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ANNO 4 N.2 MARZO/APRILE 2015

presenta

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Fritto di di Fritto Marca Marca

falconara

8 - 9 -10 maggio

in piĂš in questo numero:

Restorica Stocco: ricetta Anconetana a Geo&Geo

Vino, California e Puglia nascono..... in Croazia

Italia - Ebay, patto contro Parmesan e ďŹ nto Chianti


SOMMARIO

ANNO 4 NUMERO 2 MARZO/APRILE 2015

4 Fritto di Marca, evento a Falconara 9 Geo&Geo, telecamere sullo Stoccafisso all’Anconetana 17 Re Stocco, presto sulla Spiaggia di Velluto 20 Vinitaly da record: oltre 576mila bottiglie stappate 24 Vino, California e Puglia nascono... in Croazia 26 Petrolio e gas in Adriatico: opportunità o pericolo? 30 Obesità, allerme rosso in Campania e Lazio 32 Verso Expo, Marche: export +109% in 4 anni 34 Slow Food: a Genova è Slow Fish

Direttore Responsabile Francesco Greco In Redazione: Marco Catalani Editore: CONSULTING S.R.L.

Genera Consulting s.r.l. Via Bologna, 31 60026 Numana Cell. 340 3425495 Redazione Via A.Orsi 8/A 60123 Ancona Tel. +39 071 2901066 Fax. +39 071 9942092 e-mail: magazine@terramare.org Hanno collaborato: Giuliano Banchetti (design grafico) Raffaello De Crescenzo Tiziano Cacciani Stampa

Editoriale

DI FRANCISCA ORO A CUBA E AMBASCIATRICE DEL VERDICCHIO Il Verdicchio e i suoi produttori si sono congratulati con l’ambasciatrice del vino bianco più premiato d’Italia, Elisa Di Francisca, per l’oro vinto a Cuba nella tappa di Coppa del Mondo di fioretto. L’azzurra jesina, festeggiata al Vinitaly nello stand della Regione Marche, ha partecipato al fianco di Neri Marcorè a “Vino & giovani e…hamburger” l’easy lunch firmato dallo chef Errico Recanati che ha presentato l’indagine nazionale “Vino & giovani” dell’Università Politecnica delle Marche. Un’analisi a tutto tondo per scoprire il nuovo senso dei giovani italiani per il vino accompagnata dai finger food a base dei prodotti del polo enogastronomico regionale Food Brand Marche, tra cui la nuova interpretazione di hamburger dello chef stellato.

Francesco Greco

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Registrazione Tribunale di Ancona N. 12/12 del 04/05/2012 ROC 22384 Abbonamento annuo Italia € 15,00 - Europa € 20,00 Pagamento con Bonifico Bancario Banca Dell’adriatico iban: IT 07E0574802603100000000337 Hanno collaborato Le Associazioni: AGC AGRITAL Federcoopesca-Confcooperative Federpesca - Lega Pesca - IMT DOC


Fritto di Marca, enogastronomia di qualità a Falconara

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’olio, bollente al punto giusto. E la qualità dei cibi da immerger vi. Ecco in arrivo Fritto di Marca, la nuova manifestazione enogastronomica che sbarca a Falconara, nella centralissima zona pedonale di via Bixio. Ad organizzare questa manifestazione, dall ’8 al 10 maggio, l ’Ordine Cultura della Cucina di Mare “Re Stocco”, l ’Accademia dello Stoccafisso all ’Anconitana e Coldiretti Marche, in collaborazione l ’assessorato al Turismo, Commercio e Cultura del Comune di Falconara, Confartigianato Imprese e Istituto Alberghiero Panzini di Senigallia. Gli stessi alfieri del Viale dei Sapori, Street Food della Vittoria e Azzurro Festival, tutte fortunate manifestazioni anconetane. Dal capoluogo alla vicina Falconara. Per valorizzare e divulgare la conoscenza dei prodotti a km0, dal pesce azzurro pescato nel mare Adriatico alla campagna, nella convinzione che l ’enogastronomia di qualità rappresenta un grande traino per l ’economia locale. Anche una semplice frittura trova la sua

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migliore esaltazione grazie all ’abbinamento con i prodotti coltivati nelle nostre campagne. Per tre giorni le strade del centro di Falconara saranno invase dagli stand della manifestazione. Circa 40 operatori come i produttori di Campagna Amica che proporanno la vendita diretta dei loro prodotti ai visitatori. Per Falconara, un weekend particolare. L’8 maggio si festeggia la Madonna del Rosario, patrona della cittadina. E sarà un modo anche per riscoprire sapori e tradizioni nell ’ambito di una promozione e valorizzazione della cultura enogastronomica regionale e italiana, intesa come modalità di preparazione dei cibi con prodotti agricoli di qualità, tipici marchigiani e italiani. Una manifestazione che rientra a pieno titolo nelle strategie della Macroregione Adriatico Ionica. Tra i pilastri c’è quello della politica del Mare che riguarda la “ pesca e l ’economia BLU” e il Turismo, con specifico riferimento alla qualità.

Tra storia e attualità

ià usata nell ’antico Egitto e poi diffusa dai Romani, la frittura veniva utilizzata principalmente, nel caso del pesce, per conser vare gli alimenti anche nei giorni successivi. La storia della cucina italiana riporta esempi di frittura anche nel Medioevo. Naturalmente i tempi sono cambiati e oggi i nutrizionisti avvertono che i cibi fritti vanno mangiati con moderazione. Si può friggere con grassi vegetali ma anche animali (burro, strutto). Il Ministero della Salute consiglia l ’olio di oliva che, grazie alla sua forte struttura, resiste più di altri al calore e raggiunge il punto fumo a tempe-

rature più alte degli altri. Alla stessa conclusione è arrivato anche lo studio dell ’American Chemical Society, pubblicato a novembre sul Journal of agricultural and food chemistr y. I ricercatori hanno comparato il fritto di una patata cruda in quattro oli diversi (oliva, mais, soia e girasole). Hanno ripetuto l ’esperimento più volte riutilizzando lo stesso olio e hanno scoperto che l ’olio di oliva mantiene più degli altri le proprie caratteristiche mentre gli altri degradano rilasciando composti “ potenzialmente tossici ”.


Cronaca d’epoca: Falconara, fine ‘700 Protestano i residenti della costa: “Troppo pesce venduto ai contadini, manca per le nostre tavole”

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are e territorio. Storia di un territorio, quello di Falconara, che oggi ospita Fritto di Marca ma che da secoli è crocevia tra la costa e l ’entroterra, tra la tradizione di mare e quella delle campagna che ha fatto grande la cucina italiana e marchigiana. Scambi proficui tra i pescatori che si addentravano tra le campagne per barattare il pescato con i prodotti dei campi. A Falconara (Ancona) questi viaggi erano pressoché quotidiani. La cittadina adriatica, una decina di chilometri a nord del capoluogo dorico, è lo sbocco sul mare della Vallesina, la fertile vallata del fiume Esino. La terra che ospita, tra le altre, la produzione del celebre Verdicchio dei Castelli di Jesi. I pescatori falconaresi percorrevano tutti i giorni la via Clementina, aperta nel 1734 a fianco dell ’asta fluviale dell ’Esino. Carretti carichi di pescato da barattare con verdure e frutta. Rapporti così intensi da scatenare, alla fine del ‘700, le proteste dei residenti che spesso veniva lasciati senza pesce. Le prede? Sogliole, aguglie, corbelli, spigole, cefali, anguille, passere, pannocchie, seppie o triglie in mare. Anche la pesca in fiume non veniva disprezzata. Sembra inverosimile guardando alla Falconara di oggi, centro industriale e votato al terziario. Eppure, pescatori e pescivendoli della zona organizzavano, l ’ultima domenica di novembre o la prima di dicembre, la festa di Sant ’Andrea Apostolo, protettore dei marinai. Sempre per proteggere i lupi

