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Anno 3 N.50

www.terpress.com

LA SETTIMANA

dal 08/01/2010 al 14/01/2010

Terremoto Haiti: la rete come unico sistema di aggiornamento, su Facebook si cercano i dispersi IL FATTO di Valeria Del Forno Le notizie sul terremoto che ha devastato Haiti si sono diffuse in tutto il mondo attraverso i social media. Una funzione tanto più preziosa se si calcola che il sisma ha mandato in tilt le linee telefoniche. Facebook, in particolare, si è trasformato in un’inaspettata, ma fondamentale, bacheca d’emergenza per la ricerca e lo scambio di informazioni sui dispersi. E' una tragedia di proporzioni inimmaginabili, il terremoto che ha colpito Haiti, il paese più povero dell'intero continente americano. Il bilancio delle vittime è ancora del tutto incerto. Nel frattempo, i familiari dei dispersi stanno provando in tutti i modi a cercare i propri cari e, al momento, i social media, si sono dimostrati il modo più veloce per lo scambio di informazioni. Prima che arrivassero nelle televisioni di tutto il mondo, Twitter ha, infatti, segnalato le notizie della tragedia. Pochi minuti dopo il terremoto, si leggevano diverse segnalazioni tra cui quella di Troy Livesay, un americano che vive ad Haiti per fare opera missionaria: "C'è stato un forte terremoto, l'ho appena sentito qui a Port-au-Prince", "i muri stanno crollando, stiamo tutti bene, pregate per quelli nelle baraccopoli" . Le foto sono state pubblicate sul TwitPic e Flickr quasi istantaneamente e su YouTube sono passati i filmati amatoriali, prima che sui canali ufficiali. Anche Facebook ha scoperto in queste ore una sua vocazione inaspettata: si è trasformato in una bacheca di emergenza per le persone alla disperata ricerca di notizie su parenti ed amici dispersi. Migliaia gli aderenti ai numerosi gruppi che crescono di ora in ora, incrociandosi tra di loro. Vasto il numero di link, foto degli scomparsi e messaggi. “Per favore, fatemi sapere se qualcuno di voi ha visto mia madre ad Haiti, il suo nome è M. M. , si trovava a Carrefour, Mahothiere…" recita uno dei tanti post. Oltre 32.000 iscritti in poche ore è quanto ha raggiunto il gruppo più grande dedicato al terremoto, " Earthquake Haiti". Sulla bacheca, che si articola come un forum, tra preghiere e link alla Croce Rossa, vi è un costante susseguirsi di domande e richieste. Da una parte c’è chi chiede notizie su parenti scomparsi, precisando il loro indirizzo. Dall’altra parte, chiunque ha una notizia o riesce a sentire via telefono un proprio caro posta l’informazione in un thread, sperando così di tranquillizzare chi ha i propri cari nella stessa zona. Numerose sono poi le richieste di notizie oltreoceano che riguardano strutture di assistenza, in quanto vi lavorano volontari soprattutto americani ed europei. Agli orfanotrofi è poi dedicato un intero thread mentre ne è stato aperto uno per spiegare come e a chi rivolgersi per offrirsi volontari. I social networks hanno anche accelerato la raccolta di donazioni da parte di gruppi di aiuto, che hanno pubblicato i link ai siti in cui i soldi possono essere trasmessi istantaneamente. Sempre su Facebook il gruppo"Haiti needs us, we need Haiti", che raggiunto al momento più di 4.000 iscritti, segnala numeri di telefono d’emergenza e possibilità per donazioni. Tante le iniziative di solidarietà individuale per la raccolta di generi di prima necessità da inviare immediatamente sull’isola. Anche l’emittente americana MSNBC ha messo a disposizione la propria pagina Facebook, trasformata per l’occasione in un diario pubblico, per far sì che le persone che riescono a connettersi da Haiti e hanno familiari all’estero possano dare loro notizie. Si

