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COLLANA CARTA ELETTRICA


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Antonello Mangano - Luigi Sturniolo

La politica dei disastri Ponte sullo Stretto e frane

Edizione 1.0 terrelibere.org

Ringraziamo Manuele Bonaccorsi, Ivan Cicconi, Enrico Di Giacomo, Manuela Modica.


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Copyright Questo testo è stampato su licenza Creative Commons 2.5 Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 2.5 Italia (creativecommons.org/licenses/by-ncnd/2.5/it/)

Immagini di copertina Giorgio de Chirico, Mobili in una stanza, 1927. Quarta di copertina. Enrico di Giacomo (www.enricodigiacomo.it), alluvione di Giampilieri, 2009.


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Dedicato a tutti coloro che con lo studio, l’emigrazione, il lavoro, la politica stanno costruendo il proprio destino da persone libere e non da sudditi.


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Antonello Mangano ha pubblicato ricerche e inchieste sui temi delle migrazioni, dell’antimafia, della telematica. Si occupa di formazione, software libero e di forme alternative di comunicazione e distribuzione delle informazioni. Luigi Sturniolo è da sempre attivista nei movimenti sociali. Negli ultimi anni è stato impegnato nelle lotte del movimento contro il Ponte. Ha curato per Terrelibere.org la pubblicazione di Ponte sullo Stretto e mucche da mungere. Lavora come bibliotecario presso la Biblioteca Regionale di Messina. Terrelibere.org è una rivista elettronica che produce dal 1999 inchieste e ricerche sui rapporti tra Nord e Sud del Mondo, la mafia, le migrazioni, l’economia e la disuguaglianza. Tutti i materiali sono diffusi liberamente su licenza Creative Commons. Dal 2009 diventa casa editrice.


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Le grandi catastrofi sgretolano il tessuto sociale, non solo le case Naomi Klein, Shock Economy


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Sommario Premessa 10 Introduzione. rovescia” 13

Cicconi:

“Keynes

alla

Resistere all’emergenza 17 La politica dei disastri 23 BARBAROSSA 28 IL MODELLO L’AQUILA 34 AUGUSTUS 40 Le crepe comunicative dell’esecutivo 44 Per Ciucci l’importante è continuare 54 Compensazione del disastro. Un modello dall’Africa allo Stretto 61 LE PICCOLE OPERE 67 LA POLITICA COL CAPPELLO IN MANO 71 Potere assoluto 74


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SHOCK ECONOMY A L’AQUILA 79 Lo show del Palacultura 82 I CONTI LI FACCIAMO DOPO 86 La cura dei luoghi 88 LA FORMA DI UN SERPENTE 94 Bibliografia 98


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Premessa Giampilieri è un tranquillo “villaggio” della periferia messinese. Gli abitanti più anziani non si sentono parte della città – il centro dista circa 15 chilometri – e continuano a dire (come si è sempre detto nei borghi fuori dal centro urbano) “andiamo a Messina”, “scendiamo a Messina”, come fossero in partenza per un’altra località. Pur essendo collocato a brevissima distanza dal mare, rimane un paese di montagna: ci sono sempre stati più contadini che pescatori; e il lungomare è stato costruito poche settimane fa e subito invaso dai detriti dell’alluvione. E’ un luogo tranquillo, e isolato. Solo la spaventosa ondata di fango del primo ottobre lo ha portato al centro del circo mediatico. Il “caso Giampilieri” è diventato così uno dei tanti brevi show che tv e giornali italiani sfornano a ritmo frenetico, per poi dimenticare tutto con rapidità. “Siete abusivi? Cosa avete provato quando la vostra casa è venuta giù?”. Semplificazioni abituali e la fretta di ottenere prima dei colleghi ovvie risposte di circostanza. Sempre di corsa, perché tra poche ore il circo sarà sicuramente da un’altra parte, col suo corteo di carrozzoni dotati di parabola e mixer per il montaggio.