di mare è stata affissa, ed è ancora visibile in via Flaminia, una targa in marmo. Una preghiera, posta dalle mogli per invocare protezione e ritorno a casa per i mariti, che riporta il cristogramma IHS (che rappresenta Gesù Cristo ma anche il termine greco “Ichthys”, ovvero “ pesce”, simbologia utilizzata dai primi cristiani), il Sacro Cuore e un simbolo mariano. La data della targa è riportata sotto: 1876. La Storia racconta anche dei primi tentativi di ristorazione in zona. Nel ‘600 in zona era già attiva l ’Osteria della Graticola, locale affittato dai monaci della chiesa di San Lorenzo, in località Fiumesino, e tutelata da tentativi di apertura di concorrenti nelle vicinanze. Verso il 1750 venne permesso dalle autorità la vendita notturna del vino ai pescatori che tornano a terra. Già agli inizi dell ’800 si contavano quattro osterie e nel 1850, dopo la liberazione del commercio voluta da Benedetto XIV, si aggiunsero una decina di bettole. Il perché del fritto? È presto detto. Il bisogno della povera gente di nutrirsi passava anche per la conser vazione degli alimenti. Non potendo contare su ghiacciaie, né tantomeno su frigoriferi, la frittura permetteva una conser vazione più durevole del pesce. La tradizione orale delle tradizioni ha fatto il resto. Oggi, la cucina italiana non ha eguali al mondo.

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Bovinmarche, grande soddisfazione per la partecipazione al Carnevale di Fano

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re domeniche di grande allegria e festa e un risultato molto positivo per Bovinmarche che, nelle parole del suo Direttore, il Dott. Paolo Laudisio, giudica con entusiasmo la partecipazione del consorzio di allevatori al Carnevale di Fano. “Una festa tradizionale, quella del Carnevale più antico del mondo, molto conosciuta e popolare anche fuori dai confini regionali. Una vetrina importante quindi, che ha consentito a Bovinmarche di essere partner e di ottenere grande visibilità e riconoscimento pubblico – esordisce Laudisio – I laboratori per i bambini sull ’educazione alimentare, il materiale informativo giunto alle famiglie, la possibilità di degustare i nostri prodotti, ci hanno consentito di allargare il possibile bacino di pubblico amante della genuinità delle carni made in Marche”. Sì, perché il consorzio che riunisce più di 600 allevamenti delle Marche e celebra la carne I.G.P. Vitellone Bianco dell ’Appennino Centrale, come la doc reale della Regione Marche in termini di carne, anche attraverso la partecipazione a questi eventi diffonde il proprio marchio di qualità. I grandi manifesti affissi alle tribune di viale Gramsci, la presenza costante di bambini al laboratorio predisposto per giocare e imparare a partire dalla buona alimentazione, i quasi 500 like di Facebook in soli 15 giorni dall ’apertura della pagina sul social di Zuckemberg, attestano la buona riuscita di un progetto ampio. Gli eventi targati Bovinmarche, la partecipazione del Consorzio a situazioni culturali della tradizione marchigiana, l ’istituzione e l ’ideazione di progetti laboratoriali per i più piccoli, contribuiscono infatti a portare avanti un’idea di made in Italy, o meglio made in Marche, di altissima qualità, che sa rispondere a quel “saper fare” con il quale la Regione si presenta all ’Expo 2015. E già a partire dall ’Expo, Bovinmarche ha in serbo molti altri progetti e molte altre novità per valorizzare i propri prodotti e il proprio marchio.


PER LA PRIMA VOLTA IN ASSOLUTO FINALMENTE VI SVELIAMO LA FAMOSA RICETTA DELLO STOCCAFISSO DEL CUOCO AMATORIALE MICHELE maccione Preparazione Ingredienti per 4 persone: - 1,200 Kg. circa di stoccafisso, già bagnato, di prima qualità pulito e tagliato a pezzi; - Un trito di sedano, carote, cipolle, aglio, acciughe, capperi e rosmarino; - 120 gr. di pomodori a ciliegina conditi con un pizzico di origano; - 150 gr. di olive verdi e nere (non snocciolate) - 300 gr. di olio di oliva extravergine e 80 gr. di vino bianco secco - 1,200 Kg. di patate a pasta gialla. - Sale e Pepe q.b. La particolarità di questa ricetta è il brodo fatto con: - Le lische, le pinne dorsali, la coda e la trippa dello stoccafisso; - Sedano, carote, cipolle (con qualche chiodo di garofano), alloro, pepe in grani, timo maggiorana, origano e rosmarino. A cottura ultimata il brodo viene filtrato ed è pronto per l’uso.

n un recipiente con una griglia sul fondo formata di rami di rosmaIdella rino senza foglie, si sistema sopra a strati lo stoccafisso con il lato pelle rivolto verso il fondo. Si aggiunge sale marino (grosso) e

pepe q.b., si cosparge, uniformemente con il trito, una parte di olive e di pomodorini. Si ricopre con patate pelate tagliate a grossi spicchi e insaporite con sale fino marino e pepe. Si aggiunge la restante parte di olive e pomodorini e si ricopre con l’olio extravergine, il vino e 200 gr. di brodo. Si pone il recipiente su fiamma vivace e si fa cuocere per 30 minuti circa, poi si copre con un coperchio, si abbassa la fiamma e si lascia sobbollire per almeno 3 ore, senza mai mescolare. A cottura ultimata si lascia riposare per circa 30 minuti coprendo con carta da forno. Si serve distribuendo sul piatto prima le patate, poi lo stoccafisso e cospargendo con abbondante sugo di cottura.

Michele Maccione


Geo&Geo, puntata del gusto con lo Stoccafisso all’Anconetana

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e telecamere di Geo & Geo per carpire i segreti dello Stoccafisso all ’Anconetana. Una troupe di documentaristi della popolare trasmissione di Rai 3, condotta da Sveva Sagramola ed Emanuele Biggi, è stata accolta questa mattina ad Ancona dai soci dell ’Ordine Cultori della Cucina di Mare “Re Stocco” che si sono adoperati per preparare il gustoso piatto della tradizione anconetana. A dare il benvenuto ad Anna Bonfiglioli e Giuseppe Costantini, il presidente di “Re Stocco” Bernardo Marinelli, il vice Michele Maccione. Location delle riprese, un casolare di Varano con vista sul monte Conero. La proprietaria, Raffaela Polenta, socia di Re Stocco, ha preparato lo Stoccafisso all ’Anconetana, sotto l ’occhio delle telecamere e la guida di Maccione. Una ricetta che si sta facendo conoscere da un numero sempre crescente di estimatori. Grazie anche al risalto che hanno avuto le manifestazioni enogastronomiche organizzate in questi anni. Un pubblico formato non solo da quanti arrivano ad Ancona e hanno la possibilità di scoprire la ricetta e gustarla in loco ma, ultimamente, anche dal grande pubblico televisivo. All ’inizio del mese la ricetta è stata proposta dallo chef Maurizio Altamura a La prova del cuoco, vincendo la puntata del noto programma di Antonella Clerici. “L’enogastronomia in generale è un ottimo strumento per far conoscere un territorio e potenziare il turismo – ha detto il presidente di “Re Stocco”, Bernardo Marinelli -. Quando si ha, come nel nostro caso, un matrimonio per fetto di sapori, qualità e tradizione, il risultato è vincente. Come associazione portiamo avanti da anni un discorso di qualità e di legami tra i prodotti del mare e dell ’entroterra. Cosa sarebbe lo stoccafisso in sé, se non venisse esaltato dall ’olio, dalle patate, dai pomodori e da tutta la qualità della nostra campagna? Dobbiamo farci conoscere. Spesso, parlo da anconetano, tendiamo a nascondere le nostre qualità quando invece dovremmo esaltarle”. La puntata di Geo&Geo, che parlerà anche di altre eccellenza marchigiane, per la rubrica “Una regione a tavola”, sarà trasmessa nel mese di maggio.


