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Abitare Gonzaga 2016 è un progetto di Mantova Creativa e del Complesso Museale Palazzo Ducale di Mantova

a cura di ⁄ edited by Benedini Associati Giampaolo Benedini Patrizia Cassinelli con Matteo Corsini Monica De Mitri Emanuele Gandellini

in collaborazione con ⁄ in collaboration with Peter Assmann Direttore ⁄ Director Complesso Museale Palazzo Ducale di Mantova Renata Casarin Vicedirettore ⁄ Deputy Director Complesso Museale Palazzo Ducale di Mantova

selezione opere d’arte a cura di ⁄ selection artworks curated by Marco Tonelli * MAMA member

con il patrocinio di ⁄ with the support of ADI Lombardia Comune di Mantova Mantova Capitale Italiana della Cultura Parco del Mincio Provincia di Mantova Regione Lombardia

prestiti di ⁄ loans by Anna Bolognesi Bottega d’Arte Bruna Sermidi Carlo Bonfà Cesare Ponchiroli Fondazione Mangiarotti Franco Fontana Gianni Bondavalli Giovanni Jahier Pier Luigi Gibelli Renato Dal Cero

media partner Elle Decor Italia

main sponsorship Agape * Key Cucine

la mostra è sostenuta da ⁄ the exhibition is supported by AgapeCasa Davide Groppi Gentryportofino * Lubiam * Matteo Brioni * Rimadesio The Benedini Collection *

sponsor tecnici ⁄ technical sponsors Agape12 Alpa of Switzerland Amici di Palazzo Te Amini Carpets Bustaffa Floricoltura Camarini Tappezziere Confagricoltura Mantova Grange Srl Luce Group Manifattura del Seveso Martini e Martini Pasin Bags Phase One

supporto tecnico per allestimento spazi La Rustica ⁄ technical assistance in fitting and layout of La Rustica Complesso Museale Palazzo Ducale di Mantova Antonio Giovanni Mazzeri Antonio Stevan (Consulente) Uff icio Tecnico Fabrizio D’Amato con Massimo Piccolo Franco Sacchetti

testi ⁄ text Peter Assmann Renata Casarin Marco Tonelli

traduzioni ⁄ translations Isobel Butters

progetto grafico ⁄ graphic design Barazzuol ⁄ Malisan

fotografia ⁄ photography Matteo Lavazza Seranto technical sponsors: – Alpa of Switzerland (camera Alpa 125TC) – Phase One (digital back IQ280) – Grange Srl (distributore ufficiale Italia) Aedo (p. 8 ⁄ 10) Wikipedia (p. 4)

colour separation Luce Group

stampa ⁄ print Publi Paolini cover fabric: Cialux 1510 (Manifattura del Seveso) papers: Munken Lynx, Sirio White ∕ White, Splendorgel E.W. July, 2016


Abitare Gonzaga 2016 è un progetto di Mantova Creativa e del Complesso Museale Palazzo Ducale di Mantova

a cura di ⁄ edited by Benedini Associati Giampaolo Benedini Patrizia Cassinelli con Matteo Corsini Monica De Mitri Emanuele Gandellini

in collaborazione con ⁄ in collaboration with Peter Assmann Direttore ⁄ Director Complesso Museale Palazzo Ducale di Mantova Renata Casarin Vicedirettore ⁄ Deputy Director Complesso Museale Palazzo Ducale di Mantova

selezione opere d’arte a cura di ⁄ selection artworks curated by Marco Tonelli * MAMA member

con il patrocinio di ⁄ with the support of ADI Lombardia Comune di Mantova Mantova Capitale Italiana della Cultura Parco del Mincio Provincia di Mantova Regione Lombardia

prestiti di ⁄ loans by Anna Bolognesi Bottega d’Arte Bruna Sermidi Carlo Bonfà Cesare Ponchiroli Fondazione Mangiarotti Franco Fontana Gianni Bondavalli Giovanni Jahier Pier Luigi Gibelli Renato Dal Cero

media partner Elle Decor Italia

main sponsorship Agape * Key Cucine

la mostra è sostenuta da ⁄ the exhibition is supported by AgapeCasa Davide Groppi Gentryportofino * Lubiam * Matteo Brioni * Rimadesio The Benedini Collection *

sponsor tecnici ⁄ technical sponsors Agape12 Alpa of Switzerland Amici di Palazzo Te Amini Carpets Bustaffa Floricoltura Camarini Tappezziere Confagricoltura Mantova Grange Srl Luce Group Manifattura del Seveso Martini e Martini Pasin Bags Phase One

supporto tecnico per allestimento spazi La Rustica ⁄ technical assistance in fitting and layout of La Rustica Complesso Museale Palazzo Ducale di Mantova Antonio Giovanni Mazzeri Antonio Stevan (Consulente) Uff icio Tecnico Fabrizio D’Amato con Massimo Piccolo Franco Sacchetti

testi ⁄ text Peter Assmann Renata Casarin Marco Tonelli

traduzioni ⁄ translations Isobel Butters

progetto grafico ⁄ graphic design Barazzuol ⁄ Malisan

fotografia ⁄ photography Matteo Lavazza Seranto technical sponsors: – Alpa of Switzerland (camera Alpa 125TC) – Phase One (digital back IQ280) – Grange Srl (distributore ufficiale Italia) Aedo (p. 8 ⁄ 10) Wikipedia (p. 4)

colour separation Luce Group

stampa ⁄ print Publi Paolini cover fabric: Cialux 1510 (Manifattura del Seveso) papers: Munken Lynx, Sirio White ∕ White, Splendorgel E.W. July, 2016


Ritratto di Federico II Gonzaga (1529), Tiziano – Museo del Prado, Madrid

Sala di Nettuno o del Pesce

20

Sala della Mostra o dei Frutti

26

Sala delle Quattro Colonne: Camera delle Grottesche o degli Stivali,

36

Camera delle Aquile o Imperiale, Camera delle Maschere o delle Moresche

4

Camera di Bacco o delle Mensole

52

Sala delle Due Colonne: Camera dei Mesi, Camera di Apollo

62

Camera di Giove

70

Camerino di Orfeo

78

5


Ritratto di Federico II Gonzaga (1529), Tiziano – Museo del Prado, Madrid

Sala di Nettuno o del Pesce

20

Sala della Mostra o dei Frutti

26

Sala delle Quattro Colonne: Camera delle Grottesche o degli Stivali,

36

Camera delle Aquile o Imperiale, Camera delle Maschere o delle Moresche

4

Camera di Bacco o delle Mensole

52

Sala delle Due Colonne: Camera dei Mesi, Camera di Apollo

62

Camera di Giove

70

Camerino di Orfeo

78

5


Abitare Gonzaga

At home at the Gonzaga

Peter Assmann Direttore ⁄ Director Complesso Museale Palazzo Ducale di Mantova

Tutto nacque dalla questione: “Ma, se i Gonzaga con il loro gusto creativo e artistico così elevato fossero ancora vivi in quali ambienti vivrebbero oggi, quali cucine userebbero, quali bagni, … ?” Mantova creativa con l’arch. Giampaolo Benedini ha cercato e trovato le risposte – l’eccellenza del design attuale, inserito in un ambiente strepitoso, vicino ad un giardino di grande respiro: l’Appartamento dell’Estivale nel Palazzo Ducale di Mantova con l’ingresso dal grande Giardino dei Semplici. Questo gusto speciale della famiglia Gonzaga per creare ambienti da vivere ha fatto crescere per secoli il complesso enorme di un palazzo fra i più vasti del mondo, eppure sempre quasi “a misura d’uomo”, pur articolandosi fra tanti corpi di fabbrica. Siamo dinanzi a una monumentalità conquistata non per un’altezza da “grattacielo” ma piuttosto la dimensione monumentale deriva per addizione della bellezza, per il vasto campo del concetto del bello espresso dalla varietà infinita delle strutture architettoniche, con nuove prospettive che si aprono ad ogni sguardo. Si va da una sorpresa all’altra, si gira un angolo e si scopre un mondo completamente diverso, una decorazione sorprendente, una narrazione sempre variegata. Il gusto qui vissuto è un gusto che ci conduce sempre a un’altra probabilità, legata a un divenire sempre possibile e sempre trovata. È quasi tutto determinato dalla volontà di iscriversi nel futuro, come segno e conseguenza di un constante sviluppo umano, di un Credo funzionale alla necessità dell’uomo di orientarsi alla prossima possibilità senza nascondere i retaggi del suo 6

passato. Parliamo di un concetto additivo che non lavora per sintesi e per atteggiamento di mera divulgazione del sé, è piuttosto un’inclinazione e modalità di essere insieme che sembra molto attuale riguardando i tempi del presente e le sfide culturali contemporanee. Quest’atteggiamento culturale dei Gonzaga mette anche in luce la grande importanza e così anche l’enorme responsabilità personale nello scegliere gli oggetti della propria vita con grande cautela e conoscenza, anche dell’immagine che si vuole restituire, poiché gli oggetti di cui ci circondiamo sono un permanente messaggio di una persona. La grande importanza dell’influsso dell’ambiente lo sappiamo oggi attraverso la storia della psicologia del Novecento ma lo spirito dei Gonzaga era già orientato in questa direzione cinquecento anni fa. L’eccellenza dell’habitat quindi non ha un solo nome, non conosce una sola prospettiva, comprende tanti punti di vista che ora “Abitare Gonzaga” rimette in circolo con l’occhio della contemporaneità, per congiungere presente e passato. Questo vuole dire che l’uomo si definisce sempre attraverso la sua cultura, il suo “disegno” della vita quotidiana e le qualità connesse con questa. È un messaggio ben chiaro: “Abitare Gonzaga” vuol dire restare nella permanenza della ricerca della qualità, significa allargare la propria vita con sempre più prospettive di qualità per creare e crearsi un ambiente umano di sviluppo orientato sempre al meglio, e sappiamo che il migliore è sempre il nemico più severo e feroce del buono.

Italiano

Everything started with the question: “if the Gonzaga with their excellent creative and artistic taste were still alive, what homes would they create now, what kind of kitchen would they use, and what would their bathrooms look like … ?” “Mantova creativa” with architect Giampaolo Benedini have come up with some ideas – the best of contemporary design in the outstanding setting of the Appartamento dell’Estivale in Mantua’s Ducal Palace, which opens out onto the magnificent Simples Garden. Over the centuries the Gonzaga’s love for their home and for the decoration of its interiors led to the creation of what is almost always a livable space, despite the Ducal Palace being one of the largest palazzi in the world. Its monumentality is due not to its height, impressive as it is, but to its beauty; a beauty expressed by the infinite variety of the architecture and the range of different perspectives constantly opening up before us. Turn a corner and a new world confronts us, an unexpected decor, or a new and completely different story. It is a taste almost always determined by a desire for posterity and a better tomorrow; a clear sign of constant human development and belief, driven by mankind’s need to forge ahead to the future without hiding the past. It is not simply about showing off but bringing together a range of different qualities in a way that has a highly contemporary feel. This approach to culture by the Gonzaga also highlights the huge personal responsibility they undertook in choosing what they bought. After all, they were fully aware that they 7

would be judged by the choices they made. The development of psychology during the twentieth century taught us all the extent to which we are influenced by our surroundings but the Gonzaga were already aware of this five hundred years ago. The beauty and quality of our living space does not come from one perspective alone, but includes many points of view. By putting these back into circulation using contemporary taste and sensibility “Abitare Gonzaga” links past and present. Mankind is defined by his culture and culture defines his lifestyle and its qualities. The message is clear: “Abitare Gonzaga” means a continuing search for quality and the best, and the ‘best’, as we know, is the lifelong enemy of its lesser rival, the ‘good’.

English


Abitare Gonzaga

At home at the Gonzaga

Peter Assmann Direttore ⁄ Director Complesso Museale Palazzo Ducale di Mantova

Tutto nacque dalla questione: “Ma, se i Gonzaga con il loro gusto creativo e artistico così elevato fossero ancora vivi in quali ambienti vivrebbero oggi, quali cucine userebbero, quali bagni, … ?” Mantova creativa con l’arch. Giampaolo Benedini ha cercato e trovato le risposte – l’eccellenza del design attuale, inserito in un ambiente strepitoso, vicino ad un giardino di grande respiro: l’Appartamento dell’Estivale nel Palazzo Ducale di Mantova con l’ingresso dal grande Giardino dei Semplici. Questo gusto speciale della famiglia Gonzaga per creare ambienti da vivere ha fatto crescere per secoli il complesso enorme di un palazzo fra i più vasti del mondo, eppure sempre quasi “a misura d’uomo”, pur articolandosi fra tanti corpi di fabbrica. Siamo dinanzi a una monumentalità conquistata non per un’altezza da “grattacielo” ma piuttosto la dimensione monumentale deriva per addizione della bellezza, per il vasto campo del concetto del bello espresso dalla varietà infinita delle strutture architettoniche, con nuove prospettive che si aprono ad ogni sguardo. Si va da una sorpresa all’altra, si gira un angolo e si scopre un mondo completamente diverso, una decorazione sorprendente, una narrazione sempre variegata. Il gusto qui vissuto è un gusto che ci conduce sempre a un’altra probabilità, legata a un divenire sempre possibile e sempre trovata. È quasi tutto determinato dalla volontà di iscriversi nel futuro, come segno e conseguenza di un constante sviluppo umano, di un Credo funzionale alla necessità dell’uomo di orientarsi alla prossima possibilità senza nascondere i retaggi del suo 6

passato. Parliamo di un concetto additivo che non lavora per sintesi e per atteggiamento di mera divulgazione del sé, è piuttosto un’inclinazione e modalità di essere insieme che sembra molto attuale riguardando i tempi del presente e le sfide culturali contemporanee. Quest’atteggiamento culturale dei Gonzaga mette anche in luce la grande importanza e così anche l’enorme responsabilità personale nello scegliere gli oggetti della propria vita con grande cautela e conoscenza, anche dell’immagine che si vuole restituire, poiché gli oggetti di cui ci circondiamo sono un permanente messaggio di una persona. La grande importanza dell’influsso dell’ambiente lo sappiamo oggi attraverso la storia della psicologia del Novecento ma lo spirito dei Gonzaga era già orientato in questa direzione cinquecento anni fa. L’eccellenza dell’habitat quindi non ha un solo nome, non conosce una sola prospettiva, comprende tanti punti di vista che ora “Abitare Gonzaga” rimette in circolo con l’occhio della contemporaneità, per congiungere presente e passato. Questo vuole dire che l’uomo si definisce sempre attraverso la sua cultura, il suo “disegno” della vita quotidiana e le qualità connesse con questa. È un messaggio ben chiaro: “Abitare Gonzaga” vuol dire restare nella permanenza della ricerca della qualità, significa allargare la propria vita con sempre più prospettive di qualità per creare e crearsi un ambiente umano di sviluppo orientato sempre al meglio, e sappiamo che il migliore è sempre il nemico più severo e feroce del buono.

Italiano

Everything started with the question: “if the Gonzaga with their excellent creative and artistic taste were still alive, what homes would they create now, what kind of kitchen would they use, and what would their bathrooms look like … ?” “Mantova creativa” with architect Giampaolo Benedini have come up with some ideas – the best of contemporary design in the outstanding setting of the Appartamento dell’Estivale in Mantua’s Ducal Palace, which opens out onto the magnificent Simples Garden. Over the centuries the Gonzaga’s love for their home and for the decoration of its interiors led to the creation of what is almost always a livable space, despite the Ducal Palace being one of the largest palazzi in the world. Its monumentality is due not to its height, impressive as it is, but to its beauty; a beauty expressed by the infinite variety of the architecture and the range of different perspectives constantly opening up before us. Turn a corner and a new world confronts us, an unexpected decor, or a new and completely different story. It is a taste almost always determined by a desire for posterity and a better tomorrow; a clear sign of constant human development and belief, driven by mankind’s need to forge ahead to the future without hiding the past. It is not simply about showing off but bringing together a range of different qualities in a way that has a highly contemporary feel. This approach to culture by the Gonzaga also highlights the huge personal responsibility they undertook in choosing what they bought. After all, they were fully aware that they 7

would be judged by the choices they made. The development of psychology during the twentieth century taught us all the extent to which we are influenced by our surroundings but the Gonzaga were already aware of this five hundred years ago. The beauty and quality of our living space does not come from one perspective alone, but includes many points of view. By putting these back into circulation using contemporary taste and sensibility “Abitare Gonzaga” links past and present. Mankind is defined by his culture and culture defines his lifestyle and its qualities. The message is clear: “Abitare Gonzaga” means a continuing search for quality and the best, and the ‘best’, as we know, is the lifelong enemy of its lesser rival, the ‘good’.

English


La Rustica o Appartamento detto dell’Estivale La fabbrica Renata Casarin Vicedirettore ⁄ Deputy director Complesso Museale Palazzo Ducale di Mantova L’edificio denominato La Rustica fu progettato da Giulio Romano e venne in parte eretto tra il 1538 e il 1539 per volontà di Federico II Gonzaga. Situata di fronte al lago e appoggiata a quel tempo al circuito murario cittadino, la palazzina – in origine priva dell’attico – appariva del tutto isolata rispetto alle altre fabbriche gonzaghesche, quali il Castello di San Giorgio, la Domus Nova e la Corte Nuova, sorte tra la fine del XIV e i primi decenni del XVI secolo, non lontano dalla Corte Vecchia.

Gli interventi di decorazione degli ambienti, ancora in atto al momento della seconda visita di Giorgio Vasari a Mantova, nel 1566, furono con ogni probabilità ideati e coordinati dallo stesso Bertani che si avvalse di artisti quali Fermo Ghisoni, Lorenzo Costa e altri collaboratori. Le decorazioni delle volte di alcune stanze dell’appartamento, eseguite in parte in stucco, riccamente dipinte e un tempo anche dorate, sono da annoverarsi tra i più prestigiosi

delle Rimesse, l’Appartamento della Mostra verso l’omonima Galleria, decorati sotto la guida di Giovanni Battista Bertani. Gli ambienti sono stati dal 2012 al 2014 in gran parte interessati da un accurato intervento di restauro, grazie al generoso contributo della cordata di dieci club Rotary, capitanati dal Rotary Club Milano Fiera; del Leo Club, del Lions Andrea Mantegna e Lions Mantova Ducale; della Fondazione Atlante; della Fondazione Comunità Mantovana;

Il linguaggio di Giulio si ravvisa soprattutto sul lato esterno prospiciente il grande cortile della Cavallerizza o della Mostra. Gli elementi delle colonne tortili, degli archi ribassati, delle bugne in rilievo appaiono utilizzati con spregiudicata inventiva in un quadro architettonico che guarda in particolare al gioco delle sproporzioni, dei contrasti e della dinamica delle forme. Attenendosi a precedenti progetti giulieschi, l’architetto Giovanni Battista Bertani, nominato prefetto delle edificazioni gonzaghesche nel 1549, realizza le ali lunghe di collegamento tra i complessi di Corte Nuova e della Rustica dando regolare conformazione al cortile della Mostra. Inizialmente la Rustica fu poco utilizzata dai Gonzaga, in ragione forse del prolungarsi dei lavori di realizzazione architettonica che si conclusero nel 1561, in occasione delle nozze del duca Guglielmo con Eleonora d’Austria.

complessi ornamentali di Palazzo Ducale, esempi significativi di un gusto estremamente raffinato che si fonda sulla vivacità delle policromie e degli ornamenti aurei, nonché sulla ricchezza delle forme, dei materiali e dei motivi rappresentati, tratti soprattutto dal mondo naturalistico, come attesta la Sala della Mostra o dei Frutti, la Camera di Nettuno o del Pesce. Le dedicazioni delle camere si devono per lo più al poemetto in ottave del 1586 di Raffaello Toscano e alla pressoché contemporanea descrizione delle sale dello scienziato bolognese Ulisse Aldrovandi.

della Società Rocca 1794, gruppo Damiani Rocca. Interventi strutturali sono stati invece finanziati dallo Stato dopo il sisma del maggio 2012 per mettere in sicurezza la fabbrica giuliesca. Al piano terra della Rustica sono stati da poco recuperati due ambienti, di cui uno straordinario mostra la raffigurazione prospettica di un pergolato, con puttini intenti a vendemmiare, fra colonne tortili. Si tratta del lavoro di Cristoforo Sorte, che come scrive nelle sue Osservazioni della pittura (1580) è ispirato nella conduzione del tema da Giulio Romano. Gli ornati lussureggianti di questa sala sono le testimonianze più antiche delle pitture legate alla cultura cinquecentesca di Federico II.

8

Gli interni In origine la palazzina progettata da Giulio Romano doveva comprendere due appartamenti, l’Appartamento degli Stivali verso il cortile

Italiano

9

Appartamento della Mostra L’Appartamento della Mostra è costituito da cinque ambienti e da un camerino. Dalla parte del lago si trova la Camera di Bacco o delle Mensole, affacciata al prato della Mostra, e a seguire la Camera dei Mesi e la Camera di Apollo, ora scompartite da due colonne. Verso l’antica biblioteca gonzaghesca si trova la Camera di Giove.

