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L’ECONOMIA REGIONALE SOFFRIRA’ ALMENO PER ALTRI DUE ANNI Zappacosta pag. 4 - 5 Settimanale FreepreSS GIOVEDI’ 3 GIUGNO 2010 ANNO III N. 3 Direttore ANTONIO SAVINO

ELISA CLAPS BEATA E

’ stato in un attimo, un solo attimo, in cui il mio animo ha auspicato questo desiderio, subito dopo aver ascoltato le parole

del magistrato di Salerno espresse in televisione venerdì mattina. Un attimo, in cui nella mente è rimasta impressa una vicenda

altrettanto drammatica, come noi, famiglia del settimanale quella della nostra cara Elisa: TERRA, diciamo di volere: la morte di Santa Maria Go- “Elisa Claps, Beata subito!”. retti. continua a pagina 3 Ecco perché dico, anzi tutti

LA CATTEDRALE DI ACERENZA CHIUDE PER FERIE pag. 2 AD OGNI RIONE IL SUO “CIAMBELLINO”

Romanelli pagina 7

BAMBOCCIONI UN INCANTO

Marganella pagina 11

I CENTRI MULTIPLI Arlotto pagina 13

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LA CATTEDRALE VA IN FERIE Il problema è serio, va affrontato con equilibrio e saggezza. Non tutti hanno ragione

Antonio Savino i avverte un clima di tensione nella antica cittadina di Acerenza perchè, come fanno sapere alcuni cittadini che hanno risposto alle domande di Terra di Basilicata, la cattedrale è in dirittura di chiusura prevista per il prossimo 14 giugno. Come fanno sapere alcune fonti del posto, don Pierpaolo Cilla, parroco della cattedrale, in una informativa inviata alle associazioni locali, ha chiarito che il prestigioso monumento chiuderà ufficialmente al pubblico e ai fedeli il 14 giugno per motivi inerenti a lavori di ristrutturazione. “Sono lavori – è la voce dei cittadini- che interesseranno principalmente la pavimentazione”. Una cattedrale che chiude in piena estate è una cattedrale che lascerà il paesello lucano, borgo normanno, nello sconforto. I cittadini sono delusi perchè affermano: “ormai le decisioni sembra che siano state già prese dall’Arcidiocesi” , che, insieme alla Sovrintendenza ha progettato i lavori. Si sa che per i lavori di riqualificazione passerà circa un anno e che la cattedrale sarà chiusa al pubblico per l’estate e per tutte le festività invernali. Quello che più di tutto spaventa gli abitanti del posto è la coincidenza con i lavori di pavimentazione esterna del corso, via principale del borgo. Ad Acerenza, si respira un’aria salubre, una cittadina dal volto antico, una cittadina dalla storia millenaria che quest’anno non avrà nulla da mostrare ai turisti, che potranno girare per gli antichi carrugi e perdersi nella bellezza architettonica esterna della cattedrale, edificata nel 1080 dal vescovo Arnaldo, e da Roberto il Guiscardo. Così racconta la storia che ogni anno si rievoca per queste vie in pietra viva attraverso il corteo storico “dai Lon-

COSE D’OGGI

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gobardi ai Normanni, storia di una cattedrale”. Un borgo che ha ospitato Ruggiero Leoncavallo, il musicista compositore che nell’opera i Pagliacci, uno dei personaggi principali prende il nome del patrono della cittadina, San Canio. Ad alcuni passanti abbiamo chiesto quanto è importante questo munumento per la cittadina e come mancherà per circa un anno di tempo. “Certo- fanno sapere- i lavori si devono fare, forse si potrebbe aspettare a settembre per iniziare”. Sicuramente chiudere in questo

momento, in una ridente cittadina, quale è Acerenza, porterebbe a queste genti, tra commercianti e operatori del turismo, un tracollo delle attività. Il vescovo Ricchiuti ne ha parlato alla stampa definendo la chiusura “un sacrificio che servirà a riportare la basilica – cattedrale al suo antico splendore”. Nel frattempo i commercianti del centro storico acheruntino insorgono per proteggere le attività che già poco vedono e che quest’anno, nonostante la lunga attesa dopo il periodo invernale, non vedranno la luce di quei

tanti autobus e torpedoni che ogni week-end inondano le vie del borgo. Una perdita notevole per il blando turismo che solo in estate fiorisce. L’auspicio è che una volta partiti i lavori all’interno della basilica giungano a termine il prima possibile per veder rifiorire Acerenza come “rosa sulla roccia”.


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“Elisa Claps Beata subito!”

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LA PUREZZA E’ MARTIRIO Quando nell’intervista pubblicata il 19 maggio ho chiesto a mia figlia Marcella su che cosa si fosse basata le sua amicizia profonda con Elisa, mi ha risposto senza tentennamenti: “Sulla semplicità e sulla purezza”. Marcella sapeva ed ancora oggi sa, che la sua più cara amica era pura. Non avrebbe mai immaginato però, che proprio la purezza avrebbe portato Elisa tra gli Angeli del Signore. E non avrebbe mai immaginato che la sua dolce amica del cuore, un giorno sarebbe morta come Santa Maria Goretti, che per difendere la sua purezza dedicata a Dio, ha subito volontariamente il martirio. Ecco perché ripetiamo: ”Elisa Claps, Beata subito!”. IL MARTIRIO E’ SATITA’ Elisa Claps come Maria Goretti. Il nostro Angelo Sagarese, giornalista cattolico di alta sensibilità e spiritualità, il 19 Maggio aveva “avvertito” il tutto in un articolo pubblicato su TERRA. Leggiamolo insieme: “Ovviamente non ci sono certezze, sulle ragioni del delitto, che non trovano giustificazioni ed attenuanti. Non si è lontani dalla realtà, ipotizzando che Elisa si sia opposta ed abbia decisamente respinto le proposta oscene e depravate del suo carnefice.”. Per l’appunto, come fece Maria Goretti, che per il suo martirio è diventata Santa. Ecco perché noi vogliamo che Elisa diventi BEATA. Ci accontentiamo del minimo. Se poi sta scritto che deve diventare Santa, Iddio sia lodato. LA SOFFEREZA E’ BEATITUDIE Si dice che nella sofferenza, la Chiesa veda se ci sono i presupposti per la beatificazione. Ascoltiamo ancora Angelo Sagarese: ”Se avesse accettato, sarebbe ancora in vita. Di qui la

reazione brutale, ripetuta con numerose coltellate del suo assassino (come riportato da molti giornali). Le notizie trapelate dalla relazione del Professor Introna, sembrano ipotizzare che Elisa sia morta dissanguata. E’ prevedibile il dolore, la sofferenza, la costernazione. Le grida disperate di aiuto. La drammatica agonia in desolante solitudine, fino alla morte. Elisa sarebbe stata uccisa per difendere il suo onore, la sua castità. Comunque, nuova martire di una violenza assurda e balorda”. Come Maria Goretti, insomma, ecco perché tutti noi di TERRA, diciamo ad alta voce:”Elisa Claps, Beata subito!”. LA VERITA’ DOCUMETATA Si dice che la Chiesa, oltre alla sofferenza, chieda la verità suffragata da documenti ufficiali, prima di pronunciarsi sulla beatificazione di un martire. Nel nostro caso, è rappresentata dalle motivazioni espresse dal Procuratore Generale di Salerno Lucio Di Pietro, durante la conferenza stampa di venerdì 28 Maggio. Ascoltiamole: “Restivo Danilo, indagato per il delitto omicidio volontario aggravato, perché dopo aver dato appuntamento alla giovane Claps nella Chiesa della Trinità di potenza e dopo averla incontrata, con un prete-

sto la induceva a seguirlo nei locali pertinenziali della Chiesa, sino al sottotetto, dove, dopo aver tentato un approccio sessuale con la giovane, venendo rifiutato, infieriva sulla stessa colpendola ripetutamente almeno tredici volte, anche con un’arma da punta e da taglio con cui l’attingeva al torace sino a cagionarne la morte, dopodichè la trascinava in un angolo del sottotetto e qui, coprendola di materiale vario tra cui delle tegole ivi riposte e materiale di risulta, occultava il cadavere”. Questo, il capo di imputazione. Poi c’è l’aggravante: “ Aver commesso il fatto per motivi abbietti ed aver agito con crudeltà nei confronti della vittima”. Tutto ciò rappresenta la verità suffragata da documenti ufficiali. Fatto che ci permette di gridara con quanta forza abbiamo in corpo: “Elisa Claps, Beata subito!”. RISCATTO PER LA CHIESA Angelo Sagarese ci ha detto che, “compagni di scuola definiscono Elisa Claps una ragazza generosa, cordiale, disponibile, aperta all’amicizia. Educata con principi sani e con ferma formazione religiosa. Del resto le fotografie diffuse sono eloquenti di un volto solare, raggiante di gioia, che sorrideva alla vita

come si fa a sedici anni”. Età in cui, aggiungiamo noi, chi ha una ferma formazione religiosa è disposto al martirio pur di non perdere la propria purezza. Bene, Angelo Sagarese si è chiesto: “Se così è, perché non dare cristiana sepoltura ad Elisa Claps proprio nella Chiesa della Santissima Trinità, dove si è compiuto il suo martirio. Chi lo vorrà potrà deporre un fiore o rivolgerle un pensiero. La sua presenza in città sarebbe di monito e di esempio per tutti”. Giusto, sacrosanto, riconfermiamo la validità della proposta, famiglia Claps permettendo, naturalmente. Aggiungiamo però una nostra considerazione. In questi ultimi anni la Chiesa cattolica in tutta la sua universalità (e sia pure per motivi diversi, quella locale), ci ha dato alcuni esempi non del tutto esaltanti. Oggi però, si trova, con il caso Elisa, nella condizione di dimostrare al mondo intero – oltre che a se stessa – di potersi riscattare, attraverso un atto edificante, semplice e giusto: esaltando la purezza di una ragazza dotata di ferma formazione religiosa, che ha donato a Dio Misericordioso la sua purezza, come fece santa Maria Goretti. Ecco perché, diciamo alla Chiesa Cattolica, in nome dei potentini, “ELISA CLAPS, BEATA SUBITO!”.