legge nell'annuncio: se riuscite ad accedere a internet, lasciate un messaggio per far sapere che state bene. Ma per ora nessuna voce da Haiti. Sul sito fino ad ora è stata utilizzata solo la parte dedicata alla richiesta di informazioni. Connettersi dalle Antille via telefono è al momento impossibile. Resta quindi solo la rete come sistema di aggiornamento. Una rete che con la sua funzione ha giocato un ruolo fondamentale nella diffusione dell'informazione su questa catastrofe. La funzione più preziosa è proprio la velocità e l’immediatezza con cui si passano informazioni, una caratteristica rafforzata dalla possibilità per gli utenti di pubblicare immagini e video. Se il terremoto fosse accaduto 20 anni fa, Haiti sarebbe stato un buco nero, con notizie probabilmente venute fuori a singhiozzo, solo pochi giorni o settimane più tardi, e conseguenti ritardi negli aiuti. Da non dimenticare Skype, il software che permette di effettuare telefonate via internet, grazie al quale i media sono stati addirittura in grado di condurre interviste direttamente da Haiti e sono avvenuti i primi contatti tra superstiti e parenti. Come un intervento ha dichiarato su Twitter: "Oggi più che mai, Internet è fondamentale ad Haiti quanto l'acqua e l'elettricità!"

Liberi dall’amianto. La Regione incentiva la bonifica dei luoghi di lavoro (Primo piano - ERMESAmbiente) Estratto dal blog Ignifugo, termoisolante, fonoassorbente e flessibile: l’amianto per molto tempo è stato considerato un ottimo materiale per l’industria e l’edilizia, dapprima ignorandone la pericolosità, poi sottovalutandola. Come risultato, la malattia e la morte di tante persone, soprattutto lavoratori di stabilimenti e cantieri che per anni ne hanno inalato le fibre cancerogene. Oggi l’amianto è

bandito per legge ma ancora molto resta da fare per rimediare al vasto uso che ne è stato promosso. Per questo la Regione scende in campo con un bando ad hoc, concedendo alle imprese contributi fino a 200mila euro per la rimozione e lo smaltimento dell’amianto dai luoghi di lavoro. In tutto oltre 4milioni di euro di risorse messe a disposizione per favorire la qualificazione ambientale di aziende e stabilimenti.


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Siamo Veramente Migliori dei Rosarnesi? (MenteCritica) Estratto dal blog Stamattina ha fatto una certa impressione leggere l’articolo di Giuseppe Salvaggiulo su “La Stampa” on line a questo link. “Riconsegnata ai bianchi, Rosarno è una città dissociata. Per il primo giorno dopo vent’anni, neanche un nero si vede per le strade.” E’, infatti, la prima volta che vedo “ufficializzato” un contrasto sociale in termini razziali così espliciti. Mi viene da pensare che sia facile rimanere indignati da quanto accaduto a Rosarno come è facile essere favorevoli alla costruzione delle centrali nucleari. Più difficile dare giudizi quando si vive di fronte ad un accampamento clandestino o a un paio di chilometri dal cantiere di una nuova centrale nucleare. Attenzione, per chi non avesse preso ancora il caffè: l'immagine è satirica L’immigrazione, clandestina o regolare, si dirige verso i luoghi che offrono maggiore opportunità di lavoro e questo tanto più è vero quando si parla di lavoro onesto perché, per rubare, spacciare o sfruttare prostitute, ogni posto è buono. L’immigrato è “una risorsa” per l’Italia perché è disponibile a lavorare a condizioni peggiori sia in termini economici che ambientali. Sono veramente pochi i lavori che “gli italiani non vogliono fare più”, esistono solo lavori malpagati, faticosi e pericolosi. In questo senso, l’immigrazione non è una “risorsa per l’Italia”, ma una risorsa per chi beneficia direttamente delle prestazioni a basso costo di persone tanto disperate da essere disposte a passare dodici ore in un campo per dieci, venti euro. Fra quelli che hanno scatenato il pogrom di Rosarno non ci sono sicuramente coloro che hanno visto dilatare smisuratamente i loro profitti grazie allo sfruttamento di uomini disposti a vivere come animali pur di mettere insieme il proprio sostentamento. Ci sono invece quelli che hanno visto invadere il proprio territorio dai neri, quelli che vivono nelle vicinanze di insediamenti degradati e maleodoranti, quelli che si sentono minacciati dall’aspetto minaccioso di chi è abbruttito dalle privazioni e dalla fatica. Clicca qui per vedere il video incorporato. Clicca qui per vedere il video incorporato. Purtroppo, la situazione non può cambiare. Quello che sogna qualcuno, l’immigrato ideale,l’automa incolore ed inodore che lavora tutto il giorno, si contenta di un piatto di minestra e poi scompare la sera senza accamparsi e senza defecare per terra, non esiste. Per contentarsi di dieci/venti euro al giorno e avere qualcosa da mandare a casa, un immigrato deve vivere come vive. Sinceramente, al di là di ogni ipocrisia di facciata, ammettiamolo con con stessi, almeno. Quanti di quelli che leggono queste righe sarebbero veramente felici se il cortile di casa si trasformasse in una specie accampamento al solo scopo di arricchire il vicino? Non è pensabile e non è nemmeno giusto che la collettività si faccia carico della sistemazione e sussistenza di “risorse umane” sottopagate. Il compito dello stato dovrebbe essere, prima di tutto, quello di garantire che nessun uomo viva come schiavo in Italia e, solo dopo, di favorire politiche di integrazione e assistenza. Negli Stati Uniti, chi si serve di immigrati clandestini è perseguito severamente dalla legge. Personalmente, non ricordo alcuna condanna per