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“Grazie alla Protezione Civile per il suo intervento”, dissero tutti dopo la tragedia. Ci si appassionò ai dibattiti televisivi sulla tragedia annunciata e sulle responsabilità dell’abusivismo. Molti si offesero perché i calciatori di serie A non osservarono il tradizionale e inutile minuto di silenzio sui campi di gioco. Furono pochi i fondi raccolti nazionalmente col sistema degli sms. Un classico copione da Truman Show, in cui non ci sarebbe stato mai spazio per un’analisi appena più approfondita su shock economy e grandi opere. Sui modelli ormai rodati che mescolavano prassi nate oltreoceano (le sperimentazioni su New Orleans devastata da Katrina) e la corruzione da basso impero tipica del nostro Paese. Non ci sarebbe stato mai spazio per la richiesta – e in alcune circostanze il grido rabbioso – di chi ha chiesto di stornare i fondi del Ponte sullo Stretto alla sicurezza idrogeologica del territorio. Un progetto non ideologico, perché nelle settimane successive si sarebbero moltiplicate le frane e gli abitanti delle zone a rischio avrebbero guardato alle nuvole in cielo con la preoccupazione di chi teme una nuova sciagura. “Guardare ogni giorno se piove o c’è il sole, per saper se domani si vive o si muore”, cantava Luigi Tenco a proposito dei contadini pronti a diventare emigranti, diversi decenni fa.


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Molti oggi guardano il bollettino meteo con timore perché da quello deriveranno le ansie quotidiane. Molti, nella riviera jonica colpita dalle frane, guardano le previsioni del tempo per sapere se, dopo il lavoro, riusciranno a rientrare agevolmente a casa oppure no. La costruzione del Ponte – non solo l’attraversamento tra le rive ma tutto il contorno di azioni collaterali – si configura come un’ulteriore ferita al territorio, con opere viarie nate per lo smaltimento del traffico creato dai cantieri, materiali di risulta che finiranno in luoghi sbagliati, persino due nuovi svincoli previsti nella zona di Giampilieri, una beffa oltre che l’ennesima prova di un percorso suicida, consapevole e determinato verso le prossime tragedie. Il risultato di una politica nazionale che vede i territori come luoghi da depredare e da usare per operazioni speculative. Il risultato di una politica locale perennemente col cappello in mano, incapace di progettare alcunché per il futuro, prona agli interessi altrui pur di poter ricavare qualcosa. Risparmiateci almeno, i prossimi show a base di “sciagure annunciate”. Tutti, adesso, sanno. La strada che porta al Ponte – e ai disastri - è un percorso consapevole.


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Introduzione. Cicconi: “Keynes alla rovescia” “Politiche keynesiane alla rovescia. In precedenza si prendeva la ricchezza prodotta per redistribuirla, oggi si danno soldi a chi è già ricco. Sono costi che pagheremo per diversi decenni”. Lo spiega Ivan Cicconi, uno dei maggiori esperti di infrastrutture e lavori pubblici, a proposito dalla “prima pietra” del Ponte sullo Stretto: “La varianti come quella di Cannitello sono ad hoc per il Ponte, si tratta di opere funzionali al progetto”. Cicconi, ha denunciato già molti anni fa le storture dell’Alta velocità. Profitti privati, costi per tutta la collettività, cantieri lumaca. Oggi ravvisa nel Ponte lo stesso modello. Il keynesimo alla rovescia, Robin Hood al contrario: la ricchezza sociale che finisce nella tasche dei soliti noti: i grandi contractors, con Impregilo in testa. Esattamente quanto sostenuto nel libro “Ponte sullo Stretto e mucche da mungere”1: è “l’economia

Sturniolo, Luigi (a cura di). Ponte sullo Stretto e mucche da mungere. Terrelibere.org. Catania-Messina 2009. 1


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basata sulle partnership tra pubblico e privato che ‘mungono’ attività senza rischio. Al primo soggetto spettano i costi, al secondo i benefici. E’ l’economia delle infrastrutture inutili, addirittura non volute ed imposte al territorio. E’ l’economia dei disastri e delle guerre”. Diventa dunque sterile disquisire di particolari tecnici, problemi ingegneristici, balle mediatiche o bluff elettorali. La “mucca da mungere” è un modello che esiste di per sé, oltre che il cuore del problema. Il Ponte non è realizzabile? Un’ottima occasione per nuovi studi e revisioni di progetto. Le opere collaterali vanno fatte prima? Intanto si muove la solita economia para-mafiosa fatta di movimento terra, sub-appalti, cantieri eterni, lavoratori ricattati ed umiliati. L’esperienza dell’A3 ci racconta di continue revisioni dei conti, “infiltrati” mafiosi in pianta stabile, operai coinvolti loro malgrado in scene da Far West oppure morti in incidenti sul lavoro che non meritano neppure poche righe in cronaca. Lo schema proposto per il Ponte è identico a quello del Tav. Si tratta di un “metodo” datato 1991, durante l’ultimo nefasto governo Andreotti. Spiega ancora Cicconi, questa volta in una intervista del 2002: “Il sistema fu inventato dal fantasioso ministro Paolo Cirino


