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PROLETARI DI TUTTI I PAESI, UNITEVI!

Scintilla Organo di espressione di Piattaforma Comunista teoriaeprassi@yahoo.it

www.piattaformacomunista.com

Ottobre 2013 n. 43

1 euro

La crisi politico-istituzionale procede nello sfacelo del capitalismo italiano La parziale e momentanea paralisi del movimento operaio e popolare, frutto della truffa elettorale e dei tradimenti riformisti e opportunisti, del collaborazionismo sindacale, dei narcotici cattolici, del nullismo grillino, sta finendo. Si preparano importanti manifestazioni di massa, scioperi, giornate di lotta, assemblee. La protesta sociale riprende slancio perché, nonostante la propaganda governativa, i problemi della disoccupazione, della miseria, del precariato, del degrado delle condizioni di vita, dei diritti e delle libertà dei lavoratori, rimangono irrisolti e si fanno più gravi. Gli sviluppi sono sotto i nostri occhi: gli operai dell’Ilva, dell’Alcoa e di altre fabbriche lottano per il lavoro respingendo i ricatti dei padroni; i precari del pubblico impiego riprendono le piazze e non si lasciano ingannare dalle promesse governative; gli studenti ricominciano a mobilitarsi; la lotta NO TAV non si arresta e si acutizza; le proteste contro discariche e inceneritori crescono; i movimenti per il diritto alla casa tengono duro....altri settori sociali colpiti dalla crisi esprimono scontento, che si prepara a esplodere. Tutto ciò significa che si sta producendo un cambiamento nell’atteggiamento politico dei lavoratori sfruttati e delle masse popolari; ancora limitato, ma di grande importanza. Il prolungarsi della crisi economica capitalistica fornisce la base oggettiva della ripresa della lotta di classe, che prende forma e si amplia, mentre continua a pag. 2

Facciamo cadere con la lotta di massa il governo della frode LettaBerlusconi Basta con la politica d’austerità e di guerra, fuori dall’UE dall’euro e dalla Nato


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La soluzione sta nell’intervento decisivo della classe operaia La settimana di crisi del governo Letta-Alfano da un lato è un riflesso dello sfacelo del capitalismo italiano, e dall’altro dimostra il livello di marciume politico a cui è giunta la borghesia. Dapprima il frodatore di Arcore si è aggrappato all’aumento dell’IVA (che costerà altri 350 euro ai lavoratori) per ritirare i suoi ministri dal governo di “larghe intese”. Ma una volta che ha fiutato la formazione di un blocco moderato attorno a Montezemolo, Casini e le “colombe” del PdL ecco il colpo di teatro: nuova fiducia a Letta, che in nome della “stabilità” ben si guarda bene dal rifiutare l’appoggio del pericoloso delinquente. Il PD ha fatto quadrato attorno a Letta, per accreditarsi agli occhi dell’oligarchia e ricompattarsi. Di certo ora non potrà rifarsi una verginità tra i lavoratori dopo aver tradito la volontà popolare e le sue stesse promesse, formato una maggioranza e due governi con Berlusconi e i suoi tirapiedi, mirato a scardinare la Costituzione e accettato i diktat della Troika. Grillo e Casaleggio hanno continuato a spargere illusioni elettorali per portare avanti il loro programma liberalpopulista. Sono la carta di riserva dei padroni che si riuniscono a Cernobbio.

La crisi che si è aperta - e momentaneamente arginata non è solo politica, ma istituzionale, morale, di egemonia della borghesia. E’ la crisi di un sistema agonizzante, in cui i governi non sono più espressione del voto popolare e il presidente della Repubblica si trasforma in un monarca a vita, che si regge su partiti in decomposizione e leggi elettorali truffa, in cui il Parlamento è una pentola turbolenta, privato di ogni potere, e la sovranità nazionale è sostanzialmente azzerata su materie fondamentali a causa degli eurotrattati. Napolitano in nome della “responsabilità” e per salvare l’ordine borghese ha lavorato per puntellare un governo oligarchico retto su una maggioranza fatiscente. I “poteri forti” hanno puntellato Letta per far passare la legge di stabilità e altre misure volte a proteggere profitti, privilegi e rendite, per andare avanti nelle controriforme istituzionali. Le ingerenze di Obama, Merkel, Schulz, preoccupati per le “turbolenze dei mercati”, hanno evidenziato il commissariamento dell’Italia e sono volte a rafforzare il dominio del capitale finanziario, a scapito delle masse lavoratrici. Ma nè il resuscitato governo Letta-Berlusconi, né qualsiasi

altro governo borghese potranno risolvere la crisi, il declino, il caos. La classe dominante ha esaurito da tempo la sua funzione e può solo aggravare la miseria, ampliare la devastazione economica e sociale, liquidare le libertà democratiche. Dal disordine economico e politico si potrà uscire solo con lo sviluppo di un movimento rivoluzionario di massa. Perciò il proletariato non deve lasciarsi paralizzare dai riformisti, né farsi ingannare dai populisti, ma mettersi alla testa del movimento di lotta di tutti gli oppressi e gli sfruttati contro il capitale e le sue politiche, per spostare i rapporti di forza in senso rivoluzionario e aprire la via alla trasformazione sociale. La situazione richiede la ripresa immediata e decisa dell’azione di lotta per difendere gli interessi dei lavoratori sfruttati e far pagare la crisi e il debito ai

cadono molte illusioni. Non siamo ancora di fronte a una sollevazione generale delle masse raggruppate intorno al proletariato, alla cacciata del governo nelle fabbriche e nelle piazze. Ma vanno maturando le condizioni affinché ciò si produca a causa della miseria crescente, dell’abisso sempre più profondo fra i lavoratori e un pugno di monopolisti profittatori e corrotti, delle

misure antipopolari che sono applicate da governi al servizio esclusivo dell’oligarchia finanziaria. Tutto ciò semina il malcontento e la rivolta contro un sistema agonizzante. In questo scenario, il nostro intento è sviluppare l’unità dei comunisti, raccogliere le forze per sostenere la lotta di classe del proletariato, cooperare con una più solida organizzazione delle masse operaie e popolari,

favorire la formazione di organismi di fronte unico e di fronte popolare, unificare e dirigere la lotta verso scopi e obiettivi rivoluzionari, sviluppando la coscienza di classe degli sfruttati. Un lavoro che acquista senso e prospettiva solo se inquadrato nella battaglia per la costruzione di un unico e forte Partito comunista che abbia il marxismo-leninismo come guida per l’azione.

