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Anno 3 N.69

www.terpress.com

LA SETTIMANA

dal 21/05/2010 al 27/05/2010

L’Italia della paura. Alcuni primi effetti della nuova politica migratoria (parte I) VOCI MIGRANTI di Leo Palmisano Introduzione: la migrazione come fenomenologia della società globalizzata Qualunque contributo di carattere analitico sulla condizione degli immigrati in un paese dato, non può prescindere da una più ampia considerazione dell’immigrazione come particolare fenomenologia di un modo di essere della società globalizzata. Se partiamo da questo assunto dimostrato in sé dal fatto che non vi è società attuale al mondo che non sia interessata da un fenomeno migratorio (in uscita e/o in entrata) - si eviterà di parlare di immigrazione in termini astratti. Spesso, soprattutto in demografia e statistica, si è fatto ricorso, per esempio, alla cosiddetta teoria dei flussi migratori – che rinvierebbe a una sorta di idrodinamica delle popolazioni -, una teoria che calata nel concreto, nel vivo e nel calore dell’esistenza dei migranti, non trova più ragione di esistere o di essere validata. A questo esempio se ne possono aggiungere altri e più pertinenti ancora, per dire che se abbiamo preferito un approccio qualitativo e politologico in questo nostro contributo, è perché sta di fatto che in Italia, dall’ingresso di Berlusconi e della Lega Nord nell’agone politico, si sia mosso un passo definitivo verso la sostituzione del vecchio nazionalismo di matrice fascista o risorgimentale, con una nuova forma di localismo razzista settentrionale che si innalza, grazie alla concentrazione del potere mediatico, a nuovo nazionalismo. A prescindere da numeri e cifre che costituiscono la cornice statistica della presenza di stranieri in Italia. 1. Lega Nord e nuovo nazionalismo razzista in Italia Le origini politico-culturale dell’attuale legislazione repressiva nei confronti degli immigrati in Italia, sono da rintracciare nell’ascesa della Lega Nord all’interno della compagine di governo del centro-destra capeggiata da Silvio Berlusconi. A nulla valgono analisi che muovono da più lontano, perché quello che il governo in carica sta producendo sul piano dell’esclusione sociale dei migranti è un fatto inedito in Italia. Va però sintetizzato come la Lega sia arrivata in poco più di dieci anni a condizionare così fortemente le scelte di governo, imponendosi come centro di produzione di quel capitale semiotico2 razzista che è divenuto il nuovo nazionalismo italiano Nel 1996, un sondaggio Abacus riportato in un lavoro di Alessandro Dal Lago (1999, 26), rilevava come tra gli elettori italiani settentrionali di entrambi gli schieramenti politici, vi fossero sì sensibili differenze nell’atteggiamento verso i migranti, ma che almeno un quarto dell’elettorato

del maggiore partito discendente dal Pci (il Pds) riteneva gli immigrati in Italia un intollerabile fastidio. È in questa diffusa cultura settentrionalista che si è radicata nel tempo l’idea artificiosa di un piccolo territorio-patria, la Padania, che dovrebbe diluire sentimentalmente ed ideologicamente le differenze materiali e di status tra i diversi cittadini in una melassa ideologica fondata sull’esclusione sociale e sul razzismo. In verità, come numerosi studi dimostrano, il fermento neo identitario che porta alla costruzione ideologica della Padania, è una conseguenza diretta di alcuni fenomeni economico-politici italiani e da ben più ampi movimenti della storia: il crollo della Democrazia Cristiana (DC) e del Partito Comunista Italiano (PCI); il ritorno alla centralità politica delle amministrazioni periferiche dello Stato italiano, contro l’eccessiva burocratizzazione della politica nazionale (definito ‘decentramento federalista’); l’opposizione diffusa, reale e virtuale, agli effetti materiali della globalizzazione; la lotta mondiale al terrorismo islamista; la nuova retorica militarista a sostegno delle operazioni di peace keeping dopo l’11 settembre; etc. La nascita del movimento leghista deve essere letta come la risposta del nord Italia operaista della Prima Repubblica, al crollo del fordismo e delle due grandi ideologie che lo hanno contraddistinto in Italia per cinque decenni: quella democristiana e quella social-comunista. È nel momento del trapasso dalla prima alla Seconda Repubblica – quando Berlusconi entra in scena perché privo ormai di solide coperture politiche nella compagine socialista di Bettino Craxi – che l’identità leghista/padana entra a pieno titolo nelle cronache nazionali come nuova e dirompente forza politica. Non a caso, questo avviene proprio quando l’Italia comincia a percepire di essere un paese importatore e non più esportatore di manodopera. E specificamente, l’Italia percepisce di essere una nazione ‘magrebinizzata’, in cui vivono «poco meno di ottantamila marocchini dopo la sanatoria del 1990» (Colombo e Sciortino 2004, 27)! È una sorpresa per il paese che più di ogni altro in Europa ha perso manodopera nel corso di un secolo e mezzo, una sorpresa immediatamente sgradita all’impreparato ceto politico italiano. Da allora, la Lega – vista da tutti come argine non fascista all’inedito fenomeno immigratoriopotrà godere delle lusinghe dei più grandi partiti del centro-destra e della parte governista del centro-sinistra. Sarà considerata una forza competitiva ma amica nella rincorsa al razzismo da Alleanza Nazionale – formazione post-fascista fondata dall’attuale presidente della Camera Gianfranco Fini, e adesso confluita nella Casa delle Libertà di Silvio Berlusconi – e dallo stesso Berlusconi, che più volte si alleerà con essa alle

