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PROLETARI DI TUTTI I PAESI, UNITEVI!

Scintilla Organo di espressione di Piattaforma Comunista teoriaeprassi@yahoo.it

Un peso insopportabile Il capitalismo si dimostra incapace di risollevarsi. La situazione può avvitarsi per la convergenza di alcuni fattori: la persistente sovrapproduzione e il rallentamento economico degli USA, della Cina e dei “paesi emergenti”; l’insolvenza del sistema bancario e la crisi del debito degli Stati; le tensioni nell’eurozona, dovute alla legge dello sviluppo ineguale e alla pressione dell’oligarchia finanziara USA sui paesi più deboli per ridimensionare o scardinare l’euro; lo scatenamento della guerra all’Iran. I prossimi tempi vedranno un peggioramento della crisi, che la borghesia dovrà affrontare con minori risorse a sua disposizione e sfidando una maggiore resistenza del proletariato e dei popoli. Gli squilibri e i problemi attuali esprimono il livello raggiunto dalle contraddizioni del capitalismo, in primo luogo la contraddizione fra le forze produttive ed i rapporti di produzione. E’ la crisi generale del capitalismo che si va aggravando rapidamente e in tutti i suoi aspetti: economico, ambientale (surriscaldamento globale e suoi effetti), alimentare (scarsità raccolti e aumento prezzi), energetico (esaurimento scorte e lotta più acuta per le risorse), morale (corruzione dilagante, etc.), politico (discredito dei partiti e delle istituzioni borghesi), culturale, etc. In questo scenario ci attende una stagione di lotta e di organizzazione per la difesa intransigente degli interessi e dei diritti del proletariato, per la cacciata dei governi al servizio del grande capitale, per farla finita con la politica di saccheggio sociale. Dentro queste lotte deve crescere la consapevolezza che l’involucro capitalista della società è un peso insopportabile per le grandi masse e per lo stesso pianeta. L’unica via di uscita per gli sfruttati e gli oppressi è la rivoluzione socialista e l’abolizone della proprietà privata borghese. Per dirigere questa lotta gli elementi migliori del proletariato devono unirsi e formare il Partito comunista!

www.piattaformacomunista.com

Settembre 2012

1 euro

Cresce la protesta sociale

Sconfiggiamo con la lotta e l’unità la politica di austerità

Apriamo la strada all’alternativa di potere


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Un governo al servizio esclusivo del capitale finanziario Dopo aver varato le controriforme del lavoro e delle pensioni, l’aumento delle tasse antipopolari, il taglio dei posti letto negli ospedali pubblici, i licenziamenti nei servizi pubblici, il governo Monti - sostenuto dal PD, dai democristiani e dalle destre - ha definito la sua agenda per i prossimi mesi, in sintonia con le esigenze del grande capitale. In nome della fallimentare politica di austerità, di “una maggiore apertura ai mercati” (leggi neoliberismo) e dell’aumento “della resa per ora lavorata” (leggi più sfruttamento) essa prevede la svendita di immobili pubblici, di servizi sanitari e sociali, di beni culturali, di aziende pubbliche e un “patto per la produttività” con i vertici sindacali collaborazionisti. Ciò procurerà da un lato vantaggi ai padroni, alle banche e alle istituzioni finanziarie che stanno facendo acquisti a prezzi stracciati nell’ ”Outlet Italia” (ecco dove sta “l’orgoglio nazionale” di Monti e soci!); dall’altro peggiori condizioni di lavoro e maggiore impoverimento masse lavoratrici. C’è poi l’aspetto caritatevole e

clientelare dell’agenda, che prevede l’elemosina della social card e i concorsi pre-elettorali. Questa politica non servirà alla crescita, ma approfondirà la recessione, aumenterà il saccheggio sociale, farà sprofondare il paese nelle sabbie mobili del parassitismo finanziario. Ben altre misure dovrebbero essere prese. Ma il governo “tecnico” non vuole nessuna patrimoniale, nessuna tassazione dei ricchi. Non vuole colpire i capitali speculativi e mafiosi, quelli depositati nelle banche all’estero, l’intermediazione parassitaria, l’evasione e l’elusione fiscale dei padroni (che vengono pure sgravati fiscalmente). Non attua una riforma del sistema fiscale improntata a una vera proporzionalità. Non colpisce la corruzione, l’illegalità, il lavoro nero. Non tocca, ma protegge il “conflitto di interessi”, i privilegi, i vitalizi e le pensioni d’oro di amministratori, manager e parlamentari. Con queste misure si potrebbe dare lavoro ai disoccupati (la disoccupazione giovanile è al 36%), aumentare i salari e le

pensioni da fame, abolire il precariato, etc.. Invece si continua a far pagare la crisi capitalistica agli operai, ai lavoratori, alle masse popolari. Il governo Monti è al servizio esclusivo del capitale finanziario. Dobbiamo continuare a contrastarlo senza farci narcotizzare dal clima prelettorale. La via da seguire è quella del fronte unico di lotta del proletariato per farlo cadere nelle fabbriche e nelle piazze, per riversare il peso della crisi e del debito su chi li ha causati, per uscire dalla UE, dall’euro e dalla

NATO! Facciamo pagare il prezzo politico più alto possibile ai partiti che sostengono Monti, per impedire che si installino altri governi che proseguano la stessa politica antioperaia, ossequiosa ai diktat di FMI-UE-BCE e pronta a nuove guerre di rapina. Ci attendono giornate di mobilitazione. Occorre l’unità di tutte le forze che lottano contro l’offensiva capitalista, per farla finita con la politica di austerità, nella prospettiva di abolire la dittatura dei monopoli e lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo.

