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d’areamediterranea Anno IV numero 8 - 04 Marzo 2011 Direzione / Redazione: Via del Popolo 34 - 85100 Potenza - Telefono 0971 22715 Direttore responsabile: Antonio Savino

LA FURIA DELL’ACQUA a pagina 4

Il cedimento del pilone Una commissione di indagine conoscitiva, “da affidare ad esperti, sulle cause delle alluvioni e del dissesto del suolo che hanno colpito principalmente il Metapontino”: l’ha proposta il consigliere regionale della Basilicata, Franco Mattia (Pdl). “Dopo che la magistratura materana ha avviato un’indagine sul cedimento di un pilone del viadotto Calciano 2 sulla ss 407 Basentana che ha 'spezzato' in due la nostra regione e bloccato i collegamenti tra Potenza e Matera, l’istituzione regionale - ha spiegato Mattia – non può sottrarsi alle proprie competenze e responsabilità per accertare quello che è accaduto con le calamità naturali del primo marzo scorso”. Mattia ha evidenziato che “la commissione a cui penso deve essere composta da personalità del mondo dell’università e della scienza, in collegamento con il Gruppo Grandi Rischi del Cnr e il Centro Geodesia Spaziale Asi di Matera che dispone della documentazione satellitare sui fenomeni di calamità naturali”. “Penso dunque – ha concluso il consigliere regionale – ad una commissione che avrebbe anche un ruolo di supporto per la Giunta, i Dipartimenti Infrastrutture, Agricoltura, Ambiente e Attività Produttive, nella quantificazione dei danni ingenti provocati dagli eventi alluvionali e in generale a sostegno della fase di interlocuzione con il Governo nazionale decisa nella riunione di ieri con i parlamentari lucani”.

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inerluscmonai ssii ocB io v il S o e mic «Il nosstaronoan solo alle crraegtaez»z: lo ha dettoa s n tere anche di cose co o Vladimir Putin le cupa o ministro russ riunione regiona nil primsk durante una ia Unita, prese nBrian uo partito, Russn Paese all'ava ai del s l'Italia come u nell'attenzione tando ia in Europa guardemi ecologici. probl

Il futuro to, ma la strada non è In questo peè rctroracsociach né né scontata. novabili si inserisce ile teporterà un mondo mossobrdaevllee en ma sabile delle energie da dello sfruttamento ancoraerindgie rinfonte fossile, con ispen opportunità oblemi e lecon cui farechi ecoquntesi antocopuò portare alla Bastuilittcai tai pr na realtà mente una realtà negativra per lungo tempo, ma non. U sarà ancora “duro a mori a. Perché se è vero che neil cessariapetr re” è pur vero che per mix di riso la Basilicataolilio how che il gr sempre piùrssveilue ppknatowa se eg gi o co mp per costruire un futuro nsibilità ambientale, ciorputaò, esinsseiemree a una di sviluppo che vada oltr petrolio. e l’orizzontespazdeiol

(Gli a FILE TOP ppunt i deSlECRET dirett ore) ci, ConfcooperaERATIVE Ag LE CENTRALI COsilOP municato ta esprimono – in unrifcoica tive e Legacoop Ba ionica anto si sta ve ndo in - “seria preoccupaz e coe ndpeizir onqui meteorologiche di questi seguito alle avvers ecipitazioni hanno messo a nudo non giorni. Le copiose progeologica del territorio, ma anche solo la fragilità idrte infrastrutturale della regione, in le carenze della reagricola, creando enormi disagi per i particolare quella oblemi alle imprese del metapontino e cittadini e gravi pr del materano. ttagliata stima dei danni occorre abAd una veloce e de ristino dei collegamenti viari, trabinare un celere riptturali e definitivi che garantiscano mite interventi stru giurino in futuro il ripetersi di sisicurezza e che scon tuazioni analoghe. ative Agci, Confcooperative e LegaLe centrali cooper itano pertanto il Governo regionale e coop Basilicata inv ri livelli ad affrontare con tempestigli enti locali ai vache non può più essere rinviata, provità una situazione ra rapida tutte le azioni necessarie grammando in manie ne dell'intero sistema infrastruttuad una riqualificazio riassetto del territorio che è rimarale a partire dal mezzo secolo”. sto intatto da oltre

Antonio Savino

Essere o non essere, questo e’ il problema : “ Se dovesse emergere con certezza, che mio cognato e’ il propretario della casa di Montecarlo, non esiterei a lasciare la Presidenza della Camera”. Essere o non essere, questo e’ il problema : “ Se F.L.I fallisce, lascio la politica”. Essere o non essere, questo e’ il problema : il partito si scioglie come neve al sole!.

