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C'è chi rimprovera a Baricco che questa storia di Emmaus è vuota, che non regge, che è solo il maldestro tentativo di un ateo di integrarsi o allargarsi in un contesto cattolico, c'è addirittura chi,vavtalvproposito,vhavmillantatovun'ipoteticavconversionevdell'autore. A costoro chiederei allora se la locanda Almayer di Oceanomare non sia da considerare forse una metafora esistenziale, o se quel paesino della Francia meridionale, Lavilledieu (!) in cui è ambientata la storia-favola Seta, sia forse anch'esso luogo reale. Baricco in questo libro semplicemente si spoglia di certi virtuosismi pur restando stilisticamente un autore capace di farvvibrarevlavprosavconvnotevdivpacatavpoesia. E allora non so se sia da preferire quel tempo imprecisato (eppur meraviglioso) che è stato lo scenario dei suoi precedenti romanzi a questo spaccato di vita comune, ritratta nei suoi dubbi, nellevsuevipocrisie,vconvunvvelovdivtristezza. Baricco stesso nella presentazione di Emmaus al Teatro Valle di Roma definisce il suo romanzo scrittovconvdurezzavevpersinovunvpo'vtriste, désagréable. Ma così è la vita, ché "nell'assenza di senso, il mondo pur tuttavia accade, e in quell'acrobazia di esistere senza coordinate c'è una bellezza, perfino una nobiltà, talvolta che noi non sappiamo" (pag.86). Alessandro Baricco Emmaus - Feltrinelli 2009 pp. 139 euro 13,0 0

# due

Alessandro Baricco

Ci sono pagine semplicemente perfette nella loro semplicità lineare, dettate da un io narrante (è scritto tutto in prima persona) che racconta di tre amici e Andre, il personaggio femminile centrale della storia. Andre con l'accento sulla A e che sta per Andrea ovviamente, nome in genere maschile, ma che qui è donna ed ha il suo perché. E la ritrae così:"Porta i capelli lunghi, ma con il furore di un indiano d'America - mai vista sistemarli o spazzolarli, li porta e basta. Tutta la sua meraviglia è nel volto - il colore degli occhi, lo spigolo degli zigomi, la bocca, non sembra necessario guardare altro - il suo corpo è soltanto un modo di stare, di appoggiare il peso, di andarsene - è una conseguenza." (pag. 19). Sullo sfondo restano sfocate le famiglie di una qualunque città di provincia, l’ospedale, la parrocchia, la scuola. Ma Baricco è esemplare nel disegnare i suoi personaggi non solo perché li rende vivi che li senti muoversi nelle pagine, ma soprattutto perché al di là delle connotazioni fisiche o delle battute di dialogo, non riporta solo parole, ma i loro pensieri, le riflessioni, facendo spazio a quella vocina interna che tutti sentiamo e che normalmente, resta confinata dentro. E' così che si impara a riconoscere Bobby, Luca e il Santo e quell'io narrante che non ha nome ma che ti fa sentire come quei discepoli a Emmaus, che faticano a riconoscere ciò che appare per quello che realmente è. Ed è bravo Baricco a ricordarcelo, perché quei ragazzi ci appartengono, sono tutti noi, perché anche noi abbiamo avuto la loro età e per ognuno di noi è statovdifficilevcrescere. E' difficile anche oggi crescere da adulti, nel confine di quell'età mentale di sedici diciassette anni,vsemprevintentivevindaffarativavcelarevpaurevevfragilità. Quando invece sono proprio quelle, le domande che si decide di non porre e quegli sbarramenti che non riusciamo ad abbattere che potrebbero restituirci ad una vita più libera.

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