elezioni amministrative del Nord per garantirsi una visibilità territoriale altrimenti compromessa; ma non va dimenticato che alla fine degli anni novanta la Lega arriva perfino ad appoggiare in qualche misura il lavoro di un traballante governo di centro-sinistra (il II governo D’Alema) affamato di consensi che limitassero oscillazioni ‘pericolose’ verso le forze della sinistra neocomunista. Ma è dall’aprile 2008- da quando Silvio Berlusconi è tornato a governare il paese con una vastissima maggioranza di seggi – che le spinte governative più esplicitamente razziste hanno dato vita ad un costante braccio di ferro con le norme democratiche dell’accoglienza e dell’integrazione dei migranti. Un braccio di ferro che pare essere vincente nella conquista di consensi, tanto che la Lega - ormai ‘naturalmente’ insediata nel centro-destra - diventa il secondo partito del centro-destra avendo raggiunto alle elezioni europee del 2009 il 10% dei voti su scala nazionale, circa il 30% del nord Italia. Un risultato incredibilmente alto per una forza a vocazione localistica nella competizione elettorale certamente più universalistica! Si deve allora alla condiscendenza interessata di Berlusconi e D’Alema(leader ex-Pci, adesso nel Partito Democratico) se la Lega Nord da formazione politica territoriale e poco strutturata, diventa il terzo partito italiano dopo il PdL e il PD. Si deve questo allo sdoganamento ideologico effettuato dai due leader, accomunati dall’ultradecennale volontà di ridimensionare il peso delle forze più nostalgiche della penisola: quelle di ispirazione fascista, come Alleanza Nazionale, e quelle di ispirazione comunista, per dar vita a coalizioni accentratrici e illibertarie. Per far questo, entrambi hanno fatto ricorso ai servigi della Lega Nord, sottovalutando la pericolosità di un movimento vassallo che fa del razzismo un’arma di feroce propaganda nazionalista. È grazie a queste concessioni che la Lega ha evoluto il suo rozzo razzismo padano in forme più ampie e articolate, arrivando a sostituire le forze post-fasciste nella elaborazione del nuovo nazionalismo italiano, scalzandole da questo primato ed attestandosi come centro promanatore delle più violente scorribande ideologiche contro gli immigrati. Il potere berlusconiano, in ultimo, si serve sempre più dei ‘raffinati’ deputati leghisti per rimodellare i delicati rapporti tra Stato e Chiesa, facendo stabilire alla Lega quali sono i confini politici che il Vaticano non deve oltrepassare in materia di accoglienza, carità e integrazione. Nei fatti, chi detta le regole della convivenza con i migranti in Italia è questo medio partito politico razzista, il cui obiettivo dichiarato è quello di muovere guerra ai migranti del pianeta. (continua nel prossimo numero)


