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Giovedì 21 Ottobre 2010 -Anno II - n° 6 Redazione: via Roma n° 50 - 00045 Genzano di Roma tel. 333 9467351 e-mail: paceetempesta@gmail.com

La bandiera dell'alternativa

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unque Rifondazione Comunista è uscita dalla maggioranza di Centro­Sinistra che governa il comune di Genzano. Si tratta di una rottura politica giunta tardi, quasi a fine consiliatura, forse troppo tardi, ma che comunque rappresenta un elemento importante in un quadro di continua dissoluzione dell’alleanza che aveva vinto le precedenti elezioni del 2006. Un elemento che viene dopo la fuoriuscita dei Comunisti Italiani, dopo i continui rimescolamenti di giunta e, infine, dopo la rottura avvenuta nello stesso Partito Democratico con le conseguenti dimissioni di un assessore e la restituzione delle deleghe da parte di una consigliera. Un declino apparentemente inarrestabile di una compagine politica, guidata da un sindaco, Enzo Ercolani, che pure aveva ottenuto ben il 75 per cento dei consensi: praticamente un plebiscito che pareva averlo dotato di una grande forza politica. Le ragioni di questa crisi sono invece rintracciabili nell’assoluta mancanza di chiarezza e di progettualità del Centro­Sinistra a guida PD. E’sufficiente ricordare, ad esempio, come in un momento cruciale nella lotta delle popolazioni castellane contro il tentativo di realizzare un inutile e dannoso inceneritore ad Albano, l’unico comune della zona che non espresse una condanna dell’impianto fu proprio Genzano. Poi, è venuto un ripensamento da parte del sindaco Ercolani, ma potremmo legittimamente definirlo a “babbo morto”. La medesima demagogia è stata sparsa a piene mani nel caso dell’ospedale chiamando a una manifestazione l’intera cittadinanza, ma non preoccupandosi assolutamente in precedenza delle intenzioni della Regione Lazio di portare alla chiusura quel presidio sanitario. Altro esempio: da mesi l’assessore ai Lavori Pubblici Di Serio ci va promettendo l’inizio (si badi bene l’inizio) della sperimentazione della raccolta differenziata porta a porta, quando in comuni limitrofi e vicini come Ariccia e Ciampino essa è partita da tempo. Eppure si tratta di una modalità essenziale nella filiera del riciclo dei rifiuti che può creare molti posti di lavoro e può rendere inutili gli impianti di incenerimento. Inoltre, si tratta di un provvedimento tra i più auspicati dai cittadini genzanesi che lo votano da anni nei questionari distribuiti dal Comune per il bilancio partecipato. Le ragioni per un distacco da questa maggioranza sono pertanto concrete. Ma attenzione questo non è un fallimento attribuibile solo a un uomo, a un sindaco sul quale quattro anni fa tanti cittadini appuntavano grandi speranze. Si tratta di tutt’altro: è il fallimento di una forza politica, il PD, della sua intera classe dirigente e del suo ultradecennale sistema di potere. In quel partito non c’è più nessuna forza di trasformazione; siamo posti dinanzi a una macchina burocratica paralizzata dalle lotte intestine delle sue lobby. Eppure, questa città ha bisogno di un’alternativa. Un’alternativa che non può provenire da una Destra condizionata in fondo dagli stessi interessi del PD: il partito trasversale degli interessi e del mattone. Dunque, è alla Sinistra genzanese che spetterebbe il compito di offrire una nuova prospettiva a Genzano. E’bene utilizzare il condizionale perché stiamo parlando di un insieme di forze divise tra loro da rancori e personalismi. E’più probabile che l’alternativa per Genzano (non solo elettorale) abbia successo se partirà dal basso; dalla spinta che può imprimere a un quadro politico asfittico la forza di un mondo dell’associazionismo genzanese ricco e variegato. Se a Sinistra si avrà il coraggio di rompere con le lobby e con il PD, di aprire le porte a nuove energie, di innalzare la bandiera dell’indipendenza, forse la costruzione di un polo dell’alternativa non è un’utopia.

