Page 1

CONSIGLIO REGIONALE FOLINO PRESIDENTE Zappacosta a pag. 6-7-8 E IL CENTRO DESTRA SI SPACCA Settimanale Freepress MERCOLEDI’ 19 MAGGIO 2010 ANNO III N. 1 Direttore ANTONIO SAVINO

IL CERCHIO SI STRINGE SUL CASO ELISA CLAPS a pagina 2

Una delle amiche più intime di Elisa Claps, Marcella, ci racconta alcuni momenti della sua vita. Quanti anni avevi quando hai conosciuto Elisa? Avevo 6 anni, nel lontano

1982.Elisa, alle scuole elementari, era la mia dolce compagna di banco. Ed Elisa? Lei era più piccola di me di un anno, se non ricordo male, perché fece la Primina. Andava

bene a scuola. Era intelligente! In che occasione vi incontraste la prima volta? Sicuramente il primo giorno di scuola e da allora siamo state sempre sedute nello stesso banco. Lei era mancina ed era

DOPO DUE ANNI TORNA IL SILENZIO A MURATE, MA NON FINISCONO I DISAGI Di Palma a pag. 10-11

seduta alla mia sinistra e con la mano destra stringeva la mia mano sinistra mentre facevamo i dettati o quando il maestro ci sgridava perché parlavamo troppo. continua a pagina 5

Romanelli a pag. 15

COMUNI SOSTENIBILI, SI PUÒ L'ITALIA SA ESSERE PIÙ "VERDE"

NON SI VOLA

Arlotto a pag. 14

VIA A. VIVIANI 15/27 POTENZA - TRAVERSA MARIO PAGANO 9 BRIENZA (Pz)


COSE D’OGGI

2

19 MAGGIO 2010

CASO CLAPS - BURNETT FORSE L’ ULTIMO ATTO FORSE È ARRIVATO IL MOMENTO DELLA RESA DEI CONTI

U

na svolta decisiva quella dell’arresto di Danilo Restivo, unico indagato per la morte di Elisa Claps, giovane studentessa potentina scomparsa nel lontano 12 settembre del ’93, e ritrovata il 17 marzo scorso nel sottotetto della Chiesa della S.S. Trinità. Dopo una lunga gogna mediatica, l’uomo di 38 anni è finito in manette per l’omicidio della sua dirimpettaia, Heater Barnett, trovata orrendamente mutilata nel 2002 nella sua casa di Bournemouth, a sud di Londra. A dare conferma della custodia cautelare è il giornale locale Daily Echo: una dozzina di agenti, coordinati dal sovrintendente Mark Cooper. all’alba del 19 maggio hanno portato via l’uomo dalla sua abitazione, al momento in stato di fermo presso la stazione di polizia di Poole, dove è in corso l’interrogatorio. In questa circostanza, secondo quanto confermato da ambienti giudiziari, la polizia inglese ha 72 ore per convalidare lo misura cautelativa o rilasciare l’indagato. Intanto la scientifica ha già passato al setaccio l’abitazione dell’inquisito. La Procura di Salerno ha richiesto l’esame del dna nell’ambito della propria inchiesta, peraltro, già sollecitato nelle settimane scorse. La polizia del Dorset aveva già prelevato parte del codice genetico di Restivo sei anni fa, ma non avendolo incriminato, non lo ha poi conservato per le vigenti norme sulla tutela della privacy. Un’unica mano lega i due omicidi Un sottile e impressionante filo rosso lega, infatti, i due casi: un filo che passa attraverso Danilo Restivo. Lui fu l’ultimo a vedere in vita la Claps a Potenza, diciassette anni fa, ed è stato sempre lui in Gran Bretagna il principale indiziato dell’omicidio Barnett. Ma come si arrivò a Restivo? Heater Barnett venne trovata massacrata a colpi di martello dai suoi due figli di 14 e 11 anni, con un seno mutilato ed una ciocca di capelli nella mano destra. L’uomo che abitava in una casa in affitto proprio di fronte alla vittima, venne interrogato più volte sul feroce omicidio che si era consumato a pochi passi dalla sua abitazione.

Ed è stata proprio quella ciocca di capelli che scatenò una convulsa serie di interrogativi sulla figura del nostro connazionale che, secondo alcune testimonianze, è sempre stato mosso da un insano feticismo: importunare le ragazze tagliando loro parti di capelli. Su questi tristi delitti “c’è la stessa mano”: la famiglia della studentessa potentina già da tempo ha creduto che fosse “quella di Danilo Restivo”. Così Gildo Claps ha risposto alle domande dei cronisti, nell’ultima occasione di incontro con Ben Barnett, fratello di Heater. "Da quando siamo venuti a conoscenza del modo in cui è stata uccisa Heather - ha proseguito Claps - siamo sempre stati convinti che questa storia fosse intimamente collegata a quella di mia sorella Elisa. Ho la sensazione che questi due omicidi siano legati da uno strano destino. E proprio questa sensazione mi fa sperare, o meglio, questa volta mi fa credere, che siamo arrivati alla svolta e che si possa quindi procedere all'arresto di Danilo Restivo". Le convinzioni della stampa anglosassone Al momento della riapertura del Caso Claps, che ha innervato di rinnovato vigore l'inchiesta sull'omicidio Burnett, Andy Martin, capo-cronista del Daily Echo di Bournemout ha affermato: “parlando con i familiari di Elisa ho avuto la prova che considerassero la morte della ragazza e la morte della signora Barnett come chiaramente collegate”. Ha continuato poi: ''Che io ricordi non c'è mai stato un delitto tanto efferato a Bour-

nemouth''. racconta il giornalista che, da quando è stata uccisa Heather Barnett , la 48enne inglese madre di due figli, ha investito parecchie energie per seguire il caso. Martin è stato in Italia, a Potenza, ha parlato con i familiari di Elisa e con gli inquirenti. ''Il ritrovamento del corpo di Elisa dice il giornalista che ha investito parecchie energie per seguire il caso Burnett-Claps – ha rappresentato un evidente in avanti nell'indagine. Ora la chiave per risolvere l'omicidio di Heather potrebbe finalmente essere trovata". "Abbiamo avuto diversi omicidi nella nostra città", aggiunge Martin. "Ma la natura delle atroci ferite inflitte al corpo di Heather, il fatto che si trovasse in casa sua, che a rinvenire il cadavere siano stati i suoi figli piccoli, quando sono tornati da scuola, e che il delitto, dopo 8 anni, non sia stato ancora risolto, fa di questo omicidio il più scioccante che io ricordi". Siamo all'epilogo? Dopo la riapertura del caso di Elisa Claps, l'attenzione degli inquirenti ha fatto cerchio intorno alla sfuggente figura di Danilo Restivo, unico sospettato per la morte della ragazza avvenuta 17 anni fa. Da sempre dichiaratosi estraneo ai fatti, fu condannato dai giudici della Corte di Appello di Potenza il 28 gennaio 1998 a due anni e otto mesi di reclusione per aver reso false dichiarazini al pubblico ministero nel corso dell'inchiesta sulla scomparsa della studentessa potentina. Per lui, parla la moglie, sulla porta della loro abitazione a Bournemouth (Inghilterra):

"Mio marito non c'è dice la donna - non capisco cosa vogliate da lui, parlate con il suo avvocato. Abbiamo avuto già abbastanza fastidi".Secondo i magistrati che espressero l'inoppugnabile sentenza Restivo ''ha rivestito un ruolo, se non di protagonista, certamente di persona che avrebbe potuto e dovuto offrire una corretta informazione agli organi di polizia e al magistrato inquirente dei fatti e delle circostanze a sua conoscenza''. L'elevazione della pena, che nel primo appello era stata ascritta a nove mesi, è stata motivata per la “tenace condotta menzognera dell'imputato, anche dopo la commissione del reato, chehanno scritto i giudici – continua a lasciarlo indifferente ai traumi dei familiari della vittima e all'angoscia stressante di una madre che desidera avere quantomeno certezza della morte della propria figlia”. Oggi alla luce della scoperta dei resti della povera ragazza, vittima di un'efferata crudeltà, è solo una la verità che si attende: trovare il colpevole. Una certezza che tutti, ormai, attendono con speranza e indignazione. Che sia giunto, quindi, l'epilogo di questa tragica vicenda? O, forse, è solo l'inizio di un lungo calvario?

Luca Arlotto


3 UN MONITO PER TUTTI 19 MAGGIO 2010

Angelo Sagarese

L

e notizie che riceviamo ogni giorno su Elisa Claps ci informano che le indagini sono in una fase cruciale. La Procura della Repubblica di Salerno sta approfondendo con scrupolo tutti gli elementi per arrivare alla individuazione dei colpevoli e definire, una volta per tutte, le circostanze del delitto. Gli stessi organi di Polizia vogliono rifarsi del tempo perduto e procedono con le tecnologie più sofisticate agli accertamenti che competono. La stampa locale ci aggiorna sull’evoluzione del caso, con l’aggiunta di novità e proposte. Intanto si invocano verità e giustizia da più parti. Per Elisa innanzi tutto, per i suoi genitori e familiari, che per diciassette anni non si sono mai arresi perché il caso non fosse archiviato. Verità e giustizia per questa città, accusata di omertà e reticenza, che ora risvegliata da un lungo torpore, intende riappropriarsi del suo ruolo e di quella coscienza civile che nel passato sono completamente mancati. Verità e giustizia anche per e dalla- Chiesa potentina, perché sia sollecita a dissipare il disorientamento e la sfiducia che ormai si vanno diffondendo nella stessa comunità religiosa. La città e la stessa Chiesa di Potenza potrebbero costituirsi parte civile nel processo per intuibili ragioni di opportunità. “La verità vi farà liberi”, dice il Vangelo. Il Liceo Classico di Potenza ha voluto ricordare Elisa, alunna di quella scuola, con un nobile manifesto che molti dovrebbero leggere. La conclusione è condivisibile: si formula l’auspicio che la giustizia di Dio e degli uomini faccia il suo

corso perché “Elisa è seme di speranza per una società più vera e più giusta”. Compagni di scuola definiscono Elisa Claps una ragazza generosa, cordiale, disponibile, aperta all’amicizia. Educata con principi sani e con ferma formazione religiosa. Del resto le fotografie diffuse sono eloquenti di un volto solare, raggiante di gioia, che sorrideva alla vita, come si fa a sedici anni. Ovviamente non ci nono certezze sulle ragioni del delitto, che non trovano giustificazioni e attenuanti. Non si è lontani dalla realtà, ipotizzando che Elisa si sia opposta ed abbia decisamente respinto le proposte oscene e depravate del suo carnefice. Se avesse accettato sarebbe ancora in vita. Di qui la reazione brutale, ripetuta con numerose coltellate del suo assassino (così come riportato da molti giornali). Le notizie trapelate dalla relazione del professore Introna sembrano ipotizzare che Elisa sia morta dissanguata. E’ prevedibile il dolore , la sofferenza, la costernazione. Le grida disperate di aiuto. La drammatica agonia in desolante solitudine, fino alla morte. Elisa sarebbe stata uccisa per difendere il suo onore, la sua castità. Comunque nuova martire di una violenza assurda e balorda. Il Venerdì Santo abbiamo ricordato la morte del Cristo sulla Croce ed il suo grido: “Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato?”. Anche

Elisa è stata Crocifissa come Cristo, pure lei avrà gridato con le stesse parole di Gesù. Nell’Apocalisse l’Apostolo Giovanni riferisce: “Vidi una moltitudine immensa di bianco vestiti, con rami di palme tra le mani, davanti al trono e all’Agnello: sono quelli che vengono dalla grande tribolazione e che hanno lavato le vesti, rendendole candide, nel sangue dell’Agnello”. Chi ha fede, è certo che Elisa fa parte di quella luminosa schiera di

COSE D’OGGI

E SE ELISA CLAPS VENISSE SEPOLTA NELLA CHIESA DELLA SANTISSIMA TRINITÀ?

