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Anno 3 N.65

www.terpress.com

LA SETTIMANA

dal 23/04//2010 al 29/04/2010

Sere di Aci II rosso e amico. Né diva, né casta pensò sorridendo Livia e poggiò gli occhi sulla foto di Annie, la spalla nuda accoglieva lo sguardo basso e intenso esaltato dai capelli raccolti scompostamente sulla nuca. La ricordava così, mentre passeggiava lenta in giardino o raccoglieva gli iris dall'intenso blu che in primavera si riversavano a cascata nelle aiuole centrali. Iris come una deflagrazione buona. Già, una deflagrazione, come quella che insensata se l'era portata via mentre già si immaginava il profilo della sua isola nelle luci della sera. La grazia di Annie aveva affascinato i teatri underground inglesi e lei, con il suo sorriso dipinto di modestia aveva ringraziato per settimane, mesi, poi aveva voluto fare una pausa perchè non poteva mancare al compleanno di Livia. Aveva pregato l'agente perchè le trovasse una combinazione che la potesse portare all'aeroporto di Fontanarossa ma non c'era stato nulla da fare, poteva arrivare solo a Palermo. Così, aveva rinunciato alla sorpresa e aveva telefonato a Livia perchè andasse a prenderla a Palermo. Socchiuse gli occhi e cercò di concentrarsi sull'ultima pubblicazione di cui doveva occuparsi ma i colori della copertina che le avevano proposto i grafici si mescolavano fra loro, informi, e la riportavano a pensare a quell'ennesimo anniversario della feroce, inutile, attesa, l'anniversario di quella fine, delle bugie e del silenzio che era calato come una cappa. Dalle finestre adesso entrava un ventoso buio che sollevava le tende e rendeva ad intermittenza la

vista del mare oltre il muro di pietre nere. La immaginò ancora, con quella sensazione di indefinito che la coglieva nel pensare al mare, la immaginò dissolta tra quelle onde che l'avevano accolta come un non richiesto dono del cielo. Annie che sapeva di buono, Annie che profumava di glicine, trasformata in acqua per permettere a chi l'aveva amata di sentirne il tocco fresco ad ogni estate. Si alzò e uscì sul terrazzo, i sedili in pietra accoglievano morbidi cuscini in iuta blu e verde, un tavolo in ferro battuto troneggiava al centro, illuminato da una fioca luce che attirava insetti impazziti, unna vecchia nassa pendeva sul muro bianco. Sollevò il caffettano leggero e si acquattò su un cuscino mirando un orizzonte invisibile inghiottito da ore nel buio. Per molto tempo non aveva potuto guardare il mare quasi che fosse stato lui a celare la vista di Annie ai suoi occhi. Lentamente aveva ripreso a giocare con i suoi luccichii diurni e con il mistero che generava dall'amore con la notte.- Carmelo! A pesca vai? - salutò il vecchio amico che passava aldilà del basso muretto di cinta- Donna Livia sabbenedica! - rispose carmelo mimando il gesto del togliersi una coppola che non aveva mai portato- stasera la divina ti ascolti?- Livia annuì e, mentre Carmelo sorridente si allontanava, cominciò a cantare- Casta Diva che inargenti queste sacre antiche piante.... a noi volgi il bel sembiante senza nube e senza vel - Sorrise anche Livia e, per un attimo, le parve di avvertire un vago sentore di glicine

