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Issue 2 Anno # N°20

www.terpress.com

5/2/2009 LA SETTIMANA - 5/7/2009

dal 01/05/2009 al 07/05/2009

NOTTE DI CIOCCOLATA INTERFIABA di Rosa Tiziana Bruno Premio “Cibo da fiaba” 2009 – Torino– Italia

Sul finire della giornata, il Maestrale si presentò alle porte della città annunciando la notte più gelida dell’anno. L’aria fredda si infilò nelle strade, spazzando via tutto, scompigliando i passanti e scuotendo le insegne. Perfino i piccioni sembravano perdere l’equilibrio in quel turbine improvviso. Avvolte nei loro cappotti consumati, Safi e sua madre Dara camminavano frettolose verso casa, scortate dal sibilo del vento. Intorno giornali strappati e svolazzanti, buste di plastica danzanti, cartelloni stradali che si dimenavano. Da quando si era trasferita in Europa, per Safi il freddo era diventato uno spettacolo quotidiano. Le faceva compagnia anche fra le mura spoglie della sua cameretta, in quell’appartamento umido di periferia che suo padre Badù aveva affittato un anno fa. Ma quella sera, chissà perché, pareva pungere più intenso del solito. Seguendo con lo sguardo una foglia di acero che si infilava sotto i portici, Safi notò un gruppo di ragazzini chiassosi. Correvano con il fiato mozzato e la bocca aperta a raccogliere il vento. In quell’istante le venne spontaneo ripensare alle folate d’aria che le avevano accarezzato la faccia da piccola. Si vide mentre giocava sulla sabbia lanciando risate nel vuoto, in un paesaggio deserto e accecante. Nella terra del Ghana la parola vento racchiudeva significati di tepore e di lentezza. Niente a che vedere con l’aria gelida dell’Europa. Il primo paese in cui si era stabilita era stato la Norvegia. Lì Safi aveva visto cose stupefacenti. Le onde del mare battevano contro il molo e il vento le ghiacciava trasformandole in sculture. Sulle prime aveva creduto ad una stregoneria. C’era voluto del tempo per abituarsi a quello spettacolo. Poi, per fortuna, si era trasferita in Italia dove il freddo mordeva meno. Ma il calore dell’Africa era ancora troppo lontano. Grazie ad un passo frettoloso, Safi adesso era finalmente a casa. Cena e a letto. Separata da una parete sottile, nella stanza accanto, anche sua madre Dara era già tra le lenzuola. Una pesante giornata di lavoro l’aveva affaticata, come sempre. Ma forse la sua stanchezza nasceva anche da altro. Suo marito se ne era andato da più di un mese lasciandola con un addio pungente: la miseria e la difficoltà di sopravvivere lo avevano reso agitato e nervoso. Safi si addormentò presto quella sera, ma alle tre era di nuovo sveglia. Cominciò a girarsi, prima piano, poi sempre più forte. Infine si mise a pancia in su, rassegnata. Le tornò in mente il volto del suo papà. Sapeva che non si sarebbe riaddormentata. Accese la luce e cominciò a fissare il soffitto. Fu in quel momento che sentì una strana melodia. Era la sua mamma che canticchiava a bassa voce, nella loro lingua. Il silenzio della notte incorniciava quella splendida canzone. Safi pensò che le sarebbe piaciuto conoscere il significato di delle parole. Sapeva poco delle sue origini. Scese dal letto, percorse a piedi nudi il corridoio e bussò alla porta di sua madre: -Neanche tu mamma riesci a dormire stanotte? -

-Proprio no! – Accesero un paio di candele profumate, spensero la luce e si misero ad osservare la notte dietro i vetri della finestra. In silenzio. Improvvisamente udirono uno strano fruscio dalla cucina. All’inizio non ci fecero caso, ma quel piccolo rumore si ripeté. - Sssst, andiamo a vedere cosa succede- suggerì Safi La madre la seguì in punta di piedi, nel buio del corridoio. Accostarono l’orecchio alla porta della cucina e sentirono delle vocine stridule provenire dalla credenza: -Non sapevo che voi cioccolatini foste così in confidenza –-Trascorriamo molto tempo vicini, dentro la stessa scatola. E’ quasi inevitabile diventare amici!– Safi e sua madre, ascoltando quella conversazione, pensarono d’essere sull’orlo della pazzia. Si precipitarono ad aprire lo sportello della credenza, ma non si sentiva più nulla. -Ah, volevo ben dire!- esclamò la mamma sollevata. Silenzio. Poi di nuovo una vocina: -Invece no! Noi pensiamo e chiacchieriamo benissimo!-Chi ha parlato?- sussultò Safi -Io, quello incartato di rosso, non mi vedi?Mamma Dara e la sua piccola si guardarono allibite. Non sapevano cosa pensare, eppure non c’erano dubbi: i cioccolatini parlavano per davvero! -Avete bisogno di consolazione. Mangiate uno di noi e vi sentirete meglio – esclamò uno di loro. -Sei solo uno sbruffone incartato!- sbottò Safi fingendo sicurezza. Madre e figlia si sentivano come in un incantesimo e cercavano di fare appello alla ragione, ma in realtà non c’era nessuna spiegazione a quello che stava accadendo. Possibile che le cose dolci avessero un’anima? Qualche istante di esitazione, poi Dara raccolse un cioccolatino dalla scatola. Lo scartò, l’accostò alle labbra e ne respirò il profumo. Assaporandolo sentì la cioccolata fondersi sulla lingua al calore del palato. -E io?- chiese d’improvviso una voce dal tono polveroso, proveniente dalla credenza. In quell’istante Safi notò il pacchetto di cacao agitarsi nella sul fondo del ripiano in basso: Anche il cacao parla adesso!- esclamò stupefatta -Si che parlo, e voglio finalmente dirvi che mi sento abbandonato, non mi usate mai-E’ solo perché manca il tempo…- si giustificò mamma Dara. Ma il cacao continuò la sua lamentela, ripetendo che si sentiva inutile e annoiato. Gli altri pacchi, il riso o gli spaghetti, venivano usati ogni giorno mentre lui se ne stava lì in attesa. Aspettava qualcosa, qualunque cosa, purché fosse alla sua altezza, s’intende! Del resto lui non era certo un ingrediente qualunque. Aveva fatto tanta strada, aveva attraversato mari e ascoltato dialetti intraducibili. Ora chiedeva soltanto di essere apprezzato fino in fondo. Fu in quell’istante che Dara ebbe un’idea. Indossò il grembiule, prese il pacco di cacao dal suo angolino e lo poggiò sul tavolo. Uno sguardo di intesa con la sua piccola e immediatamente si arrotolarono le maniche del

pigiama. Safi aprì delicatamente il pacchetto. Il cacao si sentì rovistare all’interno dell’anima. Poco dopo sentì che il suo sentimento veniva preso a manciate e versato in un liquido a base di burro e latte. Sentì che finalmente la sua esistenza acquistava un senso. Amalgamato, girato e rigirato, divenne morbido e cremoso. A quel punto una cascata di zucchero e pinoli lo invase. La voce di Safi contava: -un uovo, due uova, tre uova – . Intanto sui fornelli, in un recipiente, ribollivano dei pezzetti di cioccolato fondente insieme al rum e all’uvetta. Il tepore li gonfiava di riconoscenza e sprigionavano un aroma che superava i confini delle mura della cucina. Dara tagliò le banane con estrema cura. Sulla tovaglia manciate di farina sparse attendevano l’arrivo del cioccolato che troneggiava nel suo composto morbido, nero e vellutato, pronto per essere massaggiato energicamente. C’era molto calore nel tocco di Dara, il calore del sole d’Africa. Lo stesso calore che è prigioniero nei semi di cacao e aspetta con pazienza di essere liberato. Qualche minuto ed il forno era già in rovente attesa. Mamma Dara però continuava a massaggiare. Sapeva che non bisogna avere fretta quando si prepara un dolce di cioccolata. Perché non deve solo piacere, ma deve tirare fuori quello che di morbido e puro c’è dentro ognuno. Ormai era quasi pronto e l’odore del cioccolato cominciò a spargersi generosamente tutto intorno. Impregnò i muri della cucina, si impossessò di mobili e porte, scivolò lungo il pavimento. Ma non era finita. Il profumo superò i confini della casa, trapassò i vetri chiusi e raggiunse gli altri palazzi soffiati dal vento. Tutte le abitazioni e le strade furono sazie di cioccolato e sorridenti. L’odore penetrò ovunque, svegliando quelli che dormivano senza sognare. Ogni cosa divenne di cioccolata: le tende, i quadri, i lampadari, i saponi. La gente si alzò dal letto felice e cominciò a leccare pezzi di muro, imbrattandosi mani e guance. Anche Safi appoggiò il gomito alla parete e scoprì che era diventata morbida come un panetto di burro. Provò a spingere un po’ e ci entrò dentro con tutto il braccio. Quando lo tirò fuori non poté fare a meno di leccare tutta la cioccolata che si era appiccicata sulla pelle. Buona e golosa. Tutti in città ormai avevano le labbra sporche e profumate e molti provarono a seguire la scia dell’aroma per capire da dove provenisse. In pochi attimi una folla si raccolse davanti all’appartamento di Safi. Quando Dara aprì, un applauso scrosciante l’avvolse. Il dolce di cioccolata fu sfornato e bastò straordinariamente per tutti. Mentre assaporava, Safì sbirciò attraverso i vetri della finestra e vide la notte immersa in un silenzio di stelle. Si sentì per un attimo come nel suo villaggio, dove la gente festeggiava con nulla. Mamma Dara, invece, volò con il pensiero fino a suo marito Badù. Volò sui sogni e le speranze. Cominciò nuovamente a sperare e a credere nella magia della vita: - Mettiamo da parte una fetta per papà- disse -magari dopo arriverà anche lui-. In fondo era una notte di cioccolata, poteva accadere tutto.