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menica ti Rai da ndove re e ll su da on in re da Doveva anM i telespetta, toil rifilmno di Roa or r pe a o. rz 6 ma spot di Silvio Forever cato a Silvio dranno lo nza e Filippo Macelloni dedi tto dagli berto Fae i il cui soggetto è stato scriCorriere BerlusconLa Casta (e giornalisti del onio Stella. autori de a) Sergio Rizzo e Gian Ant legge sul della Ser sospeso la messa in onda, si cisione «con La Rai haale del film, motivando la dein corso da sito ufficiio specificati approfondimenti zini». E la non megl ll'ufficio legale di viale Maz turalmente parte de dell'emittente pubblica ha na nenti delle decisione la polemica politica, con espo ini di «censcatenato che parlano senza mezzi term opposizionicola». sura ridi

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Essere o non essere, questo e’ il problema : “ Mi dimetto solo se lo’ fa’ anche Berlusconi!”. Essere o non essere, questo e’ il problema : “ Ci sono, o ci faccio?”.

P.S C’E’ DEL MARCIO A MONTECITORIO.

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Più pensionati, meno pensioni Giusi Santopietro ra gli argomenti al centro dell’attenzione dell’ultima sessione plenaria del Parlamento di Strasburgo, il delicato ed attuale tema delle pensioni. La questione è di rilevanza primaria, se si tiene conto del fatto che la longevità media di uomini e donne va aumentando e che sono sempre più numerose le persone con un’età superiore ai 65 anni, che hanno smesso, cioè, di svolgere la propria attività lavorativa. Dal Libro verde della Commissione europea risulta che attualmente per ogni individuo in pensione ce ne sono 4 in età lavorativa, tra 50 anni il rapporto sarà di uno a due. Durante la sessione plenaria, che si è tenuta tra il 14 e il 17 febbraio scorsi, il Parlamento ha adottato una risoluzione in materia, con 535 voti favorevoli, 85 voti contrari e 57 astensioni. La risoluzione si pone come risposta ai dati forniti dalla Commissione, nel tentativo di trovare proposte e soluzioni comuni che siano efficaci e comunemente accettate. Il Parlamento ha evidenziato innanzitutto che, benché sia fondamentale l’interessamento e la collaborazione di ogni singolo Paese membro, è altrettanto rilevante coordinare la materia a livello europeo, anche attraverso l’attività dell’autorità di vigilanza. Quest’ultima, in particolare, ha il compito importantissimo di monitorare e valutare l’efficienza dei sistemi pensionistici dei diversi Stati, per assicurare che ognuno di essi rispetti gli obiettivi prefissati dall’Unione. E’ evidente e preoccupante il fatto che non tutti gli Stati

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membri abbiano messo da parte risorse sufficienti a pagare le pensioni per i prossimi anni, e ciò graverà in maniera pesantissima sulle giovani generazioni. Atro dato allarmante è la palese disuguaglianza tra uomini e donne in relazione al trattamento pensionistico. La popolazione di sesso femminile, infatti, a parità di mansione, percepisce una retribuzione - quindi anche una pensione - più ridotta rispetto a quella di sesso maschile. Ciò che si chiede ai singoli Stati membri è in primo luogo la necessità di rivedere la normativa interna, alla luce dei dati concreti che li riguardano, così da costruire un sistema “stabile, affidabile e sostenibile”, e contrastare il crescente problema della povertà in età avanzata. Si invitano inoltre gli Stati ad agevolare i sistemi pensionistici di coloro che – sempre più numerosi- lavorano per alcuni periodi in Paesi dell’Unione diversi dal proprio. Tra le proposte per risistemare la questione delle pensioni, non c’è, tuttavia, accordo tra tutti i Paesi dell’Unione. Alcuni Stati, come l’Olanda, propongono di innalzare l’età pensionabile, così da prolungare la produttività dei cittadini. L’europarlamentare olandese Ria Oomen-Ruijten, che ha redatto la risoluzione, sostiene la necessità di ampliare l’accesso al mondo del lavoro e di innalzare l’età pen-