loro responsabili: i capitalisti, i ricchi, i parassiti. E’ importante partecipare in massa alle manifestazioni e agli scioperi in programma questo mese, per opporsi alle soluzioni oligarchiche ed esigere con l’unità popolare la fine della politica di austerità e di guerra, un cambiamento profondo e radicale. E’ ora di costruire Consigli e Comitati operai e popolari come ampi organismi di lotta contro il capitalismo e di difesa degli interessi e delle libertà della classe operaia e degli altri strati sociali colpiti dalla borghesia, in radicale alternativa al parlamentarismo. Bisogna farla finita con la dittatura dei monopoli! La classe operaia deve avanzare nella lotta la sua alternativa di potere, per un’uscita rivoluzionaria dalla crisi. Ci vuole un Governo operaio, che emerga dalla lotta delle masse sfruttate e oppresse, organizzata fuori da Montecitorio, per fare gli interessi vitali del proletariato, dei lavoratori della città e della campagna; un governo che non s’inchini davanti ai “sacri” principi del capitalismo, ma sia deciso a sbaragliare la borghesia e le forze reazionarie, a rompere con le catene e i vincoli dell’UE, dell’euro, della Nato. Per avanzare su questa strada è indispensabile un forte Partito comunista, che guidi le masse nella lotta e nell’azione.


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Una settimana di lotta contro austerità, precarietà e TAV Da sabato 12 a sabato 19 ottobre si svolgerà in tutto il paese una settimana di lotta all’austerità, alla precarietà, alla devastazione ambientale, che vedrà come momenti più rilevanti lo sciopero indetto dai sindacati di base e conflittuali il 18, e in continuità la manifestazione nazionale del 19 che vedrà la presenza massiva della Val Susa che resiste. Si tratta di una mobilitazione volta a spezzare l’isolamento di tante singole lotte e vertenze, a unificarle su un terreno anticapitalista, per rilanciare una stagione di conflitto contro le politiche dell’oligarchia finanziaria e i suoi governi. I protagonisti della settimana di lotta saranno operai cassintegrati, giovani

disoccupati, senza casa, migranti, studenti, lavoratori del pubblico impiego impoveriti, colpiti dalle politiche antipopolari, dall’aumento delle tasse, dalle privatizzazioni, dalla distruzione dell’ambiente. In un momento di dura offensiva capitalista e di crescente reazione politica è di fondamentale importanza scendere in piazza uniti in un solo fronte, riprendendo e sviluppando il percorso della settimana di lotta. Un fronte diretto dalla classe operaia che sappia unificare le tante lotte sparse che ci sono e ci saranno, avendo come punto di partenza un programma comune di rivendicazioni economiche e politiche, per la difesa intransigente delle

conquiste e dei diritti dei lavoratori. Un fronte di lotta che contribuisca a dare una reale prospettiva alle masse lavoratrici e popolari, indicando un sistema sociale veramente alternativo alle miserie ed agli orrori dell’imperialismo. Compito degli elementi più

avanzati e coscienti, soprattutto dei comunisti, è quello di mobilitare e unificare le grandi masse, favorendo il collegamento della lotta per il socialismo proletario con la lotta quotidiana contro lo sfruttamento e l’oppressione dell’infame sistema capitalistico.

No al neocorporativismo avanzante Il presidente della Commissione Lavoro del Senato, Maurizio Sacconi (la “colomba” di Forza Italia), e i capigruppo dei partiti di maggioranza (PdL, PD e Scelta Civica) nella stessa Commissione, hanno presentato il 20 settembre un disegno di legge di delega al governo per l'introduzione di «forme di coinvolgimento dei lavoratori nella gestione delle imprese» volte ad «incrementare la produttività, la competitività e la redditività delle imprese» [leggi, supersfruttamento dei

lavoratori] e «contribuire a una maggiore coesione sociale» [in ossequio ai quotidiani appelli del vero «capo del governo», Giorgio Napolitano]. Il tutto, naturalmente,… «attraverso la libera contrattazione aziendale» (il «modello Marchionne» ci ha insegnato di che cosa si tratta). Già nella scorsa legislatura era stata conferita delega al governo - che non la esercitò per l'introduzione di tali misure antioperaie sulla base dell'art. 4, comma 62, della legge Fornero.

Adesso il padronato italiano, attraverso i suoi tre partiti di governo (PdL, PD e Scelta Civica), torna alla carica per tentare di asservire con nuovi strumenti legislativi la classe operaia al regime di fabbrica del capitalismo e al neocorporativismo sanzionato dal recente accordo fra Confindustria e vertici sindacali collaborazionisti. E' storia vecchia. Negli anni '20 del Novecento il senatore Agnelli, proprietario della Fiat, per spegnere le lotte del

proletariato torinese aveva addirittura proposto agli operai di trasformare la Fiat in una cooperativa. Ma, sotto la guida di Antonio Gramsci e degli altri comunisti torinesi, gli operai respinsero quella proposta truffaldina e continuarono la lotta. Seguiamone l'esempio! Nessuna tregua, nessun «coinvolgimento» nei disegni dei padroni e dei loro rappresentanti! Lottiamo uniti per l'abbattimento del capitalismo!