“vestiti di bianco”, perché ha versato il suo sangue e “viene dalla grande tribolazione”. “Beati i puri di cuore, beati quelli che soffrono, perché vedranno Dio”. Questa la fiducia, questa la speranza di chi crede. Se così è, perché non dare cristiana sepoltura ad Elisa Claps proprio nella Chiesa della Santissima Trinità, dove si è compiuto il suo martirio. Chi lo vorrà potrà deporre un fiore o rivolgerle un pensiero. La sua presenza in città sarebbe di monito e di esempio per tutti

PER LA VOSTRA PUBBLICITA’ CHIAMA 0971 1973010 CELL. 320 1813033 email: antosa15@virgilio.it


COSE D’OGGI

4

19 MAGGIO 2010

ORECCHIE TESE ALLA PROCURA IN ATTESA DELLA SVOLTA SI INFITTISCONO LE INDISCREZIONI ENZA SALUZZI

S

ecret a t i ancora per venti giorni i risultati dell’autopsia sul corpo di Elisa Claps, “ritrovato” il 17 marzo scorso nel sottotetto della chiesa della Trinità. Ormai la storia la conosciamo a menadito,

conosciamo protagonisti, fatti, intrighi e menzogne. A noi tutti potrebbe sembrare che l’attesa di altri venti giorni rappresenti un complotto, invece non può che far bene a Elisa e soprattutto alla sua famiglia. Così la Procura generale di Salerno ha disposto un ulteriore termine di secretazione. La relazione dell’anatomopatologo Francesco Introna verrà resa nota intorno ai primi di giugno. Il medico affermò in una intervi-

sta all’interno del programma di Rai Tre “Chi l’ha visto?” che “ il corpo di Elisa ci sta tristemente parlando”. Forse sino ad allora se ne diranno ancora tante, sull’autopsia, sulle prove del dna, su Restivo e sulla sua verità. La famiglia di Elisa non ha paura della conferma sulla verità dei fatti, mentre una regione intera spera che al termine della perizia e dell’incidente probatorio si venga a conoscenza di tutte le

dinamiche, degli intrecci, della rete di complicità che non hanno permesso di sapere, per tutti questi anni, dove si trovasse il corpo della giovane. A noi cronisti per altri venti giorni toccherà fare pastoni di informazioni ritrite, somma di mesi di attesa, a volte arricchite da interviste giuste o sbagliate. Per adesso varrà ancora il famoso “si dice che”.

APPELLO A S.E. MONSIGNOR AGOSTINO SUPERBO SULLA RIAPERTURA DELLA SANTISSIMA TRINITA’

P

er la tragica, commovente e straziante vi-

propria esistenza e per un esame del proprio per-

illazioni, calunnie e infamie, presunti abusi del de-

cenda di Elisa Claps, il cui corpo in parte

corso. Era estremamente percepibile che qualcosa,

funto santo parroco don Mimì Sabia che, per oltre

mummificato e ritrovato ben dopo 17 anni

anzi qualcuno ci parlasse, ci fosse vicino per in-

mezzo secolo, aveva presidiato con amore, serietà,

nel sottotetto, la preziosissima Chiesa della SS.ma

coraggiarci a proseguire sulla strada irta di spine,

lealtà, coerenza e aderenza allo spirito evangelico,

Trinità in Potenza ha visto prima sospendere tutte

a dimenticare il disagio di incomprensioni, di ir-

la cura del tempio. Sono diabolici coloro che vo-

le funzioni liturgiche fin dal 19 marzo e poi, con

ritazioni e di sbandamenti.Ti sentivi vicino un sof-

gliono calpestare le capacità intellettuali del par-

decorrenza dal 1 aprile c.a., il sequestro giudizia-

fio, se ti inginocchiavi, per adorare il Santissimo

roco, studioso e amministratore pastorale dei

rio dell’immobile ai sensi dell’art. 253 ccp.È una

e lieto di accendere un cero all’icona venerata sa-

sacramenti oltre che integro formatore civile e cul-

iattura, ed è inaccettabile che dopo 55 gg. c.a., la

pendo di poter confidare sulla compagnia della

turale. Né per chiarezza don Mimì Sabia sapeva

più importante Chiesa che dà su Via Pretoria – la

Vergine, Madre nostra, o del Santo cui ti eri affi-

(non Sapìa!). Poi c’è un altro risvolto. Su Potenza,

strada dello struscio domenicale – debba rimanere

dato. In altri termini, Eccellenza ed amatissimo

anche per effetto della trasmissione televisiva CHI

chiusa con i sigilli dell’A.G. apposti sul portone

Vescovo, la nostra maestosa e superlativa Chiesa

L’HA VISTO? e della stampa locale, sono stati

di accesso. Eccellenza Reverendissima, faccia

della SS.ma Trinità va subito riaperta. Checché

gettati fiumi di veleni. È dovuto intervenire a

qualcosa. Non è più tollerabile percorrere la traf-

ne dicano detrattori, atei e prevenuti che, con scel-

Roma nella trasmissione di Federica Sciarelli il

ficata strada della ripetuta centralissima Via Pre-

lerataggine insulsa e squinternata, si sono spinti a

Sindaco di Potenza Vito Santarsiero – giustamente

toria e trovare il tempio chiuso. Davanti al quale

chiedere la “sconsacrazione”, come se si trattasse

arrabbiato – per difendere l’onore e il decoro di

continua uno scempio inenarrabile il cui ultimo

di scartavetrare una pittura, e peggio la demoli-

questa città che non è omertosa né untuosa o in-

episodio è quello del trafugamento della Croce

zione. Un interrogativo. Nessuno nega il diritto di

differente e sostenere con slancio la venerata per-

con la fotografia di Elisa portato in segno di soli-

avere convinzioni diverse. Ma quì è improponibile

sona del suo Vescovo accusata indebitamente di

darietà da don Franco Corbo e la sua parrocchia.

l’abbattimento del maestoso immobile sacro, ricco

“palpabili infingimenti” stante all’equivoco dei

La chiusura del tempio è quasi per ferie prolun-

di architettura che il popolo, nei secoli per fede,

tempi della scoperta del cadavere tra il vicepar-

gate. Ai tempi di mons. Don Mimì Sabia quella

storia, tradizione, usi e costumi, volle veder rea-

roco e le donne delle pulizie della Chiesa. Per

casa di Dio era quasi sempre aperta. Dal primo

lizzato. Ecc.mo Mons. Superbo, la Chiesa poi non

questo, Eccellenza, sarà bene mettere da parte una

mattino fino a tarda sera. Chi lo desiderava poteva

è un supermercato dove alloggiare gli anziani

inconsueta pavidità, memore che tra le beatitudini

accedere tranquillamente per rinfrancare il proprio

(come propose Sirchia), nè un teatro, un cinema o

evangeliche è promossa quella della Giustizia, per

spirito, elevare una preghiera al Padreterno o ai

una pinacoteca. Tra l’altro il giallo del delitto della

agire con tutto il peso in qualità di vice presidente

Santi, affidare le proprie preoccupazioni, quelle

ragazza Elisa Claps è quasi chiarito. Saranno stati

della CEI, senza bisogno di una revisione del Con-

dell’avvenire, della famiglia, del futuro dei figli,

certamente sufficienti due mesi per tutte le inda-

cordato, perché venga con immediatezza riaperta

del lavoro, della pace e della serenità in un silenzio

gini, i rilievi e le perizie. L’assassino sarebbe stato

al culto la nostra bellissima Chiesa della SS.ma

di rigore. A volte in Chiesa si poteva entrare anche

chi l’ha prima strangolata e poi l’avrebbe accol-

Trinità.

per rinfrancarsi, affranti e stanchi, non solo per

tellata per una sacrosanta reazione ad impulsi bel-

meditare, ma per riflettere sulla centralità della

luini. Ora basta insinuare con inqualificabili

Tommaso Marcantonio


19 MAGGIO 2010

L’AMICA DEL CUORE

5

Marcy! Marcy!”...era sempre allegra, sorridente, e mi disse: “ dai, vediamoci per mangiare una pizza! Marcella Zappacosta

Diventaste subito amiche? Subito amiche e non solo a scuola: ricordo i pomeriggi in Via Pretoria, all’ UPIM fra i giochi, a Montereale vicino al tabacchino del padre che, - lo ricordo sempre – saziava le nostre voglie di cioccolata. Al pomeriggio eravamo a casa sua in compagnia della madre, una donna coraggiosa, umile: insomma una mamma perfetta. Su cosa si basava la vostra amicizia? Si basava sulla semplicità e sulla purezza. Tanto che ricordo di non aver mai litigato con lei. Terminata la scuola elementare abbiamo continuato a frequentarci al di fuori della scuola perché non eravamo più insieme nella stessa classe. Logicamente, crescendo, cambiavano gli interessi e invece di giocare incominciammo a confidarci “ le cose importanti”: i primi amori, le prime emozioni…i nostri corpi che cambiavano aspetto… stavamo diventando donnine e ci ponevamo tante domande. Dopo le nostre vite si sono separate ma ogni volta che ci incontravamo era una festa. Conosceste insieme Danilo Restivo? No, conoscevo Danilo perché frequentava la scuola per odontotecnici vicino il mio Liceo. Lo incontravo nel pulman o fuori la scuola. Veramente un tipo strano! Cosa si diceva tra voi ragazze di Restivo? Circolava la voce di stare alla larga da lui. E’ vero che tagliava ciocche di capelli alle ragazze? Si: a un’altra mia amica che aveva i capelli molto lunghi e altrettanto belli, tagliò una notevole ciocca nell’ ascensore di Piazza XVIII Agosto. Ricordi l’ultima volta che in-

“Credo che ogni padre e ogni madre di Potenza, dovrebbe immaginare Elisa come loro figlia. E regolarsi di conseguenza.”

contrasti Elisa? La ricordo benissimo: andai al Liceo Classico a trovare mia cugina e durante l’intervallo lei da una finestra mi chiamò ad alta voce: “Marcy! Marcy!”...era sempre allegra, sorridente, e mi disse: “ dai, vediamoci per mangiare una pizza!”. Peccato, avrei voluto parlare di più con lei. Furono le ultime parole dopo 8 anni di amicizia. Naturalmente, in pizzeria non andammo mai ...... A che ora del 17 Marzo hai appreso della scoperta del cadavere di Elisa? Alle ore 20:00. Stavo lavando i piatti e mio marito mi dice:” Marcella, Potenza al Tg!”; mi volto verso la tv e vedo in primo piano la foto di Elisa mentre la voce del giornalista annunciava :” ritrovato il cadavere di Elisa Claps nella Chiesa della S.S. Trinità”. Oddio, mi stavo sentendo male…mi sono seduta incredula. Subito ho pensato di voler tornare a Potenza per abbracciare mamma Filomena, ma sono troppo lontana, vivo a Como e lavoro. Ho provato le stesse terribili sensazioni del 12 Settembre 1993 con 1000 domande che cercavano una risposta. I pensieri si accavallavano nella mente. Ho trovato conforto pregando per la mia dolce Elisa che per 17 anni è stata nei miei pen-

sieri. Hai ascoltato commenti tra i comaschi? Molti miei colleghi e amici avendo udito la notizia al tg mi hanno chiesto se conoscevo Elisa. Non so per quante volte ho dovuto ripetere la stessa storia. I loro commenti sono stati tutti uguali: una storia così complicata deve nascondere per forza qualcosa di marcio; il popolo di Potenza ora deve fare di tutto per aiutare la famiglia Claps per catturare i colpevoli. In tanti hanno affermato: “ la maggior parte dei potentini è brava gente, non è omertosa”. Come hai reagito? Io sono d’accordo con loro. Sicuramente a Potenza in molti sapevano, altrimenti non si spiegherebbero tante cose. Ma il 90% dei potentini abbraccia la mamma di Elisa e condivide la sua battaglia. Io sono in questo 90%. A mille km di distanza che dimensione ha acquistato tutta la vicenda Claps? Mille km sono veramente tanti. Ho provato ripetutamente a mettermi in contatto con mamma Filomena, ma invano. Non essendo sul posto non ho potuto vivere il dolore e l’angoscia di Potenza, ma immagino che sia stato un terremoto per tutti. Mi dispiace essere così lontana, ma mi dispiace soprattutto non poter partecipare attivamente alle manifestazioni di solidarietà promosse per Elisa e firmare la petizione per la sconsacrazione

della Chiesa della Trinità. Dopo il ritrovamento del cadavere, se avessi potuto intervenire, cosa avresti fatto? Sarei stata vicina a quella Mamma che spesso mi ospitava a casa sua preparando pane e nutella per me e per Elisa. Potenza vive in una condizione psicologica particolare. La città è divisa in due schieramenti. Cosa consiglieresti ai potentini, per onorare la memoria della nostra cara Elisa nel più nobile dei modi? Credo che ogni padre e ogni madre di Potenza dovrebbe immaginare Elisa come loro figlia. E regolarsi di conseguenza. Avresti mai immaginato che la tua più cara amica di infanzia avrebbe avuto un destino così amaro? No, ancora oggi dopo 17 anni, non riesco a credere che sia successo. Hai la possibilità di lanciare un messaggio alla famiglia Claps. Fallo. Vorrei scusarmi con la famiglia per non essere fisicamente accanto a loro e spero che tutti i colpevoli siano raggiunti e colpiti dalla giustizia umana e divina. Presto tornerò a Potenza per le ferie e di persona farò il mio dovere di amica, di figlia e di potentina.

