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Anno 2 N°24

www.terpress.com

LA SETTIMANA

dal 29/05/2009 al 04/06/2009

Europee, rush finale. L’importanza del voto IL FATTO di Valeria Del Forno

Mancano appena tre giorni alle elezioni per il Parlamento europeo e una buona fetta di elettori ignora l’importanza del voto. In pochi sanno, infatti, che quasi tre leggi su quattro dello Stato italiano dipendono dalle decisioni europee. Ai circa mille deputati italiani resta l'altro quarto di leggi, e un margine di manovra ristretto. Sabato 6 e domenica 7 giugno si vota per il rinnovo del Parlamento europeo. Per la prima volta si esprimono democraticamente insieme i cittadini di 27 Paesi. I 375 milioni di cittadini europei con diritto di voto eleggeranno 736 deputati, dei quali 72 saranno italiani. Questo è quello che apprendiamo da tempo da giornali e TV nazionali. Non conosciamo, con altrettanta precisione, le ragioni, per le quali è importante, per tutti noi, partecipare a questo appuntamento democratico, il secondo al mondo per numeri dopo l'elezione del Parlamento indiano. L’Europa è spesso reputata da molti un’istituzione lontana che limita i poteri locali. In pochi sanno, infatti, che le leggi dello Stato italiano sono prettamente emanate a Strasburgo e a Bruxelles e non a Roma o nei capoluoghi di Regione. Per l’esattezza, quasi tre leggi su quattro dello Stato italiano dipendono dalle decisioni europee e applicano direttive e regolamenti emanati in concerto dalle tre grandi istituzioni di Bruxelles e Strasburgo: la Commissione europea, che vigila sull'applicazione del Trattato dell'UE; il Consiglio dei Ministri, dove i singoli governi dei 27 Paesi membri contribuiscono all'integrazione europea e tutelano il proprio interesse, e, appunto, il Parlamento europeo che si rinnova a giugno. Ad oggi, circa l’80% delle norme che regolano ambiente, energia, trasporti, politiche monetarie, salute nel nostro Paese sono pura applicazione delle direttive dell’Unione Europea. Vediamo alcuni esempi. L'insieme di norme che garantiscono la sicurezza alimentare e la qualità del cibo che mangiamo sono definite dall'Europa, e lo stesso si può dire per la protezione dell'ambiente in cui viviamo, dalla terra all'acqua agli habitat da tutelare come i mari o le montagne. Gli standard industriali, cioè le norme che garantiscono la sicurezza dei prodotti, sono anch’esse quelle del mercato interno europeo e del marchio CE. In tema di concorrenza dei produttori extraeuropei, ad esempio quelli asiatici, è l’Europa a negoziare con loro le norme del commercio e tutela i nostri prodotti a fronte di comportamenti non sempre leciti, come nel caso della contraffazione. Questo perché la competenza commerciale è dell'Unione, in quanto nei confronti di un mercato di un miliardo e trecento milioni di persone come quello cinese, è opportuno presentarsi compatti con la forza economica dell'Europa per tutelare gli interessi anche della singola impresa e del settore specifico. I singoli Stati ormai sono troppo piccoli per riuscire a giocare il gioco della concorrenza internazionale, e il protezionismo è dannoso per tutti. Chi può garantire il giusto equilibrio, è

ormai solo l'Europa. COME SI VIENE A FORMARE UNA LEGGE EUROPEA.

Il Parlamento europeo è l’unica assemblea legislativa sovranazionale(che rappresenta i popoli di una pluralità di nazioni) democraticamente eletta: nel mondo non ce ne sono altre; nella Storia non ce sono mai state altre. Il suo compito è adottare leggi europee sulla base delle proposte presentate dalla Commissione. In teoria le proposte partono dai cittadini, da gruppi di interesse e da esperti. In pratica è la Commissione che avanza una proposta formale (dopo aver consultato le suddette categorie) al Parlamento e/o al Consiglio. Questi due istituti decidono congiuntamente. Il Parlamento condivide il proprio operato e la responsabilità con il Consiglio: insieme hanno anche l’autorità di approvare il bilancio annuale (circa 115 miliardi di euro). Una volta emanata, la legge deve essere accolta dalle autorità nazionali e locali che hanno anche il potere di implementarla, di applicarla cioè a specifiche esigenze territoriali. A monitorare l’applicazione delle leggi UE vigilano la Commissione e la Corte di Giustizia. I PUNTI FORTI. IL RUOLO CRESCENTE DELL' UE.

Le decisioni sia economiche che legislative adottate a Strasburgo incidono sulla vita dei 375 milioni di cittadini dei 27 Paesi membri della UE. L’Europa, insomma, non è affatto così lontana come ad alcuni può ancora apparire. L'intervento a livello statale è, nella maggior parte dei casi, pertanto insufficiente. Pensando, ad esempio, alla gestione dei flussi demografici e all'immigrazione, qualsiasi intervento preso al livello nazionale non può risolvere la questione se si considerano le dimensioni del fenomeno, le relazioni tra il mondo sviluppato e chi vive ai margini dello sviluppo, e un'Europa che ormai è senza confini al suo interno. Si riesce al limite a spostare il problema per qualche tempo, ma non a risolverlo, se non si lavora insieme, tra i diversi Governi europei, sulle regole di accesso, sull'accoglienza, sull'integrazione, sullo sviluppo, sulle necessità dei diversi sistemi economici, in Europa e fuori.