COSE D’OGGI

Saro Zappacosta


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S.O.S DUE ANNI Non è affatto un libro dei sogni, niente bla bla, nessun volo pindarico: poche cose ma buone Saro Zappacosta

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POLITICA

a circa 40 anni, data di nascita della Regione Basilicata, quando sul tavolo della redazione perveniva il “malloppo” della Relazione Programmatica del Presidente della Regione - oppure di quello della Provincia o del Sindaco - la mia prima reazione era quella di girare la testa dalla parte opposta. Il solo pensiero di dover affrontare la lettura di quel “malloppo” mi atterriva e, poi, il dovere di doverla commentare con il rischio di doverti mettere contro il Presidente di turno, certamente non mi esaltava. Soprattutto quando i Presidenti sono stati Verrastro, Azzarà, Boccia e Di Nardo, cui ero legato da personale simpatia umana, e - per la Provincia - Di Nubila, Comodo, Camardese, Antonio Pisani e Vito Santarsiero, che sempre hanno affrontato questo momento importante della loro vita politica con particolare attenzione, sapendo che la Relazione Programmatica diventa il Vangelo per gli Enti che hanno guidato. Che poi questi Vangeli si trasformassero in “chiffon de papier” era un altro paio di maniche. TATA CURIOSITÀ: “PUÒ ADARE”. Con la Relazione Programmatica di Vito De Filippo la prima reazione è stata identica a quella che avvertivo per i suoi predecessori, con una sola variante: la curiosità. Non vi sembri strano, amici lettori, che il sentimento di curiosità possa ancora persistere nell’animo di un giornalista veterano: è la verità. Ho definito la Giunta De Filippo come un governo decisionista di centro con un braccio a destra e uno a sinistra, per cui la curiosità era proprio quella di vedere cosa uscisse fuori da un governo così insolito, così strano, così particolare, da suscitare commenti più disparati, ma al tempo stesso

anche un pizzico di simpatia: sapete com’è, tre donne, insieme, anche in politica, impongono una riflessione. E così, di buzzo buono, mi son letto il “malloppo” di Vito De Filippo e, dopo la classica e tradizionale riflessione, è uscito fuori il tradizionale verdetto: “può andare”. CIQUE COLOE PORTATI Non è affatto un libro dei sogni, niente bla bla, nessun volo pindarico: poche cose ma buone. Sembra quasi che ci sia il soffio pragmatico di tre donne. Infatti, la Relazione di Vito De Filippo si poggia su cinque colonne portanti ed una apertura storica all’opposizione, che “possono andare”. Le cinque colonne sono rappresentate dai capitoli relativi a: il lavoro, i servizi di qualità, la valorizzazione delle risorse disponibili, le reti di imprese e l’innovazione dell’amministrazione pubblica regionale. Basterebbe, quindi, la realizzazione di

un pilastro su citato all’anno, per vedere Vito De Filippo e la sua Giunta finire dritto dritto in Paradiso e passare alla storia come unico governo capace di realizzare il suo programma politico amministrativo in una sola legislatura. Una colonna all’anno - si fa per dire - e il libro positivo della storia regionale potrà chiudere le sue pagine. Ci riuscirà la Giunta di centro con un braccio a destra e uno a sinistra, guidata da Vito De Filippo, a costruire queste cinque colonne? In noi, c’è moderata fiducia. Anche perché Vito De Filippo è diventato un gran furbone: ha pescato il concetto di “Quoziente Familiare” - che, se la memoria non ci tradisce, è partorito dalla mente di Gianfranco Fini, sia pure limitato alla progettazione di tasse familiari - e ne ha fatto un cavallo di battaglia, poiché individua “i criteri per erogare misure di sostegno alle famiglie in difficoltà”, il “Reddito Ponte” per

“l’attribuzione di incentivi economici ai giovani lucani in cerca di lavoro”, i bandi per l’occupazione. Forse qualcuno griderà al clientelismo, ma sapete che vi dico?, anche se così sarà, si pensi alla disoccupazione dei giovani e al dramma delle famiglie lucane e si cerchi, tutti quanti insieme, opposizione compresa, di risolvere i problemi seri, perché, è bene che si sappia, il popolo lucano ha i coglioni gonfi e non accetterebbe più, certamente, ulteriori fallimenti. Col rischio di una giusta e doverosa sommossa popolare. Chiediamo a tutto il Consiglio Regionale: dobbiamo arrivare ai classici “forconi”? C’è il modo di evitarlo? Cre-


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DI ARMISTIZIO

diamo di sì e forse la soluzione la troviamo nelle ultime pagine della Relazione Programmatica del Presidente. UA VOCE ACCORATA, U APPELLO Vito De Filippo, infatti, ha detto a tutto il Consiglio: “Alle varie opposizioni qui rappresentate, a partire dal PDL, che è forza di governo a Roma, chiedo sin d’ora di avviare un comune percorso che ci porti su alcuni temi condivisi, che non sono né di destra né di sinistra, a lavorare per il bene dei lucani. Fuori da ogni tatticismo - ha precisato il Presidente della Giunta Regionale De Filippo - e nel rispetto dei ruoli che ciascuno rivolge a quest’aula e nella società, credo vi sia la possibilità di stabilire con le opposizioni una concreta convergenza per la difesa a tutti i livelli, degli interessi della Basilicata, in particolare sulle risorse naturali (come il petrolio) o in materia di infrastrutture,

scuola e università. Mi sentirei di dire che tutti abbiamo per nascita una stessa tessera di iscrizione che è quella dell’amore e della dedizione alla Basilicata… Colleghi Consiglieri, gli anni di questa legislatura regionale chiamano tutti, pur da fronti diversi, ad una “prova unica” per servire la causa della Basilicata. Diamole forza e consistenza. Cambiamola e miglioriamola con le innovazioni, le riforme, il coraggio. Cogliamo il suo desiderio di futuro, abitiamola con la passione della novità. Meritiamoci le sue speranze e la sua fiducia. Ce lo chiedono i lucani”. IL FORCOE DIETRO L’AGOLO Queste parole del Presidente della Giunta non esprimono affatto una mozione dei sentimenti lanciata in aula per suscitare la particolare attenzione dei Consiglieri e quindi ampia considerazione. È vero, rappresenta un

appello alla minoranza, nonché una insolita apertura, come abbiamo accennato all’inizio. Un appello che nasce da una forte preoccupazione che anima Vito De Filippo e tutti i lucani. Che trova origine nello scenario economico in cui si muove la Basilicata, dove la recessione è particolarmente grave e la prospettiva di ripresa sono particolarmente lente. Motivo per cui De Filippo prevede che l’economia della nostra regione soffrirà perlomeno per un altro biennio e, se a ciò aggiungiamo i sacrifici della Finanziaria nazionale, ci troviamo dinanzi ad un quadro drammatico che nessun politico può da solo affrontare, sperando di abbatterlo. Vito De Filippo, invece, spera quanto meno di limitare i sacrifici dei lucani e, per raggiungere tale obiettivo, ha lanciato l’appello dell’opposizione. Giusto. Un atto responsabile. Un invito agli uomini di buona volontà. Un appello che

ci auguriamo venga raccolto. Non siamo mai stati “dolci di sale” con i rappresentanti della casta ma in questa occasione non ci tiriamo indietro. Anzi, lanciamo un’idea a Vincenzo Viti e Nicola Pagliuca, capi gruppo del PD e del PDL: stabiliscano insieme i termini di un armistizio tra maggioranza e opposizione che duri almeno due anni e, insieme al Presidente del Consiglio Vincenzo Folino, costituiscano un “pool di teste d’uovo di emergenza”, capace di collaborare senza spirito di consociativismo - in nome di tutto il Consiglio Regionale, con Vito De Filippo e la sua Giunta. Un armistizio di due anni, non è la fine del mondo. Anzi, può rappresentare un riscatto per una classe politica che ha ormai perso dignità, orgoglio, identità e passione politica. Due anni di lavoro congiunto potrebbe rappresentare una nuova pedana di lancio. Diversamente l’abbiamo detto: dietro l’angolo, il forcone. Guai per chi fallirà ancora una volta, quindi. C’è un’occasione: si colga al volo l’appello di De Filippo.

POLITICA

L’economia della nostra regione soffrirà perlomeno per un altro biennio, ci troviamo dinanzi ad un quadro drammatico che nessun politico può da solo affrontare


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UNA CARICA ABUSIVA E CONTESTATA Doveva andare a Gianni Rosa, ma “per grazia divina romana”, è finita sulle spalle di Antonio Tisci

