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TRACCE, CONFRONTI E CULTURA DAL WEB

COME FUNZIONA? STAMPA, LEGGI, DISTRIBUISCI

TerPress Periodic o di U R B AN A C OM UNIC AZ I ONE

™ Ter Press

Primo

piano Cos'è Terpress? Nella forma del magazine Ter press è da intendersi come uno strumento di diffusione e consumo di operazioni comunicative che intende sottolineare nuclei e tracce di comunicazione urbana. Sappiamo che nelle sue architetture contemporanee, la componente creativa si manifesta in configurazioni molteplici, frammentate e spesso invisibili. Ci sembra che occorra pensare ad una sorta di urbanistica della comunicazione che sia nello stesso tempo cronaca ed interprete del racconto e della narrazione di tutte quante le scelte creative che vanno a realizzarsi. Avere uno strumento che sappia essere capace della raccolta di queste narrazioni, significa ricomporre identità e proporle al confronto e all'apertura di un dibattito corale, auspicando quindi che la componente di diffusione possa propagare forme anche inedite di sviluppo sociale di un tessuto urbano. Le segnalazioni e le prime "Parole incrociate" di questo periodico sono la parola data alle prime “tracce narranti”. Va inteso che tali contributi non sono parte di un unico territorio fisico, ma bensì manifestano la pluralità dell' architettura di rimandi, sovrapposizioni, livelli multipli che è la rete.In questa pluralità oggi ci sembra infatti, possa configurarsi il volto piu' prossimo del vivere "urbano", in quella combinazione di elementi architettonici riconoscibili e di relazioni di vita sociale. Come funziona e come usare Terpress? Nella versione periodico si stampa, si legge e si distribuisce nei luoghi in cui è presente il proprio evento e ovunque si ritenga di interesse. Ter press in una azione di propagazione di cultura della comunicazione potrà agire nella copromozione in ausilio degli uffici stampa o in forma indipendente. In tal senso si configura come: un’agenzia di comunicazione e di produzione di contenuti rivolta al tessuto mediatico urbano oltre che un laboratorio di consumo sociale e di discussione in rete attraverso forum e redazioni on line. Francesco Simone

de Janeiro ™ Da Origem grega a atual realidade

Rio

Dos rituais primitivos e religiosos dos quais estava envolta a antiga Grécia, surgiu a aventura efêmera que atravessaria os séculos: o Teatro! di Maristela Cândida Foram os gregos que criaram, dentro do universo artístico, a Tragédia Grega, que fala sempre sobre realidades e mitos. Atualmente o artista passa pela dificuldade de fazer o espetáculo, pois a própria sociedade já se transformou em algo espetacular, fica cada vez mais difícil fazer teatro de uma forma que este tenha o peso de uma responsabilidade com a transformação social, uma vez que o próprio teatrista se vê na dificuldade de uma compreensão mais ampla da sociedade na qual está inserido. Hoje, pelo menos no Brasil, fazer arte é muito difícil, pois sempre esbarramos na burocracia para montagens dos espetáculos, seja ele pequeno ou não, mas insistir em manter o processo vivo, é mais que uma obrigação, é uma arte.

