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Anno 2 n°36-37 www.terpress.com

LA SETTIMANA

dal 25/09/2009 al 08/10/2009

Machismo (anti)musicale EARS WIDE SHUT di Giuseppe Gavazza

click to read and listen (1*) Machismo (anti)musicale Nei giorni scorsi alcuni concerti a cui ho assistito a Settembre Musica MiTo mi hanno riportato ad una considerazione. Premessa L'ignoranza di una società si rivela anche nell'atteggiamento machista di chi non concepisce che una donna possa essere intelligente; per questi machos la donna per piacere deve essere “bella” cioè seducente, vistosa, decorativa, facile, disponibile. L'intelligenza e la cultura - insomma lo spessore - non vengono neppure considerati possibili criteri di giudizio; non compaiono nelle caselle dei giudizi estetici. Salvo poi sfuggire, criticare, accusare, negarle il diritto d'esistere. L'intelligenza è impegnativa, chiede sforzo e fatica, capacità di autocritica, disponibilità al continuo aggiornamento e alla discussione. Analogia Nei confronti della musica ritrovo spesso un atteggiamento simile: la musica per piacere deve essere “bella” e, per essere considerata tale, deve dare estasi, stordire, deve essere facile, immediata, seducente. Non deve far pensare; anzi deve allontanarci dai pensieri (anche se lo fa con mezzi volgari), è una droga legale a basso costo (sull'innocuità ho qualche dubbio e che esista una musicoterapia conferma che, per converso, possano esistere musicopatologie, anche gravi). Pochi accettano il concetto che una musica possa essere intelligente e colta, avere spessore insomma. Nessuna arte é più seducente della musica specialmente quanto diserta dal consesso delle arti per darsi alla prostituzione. (Gianfrancesco Malipiero, Ti co mi e mi co ti, Vanni Scheiwiller, Milano 1966, p.24) Capire la musica è impegnativo, richiede sforzo e fatica, capacità di autocritica, voglia di continuo aggiornamento, disponibilità alla discussione. E' molto strano come un così piccolo numero di persone sia in grado di capire un pensiero musicale. (Anton Webern, Il cammino verso la nuova musica, SE 1989 p.23) Dopo l'antefatto i fatti Ho ripensato a queste considerazioni all'uscita del concerto di lunedì sera del Clemencic Consort Gli imperatori austriaci e la musica. Un concerto bellissimo, intelligente ed interessante sulla carta che si è rivelato godibile e piacevole nella realtà, interpreti di eccellente livello in un ensemble famoso da anni, anche discograficamente. Sala semideserta però; peccato, a causa – probabilmente - di un repertorio troppo

acustica, in condizioni di ascolto che avrebbero fatto infuriare Beethoven, pur sordo. Considerazione La musica è una delle discipline più complesse che esistano. Le nove sinfonie di Beethoven sono la vita di un genio, sono complesse da capire e apprezzare quanto la teoria ristretta della relatività; ma della teoria della relatività, se non la capisci almeno un poco, non te ne fai nulla, mentre la musica - anche se non la capisci neanche un po' - ti può sedurre, ti può ubriacare, ti può consolare, ti fa sentire partecipe con chi, intorno a te, sente come tu senti in quel momento. Molto si è scritto e detto su musica ed estasi, musica e sublime, funzioni sociali aggreganti “originale” cioè inconsueto non standard ( Le della musica, musica, rito e pratiche mistiche. Stagioni di Vivaldi anche suonate male fanno Poco si sa, tra chi ascolta (ascolta? Sente) musica, sempre il pieno con grande successo e della musica come esercizio intellettivo colto e applausometro a fondo corsa). Un concerto da intelligente, profondo. Eppure proprio questa musica è un patrimonio scoprire, mettendo il rischio di una sorpresa negativa a contrappeso di quello di una sorpresa unico della nostra cultura. E' attraverso la musica che l'Occidente rivela la positiva che ci potrebbe far conoscere e capire di sua fisionomia e raggiunge la profondità. Se più. Ed è stato così, come nella seconda ipotesi, e ne l'Occidente non ha creato una saggezza né una metafisica che gli fossero del tutto proprie, e valeva la pena. Per impossibilità di credere a ciò che crede il nemmeno una poesia della quale si possa dire che mistico, si é finito spesso per non credere non ha esempio, in compenso ha proiettato nelle sue produzioni musicali tutta la sua forza di all'esistenza del mistico. (Elvio Facchinelli, La mente estatica, Adelphi originalità, la sua finezza, il suo mistero e la sua capacità di ineffabile ... Senza la musica 1989, p.29 ) Ho ascoltato ieri sera -martedì - Il canto del l'Occidente non avrebbe prodotto che uno stile di vuoto tagliente Current 93 di David Tibet.Vero civiltà insignificante, scontato ... Se depositerà vuoto Hallucinatory (aggettivo ricorrente nei titoli dunque il suo bilancio, la musica sola del gruppo, musica ripetitiva ad ogni scala di testimonierà che non si é sprecato invano, che tempo - dal giro di 3 accordi dei brani ai 25 anni davvero aveva qualcosa da perdere. (Emil Cioran, La tentazione di esistere, Adelphi) di storia - come un frattale), per nulla tagliente, Finale più ottusa che acuta; musicalmente un abecedario Il luogo comune “ la musica è un linguaggio di banalità ostinato psichedelicamente per riempire il tempo e tanto, tanto kitch: gonfio, universale” è una cazzata: la musica è universale trionfante e retorico (via di mezzo tra uno show di solo nella misura in cui sono universali Renato Zero e un film di Lucio Fulci, che non a l'analfabetismo e l'ignoranza musicali. Semmai la musica è apolide e trasversale: chi caso viene dal rock; forse letto così era vuoto e tagliente ) per una sala grande gremita di un coglie e capisce musiche diverse in modi diversi pubblico black&dark pittoresco e partecipe, molto non appartiene a nazionalità che risultino dal omogeneamente dedicato, che già sa, conosce e si passaporto. E dello staterello che non ha riconosce e si aspetta dalla musica quelle dimenticato che la lingua musicale si scrive, sensazioni allucinatorie che una musica che parla, si riflette e si discute da 5 secoli siamo chiede attenzione d'ascolto non potrebbe dare con davvero in pochi. Torino, 24 settembre 2009 altrettanta generosità. (1*) La breve bellissima analisi di Helmut Il Barolo non è il miglior modo di ubriacarsi, Lachenmann del IV dei Cinque Pezzi per per fortuna. Ciò che non è straziante è superfluo, almeno in orchestra op.10 di Anton Webern è stata registrata e trascritta in occasione di uno dei Pomeriggi di musica. Musica Nuova, al Circolo degli Artisti, in una (Emil Cioran) Non sono andato (succede mentre scrivo, data che non ricordo della primavera 1989. Webern è citato nel testo; rumors mi sussurrano mercoledì) ad ascoltare il tutto esaurito per la ormai consueta Nona di Beethoven, formato festa che forse Lachenmann sarà il compositore del del paese, amplificata in una sala (Palaolimpico prossimo Settembre Musica MiTo. Buona nuova, Isozaki) pensata per altro che per la musica se vera.