Devono pagare i padroni, non gli operai A seguito di sequestro di beni ordinato dalla magistratura, i padroni dell’ILVA, la famiglia Riva, tristemente nota per i crimini ambientali e la mancanza di sicurezza a Taranto e altrove, ha fermato sette impianti, lasciando per strada 1.400 operai. E’ uno sporco ricatto capitalista. Scaricando le loro pesanti responsabilità sugli operai, i padroni mirano ad ottenere con l’avallo dei sindacati collaborazionisti altri decreti che li salvino. Di fronte alla rappresaglia padonale gli operai stanno dando una risposta unitaria e di classe con vibranti proteste e manifestazioni di piazza,

chiedendo lo sciopero generale. La classe operaia non deve pagare per i crimini dei capitalisti e dei loro complici! Va sviluppata una vertenza durissima, con l’occupazione delle fabbriche (non bastano le parole di Landini, servono i fatti!), contro i capitalisti che chiudono e licenziano, rivendicando lavoro e salario garantito al 100% per tutti, ritiro degli “esuberi” e dei licenziamenti politici, sicurezza sul lavoro, l’esproprio senza indennizzo delle fabbriche. L’esproprio non potrà certo essere preso da un governo dei padroni e dei banchieri come quello attuale.

Solo un Governo operaio e di tutti gli sfruttati può farlo! Per imporlo come via di uscita rivoluzionaria dalla profonda crisi del capitalismo i proletari devono tornare ad essere classe, ricostruendo i propri strumenti e organismi di lotta, anzitutto un forte e combattivo Partito marxista-leninista. A distanza di un secolo la questione posta da Gramsci e dagli operai torinesi si ripropone in tutta la sua attualità: “progredire nella via della rivoluzione fino alla espropriazione degli espropriatori e alla fondazione di uno Stato comunista” (L’Ordine Nuovo).

Scintilla

organo di Piattaforma Comunista Mensile. Editrice Scintilla Onlus Dir. resp. E. Massimino Iscrizione ROC n. 21964 del 1.3.2012 Redaz: Via di Casal Bruciato 15, Roma Chiuso il 2.10.2013 - stampinprop.

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La via maestra si chiama socialismo! Numerose forze politiche e sociali, riunitesi attorno all’appello lanciato da Landini e Rodotà, daranno vita il 12 ottobre ad una manifestazione nazionale per la difesa e l’attuazione della Costituzione. Si tratta di una manifestazione che oggettivamente si pone come freno al disegno di una repubblica presidenzialista e autoritaria. Ma che presenta numerosi limiti e punti deboli. Un primo elemento critico è che i promotori tacciono sulle forze che dirigono l’offensiva reazionaria. Non denunciano apertamente i monopoli, l’UE imperialista, i governi come quelli di Monti e di Letta e Berlusconi, le forze politiche che li sostengono, quali reali affossatori della Costituzione.

Occultano il fatto che tutto ciò risponde a precise esigenze della frazione dominante della borghesia, che sopprime libertà e diritti per salvaguardare i interessi e profitti. Altro evidente limite è la mancanza di qualsiasi riferimento al ruolo dirigente della classe operaia, che così viene messa a rimorchio della borghesia democratica. Ma la possibilità di lottare con successo contro la liquidazione graduale delle libertà democratiche dipende in primo luogo dal fronte unico di lotta della classe operaia contro la reazione politica, l’offensiva del capitale e la guerra imperialista. Il primo anello al quale dobbiamo aggrapparci, per assolvere questo compito, è la

Il nostro Gramsci (Corrispondenza) Questa estate, un artista svizzero, Thomas Hirschorn,ha organizzato una mostra a New York, esattamente nel quartiere del Bronx, chiamata Gramsci Park, dove attraverso murales e scritte veniva illustrato il pensiero e l’opera di Gramsci. Intervistato per conoscere il motivo di questa scelta, l'autore dà le seguenti risposte: I am a Gramsci fan Perchè è stato un eroe Perchè è stato un rivoluzionario Perchè è stato uno stratega Per la sua passione politica Per il suo odio dell'indifferenza Per la coerenza nel sostenere le sue posizioni Perchè fu pronto a pagare il prezzo del suo impegno Perchè i quaderni e le lattere

che ha scritto in prigione, sono un forte esempio da cui ognuno può trarre insegnamenti. Noi comunisti italiani possiamo essere orgogliosi per questo importante riconoscimento internazionale. I revisionisti hanno fatto in modo che al suo nome venissero intitolate numerose stade, piazze e scuole ma hanno tradito i suoi ideali. Sono arrivati persino al punto di tollerare che un personaggio ambiguo come l'attuale sindaco di Firenze decida di cancellare dalla toponomastica cittadina VIA UNIONE SOVIETICA. In questo modo essi arrivano a disconoscere e disprezzane il valore essenziale che ha avuto nella liberazione dell'Italia e dell'Europa dal nazifascismo.

lotta per gli interessi economici e politici delle grandi masse, contro i licenziamenti, la riduzione dei salari e la miseria crescente, contro la restrizione e la soppressione dei nostri diritti e la violenza borghese, per far pagare la crisi a chi l’ha causata: la classe proprietaria dei mezzi di produzione e scambio. In questa lotta occorre lavorare instancabilmente per far intervenire le masse lavoratrici in difesa della libertà di associazione, di organizzazione, di sciopero, di manifestazione, per la difesa e l’unità dei sindacati e delle associazioni che resistono all’incessante offensiva capitalista e governativa. Per far naufragare i progetti reazionari non basta un vago “spazio pubblico”, come quello

proposto da Landini e Rodotà, per coprire le spalle al PD. E’ necessaria la formazione di una vasta coalizione, di un Fronte popolare da costruire attorno alla classe operaia, la forza decisiva della trasformazione sociale. Per noi comunisti non è indifferente il regime politico esistente. Pur essendo partigiani della democrazia proletaria, dello Stato operaio, del socialismo – la vera via maestra! - difendiamo palmo a palmo le conquiste e le libertà che la classe operaia ha strappato in anni di lotta accanita, e chiamiamo alla lotta conseguente e unitaria affinchè esse siano estese. Con chiarezza e con fermezza, denunciando le forze reazionarie e le illusioni riformiste.