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ARTE DEL VIAGGIO, ARTE DELL'INCONTRO. 2° Festival delle letterature minoritarie d'Europa e del Mediterraneo IN4LATI di Chiara Di Salvo Il gruppo di artisti al completo. Da sinistra: Siham Bouhlal, Claudio Salvagno, Robert Lobet, un organizzatore di Villa Badessa, Claudia Civitarese, Aurélia Lassaque, Francisco Juan Molero Prior, Enza Di Lallo, redattrice TerPress, Mustafa Arapi. In basso: Felip Costaglioli, Julie Baugnet, Laia Noguera i Clofent. Fotocredit: Chiara Di Salvo Claudia Civitarese durante l'inaugurazione del Festival al teatro Kursaal di Giulianova (TE) Fotocredit: Chiara Di Salvo All'interno della bella cornice di Villa Badessa, in provincia di Pescara, domenica sera si è concluso con un frizzante concerto degli Adria il 2° Festival delle letterature minoritarie d'Europa e del Mediterraneo, organizzato all'interno delle Quarte Giornate dei Diritti Linguistici, Convegno dedicato alle sottili problematiche delle isole alloglotte, considerate culture dalla lingua minoritaria con temi e problematiche fini a se stesse. Proprio per rendere ampio il respiro di queste culture poco conosciute, è stata data loro voce all'interno di un Festival organizzato dall'Associazione LEM-Italia in collaborazione con l’Associazione Culturale Villa Badessa, il Dipartimento di Teorie e Politiche dello Sviluppo Sociale dell’Università di Teramo e con il patrocinio del Ministero dell’Interno e il sostegno del Consiglio d’Europa. Direttrici artistiche dell'evento, sono state tre bravissime artiste che hanno saputo coniugare il linguaggio alla comunicazione: Aurélia Lassaque, poetessa e studiosa di lingua ed arte occitana; Adriana Civitarese, pittrice contemporanea e Claudia Civitarese, musicista, cantante e preziosa regista per il Festival. Anche in questo caso, TerPress ha presenziato all'evento documentandolo pure attraverso le fotografie postate in diretta nella Fan Page di Facebook ( http://www.facebook.com/ ?ref=home#!/TerPress?ref=ts). Gli artisti presenti sono stati invitati a partecipare al dialogo attraverso due forme comunicative: la pittura e la poesia. Mustafa Arapi, Julie Baugnet, Siham Bouhlal,

Felip Costaglioli, Aurélia Lassaque, Francisco Juan Molero Prior, Robert Lobet, Laia Noguera i Clofent e Claudio Salvagno, accomunati quasi tutti da conoscenza pregressa, si sono incontrati per rendere tributo alle lingue minoritarie nella splendida cornice di Villa Badessa che, per l'occasione, ha allestito nell'ex frantoio (un piccolo gioiello scenico) una mostra dedicata alle parole e ai colori delle lingue degli autori. Nello specifico, i vividi colori del pittore albanese Mustafa Arapi, hanno raccontato anche del doloroso strappo emotivo vissuto da molte comunità balcaniche che, per emigrazione o fuga dal paese d'origine, oggi si trovano separate dalle proprie radici. Quando si parla di emigrazione le distanze sono spesso relative e la decisione del poeta spagnolo Felip Costaglioli di rimanere a vivere e a lavorare in America non lascia spazio a molte domande. Felip Costagnoli ha intrecciato la sua carriera artistica con quella di un'altra artista americana (ma francese d'origine) Julie Baugnet, pittrice e designer che trova ispirazione dalle poesie di