Il grande inganno del web 2.0 (Pagina Tre) estratto dal blog

Il grande inganno del web 2.0, di Fabio Metitieri Giovedì 24 settembre 2009, alle ore 17.30 presso la libreria Koob di Roma, via Luigi Poletti 2 (zona Auditorium, http://www.koob.it/>), Domenico Fiormonte, Riccardo Ridi, Gino Roncaglia e Vittorio Zambardino ricorderanno Fabio Metitieri in occasione della pubblicazione

del suo ultimo libro, “Il grande inganno del web 2.0, Laterza 2009, discutendo sul tema “disintermediazione vs. validazione: due paradigmi per il nuovo web?” L’incontro è organizzato dalla libreria Koob, dalla casa editrice Laterza e dal master in elearning dell’Università della Tuscia. Tutti gli interessati sono cordialmente invitati a partecipare.


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La bambina e la poesia di Domenico Adriano MONDO SCUOLA di Roberto Tortora

Molte sensazioni frastornano il cuore di un padre che guarda la figlioletta addormentata: il piacere estatico della contemplazione, l’istinto protettivo, il richiamo del sangue. Assieme a queste, sfila sul limitare un sottile senso di inquietudine, quasi un ricercare, una brama di sapere dove abbia sede tanta pace. Guardando il sonno perfetto dei bimbi abbiamo la certezza che da qualche parte un Eden esiste e solo ci consola il fatto che almeno loro - i nostri figli - almeno ora - per un poco - l’abbiano trovato: Nell’adagio del tuo corpo, ascolto ogni mattina i silenzi che fai.//Ora, più di ieri, un po’ si acquieta/la ghiaia dei miei pensieri. La bambina irradia il senso del sacro. Investe gli ambienti, le persone, le cose di una sacralità prima inesistente o inosservata; è una specie di catalizzatore della parte migliore di ciascuno. Quando la famiglia si ritira nella casa di montagna, tutto si anima di nuovo fervore. E’ la casa di sempre, stesse pietre, stesso legno; ma solo adesso, alla presenza luminosa e numinosa della bambina, perfino le scorie delle cose restituiscono tracce di vita: Ora la legna è allegra/nel camino, arde con l’antica/lena delle dimore/che si chiamavano fuochi, raccolgo/ogni mattina cenere e carboni/come reliquie… La bambina ha anche il potere di risvegliare ricordi, di allacciare fili, di tessere trame che uniscono passato e presente e capaci di illuminare, come fonte di un presagio, inclinazioni infantili a loro tempo vissute inconsapevolmente. Così adesso è sufficiente che il padre maturo contempli la propria figlia per rivedere se stesso bambino, intento a scrutare con uguale rapimento i cuccioli nel bosco. E’ come se fin da allora si fosse manifestata un’attrazione spontanea per i nidi, luoghi protetti e sempre adatti a moltiplicare l’estatica erranza nel regno della fantasia e del mistero infantile: Somiglia al figlio che correva dietro/a suo padre per boschi e per foreste,/e soffiava soffiava senza emettere/suono, e provava e riprovava fino/all’abbandono, quando di nuovo/si faceva catturare dal fischio/melodioso del padre e dai nidi. C’erano a quel tempo tanti richiami,/nei

boschi più bui gli animali/aprivano sentieri infiniti. Ciò che colpisce, in questa raccolta di poesie, è lo speciale rapporto che si instaura tra la bambina, centro devozionale della famiglia, e il padrepoeta. Infatti il trasporto totalizzante cui l’uomo soggiace nei confronti della figlioletta non è solo di natura affettiva – come pure è ovvio – bensì riguarda il fare poesia, l’essere poeta, perché assistere ora dopo ora al prodigioso maturare di una vita significa scoprire quanto la vita possa essere pregna di una gioia che ubriaca e questa scoperta, per il poeta, costituisce la necessità della scrittura. Ora, nelle poesie raccolte in Bambina mattina si assiste proprio a questa lenta e dolce mutazione, trasformazione, sovrapposizione di ruoli: quello del padre e quello del poeta. Esemplare, da questo punto di vista, l’assorta poesia in cui inizialmente il padre osserva la figlioletta addormentata e poi, trascinato dall’amore, si fonde con lei nel suo mondo incantato. La fase del giorno che viene prescelta è ancora una volta quella del risveglio della bambina, anzi quella che precede immediatamente il suo aprirsi al mondo. Il testo, sebbene perfettamente coerente nella struttura, unitario e compatto (una sola strofa), permette di cogliere il lento mutamento del punto di vista del padre poeta. In principio è lui, il genitore, l’adulto, che osserva la bambina e sente i rumori della città che si risveglia e a quei rumori associa ricordi storici e geografici e sensazioni, ma pian piano il procedimento di fusione lo induce ad assumere il punto di vista della bimba dormiente. Il padre rinuncia volentieri alle proprie conoscenze razionali e incomincia a guardare il mondo (quello reale e quello onirico, che forse per i bambini non sono marcati da differenze così macroscopiche) con gli occhi incantati della figlia. Ecco, allora, che il mattino, agli occhi della bambina sognante e del padre estasiato, si bagna di luce dorata. Proprio così, si tinge d’oro. E la ricorrenza del suono or, insistita nei due versi che descrivono il risveglio, sinesteticamente illumina la stanza di chiarore prezioso: arrivano le navi/dal lontano Oriente cariche di oli./Dormi, sorridi al sogno – grani e ori/al risveglio li troverai/ qui nella nostra stanza… Il punto di contatto è raggiunto. Anzi, è superato. Adesso il padre non è solamente “vicino” alla bimba: “è” la bimba. Nel

