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d’areamediterranea Anno IV numero 27 - 22 Luglio 2011 Direzione / Redazione: Via del Popolo 34 - 85100 Potenza - Telefono 0971 22715 Direttore responsabile: Antonio Savino

Il ritocco last minute a pagina 4

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FI E TOP SECRET (Gli appL unti del dirett ore) a nel ALE DIABETE Giovanile, nat za ON ZI NA E ON ZI RA DE FE LA anno con un incontro alla presen ple com suo il to gia teg fes ha , 1981 studio tà scientifica. Presentato uno delle istituzioni e della comuni , finanziato dalla Federazione, per la dell’Università di Tor Vergata e epatiche. lul produzione di insulina nelle cel cazione all’autogestione e ricerca edu te, ien paz i di atTutela dei diritti del è racchiuso il senso di 30 ann 13 ole par he poc ste que In a. ific a scient Diabete Giovanile che raggrupp diaale zion Na one azi der Fe la del i con tività sentanza di oltre 20.000 giovan associazioni di pazienti in rappre la FDG è stato festeggiato oggi, nella bete di tipo 1. Il compleanno del Senato della Repubblica, con una ceriSala degli atti parlamentari del to rappresentanti delle istituzioni, della monia alla quale hanno partecipa e del farmaco. end comunità scientifica e delle azi non è logico parlare di bambini, ma di gia olo , “Nel caso della nostra pat il presidente della Federazione ato ine tol sot ha – e bet dia famiglie con l’ambito faantile coinvolge direttamente Antonio Cabras. Il diabete inf del giovane che avrà necessità di sena miliare fin dai primi mesi di vit la sua giornata: a casa, a scuola, del o ent mom to, la tirsi protetto in ogni mento sportivo. In questo contes terena all di po cam sul o rio ato all’or itarie istituzioni e le organizzazioni san stretta collaborazione con le improcrastinabile per qualsiasi società ritoriali rappresenta un dovere civile”.

Antonio Savino

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Riflessioni intime dopo un viaggio alla ricerca della fede Giusi Santopietro

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osa può spingerti a raggiungere un paesino dei Balcani di cui non sai quasi nulla, a metterti in cammino verso una piccola comunità nascosta tra le colline della Bosnia Erzegovina, insieme a dei compagni di viaggio di cui conosci appena i nomi? E come mai proprio tu, tra i miliardi di uomini sulla terra, ti trovi esattamente lì, in quel preciso momento? Qual è il segreto di Međugorje, di questo luogo fuori dal tempo a cui viene attirata gente da ogni parte del mondo, credenti, atei, dubbiosi, curiosi? Non so rispondere a queste domande e forse non lo saprò mai. Qui da 30 anni si parla di pace. E di preghiera, di quella preghiera che non è fatta soltanto di parole, ma di gesti, di sorrisi, di silenzi. In questo paesino semplice e umile, che sembra essere fermo a qualche decennio fa, dove non tutte le strade sono asfaltate e un souvenir costa pochi centesimi, c’è gente forte, serena e piena di dignità. Ma a Međugorje c’è soprattutto il tempo per riflettere, per guardarsi dentro. Qui sembra che non ci sia posto per il tran tran quotidiano, per gli affanni e le preoccupazioni di ogni giorno, che sempre più ci sopraffanno e ci tolgono il respiro. Qui è possibile fermarsi ad

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Lettera da Međugorje osservare il sole che sorge e il cielo che arrossisce al tramonto, e ammirare questo miracolo che si ripete da millenni, ma che ormai abbiamo imparato e dare per scontato. Qui, se ci si ferma un istante, si impara ad ascoltare, invece di sentire, a vedere, invece di guardare, e vien voglia di fare bottino di tutto ciò che ascoltiamo e vediamo e di portarlo nelle nostre famiglie, nelle nostre case, nelle nostre città. Ciò che ho portato con me è un mucchio di speranze e una rinnovata serenità. Ma soprattutto una nuova consapevolezza, quella che il male più grande del nostro tempo non sono le grandi catastrofi e le immani tragedie – che sono soltanto una conseguenza – ma quella indifferenza subdola e strisciante che ci fa dire troppo spesso “ma che male c’è, se lo fanno tutti?”, “ma in fondo, cosa ho fatto di male?”, e ci lascia sicuri nella nostra mediocrità e nelle nostre comode certezze, portandoci lentamente alla deriva, senza che riusciamo ad accorgercene; quella superficialità che ci fa rimandare, che non ci fa scegliere, che ci fa rimanere in un eterno limbo, invece di uscire allo scoperto e di decidere, una volta per tutte, in che direzione andare.