L’INTERVISTA

dalla prima pagina


POLITICA

6

19 MAGGIO 2010

I ROBIN HOOD DEL CONSIGLIO Saro Zappacosta

I

l Consiglio Regionale di Basilicata, edizione 2010-2015, al suo atteso esordio (martedì 12 maggio) ha vissuto due momenti distinti, anche se interdipendenti: il momento istituzionale e un preludio di momento politico. Entrambi hanno sancito la definitiva affermazione di due uomini del Partito Democratico, Vito De Filippo e Vincenzo Folino, i quali, a loro volta, hanno lanciato nel firmamento del loro partito un giovanissimo segretario regionale, Roberto Speranza. MOMETO ISTITUZIOALE. Tutto incentrato sulla figura più difficile e più introversa del Consiglio, Vincenzo Folino, questo momento ha rappresentato per il nuovo Presidente del Consiglio il momentaneo epìgono di una carriera politica tormentata quanto affascinante. Scaltro, diabolico, intuitivo, apparentemente scostante, ma in verità cordiale, aperto e leale; in poche parole il meglio che un uomo politico possa esprimere. Vincenzo Folino segna un passaggio storico per il nostro massimo Ente, poiché dalla sua riconosciuta intelligenza amministrativa e politica e dalla collaborazione di tutti i consiglieri può finalmente vedere la luce, dopo dieci anni di vana attesa, il nuovo Statuto del Consiglio Regionale della Basificata. Se la nostra apertura nei confronti del Presidente Folino verrà soddisfatta, il popolo lucano gli sarà grato. In attesa lo mettiamo alla prova, fiduciosi nel suo futuro operato. Auguri, Presidente. Auguri ovviamente per Autilio (IDV) e Sarra (PDL), eletti vice presidenti, e per Vincenzo Scaglione (PU) e Franco Mattia (PDL) indicati ed eletti segretari del Consiglio. PRELUDIO POLITICO Nel momento istituzionale si è incastrato un preludio politico, che si potrà sviluppare nel primo dibattito a cui il Consiglio sarà chiamato, quando si dovrà dare la fiducia al secondo governo De Filippo. È un preludio che ha parlato chiaro, perché si è riscontrato un quadro politico generale che vede un centro sinistra incredibilmente compatto, un centro destra imprevedi-

Navazio

Folino

Falotico

Mollica bilmente disciolto come neve al sole, e un centro magdiano, solo soletto, che rischia di interpretare un ruolo interessante, anche se terribilmente isolato. A meno che … ERESTO AVAZIO Al di là dei puntini sospensivi, che pur esprimono qualcosa che frulla nella nostra mente, il rappresentante di Magdi Allam, si è presentato come un grande provocatore, chiedendo voti per sé al fine di rappresentare come eventuale Presidente del Consiglio l’ago della bilancia tra la maggioranza e l’opposizione di centro destra. Simpatico, il suo gesto politico, anche se ovviamente è stato fallimentare. Comunque Ernesto Navazio ha dimostrato di avere le idee chiare e che, politicamente, può dare parecchio fastidio sia alla maggioranza che all’opposizione. È atteso alla prova che crediamo possa comunque essere positiva, perché l’ex Sindaco di Melfi per questo Consiglio Regionale è un valore aggiunto. FIE DEL CETRO DESTRA? Abbiamo detto che il centro destra si è squagliato come neve al sole. Quanto è accaduto all’esordio è stato uno spettacolo da dimenticare. L’unità elettorale che ha unito in campagna elettorale è miseramente saltata. PDL, DEC ed MPA hanno fatto boom! Vincenzo Mollica (MPA), contattato nella saletta attigua all’aula del Consiglio, moderatamente incazzato, a pre-

cisa domanda ha risposto: “il centro destra non esiste più; il centro destra è morto”! Immagino cosa possa provare un elettore di centro destra dinanzi a questa dichiarazione di Mollica: dirà che il nostro personaggio, che è stato eletto con i voti del centro destra, quanto meno è pronto al tradimento, visto e considerato che ha votato in maniera difforme da come ha votato il PDL per il vice presidente e il segretario spettanti alla opposizione. Noi che maligni non siamo respingiamo questa interpretazione. Ma non possiamo non constatare che i fatti dimostrano che Vincenzo Folino ha preso un voto in più dei suoi diciannove, che non è quello di Ernesto Navazio che ha votato per se stesso, ma potrebbe essere o quello di Mollica o quello di Roberto Falotico. Comunque sia, v’è da dire che in sede di dichiarazioni di voto si è avuta l’impressione che la mancanza di unità sia dovuta ad una diversa valutazione del momento istituzionale, in virtù del fatto che sia Falotico, sia Mollica avrebbero voluto che tutto l’Ufficio di Presidenza venisse eletto unitariamente, con l’accordo tra maggioranza e minoranza. Tesi, questa, che non è stata accettata dal PDL, rimasto granitico sul voto dato ai suoi uomini. Sull’episodio, tuttavia, c’è stata la versione del maligno di turno, secondo la quale sembra che il voto difforme di Falotico e Mollica altro non sia che un messaggio lanciato al gruppo consiliare del partito di Berlu-

sconi tendente a far comprendere agli uomini del gruppo PDL che fino a quando costoro saranno espressione di una dirigenza apicale squalificata e politicamente fallita, loro, Falotico e Mollica, rimarranno in una posizione di attesa e di autonomia politica chiara ed evidente. Quale sia la verità noi ovviamente non riusciamo ancora a comprenderla. Sappiamo solo che lo spettacolo offerto dal centro destra è stato semplicemente deprimente, per il semplice motivo che quando si entra in aula consiliare bisogna entrare con i giochi già stabiliti, con trasparenza, lealtà e correttezza. Tanto diciamo affinché la prossima volta si dimostri che trasparenza, lealtà e correttezza fanno parte anche del patrimonio del centro destra e non solo del centro sinistra, come l’esordio del consiglio regionale, edizione 2010 - 2015, ha dimostrato.


19 MAGGIO 2010

DE FILIPPO L’IMPERATORE CAPOLAVORO POLITICO O ABORTO DI ATURA. Delle due, una è la verità sulla nuova giunta regionale della Basilicata: o essa è il prodotto politico amministrativo partorito da una mente superiore - un grande regista, insomma - oppure il governo del nostro massimo ente locale è un mostruoso aborto di natura politica che al primo soffiare di venti tempestosi è destinato a crollare. Capolavoro politico, quindi, o mostriciattolo viscido e puteolante, espressione di una invisibile neo partitocrazia? Se è vero che solo il tempo potrà sciogliere definitivamente questo nodo intricato è pur vero, però, che leggendo le reazioni vissute in questo periodo si possono vedere elementi utili a dare una prima risposta. DE FILIPPO CORAGGIOSO O GRADE REGISTA È dall’opposizione di centro destra che arrivano giudizi confortanti per Vito De Filippo. Egidio Digilio riconosce al Presidente della giunta “di avere avuto coraggio a nominare una giunta che è senza dubbio atipica per la storia della regione. Dovrà adesso dimostrare di poter contare su consensi di partiti che sostengono la sua maggioranza”. Per Digilio, quindi, Vito De Filippo è un Presidente coraggioso. Solo coraggio?, si è chiesto qualcuno. No, perché per Nicola Pagliuca, leader riconosciuto del PDL lucano, dietro la nuova giunta “c’è il segno di una grande regia alle spalle”. Giusto, ha ragione Pagliuca: c’è un grande regista dalla cui mente è uscito fuori un governo, espressione, forse, del coraggio di De Filippo. C’è solo da chiederci, a questo punto, chi è il “grande regista”, questo potente burattinaio che ha mosso i fili della scena politica del Partito Democratico, che grazie alla sua lucidità e intuito politico con un sol colpo ha distrutto la partitocrazia imperante - soprattutto quella di origine marxista - e ha creato un governo centrista con un braccio proteso verso i giustizialisti e l’altro verso destra: un governo rivoluzionante perché ha travolto ogni schema precostituito, ogni strategia del passato, ogni logica imperante. Infatti, un collega dalla vivace fantasia politica ha sostenuto - ed anche noi ne siamo convinti - che la giunta De Filippo può essere catalogata tra quelle ispirate al “decisionismo berlusconiano”. Forse l’amico Vito, dinanzi a queste conclusioni giornalistiche, avvertirà delle strane quanto insolite reazioni: dovrà però am-

mettere che questa versione corrisponde alla verità. Voglia o non voglia. Tanto più che per il nostro modo di vedere le cose politiche, essere decisionista è un grande merito e non certamente un demerito. E se proprio questo teorema non viene condiviso, proponiamo un giudizio sintetico che si adatta alla perfezione allo spirito della nuova giunta: “Governo del Fare”. E giacché ci siamo, diciamola tutta: credo che, fino a prova contraria, il “grande regista” di questa storica operazione, sia proprio lui, Vito De Filippo. E per dimostrarlo, invito i lettori a seguire con cura il passato di De Filippo, nella precedente legislatura. EMICI ITERI E EMICI ESTERI Le elezioni regionali del 2005, dettero a De Filippo il 67 per cento dei suffragi lucani. Fu un primato in Italia e fu, per il giovane Presidente, il pass per una prestigiosa carriera prestigiosa sia politicamente che amministrativamente. Furono studiati progetti e piani che De Filippo avrebbe dovuto realizzare in cinque anni. È rimasto in piedi, per cinque anni, ma purtroppo per lui ha dovuto lottare solo contro fattori imprevedibili, contro la Magistratura, contro le lotte interne al centro sinistra, contro quelle interne al suo stesso partito, che lentamente hanno tolto a Vito De Filippo credibilità e forza politica, per cui gran parte dei suoi progetti fallirono miseramente. Insomma, per il giovane Presidente fu un tormento continuo, cinque anni di fila, in cui è rimasto vittima non solo di alcuni suoi errori, quanto di pugnalate infertegli da amici e nemici, che se non lo hanno costretto a dimettersi lo hanno indebolito nella immagine esterna e nel morale interno. De Filippo , nel momento più critico, ha fatto tesoro dal male ricevuto dai suoi amici e nemici. Ha capito che la partitocrazia e il correntismo esistente nel suo partito erano la causa della sua azione fallimentare e ha giurato a se stesso che, se il destino gli avesse dato la possibilità di riprendere in mano lo scettro del potere, la prima cosa da fare sarebbe stata quella annientare la partitocrazia del centrosinistra e controllare il correntismo del suo partito, in ogni modo e con ogni mezzo. Solo così si sarebbe vendicato della storia sadica e nefasta che alla fine dei cinque anni lo aveva ridotto politicamente ai minimi termini, e al tempo stesso avrebbe creato i presupposti per una nuova azione politica, oltre a ridargli la credibilità persa e al tempo stesso - una nuova immagine.

IMPORTAZA DEL DECISIOISMO Ha compreso che doveva applicare alcuni principi che in passato non aveva applicato. Ha compreso che la filosofia del fare è vitale per un amministratore per cui doveva applicare la sua azione decisamente, incurante delle proteste - che preventivamente sarebbero arrivate - e, con l’appoggio del suo segretario regionale piddino Speranza, è passato all’azione. Infatti, con il manuale cencelli alla mano, ha considerato se stesso come un doppio assessore, espressione della corrente bersaniana e ha dato un solo posto alla corrente minoritaria, promuovendo un uomo di Salvatore Margiotta, capo dei franceschiniani lucani, quale assessore alle Attività Produttive: Erminio Restaino. Sistemato il partito, Vito De Filippo ha pensato che fosse importante inserire elementi capaci a garantirgli “la filosofia del fare”. Il primo è stato Attilio Martorano, spedito alla Sanità, proveniente dalla Confindustria; il secondo è stato Agostino Mancusi, ex uomo di destra ed ex uomo di centro, ma carico di desiderio di operare amministrativamente, finito alla vicepresidenza. Ma chi più di una donna può garantire una filosofia del fare? Nessuno se non una donna, per cui De Filippo ha tirato fuori dal suo cappello magico proprio due donne, spedendo Vilma Mazzocchi, espressione della cooperazione sociale ed imprenditoriale, all’assessorato all’Agricoltura e trovando in quel di Matera la Vice Presidente della Camera di Commercio, disponibile per l’assessorato alle Infrastrutture. Manca la terza donna, però, per eguagliare i conti con i maschietti; non c’è problema: arriva da Matera anche Rosa Mastrosimone, in quota “giustizialisti”, con navigata esperienza amministrativa e politica, utile a gestire l’assessorato alla Formazione Professionale. E così è nato il governo regionale di centro, con un braccio a sinistra ed uno

a destra, col quale Vito De Filippo ha disorientato tutto e tutti, ha portato nella rivoluzione nel quadro politico regionale, ha messo a tacere nemici interni ed esterni e s’è proposto alla pubblica opinione lucana che da lustri attendeva una giunta libera da vincoli di partito, vincolata però al giudizio futuro del popolo lucano. E qui è la seconda scommessa di Vito De Filippo, che vincerà solo se i sei assessori della sua giunta, saranno uniti e compatti, lavoreranno per i lucani e proseguiranno per la loro strada insieme al loro Presidente. UTILI COSIGLI Naturalmente, non c’è rosa senza spine. Che nel nostro caso sono rappresentate dai partiti di sinistra, che già hanno iniziato il balletto delle proteste. Ci permettiamo di dare un consiglio: non diano spettacolo, perché l’opinione pubblica non lo capirebbe. Tanto più che questa giunta in partenza non ha lasciato generali malcontenti, ma solo curiosità. I cittadini vogliono vedere cosa tre donne, investite di una grossa responsabilità, sapranno fare. Ultima considerazione: Vito De Filippo ha dato ai sedicenti dirigenti locali del Popolo della Libertà, una lezione politica che, se riusciranno a comprendere, ricorderanno per tutta la vita. Della qualcosa parleremo nel prossimo numero. Quanto al Presidente della Giunta regionale, un solo consiglio: ha ricostruito un patrimonio politico. Non lo distrugga per la bizza dei partiti di sinistra. Tenga duro, perché in questo consiglio potrebbero esserci soluzioni a qualsiasi crisi.