sionabile, rendendo i posti di lavoro più vivibili per i lavoratori più anziani e rafforzando le protezioni contro i licenziamenti. Per la Oomen-Ruijten è fondamentale, in ogni caso, il dialogo con le parti sociali su tali argomenti. Dall’altra parte ci sono gli Stati che, come la Francia, si oppongono in maniera decisa a tale proposta, che considerano contraria al modello sociale europeo. Per l’europarlamentare francese Françoise Castex, per esempio, vivere più a lungo non vuol dire dover lavorare più a lungo, perché ciò porterebbe uno squilibrio ulteriore nel sistema pensionistico. Ci sono, infatti, classi sociali più disagiate che non possono accedere alle cure mediche e per le quali la speranza di vita, a differenza della tendenza generale, si abbassa. A suo avviso, quindi, bisogna partire dalle persone per giungere alla soluzione del problema e non adeguare le regole alle esigenze del sistema economico-fiscale. La soluzione proposta in alternativa è dunque quella di tutelare i cittadini e di rendere sufficienti i fondi destinati a garantire le pensioni. Attendiamo che si giunga ad un maggiore accordo tra i Paesi membri e che si arrivi finalmente a soluzioni che consentano di risolvere, o quantomeno di alleggerire, il delicato problema, che preoccupa non poco chi è prossimo alla pensione, ma ancor più chi inizia oggi ad entrare nel mondo del lavoro. Qualche dato…

Nel 2008, per ogni persona in età pensionabile, 4 persone sono state assunte; si prevede che per ogni pensionato saranno 5 le persone a trovare un’occupazione nel 2020, e soltanto 2 nel 2060. La media effettiva dell’età di cessazione del rapporto di lavoro nel 2010 in Italia è stata di 61,4 anni. L’aspettativa di vita dal 2008 al 2060 si alzerà da 76 a 84 anni per gli uomini e da 82 a 89 anni per le donne. Si prevede che entro il 2060 il 4,75% del PNL sarà destinato alla cura degli anziani, mentre il 2,4% servirà a pagare le pensioni.

d’areamediterranea Direttore Responsabile

ATOIO SAVIO Direttore Politico

SARO ZAPPACOSTA Redattori

Agnese Albini Luca Arlotto Danilo Chiaradia Laura Cutullè Serena Danese Michela Di Palma Simona Marganella Loredana Romanelli Giusi Santopietro Impaginazione & Grafica

Francesco Pietro Falotico Stampa

Martano Editrice Modugno (BA) Reg. Trib. Potenza °375 del 24 04 2008 Direttore Editoriale

Emilio D’Andrea SVI.MED. associazione onlus per lo sviluppo sostenibile del mediterraneo Concessionaria Pubblicitaria

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La pioggia ha distrutto tutto! Disperato il coro d’aiuto degli sfollati lucani

Il metapontino sommerso

Agnese Albini

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lagellate da pioggia incessante e violenta, le province lucane messe in ginocchio dalla potenza incontrollabile della natura. Il Metapontino, l’area maggiormente colpita. Le esondazioni dei fiumi hanno invaso le aree abitate e le campagne portando morte e distruzione. Decine e decine di animali rimasti intrappolati nelle stalle non hanno potuto sfuggire alla furia dell’acqua. E’ disperazione per i tanti sfollati, privati di ogni bene dall’alluvione. I danni calcolati ammontano a 16 milioni di euro circa e si parla di “stato di calamità”. Su richiesta dei rappresentati della cittadina materana, sono stati inviati dei contingenti in aiuto ai senza tetto lucani. Militari del 7° Reggimento Bersaglieri di Bari e ad altri soldati dell’ 11° Genio di Foggia sono giunti in soccorso, attivandosi tempestivamente per ripristinare la situazione, estremamente drammatica. Sono stati allestiti campi di accoglienza per ospitare i tanti sfortunati che non hanno un letto dove riposare ed un piatto caldo da gustare. Il sindaco di Matera, Salvatore Adduce, ha stilato una relazione dettagliata su quanto accaduto e ha reso note le esigenze delle provincie colpite a tutti gli alti organi competenti, speranzoso che la richiesta di aiuto venga accolta e presa a cuore dalle dirigenze. Immediato l’interessamento del presidente della Regione, De Filippo, il quale con i suoi collaboratori sta cercando di fare un punto sulla situazione e trovare una via di fuga risolutiva. Si spera che il Governo possa offrire tutto il sostegno economico e morale, fondamentale e necessario per risollevare le sorti di un popolo,

aggrappato ad un debole filo di speranza. La stessa cura ed immediata accoglienza che hanno ricevuto i terremotati dell’Abruzzo, è ciò che serve per ricominciare. Il dramma che stanno vivendo le nostre genti è in fondo lo stesso. Anche in questo caso la forza della natura è prevalsa sull’uomo, vittima incapace di imporre la propria forza. Certi che, agli occhi dei governatori non esistano figli e figliastri, non resta che attendere tutto quanto i nostri rappresentati decide-