Appartamento degli Stivali, attuale Sala delle Quattro Colonne L’Appartamento degli Stivali, cui si accede dal Giardino del Padiglione ora dei Semplici, doveva comprendere la Camera delle Maschere o delle Moresche; la Camera delle Aquile o Imperiale; la Camera delle Grottesche o degli Stivali, da cui la vulgata dell’Estivale con cui è anche conosciuto l’edificio della Rustica, e due camerini dalla parte delle scuderie ducali. Nella seconda metà del XVIII secolo i tre ambienti dai diversi ornati, vennero unificati in un’unica aula scompartita da quattro colonne, frutto di materiali di recupero, collegate da una serliana. La decorazione di queste sale mostrano una ridondanza di ornati con festoni floreali e di frutti che alludono alla fertilità del suolo governato dai signori Gonzaga.


La Rustica o Appartamento detto dell’Estivale La fabbrica Renata Casarin Vicedirettore ⁄ Deputy director Complesso Museale Palazzo Ducale di Mantova L’edificio denominato La Rustica fu progettato da Giulio Romano e venne in parte eretto tra il 1538 e il 1539 per volontà di Federico II Gonzaga. Situata di fronte al lago e appoggiata a quel tempo al circuito murario cittadino, la palazzina – in origine priva dell’attico – appariva del tutto isolata rispetto alle altre fabbriche gonzaghesche, quali il Castello di San Giorgio, la Domus Nova e la Corte Nuova, sorte tra la fine del XIV e i primi decenni del XVI secolo, non lontano dalla Corte Vecchia.

Gli interventi di decorazione degli ambienti, ancora in atto al momento della seconda visita di Giorgio Vasari a Mantova, nel 1566, furono con ogni probabilità ideati e coordinati dallo stesso Bertani che si avvalse di artisti quali Fermo Ghisoni, Lorenzo Costa e altri collaboratori. Le decorazioni delle volte di alcune stanze dell’appartamento, eseguite in parte in stucco, riccamente dipinte e un tempo anche dorate, sono da annoverarsi tra i più prestigiosi

delle Rimesse, l’Appartamento della Mostra verso l’omonima Galleria, decorati sotto la guida di Giovanni Battista Bertani. Gli ambienti sono stati dal 2012 al 2014 in gran parte interessati da un accurato intervento di restauro, grazie al generoso contributo della cordata di dieci club Rotary, capitanati dal Rotary Club Milano Fiera; del Leo Club, del Lions Andrea Mantegna e Lions Mantova Ducale; della Fondazione Atlante; della Fondazione Comunità Mantovana;

Il linguaggio di Giulio si ravvisa soprattutto sul lato esterno prospiciente il grande cortile della Cavallerizza o della Mostra. Gli elementi delle colonne tortili, degli archi ribassati, delle bugne in rilievo appaiono utilizzati con spregiudicata inventiva in un quadro architettonico che guarda in particolare al gioco delle sproporzioni, dei contrasti e della dinamica delle forme. Attenendosi a precedenti progetti giulieschi, l’architetto Giovanni Battista Bertani, nominato prefetto delle edificazioni gonzaghesche nel 1549, realizza le ali lunghe di collegamento tra i complessi di Corte Nuova e della Rustica dando regolare conformazione al cortile della Mostra. Inizialmente la Rustica fu poco utilizzata dai Gonzaga, in ragione forse del prolungarsi dei lavori di realizzazione architettonica che si conclusero nel 1561, in occasione delle nozze del duca Guglielmo con Eleonora d’Austria.

complessi ornamentali di Palazzo Ducale, esempi significativi di un gusto estremamente raffinato che si fonda sulla vivacità delle policromie e degli ornamenti aurei, nonché sulla ricchezza delle forme, dei materiali e dei motivi rappresentati, tratti soprattutto dal mondo naturalistico, come attesta la Sala della Mostra o dei Frutti, la Camera di Nettuno o del Pesce. Le dedicazioni delle camere si devono per lo più al poemetto in ottave del 1586 di Raffaello Toscano e alla pressoché contemporanea descrizione delle sale dello scienziato bolognese Ulisse Aldrovandi.

della Società Rocca 1794, gruppo Damiani Rocca. Interventi strutturali sono stati invece finanziati dallo Stato dopo il sisma del maggio 2012 per mettere in sicurezza la fabbrica giuliesca. Al piano terra della Rustica sono stati da poco recuperati due ambienti, di cui uno straordinario mostra la raffigurazione prospettica di un pergolato, con puttini intenti a vendemmiare, fra colonne tortili. Si tratta del lavoro di Cristoforo Sorte, che come scrive nelle sue Osservazioni della pittura (1580) è ispirato nella conduzione del tema da Giulio Romano. Gli ornati lussureggianti di questa sala sono le testimonianze più antiche delle pitture legate alla cultura cinquecentesca di Federico II.

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Gli interni In origine la palazzina progettata da Giulio Romano doveva comprendere due appartamenti, l’Appartamento degli Stivali verso il cortile

Italiano

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Appartamento della Mostra L’Appartamento della Mostra è costituito da cinque ambienti e da un camerino. Dalla parte del lago si trova la Camera di Bacco o delle Mensole, affacciata al prato della Mostra, e a seguire la Camera dei Mesi e la Camera di Apollo, ora scompartite da due colonne. Verso l’antica biblioteca gonzaghesca si trova la Camera di Giove.

Appartamento degli Stivali, attuale Sala delle Quattro Colonne L’Appartamento degli Stivali, cui si accede dal Giardino del Padiglione ora dei Semplici, doveva comprendere la Camera delle Maschere o delle Moresche; la Camera delle Aquile o Imperiale; la Camera delle Grottesche o degli Stivali, da cui la vulgata dell’Estivale con cui è anche conosciuto l’edificio della Rustica, e due camerini dalla parte delle scuderie ducali. Nella seconda metà del XVIII secolo i tre ambienti dai diversi ornati, vennero unificati in un’unica aula scompartita da quattro colonne, frutto di materiali di recupero, collegate da una serliana. La decorazione di queste sale mostrano una ridondanza di ornati con festoni floreali e di frutti che alludono alla fertilità del suolo governato dai signori Gonzaga.


La Rustica or Appartamento dell’Estivale The building

La Rustica was designed by Giulio Romano and partly constructed between 1538 and 1539 under Federico II Gonzaga. Situated opposite the lake and built at the time up against the city walls, the small palazzo was originally completely isolated from the other Gonzaga buildings including the San Giorgio Castle, the Domus Nova and Corte Nuova, built between the end of the 14th and the first decades of the 16th century, not far from Corte Vecchia. The style of Giulio Romano is particularly noticeable on the exterior

The interior decoration work, still ongoing at the time of Giorgio Vasari’s second visit to Mantua, in 1566, was probably masterminded and superintended by Bertani himself, who hired artists such as Fermo Ghisoni, Lorenzo Costa and other assistants. The vault decoration of some of the apartment rooms, part of which is in stucco, richly painted and once gilded as well, is some of the finest decoration at the Ducal Palace. It reveals an extremely refined taste based on the vibrancy of polychromes and golden ornaments,

decorated under the guidance of Giovanni Battista Bertani. Between 2012 and 2014 the rooms were carefully restored, thanks to the generous contribution of 10 Rotary Clubs, headed by the Rotary Club Milano Fiera; Leo Club, Lions Andrea Mantegna and Lions Mantova Ducale; Fondazione Atlante; Fondazione Comunità Mantovana; Società Rocca 1794, and the Damiani Rocca group. The structural work financed by public funding was carried out after the earthquake in May 2012, to ensure the safety of the building.

the lawn of the Cavallerizza or Mostra, its splendid fireplace was installed in 1714. This room is followed by the camere dei Mesi and Apollo, now separated by two columns. Near what was the Gonzaga library is the Camera di Giove.

overlooking the large cortile della Cavallerizza or della Mostra. Spiralling columns, lowered arches and rustication are used with daring inventiveness in an architectural framework characterized by a show of disproportions, contrast and dynamic forms. Keeping to the style of the earlier designs by Giulio, architect Giovanni Battista Bertani, appointed prefect of the Gonzaga works in 1549, built the long wings connecting Corte Nuova and la Rustica giving the courtyard of the Cavallerizza its regular shape. Initially la Rustica was little used by the Gonzaga, perhaps due to the protracted building work. It was only completed in 1561, in time for the wedding of Duke Guglielmo to Eleanor of Austria.

and on the wealth of forms, materials and motifs represented, drawn mainly from the natural world, as exemplified by the Sala della Mostra or the Camera di Nettuno or del Pesce. The room names mostly derive from a poem in octaves composed in 1586 by Raffaello Toscano and an almost contemporary description by Bolognese scientist Ulisse Aldrovandi.

On the ground floor of la Rustica two rooms have recently been restored, one of which shows a pergola in perspective with putti among spiral columns gathering in the harvest. The theme of this exceptional work by Cristoforo Sorte was, as he writes in his Osservazioni della pittura (1580), inspired by Giulio Romano. The lush decoration here is the oldest evidence of painting related to the Federico II’s 16th century refinement and learning.

now the Garden of Simples (botanical herbs), was to include the Camera delle Maschere or delle Moresche; the Camera delle Aquile or Imperiale; the Camera delle Grottesche or degli Stivali, hence the name Estivale (also the name given to la Rustica), and two small rooms on the ducal stables’ side. In the second half of the 18th century the three rooms with their different decorative schemes became a single room divided by four columns made from salvaged materials, and connected by a Serlian arch. The decoration of these rooms shows an abundance of floral garland and ruit decorations that symbolize the fertility of the soil ruled over by the Gonzaga lords.

10

The interiors Originally the small building designed by Giulio Romano was to contain two apartments, the Appartamento degli Stivali facing the cortile delle Scuderie Reali, and the Appartamento della Mostra facing the Gallery of the same name,

English

Appartamento della Mostra The Appartamento della Mostra has five large rooms and one small one. On the lake side is the Camera di Bacco or delle Mensole. Overlooking 11

Appartamento degli Stivali, now Sala delle Quattro Colonne The Appartamento degli Stivali, which is accessed from the Garden of the Pavilion,


La Rustica or Appartamento dell’Estivale The building

La Rustica was designed by Giulio Romano and partly constructed between 1538 and 1539 under Federico II Gonzaga. Situated opposite the lake and built at the time up against the city walls, the small palazzo was originally completely isolated from the other Gonzaga buildings including the San Giorgio Castle, the Domus Nova and Corte Nuova, built between the end of the 14th and the first decades of the 16th century, not far from Corte Vecchia. The style of Giulio Romano is particularly noticeable on the exterior

The interior decoration work, still ongoing at the time of Giorgio Vasari’s second visit to Mantua, in 1566, was probably masterminded and superintended by Bertani himself, who hired artists such as Fermo Ghisoni, Lorenzo Costa and other assistants. The vault decoration of some of the apartment rooms, part of which is in stucco, richly painted and once gilded as well, is some of the finest decoration at the Ducal Palace. It reveals an extremely refined taste based on the vibrancy of polychromes and golden ornaments,

decorated under the guidance of Giovanni Battista Bertani. Between 2012 and 2014 the rooms were carefully restored, thanks to the generous contribution of 10 Rotary Clubs, headed by the Rotary Club Milano Fiera; Leo Club, Lions Andrea Mantegna and Lions Mantova Ducale; Fondazione Atlante; Fondazione Comunità Mantovana; Società Rocca 1794, and the Damiani Rocca group. The structural work financed by public funding was carried out after the earthquake in May 2012, to ensure the safety of the building.

the lawn of the Cavallerizza or Mostra, its splendid fireplace was installed in 1714. This room is followed by the camere dei Mesi and Apollo, now separated by two columns. Near what was the Gonzaga library is the Camera di Giove.

overlooking the large cortile della Cavallerizza or della Mostra. Spiralling columns, lowered arches and rustication are used with daring inventiveness in an architectural framework characterized by a show of disproportions, contrast and dynamic forms. Keeping to the style of the earlier designs by Giulio, architect Giovanni Battista Bertani, appointed prefect of the Gonzaga works in 1549, built the long wings connecting Corte Nuova and la Rustica giving the courtyard of the Cavallerizza its regular shape. Initially la Rustica was little used by the Gonzaga, perhaps due to the protracted building work. It was only completed in 1561, in time for the wedding of Duke Guglielmo to Eleanor of Austria.

and on the wealth of forms, materials and motifs represented, drawn mainly from the natural world, as exemplified by the Sala della Mostra or the Camera di Nettuno or del Pesce. The room names mostly derive from a poem in octaves composed in 1586 by Raffaello Toscano and an almost contemporary description by Bolognese scientist Ulisse Aldrovandi.

On the ground floor of la Rustica two rooms have recently been restored, one of which shows a pergola in perspective with putti among spiral columns gathering in the harvest. The theme of this exceptional work by Cristoforo Sorte was, as he writes in his Osservazioni della pittura (1580), inspired by Giulio Romano. The lush decoration here is the oldest evidence of painting related to the Federico II’s 16th century refinement and learning.

now the Garden of Simples (botanical herbs), was to include the Camera delle Maschere or delle Moresche; the Camera delle Aquile or Imperiale; the Camera delle Grottesche or degli Stivali, hence the name Estivale (also the name given to la Rustica), and two small rooms on the ducal stables’ side. In the second half of the 18th century the three rooms with their different decorative schemes became a single room divided by four columns made from salvaged materials, and connected by a Serlian arch. The decoration of these rooms shows an abundance of floral garland and ruit decorations that symbolize the fertility of the soil ruled over by the Gonzaga lords.

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The interiors Originally the small building designed by Giulio Romano was to contain two apartments, the Appartamento degli Stivali facing the cortile delle Scuderie Reali, and the Appartamento della Mostra facing the Gallery of the same name,

English

Appartamento della Mostra The Appartamento della Mostra has five large rooms and one small one. On the lake side is the Camera di Bacco or delle Mensole. Overlooking 11

Appartamento degli Stivali, now Sala delle Quattro Colonne The Appartamento degli Stivali, which is accessed from the Garden of the Pavilion,


Altrove e quotidianità Marco Tonelli

“Abitare è essere ovunque a casa propria”: lo affermava e lo ha praticato a partire dal 1977 Ugo La Pietra, architetto, designer, editore, artista, il cui pensiero e le cui opere potevano forse sembrare decenni fa invenzioni di un eccentrico ipercreativo, ma che invece si sono rivelate lucide visioni della società a venire, oggi dispiegata interamente in quella che chiamiamo contemporaneità, con le sue idiosincrasie mass mediatiche, comunicazionali, transestetiche, tecnologiche, telematiche. Nello slogan di La Pietra è comunque sintetizzato tutto ciò che serve al nostro discorso: “abitare”, “essere”, “casa”. Sembra una progressione concettuale valida fin dal tempo dei nostri primitivi antenati, via via modulata attraverso le epoche per arrivare ai nostri giorni, con complesse implicazioni che trovano eco probabilmente in Martin Heidegger e Gaston Bachelard e nella filosofia dello spazio di natura fenomenologica o esistenziale. Tra la “contrada” di Heidegger e la poetica dello spazio di Bachelard si snoda l’insorgere dei nostri bisogni primari legati all’essere, all’esserci, allo stare in un luogo, all’appartenere a quel luogo, in tutte le loro declinazioni. L’antropologo che studia comportamenti e costumi di popolazioni extraoccidentali, quelle che almeno ancora è possibile ritenere incontaminate dalle nostre estasi estetiche e cadute morali, sa bene che decorazione e ornamento difficilmente presso quelle popolazioni possono definirsi “arte” (mancando spesso proprio il termine se non addirittura il concetto, come era del resto presso gli antichi greci). Ma per noi flâneur di musei, gallerie d’arte, collezioni private e pubbliche, frequentatori di case arredate con dipinti, sculture e oggetti di design, sembra quasi impensabile vivere senza aver consapevolezza o fare sfoggio di certe complesse e raffinate distinzioni, ibridazioni e intrecci. Abbiamo così oggetti di artigianato, altri di design, altri ancora legati al concetto del craft anglosassone (non proprio artigianato, non proprio design, non proprio oggetto d’arte), 12

e poi di arte applicata, per finire con fotografie (d’arte e non), sculture, quadri, installazioni ambientali, libri, libri d’arte e d’artista, borse, vestiti e scarpe griffate e non… Tutto ciò riguarda l’abitare contemporaneo (che è anche una sorta di vestire fisiologico) nel suo senso più ampio, al quale non facciamo più caso perché per noi è la condizione d’uso immediato, a meno di non ripensarlo nelle sue funzioni primarie o di delocalizzarlo dal suo spazio naturale ⁄ artificiale per ricollocarlo in un altrove. Questo altrove è il senso di Abitare Gonzaga: sia preso lo spazio del nostro quotidiano abitare e sia inserito in ambienti e dimore gonzaghesce, privi da secoli dei loro arredi e opere d’arte originari, eccettuati gli affreschi alle pareti e i decori dei soffitti. Il risultato non sarà quello di un cortocircuito temporale, ma di un processo di normalizzazione in un altro spazio: lo spazio della storia riprende i suoi ritmi, un tempo naturali, mentre quello del presente verifica la sua condizione abitativa. Si tratta forse di scambi e di impossibili convivenze. Proprio impossibili? Se è vero “abitare è essere ovunque a casa propria”, per noi diventa non solo questione di un ovunque, di una modalità di luogo insomma, ma di una condizione anche temporale. Gli inventari di arredi, monete, opere d’arte, argenti, mobilio dei Gonzaga, ci fanno capire cosa fossero questi oggetti e come fossero costituiti gli ambienti del loro vivere, ma non sempre, anzi raramente, ci indicano dove fossero conservati, in quali delle loro innumerevoli stanze delle varie dimore e palazzi mantovani. Tavoli, tappeti, letti, sculture, dipinti, cassoni, vasellame, che oggi ritroviamo sparsi in musei o depositi mantovani come anche in ogni museo o deposito di museo del mondo, hanno mantenuto la loro corporeità perdendo però ogni traccia della loro permanenza abitativa, se per abitare intendiamo appunto uno stare (ovunque e sempre) a casa propria. Abitare Gonzaga vuole ridare il senso di casa, intesa come spazio del vivere quotidiano, alla dimora storica proponendo uno scambio alla pari. Vuole sovvertire le regole e le consuetudini

Italiano

di logiche certamente corrette, ma, proprio per questo, abitudinarie e archivistiche: quelle di ricostruzioni storiche filologiche che ci fanno tornare indietro nel tempo, ma non ci possono aprire su quel tempo, su quell’altrove, privo ormai del passaggio di commerci e scambi quotidiani dell’abitare. Piuttosto, con Abitare Gonzaga si tratta di portare, attraverso la domesticità contemporanea, il tempo passato alla sua dimensione di ininterrotta attualità, facendolo rivivere come se oggi alcuni moderni Gonzaga riprendessero possesso dei loro spazi o non li avessero mai persi nel progredire del tempo. Non dobbiamo dimenticare che le opere d’arte, oltre agli oggetti di design ed arredo, sono esse stesse pensate secondo una scala abitativa proporzionata all’uomo vitruviano disegnato da Leonardo o al modulor di Le Corbusier, cioè una scala umana (i minimalisti americani come Barnett Newman, Carl Andre e Robert Morris avrebbero distinto tra size e scale, preferendo di gran lunga la seconda). Anche una scultura monumentale di Alexander Calder, di Richard Serra, di Anish Kapoor o i Vortici di Hidetoshi Nagasawa in Piazza Castello di Palazzo Ducale a Mantova, si rapportano ad uno spazio architettonico, funzionale ad un uso abitativo e d’uso e quindi proporzionato a quello del quotidiano di uomini e donne in carne ed ossa che lo attraversano, lo vivono, lo mettono in moto. Quindi, ogni opera d’arte, per simmetria, è prodotta pensando allo spazio (anche domestico) che dovrà occupare. La particolarità delle opere presentate in Abitare Gonzaga è che non si tratta di dipinti, sculture, oggetti provenienti dallo spazio non–quotidiano per eccellenza, quasi astratto, che è ad esempio un museo di arte moderna o contemporanea, ma per lo più da spazi privati e realmente vissuti, da abitazioni, da collocazioni dentro case e contesti del reale quotidiano mantovano e perciò queste opere, ricollocate in cornici ambientali di isole di design contemporaneo nelle sale storiche dell’Estivale di Palazzo Ducale, non fanno altro che trascinare la loro abitabilità in un’ulteriore ipotesi di nucleo abitativo. Questo presupposto è il cuore stesso di Abitare Gonzaga: non una 13

mostra, non un allestimento museale, ma un esperimento temporaneo dove una dimora storica, ambienti, oggetti e opere (d’arte e non) contemporanee instaurano una inedita relazione di reciproca abitabilità, trattandosi di elementi che non hanno perso il loro imprinting naturale e originario di spazio domestico, sia che si tratti di arte che di design che di semplici oggetti. Ecco allora che le opere di artisti che interagiscono con le isole abitative di designer creano un mosaico di relazioni e proposte che attivano nell’appartamento storico un altrove sotto i nostri occhi e i nostri passi, trasformandoci in visitatori del nostro tempo che osservano il presente attraverso un intreccio di simulacri, ipotesi, immagini, situazioni talmente reali e credibili da risultare quasi una provocazione surreale.