Il rapporto di Dimitrov al VII Congresso dell’Internazionale comunista E’ disponibile l’opuscolo contenente la versione integrale del rapporto tenuto il 2 agosto 1935 da G. Dimitrov al VII Congresso dell’Internazionale comunista. Il testo è preceduto da una prefazione a cura della Conferenza Internazionale di Partiti e Organizzazioni Marxisti-Leninisti che sottolinea la rilevanza della politica di Fronte popolare nella situazione attuale. Invitiamo i compagni, gli organismi di lotta della classe operaia e delle masse popolari, a richiederci copie dell’opucolo (in distribuzione al prezzo di 3 euro + spese di spedizione).

Parassiti, ciarlatani e chierichetti L’incessante putrefazione dell’imperialismo genera continuamente parassiti e saprofiti che si nutrono delle sostanze in decomposizione dell’organismo sociale. Berlusconi ha rappresentato per due decenni questo fenomeno, spacciando illusioni e arricchendosi assieme a una genia di “vannamarchi” della politica e dell’economia. A costoro non ha mai interessato la ripresa economica. Al contrario, hanno spinto sempre più avanti il declino e il degrado,

per poter fagocitare meglio le forze produttive, la rendita statale, fette cospicue della ricchezza sociale, incrementando la corruzione, continuando ad evadere allegramente le tasse, ad esportare i capitali. Esaurito il ciclo bio-politico di Berlusconi, ora avanza un altro esempio di questa diffusa specie di profittatori: Matteo Renzi, colui che da “sinistra” ha introiettato il berlusconismo, il suo modus operandi, il suo programma, la sua estetica.

La fortuna di questo mediocre personaggio, per metà ciarlatano e per metà chierichetto, si può spiegare solo con la profonda devastazione sociale e culturale, con l‘arretramento operaio nell’epoca neoliberista, in cui si è selezionata una classe dirigente di spessore pari al micron. Renzi ha nel DNA il parassitismo, fin dai tempi della “ruota della fortuna”. Non a caso è appoggiato e finanziato dai “salotti buoni”, dai lupi di Borsa, dai gestori di fondi

speculativi con sede nei paradisi fiscali, dal non plus ultra in fatto di vampirismo: il Vaticano. Diverrà segretario del PD? Sarà candidato premier? Possibile, così finalmente cadrà la maschera di “sinistra” di questo informe ammasso di liberalcatto-riformisti, che ci auguriamo sparisca dalla scena assieme agli omologhi-rivali di destra. Sarà la parte viva, proletaria e popolare, della società, a spazzarli via, prima che ci portino alla rovina definitiva.


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Inarrestabile declino del capitalismo italiano Telecom e Alitalia, due realtà strategiche del sistema produttivo italiano, finiranno a prezzi di saldo in mani straniere (la spagnola Telefonica e Air France-Klm). Poi sarà la volta di Finmeccanica. Queste acquisizioni sono un’ulteriore prova dell’inarrestabile declino del debole imperialismo tricolore, che ha numerosi aspetti e procede in modo accelerato. La prolungata e profonda crisi economica ha messo a nudo le tare strutturali e la fragilità del capitalismo italiano: un ristretto numero di monopoli in grado di competere a livello internazionale, la debolezza economica e finanziaria dei gruppi, la loro struttura prevalentemente familiare, il nanismo industriale, la frammentazione delle imprese medie e piccole incapaci di innovarsi e di reggere la competizione internazionale. L’imperialismo italiano è ormai assente in settori chiave: elettronica, informatica, chimica, farmaceutica, aerospaziale, etc.; sono a rischio di sparizione l’automobilistico e l’acciaio; procede lo shopping straniero nei settori dei trasporti, delle telecomunicazioni, dell’energia, dell’acquisizione marchi, etc. Le imprese italiane sono a sempre più a basso contenuto tecnologico, sbilanciate verso produzioni tradizionali, con scarsa forzalavoro qualificata.

La produttività è bassa e stagnante, perché i padroni non investono sul capitale fisso, su ricerca e sviluppo, preferendo evadere fisco e contributi e investire nella finanza off shore. Anche l’agricoltura è al disastro. La politica della U.E. imperialista manda in rovina i piccoli agricoltori e allevatori, mentre aumenta la dipendenza dall’estero per il cibo. Fra i risultati di questa situazione vediamo che se prima della crisi scoppiata nel 2008 la crescita annua del PIL italiano era modesta in confronto a quella dei principali paesi a capitalismo avanzato, da allora ad oggi il PIL italiano ha perso circa l’8,9%, una percentuale di gran lunga superiore a quella delle altre potenze. Per non restare marginalizzata la borghesia punta a intensificare lo sfruttamento del proletariato, aumentando ritmi e carichi, abbattendo salario e diritti, peggiorando le condizioni di lavoro e di vita delle masse.

Licenziamenti e disoccupazione di massa, bassi salari, precarietà, flessibilità, nessun futuro per i giovani, miseria dilagante, abbandono del meridione: questo è quello che ci può offrire la classe dominante. La lotta contro le conseguenze della crisi e le politiche dell’oligarchia finanziaria – rivendicando il divieto dei licenziamenti per motivi speculativi e finanziari, l’esproprio senza indennizzo delle aziende che chiudono, delocalizzano o inquinano - dev’essere rafforzata e portata avanti dagli operai e dagli altri lavoratori sfruttati in modo unitario e combattivo. Allo stesso tempo dobbiamo chiederci: può la borghesia farci uscire dalla crisi e dal declino? No, perché è la prima responsabile del marciume e della decadenza della società. Perché il pugno di famiglie dell’oligarchia finanziaria che domina l’economia e la politica non ha interesse allo sviluppo ed alla soluzione dei più