Felip. Il loro scambio artistico negli anni ne ha come intrecciato i gesti fino a produrre opere d'arte in un processo d'osmosi creativa, palpabile, coinvolgente ma discreta. Un'attrazione magnetica viene prodotta dai lavori di Robert Lobet, pittore ed incisore provenzale che, attraverso le calde tinte della terra, ha raccontato di pieni e di vuoti, di spazi mobili e galleggianti in pensieri lontani. E sempre in quest'atmosfera surreale eppure estremamente concreta, le sculture del cuneese Claudio Salvagno sono apparse dipinte sull'aria, quasi fantasmi di legno, presenze che, per materiale e forma, riportano alla lingua occitana parlata in una precisa zona d'Italia, il Valados. I testi di Francisco Juan Molero Prior, passionali e terrosi come solo gli spagnoli riescono ad essere, hanno infine riportato a terra e con i piedi ben ancorati ad essa, gli ascoltatori del Festival. La presentazione del 2° Festival delle letterature minoritarie d'Europa e del Mediterraneo è stata divisa in due parti: l'inaugurazione è avvenuta al Teatro Kursaal di Giulianova, momento in cui è stata presentata la lettura ed il canto di poesie composte su ispirazione di un diaporama su Villa Badessa creato da Adriana Civitarese. Successivamente, nelle due giornate che hanno seguito il Festival, gli artisti hanno esposto nell'ex frantoio del borgo e si sono esibiti in piccole performance di scrittura creativa su opere d'arte create ad hoc. Mi soffermo, in ultimo, a parlare con Claudia Civitarese, delicata e vibrante voce dello spettacolo: «Claudia, da dentro, da regista dell'evento, qual'è la cosa che ti ha veramente colpito di tutti questi artisti? ». « La disponibilità. Sono persone differenti, con una personalità artistica solida, concreta. Eppure non hanno esitato a mettersi in discussione e a essere coordinati per lo spettacolo. Ecco, ci hanno dato a me e ad Aurélia la possibilità di gestire la loro creatività. Parlavamo cinque lingue differenti e spesso neanche molto bene, eppure ci siamo capiti sempre e ognuno di noi ha lavorato anche per l'altro. Se questo è il messaggio del Festival, beh...credo che sia riuscito pienamente ». Le lingue sono l'unica vera frontiera dell'uomo.

Chi sono i poveri di spirito? L'OPINIONE di Vincenzo Jacovino L’interrogativo è legittimo: “Chi è il povero di spirito?”. Costituisce, per caso, una categoria ben definita, un ceto sociale preciso? La società globale è sommersa da poveri di spirito che attraversano, indifferentemente, tutti i ceti o classi sociali in atto. Quanti poveri di spirito allignano tra gli intellettuali o i praticanti della scrittura!! Poi, cosa s’intende per “povero di spirito?”. “ I modi di dire più sbagliati, dice Canetti, hanno il massimo potere di attrazione finché continua a esserci qualche persona che li usa seriamente” e, questo, è un caso emblematico. Ancora, la scrittura ha si la necessità della solitudine ma ha,

anche, l’urgenza di mantenere il contatto con la realtà ovverosia con “il respiro largo della vita” dato che la scrittura “ come professione è distruttiva, sempre Canetti e prosegue, si deve avere più paura delle parole”. Ora i social network, fitte maglie di reti palesemente tessute al di fuori della realtà, sono i non-luoghi della scrittura ma proprio per questo sono ancor più distruttivi perché spesso i componenti di queste comunità virtuali eludono o, peggio ancora, tentano di ignorare cosa è avvenuto o avviene nel mondo nel frattempo. Ed ecco, come prosegue il poeta, a riguardo dell’ eternamente ritorno e coi giorni mi volgo e mi confondo, vado, da me sempre più lontano(A. Zanzotto) Si è proprio certi, che a nessun intellettuale possa

essere utile partecipare ad un happening autoconvocato da comunità virtuali? Sicuri che qualcuno non se ne serva? Il dubbio è d’obbligo. Ancora chi sono gli intellettuali? Anche in questo caso, è una categoria precisa? Con confini e mansioni predeterminate? Intanto c’è la corsa a registrarsi presso questi social network da parte di tutti, siano di serie A, B, C e così via. Chi scrive o chi pratica con ingegno la scrittura sente, comunque, l’urgenza di trasferire, per effetto transfert, l’intima angoscia scrittoria e il suo grado di efficacia sta nel ridare ad altri la propria angoscia lasciando che essa fluttui qui quietamente là con affanno ma per tutti c’è sempre, comunque, … una luce che fonde sotto un sole dove accadono sempre cose nuove.(M. Socrate)