artisti: Fabrizio Plessi, Sergio Sermidi, Renzo Schirolli, Carlo Bonfà, Marcello Morandini, Alberto Biasi, Giovanni Jahier, Ferruccio Bolognesi, Gianni Bondavalli, Michael Marten, Maurizio Galimberti, Beatrice Pediconi, Gabriele Basilico, Arno Rafael Minkkinen, Luca Gilli, Shadi Ghadirian, Mehdi Monem, Pier Luigi Gibelli, Ferdinando Scianna, Max Huber, Luca Steiner, Lew Thomas, Mario De Biasi, Tom Baril, Gianni Berengo Gardin, Mario Lasalandra, Luca Campigotto, Howard Schatz, Mario Giacomelli, Kylie Woon, Giorgio Lotti, Francesco Radino, Mario Cresci, Darren Harvey–Regan, Jerry N. Uelsmann, Olivo Barbieri, Mimmo Jodice, Giorgio Maria Griffa, Aurelio Nordera, Angelo Mangiarotti, Franco Fontana, Fondazione Mangiarotti designer e aziende partner: Benedini Associati per Agape Angelo Mangiarotti per AgapeCasa Davide Groppi, Nicoletta Binello, Omar Carraglia, Enzo Calabrese, Alberto Zattin per Davide Groppi Giuseppe Bavuso per Rimadesio Benedini Associati per Key Cucine Matteo Brioni per Matteo Brioni Team creativo interno di Giovani Designer per Gentryportofino Giovanni Bianchi per Lubiam Benedini Associati per The Benedini Collection collezioni di: Renato Dal Cero, Pier Luigi Gibelli, Cesare Ponchiroli


Altrove e quotidianità Marco Tonelli

“Abitare è essere ovunque a casa propria”: lo affermava e lo ha praticato a partire dal 1977 Ugo La Pietra, architetto, designer, editore, artista, il cui pensiero e le cui opere potevano forse sembrare decenni fa invenzioni di un eccentrico ipercreativo, ma che invece si sono rivelate lucide visioni della società a venire, oggi dispiegata interamente in quella che chiamiamo contemporaneità, con le sue idiosincrasie mass mediatiche, comunicazionali, transestetiche, tecnologiche, telematiche. Nello slogan di La Pietra è comunque sintetizzato tutto ciò che serve al nostro discorso: “abitare”, “essere”, “casa”. Sembra una progressione concettuale valida fin dal tempo dei nostri primitivi antenati, via via modulata attraverso le epoche per arrivare ai nostri giorni, con complesse implicazioni che trovano eco probabilmente in Martin Heidegger e Gaston Bachelard e nella filosofia dello spazio di natura fenomenologica o esistenziale. Tra la “contrada” di Heidegger e la poetica dello spazio di Bachelard si snoda l’insorgere dei nostri bisogni primari legati all’essere, all’esserci, allo stare in un luogo, all’appartenere a quel luogo, in tutte le loro declinazioni. L’antropologo che studia comportamenti e costumi di popolazioni extraoccidentali, quelle che almeno ancora è possibile ritenere incontaminate dalle nostre estasi estetiche e cadute morali, sa bene che decorazione e ornamento difficilmente presso quelle popolazioni possono definirsi “arte” (mancando spesso proprio il termine se non addirittura il concetto, come era del resto presso gli antichi greci). Ma per noi flâneur di musei, gallerie d’arte, collezioni private e pubbliche, frequentatori di case arredate con dipinti, sculture e oggetti di design, sembra quasi impensabile vivere senza aver consapevolezza o fare sfoggio di certe complesse e raffinate distinzioni, ibridazioni e intrecci. Abbiamo così oggetti di artigianato, altri di design, altri ancora legati al concetto del craft anglosassone (non proprio artigianato, non proprio design, non proprio oggetto d’arte), 12

e poi di arte applicata, per finire con fotografie (d’arte e non), sculture, quadri, installazioni ambientali, libri, libri d’arte e d’artista, borse, vestiti e scarpe griffate e non… Tutto ciò riguarda l’abitare contemporaneo (che è anche una sorta di vestire fisiologico) nel suo senso più ampio, al quale non facciamo più caso perché per noi è la condizione d’uso immediato, a meno di non ripensarlo nelle sue funzioni primarie o di delocalizzarlo dal suo spazio naturale ⁄ artificiale per ricollocarlo in un altrove. Questo altrove è il senso di Abitare Gonzaga: sia preso lo spazio del nostro quotidiano abitare e sia inserito in ambienti e dimore gonzaghesce, privi da secoli dei loro arredi e opere d’arte originari, eccettuati gli affreschi alle pareti e i decori dei soffitti. Il risultato non sarà quello di un cortocircuito temporale, ma di un processo di normalizzazione in un altro spazio: lo spazio della storia riprende i suoi ritmi, un tempo naturali, mentre quello del presente verifica la sua condizione abitativa. Si tratta forse di scambi e di impossibili convivenze. Proprio impossibili? Se è vero “abitare è essere ovunque a casa propria”, per noi diventa non solo questione di un ovunque, di una modalità di luogo insomma, ma di una condizione anche temporale. Gli inventari di arredi, monete, opere d’arte, argenti, mobilio dei Gonzaga, ci fanno capire cosa fossero questi oggetti e come fossero costituiti gli ambienti del loro vivere, ma non sempre, anzi raramente, ci indicano dove fossero conservati, in quali delle loro innumerevoli stanze delle varie dimore e palazzi mantovani. Tavoli, tappeti, letti, sculture, dipinti, cassoni, vasellame, che oggi ritroviamo sparsi in musei o depositi mantovani come anche in ogni museo o deposito di museo del mondo, hanno mantenuto la loro corporeità perdendo però ogni traccia della loro permanenza abitativa, se per abitare intendiamo appunto uno stare (ovunque e sempre) a casa propria. Abitare Gonzaga vuole ridare il senso di casa, intesa come spazio del vivere quotidiano, alla dimora storica proponendo uno scambio alla pari. Vuole sovvertire le regole e le consuetudini

Italiano

di logiche certamente corrette, ma, proprio per questo, abitudinarie e archivistiche: quelle di ricostruzioni storiche filologiche che ci fanno tornare indietro nel tempo, ma non ci possono aprire su quel tempo, su quell’altrove, privo ormai del passaggio di commerci e scambi quotidiani dell’abitare. Piuttosto, con Abitare Gonzaga si tratta di portare, attraverso la domesticità contemporanea, il tempo passato alla sua dimensione di ininterrotta attualità, facendolo rivivere come se oggi alcuni moderni Gonzaga riprendessero possesso dei loro spazi o non li avessero mai persi nel progredire del tempo. Non dobbiamo dimenticare che le opere d’arte, oltre agli oggetti di design ed arredo, sono esse stesse pensate secondo una scala abitativa proporzionata all’uomo vitruviano disegnato da Leonardo o al modulor di Le Corbusier, cioè una scala umana (i minimalisti americani come Barnett Newman, Carl Andre e Robert Morris avrebbero distinto tra size e scale, preferendo di gran lunga la seconda). Anche una scultura monumentale di Alexander Calder, di Richard Serra, di Anish Kapoor o i Vortici di Hidetoshi Nagasawa in Piazza Castello di Palazzo Ducale a Mantova, si rapportano ad uno spazio architettonico, funzionale ad un uso abitativo e d’uso e quindi proporzionato a quello del quotidiano di uomini e donne in carne ed ossa che lo attraversano, lo vivono, lo mettono in moto. Quindi, ogni opera d’arte, per simmetria, è prodotta pensando allo spazio (anche domestico) che dovrà occupare. La particolarità delle opere presentate in Abitare Gonzaga è che non si tratta di dipinti, sculture, oggetti provenienti dallo spazio non–quotidiano per eccellenza, quasi astratto, che è ad esempio un museo di arte moderna o contemporanea, ma per lo più da spazi privati e realmente vissuti, da abitazioni, da collocazioni dentro case e contesti del reale quotidiano mantovano e perciò queste opere, ricollocate in cornici ambientali di isole di design contemporaneo nelle sale storiche dell’Estivale di Palazzo Ducale, non fanno altro che trascinare la loro abitabilità in un’ulteriore ipotesi di nucleo abitativo. Questo presupposto è il cuore stesso di Abitare Gonzaga: non una 13

mostra, non un allestimento museale, ma un esperimento temporaneo dove una dimora storica, ambienti, oggetti e opere (d’arte e non) contemporanee instaurano una inedita relazione di reciproca abitabilità, trattandosi di elementi che non hanno perso il loro imprinting naturale e originario di spazio domestico, sia che si tratti di arte che di design che di semplici oggetti. Ecco allora che le opere di artisti che interagiscono con le isole abitative di designer creano un mosaico di relazioni e proposte che attivano nell’appartamento storico un altrove sotto i nostri occhi e i nostri passi, trasformandoci in visitatori del nostro tempo che osservano il presente attraverso un intreccio di simulacri, ipotesi, immagini, situazioni talmente reali e credibili da risultare quasi una provocazione surreale.

artisti: Fabrizio Plessi, Sergio Sermidi, Renzo Schirolli, Carlo Bonfà, Marcello Morandini, Alberto Biasi, Giovanni Jahier, Ferruccio Bolognesi, Gianni Bondavalli, Michael Marten, Maurizio Galimberti, Beatrice Pediconi, Gabriele Basilico, Arno Rafael Minkkinen, Luca Gilli, Shadi Ghadirian, Mehdi Monem, Pier Luigi Gibelli, Ferdinando Scianna, Max Huber, Luca Steiner, Lew Thomas, Mario De Biasi, Tom Baril, Gianni Berengo Gardin, Mario Lasalandra, Luca Campigotto, Howard Schatz, Mario Giacomelli, Kylie Woon, Giorgio Lotti, Francesco Radino, Mario Cresci, Darren Harvey–Regan, Jerry N. Uelsmann, Olivo Barbieri, Mimmo Jodice, Giorgio Maria Griffa, Aurelio Nordera, Angelo Mangiarotti, Franco Fontana, Fondazione Mangiarotti designer e aziende partner: Benedini Associati per Agape Angelo Mangiarotti per AgapeCasa Davide Groppi, Nicoletta Binello, Omar Carraglia, Enzo Calabrese, Alberto Zattin per Davide Groppi Giuseppe Bavuso per Rimadesio Benedini Associati per Key Cucine Matteo Brioni per Matteo Brioni Team creativo interno di Giovani Designer per Gentryportofino Giovanni Bianchi per Lubiam Benedini Associati per The Benedini Collection collezioni di: Renato Dal Cero, Pier Luigi Gibelli, Cesare Ponchiroli


Elsewhere and everyday living

In 1977 Ugo La Pietra made the comment, “Living is being at home everywhere”. Architect, designer, publisher and artist, La Pietra’s thinking and work might, various decades ago, have seemed little more than the inventions of a hyper–creative eccentric. Instead they have proved to be lucid visions of a future society, now fully put to use in what we today call modernity, with all its media, communicational, trans–aesthetic, technological and electronic idiosyncrasies. La Pietra’s slogan still summarizes everything needed for our discussion: “living”, “being”, and “home”. It would seem to be a valid progression, starting from the times of our primitive ancestors and gradually modulated through the ages to the present day, with complex implications that probably find echoes in Martin Heidegger and Gaston Bachelard and in the philosophy of phenomenological or existential space. Somewhere between the haunts of Heidegger and Bachelard’s poetics of space lies the onset of our fundamental need for being, being there, being in a place, belonging to that place, in all the various forms. The anthropologist who studies the behaviour and customs of non–western populations, at least those still uncontaminated by our aesthetic ecstasy and moral failings, knows that decoration and ornament among these peoples can hardly be called “art” (often simply because there is no such term or even concept, as was the case with the ancient Greeks). But for us habitués of museums, art galleries, private and public collections, visitors to homes decorated with paintings, sculptures and design objects, it seems almost unthinkable to live without any awareness of or without showing off certain complex and sophisticated distinctions, hybridizations and combinations. And so we have handicraft items, design items, items related to the Anglo–Saxon concept of craft (not exactly crafts, not exactly design, not exactly art objects), and then applied art, and finally photography (art and otherwise), sculptures, paintings, installations, books, 14

art books and artist’s books, bags, clothes, designer shoes and ordinary shoes ... All this concerns contemporary living (which is also a kind of physiological dressing) in its broadest sense, which we no longer take any notice of because of its immediate use. But what if we were to reconsider its primary functions or delocalize it from its natural ∕ artificial space to place it ‘elsewhere’? This elsewhere is the very point of Abitare Gonzaga: taking our daily living space and relocating it in the Gonzaga houses and rooms, devoid for centuries of their furnishings and original works of art, with the exception of the frescoes on the walls and the ceiling decorations. The result is not that of a temporal short–circuit, but rather of a process of normalization in another space: the space of history takes up its once–natural rhythms again, while that of the present examines its own situation. Impossible exchanges and partnerships. Completely impossible? If it is true that “living is being at home everywhere”, for us it becomes not only a matter of everywhere, the way of a place, but also a temporal condition. Through the inventories of the furnishings, coins, works of art, silver, and furniture of the Gonzaga, we understand what these objects were and what was in the rooms, but not always, indeed rarely, do we learn where they were kept; to which of the innumerable rooms of their various Mantuan palazzi they were designated. The tables, carpets, beds, sculptures, paintings, chests and pottery we find scattered in Mantuan museums or storerooms, like any museum or museum storage facilities in the world, have kept their physicality but lost all trace of their setting in the home, in the sense of being (anywhere and always) at home. The purpose of Abitare Gonzaga is to restore a sensation of home, in the sense of a space for everyday living, to a historic house, by offering an equal exchange. The aim is to subvert the rules and the (and nobody is arguing) usual but repetitive and traditional canons of

English

philological historical reconstructions that do take us back in time, but cannot open up that time, that elsewhere, devoid now of all commercial and daily exchange. Abitare Gonzaga seeks through contemporary living to shift the past into a dimension of uninterrupted modernity, as if some members of a modern Gonzaga family had taken possession of their home again or had never lost it in the past. After all we should not forget that works of art, as well as design objects and furniture, are themselves designed according a scale of anthropometric proportions such as those of Leonardo’s Vitruvian man or Le Corbusier’s Modulor (the American minimalists such as Barnett Newman, Carl Andre and Robert Morris would have distinguished between size and scale, preferring by far the second). Even a monumental sculpture by Alexander Calder, Richard Serra, Anish Kapoor or the Vortices by Hidetoshi Nagasawa in Piazza Castello at the Ducal Palace in Mantua, relate to an architectural space to be lived in and are therefore proportionate to that of the daily life of the men and women passing through that space, living it, and setting it in motion. Every work of art, for the sake of symmetry, is produced considering the space (even the domestic space) it will occupy. The difference with the works that appear in Abitare Gonzaga is that it is not about paintings, sculptures or objects coming from what is – par excellence – not daily space at all or space that is almost abstract – a museum of modern or contemporary art, for example. Instead it concerns works brought here mostly from private spaces that are actually lived in – houses and locations in everyday Mantua. Therefore these works, relocated to the context of the contemporary design islands at the Estivale in the historical rooms of Palazzo Ducale, are simply transferring their domesticity to a new idea of home. This is the bottom line of Abitare Gonzaga: not an exhibition, not a museum display but a temporary experiment where a historic home and its rooms, and contemporary objects and pieces (of art 15

and otherwise) establish an unprecedented relationship of mutual habitability, being as they are items that have not lost their natural imprinting of belonging to the domestic space, whether they are art, design or simple objects. The works of artists interacting with the designer living islands have created a mosaic of relationships and ideas that set off in the historical apartments an ‘elsewhere’ before our very eyes, turning us into visitors to our times seeing the present through a series of representations, ideas, images, and such real and credible situations as to be almost surreal.

artists: Fabrizio Plessi, Sergio Sermidi, Renzo Schirolli, Carlo Bonfà, Marcello Morandini, Alberto Biasi, Giovanni Jahier, Ferruccio Bolognesi, Gianni Bondavalli, Michael Marten, Maurizio Galimberti, Beatrice Pediconi, Gabriele Basilico, Arno Rafael Minkkinen, Luca Gilli, Shadi Ghadirian, Mehdi Monem, Pier Luigi Gibelli, Ferdinando Scianna, Max Huber, Luca Steiner, Lew Thomas, Mario De Biasi, Tom Baril, Gianni Berengo Gardin, Mario Lasalandra, Luca Campigotto, Howard Schatz, Mario Giacomelli, Kylie Woon, Giorgio Lotti, Francesco Radino, Mario Cresci, Darren Harvey–Regan, Jerry N. Uelsmann, Olivo Barbieri, Mimmo Jodice, Giorgio Maria Griffa, Aurelio Nordera, Angelo Mangiarotti, Franco Fontana, Fondazione Mangiarotti designers and companies: Benedini Associati for Agape Angelo Mangiarotti for AgapeCasa Davide Groppi, Nicoletta Binello, Omar Carraglia, Enzo Calabrese, Alberto Zattin for Davide Groppi Giuseppe Bavuso for Rimadesio Benedini Associati for Key Cucine Matteo Brioni for Matteo Brioni Interior creative team of Young Designers for Gentryportofino Giovanni Bianchi for Lubiam Benedini Associati for The Benedini Collection collections by: Renato Dal Cero, Pier Luigi Gibelli, Cesare Ponchiroli


Elsewhere and everyday living

In 1977 Ugo La Pietra made the comment, “Living is being at home everywhere”. Architect, designer, publisher and artist, La Pietra’s thinking and work might, various decades ago, have seemed little more than the inventions of a hyper–creative eccentric. Instead they have proved to be lucid visions of a future society, now fully put to use in what we today call modernity, with all its media, communicational, trans–aesthetic, technological and electronic idiosyncrasies. La Pietra’s slogan still summarizes everything needed for our discussion: “living”, “being”, and “home”. It would seem to be a valid progression, starting from the times of our primitive ancestors and gradually modulated through the ages to the present day, with complex implications that probably find echoes in Martin Heidegger and Gaston Bachelard and in the philosophy of phenomenological or existential space. Somewhere between the haunts of Heidegger and Bachelard’s poetics of space lies the onset of our fundamental need for being, being there, being in a place, belonging to that place, in all the various forms. The anthropologist who studies the behaviour and customs of non–western populations, at least those still uncontaminated by our aesthetic ecstasy and moral failings, knows that decoration and ornament among these peoples can hardly be called “art” (often simply because there is no such term or even concept, as was the case with the ancient Greeks). But for us habitués of museums, art galleries, private and public collections, visitors to homes decorated with paintings, sculptures and design objects, it seems almost unthinkable to live without any awareness of or without showing off certain complex and sophisticated distinctions, hybridizations and combinations. And so we have handicraft items, design items, items related to the Anglo–Saxon concept of craft (not exactly crafts, not exactly design, not exactly art objects), and then applied art, and finally photography (art and otherwise), sculptures, paintings, installations, books, 14

art books and artist’s books, bags, clothes, designer shoes and ordinary shoes ... All this concerns contemporary living (which is also a kind of physiological dressing) in its broadest sense, which we no longer take any notice of because of its immediate use. But what if we were to reconsider its primary functions or delocalize it from its natural ∕ artificial space to place it ‘elsewhere’? This elsewhere is the very point of Abitare Gonzaga: taking our daily living space and relocating it in the Gonzaga houses and rooms, devoid for centuries of their furnishings and original works of art, with the exception of the frescoes on the walls and the ceiling decorations. The result is not that of a temporal short–circuit, but rather of a process of normalization in another space: the space of history takes up its once–natural rhythms again, while that of the present examines its own situation. Impossible exchanges and partnerships. Completely impossible? If it is true that “living is being at home everywhere”, for us it becomes not only a matter of everywhere, the way of a place, but also a temporal condition. Through the inventories of the furnishings, coins, works of art, silver, and furniture of the Gonzaga, we understand what these objects were and what was in the rooms, but not always, indeed rarely, do we learn where they were kept; to which of the innumerable rooms of their various Mantuan palazzi they were designated. The tables, carpets, beds, sculptures, paintings, chests and pottery we find scattered in Mantuan museums or storerooms, like any museum or museum storage facilities in the world, have kept their physicality but lost all trace of their setting in the home, in the sense of being (anywhere and always) at home. The purpose of Abitare Gonzaga is to restore a sensation of home, in the sense of a space for everyday living, to a historic house, by offering an equal exchange. The aim is to subvert the rules and the (and nobody is arguing) usual but repetitive and traditional canons of

English

philological historical reconstructions that do take us back in time, but cannot open up that time, that elsewhere, devoid now of all commercial and daily exchange. Abitare Gonzaga seeks through contemporary living to shift the past into a dimension of uninterrupted modernity, as if some members of a modern Gonzaga family had taken possession of their home again or had never lost it in the past. After all we should not forget that works of art, as well as design objects and furniture, are themselves designed according a scale of anthropometric proportions such as those of Leonardo’s Vitruvian man or Le Corbusier’s Modulor (the American minimalists such as Barnett Newman, Carl Andre and Robert Morris would have distinguished between size and scale, preferring by far the second). Even a monumental sculpture by Alexander Calder, Richard Serra, Anish Kapoor or the Vortices by Hidetoshi Nagasawa in Piazza Castello at the Ducal Palace in Mantua, relate to an architectural space to be lived in and are therefore proportionate to that of the daily life of the men and women passing through that space, living it, and setting it in motion. Every work of art, for the sake of symmetry, is produced considering the space (even the domestic space) it will occupy. The difference with the works that appear in Abitare Gonzaga is that it is not about paintings, sculptures or objects coming from what is – par excellence – not daily space at all or space that is almost abstract – a museum of modern or contemporary art, for example. Instead it concerns works brought here mostly from private spaces that are actually lived in – houses and locations in everyday Mantua. Therefore these works, relocated to the context of the contemporary design islands at the Estivale in the historical rooms of Palazzo Ducale, are simply transferring their domesticity to a new idea of home. This is the bottom line of Abitare Gonzaga: not an exhibition, not a museum display but a temporary experiment where a historic home and its rooms, and contemporary objects and pieces (of art 15

and otherwise) establish an unprecedented relationship of mutual habitability, being as they are items that have not lost their natural imprinting of belonging to the domestic space, whether they are art, design or simple objects. The works of artists interacting with the designer living islands have created a mosaic of relationships and ideas that set off in the historical apartments an ‘elsewhere’ before our very eyes, turning us into visitors to our times seeing the present through a series of representations, ideas, images, and such real and credible situations as to be almost surreal.