Azzurro Festival

E la Stoccoliva viaggia verso la Denominazione di Origine

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i chiama Deco ed è la Denominazione Comunale di Origine che le amministrazioni comunali attribuiscono ai prodotti del territorio. L’Ordine Culturi della Cucina di Mare “Re Stocco” ha lanciato al sindaco di Ancona, Valeria Mancinelli, la proposta di conferire la DeCo alla Stoccoliva, l ’oliva fritta ripiena di stoccafisso. Una bontà parecchio apprezzata durante l ’Azzurro Festival, iniziativa promossa a pieni voti, stando a quanto si è lavorato al main stand dell ’evento. Docenti e studenti dell ’Istituto Alberghiero Panzini hanno cucinato, nella tre giorni, tre quintali di pesce azzurro e sei di stoccafisso. Per quanto riguarda il pesce fresco, era necessario un quintale in più ma il mare mosso del primo weekend di marzo ha impedito altre pescate. Escluso il ricorso a prodotti surgelati, si è preferito andare avanti solo con il fresco che, per la cena di domenica, non è bastato. Ottimi riscontri anche per le degustazioni guidate dai sommelier dell ’Ais Ancona e per gli agricoltori di Campagna Amica Coldiretti. “ C ’è stata una grande partecipazione – dice Bernardo Marinelli, presidente di Re Stocco – e tutti gli stand hanno lavorato bene. Anche il venerdì che il clima più rigido ha lavorato molto take away. Questa formula è stata scelta, in media nei tre giorni, dal 50% dei visitatori. Sulla DeCo per la Stoccoliva stiamo per fezionando la ricetta. Ne abbiamo già parlato con il sindaco che si è detta favorevole”.

Massimo Bomprezzi e Vit

Il Sindaco di Ancona Avv. V 10


ttorio Serritelli dell’ Ist. Alberghiero di Senigallia

Valeria Mancinelli e, il Presidente della Camera di Commercio Giorgio Cataldi, innaugurano l’ Azzurro Festival

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COLDIRETTI: scatta obbligo etichetta d’origine sulle carni

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inalmente non sarà più anonima la provenienza della carne fresca di maiale, di agnello e capretto grazie all ’entrata in vigore dal primo aprile anche in Italia del nuovo Regolamento che impone l ’indicazione del paese di origine o del luogo di provenienza delle carni fresche, refrigerate o congelate di animali della specie suina, ovina, caprina e di volatili. è questo il risultato della lunga battaglia della Coldiretti per la trasparenza, con la maggioranza degli operatori che si sta già adeguando per rispettare la scadenza. “Per essere certi di portare a casa prodotto al 100% tricolore - spiega la Coldiretti Marche - occorrerà scegliere la carne con la scritta “origine Italia” poiché sta a significare che tutte le fasi, dalla nascita all ’allevamento fino alla macellazione si sono svolte sul territorio nazionale”. Una storica novità che giunge dopo gli scandali della carne di maiale tedesca alla diossina venduta in tutta Europa e degli agnelli ungheresi spacciati per italiani. Si completa un percorso iniziato circa 15 anni dall ’obbligo di etichettatura di origine per la carne bovina fresca, introdotta sotto la spinta dell ’emergenza “ mucca pazza” con il regolamento Ce 1760/2000 che impose l ’obbligo di indicare anche il luogo di nascita, oltre a quello di allevamento e macellazione. Dalla nuova norma restano ingiustamente escluse la carne di consiglio, particolarmente diffusa a livello nazionale, e quella di cavallo oggetto del recente scandalo,

ma anche le carni di maiale trasformate in salumi. Una carenza particolarmente grave che va colmata al più presto in una situazione in cui in Italia, denuncia la Coldiretti, due prosciutti su tre sono fatti da maiali stranieri ma il consumatore non lo può sapere, e la situazione non è certo migliore per salami, soppressate, coppe o pancette. Su questi prodotti come su altri l ’eventuale obbligo dell ’origine dipenderà dagli studi di impatto che la Commissione Europea sta realizzando, con un certo ritardo sui tempi previsti dal Regolamento 1169/2011, nonché dalle successive valutazioni politiche degli Stati membri. Braciole e arista di maiale come pure cosciotti e carrè di agnello avranno dunque d ’ora in poi la carta di identità e non potranno più circolare confezioni anonime. Sulle etichette andranno riportate le indicazioni “Allevato in…”, seguito dal nome dello Stato, e poi “Macellato in…”, seguito dal nome dello Stato. Ad esempio, allevato in Germania e macellato in Italia. Secondo, l ’origine, seguito dal nome dello Stato, ma solo se l ’animale è nato, allevato e macellato in un unico Stato. La scritta “origine Italia” starà dunque a significare che tutte le fasi, dalla nascita all ’allevamento fino alla macellazione si sono svolte sul territorio nazionale.

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Pesce, da dicembre c’è la nuova etichetta

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partire dal 13 dicembre scorso, più informazioni per i consumatori grazie alle nuove etichette. Che sia “ pescato” o “allevato”, ora va specificato al banco attraverso un’etichetta che prevede anche l ’indicazione della zona di cattura o di produzione. “Per il congelato – rileva Coldiretti Impresapesca - è obbligatorio indicare la data di congelamento. Nel caso di prodotti ittici congelati prima della vendita e successivamente venduti decongelati, la denominazione dell ’alimento è accompagnata dalla designazione “decongelato”. I prodotti che possono sembrare costituiti da un unico pezzo di pesce ma che in realtà sono frutto dell ’unione di diverse parti attuata grazie ad altri ingredienti (tra cui additivi ed enzimi alimentari oppure mediante sistemi diversi), dovranno recare l ’indicazione “ pesce ricomposto”. Un esempio. L’Italia rientra nella zona Fao del Mediterraneo. Questa è ulteriormente suddivisa nelle sottozone Adriatico, Ionio e Tirreno. L’etichetta ci dovrà dire se le alici sono state pescate in questi mari. C ’è di

più. In aggiunta possono essere indicate zone di cattura o di produzione più precise (esempio Pescato in Adriatico al largo di Ancona). Se si tratta di pesce d ’acqua dolce va indicato lo Stato ma anche menzionato il fiume o il lago. Le maggiori incombenze per i pescatori si traducono in maggiori garanzie di identità del pescato o allevato nazionale che consente ai consumatori di fare scelte di acquisto più consapevoli in grado di riconoscere e premiare il pesce tricolore. Un esempio. L’Italia rientra nella zona Fao del Mediterraneo. Questa è ulteriormente suddivisa nelle sottozone Adriatico, Ionio e Tirreno. L’etichetta ci dovrà dire se le alici sono state pescate in questi mari. C ’è di più. In aggiunta possono essere indicate zone di cattura o di produzione più precise (esempio Pescato in Adriatico al largo di Ancona). Se si tratta di pesce d ’acqua dolce va indicato lo Stato ma anche menzionato il fiume o il lago.