Una maggioranza incapace di trovare soluzioni condivise per Genzano

Intervista a Marta Bevilacqua, segretaria di Rifondazione sulla recente uscita dalla Giunta Ercolani

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Carlo Cortuso

ome mai l'uscita dalla maggioranza è avvenuta proprio in questo momento e quali ragioni l'hanno determinata? In questo momento perché si è cercato fino alla fine di attuare i punti programmatici che avevamo nel programma e che abbiamo sempre fatto oggetto di richiesta di verifiche. Per esempio: la questione della raccolta differenziata e l’inceneritore, la vicenda dei beni pubblici della nostra città, come Palazzo Sforza, il Teatro comunale, e il Palazzetto dello sport; il rilancio economico e culturale del paese con particolare attenzione alle cantine. L'atteggiamento ambiguo che il resto della maggioranza ha sempre avuto su questi punti e su altri, ha fatto sì che queste verifiche fossero sempre rinviate. Ci siamo trovati di fronte ad un atteggiamento di dialogo formale ma nei fatti concreti ad una incapacità di trovare soluzioni condivise. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato l'assestamento di bilancio che non prevede posizioni qualificanti su nessuna questione e di fatto si limita a gestire l’esistente in una mera chiave elettoralista. Quale sarà il vostro atteggiamento verso la maggioranza di CentroSinistra guidata da Enzo Ercolani? L'elemento di continuità sarà sicuramente la nostra funzione di pungolo verso l'azione di questo governo anche e soprattutto dal nostro nuovo ruolo di opposizione, portando avanti con maggior convinzione gli stessi temi di quando eravamo in maggioranza. Faremo questo preservando e rivendicando, comunque, i non pochi risultati ottenuti nei nostri nove anni complessivi di governo. Non siete preoccupati dal giudizio che i cittadini daranno di questa uscita? Lo siamo abbastanza tanto che la decisione di uscire è maturata anche all'interno di un serrato confronto con

il corpo militante del partito e non solo. Molte sono state le persone vicine al partito che, soprattutto in occasione della festa di Liberazione, che ha avuto un’eccezionale partecipazione, si sono confrontate con noi. Prevedete particolari iniziative per spiegarne le ragioni? Prevediamo momenti di incontro con la cittadinanza in cui prospettare e approfondire tutte le nostre ragioni. Saranno le primarie di coalizione lo strumento adeguato per ricomporre le divisioni del CentroSinistra? Non siamo affatto convinti che le primarie siano un luogo dove il cittadino trovi un reale spazio di democrazia. È uno strumento destinato ad esaltare il carattere personalistico che ormai ha assunto la politica. L'attuazione di un programma dipende molto dalla persona che lo rappresenta ma non solo. Lo strumento principe è e deve essere la partecipazione democratica che deve coinvolgere i cittadini sulle questioni che li riguardano nella gestione della città. In questo senso le primarie rischiano di distrarre i cittadini dai problemi veri. Come vi comportereste nel caso fossero indette? Dipende tutto dall'esistenza o meno delle condizioni per un accordo programmatico con il resto del Centro Sinistra e con tutte le sue componenti. Ossia vediamo prima se si daranno le condizioni per un accordo e quali ne siano i soggetti partecipi. Solo dopo di questo si può ragionare di primarie. Qual è la visione della Genzano del domani che caratterizza il PRC e che vi distingue dal PD? Sicuramente nella nostra Genzano i servizi sono pubblici e di tutti e laddove la normativa non lo permetta, riteniamo irrinunciabile quantomeno il controllo di gestione da parte del comune, elemento, questo, qualificante per il ruolo di amministratore. Genzano deve avere una macchina amministrativa ammodernata e all’avanguardia in