importanti problemi sociali. I fatti dimostrano che la borghesia è oggi il principale ostacolo al progresso ed allo sviluppo sociale. Essa ha esaurito da tempo il suo compito storico e non può far “ripartire” il paese. Può solo aggravare lo sfacelo, portarci alla rovina, scaricando il peso della sua crisi sulla classe operaia e le masse popolari. C’è una sola forza che può salvare l’Italia dal declino economico, dalla devastazione sociale ed ambientale, dall’oscurantismo culturale, dalla corruzione, che può trarre fuori il paese dal vicolo cieco in cui l’ha condotto la borghesia. Una forza che può assicurare una prospettiva storica diversa, imprimere il dinamismo e generare la rinascita, organizzando uno Stato ed un’economia di tipo nuovo, utilizzando tutte le capacità e le energie delle masse lavoratrici. Questa forza è il proletariato che – alla testa dell’alleanza con le altre classi e strati sociali sfruttati ed oppressi dal capitalismo – farà uscire il paese dalla decadenza e dalla rovina rovesciando la borghesia, conquistando il potere politico e creando un nuovo modo di produzione fondato sulla proprietà sociale dei mezzi di produzione e di scambio, assicurando all’Italia un futuro migliore e offrendo un notevole contributo al progresso del proletariato e dei popoli del mondo.

I 12 referendum radicali e Berlusconi Nel mese di luglio ho partecipato a Firenze a un convegno sulla trattativa statomafia, promosso dall'Associazione familiari vittime dei Georgofili (la strage mafiosa che avvenne a Firenze il 27 maggio 1993 con 7 morti e 48 feriti). Nel corso del dibattito i promotori hanno sottolineato la pericolosità del piano sorretto dal governo di larghe intese che mira a sottomettere il potere giudiziario all'esecutivo e hanno segnalato i rischi contenuti in alcune proposte di referendum per cui i radicali stanno raccogliendo le firme. Soprattutto quelli in materia di giustizia e, in particolare, quello per l'abolizione dell'ergastolo. Tanti potrebbero considerare utile questa “scorpacciata di democrazia”. Ma bisogna riflettere sul sostegno che Berlusconi dà a questa campagna. Non dobbiamo

dimenticare che egli era iscritto alla P2 e che ha sempre cercato di realizzarne i programmi. Mi sembra che rientra nei compiti dei comunisti cercare di orientare il proletariato in questa situazione di grande confusione e di iniziative politiche che possono sembrare strane. Certamente i mafiosi si avvantaggerebbero molto dalle riforme delineate dai radicali. Mentre il governo di larghe intese trama per superare l'articolo 138 della Costituzione che rappresenta una garanzia democratica in quanto impone di sottoporre a referendum le leggi di modifica costituzionale che non abbiano raggiunto la maggioranza dei due terzi dei voti parlamentari, i radicali agitano lo specchietto per le allodole della democrazia referendaria. Ora, la Costituzione italiana non ha le caratteristiche di una

costituzione comunista, tuttavia in molti articoli traspare la lotta che generazioni di lavoratori italiani hanno condotto per stappare un futuro migliore per i figli; mi riferisco agli articoli che tutelano i diritti di espressione di pensiero e di stampa, di organizzazione ;il diritto al lavoro,alla salute, all'istruzione, alla previdenza sociale, all'uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge. Il sistema mafioso è uno dei pilastri del sistema capitalista italiano e la sua filosofia mira a soggiogare il proletariato e gli intellettuali democratici al tallone di ferro della borghesia. Per far questo non esita ad usare alcun mezzo; non si fa alcuno scrupolo nemmeno difronte a vecchi, donne,bambini. Per questo i familiari delle vittime dei Georgofili, senza alcuna colpa, hanno dovuto subire la ferocia di un'apparato

“collaterale “allo stato che continua ad applicare la pena di morte in uno stato che si vanta di essere la culla del rinascimento e del cristianesimo. Dobbiamo mantenere alta la vigilanza e smascherare quelle forze politiche che si presentano come difensori della libertà ma che in realtà odiano profondamente le masse popolari e le loro lotte per l'emancipazione. Anche questa campagna referendaria dimostra che gli anticomunisti vanno sempre d 'accordo. Fa bene Berlusconi a sbraitare contro i comunisti e tacciare di stalinismo ogni suo avversario; i comunisti non dimenticheranno le sofferenze che hanno provocato ai lavoratori, ai giovani, ai disoccupati, ai pensionati e alle famiglie inermi di via dei Georgofili. (Lettera firmata)


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Comunicato del Comitato Nazionale di Unità Marxista-Leninista Si è svolta nel mese di settembre 2013 la prima riunione del Comitato Nazionale di Unità Marxista-Leninista (CONUML). Durante l’incontro, svolto in un clima fraterno e combattivo, si è fatto il punto della situazione riguardo l’attività finora svolta a sostegno del CONUML e si sono esaminati i contatti avuti e i consensi ricevuti. Di fronte alla difficile situazione in cui versa il movimento comunista del nostro paese, caratterizzata da confusione ideologica e politica, frammentazione delle forze, difficoltà a sviluppare livelli di militanza adeguati alle necessità che lo scontro di classe impone, si è convenuto sul carattere strategico dell’iniziativa presa, che va portata avanti con forza e determinazione per favorire la costruzione di un forte e combattivo Partito comunista, che è la nostra priorità e la nostra principale responsabilità. Oggi il CONUML costituisce l’embrione del futuro, unico e grande partito comunista marxista-leninista a cui spetterà il compito di compiere la rivoluzione socialista, di conquistare tutto il potere al proletariato italiano e di costruire la società socialista. Attualmente il CONUML rappresenta in Italia l’unica