artists: Fabrizio Plessi, Sergio Sermidi, Renzo Schirolli, Carlo Bonfà, Marcello Morandini, Alberto Biasi, Giovanni Jahier, Ferruccio Bolognesi, Gianni Bondavalli, Michael Marten, Maurizio Galimberti, Beatrice Pediconi, Gabriele Basilico, Arno Rafael Minkkinen, Luca Gilli, Shadi Ghadirian, Mehdi Monem, Pier Luigi Gibelli, Ferdinando Scianna, Max Huber, Luca Steiner, Lew Thomas, Mario De Biasi, Tom Baril, Gianni Berengo Gardin, Mario Lasalandra, Luca Campigotto, Howard Schatz, Mario Giacomelli, Kylie Woon, Giorgio Lotti, Francesco Radino, Mario Cresci, Darren Harvey–Regan, Jerry N. Uelsmann, Olivo Barbieri, Mimmo Jodice, Giorgio Maria Griffa, Aurelio Nordera, Angelo Mangiarotti, Franco Fontana, Fondazione Mangiarotti designers and companies: Benedini Associati for Agape Angelo Mangiarotti for AgapeCasa Davide Groppi, Nicoletta Binello, Omar Carraglia, Enzo Calabrese, Alberto Zattin for Davide Groppi Giuseppe Bavuso for Rimadesio Benedini Associati for Key Cucine Matteo Brioni for Matteo Brioni Interior creative team of Young Designers for Gentryportofino Giovanni Bianchi for Lubiam Benedini Associati for The Benedini Collection collections by: Renato Dal Cero, Pier Luigi Gibelli, Cesare Ponchiroli


Abitare Gonzaga 2016

Map

Legend

E Camera delle Maschere o delle Moresche

B Sala della Mostra o dei Frutti

C Camera delle Grottesche o degli Stivali

G Camera dei Mesi

Bookshop H Camera di Apollo

I Camera di Giove

A Sala di Nettuno o del Pesce

L Camerino di Orfeo

In En g re tra s so nc e

Sala delle Due Colonne

D Camera delle Aquile o Imperiale

Sala delle Quattro Colonne

F Camera di Bacco o delle Mensole

A Sala di Nettuno o del Pesce: Agape, AgapeCasa, Davide Groppi, Rimadesio, Bookshop. B Sala della Mostra o dei Frutti: Amini Carpets, Davide Groppi, Rimadesio, The Benedini Collection. C Camera delle Grottesche o degli Stivali: AgapeCasa, Davide Groppi, Key Cucine, Matteo Brioni. D Camera delle Aquile o Imperiale: AgapeCasa, Amini Carpets, Davide Groppi. E Camera delle Maschere o delle Moresche: AgapeCasa, Amini Carpets, Davide Groppi.

16

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F Camera di Bacco o delle Mensole: AgapeCasa, Amini Carpets, Davide Groppi, Gentryportofino, Rimadesio, The Benedini Collection. G Camera dei Mesi: AgapeCasa, Davide Groppi. H Camera di Apollo: Lubiam, Rimadesio, The Benedini Collection. I Camera di Giove: Davide Groppi, Gentryportofino, Lubiam, Rimadesio, The Benedini Collection. L Camerino di Orfeo: Agape, AgapeCasa, Davide Groppi, Gentryportofino.


Abitare Gonzaga 2016

Map

Legend

E Camera delle Maschere o delle Moresche

B Sala della Mostra o dei Frutti

C Camera delle Grottesche o degli Stivali

G Camera dei Mesi

Bookshop H Camera di Apollo

I Camera di Giove

A Sala di Nettuno o del Pesce

L Camerino di Orfeo

In En g re tra s so nc e

Sala delle Due Colonne

D Camera delle Aquile o Imperiale

Sala delle Quattro Colonne

F Camera di Bacco o delle Mensole

A Sala di Nettuno o del Pesce: Agape, AgapeCasa, Davide Groppi, Rimadesio, Bookshop. B Sala della Mostra o dei Frutti: Amini Carpets, Davide Groppi, Rimadesio, The Benedini Collection. C Camera delle Grottesche o degli Stivali: AgapeCasa, Davide Groppi, Key Cucine, Matteo Brioni. D Camera delle Aquile o Imperiale: AgapeCasa, Amini Carpets, Davide Groppi. E Camera delle Maschere o delle Moresche: AgapeCasa, Amini Carpets, Davide Groppi.

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F Camera di Bacco o delle Mensole: AgapeCasa, Amini Carpets, Davide Groppi, Gentryportofino, Rimadesio, The Benedini Collection. G Camera dei Mesi: AgapeCasa, Davide Groppi. H Camera di Apollo: Lubiam, Rimadesio, The Benedini Collection. I Camera di Giove: Davide Groppi, Gentryportofino, Lubiam, Rimadesio, The Benedini Collection. L Camerino di Orfeo: Agape, AgapeCasa, Davide Groppi, Gentryportofino.


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Sala di Nettuno o del Pesce

A

11 2

10 3

Bookshop 9

Situata nella palazzina della Rustica, edificata da Giulio Romano, la sontuosa sala decorata da Lorenzo Costa il Giovane, come ricorda il naturalista Ulisse Aldrovandi, presenta negli angoli figure di Tritoni, cavalli marini, insieme a Nettuno che impugna il tridente raffigurato nel lato orientale verso la finestra. La presenza in spazi triangolari, delimitati da conchiglie e festoni di stucco, di pesci, crostacei, conchiglie, uccelli acquatici e vegetazione, ha dato al prezioso ambiente il nome di Camera dei Pesci. Intitolata ufficialmente a Nettuno, la stanza celebra le trasformazioni e gli amori del dio del mare, il mito adombra la possanza della divinità e la fertilità che viene alla terra dal dio dei flutti. Le meravigliose incrostazioni e i ricchi ornati della sala su disegno di Giovan Battista Bertani, dove trionfano la flora e la fauna acquatiche, dipinti con straordinaria verosimiglianza tanto da distinguerne le speci, sono arricchiti da conchiglie in stucco entro cui sono inseriti i frutti della terra a simboleggiare la totalità dell’esistente. L’acqua è quindi ancora una volta sorgente di vita e elemento primario per la sussistenza di un microcosmo regolato dalla conoscenza delle sue leggi da parte dei signori Gonzaga. Nella stanza è presente il camino posto in sito durante i restauri del Novecento di Clinio Cottafavi, in sostituzione di quello meraviglioso in forma di serpe avvolta, in marmo rosso di Verona, levato nel 1817 e di cui parla Ulisse Aldrovandi nel suo poemetto. 20

Located in the small Giulio Romano building of la Rustica, the corners of the magnificent room decorated by Lorenzo Costa the Younger, as naturalist Ulisse Aldrovandi reminds us, are decorated with figures of tritons and sea horses, together with Neptune clutching his trident on the east side near the window. The triangular spaces, surrounded by shells and festoons in stucco, fish, shellfish, water birds and vegetation, have often caused this room to be known as Sala del Pesce. Officially dedicated to the sea god Neptune, it celebrates his transformations and loves. Once again the scenes allude to his might and the fertility that arrives on earth through him. The wonderful ornamentation of the room, designed by Giovan Battista Bertani, with its triumph of aquatic flora and fauna is painted with such extraordinary realism that the species are easily identifiable. The decoration is further enriched by stucco shells within which the fruits of the earth are inserted, to symbolize the totality of existence. Once again water is the source of life and the primary component in a microcosm governed thanks to the Gonzaga’s clever understanding of its laws. The room has a fireplace added by Clinio Cottafavi during twentieth century restoration. It replaced the magnificent coiled snake–shaped one in red Verona marble mentioned by Ulisse Aldrovandi in his poem. The earlier fireplace was removed in 1817.

4

8 5

1

7

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Agape 6 AgapeCasa 1, 7, 10 Davide Groppi 2, 4, 9, 11 Rimadesio 3, 5, 8 21


Sala di Nettuno o del Pesce

A

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Bookshop 9

Situata nella palazzina della Rustica, edificata da Giulio Romano, la sontuosa sala decorata da Lorenzo Costa il Giovane, come ricorda il naturalista Ulisse Aldrovandi, presenta negli angoli figure di Tritoni, cavalli marini, insieme a Nettuno che impugna il tridente raffigurato nel lato orientale verso la finestra. La presenza in spazi triangolari, delimitati da conchiglie e festoni di stucco, di pesci, crostacei, conchiglie, uccelli acquatici e vegetazione, ha dato al prezioso ambiente il nome di Camera dei Pesci. Intitolata ufficialmente a Nettuno, la stanza celebra le trasformazioni e gli amori del dio del mare, il mito adombra la possanza della divinità e la fertilità che viene alla terra dal dio dei flutti. Le meravigliose incrostazioni e i ricchi ornati della sala su disegno di Giovan Battista Bertani, dove trionfano la flora e la fauna acquatiche, dipinti con straordinaria verosimiglianza tanto da distinguerne le speci, sono arricchiti da conchiglie in stucco entro cui sono inseriti i frutti della terra a simboleggiare la totalità dell’esistente. L’acqua è quindi ancora una volta sorgente di vita e elemento primario per la sussistenza di un microcosmo regolato dalla conoscenza delle sue leggi da parte dei signori Gonzaga. Nella stanza è presente il camino posto in sito durante i restauri del Novecento di Clinio Cottafavi, in sostituzione di quello meraviglioso in forma di serpe avvolta, in marmo rosso di Verona, levato nel 1817 e di cui parla Ulisse Aldrovandi nel suo poemetto. 20

Located in the small Giulio Romano building of la Rustica, the corners of the magnificent room decorated by Lorenzo Costa the Younger, as naturalist Ulisse Aldrovandi reminds us, are decorated with figures of tritons and sea horses, together with Neptune clutching his trident on the east side near the window. The triangular spaces, surrounded by shells and festoons in stucco, fish, shellfish, water birds and vegetation, have often caused this room to be known as Sala del Pesce. Officially dedicated to the sea god Neptune, it celebrates his transformations and loves. Once again the scenes allude to his might and the fertility that arrives on earth through him. The wonderful ornamentation of the room, designed by Giovan Battista Bertani, with its triumph of aquatic flora and fauna is painted with such extraordinary realism that the species are easily identifiable. The decoration is further enriched by stucco shells within which the fruits of the earth are inserted, to symbolize the totality of existence. Once again water is the source of life and the primary component in a microcosm governed thanks to the Gonzaga’s clever understanding of its laws. The room has a fireplace added by Clinio Cottafavi during twentieth century restoration. It replaced the magnificent coiled snake–shaped one in red Verona marble mentioned by Ulisse Aldrovandi in his poem. The earlier fireplace was removed in 1817.

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Agape 6 AgapeCasa 1, 7, 10 Davide Groppi 2, 4, 9, 11 Rimadesio 3, 5, 8 21


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Sala della Mostra o dei Frutti

B

9 8

7

6

5 4

La sala è chiamata erroneamente anche dei Frutti. I temi iconografici alludono alla mitica fondazione della città, e saranno ripresi poi nella Sala di Manto. Infatti, in partiture ottagonali ea cartelle sono compresi episodi e figure mitiche, Tiresia, Manto, Ocno, riferite alla leggenda della fondazione di Mantova. Sul lato opposto, a partire da sinistra, sono rappresentate le costruzioni delle medievali porte Leona, Pradella e Mulina, quest’ultima con il lungo ponte coperto sui laghi. Sempre in stretta attinenza alla storia della città, nelle nicchie furono pure dipinti importanti personaggi, tra i quali, grazie alle scritte, si possono riconoscere le figure di Pinamonte Bonacolsi, uno dei principali rinnovatori dell’edilizia urbana in periodo medievale, e il poeta e cavaliere Sordello da Goito, tra i più illustri esponenti della cultura letteraria dell’epoca trobadorica. Si intuisce così che il programma figurativo intendeva nobilitare e esaltare il buono e florido governo dei Gonzaga, quali diretti discendenti dall’indovina greca Manto e di suo figlio Ocno, fondatore della città di Mantova. 26

The room is mistakenly called Sala dei Frutti. The iconography refers instead to the legendary origins of the city and reappears in the Sala di Manto. In octagonal compartments and scrolls are episodes and mythical figures, Tiresias, Manto and Ocnus, referring to the legend. On the opposite side, from left, are shown the medieval gates Leona, Pradella and Mulina, the latter with its long covered bridge over the lakes. Always closely related to the history of the city, the niches contained important painted figures, among whom, thanks to the writing below, we are able to identify Pinamonte Bonacolsi, one of the main contributors to building renewal in the medieval period, and poet and knight Sordello of Goito, among the most distinguished exponents of the troubadour era. Clearly, the figurative scheme sought to ennoble and exalt the good and prosperous government of the Gonzaga, as direct descendants of the Greek soothsayer Manto and her son Ocnus, founder of the city of Mantua.

3

2

1

Amini Carpets Davide Groppi Rimadesio The Benedini Collection 27

5 1, 4, 8 2, 6, 9 3,7


Sala della Mostra o dei Frutti

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La sala è chiamata erroneamente anche dei Frutti. I temi iconografici alludono alla mitica fondazione della città, e saranno ripresi poi nella Sala di Manto. Infatti, in partiture ottagonali ea cartelle sono compresi episodi e figure mitiche, Tiresia, Manto, Ocno, riferite alla leggenda della fondazione di Mantova. Sul lato opposto, a partire da sinistra, sono rappresentate le costruzioni delle medievali porte Leona, Pradella e Mulina, quest’ultima con il lungo ponte coperto sui laghi. Sempre in stretta attinenza alla storia della città, nelle nicchie furono pure dipinti importanti personaggi, tra i quali, grazie alle scritte, si possono riconoscere le figure di Pinamonte Bonacolsi, uno dei principali rinnovatori dell’edilizia urbana in periodo medievale, e il poeta e cavaliere Sordello da Goito, tra i più illustri esponenti della cultura letteraria dell’epoca trobadorica. Si intuisce così che il programma figurativo intendeva nobilitare e esaltare il buono e florido governo dei Gonzaga, quali diretti discendenti dall’indovina greca Manto e di suo figlio Ocno, fondatore della città di Mantova. 26

The room is mistakenly called Sala dei Frutti. The iconography refers instead to the legendary origins of the city and reappears in the Sala di Manto. In octagonal compartments and scrolls are episodes and mythical figures, Tiresias, Manto and Ocnus, referring to the legend. On the opposite side, from left, are shown the medieval gates Leona, Pradella and Mulina, the latter with its long covered bridge over the lakes. Always closely related to the history of the city, the niches contained important painted figures, among whom, thanks to the writing below, we are able to identify Pinamonte Bonacolsi, one of the main contributors to building renewal in the medieval period, and poet and knight Sordello of Goito, among the most distinguished exponents of the troubadour era. Clearly, the figurative scheme sought to ennoble and exalt the good and prosperous government of the Gonzaga, as direct descendants of the Greek soothsayer Manto and her son Ocnus, founder of the city of Mantua.

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Amini Carpets Davide Groppi Rimadesio The Benedini Collection 27

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Sala delle Quattro Colonne: Camera delle Grottesche o degli Stivali, Camera delle Aquile o Imperiale, Camera delle Maschere o delle Moresche

C D E

9 8

7

6

Questo vasto ambiente, frutto dell’unione di più stanze ora contigue, presenta nella Camera delle Maschere, o delle Moresche, prospiciente il lago, una fastosa decorazione di carattere naturalistico, che si sviluppa oltre che nel fregio, nelle lunette della volta in forma di girali fitomorfi a monocromo. I racemi si dipartono dallo stemma della casata, sino a inquadrare due medaglioni con profili virili sul fondo di un finto mosaico dorato. Agli angoli si aprono delle cortine con tabelle che inquadrano quanto resta di un ornato con putti mascherati danzanti a simboleggiare la fertilità, l’abbondanza della terra dominata dai Gonzaga, il cui suolo fecondo inneggia alla gioia e al gioco liberatorio, in uno spazio senza tempo. Il medesimo tema compare nella centrale Camera delle Aquile o Imperiale, la volta è arabescata da fiori dalle stilizzate corolle e verzura in forma di volutelle iscritte in partiture quadrangolari, a fingere un padiglione coperto da canne palustri. Ne deriva una suggestione di leggera aurea campestre, che forse in origine doveva dialogare per contrasto con la terza sala, detta Camera delle Grottesche o degli Stivali, popolata di figure a grottesca fra nervose e robuste volute accoppiate. 36

In this large space, made up of several rooms put together, the Camera delle Maschere, or delle Moresche, overlooking the lake, has lavish decoration showing natural elements both in the frieze and in the lunettes of the vault with their monochrome plant volutes. Racemes branching off from the family coat of arms rise up to frame two medallions with male profiles on a background of imitation gold mosaic. In the corners are curtains that open on to what remains of decoration showing masked dancing putti symbolizing the fertility and abundance of the lands dominated by the Gonzaga. The same theme appears in the central Camera delle Aquile or Imperiale, where the vault is adorned with flowers with stylized blooms and volutes of greenery set within quadrangular panels, in imitation of a pavilion covered with reeds. Suggestive of resplendent countryside, the scheme may originally have been devised to contrast with the third room, known as Camera delle Grottesche or degli Stivali, populated by grotesque figures among lively and energetic twin volutes.

5

4

1

3 2

AgapeCasa Amini Carpets Davide Groppi Key Cucine Matteo Brioni 37

5, 6, 8 9 2, 7 1, 3, 4 1, 3, 4


Sala delle Quattro Colonne: Camera delle Grottesche o degli Stivali, Camera delle Aquile o Imperiale, Camera delle Maschere o delle Moresche

C D E

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Questo vasto ambiente, frutto dell’unione di più stanze ora contigue, presenta nella Camera delle Maschere, o delle Moresche, prospiciente il lago, una fastosa decorazione di carattere naturalistico, che si sviluppa oltre che nel fregio, nelle lunette della volta in forma di girali fitomorfi a monocromo. I racemi si dipartono dallo stemma della casata, sino a inquadrare due medaglioni con profili virili sul fondo di un finto mosaico dorato. Agli angoli si aprono delle cortine con tabelle che inquadrano quanto resta di un ornato con putti mascherati danzanti a simboleggiare la fertilità, l’abbondanza della terra dominata dai Gonzaga, il cui suolo fecondo inneggia alla gioia e al gioco liberatorio, in uno spazio senza tempo. Il medesimo tema compare nella centrale Camera delle Aquile o Imperiale, la volta è arabescata da fiori dalle stilizzate corolle e verzura in forma di volutelle iscritte in partiture quadrangolari, a fingere un padiglione coperto da canne palustri. Ne deriva una suggestione di leggera aurea campestre, che forse in origine doveva dialogare per contrasto con la terza sala, detta Camera delle Grottesche o degli Stivali, popolata di figure a grottesca fra nervose e robuste volute accoppiate. 36

In this large space, made up of several rooms put together, the Camera delle Maschere, or delle Moresche, overlooking the lake, has lavish decoration showing natural elements both in the frieze and in the lunettes of the vault with their monochrome plant volutes. Racemes branching off from the family coat of arms rise up to frame two medallions with male profiles on a background of imitation gold mosaic. In the corners are curtains that open on to what remains of decoration showing masked dancing putti symbolizing the fertility and abundance of the lands dominated by the Gonzaga. The same theme appears in the central Camera delle Aquile or Imperiale, where the vault is adorned with flowers with stylized blooms and volutes of greenery set within quadrangular panels, in imitation of a pavilion covered with reeds. Suggestive of resplendent countryside, the scheme may originally have been devised to contrast with the third room, known as Camera delle Grottesche or degli Stivali, populated by grotesque figures among lively and energetic twin volutes.

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Camera di Bacco o delle Mensole

F

1 2 3 4

6

La prima Camera di Bacco, dalla parte del lago, deve il suo nome al tema che doveva essere trattato tra le fasce del soffitto ribassato; resta infatti superstite della decorazione antica, in un angolo, un brano figurativo, riferibile al disegno preparatorio con Bacco prigioniero sulla nave dei pirati, in collezione privata. Si conoscono di Giovanni Battista Bertani altri disegni con episodi del mito del dio del vino, probabilmente da porre in relazione al programma iconografico della camera, funzionale all’esaltazione del vitalismo e dello spirito dionisiaco che è la necessaria controparte della componente apollinea, poi compresa nel ciclo decorativo della sala che porta il nome di Camera di Apollo. Infine si suggerisce che il dio dell’ebbrezza allude all’indiazione al divino che avviene mediante la libagione, poiché l’ottenebramento dei sensi comporta la perdita del controllo, la perdita del sé per morire alla dimensione terrena e procedere alla conquista del divino. La stanza deve il suo nome moderno alle mensole che sorreggono il cornicione, a fasce che innervano anche la volta a schifo. 52

The Camera di Bacco, on the lake side, owes its name to the theme that would have been depicted between the bands on the lowered ceiling; of the original decoration, in a corner, remains a figurative fragment similar to a preparatory drawing of Bacchus captive on the pirate ship, in a private collection. Other drawings by Giovanni Battista Bertani showing episodes of the myth of Bacchus, the god of wine, are known, and these too are probably related to the iconography of the room, devised to celebrate vitalism and the Dionysian spirit that are a necessary counterpart to Apollo, who appears in the decorative cycle of the Camera di Apollo. Finally, it is suggested that the god of intoxication alludes to the consecration to the divine that occurs through libation, since the darkening of the senses results in loss of control, loss of self and death in the earthly dimension which allows us to proceed to the conquest of the divine. With decorative bands that flow into the vault, the room owes its current name to the corbels supporting the cornice.

