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Anno 3 N.75 www.terpress.com

LA SETTIMANA

dal 09/07/2010 al 15/07/2010

L’Italia della paura. Alcuni primi effetti della nuova politica migratoria (parte III) VOCI MIGRANTI di Leo Palmisano Le nuove politiche di contrasto degli ingressi: Berlusconi e Gheddafi a braccetto Non vi è, attualmente, una configurazione precisa dei rapporti tra Ue e paesi del Maghreb che possa consentire l’individuazione di una strategia comunitaria di confronto con i paesi della riva sud del Mediterraneo in materia di migrazioni. Si continua a far riferimento al trattato di Barcellona del 1995, quantunque l’affermazione della globalizzazione dopo l’11 settembre abbia ormai indebolito quel trattato e rafforzato l’iniziativa dei singoli Stati. I governi nazionali affrontano autonomamente, con relazioni bilaterali, il tema, secondo le inclinazioni politiche del momento. Recentemente, il governo Berlusconi ha intrapreso una campagna di accordi internazionali con il colonnello Gheddafi, detentore di almeno un paio di milioni di immigrati desiderosi di allontanarsi dal continente africano per arrivare in Europa dall’Italia. La scelta di condividere con il presidente libico questa nuova politica pare essere dettata, invero, da interessi di altra natura, celati dietro la costante minaccia di vedere arrivare sulle coste italiane ondate di centinaia di immigrati a settimana. E invece, proprio nell’estate scorsa, dopo aver stretto un accordo sul pattugliamento comune del Mediterraneo, sono riprese le disperate partenze di barconi dalla Libia, alcune delle quali tragicamente conclusesi con l’affondamento dei natanti – complice l’inerzia di Malta - e il decesso di decine di migranti. Tu non hai idea di che cosa significa per noi attraversare il Meditteraneo dalla Libia. Campi di concentramento. La polizia del mio paese mi disse che se volevo partire indisturbato dovevo andare da Gheddafi. Ci ho messo quasi tre anni a venire in Italia. Per due anni ho fatto lo schiavo in Libia. Mi hanno fatto di tutto. E non ti dico cosa sono capaci di fare alle donne! E quando sono partito, ho trovato una bella accoglienza a Lampedusa. Militari e polizia dappertutto. Il nostro destino ormai è essere messi sempre in un campo. Voi vi fidate di Gheddafi, ma vi rendete conto di cosa è capace di fare quell’uomo?

(Marocchino, 42 anni, in attesa di espulsione). Pare ormai essere chiaro a tutti che questi accordi non fanno che trasformare il Mediterraneo in un cimitero d’acqua, dove riposa un numero incalcolabile di morti. Si è aperto un conflitto umanitario nel bacino, che vede da una parte Berlusconi e Gheddafi alleati nella guerra ai clandestini, dall’altra le popolazioni migranti che aspirano ad un futuro di relativo benessere. Il grande assente è l’Onu, il cui compito dovrebbe essere quello di garantire il rispetto minimo dei diritti umani. Tutto questo mentre nel volgere di un decennio numerose inchieste e saggi (tra gli altri segnaliamo un nostro contributo: Palmisano, 2005) hanno messo in luce il ruolo da ‘magnaccia’ giocato da Gheddafi nella gestione del traffico di esseri umani nel Mediterraneo: ruolo rafforzato dagli accordi con l’Italia e speso nel continente africano per rafforzare la nuova retorica pan-africanista del colonnello libico. In Italia, invece, la lotta al migrante costruisce una nuova identità nazionale ancora tutta da esplorare, ma la cui origine culturale e materiale, come già accennato precedentemente, è tutta settentrionale. È allora evidente come due autoritari capi di Stato in deficit di credibilità internazionale, usino la carta della sicurezza internazionale per coprire la natura economico-demagogica del proprio accordo: Gheddafi otterrà dall’Italia la formazione militare delle proprie forze di polizia e un solido appoggio nei consessi internazionali, Berlusconi forniture a basso costo di idrocarburi e un solido appoggio nella nuova guerra ai migranti. Conclusioni Questa nostra prima perlustrazione sulle ricadute delle politiche di esclusione sociale e culturale dei migranti in Italia, ci offre già l’idea di una condizione diffusa tra questi ultimi, di una paura rinnovata e concreta. L’immigrazione magrebina ha costituito per oltre un decennio un punto di forza del mondo del lavoro in Italia, è grazie a questi migranti che una parte consistente dell’industria e dell’agricoltura italiana ha continuato a produrre a pieno regime, riducendo colpevolmente il costo del lavoro ed azzerando la sicurezza sul lavoro. Adesso, in piena crisi di produttività e di fronte alla penuria di capitali