Ausilio Bertoli: “L’amore altro – un’odissea nel kosovo”, Besa editrice, 2009

Carlo D’Alessio: “Solo la penombra”, Lampi di stampa, 2009

INSTABILI EQULIBRI di Natty Patanè da leggere, possibilmente, ascoltando la Callas che canta "Casta Diva" Volute di fumo, morbide, le danzavano tra le rughe di un volto che era un arazzo di eventi e passioni. Livia sosteneva morbidamente tra le labbra l'immancabile sigaretta appena rollata. Le dita, abili, infilavano fili di cotone nella cruna di un ago che lieve affondava nel peluche marrone. Altri due punti e lo squarcio sarebbe stato un ricordo, un buon lavaggio avrebbe fatto il resto e poi avrebbe provveduto a dargli un nome e un posto sugli scaffali, nel raparto dei peluche, forse tra l'asino con un occhio e la pecorella rosa. Lasciò gli attrezzi e il vecchio orso trovato in un angolo di strada sul tavolo del laboratorio, salì la piccola rampa di scale e, sfiorando il muro con le nocche si diresse verso il salone dall'ampia vetrata che di giorno era illuminata da raggi smeraldini rimbalzati dal giardino. Con perizia tirò fuori dal frgio bar la sua adorata bottiglia di campari, prese dal freezer una manciata di ghiaccio e andò verso il lettore, qualche secondo e la voce della Callas si impastò con il calare già avvenuto del giorno estivo. Si lasciò cadere sul divano verde bottiglia, a braccia larghe, la mano sinistra con l'ennesima sigaretta, la destra di tanto in tantopoggiava il bicchiere imperlato sul collo per un secondo di brivido freddo prima del sorso

(Pagina Tre) di Francesco Simone Che a volte nella dimensione dell’amore possa capitare di tutto è risaputo, ma questa non è la solita storia d’amore. L’intreccio e la combinazione degli eventi fanno dell’”Amore altro” una suggestione continua e sfuggente quanto il panorama del viaggio che racconta. L’amore mai corrisposto verso Giulia che si contrappone a quello fortemente provato eppure compresso e trattenuto verso la sorella “ medichessa” Clizia. In un contrapporti emotivo che corre veloce come il susseguirsi degli eventi, il protagonista solleverà il velo della propria timidezza sino ad arrivare a dichiararsi alla disgraziata ma onesta Arifa, la ragazza di Prizren Bas.

Da questa ragazza, fulcro del romanzo nascerà l’amore più grande che si possa dare. Oltre le emozioni commosse, accarezzate, piante e lamentate, l’amore mai egoistico e mai privato, l’amore altruistico che sia lei che Giulia hanno sempre preferito. Questo amore quieto e sereno eppure sempre pieno e intenso, nato e consumatosi in Kosovo, porterà ad una grande amicizia ed alla costruzione di una clinica pediatrica in onore di Arifa la “ bambina” della periferia di Pristina. Una narrazione di straordinaria bellezza, un viaggio senza fermate se non quelle di una foto rubata. Ausilio Bertoli L’amore altro Besa editrice

(Pagina Tre) di Francesco Simone Werner, il maestro elementare “raccolto” nella sua vita, fredda e luminosa quanto la mattina epocale del 9 novembre 1989 a Eisenach è la testimonianza di quanto la tragedia del nazismo e la rigidità del socialismo reale provocarono ad un popolo. Il segno di una sterilità emotiva che si è sedimentata e riflessa anche nei rapporti privati di quest’uomo nei confronti dei figli resi estranei ed ostili. E’ la paura verso quei fantasmi per tanto tempo presenti di quella memoria contro la quale ha lottato sino ad anestetizzarla e che ora ritrova nuova forza, violenta, urgente, improvvisa. E’ la lotta di un uomo piegato da quel silente annullamento ormai accettato che ora alla luce dei nuovi eventi deve rimettere tutto, anche l’inutilità della sua condizione, in discussione. Se la caduta del muro di Berlino è festa per tutti, per Werner rappresenta una paura e un turbamento a stento tenuto sotto controllo. Sussulti profondi che portano a nudo verità tenute nascoste, una resa dei conti che ha esiti sconcertanti. Un ritmo in crescendo, una tensione che cresce, tra il silenzio interiore e la chiassosa alba di un mondo nuovo. Carlo D’Alessio Solo la penombra Lampi di stampa