senso che è dentro i suoi sogni, dentro le sue prime percezioni del mondo e quegli stessi quadrupedi che poco prima erano stati identificati come cavalli, ora – più probabilmente – sono creature di fiaba: … Sono/cavalli o sono topini/quelli che passano tutti i mattini? Non a caso, in questi ultimi due versi che sigillano lo stupore infantile, appare la rima baciata. Dunque il padre è anche poeta e le due figure (verrebbe da dire “le due funzioni” se non fosse un grigio tecnicismo) sono intimamente compenetrate, sicché si giunge al paradosso – ma solo apparente e in verità felicissimo – di un uomo e poeta maturo che cerca di carpire alla sua bimba i segreti del poetare. Lei ce li ha. Lei, sì, li conosce. Se li porta dentro da sempre e li esprime con la grazia di chi ha scoperto l’essenziale delle cose. Il padre poeta lo sa; entrare in sintonia con la figlia non è solo immergersi nel lago del cuore, è anche cercare – e trovare – il giusto “peso” del poetare: Tamburelli ora con le dita/sulla mia mano, come/per tenere un tuo segreto tempo,/o forse chissà per suggerirmi/del verso il giusto verso. Il senso di questa straordinaria relazione tra padre e figlia si riassume nella bellissima poesia che chiude la raccolta. È una perfetta sintesi di temi e di stile. Ritorna l’uso sorvegliato della rima interna, particolarmente significativa qui, dove la triangolazione che ne emerge stringe in un cerchio affettivo (e metrico) i tre riferimenti fondanti della vita dell’autore: l’amore che prova nel contemplare la figlia e che è tutt’uno con la volontà di scrivere poesia ( Ho deciso); l’immagine stessa della bambina che è il miracolo svelato ( il tuo viso); l’immagine della madre, fonte letterale della bambina mattina ( preciso). E’ inverno, le vie del sole ci hanno guidato. Dentro il sacco ti guardavo, il profilo è come il suo, preciso. Da me distratta e infine dalla luce ti sei addormentata. Ho deciso: d’ora in poi riconoscerò le mie poesie se avranno il tuo viso. Domenico Adriano, Bambina mattina, Il Labirinto, Roma, 2002, II ed.

Lisbona, così vicina, così lontana MONDO SCUOLA di Roberto Tortora

Dunque, anche l’Irlanda ha detto sì al trattato di Lisbona. Il risultato di qualche giorno fa ha ribaltato la bocciatura uscita dalle urne nel giugno 2008 e una ventata di ottimismo si respira un po’ dappertutto, nei 27 Stati membri dell’UE. Adesso, grazie anche all’istituzione della figura di un presidente del Consiglio in carica per due anni e mezzo e ad organismi stabili e con maggiori poteri, l’Europa potrà trattare ”alla pari” con USA, Cina e Russia. Tuttavia, se proviamo a chiederci quali ripercussioni abbiano questi organismi sovranazionali sul mondo della scuola, si vedrà subito come l’euforia iniziale debba far posto ad un sano realismo. Nel maggio scorso, a Bruxelles, i ministri europei hanno tracciato un bilancio (con un anno di anticipo) del programma Education and training 2010, la cosiddetta “Strategia di Lisbona”. Bilancio alquanto fallimentare. Dei cinque obiettivi fissati per il prossimo anno, uno solo sarà raggiunto, addirittura oltrepassato: è quello relativo all’incremento del numero dei laureati nell’UE. Gli altri traguardi, invece, restano irraggiungibili. Troppo lontani, troppo

ambiziosi, a causa della disparità nelle condizioni di partenza degli Stati membri (gli obiettivi sono sempre numeri fissati in via generale, come media europea) e a causa degli scarsi investimenti nel settore dell’Educazione e della Formazione professionale. In seguito a questa lucida, sebbene impietosa, presa d’atto, nel recente incontro di maggio il Consiglio ha elencato i nuovi traguardi per il 2020. E lo ha fatto incrementando, in via di principio, il quoziente di concretezza. Ecco gli obiettivi: Partecipazione degli adulti, in età tra 25 e 64 anni, a percorsi di apprendimento. In altri termini, è bello, auspicabile, necessario che si continui ad imparare, sempre, anche da adulti, per tutto l’arco della vita. Adeguato livello nelle competenze di base, segnatamente nella lettura, in matematica e nelle scienze. I non addetti ai lavori stentano a crederlo, ma negli ultimi anni è aumentato il numero di persone con gravi difficoltà di lettura, perfino tra i laureati Numero degli adulti di 30-34 anni con laurea o livello terziario nell’istruzione e nella formazione. Questo obiettivo, come si diceva, è l’unico raggiunto, ma qui si aprono inquietanti interrogativi sulla qualità e sull’utilità di certi corsi di laurea di recente istituzione. Interrogativi