A tal proposito, il Trattato di Lisbona, già ratificato da 25 Paesi su 27 (mancano Irlanda e Repubblica Ceca), e all'unanimità dal Parlamento italiano, trasferisce competenze importanti al livello europeo in materia di giustizia, sicurezza e immigrazione, e accresce i poteri del Parlamento europeo. Anche sulla tutela dei diritti fondamentali dei cittadini, la Carta dei diritti fondamentali diventerà vincolante e giudici e avvocati potranno applicarne i principi insieme (e non al posto) di quelli della nostra Costituzione italiana. Le norme che si applicano in tutta Europa e anche oltre, danno la possibilità ai nostri produttori di vendere i loro prodotti su un mercato di 500 milioni di persone, senza le ristrettezze di mercati nazionali ormai troppo piccoli. Questo ovviamente garantisce crescita economica e lavoro nelle nostre imprese: sono milioni i posti di lavoro creati dalla creazione del mercato unico europeo. Tra le decisioni più recenti e forse più ”avvertite” tra i punti di forza dell'UE, quella dello scorso aprile sulle tariffe roaming: impone un tetto massimo (11 centesimi di euro Iva esclusa) per ogni SMS inviato all’estero. Poi anche quella relativa alla libera circolazione dei servizi: impone che un fornitore di servizi sia sottoposto alla legge del Paese in cui ha sede l’impresa e non a quella del Paese in cui fornisce il servizio con la conseguenza dell’obbligo di salario minimo e del rispetto delle leggi sociali del paese in cui presta il servizio. Lo stesso si può dire in altri ambiti come quello dell' energia, un tema capitale per le imprese e le famiglie di un Paese come l'Italia, che importa quasi tutto il suo fabbisogno e ha i costi più elevati d'Europa, della lotta ai cambiamenti climatici e il ricorso a fonti alternative, e in molti altri ambiti della vita sociale ed economica. Da ricordare il pacchetto clima-energia con cui gli Stati si impegnano a ridurre il 20% delle emissioni di gas ad effetto serra, di portare al 20% il risparmio energetico e ad aumentare al 20% il consumo di fonti rinnovabili. Addirittura un episodio come il recente terremoto in Abruzzo ha evidenziato il ruolo crescente dell'Europa. In meno di 24 ore forze di protezione civile di altri Paesi sono intervenute, grazie al sistema coordinato a livello UE, e le autorità italiane si sono rivolte immediatamente all'Europa per mobilitare le risorse a disposizione del Fondo di solidarietà per la ricostruzione. In un contesto che vede quindi l'Europa sempre più protagonista delle scelte essenziali per ogni singolo cittadino, la risposta alla crisi economica scatenata nel 2008 potrà e dovrà essere europea. Ma l'Europa è un ordinamento istituzionale la cui forma è ancora tutta da definire, che potrà progredire ma anche regredire. La partecipazione dei cittadini di tutta Europa alle elezioni della loro assemblea legislativa è dunque un momento fondamentale affinché l’Unione Europea, e con essa l’Europa tutta come realtà di popoli e di tradizionali culturali, possa scegliere la strada del progresso.

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Per me nessuna città INSTABILI EQUILIBRI di Idolo Hoxhvogli

Mi porto dietro una storia che non ho vissuto. La storia di una parte di mondo, e del suo coperchio, un cielo di nuvole bugiarde. Dietro questa terra asperità timide, di là un mare non troppo pescoso, ma di secolo in secolo solcato da viaggiatori con abiti sempre diversi, e dal sorriso comunque beffardo di colui che non sente il sale nelle ferite. I denti gialli di vivande, più su capelli odorosi di vita vissuta. Mi porto dietro una lingua che non ho mai parlato. Tra le voci del mondo la mia è senza terra. Tra melodie inascoltate la mia è silenziosa. La narrazione di una stella non le ha dato uno strumento, nemmeno usato. La tessitrice non un filo nella trama. Un Dio può non dare un'origine. Volevo parlarti di me, come le parole sanno fare, ma dove le parole non sanno arrivare: alle cose, al movimento interno che anima una personalità, e dove in penultima istanza trovano ragione e fondamento gli atti, i gesti e lo sguardo di un individuo. Il retroterra che mi precede e sostiene pericolosamente non lo puoi conoscere, se non nella misura in cui la percezione e lo sguardo lo sfiorano. Non sarà che una tematizzazione solo irriflessa, leggera e sviante rispetto a ogni possibile intuizione. Un retroterra di solitudine e violenza, fuori dalle mura amiche. Essere considerati diversi è di per sè una violenza: psicologica, in quanto scheggia la sensibilità dell'individuo, modifica negativamente un suo possibile stato di serenità, frantuma l'atmosfera di vita; fisica, perchè a una considerazione di diversità segue un allontanamento corporeo della persona considerata diversa. Il silenzio assordante dell'indifferenza o il fragore schiamazzante ed umiliante della percossa fisica. Entrambe le possibilità non sono state risparmiate. Nell’infanzia sono stato quotidianamente umiliato, picchiato, offeso e deriso a causa di un cognome non conforme all'italiano canonico. Un cognome che rimanda ad origini – in questo preciso momento storico – considerate malfamanti. Per me nessuna città. Pugni, calci, sputi e molto altro costituiscono il ricco repertorio di ciò che ho subito. Senza che nessuno mi difendesse. Nella solitudine esterna alle mura amiche. C'era una volta il proprietario di un bar. In una traversa che buttava in via Mauro Macchi lui e il suo bar. Insinuò che andassi in giro con un coltello. Ero solo un bambino, non sapevo neppure tagliare il pane. Come sai, o forse hai inteso nel corso di

un'esistenza non infame, un momento della storia è qualcosa che ha senso nella vita di un uomo. Una singola frazione di questo naufragare è funzionale ad una valutazione che può essere, lei sì, infame. E quanto questa singola, minuscola infamia possa essere tragica un uomo può saperlo. È come il profumo d'un fiore amaro, il quale lascia dietro sé il ricordo deluso di un possibile prato, in cui come i fili dell'erba si è tutti uguali. Mi ricorderò sempre il giorno in cui orinarono su un mio cappello, giallo, lasciato malauguratamene solo. Stropicciato, come il mio corpo dalle percosse, zuppo, come il mio cuore, lo trovai ed abbandonai. Ed ero solo un bambino, nato sulla sponda opposta del fiume. Per me nessuna città. Alcuni bambini pensano che gli albanesi siano indiani. Devono averglielo insegnato i genitori. Fanno bene. È vero, sono indiani. Gli albanesi sono indiani. Siamo tutti uomini. Sono indiano, sono ariano, sono ebreo, sono un negro, sono parte di una totalità che comprende infinite possibilità. Un turco è tedesco, un tedesco è ebreo, un ebreo è italiano, un italiano è albanese. Si fa l'amore tutti quaggiù, da milioni di anni: com'è possibile pensare di essere qualcosa di puro? Da bambini ci si sente uguali agli altri, non ci si accorge di essere considerati diversi. Razzismo non è considerare l’altro inferiore, ma considerarlo diverso. All'origine vi è l'umanità, all'interno della quale avviene la discriminazione: qui si consuma la tragedia, si ha la statuizione del criterio che discrimina. Stabilite le discriminanti si separano le parti, viene compiuta la separazione. Dalla separazione nasce l'intolleranza: una parte, o entrambe, non vuole il contatto con l'altra. L'esasperazione dell'intolleranza genera il fanatismo. Perchè questo? Il seme è nell’interpretazione della differenza come negativo: possibile conseguenza nel riconoscimento della differenza. Dalla differenza alla difformità, dalla difformità al contrasto, dal contrasto al conflitto, dal conflitto alla violenza. Ecco come errate declinazioni concettuali possono avere conseguenze nefaste. Mi sento uguale agli altri, ma gli altri mi considerano diverso. Questa è la logica paradossale e contraddittoria del razzismo. Logica però contraddittoria solo sul piano teoretico, perchè in quello reale si tramuta in violenza. Cosa c'è di più reale della violenza? Ti fa ricordare di essere al mondo, ti fa ricordare che gli oggetti e le persone possono essere ostili, anzi, che lo sono in maniera più che costitutiva. Il malanimo, l'inimicizia che attraversa l'umano come il soffio primigenio quando diede vita, rende la coscienza