COSE D’OGGI

Saro Zappacosta LA FIE DI U DIRITTO Quando un partito politico permette che il suo organismo statutario provinciale venga occupato abusivamente da un segretario non legittimato politicamente, perde automaticamente il diritto di giudicare, contestare e sindacare gli altri partiti del quadro politico nazionale e regionale. E’ il caso del Popolo della libertà, che ha permesso e continua a permettere che il coordinamento provinciale venga diretto da un segretario “abusivo” contestato e delegittimato da un consigliere regionale del partito durante la prima riunione ufficiale dell’organismo “incriminato”. Il coordinatore del Pdl “abusivo” e delegittimato ufficialmente è Antonio Tisci, mentre il consigliere regionale, che nella riunione del coordinamento ha delegittimato il coordinatore, è Gianni Rosa. IL SEGRETARIO “ABUSIVO” Antonio Tisci è un segretario “abusivo” perché il posto da lui occupato era destinato a Gianni Rosa. E vediamo il perché. Quando è sorto il partito unico del Popolo della Libertà, il patto firmato tra i massimi dirigenti di Forza italia e Alleanza Nazionale, prevedeva che la segreteria provinciale delle varie regioni italiane, venisse assegnata a coloro che erano stati eletti regolarmente in occasione di un congresso, e poiché Gianni Rosa fu eletto da un congresso provinciale di An, quel posto toccava a lui e solamente a lui, non ad altri. Tanto è vero che il giorno dopo questo accordo nazionale, molti giornali nazionali riportarono il quadro, regione per regione – e quindi Basilicata compresa – comprendente i nominativi dei segretari regionali e quelli provinciali prescelti. Per la segreteria provinciale di Potenza, il nominativo prescelto e riportato,

ovviamente, era quello di Gianni Rosa. Nome letto da me personalmente e da tutta la stampa locale. Su un quotidiano locale, tuttavia, il giorno dopo comparve una strana notizia, in virtù della quale il segretario provinciale non era più Gianni Rosa, ma Antonio Tisci. Cosa accadde perché improvvisamente nella notte dei lunghi coltelli saltò l’accordo nazionale? Accadde che (come al solito) nell’ex partito di An, “qualcuno” cassò il nome di rosa e scrisse quello di Tisci, abusivamente, per cui quest’ultimo è diventato segretario “abusivo”, mentre Gianni Rosa – con freddezza ed astuzia politica – ingoiò il rospo per amor di patria, rinviando la contesa a tempi migliori. Fu bagarre nazionale, però e non solo locale, poiché Maurizio Gasparri dichiarò ai quattro venti: “Per quanto mi riguarda Gianni Rosa è stato eletto regolarmente al congresso di An e quindi ha tutti i titoli per essere il riferimento operativo non solo della destra ma di tutto il centro destra della provincia di Potenza”. In un partito serio, questo “casino” fatto di coltellate alle spalle, tradimenti, prese di posizione e dichiarazioni più o meno giuste, come minimo avrebbe dovuto costringere i vertici del partito a rimettere le cose a posto: togliere Tisci ed imporre Gianni Rosa. Invece nel Pdl, che partito serio non è, l’illegittimo è rimasto illegittimo, l’imbroglio è rimasto imbroglio e i vigliacchi sono rimasti vigliacchi. Ecco perché all’inizio ho detto che il Popolo della Libertà ha perso il diritto di contestare, giudicare e sindacare gli altri partiti

del quadro politico regionale: perché – e lo ripeto per l’ennesima volta – quando si permette che un organismo statutario venga occupato abusivamente, significa che il marcio è generalizzato, e nessuno ne è immune. L’ATTACCO DI GIAI ROSA Per cui, dinnanzi a questo marcio politico generalizzato, chi rimane derubato di una carica che gli toccava, non può non unirsi con quanti amano l’onestà politica (e nella base elettorale del Pdl costoro sono molti) e iniziare all’interno del partito una lotta serrata come ha fatto Gianni Rosa, che alla prima occasione – il coordinamento provinciale svoltosi lunedì scorso – ha messo in un angolo Antonio Tisci, e gliene ha cantata quattro. E siccome non tutta la stampa locale è leale e corretta, Gianni Rosa in esclusiva per TERRA, ha rilasciato una dichiarazione che pubblichiamo integralmente. Essa dice: “in relazione agli articoli apparsi sugli organi di informazione rispetto alla posizione da me assunta in seno al coordinamento provinciale del Pdl tenutosi lunedì 25 Maggio 2010, fonte “informatori occulti” ritengo utile precisare la posizione da me assunta nel consesso, che è estremamente critica nei confronti del coordinatore provinciale del Pdl Tisci. Da tempo chiedevo il chiarimento interno alla conduzione del Pdl provinciale, che ritengo essere stato abbandonato a se stesso, quindi lasciando in solitaria, circoli, dirigenti, militanti e simpatizzanti. Ritenevo e ritengo che la conduzione politica nell’ultimo anno sia stata un fallimento politico ed organizzativo, i responsi elettorali ne sono una prova. Questi i motivi che mi hanno indotto as-

sieme a Luigi Modrone vice coordinatore provinciale – a richiedere le dismissioni del responsabile provinciale. Esiste la politica dei fatti e l’antipolitica delle chiacchiere – afferma Gianni Rosa – esiste la politica che si attiva sul territorio ed esiste l’antipolitica che si svolge nelle stanze private, esiste la politica del dirigente che opera e l’antipolitica del burocrate autoreferenziale. Il responsabile provinciale del Pdl ha scelto l’antipolitica dopo essere stato baciato dalla fortuna, ritrovandosi consigliere Regionale grazie alla rinuncia degli eletti democraticamente, dopo aver avuto”un posto” da coordinatore provinciale del Pdl per “grazia” ricevuta romana, si è adagiato nelle stanze di viale Verrastro, sentendosi un intoccabile e credendo che i prodigi avvengono sempre. Ma in politica si raccoglie sempre quel che si semina, non è un caso se il responso dell’urna alle elezioni regionali non è stato favorevole. Per diritto di cronaca – conclude Gianni Rosa – nel coordinamento non è stata approvata alcuna mozione a supporto delle linee programmatiche, ma solo una riguardante l’utilizzo del simbolo. A tal proposito il voto del coordinatore provinciale è stato l’astensione”.


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Rapporto Istat: bamboccioni per forza

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Allarme giovani: "bamboccioni" a causa della crisi Oltre 2 milioni rischiano l'esclusione

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nuale, oggi il quadro della popolazione giovanile in Italia è molto critico: “300 mila giovani occupati in meno nell'ultimo anno, aumentano i disoccupati inattivi, scarsa competenza rispetto agli altri paesi europei e tassi di interruzione scolastici elevati. Possibile - si chiede Sabbadini - che si parli ancora di bamboccioni? E proprio quando in piena crisi cresce la percentuale di giovani che vogliono uscire dalla famiglia di origine". Bamboccioni, dunque, ma non per scelta... costretti a prolungare la convivenza con la famiglia non avendo la possibilità materiale di intraprendere un percorso autonomo ed indipendente! Lo scenario che l'Istat definisce "verosimile" per i prossimi 40 anni risulta esser davvero preoccupante: con la speranza di vita che aumenta (raggiungerà gli 84,5 anni per gli uomini e gli 89,5 per le donne), la riduzione della popolazione attiva e l’aumento degli over 64, aumenterà, fino a raddoppiare, l'indice di dipendenza degli anziani. A questo punto c’è un problema ovvio: i giovani di oggi, che saranno gli anziani di domani, non lavorano, non versano contributi, non vanno via di casa, non fanno nulla. Come faranno a reggere il peso di una società sempre più vecchia se loro stessi corrono il rischio di invecchiare senza lavoro? La statistica ha coniato addirittura una sigla per definire la loro situazione.... dopo l’offensivo bamboccioni siamo passati al più internazionalistico“Neet” che significa “not in education, employnment or training”, tradotto: non lavorano, non studiano, non si formano. I Neet nel 2009 erano arrivati a oltre due milioni, il 21,2 per cento dei 15-29enni. "Rimanere in casa con i genitori più a lungo che nel resto dell'Europa in Italia è sempre stato un costume diffuso", ricorda la Sabbadini. Se-

nonché nel 1983 la quota dei 1834enni celibi nubili che viveva in famiglia era del 49 per cento, nel 2000 era arrivata al 60,2 per cento, attestandosi al 58,6 per cento del 2009. Tra i 30-34enni quasi il 30 per cento vive ancora in famiglia, una quota triplicata dal 1983. Sono cambiate le motivazioni: nel 2003 la prima risposta a un'indagine Istat era quella di "permanenza scelta", adesso la prolungata convivenza dei figli con i genitori dipende soprattutto dai problemi economici (40,2 per cento); solo per il 31,4 per cento si tratta di una libera scelta. Questo perché, anche quando si è fortunati e si trova un lavoro, il mercato è estremamente avaro con i giovani: quasi la metà dei sottinquadrati (occupati che svolgono una professione inferiore al livello di studio) sono giovani di 15-34 anni. Ecco perché il sia il termine bamboccione, sia l’internazionalistico Neet hanno il sapore di una beffa.... quella ai danni di una generazione che non trova sbocchi di nessun tipo, pur cercando in mille modi di emergere. Di fronte alle crescenti difficoltà di trovare un impiego, aumenta il senso di sconforto degli individui, che spesso rinunciano del tutto a cercare un lavoro. In particolare aumenta la percentuale dei disoccupati di lunga durata che transitano verso l'inattività (dal 37 al 44 per cento), tanto che nel 2009 gli inattivi sono aumentati più dei disoccupati. La famiglia fortunatamente sembra tenere, nonostante gli scenari poco rosei. Sono le famiglie che offrono un’ancora di salvezza ai giovani che, vivono per la stragrande maggioranza all'interno di nuclei in cui vi sono due percettori di reddito. Ma cosa accadrà quando uno, o entrambi questi percettori di reddito rimarranno senza lavoro? Quando dalla cassa integrazione i padri di famiglia

passeranno all'inevitabile disoccupazione, o, peggio ancora, all'inattività? La più diretta delle cnseguenze del dilagare della disoccupazione è la caduta del reddito disponibile delle famiglie, che nel 2009 in Italia si è ridotto del 2,8 per cento. Siamo più poveri, ce ne siamo accorti.... Non che fosse difficile capirlo! Sempre nel 2009, il potere d'acquisto ha subito una riduzione del 2,5 per cento. Però "l'indice di deprivazione", che misura quello di cui si privano individui e famiglie, è rimasto al 15,3 per cento tra il 2008 e il 2009: la spiegazione dell'Istat è che il 60 per cento del totale delle famiglie che nel 2009 risultavano deprivate lo era già nel 2008.... In sostanza chi già nel 2008 non poteva permettersi molto ha visto la sua situazione peggiorare nel 2009. Come sempre la crisi ha colpito i più deboli, ampliandone la platea: tra il 2008 e il 2009 le famiglie "indifese nel far fronte a spese impreviste" sono passate dal 32 al 33,4 per cento, quelle in arretrato col pagamento di debiti diversi dal mutuo dal 10,5 al 13,6 per cento (tra quelle che hanno debiti) e quelle che si sono indebitate dal 14,8 al 16,4 per cento.