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VORAS EDIZIONI Un nuovo editore si affaccia sul mercato italiano: Il coraggio di provarci OCCHIO IN CAMERA

sono i vostri progetti futuri?

Il primo progetto è senz’altro quello di riuscire a coinvolgere autori con esperienza, anche se – ci teniamo a ribadire – siamo assolutamente Nel mercato editoriale italiano si sente il interessati e disponibili nei confronti degli bisogno di persone coraggiose portatrici di idee esordienti. Speriamo anche di allargare i nostri nuove, soprattutto di gente che abbia l’entusiasmo orizzonti e di inaugurare presto altre collane, oltre per leggere manoscritti e scegliere testi sui quali alle due già esistenti (“Hydra” per la narrativa scommettere, senza lasciarsi condizionare dalle mainstream e “I Draghi” per il thriller-noir). In mode. questi giorni stiamo pensando di inaugurare una Nel mese di aprile ha debuttato la Voras collana di romanzi brevi, o racconti lunghi, che Edizioni - sito internet è ww.vorasedizioni.it - con sarebbe curata dallo scrittore Massimo Padua (del questa missione: La Voras edizioni nasce quale, tra l’altro, è prevista l’uscita del nuovo dall’esigenza di dare spazio e voce a tutti coloro atteso romanzo L’ipotetica assenza delle ombre che hanno belle storie da raccontare e, soprattutto, nella collana “I Draghi”). Diciamo che le idee non che sappiano come farlo. ci mancano, ma vogliamo mantenere i piedi ben Siamo interessati alla narrativa mainstream, a saldi a terra perché la follia può dimostrarsi una quella di genere e ai comics, nonché curiosi di carta vincente solo se si riesce a incanalarla in esplorare ogni ibrido e le nuove idee che ci maniera produttiva. verranno proposte.Non prendiamo in Voras merita tutta la nostra attenzione, anche considerazione la poesia: la apprezziamo, ma non perché ha debuttato sul mercato editoriale con un ci sentiamo in grado di poterla giudicare. Non autore che conosciamo bene e che possiamo dire siamo una casa editrice a pagamento: non se ce lo permette - di aver scoperto. Si tratta del possiamo promettere di farvi arricchire, ma in piombinese Sacha Naspini, che dopo la stupenda compenso vi assicuriamo che non dovrete farvi novella di maremma L’ingrato e l’intenso noir carico di alcuna spesa. Le uniche cose che internazionale I Sassi (Edizioni Il Foglio richiediamo sono buoni testi, volontà di Letterario), ci sorprende affrontando il tema del migliorare e impegno nel promuovere il vostro doppio, della solitudine di due ragazzini, due lavoro. volontà che cozzano tra di loro fino a un I primi due libri editi da Voras - che ha sede in nostra antologia d’esordio Corpi d’acqua, sta sorprendete finale. Never Alone (Mai Solo) Alfonsine, provincia di Ravenna - sono Corpi riscuotendo favori e interesse tra i lettori. In sconvolge il lettore di Naspini, perché è un d’acqua, un’antologia di giovani autori introdotta realtà, però, detestiamo le etichette, non ci piace romanzo diverso dai precedenti, ma - come lui da Gianluca Morozzi e Never Alone di Sacha assumere atteggiamenti snob né abbiamo stesso mi ha confessato - è normale che uno Naspini. Abbiamo avvicinato il direttore intenzione di chiudere le porte a qualcuno. A noi scrittore sperimenti nuove strade e che ogni opera editoriale per una breve intervista e per conoscere interessano le belle storie e siamo sensibili al rappresenti un tassello di un lavoro più ampio. In fascino degli stili personali degli autori, perciò ci questo senso Naspini sorprende un lettore come meglio le idee della casa editrice. sembra adeguato definire la Voras un porto aperto me, abituato a trovare certezze nel leggere quasi Perché una nuova casa editrice? Vorrei avere una risposta originale in merito, ai migliori narratori, siano essi esordienti o autori sempre lo stesso Cassola, Pavese, Moravia, ma penso che quello che ci ha spinto è lo stesso già avviati. Quello che ci dà maggiore Pasolini, ma anche Calvino, con poche variazioni motore che ha dato il via alla maggior parte delle soddisfazione, ad ogni modo, è il rapporto che ci sul tema. Naspini cambia tematica e stile romanzo piccole realtà editoriali. La grande passione per la lega ai nostri scrittori, vedi Sacha Naspini (autore dopo romanzo e tutto questo - pur se difficile da letteratura che nasce assieme al sussidiario delle dello splendido Never Alone) o Luca Martini, a accettare - fa il grande scrittore, l’autore completo elementari, e che si evolve negli anni, ti spinge a breve nelle librerie con il sofisticato La geometria che può affrontare un plot da cronaca nera, una esplorare il mondo della narrativa sotto i suoi degli inganni. novella classica, lo script di una fiction e la Occuparsi dei giovani è una buona cosa, sceneggiatura di un fumetto. Lo scrittore è un molteplici aspetti. E dopo che l’hai frequentato per tanti anni, ti accorgi che quello che ti interessa soprattutto se riuscirete a far leggere i loro libri, artigiano che deve saper maneggiare le armi delle di più è l’origine, la scintilla che dà la forza allo operazione difficilissima. Siete consapevoli delle parole, costruendo un’impalcatura di sogni. scrittore di mettere la propria storia su carta, quel difficoltà del mercato editoriale italiano? Naspini è ingordo di architetture narrative, non Di questi tempi non sentiamo parlare d’altro. ama il genere stretto, ma preferisce contaminarlo sentimento che all’apparenza è uguale per tutti, Abbiamo vagliato ogni possibilità, anche la più ma che viene espresso in maniera sempre di implicazioni letterarie. Never Alone indaga il personale e originale, nonostante le similitudini. funesta. L’analisi delle difficoltà che possono tema della solitudine e tutte le conseguenze che minare il cammino di un editore serio e che non Ed è esattamente qui che speri di riuscire a donare può portare in una persona minata da una chiede contributi agli autori è stata il primo particolare devianza, in età giovanile. Il romanzo il tuo piccolo contributo. aspetto che abbiamo affrontato. Ci siamo trovati a La risposta mi pare originale, denota grande è ambientato a Brighton, ma lo scenario si nota passione per la materia, prima cosa per un piccolo discuterne con varie persone e alcuni amici editori poco, è ininfluente alla storia, i personaggi si che hanno contribuito alla nascita della Voras editore. Farete solo narrativa giovane? muovono con le loro pulsioni interiori ed è La narrativa non ha certo età, grazie al cielo. Edizioni. Più di una volta siamo stati sul punto di importante il disagio che comunicano. Leggete gettare la spugna e dire: “Basta, non se ne fa più Diciamo che nutriamo una certa simpatia per i Sacha Naspini e diffondete il marchio Voras. giovani, ovvero coloro che sono ancora spontanei, niente”. Ma qualcuno ha detto che ci vuole una Sono con le idee chiare. Pure io faccio l’editore, non inquinati dalle regole del mercato, tanto è punta di follia per aprire una casa editrice, e noi di ma tra appassionati di letteratura non esiste la vero che stiamo cercando di dar spazio e far pazzia ne abbiamo in abbondanza. Insieme alla parola concorrenza. c r e s c e r e u n a s t r a o r d i n a r i a s c r i t t r i c e , determinazione… Confermo che di follia ce ne vuole molta, forse inconsapevole del proprio talento, che si chiama Marta Casarini: il suo racconto, incluso nella parecchia di più rispetto all’ambizione. Quali di Gordiano Lupi