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Pomicino. Si crea una società dalla costola delle ferrovie, il Tav, che assegna i lavori alle solite grandi imprese. Il secondo passo e’ il project financing, che consente di attivare finanziamenti privati. Che sono i prestiti per Tav Spa, garantiti dallo Stato”. Sostituendo al TAV la “Stretto di Messina” il risultato non cambia… A proposito del Tav, d’altronde, c’è una storia illuminante. Negli anni ’96-’97, il conflitto tra i piccoli imprenditori e i grandi che lavorano per i cantieri dell’Alta velocità era al culmine. L’associazione delle imprese medio-piccole produsse un “documento bomba” dove si diceva che, rifacendo quei contratti, e pur pagando le penali, lo Stato avrebbe comunque risparmiato circa 5 mila miliardi di vecchie lire. Dopo lunghissima riflessione, arriviamo al 2000: il ministro Bersani annulla i contratti. Il governo successivo li ha ripristinati. Tali e quali. Qual è il movente di questo modo di operare? Intanto reperire fondi che non ci sono e poter avviare i cantieri promessi. Secondo: spostare su una società privata un rilevante deficit pubblico che all’Unione Europea non risulterà e ci consentirà di non sforare sugli impegni comunitari.


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Il ministro Matteoli ha indicato che nel tempo record di sei anni Sicilia e Calabria saranno collegate. Perché non ci crede nessuno? “Il general contractor tende a far durare i lavori più a lungo possibile e a farli costare di più”, dice ancora Cicconi. “Perché questo è il suo interesse d’impresa e senza rischio di gestione viene meno la volontà di ridurre tempi e costi”.


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Resistere all’emergenza Le frane, le indagini sulla Protezione Civile e l’avanzamento del progetto del Ponte sono parti di una narrazione che va colta nella sua dimensione unitaria. La politica dei disastri e delle grandi opere è una risposta delle élite politiche ed economiche alla crisi e si configura come modalità attraverso la quale risorse pubbliche diventano fonte d’arricchimento per pochi piuttosto che occasione di redistribuzione della ricchezza. Il dissesto idrogeologico del territorio, l’inchiesta di Firenze sulle emergenze e la presentazione del Ponte sullo Stretto di Messina svoltasi il 12 febbraio a Messina2 sono

Nel febbraio 2010. la Procura di Firenze avviava una indagine sulla Protezione Civile, evidenziando tra le altre cose la gestione privatistica e fuori controllo dei grandi eventi e delle opere pubbliche emergenziali. Negli stessi giorni, una spaventosa serie di frane in Sicilia e Calabria dimostravano la necessità di interventi rapidi. I fenomeni franosi più gravi si registravano nei paesi di San Fratello (Messina) e Maierato (Vibo Valentia), ma anche in zone limitrofe ai futuri cantieri del Ponte, come Papardo (Messina) e Santa Trada (Villa San Giovanni). A Messina, intanto, la Stretto di Messina S.p.a. presentava non già il progetto del Ponte sullo Stretto (che di fatto 2


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parti di una narrazione che va colta nella sua dimensione unitaria. La politica dei disastri e delle grandi opere sono una risposta delle elite politiche ed economiche alla crisi e si configurano come modalità attraverso la quale risorse pubbliche diventano fonte d’arricchimento per pochi piuttosto che occasione di redistribuzione della ricchezza. L’accaduto o il progetto, dentro questa prospettiva, non hanno niente a che vedere con i bisogni della società. Sono solo occasione per far guadagni. Dentro una dimensione da

non esiste nella sua forma definitiva ed esecutiva), ma la squadra (così la definisce Ciucci) che si candida a costruire la megainfrastruttura: il General Contractor (Eurolink S.C.p.A., costituito da Impregilo S.p.A. (45%), Sacyr S.A. (18.70%), Società Italiana per Condotte d’Acqua S.p.A. (15%), Cooperativa Muratori&Cementisti (13%), Ishikawajima – Harima Heavy Industries CO Ltd (6.3%), Consorzio Stabile A.C.I. S.C.p.A.), la società incaricata della progettazione (Cowi A/S (Danimarca)), il Project Management Consultant (Parsons Transportation Group), il Monitore Ambientale (Fenice S.p.A., Eurisko NOPWorld S.r.l., Agriconsulting S.p.A., Theolab S.r.l, Nautilus Società Cooperativa).



La politica dei disastri - Ponte sullo Stretto e frane