Direttor e resp . Vincenz o I ACO V INO

Roma

n°0

™ Bach to the future

Il ritmo, il pulsare della vita unisce gli umani, ci collega l’uno all’altro con sottilissimi fili di un grande disegno, un’ opera dove noi con i nostri pensieri, le nostre parole e i nostri gesti ne componiamo l’armonia, mentre ognuno di noi ne è anche melodia, la propria. di Arnaldo Firmani Il nostro vivere da esseri unici ma in un contesto sociale socializzante, crea la “poliritmia”. Già come parola/nome/significato/significante, la poli-rit-mia descrive da sola la sua appartenenza ad ognuno di noi e a tutti. La poliritmia può avvicinare esseri umani di diverse zone del mondo senza che si conoscano fisicamente, semplicemente per il loro essere parte di una sinfonia globale. Il tribalismo che unisce attraverso il pensiero (aborigeni australiani), l’azione visiva ( levitazione africana) il linguaggio percussivo ( tam tam ), il gesto segnico ( la pittura murale) raggiungono luoghi animici distanti tra loro ma in realtà vicini, come possiamo riconoscere nei percorsi artistici che attraverso l’ascolto interiore vanno alla ricerca di se, dell’essenza più ancestrale fino ad arrivare ad una possibile origine, o ad un ritorno? La matematica consapevolezza che la scomposizione atomico/chimica della vita (come nella musica i quarti, gli ottavi, i sedicesimi, i trentaduesimi i sessantaquattresimi e così via), ci riporta ad una verità indivisibile, all’ essenza dell’unità assoluta. Questo fino a quando non troveremo/varcheremo la soglia di una nuova dimensione, dove gli schemi rompendosi creeranno altre porte/finestre o schemi/non schemi con cui esprimersi. Solo liberando la fantasia in quella apparente griglia musicale che sembra essere a volte una gabbia costrittiva, scopriamo come una pulsazione ritmica di un essere umano europeo può combaciare, racchiudersi, in una pulsazione ritmica di un essere umano latino/americano e viceversa. E’ certo che ognuno di noi almeno una volta nella vita si è scoperto sentire il proprio cuore sintonicamente, sincronicamente, sistolicamente parte di un altro cuore.

™ La @ e i nuovi orizzonti

Il senso del respiro e dell' appartenenza alla propria vita è dato dalla Molfetta possibilità di esprimersi liberamente. Il Sud, pur essendo luminoso di suo, non è sempre generoso con le menti creative e nascer-ci e viver-ci produce di per sé insofferenza e desiderio di evasione. di Tonia Copertino Spesso si pensa che le menti del Sud producano pensieri, emozioni calde e sensuali come lo sono i suoi colori. Eppure tali sensazioni sono legate anche ad una recettività talmente alta da " risucchiare ", " sviscerare " e di conseguenza " sintetizzare " il senso di impotenza attraverso immagini sfocate,..irragiungibili... Si vive sperimentando, come nell' arte... Alcune linee sulla mia ricerca artistica, direi che sono riconducibili al segno e alla materia. Spatolare il " nero ", renderlo denso e pregnante e dal gesto tracciare spazi di definizione in un connubio tra istinto e razionalità. Il segno già tracciato dall'89 si e' poi esasperato in un eccesso di provocazioni tra " io " e " l' eros " in un idea di nascita del " terzo - uomo - donna" migliore, dove l'etica del bello non sia solo legata alla sola esigenza estetica. In contrapposizione alla ricerca sul segno ho indagato sull'essenza della materia, sperimentando la "scrittura" e la "trasparenza" tipiche della cultura orientale. Se l'Oriente spicca e conserva forme, gentilezza ed equilibrio estetico, lo stesso risente di chiusure che ritrovo nella mia "non-terra". Vi e' quindi un senso costante di non-collaborazione anche da parte delle istituzioni, che invece di riconoscere l'Artista come un "bene" culturale favorendone la crescita e la promozione artistica, lascia lo stesso ad un senso di abbandono. Se c'é da ritrovare un senso attraverso miscelazioni di linguaggi estetici e di culture, RITROVARSI in uno spazio mentale, con gli stessi autori che raccontano su percorsi personali, permette di far scorrere quella naturale esigenza di comunicazione che nasce nel momento in cui si configura "un'idea". La semplice "idea", purchè circolare (non a caso la @ ha aperto infiniti orizzonti) veicolata verso luoghi o persone recettive alla creativita', può creare, con sensibilita' e coraggio, scambi e contatti necessari alla vita culturale.