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RISVEGLIO N. 1 Testamento biologico. RISVEGLIO di Renzo Provedel RISVEGLIO N. 1 Testamento biologico

partecipato, il 25 aprile, ad una giornata memorabile a Torino, dove è stato organizzato un dibattito pubblico sul TESTAMENTO BIOLOGICO, con 350 persone, mentre, in parallelo, e virtualmente connessi, altri 150 si trovavano a Firenze. Questa giornata era la conclusione di un percorso di qualche mese, iniziato ben prima del caso Englaro. Organizzatore esemplare: Biennale Democrazia, sotto l’alto patronato del nostro Presidente della Repubblica. Che cosa è successo ? Intanto qualche risultato anche numerico, come espressione del pensiero di 500 persone che hanno discusso, hanno ricevuto informazioni “oggettive”, sono stati supportati da facilitatori in tavoli di 10-12 persone ed hanno espresso con un televoto e con sintesi scritte le loro preferenze su diversi temi. Ne estraggo solo tre. 1. Nel rapporto paziente e medico è prevalsa…la volontà del paziente: “si deve rispettare la volontà del paziente “, 44%, “purchè sia espressa in modo informato ed appropriato”, 31 %...ossia il 75 % (maggioranza bulgara !) è per il diritto primario del cittadino informato e consapevole, meraviglioso ! 2. Sul fronte delle scelte del cittadino la domanda era “Se il testamento biologico avesse valore legale, tu lo scriveresti ‘” ben il 74% ha votato per il SI. Evviva alla pro-attività dei cittadini. 3. ed ora il quesito più dibattuto all’epoca del caso Englaro: “consentite alla interruzione dell’alimentazione /idratazione forzata ? “ il 74% ha risposto SI. L’espressione numerica avveniva dopo ore di dibattito strutturato intorno a tavoli ben equilibrati, ossia con persone che erano entrati nel confronto con opinioni diversissime, con orientamento laico o religioso, con ruoli di medico o di impiegato o di imprenditore. Nel mio tavolo eravamo in dodici: 3 medici, 6 dipendenti privati e pubblici, 1 studentessa, 1 paramedico, 1 imprenditore. Dalle 9 del mattino alle 18 di sera…una resistenza ed un impegno civile straordinari, di 500 cittadini per uno scopo “dimostrativo” ed esperienziale straordinario. Io ho imparato moltissimo, ho provato emozioni forti, mi sono ancor più convinto che l’intelligenza “collettiva”, che qui era stata preparata e CONNESSA con grande professionalità, è LA soluzione alle sfide ed alla complessità della crisi che sembra essere oggi finanziaria e/o economica ma che è soprattutto sociale e culturale. Dobbiamo

“sentire”, non solo capire, che l’inclusione degli “altri” è la chiave per attraversare insieme questo periodo buio. Cittadinanza responsabile ed attiva, partecipazione, passione civile, rispetto e fiducia sono le parole chiave (noi bloggisti diremmo i “tag” !!) della giornata che esprimono due esigenze fondamentali: esprimere che cosa sentiamo e vogliamo, partecipare alle scelte e non più subirle dalle oligarchie, dall’alto. P.S. la legge sul testamento biologico prosegue senza alcun coinvolgimento dei cittadini, da parte di una maggioranza politica autoreferenziale che perde una occasione storica di democrazia partecipata e che, nella forma già approvata da un ramo del Parlamento, è anticostituzionale, oscurantista e liberticida per chi la pensa diversamente dalla Chiesa ortodossa. Ricordo una frase significativa di Zagrebelsky: «La democrazia in cui viviamo è come l´aria che respiriamo, della quale non ci prendiamo cura finché non ci viene a mancare o diventa tossica». Eh sì, l’aria sta diventando irrespirabile ma noi cittadini possiamo farcene carico ed avviare il cammino del filtraggio dagli inquinanti e tornare all’aria pulita. Fonti: biennale democrazia home page: http://www.biennaledemocrazia.it/ r a p p o r t o f i n a l :e http://www.comune.torino.it/biennaledemocrazia/ testamentobiologico http://torino.repubblica.it/dettaglio/In-5000-perlesordio-di-Biennale-Democrazia-/1622922i Da Repubblica del 26 aprile: SE IL testamento biologico avesse valore legale, allora il 74% delle persone dedicherebbe tempo e fatica a scriverlo, per avere la certezza che le sue volontà siano rispettate. E’ il risultato — non equiparabile a una statistica o a un sondaggio, ma egualmente significativo — emerso ieri

dalla discussione in parallelo, al Sermig di Torino e a Firenze, l’evento conclusivo di un processo di democrazia dal basso iniziato più di tre mesi fa e che ieri ha dimostrato quali buoni frutti possa portare il confronto tra opinioni anche lontane tra loro ma espresse pacatamente e sulla base di informazioni corrette. Gli oltre 300 cittadini che hanno partecipato al meeting di ieri, per il 60% donne, e tra loro molte lavoratrici della sanità e dell’assistenza e alcune religiose, ritengono (nel 70% dei casi) che la volontà del paziente nella cabina di regia (alla quale hanno partecipato esponenti della Curia come don Ermis Segatti) ha dato i risultati attesi e alla fine, nella sale del Sermig, si sono registrate scene inconsuete, con gli esponenti del Movimento per la Vita e di ‘Scienza e Vita’ (l’associazione cattolica nata per affrontare le questioni della bioetica) impegnati a chiacchierare amichevolmente con i ‘colleghi’ rappresentanti della laicità più militante. «Siamo molto soddisfatti di questo esperimento — spiega Iolanda Romano — non solo per l’attualità del tema, ma anche perché oggi si è dimostrato come una procedura di informazione e partecipazione dei cittadini possa stemperare i toni della polemica e fornire buoni suggerimenti anche a chi deve legiferare”. I risultati del dibattito, infatti, saranno consegnati al Parlamento.


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VOODOO IN 4 LATI di Chiara Di Salvo

Voodoo, dal termine africano “vodu” ovvero “divinità”, “segno del profondo”, è una religione afroamericana considerata tra le più antiche del mondo. Al contrario di come comunemente si ritiene, il Voodoo è una religione a tutti gli effetti, non è un “fenomeno” legato alla magia nera ed è dotato di un profondo corpus di dottrine morali e sociali, oltre che di una complessa teologia. Diffusasi in varie aree del Continente Nero prima delle colonizzazioni europee, si è poi spostata nelle Americhe in seguito alla deportazione degli schiavi neri nelle nuove colonie. Risale proprio a questo periodo (tra il XVII e il XVIII secolo) la visione del Voodoo così come lo si può conoscere oggi: continuazione diretta della forma originale, la religione vuduista combina elementi tratti dall'animismo africano a concetti propri del cattolicesimo. In relazione alla terribile situazione sociale in cui venivano proiettati a forza gli africani, il Voodoo rappresentò per gli schiavi uno spiraglio di luce nella disperazione della schiavitù: oltre al culto, era una fede comune che poteva farli sentire parte di una cultura valorizzata, nonché parte di una comunità. Infatti, tappa comune delle deportazioni africane era Haiti e proprio da lì partì la dura oppressione esercitata dal Cattolicesimo dei francesi presenti sull'isola. Proibendo loro qualsiasi culto all'infuori di quello cattolico con la minaccia della pena di morte, la Chiesa combatté strenuamente contro l'espressione religiosa africana fino a incitarne la descrizione come un insieme di superstizioni e magia nera e, a partire dal 1800 circa, venne presentato al mondo sotto una luce negativa, così come anche la cultura, la lingua e qualsiasi altro tipo di eredità africana. Paradossalmente, mentre il Cattolicesimo veniva imposto con la forza sopra i riti e le credenze native, le divinità tribali presero le forme dei santi cattolici e i fedeli videro in questa

fusione un progresso della loro fede. Oggi nel Benin il Voodoo è riconosciuto in qualità di religione ufficiale dal 1996, praticata dai quattro quinti della popolazione ed amministrata da una Chiesa. Ad Haiti il Voodoo è stato riconosciuto come religione ufficiale nel 2003 e praticata da quasi tutta la popolazione parallelamente al Cristianesimo. Molti film e libri hanno rafforzato le errate interpretazioni su questa religione, raffigurandola principalmente con false nozioni di cannibalismo e zombificazione. Finalmente, una grande mostra sul Voodoo

tenta di far conoscere questa realtà: la mostra, inaugurata al Museo Etnografico di Ginevra il 5 dicembre 2007, è ora al Museo Antropologico di Amsterdam fino al 10 maggio 2009. Da qui sarà trasferita al Museo della Cultura Mondiale di Göteborg e nel 2010 troverà spazio presso il Museo Etnologico di Berlino. Infine, nel 2011, sarà ospite del berseemuseum di Brema prima di tornare ad Haiti, dove le sarà dedicato un posto permanente nel nuovo museo. Con più di 250 interessanti pezzi da una delle più importanti collezioni di Haiti (la raccolta Lehmann), l'esposizione mostra questi oggetti rituali e di accompagnamento come una parte della vita quotidiana di molti schiavi. Infatti una sezione della mostra è dedicata alle immagini e gli oggetti che risalgono ai giorni della schiavitù. I reperti, attentamente raccolti dalla svizzera Marianne Lehmann nel corso di trent'anni di lavoro con l'idea di non far perdere le tracce del passato di questa religione e del suo articolato mondo, presentano chiaramente la creatività, la complessità e la flessibilità delle popolazioni africane nell'approcciarsi alla realtà e ai suoi problemi. Bandiere ricamate, sculture, mummie, brocche decorate e specchi spesso hanno un significato sacro oppure rappresentano persone importanti poi decedute. Ci si chiederà allora in quale realtà siano esistite od esistano le bamboline voodoo. In questa, poiché in tutte le religioni esiste un lato di energia negativa, anche in quella cristiana! Definito come “malocchio”, persino la Chiesa ne attesta l'esistenza con il termine di “maleficio”. Si tenga presente che le religioni (monoteiste o animiste) proiettano l'uomo verso l'alto, verso l'assoluto; tuttavia è l'uomo, poi, che le “utilizza”, le divulga e, come spesso accade, le usa a proprio vantaggio. Per info: http://www.tropenmuseum.nl/smartsite.shtml?ch= FAB&id=5341