AMBIENTE

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Il ristorante? Cambia look ogni giorno e rispetta l’ambiente Il genio italico non è solo ai fornelli ma anche nell’apparecchiare la tavola. Una partership lombardo marchigiana brevetta tovagliato usa e getta 100% cotone

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asta un anno a un ristorante per salvare un albero e risparmiare sulle spese di gestione. Come? Anziché utilizzare tovaglie di carta usa e getta o noleggiare tovagliato da una lavanderia industriale, può apparecchiare utilizzando tessuto 100% cotone monouso. L’idea innovativa è venuta a due imprenditori, il marchigiano Simone Mascioni e il lombardo Andrea Lorenzotti che, lavorando insieme, hanno brevettato un prodotto innovativo, unico al mondo e lanciato sul mercato la linea NaturAll. Si tratta di tovaglioli, tovaglie e coprimacchia ricavati interamente dal fiore del cotone. In commercializzazione solo dallo scorso gennaio stanno prendendo piede sia in Italia che all ’estero con importanti collaborazioni con catene alberghiere e della ristorazione. In Medio Oriente, ad esempio, il prodotto piace perché abbatte gli alti costi delle lavanderie dovuti alla scarsità di acqua. Il fattore costi è positivo. La spesa media di un tovagliolo di cotone, comprensivo di lavanderia, è di 15/20 centesimi al pezzo. Con il cotone monouso ci si aggira tra i 10 e i 12 cent. Sul sito www.naturallcotton.com si può fare una comparazione dei prezzi indicando il consumo settimanale di tovaglioli. Il risparmio è evidente. Anche in termini di sostenibilità ambientale. Volendo rimanere sulla filosofia usa&getta ma affidandosi alla carta, c’è il discorso della cellulosa. Alberi da tagliare, insomma. Le stime dicono che un solo ristorante a conduzione familiare consuma 60mila tovaglioli l ’anno. Affidandosi al cotone monouso salverebbe, da solo, 1,2 alberi e risparmierebbe oltre 5000 euro. Senza parlare della possibilità di cambiare colore e dare un look differente al proprio locale. Insomma, una rivoluzione che unisce la comodità del monouso alla qualità e alla naturalità del cotone. La speciale trama con cui è realizzato il tovagliolo infatti, fornisce maggior resistenza allo strappo e all ’acqua rispetto ai comuni tovaglioli in ovatta di cellulosa che hanno minor potere assorbente. Un prodotto unico al mondo, destinato a far parlare di sé.


Ancona, biologico in festa sul Conero Il parco del Conero ospiterà il 6 e 7 giugno, Biofestival e Vita Futura, due eventi per promuovere i prodottim locali, l’agricoltura biologica e il km0

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’olio, il vino, il mare, la farine, gli ortaggi di stagione. Il parco del Conero si appresta ad ospitare la prime edizione di Ancona Biofestival, due giorni dedicata alla promozione e alla degustazione delle eccellenze biologiche locali, che il territorio del Parco del Conero, può offrire, legate alle tradizioni contadine “contaminate” inevitabilmente dalla vicinanza del mare e dalla comunità di pescatori della divina baia di Portonovo, dove il “ mosciolo” si mescolerà ai sapori degli ortaggi di stagione e al profumo delle farine di grano tenero e di farro macinate a pietra. “Moscioli ”, così vengono chiamate, da queste parti, le cozze. Solo qui i mitili nascono spontanei tanto che da tempo Slow Food protegge il presidio del “Mosciolo Selvatico”. Rigorosamente bio anche gli oli, monovarietali e blend, e i vini Conero, versioni Doc e Docg che qui vengono prodotti. Elemento centrale dell ’Ancona Biofestival sarà il forno a legna, che oltre ad essere utilizzato per cucinare

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le pizze per la cena con sugo di moscioli o di verdure di stagione, sarà utilizzato durante il giorno per effettuare laboratori per la panificazione e per la pizza, con l ’utilizzo del lievito madre. Inoltre si effettueranno laboratori per l ’insegnamento della pasta sfoglia, con le ricette della tradizione contadina. Sarà presente un punto vendita della Cooperativa di produttori agricoli Bio della filiera “Terre del Conero” che riunisce circa 60 aziende agricole del territorio. E poi, musica, lounge party e anche la terza edizione di Vita Futura l ’evento dedicato alle famiglie per una maternità naturale ed una genitorialità consapevole. Per sensibilizzare le famiglie e la popolazione al riciclo al consumo consapevole, un’area, sarà dedicata al primo grande Car Boot Sale di Ancona: un mercatino dell ’usato, ad ingresso libero. L’evento è organizzato da Michele Polenta, titolare della società agricola Biosfera e da Alice Palazzi, blogger di MammeAncona.it.

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Sapori di Mare,

il gusto arriva anche sulla Spiaggia di Velluto

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ora si va sulla Spiaggia di Velluto. L’eco dei successi delle iniziative enogastronomiche di Re Stocco & co è arrivata a Senigallia (AN) dove nel mese di luglio si terrà un’iniziativa dedicata al pesce azzurro e ai vini marchigiani. Si chiamerà Sapori di Mare e sarà organizzata al porto della rinomata cittadina balneare marchigiana. Una manifestazione, Sapori di Mare, dove il pesce azzurro incontrerà i vini marchigiani, accompagnando i visitatori alla scoperta di ricette e sapori, per valorizzare e divulgare la conoscenza dei prodotti ittici del mare Adriatico abbinati alle produzioni e alle coltivazioni di tutto il comparto agroalimentare e dell ’enologia. Ad organizzare saranno l ’ Ordine Cultori Della Cucina di Mare “Re Stocco”, l ’Accademia dello Stoccafisso All ’Anconitana, in collaborazione con l ’Istituto di Istruzione Superiore “Alfredo Panzini ” (il rinomato istituto professionale per i Ser vizi per l ’Enogastronomia e l ’Ospitalità Alberghiera e Tecnico per il Turismo), con la partecipazione di Coldiretti Marche e le sue imprese di Campagna Amica, con il patrocinio di Confartigianato Imprese e la partecipèazione delle aziende operanti nell ’alta specializzazione dell ’enogastronomia artigianale. Il pesce azzurro dell ’Adriatico sarà rigorosamente cucinato con i prodotti dell ’agricoltura marchigiana delle aziende di Campagna Amica Coldiretti. Senigallia ha puntato tanto sul comparto dell ’enogastronomia. È la città di chef stellati come Mauro Uliassi e Moreno Cedroni. Re-

centemente, in zona porto, è stata inaugurata la Nuova Pescheria, spazio dedicato al commercio ittico e agroalimentare. Un’area riqualificata e messa a disposizione degli operatori della pesca e dell ’agricoltura. In ultimo è arrivato anche Il Pesceazzurro, il locale fanese ormani catena selfservice con i prodotti e la qualità del pescato dei soci della cooperativa Coomarpesca. A Sapori di Mare, la degustazione dei vini della Regione Marche sarà curata dall ’Associazione Italiana Sommelier-Delegazione di Ancona. L’obiettivo dell ’evento è quello di incentivare il consumo dei prodotti ittici, oltre a contribuire alla salvaguardia della storia e delle tradizioni del mondo della pesca, dell ’intero comparto agroalimentare marchigiano e dell ’enogastronomia, delle produzioni storiche, delle nuove realtà creative e produttive del settore. Il forte collegamento che si sta creando in collaborazione con la Regione Marche, il Comune di Senigallia e la presenza di realtà istituzionali ed imprenditoriali del resto d ’Italia, creerà l ’opportunità di interscambi commerciali. Tre giorni di buon cibo realizzeranno la più grande vetrina del settore con la regia dell ’Istituto Alberghiero di Senigallia. Con tutte le carte in regola per diventare un ulteriore appuntamento fisso nella Spiaggia di Velluto e un evento di rilevante importanza che potrà coinvolgere tutta quella parte di turismo legato a eventi enogastronomici.


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ono 576.000 le bottiglie stappate nei quattro giorni di Vinitaly, per un totale di 2,8 tonnellate di tappi di sughero e 200.000 tonnellate di vetro. 130.000 i bicchieri utilizzati. Nei giorni del Salone internazionale del vino e dei distillati, la comunicazione si nutre anche di curiosità, tra queste anche l’annullo postale di Vinitaly che le Poste italiane, nell’ufficio all’interno alla fiera, rilasciano a beneficio degli appassionati di filatelia, ma anche gli 11.100 follower di Twitter (@VinitalyTasting) o i 116.000 like della pagina ufficiale di Vinitaly su Facebook.