ranno di offrire in supporto alle vittime di questa disgrazia. Nel frattempo, i malcapitati vivono nell’angoscia e nella paura di rimanere soli, impotenti e rassegnati a subire le sorti di una calamità inattesa. Si pensa già a quanto duro lavoro sarà necessario per ritornare alla normalità. Quella “normalità” fatta di cose semplice e di vita quotidiana, che ora è stata bruscamente interrotta. Si dovrà cominciare da zero! Strutture turistiche, strade distrutte e soprat-

tutto l’agricoltura hanno subito una terribile battuta d’arresto. In una terra come la “nostra”, già vittima della povertà e della crisi, una “caduta” come questa infliggerà un’ ulteriore bastonata alle risorse locali, sempre più scarse ed inconsistenti!


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Il patrimonio territoriale italiano vittima predestinata tra scempi e abusivismo

Michela Di Palma

Cemento: della natura il tormento

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gni anno coperti 500 chilometri quadrati. Il rapporto annuale di Legambiente, redatto dall’istituto di ricerche Ambiente Italia, quest’anno è tutto dedicato al fervore e al monopolio del cemento che brutalizza il suolo del nostro paese. Quei chilometri di paura lasciano senza fiato. Si legge: “È come se ogni quattro mesi spuntasse una città uguale all’area urbanizzata del comune di Milano”. Si cementifica visceralmente, si costruisce come se i piani regolatori, che dovrebbero disciplinare ordinatamente il fenomeno dell’edificazione, non esistessero. Le città si ampliano a macchia d’olio, le periferie implodono repentinamente, costruzioni dove una volta esistevano piccoli “grappoli” di abitazioni oggi si notano palazzetti e nuclei abitativi ampi e disomogenei. L’abusivismo è atteggiamento tipicamente italiano e la carenza di pianificazione una macchia durevole. Appare difficile quantificare non solo i danni ma l’intero fenomeno. Le banche dati sul tema sono antidiluviane e poco attendibili: un serio controllo sulla questione dell’edificazione in Italia non è mai stata non solo applicata ma neanche concepita. Ad aiutare chi dovrebbe controllare il fenomeno - perché pagato per farlo - ci prova Legambiente. In concerto con l’Istituto nazionale di urbanistica ha fondato il Centro di ricerca sui consumi di suolo, con il supporto del Dipartimento di Architettura e Pianificazione del Politecnico di Milano. La fotografia del consumo del suolo, datata 2010, mostra la Lombardia capofila dell’edificazione “insostenibile” con il 14% di

superfici artificiali sul totale della sua estensione; il Veneto con l’11%; la Campania con il 10,7%; il Lazio e l’Emilia Romagna con il 9%. Veniamo a noi. Basilicata, Molise e Puglia, malgrado serbino una natura fortemente rurale, appaiono celermente in crescita: un aumento della “colonizzazione” del suolo che ap-

pare, secondo i dati pubblicati nello studio, altamente ambiguo e spropositato. Le nostre periferie sono quelle dove vige uno stato di plenaria anarchia, essendo sprovvisti di progetti metropolitani ed ambientali, di trasporto pubblico e servizi basilari. Le coste non godono di alcuna tutela, le stesse che costituiscono un patrimo-

nio di pregevole natura. Non in Italia. È qui che non si spiega il fenomeno dell’abusivismo che dà il meglio di sé contro ogni logica. Zone a rischio idrogeologico violentate con l’incuria tipicamente nostrana. I piani regolatori, ove presenti, tacciono. "Il consumo di suolo - ha dichiarato il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza - è oggi un indicatore dei problemi del Paese. La crescita di questi anni, senza criteri o regole, è tra le ragioni dei periodici problemi di dissesto idrogeologico e tra le cause di congestione e inquinamento delle città, dell’eccessiva emissione di CO2 e della perdita di valore di tanti paesaggi italiani e ha inciso sulla qualità dei territori producendo dispersione e disgregazione sociale. Occorre fare come negli altri paesi europei dove lo si contrasta attraverso precise normative di tutela e con limiti alla crescita urbana, ma anche con la realizzazione di edilizia pubblica per chi ne ha veramente bisogno e interventi di riqualificazione e densificazione urbana, fermando così la speculazione edilizia”. Appunto. Mentre nella Comunità Europea non solo si discute ma si corre ai ripari, si fa prevenzione, si studiano poi si mettono in campo soluzioni concrete, qui ci si domanda in che modo contrastare l’abusivismo, prima ancora di pensare che la materia è ben regolamentata e che, quindi, la soluzione potrebbe nascere dal controllo del territorio e dell’applicazione delle leggi. Il pressapochismo nostrano continua a mietere vittime.