Libertà d'ascolto EARS WITH SHUT di Giuseppe Gavazza

“All'origine vi erano soltanto dei suoni, che a poco a poco si trasformarono in materia.” “A seguito di questa evoluzione provocata dal demiurgo gli uomini persero i loro corpi sonori, luminosi e trasparenti, e cessarono di librarsi nell'aria. Divennero pesanti e opachi e, allorché cominciarono a mangiare i prodotti della terra, la loro natura acustica si attutì a tal punto che rimase loro soltanto la voce.” (Marius Schneider, La musica primitiva, Adelphi 1992) Miti di ogni parte del mondo raccontano che l'universo è nato dai suoni, che attraverso i suoni si creò la materia; anche chi consegnò le tavole a Mosè si manifestò, pare, solo come voce che gli dettò le dieci leggi. L'essere digitale, che condivide con l'anima alcune caratteristiche, ci permette di scambiare e registrare enormi quantità di dati. Per motivi diversi si pongono di più in più limiti, regole e interdizioni al flusso, alla trasmissione e alla memorizzazione di dati, ma pare che, per ora, a questa rete di divieti e controlli sfugga, almeno un poco, la dimensione dell'ascolto. Musei, gallerie d'arte, monumenti, spazi

pubblici mi chiedono di rinunciare ai miei apparecchi di registrazione visiva così come mi chiedono di evitare di produrre suoni telefonando o parlando ad alta voce. Giustamente. Mi è successo recentemente di leggere la curiosità e un po' di sconcerto negli occhi di custodi di musei che si avvicinavano vedendomi maneggiare il registratore audio digitale portatile, un piccolo apparecchio elettronico con led e tasti, aspettandosi - forse anche sperando - di avermi colto in flagranza di irregolarità con un videoregistratore, una macchina fotografica o un telefonino. E a chi mi diceva di spegnere chiedevo perché, dove si leggeva che fosse proibito registrare suoni: e ho potuto continuare a registrare suoni. Sono invece riuscito a far tacere su un TGV Parigi-Milano un insopportabile e irriducibile telefonatrice (italiana): esasperato dal suo ininterrotto vociferare ad alta voce, sapendo che probabilmente l'avrei insultata chiedendo di smettere, ho visibilmente appoggiato il registratore audio sul tavolino che ci separava: “ Cosa fa? “ “Registro suoni” “Ma lei non può registrare quello che dico” “Non è scritto da nessuna parte che non posso registrare; invece gli annunci hanno ripetutamente invitato a rispettare gli altri telefonando unicamente dalle piattaforme tre gli scompartimenti”. Indignata si è

altezzosamente allontanata, rumorosamente, ma non ha telefonato più. Sappiamo di vivere un epoca e in una società principalmente basate sulle immagini: questo dà forse un po di respiro e libertà al mondo dell'ascolto. Trovo molte trasmissioni interessanti alla radio, non alla TV: gli indici d'ascolto (si chiamano così anche quelli tele-visivi?) radiofonici sono così insignificanti a fini politici, propagandistici, commerciali da consentire ancora un po' di libertà di scelta a chi programma permettendo di uscire dalla banalità e dal conformismo. “Il telefono, la tua voce”, recitava uno slogan anni fa: la radio oggi mi porta ancora voci che mi piacciono, m'insegnano, mi divertono, mi arricchiscono. Chiudete qualche volta gli occhi e aprite le orecchie: fa bene alla mente e all'anima. E magari comprate un registratore audio portatile – ne esistono di economici e forse la funzione registrazione audio esiste in un apparecchio che avete già - e usatelo per raccogliere memorie che, riascoltate, vi sorprenderanno; basterebbe un minuto di suoni registrati ogni cento fotografie o ogni ora di videoregistrazione. Imparare ad ascoltare è un modo per avvicinarsi al mondo.


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Scuola, educazione alimentare contro il rischio obesità MONDO SCUOLA di Roberto Tortora

Fino a qualche anno fa ci siamo cullati sugli allori. Sicuri di essere il Paese dove si mangia bene e dove la dieta mediterranea è di casa, abbiamo criticato frettolosamente la abitudini alimentari dei popoli anglosassoni, in particolare degli americani, notoriamente in soprappeso. Oggi i dati del Ministero della Salute e dell’Organizzazione Mondiale della Sanità ci inducono ad essere più cauti nell’attribuirci meriti che forse non possediamo più. In Italia, il 24% dei ragazzi tra i 6 e i 17 anni è a rischio obesità. Secondo l’OMS si tratta di un rischio di epidemia. Oltre i 18 anni il 34,2% degli Italiani è in soprappeso, il 9,8% è obeso. E’ vero che il fenomeno è di portata mondiale ed ha a che fare con lo stile di vita tipico delle società fortemente avanzate, ma - ed è questo a sorprenderci - in Italia la preoccupazione è più viva che all’estero. Dai dati diffusi risulta che i bambini italiani sono i più obesi d’Europa. All’origine del fenomeno, come si diceva, lo squilibrio tra l’altissima quantità di grassi e zuccheri ingeriti e lo scarsissimo dispendio energetico, un mix di pericolose abitudini assai diffuse proprio tra i giovani e i giovanissimi. Inoltre, i problemi sanitari legati al soprappeso hanno immediati riflessi di carattere economico, considerato il notevole aumento della popolazione che ricorrerà nei prossimi anni alle cure mediche. Da qui una programmazione di interventi mirati

che intendono porre un argine a questo fenomeno. Passato ormai il tempo in cui si credeva erroneamente che la questione andasse affrontata con interventi isolati e specifici, per così dire settoriali, si guarda ora a strategie globali a largo spettro, cioè ad una strategia coerente, intergovernativa, internazionale basata sui cambiamenti sociali a breve, medio e lungo periodo, che possa coinvolgere contemporaneamente più figure professionali, genitori, nonni, pediatri, mense scolastiche, più momenti della vita degli adolescenti e diverse modalità operative. Quel che è certo è che bisogna partire dalla scuola, cioè dall’educazione alimentare, in età quanto più possibile precoce. Pare infatti che il target migliore sia proprio quello della scuola primaria, quando i bambini e i loro genitori risultano più sensibili alle questioni relative alla salute e dunque maggiormente disposti ad apprendere un sano stile di vita. Il ruolo delle mense scolastiche risulta decisivo in questo contesto perché attraverso esse i bambini, e poi i ragazzi delle scuole medie, acquisiscono correte abitudini alimentari e imparano ad apprezzare sapori che non producono danni alla salute. La tendenza più recente e più significativa da questo punto di vista è quella che privilegia prodotti biologici per far sì che il momento della refezione si coniughi con un vero e proprio progetto didattico portato avanti da più docenti con l’entusiasmo degli alunni. L’esperienza delle biomense è ancora in progress, concentrata soprattutto nel nord Italia: Friuli

Venezia Giulia, Emilia Romagna, Toscana, Marche (mentre la quota più elevata di persone obese e in soprappeso si rileva proprio nel Sud e nelle Isole).Ma tutto lascia presagire rapidi incrementi delle attività legate alla preparazione e alla distribuzione dei pasti nelle scuole e una più capillare diffusione sul territorio nazionale, anche perché il fatturato complessivo si aggira intorno ai due miliardi di euro. Sotto il profilo propriamente educativo, poi, va ricordato che questo tipo di esperienza tende a coinvolge in maniera “sensoriale”, anche fattori storici, geologici, sociali del territorio. In altre parole, un programma di educazione alimentare per essere efficace e per produrre effetti di lungo periodo deve mirare anche alla dimensione culturale ed etica, locale e globale. Gli obiettivi principali sono: promuovere un’agricoltura nel rispetto dell’ambiente e della salute; conoscere meglio e acquistare soprattutto prodotti locali; valorizzare e formare cuochi; educare gli studenti al gusto. Fin qui il ruolo di Scuole e Amministrazioni locali. Ma il vero nodo da affrontare, sempre in tema di cultura alimentare e di abitudini legate anche a bisogni indotti, resta quello della pubblicità. Si tratta di un nemico difficile da sconfiggere a causa della capacità persuasiva degli spot sui telespettatori più indifesi. A livello governativo, perciò, sarebbe necessaria perlomeno una regolamentazione degli spot delle industrie alimentari che passano durante le trasmissioni per l’infanzia.