che meritano un approfondimento a parte, in questa stessa rubrica, nelle prossime settimane. Abbandoni precoci dei percorsi di istruzione e formazione. Obiettivo importantissimo per il nostro Paese, in particolare per il centro sud: entro il 2020 il numero di coloro che non hanno completato un proprio percorso di istruzione e formazione dovrà essere inferiore al 10%. Partecipazione all’educazione prescolare. Questo indicatore entra per la prima volta tra i parametri dell’UE, nella convinzione che la formazione dei bambini di quattro anni sia fondamentale per assicurare migliori percorsi di apprendimento in età scolare e nel resto della vita. Altri importanti obiettivi aggiunti sono la mobilità, l’occupabilità e l’apprendimento delle lingue: anche in questo caso si comprende come l’UE intenda mantenere i piedi ben piantati al suolo. E’ necessario, infatti, che giovani e adulti possano muoversi con sempre maggiore facilità tra i paesi membri utilizzando e rinforzando la conoscenza delle lingue straniere (almeno due obbligatoriamente presenti nei curricoli scolastici) e, soprattutto, con la possibilità di trovare un impiego dignitoso, soddisfacente e quanto più possibile conforme alla vocazione e alla formazione di ciascuno.


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Quartetto per un tempo infinito EARS WIDE SHUT di Giuseppe Gavazza

click on the image to listen Il testo qui riportato era pronto per essere postato su Terpress - come di solito – sabato mattina presto. Peccato che il delizioso hotel a

gestione famigliare sopra Bolzano, vista su splendide montagne, non avesse la connessione Internet. Recupero oggi, proponendo il testo così com'era il mattino di sabato scorso. Buona lettura. Sono le ore 4 del mattino di sabato 3 ottobre 2009 ed è da poco terminato un concerto iniziato ieri alle ore 20, a Bolzano, nella Chiesa dei Domenicani, nell'ambito del progetto Time Code. In coda al silenzio più famoso, credo, della storia della musica (il 4'33'' per pianoforte di John Cage) il Quartetto d'Archi di Torino ha eseguito il Quartetto n.2 di Morton Feldman, composto nel 1983 dal grande compositore americano scomparso nel 1987. Time Code mi pare un titolo perfetto per una rassegna che osa presentare un brano di rarissima esecuzione che, articolato in unico movimento, dura circa 6 ore; questa esecuzione iniziata alle 20,15 è terminata, senza interruzione alcuna, alle 02,36: 6h 16'35'' ininterrotti di musica scritta con esattezza, difficile da eseguire, concentrata; più di 125 pagine di partitura, circa 13.000 misure. Un impresa titanica. Coraggioso - oltreché interprete eccellente - soprattutto il Quartetto d'archi di Torino a proporre un quartetto così difficile e impegnativo. E' stata un'esperienza emozionante ed unica: più che un concerto un'esperienza di fisica quantistica, un salto in uno spazio-tempo differente, come accadeva ai protagonisti del serial tv Ai confini della realtà( The Twilight Zone) presentato dal 1959 al 2003. Non riesco e non voglio scriverne di più adesso, ancora con il riverbero lungo che risuona nella memoria, mi sembrerebbe di scrivere cose inadeguate. Sarò breve (!) Feldman è uno dei miei personali punti di

riferimento musicali (e non solo musicali), il Secondo Quartetto è di rarissima esecuzione (capite perché adesso?) e infine: questo concerto è anche un po' causa mia. Anni fa ne avevo parlato e lo fatto conoscere all'amico Manuel Zigante, violoncellista del Quartetto d'archi di Torino, con l'idea di eseguirlo a Torino in un progetto che si intitolava Quattro Quartetti nel tempo. Era il dicembre 1997; non ci siamo riusciti. Lo sta facendo, 12 anni dopo, Bolzano: non siamo molto in Italia da quelle parti, si capisce. Per fortuna della musica. “ Per me la storia sono donne e uomini che lavorano e si impegnano con determinazione: scrivono romanzi e novelle, dipingono quadri, compongono musica. Questa é la storia: il lavoro,il sacrificio, l'energia, apprendere e fare l'arte con la dedizione della mistica dei secoli passati. E che cosa é la civiltà: o uno inventa o muore.” (Morton Feldman, intervista su Musica Realtà n.19 aprile 1986, p.57) Tempo fa ho ricevuto questo messaggio:

Giuseppe caro, é un lavoro immenso non hai idea.... io non ce l'avevo proprio e pensavo fosse semplice vista la lunghezza: non lo é per niente difficoltà ritmiche continue, esercizi continui di concentrazione... mostruoso; siamo riusciti a leggerlo in 6 giorni di prova (da 6 ore l'uno).... Aiutami a riproporlo a Torino secondo me pochi potranno ascoltarlo dal vivo e pochissimi lo suoneranno ancora; é da pazzi. Un abbraccio manuel Spero davvero di poterne scrivere nuovamente dopo averlo ascoltato a Torino o nei dintorni, sarebbe un peccato non farlo. Sarebbe da idioti lasciarlo morire così. Ho messo in copertina di questo articolo un quadro di Mark Rothko; non a caso. Feldman e Rothko si conoscevano, hanno collaborato molte volte: Rothko Chapel è un brano di Feldman composto per l'omonima cappella che si trova in Houston, progettata nel 1967 dall'architetto Philip Johnson e decorata da Rothko. Come si legge nella entry page del sito www.rothkochapel.org/: The chapel is a sacred space open to all, established to advance human rights, interfaith understanding, and justice. An intimate sanctuary available to people of every belief. Spazio per la spiritualità. Non a caso perché trovo che le grandi tele di Rothko esprimano un senso del tempo e dello spazio simile alle grandi musiche di Feldman: con difficoltà riesco ad immaginare immagini diverse per quelle musiche e musiche diverse per quelle immagini. Non a caso il quadro qui riportato è la copertina del CD di Rothko Chapel. Bolzano, sabato 3 ottobre 2009 (1*) con un click qui potrete “ascoltare” un file mp3 audio silenzioso, che ho intitolato: “ Six hours for Morton Feldman” che dura 6 ore. Come riporta un detto: “ Se ciò che hai da dire non è meglio del silenzio, allora taci”.