La miglior etich

DUE BICCHIERI DI VINO ROSSO AL GIORNO PER PREVENIRE L’INFARTO

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TI, ECCO LE STORIE DEL MOLLO TUTTO E VADO IN VIGNA

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ollo tutto e vado in vigna. è la scelta fatta da diversi imprenditori che la Coldiretti Marche ha raccontato al Vinitaly, a conferma di una tendenza al ritorno dei campi che vede proprio il vino tra i settori più gettonati. Nicola Splendiani faceva l ’impiegato di banca, con un’assunzione a tempo indeterminato. A cambiare la sua vita è il terremoto de l ’Aquila. Al di là delle sue origini aquilane, questo tragico evento lo ha fatto riflettere anche sui “sogni che non avevo realizzato”. Dice addio al posto fisso in banca e, con la moglie Giusy, decide di “ rimettere in funzione” alcuni terreni abbandonati di proprietà della famiglia di lei, ad Ancona. Nasce così l ’azienda Podere Giustini, con una produzione di vini Doc e la curiosità di un’etichetta dove viene raccontata una tragica storia d ’amore nella seconda guerra mondiale. Massimo e Pascale Palmieri lavoravano a Milano, lui come tour operator, lei come addetta al marketing di una grande azienda di articoli sportivi. All ’improvviso decidono di mollare tutto e inventarsi una nuova vita, stavolta in campagna. Scelgono (lui pugliese, lei francese) le Marche e trovano un terreno a San Marcello, lungo la Vallesina, in provincia di Ancona. Si parte da un casolare abbandonato e da un campo coltiva-

to a cipolle che in poco tempo “ trasformano” in un agriturismo ecosostenibile e in un vigneto di Lacrima di Morro d ’Alba e Verdicchio Doc. Dalla Borsa di New York alle campagne di Senigallia è, invece, il percorso seguito da Manuel Giobbi. Fino a quattro anni fa lavorava come trader finanziario, quindici ore al giorno incollato al computer. Poi arriva l ’idea di dire addio ai mercati e utilizzare alcuni terreni di famiglia per provare a farne un lavoro. Parte così la produzione di vino Rosso Piceno e Lacrima di Morro d ’Alba, che ottiene subito riconoscimenti, oltre che di olio. Il tutto venduto direttamente in azienda e attraverso l ’e-commerce. Nico Speranza viveva, invece, a Verona, dove lavorava nel settore della progettazione tecnica. Poi la scelta di mollare tutto e tornare nelle Marche, scegliendo il settore del vino per avviare la propria attività e realizzando una cantina ecocompatibile. Realizza così un impianto geotermico e uno fotovoltaico, che consentono anche un abbattimento dei costi e delle emissioni di anidride carbonica, mentre rame, zolfo e micro-ossigenazione tutelano la qualità di uve e nettare di Bacco prodotti nell ’azienda vinicola, battezzata Vittorini.

hetta? Vince un Rosso Piceno

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l Rosso Piceno doc 2013 della cantina Colli Ripani di Ripatransone vince il premio speciale packaging 2015. 19esima edizione, presieduta da Alberto Alessi, e stavolta il premio “Etichetta dell ’anno 2015” bacia la provincia di Ascoli Piceno. Secondo la commissione di esperti e il presidente Alessi - dell ’omonima azienda, famosa per le sue creazioni di design, e presidente della giuria del Concorso anche nel 2011 -, rispetto agli anni scorsi si è notato un innalzamento del livello medio dei campioni. Si tratta sicuramente di un dato positivo, che testimonia una maggiore consapevolezza delle aziende per il valore dell ’immagine in chiave marketing e un conseguente investimento in termini economici.

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ue bicchieri di vino rosso al giorno fanno bene: possono aiutare a prevenire l ’infarto. Mangiare sano, con tanta frutta e verdura di stagione e prediligere alimenti integrali perché l ’organismo li assorbe meglio. Soprattutto: fare bene la spesa, controllando date di scadenza, produzione dell ’alimento e quant ’altro. Sono i consigli del dottor Daniele Fumelli, dirigente unità operativa dietetica e nutrizione dell ’ospedale di Torrette al termine dell ’incontro su “Principi nutritivi, consiglie e buone pratiche da seguire” organizzato da Cna Pensionati nella sede provinciale di Ancona.

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IL VINO COTTO: storia e caratteristiche di un prodotto

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o tipico marchigiano di Raffaello De Crescenzo

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ggi parliamo di vino cotto, un’eccellenza marchigiana che si tramanda di generazione in generazione, rischiando però l ’estinzione. Le principali aree di produzione di questo prodotto sono nelle province di Fermo, Macerata ed Ascoli Piceno. Ricco in polifenoli, “ lu vi ’ cotto” viene utilizzato come bevanda, come medicamento, ma anche come ingrediente da utilizzare in cucina, per preparare dolci. Ottenuto a partire dal mosto di uve bianche o rosse, il suo procedimento produttivo è piuttosto semplice: il succo ottenuto dall ’uva appena pigiata viene versato in un caldaio di rame e fatto cuocere fino a ridurlo di un terzo, per poi esser travasato in piccole botticelle di legno dove subisce una lenta fermentazione ed un successivo processo di invecchiamento, molto lungo. Maggiore, infatti, è il periodo di invecchiamento e migliore sarà la qualità del prodotto finito. Il vino cotto pronto per il consumo si presenta come un vino forte, il cui colore può variare dal rosso al rosso ambrato, con un profumo intenso, fruttato, con note di caramello, miele, liquirizia, speziato e fenolico. Ha un sapore dolce, gradevole, morbido al palato, corposo, lievemente liquoroso, con acidità e dolcezza per fettamente equilibrate e retrogusto sapido, pieno e persistente. Corpo importante, presenza di sensazione pseudocalorica da alcol, con percezione di caramello nella versione dolce. Retrogusto sapido. Il prodotto finito si può consumare come un normale vino da tavola o da dessert, a seconda che sia secco o dolce, in funzione del residuo zuccherino. La gradazione alcolica è generalmente piuttosto elevata (almeno 13 gradi). Ideale con frutta secca, cioccolato, castagne e biscotteria, preferibilmente secca, il vin cotto è il compagno ideale per concludere un pasto, come digestivo, o anche come “ vino da meditazione”. Questa bevanda di prestigio, che da millenni viene prodotta nel nostro territorio, ri-

sale addirittura ai Greci che ne tramandarono le norme produttive al popolo italico dei Piceni, i quali lo diffusero su tutto il territorio dell ’Antica Roma. Esistono documenti attestanti la produzione di vino cotto nelle zona del Piceno risalenti al 200 a.C. Il commediografo latino Tito Maccio Plauto cita il vino cotto nella sua commedia “Pseudolus” del 191 a.C.; Virgilio, nel primo libro delle Georgiche, descrive il momento della cottura del mosto e Plinio il Vecchio, nella sua “ Storia Naturale”, parla dei vini cotti come “quelli che hanno il sapore loro e non quello del vino”, facendo così capire che questi prodotti hanno da sempre avuto un loro sapore specifico. Nella descrizione di come bisogna fare il vino cotto, che Lucio Giunio Moderato Columella ci fornisce nel primo secolo d.C., possiamo osser vare che non vi sono differenze tra come esso veniva realizzato all ’epoca e come, invece, si produce oggi: in duemila anni di storia non sono state apportate modifiche nel processo di realizzazione. Nelle nostre campagne i contadini erano soliti offrire (e lo sono tutt ’ora) un bicchiere di vino cotto all ’ospite: tutti, infatti, possedevano per lo meno una botticella di vino cotto, più o meno invecchiato. Era diffuso, tra le contadine, la convinzione che questo prezioso nettare fosse in grado di favorire la sviluppo dei piccoli, i quali venivano lavati con esso, soprattutto sugli arti inferiori. Utile anche per alleviare i sintomi delle malattie da raffreddamento, si era soliti consumare un bella tazza di vin cotto riscaldato ed addolcito con un po’ di miele, quando i primi freddi facevano avvertire qualche fastidio del tratto respiratorio. Oggi rimane un prodotto in grado di scaldare i cuori e rallegrare gli animi, protagonista di feste e sagre del territorio Piceno e non solo. Un prodotto della tradizione contadina marchigiana che non deve estinguersi.

