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PROLETARI DI TUTTI I PAESI, UNITEVI!

Scintilla Organo di espressione di Piattaforma Comunista teoriaeprassi@yahoo.it

Riflettete Il protrarsi della crisi ha intensificato lo scontro di classe e stracciato molte illusioni. La lotte fra sfruttati e sfruttatori si fanno più serrate, più dure. Gli operai avanzati non si limitano a combattere gli effetti della crisi, ma si pongono il problema delle cause, cioè del capitalismo. Cercano una via di uscita da questo sistema in sfacelo. La borghesia, i riformisti e tutti gli opportunisti cercano di tenere sotto controllo gli operai e i giovani che si ribellano, di restringere le loro rivendicazioni negli spazi sempre più stretti stabiliti dal capitale. Cercano soprattutto di spegnere l’idea della rivoluzione, di soffocare l’ideale comunista, di privare il movimento dei suoi obiettivi rivoluzionari. Ma la rivoluzione e il socialismo sono la chiave di cui necessitano il proletariato e le masse popolari per risolvere le inconciliabili contraddizioni dell’attuale società, per abolire l’oppressione e lo sfruttamento capitalistici. Perciò noi marxisti-leninisti, mentre ci battiamo per l’unità della classe operaia, poniamo ai suoi migliori elementi una questione decisiva: abbiamo bisogno di un reparto di avanguardia organizzato, capace di orientamento politico e ideologico, oppure dobbiamo rimanere subalterni alle forze borghesi e piccolo-borghesi? La risposta non è difficile: abbiamo bisogno come l’aria del Partito comunista del proletariato d’Italia, strumento indispensabile della lotta per sconfiggere la borghesia. Il partito di tipo leninista nasce e si forma come risultato di alcuni fattori molto importanti. Quelli oggettivi sono maturi, quelli soggettivi invece sono in grave ritardo nel nostro paese. Perciò diciamo agli elementi avanzati e combattivi della nostra classe: riflettete profondamente sul vostro futuro e su quello del movimento operaio. Noi vogliamo ricostruire assieme a voi il Partito che è necessario per dirigere la lotta verso il socialismo. Dunque rompete apertamente, nettamente, definitivamente con l’opportunismo e con l’attendismo, concretizziamo stretti legami, uniamoci sui principi.

www.piattaformacomunista.com

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1 euro

Ci stanno portando alla rovina totale

Dobbiamo impedirlo

lottando uniti per non pagare la loro crisi e i loro debiti


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No al patto sociale. Via il governo reazionario! Mario Monti ha spudoratamente ammesso quello che noi comunisti denunciamo da tempo: il governo con la sua politica di austerità agisce deliberatamente per aggravare la recessione. In altre parole l’obiettivo di Monti e soci è causare licenziamenti di massa, incrementare il saccheggio sociale e gettare ancor più nella disoccupazione e nella miseria milioni di proletari e di altri lavoratori oppressi. Invece di far pagare i responsabili e i beneficiari della crisi, i ricchi, i parassiti, gli evasori fiscali (l’Italia è in testa alla classifica europea dell’evasione con 340 miliardi di euro), si peggiora la situazione delle vittime, si approfondisce l’abisso sociale, il divario fra Nord e Sud. Questa politica infame serve a creare disperazione fra i lavoratori e le loro famiglie, ampliare l’esercito dei disoccupati per far passare peggioramenti strutturali delle condizioni di lavoro e di vita, soppressione dei diritti. Il capo del governo “tecnico” ha giustificato la scelta in vista di un futuro risanamento economico. E’ una menzogna! Il declino e il degrado del capitalismo italiano