cui si possa finalmente dare la possibilità di dialogare con gli enti superiori e dare risposte chiare e semplici ai cittadini. Genzano deve promuovere la propria economia rilanciando e rivalutando il tessuto dei piccoli commercianti, degli artigiani e delle piccole imprese collegandolo strettamente allo sviluppo del turismo rendendo, per esempio, l'Infiorata uno strumento di coesione di tutte le forze economiche oltreché culturali della città. Il rilancio del turismo diventa virtuoso solo se , per esempio, si crea una collaborazione costruttiva con tutti gli operatori economici. Genzano deve guardare ai propri giovani ed incoraggiare ed aiutare tutte le dinamiche e le spinte di aggregazione che si manifestano spontaneamente. I Landi vanno strutturati fornendoli di luoghi di aggregazione e di servizi, rendendoli un borgo e non più una frazione. Genzano aveva nel settore vitivinicolo un elemento di eccellenza e questo va difeso cercando soluzioni che non siano delle scorciatoie. Genzano ha un palazzo, Sforza-Cesarini, che deve riacquistare un senso ed una funzione ben definita, coerente con i lavori di ristrutturazione e recupero che si stanno portando avanti. Genzano deve avere la raccolta differenziata. Bisogna sostenere con più forza la cultura, fornendole maggiori strumenti per far sì che il tessuto democratico e culturale del nostro paese torni a essere fiore all’occhiello dei Castelli. Di tutto questo e altro vogliamo discutere e questo è il terreno di confronto con il Centro Sinistra. C’è la possibilità di un progetto alternativo al Centro-Sinistra e con quali forze? È necessario un serrato dibattito a sinistra che ne rafforzi le basi e che aspiri a costituirsi come una forte e praticabile alternativa. Crediamo che ci siano la volontà e la convinzione della necessità di questo percorso, bisogna solo individuarne le modalità e gli spunti.

possa creare una serie di opportunità. Come fare quindi? Il traffico e gli autobus di linea possono essere indirizzati sulla tangenziale, mettendo in atto (magari in versione ridotta) l’organizzazione urbana adottata durante la manifestazione dell’Infiorata. A questo punto, qualche navetta (magari elettrica) può condurre visitatori e cittadini dalle aree di parcheggio al centro storico. Arrivati lì, la palla passa alla categoria commercianti e ai piccoli produttori artigianali che potrebbero mettere in campo delle iniziative tese a invogliare gli acquisti a prezzi competitivi. Anche associazioni e mondo della

cultura potrebbero dire la loro offrendo alla cittadinanza ciò che di meglio sanno fare. Invece ai genzanesi si potrebbe chiedere: passeggiare per l’amato corso Don Minzoni senza clacson e scarichi di automobili, non è meglio e più salutare? E a cornice del tutto, non si possono dimenticare le bellezze naturalistiche del parco e del palazzo Sforza Cesarini, del centro storico, gli scorci sul lago e la storica Via Livia che così facendo potrebbero essere davvero apprezzati. E poi perché privarci dei gustosi percorsi eno­ gastronomici offerti dai tanti locali presenti senza l’incubo del parcheggio? Siamo ben coscienti che praticare questa iniziativa comporta costi e sforzi, ma si potrebbe iniziare con un sabato e una domenica mattina che ben si conciliano (ad esempio) con manifestazioni sportive di vario

Isola pedonale, una proposta sensata O

Alessandro D'Angelillo

gni tanto e specie in questi tempi così duri, ci attendiamo delle proposte che possano concretamente migliorare la nostra esistenza. E allora, come è consuetudine del nostro giornale Pace e Tempesta, noi ci proviamo: una Genzano ecologica e pedonale può convenire a tutti. I più illuminati esclameranno: “ma che novità, hanno scoperto l’acqua calda…!”. In effetti non si tratta della scoperta delle scoperte, ma di una proposta sensata. In particolar modo pensiamo che la chiusura di via Appia, il sabato pomeriggio,

