il sole tropicale e le palme, mi metto il costume e attraverso il tratto di spiaggia bianca e impalpabile che separa il mio bungalow dall’oceano. Impossibile descrivere l’acqua, inutile definirla limpida … è qualcosa di più. “Ciao, io sono Carbone … e tu sei davvero mozzarella!” Neanche cinque minuti e vengo proiettata lontana anni luce dalla mia Firenze. Il nome Zanzibar deriva molto probabilmente dal persiano Zang-i bar (“Terra dei neri”) e Carbone, un giovane ragazzo di 23 anni, è davvero nerissimo. Fisico muscoloso e sorriso

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difficoltà con la giornata scolastica e lavorativa dei locali. Ogni pomeriggio, ai lati della “nostra spiaggia”, arrivano a fare il bagno i bambini dei due villaggi. Le donne scendono in spiaggia accompagnando i più piccoli e vengono a lavare in mare le stuoie che servono per tappeti o forse da giacigli nelle loro case. La sera, i ragazzi più grandicelli solcano il mare con gli uomini, per gettare le reti da pesca, su deliziose barche in legno … fino al tramonto. Passeggiando sulla spiaggia i bambini ci guardano e ci salutano con la mano. Mai nessuno è venuto a chiedere niente. Sono bambini bellissimi, sempre sorridenti e ben nutriti. L’isola è ricca di pesce e all’interno è molto verde con grandi piantagioni di frutta e spezie come mango, citronella, ananas, cardamomo, banane, vaniglia, zenzero, cannella, chiodi di garofano, curry e cacao… … per non parlare del bellissimo parco ricco di mangrovie!

Carbone arriva all’entrata del mio albergo ogni mattina con la sua macchina verde e super arrugginita e mi trasporta in giro per l’isola, organizzando gite in barca alla ricerca dei delfini e ricchi barbecue sulla spiaggia con aragoste e scampi a non finire. Carbone è il frutto di un’adozione italiana a distanza. Oltre alle spiagge e al mare questa è la migliore sorpresa; sapere che, a volte, le cose funzionano. Giuseppe, il suo “papi bolognese”, lo ha adottato a distanza tanti anni fa’, inviando tramite un organizzazione italiana ogni anno i soldi affinché potesse avere un’istruzione adeguata. Carbone parla perfettamente sia italiano che inglese e ha un po’ di smania di venire a vedere l’Italia. Giuseppe è venuto a conoscerlo e a trovarlo già cinque volte. Posso solo lontanamente immaginare la festa al loro primo incontro. Il bianco degli occhi di Carbone sembra scintillare ogni volta che parla dell’Italia. E’ però vicino alla sua famiglia che ha studiato e sempre qui nella sua terra che sta mettendo a frutto tutto questo, lavorando come guida.

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by Solindue

... la sera, i ragazzi più grandicelli, solcano il mare con gli uomini...

La settimana trascorre velocemente, fra racconti di sogni e aspettative di vita diverse; scottature inevitabili e bagni di mare interminabili. Il relax è sempre totale, niente riesce a disturbare questa incredibile atmosfera; per ogni problema che ponevo a Carbone c’era sempre la solita, unica risposta, come al solito accompagnata da un grande sorriso bianco …

“Hakuna Matata Sol”!

NESSUN PROBLEMA!

Le foto pubblicate in questo articolo, sono di proprietà ( © ) di Solindue.