Il polo della disperazione Il liberal-riformista Pierluigi Bersani ha ottenuto dall’ecoliberista Nichi Vendola il via libera a un'alleanza di governo aperta ai democristiani dell'UDC, in vista delle prossime elezioni politiche. L’intesa ha provocato malumori e critiche alla base dei due partiti. Ma c’è poco da meravigliarsi. Le posizioni uscite dal vertice tra PD e SEL sono del tutto conseguenti alla politica neocentrista di San Bersani, mentre Fra’ Vendola – dietro gli altisonanti sermoni - prosegue il percorso iniziato nel 2008, che implica la copertura a sinistra e la capitolazione al PD. La convergenza è il riflesso di una politica e di un programma che li accomuna. Entrambi sono d’accordo a sostenere in varie forme il governo Monti, allo smantellamento dell’art.18, alla controriforma delle pensioni e

alle centinaia di migliaia di licenziati e di esodati, ai tagli alla scuola, alla sanità e ai servizi pubblici, all’introduzione del pareggio di bilancio in Costituzione e al fiscal compact. Entrambi sono subalterni ai monopoli capitalistici, al Vaticano e ai loro strumenti. Ai due leader in realtà frega poco o nulla delle conseguenze sociali di una politica liberista mascherata di “progressismo”. Gli interessano molto di più i cartelli e le leggi elettorali funzionali alla loro sopravvivenza, le poltrone ministeriali. Vendola ha definito “polo della speranza” la nuova coalizione. In realtà è il polo della disperazione di due partiti che vedono rapidamente assottigliarsi tra i lavoratori il consenso di cui godono. L’accordo Bersani-Vendola con

il reazionario Casini è la dimostrazione dell’assenza di qualsiasi prospettiva politica di cambiamento da parte del riformismo, che evidenzia i suoi limiti storici e va sempre più a destra per sostenere il grande capitale e far pagare la crisi e i debiti ai lavoratori. Dimostra altresì l’illusorietà delle proposte “unitarie” che gli opportunisti della FdS rivolgono a SEL e IdV (che di sinistra non è), per costruire un polo di “sinistra” in nome di un tardokeynesismo. In realtà queste forze sono solo l’ultimo anello di una catena retta dal PD. Bisogna spezzare questa catena nel suo punto più debole: il rapporto con la classe operaia e le masse lavoratrici. Sul piano politico ciò si traduce nella formazione di un fronte popolare che abbia come discriminante la netta opposizione all’offensiva

capitalista, alle politiche reazionarie, di austerità e di guerra portate avanti ieri da Berlusconi e oggi da Monti e sia completamente indipendente dai partiti politici che li sostengono. Un blocco unitario di organismi politici, sociali, sindacali, etc. che sia fattore dinamico della mobilitazione politica e sociale, sulla base di irrinunciabili esigenze della classe operaia e dei settori popolari vittime dell’oligarchia finanziaria. Ma per far si che le forze proletarie e popolari abbiano coordinamento e unità, per affermare l’esigenza di una politica organizzativa di unità e di lotta degli sfruttati e degli oppressi, è indispensabile la guida di un autentico Partito comunista, che sia costruito come partito d’avanguardia della classe operaia e partito della rivoluzione socialista. Proletari coscienti, uniamoci!


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Ilva: no ai ricatti, Riva deve pagare! Di fronte al disastro ambientale provocato deliberatamente da padron Riva in nome del massimo profitto, la magistratura ha sequestrato gli impianti e ordinato la messa a norma dell’Ilva di Taranto, fermando la produzione, senza però necessariamente spegnere gli altoforni. Emilio Riva e i suoi tirapiedi, che pensavano di continuare a fare profitti a palate senza nessun serio investimento, in risposta hanno accentuato i ricatti, minacciando la chiusura di tutte le fabbriche del gruppo. Il governo da parte sua, dopo aver decretato l’ennesimo regalo ai capitalisti avvelenatori (che dovrebbero accollarsi appena 7 milioni di euro, sui 336 stanziati per la bonifica ambientale), per bocca del ministro Clini ha parlato di “difesa degli interessi nazionali”, cioè dei padroni. Il conflitto fra settori di borghesia sta passando per la questione della produzione. Infatti, mantenendo accesi gli impianti senza produrre acciaio, dunque senza creazione di plusvalore, per il padrone ci sarebbero soltanto costi improduttivi. Quanto stanziato dall’llva - dopo decenni di politica criminale - è

solo un contentino per tenere buoni i magistrati, sul cui ruolo non bisogna farsi illusioni. La vicenda dell’Ilva dimostra che gli interessi degli operai e quelli dei capitalisti sono contrapposti ed inconciliabili. E’ necessario dunque continuare, allargare ed intensificare la lotta basandola sulla difesa intransigente degli interessi di classe e sul principio che devono pagare i responsabili del disastro ambientale, degli omicidi, dello sfruttamento, non le vittime. Ribadiamo alcune rivendicazioni da ottenere con la mobilitazione degli operai e delle popolazioni del territorio: • Salvaguardia dei posti di lavoro e salario garantito al 100% per gli operai Ilva e indotto fino al completamento della bonifica. • Salari, bonifica e risanamento effettivi e immediati della fabbrica e dell’ambiente devono essere pagati attraverso l’esproprio dei profitti, dei capitali e dei beni dei Riva, che sono padroni ricchi sfondati. Se non bastano si faccia la patrimoniale sui borghesi. • Impiego in condizioni di sicurezza degli operai nelle operazioni di risanamento (filtri, parchi minerali, forni, etc.), che

devono avvenire sotto controllo operaio. • Fuori i nomi dei politicanti, degli amministratori , dei burocrati sindacali, dei giornalisti, dei preti corrotti dai Riva. Galera per i criminali responsabili del disastro ambientale, delle malattie e degli omicidi in fabbrica e fuori. Come propongono i delegati più combattivi bisogna andare all’occupazione della fabbrica per la difesa del posto di lavoro, del salario e della salute, che sono aspetti della stessa battaglia contro il capitale. La lotta sarà lunga e dura, e dovrà passare per la sconfitta del collaborazionismo sindacale e politico, per la rottura del patto

sociale con gli sfruttatori e gli avvelenatori. Facciamo appello alla massima unità fra la classe operaia e gli strati popolari vittime del capitalismo. Occorre costruire e rafforzare Comitati operai di fronte unico e Comitati popolari per sviluppare la lotta. Nessuna rassegnazione, ma riscossa e contro i padroni, il governo e i loro servi! La vicenda dell’ILVA riguarda tutti i lavoratori. Essa pone la questione dell’alternativa ai rapporti capitalistici di produzione. Solo con la società socialista si potrà produrre per soddisfare le esigenze della società, salvaguardando salute e ambiente.