Un'estate a Genzano

Ovvero Terra Sociale contro tutti

G

Marco Fiorletta

enzano centro Commerciale Naturale, come recitava una campagna pubblicitaria, che coinvolgeva tutti i comuni dei Castelli Romani, un paio di anni fa, ora rintracciabile solo su Internet. Qualcuno ricorderà anche le paline pubblicitarie messe in angoli strategici nelle vie di Genzano e portate poi al macero dalla nettezza urbana, erano diventate solo ricettacolo di spazzatura e graffiti. Appunto, nessuno ricorda più quel pur lodevole tentativo di accreditare Genzano e gli altri comuni come luoghi da visitare, non solo per mangiare e bere, ma anche per fare compere. I primi ad essersi dimenticati di quella campagna pubblicitaria sono stati proprio i commercianti. Lo hanno scordato così bene che alla prima occasione bastonano il turista, e non solo, forti del detto meglio l'uovo oggi che la gallina domani. E non voglio parlare della cultura dell'accoglienza così fondamentale nella gestione del patrimonio culturale e turistico. Capita, con le ferie, di approvigionarsi in negozi dove di solito non si va, così si entra in un forno del centro e si prende pane e pizza, si chiede che quest'ultima sia morbida e lo si ripete due volte per essere certi di essere capiti. Si paga, si esce, si va a casa e si scopre che la pizza non solo non è morbida ma è addirittura quella “scrocchiarella”. Non è un grande problema, piace anche quella, ma il primo impeto è tornare al forno e sbatterla in faccia al giovane che ci ha servito aggiungendo parole poco urbane. La stessa cosa si dovrebbe fare con il fruttivendolo/a che su quattro pesche te ne rifila almeno una toccata, su dieci pomodori ne mette due da buttare o che se scegli un cespo di lattuga fresco e colorito ti ritrovi, una volta giunto a casa, una sbiadita copia dell'insalata che avevi scelto. Purtroppo con i fruttivendoli la cosa capita in tutte le stagioni, non capiscono che in questo modo non si fidelizza il cliente, anzi, lo si perde. Non ce ne vogliano i commercianti, scriviamo queste cose anche per la salvaguardia della categoria, non tutti sono come gli esempi citati, chi volesse, l'Associazione Commercianti per esempio, può anche chiedere nomi e indirizzi dei commercianti in questione, ci sono anche quelli che sanno far contento il cliente perché sanno che è la ragione della loro esistenza.

genere. D’altronde se Genzano si vuole bene, se non all’isola pedonale del fine settimana, a qualcosa dovrà pensare per evitare il sopravvento dei centri commerciali e del mangiare fast­ food. Soprattutto se tra poco non servirà neanche più spostarsi verso Roma per andarci perché ce ne potrebbero essere diversi dietro l’angolo ad aspettare. Questa non sarebbe per niente una buona notizia per una cittadina che dovrebbe sviluppare un turismo all’avanguardia e invece si trova ad essere colonizzata da consumismo e inquinamento (basti pensare al rischio che corriamo con la costruzione dell’inceneritore di Albano). A noi l’idea dell’isola pedonale pare una proposta sensata, degna di un Comune che guarda all’Europa valorizzando la qualità di vita dei suoi abitanti. E a voi?


Siamo onesti… Tutto fuorchè la realtà siamo italiani! Il Paese del “Governo degli affari propri” I Padri costituenti avevano previsto tutto

Marcello Esposito

il Popolo deve decidere Q uando della possibilità di abrogare una

legge, si ricorre allo strumento del referendum, previsto dalla nostra Costituzione. La stessa Costituzione recita: “Non è ammesso il referendum per le leggi tributarie e di bilancio”. Ma cosa può aver ispirato nei Padri Costituenti l’idea di introdurre esplicitamente una tale eccezione? Solo qualche settimana fa, all’apertura delle scuole, molti docenti delle scuole primarie hanno dovuto rivolgere ad una platea di genitori ed alunni emozionati per il loro primo giorno di scuola, un accorato appello: “La scuola è in una situazione di drammatica carenza di fondi. C’è difficoltà anche a provvedere all’acquisto di materiale di cancelleria, del toner e dei fogli per la fotocopiatrice, del sapone, dei fazzoletti e della carta igienica. Dovremo consegnarvi una lista di materiale da acquistare, utile allo svolgimento delle attività dei vostri figli. Ed accogliamo la disponibilità di chiunque di farsi carico di soddisfare, anche parzialmente, le necessità appena elencate”. Di solito si assiste ad una gara di solidarietà tra i genitori. L’istituzione di un fondo­cassa alimentato con l’autotassazione dei genitori e gestito da un volenteroso rappresentante di classe, è praticamente la prassi. Tanti, in più, offrono la loro disponibilità all’approvvigionamento di vario materiale di consumo, prendendosi anche carico dell’acquisto e della consegna fin dentro i locali della scuola. E tutto ciò è normale in un Paese non normale, dove altrimenti una faccenda del genere risulterebbe quantomeno scandalosa. Un Paese dove molto è lasciato alla buona volontà ed allo spirito di sacrificio di quelle persone che reputano oramai del tutto inutile criticare il sistema e sono rassegnati ad arginare con dignità delle situazioni che di dignitoso hanno poco. Probabilmente un genitore, messo di fronte ad una realtà del genere, non può fare a meno di pensare che il suo supporto alla costruzione di un ambiente scolastico confortevole fa bene alla classe, agli alunni che la frequentano, al proprio figlio e dunque anche a sé stessi. Non mostrano alcuna riluttanza ad autotassarsi per il benessere dei propri figli e della loro comunità; nonostante le tasse esistano già e dovrebbero servire proprio a non lasciare le classi senza sapone. “Le tasse sono una cosa bellissima, un modo civilissimo di contribuire tutti insieme a beni indispensabili quali istruzione, sicurezza, ambiente e salute", disse tempo fa l’ex­ministro economico Padoa Schioppa, che fu quasi unanimemente dileggiato per questa sua marziana considerazione. Ma se l’alternativa è avere classi senza carta igienica, come non essere d’accordo? E del resto, in un Paese dove non si pagassero le tasse, quali soluzioni ci sarebbero alla sostenibilità dei servizi di base? Anche per ricevere le cure di un pronto soccorso bisognerebbe passare prima alla cassa. Ma allora: cosa può aver ispirato nei Padri Costituenti l’idea di introdurre esplicitamente una tale eccezione? A chi mai verrebbe in mente di proporre un referendum abrogativo su una legge tributaria? Forse davvero solo a quel manipolo di parlamentari condannati definitivi per i più disparati reati, compresi quelli