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VIGNA Vini pugliesi o californiani? Sono fratelli! E nascono in Croazia di Tiziano Cacciani

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o Zinfadel, uva a bacca rossa, è una varietà coltivata per oltre il 10% nei vigneti della California. Lo stesso, viene coltivato anche in Puglia dove, per tradizione, viene chiamato Primitivo. Questo vitigno è stato introdotto in Italia nel 18esimo secolo mentre ha trovato la strada degli Stati Uniti nella metà del 19esimo. Il nome Zinfadel è di origine incerta. Quel che pochi sanno è che il dna di entrambi è geneticamente identico alle uve croate Crljenak Kaštelanski e Tribidrag, uva che fino a una decina di anni fa rischiava l ’estinzione in Dalmazia. Nel settembre del 2001 dopo molti anni di ricerca e vari tentativi, in un vigneto di impianto misto a Kastel Novi (costa dalmata), gli scienziati Edi Maletic e Ivan Pejic dell ’Università di Zagabria assieme con la genetista Carole Meredith dell ’Università della California, si ritrovarono a raccogliere dei campioni mai analizzati prima. Le analisi sul dna portarono a ritrovare gli antichissimi vitigni croati. La ricerca delle radici dello Zinfandel era finalmente terminata. Il Crljenak Kastelanski era la madre autentica dello Zinfandel californiano. Nel 2008, su richiesta di Dave Gates, vicepresidente dell ’immensa vigneria californiana, Ridge Vineyards, dopo l ’invio dei vitigni Crljenak da parte del Drs Pejic e Maletic, essi furono registrati e certificati nel programma Grape alla UC Davis che mette alla prova le viti da virus e malattie. Diverse altre varietà autoctone sono state portate in California, utili ai coltivatori Calforniani e sono il Plavac Mali, Babic, Dobricic, Glavinusa, Pribidrag, Skrlet, e Zlahtina. Il Crljenak ora certificato sarà propagato e trapiantato

Sommelier della delegazione Ais di Ancona, 38 anni, amante della Croazia e dell’enologia croata, Tiziano Cacciani si sta specializzando in tutti i vitigni presenti al di là dell’Adriatico. Nel corso dell’ultimo anno si è concentrato sulla Grasevina, vitigno a bacca bianca, e intensamente sullo Zinfandel.

a Lytton vigna di Ridge . Sarà inoltre finalmente riportato in Croazia per fornire ai viticoltori croati, una vite libera da malattie e pronta per l ’innesto. In croazia il Crljenak Kastelanski viene vinificato nella catena collinare e montuosua di Kozjak, monte che varia da una altitudine di 325 metri trovando il picco massimo a 676 sul livello del mare. La zona si estende da Spalato fino a Trogir. Il cuore pulsante del Crljenak è precisamente a Kastela, a metà trà le due città. Là lo Zinfadel, varia da azienda ad azienda in base alla zona precisa di coltivazione. Lo si trova invecchiato in barrique ma anche passito. In California invece viene ustato anche come rosé semi dolce, attribuendogli il nomignolo di White Zinfandel. Questo prodotto ha sei volte il numero di vendite rispetto al vino rosso. Possiede un alto contenuto di zuccheri e può essere fermentato in livelli di alcol superiore a 15 per cento.

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Petrol in Adr energia necessaria o pericolo per

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n Adriatico ci sono tre miliardi di barili di greggio disponibili e la Croazia ha già portato avanti le pratiche per iniziare le trivellazioni. L’italiana Eni ha già dato la disponibilità ma l ’Italia è in fase di stallo. Il pericolo è che queste operazioni, in un mare stretto e poco profondo come l ’Adriatico vadano a danneggiare tutte le imprese della pesca, il turismo. A lanciare l ’allarme, in senso opposto, è stato anche l ’ex presidente del consiglio Romano Prodi che, sulle colonne del Messaggero, ha incitato l ’Italia a fare alla svelta per accaparrarsi l ’oro nero che scorre nei fondali. Il rischio è che i pozzi, tutti nei pressi del confine delle acque territoriali, vada a tutto vantaggio della vicina Croazia che l ’Italia rimanga a guardare. Tenendosi i danni ma non i guada-

gni. Si sovrappongono, insomma, due scuole di pensiero. Una che vorrebbe il Belpaese meno dipendente dall ’energia importata da Russia e Paesi Arabi. L’altra che teme invece pesanti ricadute sulle piccole e medie imprese che si occupano di attività meno impattanti. Zagabria, senza mezzi termini, punta a diventare “ una piccola Nor vegia”. Lo ha detto il ministro degli Esteri, Ivan Vrdoliar. Che fare? Nel decreto Sblocca Italia, il Governo Renzi ha previsto misure urgenti per l ’approvvigionamento del gas naturale e per la valorizzazione delle risorse energetiche nazionali. In pratica il Ministero delle Sviluppo Economico ha il compito di preedisporre un piano delle aree in cui sono consentite attività di ricerca di idrocarburi e di stoccaggio sotterraneo del gas senza l ’in-


lio e gas riatico: pesca e agricoltura?

tesa con la Regione interessata. La Regione Marche, proprio al centro dell ’Adriatico ha presentato ricorso alla Corte Costituzionale. “Per quel che riguarda l ’Adriatico – osser va il governatore delle Marche Gian Mario Spacca - stiamo parlando di un mare semichiuso e con un lento ricambio delle acque; un’area dall ’ecosistema molto sensibile e che sta puntando con grande determinazione, rafforzata dalla nascita della Macroregione adriatico ionica, sulla crescita turistica legata all ’ambiente e al paesaggio. Impensabile che su tematiche come la produzione, il trasporto e la distribuzione dell ’energia il parere e l ’intesa delle Regioni, previsti dalla nostra Costituzione, non vengano tenuti nella debita considerazione”. Secondo Legambiente occorre “ fermare subito

la folle corsa all ’oro nero nei mari italiani che arricchisce soltanto le compagnie petrolifere. Occorre lanciare l ’idea di una vera e propria vertenza ambientale dell ’Adriatico che coinvolga anche gli altri Paesi costieri e investire per un futuro che punti alla valorizzazione dei tesori ambientali, territoriali ed economici presenti sulle sue coste”. Secondo i dati forniti da Legambiente, al momento sono attive 8 piattaforme petrolifere nell ’Adriatico centro meridionale dal quale si estrae il 58% del petrolio italiano estratto dai fondali marini. In Alto Adriatico, invece, la ricerca verte sul gas: 39 concessioni attive che producono il 70% del gas naturale estratto dai mari italiani.