Carbosulcis: “Pronti a tutto” Sono centinaia e centinaia i minatori della Carbosulcis che da giorni occupano a 400 metri di profondità i pozzi di Nuraxi Figus. La lotta va avanti a oltranza per esigere dal governo le risposte attese da anni sul futuro della miniera di carbone, l’unica in Italia. La rabbia è esplosa perché dal governo e dall’Enel non sono arrivate risposte sui finanziamenti per rilanciare la miniera attraverso la produzione di energia pulita e a basso costo dal carbone. Finora si sono visti solo ricatti, scaricabarili e obiezioni sui costi (mentre si buttano miliardi per darli alle banche e ai parassiti, alle missioni di guerra, agli F35, alla TAV, al Vaticano...). Se gli investimenti, circa 200 milioni di euro, dovessero saltare sarebbe un colpo durissimo per i minatori e le loro famiglie. Sappiamo bene che in tempi di crisi abbandonare una

produzione al suo destino significa farla fallire. E la chiusura di uno stabilimento significa fame e miseria per gli operai. I minatori del Sulcis sono davanti a questa prospettiva, perciò sono disposti a lottare fino in fondo per il pane, per il lavoro. Il portavoce delle Rsu assicura che la protesta andrà avanti finchè giungeranno precise garanzie. Le proroghe annunciate da Passera sono assolutamente insufficienti. “Ormai il Sulcis è in guerra”, affermano i minatori che custodiscono centinaia di chili di esplosivo e sono pronti a intensificare la lotta. A poca distanza i lavoratori Alcoa si battono per gli stessi motivi: la salvaguardia dei livelli occupazionali, il futuro produttivo. L’autunno caldo parte dal SulcisIglesiente, la provincia più

povera d’Italia, sfruttata e abbandonata dalla borghesia. La coraggiosa lotta della classe operaia sarda, impegnata in una prova durissima per non farsi cancellare e non far impoverire ulteriormente il territorio, è la lotta di tutti gli sfruttati. Rafforziamo la solidarietà e l’appoggio attivo sulla base di una precisa parola d’ordine: nessun posto di lavoro deve essere perso, nessuna fabbrica deve chiudere! Impariamo dai minatori che non sono più disposti a cedere terreno! La lotta in corso avrà ripercussioni positive sull’insieme del movimento operaio e sindacale, per via dell’atteggiamento risoluto, della determinazione, dei valori collettivi espressi, del livello di consapevolezza e di combattività espresso dai minatori. L’occupazione della miniera è un’espressione del processo di intensificazione della resistenza

di classe che si va verificando sotto i colpi della crisi capitalistica. Al tempo stesso esprime la necessità ineludibile di un più alto livello di organizzazione indipendente di classe e di direzione politica rivoluzionaria per fronteggiare la spietata offensiva capitalista e tracciare una prospettiva di rottura rivoluzionaria con lo stato di cose esistente.

E’ in distribuzione Teoria e Prassi, rivista teorica e politica di Piattaforma Comunista, al prezzo di 5 euro. Richiedetela alla redazione! Scrivete a teoriaeprassi@yahoo.it


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Ratificato il “Fiscal compact”. Quale via di uscita? Lo scorso 19 luglio la Camera ha dato il via libera definitivo al Trattato sulla stabilità dell’eurozona («Fiscal compact»). Lo ha fatto con il voto favorevole dei partiti che sostengono il governo Monti, di gran carriera e nel silenzio mediatico. L’Italia è dunque il decimo paese a ratificare e dare esecuzione alla c.d. “regola d’oro”, dettata dall’oligarchia finanziaria. Una regola che impone il pareggio di bilancio (già introdotto nella Costituzione), meccanismi automatici per il rientro dal deficit e dal debito e determina un ulteriore limitazione di sovranità per i paesi che l’accettano. Con l’introduzione del dogma neoliberista del «Fiscal compact» viene resa permanente la politica di austerità, si cancella qualsiasi ruolo pubblico nelle politiche economiche, viene resa obbligatoria la riduzione del debito che eccede il 60% del PIL al ritmo di un ventesimo l’anno. Il debito pubblico italiano raggiungerà entro fine anno i 2.000 miliardi di Euro. Dunque dal 2013, oltre agli interessi sul debito che vengono fatti pagare ai lavoratori, i governi imporranno un saccheggio sociale di 45-50 miliardi l’anno. Per 20 anni. E’

una dichiarazione di guerra al movimento operaio, popolare e sindacale, volta a far pagare alle masse la crisi e i debiti del capitalismo, a liquidare tutte le conquiste sociali. A causa del «Fiscal compact» i lavoratori faranno la fame, mentre i principali detentori dei titoli di Stato (le istituzioni finanziarie) incassaranno enormi interessi. Con il vincolo del «Fiscal compact» voluto dall’UE dei monopoli finanziari sarà devastato il futuro delle prossime generazioni. Il patrimonio pubblico verrà sacrificato sull’altare di questa politica antipopolare che aggraverà la recessione, approfondirà il declino economico e la regressione sociale. Gli operai, i lavoratori sfruttati, i disoccupati, i giovani non dimenticheranno le forze politiche che hanno votato a favore del «Fiscal compact». La loro decisione rende peraltro insignificante la presunta differenza tra il centro-sinistra e il centro-destra: qualsiasi governo borghese scaturirà dalle prossime elezioni adotterà la stessa politica di lacrime e sangue per la maggioranza della società. La sola vera alternativa di potere

Nelle ultime settimane è scoppiata la polemica politica sul conflitto di attribuzione sollevato da Napolitano con ricorso alla Corte Costituzionale, a proposito della cancellazione delle conversazioni

telefoniche fra Mancino e Napolitano, finite nell’inchiesta sull’infame trattativa Stato-mafia del ‘92-’93. Su «Repubblica» del 17 agosto Gustavo Zagrebelsky, ex Presidente della Corte e autorevole costituzionalista, ha scritto: «Sarebbe un fatto devastante, al limite della crisi costituzionale, che la Corte desse torto al Presidente della Repubblica; così, nel momento in cui il ricorso è stato sollevato, è stato anche già vinto». In altre parole, il Capo dello Stato ha presentato il suo ricorso sicuro di vincerlo, perché una sua sconfitta solleciterebbe da varie forze politiche un suo infamante atto di dimissioni. E, in un momento di così grave crisi economica e politica della società

Scintilla organo di Piattaforma Comunista Editrice Scintilla Onlus Dir. resp. E. Massimino Iscrizione ROC n. 21964 del 1.3.2012 Redaz: Via di Casal Bruciato 15, Roma Chiuso il 1.9.2012 - stampinprop.