organizzazione unitaria di classe e rivoluzionaria marxistaleninista di riferimento per tutti i sinceri e coerenti comunisti e per i lavoratori emancipati che vogliono impegnarsi concretamente e credibilmente nella lotta per seppellire l’infame sistema capitalistico, con tutte le tragedie umane e sociali che genera, e costruire il socialismo. Dopo aver analizzato la realtà economica e politica a livello nazionale e internazionale caratterizzata dal perdurare della crisi capitalistica, dalla tendenza alla guerra imperialista, dalla decomposizione dei vecchi partiti liberali e riformisti e dalla trasformazione reazionaria dello Stato borghese, così come dalla positiva dinamica che sta assumendo la lotta di classe in numerosi paesi - sono state discusse e approvate le linee generali e i principali momenti di intervento del CONUML nel movimento operaio e popolare in Italia. Essi serviranno per accrescere i legami con gli elementi avanzati del proletariato e delle altre classi che soffrono l’offensiva capitalista, cooperando all’organizzazione delle lotte ed elevando il loro livello di coscienza. Di conseguenza sono state prese

decisioni pratiche che v errann o attuate a partire dalle prossime settimane, intensificando e moltiplicando l’iniziativa unitaria nelle principali manifestazioni di protesta operaia e sociale. Sono state altresì prese significative decisioni riguardo l’attività del CONUML in occasione delle scadenze politiche e nelle ricorrenze del movimento comunista ed operaio, nonché sul terreno dell’internazionalismo proletario. In prospettiva, il CONUML si doterà di nuovi ed incisivi strumenti di battaglia politica e ideologica per far conoscere e sviluppare il dibattito fra comunisti. Usciamo dalla riunione più compatti e decisi ad avanzare sotto le bandiere del marxismoleninismo, decisi ad accelerare sulla via dell’unità dei comunisti, da forgiare nel vivo dello scontro di classe. Rilanciamo l’appello a tutti i partiti, le organizzazioni e i gruppi marxisti-leninisti, a tutti i

compagni coerentemente comunisti, a tutte le forze autenticamente rivoluzionarie, a rompere nettamente, completamente e definitivamente col revisionismo e l’opportunismo in tutte le loro forme ed a manifestare la volontà di unirsi nel CONUML per rafforzare il processo di unità dei comunisti e gettare le basi di un solo, forte Partito comunista marxista-leninista. Settembre 2013 Comitato Nazionale di Unità Marxista Leninista Partito Comunista Italiano Marxista-Leninista Piattaforma Comunista Per informazioni e contatti: info@pciml.org teoriaeprassi@yahoo.it

L’uomo e la religione La domanda dell’agnostico “Papa Francesco ha detto durante il suo viaggio in Brasile che anche la nostra specie perirà come tutte le cose che hanno un inizio e una fine. Anch’io penso allo stesso modo, ma penso anche che con la scomparsa della nostra specie scomparirà anche il pensiero capace di pensare Dio e che quindi, quando la nostra specie scomparirà, allora scomparirà anche Dio perché nessuno sarà più in grado di pensarlo. Il Papa ha certamente una sua risposta a questo tema e a me piacerebbe molto conoscerla.” (E. Scalfari, La Repubblica, 7.8.2013) La riposta dell’idealista “….mi chiede se, con la scomparsa dell'uomo sulla terra, scomparirà anche il pensiero capace di pensare Dio. Certo, la

grandezza dell'uomo sta nel poter pensare Dio. E cioè nel poter vivere un rapporto consapevole e responsabile con Lui. Ma il rapporto è tra due realtà. Dio questo è il mio pensiero e questa la mia esperienza, ma quanti, ieri e oggi, li condividono! - non è un'idea, sia pure altissima, frutto del pensiero dell'uomo. Dio è realtà con la "R" maiuscola. Gesù ce lo rivela - e vive il rapporto con Lui - come un Padre di bontà e misericordia infinita. Dio non dipende, dunque, dal nostro pensiero.” (J. Bergoglio, dal Vaticano, 4.9.2013) La concezione materialista “Il fondamento della critica irreligiosa è: l'uomo fa la religione, e non la religione l'uomo. Infatti, la religione è la coscienza di sé e il sentimento di sé dell'uomo che

non ha ancora conquistato o ha già di nuovo perduto se stesso. Ma l'uomo non è un essere astratto, posto fuori del mondo. L'uomo è il mondo dell'uomo, Stato, società. Questo Stato, questa società producono la religione, una coscienza capovolta del mondo, poiché essi sono un mondo capovolto. La religione è la teoria generale di questo mondo, il suo compendio enciclopedico, la sua logica in forma popolare, il suo point d'honneur spiritualistico, il suo entusiasmo, la sua sanzione morale, il suo solenne compimento, il suo universale fondamento di consolazione e di giustificazione. Essa è la realizzazione fantastica dell'essenza umana, poiché l'essenza umana non possiede una realtà vera. La lotta contro la religione è dunque mediatamente

la lotta contro quel mondo, del quale la religione è l'aroma spirituale. La miseria religiosa è insieme l'espressione della miseria reale e la protesta contro la miseria reale. La religione è il sospiro della creatura oppressa, il sentimento di un mondo senza cuore, così come è lo spirito di una condizione senza spirito. Essa è l'oppio del popolo. Eliminare la religione in quanto illusoria felicità del popolo vuol dire esigerne la felicità reale. L'esigenza di abbandonare le illusioni sulla sua condizione è l'esigenza di abbandonare una condizione che ha bisogno di illusioni. La critica della religione, dunque, è, in germe, la critica della valle di lacrime, di cui la religione è l'aureola.” (K. Marx, Per la critica della filosofia del diritto di Hegel, 1844).


ottobre 2013

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Ecuador: la difesa del parco Yasuni riguarda tutti i popoli della Terra Yasuni è un grande Parco nazionale dell’Ecuador, situato nella zona amazzonica. La sua caratteristica è la più grande concentrazione di biodiversità del mondo. Negli anni scorsi il governo Correa aveva annunciato la cosiddetta iniziativa “Yasuni ITT”, che si proponeva di ricevere risorse economiche da altri Stati, come compensazione per non estrarre il petrolio che si trova nel sottosuolo del Parco. Ma dietro la propaganda ambientalista e la cortina fumogena di accuse lanciate da Correa contro i paesi che non sostenevano la sua iniziativa, si nascondeva il “piano B”: avanzare nel progetto di estrazione del greggio nel cuore del Parco di Yasuni. Durante lo scorso mese di agosto, Correa affermando che "l'iniziativa non ha avuto il risultato economico atteso", ha deciso di seppellire “Yasuni ITT” e di avviare le trivellazioni per sfruttare il petrolio di Yasuni. In altre parole, ha ceduto ai ricatti di potenti gruppi di potere interni e internazionali. Ora si vanno aprendo strade nel territorio del Parco. Le compagnie Petroamazonas e la cinese Petroriental sono all’opera per costruire strutture e oleodotti. Non può essere ignorata la coincidenza fra prolungamento della crisi capitalista e avvio del progetto.