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Eccellenze Made

Gas contro le Doc, il caso di Ripatransone

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a realizzazione di un pozzo di metano nelle campagne di Ripatransone mette a rischio 3mila ettari di vigne, molte delle quali a Denominazione di origine controllata, oltre a creare seri dubbi per le attività turistiche, l ’assetto del territorio e lo stato di salute delle falde acquifere. A denunciarlo sono gli imprenditori agricoli ripani della Coldiretti, preoccupati per la possibilità che si possa procedere alla realizzazione della struttura proposta dall ’Appenine Energy. Un’opera che rappresenta un pericolo per il cuore del patrimonio vinicolo piceno, che va dalle campagne ripane a quelle di Offida, Montefiore e le altre cittadine vicine. “È inaccettabile che proprio nell ’anno dell ’Expo, che vede il cibo grande protagonista, si pensi di realizzare un’opera che avrà serie ripercussioni sulla filiera agroalimentare picena – spiega Enio Grisostomi, presidente della sezione Coldiretti di Ripatransone -, a partire dal suo prodotto più acquistato all ’estero, il vino”. Il cantiere verrebbe, infatti, realizzato in piena area di produzione vinicola delle Doc Piceno e Piceno superiore, Falerio, e Offida. Ma l ’impianto, sia in condizioni di emissioni “ normali ”, sia in caso di incidente, è incompatibile con le aziende ed i loro prodotti e lo è ancora di più con il sistema di accoglienza (case vacanza, bed & breakfast, agriturismi etc.) che è stato creato in quest ’area. Come possono i turisti convivere con una fiaccola alta decine di metri e con il rumore assordante della trivella in azione? Tutto ciò senza dimenticare che il pozzo verrebbe scavato ad appena 600 metri in linea d ’aria dal centro abitato di Ripatransone, con l ’ulteriore pericolo di contaminare le falde acquifere. Da qui la richiesta degli agricoltori locali della Coldiretti, di bloccare l ’iter di autorizzazione dell ’opera.

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e in Italy, rischi e opportunità del Patto Ue-Usa

il Segretario USA all’ Agricoltura Tom Vilsak, incontra Paolo De Castro

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i chiama TTIP ed è l ’acronimo di Transatlantic Trade adn Investment Partnership. Si tratta di un accordo tra Unione Europea e Stati Uniti per il libero scambio commerciale. Obama e l ’Ue ci stanno lavorando da un decennio e il cammino è ancora lungo. Un negoziato che ha incontrato l ’opposizione di numerose associazioni che, soprattutto nel caso dell ’Italia, temono ripercussioni per quello che riguarda le piccole e medie imprese, che si troverebbero a combattere sullo stesso piano con le grandi multinazionali statunitensi, e le eccellenze enogastronomiche del Made in Italy. Tremano anche le associazioni dei consumatori visto che in Europa (grazie anche alla spinta dell ’Italia) le regole su etichettatura, i controlli sulla produzione e sulla tracciabilità sono molto più ferrei rispetto a quelle americane. I sostenitori del trattato sostengono che l ’accordo porterebbe un aumento del pil e maggiore facilità per le piccole realtà di esportare i loro prodotti all ’estero. Chi vi si oppone, ad esempio Slow Food ha già lanciato una petizione, teme ripercussioni sugli standard sociali e ambientali per quanto riguarda il sistema alimentare e i consumatori. Altri dicono invece che un aumento delle importazioni porterebbe in Italia un aumento di alimenti ogm, permessi in Usa e lasciati alla volontà degli Stati membri qui in Europa. L’europarlamentare Paolo De Castro, membro della Commissione Agricoltura del

Parlamento Europeo, è responsabile della trattativa commerciale con gli Stati Uniti per il settore agroalimentare. Nei giorni scorsi, inter vistato a proposito, ha dato rassicurazioni in questo senso. “I principi su cui si basano i livelli di protezione dei cittadini non sono oggetto di discussione all ’interno del Trattato. L’obiettivo è superare ostacoli al commercio che non ledono questi principi e, quindi, il tema degli ogm, come della carne agli ormoni, non rientrano nel negoziato anche perché disciplinati da normativa comunitaria che non potrà essere modificata dal Trattato transatlantico” ha spiegato De Castro. La trattativa è ancora segreta anche se un dossier di 18 pagine, contenente i principi ispiratori, è stato reso pubblico. Tra i vari articoli generali si legge che non saranno promossi scambi o investimenti “ rendendo meno severe la legislazione e le norme nazionali in materia di ambiente, lavoro, salute e sicurezza sul lavoro o meno rigide le politiche e le norme fondamentali del lavoro o le disposizioni legislative finalizzate alla tutela e alla promozione della diversità culturale”. È compresa inoltre una norma di salvaguardia per le pmi. Ogni Stato potrà inter venire sulla quantità di importazioni se il prodotto estero minaccia l ’economia nazionale. Una partita tutta da giocare, insomma, nella quale l ’Italia, che vanta il maggior numero di prodotti agricoli protetti da marchi di qualità, deve poter dire la sua.

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Campania choc: il 50% dei bambini

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nel 2025 saranno il 14% degli italia

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Lazio, 350mila casi l’anno.

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’obesità è un fenomeno che nel nostro Paese sta assumendo proporzioni epidemiche: un italiano su tre è infatti in sovrappeso, mentre uno su dieci obeso, con importanti differenze tra nord, centro e sud. Nel Lazio, in particolare, si tocca quasi l ’11% con circa 350mila nuovi casi l ’anno. I dati non sono incoraggianti neppure per quanto riguarda il futuro: si stima infatti che nel 2025 la percentuale di italiani obesi salirà al 14%. La situazione non migliora per le fasce più giovani della popolazione. “In Italia 1 bambino su 3 in età scolare è in sovrappeso o obeso - dicono Gianfranco Silecchia, direttore Uoc chirurgia generale e Bariatric Center of Excellence IfsoEu Sapienza Università di Roma-Polo Pontino, e Vincenzo Bacci, internista presso il Rome Obesity Center di Roma - soprattutto al centro e al sud sono tanti i bambini a destare preoccupazione: in Campania, per esempio, quasi il 50% di loro è sovrappeso o obeso”. Ma quali sono le cure per arginare in modo efficace l ’obesità? “Non sempre basta la dieta con il supporto psicologico e la riabilitazione - rispondono gli esperti - Per i pazienti affetti da forme

gravi con la comparsa di complicanze correlate (1.500.000 in Italia) la chirurgia, anche in età adolescenziale, rappresenta la sola cura efficace e duratura nel tempo”. Secondo le linee guida nazionali ed europee, l ’età minima per sottoporsi all ’operazione è di 13 anni e la massima intorno ai 65 anni. Quanto al percorso di cura e di riabilitazione, proseguono, “deve essere gestito da un team multidisciplinare dedicato che abbia la capacità di ‘accogliere’ il paziente obeso e di accompagnarlo lungo il suo percorso”. Secondo Silecchia e Bacci, in particolare, sono tre i punti cardine di una terapia efficace: “Primo, la valutazione multidisciplinare che tenga conto di tutti gli aspetti metabolici-psicologici-nutrizionali; secondo, la capacità del team di motivare il paziente personalizzando il programma di cura; terzoconcludono- la possibilità di un centro dove poter gestire situazioni complesse”.


Verso Expo

Agroalimentare Made in Marche: cresce l’export all’estero ma non il mercato italiano

L’export agroalimentare delle Marche è cresciuto del 109% dal 2000 al 2014. Ma i prodotti alimentari marchigiani non sono ancora percepiti nella loro interezza dai consumatori italiani. C ’è ancora molta strada da fare a livello di politiche di brand per valorizzare questa nicchia. Si rivelano perciò fondamentali azioni di informazione e promozione integrata”. Così il direttore dell ’Area Agricoltura e Industria Alimentare di Nomisma, Denis Pantini, inter venuto al workshop “La qualità come strategia per l ’agroalimentare marchigiano” organizzato da Regione Marche e Agenzia Ser vizi Settore Agroalimentare (Assam) in collaborazione con il polo enogastronomico regionale Food Brand Marche, nell ’ambito del progetto Wellfood “Promoting Wellness In Adriatic” – co-finanziato dal programma IPA Adriatico CBC 2007-2013. Secondo i dati elaborati da Nomisma su base Istat l ’export dell ’agroalimentare marchigiano ha messo a segno dal 2000 al 2014 un +134% per i prodotti agricoli, +105% per i vini e le bevande e +96% per i prodotti alimentari.