5

AgapeCasa 4 Amini Carpets 3 Davide Groppi 1, 2 Gentryportofino 6 Rimadesio 5 The Benedini Collection 6 53


Camera di Bacco o delle Mensole

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La prima Camera di Bacco, dalla parte del lago, deve il suo nome al tema che doveva essere trattato tra le fasce del soffitto ribassato; resta infatti superstite della decorazione antica, in un angolo, un brano figurativo, riferibile al disegno preparatorio con Bacco prigioniero sulla nave dei pirati, in collezione privata. Si conoscono di Giovanni Battista Bertani altri disegni con episodi del mito del dio del vino, probabilmente da porre in relazione al programma iconografico della camera, funzionale all’esaltazione del vitalismo e dello spirito dionisiaco che è la necessaria controparte della componente apollinea, poi compresa nel ciclo decorativo della sala che porta il nome di Camera di Apollo. Infine si suggerisce che il dio dell’ebbrezza allude all’indiazione al divino che avviene mediante la libagione, poiché l’ottenebramento dei sensi comporta la perdita del controllo, la perdita del sé per morire alla dimensione terrena e procedere alla conquista del divino. La stanza deve il suo nome moderno alle mensole che sorreggono il cornicione, a fasce che innervano anche la volta a schifo. 52

The Camera di Bacco, on the lake side, owes its name to the theme that would have been depicted between the bands on the lowered ceiling; of the original decoration, in a corner, remains a figurative fragment similar to a preparatory drawing of Bacchus captive on the pirate ship, in a private collection. Other drawings by Giovanni Battista Bertani showing episodes of the myth of Bacchus, the god of wine, are known, and these too are probably related to the iconography of the room, devised to celebrate vitalism and the Dionysian spirit that are a necessary counterpart to Apollo, who appears in the decorative cycle of the Camera di Apollo. Finally, it is suggested that the god of intoxication alludes to the consecration to the divine that occurs through libation, since the darkening of the senses results in loss of control, loss of self and death in the earthly dimension which allows us to proceed to the conquest of the divine. With decorative bands that flow into the vault, the room owes its current name to the corbels supporting the cornice.

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Sala delle Due Colonne: Camera dei Mesi, Camera di Apollo

G H

1

2 3

4

Una serliana con colonne binate e sostegni di recupero mette in comunicazione ora due ambienti, la Camera di Apollo e quella dei Mesi. Nella prima sala possiamo ravvisare l’antica intitolazione attraverso la descrizione dello scienziato Aldovrandi che riferisce di quattro nicchie, tuttora in sito, entro cui erano alloggiate delle figure di Diana in stucco. Attualmente la sala presenta dei bugnati, posteriori, che seguono nella disposizione le partiture architettoniche. La successiva Camera dei Mesi, questa volta citata da Raffaello Toscano, doveva avere al centro della calotta la raffigurazione di Giano, mentre ora possiamo scorgere solo delle porzioni di ornati geometrici e al di sotto dei disegni non più ben leggibili. Si presume che attorno alla volta si disponessero delle raffigurazioni legate alle attività umane secondo il ciclo dell’anno, per la relazione istituibile con undici fogli del Bertani conservati a Berlino e un dodicesimo custodito a Würzburg, da riferire ai modelli per la decorazione circolare della volta. 62

A Serlian arch with twin columns and salvaged supports connects the Camera di Apollo and Camera dei Mesi. In the Camera di Apollo we find signs of the original name through the description by scientist Aldovrandi who refers to four niches, still in place, which housed stucco figures of Diana. The room has some later rustication that punctuates the architectural divisions. The Camera dei Mesi, mentioned by Raffaello Toscano, is said to have had a depiction of Janus in the centre of the domed roof, although now we can only see some ornate geometric decoration and, below, drawings that can no longer be identified. The vault is thought to have been surrounded by representations of human activities carried out according to the months of the year: eleven pages of Bertani’s work housed in Berlin and a twelfth in Würzburg appear to be preparatory models for the circular decoration of the vault.

5

6 7

AgapeCasa 1, 2, 3 Davide Groppi 7 Lubiam 4 Rimadesio 5, 6 The Benedini Collection 4 63


Sala delle Due Colonne: Camera dei Mesi, Camera di Apollo

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Una serliana con colonne binate e sostegni di recupero mette in comunicazione ora due ambienti, la Camera di Apollo e quella dei Mesi. Nella prima sala possiamo ravvisare l’antica intitolazione attraverso la descrizione dello scienziato Aldovrandi che riferisce di quattro nicchie, tuttora in sito, entro cui erano alloggiate delle figure di Diana in stucco. Attualmente la sala presenta dei bugnati, posteriori, che seguono nella disposizione le partiture architettoniche. La successiva Camera dei Mesi, questa volta citata da Raffaello Toscano, doveva avere al centro della calotta la raffigurazione di Giano, mentre ora possiamo scorgere solo delle porzioni di ornati geometrici e al di sotto dei disegni non più ben leggibili. Si presume che attorno alla volta si disponessero delle raffigurazioni legate alle attività umane secondo il ciclo dell’anno, per la relazione istituibile con undici fogli del Bertani conservati a Berlino e un dodicesimo custodito a Würzburg, da riferire ai modelli per la decorazione circolare della volta. 62

A Serlian arch with twin columns and salvaged supports connects the Camera di Apollo and Camera dei Mesi. In the Camera di Apollo we find signs of the original name through the description by scientist Aldovrandi who refers to four niches, still in place, which housed stucco figures of Diana. The room has some later rustication that punctuates the architectural divisions. The Camera dei Mesi, mentioned by Raffaello Toscano, is said to have had a depiction of Janus in the centre of the domed roof, although now we can only see some ornate geometric decoration and, below, drawings that can no longer be identified. The vault is thought to have been surrounded by representations of human activities carried out according to the months of the year: eleven pages of Bertani’s work housed in Berlin and a twelfth in Würzburg appear to be preparatory models for the circular decoration of the vault.

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AgapeCasa 1, 2, 3 Davide Groppi 7 Lubiam 4 Rimadesio 5, 6 The Benedini Collection 4 63


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Camera di Giove

La decorazione che compare a fresco nei lacunari e a rilievo nei medaglioni in stucco è centrata sul soggetto degli Amori di Giove, già rappresentato da Correggio per Federico II. Il tema mitologico adombra quello dell’hieros gamos, vale a dire dell’amore di un dio per un umano, allusivo all’amore coniugale e al congiungimento tra umano e divino. Pertanto esprime l’annullamento della distanza tra terra e cielo, e rende possibile l’idea della continuità e dell’eterno ritorno. Nello scomparto centrale del soffitto doveva essere raffigurato Giove in atto di accogliere Ganimede nell’Olimpo, il brano superstite di una mano che regge un panneggio consente infatti di trovare il riferimento del modello preparatorio nel disegno del Bertani, conservato al museo Crozatier di Le Puy–en–Velay. L’intera camera presenta una complessa costruzione e partizione ornamentale, figure dipinte e figure in stucco dialogano per esaltare la tematica degli Amori di Giove (Danae amata da Giove in forma di pioggia d’oro, Egina amata da Giove trasformato in fuoco, Giove si trasforma in toro per amare Europa, Leda amata da Giove trasformato in cigno). Concorre alla dinamica amorosa, dagli accenti vitalistici e dalla sottile componente erotica, la teoria di animali (lince, lupo, cane, cinghiale, scimmia, cavallo alato, cervo, orso) situati nelle lunette d’angolo, forse allusivi alle qualità del cuore e alle virtù da perseguire adombrate dai caratteri delle fiere. Ma la concupiscenza di Giove che feconda sotto molteplici forme le amate ninfe allude anche all’azione rigenerativa dei quattro elementi naturali, in una circolarità del vivente di cui fa parte l’uomo, in un rapporto inesauribile fra micro e macrocosmo. 70

I

The fresco decoration in the lacunar ceiling and in relief in the stucco medallions depicts the Loves of Jupiter, already represented by Correggio for Federico II. The mythological theme of hieros gamos, meaning the love of a god for a human, alludes to conjugal love and the union between human and divine. It thereby eliminates the distance between earth and sky, making the idea of ​​c ontinuity and eternal return possible. The central compartment of the ceiling must have contained Jupiter welcoming Ganymede to Olympus, since the surviving fragment of a hand holding drapery can be compared to a preparatory model by Bertani housed in the Musèe Crozatier at Le Puy–en–Velay. The entire room is complex in both construction and decoration, with painted figures and stucco figures interacting to exemplify the Loves of Jupiter (Danae possessed by Jupiter in the form of golden rain, Aegina possessed by Jupiter transformed in fire, Jupiter turned into a bull to possess Europa, Leda possessed by Jupiter in the form of a swan). Contributing to the theme of love and vitalism and subtle eroticism is the array of animals (lynx, wolf, dog, boar, monkey, winged horse, deer, bear) depicted in the corner lunettes, perhaps alluding to the qualities of the heart and virtues to be pursued which are overshadowed by the characters of the wild beasts. But the lust of Jupiter who possesses the beloved nymphs in so many guises also alludes to the regenerative powers of the four natural elements, and to the circularity of life to which man belongs in a never–ending relationship between micro and macrocosm.

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Davide Groppi 4, 7 Gentryportofino 1, 5 Lubiam 2 Rimadesio 1, 2, 3, 6 The Benedini Collection 5 71


Camera di Giove

La decorazione che compare a fresco nei lacunari e a rilievo nei medaglioni in stucco è centrata sul soggetto degli Amori di Giove, già rappresentato da Correggio per Federico II. Il tema mitologico adombra quello dell’hieros gamos, vale a dire dell’amore di un dio per un umano, allusivo all’amore coniugale e al congiungimento tra umano e divino. Pertanto esprime l’annullamento della distanza tra terra e cielo, e rende possibile l’idea della continuità e dell’eterno ritorno. Nello scomparto centrale del soffitto doveva essere raffigurato Giove in atto di accogliere Ganimede nell’Olimpo, il brano superstite di una mano che regge un panneggio consente infatti di trovare il riferimento del modello preparatorio nel disegno del Bertani, conservato al museo Crozatier di Le Puy–en–Velay. L’intera camera presenta una complessa costruzione e partizione ornamentale, figure dipinte e figure in stucco dialogano per esaltare la tematica degli Amori di Giove (Danae amata da Giove in forma di pioggia d’oro, Egina amata da Giove trasformato in fuoco, Giove si trasforma in toro per amare Europa, Leda amata da Giove trasformato in cigno). Concorre alla dinamica amorosa, dagli accenti vitalistici e dalla sottile componente erotica, la teoria di animali (lince, lupo, cane, cinghiale, scimmia, cavallo alato, cervo, orso) situati nelle lunette d’angolo, forse allusivi alle qualità del cuore e alle virtù da perseguire adombrate dai caratteri delle fiere. Ma la concupiscenza di Giove che feconda sotto molteplici forme le amate ninfe allude anche all’azione rigenerativa dei quattro elementi naturali, in una circolarità del vivente di cui fa parte l’uomo, in un rapporto inesauribile fra micro e macrocosmo. 70

I

The fresco decoration in the lacunar ceiling and in relief in the stucco medallions depicts the Loves of Jupiter, already represented by Correggio for Federico II. The mythological theme of hieros gamos, meaning the love of a god for a human, alludes to conjugal love and the union between human and divine. It thereby eliminates the distance between earth and sky, making the idea of ​​c ontinuity and eternal return possible. The central compartment of the ceiling must have contained Jupiter welcoming Ganymede to Olympus, since the surviving fragment of a hand holding drapery can be compared to a preparatory model by Bertani housed in the Musèe Crozatier at Le Puy–en–Velay. The entire room is complex in both construction and decoration, with painted figures and stucco figures interacting to exemplify the Loves of Jupiter (Danae possessed by Jupiter in the form of golden rain, Aegina possessed by Jupiter transformed in fire, Jupiter turned into a bull to possess Europa, Leda possessed by Jupiter in the form of a swan). Contributing to the theme of love and vitalism and subtle eroticism is the array of animals (lynx, wolf, dog, boar, monkey, winged horse, deer, bear) depicted in the corner lunettes, perhaps alluding to the qualities of the heart and virtues to be pursued which are overshadowed by the characters of the wild beasts. But the lust of Jupiter who possesses the beloved nymphs in so many guises also alludes to the regenerative powers of the four natural elements, and to the circularity of life to which man belongs in a never–ending relationship between micro and macrocosm.

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Camerino di Orfeo

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Bookshop

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Adiacente alla Camera di Nettuno o del Pesce il piccolo vano, presumibilmente lo studiolo del duca Guglielmo, riprende un tema mitologico che compare nelle vele sovrastanti la parete della Corte, nella Camera degli Sposi. Tre lunette per lato reggono la volta, al centro compare la scena di Euridice inseguita da Aristeo morsa dal serpente, mentre il fregio presenta fra lesene episodi in stucco del mito di Orfeo, legati alla tragica vicenda della discesa all’Ade del musico per ritrovare l’amata sposa. La camera è ornata da simboli musicali e da strumenti che rinviano all’arte dei suoni, insieme a decori a grottesche e alla consueta proliferazione di cornici in stucco e di motivi fitomorfi. Guglielmo, il committente di questa straordinaria sinfonia per immagini, sceglie il mito di Orfeo che sa con la lira ammansire gli elementi e le forze della natura per affermare il potere magico e incantatorio della musica, capace di acquietare gli animi e di portare chi la ascolta nella regione alta dello spirito. La musica ricapitola l’intero programma iconografico della Rustica, l’arte immateriale attraverso la figura di Orfeo risolve il terrestre nel celeste; la stessa morte del musico, il cui canto sopravvive allo smembramento del suo corpo fatto a pezzi dalle donne di Tracia, allude alla continuità della vita e alla fertilità dell’arte perpetuamente celebrate dai Gonzaga. 78

Adjacent to the Camera del Pesce the small room, presumably the study of the Duke Guglielmo, takes up a mythological theme that appears in the webbing above the Court Scene in the Camera degli Sposi. Three lunettes on each side support the vault, in the centre is Eurydice bitten by a snake while chased by Aristeo, while the frieze between the pilasters shows scenes in stucco from the myth of Orpheus, and the tragic tale of the musician’s descent to Hades to find his beloved wife. The room is decorated with musical symbols and instruments that refer to the art of music, along with grotesques and the usual proliferation of stucco cornices and botanical motifs. Guglielmo, who commissioned this extraordinary symphony in images, chose the myth of Orpheus who skilfully used the lyre to tame the elements and forces of nature to affirm the magic and incantatory power of music, able to calm tempers and raise the spirits of the listener up high. Music ideally summarizes the iconography of La Rustica. Through the figure of Orpheus this intangible art defines the Earthly in the celestial. The very death of the musician, whose song survives the dismemberment of his body torn to pieces by the women of Thrace, alludes to the continuity of life and the fertility of art which is constantly celebrated by the Gonzaga.

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Agape 1, 4 AgapeCasa 2 Davide Groppi 3 Gentryportofino 2 79


Camerino di Orfeo

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Bookshop

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Adiacente alla Camera di Nettuno o del Pesce il piccolo vano, presumibilmente lo studiolo del duca Guglielmo, riprende un tema mitologico che compare nelle vele sovrastanti la parete della Corte, nella Camera degli Sposi. Tre lunette per lato reggono la volta, al centro compare la scena di Euridice inseguita da Aristeo morsa dal serpente, mentre il fregio presenta fra lesene episodi in stucco del mito di Orfeo, legati alla tragica vicenda della discesa all’Ade del musico per ritrovare l’amata sposa. La camera è ornata da simboli musicali e da strumenti che rinviano all’arte dei suoni, insieme a decori a grottesche e alla consueta proliferazione di cornici in stucco e di motivi fitomorfi. Guglielmo, il committente di questa straordinaria sinfonia per immagini, sceglie il mito di Orfeo che sa con la lira ammansire gli elementi e le forze della natura per affermare il potere magico e incantatorio della musica, capace di acquietare gli animi e di portare chi la ascolta nella regione alta dello spirito. La musica ricapitola l’intero programma iconografico della Rustica, l’arte immateriale attraverso la figura di Orfeo risolve il terrestre nel celeste; la stessa morte del musico, il cui canto sopravvive allo smembramento del suo corpo fatto a pezzi dalle donne di Tracia, allude alla continuità della vita e alla fertilità dell’arte perpetuamente celebrate dai Gonzaga. 78

Adjacent to the Camera del Pesce the small room, presumably the study of the Duke Guglielmo, takes up a mythological theme that appears in the webbing above the Court Scene in the Camera degli Sposi. Three lunettes on each side support the vault, in the centre is Eurydice bitten by a snake while chased by Aristeo, while the frieze between the pilasters shows scenes in stucco from the myth of Orpheus, and the tragic tale of the musician’s descent to Hades to find his beloved wife. The room is decorated with musical symbols and instruments that refer to the art of music, along with grotesques and the usual proliferation of stucco cornices and botanical motifs. Guglielmo, who commissioned this extraordinary symphony in images, chose the myth of Orpheus who skilfully used the lyre to tame the elements and forces of nature to affirm the magic and incantatory power of music, able to calm tempers and raise the spirits of the listener up high. Music ideally summarizes the iconography of La Rustica. Through the figure of Orpheus this intangible art defines the Earthly in the celestial. The very death of the musician, whose song survives the dismemberment of his body torn to pieces by the women of Thrace, alludes to the continuity of life and the fertility of art which is constantly celebrated by the Gonzaga.

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Agape 1, 4 AgapeCasa 2 Davide Groppi 3 Gentryportofino 2 79


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Fondata nel 1973 a Verona dalla famiglia Benedini e poi trasferita a Mantova, Agape deve molto dell’estetica, della passione e dell’innovazione che la animano alla sua centralità geografica tra Milano, il Veneto e l’Emilia. Con Agape la stanza da bagno smette di essere solo uno spazio funzionale per divenire centro emozionale della casa. Fin dalla sua nascita, l’innata attitudine alla progettazione unita alla volontà di dialogare con le eccellenze produttive italiane hanno fatto della ricerca di Agape una delle espressioni più interessanti del Made in Italy. Nel tempo l’azienda ha costruito una ricca rete di collaborazioni con realtà industriali e artigianali con cui condivide la passione per la qualità e l’innovazione. È così che da oltre 40 anni Agape scandisce l’evoluzione della stanza da bagno con prodotti divenuti icone. Questa storia importante è stata premiata con prestigiosi riconoscimenti, come il tedesco Design Plus e molte selezioni al Compasso d’Oro ADI. Established in 1973 by the Benedini family in Verona and subsequently relocated to Mantua, Agape owes much of its aesthetics, innovation and passion to its crucial geographical position between Milan, Veneto and Emilia. Under Agape’s expert guidance the bathroom shifts from functional space to emotional centre of the home, becoming a dynamic and rejuvenating environment devoted to personal wellbeing. Since its beginning, an innate talent for design combined with a desire for exchange and dialogue with the very best in Italian manufacture have made

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Agape one of the most interesting examples of the Made in Italy brand. Over time the company has established an extensive network of partnerships with industries and craftsmen with whom it shares a passion for quality and innovation. For over 40 years Agape has helped lead the way in bathroom evolution; in its history the brand has received many awards, among others the Design Plus and numerous Selections for the Compasso d’Oro ADI. agapedesign.it

Tailor–made contemporaneo quello del design Key Cucine, in una gamma infinita di volumi e composizioni in materiali ricercati, per architetture personalizzate e attente alla sostenibilità ambientale. Ogni cucina è realizzata su misura, sulle esigenze specifiche e sulla personalità di chi la vive, con uno sguardo particolare sulle tematiche ambientali di riciclo e riutilizzo per quanto riguarda i materiali innovativi, combinando flessibilità operativa con la solidità della produzione industriale. “Una ad una”, design su misura nel segno di KeyCucine. Key Cucine promotes a contemporary tailor–made kitchen design, in a huge range of shapes and arrangements made of innovative materials, to custom every project with a sustainability vision. Every kitchen suits on the specific needs of them who live it, with a non–ordinary view on innovative materials’ recycle and reuse environment themes,

matching operative flexibility to Key’s industrial productive strength. “Una ad una” (One by one) customized design by KeyCucine. keysbabo.com