procederanno rapidamente. Ciò corrisponde agli interessi dell’oligarchia finanziaria, delle altre potenze imperialiste, delle multinazionali, della mafia, del Vaticano. Queste forze si ingrassano con la svendita delle aziende, le privatizzazioni del patrimonio pubblico e culturale, con gli interessi sul debito statale, con i sovvenzionamenti pagati con i soldi dei lavoratori. Un paese della cuccagna per parassiti, speculatori e ladri! Di fronte alle vergognose affermazioni di Monti, che mettono in luce la linea ultrareazionaria di un governo al servizio esclusivo del capitale finanziario, i partiti riformisti e borghesi che lo sostengono consentendogli quello che a Berlusconi non era riuscito di fare - hanno avuto poco o nulla da obiettare. Senza dubbio la loro attenzione è tutta rivolta alle alchimie di una nuova legge elettorale fraudolenta, non al massacro e all’ingiustizia sociale. Infatti, sono subito diventati paladini della nuova manovra del governo: il “patto per la produttività”. Cosa voglia dire è chiaro: approfittare della crisi, peggiorata dal governo, per aumentare lo sfruttamento in fabbrica e smantellare i diritti

contenuti nello Statuto dei lavoratori, dopo aver distrutto le tutele dell’art. 18 e intensificato la repressione contro gli operai e i settori popolari che lottano. I vertici dei sindacati collaborazionisti hanno accettato l’invito di Monti e Fornero, per cercare di recuperare (almeno per qualche mese) quella concertazione con cui campano di rendita. Per la Camusso il problema è solo di allungare un po’ il brodo, non certo la difesa degli interessi dei lavoratori, come hanno dimostrato gli ignobili cedimenti sulle controriforme delle pensioni e del lavoro. Di fronte alle stampelle del capitalismo la posizione da tenere è chiara: nessun patto sociale con chi ci porta alla rovina. Basta cedimenti! Le parole con cui gli operai Alcoa hanno allontanato

Fassina dalla loro manifestazione devono diventare patrimonio di ogni operaio: “Tutti quelli che appoggiano Monti noi li contestiamo”. Altro che tregua elettorale, altro che Renzi e Bersani! Esigiamo lo sciopero generale per far cadere il governo, farla finita con il neoliberismo e col sistema che lo genera! La borghesia non può risolvere i problemi delle masse lavoratrici, può solo aggravarli. Dobbiamo aprire col fronte unico di lotta proletario la strada che ci porterà a un governo rivoluzionario degli operai e degli altri lavotori sfruttati, per abbattere il dominio del capitale. Questa è la parola d’ordine che deve conquistare la coscienza dei proletari!

27 ottobre: in piazza uniti contro Monti la politica d’austerità e chi l’appoggia Abbiamo discusso le proposte emerse nella riunione nazionale convocata dal Comitato No Debito e deciso di dare il nostro contributo alla riuscita della manifestazione nazionale contro il governo Monti, la sua politica antipopolare, dettata dalla UE, dalla BCE, dal FMI. Per sostenere questa importante iniziativa siamo entrati nel Comitato promotore, assieme a molte altre forze politiche, sindacali, sociali, etc. La brutale offensiva capitalista ci spinge all’unità di azione, chiaramente sulla base di obiettivi chiari: l’opposizione netta ad un governo antioperaio e antidemocratico imposto dal capitale finanziario, ai diktat della troika imperialista, alla

politica securitaria e di guerra. Riteniamo che, nonostante il clima pre-elettorale, esiste lo spazio politico per costruire un fronte (o un blocco) che riunisca le forze e le organizzazioni che rifiutano la politica di austerità del governo Monti, il Fiscal Compact e i memorandum dell’UE. Strumenti attraverso i quali si realizza il controllo del grande capitale sulla vita politica e sociale e si smantella quello che resta dei diritti e delle conquiste ottenute con decenni di lotte. L’unità poplare, a sinistra, risponde a una precisa esigenza nella attuale congiuntura politica per contrapporsi a un disegno reazionario. Siamo convinti che la