Banche, Ue: in Italia i conti correnti più cari d'Europa IL FATTO di Valeria Del Forno

Le banche italiane sono di gran lunga le più care d'Europa: per un semplice conto corrente da noi si arriva a spendere dai 250 agli 830 euro in un anno. Il quadro, non certo lusinghiero, emerge da un documento di lavoro pubblicato dalla Commissione europea, nel quadro di valutazione del mercato dei consumi 2008 (Consumer Market Scoreboard 2008) che punta il dito contro gli istituti italiani anche per la mancanza di trasparenza. Risultati insoddisfacenti sul piano della trasparenza con informazioni poco chiare, operazioni e contratti troppo complessi; per non parlare delle costosissime spese annue per la gestione di un conto. E' questo il nuovo primato negativo acquistato dalle banche italiane: sono le più costose d'Europa e tra le meno trasparenti. Per un semplice conto corrente nel nostro Paese si arriva a spendere dai 250 agli 830 euro in un anno. E' quanto emerge dall'ultimo rapporto della Commissione europea che fa luce su pratiche e costi di 224 istituti finanziari in tutti gli stati membri, coprendo così quasi l'80% del mercato europeo. Ognuna della voci di spesa analizzate risulta da noi più elevata rispetto agli altri paesi,

sia per i conti dei clienti che usano servizi più avanzati, sia per i semplici correntisti. Un po' meglio in Spagna dove per un conto corrente si spende in media 178 euro l'anno. Seguono Francia e Gran Bretagna, rispettivamente con 154 e 103 euro sui 12 mesi e Germania con 98 euro. La più virtuosa è la Bulgaria dove i costi bancari

non superano i 28 euro all'anno. SCARSA TRASPARENZA E INFORMAZIONI POCO CHIARE. Secondo la Commissione Ue quasi un terzo dei consumatori interpellati non è in grado di confrontare le offerte in materia di conti correnti e le informazioni sui prezzi fornite online sono incomplete. Sui siti web degli istituti bancari si trovano, infatti, poche o alcune informazioni sui prezzi, mentre altri presentano nei prospetti delle tariffe informazioni lacunose . In Italia gli esperti, che hanno redatto la relazione sui costi bancari, hanno dovuto mettersi ripetutamente in contatto con oltre il 90 % delle banche comprese nella ricerca, per avere maggiori dettagli e chiarimenti sulle informazioni relative ai costi a disposizione degli utenti sui siti internet. Ed anche allora gli istituti bancari in molti casi hanno offerto soltanto informazioni orali sulle loro tariffe, rifiutando di inviare il loro tariffario. Eppure gli italiani continuano a fidarsi. Secondo il rapporto, infatti, soltanto il 9% ha spostato il conto negli ultimi due anni. I consumatori non solo non capiscono ma, a volte, neanche s'informano sulle condizioni migliori. Un incentivo perfetto quindi per le banche: perché cambiare i prezzi se nemmeno il cliente si lamenta?


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Storie Italiane: Il Futuro dei Docenti non Abilitati (MenteCritica) Estratto dal blog

Con questo contributo voglio inaugurare una nuova rubrica di MenteCritica che ho deciso di chiamare Storie Italiane. Sono stanco di leggere dei vizi dei potenti e della loro dipendenza da droga e sesso. Sono stanco delle chiacchiere che leggo sui giornali, delle polemiche infinite fra Santoro e Vespa, della Democrazia Minacciata e dei Farabutti dell’Informazione. Mi sembra un grande reality con i cui personaggi stento a distinguere da quelli del Grande Fratello, visto che ormai, anche tra i membri del governo, viagra, tette, culi e cosce hanno il loro peso. Tutto questo mi racconta di un paese che non conosco, di qualcosa di artificiale. Voglio un pezzo di web dove gli italiani come me mi raccontino di quello che accade per davvero. Voglio leggere di amore, di miseria, di rabbia, di squallore, di gioia improvvisa e di sangue e lacrime. Voglio sapere di vita, di stenti e di ricchezza di cuore. Esiste ancora tutto questo o è l’ennesimo ricordo di un uomo che è invecchiato troppo presto? Scrivete il vostro contributo a questo link. Prima leggete le condizioni. Grazie. cn Qualsiasi riforma deve e può interessare i nuovi, mai coloro che hanno già iniziato un percorso da anni. E’ stato cosi quando furono introdotte le Lauree triennali (ciò in armonia con il principio della irretroattività delle norme di diritto amministrativo); cosi sarà quando “partirà” la riforma dei Licei (abolizione del latino nei licei scientifici di indirizzo, brillante decisione visto che si parla di Licei!?). Adesso c’è questa esecrata riforma della formazione dei docenti che la Gelmini chiama ” reclutamento” (so che c’è una differenza tra i termini “formazione” e “reclutamento”…mah! ). Ma, a quanto pare, per il Ministro, l’abilitazione non ha alcun valore! La Gelmini afferma che i tutor, in quanto docenti esperti, grazie al servizio svolto, dovranno insegnare ai giovani come insegnare. Allora, perché i docenti con parecchi anni di

servizio, anche se non abilitati, non sono ritenuti capaci di insegnare ai giovani? Sembra, quindi, che una tale considerazione sia priva di pregio, tant’è che Berlusconi è contento, non si esprime, non dice una parola su questa riforma che aumenterà , notevolmente, la disoccupazione. Ma la crisi è quasi superata, tutto va bene, licenziamenti non ce ne sono, tutti viviamo nel “paese delle meraviglie” e infatti i giornali e i telegiornali ci informano solo dei suoi ” balletti rosa”. Altri problemi in Italia non ce ne sono! A questo punto, però, il silenzio della stampa è vergognoso poiché nessuno riporta le proteste del personale scolastico ma ci informa solo, e continuamente, degli immigrati che non tolgono lavoro agli italiani, non gravano sulle spese dello Stato e di tante altre cose. Non so, invece, quali parole usare per le recenti dichiarazioni della Lega su problemi privi di importanza quali l’inno di Mameli etc… E’ vergognoso continuare a sentire gente che ci accusa di “mangiare alla faccia dello Stato”.