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QUARTE GIORNATE DEI DIRITTI LINGUISTICI. Teramo – Giulianova (TE) - Rosciano (PE) - Villa Badessa (PE), 20-23 maggio 2010 IN4LATI di Chiara Di Salvo Henri Giordan, Direttore del Progetto LEM durante una sessione della conferenza all'Università di Teramo. Fotocredit: Chiara Di Salvo Spiegazione dell'attività redazionale alla responsabile dell'ufficio stampa del convegno Gina Lacala (a sinistra); Chiara Di Salvo (a destra). Università di Teramo, stand TerPress. Fotocredit: Chiara Di Salvo. Si sono concluse domenica sera con un concerto del gruppo salentino-albanese Adria nella piazza di Villa Badessa le Quarte Giornate dei Diritti Linguistici – convegno internazionale su L’INSEGNAMENTO DELLE LINGUE LOCALI: ISTITUZIONI, METODI, IDEOLOGIE, accompagnate dal 2° Festival delle letterature minoritarie d'Europa e del Mediterraneo – Arte del Viaggio, Arte dell'Incontro (per maggiori informazioni riguardo la presentazione del Convegno: Giovanni Agresti: http://terpress.blogspot.com/search/label/ LA%20LINGUA%20DEGLI%20ALTRI; oppure: Chiara Di Salvo: http://terpress.blogspot.com/ 2010/02/giovanni-agresti-le-lingueminoritarie.html). Quattro giorni di dibattiti ed intense attività (conferenze, spettacoli teatrali, concerti, esposizioni di arte contemporanea all’insegna dell’incontro tra studiosi scrittori ed artisti di comunità minoritarie euro mediterranee) organizzate e realizzate dall'Associazione LEMItalia in collaborazione con l’Associazione Culturale Villa Badessa, il Dipartimento di Teorie e Politiche dello Sviluppo Sociale dell’Università di Teramo e con il patrocinio del Ministero dell’Interno e il sostegno del Consiglio d’Europa. Tante le personalità invitate e presenti all'evento: da Fernand DE VARENNES, Professore alla Murdoch University di Perth, Australia, ad Alexey KOZHEMYAKOV, Direttore del Segretariato della Carta europea delle lingue regionali o minoritarie (Consiglio d'Europa), Strasburgo, ad Ahmed BOUKOUS, Rettore

dell’Istituto Reale di Cultura Amazigh di Rabat. Molteplici sono stati gli intrecci tra interessanti interventi e differenti punti di vista e l'incontro si è così concluso domenica mattina con una tavola rotonda a Villa Badessa in cui si è parlato di un progetto di legge regionale sulle minoranze linguistiche d'Abruzzo. Al dibattito hanno presenziato Nicoletta Verì, consigliera regionale; Alberto Secamiglio, sindaco di Rosciano; Giancarlo Ranalli, presidente dell'Associazione culturale Villa Badessa; Giovanni Agresti, presidente dell'Associazione LEM-Italia ed infine Ajsela Spahija e Laura Xhaxhiu, rappresentanti dell’Albanian Forum for the Alliance of Civilizations. TerPress era presente al Convegno e con la Redazione ha seguito le Quarte Giornate dei Diritti Linguistici fino a domenica sera, postando in diretta all'interno della sua Fan Page di Facebook le fotografie dell'evento ( http://

www.facebook.com/?ref=home#!/ TerPress?ref=ts). Era importante, a nostro parere, documentare la caratteristica di questo progetto di legge regionale che prevede di considerare solo la comunità alloglotta di Villa Badessa come isola linguistica da valorizzare nel territorio abruzzese (per maggiori chiarimenti sulla peculiarità del borgo di Villa Badessa: Chiara Di Salvo: http:// terpress.blogspot.com/2010/02/villa-badessavicino-pescara-unisola.html). Tale scelta si precisa nel tentativo di superare due importanti concetti: da un lato quello delle lingue come “patrimoni immateriali” (concetto sancito dalla Carta europea delle lingue regionali o minoritarie) poiché si considera e constata che, a livello della persona, la possibilità o meno di utilizzare e vivere in una determinata linguacultura presenta ricadute psicologiche e sociorelazionali ben concrete; dall’altro, il concetto di “minoranza nazionale” inteso come gruppo separato dal circostante e non risultante da una stratificazione dell'identità. Nel caso di Villa Badessa la relazione con le radici della comunità, anche se attraversata da apporti esterni, è evidente: pur estinguendosi la lingua, non è andata perduta l'identità simbolica del gruppo sociale, così come il rito e/o l'identità religiosa. Delle 18 famiglie emigrate dal paese albanese di Piquèras e giunte a Villa Badessa nel 1743, ancora oggi vi sono discendenti che ne sentono il contatto ed il richiamo culturale, simbolico e liturgico. Il desiderio di non far spegnere la memoria e la volontà, oggi, di fortificare il ponte con Piquèras è talmente sentito che ha indotto a considerare la comunità alloglotta « Da isola linguistica a oasi rituale » (O. Veggetti, 1983). Con questo nuovo disegno di legge si tenterà, quindi, di far evolvere il concetto di “minoranza linguistica” in quella di “minoranza linguisticoculturale”. Sebbene, dunque, a Villa Badessa non si parli più l'arbëresh, non si può negare alla comunità il ruolo di portavoce di una cultura balcanica estremamente ricca e, di fatto, ancora viva nelle tradizioni e nel rito cattolico-bizantino.