POLITICA

Il Presidente è stato coinvolto in una logica perversa dalla quale non ha potuto sottrarsi per manifesta debolezza

7

Sa.Za.


POLITICA

8

19 MAGGIO 2010

GIANNI ROSA, L’ANTI DIGILIO IL SENATORE EX AN,E’ STATO NOMINATO COORDINATORE DELLA CORRENTE “GENERAZIONE ITALIA”. NASCE IL CORRENTISMO Saro Zappacosta

IL VICARIO BATTE U COLPO Il blocco granitico rappresentato dal Popolo della Libertà di Basilicata, non è più tale: ha subito una incrinatura che a seconda dell’evoluzione dei fatti, può trasformarsi in una spaccatura vera e propria. Togliendo forza e credibilità al partito di Berlusconi e Fini. E’ stato proprio quest’ultimo a fare la prima mossa: infatti, il Comitato nazionale di Generazione Italia – per l’appunto la corrente del presidente della Camera – ha nominato tutti i responsabili regionali e per la nostra Lucania ha scelto come coordinatore, il senatore Egidio Digilio. La notizia diciamolo subito, non ci sorprende affatto. Egidio Digilio è sempre stato una costola di Gianfranco Fini. Qualcosa che dura, se la memoria non ci tradisce, da molti lustri. La notizia semmai era attesa perché nel Pdl si respirava aria pesante poiché tutti sapevano che il partito di Nicola Pagliuca prima o poi avrebbe vissuto questo momento di nascita della corrente finiana: per cui tutto era fermo, forse proprio in attesa di questo atto. E il momento finalmente è arrivato. Da oggi in poi, tutto sarà diverso nel Pdl, ma soprattutto, tutto quello che rimane del partito, si mette in movimento. Ancora non conosciamo la forza di Generazione Italia di Basilicata, anzi ci auguriamo che questa forza esca fuori in tutta la sua realtà, affinché il chiarimento possa diventare totale. Non sappiamo neppure se il gruppo ex Forza Italia è diviso, come è diviso e quali correnti in esso vivono. Quello che sappiamo è che Egidio Digilio è ufficialmente leader della corrente finiana. E L’UOMO DI AVIGLIAO RISPODE Si dice che, Gianni Rosa, neo consigliere regionale del Pdl, ex consigliere Provinciale nonché ex segretario provinciale di An ha tutti

Il neo consigliere regionale Gianni Rosa sarà il leader della correntedi Maurizio Gasparri all’interno del Popolo della Libertà di Basilicata. Per riequilibrare le forze di ex Forza Italia e ex An, occorre che anche i berlusconiani lucani, si posizionino. Solo così ci potrà essere un chiarimento definitivo utile all’immagine del Pdl

i requisiti per poter rappresentare l’anti Digilio, e raccogliere intorno a se la maggiorparte dei dirigenti ex An lucana. Nient’affatto .. legato ai compromessi, nato pasciuto e cresciuto nella linearità politica, coerente con i valori sociali, nazionali e cattolici della Destra italiana, Gianni Rosa è senza mezze vie, lontano da colpi di mano e trabocchetti per il semplice fatto che ne è rimasto vittima in questi ultimi mesi e ciò nonostante è rimasto nel partito senza eclatanti proteste. Gianni Rosa si è posto sulla riva del fiume e ha visto passare parecchi cadaveri dei suoi nemici. Tisci docet. Rispettoso delle idee altrui e quindi democratico, si è imposto all’attenzione della stampa e della pubblica opinione per il coraggio che assume nelle posizioni politiche. L’AZIOE POLITICA DI ROSA Fermo e deciso, sa essere anche

duro con gli avversari; leggete con noi come Gianni Rosa ha etichettato l’azione del Presidente della Giunta regionale De Filippo:“il presidente sembra vivere in perenne campagna elettorale al punto di usare solo slogan, arrivando a mistificare la realtà non avendo il coraggio di vestire i panni del governatore e di affrontare la realtà, che in questa regione è difficile, cruda e amara specie per i giovani, inoccupati e per chi ha perso il lavoro”. Al tempo stesso, però, riesce a discernere il grano dall’oglio, a mettere in evidenza il valore dei suoi avversari: ha infatti “affidato” al neopresidente del Consiglio Vincenzo Folino il ruolo di garante istituzionale convinto che egli svolgerà con equilibrio e imparzialità questo delicato incarico istituzionale che prevede “che ci si svesta dei panni di appartenente ad un determinato partito e coalizione per assurgere a garante vero dei lavori

consiliari e arbitro imparziale della contesa democratica tra maggioranze e opposizioni”. Ecco chi è quindi Gianni Rosa, l’anti Digilio. Stimato e apprezzato anche a Roma, l’Uomo di Avigliano fa parte della corrente di Gasparri, il quale, come è noto è uno dei colonnelli di An vicino a Silvio Berlusconi. Questa posizione antifiniana può risultare anche in Basilicata determinante, soprattutto in previsione dei futuri congressi che dovranno necessariamente svolgersi entro l’anno. Molti auspicano che Gianni Rosa, possa quanto prima, ufficializzare la sua nomina a rappresentare la corrente di Maurizio Gasparri e che per tanto intorno alla sua figura di Gianni Rosa, possa raggrupparsi la rimanente parte dell’ex partito di An e perché no, coloro che vogliono un chiarimento definitivo all’interno del Pdl. Senza dimenticare l’ala forzista, che certamente comprenderà l’importanza di un posizionamento, utile al rinnovo della dirigenza apicale del partito, quale premessa per una diversa dimensione politica del Popolo della Libertà dopo gli auspicati congressi provinciali e quello regionale. Pertanto cari amici di Forza Italia se ci siete battete un colpo!


9 “BANDITI” TIROCINI 19 MAGGIO 2010

Bufera sui tirocini regionali, un progetto che tarda ad avviarsi

Molti giovani hanno pagato di tasca loro

Luca Arlotto

REGIONE

S

embrava giunta al termine la bufera imperversata il mese scorso sui tirocini formativi promossi dalla Regione Basilicata, un imponente progetto che tarda a realizzarsi a causa dei continui prolungamenti della scadenza del bando. Il fatto è questo: le amministrazioni accoglienti, entro il 30 novembre 2009, furono invitate dalla Regione Basilicata a formulare un progetto formativo entro il quale inserire i tanti “sfollati” provenienti dal mondo della disoccupazione, pronti a godere delle coccole di “Mamma Regione”. Nel progetto, ovviamente, doveva essere indicato il profilo del candidato da inserire nel percorso di tirocinio e, cioè, laureati o diplomati. Nel caso dei laureati, però, per imperizia delle amministrazioni accoglienti non è stata fatta chiarezza sul grado di laurea col quale accedere al progetto (laurea triennale/ specialistica-magistrale/ vecchio ordinamento). Tutto tace, fino a quando, la Regione (finalmente) si accorge dell’intoppo e ha chiesto nuovamente alle amministrazioni (a qualche settimana dalla decorrenza del bando) di specificare con chiarezza i vari profili attesi. Ed è così che molti giovani inconsapevoli dell’errore hanno prodotto domande che non hanno trovato accoglimento e, ora, sono costretti a riprodurne una nuova, per giunta, a proprie spese. Varie le rettifiche relative alla scadenza del bando (originariamente posta al 15 marzo 2010, poi

al 30 aprile e, dulcis in fundo, al 17 maggio). Tra l’altro, se all’inizio i bandi dovevano essere stilati “amministrazione per amministrazione”, ora si parla di un bando unico a livello regionale: chi si candida ai primi posti avrà il diritto di prelazione sugli altri, potendo scegliere presso quale amministrazione candidarsi. Apriti cosmo! Nessuno più ne capisce qualcosa e, palesemente stanchi, molti non riprodurranno la domanda. Tendenza assistenzialistica e truffaldina sottolineata dall’On. Ichino (PD), strumento di gestione del consenso elet-

torale: queste le polemiche e le perplessità sollevate da più parti che, però, non hanno sortito effetti positivi a quanto pare. Per molti si è trattato di un’erronea gestione dei fondi nell’ambito della programmazione FSE 2007/2013, che rischia di lanciare fumo negli occhi ai tanti giovani disoccupati lucani. Gli stessi giovani che ora dicono “basta!”, ad un continuo andirivieni della scadenza del bando. Come diceva un noto personaggio televisivo, la domanda sorge spontanea: come mai gli Enti accoglienti non hanno pre-

stato attenzione ad una questione (che tra l’altro li riguardava in prima persona), nonostante avessero preso visione del bando? Ancora: come mai la Regione non si è resa conto dell’errore, ponendo un correttivo nel momento in cui sono pervenute le domande? Queste e altre questioni attendono una risposta.


10 TORNA IL SILENZIO CITTA’

19 MAGGIO 2010

Cessa la rivoluzione contro il traffico confusionario della città Michela Di Palma

È

stato un piccolo sessantotto, quello che ha infuocato più di un anno fa rione Murate. Come dimenticare gli slogan di protesta, le manifestazioni, le voci dei residenti che inveivano contro quel traffico confusionario di punto in bianco convogliato lungo le vie del quartiere, prima di allora regolato e silenzioso. Come dimenticare quegli striscioni sospesi ai balconi, che facevano tanto Potenza in C1. Peccato fossero vecchie lenzuola bianche, dalle didascalie blu e rosse, che volevano catturare l’attenzione dell’amministrazione comunale e le tracce dell’inquinamento manifesto. All’apertura dei mastodontici lavori del nodo viario che avrebbero paralizzato da subito una città intera, rione Murate, uno dei più piccoli quartieri di Potenza, si ritrovò ad essere un nodo cruciale per compensare i disservizi tipici che seguono alla realizzazione di talune opere pubbliche, le stesse che richiedono, nella maggior parte dei casi, uno sforzo cittadino sovradimensionato. Era sotto gli occhi non solo dei residenti ma della maggioranza della popolazione l’utilità e l’obbligo, forse, di convergere il traffico ordinario verso il quartiere Murate: alternative non ve n’erano. Eppure il caos conseguito al nuovo piano di viabilità temporaneo assunse allora le sembianze di qualcosa di ingovernabile e di molesto per i residenti dell’area. Il Presidente del locale Comitato di Quartiere, Palmino Rago, sospira al ricordo e ci offre, oggi, un’immagine in parte mutata del suo rione. Un mese fa la