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La medicina estetica negli ultimi tempi ha fatto passi da giganti per correggere imperfezioni e difetti

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a prova costume getta tutti nel panico, uomini e donne. Prima di partire si vorrebbero eliminare con la bacchetta magica rughe e chili, cellulite e cuscinetti. E, dal momento che la medicina estetica ha fatto passi da gigante negli ultimi tempi, sembra davvero che basti un tocco stregato per cancellare anni e segni. Basti pensare che le frequentazioni di dermatologi e medici estetici sono aumentate del 140 per cento in dodici anni. In effetti, la facilità con cui si possono correggere imperfezioni e difetti non deve indurre a credere che si possa fare un salto dal chirurgo un’ora prima di partire per le va-

gliati, i ritocchi con le cosiddette punturine di acido ialuronico e botox si possono fare o è sempre meglio rimandare in autunno? Quelle si possono fare in qualunque momento, ma sempre tenendo presente che, se dopo il trattamento ci sono lividi ed ecchimosi, non ci si deve esporre assolutamente al sole. Ovviamente, bisogna affidarsi a mani esperte e chiedere una certificazione della sostanza che si è andata ad iniettare. Oggi le linee guida sconsigliano l’uso di prodotti definitivi. Meglio quelli non permanenti che vanno rinnovati. L’effetto è triplice: danno volume, richiamano acqua (e sappiamo quanto l’idratazione sia importante contro il formarsi delle rughe) e stimolano la produzione di fibroblasti, collagene ed elastina. Inoltre, è bene

Seduta Lifting prima e dopo del trattamento canze. Il cosiddetto lifting della pausa pranzo può andare bene in inverno, ma in estate bisogna avere maggiore accortezza. Tanto per cominciare, “no” a liposuzione e mastoplastica. A dirlo è il dottor Maurizio Saturno, chirurgo estetico, il quale avverte: “Il tempo di guarigione dopo un intervento di aumento o riduzione del seno si aggira intorno ai quindici giorni: tre per il drenaggio e undici di riposo per la cicatrizzazione. Il caldo, inoltre, non facilita le cose, per cui è meglio rimandare a ottobre, quando le temperature si abbassano, anche perché la presenza di ematomi causa la comparsa di macchie permanenti in caso di esposizione al sole.” Se gli interventi sono sconsi-

sapere che per legge i filler di tossina botulinica possono farli solo dermatologi, chirurghi plastici, maxillo-facciali e neurologi. Perché è così demonizzato il botox? Si tratta semplicemente di cattiva informazione. E’ un farmaco che viene usato da più di vent’anni in medicina per curare tic e spasmi e che ha avuto il via libera addirittura dalla Drug and food administration, che è un organo severissimo. Se a questo aggiungiamo che in Inghilterra sono autorizzati anche gli infermieri a fare il botox, questo ci fa capire quanto siano poco veritieri i rumors sulla nocività di questo farmaco. L’importante è capire l’anatomia di fronte e zona perioculare (le parti interessate a questo tipo di trattamento) del paziente e saper diluire adeguatamente la sostanza nella soluzione fisiologica prima di procedere. Così, andiamo a

Il boom del ritocco

Il dottor Maurizio Saturno correggere le rughe frontali e le cosiddette zampe di gallina senza rischi di limitazione motoria e senza l’antipatico effetto mefistofelico che può produrre l’incompetenza o l’inesperienza. Per quanto riguarda altri rimedi antiage come i laser e la luce pulsata? Assolutamente no. Il sole è deleterio. C’è sempre bisogno dei famosi quindici giorni di recupero, ma in estate anche una passeggiata può èssere rischiosa, perché espone il viso ai raggi solari. Meglio aspettare e ripiegare, magari, su quelle che nel linguaggio comune vengono chiamate “punturine di vitamine” (ricordando, ripeto, di non

esporsi al sole in caso di ematomi) e sulla radiofrequenza. In quest’ultimo caso la raccomandazione è sempre la stessa: bisogna sempre aspettare che passi il rossore prima di andare al mare o in montagna. Il mio consiglio è di ricorrere per ora a metodi più soft per il viso e per il corpo che non alterino lo spessore cutaneo: endermologie, pressoterapia, cavitazione. http://www.mauriziosaturno.it