Questa scellerata decisione è stata la causa delle importanti mobilitazioni e marce popolari realizzate in tutto il paese per respingere la decisione governativa e proteggere un patrimonio ambientale tanto fragile, quanto unico al mondo. La difesa di questa riserva naturale si va trasformando nell'impulso all'organizzazione sociale, alla mobilitazione che il regime del prepotente e autoritario Correa pretende di denigrare e stroncare. L’obiettivo dei resistenti è per ora la realizzazione di una consultazione popolare per decidere sul destino del Parco. Noi solidarizziamo con la lotta dei popoli dell’Ecuador per la salvaguardia di Yasuni, una delle più grandi riserve ecologiche del pianeta. Questa lotta non riguarda solo i popoli dell’Ecuador, ma tutti i popoli del mondo! Il Parco Yasuni, con la sua meravigliosa biodiversità, con la presenza del popolo Huaorani e altri popoli, in isolamento volontario nel loro habitat, è patrimonio dell’umanità, è una delle perle della Terra. Yasuní rappresenta la bellezza e la ricchezza della natura di fronte allo squallore e alla miseria della società dei consumi tardo-capitalista che va abbattuta e sostituita dal socialismo !

Bangladesh

Viva la lotta degli operai tessili! Duecentomila operai tessili sono scesi in strada paralizzando la capitale Dacca per rivendicare l'aumento del salario minimo mensile portandolo a 8 mila taka (pari a 100 dollari). E’ stata fermata la produzione in centinaia di aziende di abbigliamento che sono fornitori delle grandi multinazionali della distribuzione, dalla Wal Mart, a Carrefour a Piazza Italia. Bloccate le arterie della zona industriale. La polizia è intervenuta con gas e pallottole di gomma. Almeno 140 i feriti e moltissimi gli arrestati. A Gazipur una

gendarmeria è stata assaltata e distrutta dagli operai. Gli operai tessili sono una grande forza che raggruppa circa la metà del proletariato industriale del Bangladesh (secondo produttore mondiale di abbigliamento), e vede una nutrita presenza di operaie, che già dopo il crollo del Rana Plaza (1129 morti) avevano espresso la loro rabbia e volontà di lotta. La lotta in corso è parte integrante del risveglio della lotta di classe in Asia e nel mondo. contro il sistema di sfruttamento capitalista. Esprimiamo agli operai del Bangladesh la nostra totale solidarietà internazionalista!

Colombia, si intensifica la mobilitazione Migliaia di persone sono scese in piazza, nelle principali città della Colombia, per protestare contro il Pacto Agrario Nacional, la riforma varata dal governo di Juan Manuel Santos, che prevede trattati di libero commercio (Tlc) con gli Stati Uniti e l’UE. L'accordo neoliberista, denunciano i campesinos, privilegia le multinazionali, a scapito delle piccole produzioni e dei coltivatori diretti. La firma dei Tlc è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Ma la ragione profonda delle proteste sta nella cinquantennale politica anti-contadini e nell’asservimento economico, politico e militare agli USA e

alle altre potenze imperialiste da parte dello Stato colombiano, che fa gli interessi dei grandi latifondisti, degli imprenditori, dei narcotrafficanti. Malgrado la censura, lo sciopero nazionale agricolo, dichiarato lo scorso 19 agosto è stato un successo e ha ricevuto la solidarietà di altre categorie: studenti, insegnanti, operai, camionisti, altri lavoratori hanno manifestato insieme ai contadini. Dopo la prima settimana di sciopero, in cui c'i sono state 4 vittime, Santos ha affermato, che “il presunto sciopero dell’agricoltura” non esisteva. La risposta non si è fatta aspettare: il giorno successivo i contadini hanno bloccato tutte le

principali vie di comunicazione del paese. Poi si sono aggiunti i camionisti, che protestano per l’alto costo del diesel in un paese produttore di petrolio. Contemporaneamente, i minatori hanno riattivato le loro proteste. Successivamente, il 29 agosto, un'imponente manifestazione ha bloccato il centro di Bogotà. La polizia ha attaccato i manifestanti provocando 2 morti e 200 feriti. La protesta si è diffusa nelle località più povere, prima nel settore meridionale, poi in quello occidentale e nordoccidentale fino ad arrivare al centro. Il governo Santos ha militarizzato la capitale, ordinato il coprifuoco in alcune aree del

paese densamente popolate. La Mesa nacional agropecuaria – che riunisce tutte le organizzazioni contadine – ha denunciato dall’inizio delle proteste 660 casi di violazione dei diritti umani, 485 feriti, 12 contadini uccisi e 262 arresti. Inoltre il governo sta sequestrando tonnellate di derrate alimentari ai contadini che non intendono piegare la testa. Ma la protesta dei campesinos e degli altri lavoratori, malgrado la brutale repressione, non si ferma. Al contrario si estende e si rafforza unendo la lotta per la pace a quella per la giustizia sociale, per una vera democrazia.