E PARCO MONTEREALE? Non tutti sanno che il Comitato di Quartiere di rione Murate è lo stesso che “vigila” sul bel parco di Montereale. Uno degli storici polmoni verdi della nostra città, forse il più amato. Il sig. Palmino Rago tiene a ricordare che, tra gli interventi richiesti nella nuova programmazione redatta dal Comitato e consegnata al Sindaco della città, una menzione urgente riguarda proprio la suddetta area. La piscina di proprietà del CONI, anch’essa ritrovo storico per la nostra città, ha tristemente chiuso i battenti. La ragione sarebbe l’insufficienza di fondi necessari per garantirne la sopravvivenza. Il Comitato chiede la riapertura, con l’auspicio che vengano quanto meno programmate misure

riapertura dello svincolo sulla Fondovalle. Poi la realizzazione della rotatoria di via Vaccaro. Il ripristino della doppia corsia su Murate. Miglioramenti che hanno snellito l’impatto del traffico forsennato di poco tempo prima. Il signor Rago ci ricorda che il suo Comitato ha chiesto, nei mesi scorsi, ed ottenuto la rimozione delle bande rumorose, poste lungo il percorso che congiunge Murate alla Fondovalle: dispositivi volti a rallentare le auto in corsa, lungo la pericolosa curva, ma che creavano non pochi disagi ai condòmini, come quelle vibrazioni ai vetri, avvertite anche nel cuore della notte, che

facilmente dalle nostre parti vengono associate a temibili scosse di terremoto. Oggi, dunque, anche gli abitanti del quartiere danno atto che la situazione è sensibilmente migliorata. A marzo, il Sindaco della città ha incontrato i residenti per la presa visione del programma da loro presentato. Ci chiariscono i punti il sig. Davide Spadinopippa e il sig. Pasquale Lasaponara, componenti del Comitato di Quartiere, insieme al loro Presidente. La notizia buona è che, dopo anni di richieste inevase, il Comune ha assegnato il suolo che ospiterà la sospirata Chiesa rionale. Quella brutta è che si apprende che la

stessa area non è del tutto scevra da vincoli burocratici. E la burocrazia, in Italia, si sa, falcidia speranze e propositi. Per ora, quella che funge da chiesa rionale è solo un piccolo vano che ricorda molto un garage. Il Comitato, nel proprio programma, ha rimarcato diverse questioni. Quella dei marciapiedi, usurati e fatiscenti o del tutto assenti in certi punti; gli impianti di illumina-


11 A RIONE MURATE 19 MAGGIO 2010

Ad un anno dalla grande protesta, il quartiere torna a respirare

“Come dimenticare gli slogan di protesta, le manifestazioni, le voci dei residenti che inveivano contro quel traffico confusionario di punto in bianco convogliato lungo le vie del quartiere”

“Rione Murate, uno dei più piccoli quartieri di Potenza, si ritrovò ad essere un nodo cruciale per compensare i disservizi tipici che seguono alla realizzazione di talune opere pubbliche”

prendiamo che nello stesso punto dove i residenti vorrebbero il loro mercato, il Comune ha previsto l’abbattimento di piccoli edifici fatiscenti per dar spazio alla costruzione di alloggi popolari). Ed in ultimo, ma non in ordine di importanza, anzi, insistono sul tema della sicurezza. Davide ci racconta di siringhe abbandonate, a due passi dal parco giochi. Sentore di droga che viaggia nel quartiere, dunque, e le prove le abbiamo sotto gli occhi anche noi. L’idea di un poliziotto di

quartiere è anelata dai residenti di ogni area che fino ad oggi abbiamo battuto. In molti chiedono il sostegno della polizia locale, in molti lo pretendono. Ma come in ogni piccolo quartiere, c’è del buono, c’è dell’attivismo, della robusta sinergia tra le persone. La loro festa rionale, che cade il 31 di maggio, è molto sentita: ciascuno di loro offre il proprio personale contributo. Anche a festa ultimata, quando ognuno si fa carico del ripristino dell’area. Manifestazioni culinarie, sagre e iniziative, soprattutto quando

la bella stagione si degna di riconoscere alla città l’acclamato tepore, dopo i nostri prolungati inverni. Un personale “sessantotto”, dunque, anche qui l’hanno vissuto, in questo piccolo quartiere divenuto forse l’emblema di una città fortemente mutata, nella struttura e negli animi.

CITTA’

nazione che danno un’idea di oscena marcescenza; la regolamentazione dei parcheggi su via degli Oleandri con la proposta dell’obbligo del disco orario per i non residenti; una grave penuria del servizio ACTA - fino a due anni fa il rione godeva della presenza costante di operatori ecologici; la mancanza di una corsa del trasporto su gomma che colleghi il rione all’ospedale così come al ponte attrezzato; la creazione di un’area mercato che il rione non ha mai posseduto (ap-


12

19 MAGGIO 2010

INAUGURATA LA NUOVA SCUOLA ELEMENTARE DI BUCALETTO

La struttura sorge nelle immediate vicinanze occupate dal locale delle suore

I

naugurata la nuova scuola elementare ‘Gianni Rodari’ a Bucaletto. Presenti il sindaco Vito Santarsiero, l’assessore alla Pubblica istruzione, Massimo Maria Molinari, la dirigente scolastica Anna Martorano Vinci, ma anche gli assessori Donato Pace, Pietro Campagna, Nicola Lovallo, oltre a funzionari e dirigenti del Comune. “Completiamo un’importantissima struttura per la quale il lavoro svolto nella scorsa consiliatura dall’assessore Messina è stato portato a compimento dall’attuale assessore Molinari. Ancora un segnale molto significativo – ha detto Molinari – per un quartiere che ci è particolarmente caro, quello di Bucaletto appunto; dopo la palestra Rotary, l’appalto di un milione di euro per la riqualificazione urbana e il concreto avvio del programma di casa popolari, oggi restituire la scuola, con una struttura completamente nuova, assume un valore simbolico di grande rilevanza”. I lavori realizzati con il progetto dell’Unità di direzione Opere pubbliche, sono costati 2.645.243,14 euro e hanno dato vita a una struttura che consta di 5 aule didattiche, 3 aule interciclo, una biblioteca, un ufficio per segreteria, un locale destinato alla cucina, uno al refettorio e un locale multifunzionale da destinarsi allo svolgimento di attività motorie, ma anche come aula magna o ancora come spazio nel quale fare teatro. Il tutto è distribuito su due livelli per una superficie complessiva di circa 1.200 mq, ai quali vanno a sommarsi

gli oltre 1.800 mq occupati dal giardino esterno. La struttura sorge nelle immediate vicinanze del locale occupato dalla suore di Maria Bambina. Quando si inaugura una scuola è sempre un fatto eccezionale –ha detto Santarsiero- ma siamo particolarmente felici di aprire la scuola di Bucaletto, sicuramente la più bella scuola della città di Potenza. E’ il segnale concreto dell’attenzione del Comune verso Bucaletto –ha aggiunto- che sappiamo avere mille problemi, così come sappiamo di dover investire in questo quartiere. Negli ultimi anni sono partiti appalti per oltre otto milioni di euro. Ce ne vorrebbero dieci volte tanto. Siamo partiti con le case, ne abbiamo costruite 34, presto avrete una piazza riqualificata . Poi l’appello ai bambini e ai genitori: bisogna avere rispetto per le nostre strutture: quanto successo alla palestra Rotary non deve più accadere. Dobbiamo migliorare l’attenzione per la vigilanza ma dobbiamo migliorare la nostra cultura per la cosa pubblica, il bene pubblico è il primo dei beni privati. In questi giorni si insedierà a Bucaletto una struttura con avvocato, dirigente, funzionari e vigili urbani proprio per consentire un rapporto diretto tra Amministrazione e abitanti del quartiere. Non ci saranno sconti per nessuno –ha concluso Santarsiero- ed il rigore, già messo in campo in questi anni, continuerà a caratterizzare ogni nostra azione relativa al quartiere di Bucaletto.

SI COMPLETANO I LAVORI A POGGIO TRE GALLI E MONTEREALE P

CITTA’

roseguono i lavori all’interno del parco dell’Europa Unita a Poggio Tre Galli, così come quelli all’interno di Montereale. Lo ha constatato l’assessore all’Ambiente Nicola Lovallo nel corso di un sopralluogo svolto insieme ai tecnici dell’Unità di direzione Ambiente. A Poggio Tre Galli i rappresentanti del Comune si sono inoltre incontrati con il presidente del locale comitato di quartiere, Vincenzo Iacovino, che ha manifestato il compiacimento per la qualità e la celerità con la quale l’intervento di abbattimento delle passerelle che circondano il parco sta andando avanti. Praticamente completata anche la parte della villa comunale che comprende l’anfiteatro e i giochini per bambini. A monte reale invece pini neri, siepi di bosso e alloro, filari di tigli sono alcune delle piante che stanno tornando a far bella mostra nelle aiuole del parco Montereale, o più precisamente, come lo definisce l’assessore all’Ambiente Nicola Lovallo, “il giardino del capoluogo”. E di giardino

all’italiana si tratta infatti, così come spiegano i responsabili dell’ufficio Ambiente ed Energia che stanno seguendo i lavori, è questo l’obiet-

tivo di “un intervento teso soprattutto al recupero del prezioso e vasto patrimonio nascosto o spesso solo non valorizzato per quello che merita”. Basule, selciato, pietre usate per definire le aiuole e per creare i camminamenti, tutto materiale risalente agli anni ’50, quando il parco di Montereale fu realizzato, che è stato riportato alla luce e riutilizzato per ridisegnare accessi, spazi verdi e viali “con l’intento di riconsegnare

ai potentini il polmone verde del centro storico così come l’hanno potuto ammirare e vivere i nostri genitori e i nostri nonni” spiega Lovallo. Gli interventi principali hanno riguardato la messa a norma della strada di accesso alla piscina comunale, intervento che ha consentito il recupero di 21 posti auto, con il contestuale accesso ai veicoli diretti all’impianto sportivo, la completa ristrutturazione della fontana e degli impianti a essa collegati, il recupero di camminamenti e del belvedere, realizzati con l’utilizzo di travertino antiscivolo. Eliminata anche la cancellata che circondava il monumento ai Caduti, tutto il parco sta recuperando un aspetto più arioso e piacevole da vivere. “A breve completeremo i lavori in entrambi i parchi e tutta la comunità potentina potrà vivere una serena e salutare estate in città in un ambiente più verde, più sano e più a misura d’uomo, vandali permettendo”


19 MAGGIO 2010

PROCESSI A PASSO DI LUMACA

13

L’Italia risulta agli ultimi posti al mondo per l’efficienza della Giustizia Simona Marganella luppo e alla competitività del Paese». Oggi la giustizia italiana, deve far fronte ad un’ipoteca di arretrati davvero cospicua: solo nel civile, infatti esistono mi-

lioni di cause giacenti. Per non parlare del penale e, quindi, dei molteplici casi irrisolti. Elevato, poi, il numero di avvocati che nella sola Roma raggiunge il totale dell’intera Francia o dei ricorsi in cassazione ( 1000% in più degli Stati Uniti). Tutte cose che fanno dell’Italia il paese più farraginoso al mondo quando

si parla di giustizia. Obiettivo del Governo è quello di arginare con estrema urgenza e piglio il problema della giustizia civile, per smaltire il macigno di

tura indipendente sia come corpo sia come singoli che ad essa appartengono fa parte di questa tensione, ben percepibile nelle norme, costituzionali e non. La giustizia italiana è un malato che non si può più trascurare, e occorre, per curarlo, ripartire dal bisogno di giustizia che è nel cuore di ogni uomo. E’ necessario dunque che magistrati, classe politica e mass media creino le condizioni per far percepire ai cittadini che la arretrati che da tempo affligge l’intero priorità sia data al perseguisistema. Torna, poi, lo spettro dell’in- mento della giustizia, un giustizia, il dramma dell’uomo che, bene di tutti e per tutti. sulla base di proprie visioni, ideologie o sentimenti, sottopone l’altro a giudizio snaturando il tentativo di oggettivazione che anima le regole della giustizia in un Paese democratico. Avere una magistra-

IL BELPAESE

S

e nell’immaginario comune la dea della giustizia appare bendata, in Italia sembra avere le mani legate. Quello della giustizia è un tema da tempo discusso e dibattuto, soprattutto oggi, alla luce di alcune indagini sconvolgenti. Infatti, secondo una classifica internazionale sui tempi processuali, l’Italia rivela una posizione davvero penalizzante: si trova al 156° posto su 181 Paesi nel Mondo quanto a efficienza della giustizia (venendo dopo Angola, Gabon, Guinea, Gibuti, Liberia e Sri Lanka). Molti coloro che, in effetti, si rendono conto dei ritardi della giustizia processuale italiana, tra cui anche il Primo presidente della Corte di Cassazione, Vincenzo Carbone, secondo cui «La crisi della Giustizia ha conseguenze che vanno ben al di là dei costi e degli sprechi di un servizio inefficiente e si estendono alla fiducia dei cittadini, alla credibilità delle istituzioni democratiche, allo svi-