imprenditori italiani accusati di aver sfruttato manodopera clandestina. La questione rimane irrisolta. L’immigrazione ha reso disponibili una serie di vere risorse che, parzialmente, sono pervenute un po’ a tutti. Basti pensare alle badanti, alle collaboratrici domestiche, agli operai ed ai tanti artigiani stranieri che oggi lavorano in Italia, ma a questa immigrazione “sana” e già parzialmente integrata si è associata quella criminale e schiavista le cui proporzioni sono, purtroppo, ben maggiori. E’ questa che andrebbe ferocemente combattuta perché dalla paura di chi si sente assediato al razzismo il passo è breve e, quasi ovunque, è stato già fatto. Articoli Correlati: • Parole Le parole sono strumenti e, come tali, di per sé... • Classi Ponte: Facciamoci Prendere per il Culo ma……. serenamente, pacatamente e soprattutto confusamente. Feed enhanced by Better... • La Croce nel Tricolore. In Esclusiva per MC le Foto delle Proposte della Lega per il Nuovo Tricolore Italiano Gli svizzeri, via referendum proposto dalla destra populista (sic), proibiscono...

Aspettando Godot L'OPINIONE di Vincenzo Jacovino Sembra che i capricci del clima di questo periodo siano in simbiosi con le odissee e le tribolate peripezie del popolo invisibile che vive nelle contrade del bel Paese. Difatti le dense ondate di nuvoloni neri hanno sollevato e continuano a sollevare raffiche di venti che castigano la grazia della vegetazione e del panoramico orizzonte ma non hanno, però, smosso né abbattuto l’indolenza dei potenti e degli amministratori pubblici. Anzi tutto questo pare che ben pro faccia a costoro ma non, comunque, al popolo invisibile costituito da giovani e da una schiera foltissima di gente, ossia: ceti o gruppi “ dell’insignificanza sociale”, che è in attesa perenne, in attesa di Godot. Scampato ai cento naufragi questo popolo invisibile ………insegue senza speranza anzi ha rinunciato alla speranza perché l’attesa protratta di Godot ha generato e fatto attecchire l’idea che i giochi sono fatti e che non è possibile