investiti dalle banche nazionali ed estere nelle imprese, i migranti diventano intollerabili parassiti, una minaccia per la sicurezza locale – quindi nazionale -, agenti patogeni da estirpare e rinviare al destino del rimpatrio. È del tutto evidente che si debba approfondire la conoscenza della tendenza del governo italiano a modificare gli atteggiamenti culturali degli autoctoni quando l’economia non tira più. La nuova combinazione tra elementi sovrastrutturali e strutturali del sistema Italia, pare trovare fondamento nella necessità di distrarre la popolazione autoctona dalla incapacità delle proprie classi dirigenti ad affrontare temi quali: 1) lo sviluppo economico; 2) il rispetto dei diritti umani; 3) la riaffermazione della democrazia. Di fronte a questo deficit di capacità, prende il sopravvento una politica repressiva popolare, tanto più pericolosa perché dagli effetti di lunga durata del tutto imprevedibili ed ingovernabili. Si rende allora necessario continuare ad analizzare il rapporto stretto tra le forme della repressione culturalmente orientata dall’esclusione (le ronde, la delazione, i pogrom legalizzati) ed il potere mediatico berlusconiano nelle forme della demagogia: un rapporto mai dialettico, ma di reciproco rinforzo. Bibliografia Andria L., Pace R. et Palmisano L., 2007, Associationisme et entreprenariat ethnique: vers un modèle complexe d’intégration sociale des immigrés dans une ville méditerranéenne, in Audebert C. et Ma Mung E. (sous la direction de), Les nouveaux territoires migratoires: entre logiques globale set dynamiques locales, Humanitarian Net, Publications de l’Université de Deusto, Bilbao, Espagne. Guattari F, Musette M. S., 2006, (sous la direction de), Les Maghrébins dans la migration internationale, Cread, Alger. Palmisano L., 2005, La soglia labile del Sud: centroafricani in Tunisia, in Segno, 261, Palermo. Simon Catherine, 2008, La mise au ban des clandestins, in L’atlas des migrations, les routes de l’humanité, Le Monde-La Vie, Paris.

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Omofobia e annunci immobiliari. Una storia che continua. FUORI TUTTI di Beatrice Pozzi «No gay. No animali.». Un articolo pubblicato su Repubblica il 4 luglio scorso, presto rimbalzato anche da una parte all’altra della rete, ha sollevato un polverone, riportando alla ribalta un problema diffuso da tempo in tutta la penisola anche nelle grandi città: la discriminazione nei confronti delle persone LGBT che cercano casa, da sole o in coppia. Annunci immobiliari pubblicati sui quotidiani locali o su siti specializzati, non fa differenza: non sempre si affitta alle persone LGBT, contro le quali viene spesso aggiunta una clausola specifica trai requisiti che i possibili candidati devono avere (e nella rete se ne trovano già in annunci risalenti a più di due anni fa). Nella maggior parte dei casi il problema sembrano essere gli uomini, rifiutati “in via cautelativa” dai proprietari delle abitazioni da condividere perché «non se la sentono», perché gli altri inquilini «potrebbero non essere d’accordo», oppure perché si prova disagio all’idea o anche perché i candidati «non rientrano nei parametri», nonostante le garanzie portate per assicurare il regolare pagamento degli affitti. La questione, in realtà, non è nuova: se nel 2007 la rivista mensile gay Pride aveva svolto un’indagine dalla quale emergeva una sostanziale indifferenza da parte degli affittuari, un certo clamore era stato suscitato nell’autunno del 2008 dal giornalista d’inchiesta dell’emittente centroitaliana Retesole Francesco Palese in seguito alla realizzazione di un servizio tv nel corso del quale si faceva passare per un gay alla ricerca di una stanza da condividere con il proprio compagno nella capitale: una parte delle persone contattate,