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Solindue _http://solindue.wordpress.com/

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in cucina con...

by Aracne

... la melanzana H

o fatto una piccola ricerca su internet e devo dire che Wikipedia offre sempre molte notizie su ogni argomento. Che la melanzana facesse parte della famiglia delle solanacee, come la patata, lo sapevo. Ma che fosse considerata un bacca da un punto di vista botanico mi ha sorpresa. Vero è che molte volte le parole perdono il loro significato originario e nell’uso popolare si trasformano in altre cha a loro volta non hanno niente, o poco, a che fare con il significato originale (l’esempio più calzante è, forse, la parola ‘casino’; ma anche ‘condominio’ non è male, ora è spesso usato per indicare un insieme di appartamenti, anche quando il proprietario è il medesimo). La bacca, dunque, per i botanici è un frutto carnoso e non solo un piccolo frutto come il mirtillo, che bacca, ho scoperto, non è, oppure il lampone, che invece è un insieme di piccole bacche. E invece sono da considerarsi bacche l’avocado, il pomodoro, il peperone e, appunto, la melanzana. Si impara sempre qualcosa, e devo dire che è facile perdersi nei meandri linguistici e sintattici. Prendiamo i verbi, per esempio: che pasticci nei modi e nei tempi, quanto spesso se ne fa un uso improprio. Mia madre, che viene da una famiglia colta e versata nelle materie umanistiche, quando sente parlare male qualcuno solleva incredula le due sopracciglia, a tal punto che i suoi due piccoli occhi azzurri sembrano aumentare di dimensione, e con fare sorpreso e scandalizzato chiede: ‘Ma lo sa cos’è la consecutio?’ Intendendo la consecutio

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temporum, che non mi è mai stata amica ai tempi del liceo classico, anzi era proprio ostica e non sono proprio sicurissima di averla capita bene. Ma si vive anche senza consecutio, come poi ho scoperto. Torniamo alla melanzana, originaria della Cina e dell’India, sconosciuta da noi nell’antichità e portata in Europa dagli arabi pare nel IV secolo. Ci sono varie teorie sull’etimologia della parola, e francamente mi paiono un po’ tirate per i capelli, tranne quella che dà a melanzana il significato di ‘mela non sana’: e difatti, come la patata, va consumata cotta per la presenza di solanina, una sostanza tossica anche in basse dosi (ma da quel che capisco ce ne vuole comunque qualche chilo, sicché tranquilli). Oddio, non che la melanzana cruda comunque sia molto buona. La mia amica Jasmine, dalle origine esotiche e dalla vita girovaga che l’ha portata a contatto con varie culture in ben quattro dei cinque continenti, mi ha dato una ricettina per le serate estive, da me un po’ modificata per renderla ancora più appetitosa:

Melanzane à la Jasmine ?

3 belle melanzane grosse

?

qualche manciatina di sale grosso

?

olio per friggere (io uso quello di arachidi)

?

1 cucchiaio da minestra di aceto bianco

?

1 cucchiaio da minestra di zucchero (io uso quello di canna)

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?

2 cucchiai da minestra di salsa di soia

?

1 spicchio d’aglio tritato finemente

?

1 cucchiaio di ginger fresco grattato

?

circa mezzo cucchiaino di sale fino

Mescolare bene, assaggiare ed eventualmente correggere il sapore con ulteriori aggiunte di ingredienti. Dovrebbero riposare qualche ora al fresco e solo in ultimo va unito il trito di erbe. Servire come antipasto, come contorno, dentro ad un panino al prosciutto….

?

1 manciata di foglie di menta tritate (ma va bene anche il basilico, o meglio ancora il coriandolo)

Buon appetito!

Sbucciare le melanzane, tagliarle a tocchetti e metterle in uno scolapasta col sale grosso affinché sgrondino della loro acqua. Dopo un’oretta asciugarle bene e friggerle rapidamente. Lasciarle sgocciolare nel medesimo colapasta in modo che perdano parte dell’olio che hanno assorbito, per qualche ora o anche meglio per tutta la notte. Metterle in un’insalatiera con tutti gli altri ingredienti tranne l’erba aromatica.