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In difesa del territorio lucano perché il suo petrolio e la sua acqua, da fonte di ricchezza sono diventati fonte di corruzione

Appello ai giornalisti lucani

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gregio Direttore,con gli amici carissimi colleghi. Il 30 Maggio del 1966, Tonino Dapoto, Vittorio Sabia, Lino Viggiani, Raffaele Garramone, Franco Corrado, Luciano Carpelli, Ferdinando Moliterni, Pasquale Daraio, icola Perri e Biagio Lacentra creammo i presupposti per la nascita dell’Associazione provinciale della Stampa lucana entrando a far parte del primo consiglio direttivo. Sono trascorsi 45 anni fa. Oggi,come allora, credo che i giornalisti rappresentano una corporazione, il cui principale obiettivo debba essere il dovere di difendere la società dai soprusi e dalle ingiustizie. E che tale dovere potrà essere compiutamente esercitato soprattutto quando si è uniti, legati da spirito concorde e comune visione. E’ vero: non sempre lo siamo stati. Oggi però, come uno dei decani del giornalismo lucano, vi invito per la prima volta nella nostra storia a superare i naturali momenti di divisione ideologica e culturale, per diventare un corpo unito e compatto in difesa dei lucani, delle loro famiglie, del futuro dei nostri giovani. In difesa del territorio lucano, perché il suo petrolio e la sua acqua, da fonte di ricchezza sono diventati fonte di corruzione. E’ in atto un feroce tradimento ai danni del popolo lucano, che solo i giornalisti, per la prima volta uniti, potranno respingere salvando così le attese di quanti –e sono tutti- avvertono che sul petrolio e l’ acqua lucana si sta assistendo ad un vero e proprio assalto alla dirigenza. Affermo ciò, e ne sono convinto, perché è pervenuta nella redazione del settimanale del quale sono editorialista, una lettera firmata da un tecnico della materia in esame, che non ritengo oppor-

tuno pubblicare in esclusiva, poiché in essa è contenuto un appello a tutta la stampa, e che pertanto sottopongo all’attenzione dei direttori e dei colleghi giornalisti, nella certezza che coglieranno la drammaticità del contenuto. Con il titolo “Cui Prodest“ questa la lettera che trascrivo integralmente, invitandovi a pubblicarla unitamente alla mia lettera. el corso della settimana si terranno una serie di incontri su una delle tante risorse lucane: il petrolio, per definire le nuove intese tese a riverberare sulle comunità indigene i riflessi positivi dell’oro nero che, attualmente, contribuisce in misura del 15% alla bolletta energetica nazionale ed il cui peso nei prossimi anni crescerà fino a circa il 25-30%. Se solo si considerasse che la Libia contribuisce per circa i 20% alle importazioni petrolifere nazionali, ci sarebbe da pensare che il governatore lucano debba essere ricevuto con onori maggiori dell’ormai ex dittatore libico. Certo, ed è amaro constatarlo, una sorta di similitudine, prima dei tristissimi fatti di sangue di Tripoli, tra il popolo libico e quello lucano sembra esistere; la gestione della cosa pubblica in mano allo stesso partito da oltre 65 anni, il reddito pro capite tra i più bassi della nazione, il tasso di disoccupazione tra i più alti della nazione come pure l’emigrazione, la disoccupazione giovanile, femminile, ecc. E … allora : cui prodest ?, ossia a chi giova o a chi ha giovato la presenza del petrolio in Basilicata? on certo alla comunità lucana a quanto pare; certamente alla compagnie petrolifere, certamente ai politici che chiudono un occhio sulla quantità di barili estratti dalle stesse compagnie, certamente, ancora a quei loschi figuri che hanno concluso accordi locali e nazionali sul prezzo da riconoscere alle comunità lucane per la coltivazione di idrocarburi i cui effetti si possono vedere sulle piantagioni della ex verde val d’Agri la cui economia in termini agricoli è in via di distruzione. E allora gli incontri prossimi a tenersi cosa tratteranno ancora?!