IL BELPAESE

Loredana Romanelli allentata già nel decennio 2000-2009 da "una crescita asfittica e stentata", che ha prodotto un modestissimo aumento annuo dello 0,1 per cento, prostrata dalla "crisi più profonda della storia economica recente", sebbene l'Italia abbia agganciato la ripresa nel primo trimestre di quest'anno, con il Pil a +0,5% , porterà ancora a lungo i segni del disastro economico degli ultimi due anni. A pagare lo scotto maggiore saranno di sicuro coloro che nei prossimi decenni dovrebbero reggere il peso di una società sempre più sbilanciata dalla parte degli anziani: i giovani, 'bamboccioni' per forza, impossibilitati a farsi strada nel mondo del lavoro a prescindere dal titolo di studio. Il Rapporto Annuale dell'Istat è dedicato quest'anno alla crisi e al suo impatto sul mondo dei giovani. L'analisi e i dati esposti dall’Istat mostrano in modo accurato e dettagliato debolezze e punti di forza del Paese, offrendo un quadro avvilente soprattutto per quanto riguarda i giovani e le donne. Allo stato attuale, con la crisi che ha attraversato in modo trasversale i paesi più industrializzati, la situazione dei giovani che si affacciano al mondo del lavoro è davvero tragica. Nessun titolo di studio sembra in grado di proteggerli dall'impatto della crisi: la flessione dell'occupazione per chi ha un titolo di studio non superiore alla licenza media è particolarmente critica (-11,4 per cento), ma rimane importante anche per i diplomati (-6,9 per cento) e per i laureati (-5,2 per cento). Questo perché con la crisi sono state falcidiate le posizioni “precarie”, generalmente occupate da giovani, meno tutelate, e dunque più semplici da eliminare con la “scusa” della crisi. Secondo Linda Laura Sabbadini, direttore centrale dell'Istat e tra i coordinatori del rapporto an-


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CARA MAMMA REGIONE…

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Lettera aperta contro la sospensione dei tirocini formativi

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ara Mamma Regione”,ora i tuoi “figli” parlano un po’ di sé! Quei tanti giovani lucani che, alacri nel loro agire e con determinazione, hanno manifestato il loro chiaro dissenso contro i “banditi” tirocini. Un progetto formativo che fino a qualche giorno fa era imbrigliato in pastose querelle politiche e che, ora, è diventato oggetto di un diffuso malcontento. È il momento in cui “Spartaco rompe le catene”! I tuoi inferociti pargoletti sono passati “dalla tastiera del pc alla strada”, per manifestare il proprio disappunto contro una miope politica che, collassando su sé stessa, ha generato la sospensione dei tanto vituperati tirocini formativi. La cauta “sommossa” si è generata a causa del dietrofront di Rosa Mastrosimone, all’indomani del suo insediamento all’Assessorato alla Cultura e Formazione, la quale ha ritenuto opportuno e doveroso rivedere e riformulare il bando di selezione, per evitare interpretazioni distorte rispetto alla finalità del progetto stesso. Un rospo che i tuoi figli non hanno gradito, poiché sempre più propensi a credere nell’ennesima gestione del consenso elettorale e, nonché a forme di mero assistenzialismo, rispetto a serie e lungimiranti politiche di inserimento lavorativo. Lo stesso Antonio Autilio, sotto la cui egida è stato promosso il vituperato progetto, si è ritenuto incredulo, auspicando ad un’ulteriore marcia indietro rispetto alla sospensione dello stesso. Molteplici le rivendicazioni che hanno innervato la manifestazione: maggiore chiarezza in merito ai criteri selettivi; partecipazione di soggetti privati che possano garantire, alla fine del-

l’iter formativo, un sicuro sbocco occupazionale per i tanti giovani disoccupati. Molte le associazioni e i partiti che hanno aderito all’iniziativa, nonché alcuni dei tuoi stessi adepti che hanno deciso di schierarsi sul versante “popolino” e di rendere nota la propria contrarietà e costernazione rispetto alla sospensione dei tirocini: Mollica, Pace e Napoli. Attraverso il loro aiuto cercheranno di far arrivare il loro dissenso anche in consiglio regionale e questo per dimostrare che nonostante le deluse aspettative, il Movimento Generazionale Lucano continuerà a combattere per ottenere giustizia e verità su questa ennesima trovata elettorale. Ma allora un dubbio: come mai i tuoi stessi discepoli si sono ribellati a te? È solo frutto di una lotta intestina tra partiti politici? O forse, una più cauta e assennata prospettiva? Lo stesso Mollica mostra piena “solidarietà nei confronti del Movimento Generazionale Lucano e di tutti coloro che si sono ritrovati davanti al Palazzo della Giunta. La gente lucana ed i giovani in particolar modo – secondo le sue dichia-

razioni – hanno bisogno di credere in un futuro dove la parola Occupazione non rappresenti soltanto uno spot elettorale,ma sicurezza e stabilità”. Cara Mamma Regione, sono in molti, ormai, a credere che la vicenda dei tirocini formativi, biasimati in fase di approvazione e, poi, di sospensione, è frutto di un consueto malcostume, tutto lucano, che fa perdere di vista i reali bisogni dei cittadini , bisogni che necessariamente devono tradursi in una pronta soluzione e non in dissennati palliativi, in grado di generare soltanto e ancora precarietà, bubbone che ormai affligge il nostro territorio da tempo immemore. Altrettanto aspri gli anatemi giunti dagli ambienti virtuali: denunce che trovano favorevole lo stesso Mollica. Secondo quanto stabilito dalla legge, il periodo di tirocinio formativo deve esaurirsi entro e non oltre i sei mesi (il bando regionale, invece, ne prevedeva dodici), il che fa sorgere soltanto vane illusioni nei partecipanti; Ancora: la prestazione d’opera da luogo a un esiguo contributo di 770 euro al mese (e, ovvia-

mente, non da luogo a contribuzione ai fini previdenziali e pensionistici). Molti, inoltre, si chiedono come mai questa politica di inserimento “pseudo-lavorativo” sia giunta proprio in piena apertura di campagna elettorale e non in tempi meno sospetti. Dulcis in fundo, vi sono i tanti giovani che si domandano che fine hanno fatto i soldi che hanno dovuto corrispondere per partecipare al bando di selezione. Quella che per l’ “imperatore” De Filippo e i suoi subalterni avrebbe dovuto rappresentare un’ancora di salvezza per molti giovani disoccupati, si è trasmutata in una vera e propria zavorra, che rischia di oscurare reali e risolutive politiche occupazionali. Questo il pensiero di molti giovani lucani “liberi” che sono ormai stanchi di mistificazioni e lenitivi a breve termine. Insomma, una questione in un continuo divenire, un magma in piena che non sembra arginarsi. Ora tocca a te! Il pomo della discordia è nelle tue mani, “Mamma”: dovrai ora preoccuparti di agire in prospettive di medio e lungo termine prima che, la pacata manifestazione, si trasformi in una vera e propria rivolta. Firmato I tuoi figli

REGIONE

Luca Arlotto


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LA CITTÀ DEI CIAMBELLINI

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Si lavora a ritmi sostenuti sul nodo complesso del Gallitello e sul nodo viario di Macchia Romana a ridosso dell’Ospedale San Carlo Simona Marganella

restringimenti di carreggiata, sensi unici e limiti di velocità e, dunque, incolonnamenti e rallentamento del traffico. Lavori serrati dunque, per dar forma ad una massiccia opera, “la più grande nella storia di Potenza” – ha asserito il primo cittadino - che nelle intenzioni progettuali, dovrebbe rendere sostenibile la mobilità potentina. Un progetto che prevede tre punti principali. Quello del viadotto del Basento (nei

pressi del passaggio a livello) dove si lavorerà a ritmo alterno, interrompendo l’intervento a causa del passaggio ferroviario: lavori tesi alla costruzione di un ponte con una campata di 60 metri in acciaio. La fondovalle, dove gli interventi saranno fatti in presenza delle auto e, in ultimo, la galleria (posta a livello inferiore di R i o n e Couczzo) dove si interverrà assicurando un monitoraggio continuo sugli eventuali movimenti. “Questo è il piano d’attacco per il nodo complesso del Gallitello”, sottolinea il responsabile dell’esecuzione dei lavori, l’architetto Pantaleo De Finio. Sicuramente molteplici disagi, ma con l’obiettivo di rendere efficiente la viabilità nei punti nevralgici della città. Insomma: il fine giustifica i mezzi. Una viabilità sostenibile che coinvolge non solo gli automobilisti esasperati dai continui ingorghi che si generano nelle ore di punta, ma anche la spesa pubblica che ammonta a circa 28 milioni di euro stanziati con una delibera Cipe, nel lontano 2004. Somme elargite in parte per la prosecuzione dei lavori e in parte per operazioni di esproprio, contenziosi e questioni varie (si veda ad esempio quella legata al rilevamento degli scavi archeologici). Continuano, poi, i lavori a ridosso dell’ospedale San Carlo: gli operai lavorano, ma i tempi di consegna del nuovo sistema viario si allungano sempre di più. L’ultimo della lunga serie di annunci parlava di fine aprile, inizio maggio come data di ultimazione. Nel frattempo, però, si moltiplicano i problemi di accesso al quartiere (accesso spostato a nord, lungo la strada che congiunge l’ex Don Uva al Campo scuola

di Macchia Romana): problemi legati al deflusso del traffico soprattutto nelle ore di punta. Un modo alternativo per gestire il traffico, poi, è il continuo proliferarsi di rotatorie che oltre a far defluire più velocemente la

mobilitazione delle auto, tentano velatamente di offrire alla città non solo cemento ma anche “aree verdi” che, purtroppo, ancora mancano nella nostra cittadina. Si veda, ad esempio, la zona di Poggio tre Galli lungo via Praga, ove in brevissimo tempo è stata costruita questa simpatica “ciambellina” che rende più ordinato il traffico e, nel contempo, diventa ornamento per il quartiere stesso. Un progetto, quindi, destinato a trasformare in positivo il volto della città la cui fine, almeno per ora, sembra profilarsi all’orizzonte.