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sta in un governo degli operai e degli altri lavoratori sfruttati, che sia lo sbocco di un processo di lotta diretto dal proletariato, in alleanza con le masse oppresse. Non c’è altra via di uscita per salvarci al di fuori della lotta di classe rivoluzionaria. E’ dunque più che mai necessario intensificare la resistenza e la mobilitazione di massa contro il «Fiscal compact» e il trattato europeo detto «Merkel-Sarkozy», sviluppare la solidarietà tra i popoli sottoposti allo stesso attacco dei governi liberisti e social-liberisti La giornata europea di mobilitazione dei lavoratori e le prossime

manifestazioni devono servire a rafforzare queste posizioni, per far pagare all’oligarchia la sua crisi. Occorre costruire l’unità politica della classe operaia e l’unione di tutti gli strati vittime delle politiche dell’oligarchia, per sconfiggere la politica d’austerità che aggrava le condizioni di vita della classe operaia e di vasti strati popolari. E’ indispensabile un’alternativa globale, che rompa con le politiche dell’oligarchia finanziaria e abbatta il giogo di un sistema ormai vicino al capolinea, per aprire la strada alla trasformazione rivoluzionaria della società.

italiana, come può sentirsela la Corte Costituzionale di dar torto a Re Giorgio? Aggiunge Zagrebelsky: «A perdere sarà anche la Corte: se desse torto al Presidente sarà accusata di irresponsabilità; a dargli ragione sarà accusata di cortigianeria». La furibonda reazione di Scalfari, il paladino dell’oligarchia nonchè scudiero di Re Giorgio, non si è fatta attendere. Vi è evidentemente uno scontro feroce fra gruppi borghesi, all’interno del quale una cosa emerge con chiarezza. Come riconosce lo stesso Zagrebelsky, il conflitto di attribuzione sollevato da Napolitano ha «finito per diventare il perno di un'intera operazione di discredito, isolamento morale e

intimidazione di magistrati». Quali? I procuratori e i giudici di Palermo e Caltanisetta che da anni indagano sui rapporti e le collusioni fra lo Stato borghese e la criminalità mafiosa, sui quali si vorrebbe far calare il silenzio. Le strutture costituzionali dello Stato della borghesia italiana scricchiolano, i conflitti fra i vari organi costituzionali si acuiscono, aumenta il discredito delle istituzioni chiave. La crisi dello Stato é un segno premonitore dell'avvicinarsi di una nuova fase della lotta di classe che, se la classe operaia saprà entrare in campo con tutta la sua forza organizzata, potrà preludere all'aprirsi di una situazione rivoluzionaria. Una situazione nella quale si porrà il problema del potere.


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Ai gruppi e ai compagni marxisti-leninisti Compagni! Le ragioni che giustificano l’unità dei comunisti sono sempre più evidenti. La crisi mondiale del capitalismo che si approfondisce, le sue disastrose conseguenze, l'offensiva reazionaria della borghesia contro il proletariato e i popoli oppressi, le minacce di guerra – così come l’intensificazione della lotta di classe in numerosi paesi rendono l’unificazione dei marxistileninisti un’impellente necessità tattica e strategica. Chiaramente l'unità va forgiata sulla base del riconoscimento di alcuni principi fondamentali: - La lotta per l’instaurazione della dittatura del proletariato, per il potere dei consigli, degli organi della lotta rivoluzionaria delle masse, contro la democrazia e il parlamentarismo borghesi. - L’abolizione della proprietà privata dei mezzi di produzione e di scambio, la loro socializzazione, per edificare la prima tappa della società comunista. - L’impiego della coercizione dello Stato socialista nel periodo del passaggio dal capitalismo al comunismo, per spezzare la resistenza della borghesia rovesciata. - La lotta e la separazione aperta, netta e definitiva nei confronti degli opportunisti, dei riformisti, dei revisionisti, senza la quale non si potrà mai rompere con la politica e l’ideologia borghese e piccoloborghese. Tali irrinunciabili principi – assieme all’internazionalismo proletario – sono essenziali per la coesione ideologica e politica. Chiariamo che il processo aggregativo può e deve avviarsi fin da subito tra gruppi e singoli compagni che si richiamano al marxismo-leninismo così come espresso nel pensiero e nell'opera di Marx, Engels, Lenin e Stalin. I comunisti che si mantengono saldamente su questo terreno e sono attivi in diverse realtà possono e devono compiere ogni sforzo e utile iniziativa per superare la frammentazione e agire uniti. Su tali basi e con tale discrimine chiamiamo tutti i comunisti, tutti i proletari avanzati che sono decisi a lottare per la rivoluzione socialista, a riunirsi e dar vita ad un quadro stabile

di consultazione, scambio di esperienze, elaborazione teorica e prassi politica comune. E’ un primo passo, necessario ed inevitabile, attraverso il quale siamo chiamati a passare, praticando la critica e l’autocritica in modo franco e leale, nel rispetto reciproco. Ciò ci permetterà di far emergere le contraddizioni da superare e gli errori da eliminare, di lasciarci alle spalle la debolezza e l’arretratezza esistenti, di avanzare sulla strada della formazione di un autentico Partito comunista, reparto di avanguardia del proletariato con un forte e coeso gruppo dirigente ed un vasto radicamento ed influenza nella classe. Questo è l’obiettivo che dichiariamo apertamente. Nella nostra opinione, all’interno di questo processo sarà decisivo affrontare una questione chiave: la definizione unitaria di un progetto di programma politico rivoluzionario per il Partito comunista che dovrà sorgere nel nostro paese. L’unità dei comunisti per il Partito è un traguardo che può sembrare ambizioso, ma è ormai ineludibile e improrogabile. Quanto più partecipiamo alla vita e alla lotta politica, quanto più sviluppiamo il contatto con le masse sfruttate ed oppresse, tanto più abbiamo bisogno di un’organizzazione che sviluppi una politica basata sui principi, che trasformi il proletariato in forza politica indipendente e rivoluzionaria, educandolo e dirigendolo alla conquista del potere politico. L’arroccamento su posizioni dogmatiche e settarie, l’indifferenza di chi non avverte la necessità di superare le divisioni, il continuare a mettere in primo piano controversie secondarie e artificiose, la presunta superiorità di chi si è proclamato “partito” in modo avulso dalla realtà di classe e concepisce l’unità essenzialmente nella propria organizzazione, producono gravi danni alla causa del proletariato. Attendiamo dunque una risposta chiara e sollecita da parte vostra, per poter stabilire un primo incontro nazionale. Piattaforma Comunista

Visita il sito di Scintilla Onlus e coopera al suo miglioramento inviando materiale utile. Viva la cultura e la solidarietà proletaria!

http://scintillaonlus.weebly.com/

Leggetela e studiatela per comprenderla fino in fondo ed educarvi politicamente. Utilizzatela per discuterla con i compagni di lavoro, nei quartieri, etc. al fine di sviluppare contatti fra le masse sfruttate e oppresse. Un buon modo è quello di stampare la versione pdf di Scintilla e di veicolarla così nei posti di lavoro, fra i compagni e gli amici, per raccogliere le loro opinioni e stabilire legami diretti. La diffusione, ovviamente, può essere svolta anche tramite email. Ad esempio, come hanno fatto alcuni simpatizzanti, si può aprire una casella di posta elettronica sotto il nome di “amici_pc_…” e si inseriscono in rubrica più contatti possibili della località in questione, così da diffondere rapidamente nella zona tutte le pubblicazioni (giornale, volantini, comunicati, etc.) che vengono prodotti a livello centrale. Adoperatela per l’agitazione a voce, per produrre manifesti e volantini nei luoghi di lavoro, nei quartieri, nelle scuole, etc.