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Aracne _http://lagriccia.blogspot.com/

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by Fabio Melis

Il campanile nell’acqua... e della

gli occhi

Taja

B

atte la pioggia sui tetti di Resia... fa freddo. Eppure è il 20 di agosto. Siamo partiti da Cagliari al mattino con circa trenta gradi di temperatura e ora ci ritroviamo qua, a fare i conti con un clima a dir poco invernale. Johann e Brigitte, i padroni di casa, ci accolgono con affabilità e poi c'è una bella sorpresa per la piccola Sara perché, solo pochi

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Fabio Melis _http://volodinotte.typepad.com/

giorni prima, alla fattoria son nati sei graziosi cuccioli di cane da pastore. E' veramente un piacere tenerli in braccio e coccolarli. Mamma Taja sembra accettare di buon grado la nostra presenza. Resia è un bel paesino e il tempo, dal mattino successivo, ci asseconda. Siamo al crocevia fra Italia, Austria, Svizzera e Baviera: ilposto ideale per tante avventurose escursioni. Bellissima poi la ciclabile che fa da anello al lago di Resia. Johann mi ha prestato la sua bici e a me piace molto percorrere quella strada transitando davanti al vecchio campanile di Curon Venosta che emerge severo dalle acque

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a testimonianza di uno scellerato intervento umano che ha sottratto ai valligiani i loro borghi ridenti e vasti pascoli e coltivazioni: il tutto in cambio di un misero indennizzo. Perciò, a seguito della realizzazione del profondo invaso idroelettrico, molti abitanti di Resia e Curon Venosta furono costretti a trasferirsi nelle case costruite più a monte e nella vicina Austria. Proseguo il mio cammino e supero la diga mentre il vento freddo che, al pomeriggio, soffia implacabile da nord, rende più ardua ogni pedalata. Sul versante ovest del lago mi attende una serie di ripidi saliscendi ma, per fortuna son ben allenato e, pur con una certa

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fatica, riesco a superare anche questa prova. Transito nuovamente davanti a casa ma non mi fermo. Supero il Passo Resia a 1455 metri sino a raggiungere, in territorio austriaco, Nauders, paese sobrio circondato da foreste di pini e verdi prati. Si fa sera e percorro la ciclabile a ritroso: la strada del passo è più ardua al ritorno e, alla fine, ho veramente la lingua a penzoloni. Per fortuna c'è Johann, che reduce da un'intensa giornata di lavoro, mi attende per bere una birretta e scambiar quattro chiacchiere. Mi parla delle fatiche dei campi: - Occorre raccogliere il foraggio per le mucche – spiega – prima che cambi il tempo. Bisogna badare al

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by Fabio Melis

Si fa sera e percorro la ciclabile a ritroso: la strada del passo è più ardua al ritorno e, alla fine, HO VERAMENTE LA LINGUA A PENZOLONI...

bestiame, conferire il latte al caseificio, coltivare l'orto, spaccare la legna e... curare i sei piccoli cuccioli che crescono ogni giorno di più. - Ma da Resia – dicevo – è possibile raggiungere in breve tempo tante rinomate località. Noi siamo stati ad Innsbruck, al cospetto del palazzo imperiale e del lucente Golden Dachl. Successivamente abbiamo percorso coi rossi trenini elvetici la verde Engadina e ammirato i suoi paesini dai tetti aguzzi, sino a raggiungere Saint Moritz, città, per me, soffocante, sin troppo mondana e leziosa. Ma io, soprattutto, ricordo la visita ai castelli da fiaba della Baviera. Un visionario, un esteta quel Ludwig ma, ancor più, un vero dissipatore di pubblico denaro. - Per questo – dice la guida che ci accompagna nella visita del Castello di Neuschwanstein – fu dichiarato infermo di mente. - Non era matto – dice Sara che ascolta sempre con attenzione – era solo uno che esaudiva tutti i suoi desideri! - Ma le casse della Baviera – spiego alla bimba – erano ormai vuote e il popolo, come spesso accade, languiva. -