quotidiana straripante di un solo dubbio, capace nella sua singolarità di tracimare rispetto agli angusti spazi del logos diurno: da dove tale schiaffeggiante malevolenza? Quel soffio, narrato con facilità eccessiva come magico e leggero dono originario, è forse la strenna ubriaca dell'afflato divino. Non respiro, ma esalazione che ha reso il fango animale, piuttosto che anima. La mia vita? È lunga quanto il petalo di un fiore. Perchè raccontare il passato? Perchè il passato può non essere oltrepassato. Piuttosto è probabile che rimanga lì, inespresso ma operante nel fare quotidiano, nell’interpretazione che si dà agli avvenimenti. Il passato è l’atmosfera del presente. Il presente, si sa, deve molto a ciò che è stato. Ma quanto il passato deve al presente? Forse il pesce può perdere l'acqua in cui nuotare. Spesso, alcuni, trattando di una filosofia della storia, non si accorgono che solo stanno trattando del suo concetto: del concetto di storia, piuttosto che della storia. Ma tanto più grave è la deviazione, non linguistica ma sostanziale, quanto maggiore è originariamente l’afflato da cui questo logos è sorto: il tener conto del patire. Una filosofia della storia – nella misura in cui diventa filosofia del concetto di storia – nel momento in cui apre la bocca, come voleva un poeta, già parla al vuoto. Troppo veloce è il gallo. La cocaina della loro filosofia è il Senso: appena gli sembra di intravederne uno il suo eccitamento assomiglia alle convulsioni deformi di una puttana drogata, e poi stuprata. Abusata da coloro che di quel Senso sono i portatori. La storia, proprio da quell’eccitante concetto che è altro da sé, viene brutalizzata. Il Dio stesso non riesce, se non nella sua mistificazione dottrinale, a non trattarla come una sgualdrina. Lo strazio poi ha buon gioco nel passaggio dalla teoresi alla prassi. Smesso l’orgasmo stridulo, metallico, del concetto, ha poi inizio la consuetudine lacerante del fatto. Il cadavere è irriconoscibile. Filosoficamente non si può affrontare il reale solo nel sapere, ma anche nel patire. Perché anche nel patire è il sapere. Tener conto della fatticità non è un’operazione teoretica, ma storica. È nella misura in cui il concetto di storia non affoga nella bava del sofferente che si vede la sua pregnanza. Non la storia deve farsi concetto, ma il concetto semmai farsi storia. Che si lasci almeno, seppur senza padre, partorire dalla madre. L’alternativa? Dall’aquila all’aquilone. L’aquilone poi, sgozzato. Idolo Hoxhvogli, Per me nessuna città, in AA.VV., Tutta mia la città, Giulio Perrone Editore (LAB), Roma 2008. Idolo Hoxhvogli, Per me nessuna città, ‹‹La farfalla››, n. 13, 2009.

Il tempo della musica EARS WITH SHUT di Giuseppe Gavazza

Quanto dura una musica? Quanto dura un suono, un tempo di sonata, un brano, un ciclo di brani, un genere, un repertorio, un autore? Di una breve conversazione in treno mi è rimasta una frase:"l'arte visiva crea tempo, la musica crea spazio". La frase mi è tuttora un po' misteriosa ma è interessante e genera riflessioni e discussioni. Ho avuto occasione e tempo per riflettere sul tempo della musica in occasione di un buon festival di musica contemporanea: a Mönchengladbach, in Germania, Festival Ensemblia, 5 giorni ad alta densità di musica nuova, una trentina di concerti, più di 50 compositori, in tutte le ore del giorno e della sera, in diversi e differenti spazi della città: sale da concerto grandi e piccole, chiese, cripte, negozi, caffè, gallerie commerciali, wasserturm (torri deposito d'acqua), scale di tribunali, musei e minuscole gallerie d'arte.

Non partecipavo ad un festival in maniera intensiva da alcuni anni: un festival specializzato è per la musica quello che una fiera specialistica è per altri ambienti e altri mestieri: occasione di aggiornamento, di nuove conoscenze, di reincontri, scambi, pubbliche relazioni. Ensemblia è un festival annuale nato nel 1979: quest'anno festeggiava i 30 anni. Non pochi per un festival di musica inconsueta e poco diffusa. L'occasione dei 30 anni di un festival dedicato alla contemporaneità mi ha fatto riflettere sul tempo della musica. Quanto dura un evento “contemporaneo” ? Il suono è “ per sua natura fisica” contemporaneo perché quando lo ascoltiamo è già svanito, così come contemporaneo è l'atto inventivo e creativo. Riporto la citazione del lavoro di Maurizio Nannucci " All art has been contemporary", una

scritta letta all'ingresso della GAM di Torino (giustamente Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea, qui la C non compare nell'acronimo credo solo per una migliore leggibilità fonica). Ho riflettuto e mi sono chiesto: “ La musica nuova e contemporanea di 30 anni fa è nuova e contemporanea ancora oggi?” Se tutta l'arte è stata contemporanea a maggior ragione – considerando la natura fisica del suono - tutta la musica deve essere contemporanea. Però, nelle tante categorizzazioni della musica esiste un piccolo capitolo specialistico per la Musica Contemporanea, anche individuata come Classica Contemporanea (ossimoro che non mi piace) per indicare una continuità con la tradizione classica e radici diverse dalle tradizioni musicali che innervano la musica più diffusa e commerciale. Quindi esistono i Compositori Contemporanei, che sono pochi e sparsi per il mondo e ogni tanto si ritrovano in occasioni - come i festival - ad ascoltare e far ascoltare i propri suoni nuovi, TEMPO a pagina 5