prese a caso, si era dimostrata disponibile mentre un numero maggiore aveva preferito riagganciare il telefono o rifiutare, anche con risatine imbarazzate, adducendo ragioni come «Vorremmo solo persone normali», «Il condominio potrebbe criticarmi» o «Non vorrei mettermi nei guai». La notizia aveva trovato spazio anche sulla stampa nazionale, e il sindaco di Roma Alemanno aveva biasimato l’accaduto garantendo impegno da parte del Comune per «rimuovere gli ostacoli culturali alla radice dell’intolleranza». Parole di condanna erano state espresse anche dal presidente della Provincia Zingaretti e dall’allora governatore Marrazzo. L’intervento delle istituzioni, però, non era servito ad arginare il fenomeno, in merito al quale le associazioni LGBT dichiarano di ricevere denunce da anni anche da parte di possibili affittuari scaricati all’ultimo dai locatori dopo accordi telefonici andati a buon fine e di inquilini sfrattati a causa del proprio orientamento sessuale: il mese scorso, tra l’altro, è scoppiato il caso del cantautore romano Emilio Rez, a cui i padroni di casa hanno fatto trovare gli effetti

personali fuori dalla porta e le serrature cambiate dopo mesi di insulti, e un episodio simile era stato segnalato a Milano nel 2008 dallo stilista Francesco Martini Coveri, che non era riuscito ad affittare una casa nel Quadrilatero della moda. Dopo la pubblicazione dell’inchiesta di Repubblica non si sono fatte attendere nuove reazioni da parte del mondo politico: il ministro delle Pari Opportunità, Mara Carfagna, ha definito «inaccettabili» e «indegni» gli episodi segnalati e ora medita di disporre l’intervento dell’Ufficio nazionale anti discriminazioni razziali (Unar), da anni attivo contro l’esclusione degli immigrati dalle inserzioni, e di creare una rete di centri territoriali dedicati che favoriscano l’integrazione. Franco Grillini, presidente onorario Arcigay, ha invece proposto di punire con tassazioni aggiuntive i proprietari di appartamenti sfitti, per incentivarli ad essere meno selettivi, mentre Vladimir Luxuria ha puntato l’accento sulla persistente convinzione, ancora diffusa tra molti eterosessuali, che le persone LGBT siano promiscue e sessualmente aggressive e che conducano tutte una vita sregolata. Dall’altra parte della barricata, però, oltre a conclusioni estreme come: «Affitto stanza per gay a Roma: no a ferventi cattolici e omofobi», si registra una voglia di integrazione, con la creazione di portali dedicati particolarmente ad un target LGBT, dove si incontrano direttamente la domanda e l’offerta di spazi gay-friendly, o con la sempre più frequente pubblicazione anche sui siti generalisti di annunci sulla linea del: «Affitto camera: etero gay o bisex, non importa»

Omofobi INSTABILI EQUILIBRI di Natty Patanè Uno sbuffo di luce, proprio sugli occhi, tra tutti gli angoli di stanza lo spiraglio decide di svegliarlo. Tutto ancora dorme, fuori e dentro casa. Tace la tele, tace la strada. Luca si stiracchia spalmandosi ben bene sulle lenzuola accaldate e sudate, una maglia giallorossa pende tra il muro e la sua testa, - sarebbe bello- pensa,- se sapessi giocare come lui, forse mi lascerebbero in pace- e, per un attimo, la voglia di alzarsi sembra passargli, il caldo del pomeriggio estivo sembra improvvisamente svanito lasciandogli un piccolo, gelido, brivido lungo la schiena. Scalzo per la casa vuota non fa rumore quasi scivola dalla stanza al bagno e nello specchio cerca di trovare l’espressione più cattiva ma, per quanti tentativi possa fare, vede riflesso il profilo un po’ triste di un ragazzino dai lunghi capelli scarmigliati, magro e lungo lungo. Abbassa lo specchio osservando che forse dovrebbe mostrare in giro la sua dotazione per ribadire le dimensioni del suo esser “maschio” e intanto nelle orecchie risuona il ritornello che sa, lo aspetta fuori di casa: - non ce l’ha, la signorina non ce l’haLe odiate note di un ritornello assurdo, le note

graffianti che gli fanno scegliere le strade dove più difficile sarà incontrarle. Scale, garage, motorino, piede sul pedale via! Di corsa verso il campo già pronto per la partita, dritto nel gruppo dei compagni di squadra a cercare la protezione che non arriverà ma dove almeno potrà diluire la vergogna e la rabbia. Corre Luca, e spera di non sentire tra la polvere e le foglie di eucalipti svolazzanti la litania al vetriolo. Sgomita, suda e, finalmente, arriva la sensazione di trance che prelude all’ultimo tocco che spinge la palla in rete, bastante per esplodere di gioia, apparentemente incurante delle voci sghignazzanti che urlano: - frocio!- Chissà- si chiede Luca, - se conoscono quello che provo? Non esattamente quello che provo io, solo se conoscono la sensazione di voler reagire e sentirsi paralizzato, muto, umiliatoCorre Luca in bilico tra i suoi gol e le umiliazioni - forse dovrei riuscire ad usare le mani, forse se lo facessi una volta mi lascerebbero in pace- gli risuona nelle orecchie l’insulto mentre cerca di evitare la strada che presume stiano percorrendo i suoi “fans”, come li chiama sarcasticamente con i suoi amici, quel gruppo di ragazzi di varie età dai volti diluiti nel gruppo che sembrano non avere altro interesse che aspettarlo per coprirlo di insulti.