sarebbe volentieri portato almeno uno a casa... magari la vezzosa Romy ma...noi viviamo in un appartamento e gli animali, invece, hanno bisogno di spazio, di prati verdi per correre e giocare. Per questo bisogna rinunziare. Il giorno della nostra partenza però, mamma Taja proprio non ci sta. Mi osserva col muso lungo mentre carico i bagagli e, quando saliamo in macchina, quasi offesa si volta dall'altra parte. Brigitte, la padrona, se ne accorge e solleva la zampa della cagnolona per farla salutare. Taja, ci guarda appena, con un velo di tristezza negli occhi. Oggi mi capita spesso di ricordare quei momenti e così la mente ritorna a quel campanile che emerge solitario dalle acque del lago e al malinconico sguardo della Taja che più di ogni altra cosa è rimasto nel nostro cuore.

C'è sempre veramente tanto da imparare durante un viaggio...ma anche tanta strada e tanta stanchezza. Per questo, alle lunghe gite in automobile, alterniamo più comode passeggiate fra i boschi e pic-nic sui prati. Ma il pomeriggio e la sera son dedicati alla Taja e ai suoi cuccioli che attendono sempre Sara per giocare. Credo proprio che la mia bimba se ne

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Fabio Melis _http://volodinotte.typepad.com/

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Le foto pubblicate in questo articolo, sono di proprietà ( Š ) di Fabio Melis.


l’opinione

by Arthur

vacanze naturiste...

… ERO SEDUTO SULLA SPIAGGIA e mi guardavo intorno. Generalmente non sto sdraiato a prendere il sole, un po’ perché mi abbronzo facilmente, un po’ perché mi piace camminare e nuotare, quindi…

Però quel giorno ero seduto e mi guardavo intorno… ero appena arrivato nel villaggio – un pezzo di paradiso terrestre, dove tutto lasciava immaginare una vacanza da sogno – un villaggio naturista nel sud della Corsica e, preso possesso del bungalow, con un pareo intorno ai fianchi, mi sono precipitato in spiaggia… beh, confesso che in un primo momento, tolto il costume, ho provato un po’ d’imbarazzo. Io e la mia compagna ci siamo guardati negli occhi e con fare, diciamo così, disinvolto, ci siamo sdraiati a prendere il sole. Ci guardavamo in giro e nessuno sembrava far caso a noi. Non era la prima volta che mi spogliavo. L’avevo fatto alcuni anni prima in spiagge dove insieme ai nudisti c’erano anche i cosiddetti “tessili”, (cioè a dire quelli che tengono addosso il costume… ), ma non era la stessa cosa, in un villaggio naturista, si respira un’atmosfera diversa e ci si sente in sintonia con la natura circostante. Cos’è che c’impedisce di spogliarci d’estate al mare? Forse la paura del confronto, del giudizio degli altri, paura di prendere chissà quali malattie, i falsi pregiudizi, considerare il nostro corpo solo come strumento sessuale, insomma, nudismo uguale a sesso, che poi è una concezione generalizzata. …il pudore è un sentimento artificiale che è legato alla vergogna sessuale, retaggio della cultura giudaicocristiana che considerava gli organi genitali osceni. Con il trascorrere del tempo il vestito ha finito così per diventare una barriera a “difesa” degli organi genitali, assumendo cioè una funzione diversa da quella per cui era stato inventato, vale a dire come un sistema di protezione del nostro corpo dagli agenti atmosferici… ( estratto da un articolo su Info Naturista, la rivista del naturismo Italiano)

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Arthur _http://ilmondodiarthur.wordpress.com/