Il prestito ai padroni La segretaria CGIL, Susanna Camusso, ha proposto l’acquisto da parte dello Stato, attraverso la Cassa depositi e prestiti (una S.p.a. controllata dal Min. Tesoro), di quote delle aziende in difficoltà , da rivendere a crisi superata. Si tratta di un “semi-keynesismo” a tempo determinato per salvare i padroni in situazione precaria, socializzare le perdite private

Affiggetela come giornale murale nei posti di lavoro, sui muri dei quartieri popolari, negli organismi di massa, per farla conoscere nel modo più ampio. Collaborate inviando corrispondenze, articoli, lettere, documenti, fotografie, etc. in modo da svilupparla. Scrivete alla redazione esprimendo apertamente la vostra opinione sul contenuto delle pubblicazioni, suggerimenti, critiche, etc. Costruite gruppi permanenti di diffusori e sostenitori collegati a PC. Vendetela, cercate abbonamenti ordinari e da sostenitori, chiedete appoggio economico e inviate rapidamente il ricavato. In tal modo Scintilla, sull’esempio dell’Iskra di Lenin e dell’Ordine Nuovo di Gramsci, assolverà sempre più quel ruolo di propagandista, agitatore ed organizzatore collettivo, sperimentato molte volte con successo nella storia del movimento comunista ed operaio. (tagliando le spese sociali o vendendo beni pubblici poichè non è possibile generare altro debito) e privatizzare i profitti futuri. Keynes ammetteva che il problema era evitare l’autodistruzione del capitalismo. Anche Camusso cerca di puntellare il cadente edificio capitalista, ma dice di farlo per “difendere quel poco di lavoro che è rimasto”. La verità è che i riformisti non sanno più cosa inventarsi.


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XVI Seminario Internazionale “Problemi della Rivoluzione in America Latina” Il Partito Comunista Marxista Leninista dell'Ecuador e il Movimento Popolare Democratico hanno organizzato e realizzato a Quito, dal 16 al 20 luglio, il XVI Seminario Internazionale “Problemi della Rivoluzione in America Latina”, con la partecipazione di numerose delegazioni internazionali. Il tema del Seminario è stato “Il caudillismo populista e la lotta rivoluzionaria in America Latina”. Di seguito il testo della dichiarazione conclusiva. Con i lavoratori e i popoli nella lotta indipendente per la rivoluzione e il socialismo Il nuovo millennio, in America Latina, è arrivato per mano della lotta dei lavoratori, della gioventù, dei contadini, delle donne e dei popoli contro le politiche di “assestamento” portate avanti dai governi al servizio di potenti gruppi oligarchici autoctoni e del capitale finanziario imperialista. Il crescente malcontento sociale - che si è manifestato in mobilitazioni di strada, scioperi parziali e generali, fino alle sollevazioni popolari che hanno abbattuto governi reazionari e filoimperialisti - ha incrinato l'istituzionalità borghese ed accelerato l'esaurimento del modello di accumulazione capitalista in corso, monitorato dai centri di dominazione imperialista. Il timore si è sparso tra le élite socioeconomiche, poiché l'aspirazione al cambiamento e il desiderio di essere protagonisti di profonde trasformazioni si sono materializzati all’interno delle masse. Le proposte politiche progressiste e di sinistra, in altri tempi giudicate come fuori fase ed inapplicabili, si sono fatte largo tra le classi lavoratrici e popolari. Mentre in vari paesi dell'America Latina si mantengono al potere governi apertamente di destra, esplicitamente venduti all'imperialismo, in altri paesi sono emersi governi definiti alternativi e progressisti; presso alcuni di questi, in determinate occasioni si sono osservate azioni di resistenza verso le politiche dell'imperialismo, che hanno meritato l'appoggio dei popoli. Attingendo dalla propria esperienza politica, fazioni borghesi di diversi paesi hanno manovrato per approfittare dello scontento delle masse a beneficio dei loro interessi. Apparentemente, hanno abbracciato i progetti e le proposte sollevate da lungo tempo dal movimento popolare e dalle organizzazioni di

sinistra contro il neoliberismo e per conquistare uno sviluppo indipendente, in condizioni di equità sociale. Tuttavia, l'aspettativa e l’entusiasmo delle masse nei confronti di quei governi che hanno promesso di lasciarsi alle spalle il passato di umiliazione e di ritardo cozzano con la realtà, quando questi governi mettono in pratica il loro vero progetto politico e consegnano le ricchezze naturali, oggi principalmente minerarie, alle compagnie straniere; quando l'indebitamento esterno persiste, sebbene i capitali provengano da altri centri imperialisti; quando si criminalizza la protesta popolare; quando si portano avanti negoziati ed accordi di libero commercio con differenti denominazioni; quando la pubblicità governativa proclama di più di quello che in realtà si realizza nell'ambito sociale. Nonostante lo scontento si diffonda tra i lavoratori, la gioventù, i contadini, le donne ed i popoli, è un fatto che, fino ad ora, questi governi hanno avuto, in una certa misura, la capacità di neutralizzare e contenere la mobilitazione sociale. Senza dubbio, ciò è frutto della capacità di manipolazione ideologico-politica delle fazioni borghesi che, con l'appoggio dell'imperialismo, si trovano al governo; si deve inoltre alla messa in atto di politiche assistenziali e clientelari, alla presenza di caudillos in qualità di capi di governo, che fanno sfoggio di demagogia e di politiche populiste. Ma si deve anche ai limiti esistenti nella coscienza delle masse ed alla debolezza che ancora affligge le organizzazioni rivoluzionarie e di sinistra. In queste nuove condizioni, la lotta che i lavoratori e le organizzazioni rivoluzionarie dispiegano diventa più complessa, poiché risulta relativamente più chiaro per le masse affrontare e combattere un governo che si presenta apertamente di destra e legato al capitale straniero, piuttosto che uno che afferma demagogicamente di promuovere il cambiamento e colpire gli interessi dei ricchi, benché in realtà non faccia altro che puntellare l’intero sistema di dominazione del capitale e difendere gli interessi delle classi dominanti creole e del capitale finanziario imperialista. Per l'avanzamento della lotta rivoluzionaria dei popoli, è fondamentale smascherare e sconfiggere questi governi venduti, demagogici e populisti che provocano un grave danno allo sviluppo dell'organizzazione e della