far più nulla dal momento che ………senza sostegno alcuno pur avendo ..…..lottato così furiosamente con le onde altissime della tempesta(C. Francavilla) si continua ad avere tra le mani un’agenda senza impegni, ore vuote con il languore dell’inedia addosso e l’inevitabile disperazione come meta certa. E’ legittimo, quindi, chiedere e chiedersi, ma che futuro può avere la nostra società se giovani e gruppi o ceti “ dell’insignificanza sociale”, privati da rassicuranti prospettive per il futuro, sono costretti a rinunciare ad esso? Si continua a magnificare una realtà inesistente tanto che “ le cose della vita reale che in accordo con noi stessi più dovremmo sentire, diventino(col trascorrere dei giorni) dei fantasmi” ( F. Pessoa). Perché fantasmi sono i disoccupati in crescita, i precari allo sbaraglio, cassintegrati sempre più numerosi. E i giovani? Non è dato saperlo, comunque non risultano essere tra i fantasmi e così le necessitanti utopie, una soprattutto quale: il lavoro, fuggono dall’orizzonte della società e del loro domani.


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IL GIAPPONE A MILANO GUARDARE A ORIENTE di Antonella Musiello “Shunga – arte ed eros nel Giappone del Periodo Edo”, così si intitola la mostra che già dallo scorso novembre è ospiatata dal Palazzo Reale a Milano. E’ interessante approfondire la realtà giapponese in tutte le sue forme che non ha remore nel farsi scorpire dalla cultura occidentale spesso limitata dal punto di vista delle aperture a nuove tendenze artistiche. Nella mostra sono presenti oltre 100 opere, 30 libri originali, 10 pregiati kimono, antiche pitture, tutte a soggetto erotico. I soggetti sono rappresentati con la celebre tecnica dell’ukiyo-e, una forma di espressione che ha attraversato quasi due secoli. Dopo la mostra “Samurai”, il Palazzo Reale descrive il periodo Edo giapponese che va dal 1603 al 1867 e nelle rappresentazioni quindi sono presenti stampe e antiche pitture giapponesi di soggetto erotico, appunto gli Shunga. La parola giapponese Shunga significa “immagini della primavera” e la prerogativa è rappresentata da espressioni a carattere erotico che un tempo venivano rappresentate attraverso la tecnica di stampa xilografica ed in seguito anche policroma. Gli shunga sono una vera e propria interpretazione artistica dei valori del nuovo ceto borghese delle grandi città. Nei soggetti, infatti, sono sempre molto presenti figure come mercanti, artigiani ed artisti, che nel periodo Edo erano esclusi dal potere politico. Sempre in quegli anni si sviluppò la concezione edonistica dell’esistenza, quindi la rappresentazione anticonformista di scene erotiche ne erano la prova. Si iniziò ad ostentare un genere di vita libera e lussuosa, la gente frequentava i teatri e le case di piacere così si sentì il bisogno di esperimere una filosofia incentrata sul gusto di una vita piacevole e appagante. Superando alcune difficoltà gli Shunga si affermarono fra gli artisti più importanti del tempo come Kiyonaga, Utamaro e Hokusai. Un tempo erano rappresentazioni fatte su album, oppure destinate ad illustrazioni di libri erotici, questi libri servivano all’educazione sessuale di giovani cortigiane e fanciulle che erano pronte al matrimonio. Per molti anni gli Shunga sono stati considerati immagini pornografiche, anche se era documentato il loro altissimo valore. Oggi sono stati rivalutati in Giappone e vengono riconosciuti come l’esempio assoluto dell’espressione dell’eros nell’arte. La mostra si articola in quattro sezioni che si differenziano dal punto di vista tematico e cronologico. Chi ha la fortuna di andare a visitare questa singolare mostra, ha il dovere di presentarsi con atteggiamento di apertura mentale, può, infatti, trovarsi davanti a corpi avviluppati dagli organi genitali smisurati, donne mai del tutto scoperte e con gli occhi per lo più chiusi, paraventi fatti di veli che non lasciano distinguere a pieno le figure. Non è la rappresentazione solo ed esclusivamente di eros, ma di una sorta di documentazione che testimonia il cambiamento di uno stile di vita, quindi la classe borghese che lascia spazio al piacere e nulla più. I commenti e gli sguardi dei visitatori sarebbero inevitabilmente incuriositi, divertiti a volte disgustati, ma sicuramente attenti e critici.