Talvolta si guarda alle spalle e sospira nel vedere che i passi affrettati sono solo quelli di una signora che rincorre il cane. Altre volte scorge a distanza gli sguardi complici di due ragazzini seduti su un gradino che tra gomitate e sussurri preparano la battuta da scaraventargli addosso. A sera Luca sogna, sogna di trionfi calcistici, di gloria letteraria, di amori folgoranti e belli, sogna di pace e di un briciolo di rispetto, niente di particolare solo quella sensazione di non essere notato per strada, di essere uno tra i tanti, sogna Luca e i sogni fanno slalom con la paura e con il tempo che passa. Oggi Luca, accovacciato su uno scoglio, si è visto nei riverberi del mare piatto di agosto, ha messo una ciocca di capelli salati fra le labbra e ha lasciato scorrere una lacrima che non voleva regalare agli umani, poi s’è tuffato e al largo s’è girato per guardare la sua costa, proprio quando il sole cominciava a scivolare dietro al promontorio roccioso. Ha ripassato la lista di cose da ficcare nello zaino e mentre gli amici stavano per raggiungerlo ha cominciato sussurrando a cantare e poi a ridere, sempre più forte poi, improvviso s’è fermato e spingendosi fuori dall’acqua con la spinta delle gambe da appassionato di pallanuoto ha gridato: - Io non scappo!-


San Giovanni in Venere COSTUME E SOCIETA' di Enza Di Lallo Un'abbazia del XII secolo,situata su un promontorio sovrastante il mare Adriatico, a pochi chilometri dalla cittadina in cui vivo......è lo scenario di un libro, una narrazione storica ,scritta da un uomo nato e vissuto proprio lì, a Fossacesia. Sfoglio la prefazione del libro :“Chi è stato almeno una volta nell'abbazia di San Giovanni in Venere non può non aver subito il fascino della possenza e della spiritualità che vi si respira”....” a ciascun fossacesiano frequentarne assiduamente le mura, il chiostro, il belvedere, genera forte il senso di appartenenza al proprio territorio....” Già, orgogliosa appartenenza e grande passione: sono gli ingredienti principali che colpiscono chi come me si è avvicinato in punta di piedi alla presentazione di questo libro, qualche settimana fa appena. E ,se in un primo momento, quello che era più ovvio pensare ,era il fatto di provare una grande emozione, nelll'assistere alla dedizione ,e alla tenacia ,con cui sono state mandate avanti, per anni ,le ricerche necessarie a rendere la stesura definitiva,un compito reso ancora più difficile dall'affetto verso quelle parole, lasciate come testimonianza di amore.....Quello stesso amore di una figlia, verso il proprio padre che non c'è più, è stato il motivo di un pomeriggio tanto intenso. Paolo Carlini, scopro, non era un letterato né uno storico affermato, e chi ha avuto la fortuna di

conoscerlo ha conosciuto il suo immenso attaccamento per la terra in cui è nato , tale che lo ha spinto ad appassionarsi, e a studiarne, il suo più illustre monumento. E così, in un pomeriggio caldo e afoso di luglio, mentre me ne sto sul balcone ,a sfogliare le righe di questa opera postuma , respiro l'energia impiegata in anni di ricerche , i mille dubbi,e i lunghi peregrinaggi attraverso le biblioteche e gli archivi dell'Italia centro-meridionale. Ciò che ne è risultato è una cronistoria dell'illustre abbazia ,esposta in modo semplice, ma rigoroso nei dati , affinchè sia conoscibile a tutti. Un centinaio di pagine scritte in forma colloquiale e per niente schematica. Se mi chiedessero perchè consiglio di leggere questo libro, sicuramente direi di farlo per aggiungere un pezzo di cultura storica locale. Ma il motivo vero ,che rende una narrazione storica un vero momento di riflessione, al di là dei tanti numeri e informazioni, è il cuore ,colmo di passione di un uomo qualunque per la sua terra , per le sue origini, per le tradizioni che hanno reso speciale allo stesso autore quelle mura possenti, il freddo che traspare sfiorando con la mano le pareti in muratura , le emozioni ,e le sensazioni, attraverso le quali forse saper cogliere tanti secoli di storia. Misteriosamente tramandato dalla silenziosa sconfinata bellezza del panorama su cui si affaccia, davanti agli occhi grande azzurra distesa d'acqua.....orgoglio di un angolo della mia terra , la mia bella regione, l'Abruzzo.