Fino ad oggi, siamo stati educati, gentili, rispettosi e corretti ma mi rendo conto che tutto ciò non paga, in Italia solo i delinquenti hanno tutti i privilegi e il rispetto delle istituzioni e non scontano un giorno di pena per le loro malefatte. Sono stata una delle idiote a votare Destra, ma mi rendo conto che “l’uno o l’altro per me pari sono” perché è ancora più vergognoso il silenzio della Sinistra che si occupa solo di giocare a rimpiattino con la Destra. Il mio è uno sfogo. Uno sfogo impetuoso del cuore. E’ lo sfogo di una persona che ha creduto in un sogno e, adesso, non ha più nulla in cui sperare. Non vorrei arrivare al punto di vergognarmi di essere italiana! Marino Daniela Docente precaria non abilitata inviato il 31 agosto 2009

MONADI I LA TERZA STANZA di Patrizia Luperi

I - MONADI LEI: Monade di pensiero / a vasti spazi ascesa / cerchi il segreto della vita...

Non ricordo altro e neppure so chi ha scritto questi versi. Scarsa la mia dimestichezza con la poesia, però queste parole mi tornano e ritornano come un'onda a lambire gli orli della coscienza. Anche ora, mentre guido, alle otto meno dieci di lunedì due settembre, il ritornello si è incastrato nella mente senza situazione di continuità. Che sia un indizio di precoce demenza? Come spiegare un fatto che non ha niente a vedere con le mie abitudini e il mio lavoro? Nel laboratorio non c'è posto per "monadi di pensiero"... E il segreto della vita? Ma chi l'ha mai cercato? Negli spazi del pensiero, figuriamoci! La vita è qui, tra le provette e i microscopi, tra le mura dove si è consumato e si continua a consumare il mio tempo. Anni e anni di lavoro,

amato e odiato, a fasi alterne, secondo l'umore mio e, soprattutto, quello degli altri. Nella mia vita non c'è altro. Stop. Fine dei miei pensieri. Ora comincia la giornata. Con un sospiro la dottoressa Maria di Giulio parcheggia l'auto: una manovra difficile ma

disinvolta, nel piccolo spazio riservato. Fa i soliti gesti incancreniti dall'abitudine e in pochi passi è già nell'atrio dell'Istituto di Chimica. Ora si sente a casa, dentro una routine che le dà sicurezza. Tra un saluto e una battuta insulsa con i colleghi indossa il camice e... lo squillo del cellulare. "....." "Mah, veramente, tu lo sai, io preferisco lavorare da sola. L'ho sempre fatto". "....." "Ho capito, non ti posso dire di no. E allora, mandamelo, questo giovane portento. Vedrò cosa posso fare per lui... Ah, è una lei? Fa lo stesso. Non ho né preferenze né pregiudizi, io". Chiusa la conversazione la dottoressa Maria di Giulio, ben consapevole di essere un po' chiacchierata nell'ambiente della facoltà, si sofferma col pensiero sulle sue ultime parole. Ha sul viso un'espressione inconsueta mentre si avvia lentamente verso il proprio laboratorio........ Edda Conte La prima parte di questa storia finisce qui, vogliamo continuare noi?


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Pillole di BIOARCHITETTURA PROPRIETÀ DEI MATERIALI COSTRUTTIVI – prima parte CASA ALLEGRA di Alessandro De Sanctis Pillole di BIOARCHITETTURA ARCHITETTURA BIOECOLOGICA Le prinicipali proprietà dei vari componenti la stratigrafia (la stratigrafia è l’insieme dei vari strati di differente composizione e natura che costituiscono gli elementi architettonici perimetrali; pareti, coperture). Abbiamo materiali che servono ad isolare, altri che devono accumulare calore, poi ci sono elementi strutturali, barriere alla pioggia, al vento, e solo quando è realmente necessario al vapore. A - ISOLARE, e quindi ridurre i flussi di calore entrante od uscente: • La conducibilità termica o k: (W/mK) indica la capacità di trasmettere più o meno bene il calore. Rappresenta la prestazione isolante del singolo materiale. D'inverno sono preferibili isolanti con più basso valore di conducibilità termica. (ALTA CONDUCIBILITA’ TERMICA=BASSO POTERE ISOLANTE) • La resistenza termica: (m²K/W) Rappresenta la prestazione isolante dello strato di parete. (E’ UN PO’ L’OPPOSTO DELLA CONDUCIBILITA’, ALTA RESISTENZA TERMICA=ALTO POTERE ISOLANTE) Queste proprietà, unite alla corretta disposizione dei vari elementi, sono particolarmente importanti nel periodo invernale e rendono possibile il controllo delle temperature dei vari strati della parete con l’eliminazione del problema della condensa sugli strati (LO STRATO ISOLANTE POSTO SUL LATO INTERNO DELL’AMBIENTE ABITATO E’ A FORTE RISCHIO CONDENSA).