Seduta Otoplastica (correzione orecchie a sventola)


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Una denucia contro un sistema di assunzioni nelle Pubbliche Amministrazione regionale TrenoRocky

I soliti furbi di turno

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uello che stiamo assistendo in questi giorni, presso gli Uffici della Regione Basilicata, è uno dei tanti scempi che vengono predisposti da chi ha l’arma del potere e discrimina sempre più chi non ha le “giuste garanzie politiche influenti”. E’ ora di dire basta a discrezionalità nella Pubblica Amministrazione di questa Regione!! Non si può continuare a gestire un assessorato o una presidenza come se fossero propri feudi. Questi atti sono di grave e pericolosa pratica, diventata ormai una consuetudine, di procedere ad assunzioni di personale nella Pubblica Amministrazione senza alcuna forma di selezione in spregio alle norme che regolano l’accesso al lavoro pubblico. Probabilmente, per alcuni esponenti politici lucani, l’art. 97 della Costituzione ed i principi ivi contenuti di imparzialità, trasparenza e di accesso mediante concorso, non hanno alcun valore. Non si può continuare a gestire la Regione Basilicata ed i suoi enti subalterni come se fossero propri feudi, reclutando, a proprio piacimento personale, senza attivare alcuna procedura trasparente e selettiva. Non è solo una questione di rispetto delle norme ma anche una questione morale che qualifica l’azione della classe diri-

gente nella gestione della cosa pubblica. Nessuno, fino ad oggi ha denunciato ciò che da tempo perdura questa gravissima deriva etica che non ha precedenti neanche ai tempi della tanto discussa amministrazione democristiana. Sarebbe ora che la Magistratura penale e la Corte dei Conti intervengano per dare un profilo diverso alla gestione del personale all’interno della Regione, per evitare che ogni Assessore o Presidente continuino a gestire con regole proprie il reclutamento del personale al di fuori di una programmazione del fabbisogno complessivo che dovrebbe stare in capo all’Ufficio del Personale per garantire il pieno rispetto delle norme. Per arginare questa pratica occorre una grande senso di responsabilità di tutta la classe politica che dovrebbe, invece, seriamente pensare alla possibilità di dotarsi di un codice etico che impegni gli amministratori a reclutare personale solo attraverso concorsi pubblici o,

quanto meno, ad incarichi a tempo determinato mediante avvisi pubblici e procedure selettive serie (senza farse, cosa che fino ad oggi è accaduto)!! E’ importante e prioritario avviare da subito un tavolo di confronto sui reali fabbisogni del personale della Giunta Regionale, tra gli Enti ed i Sindacati, partendo da una attenta distribuzione dei carichi di lavoro, dalla valorizzazione del personale interno e dal miglior utilizzo del personale precario già presente in Regione, per evitare che illuminati politici di turno utilizzino strumentalmente carenze improprie della dotazione organica per giustificare assunzioni non sempre necessarie, creando ulteriore precariato. Inoltre, è indispensabile controllare meglio i propri precari. Molti hanno un atteggiamento di lavoro autonomo, nel senso che scelgono l’orario, non comunicano le assenze, giungono sul posto di lavoro a loro piacimento, ect. E’ assurdo che molti precari,