CITTA’

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otenza città dei “cantieri aperti”. Questa è l’immagine restituita dai cittadini stessi, esacerbati dalle numerose difficoltà legate alla mobilità quotidiana, a causa di lavori che procedono ma, a passi tardi e lenti. Le zone “sotto processo”, da parte degli automobilisti sono quelle che interessano la parte più consistente del traffico potentino: nodo complesso del Gallitello, Macchia Romana (zona ospedaliera). È prevista per l’estate del 2011 l’epilogo dei lavori lungo il nodo complesso del Gallitello, secondo quanto annunciato dal Sindaco di Potenza, Vito santarsiero. Annuncio pronunciato in una conferenza stampa che facesse chiarezza sulla ripresa dei lavori sospesi nella primavera del 2008: pausa causata dal rinvenimento di alcuni reperti archeologici trovati lungo le sponde del fiume Basento. La fine dell’estate 2010, invece, vedrà ultimata quella parte dei lavori che riguarda via Vaccaro e Viale dell’Unicef (Fondovalle). Lavori che, al momento, generano a detta di molti disagi a causa di continui


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UN CAPOLUOGO CHE NON HA SEGRETI Riflessioni di un lettore dopo la richiesta del rinvio a giudizio di Restivo

Tommaso Marcantonio

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CITTA’

’articolo di Paride Leporace, direttore de Il Quotidiano della Basilicata, ha scritto di spalla in prima pagina la settimana scorsa – sempre sul tema di Elisa Claps e delle implicazioni a seguito – finalmente – della richiesta di rinvio a giudizio di Danilo Restivo, quale presunto, e dato per certo assassino della giovane ragazza, un articolo, per ribadire il proprio pensiero ritenendo che ci siano ancora dei segreti nella città di Potenza. Forse, stante alle lettura del brano, avrà letto con troppa avidità ed attenzione libri gialli di Agatha Christie. Ma lasciamo stare. Potenza è un capoluogo di città e di regione accogliente ed ospitale che non ha nulla da nascondere. Si è che si è imbastardita per le troppe importazioni e tra queste non tutte eccellono per linearità, onestà, rettitudine ed impegno sociale, civile e culturale come la famiglia di Paride Leporace. È evidente che in ogni comunità ci sono i belli, i buoni, i brutti e i cattivi. Quella esigua parte marcia, con l’acquisizione di un Danilo Restivo proveniente da Erice con un cognome altisonante per una discendenza in linea retta e collaterale del famoso ex ministro Restivo – la cui storia non può essere raccontata in questa lettera per brevità di spazio e di tempo – non può dequalificare e far persistere dubbi su una larga parte della

città fortemente legata a valori di lealtà, sincerità, coerenza e fattività. Una domanda mi è sembrata pertinente. Che fine ha fatto la famiglia di Maurizio Restivo – genitore naturale di Danilo – con la sorella già fidanzata con un giovane Urciuoli? In genere, in casi di gravi delitti come questi, i familiari non ostentano un silenzio assordante. Partecipano attivamente nel tentare di difendere, cacciando gli artigli, il proprio congiunto anche se è un mostro. Tra i tanti casi quello di Perugia con Raffaele Sollecito il cui padre ha sempre dal primo istante fatto sentire tutto il suo peso. È sfuggito al sig. Direttore Leporace – invece di insistere in ipotesi di pseudo segreti di Potenza e di interpretazioni linguistiche del Questore Panico circa gli “ingenui depistaggi” – di chiedersi chi ha sostenuto, e continua a farlo tuttora, finanziariamente per le ingenti spese di assistenza e difesa tecnico-legale. Soprattutto per lo studio legale inglese nell’aver affidato la difesa tecnica a un principe del foro. Anche Andrea Di Consoli recentemente ha tentato di spostare l’asse della barra dello scandalo Elisa da tutt’altra parte. Questo è il vero segreto inconfessabile. Difatti, si cerca di spostare l’attenzione sui preti stranieri che da neanche un anno sono stati investiti della

conduzione della gestione della Parrocchia della SS.ma Trinità e su S.E. il Vescovo mons. Agostino Superbo. Per l’equivoco sui tempi e i modi del ritrovamento del cadavere di Elisa, poco interessa che siano trascorsi 17 anni, quanto lo scandalo per non essersi capiti. Vorrei ricordare che per le scorse festività pasquali cercavo di rintracciare un eccellente giornalista e stimavo di averlo a portata di mano. Ho atteso per un equivoco telefonico quasi un’ora invano davanti a una barra di accesso al suo edificio. Quindi Di Consoli – sposta l’asse della barra della inefficienza, superficialità, o quanto meno dall’approssimazione delle indagini della prima ora, nonostante le dichiarazioni spontanee di interruzione delle operazioni investigative espresse dal sig. Vito Eufemia – già ispettore di Polizia e Commissario in pensione – nella scorsa trasmissione televisiva Chi l’ha Visto?. Questo modo di fare giornalismo rappresenta un segreto, invece di offrire un valido supporto per la ricerca della Verità e della Giustizia. La signora Anna R.G. Rivelli sempre su Il Quotidiano ha altresì confutato ad Andrea Di Consoli una versione poco ortodossa e fuorviante di tali prime indagini. Era sostituto procuratore allora la dott.ssa Felicia Genovese. Nessuno vuole attribuire a tale ope-

rato inciuci o attenzioni. Ma, da profano del diritto, non è possibile processare qualcuno per un colpo di imputazione diverso rispetto all’evidenza del reato. Se la sig.ra Anna R.G. Rivelli avesse taciuto, come altri lettori, allora probabilmente si sarebbe potuto parlare di segreti a Potenza. Né giova avvalersi di talune esternazioni di don Marcello Cozzi, dell’associazione Libera, che probabilmente riporta qualche suo astio personale verso il congiunto Mons. Cozzi della diocesi di Lagonegro-Tursi e mons. Cantisani della vicina Sapri. A Potenza né misteri, né segreti. Giusta la solidarietà alla famiglia Claps, per la Verità e Giustizia, la richiesta di beatificazione di Elisa che ha subito il martirio per aver reagito alle pressioni di un sadico assetato di sesso. A dimostrazione dei sani principi di coerenza, rettitudine e severità che la famiglia Claps e le altre inculcano ai propri figli.


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RESTYLING CENTRO Ora i cittadini tirano le somme della Zona a traffico limitato

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Metter mano alla progetto di riqualificazione di Piazza Prefettura

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al 26 al 30 maggio scorso, in occasione dei festeggiamenti per il Patrono di Potenza, è stata sperimentata la tanto millantata “Zona a traffico limitato”, oggetto di aspre e sarcastiche discussioni tra i residenti, favorevoli, e i commercianti, sempre più convinti della necessità di una rivitalizzazione dell’antico borgo cittadino, piuttosto che di una dissennata chiusura dello stesso che, a detta loro, può condurlo verso un inevitabile collasso. “Passato il santo, passa la festa”: ora è giunto il momento di tirare le somme di questa esperienza. nMolti sono soddisfatti. Altri, invece, ritengono che l’esperienza non abbia sortito gli effetti sperati. Uno dei tanti residenti, delusi da questa breve parentesi sperimentale, afferma: “ la Zona a traffico limitato, ci ha dato la possibilità di circolare tranquillamente. L’unico problema, però, è che la situazione concernente i parcheggi non sembra giunta a certa risoluzione”. “Il numero di parcheggi disponibili, infatti” - continua il residente - “risulta inadeguato rispetto alle auto in circolazione, forse per una miope elargizione di permessi, due per ogni nucleo familiare, cosa che in altri capoluoghi non accade”. La nostra città, per quanto non rappresenti una metropoli, subisce da tempo problemi legati al traffico, spesso causa di un’orografia difficile. Crescita urbana difficile, spazi esigui, spesso di scarsa qualità, che difficilmente si conciliano con le richieste di funzionalità da parte dei cittadini. Un adeguamento della struttura cittadina sempre meno rispondente ai tempi e che via via ha alterato le consuete funzioni di un ambiente urbano. Tale processo ha generato, inevitabilmente, la costituzione di luoghi in cui si avvicendano confusamente attività, spesso monofunzionali, e dove la riconoscibilità dei luoghi è spesso affidata ad un proliferarsi di cartelli stradali o pubblicitari e sempre meno a monumenti, palazzi storici, e via discorrendo. Ciò ha determinato, oltremodo, un degrado del centro storico che, di conseguenza, ha fatto riconoscere come uniche vie di fuga le zone periferiche, sempre più floride di servizi e attività commerciali che, altrove, sono situate nelle zone centrali. Diventa, quindi, di estrema attualità secondo molti, la necessità di strategie di riqualificazione e rigenerazione urbana: nuove destinazioni d’uso di locali posti nelle zone centrali della città, ormai da tempo dimenticati e abbandonati. Si

tratta, cioè, di azioni volte a stabilire un giusto equilibrio tra funzionalità e riconoscibilità dei luoghi. E in queste azioni rientra, altresì, una attenta riflessione su una possibile riqualificazione di Piazza Prefettura, già avanzata nel 2009 in un incontro che si è svolto nella sala dell’arco del palazzo municipale: “un modo”ha affermato il primo cittadino, Vito Santarsiero – “per valutare insieme ai cittadini la riqualificazione di una Piazza che appartiene a tutti, al fine di elaborare una proposta vicina al sentire della popolazione”. Il progetto di Piazza Prefettura, quindi, sembra essere all’ordine del giorno, soprattutto ora che avanza la chiusura del centro storico e per dare una svolta al piano traffico a tutt’oggi in vita. Il nuovo progetto, rimodulato e sintetizzato secondo le richieste dei cittadini e dei commercianti è in aperto contrasto con quello redatto da un gruppo di progettisti guidati da Gae Aulenti e rappresentati a Potenza dall’arch. Antonio Maroscia: il precedente progetto, prevedeva una differenza di quota fra Via Pretoria e il Palazzo della Prefettura, ponendo in essere una sorta di rialzo, su cui adagiare vasche e fontane. Il nuovo progetto, invece, si è proposto di eliminare questa “piazza soprelevata”, fornendo nuove soluzioni. Oltre ad una ripavimentazione della stessa e alla perimetrazione della piazza attraverso una filata di alberi, il progetto prevedeva la costituzione di parcheggi sotterranei, tali da consentire a i residenti e ai provenienti dalla periferia, di sostare e raggiungere tranquillamente il centro storico, punto nevralgico della nostra cittadina. Restituire, cioè, una funzionalità al borgo antico che da tempo è stata obnubilata. Questa innovativa riqualificazione si inserisce, quindi, in una più ampia rigenerazione urbana tesa a identificare la qualità urbana, fisica e funzionale, come una vera e propria risorsa economica strettamente connessa al campo dell’organizzazione e promozione del territorio. Ripensare e riprogettare la città, in questo senso, significa mettere in campo diversi filoni progettuali, che coinvolgono l’operatività dei soggetti presenti (amministrazioni, tecnici e cittadini), per definire politiche di intervento che conducano ad un miglioramento delle condizioni di utilizzo della città, condizione necessaria al fine di aprire la città all’esterno e rendersi competitiva.