lotta popolare. In quanto governi funzionali al sistema dominante, il combatterli si trasforma in una necessità, e in nessun caso in un modo di fare il gioco degli interessi di altre fazioni borghesi di "destra". La lotta dei lavoratori e dei popoli, con indipendenza di classe, per conquistare la liberazione sociale e nazionale, obbliga a combattere e a sconfiggere l’una e l'altra fazione borghese. Al fine di realizzare gli scopi strategici che ci animano, le organizzazioni, i movimenti e i partiti politici impegnati a far trionfare la rivoluzione ed il socialismo, devono raddoppiare gli sforzi per sviluppare la coscienza politica dalle masse. Ciò è possibile, soprattutto, scatenando la loro lotta per particolari rivendicazioni e per fini politici, al fine di smascherare la vera natura di quei governi. E’ vitale promuovere un'intensa e sistematica offensiva ideologico-politica degli ideali rivoluzionari tra i lavoratori, la gioventù, i contadini, le donne ed i popoli; urge approfittare di tutti gli spiragli che l'istituzionalità borghese offre nel campo politico, travalicandoli. Il perseverare nell'unità del movimento popolare e delle organizzazioni politiche di sinistra è una necessità per isolare dal movimento sociale coloro che, stando attualmente al potere, manipolano le aspirazioni di cambiamento dei popoli. Sebbene, congiunturalmente, i governi populisti sono riusciti in maniera parziale a frenare la lotta delle masse, la cosa certa è che le loro condizioni materiali di vita ed i limiti storici di questi governi spingono alla protesta. Per di più, esiste uno scenario mondiale che inevitabilmente incide su ogni lato e questo è l'acutizzazione della crisi generale del sistema capitalista che provoca la risposta combattiva dei popoli, come si osserva nel nostro continente e in maniera particolare in Europa, alla cui classe operaia e gioventù esprimiamo solidarietà. Le organizzazioni partecipanti a questo XVI Seminario Internazionale “Problemi della Rivoluzione in America Latina”, riunite a Quito dal 16 al 20 Luglio, ribadiscono la loro vocazione internazionalista e l’impegno di continuare a lottare per l'unità e solidarietà tra i popoli, per formare – tramite azioni concrete - un grande fronte antimperialista. Rivendichiamo il diritto dei popoli a ll 'a utodete r mi naz ione , condanniamo ogni forma di interventismo straniero ed ogni azione delle classi dominanti per eludere la volontà dei popoli.

Le opinioni sintetizzate in questa Dichiarazione, sono il risultato del dibattito aperto e democratico prodotto in questo Seminario. Le esponiamo al mondo per farle conoscere ai lavoratori, alla gioventù ed ai popoli. Da Quito, Ecuador, esprimiamo il nostro impegno a dare continuità a questo evento, e perciò ci convochiamo per il prossimo anno al XVII Seminario Internazionale. Quito, 20 luglio 2012 Partito Comunista Rivoluzionario d'Argentina Partito Comunista Rivoluzionario Brasile Movimento per la Costituente Popolare - Colombia Partito Comunista di Colombia (marxista-leninista) Partito Comunista di Spagna (Marxista-Leninista) Fronte Democratico Nazionale Filippine Partito Comunista del Messico (marxista-leninista) Fronte Popolare Rivoluzionario Messico Partito Comunista di Palestina Partito Comunista del Perù - Patria Rossa Partito Comunista Peruviano Marxista-Leninista Coordinamento Caraibico e Latinoamericano di Porto Rico Partito Comunista del Lavoro della Repubblica Dominicana Partito Comunista (bolscevico) di tutta l'Unione Sovietica - Russia Movimento Gayones - Venezuela Movimento Pedagogico Emancipatore del Venezuela MOPEZ Movimento di Educazione per l'Emancipazione del Venezuela MEPE Corrente Sindacale MarxistaLeninista - Venezuela Movimento di Donne Ana Soto del Venezuela Comitato Preparatorio del XXIII Campeggio Internazionale della Gioventù Antifascista ed Antimperialista del Venezuela Fronte Universitario Rivoluzionario Socialista - Venezuela Movimento Socialista per la Qualità della Vita e della Salute - Venezuela Movimento Popolare Democratico Ecuador Gioventù Rivoluzionaria dell'Ecuador Fronte Rivoluzionario Universitario di Sinistra Fronte di Avanguardia del Magistero Corrente Sindacale Rivoluzionaria Confederazione di Donne Ecuadoriane per il Cambiamento Partito Comunista Marxista Leninista dell'Ecuador