B - CAPACITÀ DI ACCUMULARE CALORE, ricederlo, diffonderlo: • La massa volumica: (Kg/m³) è il peso per unità di volume. D'estate sono preferibili alti valori di massa volumica a parità di spessore e conducibilità termica. Aumentando la massa diminuisce la diffusività. (MATERIALI MASSICCI DIFFONDONO MENO E PIU’ LENTAMENTE IL CALORE, OTTENENDO UN BENEFICIO MASSIMO NEL PERIODO ESTIVO) • Il calore specifico: (J/Kg.K) Indica l'attitudine di un materiale di accumulare calore. D'estate sono preferibili alti valori di calore specifico a parità di spessore e conducibilità termica. Aumentando il calore specifico diminuisce la diffusività. • La diffusività: capacità di un materiale di diffondere il caldo e il freddo (m²/s): con alta diffusività si ha una alta distribuzione del calore, con bassa diffusività si estingue rapidamente il calore all'interno del materiale. Proprietà particolarmente importanti nel periodo estivo, attenuando e ritardando la penetrazione del calore. Nel periodo invernale attenuano le oscillazioni di temperatura all'interno dell'edificio.

C - CAPACITA’ IGROSCOPICA: • La permeabilià al vapore: è un indice indicante la resistenza alla diffusione del vapore offerta da un materiale. Valori inferiori a 10 indicano una notevole permeabilità al vapore quindi il materiale è facilmente attraversabile dal vapore. Valori superiori a 500 indicano una bassissima permeabilità al vapore quindi il materiale è molto difficilmente attraversabile dal vapore. Proprietà particolarmente influente sul comfort abitativo in quanto è necessaria una alta permeabilità al vapore della parete per evitare aumenti indesiderati di umidità relativa all'interno dell'edificio e possibili fenomeni di condensa. (L’IGROSCOPICITA’ DEGLI STRATI COSTRUTTIVI PERMETTE DI REGOLARE NATURALMENTE I LIVELLI DI UMIDITA’ ALL’INTERNO DELL’AMBIENTE ABITATO, ASSORBENDO SE NECESSARIO L’UMIDITA’ IN ECCESSO, E RILASCIANDOLA QUANDO I LIVELLI INTERNI SONO RIDIVENTATI BASSI, SENZA ACCUMULO DI CONDENSA NEGLI STRATI INTERNI O SUPERFICIALI DELL’AMBIENTE INTERNO)

Patrizia D’Addario ad Annozero. Per Salvare l’Italia non Basta una Zoccola (MenteCritica) Estratto dal blog

Zoccola. Diamo i giusti nomi ai mestieri, se no non capiamo più nulla. Zoccola o zoccolo (meno usato per la verità, perché si suppone erroneamente che i maschi siano più disposti a farlo gratis) nella vulgata è persona che soggiace alla concupiscenza sessuale altrui a fini di guadagno. Escort, che ormai si usa con la stessa disinvoltura di ingegnere o avvocato, a mio parere, non rende bene l’idea perché è un eufemismo ipocrita. Se uno vuole essere scortato chiama un marcantonio che ha fatto il paracadutista e non la signora D’Addario che ha grandi qualità: una certa perspicace intelligenza, un notevole senso dell’umorismo, un viso elegante e, da quel poco che ho potuto vedere, un notevole culo (non nel senso di fortuna, ma proprio nel senso di culo. Abbasso le metafore.), ma certo non eccelle nell’uso delle armi. Con un bel coup de théâtre, Santoro chiama alla sbarra la signora D’Addario perché venga in televisione a dire quello che già sappiamo tutti: che lei è una zoccola, che è andata a letto con il presidente del consiglio nella speranza di averne un vantaggio e che ha registrato le conversazioni precedenti o successive alla copula (non ricordo). A meno che non si aggiunga altro, non vedo

niente di nuovo. Ormai tutti, anche se non possono ammetterlo per disciplina di cosca, sono certi che il fatto sia successo. Nel resto dell’Italia cattoipocrita lo scandalo è stato solo formale e superficiale. In fondo, non importa a nessuno perché andare con le zoccole, nell’Italia cattoipocrita, è un peccatuccio veniale. Anzi, a gridare allo scandalo, si corre il rischio di fare una brutta fine, perché tutti, nel nostro merdoso paese, abbiamo qualcosa da nascondere. Famiglia Cristiana docet.

Un protagonista della vita politica italiana: Culo D'Addario Quello di Santoro finirà in un autogol perché i maschi penseranno: apperò, un giro me lo sarei fatto pure io, mentre le donne, con il consueto spirito di corpo, al massimo incolperanno la D’Addario per aver adescato il vecchietto. In Italia non fa più scandalo nulla. Santoro e Travaglio dovrebbero provare ad abbassarsi le mutande in diretta. Forse, un macilento nudo maschile potrebbe là ove nessun pudore può essere più violato.


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ARCHEOLOGIA E FUMETTISTI: un “ETRUSCOMIX” IN 4 LATI di Chiara Di Salvo foto: Milo Manara – Etruria – per gentile concessione

di COMICON L'evento è stato inaugurato a giugno ma non cessa di far parlare le persone e di attirare visitatori e soltanto nei primi due mesi di Etruscomix di luglio e agosto sono aumentati del 26%. La mostra, dislocata in tre sedi ben precise ed in relazione con la storia e i ritrovamenti dell'antica Etruria - Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma, la Necropoli della Banditaccia di Cerveteri e la Necropoli ed il Museo di Tarquinia–, ha visto coinvolgere in un'autentica “Residenza d’Artista” sei giovani artisti che, con le loro storie e le loro suggestioni, hanno rievocato le bellezze di un territorio ricco di storia e suggestioni. Gli autori invitati, due per ogni sede scelta, si sono immersi per una settimana, fisicamente e metaforicamente, nella cultura e nei luoghi dell’Etruria. Da questa esperienza di residenza e di studio è nata in loro la scintilla creativa per ideare fumetti inediti, ispirati dall’enorme bagaglio storico e culturale col quale sono stati in contatto. Gli artisti sono: Francesco Cattani, Marino Neri, Paolo Parisi, Michele Petrucci, Alessandro Rak e Claudio Stassi, che hanno concentrato la loro attenzione su tre luoghi (il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma, la Necropoli ed Museo di Cerveteri e la Necropoli ed il Museo di Tarquinia). Per riuscire a dare un senso di completezza all'esposizione, nelle sedi di Cerveteri e Tarquinia le stesse immagini in mostra a Roma, saranno riprodotte su pannelli per esterno ed inserite nel percorso archeologico, contaminando in maniera artistica il percorso di visita. Cammeo all'arte dei fumetti è il simbolo della stessa mostra, una tavola realizzata dal noto illustratore Milo Manara, conosciuto in tutto il mondo per la “sensualità vivente” delle sue opere. Etruscomix - l’Etruria in fumetto è stato ideato dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici per l’Etruria meridionale, realizzato con la partecipazione della Regione Lazio e organizzato da Civita e COMICON, l’importante Salone Internazionale del Fumetto che si svolge a Napoli dal 1998 nella cornice del rinascimentale Castel Sant' Elmo.