manifestazione di fine ottobre costituirà un passaggio utile all’espressione della opposizione sociale e politica che esiste, alla definizione di nuovi obiettivi di lotta e allo sviluppo di una più ampia mobilitazione volta a conquistare una migliore posizione politica di fronte all’offensiva capitalista. Riguardo la preparazione della manifestazione, riteniamo fondamentale farla vivere nel movimento operaio e popolare, nei posti di lavoro, nei settori più colpiti dalla crisi e dalle manovre governative, stimolando la loro partecipazione e il loro protagonismo consapevole. In piazza devono scendere i

lavoratori, i giovani, quelli del nostro campo, della nostra classe, tutti coloro che lottano contro i licenziamenti, la precarietà, l’attacco ai diritti, la politica d’austerità e il sistema che la genera. Dobbiamo saper unire la lotta sindacale e sociale alla lotta politica. Non si tratta solo di dire NO a Monti e a chi lo sostiene. Si tratta di mettere in movimento una forza operaia e popolare che rompa con la politica del capitale finanziario e apra nuove prospettive, togliendo la fiducia a qualsiasi governo borghese che succederà a quello in carica. Questa è la dinamica che dovrà caratterizzare la mobilitazione nazionale del 27 ottobre.


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I padroni puntano a liquidare il CCNL Federmeccanica approfitta della crisi per liquidare il CCNL e le conquiste dei lavoratori. Punta ad aumentare lo sfruttamento in fabbrica, la flessibilità e la derogabilità delle norme contrattuali. Mira a penalizzare la malattia, aumentare gli orari e gli straordinari. Vuole diminuire i salari, che da decenni hanno perso potere di acquisto e sono falcidiati dalla CIG. L’offensiva di Federmeccanica è l’applicazione a tutto il settore del modello Marchionne (che si è rimangiato il bluff “Fabbrica Italia” con cui ha avuto carta bianca dai sindacati complici). Per ottenere ciò gli industriali cercano di dividere gli operai. Hanno avviato trattive coi bonzi che tengono in pugno, isolando le componenti più combattive. Pretendono di emarginare la FIOM, nonostante sia il sindacato più rappresentativo della categoria.

Cosa bisogna fare per riconquistare il CCNL? Anzitutto chiarezza. La Cgil si è arresa al governo Monti ed ha ritirato lo sciopero generale sull’art.18. La direzione della Fiom si doveva porre alla testa della lotta, proclamare lo sciopero generale, ma non l’ha fatto. Ora chiede un illusorio patto ai padroni, affossando la stessa piattaforma contrattuale approvata dai lavoratori. Con i cedimenti dei capi riformisti si potranno avere solo contratti a perdere, come quello dei chimici. Ma la classe operaia non è la responsabile della crisi e non deve pagarla. Con la mobilitazione operaia, le lotte dure, le iniziative per ampliare il fronte proletario, si potrà riconquistare un vero CCNL ed aumenti salariali. Servono le asssemblee dei lavoratori per decidere il da farsi, serve lo sciopero generale!

Energica protesta Collera operaia Mentre i vertici sindacati si preparavano all’incontro col governo, un gruppo di operai della Fiat e dell’indotto di Termini Imerese ha occupato l’aula del Comune perché, “nell’incontro di sabato scorso tra il premier Mario Monti e l’ad di Fiat Sergio Marchionne la vertenza dello stabilimento siciliano è stata ignorata”. Piena solidarietà agli operai!