AgapeCasa estende la visione di Agape » all’intero universo domestico attraverso prodotti originali, colti, funzionali ed attuali. “Mangiarotti collection” è una collezione di mobili realizzati partendo da modelli progettati da Angelo Mangiarotti a partire dai primi anni ‘50: classici del design, verificati e aggiornati in pieno accordo con lo Studio Mangiarotti. Una collezione di oggetti speciali con cui vivere e abitare, un catalogo di gemme preziose scelte nel repertorio di un grande maestro che ha consegnato alla storia del design diverse decine di progetti eccellenti e alcuni capolavori. AgapeCasa extends the vision of Agape » to the whole of domestic life, with original products that are refined, functional and modern. The “Mangiarotti Collection” is a collection of furniture made from prototypes, designed by Angelo Mangiarotti from the early 50s on: design classics, carefully tested and updated in full agreement with Studio Mangiarotti. A collection of special objects to live with and inhabit, a catalogue of design gems chosen from the repertoire of this great master who has contributed scores of excellent projects and several masterpieces to the history of design. agapedesign.it

d’Oro ADI 2014 (XXIII Edition), the most prestigious international prize of design. Dalla fine degli anni Ottanta, partendo da un piccolissimo laboratorio nel centro storico di Piacenza, Davide Groppi inventa e produce lampade con il marchio omonimo. Nel corso del tempo, l’indipendenza creativa e imprenditoriale hanno permesso di sviluppare progetti originali e fortemente riconoscibili, distribuiti in tutto il mondo. Progetti che arrivano dal cuore e dal cervello, intuizioni che affiorano da un certo modo di essere e di pensare. Lampade e progetti di luce in cui semplicità, leggerezza, emozione ed invenzione sono le componenti fondamentali di progetto. Nel 2014 le lampade Nulla e Sampei hanno ottenuto il premio internazionale Compasso d’Oro ADI (XXIII Edizione). It all started in a small laboratory located in the historical centre of the Italian town of Piacenza during the late 1980’s. Davide Groppi was inventing and producing his first lamps and for lack of a better name, he decided just to use his own name for the company. Creative independence and passionate, unconventional management have allowed him, over time, to learn and develop his very own brand of original and unique products, currently distributed the world over. He puts his heart and head into every lighting project; his intuitions come from a certain way of being and thinking. Simplicity, weightlessness, emotion and creative invention are the fundamental components of each lamp or light project designed and created by Davide Groppi. His Nulla and Sampei projects has been awarded by Compasso

85

davidegroppi.com

and presence of the brand in the most authoritative Italian multi–brand online and offline boutiques, together with a total look offering completely updated in terms of quality, modernity and high stylistic research. gentryportofino.it

Genova, 1974. Camillo Bertelli, imprenditore genovese, decide di infrangere il monopolio inglese nella maglieria con un’intuizione degna del miglior Made in Italy: aggiungere colore alle collezioni di maglieria. Nasce il marchio Gentryportofino. Mantova, 2011. Il celebre marchio di cachemire italiano viene rilevato dall’imprenditore Gianbattista Tirelli, presidente di Olmar and Mirta SPA, azienda di moda radicata da molti anni nel territorio mantovano attiva sia in Italia che all’estero. Nasce così un progetto importante che vede l’apertura di boutique, una distribuzione internazionale e presente negli stores multimarca ∕ e–commerce italiani più autorevoli e una proposta di total look aggiornata in termini di qualità, modernità e elevata ricerca stilistica. Genova, 1974. Camillo Bertelli, an entrepreneur from Genova, decided to defy British knitwear monopoly, with an intuition worthy of the best Made in Italy tradition: to add colour to knitwear collections. This idea gave birth to Gentryportofino. Mantua, 2011. The famous Italian cashmere brand is taken over by entrepreneur Gianbattista Tirelli, President of Olmar and Mirta SPA, a fashion company based in the province of Mantua and well known both in Italy and abroad. The deal gave birth to an important project fostering the opening of boutiques, a truly international distribution

Lubiam, azienda leader nel menswear sartoriale d’alta gamma, è una delle rare realtà italiane del settore la cui conduzione è ancora in mano alla famiglia del suo fondatore, Luigi Bianchi, oggi arrivata alla quarta generazione. Nel 2011 ha celebrato il proprio centenario: un secolo di lavoro e di successi, all’insegna dell’eccellenza e del Made in Italy. Le collezioni Lubiam (LBM1911, Luigi Bianchi Mantova e Lubiam 1911 Cerimonia) nascono dal connubio tra tradizione ed innovazione che caratterizza ogni aspetto della filosofia aziendale. Lubiam è presente con i propri marchi nei più importanti negozi e Dpt. Stores di tutto il mondo ed è oggi un punto di riferimento internazionale come modello di eccellenza sartoriale Made in Italy. LUBIAM, leading company in high–end tailored menswear, is one of the few Italian companies which is still run by the family of its founder, Luigi Bianchi: today the company is growing and developing under the lead of the family’s fourth generation. In 2011 Lubiam has celebrated its 100th anniversary with success, carrying the hallmark of excellence and Made in Italy. Lubiam collections (L.B.M.1911, Luigi Bianchi Mantova and Lubiam 1911


Fondata nel 1973 a Verona dalla famiglia Benedini e poi trasferita a Mantova, Agape deve molto dell’estetica, della passione e dell’innovazione che la animano alla sua centralità geografica tra Milano, il Veneto e l’Emilia. Con Agape la stanza da bagno smette di essere solo uno spazio funzionale per divenire centro emozionale della casa. Fin dalla sua nascita, l’innata attitudine alla progettazione unita alla volontà di dialogare con le eccellenze produttive italiane hanno fatto della ricerca di Agape una delle espressioni più interessanti del Made in Italy. Nel tempo l’azienda ha costruito una ricca rete di collaborazioni con realtà industriali e artigianali con cui condivide la passione per la qualità e l’innovazione. È così che da oltre 40 anni Agape scandisce l’evoluzione della stanza da bagno con prodotti divenuti icone. Questa storia importante è stata premiata con prestigiosi riconoscimenti, come il tedesco Design Plus e molte selezioni al Compasso d’Oro ADI. Established in 1973 by the Benedini family in Verona and subsequently relocated to Mantua, Agape owes much of its aesthetics, innovation and passion to its crucial geographical position between Milan, Veneto and Emilia. Under Agape’s expert guidance the bathroom shifts from functional space to emotional centre of the home, becoming a dynamic and rejuvenating environment devoted to personal wellbeing. Since its beginning, an innate talent for design combined with a desire for exchange and dialogue with the very best in Italian manufacture have made

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Agape one of the most interesting examples of the Made in Italy brand. Over time the company has established an extensive network of partnerships with industries and craftsmen with whom it shares a passion for quality and innovation. For over 40 years Agape has helped lead the way in bathroom evolution; in its history the brand has received many awards, among others the Design Plus and numerous Selections for the Compasso d’Oro ADI. agapedesign.it

Tailor–made contemporaneo quello del design Key Cucine, in una gamma infinita di volumi e composizioni in materiali ricercati, per architetture personalizzate e attente alla sostenibilità ambientale. Ogni cucina è realizzata su misura, sulle esigenze specifiche e sulla personalità di chi la vive, con uno sguardo particolare sulle tematiche ambientali di riciclo e riutilizzo per quanto riguarda i materiali innovativi, combinando flessibilità operativa con la solidità della produzione industriale. “Una ad una”, design su misura nel segno di KeyCucine. Key Cucine promotes a contemporary tailor–made kitchen design, in a huge range of shapes and arrangements made of innovative materials, to custom every project with a sustainability vision. Every kitchen suits on the specific needs of them who live it, with a non–ordinary view on innovative materials’ recycle and reuse environment themes,

matching operative flexibility to Key’s industrial productive strength. “Una ad una” (One by one) customized design by KeyCucine. keysbabo.com

AgapeCasa estende la visione di Agape » all’intero universo domestico attraverso prodotti originali, colti, funzionali ed attuali. “Mangiarotti collection” è una collezione di mobili realizzati partendo da modelli progettati da Angelo Mangiarotti a partire dai primi anni ‘50: classici del design, verificati e aggiornati in pieno accordo con lo Studio Mangiarotti. Una collezione di oggetti speciali con cui vivere e abitare, un catalogo di gemme preziose scelte nel repertorio di un grande maestro che ha consegnato alla storia del design diverse decine di progetti eccellenti e alcuni capolavori. AgapeCasa extends the vision of Agape » to the whole of domestic life, with original products that are refined, functional and modern. The “Mangiarotti Collection” is a collection of furniture made from prototypes, designed by Angelo Mangiarotti from the early 50s on: design classics, carefully tested and updated in full agreement with Studio Mangiarotti. A collection of special objects to live with and inhabit, a catalogue of design gems chosen from the repertoire of this great master who has contributed scores of excellent projects and several masterpieces to the history of design. agapedesign.it

d’Oro ADI 2014 (XXIII Edition), the most prestigious international prize of design. Dalla fine degli anni Ottanta, partendo da un piccolissimo laboratorio nel centro storico di Piacenza, Davide Groppi inventa e produce lampade con il marchio omonimo. Nel corso del tempo, l’indipendenza creativa e imprenditoriale hanno permesso di sviluppare progetti originali e fortemente riconoscibili, distribuiti in tutto il mondo. Progetti che arrivano dal cuore e dal cervello, intuizioni che affiorano da un certo modo di essere e di pensare. Lampade e progetti di luce in cui semplicità, leggerezza, emozione ed invenzione sono le componenti fondamentali di progetto. Nel 2014 le lampade Nulla e Sampei hanno ottenuto il premio internazionale Compasso d’Oro ADI (XXIII Edizione). It all started in a small laboratory located in the historical centre of the Italian town of Piacenza during the late 1980’s. Davide Groppi was inventing and producing his first lamps and for lack of a better name, he decided just to use his own name for the company. Creative independence and passionate, unconventional management have allowed him, over time, to learn and develop his very own brand of original and unique products, currently distributed the world over. He puts his heart and head into every lighting project; his intuitions come from a certain way of being and thinking. Simplicity, weightlessness, emotion and creative invention are the fundamental components of each lamp or light project designed and created by Davide Groppi. His Nulla and Sampei projects has been awarded by Compasso

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davidegroppi.com

and presence of the brand in the most authoritative Italian multi–brand online and offline boutiques, together with a total look offering completely updated in terms of quality, modernity and high stylistic research. gentryportofino.it

Genova, 1974. Camillo Bertelli, imprenditore genovese, decide di infrangere il monopolio inglese nella maglieria con un’intuizione degna del miglior Made in Italy: aggiungere colore alle collezioni di maglieria. Nasce il marchio Gentryportofino. Mantova, 2011. Il celebre marchio di cachemire italiano viene rilevato dall’imprenditore Gianbattista Tirelli, presidente di Olmar and Mirta SPA, azienda di moda radicata da molti anni nel territorio mantovano attiva sia in Italia che all’estero. Nasce così un progetto importante che vede l’apertura di boutique, una distribuzione internazionale e presente negli stores multimarca ∕ e–commerce italiani più autorevoli e una proposta di total look aggiornata in termini di qualità, modernità e elevata ricerca stilistica. Genova, 1974. Camillo Bertelli, an entrepreneur from Genova, decided to defy British knitwear monopoly, with an intuition worthy of the best Made in Italy tradition: to add colour to knitwear collections. This idea gave birth to Gentryportofino. Mantua, 2011. The famous Italian cashmere brand is taken over by entrepreneur Gianbattista Tirelli, President of Olmar and Mirta SPA, a fashion company based in the province of Mantua and well known both in Italy and abroad. The deal gave birth to an important project fostering the opening of boutiques, a truly international distribution

Lubiam, azienda leader nel menswear sartoriale d’alta gamma, è una delle rare realtà italiane del settore la cui conduzione è ancora in mano alla famiglia del suo fondatore, Luigi Bianchi, oggi arrivata alla quarta generazione. Nel 2011 ha celebrato il proprio centenario: un secolo di lavoro e di successi, all’insegna dell’eccellenza e del Made in Italy. Le collezioni Lubiam (LBM1911, Luigi Bianchi Mantova e Lubiam 1911 Cerimonia) nascono dal connubio tra tradizione ed innovazione che caratterizza ogni aspetto della filosofia aziendale. Lubiam è presente con i propri marchi nei più importanti negozi e Dpt. Stores di tutto il mondo ed è oggi un punto di riferimento internazionale come modello di eccellenza sartoriale Made in Italy. LUBIAM, leading company in high–end tailored menswear, is one of the few Italian companies which is still run by the family of its founder, Luigi Bianchi: today the company is growing and developing under the lead of the family’s fourth generation. In 2011 Lubiam has celebrated its 100th anniversary with success, carrying the hallmark of excellence and Made in Italy. Lubiam collections (L.B.M.1911, Luigi Bianchi Mantova and Lubiam 1911


Cerimonia) arise from the principles of tradition and innovation, which characterize every aspect of its corporate philosophy. Lubiam is present worldwide in the most prestigious shops and Dpt. Stores and it is now an international benchmark, seen as the model of “Made in Italy” tailoring excellence.

beyond the limits of material, through research and continuous development on earth use in architecture and design. The aim is to provide high performances with low environmental impact. matteobrioni.com

Bavuso, the company’s designer, the system has defined a contemporary lifestyle, simple yet refined style. The Rimadesio’s style has been definied through an environment–friendly approach and its know–how for glass and aluminum, the company’s icon materials. rimadesio.it

lubiam.it

Matteo Brioni è un’impresa specializzata in finiture naturali per l’architettura e l’interior design che lavora con un materiale unico nel suo genere: la Terra Cruda. Per Matteo Brioni costruire con la terra è l’esperienza di quattro generazioni, che nasce in una fornace tra i campi di Gonzaga, di proprietà della amiglia Brioni dal 1920. Progettiamo, produciamo e realizziamo sistemi e ambienti per l’abitare, alla ricerca dell’equilibrio perfetto tra bellezza, armonia e benessere. La nostra sfida quotidiana è andare oltre i limiti della materia, attraverso la ricerca e la sperimentazione continua nell’uso della terra nell’architettura e nel design. L’obiettivo è offrire altissime prestazioni a basso impatto ambientale. Matteo Brioni is an Italian company specializes in natural finishes for architecture and interior design that work with a unique material: raw earth. For Matteo Brioni build with the earth is the experience of four generations matured into his family’s brick factory, owned since 1920. We design, produce and realize systems and environments for living, searching for the perfect balance between beauty, harmony and well–being. Our daily challenge is to go

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Uno stile esclusivo, rigoroso e funzionale, un approccio coerente al mondo del progetto: Rimadesio arreda le case contemporanee con eleganza attraverso una collezione di sistemi per la suddivisione degli spazi e complementi tecnologicamente innovativi. Dal 1956 Rimadesio sviluppa un percorso all’insegna della coerenza di stile e pensiero, che nel 1992 si concretizza nella definizione di un sistema inedito di porte scorrevoli. Concepito da Giuseppe Bavuso, che firma tutte le collezioni dell’azienda, questo progetto ha dato vita a un concetto evoluto di lifestyle, sobrio e ricercato. Alla definizione dello stile Rimadesio hanno contribuito il suo approccio sostenibile e il know how nella lavorazione di vetro e alluminio, materiali d’elezione per l’azienda. An exclusive and international style, a strict and functional language, a concrete approach to the world of design: Rimadesio sets up contemporary homes with taste and elegance, through a complete collection of technologically advanced and extremely refined systems, furniture and accessories for the living and night area. Since 1956, Rimadesio has developed a course based on consistency of style and thought, which led to the introduction in 1992 of a sliding system. Born of the idea of Giuseppe

Gli architetti affrontano nel tempo argomenti progettuali di tutti i generi per dare una risposta funzionale ed esteticamente coerente con il progetto complessivo. Nonostante la produzione già esistente non possa dirsi povera di proposte, con l’aiuto di valenti artigiani che in Italia non mancano, vengono risolte situazioni specifiche. The Benedini Collection ripropone prodotti di vario tipo realizzati nel corso degli anni frutto di una stretta collaborazione sinergica tra l’innovazione del progetto e la maestria artigianale. The studio deals with design topics of all kinds, bringing a functional response that is aesthetically consistent with the overall project. While existing production can hardly be considered lacking, with the help of the renowned skills of Italian craftsmen, we are able to answer very specific demands. The Benedini Collection includes products of many kinds made over the years which are the result of a close bond between innovative design and craftsmanship. benedinipartners.it


Cerimonia) arise from the principles of tradition and innovation, which characterize every aspect of its corporate philosophy. Lubiam is present worldwide in the most prestigious shops and Dpt. Stores and it is now an international benchmark, seen as the model of “Made in Italy” tailoring excellence.

beyond the limits of material, through research and continuous development on earth use in architecture and design. The aim is to provide high performances with low environmental impact. matteobrioni.com

Bavuso, the company’s designer, the system has defined a contemporary lifestyle, simple yet refined style. The Rimadesio’s style has been definied through an environment–friendly approach and its know–how for glass and aluminum, the company’s icon materials. rimadesio.it

lubiam.it

Matteo Brioni è un’impresa specializzata in finiture naturali per l’architettura e l’interior design che lavora con un materiale unico nel suo genere: la Terra Cruda. Per Matteo Brioni costruire con la terra è l’esperienza di quattro generazioni, che nasce in una fornace tra i campi di Gonzaga, di proprietà della amiglia Brioni dal 1920. Progettiamo, produciamo e realizziamo sistemi e ambienti per l’abitare, alla ricerca dell’equilibrio perfetto tra bellezza, armonia e benessere. La nostra sfida quotidiana è andare oltre i limiti della materia, attraverso la ricerca e la sperimentazione continua nell’uso della terra nell’architettura e nel design. L’obiettivo è offrire altissime prestazioni a basso impatto ambientale. Matteo Brioni is an Italian company specializes in natural finishes for architecture and interior design that work with a unique material: raw earth. For Matteo Brioni build with the earth is the experience of four generations matured into his family’s brick factory, owned since 1920. We design, produce and realize systems and environments for living, searching for the perfect balance between beauty, harmony and well–being. Our daily challenge is to go

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Uno stile esclusivo, rigoroso e funzionale, un approccio coerente al mondo del progetto: Rimadesio arreda le case contemporanee con eleganza attraverso una collezione di sistemi per la suddivisione degli spazi e complementi tecnologicamente innovativi. Dal 1956 Rimadesio sviluppa un percorso all’insegna della coerenza di stile e pensiero, che nel 1992 si concretizza nella definizione di un sistema inedito di porte scorrevoli. Concepito da Giuseppe Bavuso, che firma tutte le collezioni dell’azienda, questo progetto ha dato vita a un concetto evoluto di lifestyle, sobrio e ricercato. Alla definizione dello stile Rimadesio hanno contribuito il suo approccio sostenibile e il know how nella lavorazione di vetro e alluminio, materiali d’elezione per l’azienda. An exclusive and international style, a strict and functional language, a concrete approach to the world of design: Rimadesio sets up contemporary homes with taste and elegance, through a complete collection of technologically advanced and extremely refined systems, furniture and accessories for the living and night area. Since 1956, Rimadesio has developed a course based on consistency of style and thought, which led to the introduction in 1992 of a sliding system. Born of the idea of Giuseppe

Gli architetti affrontano nel tempo argomenti progettuali di tutti i generi per dare una risposta funzionale ed esteticamente coerente con il progetto complessivo. Nonostante la produzione già esistente non possa dirsi povera di proposte, con l’aiuto di valenti artigiani che in Italia non mancano, vengono risolte situazioni specifiche. The Benedini Collection ripropone prodotti di vario tipo realizzati nel corso degli anni frutto di una stretta collaborazione sinergica tra l’innovazione del progetto e la maestria artigianale. The studio deals with design topics of all kinds, bringing a functional response that is aesthetically consistent with the overall project. While existing production can hardly be considered lacking, with the help of the renowned skills of Italian craftsmen, we are able to answer very specific demands. The Benedini Collection includes products of many kinds made over the years which are the result of a close bond between innovative design and craftsmanship. benedinipartners.it


Artisti (A – Z) ISBN 9788894188905 © 2016 Mantova Creativa

Alberto Biasi, Angelo Mangiarotti Arno Rafael Minkkinen Aurelio Nordera Beatrice Pediconi Carlo Bonfà Darren Harvey–Regan Fabrizio Plessi Ferdinando Scianna Ferruccio Bolognesi Francesco Radino Franco Fontana Gabriele Basilico Gianni Berengo Gardin Gianni Bondavalli Giorgio Lotti Giovanni Jahier Howard Schatz Jerry N. Uelsmann Kylie Woon

Lew Thomas Lica Covo Steiner Luca Campigotto Luca Gilli Marcello Morandini Mario Cresci Mario De Biasi Mario Giacomelli Mario Lasalandra Maurizio Galimberti Max Huber Mehdi Monem Michael Marten Mimmo Jodice Olivo Barbieri Pier Luigi Gibelli Renzo Schirolli Sergio Sermidi Shadi Ghadirian Tom Baril I


Artisti (A – Z) ISBN 9788894188905 © 2016 Mantova Creativa

Alberto Biasi, Angelo Mangiarotti Arno Rafael Minkkinen Aurelio Nordera Beatrice Pediconi Carlo Bonfà Darren Harvey–Regan Fabrizio Plessi Ferdinando Scianna Ferruccio Bolognesi Francesco Radino Franco Fontana Gabriele Basilico Gianni Berengo Gardin Gianni Bondavalli Giorgio Lotti Giovanni Jahier Howard Schatz Jerry N. Uelsmann Kylie Woon

Lew Thomas Lica Covo Steiner Luca Campigotto Luca Gilli Marcello Morandini Mario Cresci Mario De Biasi Mario Giacomelli Mario Lasalandra Maurizio Galimberti Max Huber Mehdi Monem Michael Marten Mimmo Jodice Olivo Barbieri Pier Luigi Gibelli Renzo Schirolli Sergio Sermidi Shadi Ghadirian Tom Baril I