Accanto alla stimolazione ormonale via palinsesto televisivo è paradossale l’atteggiamento interdetto del pubblico che spesso affida i propri gusti a continue forme di contarddizione e che si lascia scandalizzare da un puro caso o addirittura dallo stato d’animo in cui vive. Quaste esplicite rappresentazioni erotiche sono lo specchio di una realtà attraverso la quale si evidenzia l’evoluzione di una cultura. La mostra milanese in questo senso è una vera e propria rappresentazione del progresso storico e civile dell’eros nella cultura giapponese che apre una finestra sui costumi del Giappone dell’età moderna. INFORMAZIONI: “Shunga: Arte ed Eros nel Giappone del periodo Edo” Palazzo Reale, Milano 21 ottobre 2009 - 31 gennaio 2010 www.comune.milano.it/palazzoreale www.mazzotta.it Orari: lunedì 14.30-19.30; da martedì a domenica 9.30-19.30; giovedì e sabato 9.30-22.30

Dosare la luce con Eco Bulb (Architettura e Design) Estratto dal blog Un interessante eco-concept arriva fresco fresco dalla corea grazie all’estro del giovane designer Seokjae Rhee. E’ Eco-Bulb. Non stiamo parlando della solita lampada a risparmio energetico ma di una lampada con una marcia in più. Vediamola assieme! Eco Bulb parte da un principio di funzionamento simile alle lampade a risparmio energetico ma il suo bulbo, invece di essere formato da un unico elemento, è stato diviso in sei elementi indipendenti tra loro. Una lampada che ne vale sei dunque. L’idea del designer è quella di risparmiare quanta più energia possibile senza però tralasciare il comfort visivo e l’illuminazione ambientale, decidendo dunque quanti watt utilizzare ogni volta che si accende la lampadina. A seconda delle nostre esigenze è quindi possibile scegliere quanta luce vogliamo e soprattutto dove direzionarla. Pensiamo ad un semplice lampadario a sospensione con un solo portalampada. Con questo elemento è possibile direzionare ed avere un solo tipo di luce (a meno che non cambiamo voltaggio della lampada ogni volta). Eco-Bulb invece è sei lampade in una. Se abbiamo bisogno di una luce vivace basta attivare tutti e sei gli “spicchi”; se invece desideriamo una lampada che crei solo atmosfera basta attivare un unico spicchio. Praticamente l’equivalente di un dimmer applicato però alle lampade a basso consumo (i dimmer funzionano solo con le lampade ad incandescenza o alogene) . Ma non è tutto

Perchè proprio grazie a questa flessibilità è possibile anche determinare dove orientare la radiazione luminosa. Per scegliere quanti spicchi accendere e dove orientare la luce c’è in dotazione anche un piccolo telecomando stilizzato pronto a comunicare con la lampada e regolarne l’intensità luminosa. Se Eco-bulb si trova in una lampada da tavolo si può regolare la luminosità anche con le due ghiere poste alla base della lampada. Un nuovo modo di risparmiare consapevolmente, con stile e funzionalità. Non è geniale?