14 I LUCANI NON VOLANO 19 MAGGIO 2010

La Basilicata resta con i piedi per terra Luca Arlotto

U

TERRAMIA

na brusca virata quella subita dalla Pista Mattei di Pisticci, a seguito del sequestro operato dal Noe (Nucleo Operativo ecologico dei Carabinieri) di Potenza. Operazione coadiuvata dai Carabinieri di Pisticci che ha interessato una vasta area (circa 26 ettari) nella quale è ricaduto il cantiere dei lavori di allungamento dell’aviosuperficie Mattei in Val Basento. Si infrange, così, per molti lucani la possibilità di prender quota, uscendo dall’emarginazione a cui la storia e la geografia da tempo immemore li condanna. Un’attesa inappagata, dunque, che rischia di farli rimanere con i piedi per terra. Fortemente voluto negli anni ’60 dal Presidente del cane a sei zampe, Enrico Mattei, questo scalo era destinato a diventare «l’aeroporto della Basilicata», un'infrastruttura su cui scommettere nella riorganizzazione dei voli lungo lo stivale, puntando ai viaggiatori interessati a raggiungere senza grandi problemi la costa jonica e strizzando l'occhio alle confinanti province di Taranto e Cosenza: un vero e proprio potenziamento dell'indotto turistico, che avrebbe generato ad effetto domino nuovi posti di lavoro. Il tutto allungando di circa 400 m una pista che in origine era di soli 1,4 km. Nulla di fatto: la Basilicata è destinata a rimanere il ventre molle dell'Italia. Una maledizione, dunque, sul decollo lucano. Già lo stop amministrativo del Tar di Basilicata, dell'ottobre 2009, aveva “tarpato le ali” al progetto, dispondendo la pronta restituzione dei suoli espropriati ai cittadini della collina materana, ripristinandoli come in origine. L'ente giudiziario adito contro il Consorzio Industriale, responsabile dello svolgimento dei lavori, nell'arco di un mese ha annullato la delibera, consentendo la ripresa dei lavori, finanziati con un impegno economico di 8 milioni di euro da parte della Regione Basilicata. Ma a qual-

Sigillata la pista. Doveva essere completata nel 2010 l’ampliamento dell’ avio-superficie “Enrico Mattei” di Pisticci. Fino ad oggi l’adeguamento è completo al 50%. I lavori, prevedono un investimento di circa 6,1 milioni di euro e comprendono l’allungamento della pista da 1.400 a 1.590 metri, l’aviorimessa, la stazione di servizio dell’aerostazione, il potenziamento della torre di controllo e degli impianti per la predisposizione al volo notturno.

che passo dall'epilogo, il progetto batte in ritirata. Il Gip di Matera, su richiesta della Procura, ha emesso il decreto di sequestro preventivo, basandosi sulle seguenti violazioni di legge: attività di raccolta, trasporto e smaltimento di rifiuti costituiti da terreno potenzialmente contaminato in assenza delle prescritte autorizzazioni”; e la “realizzazione e gestione una discarica non autorizzata di rifiuti costituiti da terreno potenzialmente contaminato. In area svincolata e già restituita agli usi legittimi, infatti, venivano depositati, compattati e distribuiti i rifiuti costituiti da terreno potenzialmente contaminato, realizzando in via definitiva un rilevato di circa 6.000 mq per l’ampliamento dell’aviosuperficie”, al “rilascio di autorizzazione all’effettuazione dei lavori in assenza della propedeutica valutazione di impatto ambientale e della preventiva restituzione agli usi

legittimi delle aree ricadenti nel sito di bonifica di interesse nazionale” e ad “opere edili in corso eseguite sulla base di autorizzazioni illegittime e quindi inefficaci”. Cinque, gli avvisi di garanzia emessi per responsabili comunali, provinciali e dello stesso Consorzio. Piena è la fiducia riposta nella magistratura dall'ing. Vizziello, Responsabile unico del procedimento dei lavori per la Pista Mattei, che si dichiara “desideroso di lottare per la realizzazione di quest'imponente progetto” che , trasversalmente riguarda non solo la nostra Regione ma il Meridione stesso. E, intanto, la nostra regione al momento rimane, senza collegamenti importanti con il resto della penisola ma, anche e soprattutto, con l'estero. Raggiungere la Basilicata diventa un’ardua impresa, per i suoi abitanti e per i probabili turisti: un calvario che rischia di relegare la nostra terra dal mondo esterno, con conse-

guenti riflessi negativi sul potenziale turistico di cui siamo generosi custodi. Una volta che hai conosciuto il volo, camminerai sulla terra con gli occhi rivolti sempre in alto, perché là sei stato, e là agogni a tornare, affermava Leonardo Da Vinci. Il fatto è però che i lucani sono da sempre abituati a guardare in basso, avvezzi come sono a non fare mai un passo più lungo della gamba. Figuriamoci a rimanere sospesi in aria!


15 L’ENERGIA IN CIFRE 19 MAGGIO 2010

Comuni sostenibili l'Italia sa essere più "verde"

S

ono ben 6.993 i Comuni italiani dove è installato almeno un impianto di produzione energetica da fonti rinnovabili. Cifre, tabelle, esempi. Tutto nel rapporto "Comuni rinnovabili 2010" sembra confermare la validità dell'intera collezione di vecchi slogan ambientalisti: dal "pensa globale, agisci locale", al "piccolo è bello", passando per "un altro mondo (dell'energia) è possibile". Il rapporto, presentato da Legambiente all’inizio del 2010, fotografa la diffusione e lo sviluppo degli impianti energetici "verdi" in Italia, restituendo, una volta tanto, un'immagine positiva del nostro paese. E se fosse proprio il locale il laboratorio di una rivoluzione energetica incentrata sulle rinnovabili?. Questa una delle domande che ci si pone da un po’ di tempo, visto che è proprio nel piccolo che è iniziata la rivoluzione verde: il rapporto certifica, infatti, i tanti segnali di un eccezionale dinamismo locale nel raccogliere la sfida della sostenibilità energetica. Certo il percorso per trasformare questi ottimi auspici in realtà è ancora lungo e pieno di insidie, ma vale la pena godersi questo bel risultato ottenuto dalla “Piccola Italia”. I numeri del rapporto parlano di ben 6.993 Comuni italiani nei quali è installato almeno un impianto di produzione energetica da fonti rinnovabili. Erano 5.580 lo scorso anno, 3.190 nel 2008. Le fonti pulite che fino a dieci anni fa interessavano, con il grande idroelettrico e la geotermia, le aree più interne e comunque una porzione limitata del territorio italiano, oggi sono presenti nell’86% dei Comuni. E per quanto riguarda la diffusione, sono 6.801 i Comuni del solare, 297 quelli dell’eolico, 799 quelli del mini idroelettrico e 181 quelli della geotermia. Le biomasse si trovano invece in 788 municipi dei quali 286 utilizzano biomasse di origine organica animale o vegetale. Il risultato, segnala Legambiente, è che "già oggi sono

centinaia i Comuni in Italia che producono più energia elettrica di quanta ne consumano", proprio come nei sogni dei più visionari tra gli ambientalisti, con il risultato che "si sono creati nuovi posti di lavoro, portati servizi e create nuove prospettive di ricerca applicata oltre, naturalmente, ad un maggiore benessere e qualità della vita". Queste esperienze sono oggi la migliore dimostrazione del fatto che investire nelle rinnovabili è una scelta lungimirante e conveniente, che può innescare uno scenario virtuoso di innovazione e qualità nel territorio. Nel 2009 la crescita delle fonti rinnovabili è stata fortissima (+13% di produzione), e dimostra quanto oggi queste tecnologie siano affidabili e competitive. Ora occorre puntare con forza in questa direzione, capire quanto sia nell’interesse del Paese raggiungere gli obiettivi fissati dall’Unione Europea al 2020 per la riduzione delle emissioni di CO2 e la crescita delle rinnovabili. I numeri, le storie raccontate dal rapporto di Legambiente dimostrano che gli obiettivi posti dall’UE sono a portata di mano e che la soluzione più intelligente è quella di guardare al locale. Le azioni intraprese di recente da molti Comuni italiani stanno dando un contributo importante alla corsa nazionale per il raggiungimento degli obiettivi posti dall'Unione Europea in tema di energia rinnovabile, grazie anche a una solida politica nazionale di incentivazione che, attraverso varie forme di sostegno, si estende a tutte le fonti rinnovabili. C’è da sottolineare anche il fatto che l’eccezio-

nalità del nostro territorio sta nell’avere potenzialità di sviluppo per tutte le nuove energie rinnovabili Ma soprattutto, le esperienze raccolte dimostrano quanto la prospettiva dello sviluppo di utilizzo di energia da fonti rinnovabili risulti già oggi vantaggiosa: coloro che hanno installato impianti solari termici e fotovoltaici o che sono collegati a reti di teleriscaldamento, pagano bollette meno salate in località e godono di aria più pulita. Quello che emerge dal rapporto è dunque uno "scenario che cambia completamente rispetto al modo tradizionale di guardare all'energia e al rapporto con il territorio" e reclama attenzione e credibilità a un dibattito pubblico sulle energie rinnovabili. Dibattito tanto più necessario vista la crescente attenzione dell’attuale governo per il nucleare, che Legambiente vede come la peggiore minaccia alla compiuta realizzazione di questa rivoluzione energetica dal basso. L'ossessione dell'attuale governo per il ritorno all'atomo, prima ancora che per le note ragioni di sicurezza, sembra preoccupa per la sua capacità di assorbire in maniera centralizzata quantità spropositate di investimenti a discapito delle altri fonti, senza peraltro portare le stesse ricadute positive in termini di occupazione e abbattimento dei costi in bolletta. Ma per dare forza alla prospettiva di un’Italia “verde” occorre dare finalmente certezze al settore, assumendo gli obiettivi UE al 2020 come scenario di riferimento delle politiche, in modo da stabilire regole e condizioni utili a innescare un ciclo vir-

tuoso. Intanto si deve perseguire la semplificazione delle procedure per la presentazione dei progetti: bisogna far diventare un atto libero e gratuito la realizzazione un impianto domestico da fonti rinnovabili. Va inoltre definito uno scenario certo, di progressiva riduzione per gli incentivi alle fonti rinnovabili. La priorità va al prolungamento degli incentivi in conto energia per il solare fotovoltaico (di grande successo e in fase di scadenza). Bisogna poi investire sulla rete energetica per adeguarla a una generazione sempre più efficiente e distribuita. Ed è necessario spingere con convinzione l’innovazione energetica degli edifici, con prestazioni minime obbligatorie di efficienza e di uso delle rinnovabili e sostenere una politica per riqualificare e migliorare le prestazioni energetiche del parco immobiliare esistente. Infine bisogna fare in modo che il mercato energetico premi veramente efficienza e concorrenza nell’offerta ai cittadini. Ma occorrono anche nuove idee per muovere politiche capaci di spingere l’efficienza energetica verso gli utenti finali. In questo nuovo scenario energetico occorre mettere in moto soluzioni inedite, capaci di rendere possibile una accelerazione degli interventi a tutti i livelli, anche e soprattutto, a quello locale.

IL BEL PAESE

Loredana Romanelli


17 VESTIAMOCI DI NUOVO 19 MAGGIO 2010

Un bene per noi e per gli altri Serena Danese

per evitare l'accumulo di rifiuti non riciclabili. Sono nate nel giro di poco tempo numerosi centri e associazioni che hanno deciso di proporre questa iniziativa. Ne fanno parte non solo persone interessate in prima persona ma anche coloro che hanno trovato in questi luoghi un posto ricreativo dove poter svolgere una sorta di riabilitazione. Ci sono infatti ex detenuti, ex tossicodipendenti, disabili fisici e psichici che apprendono un nuovo modo di pensare e vivere, e nello stesso tempo cercano di essere reintegrati nella società. Ma si possono trovare anche associazioni formate da piccoli produttori di paesi sottosviluppati come il Bangladesh o la Turchia, che hanno deciso di mettersi insieme e di avere un lavoro migliore e più giusto

per loro. Sono pagati da tutti gli acquirenti in maniera equa, ed essendo loro stessi in prima persona ad organizzare il tutto, non sonno sfruttati. Ma questo fenomeno purtroppo non è ancora riuscito a coinvolgere tutti, si possono infatti trovare molte situazioni disastrose. Le multinazionali consapevoli che la manodopera nei paesi più poveri è molto bassa costruiscono delle fabbriche specialmente per quanto riguarda il settore tessile, quello che produce il fatturato più alto in assoluto. Vengono viste in un primo momento, da tutta la gente del luogo, come un grande aiuto per la sopravvivenza della famiglia, ma si rivelano ben presto una prigione e alcune volte anche un luogo di morte. Il numero di vittime per incidenti nell'industria tes-

MONDO A COLORI

T

utti, da bambini, hanno letto almeno una volta la simpatica favola di Hans Christan Andersen “I vestiti nuovi dell'imperatore”. Sovrano intransigente e molto vanitoso, beffeggiato da due imbroglioni, era uscito per le strade del suo reame, tutto nudo, credendo invece di indossare degli abiti meravigliosi mai visti prima. Solo la voce di un bambino innocente è riuscita in seguito a sfatare la magica atmosfera che si era creata, facendo notare all'imperatore in che situazione si trovasse. Ebbene oggi sarebbe meglio seguire l'esempio del signore e andare in giro solo con mutande e calzini, piuttosto che indossare degli abiti, anche molto costosi, che ci ostiniamo ad acquistare, senza sapere però cosa c'è dietro. Non solo il grande sfruttamento di tutti coloro che per sopravvivere sono costretti a fabbricarli, ma anche i materiali che li compongono. Possono sembrare, grazie al grande marchio che li contraddistingue, ottimi e affidabili; ma non sempre è così. Certo non si può fare di tutta l'erba un fascio, ma alcuni materiali sono nocivi per la salute dello stesso consumatore. Un esempio sono i tanto usati jeans con l'effetto sabbiato, sicuramente molto belli e particolari, ma pericolosi. Sono infatti realizzati con una specifica tecnica che libera il silicio, il quale inalato, a lungo andare, potrebbe portare dei danni anche mortali. Ancora vi sono alcuni casi di frequenti intolleranze a tessuti sintetici e chimici, a coloranti artificiali e fibre non organiche. E' per questo che il mondo biologico ha deciso di creare una linea innovativa, per quanto è possibile, di vestiti alternativi. Formati da materiali organici, trattati con tinte naturali per evitare qualsivoglia tipo di allergie ma anche

sile, negli ultimi vent'anni, solo in Bangladesh, è di 230. Eppure nelle casse di tutti coloro che dirigono queste grandi industrie entrano ogni anno incassi cospicui, ma non riescono comunque a mettere a norma i posti di lavoro. Alla fine a pagare le conseguenze sono sempre i più deboli, non abbastanza tutelati nemmeno dai sindacati. Ecco perché è preferibile fare una scelta biologica e solidale per fare del bene alla natura, a noi stessi e agli altri.