Alberto Biasi (Padova, 1937, vive e lavora a Padova) a metà degli anni Sessanta è uno dei fondatori e teorici del Gruppo N, che fa parte con altri artisti e gruppi della corrente internazionale dell’Arte programmata. Ha utilizzato rilievi dinamici, ambienti spaziali e tecnologico–percettivi, di cui ha fatto ampio uso, tanto da essere oggi consacrato come uno dei più importanti artisti cinetici ed optical in Italia. Nel 1998 ha tenuto una grande mostra antologica nel Museo degli Eremitani di Padova e nel 2009 ha esposto trenta opere presso il Museo Hermitage di San Pietroburgo. albertobiasi.it Angelo Mangiarotti (Milano, 1921 – 2012) è stato designer, architetto, scultore, docente universitario di disegno industriale (ha lavorato per l’Alfa Romeo), vincitore del prestigioso premio Compasso d’Oro alla carriera nel 1994 e conosciutissimo in ambito internazionale per le sue architetture legate alle infrastrutture e all’urbanistica, tra cui diverse stazioni di Milano del passante ferroviario. studiomangiarotti.com Arno R afael Minkkinen (Helsinki, 1945) realizza scatti di sé stesso nell’atto di realizzare performance dinamiche, in cui il fotografo porta il corpo ai limiti del possibile assumendosi spesso rischi vitali. Celebri i suoi scatti in mezzo alla neve, dentro cerchi di fuoco, su pareti di roccia o sott’acqua, creando sorprendenti effetti senza fare uso di photoshop. arno-rafael-minkkinen.com Aurelio Nordera (Cazzano di Tramigna, 1933 ⁄ Roverbella, 2012) è uno scultore che ha utilizzato terracotta, bronzo, marmo, sperimentando salde costruzioni plastiche intorno al senso della leggerezza della figura umana, per arrivare all’incastro ed alla trasfigurazione della materia in opere contrassegnate da “uno slancio vitale infuso al corpo sottratto alla figurazione e rimaterializzato nelle forme cave dei panneggi, delle Vesti scompigliate, con la forza dell’illusione e la perizia dell’artefice”, come ne scrisse il critico Francesco Bartoli. aurelionordera.it Beatrice Pediconi (Roma, 1972, vive e lavora a New York) laureata e speciallizzatasi in architettura, dopo un iniziale studio di fotografie di edifici e spazi architettonici, ha concentrato la sua ricerca su fluidi e movimenti nell’acqua, realizzando anche interessanti video e scatti polaroid

di questi processi dinamici. Ha ottenuto diverse residenze d’artista negli Stati Uniti ed è presente nella prestigiosa Collezione Maramotti di Reggio Emilia. beatricepediconi.com Carlo Bonfà (Pegognaga, 1938, vive e lavora a Mantova) ha fatto parte della ricerca e della sperimentazione concettuale italiana fin dagli anni Settanta, all’interno di tangenze con l’Arte povera per essere poi inserito nel movimento dei Nuovi Nuovi. La sua ricerca è multiforme ed estroversa, scandita da dipinti, disegni, sculture, oggetti di sottile ironia e ludica. Darren Harvey–Regan (Exeter, 1974) diplomato al Royal College of Art di Londra, sue opere sono presenti presso la collezione del Victoria & Alberto di Londra. Concepisce la fotografa come essenzialmente installazione o linguaggio iconico e formale non meramente rappresentativo, ma sempre in ibridazione con oggetti reali e sculture astratte. Nel 2009 ha ricevuto il Leverhulme Trust Award. howardschatz.com Fabrizio Plessi (Reggio Emilia, 1940, vive tra Venezia e Palma di Majorca) è uno dei pionieri della videoscultura in Italia fin dagli anni Settanta, con ampio riconoscimento internazionale (sue mostre personali al Soho Guggenheim di New York, al Guggenheim Museum di Bilbao, al Ludwig Museum di Colonia, al Martin Gropius Bau di Berlino), utilizzando come materia personale l’acqua e il fuoco, nel nome di convivenze impossibili e giochi concettuali. Ha insegnato per dieci anni Umanizzazione della tecnologia presso prestigiosa Kunsthochschule für Medien di Colonia, realizzato scenografie con musiche di Nyman e Glass e realizzato opere per grandi brand come Vuitton, BMW, Sony, Benetton, Parmalat. fabrizioplessi.net Ferdinando Scianna (Bagheria, 1943, vive e lavora a Milano) inizia come fotografo di feste religiose tradizionali in Sicialia e poi come corrispondente e fotoreporter da Parigi, entrando a lavorare nella prestigiosa agenzia Magnum Photos di cui diventa membro effettivo nel 1989. Ha lavorato nel corso degli anni a progetti fotografici intorno a Cartier Bresson, Manuel Vázquez Montalbán, Jorge Luis Borges, Giuseppe Tornatore e pubblicando nel 2003 il libro Quelli di Bagheria, dedicato alla memoria del suo paese di origine.

II

Ferruccio Bolognesi (Mantova, 1924 – 2002) ha fatto parte di quella corrente o movimento nato negli anni Cinquanta etichettato dei Primitivi e naif, prendendo molti spunti e temi dal più celebre pittore naif italiano: Antonio Ligabue. Le sue sculture in ferro ritagliato sono dei veri e propri disegni nello spazio, ironiche, sognanti, dedicate al tema del mito, del feticcio, della favola. Francesco R adino (Bagno a Ripoli 1947) nel 1970 diventa fotografo professionista e sceglie di operare in vari ambiti, dalla fotografia industriale al design, dall’architettura al paesaggio. A partire dagli anni Ottanta partecipa a numerosi progetti di carattere pubblico di ricerca sul territorio, fra i quali le campagne fotografiche Archivio dello Spazio all’interno del Progetto Beni Architettonici e Ambientali della Provincia di Milano o il progetto European Eyes on Japan organizzato da Eu Jap Fest, Atlante italiano 2003 per il Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Ha esposto il suo lavoro in gallerie e musei italiani, europei, giapponesi e statunitensi e le sue opere fanno parte di collezioni pubbliche e private internazionali, pubblicando numerosi libri e alcuni video. francescoradino.it Franco Fontana (Modena, 1933) è tra i fotografi italiani più conosciuti e stimati a livello internazionale. Ha pubblicato oltre 60 libri fotografici, esposto in centinaia di mostre in Italia e all’estero, e sue opere sono presenti al Museum of Modern Art di New York al Musée d’Art Moderne di Parigi, all’Australian National Gallery di Melbourne. Ha collaborato con le maggiori testate mondiali (da Vogue a Time a Frankfurter Allgemeine, per citarne alcune). Ha svolto e continua a svolgere un’intensa attività didattica, tenendo conferenze, workshops e avendo la direzione artistica di numerosi eventi fotografici. Gabriele Basilico (1944 – Milano, 2013) laureato in architettura, si specializza nella ritrattistica di paesaggi urbani e fabbriche milanesi, partecipando nel 1984 all’importante progetto francese Mission Photographique per conto de la DATAR. Divenuto uno dei fotografi italiani più importanti al mondo alla pari di un vero e proprio artista, ha realizzato importanti serie dedicate alla distruzione della guerra a Beirut, a Mantova, Mosca, la Silicon Valley e a metropoli di ogni parte del mondo, prediligendo il bianco e nero e l’assenza metafisica di figure.

Gianni Berengo Gardin (Santa Margherita Ligure, 1930, vive e lavora a Milano) uno dei più importanti fotografi italiani viventi, ha lavorato come fotoreporter per le famose testate Domus, Epoca, Le Figaro, L’Espresso, Time, Stern. Ha esposto le sue foto nei più grandi musei del mondo quali il MoMA ed il Guggenheim di New York. Con il suo libro fotografico Disperata Allegria – vivere da Zingari a Firenze ha vinto nel 1994 l’Oscar Barnack Award, ed ha dedicato libri allo studio di Giorgio Morandi e all’opera di Mimmo Paladino, a Andy Warhol, Pier Paolo Pasolini, Cesare Zavattini, Renzo Piano. Gli sono state dedicate diverse monografie sul suo lavoro ed una laurea honoris causa in Storia e Critica d’Arte dall’Università Statale di Milano. Gianni Bondavalli (Mantova, 1946, vive e lavora a Mantova) è un artista sui generis, sapiente costruttore di oggetti provocatori, sculture spiazzanti, a metà tra l’uso domestico di cui fa una parodia sociale, il riuso dello scarto e il ready–made rivisitato secondo la poetica dada duchampiana e surrealista, con accenti caricaturali verso il mondo del consumo e della stupidità umana in genere. Giorgio Lotti (Milano, 1937) tra 1964 e 1997 lavora nello staff di Epoca e poi per Panorama. Nel 1973 viene insignito del premio “The World Understanding Award”. È stato premiato dalla città di Venezia per i suoi reportages sulla Serenissima e nel 1994, a Modena, riceve il prestigioso premio letterario “Città di Modena”. Alcune sue fotografie sono conservate presso musei americani o di Tokio, Pechino, al Royal Victoria Albert Museum di Londra, al Cabinet des Estampes di Parigi, al Centro Studi dell’università di Parma, alla Galleria Civica di Modena. giorgiolotti.it Giovanni Jahier (Mantova, 1943) ingegnere e pittore eclettico, dalla fantasia surriscaldata, di grande originalità e mix poetico di metafisica, cubismo ed ecologia, non ha mai fatto parte di correnti o movimenti artistici, ponendosi come un solitario arista dilettante (fu imprenditore e fondatore di UNICAL) nel senso più ampio del termine e fuori dal sistema delle mode e delle avanguardie. Howard Schatz (Chicago, 1940) laureato in medicina, ha ricevuto due World Press Photo Awards. Nel 2015 è stata pubblicata una monumentale

monografia del suo lavoro di 25 anni. Ha scattate numerose foto e ritratti di attori televisivi e di teatro, pugili, corpi di modelle sott’acqua, corpi nudi maschili e femminili, sportivi, nature morte e ha lavorato per numerose aziende tra cui Ralph Lauren, Mercedes Benz e Virgin. howardschatz.com Jerry N. Uelsmann (Detroit, 1934, vive e lavora a Gainesville, Florida) si è laureato presso il Rochester Institute of Technology in 1957, insegnando fotografia in varie università americane. È membro della Royal Photographic Society of Great Britain e della Society of Photographic Education. Le sue fotografie sono presenti in varie collezioni museali, tra cui il Metropolitan Museum of Art ed il MoMA di New York, il Chicago Art Institute, il Victoria and Albert Museum di Londra, la Bibliotheque National di Paris, il National Museum of American Art in Washington, il Moderna Museet in Stockholm, le Galleria Nazionali di Canada, Australia, Scozia, il Tokyo Metropolitan Museum of Photography e il National Museum of Modern Art in Kyoto. uelsmann.net K ylie Woon (Honolulu, 1991, vive e lavora a Singapore) realizza fotografie digitali esplorando il confine tra realtà e surrealtà, sogno e visione, scegliendo come soggetto dei suoi scatti il proprio corpo immerso in paesaggi e atmosfere sospese. Lew Thomas (San Franciso, 1932, vive e lavora a New Orleans) è stato curator per le arti visive del Contemporary Arts Center di New Orleans ed attualmente è direttore della Stan Rice Galelry di New Orleans. È autore di fotograie concettuali fin dagli anni Settanta, negli anni Ottanta ha utilizzato fotografie tratte da immagini di monitor televisivi e film, tenendo numerose mostre personali negli Stati Uniti e pubblicando diversi testi sulla fotografia. lewthomas.com Lica Covo Steiner (1914 – 2008) nasce a Milano da una famiglia cosmopolita e antifascista. Nel 1938 sposa Albe Steiner, insieme al quale aprirà, l’anno successivo, lo studio di fotografica L.A.S. (Lica Albe Steiner). Dopo la morte del marito, nel 1974, continuerà con il suo lavoro di progettazione grafica, dando vita a numerose collaborazioni. Luca Campigotto (Venezia, 1962, vive e lavora tra Milano e New York) specializzata in

III

Storia moderna ed interessata alle scoperte geografiche, si è dedicata alla fotografia di architettura, paesaggio e viaggio, dedicando i suoi progetti a città come Venezia, Roma, New York, Chicago Angkor, il deserto di Atacama, paesi come lo Yemen o l’Iran. Ha preso parte a mostre tenute alla Somerset House di Londra, all’IVAM di Valencia, al MAXXi di Roma, a Palazzo Fortuny di Venezia o al Mart di Rovereto. lucacampigotto.com Luca Gilli (Reggio Emilia, 1965, vive e lavora a Cavriago) è autore di diversi progetti fotografici oggi esposti in vari musei di arte contemporanea e fotografia, come la Bibliothèque Nationale de France di Parigi, Musée de la Photographie di Charleroi, Kunstbibliothek di Berlino, Musée d’Art Moderne et Contemporain di Strasburgo o il Thessaloniki Museum of Photography. Nel 2014 ha vinto il prestigioso premio BNL Group BNP Paribas. lucagilli.it Marcello Morandini (Mantova, 1940, vive e lavora a Varese) è scultore, designer e architetto, docente di arte e design, visiting professor presso importanti istituzioni culturali estere, con un ampia attività espositiva internazionale, progettazione di edifici dalla Germania alla Malasya e membro del Royal Design for Industry di Londra, oltre che autore di numerose sculture monumentali. morandinimarcello.com Mario Cresci (Chiavari, 1942) dopo aver studiato design, nel 1967 realizza il suo primo reportage sulla Basilicata, dove si trasferisce nel 1968 e dal 1974 a Matera, dopo aver lavorato come fotografo di scena a Roma. Docente di Accademia di Belle Arti a Brera, ha pubblicato sue serie fotografiche in libri dedicati a Materia, Martina Franca ed eposto in varie sedi istituzonali, come la Triennale di Milano, la Galleria d’Arte Moderna di Torino, la Biennale di Architettura di Venezia, dedicando parte del suo lavoro a fotografie installative e linguaggi concettuali. Mario De Biasi (Belluno, 1923 – Milano, 2013) ha realizzato importanti reportages e ritratti, tra cui la Rivolta d’Ungheria del 1965 e Marlene Dietrich, Brigitte Bardot, Sophia Loren, partecipando all’i portante mostra The Italian Metamorphosis 1943 – 1968 al Guggenheim di New York e ottenendo l’Ambrogino d’oro nel 2006. Celebre la sua foto


Alberto Biasi (Padova, 1937, vive e lavora a Padova) a metà degli anni Sessanta è uno dei fondatori e teorici del Gruppo N, che fa parte con altri artisti e gruppi della corrente internazionale dell’Arte programmata. Ha utilizzato rilievi dinamici, ambienti spaziali e tecnologico–percettivi, di cui ha fatto ampio uso, tanto da essere oggi consacrato come uno dei più importanti artisti cinetici ed optical in Italia. Nel 1998 ha tenuto una grande mostra antologica nel Museo degli Eremitani di Padova e nel 2009 ha esposto trenta opere presso il Museo Hermitage di San Pietroburgo. albertobiasi.it Angelo Mangiarotti (Milano, 1921 – 2012) è stato designer, architetto, scultore, docente universitario di disegno industriale (ha lavorato per l’Alfa Romeo), vincitore del prestigioso premio Compasso d’Oro alla carriera nel 1994 e conosciutissimo in ambito internazionale per le sue architetture legate alle infrastrutture e all’urbanistica, tra cui diverse stazioni di Milano del passante ferroviario. studiomangiarotti.com Arno R afael Minkkinen (Helsinki, 1945) realizza scatti di sé stesso nell’atto di realizzare performance dinamiche, in cui il fotografo porta il corpo ai limiti del possibile assumendosi spesso rischi vitali. Celebri i suoi scatti in mezzo alla neve, dentro cerchi di fuoco, su pareti di roccia o sott’acqua, creando sorprendenti effetti senza fare uso di photoshop. arno-rafael-minkkinen.com Aurelio Nordera (Cazzano di Tramigna, 1933 ⁄ Roverbella, 2012) è uno scultore che ha utilizzato terracotta, bronzo, marmo, sperimentando salde costruzioni plastiche intorno al senso della leggerezza della figura umana, per arrivare all’incastro ed alla trasfigurazione della materia in opere contrassegnate da “uno slancio vitale infuso al corpo sottratto alla figurazione e rimaterializzato nelle forme cave dei panneggi, delle Vesti scompigliate, con la forza dell’illusione e la perizia dell’artefice”, come ne scrisse il critico Francesco Bartoli. aurelionordera.it Beatrice Pediconi (Roma, 1972, vive e lavora a New York) laureata e speciallizzatasi in architettura, dopo un iniziale studio di fotografie di edifici e spazi architettonici, ha concentrato la sua ricerca su fluidi e movimenti nell’acqua, realizzando anche interessanti video e scatti polaroid

di questi processi dinamici. Ha ottenuto diverse residenze d’artista negli Stati Uniti ed è presente nella prestigiosa Collezione Maramotti di Reggio Emilia. beatricepediconi.com Carlo Bonfà (Pegognaga, 1938, vive e lavora a Mantova) ha fatto parte della ricerca e della sperimentazione concettuale italiana fin dagli anni Settanta, all’interno di tangenze con l’Arte povera per essere poi inserito nel movimento dei Nuovi Nuovi. La sua ricerca è multiforme ed estroversa, scandita da dipinti, disegni, sculture, oggetti di sottile ironia e ludica. Darren Harvey–Regan (Exeter, 1974) diplomato al Royal College of Art di Londra, sue opere sono presenti presso la collezione del Victoria & Alberto di Londra. Concepisce la fotografa come essenzialmente installazione o linguaggio iconico e formale non meramente rappresentativo, ma sempre in ibridazione con oggetti reali e sculture astratte. Nel 2009 ha ricevuto il Leverhulme Trust Award. howardschatz.com Fabrizio Plessi (Reggio Emilia, 1940, vive tra Venezia e Palma di Majorca) è uno dei pionieri della videoscultura in Italia fin dagli anni Settanta, con ampio riconoscimento internazionale (sue mostre personali al Soho Guggenheim di New York, al Guggenheim Museum di Bilbao, al Ludwig Museum di Colonia, al Martin Gropius Bau di Berlino), utilizzando come materia personale l’acqua e il fuoco, nel nome di convivenze impossibili e giochi concettuali. Ha insegnato per dieci anni Umanizzazione della tecnologia presso prestigiosa Kunsthochschule für Medien di Colonia, realizzato scenografie con musiche di Nyman e Glass e realizzato opere per grandi brand come Vuitton, BMW, Sony, Benetton, Parmalat. fabrizioplessi.net Ferdinando Scianna (Bagheria, 1943, vive e lavora a Milano) inizia come fotografo di feste religiose tradizionali in Sicialia e poi come corrispondente e fotoreporter da Parigi, entrando a lavorare nella prestigiosa agenzia Magnum Photos di cui diventa membro effettivo nel 1989. Ha lavorato nel corso degli anni a progetti fotografici intorno a Cartier Bresson, Manuel Vázquez Montalbán, Jorge Luis Borges, Giuseppe Tornatore e pubblicando nel 2003 il libro Quelli di Bagheria, dedicato alla memoria del suo paese di origine.

II

Ferruccio Bolognesi (Mantova, 1924 – 2002) ha fatto parte di quella corrente o movimento nato negli anni Cinquanta etichettato dei Primitivi e naif, prendendo molti spunti e temi dal più celebre pittore naif italiano: Antonio Ligabue. Le sue sculture in ferro ritagliato sono dei veri e propri disegni nello spazio, ironiche, sognanti, dedicate al tema del mito, del feticcio, della favola. Francesco R adino (Bagno a Ripoli 1947) nel 1970 diventa fotografo professionista e sceglie di operare in vari ambiti, dalla fotografia industriale al design, dall’architettura al paesaggio. A partire dagli anni Ottanta partecipa a numerosi progetti di carattere pubblico di ricerca sul territorio, fra i quali le campagne fotografiche Archivio dello Spazio all’interno del Progetto Beni Architettonici e Ambientali della Provincia di Milano o il progetto European Eyes on Japan organizzato da Eu Jap Fest, Atlante italiano 2003 per il Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Ha esposto il suo lavoro in gallerie e musei italiani, europei, giapponesi e statunitensi e le sue opere fanno parte di collezioni pubbliche e private internazionali, pubblicando numerosi libri e alcuni video. francescoradino.it Franco Fontana (Modena, 1933) è tra i fotografi italiani più conosciuti e stimati a livello internazionale. Ha pubblicato oltre 60 libri fotografici, esposto in centinaia di mostre in Italia e all’estero, e sue opere sono presenti al Museum of Modern Art di New York al Musée d’Art Moderne di Parigi, all’Australian National Gallery di Melbourne. Ha collaborato con le maggiori testate mondiali (da Vogue a Time a Frankfurter Allgemeine, per citarne alcune). Ha svolto e continua a svolgere un’intensa attività didattica, tenendo conferenze, workshops e avendo la direzione artistica di numerosi eventi fotografici. Gabriele Basilico (1944 – Milano, 2013) laureato in architettura, si specializza nella ritrattistica di paesaggi urbani e fabbriche milanesi, partecipando nel 1984 all’importante progetto francese Mission Photographique per conto de la DATAR. Divenuto uno dei fotografi italiani più importanti al mondo alla pari di un vero e proprio artista, ha realizzato importanti serie dedicate alla distruzione della guerra a Beirut, a Mantova, Mosca, la Silicon Valley e a metropoli di ogni parte del mondo, prediligendo il bianco e nero e l’assenza metafisica di figure.