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RISVEGLIO N. 3 L’AQUILA CITTA’ SEQUESTRATA. Shock economy ? RISVEGLIO di Renzo Provedel

Oggi 30 maggio ecco la prova che la città è militarizzata, contro l'interesse ed i diritti dei cittadini. Alcune centinaia di cittadini, protestando, hanno cercato di entrare nel centro storico per vedere le loro case e sono stati respinti dalla Polizia. Le case agibili subito (54%) o riparabili (16%) sono tante, sono la maggior parte, oltre il 70 %, ma ciò NON è nell'interesse del Governo. Che cosa vuole fare il Governo di questa città che oramai è SEQUESTRATA insieme alla popolazione ? Nessun piano condiviso. Nessun piano, per ora. E sono passati quasi due mesi. Il terremoto oltre a produrre 300 morti, migliaia di feriti e decine di migliaia di sfollati in tende ed alberghi, sta diventando un terreno di sperimentazione da parte del Governo; sperimentazione di contenimento, di condizionamento, di propaganda nazionale ed internazionale. Quali sono gli scopi ? Quali gli interessi ? Nei primi giorni il Primo Ministro aveva evocato l’idea ad effetto di una ricostruzione totale e coniava lo slogan AQUILA 2. Ma la verifica tecnica che aveva messo in luce almeno un 50% di case intatte svelava la prima idea “sballata” ed Aquila 2 tramontava, non gli enormi interessi per una ricostruzione pilotata. Nei primi giorni emergevano le gravi responsabilità del governo centrale e locale per la mancata prevenzione e la trasmissione televisiva Anno Zero di Santoro, che voleva evidenziare questi problemi, veniva accusata di voler creare un capro espiatorio nella persona di Bertolaso, capo della Protezione civile. Il direttore del IL GIORNALE creava l’incidente, come casus belli, per poter attaccare Santoro, tanto che poi nei giorni successivi il finto scandalo veniva montato sino a raggiungere il Consiglio della Rai ed a provocare il pubblico attacco di Fini alla trasmissione televisiva indicata come “indecente”. Persino un’azione di CENSURA nei confronti del vignettista Vauro, sospeso d’imperio dal nuovo direttore RAI il sig. Masi, che si creava così dei “crediti” verso il Primo Ministro, offesa da tanta lesa Maestà. Berlusconi con una accurata comunicazione

mediatica, anche non verbale (indossava il giubbotto della Protezione Civile...dopo il Presidente operaio anche il Presidente Protettore e Salvatore), iniziava in modo emblematico lo sfruttamento della catastrofe a fini di propaganda, anche in vista delle vicine elezioni europee. Chissà perché mi viene in mente il libro “Shock economy” di Naomi Klein dove si spiega come Bush avesse avviato l’ascesa del capitalismo dei disastri sfruttando la distruzione di New Orleans (tornado Katrina) per trasformare la scuola pubblica in scuola privata. Nasce una nuova strategia: “solo uno shock-provocato da un cataclisma naturale o dalla violenza intenzionale della guerra, del terrorismo, della tortura – può trasformare il politicamente impossibile in “politicamente inevitabile” (parole del guru dell’ultraliberismo Milton Friedman). Il trauma dell’undici settembre ha permesso a Bush di appaltare ad aziende private la sicurezza

interna e la guerra all’estero. La stessa cosa succede per l’uragano Katrina e la distruzione di New Orleans. Berlusconi sta seguendo la stessa strada ? E’ lecito porsi questa domanda soprattutto dopo l’improvvisa decisione di trasferire il G8 dalla Sardegna all’AQUILA. Enormi “doppie spese” fuori controllo che favoriscono costruttori di strade ed infrastrutture, immobiliaristi, società di sicurezza. Intanto la gente terremotata dell’Aquila continua a soffrire in tenda e proprio ieri il Primo Ministro abbozza la storica frase "Stiamo organizzando giorni al mare per le famiglie. I ragazzi, invece, stiamo vedendo di mandarli in crociera nel Mediterraneo". Le 500 persone che, aderendo al Comitato “L'Aquila un centro storico da salvare”, hanno manifestato concretamente oggi, sono l’avanguardia di persone che si sono ri-svegliate. Stanno prendendo il mano il loro futuro, vogliono affermare che la “città è nostra”, giustamente, e vogliono anche, a mio avviso, affermare la centralità delle decisioni dei cittadini: vogliono partecipare nonostante il tentativo del potere “unico” politico di gestire unilateralmente la catastrofe. I cittadini possono dire NO alla economia dei disastri e ribaltare la situazione prendendo in mano le decisioni che a loro spettano, a loro che vivono sul territorio e ne decidono lo sviluppo o il declino con i loro comportamenti. Le fonti informative: D a I l C e n t r o : http://ilcentro.gelocal.it/dettaglio/laquila-ilsindaco-vieta-il-corteo-dei-proprietari-delle-casein-centro/1642673?edizione=EdRegionale Da Affari italiani: http://www.affaritaliani.it/ultimissime/flash.asp?ti cker=290509160825 D a A D N K r o n o s : http://www.adnkronos.com/IGN/Cronaca/?id=3.0 .3249916500 D a A n s a : http://www.ansa.it/opencms/export/site/notizie/ru briche/ altrenotizie/visualizza_new.html_985743175.html foto di ANSA/CIRO FUSCO/DRN