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Dichiarazione finale del 23° Campeggio Internazionale della Gioventù Antimperialista e Antifascista Noi giovani di diversi paesi del mondo (Argentina, Austria, Bolivia, Brasile, Colombia, Ecuador, Francia, Germania, Inghilterra, Libano, Messico, Paesi Baschi, Perù, Repubblica Dominicana, Turchia e Venezuela), motivati dalle lotte dei giovani i quali, assieme ai lavoratori ed ai popoli, uniscono le loro forze in diverse parti del pianeta per fare fronte all'imperialismo e alle sue misure, ci siamo riuniti con l’intento di realizzare il 23° Campeggio Internazionale Antifascista e Antimperialista, nelle strutture dell'Università Bolivariana del Venezuela, UBV, nei giorni dal 4 all’11 agosto del presente anno. Delegati nazionali ed internazionali hanno sviluppato il dibattito politico e ideologico ed esposto, da un punto di vista rivoluzionario, le loro opinioni sulla situazione mondiale in generale e sui propri i paesi in particolare. Durante i giorni di dibattito abbiamo affrontato differenti questioni in campo politico, economico, sociale, educativo, ambientale, svolto attività culturali e sportive, che hanno permesso uno scambio fraterno tra le diverse delegazioni. I punti di vista che i delegati nazionali ed internazionali hanno espresso hanno aiutato a rafforzare la discussione e a serrare le file davanti alle problematiche che affrontiamo come giovani a livello mondiale. Durante questi giorni abbiamo potuto constatare le diverse realtà che vivono i giovani lavoratori, contadini, artigiani, studenti nei diversi paesi del mondo. Queste realtà confermano la necessità che le nostre lotte trascendano dal terreno puramente rivendicativo alla lotta rivoluzionaria per la costruzione del socialismo quale unica via per affrontare le conseguenze del capitalismo. Nello sviluppo dell'evento abbiamo rafforzato la nostra coscienza antifascista ed antimperialista, abbiamo fissato gli impegni da seguire nella lotta rivoluzionaria, unificando gli sforzi tra le nostre organizzazioni come viva espressione dell'internazionalismo proletario. La guerra, un mezzo degli imperialisti per la nuova spartizione del mondo La crisi generale del capitalismo ha messo a nudo la limitatezza del sistema capitalista che non

riesce a superare l'attuale situazione, per cui le potenze imperialista cercano di gettare sulle spalle del proletariato tutto il peso della crisi, e pertanto aumentano lo sfruttamento della classe operaia, si organizzano per la guerra di rapina contro differenti paesi per appropriarsi delle loro risorse, specialmente l'acqua, il petrolio ed i minerali, ampliando la devastazione dell'ecosistema. Gli imperialisti sviluppano azioni belliche contro i popoli, come dimostrano le aggressioni militari contro la Libia e la Siria, che si sono sviluppate sotto lo sguardo compiacente dagli organismi internazionali, i quali una volta di più hanno dimostrato il loro ruolo nefasto di fantocci dell'imperialismo. Col silenzio complice di questi organismi si sono realizzati interventi, massacri, bombardamenti, tra le altre azioni che portano avanti gli imperialisti per saccheggiare le ricchezze dei popoli ed utilizzarle a favore dei loro interessi. Con la guerra crescono i profitti per l'industria bellica che appartiene ai più potenti gruppi economici del pianeta, ubicati negli USA e in Europa Occidentale. Queste imprese hanno incrementato le vendite di armi più del 50% tra il 2000 e il 2010 per sostenere le aggressioni, sottomettendo i popoli a terribili situazioni. Le misure degli imperialisti davanti alla crisi I capitalisti hanno preso diverse misure con la decisa intenzione di intensificare lo sfruttamento dei lavoratori e dei popoli, per garantire i loro introiti, facendo sì che la crisi ricada sulla classe operaia. Per questo riducono i salari, allungano la giornata lavorativa, applicano tagli alle spese per la salute e l’educazione,

eliminano le conquiste sociali e lasciano milioni di lavoratori nella disoccupazione, i quali sperimentano giorno dopo giorno il peggioramento delle proprie condizioni. Le misure applicate dalle classi dominanti significano fame e miseria per le maggioranze oppresse. Di fronte a ciò i giovani del mondo si organizzano per respingere con forza le misure imperialiste, aggregandosi alle manifestazioni di rifiuto di esse, scendono nelle strade delle principali città del mondo, affrontando le forze di sicurezza che reprimono con violenza, ma nonostante questo non si arrendono, al contrario, ogni giorno si aggiungono più giovani a queste espressioni di organizzazione e di resistenza popolare, contro il fascismo e l'imperialismo, come dimostra questo 23° Campeggio. Vedendo la situazione che si sviluppa nel mondo, noi giovani antifascisti, antimperialisti, rivoluzionari e democratici presenti a Caracas dichiariamo: Rifiutiamo le guerre promosse dagli imperialisti che sottopongono i popoli a terribili sofferenze per soddisfare gli interessi della borghesia. Respingiamo le politiche di privatizzazione dell'educazione che sviluppano vari governi, negando così nella realtà concreta il diritto all'educazione dei popoli. Davanti a ciò solleviamo la proposta di un'educazione per l'emancipazione, che sia uno strumento per i popoli nella loro lotta rivoluzionaria contro l'imperialismo. Respingiamo la criminalizzazione della lotta popolare come misura adottata dai governi imperialisti, demagoghi e pro-imperialisti, che reprimono i popoli per imporre politiche di sfruttamento e cercare di farli retrocedere nella loro lotta

rivoluzionaria. Solidarizziamo con le compagne e i compagni imprigionati per aver sostenuto la lotta rivoluzionaria a favore dei loro popoli, affrontando misure di stampo neoliberista come quelle che promuovono le miniere a cielo aperto, l'estrazione a tutti i costi e lo sfruttamento più crudele dei lavoratori. Solidarizziamo coi popoli che danno vita alla lotta rivoluzionaria, utilizzando tutte le forme di lotta, contro l'oppressione dell'imperialismo. Appoggiamo la lotta portata avanti dal popolo venezuelano in difesa dei propri interessi, avanzando contro la destra interna e contro l'imperialismo, salutiamo le misure popolari e democratiche adottate dal presidente Hugo Chavez a favore della gioventù e della maggioranza del popolo. Ci esprimiamo affinchè il popolo venezuelano approfondisca e irrobustisca i cambiamenti sociali a favore della maggioranza sfruttata ed oppressa, sconfiggendo le pretese della destra più recalcitrante di tornare a dirigere il destino di tale paese. Ci dichiariamo in vigilanza permanente di fronte alla nascita di gruppi violenti di estrema destra, come è il caso dei neofascisti in Europa e dei gruppi paramilitari in America, poiché questi gruppi sono uno strumento dell'imperialismo per affrontare la lotta rivoluzionaria dei popoli. Rivendichiamo il socialismo come risposta realmente rivoluzionaria che i popoli hanno di fronte al capitalismo, unica possibilità reale di superare definitivamente le crisi e garantire il soddisfacimento delle necessità alle maggioranze. Fin da ora lanciamo l’appello a tutti i giovani per mobilitarsi e partecipare al prossimo campeggio antifascista ed antimperialista da realizzarsi nel 2014; ciò pone il compito di rafforzare il nostro lavoro in seno alla gioventù per continuare a lottare per conquiste democratiche, popolari ed antimperialiste e affinchè il prossimo campeggio sia uno spazio per condividere e rafforzarci con le esperienze combattive e vittoriose compiute col calore dei nostri popoli. 23° Campeggio Internazionale della Gioventù Antimperialista ed Antifascista Caracas, Venezuela, agosto ‘12