Gianni Berengo Gardin (Santa Margherita Ligure, 1930, vive e lavora a Milano) uno dei più importanti fotografi italiani viventi, ha lavorato come fotoreporter per le famose testate Domus, Epoca, Le Figaro, L’Espresso, Time, Stern. Ha esposto le sue foto nei più grandi musei del mondo quali il MoMA ed il Guggenheim di New York. Con il suo libro fotografico Disperata Allegria – vivere da Zingari a Firenze ha vinto nel 1994 l’Oscar Barnack Award, ed ha dedicato libri allo studio di Giorgio Morandi e all’opera di Mimmo Paladino, a Andy Warhol, Pier Paolo Pasolini, Cesare Zavattini, Renzo Piano. Gli sono state dedicate diverse monografie sul suo lavoro ed una laurea honoris causa in Storia e Critica d’Arte dall’Università Statale di Milano. Gianni Bondavalli (Mantova, 1946, vive e lavora a Mantova) è un artista sui generis, sapiente costruttore di oggetti provocatori, sculture spiazzanti, a metà tra l’uso domestico di cui fa una parodia sociale, il riuso dello scarto e il ready–made rivisitato secondo la poetica dada duchampiana e surrealista, con accenti caricaturali verso il mondo del consumo e della stupidità umana in genere. Giorgio Lotti (Milano, 1937) tra 1964 e 1997 lavora nello staff di Epoca e poi per Panorama. Nel 1973 viene insignito del premio “The World Understanding Award”. È stato premiato dalla città di Venezia per i suoi reportages sulla Serenissima e nel 1994, a Modena, riceve il prestigioso premio letterario “Città di Modena”. Alcune sue fotografie sono conservate presso musei americani o di Tokio, Pechino, al Royal Victoria Albert Museum di Londra, al Cabinet des Estampes di Parigi, al Centro Studi dell’università di Parma, alla Galleria Civica di Modena. giorgiolotti.it Giovanni Jahier (Mantova, 1943) ingegnere e pittore eclettico, dalla fantasia surriscaldata, di grande originalità e mix poetico di metafisica, cubismo ed ecologia, non ha mai fatto parte di correnti o movimenti artistici, ponendosi come un solitario arista dilettante (fu imprenditore e fondatore di UNICAL) nel senso più ampio del termine e fuori dal sistema delle mode e delle avanguardie. Howard Schatz (Chicago, 1940) laureato in medicina, ha ricevuto due World Press Photo Awards. Nel 2015 è stata pubblicata una monumentale

monografia del suo lavoro di 25 anni. Ha scattate numerose foto e ritratti di attori televisivi e di teatro, pugili, corpi di modelle sott’acqua, corpi nudi maschili e femminili, sportivi, nature morte e ha lavorato per numerose aziende tra cui Ralph Lauren, Mercedes Benz e Virgin. howardschatz.com Jerry N. Uelsmann (Detroit, 1934, vive e lavora a Gainesville, Florida) si è laureato presso il Rochester Institute of Technology in 1957, insegnando fotografia in varie università americane. È membro della Royal Photographic Society of Great Britain e della Society of Photographic Education. Le sue fotografie sono presenti in varie collezioni museali, tra cui il Metropolitan Museum of Art ed il MoMA di New York, il Chicago Art Institute, il Victoria and Albert Museum di Londra, la Bibliotheque National di Paris, il National Museum of American Art in Washington, il Moderna Museet in Stockholm, le Galleria Nazionali di Canada, Australia, Scozia, il Tokyo Metropolitan Museum of Photography e il National Museum of Modern Art in Kyoto. uelsmann.net K ylie Woon (Honolulu, 1991, vive e lavora a Singapore) realizza fotografie digitali esplorando il confine tra realtà e surrealtà, sogno e visione, scegliendo come soggetto dei suoi scatti il proprio corpo immerso in paesaggi e atmosfere sospese. Lew Thomas (San Franciso, 1932, vive e lavora a New Orleans) è stato curator per le arti visive del Contemporary Arts Center di New Orleans ed attualmente è direttore della Stan Rice Galelry di New Orleans. È autore di fotograie concettuali fin dagli anni Settanta, negli anni Ottanta ha utilizzato fotografie tratte da immagini di monitor televisivi e film, tenendo numerose mostre personali negli Stati Uniti e pubblicando diversi testi sulla fotografia. lewthomas.com Lica Covo Steiner (1914 – 2008) nasce a Milano da una famiglia cosmopolita e antifascista. Nel 1938 sposa Albe Steiner, insieme al quale aprirà, l’anno successivo, lo studio di fotografica L.A.S. (Lica Albe Steiner). Dopo la morte del marito, nel 1974, continuerà con il suo lavoro di progettazione grafica, dando vita a numerose collaborazioni. Luca Campigotto (Venezia, 1962, vive e lavora tra Milano e New York) specializzata in

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Storia moderna ed interessata alle scoperte geografiche, si è dedicata alla fotografia di architettura, paesaggio e viaggio, dedicando i suoi progetti a città come Venezia, Roma, New York, Chicago Angkor, il deserto di Atacama, paesi come lo Yemen o l’Iran. Ha preso parte a mostre tenute alla Somerset House di Londra, all’IVAM di Valencia, al MAXXi di Roma, a Palazzo Fortuny di Venezia o al Mart di Rovereto. lucacampigotto.com Luca Gilli (Reggio Emilia, 1965, vive e lavora a Cavriago) è autore di diversi progetti fotografici oggi esposti in vari musei di arte contemporanea e fotografia, come la Bibliothèque Nationale de France di Parigi, Musée de la Photographie di Charleroi, Kunstbibliothek di Berlino, Musée d’Art Moderne et Contemporain di Strasburgo o il Thessaloniki Museum of Photography. Nel 2014 ha vinto il prestigioso premio BNL Group BNP Paribas. lucagilli.it Marcello Morandini (Mantova, 1940, vive e lavora a Varese) è scultore, designer e architetto, docente di arte e design, visiting professor presso importanti istituzioni culturali estere, con un ampia attività espositiva internazionale, progettazione di edifici dalla Germania alla Malasya e membro del Royal Design for Industry di Londra, oltre che autore di numerose sculture monumentali. morandinimarcello.com Mario Cresci (Chiavari, 1942) dopo aver studiato design, nel 1967 realizza il suo primo reportage sulla Basilicata, dove si trasferisce nel 1968 e dal 1974 a Matera, dopo aver lavorato come fotografo di scena a Roma. Docente di Accademia di Belle Arti a Brera, ha pubblicato sue serie fotografiche in libri dedicati a Materia, Martina Franca ed eposto in varie sedi istituzonali, come la Triennale di Milano, la Galleria d’Arte Moderna di Torino, la Biennale di Architettura di Venezia, dedicando parte del suo lavoro a fotografie installative e linguaggi concettuali. Mario De Biasi (Belluno, 1923 – Milano, 2013) ha realizzato importanti reportages e ritratti, tra cui la Rivolta d’Ungheria del 1965 e Marlene Dietrich, Brigitte Bardot, Sophia Loren, partecipando all’i portante mostra The Italian Metamorphosis 1943 – 1968 al Guggenheim di New York e ottenendo l’Ambrogino d’oro nel 2006. Celebre la sua foto


Gli italiani si voltano che ritrae di spalle Moria Orfei. Mario Giacomelli (Senigallia, 1925 – 2000) fonda dopo la Guerra la Tipografia Marchigiana che diviene luogo di peregrinaggio da parte di artisti, critici, studiosi di tutto il mondo. Celebre è la sua foto del 1953 L’approdo, con una scarpa trasportata dalle onde sulla battigi o il ritratto Mia Madre, dedicato alla madre con in mano una vanga. Celebri le sue serie sull’Ospizio, Lourdes, Loreto, i pretini e le foto ispirate dalla sua amicizia con Alberto Burri. Ha partecipato alla Biennale di Venezia, dedicando serie fotografiche alle Marche, a poeti come Leopardi, Montale, Luzi e Borges. A partire dagli anni Novanta i suoi scatti sono vere e proprie composizioni costruite da Giacomelli più in veste di regista che fotografo, tanto che le sue opere sono richieste dai più importanti musei del mondo. archiviomariogiacomelli.it Mario L asalandra (Este, 1933) dedica la sua ricerca iniziale al tema del mito moderno, influenzato da Federico Fellini. Le sue prime serie fotografiche sono popolate da figure fantastiche, angeliche e demoniache, tra cui Giudizio del 1967, Spaventapasseri del 1968, Filodrammatici del 1968 o Storia di un dramma del 1970. Forte è il suo rapporto, mai interrotto, con fotografi storici quali August Sander, David Bailey o Diane Arbus. mariolasalandra.com Maurizio Galimberti (Como, 1956, vive e lavora a Milano) dal 1991 inizia a fotografare con la Polaroid e a collaborare con la Kodak, ritraendo importanti personaggi del mondo del cinema e dell’arte, tra cui Michele Trussardi, Lady Gaga, Johnny Depp, Robert De Niro), inventando un tipico mosaico di polaroid con cui ricostruisce paesaggi architettonici, volti, scorci metropolitani, di cui la mostra Paesaggio Italia ⁄ Italyscapes, itinerante tra Italia e New York è l’esempio più emblematico. mauriziogalimberti.it Max Huber (Baar, 1919 – Mendrisio, 1992) designer svizzero, nel 1940 si stabilisce a Milano lavorando con lo studio Boggeri prima e Giulio Einaudi poi, disegnando marchi e veste grafico per Il Sole 24 Ore, per la Rinascente, Olivetti, Esselunga. Nel 1954 ha ricevuto il Premio Compasso d’Oro e dal 2005 a Chiasso è aperto il Museo Max Huber a lui dedicato.

Mehdi Monem (Rasht, Iran, 1961) è una fotografa che ha iniziato a lavorare per Iranian News Agency nel 1983, scattando direttamente sul fronte e durante campagne militari. A distanza di 25 anni, ha dedicato la sua attività agli effetti della guerra Iran–Iraq, su adulti e bambini ed alle conseguenze dei bombardamenti, di cui il libro The Miracle of Hope e The War Victims del 2009, sono le testimonianze più toccanti. Michael Marten (Londra, 1947, vive e lavora a Londra) è fotografo di agenzie di stampa fin dagli anni Settanta, specializzandosi in pubblicazioni fotografiche di carattere scientifico. Dal 2003 ha concentrato la sua attenzione sulla fotografia di paesaggio, di cui la serie più importante è quella dedicata alle maree ed al mare in genere Sea Change a cui ha lavorato tra il 2003 ed il 2012. michaelmarten.com Mimmo Jodice (Napoli, 1934, dove vive e lavora) inizia la sua attività come fotografo di sperimentazione e di avanguardia, concependo opere sul linguaggio concettuale del mezzo. Nel 1981 è nella mostra Expression of human condition presso il San Francisco Museum of Art, con cui viene lanciato a livello internazionale. Nel 1985 inizia una lunga ed approfondita ricerca sul mito del Mediterraneo, pubblicando il libro Mediterraneo e tenendo una personale al Philadelphia Museum of Art. ha esposto nei più grandi musei del mondo, dal Kunstmuseum Dusseldorf al Museo di Capodimonte di Napoli, dal Castello di Rivoli al The Museum of Photography, Moscow, fino al Louvre di Parigi dove ha tenuto una delle sue mostre più inmportanti legate al ritratto ed alla storia dell’uomo. mimmojodice.it Olivo Barbieri (Carpi, 1954) predilige la rappresentazione di ambienti urbani, ha realizzato film, pubblicato libri e cataloghi. È noto per l’effetto di miniaturizzazione del paesaggio, ottenuto grazie all’uso di una messa a fuoco selettiva che crea offuscamenti simili a quelli di una fotografia macro. Ha esposto in varie edizioni della Biennale di Venezia e nel 1996 il Museum Folkwang di Essen gli ha dedicato una importante mostra retrospettiva. Del 2003 è la sue serie Site Specific Project dedicata alle più importanti metropoli del mondo, tra cui Roma,

IV

Montreal, Shangai, Siviglia, Las Vegas, Los Angeles. olivobarbieri.it Pier Luigi Gibelli (Mantova 1956, vive e lavora a Mantova) è un chirurgo specializzato in chirurgia Maxillo Facciale, collezionista di arte contemporanea, incisioni e fotografia internazionale e fotografo lui stesso di scorci urbani, architetture, visioni inusuali e spiazzanti del mondo contemporaneo che realizza nel corso dei suoi viaggi, prediligendo l’uso del bianco e nero. Renzo Schirolli (Mantova, 1934 – 2000) ha riattraversato nella sua opera pittorica la ricerca informale neocubista, quella materica di Burri e Tapiès, quella minimalista e astratta di Fontana e Castellani, utilizzando tele estroflesse e vere e proprie strutture scultoree, sperimentando una figurazione espressiva di grande forze ed energia. Sergio Sermidi (Mantova, 1937 – 2011) è stato uno dei più importanti artisti moderni mantovani, che ha interamente dedicato la sua carriera alla pittura, partendo da premesse neosurrealiste per approdare a ricerche ottico percettive per arrivare ad una pittura gestuale ed energica vicina all’action painting e di grande forza emotiva ed impatto cromatico. sergiosermidi.com Shadi Ghadirian (Teheran, 1974, dove vive e lavora) è Photo Editor di Women in Iran Site e Manager del primo sito iraniano specializzato in fotografia, Phanoos Photo. Ha all’attivo una numerosa serie di mostre personali in gallerie di arte contemporanea da Teheran a Berlino, da Roma a Dusseldorf, dall’India alla Turchia, avendo partecipato nel 2012 alla mostra Light from the Middle East al Victoria and Albert Museum. shadighadirian.com Tom Baril (Connecticut, 1952, vive e lavora a New York) diplomato presso la New York Art School for Visual Arts, fu lo stampatore ufficiale di Robert Mappelthorpe. Predilige soggetti quali architetture urbane, paesaggi marini minimalisti, nature morte, curati fin nel minimo dettaglio e con grande attenzione verso tecniche di stampa fotografiche antiche, perchè per lui la contemporaneità e il passato devono convivere. tombaril.net


Gli italiani si voltano che ritrae di spalle Moria Orfei. Mario Giacomelli (Senigallia, 1925 – 2000) fonda dopo la Guerra la Tipografia Marchigiana che diviene luogo di peregrinaggio da parte di artisti, critici, studiosi di tutto il mondo. Celebre è la sua foto del 1953 L’approdo, con una scarpa trasportata dalle onde sulla battigi o il ritratto Mia Madre, dedicato alla madre con in mano una vanga. Celebri le sue serie sull’Ospizio, Lourdes, Loreto, i pretini e le foto ispirate dalla sua amicizia con Alberto Burri. Ha partecipato alla Biennale di Venezia, dedicando serie fotografiche alle Marche, a poeti come Leopardi, Montale, Luzi e Borges. A partire dagli anni Novanta i suoi scatti sono vere e proprie composizioni costruite da Giacomelli più in veste di regista che fotografo, tanto che le sue opere sono richieste dai più importanti musei del mondo. archiviomariogiacomelli.it Mario L asalandra (Este, 1933) dedica la sua ricerca iniziale al tema del mito moderno, influenzato da Federico Fellini. Le sue prime serie fotografiche sono popolate da figure fantastiche, angeliche e demoniache, tra cui Giudizio del 1967, Spaventapasseri del 1968, Filodrammatici del 1968 o Storia di un dramma del 1970. Forte è il suo rapporto, mai interrotto, con fotografi storici quali August Sander, David Bailey o Diane Arbus. mariolasalandra.com Maurizio Galimberti (Como, 1956, vive e lavora a Milano) dal 1991 inizia a fotografare con la Polaroid e a collaborare con la Kodak, ritraendo importanti personaggi del mondo del cinema e dell’arte, tra cui Michele Trussardi, Lady Gaga, Johnny Depp, Robert De Niro), inventando un tipico mosaico di polaroid con cui ricostruisce paesaggi architettonici, volti, scorci metropolitani, di cui la mostra Paesaggio Italia ⁄ Italyscapes, itinerante tra Italia e New York è l’esempio più emblematico. mauriziogalimberti.it Max Huber (Baar, 1919 – Mendrisio, 1992) designer svizzero, nel 1940 si stabilisce a Milano lavorando con lo studio Boggeri prima e Giulio Einaudi poi, disegnando marchi e veste grafico per Il Sole 24 Ore, per la Rinascente, Olivetti, Esselunga. Nel 1954 ha ricevuto il Premio Compasso d’Oro e dal 2005 a Chiasso è aperto il Museo Max Huber a lui dedicato.

Mehdi Monem (Rasht, Iran, 1961) è una fotografa che ha iniziato a lavorare per Iranian News Agency nel 1983, scattando direttamente sul fronte e durante campagne militari. A distanza di 25 anni, ha dedicato la sua attività agli effetti della guerra Iran–Iraq, su adulti e bambini ed alle conseguenze dei bombardamenti, di cui il libro The Miracle of Hope e The War Victims del 2009, sono le testimonianze più toccanti. Michael Marten (Londra, 1947, vive e lavora a Londra) è fotografo di agenzie di stampa fin dagli anni Settanta, specializzandosi in pubblicazioni fotografiche di carattere scientifico. Dal 2003 ha concentrato la sua attenzione sulla fotografia di paesaggio, di cui la serie più importante è quella dedicata alle maree ed al mare in genere Sea Change a cui ha lavorato tra il 2003 ed il 2012. michaelmarten.com Mimmo Jodice (Napoli, 1934, dove vive e lavora) inizia la sua attività come fotografo di sperimentazione e di avanguardia, concependo opere sul linguaggio concettuale del mezzo. Nel 1981 è nella mostra Expression of human condition presso il San Francisco Museum of Art, con cui viene lanciato a livello internazionale. Nel 1985 inizia una lunga ed approfondita ricerca sul mito del Mediterraneo, pubblicando il libro Mediterraneo e tenendo una personale al Philadelphia Museum of Art. ha esposto nei più grandi musei del mondo, dal Kunstmuseum Dusseldorf al Museo di Capodimonte di Napoli, dal Castello di Rivoli al The Museum of Photography, Moscow, fino al Louvre di Parigi dove ha tenuto una delle sue mostre più inmportanti legate al ritratto ed alla storia dell’uomo. mimmojodice.it Olivo Barbieri (Carpi, 1954) predilige la rappresentazione di ambienti urbani, ha realizzato film, pubblicato libri e cataloghi. È noto per l’effetto di miniaturizzazione del paesaggio, ottenuto grazie all’uso di una messa a fuoco selettiva che crea offuscamenti simili a quelli di una fotografia macro. Ha esposto in varie edizioni della Biennale di Venezia e nel 1996 il Museum Folkwang di Essen gli ha dedicato una importante mostra retrospettiva. Del 2003 è la sue serie Site Specific Project dedicata alle più importanti metropoli del mondo, tra cui Roma,

IV

Montreal, Shangai, Siviglia, Las Vegas, Los Angeles. olivobarbieri.it Pier Luigi Gibelli (Mantova 1956, vive e lavora a Mantova) è un chirurgo specializzato in chirurgia Maxillo Facciale, collezionista di arte contemporanea, incisioni e fotografia internazionale e fotografo lui stesso di scorci urbani, architetture, visioni inusuali e spiazzanti del mondo contemporaneo che realizza nel corso dei suoi viaggi, prediligendo l’uso del bianco e nero. Renzo Schirolli (Mantova, 1934 – 2000) ha riattraversato nella sua opera pittorica la ricerca informale neocubista, quella materica di Burri e Tapiès, quella minimalista e astratta di Fontana e Castellani, utilizzando tele estroflesse e vere e proprie strutture scultoree, sperimentando una figurazione espressiva di grande forze ed energia. Sergio Sermidi (Mantova, 1937 – 2011) è stato uno dei più importanti artisti moderni mantovani, che ha interamente dedicato la sua carriera alla pittura, partendo da premesse neosurrealiste per approdare a ricerche ottico percettive per arrivare ad una pittura gestuale ed energica vicina all’action painting e di grande forza emotiva ed impatto cromatico. sergiosermidi.com Shadi Ghadirian (Teheran, 1974, dove vive e lavora) è Photo Editor di Women in Iran Site e Manager del primo sito iraniano specializzato in fotografia, Phanoos Photo. Ha all’attivo una numerosa serie di mostre personali in gallerie di arte contemporanea da Teheran a Berlino, da Roma a Dusseldorf, dall’India alla Turchia, avendo partecipato nel 2012 alla mostra Light from the Middle East al Victoria and Albert Museum. shadighadirian.com Tom Baril (Connecticut, 1952, vive e lavora a New York) diplomato presso la New York Art School for Visual Arts, fu lo stampatore ufficiale di Robert Mappelthorpe. Predilige soggetti quali architetture urbane, paesaggi marini minimalisti, nature morte, curati fin nel minimo dettaglio e con grande attenzione verso tecniche di stampa fotografiche antiche, perchè per lui la contemporaneità e il passato devono convivere. tombaril.net


Profile for The Benedini Collection

Abitare Gonzaga 2016  

Tutto nacque dalla questione: “Ma, se i Gonzaga con il loro gusto creativo e artistico così elevato fossero ancora vivi in quali ambienti vi...

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