tributari, ed attualmente ancora in carica. Ma allora: non si poteva aggiungere alla Costituzione anche un articolo che impedisse ai condannati definitivi di accedere alle alte funzioni dello Stato? No, a questo i Padri Costituenti non sono riusciti ad arrivarci. E introdurre l’eccezione sulle leggi tributarie nella Costituzione non è stata una caduta di stile. Ci avevano visto lungo. Ma neanche così tanto.

Un'estate a Genzano Marco Fiorletta

Ma non possiamo fare a meno di parlare anche dei genzanesi tout court. Non ci possiamo esimere dallo stigmatizzare il comportamento che essi tengono nei supermercati: non usano i guanti di plastica messi a disposizione per prendere frutta e verdura, toccano e tastano con le loro mani e rispondono anche male se qualcuno fa loro notare lo scorretto comportamento, più di qualcuno (anche adulto) mangia le cose che prende e non le dichiara alla cassa (giuro, mi è accaduto più di una volta), tentano di non rispettare alcuna fila né al bancone né alla cassa, non tengono a bada i figli che scorrazzano con cestelli o carrelli all'interno dei supermecati mettendo a repentaglio le gambe dei clienti e la merce stessa forti dell'impunità che viene garantita loro. Un discorso a parte merita il parcheggio di un supermercato (non citiamo il nome per non fare pubblicità gratutita). Pur essendo regolato, detto parcheggio, da segnaletica orizzontale e verticale, tutti se ne sbattono allegramente, macchine parcheggiate nei posti per portatori di handicap, auto contro mano sia nel parcheggio all'aperto che in quello interrato, sosta negli incroci e, se solo tenti di, non dico protestare, dire qualcosa ti becchi come minimo una parolaccia. Si potrebbe obiettare, piuttosto facilmente e banalmente, che certe cose non accadono solo a Genzano, certo, ma noi viviamo a Genzano non “altrove”.

P.S. Se qualche commerciante volesse fare pubblicità su queste pagine è ben accetto.

Pace e Tempesta

Giovedì 21 Ottobre 2010 - Anno II n. 6 Registrazione n. 5875 del 11/12/2009 Diffusione gratuita Direttore: Marco Fiorletta Condirettore responsabile: Stefano Paterna Progetto grafico: Carlo Cortuso Redazione: via Roma n°50 00045 Genzano di Roma tel. +39 333 9467351 e-mail: paceetempesta@gmail.com Edito da: Associazione Culturale e di Promozione Sociale "Terra Sociale Onlus" via Roma n°50 - 00045 Genzano di Roma terrasociale.blogspot.com terrasociale@gmail.com Per la realizzazione di questo giornale sono stati usati programmi Open Source: The Gimp 2.4, Scribus, Open Office.