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USA e Israele vogliono scatenare la guerra all’Iran Impediamolo sollevando un ampio movimento di massa! Dopo aver destabilizzato la Siria, l’imperialismo nordamericano attraverso la sua punta di lancia, Israele, prepara l’aggressione all’Iran. Il governo sionista di Netanyahu ha infatti rivelato che intende far partire l’attacco in autunno, prima delle presidenziali negli USA e perciò sta rafforzando il fronte interno. Il pretesto usato è l’avanzamento di Teheran nell’arricchimento dell’uranio. Ma il vero problema non è la sicurezza di Israele - poiché non esiste un ordigno nucleare iraniano mentre ne esistono centinaia israeliani mai controllati da Aiea e Onu bensì il diritto dell'Iran di

Conferenza I nternazionale di Partiti e Organizzazioni Marxisti-Leninist i Vi sitate il si to w w w. c i p o m l . i n f o

produrre energia nucleare, che significa la rottura del monopolio imperialista in una regione chiave. Da tempo il popolo iraniano subisce un danno pesante a causa del blocco economico e delle sanzioni, atti illegali sul piano internazionale e crimini contro l’umanità. Ora gli imperialisti vogliono dare una terribile lezione a paesi che non si sono completamente piegati ai loro diktat, come la Siria e l’Iran. La superpotenza USA cerca di mantenere la supremazia mondiale, rafforzando le sue posizioni in competizione con le potenze imperialiste in ascesa. Non punta solo a consolidare la sua egemonia nei paesi tradizionalmente dominati, reprimendo le lotte popolari, ma tenta anche di stabilirla in paesi che ancora non sono stati soggiogati. Le aggressioni del blocco NATO e di Israele non hanno nulla a che vedere col diritto all'autodeterminazione dei popoli e con le loro aspirazioni democratiche e sociali, col disarmo e la pace. Sono invece funzionali alla rapina delle enormi risorse naturali della regione (petrolio) e al controllo delle loro vie di transito (stretto di Hormuz), ma anche gli interessi delle multinazionali di diversi settori (bellico, minerario, delle costruzioni, etc.) e al cinico espansionismo di Israele. Il rischio di escalation militare in una regione in cui si scontrano gli interessi dei

principali paesi imperialisti è reale. Noi marxisti-leninisti non difendiamo il regime della Repubblica Islamica dell'Iran che è un regime capitalista reazionario e di tipo mafioso. Ma pensiamo che il compito di rovesciare questo regime spetta alla classe operaia e alle masse iraniane. Il cambio di regime per mezzo dei bombardamenti e dell’aggressione di forze imperialiste ha il solo scopo di colonizzare il paese e saccheggiare le sue risorse. La pericolosità di una politica che vede le potenze imperialiste libere di lanciare attacchi militari ad altri paesi sulla base di ipotetiche minacce o intenti ostili, deve spingerci a dire “No all’aggressione!”. Opponiamoci all’intervento

politico e militare di Israele, degli USA e della NATO. Non vogliamo un altro Iraq, un altro Afghanistan, un’altra guerra mondiale! Il livello di mobilitazione è arretrato rispetto la gravità della situazione. Le forze comuniste, rivoluzionarie e progressiste, gli amanti della pace e del progresso, devono unire le loro forze e mobilitarsi contro l’intervento imperialista. E’ necessario rilanciare subito la lotta per fermare la guerra e le ingerenze di qualsiasi tipo, per il ritiro immediato di tutte le truppe dall’estero, per cacciare il governo guerrafondaio, per l’uscita dalle coalizioni belliciste, legandola strettamente alla lotta contro l’offensiva capitalista e le misure di austerità imposte ai lavoratori.

Sudafrica, la lotta dei minatori si estende Lo scorso 16 agosto la polizia sudafricana ha aperto il fuoco contro i minatori della miniera di platino di Marikana (proprietà della Lonmin, una multinazionale con base a Londra), in sciopero da una settimana per ottenere aumenti salariali. E’ stato compiuto un massacro: 36 operai ammazzati. Nei giorni precedenti vi era stato un duro scontro fra sindacati, che aveva provocato numerose vittime. E’ del tutto evidente la responsabilità della multinazionale del platino (un metallo prezioso utilizzato nell’industria automobilistica e in altri settori industriali), che ha provato con tutti i mezzi a indebolire il movimento operaio

e sindacale, a dividere ed esasperare i lavoratori sottoposti a condizioni di lavoro bestiali. La strage dei minatori ha riportato la memoria all’epoca dell’apartheid, quando gli assassini erano all’ordine del giorno e gli attivisti sindacali venivano torturati e uccisi per essersi battuti per i diritti dei lavoratori. Ma in Sudafrica dal problema razziale si è rapidamente passati al problema di classe. In questa paese capitalista “emergente” l’oppressione della classe operaia non è mai cessata ed ora, di fronte all’intensificazione dello sfruttamento imposto dai capitalisti, la lotta del proletariato

si radicalizza e il governo guidato dall’ANC non riesce più a contenerla. La strage ha un significato che va al di là dei confini del Sudafrica: il capitalismo nello svolgimento della crisi mondiale mostra il suo vero volto. Per aumentare lo sfruttamento nei settori strategici, per salvaguardare il livello dei profitti e delle rendite (le azioni dei metalli preziosi volano nei tempi di crisi), non esita ad abbandonare ogni “dialogo e concertazione” e va avanti con la repressione e i massacri dei lavoratori. Allo stesso modo, i governi borghesi, anche quelli che si definiscono “democratici” e “progressisti” – ma che

consegnano alle multinazionali le ricchezze minerarie e naturali e permettono lo sfruttamento intensivo degli operai - al momento della necessità mostrano la loro natura di classe. E’ in questo scenario che la lotta dei minatori, dopo il massacro di Marikana si sta estendendo. Altre miniere sono scese in sciopero. Esprimiamo piena solidarietà ai minatori sudafricani in lotta. Chiamiamo i lavoratori, i giovani, le masse popolari ad esprimere appoggio alle proteste dei minatori in tutto il mondo, dal Sudafrica, alle Asturie, al Sulcis! Attraverso battaglie come queste, per quanti sacrifici costino, si affermerà il nuovo e superiore ordinamento sociale.

Scintilla, settembre 2012  

Organo di Piattaforma Comunista