Menu…iPad. Scoppia la febbre da iPad anche nei ristoranti (Architettura e Design) La redazione del blog iPad come tecnologici menù in un ristorante australiano. Lo sfogli, guardi i piatti, scegli ed ordini! Tutto in un touch! Ricordate il ristorante Inamo? Ne parlammo circa due anni fa su A+D. Inamo è un ristorante londinese hi-tech che ha fatto e che continua a far parlare molto di sè. Un ristorante con tavoli “touch”, sopra i quali viene proiettato il menù interattivo. Un’esperienza particolare vissuta dai clienti che possono ordinare i propri piatti in totale autonomia. In tempi dove l’iPad probabilmente non era stato neanche pensato, l’esperienza era unica ed in MENU…IPAD. continua sotto

Nuovi bus a Londra. Arrivano i nuovi doubledeck (Architettura e Design) La redazione del blog Nuovo look per i bus londinesi. Le icone tanto care a londinesi e turisti cambiano aspetto in occasione delle Olimpiadi 2012. Chi non è mai stato a Londra alzi la mano! I London lovers sono moltissimi (me inclusa) e per chi ancora non è andato negli UK suggerisco un viaggio magari proprio in occasione delle Olimpiadi… quale scusa migliore! Resterete piacevolmente colpiti dalle bellezze di Londra e dalle icone di questa città fantastica. Il London Bridge, la ruota panoramica London Eye, i taxi neri, le cabine telefoniche rosse ed i celeberrimi bus Double-deck. Beh no, questo ultimi non più, o meglio, troverete i nuovissimi Double-deck bus!! Sono infatti stati proclamati i vincitori del concorso indetto dal governo del Regno Unito, per il restyling del mezzo di trasporto per antonomasia degli anglosassoni! I magnifici bus rossi a due livelli fanno da leone tra le strade londinesi affollate da decine e decine di questi storici bus. Un nuovo look, vagamente streamline, che strizza l’occhio alle forme storiche del Double-

deck. Il progetto è dello studio Heatherwick(all’interno del Salone Satellite nelle aree-relax c’erano le loro sedute Spun) e vede linee morbide, tre ingressi, due scale , una pedana mobile posta nella parte posteriore del bus e un nuovo motore che, grazie alla propulsione ibrida abbinata al motore diesel, consumerà il 40% rispetto all’attuale Double Deck. In bus, rigorosamente rosso, sarà caratterizzato da ampi vetri per ambienti più luminosi e confortevoli. Il progetto finale sarà curato da

Heatherwick Studio in collaborazione con Wrightbus e Transport for London. Il nuovo bus non è male, credo non dispiacerà, ma il vecchio era carico di storia e a me piaceva moltissimo. Voi che ne pensate? • Guarda il video del nuovo Double-deck bus • Virtual Tour[ 20sec ]

MENU…IPAD. continua molti, trovandosi a Londra, non si sono fatti scappare la possibilità di vivere l’esperienza che l’Inamo regalava. Ma oggi la tecnologia è cambiata ed il nuovo oggetto del desiderio è senza dubbio l‘iPad. Ne è sicuramente consapevole il titolare del ristorante “Global Mundo” di Sydney che ha pensato di cambiare gli ormai obsoleti menù cartacei con i tanto desiderati iPad. L’esperienza che si vive è molto simile a quella che regala il ristorante Inamo, ma il supporto è decisamente migliore. Basta sfogliare il menù interattivo direttamente dall’iPad per dare un’occhiata ai piatti proposti, vederne o cambiarne gli ingredienti, dare un’occhiata a

come si presenta il piatto e …ordinare! Ovviamente direttamente dall’iPad. La comanda arriva direttamente in cucina pronta per essere elaborata e servita. Di certo utilizzare un iPad solo come menù è riduttivo oltre che gratuito, ma non sarebbe male trovarsi in un ristorante per business-man che tra una portata ed un’altra rispondono a mail o leggono le ultime news. Come inizio potrebbe essere interessante. Voi che ne pensate? Vi lascio al video così date anche un’occhiata;) • Video iPad menu

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