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Con Merkel vincono austerità e nazionalismo Angela Merkel sarà per altri quattro anni la cancelliera della Germania imperialista. Il propellente del suo trionfo elettorale sono stati una relativa pace sociale in Germania e i sacrifici dei lavoratori europei, a garanzia dei profitti e della stabilità dei monopoli tedeschi. In campagna elettorale Merkel ha evitato di attaccare il movimento sindacale, puntando a mantenere la cogestione. Da parte loro i social-liberisti della SPD si sono distinti per la quasi totale convergenza di posizioni con la destra dal “volto materno e rassicurante”. La grande coalizione che si profila non farà che rafforzare la supremazia politica dei conservatori neoliberisti. La Merkel ha vinto chiedendo un “mandato forte per una “Germania forte” (puro nazionalismo) e invocando “riforme dure” per i paesi del sud Europa” (puro imperialismo). Con il suo successo la politica di austerità e di competitività continuerà senza rallentamenti e con essa le missioni di guerra all’estero. La Bundesrepublik si ripropone come centro decisionale del grande capitale in Europa. Fiscal compact, regole “d’oro”, patti di stabilità, politiche di aggiustamento antioperaie, nascono a Berlino e trovano

applicazione nelle decisioni della UE imperialista. E’ una politica al servizio esclolto materusivo dell’oligarchia finanziaria, nel quadro della concorrenza europea e mondiale. Anche dentro casa “mamma” Merkel si toglierà presto la maschera benevola. Sono in preparazione attacchi contro gli operai, i disoccupati, piccoli contadini, i pensionati, i le donne e i giovani impoveriti e senza futuro. I salari, le pensioni e le spese sociali continueranno ad essere sotto tiro, si chiederà maggiore “flessibilità”, si estenderanno i “mini job” (paga da fame, niente diritti, massimo sfruttamento), i lavoratori contribuenti dovranno sborsare di più, in modo che le grandi banche e industrie, i ricchi, possono accrescere i loro profitti e le loro rendite.

La prosecuzione del saccheggio sociale farà cadere altre illusioni e porrà con più forza ai lavoratori e ai popoli che soffrono le politiche antisociali il problema dell’uscita dall’UE e dall’euro, rigettando le soluzioni reazionarie e nazionaliste che non portano alcun beneficio alle classi sfruttate e oppresse. La soluzione è chiaramente legata allo sviluppo della lotta di classe, all’uscita rivoluzionaria dalla crisi capitalista, alla conquista di un Governo operaio e di tutti gli sfruttati che non si arresti alle soglie del “sacro profitto” e dei venerati principi liberali, ma sia deciso a sconfiggere una volta per tutte il capitalismo. Solo un governo di questo tipo, che sorga dalla lotta delle masse sfruttate, può infatti varare misure energiche - come il controllo della produzione

sociale e della ripartizione dei prodotti, nazionalizzazioni, ripudio del debito, espropri, confisca proprietà immobiliari e terre, forte tassazione ricchi, etc - per neutralizzare la speculazione finanziaria e la feroce offensiva borghese e aprire la strada al socialismo. All’interno di questa prospettiva rivoluzionaria, oggi è necessario lavorare per far crescere la solidarietà fra gli operai e far convergere le lotte dei lavoratori che si oppongono alla politica dell’oligarchia finanziaria. Una tappa di questo processo di lotta saranno le prossime elezioni europee che vanno trasformate in un referendum contro UE, euro, politica di austerità e di guerra, avanzando nella realizzazione di Fronti popolari in ogni paese. La battaglia è tutta da combattere!

Crisi di egemonia statunitense e tendenza alla guerra imperialista La crisi siriana ha messo in luce la crisi di egemonia degli USA, la loro difficoltà di formare e dirigere una vasta coalizione per scatenare l’aggressione, al momento rinviata in attesa che Assad sveli e consegni gli arsenali (ma perchè nessuno chiede questo a Israele?). Perfino l’Inghilterra ha preso le distanze. Solo il socialimperialista Hollande, per i suoi scopi, si è posto al fianco di Obama per castigare la Siria. Sono emerse evidenti difficoltà con i vecchi e nuovi alleati (Turchia, Arabia, Qatar, etc.). Obama ha fallito in modo spettacolare nella leadership mondiale, non ha convinto nessuno, nemmeno i

nordamericani. La sua amministrazione è andata in confusione, sono emersi profondi conflitti interni. E lui stesso ha recitato la parte di Amleto, dapprima sbilanciandosi, poi ripensandoci. “Accidental diplomacy” l’hanno definita. Col motto “Vote for Change”, Obama fu eletto per recuperare credibilità e consenso dopo il fallimento di Bush. A distanza di cinque anni dalla sua prima elezione il risultato è innegabile: mentre gli USA sono a un passo dal default si continua a sfaldare il sistema egemonico da loro costruito dopo la seconda guerra mondiale.

Nonostante l’avanzare di questo processo, l’imperialismo USA rimane, senza ombra di dubbio, il principale fomentatore di guerre, l’imperialismo più aggressivo e pericoloso. Ma non è la sola grande potenza nemica del proletariato e dei popoli. Oggi è importante comprendere correttamente il ruolo di Cina e Russia. Questi paesi da tempo hanno abbandonato la strada del socialismo, a causa del revisionismo kruscioviano e denghista, e si sono trasformati in potenze capitaliste. I paesi industrializzati se non sono socialisti non possono essere altro che capitalisti, e laddove predominano i

monopoli, sono necessariamente imperialisti, come spiega Lenin. Tutti i paesi imperialisti costituiscono una minaccia alla pace. L’inevitabilità delle guerre fra paesi capitalistici continua a sussistere, e lo scenario che si profila è lo scontro militare fra blocchi imperialisti: quello che fa capo agli USA, contro quello composto da Cina e Russia, con i rispettivi alleati. Ma la resistenza dei popoli, il movimento per la pace, seppure non riuscirà a scongiurare lo scontro, lo trasformerà in guerra civile rivoluzionaria per seppellire l’imperialismo e far sorgere una nuova epoca, l’epoca del socialismo.


Scintilla ottobre 2013