Il naturismo vuole ristabilire un contatto con la natura che, purtroppo, si è interrotto a causa di condizionamenti sociali, etici, religiosi, che non vuol dire tornare all’età della pietra, quando vivere nudi era una pratica comune, e per ristabilire quel contatto, bisogna riappropriarsi del proprio corpo, accettandosi, prenderne coscienza, abbandonare i falsi pregiudizi e con essi, anche quel pezzetto di stoffa che noi, erroneamente, crediamo ci protegga. (settimana scorsa, sulla spiaggia, ho sentito una nonna sgridare la mamma di un bambino, sua figlia, perché lo lasciava giocare nudo sulla sabbia… con il rischio di prendersi dei batteri… ). Beh, tornando alla mia spiaggia… fu quasi verso la fine della vacanza, quando ormai esperto delle consuetudini del posto e totalmente nero come il carbone, che all’improvviso ho avuto un’illuminazione: avevo capito cosa c’era di diverso dalle altre spiagge che fino allora avevo frequentato, malgrado ci fossero lo stesso tipo di persone, i giovani che tentavano di conoscersi, i bambini vocianti che giocavano in riva al mare, gli anziani tranquilli e un po’ noncuranti di ciò che li circondava, le coppie, le famiglie ecc. ecc. Ebbene, avevo capito che eravamo tutti uguali, avevo la sensazione che niente ci differenziasse l’uno dall’altro, magari qualcuno con un po’ di pancia in più, qualcun’altro meno abbronzato ma tutti uguali, tutti nella stessa condizione, ognuno pronto a mettersi in discussione per quello che era, ma fondamentalmente consapevole di non aver nulla da nascondere. La sera al bar o in discoteca, vestiti, eravamo già uno diverso dall’altro. Buone vacanze (naturiste) a tutti voi e… ci rivedremo ai primi di settembre.

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radio OnAir

by OnAir

RadioOair non va in VACANZA...

R

adioOnAir non va in vacanza.. e lo speaker radiofonico non è che ci va poi tanto, soprattutto in

estate.

Se siete giovani “adepti” delle radio locali/regionali, quest’anno le vacanze arriveranno per voi dopo tutte quelle dei “titolari” di programma. Per quanti anni ho fatto questa gavetta? Più di 10, ricavando mini vacanze dal lunedì al giovedì se non mancava nessuno, perché per un periodo di tempo ho fatto “loSpeakerSostituto” , quella figura che non puo’ avere una sua identità radiofonica, ma che oggi trasmetterà dalle 6 del mattino commentando le notizie della giornata, domani probabilmente sarà di turno nel programma centrale del mattino, quello importante, con il capo sulle spalle perché COME FAI TU VA BENE, MA NON è COME SE CI FOSSE IL TITOLARE DEL PROGRAMMA! Bene, l’argomento legato all’estate è la gavetta, periodo in cui si impara moltissimo, ma che ci fa mandare giù tanti gropponi in gola, perché state sempre sostituendo qualcuno e a volte anche gli ascoltatori non sono gentili e preferiscono il “solito speaker”. Per anni mi sono sparata la diretta del sabato sera e quella della domenica e nel mezzo della notte andavo anche a lavorare in discoteca, perché fare radio solo nel fine settimana non ripaga in termini economici.. e lavorare il sabato notte in discoteca, invece aiuta moltissimo l’economia precaria di un giovane in perenne prova

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OnAir _e-mail: thebestmagazine@ymail.com/

Chiaramente, come scrivevo sopra, nei periodi in cui i miei colleghi “anziani” andavano in vacanza e i sostituti “anziani” non erano disponibili, venivo chiamata, sempre all’ultimo momento Una notte, ricordo, uscita dalla discoteca dove ero di turno, volo a casa, stanca, sudata e senza voce, l’unica voglia che avevo era quella di un bicchiere d’acqua e tante ore di sano sonno, ma alle 4.15 mi chiama la collega titolare del programma mattutino, che mi prega di correre a sostituirla Da dove ero e fino alla radio c’erano 40minuti di viaggio, oltretutto dovevo passare a comprare i giornali prima delle trasmissioni, che puntuali, cominciavano alle 06.00. Tempo per la doccia? Nessuno. Tempo per cambiare i vestiti da serata in discoteca? Nessuno. Però, con me c’era un amico, che ha scelto di martirizzarsi con me, niente sonno e via alla radio, per una mirabolante trasmissione di tre ore! Dopo la prima ora di diretta avevamo imparato a dormire 3 minuti per volta, rigorosamente sul mixer, con i tastini che ci lasciavano i segni sulla faccia. Sono passati molti anni, faccio il conto a mente ora… sto contando… esattamente 14 anni da allora, io e il mio amico ancora ridiamo per quella notte, perché la prima cosa che dissi al microfono acceso, dopo aver schioccato la lingua sonoramente, fu BUONA NOTTE, HO SONNO !