18

19 MAGGIO 2010

Mostra del libro a Torino si parla lucano

Durante la manifestazione citati i nomi che fanno grande la Basilicata

LETTURA

“Il libro di Angela Langone ‘Lucani. Guida ai migliori difetti e alle peggiori virtù’, pubblicato da Sonda editrice, è stato presentato a Torino nell’ambito del Salone Internazionale del Libro ottenendo ampio consenso da parte della numerosa platea presente all’evento”. Lo rende noto il presidente della Commissione regionale dei lucani all’estero, Pietro Simonetti che ha preannunciato la possibilità di una seconda edizione dell’opera della scrittrice di origine lucana.La manifestazione è stata introdotta dal coordinatore della struttura per le attività di informazione, comunicazione ed editoria del Consiglio regionale della Basilicata, Carlo Petrone che ha portato il saluto del presidente del Consiglio, Vincenzo Folino. Presente all’evento anche il vicepresidente del Consiglio regionale del Piemonte, Roberto Placido, originario di Rionero in Vulture, il quale ha espresso parole di apprezzamento per l’iniziativa promossa dalla Commissione regionale lucani all’estero e ha ribadito l’impegno della Regione Piemonte a continuare l’importante percorso di collaborazione iniziato con la Regione Basilicata. Al termine dei lavori il presidente della Crle, Pietro Simonetti, sottolineando il successo ottenuto sia dalla Langone che da Rocco Papaleo, regista del film “Basilicata coast to coast” ha affermato come “le iniziative culturali messe in campo potranno avere, tra l’altro, ricadute positive in termini turistici”. Simonetti ha poi ribadito la necessità di realizzare al più presto, nella città di Torino, uno Sportello Basilicata e di attivare progetti in occasione del ventennale della nascita dello stabilimento Fiat di Melfi. Successo di pubblico anche per le performance artistiche del gruppo “Idrusa” di Potenza che si è esibito nelle piazze di Piossasco e di Chieri in provincia di Torino. (ACR) - “Il libro di Angela Langone ‘Lucani. Guida ai migliori difetti e alle peggiori virtù’,

pubblicato da Sonda editrice, è stato presentato a Torino nell’ambito del Salone Internazionale del Libro ottenendo ampio consenso da parte della numerosa platea presente all’evento”. Lo rende noto il presidente della Commissione regionale dei lucani all’estero, Pietro Simonetti che ha preannunciato la possibilità di una seconda edizione dell’opera della scrittrice di origine lucana. La manifestazione è stata introdotta dal coordinatore della struttura per le attività di informazione, comunicazione ed editoria del Consiglio regionale della Basilicata, Carlo Petrone che ha portato il saluto del presidente del Consiglio, Vincenzo Folino. Presente all’evento anche il vicepresidente del Consiglio regionale del Piemonte, Roberto Placido, originario di Rionero in Vulture, il quale ha espresso parole di apprezzamento per l’iniziativa promossa dalla Commissione regionale lucani all’estero e ha ribadito l’impegno della Regione Piemonte a continuare l’importante percorso di collaborazione iniziato con la Regione Basilicata. Al termine dei lavori il presidente della Crle, Pietro Simonetti, sottolineando il successo ottenuto sia dalla Langone che da Rocco Papaleo, regista del film “Basilicata coast to coast” ha affermato come “le iniziative culturali messe in campo potranno avere, tra l’altro, ricadute positive in termini turistici”. Simonetti ha poi ribadito la necessità di realizzare al più presto, nella città di Torino, uno Sportello Basilicata e di attivare progetti in occasione del ventennale della nascita dello stabilimento Fiat di Melfi. Successo di pubblico anche per le performance artistiche del gruppo “Idrusa” di Potenza che si è esibito nelle piazze di Piossasco e di Chieri in provincia di Torino.

GRADINATA 2 TORRI , 85100 POTENZA TEL. 333 1494963 www.caprioliricami.com


19 MAGGIO 2010

L’Associazione Musicale Tumbao accoglie il Music Village

19

L’EVENTO CHE UNISCE LA MUSICA EMERGENTE E IL MONDO DELLA DISCOGRAFIA, IL 23 MAGGIO A POTENZA Enza Saluzzi

S

L’evento che in ogni sua edizione coinvolge più di 400 musicisti emergenti dà la possibilità alle band lucane di esibirsi dinanzi agli operatori del settore discografico compresi giornalisti, discografici

nazionale, di un importante progetto che li vede proiettati in sperimentazioni che prevedono il confronto con altre band. E’ da sottolineare – continua – che oltre al Music Village, come negli anni scorsi, l’Associazione Tumbao accoglie anche un’altra importante giornata di selezioni per la Basilicata, il Tour Music Fest che si terrà il 15 giugno sempre presso la nostra nuova sede di Viale del Basento”. Il Music Village non è un concorso, ma concentra l’interesse dei partecipanti sull’aggregazione musicale

e sulla formazione artistica con la finalità di consegnare a tutti i partecipanti una scheda di valutazione critica e costruttiva stilata dai professionisti presenti alla manifestazione sulla base dell’esibizione live delle band. “Nel corso della giornata di selezione – fa sapere il presidente - i musicisti avranno l’opportunità di Jammare anche fino a tarda notte in due diversi punti musica allestiti all’interno della sede Tumbao: il palco per le esibizioni “ufficiali” e l’acoustic corner, dove domineranno le esibizioni unplugged”. Per ogni infor-

mazione sulle modalità di partecipazione è possibile contattare la segreteria dell’associazione al numero 0971/508050 begin_of_the_skype_hig h l i g h t i n g 0 9 7 1 / 5 0 8 0 5 0 end_of_the_skype_highlighting oppure inviare una e-mail all’indirizzo di posta elettronica info@assotumbao.com.

MUSICA

i terranno, anche quest’anno, presso l’Associazione Musicale Tumbao di Potenza, domenica 23 maggio prossimo, le selezioni per il Music Village versione 2010. Da diversi anni, infatti, Music Village è diventato uno dei più importanti eventi dedicati a band emergenti, proponendosi come un importante momento di aggregazione durante il quale gli artisti hanno la possibilità di sottoporre agli operatori del settore musicale e discografico comprese etichette indipendenti, major, media musicali, promoter e produttori il proprio progetto. L’evento che in ogni sua edizione coinvolge più di 400 musicisti emergenti dà la possibilità alle band lucane di esibirsi dinanzi agli operatori del settore discografico compresi giornalisti, discografici, musicisti di partecipare ai seminari formativi gratuiti, tenuti da professionisti, finalizzati a far comprendere le dinamiche migliori in base alle quali sviluppare e proporre i propri progetti dando dei punti di riferimento capaci di guidare i giovani artisti emergenti verso il professionismo musicale. Il presidente della Associazione Tumbao, Antonio De Giorgi, da anni impegnato nella promozione di artisti e band emergenti lucane, dà la possibilità, anche quest’anno, di poter mettere a confronto i talenti nascosti della Basilicata. “Queste manifestazioni – afferma De Giorgi – sono momenti in cui si viene a conoscenza di tutti i giovani talenti lucani a cui l’Associazione Tumbao insieme allo staff del Music Village dà la possibilità di partecipare per poter far parte, su scala


CIAK SI GIRA

20

19 MAGGIO 2010 TRAMA DEL FILM COPIA CONFORME: Lo scrittore inglese James che, in occasione dell'uscita in Italia del suo ultimo libro, tiene una conferenza sulla stretta relazione tra l'originale e la copia nell'arte. Conosce una giovane gallerista d'origine francese, con la quale passa qualche ora per le stradine di un piccolo paese del sud della Toscana. Quando la donna per divertimento lo spaccia per suo marito, un uomo spesso assente, lo scrittore si presta al gioco. Un gioco che però si rivela pericoloso e diventa difficile discernere il vero dal falso. USCITA CINEMA: 19/05/2010 REGIA: Abbas Kiarostami SCENEGGIATURA: Abbas Kiarostami ATTORI: Juliette Binoche, William Shimell, Agathe Natanson, Gianna Giachetti, Adrian Moore, Filippo Trojano, Angelo Barbagallo TRAMA DEL FILM PRINCE OF PERSIA: LE SABBIE DEL TEMPO: Nella Persia del sesto secolo, il principe Dastan deve impedire a un nobile malvagio di impossessarsi delle sabbia del tempo, un dono degli dei che può invertire il tempo e permette a chi lo possiede di dominare il mondo. Il film è basato sul celebre omonimo videogioco creato nel 1989 dall'Ubisoft e in particolare sulla storia di "Prince of Persia : Le sabbie del tempo", uscito per PC e console nel 2003. USCITA CINEMA: 19/05/2010 REGIA: Mike Newell SCENEGGIATURA: Jordan Mechner, Doug Miro, Boaz Yakin, Carlo Bernard ATTORI: Jake Gyllenhaal, Gemma Arterton, Ben Kingsley, Alfred Molina, Toby Kebbell, Reece Ritchie, Ambika Jois, Richard Coyle, Gísli Örn Garðarsson, Dave Pope, Daud Shah, Selva Rasalingam, Ronald Pickup, Steve Toussaint, Thomas DuPont

HOME VIDEO E DVD LE ALI DELLA LIBERTA’ D

al racconto Rita Hayworth and the Shawshank Redemption di Stephen King (nel volume Stagioni diverse). Nel 1946 bancario, condannato per l'uccisione della moglie e del suo amante, è inviato al carcere di Shawshank. L'amicizia con un ergastolano nero e la competenza fiscale lo aiutano a sopravvivere fino alla rivalsa finale. È il più intelligente e sottovalutato dramma carcerario in linea con la migliore tradizione hollywoodiana (claustrofobico, violento, garantista, liberale) con 2 novità: il tema della durata (il tempo che passa) e i connotati sociali del protagonista, direttore di banca, vittima di un errore giudiziario. Le mozartiane Nozze di Figaro in una sequenza d'antologia di un film dove il rispetto delle convenzioni assume le cadenze serene e rasserenanti del cinema classico, impregnato di un generoso umanesimo. Esordio registico dello sceneggiatore F. Darabont (La Mosca 2, Frankenstein di Mary Shelley)


19 MAGGIO 2010

21

5 MILIONI DI AUTO PRODOTTE A MELFI UN TRAGUARDO PREZIOSO

L

a produzione della cinquemilionesima auto nello stabilimento Fiat di Melfi rappresenta uno straordinario traguardo non solo per la prima industria del Paese, ma anche per la nostra regione ed i nostri lavoratori che con grande impegno, professionalita' e non senza sacrifici sono riusciti mantenere alti i livelli di produttivita'''. Lo afferma il presidente della Regione Basilicata, Vito De Filippo.''Sono certo - aggiunge - che con il campus sulla ricerca nel settore dell'automotive voluto fortemente dal governo regionale, lo stabilimento Fiat Sata manterra' alto non solo il livello quantitativo delle auto, ma innalzera' ulteriormente la qualita' della produzione irrobustendo il mercato e, di conseguenza, anche l'occupazione. Ecco perche' - conclude De Filippo - lo stabilimento di Melfi deve restare strategico nel piano industriale della Fiat''.