Come occupare economicamente altri ambiti territoriali della nostra regione? È noto infatti le richieste di dati avanzate da società americane (almeno nei nomi, un po’ meno negli interessati palesi od occulti), per il territorio dell’alto Bradano a cui seguirà certamente anche parte del Metapontino e poi sarà la volta di altri ambiti territoriali, perché di una cosa si può essere sicuri, che la Basilicata è su un mare di Petrolio quasi fosse l’Arabia Saudita solo che mentre gli arabi pretendono petrodollari per le loro estrazioni i lucani si accontentano, grazie ai loro governanti locali e nazionali, di pochi centesimi di euro (meno di quanto viene corrisposto a paesi del terzo mondo) e sono anche disposti a sorbirsi i rifiuti delle trivellazioni perché è evidente che per emungere petrolio bisogna scavare da 5 a 7 mila metri nelle viscere della terra e rimuovere il materiale ivi presente il quale contiene metalli pesanti, e pericolosamente inquinanti se non tossici e quindi pericolosi per la salute delle comunità. Infatti, in analogia con l’ignoranza sul numero dei barili estratti anche i fanghi rinvenienti da estrazioni non è noto che fine abbiano fatto, dove siano stati smaltiti, con quali procedure e quale certificazione sulla non pericolosità rispetto all’ambiente ed alle falde acquifere. E con l’acqua si apre un altro triste scenario che si sta trascinando da decenni:con l’acqua lucana si irrigano i territori pugliesi e si dissetano quelle comunità fornendo ad acquedotto Pugliese la risorsa idrica accumulata nelle nostre dighe, e, ironia della sorte i cugini pugliesi, non solo fondano buona parte del loro reddito sull’acqua lucana ma pagano anche meno l’acqua potabile rispetto a quanto la pagano i lucani. Ritornando poi indietro con la memoria ci si ricorderà di come anche l’acqua lucana era gestita dai pugliesi fino ad un decennio fa grazie all’Acquedotto Pugliese con sede in Bari. Ai lucani toccavano le briciole e qualche acquedotto colabrodo in cambio di tanto oro blu. Sempre da circa un decennio, si è de-

finito che la Puglia ristori i lucani dei costi ambientali sostenuti per accumulare l’acqua nelle dighe ma, detto che non è noto se siano mai stati pagati e quanto sia stato corrisposto dai Pugliesi, non è da escludere che questi ultimi possano pensare di ripetere quanto già fatto in passato con Acquedotto Pugliese ossia gestire le leve delle risorse lucane facendo gravare agli stessi lucani gran parte dei loro costi senza corrispondere un bel niente. Certo perché ciò avvenga è necessario, come per il petrolio e i rifiuti delle trivellazioni, che vi sia la complicità o l’ignavia della classe politica e della classe dirigente lucana che pur di contrarre qualche utilità personale si disinteressi del futuro delle generazioni a venire e allora è necessario che la società civile, la gente libera da condizionamenti e la stampa in particolare, faccia sentire la sua voce, eserciti la vigilanza, senza mollare mai la presa sostituendosi a quella classe politica di ogni colore, sempre più attenta ai propri conti in banca che alle nostre comunità in attesa, appena possibile, che il giudizio degli elettori lucani li trascini via come il turbinio dell’acqua negli scarichi sanitari. Lettera firmata Sul contenuto della lettera del tecnico, cari colleghi, lascio a voi le dovute conclusioni. Da parte mia l’invito a tutti di cogliere l’appello finale in essa contenuta, affinché i giornalisti lucani, per la prima volta nella loro storia, promuovano un’azione comune da concordare affinché si eserciti la vigilanza senza mollare mai la presa. Cordialmente Saro Zappacosta


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Una mostra a Verona ed un libro di Silvana Editoriale sul celebre fotografo