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the best magazine the best magazine

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non tutti sanno che...

by Godot

Forse non tutti sanno che... ... esistono delle vacanze da GUINNESS

!

E

BBENE SÌ. Forse non sapete che ci sono persone che hanno il pallino delle vacanze… ma così tanto pallino che hanno fatto delle loro vacanze un guinness dei primati o giù di lì! Di contro ci sono anche posti da guinness che è possibile visitare. Ergo, forse non sapete che state per leggere un elenco dei posti dove è possibile trascorrere delle vacanze da guinness!? Questo forse lo sapete. L’hotel più alto al mondo è quello che sentiamo sempre nominare in tutti i servizi giornalistici/pubblicitari su Dubai, negli Emirati Arabi. È il Burj Al Arab, ben 321 metri di altezza, alla faccia di chi soffre di vertigini! Ma se i 321 metri di altezza del palazzone non dovessero bastarvi perché non andare in vacanza all’hotel Everest? Forse non sapete che si trova, infatti, a più di 4000 metri di altezza, ovviamente in Nepal. Altrettanto ovvio, ma non scontato è che per arrivarci la classica “navetta” non serve. Serve l’elicottero!

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Ma nonostante l’alta quota l’hotel Everst non è il più freddo. L’alberghetto più freddo si trova in Svezia. È l’IceHotel (il suffisso ICE vi farà sospettare qualcosa, no?) nel quale la temperatura media è di 7 gradi… sottozero! L’ideale per chi soffre il caldo!

Forse

non sapete che nell’IceHotel però non ci sono molte camere. Se siete una comitiva numerosa allora andate al Palace Resort di Las Vegas, dove ci sono ben 8108 camere, casinò escluso! Se invece il vostro sogno è dividere la camera con tutti i vostri amici, allora andate in Libano, nell’Hotel Grand Hills di Broummana! Dove sicuramente non vi sentirete stretti visto che la suite supera gli 4131 metri quadrati, due piscine incluse… immaginate voi quanti bagni! A proposito di piscina! In Cile, ad Algarrobo c’è una “piccola” vasca lunga 1023 metri con una capacità di 250.000 metri cubi di acqua! Forse non tutti sanno che non esiste ancora un materassino altrettanto grande! Se invece siete all’antica andate in Giappone dove da 46 generazioni una famiglia gestisce l’Hoshi Ryokan a Konatsu, cento camere a partire dal 718! E se vi è venuto il dubbio che abbia scordato qualche numero, ve lo scrivo a lettere: Settecentodiciotto! Ma se non volete andare in albergo ma volete fare una vacanza da Guinness On the Road,

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C’è anche chi ha fatto del viaggio On the Road qualcosa di nuovo, e infinitamente più comodo… è Marek Turowski, inglese, che a 148 chilometri orari ha guidato… beh sì… un divano! Motorizzato, “ovviamente”! E se proprio questa lista non vi basta… beh, forse non tutti sanno che esiste un catalogo di viaggi da Guinness. Il titolo è “Iter Sublime” e per i migliori lettori tra voi sappiate che è 1,60 per 1,60 metri, 264 pagine a colori, peso complessivo di 135 kg, sintomo che oltre che lettori bisogna essere anche sollevatori pesi!