LA NARRAZIONE DI FIABE IN AFRICA INTERFIABA di Rosa Tiziana Bruno

L’arte e la funzione del narrare, in Africa, sono affidati al griot, che nell’antichità rappresentava la casta nobile. Egli era il consigliere del re, il “saggio per eccellenza”, da consultare prima di ogni decisione importante. Attualmente la funzione politica del griot è notevolmente diminuita, tuttavia continua a essere il cantastorie per eccellenza, il depositario di un sapere che viene ancora tramandato di generazione in generazione. Nelle società africane il sapere non appartiene al singolo filosofo, intellettuale, individuo; è patrimonio della comunità. In generale quindi, il griot e gli anziani hanno soltanto il compito di controllare che la tradizione e i valori della cultura vengano tramandati, senza che nessuno se ne prenda il merito se non gli antenati, coloro che hanno tracciato le strade che ancor oggi l’Africa percorre. “Il più grande libro è il popolo”, capace di esprimere la “logica della vita”, la scienza della vita riflessa, di superare la dicotomia anima e corpo. La narrazione africana è punteggiata dalla

ripetizione, caratteristica dominante della tradizione orale, dettata dal desiderio del narratore di enfatizzare certe parti o di costruire una cornice entro la quale trasmettere le emozioni dei protagonisti della storia. Il narratore può introdurre delle varianti al racconto, ma deve superare la censura della collettività, impegnata a mantenere fedele la tradizione e la sua interpretazione. Superata la censura iniziale, i racconti, così come i miti e le fiabe, diventano eventi irripetibili: la loro funzione e produzione non sono mai identici; cambiando il narratore e l’uditorio si ri-crea il testo. Ogni volta che si racconta una fiaba tutte le cose vengono riordinate, il bene e il male, la giustizia e l’ingiustizia, il mondo ricreato. La forma del racconto ha, nella tradizione orale, un’importanza vitale. La voce è il supporto tecnico della narrazione, che crea la relazione con il pubblico. Aforismi, indovinelli, nenie, filastrocche anticipano il racconto di una fiaba, sono un vero e proprio rito propiziatorio. Semplici ritornelli si alternano a domande poste agli interlocutori creando sorpresa, enfasi, l’incanto del momento. A poco a poco nasce un ritmo che provoca emozioni, i suoni aumentano gradatamente

d’intensità finché ci si lascia andare a questa dimensione oltre il tempo e oltre lo spazio, che allude all’eternità, caratteristica fondamentale della fiaba. Altri elementi contestuali aiutano a raggiungere l’impatto comunicativo e la pienezza di significato, come l’accompagnamento strumentale o il semplice battito di mani, che stabilizza il ritmo delle parole. La danza e il ritmo sono elementi fondamentali per creare suggestione, dando avvio all’energia creativa dell’artista improvvisatore. L’arte e la funzione del narrare, in Africa, sono essenzialmente compito del griot, ma anche degli anziani, dei capi tribù e delle donne, vere depositarie del patrimonio favolistico. A volte, in momenti particolari dell’anno, pescatori o membri di certe confraternite hanno questo stesso compito. Tuttavia è la comunità intera a produrre e consumare fiabe perché tutti gli attori sociali sono coinvolti nella ri-creazione dei testi e nella dinamica del racconto/ascolto. In ogni situazione il narratore riveste un ruolo di grande importanza sociale, perché porta con sé i doni della memoria e della voce, ha la capacità di far sentire coesi i membri del gruppo e partecipa alla costruzione della identità del gruppo.


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Esame di Stato: breve promemoria ad uso dei maturandi MONDOSCUOLA di Roberto Tortora

Si avvicina l’Esame di Stato, l’appuntamento più importante nella carriera scolastica di circa 500mila studenti italiani. Tra ansia da prestazione, sensi di colpa per non aver svolto fino in fondo il proprio dovere e difficoltà a stare dietro ai continui ripensamenti ministeriali, può essere utile fissare alcuni punti fermi per chi si accinge ad affrontare una prova che, nel bene e nel male, rimarrà nella memoria individuale e collettiva. 25 giugno: prima prova scritta di Italiano, per tutti; 26 giugno: seconda prova scritta, diversa per indirizzi di studio; 29 giugno: terza prova scritta. Può variare per tipologia, è predisposta dalla Commissione e non può comprendere più di cinque materie. Dopo la correzione degli elaborati scritti, che di norma occupa due o tre giorni , cominciano gli orali. Il colloquio ha inizio con un argomento presentato dal candidato (una tesina, una mappa concettuale, anche in forma multimediale). Ma è bene ricordare che prosegue (ed è la parte preponderante!) con domande che spaziano sull’intero programma delle materie dell’ultimo anno. Si conclude con la discussione delle prove scritte.

Anche il punteggio finale scaturisce dalla somma di tre componenti: il credito scolastico (fino a 25 punti), le prove scritte (fino a 45 punti), il colloquio (fino a 30 punti). I 5 punti integrativi – il famoso BONUS – vengono attribuiti dalla Commissione solo quando “il candidato abbia ottenuto un credito scolastico di almeno 15 punti e un risultato complessivo nella prova d’esame pari almeno a 70 punti”. In altre parole – è bene chiarirlo perché moltissimi studenti ancora credono il contrario! – il bonus viene in aiuto solo a chi è già andato bene con le proprie forze, quindi non può salvare chi è sull’orlo della bocciatura. Dallo scorso anno, poi, è ritornato il giudizio di ammissione. Questo vuol dire che non tutti gli alunni di quinta andranno automaticamente all’esame, ma solo quelli giudicati “ammessi” dai loro prof. Per essere ammessi a sostenere l’Esame di Stato è necessario aver riportato la media del sei allo scrutinio finale di giugno. Su questo punto si sono registrate accese discussioni negli ultimi mesi, finché il MIUR ha chiarito ogni dubbio con l’O.M. 40/09 e poi con la circolare n. 46 del 7.5.09. Inizialmente, infatti, sembrava che per accedere all’Esame occorresse ”il sei in ciascuna disciplina”. Questa novità, invece, dovrebbe andare in vigore dal prossimo anno scolastico perché è stata emanata piuttosto tardi, quando le aspettative degli studenti erano calibrate su altri criteri di valutazione e avrebbe provocato

un’impennata delle non ammissioni, cioè delle bocciature. Il ministero perciò ha disposto che per quest’anno varrà ancora la regola della media del sei. Altro chiarimento di questi ultimi giorni, come si diceva, è la circolare in base alla quale il voto di condotta“fa media”. Il voto al comportamento dell’allievo, cioè, è un numero come quello delle altre materie ed entra nel computo della media matematica che deve stabilire se l’alunno è ammesso oppure no. Infine, sempre a proposito di condotta, resta valido lo sbarramento del 5. Per chi non raggiunge la sufficienza per cattivo comportamento, niente esame di Stato. La durata dell’esame varia a seconda del numero dei candidati, ma è presumibile che per la metà di luglio sarà tutto finito. Quest’anno all’albo dell’Istituto saranno nuovamente esposti i “quadri” con i punteggi di coloro che hanno superato l’Esame. L’anno scorso, invece, per eccesso di zelo in difesa della privacy comparivano solo le diciture “esito positivo” ed “esito negativo”. Il che, oltre a suonare ridicolo, aveva esasperato i centralini delle scuole, tempestate di telefonate da alunni e genitori che chiedevano – a buon diritto! - di conoscere il punteggio effettivamente conseguito dai candidati.