La mostra al museo Pino Pascali (dal blog giangrande-teofilo) comunicato stampa Si inaugurano il 9 Maggio alle ore 19.00 presso il Museo Pino Pascali di Polignano a Mare (Bari) due mostre personali di Michele Giangrande e Giuseppe Teofilo. La mostra è a cura di Rosalba Branà, testi in catalogo di Carlo Berardi e Angelo Delli Santi Sono loro gli autori delle famose ‘Forbici’ che tagliavano l’orizzonte di Polignano immortalate su cartoline e depliantes turistici e che il Comune ha opportunamente acquistato per la collezione del Museo Pino Pascali. Giuseppe Teofilo (nato nel 1981, vive e lavora a Polignano ) e Michele Giangrande (nato nel 1979, vive e lavora a Bari) espongono nuove opere appositamente realizzate per questa mostra; i due giovani artisti praticano un’idea dell’arte legata al ‘fare’, utilizzano più tecniche contemporaneamente e lavorano per ‘cicli’proprio come Pascali. Le tematiche affrontate sono quelle di un’era post-ideologizzata, di un’arte che riflette sui propri meccanismi e linguaggi. Scartata la presenza umana, Giangrande e Teofilo si concentrano sulla civiltà dell’oggetto nell’epoca della più grande crisi dei consumi. Oggetti che servono a costruire altri oggetti in un ingannevole gioco di distorsione artificiale della realtà. Così un balcone in ferro battuto tipico del Sud si trasforma in una gabbia mentale, luogo di

convenzioni, ipocrisie, incomunicabilità (Teofilo); il metro per sarti per Giangrande diviene un misuratore di passi umani, trasformandosi in tappeto-pavimento, una porzione dello spazio che lo limita e lo qualifica, il movimento intrecciato rimanda agli assi fondamentali del mandala, tipica rappresentazione orientale dell’universo che il nostro artista qui

realizza anche ironizzando e giocando con i materiali. Per Teofilo la barca dei pescatori è uno spazio chiuso e definito, quasi una culla ma è anche un cucchiaio sovradimensionato, una barcacucchiaio iperreale che porta cibo e abbondanza, raccoglitore poetico di sogni e speranze. Teofilo e Giangrande creano un universo di apparenze, immagini e sembianze in cui la realtà vera scompare per lasciare il passo ad una visione illusoria ed ingannevole, un mondo che parla più di oggetti che di uomini ormai incapaci di distinguere tra il vero e il falso. Per Giangrande e Teofilo le due personali al Museo Pino Pascali rappresentano un’importante opportunità; giovani ma già pienamente inseriti in qualificati circuiti dell’arte, hanno al proprio attivo rilevanti partecipazioni in Italia e all’estero, sono appoggiati e seguiti da giovani curatori, galleristi, collezionisti e rappresentano la punta avanzata di una nuova generazione di artisti pugliesi agguerriti e intenzionati a farsi strada nel difficoltoso sistema dell’arte contemporanea. Assessorato alla Cultura Comune di Polignanotel 080.4249239 Tel. 080.4249534 - www.palazzopinopascali.it museo@palazzopinopascali.it Dal 9 maggio al 28 giugno 2009. orari: dal mercoledì al sabato 18,30-21,30 /dom.11-13 /18,30-21,30 (lun.mart. chiuso-) Visite guidate su prenotazione telefonando negli orari di apertura.


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Una Floresta Móbile che invade Milano ECONOMIE ECOLOGICHE di Robson Oliveira

Caipirinha con Pizza ed altre due collezioni di mobili e oggetti, creata dai brasiliani ed italiani inaugurano un nuovo concetto di design contemporaneo e sostenibile. Milano, aprile 2009 – La Floresta Móbile, programma del Consiglio Euro-Brasiliano di Sviluppo Sostenibile (EUBRA) unisce la creatività, tecnica ed emozioni brasiliane ed italiane per trasformare i resti della foresta e i resti del legno delle città del nord e nordovest brasiliano in un concetto di design innovativo e sostenibile, ci sarà nuovamente a Milano questo anno. In mostra parallela al 48° Salone del Mobile di Milano dal 22 al 26 di aprile, in Italia, il programma presenterà le collezioni Caipirinha con Pizza, Clima e Paisagem Brasileira (Paesaggio Brasiliano). Le tre collezioni inaugurano un concetto nuovo di design contemporaneo, seguendo una tendenza della Floresta Mobile, che dalla creazione ha avuto l’appoggio della Scuola Italiana di Design. La poltrona Kyoto, che è diventata un icone del programma, è stata premiata l’ano scorso dal Salone del Mobile a Milano, e insieme al Bar Oscar, fanno un grande successo in Italia, in vendite tale come Edra e Kartel. La Collezione Clima è composta da oggetti di decorazione artistiche, tale come panelli, cornici e luminarie con Leds, alimentate da energia solare. Suoi pezzi sono prodotti con i resti e il riciclaggio di legno vario nativo ed ispirata a grandi nomi dell’ arte e cultura popolare italiana e brasiliana. In particolare tra di loro le luminarie Kyoto, Cocar e Atos I. Alberghi e aziende corporative sono il principale pubblico interessato a questa collezione. Proiettata per essere fabbricata in serie da falegnami della regione poco sviluppate, la collezione Clima cerca di educare e promuovere pratiche di sostenibilità reale producendo oggetti che generano lavoro e redito, principalmente fuori dai grandi centri urbane promuovono azioni di impatto positivo nel clima attraverso sistemi agroforestali. In 2010, in occasione dei 50° anni di Brasilia, questa collezione avrà panelli ispirati in opere

d’arte e fabbricati della capitale brasiliana che percorrerà il mondo facendo una grande campania di educazione e lotta a favore del clima. Sono già previste le città di Tokyo, Stoccolma, Londra, New York, Sidney, Johannesburg e São Paulo. La Collezione Paisagem Brasileira(Paesaggio Brasiliano) è una antitese dalla Collezione Paesaggi Italiane, creata da Maximo Morosi del 1960, che è stato un marchio del design pos industriale. Adotta un nuovo modo di design e produzione che si contrappongono al modello pos industriale, con l’uso prioritario ed efficiente di materie prime rinnovabile, mano d’opera intensiva e bassa tecnologia, associata ad una pratica produttiva direttamente legata al reforestamento. In distacco in questa collezione la poltrona Kyoto, in cui la sua produzione genera lavori aiutando rigenerare aree della foresta nel mezzo della miseria e il caos di varie zone del nord e nordovest del Brasile. Inoltre la poltrona Kyoto compone una serie nota come il Bar Oscar, il tavolo Mangue, e la panca Sérgio Rodrigues proiettata dalla figlia dell’ architetto, Verônica Rodrigues. “Stiamo creando un arte rinnovata, che sintetizza

un nuovo design contemporaneo voltato per le contraddizioni del 21° secolo” parla il sociologo e imprenditore di design ed uno dei principali ideatori del progetto Floresta Mobile, Robson di Oiliveira. Secondo lui, che è anche il presidente del EUBRA, mobile e pezzi artigianali prodotti dal legno da scarto per il carbone, utilizzato per cucinare dalla comunità carente, trasformarli in pezzi d’arte. Creato dall’ Istituto Brasil Design 21 e per l’ EUBRA e appoggiato da architetti brasiliani ed italiani dalla Scuola Italiana di Design, Istituto Politecnico, FAU RJ e UNB, tra altri vari partners nazionali ed internazionali, il programma Floresta Mobile prevede il perfezionamento dei prodotti artigianali delle comunità di basso redito in piccole e medie città del nordovest, e appoggio con le catene di distribuzione di mobili nazionali ed internazionali per la sua commercializzazione. La Collezione Caipirinha con Pizza mostra oggetti fatti in collaborazioni da architetti brasiliani ed italiani seguendo la stessa lignea di pensiero e azione della Floresta Mobile e la sua collezione.

Al posto del carbone, 1 miliardo di Euro ECONOMIE ECOLOGICHE di Viviane Farina

In queste regioni, 3 milioni di metri cubi di resti di foresta e resti di legno, risultato del deforestamento promosso da che fa l’ estrazione di legno, sono bruciati annualmente per produrre il carbone, informa Oliveira. “ E’ una alternativa più economica per cucinare l’alimento nelle comunità di basso redito”, parla. Se trasformato in mobile e oggetti d’arte e decorazione, e commercializzato in ambito nazionale ed internazionalmente, questi resti possono rendere vicino di 1 miliardo di euro/ l’anno, triplicando il redito per capita delle comunità in vicinanza alla Amazonia, province del Ceara, Maranhao e Piaui, calcola lui. Secondo i principi del EUBRA, una nuova proposta di design per il 21° secolo visa a sostituire la plastica inquinante e, in certi casi, l’alluminio dell’ era pos industriale, per il legno, fibre naturali, pelle e altri prodotti rinnovabile nella produzione di oggetti di decorazione e mobiliari, dell’ architettura e industria. La nuova tendenza di design che orienta la Floresta Mobile e ha conquistato importanti architetti italiani sintetizzansi in due concetti, creati da Oliveira: L’oggetto deve avere la connessione fra uomo e la natura; e la sua produzione è più importante della sua forma. Il programma è voltato per la produzione in regioni

di basso indice di sviluppo e utilizza bassa tecnologia e uso intensivo di mano d’opera. Inoltre valorizzano le varie tecniche tradizionali

alla ricerca della sostenibilità economica, sociale ed ambientale.