Forse però non sapete che se avete il pallino dei Guinness dei primati, potrebbe anche bastare andare a visitare il World Guinness Records Museum. Il principale è a Londra, e altri sparsi per il mondo. Forse lo sapete, ma forse no, che a inventare il Guinness dei primati fu l’amministratore delegato della nota birreria dopo una discussione accesa durante una battuta di caccia.

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Godot _http://dailygodot.wordpress.com/

Un catalogo di viaggi... “Iter Sublime”... ...sappiate che è 1,60 per 1,60 metri, 264 pagine a colori, peso complessivo di 135 kg, sintomo che oltre che lettori bisogna essere anche sollevatori pesi!

allora la motocicletta inventata da Gregory Dhurman fa per voi. È alta, infatti, ben 3,429 metri

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by Kate

Donne in Rinascita Ho trovato questo video per caso su youtube, racconto realizzato da un personaggio unico che adoro, Jack Folla appunto, e lo riporto cosi come è bellissimo, dedicato a tutte le donne...

Donne in Rinascita! Testo originale: Diego Cugia, alias Jack Folla

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iù dei tramonti, più del volo di un uccello, la cosa meravigliosa in assoluto è una donna in rinascita.

Quando si rimette in piedi dopo la catastrofe, dopo la caduta. Che uno dice: è finita. No, non è mai finita per una donna. Una donna si rialza sempre, anche quando non ci crede, anche se non vuole. Non parlo solo dei dolori immensi, di quelle ferite da mina anti-uomo che ti fa la morte o la malattia. Parlo di te, che questo periodo non finisce più, che ti stai giocando l'esistenza in un lavoro difficile, che ogni mattina è un esame, peggio che a scuola. Te, implacabile arbitro di te stessa, che da come il tuo capo ti guarderà deciderai se sei all'altezza o se ti devi condannare. Così ogni giorno, e questo noviziato non finisce mai. E sei tu che lo fai durare. Oppure parlo di te, che hai paura anche solo di dormirci, con un uomo; che sei terrorizzata che una storia ti tolga l'aria, che non flirti con nessuno perché hai il terrore

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che qualcuno s'infiltri nella tua vita. Peggio: se ci rimani presa in mezzo tu, poi soffri come un cane. Sei stanca: c'è sempre qualcuno con cui ti devi giustificare, che ti vuole cambiare, o che devi cambiare tu per tenertelo stretto. Così ti stai coltivando la solitudine dentro casa. Eppure te la racconti, te lo dici anche quando parli con le altre: "Io sto bene così. Sto bene così, sto meglio così". E il cielo si abbassa di un altro palmo. Oppure con quel ragazzo ci sei andata a vivere, ci hai abitato Natali e Pasqua. In quell'uomo ci hai buttato dentro l'anima ed è passato tanto tempo, e ne hai buttata talmente tanta di anima, che un giorno cominci a cercarti dentro lo specchio perché non sai più chi sei diventata. Comunque sia andata, ora sei qui e so che c'è stato un momento che hai guardato giù e avevi i piedi nel cemento. Dovunque fossi, ci stavi stretta: nella tua storia, nel tuo lavoro, nella tua solitudine. Ed è stata crisi, e hai pianto. Dio quanto piangete! Avete una sorgente d'acqua nello stomaco. Hai pianto mentre camminavi in una strada affollata, alla fermata della metro, sul motorino. Così, improvvisamente. Non potevi trattenerlo. E quella notte che hai preso la macchina e