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Giorgio Barbieri

a Chiesa condanna il Nobel per la medicina, premiato per la tecnica della fecondazione artificiale, e intanto Monsignor Fisichella giustifica e contestualizza la bestemmia del Premier, detta in una barzelletta che, tra l’altro, offende e ancora una volta attacca il Presidente del PD Rosy Bindi. A Palermo, prima della visita del Papa, i solerti scagnozzi del bestemmiatore sequestrano uno striscione che recitava una frase del Vangelo: “La mia casa è casa di preghiera ma voi ne avete fatto una spelonca di ladri”. In due giorni si è calpestata la Costituzione, si è ancora attaccato l’avversario con il ridicolo, si è bestemmiato, si è giustificata la bestemmia, si condannano i medici che praticano la fecondazione artificiale: scempio della Costituzione, del Vangelo, dell’etica. Ma tant’è, ormai siamo in un Paese dove l’apparire è tutto: il “Governo del fare” è solo per fare gli affari propri.

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Red

La disoccupazione e il debito pubblico sono a livelli mai visti, il ministro dello Sviluppo Economico (sic!) è stato nominato dopo 150 giorni di interim al Presidente del Consiglio, Marchionne fa scempio dei diritti dei lavoratori, le aziende chiudono una dopo l’altra, tra il 2008 e il 2009 le ore di cassa integrazione sono aumentate del 600%, e si da il destro per ulteriori riforme pensionistiche, il commercio langue, l’agricoltura è in ginocchio per le speculazione camorristiche o meno della grande distribuzione. In questo quadro sono mesi che la maggioranza (ormai da prima dell’estate) discute solo della presa di posizione di Gianfranco Fini, Presidente della Camera, che prende le distanze da Berlusconi facendo rischiare i numeri della maggioranza: non una parola né un provvedimento contro la crisi, contro una situazione economica che ci sta portando sull’orlo del baratro, senza possibilità di risollevarsi: però vediamo le sceneggiate del Premier e di Gheddafi che dopo aver convertito

un po’ di hostess, mitraglia i nostri pescherecci con le motovedette che Berlusconi gli ha regalato. Insomma, c’è ormai una distanza abissale tra la politica, che sta erodendo molto di più della ricchezza che si produce infischiandosene dei reali problemi della gente, e il Paese reale che lavora, quando può, che soffre anche quando non vuole, che cerca di stare a galla vessato com’è da tasse e balzelli. Si potrebbe allungare l’elenco delle cose che non vanno: la scuola, la sanità, i trasporti, i prezzi: ormai non c’è nessun controllo politico su nulla, e il cittadino, il semplice cittadino conta gli euro per arrivare a fine mese: non è che qualche provvedimento governativo tenterà di accorciare i mesi? Tanto siamo in un clima avvelenato e goliardico, questa è la politica, ormai. Una volta potevo sembrare qualunquista a parlare così: oggi purtroppo è una constatazione di una deprimente realtà.

stanno aggiungendo a quelle che hanno fin dall'inizio condiviso il processo come l'unione inquilini o la scuola di alternativa popolare dei precari di Benevento. Alla fine erano presenti quasi un centinaio di persone espressioni di molte realtà associative formali ed informali di tutta Italia. Le pratiche – si è detto sono al centro del processo, sono le pratiche che costituiscono e possono ricostituire il punto d'incontro tra un sociale che si politicizza e partiti che si socializzano sulla formula distinti ma non distanti. Non si sono sentiti i toni dell'antipolitica quanto semmai il bisogno reale di ricostruire un noi collettivo attraverso forme di solidarietà concreta. Sono le pratiche oltre le parole che possono rimettere insieme in basso quello che si è diviso in alto, è nella materialità di una crisi sociale, ambientale, economica, alimentare, che morderà sempre di più le classi popolari che si rimette insieme quello che è stato diviso. La crisi quindi come elemento costituente, come spazio in cui opererà un processo di aggregazione di forze cooperanti, di iniziative sociali che si federano in una chiara visione trasformativa della società, dove l'anticapitalismo, la demercificazione delle relazioni sociali e la difesa dei beni comuni sono lo sfondo sul quale riconoscersi. Un processo a spirale, autocostruito, che non funziona con i tempi cocainomani della telepolitica ma che si sviluppa dandosi i suoi tempi e i suoi metodi. Il richiamo alle caracol zapatiste è forte e non è un caso che il simbolo del processo è la chiocciolin@ evocata dalla caracol, ma non solo questo, si è fatto riferimento più volte al partito sociale, al lavoro di riscoperta portato avanti da Pino Ferraris sul partito operaio belga e la carta di Quaregnon, fino ad arrivare alla romagna sovietica del PCI che nel reggiano batteva la moneta sociale negli anni '50. Non c'è stato il richiamo ad un movimento che rifiuta il livello istituzionale, ma il tentativo di coniugare questo processo a nuove forme di rapporto chiare, dove poter costruire sperimentazioni e pratiche da condividere. Il tutto però - cosi è