ALAD-FAND: INCONTRO SU NUOVE TECNOLOGIE PER CURA DIABETE

L

a tecnologia al servizio della Persona con Diabete : questo quanto è stato discusso presso l’Hotel Relais La Fattoria di Melfi. Presente – si legge in un comunicato dei promotori dell’iniziativa - una delegazione di volontari della associazione lucana Assistenza Diabetici, guidata dal coordinatore regionale Antonio Papaleo. Una importante iniziativa e che ha visto partecipi medici ed infermieri di Puglia e Basilicata impegnati nella assistenza e cura della patologia diabetica. A cura del dottor Michele Sangirardi è stato presentato – prosegue la nota - un interessante presidio sanitario denominato Contur USB, consistente in un glucometro con incorporata una penna da computer per ottenere un diario informatizzato, tale da determinare la raccolta e la conoscenza dei dati non più in formato cartaceo, ma in modo molto più articolato e completo. Infatti, il softwer applicato equivale ad un vero e proprio “ facilitatore della curva glicemica “, così fa determinare l’assunto : “ conoscere i dati è il primo passo per cambiare “. La dottoressa Enza Azzarone, responsabile del Centro di Diabetologia di Manfredonia, testimonial del Progetto, ha specificato l’importanza e la necessità della raccolta dati, attraverso cui riuscire a gestire la condizione della malattia, mirando al miglioramento dell’outcome clinico, per un più corretto rapporto medicopaziente e per un efficace autocontrollo della malattia. “Si tratta – spiega Papaleo - di uno strumento di notevole vantaggio per i diabetici, specie se giovani, per meglio autogestirsi, senza incappare nel terrorismo psicologico cui spesso vanno incontro, stante la incultura presente, ma anche per prevenire le complicanze sempre in

agguato, particolarmente dove insistono carenze di autocontrollo con conseguenti variabilità glicemiche. Senza infingimenti si può ben dire che l’uso di tale presidio favorisce l’appropriatezza della cura, gli stili di vita e, perciò stesso, un veicolo per razionalizzare la spesa relativa all’assistenza e, quindi , un risparmio nella spesa farmaceutica. Una occasione, inoltre, per favorire l’introduzione della tecnologia a fini assistenziali e, con questi presidi di nuova generazione, anche una diversa e più appropriata educazione terapeutica”.


22

19 MAGGIO 2010

Il sogno italiano dei Preraffaelliti

Il famoso movimento artistico inglese dell’Ottocento in mostra a Ravenna Michele De Luca

S

LIBERARTE

viluppatosi in Gran Bretagna nell’ambito della Confraternita preraffaellita fondata a Londra nel settembre del 1848 dai giovani pittori W.H. Hunt, J.E. Millais e Dante Gabriel Rossetti, il movimento artistico dei Preraffaelliti, allude, adottando questa denominazione, alla volontà di tornare ad uno stile semplice e immediato, vicino per freschezza alla pittura italiana antecedente a Raffaello Sanzio, e si diffonde, sotto forma di misteriosa sigla (PRB, che sta per “Pre-Raphaelite Brotherhood”) sulle tele esposte dal gruppo fra 1849 e 1850. Proprio nel 1850, anno di fondazione della rivista “The Germ”, l’acronimo trova una spiegazione esplicita sulle pagine della pubblicazione e nel contesto di una mostra ospitata alla Royal Academy: la nostalgia per tematiche stilnovistiche e l’opposizione all’accademismo della cultura ufficiale e alla società industriale danno vita al progetto di un nuovo naturalismo. L’arte dei pittori cosiddetti “primitivi”, antecedenti all’Urbinate, diventa per i Preraffaelliti fonte d’ispirazione non tanto per i suoi schemi formali, quanto piuttosto per la sua aderenza alla natura e le caratteristiche di “semplicità, sincerità e spiritualità” attribuiti all’epoca medioevale e a quegli ideali cavallereschi che, nel secondo romanticismo, diventano oggetto di rinnovata attenzione da parte dei poeti John Keats, Percy Bysshe Shelley e George Byron. La traduzione della “Vita Nova” di Dante curata da Rossetti e il saggio “Pittori moderni” di John Ruskin fra il 1843 e il 1860 incisero profondamente sulla poetica dei Preraffaelliti; e sarà poi proprio il celebre critico d’arte inglese a “difendere” il movimento contro i violenti attacchi dei contemporanei, tra cui il romanziere Charles Dickens, che rimproveravano loro la rappresentazione cruda e la malinconia sottilmente sensuale dei loro soggetti. La pittura preraffaellita, in-

fatti, rinnova profondamente il linguaggio e il repertorio simbolico della rappresentazione di temi e argomenti religiosi, estendendo la ricerca di naturalismo, sul piano più strettamente formale, allo studio della luce e all’impiego di colori particolarmente vivaci. Inoltre, la cura del dettaglio nella raffigurazione degli interni e l’interesse per argomenti sociali anticipano l’adesione alla Confraternita di E. Burne-Jones e W. Morris, con i quali cresce l’attenzione per il decorativismo oltre che per la pittura manierista e rinascimentale. Questo importante movimento dell’arte inglese, totalmente proiettato verso una considerazione e “riappropriazione” di una stagione fondamentale del risveglio artistico italiano dai secoli bui del medioevo, è al centro della mostra “I Preraffaelliti e il sogno italiano” curata da Colin Harri-

son, Christopher Newall e Claudio Spadoni ed allestita al Museo d’arte della Città di Ravenna, che rappresenta la prima vera esposizione del movimento nel suo complesso, cui fa da supporto, per ogni approfondimento storico-critico, il poderoso catalogo realizzato da Silvana Editoriale, il quale offre importanti contributi, tra cui quelli di Maurizio Isabella e Martin McLaughlin, insieme ai saggi dei curatori. La mostra, come ci dice Newall, “si snoda intorno a due grandi aree tematiche complementari: la Realtà e l’Idea. La prima documenta i viaggi dei Preraffaelliti nei borghi e nelle città d’Italia che più amavano, e le impressioni che suscitarono in loro alcuni edifici e opere d’arte, oltre alla bellezza senza tempo della campagna e dei paesaggi tipici delle varie regioni. La seconda esplora il fascino che esercitò

sugli inglesi la letteratura italiana del Medioevo e del Rinascimento, attraverso la quale questi si avvicinarono alla storia e apprezzarono la ricchezza culturale del Belpaese; il coinvolgimento contemplativo e intellettuale che spinse una generazione di artisti a immergersi in un passato reale o immaginario”. Due personaggi incarnano meglio di altri i due temi intorno ai quali ruota l’esposizione ravennate, e cioè Ruskin e Rossetti, entrambi appassionati cultori ed amanti dell’Italia. Del primo, il principio della verità della natura a lui tanto caro influenzò la rappresentazione del vero di un’intera generazione di artisti ed inaugurò una vera e propria “scuola” di pittori di paesaggi rurali e urbani tesi a cogliere le qualità particolari e il carattere unico del soggetto rappresentato. Rossetti si protese verso una reinterpretazione della visione artistica del secolo XV in chiave estetizzante e divergente dal realismo analitico e dalla concezione didattica e moralistica degli altri membri del gruppo, anche per la predilezione della tecnica dell’acquerello, di cui si servì per realizzare numerose opere ispirate alla


19 MAGGIO 2010

UN SEGRETO PER POCHI

23

PAPA BENEDETTO XVI°DA FATIMA ESORTA A FARE NOSTRO LO STILE DEL BUON SAMARITANO

BENEDETTO XVI° DURANTE LA VISITA PASTORALE IN PORTOGALLO AL SANTUARIO DELLA MADONNA DI FATIMA

gnano i Santi Padri, il Buon Samaritano è proprio Lui, che si fa vicino ad ogni uomo e «versa sulle sue ferite l’olio della consolazione e il vino della speranza e lo conduce all’albergo, che è la Chiesa, dove lo fa curare, affidandolo ai suoi ministri e pagando di persona, in anticipo, per la sua guarigione. «Va’ e anche tu fa’ così». L’amore incondizionato di Gesù che ci ha guarito dovrà ora trasformarsi in amore donato gratuitamente e generosamente, mediante la giustizia e la carità, se vogliamo vivere con un cuore di buon samaritano. Provo grande gioia nell’incontrarvi in questo luogo benedetto che Dio si è scelto per ricordare all’umanità, attraverso la Madonna, i suoi disegni di amore misericordioso. Cristo ci rivela che “Dio è amore” e insieme ci insegna che la legge fondamentale della perfezione umana e quindi anche della trasformazione del

mondo è il nuovo comandamento dell’amore. Dunque coloro che credono nella carità divina sono da Lui resi certi che la strada della carità è aperta a tutti gli uomini. L’attuale scenario della storia è di crisi socioeconomica, culturale e spirituale, e pone in evidenza l’opportunità di un discernimento orientato dalla proposta creativa del messaggio sociale della Chiesa (…). Possano le istituzioni della Chiesa, insieme a tutte le organizzazioni non ecclesiali, perfezionare le loro capacità di conoscenza e le direttive in vista di una nuova e grandiosa dinamica, che conduca verso «quella civiltà dell’amore, il cui seme Dio ha posto in ogni popolo, in ogni cultura le vostre attività assistenziali, educative o caritative siano completate da progetti di libertà che promuovano l’essere umano, nella ricerca della fraternità universale. Si colloca qui l’urgente impegno dei cristiani nella

difesa dei diritti umani, attenti alla totalità della persona umana nelle sue diverse dimensioni. Esprimo profondo apprezzamento a tutte quelle iniziative sociali e pastorali che cercano di lottare contro i meccanismi socio-economici e culturali che portano all’aborto e che hanno ben presenti la difesa della vita e la riconciliazione e la guarigione delle persone ferite dal dramma dell’aborto. Le iniziative che hanno lo scopo di tutelare i valori essenziali e primari della vita, dal suo concepimento, e della famiglia, fondata sul matrimonio indissolubile tra un uomo e una donna, aiutano a rispondere ad alcune delle più insidiose e pericolose sfide che oggi si pongono al bene comune. Tali iniziative costituiscono, insieme a tante altre forme d’impegno, elementi essenziali per la costruzione della civiltà dell’amore.Tutto ciò ben si integra con il messaggio della Madonna che risuona in questo luogo: la penitenza, la preghiera, il perdono che mirano alla conversione dei cuori. Questa è la via per edificare detta civiltà dell’amore, i cui semi Dio ha gettato nel cuore di ogni uomo e che la fede in Cristo Salvatore fa germinare”.

ZOOMONDO

S

i pensa che i segreti di Fatima siano tre. Il segreto, in realtà, è uno ed uno solo. Lo stesso messaggio è solo suddiviso in tre parti. La prima riguarda l’Inferno, la seconda la consacrazione della Russia al Cuore Immacolato, infine la terza è l'invito alla Penitenza e il sacrificio dei martiri della Chiesa. Nel 1941 suor Lucia scrisse un resoconto delle apparizioni, spiegando però, allora, che il terzo messaggio, risalente all’apparizione della Madonna nel luglio del 1917, non poteva essere ancora svelato. Il suo resoconto venne affidato al Vescovo Monsignore Josè Alves Correia, colui il quale aveva fatto richiesta a suor Lucia di esprimere per iscritto il contenuto del segreto. Dunque, le prime due parti del messaggio vennero rese pubbliche dal Santo Padre nel 1942. La terza parte dello stesso messaggio venne scritta da suor Lucia il 3 gennaio del 1944 e affidata al Vescovo, il quale la consegnò nelle mani di Papa Pio XII. Suo Lucia chiese di rivelare all’umanità quest’ultimo messaggio dopo il 1960. Il Papa ritenne inopportuno renderlo pubblico. Lo stesso fecero i successori. Solo Giovanni Paolo II, inaspettatamente, il 13 maggio 2000 dichiarò di volerlo divulgare al mondo. E lo fece proprio in occasione della beatificazione dei due veggenti, Giacinta e Francisco. Il 26 giugno 2000 la terza parte del segreto di Fatima è stata ufficialmente resa pubblica dalla Chiesa, accompagnata da un commento dell’allora Cardinale Joseph Ratzinger. Dopo dieci anni, da Papa interviene nuovamente sul terzo messaggio. Questi gli stralci più salienti del suo discorso. “Avete ascoltato Gesù dire: «Va’ e anche tu fa’ così». Egli ci esorta a fare nostro lo stile del buon samaritano, il cui esempio è stato appena proclamato, nell’accostarsi alle situazioni carenti di aiuto fraterno. E qual è questo stile? «È “un cuore che vede”. Questo cuore vede dove c’è bisogno di amore e agisce in modo conseguente (…). Gesù non si limita ad esortare; come inse-


Terra di Basilicata  

Periodico free press

Read more
Read more
Similar to
Popular now
Just for you