hanno già ricevuto la grazia di aver avuto l’incarico perché “AMICI DEGLI AMICI POLITICI”, ma non hanno l’obbligo di timbratura, godono delle ferie a loro piacimento, arrivano in ufficio anche dopo le 10.00 e i pomeriggi non hanno l’obbligo del rientro. Morale della favola è che hanno una retribuzione maggiore ai normali dipendenti che hanno l’obbligo di timbrare non oltre le 09.00, programmare le ferie, rientrare il martedì ed il giovedì pomeriggio ed avere una retribuzione inferiore ai precari!! Come dicevamo già qualche settimana fa, non è che si vogliano criminalizzare i precari (io personalmente non sono a favore del Ministro Brunetta), ma è giusto che questi siano investiti delle stesse regole e comportamenti degli impiegati normali. Ma non è neanche giusto che possano essere assunti, dagli Enti in cui svolgono il precariato, perché in questo modo hanno ricevuto una doppia grazia a discapito di chi non ha potuto avere l’incarico (non essendo amico del politico di turno) !!! I giovani della Regione, e non solo, hanno tutti gli stessi diritti, non si può fare come sempre “FIGLI E FIGLIASTRI” !!!


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Alla Fondazione Gianadda di Martigny un eccezionale evento espositivo

Monet, il primo impressionista

Giusy Alvito

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dedica un eccezionale mostra curata da Daniel Marchesseau, presentando una importante selezione di opere prestate dal Musée Marmottan assieme a dipinti provenienti da musei e collezioni private svizzere. In tanto pullulare di mostre dedicate agli impressionisti (ma anche ai “pre” e ai “post”), questa esposizione costituisce un evento eccezionale proprio per la provenienza delle opere dal museo parigino, situato nel bel quartiere della Muette, e conosciuto per la sua collezione di opere appartenenti alla più celebrata stagione dell’arte dell’Ottocento francese, a cui Michel Monet, figlio del pittore, ha lasciato i dipinti ricevuti dal padre, diventando così il museo che ha la più importante raccolta al mondo di opere di Claude Monet. Nato a Parigi nel 1840, Monet passa la sua giovinezza a Le Havre, là dove la Senna si getta nel mare, e ciò spiega la sua passione per questo fiume così presente nella sua opera. Il pittore Eugène Boudin, che lavora in questa città, porta Monet con se a dipingere in campagna: qui la nuova pittura si rivelò al futuro impressionista che più tardi dichiarerà: “Fu come una vela che si libera; avevo assaggiato ciò che poteva darmi la pittura; grazie al solo esempio di questo artista appassionato della sua arte e della libertà, si apriva il mio destino di pittore”. A Parigi nel 1859 lavora all’Accademia svizzera e Claude Monet, Peupliers au borf de l'Epfte, vi incontra Pissarro. Dopo il effet du soir, 1891 - olio su tela, cm 100 x 62 servizio militare in Algeria, Collezione privata nel corso del quale raccoglie “impressioni di luci e di colori dal dipinto di Monet Impression, che contenevano il seme delle ricerche fusoleil levant , inventa il neologi- ture”, nel 1862 rientra a Parigi e prende smo “impressionista”, che gli a frequentare l’atelier di Charles Gleyre e sembrò caratterizzare molto bene fa amicizia con Renoir, Sisley, Bazille, l’atmosfera dell’esposizione. Que- con i quali condivide le tendenze naturasta parola entra poco a poco nel liste e antiaccademiche. Nel 1871 si sivocabolario della critica d’arte, il stema ad Argenteuil, un villaggio sulle termine è incisivo e il pubblico lo rive della Senna non lontano da Parigi coadotta per rimpiazzare quello di nosciuto per le sue regate. E’ l’inizio di un “intransigenti” dato a questi pittori decennio produttivo e di una nuova tecin precedenza. Nato per deridere, nica; le ombre diventano colore animato il termine impressionismo diventa dalla luce e la superficie pittorica di queuna bandiera: Monet, senza vo- ste tele raggiunge un dinamismo gioioso lerlo, aveva dato lo spunto per il grazie a piccoli tocchi frammentati disponome di uno dei movimenti più sti a virgola, attaccati gli uni agli altri. celebri della storia dell’arte. Al Questa disposizione dei colori definisce primo vero “impressionista” la le forme e lo spazio e si presta bene a deFondation Gianadda di Martigny scrivere gli aspetti dinamici della natura, a vita e l’opera di Claude Monet appaiono come un simbolo indiscutibile del movimento impressionista. Nel 1874 la “Société anonyme de peintres, sculpteurs et graveurs” organizza nell’atelier del fotografo Nadar una mostra che raggruppa artisti desiderosi di allontanarsi dai Salon ufficiali. I visitatori scoprono un genere di pittura nuova: una composizione inusuale, un colore chiaro, applicato in maniera generosa e spontanea e soggetti che appartengono al mondo del quotidiano. Un giornalista del Charivari, Louis Leroy, ispirato