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Teatro e spettacolo fra Oriente e Occidente GUARDARE AD ORIENTE di Antonella Musiello foto di: Antonella Musiello Osservando la cultura orientale è inevitabile il confronto spesso oggetto di molteplici dibattiti con la cultura occidentale. In questo contesto parlerò di cultura dal punto di vista della messa in scena teatrale e pertanto cercherò di descrivere il percorso che ha condotto il teatro alla reltà moderna. I teatri asiatici oggi sono considerati un patrimonio comune della cultura teatrale del mondo. Gli spettacoli no e kabuki non sono più una cosa rara per il pubblico contemporaneo. Da un lato la presenza di attori asiatici in occidente ha contribuito ad ampliare l’interesse generico per l’Oriente ad uno più profondo della cultura orientale; ma dall’altra si rischiano banalizzazioni e facili sincretismi. In realtà quest’ultima deduzione è troppo semplicistica, l’Oriente ha sempre suscitato fascino e non solo dal punto di vista teatrale. Molto spesso l’ignoranza detta affermazioni spiacevoli, come quella che associa alla lontananza di tale realtà alla poca importanza nella storia del teatro. L’Oriente viene spesso visto come una creazione dell’Occidente, in quanto ora suo doppio ora suo contrario. L’oriente è stato spesso catalizzatore di contraddizioni e di eccessi propri della cultura occidentale, da un lato ne siamo attratti (solo quando si scoprono elementi inusuali ai nostri), dall’altro ne siamo spaventati (quando questi contrasti sfiorano le incomprensioni tanto da collocarli nell’oblio e poi nel sogno). Dal punto di vista storico si può collocare il secolo XVII il periodo in cui con il fenomeno dell’esotismo l’oriente si insinuò con maggiore slancio nella mentalità occidentale. L’esotismo rappresentò il desiderio e il sogno di scoprire popoli diversi e il sentimento di evasione soprattutto dal punto di vista artistico. Nel XIX secolo si iniziarono ad avere dei contatti fra la gente di teatro orientali e occidentali. Danzatori provenienti da Giappone, Cambogia, Giava, viaggiarono in Europa e negli Stati Uniti destando curiosità e meraviglia fra drammaturghi, attori e critici. Così le arti figurative, le filosofie e le letterature d’Oriente divennero modelli soprattutto per coloro che amavano il teatro ma che non tolleravano più la propria civiltà satura di

una spettacolarità volgare. Il mito dei teatri orientali attirò tutti gli innovatori del teatro e della danza del Novecento. L’utilizzo delle teorie dei teatri orientali furono esaltate nelle pratiche e nelle teorie del teatro moderno grazie alle interpretazioni di grandi riformatori e innovatori teatrali del Novecento. Principalmente quindi possiamo dire che ha predominato la curiosità dell’Oriente nei confronti dell’Occidente non solo per quanto riguarda il teatro, ma in varie forme culturali e sociali. L’Oriente aveva e ha ancor’oggi la suggestione del fascino e del mistero, pertanto tale stereotipo si è riverberato in molteplici forme d’arte e anche nel teatro. Ciò che distingue il teatro Orientale da quello Occidentale sta nelle motivazioni, nelle proprie origini e soprattutto nella storia che ha contraddistinto la cultura di un popolo. Oggi molti teatri orientali sono costruiti secondo gli orientamenti più moderni dell’architettura e

della decorazione scenica del teatro in stile occidentale, comprese le classiche poltrone, l’aria condizionata, l’illuminazione computerizzata, il suono e i congegni elettronici del palcoscenico. Una tecnica molto utilizzata nella scenografia odierna e non solo sui palcoscenici giapponesi è l’ikebana, l’arte di disporre i fiori. Ha avuto un successo internazionale per l’essenza centrata sull’armonia, sul colore, sul ritmo. L’ikebana è un’arte molto antica, è ampiamente praticata in Giappone, nata come iniziale offerta agli dei oggi è diventata una multiforme espressione artistica ed è il frutto e il riflesso della cultura contemporanea. Mille e varie ancora similitudini e contrasti ondeggiano fra il teatro orientale e occidentale, tutte piene di fascino e spettacolarità che regalano agli spettatori di tutto il mondo ottime occasioni di curiosità, cultura e divertimento.