Biennale a Praga GUARDARE A ORIENTE di Antonella Musiello

Dopo la celebre Biennale di Arte Contemporanea a Venezia e a Firenze, sta prendendo piede in questi mesi la ormai consueta e non meno importante Biennale a Praga. Anche quest’anno per tradizione la Biennale e i suoi curatori si impegnano con la rassegna “ Expanded Painting”, che rappresenta la rassegna più vasta nell’esposizione della pittura internazionale contemporanea. All’interno è presente la pittura di tutto il mondo, dalla Germania alla Polonia, dall’Italia alla Romania, ma anche Cina, Indonesia, Filippine, Malesia, Singapore. I direttori della Biennale, Helena Kantova e Giancarlo Politi, oltre a raggruppare un numero di artisti mai visto prima, hanno cercato di dare importanza all’arte mondiale evidenziandone le peculiarità, dall’arte europea all’arte orientale. All’interno della rassegna di grande valore è la sezione dedicata alla Cina, intitolata“China Box” e curata da Cecilia Freschini. Già nel 2003 la pittura cinese destò curiosità fra i responsabili della Biennale di Praga. Quest’anno in particolare vengono messi in risalto le opere di importanti artisti cinesi come Ye Yongqing, Tu Hongtao, Cui Jie, Li Chao, Wang Yaqiang, Wang Yabin, Qin Qi e altri. Nomi alquanto sconosciuti fra gli occidentali, ma che rappresentano il panorama cinese contemporaneo più attivo. “China Box” appunto rappresenta una scatola che contiene l’immagine, il fascino e il patrimonio cinese. Dopo tanti anni di frenetici sforzi per cambiare la propria immagine, oggi la Cina appare come un enorme macrocosmo in cui ogni artista conserva gelosamente la propria identità e la propria personalità. Ognuno di questi artisti, in modi diversi, mirano a brillare di luce

propria soprattutto nell’essere indipendenti dalle regole del mercato globale. Una forma di anticonformismo che molto spesso premia la scelta di molti artisti cinesi, che senza convenzioni né canoni, rappresentano l’ambiente che li circonda, il presente ma anche il passato. Ad esempio l’artista Ye Yongqing riprende i miti del passato come esempio di moderazione e autocontrollo. I suoi dipinti sono apparentemente spensierati e bucolici, ma mostrano in realtà il disagio e l’ansia del rapporto attuale fra l’uomo e la natura. Molti di questi artisti sottolineano il frequente rapporto onirico e idilliaco della realtà e lo raccontano con un forte simbolismo mai eccessivo. Li Chao invece analizza una nuova forma di

inventiva. Propone nuove strategie che si basano su un concetto di coordinamento fra spazio e tempo. Con una sola testimonianza realizza un trittico, così da analizzare l’argomento da tre diverse angolazioni. L’innaugurazione della quarta Biennale di Praga si è svolta lo scorso 14 maggio, ma sarà in esposizione fino al 26 luglio. Un occsione per fare un breve viaggio ma assaporare le novità e le bellezze dell’arte odierna e soprattutto riscoprire i desideri, gli ideali e le creatività cinesi. PRAGUE BIENNALE 4 14 maggio – 26 luglio 2009-05-29 Karlin Hall, Thamova 8 – Praga Info: info@praguebiennale.org Web:www.praguebiennale.org


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TEMPO ARQUEOLÓGICA 2.0: L'INCONTRO TRA continua da pagina 2 forse taciuti, inascoltati, talvolta quasi ARCHEOLOGIA E INFORMATICA GRAFICA. finora inudibili e altre volte inascoltabili. Un modo di usare i suoni per far musica che i A SIVIGLIA DAL 17 AL 20 GIUGNO 2009. più neppure sospettano e che sembrerebbe IN 4 LATI

di Chiara Di Salvo

Dal 17 al 20 giungo 2009 si terrà per la prima volta in Spagna, a La Rinconada, in provincia di Siviglia, un incontro di carattere internazionale che riunisce i ricercatori di Archeologia e Informatica Grafica. Il Congresso, organizzato per dare spazio all’Archeologia Virtuale in tutte le sue forme, propone un programma particolarmente vasto ed interessante, proposto dalla SEAV, Sociedad Española de Arqueología Virtual, in collaborazione con vari Gruppi di Ricerca di Università spagnole e aziende del settore. Un programma, dunque, creato ad hoc per la partecipazione di illustri esponenti di questa meravigliosa disciplina: archeologi, storici, sviluppatori 3D, ricercatori, imprese e istituti che lavorano nel campo dell’archeologia e dell’infografica applicata alla ricostruzione virtuale, allo studio, alla catalogazione, alla ricreazione, alla diffusione e valorizzazione del patrimonio archeologico attraverso strumenti grafici digitali. Tutti professionisti invitati da ogni parte del mondo per dare il loro prezioso contributo. Appare chiaro, quindi, che il punto d'incontro del Congresso verterà sulle nuove tecnologie applicate all'archeologia per dare una panoramica, attuale e comprensibile, sull'archeologia del XXI secolo. ARQUEOLÓGICA 2.0 vuole quindi essere un momento di incontro e scambio di opinioni sull’attuale sviluppo di questo settore attraverso la ricerca e lo sviluppo nell’archeologia virtuale, nei progetti realizzati, in corso d'opera o in preparazione e nell'incontro tra professionisti e specialisti di varie discipline per favorire quello scambio di idee e di informazioni che possono