Meno bene, anche a causa dell ’embargo alimentare imposto dalla Russia, il 2014, dove le Marche hanno registrato -3,5% in valore (dato nazionale +2,4%). A pesare è la per formance registrata dai prodotti alimentari (-10,3%), mentre quelli agricoli si attestano a +4,8% (dato nazionale: -1,3%). Dal dossier Pantini emerge anche la necessità di insistere sulla promozione verso i consumatori esteri, soprattutto inglesi e tedeschi. “ Oggi più che mai – commenta Alberto Mazzoni, direttore di Food Brand Marche - è necessario fare sistema per la promozione del nostro agroalimentare di qualità in Italia e all ’estero. Per questo abbiamo messo assieme un polo enogastronomico ad alta rappresentatività: una compagine di 13 soggetti sotto un unico marchio che già oggi esprime il 40,2% del valore della produzione agroalimentare regionale. Puntiamo ad essere, a partire da Expo, una piattaforma di riferimento per promuovere in maniera integrata l ’agroalimentare marchigiano, a disposizione di tutti gli operatori che vogliono entrare in contatto con il brand Marche”.


Verso Expo

A Lodi si parla di contraffazione

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el cammino verso Expo si parla anche di lotta alle sofisticazioni alimentare. A Lodi, presso il Parco Tecnologico Padano, si è riunito il Forum internazionale sulla tutela del cibo vero, organizzato dal Mipaaf. Il Forum riunisce i principali organismi di controllo internazionali per un confronto e un potenziamento degli strumenti di contrasto alle frodi in campo agroalimentare. Sessioni di lavoro con oltre 150 esperti tra forze di polizia, rappresentanti degli agricoltori e dei produttori alimentari, consorzi e associazioni che si confrontano in tre tavoli tematici: cooperazione delle forze di polizia nel contrasto al cibo contraffatto, tutela dei prodotti ad indicazione geografica all ’interno dell ’Unione europea, contrasto alle vendite illegali nell ’e-commerce e sul web. Sono 60 i delegati stranieri, con 18 Paesi europei rappresentati, 6 delegati extra Ue (Stati Uniti d ’America, Kenya, Thailandia, Macedonia, Bielorussia) e 4 organizzazioni internazionali come Interpol, Europol, Commissione Europea e Organizzazione mondiale e World Intellectual Property Organization. Il Ministero delle politiche agricole ha eseguito nel 2014 oltre 110mila controlli con sequestri per oltre 60 milioni di euro, attraverso i suoi quattro organismi di controllo (Ispettorato repressione frodi- ICQRF, Corpo forestale dello Stato, Nucleo anticontraffazione Carabinieri delle politiche agricole e alimentari e Capitanerie di porto – Guardia Costiera). Nei primi due mesi del 2015 i controlli sono stati oltre 15mila con un valore dei sequestri di circa 13 milioni di euro. Forte anche l ’azione a tutela Made in Italy sul web: nel 2014 per 160 volte il Mipaaf è inter ve-

nuto per bloccare flussi di commercio illegale di finti prodotti italiani sul mercato europeo, dal Parmesan al finto Chianti, con un controvalore superiore ai 50 milioni di euro. “In vista di Expo - ha dichiarato il Ministro Maurizio Martina - rendiamo Lodi capitale della lotta alla contraffazione in campo agroalimentare a livello internazionale. Presentiamo una storia di successo del nostro Paese: il sistema di controlli italiano è infatti una delle ragioni fondamentali della grandezza del Made in Italy, come dimostra il fatto che è studiato in Europa e nel mondo proprio per la sua eccellenza. Abbiamo agito su due fronti strategici: controllo all ’interno dei confini per la tutela del consumatore e dei produttori onesti; rafforzamento della protezione del Made in Italy in Europa e nel mondo. Siamo numeri uno nella tutela dei prodotti di qualità nel territorio dell ’Unione europea dove abbiamo oltre 250 casi di applicazione della norma ‘ex officio’ che ci consente di far ritirare dal mercato i falsi prodotti Dop e Igp italiani. Abbiamo aumentato anche la lotta all ’agropirateria su web, con esperienze innovative che vogliamo condividere con i Paesi che abbiamo riunito a Lodi. Il commercio online dei prodotti agroalimentari italiani vale oltre 1 miliardo di euro e il Ministero è in campo per la tutela dei prodotti di qualità, anche attraverso partnership con grandi player come Ebay. Con il Forum internazionale della tutela del cibo vero, l ’Italia propone un confronto e un potenziamento degli strumenti di contrasto alle frodi che vogliamo sia una delle grandi eredità di Expo”.

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Genova Slow Fish 2015 Cambiamo rotta per salvare il mare e nutrire il pianeta

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ducazione, formazione, informazione gli elementi distintivi della settima edizione di Slow Fish, manifestazione organizzata dalla Regione Liguria, in collaborazione con il Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali, al Porto Antico di Genova dal 14 al 17 maggio. Carlo Petrini, presidente di Slow Food ha ricordato che la situazione degli oceani e dei mari non è affatto migliorata, anzi, l ’inquinamento non si è arrestato e l ’ocean grabbing, l ’accaparramento delle risorse del mare da parte di multinazionali senza scrupoli, come avviene per la terra in Africa e America Latina, sta compromettendo gravemente gli stock ittici e la sussistenza delle piccole comunità di pesca. “Dio perdona sempre, gli uomini qualche volta, la terra non perdona mai – ha detto Petrini, citando il messaggio di Papa Francesco per Expo -.Se avveleniamo la terra non possiamo aspettarci che i frutti che la terra ci dà non ci avvelenino e lo stesso vale per i mari. Alla vigilia di Expo mi auguro che l ’Italia abbia il coraggio di affrontare i temi veri, che dai sei mesi esca una riflessione seria su due fronti: la morte per fame e lo spreco di cibo. Oggi sembra che la cucina e i grandi chef siano al centro della nostra vita, quando la fame nel

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mondo è una vergogna per tutti noi. Secondo la Fao, bastano 34 miliardi di dollari all ’anno per fermare questa piaga, e non si trovano, mentre si è trovato di più per salvare le banche o si spende ogni anno una cifra sbalorditiva per gli armamenti. Non possiamo parlare di sviluppo economico se c’è ancora morte per fame. Il profitto e la crescita economica devono essere al ser vizio dell ’umanità. Il secondo grande tema, schizofrenico rispetto al primo, è lo spreco di cibo: buttiamo il 40% del cibo prodotto e questo è connaturato al nostro sistema. L’unica soluzione è mettere davanti a tutto l ’uomo e l ’umanità, il profitto deve avere ragion d ’essere solo se prima c’è l ’uomo”. Petrini ha chiuso con un appello: riprendere in mano la bellezza, l ’agricoltura, l ’economia primaria per ricominciare da una nuova civiltà che ridefinisca il rapporto tra economia e natura, senza consumare il pianeta. Secondo Silvio Greco, presidente del comitato scientifico di Slow Fish “ il grande problema del Mediterraneo è l ’inquinamento da microplastiche: secondo alcuni studi recenti sono presenti 100 mila frammenti per km quadrato e 38,2 milligrammi per metro quadro di catrame pelagico, che vengono soprattutto assorbiti dai cetacei ”.


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Terramare Magazine - marzo/aprile 2015  

Bimestrale di enogastronomia, agricoltura, cultura, pesca e nautica.

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