Belgrado

™ Le Sources de vieux Serbia

un giorno forse l’aridità prevarrà sullo spirito ma noi siamo ancora in grado di vedere nominare, un percorso,ruscello, una terra. Cosa attendiamo? Siamo in attesa di mani, occhi, linguaggi e immagini estranee, di passaggi, di scoperte e di modi di comunicare stranieri a una terra che non è ancora desolata.. luogo.(Casaterra 2004). di Angela Consoli E’ il desiderio di incontrare “linguaggi e immagini estranee” che mi porta per la terza volta in Serbia. L’occasione mi è data dal workshop “Le Sources de vieux Serbia” in cui musicisti, scrittori, poeti e pittori di diverse nazionalità animeranno uno spazio comune che fiorisce nell’ambito del Festival delle attività artistiche di Raska (Belgrado), che si terrà dal 22 al 30 luglio 2006, giunto alla sua ottava edizione. Come di consueto, il Festival si svolgerà all’interno del suggestivo monastero di Gradac, voluto nel XIII secolo dalla regina serba ma di origine francese Hélène d’Anjou. Crocevia di etnie differenti e alle volte contrastanti, la Serbia offre il palcoscenico ideale per una manifestazione che fa del confronto interculturale il suo tratto distintivo. Il mio legame con questa terra e con la sua gente è essenzialmente emozionale. Perché la Serbia? Non è semplice rispondere a questa domanda. Ciò che mi lega al popolo serbo e agli artisti che ho conosciuto nelle precedenti esperienze è la voglia di “venire fuori” dall’ isolamento – comunque sia inteso – per condividere, scambiare idee ed esperienze. Ci unisce il desiderio di comunicare con il resto del mondo, di sperimentare questa “terra che non è ancora desolata” malgrado le chiusure e le barriere ad essa imposte nel corso della storia. In particolare, questo festival costituisce una sorta di viaggio alla scoperta delle identità specifiche di un popolo e della sua cultura che si fondono nella sinergia di un lavoro corale ed internazionale. In Serbia ho ritrovato immediatamente quella voglia di creare che purtroppo da noi sembra quasi perduta, schiacciata da un consumismo dilagante e dall’ossessione del nome, del personaggio. Per quanto possa sembrare un controsenso, la libertà in Serbia si percepisce nell’aria, la si sente addosso e si sente il fermento, il desiderio di rinascere e ricostruire, il pulsare della vita. “Cerco una strada che porti il mio nome”, scrive Izet Sarajlic e la prima volta che sono andata in Serbia, è stato per un progetto ispirato a questo poeta sopravvissuto alla disgregazione di una Sarajevo multietnica, conservata integra nelle sue parti non solo nel proprio nome e nel proprio sangue ma anche nella propria voce. “Cerco una strada che porti il mio nome” significa cercare l’immagine di una realtà in cui riconoscersi, che ci corrisponda, di cui essere parte; e significa farlo ripartendo dai suoi elementi essenziali, visti nella loro semplicità disarmante. il suo messaggio che attraversa le frontiere potrebbe essere l’ultima possibilità di uscire dal naufragio del secolo trascorso che ancora si trascina nel martirio delle guerre, e l’unica possibilità di riprendere il cammino, di riprendere la strada. Ecco da dove nasce l’entusiasmo che mi porta al Festival di Raska, benché non abbia pensato ancora al “pezzo” che porterò con me. Infatti, non è la partecipazione “individuale” che interessa; ciò che importa, invece, è la dimensione del lavoro comune portato avanti da una comunità di artisti che vuole soddisfare quella sete di senso globale di cui il popolo serbo è concreta manifestazione. Da un punto di vista squisitamente personale, il mio contributo consiste nel rinsaldare quel legame che già da diversi anni unisce la Puglia all’altra sponda dell’Adriatico. Quello che vorrei è consolidare un canale attraverso cui si realizzi una possibilità di scambio, tra due realtà che, per quanto vicine sembrano lontane nel tempo e nello spazio, divise e segnate da percorsi storici differenti.

S EG N A L I A M O

TER press

™ Premio internazionale della Performance Il 29 e 30 settembre 2006 si svolgeranno

TER press Tracce confronti e cultura periodico di urbana comunicazione e cultura sociale in attesa di registrazione dal Tribunale di Bari.

Trento

presso la Centrale di Fies (Dro, Trento) le finali della seconda edizione del Premio Internazionale della Performance, organizzato dalla Galleria Civica di Arte Contemporanea di Trento, in collaborazione con drodesera > centrale fies, il Centro Servizi Culturali Santa Chiara di Trento e l'Opera Universitaria di Trento. www.workartonline.net

Direttore responsabile - Vincenzo Iacovino. Responsabili di redazione S. Iacovino - S.Mondelli Ideazione e cura di F.Simone

In questo numero abbiamo dato voce a : Maristela Candida, Tonia Copertino, Arnaldo Firmani, Angela Consoli

2006 >

Luglio 15 , 200 6 ®

Ter press – da un’idea di Francesco Simone Responsabili editoriali : Stefano Iacovino, Saverio Mondelli

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