Claude Monet, Champs de coquelicots près de Vétheuil, vers 1879 - Olio su tela, cm 71.5 x 91.5 - Fondation Collection E.G. Bührle, Zurich

gli scintillii dell’acqua dei fiumi, il vibrare delle foglie nel sole. Nel 1874 si ha il battesimo del movimento impressionista, la cui seconda esposizione si terrà nel 1879 da Durand-Ruel. A partire dal 1878 Monet si stabilisce a Vétheuil, un luogo che gli ispira numerosi dipinti nei quali egli coglie le variazioni del tempo: la nebbia del mattino, i paesaggi invernali nei quali egli descrive il lutto della natura, nel tentativo di superare il dolore per la morte della sua Camille. Partecipa alla settima mostra degli impressionisti nel 1882 e nel 1883 da Durand-Ruel viene presentata una retrospettiva con cinquantasei dipinti. Nello stesso anno scopre Giverny, villaggio situato tra l’Ile-de-France e la Normandia, dove vivrà fino alla morte nel 1926. Dall’autunno del 1890, il pittore trasforma la sua proprietà e compra alcuni terreni attigui e il suo orto diventa una valle di peonie, di gigli, di iris, gestita da cinque giardinieri; realizza un “giardino d’acqua” arricchito da un ponte. Dopo il

1895 il suo giardino diventa la sua grande sorgente di ispirazione e a partire dal 1906 il tema delle ninfee è pressoché esclusivo. I colori si fondono e si confondono in una armonia sottile e da queste visioni il pittore spinge l’impressionismo a un’espressione quasi astratta. Monet ha dipinto per più di sessant’anni e alla fine della sua vita così giudica il suo lavoro: “La mia sola virtù è di aver dipinto direttamente dalla natura, tentando di trascrivere le impressioni che producevano in me i cambiamenti più fugaci ». Molti i capolavori esposti, tra cui La Seine à Argenteuil (1874), Le parlement. Reflets sur la Tamise (1899-1901), Nymphéas (1903), e Le pont de l’Europe Gare Saint-Lazare (1877).

Claude Monet, Le Pont de l'Europe. Gare St Lazare, 1877 - olio su tela, cm 64 x 81 - Musée Marmottan Monet, Paris. Legs Victorine Donop de Monchy, - © Musee Marmottan Monet, Paris, France/ Giraudon/ The Bridgeman Art Library


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7 Cifre davvero allucinanti, se si pensa che spesso le realtà in cui i pensionati vivono, sono realtà da molto più di 500 euro al mese Loredana Romanelli

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Pensioni, quasi il 50% degli assegni sotto i mille euro

uasi la metà dei pensionati italiani ha un reddito da pensione inferiore ai 1.000 euro, mentre l'incidenza delle pensioni sul Pil è salita dal 15,38% del 2008 al 16,68%, con un rialzo dell'1,3%. E' quanto emerge dall'indagine Istat sui trattamenti pensionistici nel 2009 secondo la quale il 46,5% dei 16,2 milioni di pensionati italiani, ha redditi da pensione complessivi (uno o più trattamenti) per meno di 1.000 euro. Il 14,7% (2,4 milioni) è sotto i 500 euro mentre il 31,8% (5,3 milioni) è tra i 500 e i 1.000 euro. Cifre davvero allucinanti, se si pensa che spesso le realtà in cui i pensionati vivono, sono realtà da molto più di 500 euro al mese.... Certo un pensionato in uno dei nostri piccoli centri, proprietario della casa in cui vive, con 800 euro al mese può sperare di arrivare alla fine del mese; ma un pensionato a Roma o Milano o in qualsiasi altra grande città, con 800-1000 euro al mese, riesce a stento a pagarsi l’affitto! Secondo l'Istat, nel 2009, la spesa per le prestazioni pensionistiche è cresciuta del 5,1% rispetto all'anno precedente, salendo a 253.480 milioni di euro dai 241.165 milioni del 2008. L'incidenza delle pensioni sul Pil è salita dal 15,38% del 2008 al 16,68%. L'aumento riguarda la quasi totalità delle tipologie: le pensioni di vecchiaia, le pensioni di invalidità, le pensioni ai superstiti, le pensioni di invalidità civile, le pensioni sociali e, infine, le pensioni indennitarie. La crescita è fondamentalmente imputabile all'evoluzione dell'importo medio delle prestazioni erogate, che è aumentato del 5%, a fronte di un numero dei trattamenti pensionistici in pagamento rimasto pressoché invariato rispetto all'anno precedente (+0,1%).Il maggiore incremento della spesa complessiva annua si registra per le pensioni sociali (+6,4%). Per quanto riguarda la spesa per pensioni di vecchiaia l'incremento è pari al 5,6%, mentre