I click di Phillips sulla storia

Antonia Genovesi

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ome scrive Walter Guadagnini nell’introduzione del catalogo “La figura e l'opera di John Phillips racchiudono l'essenza della grande stagione del reportage fotografico, iniziata negli anni Venti e protrattasi fino agli anni Sessanta”. Guardare le foto di John Phillips è come sfogliare un libro di storia, perché alcune immagini di questo grande fotoreporter giramondo (nato a Bouira, Algeria, il 1914 da madre americana e padre inglese e morto a New York nel 1996) sono entrate nella memoria collettiva più che di tanti studi storici o resoconti giornalistici. Tra i tanti suoi scatti, appunto “storici”, ricordiamo quello che immortala a Teheran, nel 1943, Churchill, Roosevelt e Stalin, una foto "rubata" che realizzò, alla maniera di Erich Salomon, spacciandosi per funzionario inglese, la foto dei due mutilati della Prima Guerra Mondiale che vendono fiammiferi a Piccadilly Circus, del maresciallo Tito al telefono nella caverna che gli faceva da quartier generale con l’inseparabile cane Tigar che dorme ai suoi piedi, del ghetto di Varsavia ridotto in macerie nel 1945… Ma Phillips fotografò anche Re Farouk, De Gasperi, Togliatti. Documentò i conflitti e i gli incontri diplomatici, i disastri della guerra, i sopravvissuti delle deportazioni, esecuzioni e migrazioni, manifestazioni e riti collettivi, il mondo dello spettacolo e quello della strada; in Italia immortalò i volti di Fellini, Visconti, De Sica, Antonioni, Sophia Loren (belle le sequenze sul set del film “La riffa” a Lugo di Ravenna), De Filippo, e tanti altri; nella sua galleria di ritratti in bianco e nero ci sono poi le persone comuni, i bambini italiani, i partigiani, i minatori gallesi, i contadini iugoslavi. Un obiettivo sulla storia, così potrebbe definirsi il lavoro di Phillips, quando però la storia non è vista soltanto attraverso i grandi eventi e i celebri personaggi; è lo svolgersi

anche, nei decenni da lui scrutati con curiosità ed impegno civile, della vita nella sua globalità, della gente comune ed ignota, che nei suoi fotogrammi assurge a “protagonista”, come rivelatrice della vera incidenza, spesso dolorosa ed inumana, dei processi storici. Una bella mostra agli Scavi Scaligeri di Verona, introdotta da Walter Guadagnini nel catalogo edito da Silvana Editoriale, ha riproposto all’attenzione del grande pubblico la figura e l’opera di quello che è stato uno dei più grandi fotografi del Novecento; nella città scaligera il fotografo realizzò nel 1959 un reportage di oltre ottanta scatti, rimasto inedito fino ad ora, nell’ospedale psichiatrico San Giacomo della Tomba. La mostra ne ripropone oltre cinquanta che, nel loro rigore formale e nel forte impatto emotivo, non indulgono a nessuna crudezza ma esprimono un forte sentimento di solidarietà umana, e, come ha detto lo stesso Phillips, evocano “una spaventosa sensazione di solitudine e un profondo senso di desolazione”. Come dice ancora Phillips, viene ritratta la vita quotidiana di un ospedale psichiatrico, connotata da un senso profondo di rispetto, di gentilezza e di moderazione che contraddistingue il rapporto tra medici, ,

infermieri e degenti. Da un reportage di questo tipo ci si può aspettare tutt’altro, che ha più a che fare con quella che oggi chiamiamo spettacolarizzazione del dolore. Emerge invece – come ci fa notare Erminia Perbellini, Assessore alla Cultura del Comune di Verona, il profondo senso di solitudine, e a volte di desolazione, ma – dice il fotografo – “attento a risvegliate un sentimento di compassione, e non certo a stuzzicare menti contorte”. La mostra inizia con una breve retrospettiva del lavoro di fotogiornalista; trentuno scatti, dal 1937 al 1962: dalle feste dell’alta società inglese alla passeggiata di Sophia Loren sul set di un suo film, dalle origini del nazismo fino al ghetto di Varsavia in macerie. Dal ritratto di Saint Exupery, l’autore del Piccolo Principe, poco prima della partenza per il suo ultimo volo, a quello del grande regista Erich Von Stroheim seduto sulla sella trasformata in sgabello. Scrive ancora Guadagnini nella prefazione: “Si tratta davvero di una fotografia “umanista”; Phillips è sempre rispettoso dei suoi soggetti. Non giudica nella convinzione che i fatti e le immagini - portino con sé il loro giudizio, e forse anche che gli eventi della storia superino le volontà dei singoli protagonisti, soprattutto quando si

tratta delle comparse”. Quello di Phillips, dunque, è uno sguardo attento sulla storia (con la “esse” sia maiuscola che minuscola), che è nello stesso tempo “freddo” come si addice ad un reporter di razza, ma nello stesso tempo partecipe, appassionato, ricco di intensa umanità. Resteranno nella memoria collettiva i suoi scatti più famosi, anche perché spesso dedicati a eventi o personaggi “famosi”; ma non di meno, una volta osservate con attenzione, incideranno nell’osservatore le immagini che raccontano quell’ ordinary people, spesso emarginato e dolente, come quelle degli sconosciuti ed anonimi ospiti del San Giacomo della Tomba, destinati a non lasciare alcun segno del loro “passaggio”, se non ci fosse stato un obiettivo come quello di Phillips a dare loro questa pur dolente e sconsolata forza di testimonianza.