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CITTA’

Luca Arlotto


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L’INFANZIA BISTRATTATA

Progetti, finalità e suggerimenti dell’associazione “Movimento per l’Infanzia”. Michela Di Palma

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TERRAMIA

irginia Grassi ci accoglie col sorriso di chi non solo fa del bene, ma opera senza secondi fini. Responsabile regionale dell’Associazione “Movimento per l’infanzia”, apre generosamente il suo cuore rivelandoci idee, propositi e speranze che nutrono la sua sensibilità dal 2008, anno in cui l’associazione, fiorentina di nascita, ha aperto i battenti anche nel capoluogo lucano. La finalità è delle più alte. “Una nuova cultura dell’infanzia, contrapposta fortemente all’adulto-centrismo”, dichiara con fermezza, che macchia troppe volte quella realtà, così delicata, qual è l’infanzia ed i suoi preziosi rappresentanti, i bambini. Non solo parole, ma azioni concrete, risultati che potrebbero esser gridati ad alta voce ed obiettivi sempre sostenuti con persuasione. Attività di promozione culturale, azioni in sostegno a realtà complesse, solidarietà ove bambini e familiari vivono in contesti di forte disagio. Poi laboratori, convegni nazionali e regionali, pubblicazioni in supporto alla ricerca sul mondo dell’infanzia. Il Movimento mira prioritariamente a sensibilizzare la politica ed i suoi vertici, affinché adottino tutti gli strumenti normativi in possesso a favore del pianeta infanzia. Tempi duri, ingiusti, umilianti per i bambini di oggi. Violenza, pedofilia, prevaricazione, indifferenza, indigenza, abusi psicologici. Vergogne di un mondo che sta uscendo di strada, insulsaggini di adulti che pare non abbiano la reale percezione di un dramma fuori ogni logica. L’associazione ci scuote dall’indifferenza, con i suoi strumenti, le sue lotte e i suoi

successi. Virginia ci invita ad aprire gli occhi, a condividere il messaggio, a parlarne sempre ed ancora, a non voltare mai la testa dall’altra parte, a prendere parte ai tanti progetti messi in campo. Denuncia con fermezza la discriminazione dei bambini e le ripetute usurpazioni dei loro diritti. Eppure anche in Italia, nel nostro civile ed evoluto paese, l’infanzia continua ad essere intorbidita da ogni tipo di abuso e da un silenzio furbo e rumoroso. E nel mondo il peggio pare solo all’inizio. I casi di pedofilia si moltiplicano e si diffondono come in un’emorragia incontrollabile. La stessa Chiesa vive, oggi, momenti di imbarazzo manifesto: certi suoi rappresentanti non concorreranno, certo, alla santità. Eppure, da sempre si fa portavoce di quella che, poeticamente, viene chiamata fanciullezza. Non è sufficiente indignarsi e inorridire. È il caso di intervenire. Deboli vittime che chiedono di essere tutelate perché parte di

un universo grande eppure fragile quanto un biscotto nel latte. Il Movimento per l’Infanzia ci offre alcuni consigli e ci chiede di seguirli, di farli propri, ci invita a rifletterci su, con umiltà e senso del dovere. Trovate il tempo per comunicare con i vostri bambini, perché di tempo ce n’è. Accompagnateli ad esprimere disagi, timori ed insicurezze, perché certamente ne avranno. Chiamateli a manifestare quelle idee che fanno di un bambino ciò che sarà da grande, facilitiamoli ad interpretare i loro sogni, a dar loro un nome ed una fattezza. Diamo priorità all’ascolto, perché i bambini chiedono solo dedizione. Non parcheggiamoli come fossero motorini legati con un catenaccio ad un albero, perché loro hanno bisogno di un appiglio umano. Non biasimiamo la loro immaginazione sopra le righe, il loro universo fatto di figure inconsistenti, di creatività e di illusioni, perché ogni bambino ha dentro di sé la potenza e la leggiadria dei

sogni. Non interpretiamo il loro mondo scanzonato secondo le nostre esperienze di vita, perché loro non ne hanno. Diamo loro la serenità, in famiglia soprattutto, perché i piccoli assorbono intimamente i rancori, i soprusi e i malesseri più di chiunque altro. Giochiamoci insieme, il tempo lo si può trovare, perché i momenti ludici per loro sono formativi e per noi illuminanti. I bambini sono il futuro delle nostre società. Senza distinzioni, per una volta: i bambini sono bambini e rifuggono da ogni sorta di etichetta. Qui non c’entrano i bambini nati nel sud o nel nord Italia; i bambini ricchi e quelli bisognosi; i piccoli che vivono in Afghanistan e quelli che abitano nelle opulenti dimensioni occidentali. La loro unicità sta nel fatto che l’infanzia è un mondo a parte, variegato quanto, appunto, unico. L’infanzia va patrocinata come si fa con i nostri bei monumenti: solo che qui c’è un’anima a fare la differenza. L’infanzia va pensata come un patrimonio per un paese, un investimento per il futuro, perché le società di domani avranno l’impronta di ciò che i bambini sono stati. E, soprattutto, se lo sono stati davvero.


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UGUALI O IDENTICI?

U

guali o identici due parole che sembrano tanto simili eppure esprimono concetti diversi. Due utopie una positiva e una negativa. La prima essere tutti uguali davanti alla legge, avere tutti le stesse opportunità e gli stessi diritti. La seconda essere identici tanto da formare un mondo banale e monotono. Irrealizzabili senza ombra di dubbio; poter dire siamo tutti fratelli sarebbe bello e tante importanti personalità, come Martin Luter King, ci hanno provato, ma scarso successo. Lotte, scioperi, manifestazioni per far capire al mondo che discendiamo tutti da una madre comune: la natura. E non importa se il colore, la lingua, la posizione sociale è diversa, siamo comunque uguali anche se diversi. Tutti abbiamo un cuore, chi più forte e sano chi più debole e malato, chi più piccolo chi più grande, ma appartiene ad ognuno di noi, ci consente di vivere. Quindi è come se fossimo accomunati da un unico filo conduttore, che ci tiene uniti anche superando gli oceani. Ma non tutti la pensano così! Esistono ancora oggi, nel 2010, le discriminazioni. Si afferma sempre che, con il passare del tempo, l'uomo si è evoluto, ma quando si sente in televisione del pestaggio di un uomo di colore, sembra di essere tornati alla preistoria. Aveva ragione Salvatore Quasimodo nel suo testo poetico “Uomo del mio tempo”! Come si fa ad essere così restii nei confronti di altri uomini? Come si fa a fare di tutta l'erba un fascio? Allora noi lucani, dopo gli ultimi sconcertanti eventi, dovremmo essere considerati mafiosi, assassini, occultatori di cadaveri e prove? Ma non è così, certo c'è chi ha sbagliato ma c'è anche chi realmente non ha mai saputo niente. O in Sicilia dove la mafia e senza dubbio largamente diffusa, saranno tutti indicati come possibili boss? Ma l'aspetto più sconcertante è che forme di discriminazioni esistono già tra gli adolescenti. Una persona timidissima che dovrebbe essere spronata e avvicinata la si scambia per altera, superba; e si decide di lasciarla sola. Oppure una persona che preferisce studiare, leggere, mangiare pane e cultura viene derisa perché non ha “una

vita sociale”. Forse da ragazzi è inusuale compiere questa scelta, ma il mondo è bello proprio perché è vario. Anche tutto questo può essere inteso come discriminazione e non esiste l'attenuante dell'età. Ma se viene perdonato e liberato dopo pochi mesi chi è colpevole di omicidio, figuriamoci dei ragazzi che si sono macchiati di una colpa decisamente minore. Questo perché la legge, specialmente in Italia, non è come dovrebbe essere. Processi infiniti che fanno perdere le speranza più che acquistarla. Sentenze emesse e poi cambiate nel giro di pochissimo tempo, vengono incarcerate le persone sbagliate mentre i veri assassini possono girare a piede libero e caso mai uccidere ancora. E ciò accade perché anche l'apparato giuridico, che dovrebbe essere il più onesto possibile, è corrotto. E alla fine a pagare le conseguenze sono i più indifesi che non riescono ad ottenere giustizia. Ed è per questo che è una grande follia avere un mondo dove tutti siano uguali, trattati allo stesso modo. Anche se c'è chi ancora crede in questo sogno e continua a lottare per quello che normalmente dovrebbe esserci. Ma il sopra citato concetto non deve essere scambiato per una pretesa ad essere tutti uguali. Ognuno deve possedere una propria individualità, un segno distintivo che possa far capire che io sono parte degli altri ma non sono come gli altri. Ma i giovani tendono, ormai, sempre più ad essere monocromatici, identici l'uno all'altro. Se un coetaneo ha comprato un determinato capo d'abbigliamento devono farlo anche tutti gli altri per non essere considerati inferiori. Le mode tendono a far assomigliare tutti come delle macchine robotiche che indosserebbero anche il capo più brutto al mondo solo perché è di tendenza. Con il tempo, fortunatamente, la convinzione di dover essere diversi, viene acquisita da tutti, e da adulti non si cercherà più di imitare qualcuno ma solo di affermare la propria persona. E' una grande fortuna avere il mondo così vario, altrimenti sarebbe meglio vivere da soli su un'isola deserta e parlare con se stessi.