quelli per le pensioni ai superstiti e di invalidità civile si attestano rispettivamente al 5,3% e al 4,8%. Più contenuto appare l'aumento della spesa per le prestazioni indennitarie (+1,2%) e per le pensioni di guerra (+0,6%), per le quali la variazione positiva degli importi medi è stata significativamente compensata dalla riduzione del numero delle prestazioni. In diminuzione, invece, la spesa per pensioni di invalidità e assegni ordinari di invalidità (-0,8%). Nel 2009 torna a crescere il rapporto fra pensionati e popolazione occupata, con 71 titolari ogni 100 occupati: il rapporto era del 70% l'anno precedente mentre nel 2001 era del 74%. Il carico relativo - spiega l'Istat - è maggiore nel Mezzogiorno, dove il rapporto è di 81 pensionati ogni 100 occupati, mentre presenta il valore più contenuto nelle regioni settentrionali, dove il rapporto è di 66 a 100. Il 50,7% della spesa per pensioni viene erogata nel Nord Italia, che conta inoltre per il 47,9% delle prestazioni e per il 48,5% dei titolari. Nelle regioni meridionali si rileva il 31,6% delle pensioni erogate e il 31,4% dei pensionati, a fronte di una spesa che raggiunge il 27,8% del valore complessivo; le regioni centrali, infine, detengono quote inferiori, pari al 20,5% in termini di numero di trattamenti, al 20,1% se si guarda ai pensionati e al 21,5% in termini di spesa erogata. Differenze territoriali si rilevano anche con riferimento agli importi medi dei redditi pensionistici. Essi sono più elevati nelle regioni settentrionali e in quelle centrali, con valori rispettivamente pari al 105,9% e 104,7% rispetto alla media nazionale. Nelle regioni del Mezzogiorno, gli importi medi si collocano, invece, all'87,9% del valore medio nazionale.


d’areamediterranea Anno IV numero 27 - 22 LUGLIO 2011 Direzione / Redazione: Via del Popolo 34 - 85100 Potenza Telefono 0971 22715 Direttore responsabile: Antonio Savino

Effetto g8 Michela Di Palma olto si è scritto, detto, raccontato, ipotizzato e millantato su quelle che furono tra le peggiori giornate che i genovesi ricordino. Stiamo parlando del G8, a dieci anni di distanza. Perché se se ne continua a scrivere e discutere più di una ra-

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stress. C’è dell’altro ed è assai più grave ed articolato. “La paura che ancora si portano appresso queste persone, nel quotidiano, è un'emozione politica - dice Zamperini - e questo significa che hanno subito una violenza simbolica insieme a quella fisica, che ha devastato la loro autostima, ma so-

gione ci sarà. Nessuno ha dimenticato, gli scontri, la furia, i pianti, la violenza, l’indignazione, la polizia, i feriti, il morto: Carlo Giuliani. Oggi esce un volume, redatto attraverso anni di ricerca da due psicologi sociali, che affronta il tema sotto un’ottica diversa, quello degli effetti che, il G8, ebbe sulla popolazione. "A 10 anni dal G8, che cosa è rimasto dentro chi ha vissuto Genova?": questo il dubbio che ha guidato l’indagine, lunga un decennio, elaborata dai due studiosi, Adriano Zamperini e Marialuisa Menegatto, supportati da otto ricercatori. Il tutto attraverso lo scambio di mail, interviste, colloqui ed incontri con chi ha vissuto il G8, in particolare le vittime. Gli studiosi hanno coniato una definizione: “trauma psico – politico”. Perché, spiegano, lo shock subito dai partecipanti alle manifestazioni di protesta non è richiudibile in una definizione per la quale risulta sufficiente scomodare solo il disturbo post traumatico da