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Un Paese sempre più in crisi Loredana Romanelli

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record per l'inflazione a febbraio: secondo i calcoli provvisori dell'Istat si è attestata al 2,4%, con una crescita dello 0,3% rispetto a gennaio. Si tratta di un nuovo record dal novembre 2008. Sul dato hanno pesato gli aumenti dei beni alimentari e dei carburanti. In particolare, spiega l'Istat, il prezzo della benzina è aumentato a febbraio dello 0,8% su base mensile, con una crescita annua dell'11,8%. Sale anche il gasolio per riscaldamento (+1,8% su mese e +17,2% sull'anno). Se si pensa alle turbolenze che hanno colpito i paesi del Nord Africa, non si può non essere pessimisti circa un probabile ulteriore aumento del prezzo del petrolio.... In forte crescita anche i prezzi dei beni alimentari: in particolare il pane aumenta dello 0,3% su base mensile, dell'1,2% sull'anno. Vola anche la frutta fresca, che in un mese è salita dell'1,8% e del 2,4% rispetto al febbraio 2010, colpa del freddo pungente e del maltempo che nell’ultimo mese ha arrecato gravi danni all’agricoltura. Sul fronte dei conti pubblici nel 2010 la crescita del Pil è stata dell'1,3%. Il dato è migliore di quanto previsto dal governo che nella decisione di finanza pubblica aveva indicato un +1,2%. Alla crescita hanno contribuito per 0,6 punti percentuali i consumi delle famiglie residenti, mentre la spesa della pub-

blica amministrazione ha segnato un 0,1 punti percentuali. In calo anche (0,4 punti) la domanda estera. Il deficit in rapporto al Pil è stato pari al 4,6%. Il debito pubblico è stato pari al 119% del Pil. Lo rileva sempre l'Istat ricordando che l'indebitamento lo scorso anno è stato pari al 5,4% (rivisto rispetto al 5,3%). Cala invece la pressione del fisco. Nel 2010, secondo l'Istat, si è attestata al 42,6%, ovvero cinque decimi di punto in meno rispetto al 43,1% del 2009. Il saldo primario è stato invece negativo e pari allo 0,1%. Ma non è solo la crescita dell'inflazione l'unico dato negativo per il nostro paese. A gennaio infatti come sottolinea sempre l'Istat, prosegue la crescita del

tasso di disoccupazione giovanile, che raggiunge il 29,4% su base mensile. Secondo l'istituto di statistica, si tratta del record da gennaio del 2004, quando sono iniziate le serie storiche mensili. A dicembre 2010 il tasso di disoccupazione giovanile si era attestato al 28,9%. La disoccupazione a gennaio è pari all'8,6%, per il terzo mese consecutivo. Rispetto allo stesso mese dello scorso anno si registra una crescita di 0,2 punti percentuali. Gli inattivi tra i 15 e i 64 anni, rileva l'Istat, aumentano dello 0,5% (80 mila unità) rispetto al mese precedente. Il tasso di inattività è pari al 37,8%, dopo tre mesi in cui risultava stabile al 37,6%. La disoccupazione maschile è in diminuzione dello 0,9% (-11 mila unità) rispetto

al mese precedente, ma in aumento del 5,2% nei dodici mesi. Il numero di donne disoccupate cresce dell'1,3% rispetto a dicembre (+13 mila unità) e dello 0,1% su base annua. Il tasso di disoccupazione maschile risulta invariato rispetto a dicembre e in aumento su base annua (+0,4 punti percentuali). Il tasso di disoccupazione femminile aumenta rispetto allo scorso mese (+0,2 punti percentuali), ma rimane stabile in termini tendenziali. Gli uomini inattivi aumentano dell'1,0% in confronto al mese precedente (+52 mila unità) e del 2,4% su base annua. Le donne inattive registrano una variazione positiva sia nel confronto congiunturale (+0,3% pari a +28 mila unitá), sia nei dodici mesi (+0,1%). «Con la bussola giusta, con i piedi per terra un passo dopo l'altro, gli italiani e l'Italia stanno andando nella giusta direzione» ha affermato il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, commentando i dati Istat relativi al Pil e alla pressione fiscale. Una domanda però rimane senza risposta.... Che dice il governo riguardo alle spaventose cifre sulla disoccupazione giovanile? Tutto tace..... Non ci resta che sperare!

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