stato detto - deve avvenire su percorsi espliciti, senza ricadere nel processo di americanizzazione e delle lobby. La critica alla deriva del terzo settore al mercato è stata severa, senza però cadere nella generalizzazione. Autorganizzazione o sussidiarietà, autoreddito o mercato, militanza sociale o volontariato, mutualismo, autofinanziamento, coscienza di classe, cittadinanza sociale europea, parole dal significato profondo da intrecciare con la richiesta di nuovi diritti esigibili, parole che richiedono di essere riprese, ripensate, ripraticate. Si è deciso così di sviluppare il processo su due linee, la prima che lavora in termini formali per la creazione di circoli RAP nei territori (La RAP è un'associazione di promozione sociale con uno statuto registrato) e per federare giuridicamente le associazioni già esistenti, la seconda che investe nella ricerca teorica e pratica, cercando di aprire un percorso per la definizione formale di una magna carta fondativa del processo nel quale questo possa riconoscersi. Un manifesto questo da elaborare collettivamente come percorso di ricerca per ricostruire una speranza nel futuro, per resistere nel presente riallacciandosi al codice sorgente del movimento operaio. La sfida della RAP è tutta qui dentro, in una tensione che obbliga ad una discussione non semplice sulla storia della sinistra, nel definirsi come risorsa aperta per le classi popolari, con pratiche utili di solidarietà che costruiscono una coerenza fra quello che uno dice e quello che uno fa, con linguaggi semplici e pratiche replicabili, con avversari comuni contro cui lottare. Il prossimo appuntamento nazionale è previsto per dicembre a Roma, dove si terrà l'assemblea nazionale di tutti i soggetti di base che si avvicineranno in questi mesi. Da oggi in Italia c'è qualcosa di originale.

La RAP: una risorsa aperta contro la crisi

i è concluso con un esito inaspettato l'avvio del percorso della RAP (Rete per l'Autorganizzazione Popolare), l'adesione alla manifestazione della FIOM quasi a voler segnalare che questo percorso di solidarietà attiva e partecipazione è profondamente legato con il conflitto sociale fin dal suo passo iniziale. La riunione della RAP di domenica 19 settembre è stata preceduta il giorno prima da una bella discussione dei gruppi di acquisto popolare che hanno deciso di fare un salto di qualità entrando nel processo aggregativo. I GAP hanno deciso di dotarsi di una modalità organizzativa nazionale il cui baricentro è composto dalla rete dell'Italia centrale in cui costruire piattaforme logistiche per i prodotti e spacci popolari e di avviare un comitato scientifico per proporre una proposta agibile di sovranità alimentare nazionale. Il giorno dopo la discussione sulla RAP sono intervenute realtà di base provenienti da tutta Italia, i contadini siciliani che hanno fornito le arance per il sostegno delle casse di resistenza, i compagni di Taranto che hanno illustrato la situazione drammatica del lavoro che vive il loro territorio, le brigate della solidarietà attiva che hanno annunciato una loro partecipazione per il 29 settembre a Bruxelles alla manifestazione contro le politiche di austerity e la loro esperienza di Nardò con i braccianti. Per la prima volta inoltre si sono affacciati a questo processo alcuni gruppi di acquisto solidali, associazioni che si occupano di cultura (oltre al pane mettiamo anche le rose) e nuove forme di mutualismo come la nascente società popolare di mutuo soccorso Giuseppe Garibaldi di Lucca. Molto apprezzate le riflessione del "dentista sociale" e dell'associazione diritti e società che si occupano di intervenire sulla questione delle cure sanitarie negate, interessanti gli spunti provenienti della finanza etica sulla questione dell'autofinanziamento, MAG Roma (Società Mutua per l’Autogestione), e di Terra Sociale, come di tante altre realtà che si


Pace e Tempesta