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Io sto bene così. Sto bene così, sto meglio così. hai guidato per ore, perché l'aria buia ti asciugasse le guance? E poi hai scavato, hai parlato, quanto parlate, ragazze! Lacrime e parole. Per capire, per tirare fuori una radice lunga sei metri che dia un senso al tuo dolore. "Perché faccio così? Com'è che ripeto sempre lo stesso schema? Sono forse pazza?" Se lo sono chiesto tutte. E allora vai giù con la ruspa dentro alla tua storia, a due, a quattro mani, e saltano fuori migliaia di tasselli. Un puzzle inestricabile. Ecco, è qui che inizia tutto. Non lo sapevi? E' da quel grande fegato che ti ci vuole per guardarti così, scomposta in mille coriandoli, che ricomincerai. Perché una donna ricomincia comunque, ha dentro un istinto che la trascinerà sempre avanti. Ti servirà una strategia, dovrai inventarti una nuova forma per la tua nuova te. Perché ti è toccato di conoscerti di nuovo, di presentarti a te stessa. Non puoi più essere quella di prima. Prima della ruspa.

E' un'avventura, ricostruire se stesse. La più grande. Non importa da dove cominci, se dalla casa, dal colore delle tende o dal taglio di capelli. Vi ho sempre adorato, donne in rinascita, per questo meraviglioso modo di gridare al mondo "sono nuova" con una gonna a fiori o con un fresco ricciolo biondo. Perché tutti devono capire e vedere: "Attenti: il cantiere è aperto, stiamo lavorando anche per voi. Ma soprattutto per noi stesse". Più delle albe, più del sole, una donna in rinascita è la più grande meraviglia. Per chi la incontra e per se stessa. È la primavera a novembre. Quando meno te l'aspetti...

Non ti entusiasma? Ti avvincerà lentamente. Innamorarsi di nuovo di se stessi, o farlo per la prima volta, è come un diesel. Parte piano, bisogna insistere. Ma quando va, va in corsa.

#5

Kate _http://scaladicristallo.wordpress.com/

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... redazione “Insomma, è tutto il giorno che mi sto scervellando per trovare il modo migliore per salutare i ragazzi… “ “Come la fai difficile, augura loro buone vacanze e la finisci li…” “E già… come la fai facile tu invece, visto che con l’editoriale l’hai contata di dritto e di rovescio, carina e caruccia… insomma, le tue buone vacanze l’hai detto in 466 parole, utilizzando 2247 caratteri spazi esclusi e 2699 caratteri, spazi inclusi, il tutto in 14 paragrafi e in 35 righe… ed io dovrei dire soltanto, bada bene, soltanto, BUONE VACANZE? Uffiiiiii… “ “Beh, non è mica colpa mia se tu hai il dono della sintesi… :-) “ “Cosa fai, prendi anche in giro? Guarda che se mi metto, sul tema delle BUONE VACANZE ci scrivo tutto un trattato, correndo il rischio, dopo, che venga tradotto in 14 lingue, siciliano compreso… “ “Hihihihihiiiiiiiiiiiiiii… provaci… hihihihihiiiiiiiiiiii… “ “Eddai, fai la persona seria una volta tanto… voi toscanacci siate sempre così, Firenze, la patria della lingua Italiana, e chi vi smonta più… “ “Maddai, cosa c’entra questo e poi voi siciliani avete Pirandello, Verga, e… spetta, come si chiama quello… a sì, Quasimodo… qualche grado di parentela?” “Sì, sfotti pure, comunque sia sta di fatto che non abbiamo ancora trovato il modo per dire, IO, ai ragazzi BUONE VACANZE… qualche idea?” “Beh tu sei il grafico della situazione … prendi una foto, meglio due, anzi tre e componi una bella cartolina ...non userai 66 parole, utilizzando 2247 caratteri spazi esclusi e 2699 caratteri, spazi inclusi … ma sai quanti pixxxxelll!!!” “Che idea fantastica… una foto, una dedica... FATTO!!! “

#5

Solindue _http://solindue.wordpress.com/

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in redazione...

by Solindue & Arthur

... buone vacanze... #5

Arthur _http://ilmondodiarthur.wordpress.com/

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The Best Magazine_#5  

La rivista per il blogger, fatta dal blogger

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