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Gli auguri di serie b……. SOCIETA' E COSTUME di Enza Di Lallo Sono appena finite le festività natalizie….e a conti fatti, la magia del Natale si è ,come ogni anno, dissolta dietro shopping, cenoni, regali superinutili. Ma c’è una cosa che credo in assoluto ha caratterizzato il Natale quest’anno:…… superate le barriere dei biglietti di auguri, da almeno un decennio con il tecnologico sms, abbiamo assistito all’arrivo degli auguri di serie b…quelli “postati” in diretta su facebook, un po’ di spicciola fantasia e preconfezioanti senza distinzioni per il destinatario, che tutti abbiamo usato e abbiamo ricevuto. Solo che dopo qualche giorno di invii a più non posso è scattato il meccanismo inverso, quello della ritorsione psicologica per la scelta dell’augurio Ho notato che molte delle persone con cui ho avuto lo scambio di auguri si è risentita e al messaggio trovato in bacheca, e ha prontamente risposto di non essere stato considerato adeguatamente, mentre chi non si aspettava niente ha ignorato persino la frase augurale standardizzata snobbandola addirittura. Ora va bene tutto, ma io, mi domando e dico, è mai possibile che ci si senta così importanti e così speciali nascondendsi dietro la facciata virtuale, ma non si ha, poi, più né sana voglia di scrivere tanto meno di prendere il telefono e chiamare per ascoltare la voce della persona a cui , tutto sommato

, stiamo facendo i nostri “più sinceri e sentiti auguri di buone feste” ?? Io personalmente rientro nello standard tipico dei miei tempi: amo scambiarmi gli auguri, eppure vivo con una certa indolenza il momento fatidico di selezionare l’intera lista dei nomi in rubrica, cliccarci sopra, inviare simultaneamente lo stesso prestampato augurio…ma ci tengo che sia firmato, si perché….. se c’è una cosa che proprio non sopporto è quando mi rispondono solo mossi dalla curiosità di chiedere :“grazie degli auguri…. anche a te!…ma chi sei?? “

A single man (CritamorCinema) Estratto dal blog A single man Tom Ford, 2009 Fotografia Eduard Grau Colin Firth, Julianne Moore, Nicholas Hoult, Matthew Goode, Jon Cortajena, Paulette Lamori, Ryan Simpkins, Ginnifer Goodwin, Teddy Sears, Paul Butler, Aaron Sanders. Sensibile, un po’ estetizzante. La bravura di Colin Firth e Julianne Moore riscatta l’esercizio tematico del regista debuttante (ma di gran nome nel mondo della moda, Gucci, Saint Laurent e via dicendo) e trasforma la convenzionale questione della solitudine e dell’omosessualità in un credibile e a tratti emozionante incontro di anime. Sono gli anni ’60 Sessantotto ancora lontano. George/Firth, professore universitario, tiene lezioni sulla paura. Ha subìto la perdita del compagno e sente che non gli

sarà facile, da gay e da persona cosciente del contesto, sopravvivere senza una vera vicinanza affettiva. Con abili e spiritosi tocchi ambiantali, Ford definisce gustosamente il vicinato e la mentalità di riferimento. Uno studente (Hoult) si avvicina al professore, scoprendo in sé una qualche speciale tendanza. George quasi gli cede, si concede con lui un bagno “pazzo” nel mare argentato dalla luna. Ma la “salvezza” è lontana. Lo capiamo quando, una sera, George e Charley/Moore passano un’ora in casa, aggrappati all’impossibile. Mangiano, chiacchierano, bevono, ballano uno strepitoso twist. Lei in un solo minuto racconta una storia di sé fatta di ardori inconfessati e di amare delusioni, aggancia l’amico in un corpo-a corpo disperato e sarcastico. È un momento di poesia travolgente, reso possibile dall’indimenticata protagonista di Lontano dal Paradiso(Haynes, 2002). Per il resto, Ford lascia intendere buone possibilità autoriali, al di là dell’eleganza dello stile. Franco Pecori

TU POESIA LA TERZA STANZA di Patrizia Luperi Buon anno a tutti voglio iniziare bene questo nuovo anno e quale migliore auspicio che una poesia nuovissima di Edda Conte? TU POESIA Tu apri una breccia nel muro degli anni e cancelli l'ombra che annerisce la sera. Tra le pieghe dell'ala di velluto porti le tenerezze della prima luce del giorno fulgori all'ora del tramonto. Tu Poesia

voci di silenzio annulli il rumore del mondo. Aspettiamo ora le vostre grandi e piccole poesie di nuovo buon 2010! patrizia

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