CENERENTOLA NEL MONDO: Russia INTERFIABA di Rosa Tiziana Bruno La scarpetta d’oro. C'erano una volta un vecchio e una vecchia che avevano due figlie. Il vecchio un giorno si recò in città e acquistò ad una sorella un pesciolino e all'altra pure un pesciolino. La maggiore mangiò il suo pesciolino, invece la più giovane andò al pozzo e disse: " Pesciolino diletto! Ti devo mangiare o no!" " Non mangiarmi" rispose il pesciolino, " rigettami nell'acqua, io ti sarò utile." La ragazza mise il pesciolino nel pozzo e ritornò a casa. La madre non amava per nulla la sua figlia minore. Fece mettere alla sorella il vestito più bello e si recò con lei in chiesa alla messa, invece alla più piccola lasciò due misure di segale e le ordinò di pulirla prima che loro rincasassero dalla chiesa. La giovane s'incamminò a prendere l'acqua, sedette accanto al pozzo a piangere, il pesciolino nuotò verso la superficie e le chiese: " Perché piangi, bella fanciulla?" " E come non piangere?" rispose la bella ragazza, " mia madre ha fatto indossare a mia sorella il vestito più bello, ed è andata con lei a messa, ha lasciato me a casa e ha ordinato di pulire due misure di segale prima del suo ritorno dalla chiesa!"

Il pesciolino le disse: " Non piangere, va a

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Il testamento di Salvatore Siciliano di Salvatore Cobuzio LIBRI A PORTATA DI MOUSE di Azzurra Carriero Marzo 2010: è un giorno come tanti, quando su ogni profilo e gruppo di Facebook compare insistentemente un'immagine, sempre la stessa, apparsa dal nulla e onnipresente. Mentre gli internauti di tutta Italia se ne stanno increduli come di fronte a un ufo col naso puntato sul monitor, tre amici per la pelle, Fabrizio, Luca e Domenico, sono gli unici a conoscere il significato di quest'oggetto misterioso apparso in Rete: è il plateale commiato di Salvatore Siciliano, il leader del loro gruppo. Di lui, insieme a questo sberleffo virtuale, restano le pagine di un vero e proprio testamento in cui il protagonista, Salvo, rivela tutta la verità su se stesso e sulle sue insospettabili colpe di manipolatore occulto della Rete- il migliore, il più pagato - per conto di potenti multinazionali e oscuri gruppi di potere. Lungo il filo di una febbrile confessione, mentre di fronte agli occhi dei tre amici si sbriciola l'immagine di Facebook quale meravigliosa oasi in cui tutto sembra possibile a tutti, la scelta di Fabrizio, Luca e Domenico è quella di un'amicizia autentica che resiste a ogni cosa. Un legame che li condurrà fino alle regioni interne dell'Africa, sulle tracce del tantalio, misterioso e preziosissimo minerale, al centro di illeciti traffici in cui Salvo si è trovato invischiato, fino a scoprire che in fondo, Facebook o meno, l'isola che non c'è può esistere davvero, per chi come loro sa riconoscere o difendere uno spazio di amicizia e amore in cui rifugiarsi. Il testamento di Salvatore Siciliano diviene la notizia più chiacchierata in Rete, la più grande operazione mai effettuata in Italia di marketing e comunicazione viral e: Dal 1 marzo, giorno d'inizio della campagna ad oggi, 10 milioni di persone hanno visto su Facebook e negli altri social network l'immagine di Salvatore Siciliano. 30.000 visualizzazioni dopo le prime 4 ore dalla pubblicazione del testamento. www.salvatoresiciliano.com Numerosi anche video su YouTube: basta scrivere “il testamento di salvatore siciliano”; lo stesso vale per post e vari blog spontanei con più di 200.000 risultati su Google. Il libro svela a tutti coloro che si sono interrogati su questa strana vicenda, chi è veramente Salvatore Siciliano e il messaggio contenuto nel suo testamento. Da quando il suo testamento ha invaso il web, mille supposizioni sono state fatte: Siciliano è un pentito di mafia, un politico di