creare cooperazioni a progetti comuni. All'interno delle attività previste per il I Congresso Internazionale di Archeologia e Informatica Grafica, EXPO ARQUEOLÓGICA 2.0 sorge come un'importante iniziativa, essenzialmente audiovisuale e aperta al pubblico, all'interno della quale si mostrano i risultati dei proggetti di ricerca più importanti nell'uso del 3D applicato alla documentazione, alla preservazione e alla difusione del patrimonio archeologico, sommerso e non. Il Congresso permetterà al pubblico o agli addetti ai lavori di avvicinarsi a settori particolari tra cui: Patrimonio culturale virtuale; CAD e CAM applicati all’archeologia; Archeologia virtuale “in loco”; Metodi digitali di ricostruzione; Animazioni virtuali applicate all’archeologia; Restauro virtuale non invasivo; Musei virtuali e visite virtuali; Applicazioni web per l’archeologia. Un'occasione unica nel suo genere, un punto d'incontro tra storia e scienza per riflettere sulle possibilità delle nuove tecnologie e sui limiti umani. La storia ci insegna i limiti dell'uomo. Ascoltiamola. Per ulteriori informazioni: www.arqueologiavirtual.com

certamente inconsueto e almeno strano alle orecchie dei più: ma come ho ritrovato ad Ensemblia molti dei suoni ascoltati 30 anni fa, ho trovato molti suoni e idee nuove e – sopratutto ho verificato che quei suoni inconsueti di 30 (e più) anni fa senza far rumore sono usciti dal piccolo giardino della Musica Contemporanea, sono germogliati e cresciuti anche nella musica più conosciuta e diffusa. Aprite bene le orecchie e ascoltate con attenzione: sotto la confezione standard di molte canzoni si possono ascoltare suoni che anni fa non c'erano. Attingendo a Varese, Schaeffer, Stockhausen, Ligeti, Berio, Cage, due incipit indimenticabili, solo due esempi tra tanti: il registratore di cassa dei Pink Floyd (Money, 1973) ed il tu-tuu telefonico della Penguin Cafe Orchestra (Telephone And Rubber Band, 1981) sono stati semi fertili. Oggi (magari non a proprio a Sanremo) ascoltiamo in tanta musica di grande diffusione una tavolozza di suoni larghissima, un mondo di suoni musicali. Un esempio per tutti: Björk. E poi musicisti ben conosciuti da un pubblico giovanile internazionale come Oval, Pansonic, Murcof, Matmos, Mouse on Mars, Biosphere,… Altri semi per l'arte ho visto seminare dal pubblico nell'intervento Soil Practice, ieri, 28 maggio, qui a Torino, dagli artisti Andrea Caretto e Raffaella Spagna per la mostra Music for a long time una retrospettiva: semi reali in terra reale e fertile messa sul terrazzo della galleria come work più che mai in progress, per un altro compleanno musicale importante, i primi 10 anni della galleria e/static – blank, che propone altri spazi e altri tempi per i suoni e la musica. Il suono si affianca alle arti visive, esce dalla sala da concerto proponendo tempi e spazi diversi per l'ascolto. Un ascolto che non finisce con il suono, anzi che inizia proprio quando il suono finisce e va avanti per un tempo che auguriamo lunghissimo. silence = death: lunga vita alla musica, lunga vita alla vita.

La medicina complementare nella costituzione svizzera ECONOMIE ECOLOGICHE di Paola Iacopetti

Lo scorso 17 maggio i cittadini della vicina Svizzera hanno approvato con un referendum l'introduzione nella costituzione di un nuovo articolo che apre la strada all'integrazione tra medicina accademica e complementare. Il 67% degli elettori si è espresso a favore del sì. L'articolo, il 118a, recita: “Nell'ambito delle loro competenze, la Confederazione e i Cantoni provvedono alla considerazione della medicina complementare.” Il sì popolare necessita ora di un passaggio legislativo. I promotori del referendum rivendicano l'integrazione di medicina antroposofica, omeopatia, neuralterapia, fitoterapia e medicina tradizionale cinese (MTC) nell’assicurazione di base, purché praticate da medici accademici con formazioni complementari dell’FMH (Federatio Medicorum Helveticorum); la creazione di diplomi nazionali per terapeuti non medici, per garantire un’elevata qualità delle cure e quindi la sicurezza per i pazienti; la conservazione del patrimonio degli agenti terapeutici; garanzia di studio e ricerca per la medicina complementare, ossia introduzione dello studio delle basi dei metodi terapeutici complementari nella preparazione di tutti i medici e investimenti nella ricerca. L'auspicio è quindi di offrire ai pazienti da un lato possibilità di cura più ampie, dall'altro migliori garanzie, obbligando gli organi di

governo nazionali e cantonali a regolamentare la somministrazione delle cure, limitandola a personale medico e paramedico opportunamente formato. Molto importante è la richiesta di investimenti nella ricerca: esiste un enorme bagaglio di esperienze e conoscenze mediche maturate dall'uomo nel corso dei millenni che merita di essere rivalutato, vagliato con i metodi della scienza moderna e integrato con le conoscenze della medicina accademica. Per far questo però serve denaro pubblico: le sostanze attive contenute nelle erbe ad esempio o i metodi di cura complementari non possono essere brevettati, per questo motivo è molto più difficile reperire finanziamenti per chi voglia farne oggetto di studi scientifici seri. Tuttavia la mole di dati presente ad oggi nella letteratura scientifica indica chiaramente la via dell'integrazione tra medicina accademica e complementare come quella che può offrire a tutti gli uomini migliori possibilità di prevenzione e di cura, consentendo anche un risparmio ai sistemi sanitari nazionali. Un numero crescente di università statunitensi offre programmi didattici formativi sulle medicine complementari all'interno dei corsi di studio di medicina: il “Consortium of Academic Health Centers for integrative medicine” comprende ad oggi più di quaranta università negli Stati Uniti. In Europa, nella risoluzione n° 400 del maggio 1997 il Parlamento europeo ha evidenziato “ la necessità di garantire ai cittadini la più ampia libertà possibile di scelta terapeutica, assicurando