PRIMA EDIZIONE DEL “POP MUSIC CHOIR” A MARCHIO TUMBAO

L

e audizioni per la costituzione di una ensamble, un coro di venti elementi si sono tenute il primo Giugno scorso. Bandite dall’associazione musicale Tumbao, canto e lezioni di inglese si sono tenute per la prima volta insieme in una atmosfera soul. “Non solo imparare la lingua ma soprattutto cantarla e brani internazionali in stile pop. Docenti specializzati che sperimentano come due discipline, apparentemente differenti, possano trovare un punto d’incontro per imparare a divertirsi”. Lo ha riferito il Presidente della Associazione Musicale Tumbao, Antonio De Giorgi, che da anni segue l’associazione in ogni corso e attività culturale, che parlando delle audizioni afferma: “il Pop Music Choir, è una delle esperienze più innovative che la Tumbao vuole offrire a chi sente la voglia di cantare per farlo attraverso tutta una serie di attività che diventano anche terapeutiche come la “stay-together-therapy” e la body percussion”. Body percussion e stay together therapy, percussione del corpo e terapia dello stare insieme, sono le parole chiave che danno il senso agli incontri, non soltanto canori. Una commissione d’eccezione che è stata presieduta dal presidente delle selezioni, il bassista potentino Nello Giudice, della compagnia musicale del

noto cantante lucano Pino Mango, ha giudicato gli aspiranti che, per superare le selezioni, si sono presentati con un brano pop in lingua inglese. Al fianco di Nello Giudice anche il presidente della Associazione Musicale Tumbao, Antonio De Giorgi e Rossella Montecalvo, nota cantante di punta della Basilicata Jazz Orchestra e docente dal prestigioso curriculum che afferma: “è importante, per chi volesse partecipare, che si abbia una propensione al canto e alla lingua inglese. Non mancherà la valutazione sul piano motivazionale”. Sono stati scelti venti elementi.

MONDO A COLORI

Serena Danese

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UNO SGUARDO OLTRE LA TELA

L’anelito spirituale di Friedrich, Monet e Cézanne in un bel libro di Giorgio Agnisola

LIBERARTE

Michele De Luca

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aspar David Friedrich (Greifswald 1774 – Dresda 1840), tra i maggior interpreti della pittura tedesca della prima metà dell’Ottocento, che seppe distinguersi per la particolare sensibilità espressa nella sua opera, i cui motivi dominanti furono il sentimento romantico della natura e l’aspirazione al sublime; Claude Monet (Parigi 1840 – Giverny 1926) maestro insuperato dell’en plain air impressionista e precursore, nella fase più matura della sua pittura, dell’astrazione lirica; Paul Cézanne (Aix-en-Provence 1839 – 1906), erede della tradizione romantica, teso alla ricerca dell’essenza della realtà e alla rielaborazione dell’esperienza sensoriale attraverso una riorganizzazione della forma. Sono tre maestri tra i più grandi della pittura europea moderna che sono al centro di una originale riconsiderazione storico-critica condotta con la nota sensibilità e competenza da Giorgio Agnisola, in un’ottica che li accomuna, sia pure nelle loro esperienze tanto diverse e lontane, nell’alimentarsi reciproco di senso e spirito, di approccio visivo e viaggio interiore (in cui si può vedere una forma di autentica “religiosità”, che traspare dalla superficie della tela dipinta, ad uno sguardo che sappia “oltrepassarla”); in una personale, e forse a volte inconsapevole, coniugazione, nel magico momento della creazione artistica, del binomio fede e bellezza, come evoca il suggestivo titolo del romanzo di Tommaseo. Nel nuovo libro (L’oltranza dello sguardo in Friedrich, Monet, Cézanne, edito da Il pozzo di Giacobbe di Trapani) Agnisola, proseguendo nella scia del suo precedente Viaggio nell’opera, edito da Moretti e Vitali cinque anni fa’, compie sui dipinti di

questi tre immensi artisti una assorta ed acuta introspezione, frutto di un’insistente soffermarsi davanti a loro, con gli occhi, con la mente e con il cuore, grazie ad un retroterra culturale che involge l’osservazione non solo sotto l’aspetto estetico e formale ma in quello più profondo e “spirituale” che ciascun quadro implica e sottende, ma che rimane impenetrabile e nascosto ad un occhio fugace, che “scivoli” sopra l’epidermica superfiicie per approdare ad una fruizione soltanto esterna e superficiale (appunto) dell’opera. Il volume insegue l’arte dei tre maestri con una indagine umana e psicologica, prima che artistica e critica in senso stretto, e questo approccio tradisce l’ansia dell’autore di investigare le ragioni più intime dell’arte e di leggerle anche da un versante teologico, di cogliere cioè nelle peculiarità dei rispettivi esiti artistici quei “segni” che rimandano anche involontariamente ad una dimensione spirituale se non addirittura religiosa. Friedrich fu profondamente credente e la sua arte ne è diretta manifestazione, anzi, come sottolinea Agnisola, lo stesso artista la visse e interpretò come espressione simbolica di un “oltre” di cui avvertiva la presenza nella natura, sull’onda della sensibilità roman-

tica di grandi protagonisti come Novalis e Schelling. La sua arte testimonia di un creato continuamente rivelatore della presenza del creatore: in quello che è considerato il suo capolavoro, anche per la struggente e leopardiana carica comunicativa, e cioè nel suo “Viandante sul mare di nebbia”, l’uomo sta di fronte all’infinito come innanzi a qualcosa di assolutamente inaccessibile, ma ad un tempo ne è affascinato, attratto; la sua eroica solitudine davanti all’abisso nebbioso fa di questo dipinto il manifesto dell’intero romanticismo tedesco: interprete del pensiero di Schelling, per il quale l’esperienza della natura è la sola via per raggiungere Dio, il viaggiatore solitario, dall’ultimo avamposto del mondo, si confronta con l’indescrivibile visione dell’esperienza estrema; davanti al creato misterioso e pauroso (ove per poco / il cor non si spaura…), il romantico Friedrich, attraversato da un sentimento profondo di nostalgia, di solitudine, vive il bisogno e l’ansia di ricongiungersi al creatore, di oltrepassare il “visibile”. A differenza del tedesco, Monet non fu credente, o almeno non praticò una fede. Eppure, come ci dice Agnisola, la sua arte testimonia di una attenzione al miracolo e al mistero della creazione leggibile nella bellezza delle cose e nella loro ca-

pacità di evocare l’oltre al di là dello stesso sguardo, di restituire il senso della meraviglia come stupore attraversato dalla luce; che non è solo espressione del visibile, ma anche spazio di una forza rivelatrice. Monet traduce, con la sua tavolozza e i suoi pennelli, l’apparire dei luoghi (la Senna ed Argenteuil) in “luoghi” dell’apparire, del manifestarsi di un “oltre” forse intuito, forse cercato o desiderato. Cézanne, invece, fu credente, ma la sua pittura non si dedicò mai a temi “sacri”; eppure tentò tutta la via di dare un senso religioso alla sua ricerca sul mondo fenomenico. Nei dipinti della montagna SainteVictoire egli visse quasi ossessivamente questo suo tormento volto ad indagare la realtà intima delle cose; il suo bisogno di unire libertà e vibrazione del segno e del colore ad una ricerca di solidità, gli deriva, suggerisce Agnisola, dal suo desiderio di dare forma fisica alle emozioni e di penetrare intimamente la materia per restituirla ad una realtà immutabile, “eterna” e quindi trascendente. L’occhio di Cézanne “si collega con la mente, con la logica della visione, ma contemporaneamente si collega con l’anima, col modo di sentire la realtà, con il suo orizzonte di senso, approda a una ricognizione estetico-religiosa”.


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3 GIUGNO 2010

SINE

Nicola Melfi

S

i tira il fiato, insomma. Per ora. Con la nuova manovra economica, tutta lacrime e sangue, il governo aveva anticipato una drasticità di tagli senza eguali dando il la alla prova generale federalista. Colpi di mannaia pronti a sfoltire a più non posso . Nella lista non potevano mancare le tanto vituperate province, oggetto da tempo di attacchi frontali in tutte le salse così come istituzioni culturali dove era già pronta una cura dimagrante pazzesca. La strategia di Palazzo Chigi circa le province da far sopravvivere punta ad uno sbarramento non inferiore ai 220mila abitanti. Speranze al lumicino per Matera e relativo circondario, a questo punto, se il provvedimento non sarebbe stato stralciato al fotofinish. Salvezza raggiunta anche sul fronte culturale per le fondazioni, grazie alla levata di scudi inaspettata del fedelissimo ministro Bondi, per la prima volta in disaccordo con gli amici di cordata. Berlusconi compreso. Matera, dunque, può dormire tranquilla. Anche se i parametri dovessero restare invariati, stando alle solite rassicurazioni di vigilia. Perché un conto è ad esempio limare il territorio calabrese con le tre province di una volta (Crotone e Vibo sono una forzatura a dir poco esagerata), un altro penalizzare la già misera Basilicata. Se poi alla città dei Sassi, tra quelle del Sud più conosciute al mondo, bisogna chiedere un altro sacrificio essendo l’unico capoluogo in Italia non raggiungibile in treno, francamente è qualcosa che non sta né in cielo né in terra.