sinistra manovrato da Beppe Grillo o Travaglio, addirittura parte della strategia di lancio di un film e molte altre ipotesi. Secondo voi, in che modo oggi i politici, i poteri forti delle multinazionali facendo leva sulla presunta libertà di internet usano la Rete per fare i loro interessi? Internet, paritario e fuori dal controllo dei poteri forti sarebbe un pericolo troppo grande per gli interessi economici e politici di molte persone. Alcuni esempi di temi trattati all’interno del libro Il testamento di Salvatore Siciliano: - La censura di internet in Cina. - Il traffico del Tantalio. - La privacy. - La teoria sui clown (Berlusconi) e i buffoni moderni di oggi (Dario Fo, Luttazzi, Grillo, Santoro, Travaglio) - Obama e la politica americana del 2.0. Salvatore Cobuzio é nato a Siracusa nel 1978. Ha lavorato come web marketing manager presso gli studi di Cinecittà e alcune importanti aziende nazionali. Vive e lavora a Roma.

CENERENTOLA continua da pagina 2 vestirti e va in chiesa, la segale sarà pulita!" La ragazza si vestì e andò a messa. La madre non poté identificarla. Quando la messa fu al termine, la ragazza ritornò a casa, anche la madre che sopraggiunta a casa le chiese: " Allora, stupida, hai pulito la segale?" " Si" rispose lei. " A messa c'era una bella ragazza!" raccontò la madre. " Il pope non cantava, non leggeva, e non faceva altro che guardarla, tu invece, sciocca, guardati un po' come sei insudiciata!" " Non c'ero, ma lo so!" disse la ragazza. " Ma che cosa vuoi saperne tu?" le disse la madre. Un'altra volta la madre fece mettere alla figlia maggiore il vestito più bello, andò con lei alla messa, invece alla minore lasciò tre misure d'orzo e le disse: " Nel frattempo chi io prego Dio, tu pulisci l'orzo." Dopo andò a messa, la figlia, si recò al pozzo, sedette accanto al pozzo e pianse. Il pesciolino nuotò verso la superficie e le chiese: " Perché piangi, bella ragazza?" "E come non piangere?" rispose la bella fanciulla. " Mia madre ha fatto indossare a mia sorella il vestito più bello, ed è andata con lei a messa, ha lasciato me a casa e ha ordinato di pulire tre misure d'orzo prima del suo ritorno dalla chiesa." Il pesciolino le disse: " Non piangere, va a vestirti e raggiungila in chiesa l'orzo sarà pulito!" Lei si vestì, arrivò in chiesa, incominciò a pregare Dio. Il pope non cantava, non leggeva e non faceva altro che guardarla! La messa terminò. Quel giorno alla messa c'era un principe del posto, la nostra bella fanciulla lo conquistò molto, volle conoscerla, chi era? In quell'occasione le gettò della resina sotto una scarpa. La scarpa rimase attaccata, ma lei andò a casa. " Sposerò" disse il principe, " la padrona di questa scarpa!" La scarpa era tutta decorata in oro. La vecchia arrivò a casa e iniziò a raccontare: " Che bella ragazza c'era! Il pope non cantava, non leggeva e non faceva che guardarla, tu invece stupida guardati un po', sei una vera pezzente!" Nel frattempo il principe cercava da ogni parte la ragazza che aveva perso la scarpa, ma non riuscì a trovare in nessun luogo una cui la scarpa stesse a pennello. Arrivò anche dalla vecchia e le disse: " Fammi guardare tua figlia, chissà se questa scarpa le andrà bene?" " Mia figlia insudicerà la scarpa" rispose la vecchia. Giunse la bella ragazza, il principe le misurò la scarpa. La scarpa le stava perfetta. Il principe la sposò, incominciarono a vivere felici e contenti, diventarono sempre benestanti.

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