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Il fascino oscuro della scrittura L'OPINIONE di Vincenzo Jacovino

La De Judicibus Lisena continua ad assecondare il fascino oscuro della scrittura pubblicando con una puntuale e metodica periodicità pensieri, emozioni ed evocazioni e, tutte le volte, l’ineffabilità del sentimento non si esaurisce con la parola ma grazie ad essa traspare quello che è suo proprio: l’intima essenza del dire/non dire. In “ Le parole, i silenzi”, edizioni la nuova Mezzina, l’artista accompagna i moti e i particolari stati d’animo nel suo farsi per abbandonarli, poi, quando l’inesprimibile acquista la sua fugace forma. Il sentimento si fa parola quasi sempre orlata di silenzio perché in esso risiede l’inespresso che è costitutivo delle emozioni, delle evocazioni e La De Judicibus Lisena riesce, sovente, a porsi in ascolto e a trasmette con efficacia il suo intimo sentire. Il volume oltre alle poesie contiene, a corredo, alcuni racconti con l’intento di esplicitare alcuni stati d’animo, come: la gioia, la tristezza, lo sgomento e la paura. Ma sono sentimenti che la poesia effettua una più incisiva introiezione. E’ vero, si scrive anche a due mani ma leggere “ A quattr’occhi” (edizione Accad. Internaz.le dei

Dioscuri), credo che crei non poche difficoltà, a meno che non si intenda di un lettore munito di occhiali. Roberto Rebuzzi non lo lascia trapelare ma il suo “ A quattr’occ hi”, un’interessante miscellanea di scritti, non provoca alcuna diplopia anche se “ autore e recensore a confronto” nulla fanno per evitare che tale fenomeno possa verificarsi. Rischio sempre presente specie laddove l’ autore si fa totalmente coinvolgere e, normalmente, quando si è troppo coinvolti la lucidità scompare tanto da obnubilare il recensore, allora la doppia immagine è più che naturale che possa manifestarsi. Questa corposa miscellanea contiene alcuni testi poetici del Rebuzzi dai quali si può riscontrare l’incontaminata spontaneità dell’autore, il quale “ ha inteso raccontare anche le avventure della sua anima in mezzo ai voli altrui, (....), per divenire egli stesso autore, fugace ma offerto al giudizio di altri autori “. Le immagini femminili, quasi mai castigate ma sempre osé (metafora snob), o la forza di certi siparietti che irrompono nella vita vera, in “tempo reale”, contano più delle parole, è vero. Anche per questo non ci si sorprende di fronte a testi i cui “ temi e patemi di audacia letteraria” sfociano in quel particolare “ armamentario erotico” del solito e, forse, gaudente e “ impenitente

LEGGERE per GUARIRE LA TERZA STANZA di Patrizia Lùperi Leggere per guarire Il ricovero ospedaliero costringe a lasciare tutto ciò che è familiare e giornaliero e a entrare in un un luogo sconosciuto che ci impone nuove regole di condotta, limitando la nostra libertà d’azione. Se un adulto ha la capacità di affrontare razionalmente questa esperienza, altrettanto non può fare il bambino che viene ricoverato e strappato alla sua routine quotidiana: egli si sente estraneo e soffre non solo sul piano fisico ma anche sul piano psichico. La lettura e il libro sono elementi che distraggono e stimolano la fantasia, liberano l’anima, mettono in atto un distacco dalla realtà e secondo il tipo di storie narrate, rassicurano il paziente, permettendo l’accettazione della malattia. Per il piccolo lettore la lettura all’interno dell’ospedale non è solo un momento di svago, ma anche un ritorno alla familiarità perduta durante il trasferimento in reparto; essa diventa u no degli strumenti principali che aiutano i bambini a ritrovare serenità, sicurezza e amore. Sentire una persona che legge una favola, un racconto dedicato a te è un’esperienza che ricorda l’intimità tra madre e bambino e l’effetto che essa produce sull’insieme mente-corpo del paziente è sempre positivo. Inoltre la lettura, sia per gli adulti che per i bambini, è probabilmente l’unico mezzo per distrarsi, divenendo un elemento di svago e supporto alla terapia all’interno di un ospedale. Sarebbe quindi indispensabile l’adozione di una biblioteca o di un servizio di lettura itinerante, in ogni struttura ospedaliera. In Italia molti ospedali prevedono questa attività, solitamente gestita da volontari che hanno abituato i loro pazienti adulti

al prestito dei libri, come in una qualsiasi struttura bibliotecaria cittadina. Nei reparti pediatrici invece vi sono ludoteche, servizi scolastici, qualche volta attività di lettura ad alta voce ma non servizi bibliotecari permanenti. Ovviamente si possono segnalare alcune eccezioni, come la nuovissima Biblioteca del Meyer di Firenze e la Biblioteca della Strega Teodora del Policlinico di Modena, luoghi in cui è possibile per i bambini e i loro familiari ritrovarsi, leggere insieme, socializzare con gli altri pazienti e creare uno spazio rassicurante durante la malattia. Grazie al progetto nazionale Nati per Leggere, dedicato ai genitori di bambini dalla nascita ai 6 anni e nato dall’iniziativa di medici che ne ritengono fondamentale l’apporto, stanno nascendo in Italia numerosi incontri dedicati alla lettura, anche se purtroppo non esiste un’ organizzazione centrale che colleghi sinergicamente le variegate attività, per favorire il confronto e la reciproca conoscenza.

Sara Fedeli

eterosessuale” che nonostante la tarda età sogna di assediare, conquistare e possedere Venere, nel corpo e nell’anima. Nei suoi “ Hard I menti”,(edizioni “Le Nuvole Teatro” – Roma), Gianni Amodio conquista si, più che Venere, la tranquillità interiore nonché la “ sublimazione di una tensione libera, schietta, naturale ed esteticamente elegante che si proietta verso la catarsi da ogni sensazione di materialità”. E qui la parola conta più di qualsivoglia immagine; è una realtà contro la quale non ci si può andare perché Parole ingarbugliate distolgono dal Discorso delle conclusioni mancate rimaste nella testa per non scaderle in basso. Gli “ Hard I menti” di Amodio sono propositi chiari ma mai attuati? O semplicemente inattuabili? Quando a migliaia i sogni assediano la mente e il desiderio assedia il corpo, allora le parole e il fascino malioso della scrittura tentano, comunque, di accompagnare “ la vita personale” con il sentimento dell’” AMORE: quello autentico, che non conosce età, vincoli o barriere”.

Su i sistemi agroforestali (SAFs) I coordinatori del Floresta Mobile lavorano con il governo brasiliano, il SENAI, gruppi accademici e aziende brasiliane ed italiane con l’obbiettivo di trasferire la tecnologia del progetto ad altri gruppi per essere riprodotto in zone e paesi sottosviluppati o in fase di sviluppo. La idea è che possono inspirare alla esperienza brasiliana del programma e dei SAFs come elemento di sviluppo regionale e generando lavoro e con la capacità di impatti positivo in questioni climatiche. Il progetto prevede, inoltre, il rinvestimento di 3% del totale ottenuto con le vendite dei prodotti nella produzione di barbatelle per il deforestamento nativo e incentiva la produzione di mobiliari con un sottoprodotto di sistemi agroforestali. Questi sistemi garantiscono la sicurezza alimentare, alimenti organici e fitoterapici. Il modello di produzione, previsto per piccole proprietà, potrà garantire la creazione di più di 10 milioni di lavori in Brasile, utilizzando soltanto le zone deforestate negli ultimi 10 anni. Circa di 300.000 Km2. Sua articolazione garantirebbe un impatto positivo sulla questione climatica molto maggiore che una semplice preservazione della Foresta Amazzonica. Inoltre, questo modello può creare una barriera economica di protezione alla Foresta ed un rifornimento permanente di legno per la industria di mobile e costruzione civile senza il deforestamento. Questi provvedimenti hanno la virtù di garantire la sicurezza alimentare dei prodotti coinvolti e con questo possibilitano la dedizione degli stessi in attività produttive e manifatture voltate all’ incremento del commercio locale e regionale ed internazionale. Ricerche dell’ EUBRA basate in studi del BNDS, BNB, Embrapa, FAO e MDA mostrano che attualmente la equazione investimenti/redito relativo all’ allevamento bovino, piantagione di soia o eucalipto voltati al carbone e cellulose è stremante svantaggiose dal punto di vista sociale e ambientale, e principalmente economico, quando paragoniamo con la produzione diversificata partendo dai sistemi agroforestali, di legno e derivati, frutticoltura e derivati, floricoltura, pescicoltura, apicoltura, biocombustibile, ecc. Per esempio, l’ allevamento bovino da la possibilità di un redito con il massimo di 300 dollari/l’anno per ettari in quanto un sistema agroforestale potrà rendere con il legno, mobile, e/o frutti entro 5 a 10 mille dollari/ l’anno per ettari.