pratutto li ha portati ad essere fortemente delegittimati come cittadini". "Ancora oggi molti sobbalzano alla vista di una divisa. È una psicologia simile a quella degli immigrati, quando si sono regolarizzati durante il periodo di clandestinità sviluppano un senso di sfiducia verso tutti coloro che indossano una divisa e, anche quando sono a posto, non si sentono mai come gli altri". Il G8 è stato un evento di tutti. In tanti hanno partecipato, pacifisti e no global, ma tutti hanno subito, indistintamente. Al pari dei più facinorosi, abituati agli scontri (e spesso provocatori per natura o principio), hanno ricevuto lo stesso trattamento condito di violenza efferata anche i sindacalisti, i boy scout, i movimenti non violenti, le famiglie ed il mondo cattolico. Gli studiosi parlano di specificità di quel G8, di una caratteristica tutta sua. Il vero lascito di Genova fu questo: il G8 ha colpito in maniera orizzontale. È il corso un vero e proprio tentativo di diniego, un tamponare e sotterrare i veri drammi emersi dieci anni fa, della

serie “Ti do i soldi, ti fai la terapia e la finiamo qui”. Nelle interviste, si spiega, la sofferenza ancora presente nei soggetti è emersa in maniera drammatica e inaspettata. “Se una parte di loro spiega Menegatto - ha potuto attivarsi tramite i comitati, la stragrande maggioranza ancora oggi non ha il coraggio di raccontare ai propri cari quel che ha subito. Quelli con più "risorse" hanno rispedito al mittente, sul piano politico, questo tentativo di delegittimazione. Ma le molte persone nuove alla piazza, soprattutto quelle appartenenti al mondo cattolico, continuano attribuirsi l'errore: e questo relega la sofferenza nel privato - dice la psicologa - e quindi anche il rimedio alla stessa". La ricerca ha puntato gli occhi, nel tempo, sulle Forze dell’Ordine presenti agli scontri. Gli studiosi non si sono concentrati su quante costole hanno rotto ma su quanto in pro-

spontaneamente. Ciò che però emerge e per di più fa paura è che è in corso uno “scarico civile”. Il Tribunale ha sopperito in qualche modo a grosse mancanze dello Stato, ma sono le istituzioni ora che devono sanare e restituire dignità e umanità. È questa un tassello mancante del complicatissimo puzzle G8. Come Bolzaneto, definita nello studio "zona rossa della memoria", uno spazio dove fisicamente si è cercato di cancellare la memoria del G8, il suo alone di orrore. "Iniziative anche lodevoli, come istituire una biblioteca - spiega Zamperini - hanno operato un diniego, tolgono memoria di quel che è accaduto". Lo squarcio nel vetro alla Stazione di Bologna è il ri-

fondità siano andati sul piano psicologico. Uomini trattati come bestie. "Si è prodotta la stessa logica di disumanizzazione agita nelle grandi atrocità collettive del Novecento – spiegano gli studiosi - è difficile dare un calcio tra le gambe a una persona se la consideri tale, se invece la consideri un animale, un insetto, allora è diverso". Dallo studio, lo Stato ne esce nel peggiore dei modi. Una sostanziosa fetta di persone soffre tutt’oggi e nessuno se ne occupa se non quei comitati di cittadini creatisi

cordo ancora visibile di una bomba. E così il lastrone di marmo scheggiato in Piazza della Loggia. "Togliere qualsiasi segno, come invece è stato fatto per Bolzaneto, è come voler voltare pagina senza riconoscere quel che è accaduto in quel luogo. E questo ferisce una seconda volta”. Lo Stato latita, il G8 continua a mietere vittime.

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Terra di Basilicata mediterraneo SVI.MED.