Eco Pod: ricoprire di alghe i vecchi edifici per produrre energia pulita (Architettura e Design) Estratto dal blog

Da non dimenticare che durante il periodo dell’iniziativa verrà presentato il volume che raccoglierà le storie inedite a fumetti in una pubblicazione coordinata da COMICON ed edita da Black Velvet nella collana Altrevisioni. L'evento merita l'interesse del pubblico per la novità nel modo in cui è stato realizzato e per la peculiarità con cui sono state unite due storie e vissuti così diversi come l'archeologia e l'arte del fumetto che, in questo caso, è diventato un valido e stimolante supporto creativo per attrarre un pubblico diverso dal consueto target di riferimento. E si può dire bene anche del contrario. Per maggiori info: dal 30 giugno al 25 ottobre 2009 www.comicon.it Sedi della mostra: Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia (Roma, Piazzale di Villa Giulia, 9) Museo Nazionale Etrusco Tarquinia Tarquinia (VT), Via Monterozzi Marina e Via Cavour, 1 Museo Archelogico Nazionale Cerveteri Cerveteri (RM), Piazzale della Necropoli e Piazza S. Maria

Arriva da Boston l’ultima chicca in campo di energie alternative. Si chiamano Eco Pod e sono nuovi ed innovativi metodi di produzione di energia derivante da biocombustibile. Ma vediamo meglio di che si tratta. L’idea è degli studi americani Höweler + Yoon Architecture(vi consiglio di vedere i loro lavori) e Squared Design Lab e nasce per stimolare l’economia e l’ecologia della città di Boston. Strutture verticali temporanee pronte ad abbellire la città e produrre energia. L’ Eco Pod è un nuovo metodo per produrre energia alternativa, pulita e rinnovabile, che interviene sui vecchi edifici, ormai abbandonati. Nell’attesa di un eventuale recupero, questi edifici diventano dei veri e propri supporti verticali per bioreattori di micro-alghe pronti a produrre energia per la città. In questo modo le strutture, da ruderi abbandonati, si trasformano in edifici ad alto impatto visivo ricoperti da capsule multiple (prefabbricate) fonte di bio-combustibili che, nel caso delle micro-alghe è pari a 30 volte di più per acro rispetto ai tradizionali bio-combustibili. In più, diversamente da altri biocombustibili, le micro alghe crescono su qualsiasi tipo di supporto, anche su superfici verticali e, durante la fotosintesi, trasformano l’anidride carbonica in ossigeno Tutta la struttura portante, inoltre, è stata progettata per spostare agevolmente le varie capsule grazie a particolari bracci meccanici(azionati con la stessa energia prodotta dalle micro-alghe) per massimizzare la crescita delle alghe e quindi il rendimento. Li trovo un ottimo esempio di recupero urbano, buono anche come giardino verticale e un eccellente utilizzo sperimentale di nuovi biocombustibili. La sperimentazione continua per questo splendido esempio di crescita economica e culturale! Staremo a vedere gli sviluppi! • Höweler + Yoon Architecture • Squared Design Lab • Leggi altro su Eco-Pod

Un futuro sostenibile, ecco come si muove la frontiera della tecnologia (Primo piano - ERMESAmbiente) Estratto dal blog

Da declinazione di nicchia a modello che produce lavoro e crescita economica, lo sviluppo sostenibile rappresenta oggi l'obiettivo globale della Green economy e uno stimolo importante per la ricerca scientifica. Dai sistemi per recuperare energia a quelli per limitarne lo

spreco, dalle soluzioni per ridurre i rifiuti a quelle per inquinare meno. Un mondo migliore, milioni di posti di lavoro, il giusto compromesso tra benessere quotidiano e futuro delle nuove generazioni e dei paesi del Sud del mondo. Ecco perché lo sviluppo sostenibile è una scommessa interessante e redditizia, ecco perché è così mobile e fertile la frontiera scientifica delle tecnologie “verdi”.

Terpress urbana comunicazione è un blog informativo indipendente a diffusione on line, in attesa di registrazione come periodico, I contenuti di Terpress possono essere diffusi solo previa autorizzazione dei rispettivi autori. Redazione diffusa e partecipata. Il Pdf stampabile raccoglie articoli pubblicati dalla redazione DIRETTORE RESPONSABILE: Vincenzo Jacovino, Caporedattore: Francesco Simone, Coordinatrice social network: Chiara Di Salvo, Stefano Iacovino, copertine: Dario Panzeri REDAZIONE: Patrizia Lùperi, Roberto Tortora, Giusy D’Urso, Paola Iacopetti, Valeria Del Forno, Antonella Musiello, Stefania Cimino, Tiziana Bruno, Gordiano Lupi Natty Patanè, Alessandro De Sanctis, Renzo Provedel, Giuseppe Gavazza. VOCI DI LIBECCIO inserto a Sud: Paolo Cirica, Bartolo Lorefice Terpress 2007 – 2009 è una piattaforma aperta alle collaborazioni. Informazioni a redazione@terpress.com


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