Anno 2 N°20

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VOCI DI LIBECCIO

Il racket e l’usura opprimono la Basilicata. Dati allarmanti e in continua ascesa VOCI DI LIBECCIO di Paolo Cirica

Al giorno d’oggi, la pervasività della mafia si deve anche misurare tramite la comparsa, in zone che si potrebbero considerare avulse, di quelle pratiche che sono tipiche e caratteristiche del controllo illegale e mafioso. In poche parole, i due ordini di misura in questione sono il racket ed il pizzo: due piaghe che stanno mettendo in ginocchio la Basilicata del XXI secolo. Secondo i dati del Rapporto Sos Impresa, redatto dalla Confesercenti dal 2005 al 2006, in Basilicata le persone denunciate per reati relativi all'estorsione sono scese da 81 a 61 (Rapporto Sos Impresa 2008). Nel contempo la mappa del pizzo redatta nel rapporto vedeva, nel 2007, nel mirino del racket circa 1000 commercianti, dato duplicato visto che nel 2008 si parla di 2000 esercenti colpiti dal pizzo. Una incidenza percentuale importante: il 10% circa nel 2007, quasi il 19 % nel 2008. E la suddivisione in zone (gialla, arancio e rossa in senso crescente) delle zone a seconda della probabilità di incidenza del racket vedeva il Metapontino porsi in zona “arancio” stabilmente, seguito in zona “gialla” dal Melfese. Per quanto riguarda invece l'usura, anche la Basilicata ha subito le fasi contingenti nazionali che hanno ampliato la probabilità di incidenza di

questo fenomeno. Come si legge nel rapporto Sos Impresa, “Il perdurare della crisi economica, il calo dei consumi, l’impoverimento della classe media, ma anche dissesti e scandali finanziari che hanno toccato il sistema bancario ripropongono uno scenario simile a quello del biennio 1990/1992, nel quale l’usura emerse come dramma sociale diffuso”. Le associazioni e le fondazioni antiusura confermano i freddi numeri delle statistiche e segnalano, con sempre maggiore frequenza, una situazione di forte disagio che coinvolge imprese e persone una volta ritenute immuni da rischi. Conferma questo trend Don Marcello Cozzi, attivo nel Potentino con un'associazione Antiusura: “Anche in Basilicata la crisi si sente come altrove e questa è una manna per gli usurai e i criminali disposti a immettere liquidità in breve tempo. Ma spesso questo non viene fuori prepotentemente dai dati, sempre sottostimati rispetto alla reale pervasività del fenomeno”. A chiudere sono anche le piccole aziende e le imprese, quindi non solo di ricorsi privati, perché si tratta di un ricorso all'usuraio quando i canali di credito ordinari vengono chiusi: “Un ricorso precisa Don Marcello - molto frequente nel potentino dove nei primi 4/5 mesi di attività del 2009 si è raddoppiato il numero di vittime rispetto al dato dell’intero 2008”.

dal 01/05/2009 al 07/05/2009

Anche negli Emirati Arabi si potrà leggere Gomorra: il best seller di Saviano verrà tradotto anche in arabo VOCI DI LIBECCIO di Paolo Cirica

NAPOLI, 6 maggio 2009 - Il best seller di Roberto Saviano, “Gomorra”, sarà quanto prima tradotto anche in arabo. A renderlo noto è stata l'agenzia di stampa araba, Wam, secondo cui promotore dell'iniziativa è l'Ente per la Cultura ed il Patrimonio di Abu Dhabi. Saviano si è detto “lusingato” per il fatto che la sua opera possa essere portata a conoscenza di un pubblico così vasto. “Ogni scrittore - ha aggiunto - sarebbe contento di vedere le proprie opere tradotte in arabo, lingua in cui sono state scritte opere di alta prosa e meravigliosa poesia”. “Gomorra”, fino ad ora, è stato tradotto in circa 50 Paesi. E, oltretutto, è presente nelle classifiche dei best seller in Germania, Olanda, Belgio, Spagna Francia, Svezia e Finlandia.

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GIANNI MINÁ ATTACCA YOANI SÁNCHEZ Il regime cubano corre ai ripari e mette in campo la stampa amica VOCI DI LIBECCIO di Gordiano Lupi

Gianni Minà affronta il fenomeno Yoani Sánchez, rompendo un silenzio che dura da due anni, per definirla con tono sprezzante una blogger di moda. Fino a questo momento si era limitato a ignorarla, ma visto che anche Fidel Castro ha dovuto ammetterne l’esistenza per controbattere i racconti - verità, anche il più fedele sostenitore della dittatura comunista si è sentito in dovere di scendere in campo. Niente di nuovo sotto il sole. Le opinioni di Minà riguardo alle critiche su un regime liberticida sono come le prese di posizione di Emilio Fede nei confronti di Silvio Berlusconi. Veline di partito, statistiche ufficiali, frasi fatte, retorica come se piovesse e una spruzzatina di illazioni maligne per far capire che non c’è niente di sincero, che il fenomeno Yoani Sánchez è costruito da qualcuno che si trova molto in alto. Forse la giovane blogger comincia a dare fastidio, dopo l’uscita di Cuba libre – Scrivere e vivere all’Avana edito da Rizzoli. Il libro sta andando bene, è tra i più venduti in Italia nella categoria non fiction di autori stranieri. Gianni Minà critica la scrittrice cubana, ma non scende sul piano dei contenuti letterari e dei racconti di vita quotidiana. Prende come pretesto una lettera di un frequentatore del suo blog (che non ammette commenti, al contrario di Generación Y), afferma che non è vero che il lavoro di Yoani Sanchez, “la bloggera che sfida Castro”, sia scevro da ideologie o interessi politici. Parla di propaganda che le viene fatta nel nostro paese e di un’operazione mediatica orchestrata ad arte. Niente di più assurdo. Yoani Sánchez gestisce da due anni un blog frequentatissimo nel quale - per la prima volta dai tempi di Heberto Padilla (Minà conosce Fuori dal gioco? Suppongo di no) - si parla di Cuba senza ideologie, raccontando il quotidiano e le difficoltà di sopravvivere in un mondo privo di libertà e di speranze per il futuro. Gianni Minà pare non capirlo e recita a memoria un vecchio copione fatto di frasi fatte, prelevato di peso dalle colonne del Granma o dai notiziari di Cubavision, parla di un continente che chiede la cancellazione dell’embargo, di presidenti presentabili come Lula, Chavez, Evo Morales, Correa… racconta di record cubani nell’educazione, nella sanità, nella protezione sociale, nella cultura, nello sport, di un blocco economico insensato e ingiusto... Yoani Sánchez è la prima a chiedere la cancellazione dell’embargo, ma sa bene che il blocco economico USA non è il solo problema della sua terra, ma soltanto uno dei problemi. Ben altre sono le cose che vorrebbero i giovani cubani, strani oggetti chiamati libertà di parola, di movimento, di stampa, di espressione del pensiero, persino libertà economica, certo, senza timore di dire una bestemmia. I ragazzi cubani vorrebbero la fine di un assurdo sistema monetario, che vede stipendi pagati in pesos e beni di prima necessità acquistati con una finta moneta (il peso convertibile) parificata al dollaro. I ragazzi cubani vivono solo privazioni e il primo a saperlo è proprio Minà, solo che non può dirlo. In compenso racconta la favola di una Cuba, pur con tutti i suoi errori, diversa, più libera, dai paesi che invece, negli anni, sono stati prigionieri del neoliberismo e del mercato, come quelli delle villas miserias delle grandi città o come i trenta milioni di bambini randagi del continente. I cubani sono liberi di fare cosa? Forse di ubbidire, di sfilare in massa il primo maggio,

durante una messa in scena grandiosa in piazza della Rivoluzione, di fare la fila per una malanga, di chiedere il permesso di uscita dal paese e di vederselo negare, di fuggire a bordo di una zattera, di sposare uno straniero per guadagnare la libertà… Gianni Minà afferma che la Sanchez è sconosciuta a Cuba. Certo che è così. Forse Minà non sa che a Cuba manca la libera informazione? Chi dovrebbe parlare di Yoani Sánchez in una realtà dominata da un quotidiano unico nazionale e da una televisione di partito? Gianni Minà crede forse che a Cuba si possa leggere il blog di Yoani Sánchez? Si informi, allora, prima di dire cose avventate e di andare a girare un documentario sulla rivoluzione alloggiando nelle segrete stanze del potere e parlando non con veri cubani, ma con persone addomesticate dal regime. A Cuba, tanto per fare qualche esempio, non sono noti neppure Reinaldo Arenas, Cabrera Infante, Zoé Valdés, Pedro Juan Gutierrez e Abilio Estévez, ma restano grandi scrittori cubani, apprezzati in tutto il mondo libero ma non nella loro patria. Gianni Minà prosegue con la solita storia dei dissidenti finanziati dalla CIA e in combutta con i terroristi internazionali. Racconta di una presidenza Bush che ha stanziato milioni di dollari per “un cambio rapido e drastico a Cuba” (140 milioni nel 2007, 45, data la crisi economica, nel 2008). Aggiunge che molti di questi soldi venivano rubati dalle presunte organizzazioni per la democrazia a Cuba, ma evidentemente buona parte è servita per “ungere” chi poteva creare malessere nella società cubana… Ci vuol far credere a una vera e propria “strategia della tensione” avvenuta nel 2003 con dirottamenti di aerei e sequestri del ferry boat di Regla… (erano disperati che scappavano, Minà, non terroristi). Parla di uno sforzo palese per controbattere il vento di simpatia, nei riguardi di Cuba, che attualmente spira nel continente latinoamericano e anche nella parte progressista degli Stati Uniti. Non è possibile permettere simili illazioni senza replicare con forza. Tra le righe si legge l’accusa che Yoani sarebbe una creatura costruita da qualcuno che manovra nell’ombra contro il regime cubano. Non si