loro anche il più elevato livello di sicurezza e l’informazione più corretta sull’innocuità, la qualità, l’efficacia di tali medicinali” e ha invitato gli Stati membri della UE a “dare informazioni su queste medicine suggerendo che la preparazione dei laureati in medicina e chirurgia comprenda anche una iniziazione a talune discipline non convenzionali”. In tal senso si è espresso anche il Consiglio d’Europa, il quale, nella risoluzione 1206 del novembre 1999, pur riconoscendo la preminenza della medicina convenzionale, ha affermato la necessità di un riconoscimento delle principali medicine complementari da parte degli stati membri allo scopo di inserirli a pieno titolo nei diversi SSN. Alcune nazioni europee, per esempio Germania (dal 1976), Francia e Belgio hanno emanato leggi che regolamentano questo settore della medicina. In Italia, la pratica delle medicine complementari è stata riconosciuta dalla Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici nel 2002 ed è inserita nei Piani Sanitari Regionali di alcune regioni, ma ancora non esiste una regolamentazione nazionale; nonostante questo un numero crescente di persone si rivolge a queste cure, rendendo pressante l'esigenza di una normativa che tuteli la sicurezza dei pazienti e la professionalità degli operatori da ogni tipo di abuso. Per saperne di più: http://www.siamc.ch/index.cfm/IT/68/Home http://www.imconsortium.org/ Thierry Janssen, “Respirare”, Feltrinelli 2007


Anno 2 N°24

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VOCI DI LIBECCIO

dal 29/05/2009 al 04/06/2009

Palermo è in ginocchio. L’emergenza rifiuti costerà un milione di euro. E intanto arriva l’esercito VOCI DI LIBECCIO di Paolo Cirica

PALERMO, 4 giugno 2009 – Sembrano scene di guerriglia quelle che si stanno vedendo in questi giorni nel capoluogo siciliano. Anche oggi, per la sesta notte consecutiva, altri cassonetti sono stati dati alle fiamme. Oltre cento i roghi, dislocati tanto in provincia quanto nel centro città, causa di notevoli difficoltà per i Vigili del Fuoco impegnati in altrettanti interventi di spegnimento. Da venerdì 29 maggio, quando cioè si sono verificati i primi incendi, il numero dei cassonetti dati alle fiamme ha superato quota cinquecento. Per i roghi, però, si registrano anche i primi arresti: due persone sono state fermate dalla Polizia e due minorenni sono stati denunciati. La misura sembra essere ormai colma per la popolazione, esasperata da questa gravissima emergenza, come testimonia un episodio accaduto ieri mattina nel quartiere Zen, invaso dalla spazzatura: alcuni netturbini, tornati al lavoro dopo lo sciopero dei giorni scorsi, sono stati aggrediti dai cittadini, tanto che si è reso necessario l’intervento delle forze dell’ordine che hanno provveduto a scortare gli operatori dell’Amia, la municipalizzata addetta alla raccolta dei rifiuti, durante il loro lavoro. Inoltre, a causa della presenza di pulci, una scuola elementare sita nel centro storico di Palermo e proprio dietro ad enormi cumuli di spazzatura, è rimasta chiusa. Il Capo della Protezione Civile, nonché sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Bertolaso ha assicurato che il capoluogo siciliano sarà ripulito entro una settimana. Oggi sono entrati in azione oltre cento militari del Genio dell’Esercito, dotati di due pale meccaniche ed un escavatore, mentre sono in arrivo 40 nuovi autocompattatori. È proprio la mancanza di mezzi ad essere il primo problema da risolvere. Come conferma Salvo Cocina, capo della Protezione Civile regionale, l’Amia ha solo 30 autocompattatori funzionanti, mentre oltre cento sono fermi perché necessitano di interventi banali come la sostituzione di gomme o il cambio della batteria, che l’azienda non ha potuto effettuare per mancanza di economia. Per volontà del Presidente della Regione Lombardo, la Protezione Civile regionale pagherà la manutenzione di una ventina di mezzi guasti e verranno noleggiati dalle società d’ambito, le Ato, 40 mezzi con autisti.

Circa centro mila euro al giorno, oltre un milione di euro ad operazione conclusa. È questa la cifra, stimata da Cocina, necessaria per porre fine all’emergenza rifiuti di Palermo e di cui si farà carico la Protezione Civile regionale. Una operazione che durerà dai dieci ai quindici giorni e che peserà notevolmente nelle casse della Sicilia. Ma aldilà di queste spese straordinarie, il costo pro capite per la raccolta dei rifiuti a Palermo, è già record, ben superiore rispetto ad altre città italiane. Infatti, se ogni milanese sborsa 176 euro l’anno ed un torinese addirittura 154, a Palermo la quota pro capite sale a 180, non considerando che la raccolta differenziata nel capoluogo siciliano è al 3,9%, cioè pressoché inesistente. Tuttavia, a colpire maggiormente è il dato sull’evasione: in Sicilia, oltre il 39% del gettito derivante dalla tassa sui rifiuti non viene riscosso. Chi sono gli evasori? Cittadini, ma anche parecchi insospettabili, come i commissariati della Polizia, le caserme dei Carabinieri ed addirittura la stessa Amia!

Dal caso Peppe Drago alla bomba Raffaele Lombardo. Ecco perché nessuno crede più nella politica VOCI DI LIBECCIO di Bartolo Lorefice

La sentenza di condanna del deputato dell’Udc Peppe Drago per peculato a tre anni e alla interdizione dai pubblici uffici ci permette di capire lo stato della politica in Sicilia. Nessuno (o quasi) ha manifestato pubblicamente la propria indignazione, nessuno ne ha chiesto le dimissioni. Anzi. E' accaduto l'esatto contrario. La candidata alle europee Concetta Vindigni ha espresso addirittura solidarietà, prendendo una posizione contro la magistratura e a favore del compagno di partito di cui è, tra l’altro, fedelessima. Dal Partito Democratico silenzio di tomba. Sembra quasi che ci sia una

sorta di paura, che si tema di rompere la calma paludosa della assopita politica siciliana. Ma il degrado della politica e delle istituzioni non finisce qui. A Palermo il presidente della regione Raffaele Lombardo, candidato alle Europee per il Movimento per l'Autonomia, manda a casa tutti gli assessori e rompe definitivamente con il Pdl. Una lotta intestina tra gli stessi esponenti del medesimo gruppo di potere che da anni governa la Sicilia, per qualche voto in più alle europee. Questo il degrado delle istituzioni politiche, da Roma alla punta sud della penisola. Degrado generalizzato e dal quale solo pochi si salvano. Gli elettori sono schifati. Non stupiamoci se l'astensionismo per le prossime elezioni europee toccherà picchi record.

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