Luccichio (Sere di Aci III) INSTABILI EQUILIBRI di Natty Patanè Cominciò a rimescolare. Le vecchie carte avevano raddoppiato nel tempo il loro volume, Livia teneva le dita ben stese e con fare teatrale incastrava fanti e assi di coppe tra quattro e re di vari semi. Poggiò il mazzo sul tavolo fasciato di beige e lentamente andò a cambiare il disco che ormai da un po' aveva finito la sua corsa. Cominciò a sfiorare con la punta dell'indice il dorso dei suoi CD, soffermandosi di tanto in tanto su una possibile scelta, poi ricordò le note che avrebbe tanto voluto per il saluto mai avvenuto ad Annie e quasi con sacralità diffuse " I'm fool to want you". Tornò verso il tavolo, fuori la notte giocava coi gatti a caccia di roditori e accoppiamenti, la luna scolpiva evanescenti forme luminose tra le increspature del mare. L'allungarsi del serpente di carte le fece comprendere che il solitario non avrebbe avuto soluzione. Riempì nuovamente il bicchiere ed uscì in giardino, la brezza le muoveva la stoffa leggera dandole l'impressione di volteggiare sulle antiche mattonelle di terracotta, un cuscino sul

sedile di pietra aveva dato alla gatta Aneis la volontà di acquietarsi. Livia scavalcò il muretto come quando era ragazzinae si spinse sugli scogli, verso l'insenatura che ospitava il porticciolo. In lontananza riconobbe la sagoma di Carmelo, alto, un poco curvo, i ricci incolumi al passare degli anni. Non era un caso che prima fosse passato davanti casa sua, proprio in quella sera. Le sembrò di cogliere nel lieve movimento che scorgeva, lo stesso dondolarsi che da giovane contraddistingueva Carmelo nei momenti d'imbarazzo, lo rivide folgorato in un pomeriggio caldo di tanti anni prima, porgere la mano ad Annie mentre lei gliela presentava. Livia aveva colto subito quello sguardo misto tra il malinconico e l'inquieto che le rivelò subito che, come da bambini si ritrovavano a tentare di raccogliere la stessa pietra bianca, levigata e splendente portata sulla riva da un'onda spumosa, così stavano per innamorarsi, insieme, della stessa donna.- Ciao Carmelo -- Livia! qua sei? - chiese retoricamente- qua sono, c'è tropppo caldo, non si riesce a dormire -- vero è - aggiunse lui spostando il capo.- non si può dormire ma dici che è solo il caldo? - Livia per un attimo non rispose, lo guardò nel buio, Carmelo fissava qualcosa, verso

l'orizzonte, nascosto dalla notte, il suo profilo era quello di sempre, forse solo un po' intristito, teneva tra le mani la vecchia canna da pesca e frugava nel buio alla ricerca di un ricordo vago che potesse proiettargli almeno una immagine. Era bello Carmelo e la sua bellezza l'aveva lasciata intatta, quasi che da un momento all'altro potesse tornare Annie e potesse servire a convincerla a guardare anche lui oltre che Livia.Non è solo il caldo, lo so - sussurrò Livia e lieve appoggiò il dorso di due dita sulla guancia di Carmelo, come se fosse una minima, tardiva scusa per l'amore che era stato di suo esclusivo appannaggio. Le sembrò che le dita tornassero bagnate e le lasciò, tentennante, a mezz'aria.- è l'umidità della notte Livia - Cercò di di chiarire il bruno amico.- è l'umidità, forse è meglio che rientriamo -- vero è, torniamo - Poggiò la canna su una spalla mentre Livia lo prendeva sotto braccio e gli poggiva la testa sull'altra.- vieni Carmelo, ti offro una tisana - gli disse con fare paterno e poi cominciò a cantare- un bel dì vedremo, levarsi un fil di fumo! - tutto il resto, taceva.


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