permetta tanto, egregio Minà. Traduco il blog di Yoani da quando nessuno la conosceva, credo in lei da sempre, sono tra le persone che ha voluto l’edizione del suo libro per un grande editore italiano. So con certezza che tutto è nato spontaneamente, per dare vita alle voci della strada, per far parlare la Cuba nascosta, in un vero e proprio esorcismo personale, che permette a una giovane blogger di impersonare la protesta silenziosa e senza colore politico che corre lungo le strade dell’Isola. Il mio lavoro di traduzione è da sempre puro volontariato al servizio della verità e del popolo cubano che ha finalmente trovato il suo interprete. Non ci sono soldi della CIA, egregio Minà. Per favore la faccia finita con questa tiritera che ha stancato tutti. Non servono soldi per raccontare la verità, servono soltanto gli attributi che questa ragazzina dimostra di possedere. Yoani Sánchez descrive con realismo la Cuba contemporanea, dalla parte del cittadino che giorno dopo giorno è costretto a inventare il modo per sopravvivere. I suoi brevi racconti sono dei bozzetti a metà strada tra la metafora e il realismo più crudo, immersi nella vita quotidiana delle due anime di Cuba, ricchi di riferimenti a scrittori del passato dimenticati dalla cultura ufficiale, come Padilla, Cabrera Infante, Arenas e Lima. Yoani sogna una Cuba trasformata in un luogo dove ci si possa fermare a un angolo e gridare: “In questo paese non c’è libertà di espressione!”. Perché vorrebbe dire che le cose sono cambiate e si può cominciare a pronunciare la parola libertà. Si dichiara disponibile a scambiare gli alimenti somministrati con la tessera del razionamento alimentare per una cucchiaiata di diritti civili, una libbra di libertà di movimento e due once di libera iniziativa economica. Percorre le strade di due città diverse, quella dei membri del partito, dei generali, dei dirigenti di Stato e quella della povera gente che vive nella desolazione dei quartieri periferici, nelle casupole cadenti e nei rifugi costruiti per i senza tetto. Vive un’utopia che non è più la sua e non vorrebbe lasciarla in dote ai suoi figli, analizza le contraddizioni di chi fatica a mettere insieme il pranzo con la cena ma sogna vestiti di marca e profumi. Assiste alle fughe di personaggi famosi e di semplici cittadini esasperati, critica il governo per le promesse disattese, ricorda il passato e analizza lo stato deplorevole della cultura di regime. Yoani si scaglia contro il doppio sistema monetario e narra la realtà del mercato nero, unica fonte di sostentamento, perché la maggioranza dei cubani vive di ciò che i venditori informali portano nelle loro case. Tutto questo è davvero rivoluzionario. Altro che la retorica di regime! Il grande giornalista amico di Fidel bacchetta pure L’Unità, rea di aver concesso troppa attenzione a Yoani Sánchez e perché cita spesso Freedom House, un’agenzia sovvenzionata dai governi di Washington, come riferimento indiscutibile per dare le pagelle sulla libertà di stampa. Dulcis in fundo pure Internazionale - nota rivista di destra con simpatie liberticide - finisce nel mirino del grande Minà. Il peccato di Internazionale sta nell’aver affidato alla Sánchez una rubrica fissa dove racconta la Cuba quotidiana. Siamo alle solite. Il regime cubano mette in campo tutte le sue forze per controbattere il tentativo di raccontare il vero volto di Cuba, al di là dei giochi politici e della retorica di regime. Lasciatemi dire che preferisco la spontaneità di una piccola blogger come Yoani a un presidente presentabile come Chávez. A ognuno i suoi miti.


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Il Pd ruba due pezzi da novanta alla Sinistra Radicale siciliana: Rita Borsellino e Rosario Crocetta VOCI DI LIBECCIO di Bartolo Lorefice

Il sindaco anti-mafia di Gela e la “signora della legalità”, sorella del magistrato ucciso dalla mafia. Due simboli della sinistra radicale siciliana, della lotta contro la mafia e per l’equità sociale. Due esempi di come la sinistra siciliana o è anti-mafia, o non è. Due personalità di spicco che, però, non hanno resistito alle sirene incantatrici del Partito Democratico, che ha offerto loro due comodi seggi al parlamento di Strasburgo . L’amarezza nel popolo della sinistra è tanta. Orazio Licandro, catanese e responsabile nazione organizzazione dei Comunisti Italiani (partito di cui faceva parte Crocetta) , fa notare come Franceschini si sia rimangiato quanto dichiarato qualche settimana fa sui rappresentanti istituzionali. Egli affermava infatti: “Il Parlamento europeo non è un residence per pensionati di lusso, le nostre liste saranno fatte e composte solo da persone che si candidano ad andare a lavorare a Bruxelles e Strasburgo e non ha raccogliere preferenze sulla base di una truffa. Io proporrò alla direzione del partito di candidare solo persone che non hanno mandati di governo regionale e locale da completare e che devono completare, solo persone che andranno a lavorare in Europa”. Peccato che Crocetta sia primo cittadino a Gela e Rita Borsellino deputato all’Assemblea regionale siciliana. Per quanto riguarda la Borsellino, c’è stato un duro braccio di ferro fino alla fine tra il segretario del Pd Franceschini e Niki Vendola che la voleva candidata in Sinistra e Libertà. Alla fine l’ha spuntata il segretario del Pd. Adesso la sinistra cerca di andare avanti anche senza i due big “traditori”. A Gela la Lista

Operazione N.o.e. : arrestato imprenditore per traffico di rifiuti VOCI DI LIBECCIO di Bartolo Lorefice

Comunista e Anticapitalista candida Anna Bunetto, pasionaria e segretario uscente del partito a Gela. Una candidatura forte, che punta a erodere consensi sul territorio al super-sindaco anti-mafia. C’è poi l’astrofisica Margherita Hack, donna lucida e che si è sempre impegnata nelle battaglie per la laicità dello stato e per la libera ricerca scientifica, capolista della lista comunista nella circoscrizione Isole. La Hack è una candidatura di qualità, una candidata a cui non manca notorietà e riconosciute doti umane e politiche, una sfida alla Borsellino. La sorella del magistrato , tuttavia, sembra essere più temuta nel Pd che a Sinistra. Infatti la “signora della legalità” è in grado di attrarre voti moderati e in maniera trasversale, e il fatto che si esprimano tre preferenze fa tremare altri esponenti di spicco del Partito Democratico che si sentono realmente insidiati e a rischio.

Arrestato pensionato di Ancora arresti per pedofilia: tutta l’Italia 74 anni per pedofilia VOCI DI LIBECCIO è interessata di Bartolo Lorefice VOCI DI LIBECCIO di Paolo Cirica

SIRACUSA, 6 maggio 2009 – Sembra non finire più l’ondata di fermi per il reato di pedofilia e pedopornografia. Quattro arrestati, 53 indagati, 57 perquisizioni in 15 regioni del nostro Paese: questo e' il tristissimo bilancio di un'operazione contro la pedofilia su Internet. L'inchiesta, coordinata dalla Procura di Siracusa, ha rivelato la diffusione di filmati di sadismo, con torture e violenze sessuali nei confronti di bambini di 4-5 anni. Perquisizioni sono state effettuate in Veneto, Lombardia, Sicilia, Campania, Lazio, Emilia, Toscana, Liguria, Puglia, Piemonte, Sardegna, Marche, Abruzzo, Calabria, Friuli Venezia Giulia.

CORIGLIANO CALABRO (COSENZA) – Pensionato di 74 anni vrebbe abusato ripetutamente di un ragazzo che frequentava la sua abitazione. A. T., e' stato arrestato a Corigliano Calabro dai carabinieri in esecuzione di un' ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del Tribunale di Rossano. L’accusa è di violenza sessuale su minore. L'ultimo episodio di violenza, secondo quanto riferito dagli inquirenti, si sarebbe verificato il 4 maggio scorso.

BARI- Operazione dei carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico. Arrestato per traffico illecito di rifiuti, un imprenditore barese , posto agli arresti domiciliari. Il traffico e' legato alle modalita' di smaltimento di fanghi di depurazione e scarti di lavorazione, realizzato con sversamenti che hanno inquinato falde acquifere e terreni. Nell'inchiesta sarebbero indagate complessivamente oltre venti persone. Le accuse all'imprenditore sono di traffico di rifiuti e di truffa aggravata.


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