MONDO

Francesco Rubino

Invictus (Usa 2010, di Clint Eastwood, con Matt Damon, Morgan Freeman) – Arrivato a ottant’anni, Eastwood dedica il suo film più disteso a un resistente, socialista umanista, amante dello sport, che è diventato modello di democrazia: Nelson Mandela. Con grande raffinatezza, la cinepresa insegue e circonda Mandela, come le guardie del corpo nel film, e come lo stadio nel bellissimo finale (in cui Clint si fa inquadrare esultante tra i tifosi sudafricani). Non metafora della vita attraverso lo sport, ma autentico atto di militanza, erede dei giustizieri senza volto e dei cavalieri vaganti del western. Nonchè un ennesimo inno alla strada e alla vendetta (intesa come riscatto senza redenzione). Stupidamente criticato da Stefano Disegni su Ciak e incredibilmente sottovalutato dai Cahiers du cinéma. **** Gran Torino (Usa 2009, di e con Clint Eastwood) – Periferia industriale di Detroit. Appena vedovo, l’immigrato polacco Walt Kowalski (Eastwood), ex operaio Ford, e anche veterano della guerra di Corea, è costretto suo malgrado a prendersi cura di un giovane immigrato vietnamita bersaglio di una gang. Una storia semplice e allegra, che dietro l’amicizia tra un vecchio e un ragazzo, nasconde una dolorosa e consapevole riflessione sulla responsabilità delle generazioni mature (Walt ha ucciso un giovane soldato nemico in guerra, e sente di dovere, non solo prendersi cura del nuovo amico asiatico, ma anche, soprattutto e finalmente, espiare). Un ritmo sobrio e sicuro, dialoghi essenziali e intelligenti, personaggi misurati, un finale struggente, e soprattutto il

volto di Eastwood, mai così straordinariamente intenso… ne fanno un film unico, da vedere, rivedere e studiare. **** Changeling (di Clint Eastwood) – Dietro uno scambio di bambini nella Los Angeles degli anni ’30, una riflessione profonda e sofferta sulle radici ‘bianche’ della violenza. Contro la polizia e contro la pena di morte, Eastwood raccoglie i temi dei suoi 26 film precedenti e propone una filosofia del perdono e della speranza. Sarebbe stato un capolavoro, se un’Angelina Jolie sbiadita e piatta, reduce dall’ennesima Lara Croft in Wanted, non avesse giocato a fare la mamma piagnona e a socchiudere a ogni inquadratura gli occhi supersexy. ** ½ Mistic River (Usa 2003, di Clint Eastwood) – Mentre Angelina Jolie gli rovina il bellissimo Changeling, Clint rimane il regista più spietato d’America. Qui, a Boston, ambienta un (anti)storia di (anti)formazione che apparentemente è anche un film sulla violenza contro i minori. Tim Robbins (il bambino abusato), Kevin Bacon (il poliziotto), Sean Penn (il delinquente) tentano di sfuggire al passato, che ritorna 30 anni dopo nella forma di un omicidio (la figlia di Penn), attribuito a Robbins, e si ritrovano negli Usa che festeggiano il Vietnam e il 4 luglio, una lunga storia di violenza, di padri e madri, patrioti e burocrati, guardie e ladri, che gettano i loro figli nella guerra o nella sua versione nazionale: la strada. ****


CIAK SI GIRA

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3 GIUNO 2010 TRAMA DEL FILM LA PAPESSA 814 d.c.: Johanna (JOHANNA WOKALEK) sembra condannata a vivere una vita che non le piace, con un destino già scritto tipico delle ragazze di quell'epoca: lavoro, figli e una morte prematura. Ma Johanna, spinta dalla fede e dalla convinzione che il destino abbia in serbo per lei qualcosa di diverso e che Dio le stia mostrando la via da seguire, si oppone al severo padre (IAIN GLEN) e alle regole della Chiesa, anche a costo di pagare un prezzo molto alto. Johanna frequenta la scuola nella cattedrale di Dorstadt, dove conosce il Conte Gerold (DAVID WENHAM), nobiluomo alla corte del vescovo. La loro amicizia si trasforma presto in amore, ma quando Gerold parte per la guerra, Johanna ricomincia a pensare al suo futuro e ben presto capisce che non riuscirà ad ottenere ciò che vuole proprio perché è una donna. Ed è allora che prende una decisione che avrà conseguenze enormi... Una donna coraggiosa, capace di uscire fuori dagli schemi imposti dalla società del suo tempo, che pagherà per la propria voglia di emancipazione....

Orari: 17.30 20.00 22.30

The Final Destination 3D Proiezione in : 3D Orari: 18.00 20.00 22.00

Sala: 4 Posti a sedere: 193 Robin Hood Orari: 18.30 21.30

Sala: 7 Posti a sedere: 48 Una canzone per te Orari: 18.00 20.15 22.30

PROGRAMMAZIONE CINEMATOGRAFICA MULTISALA RANIERI Sala: 1 Posti a sedere: 284 Sex and the City 2 Orari: 18.00 21.00 Sala: 2 Posti a sedere: 193 La regina dei castelli di carta Orari: 18.00 21.00 Sala: 3 Posti a sedere: 193 Prince of Persia: Le sabbie del tempo

Sala: 5 Posti a sedere: 204 La nostra vita Orari: 17.30 19.30 21.30 Sala: 6

Posti a sedere: 174

Programmazione due torri Prince of Persia: Le sabbie del tempo2009 (USA) -Regia: Mike Newell Spettacoli Ore: 19:00

21:00

PHOTONEWS

IL PIANTO DEL GOLFO DEL MESSICO

I

l Messico piange il suo mare. La fuoriuscita di greggio velenoso continua, da quaranta giorni, la sua corsa inarrestabile. Tre tentativi per bloccare la falla, tutti falliti. Barack Obama è sceso in campo, anzi in spiaggia: dichiara la sua ira contro la British Petroleum, responsabile dell’incidente, per aver sottovalutato a suo tempo il fatto e trascurato le regole sulla sicurezza degli impianti. Al di là di accuse, polemiche e chiose, chi ci va di mezzo, come sempre in questi casi, è l’ambiente. Martoriato, profanato, ferito a morte. Ennesima lezione per l’umanità. M.D.P.


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3 GIUGNO 2010

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PAESE CHE VAI FESTA CHE TROVI ome ogni anno, a Castelsaraceno, un piccolo centro della provincia di Potenza, nel cuore del Parco Nazionale del Pollino, si ripete l'antico rito della "ndenna e della cunocchia" innalzati il giorno di S. Antonio, patrono di Castelsaraceno. Il giorno del Santo Patrono, S. Antonio da Padova, su un faggio di oltre venti metri - la ndenna - viene issato un abete - la "cunocchia". Innalzati sulla piazza di S. Antonio, ndenna e cunocchia, vengono salutate dal passaggio della processione religiosa di S. Antonio ed infine vengono scalati a mani nude dai giovani del posto. Questi sono i momenti culminanti di un rituale che comprende la scelta accurata dei due alberi, il taglio, il trasporto (quello della ndenna è effettuato da alcune coppie di buoi), l'innalzamento e l'abbattimento. Domenica 6 Giugno: Taglio e trasporto della “CUNOCCHIA” In serata: Concerto di musica popolare con il gruppo folk D. LENTINI Domenica 13 Giugno: Unione della “NDENNA” e della “CUNOCCHIA” (matrimonio arboreo) Innalzamento della “NDENNA” e gara di arrampicata libera sulla stessa In serata: Concerto di musica etnica e popolare con i KALAMU

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Un Punto di eccellenza

I Fisioterapia GENOVESE

SPECIALE MEDICINA

SALA D’ATTESA

l centro “Fisioterapia Genovese” opera nel settore della Terapia Fisica dal 1973. Inizialmente la struttura era ubicata nel centro storico di Potenza, ma dal 2007 è stata trasferita presso la nuova sede di via Ciccotti (36/B Potenza, tel 0971/445306). La nuova struttura è di ca. 1.400 mq, dotata di ampio parcheggio, eccellente sistemazione alberghiera, accoglienza, ampia palestra riabilitativa attrezzata, box per terapie strumentali. La struttura è dotata di tecnologie all’avanguardia, certificate ISO 9001 dal 2004 ( Audit Utenti con risultati soddisfacenti). Sono presenti 52 unità lavorative di cui 2 Medici Specialisti Fisiatri ed un Medico Specialista Ortopedico. Il direttore Sanitario è il dott. Riccardo Fuzio La struttura è accreditata presso il SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE

PALESTRA

INGRESSO

GENOVESE CAMILLO S.r.l. via Ettore Ciccotti 36/b – Potenza tel. 0971/445306 – fax 0971/306264 e-mail info@fisioterapiagenovese.it


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Il Centro è dotato di:

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Piscina Riabilitativa (IDROKINESITERAPIA) per la cura di patologie ortopediche, traumatiche e neurologiche; Piscina per GINNASTICA VASCOLARE per la cura di patologie vascolari periferiche.

PISCINA

La struttura esegue prestazioni sia ambulatoriali sia domiciliari. Le prestazioni offerte sono di vario tipo: Trattamenti di LINFODRENAGGIO LINFATICO per patologie oncologiche e vascolari; ONDE D’URTO per la cura di patologie osteo-articolari con e senza calcificazioni;

PALESTRA

Trattamenti OSTEOPATICI per bambini ed adulti per la cura di patologie muscolo scheletriche, neurologiche da stress, del sistema circolatorio, dell’apparato digestivo, dell’apparato gineco-irinario, menopausa, incontinenza; Trattamenti di TECARTERAPIA per la cura di patologie osteo-articolari;

Trattamenti POSTURALI con metodi MEZIéRES e SOUCHARD, effettuati con personale altamente specializzato ( conseguiti master in POSTUROLOGIA), per la cura di maramolfismi, disequilibri muscolari, scoliosi e ipercifosi; Trattamenti LOGOPEDICI. Presso il centro operano, infatti, 8 logopediste. Il logopedista, terapista della comunicazione e del linguaggio, interviene in tutte le patologie della parola, della voce e del linguaggio orale e scritto, qualunque sia la loro origine e ed in qualunque fascia d’età: evolutiva, adulta e geriatria. PALESTRA

Il centro “Fisioterapia Genovese” è aperto dalle ORE 07,00 alle ore 21,00.

SPECIALE MEDICINA

VASCA


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