Alcoa: no alla chiusura! Lo stop alla fermata dell’Alcoa è stato il frutto di una dura giornata di lotta, quella del 10 settembre a Roma. Agli operai però non basta il rinvio della chiusura, che significa solo allungare la corda all’impiccato. Esigono precise garanzie occupazionali. Di fronte alle prese per i fondelli e alle provocazioni del governo, alla rottura degli accordi e ai ricatti della multinazionale dell’allumunio (già implicata nel golpe di Pinochet, mentre ora dopo aver goduto di sovvenzioni governative vuole spostare la produzione in Arabia per massimizzare i profitti) la mobilitazione operaia per impedire la chiusura della fabbrica continua quotidianamente, con azioni di lotta coraggiose ed esemplari, che dovranno necessariamente giungere all’occupazione della fabbrica se la vertenza non si sblocca. Gli obiettivi sono chiari: lavoro, sviluppo, occupazione, basta repressione, dicono gli operai, che giustamente rifiutano la prospettiva della cassa integrazione. Con la crisi in corso la chiusura dell’Alcoa significherebbe un ulteriore duro colpo a un

territorio dapprima sfruttato e devastato dalla borghesia, poi abbandonato quando i signori capitalisti con l’avallo dei loro governi decidono di spremere altrove i proletari. E’ ora che paghino i padroni. Ciò significa che se l’Alcoa, se ne va dopo aver fatto profitti a palate, deve restituire tutti i finanziamenti pubblici intascati. Si tratta di una cifra che si aggira sugli 8 miliardi di euro, sufficiente a garantire salario e occupazione. I capitalisti devono restituire il maltolto! La lotta dell’Alcoa è un esempio di quel processo di intensificazione della lotta di classe che si verifica su scala nazionale e internazionale. Se l’esempio che viene dagli operai sardi sarà seguito dagli altri operai sarà dura per i padroni. Le lotte come quelle dell’Alcoa, della Carbosulcis, della Vynils, di Fincantieri e di tutte le altre fabbriche sottoposte allo stesso attacco capitalista (sono circa 200 i tavoli aperti su aziende a rischio chiusura o licenziamenti massicci) hanno bisogno dell’unità di tutta la classe operaia, non della politica concertativa e di svendita dei bonzi sindacali. Costoro

lasciano infatti le vertenze isolate l’una e dall’altra senza nemmeno organizzare un vero sciopero generale e nazionale. Vogliono solo ritrovare la concertazione perduta, ma sulla pelle degli operai! Ma l’aria sta cambiando, i segnali si moltiplicano. Gli operai sono sempre più delusi e stufi, pronti a ribellarsi alla prima occasione contro i venditori di fumo che si spacciano per loro amici, ma pensano solo a dividere, ostacolare e indebolire le lotte. Fassina se ne è già accorto... In questa situazione la solidarietà di classe è importante, ma non basta. Occorre sviluppare e unificare le lotte per difendere il lavoro, il salario e i diritti. Questo dev’essere il compito immediato dei comunisti e di tutti gli operai avanzati, dei sindacalisti combattivi. La classe operaia deve prendere in mano la situazione, ricostruendo il suo Partito per estromettere la borghesia dal potere e trasformare la società da capitalista a socialista. La realtà dimostra che solo un governo degli operai e degli altri lavoratori sfruttati può risolvere i problemi della maggioranza della società!

Lanci di uova contro la sede della Uilm di Pomigliano da parte di numerosi operai cassintegrati della Fiat che hanno sfilato in città. I manifestanti, che avevano cercato di entrare nella sede del sindacato collaborazionista (presidiato dalla polizia), hanno esposto uno striscione con la scritta "Contro i licenziamenti, contro gli accordi separati. Fermiamoli".

L’esempio della GKN... La GKN a settembre ha licenziato un lavoratore per motivi disciplinari. Per risposta gli operai hanno bloccato immediatamente la produzione e proclamato lo sciopero ad oltranza, grazie al quale hanno ottenuto un incontro. E’ arrivata la solidarietà del territorio e dei lavoratori di altre fabbriche (Ginori di Sesto). Mentre la delegazione era in trattative con l'azienda, gli operai hanno mantenuto il presidio e lo sciopero: "la dignità non si licenzia!". In trattativa, la delegazione ha ottenuto la riassunzione del compagno licenziato: in fabbrica si può vincere, con l’unità e la lotta!

... e quello della Fomas Alla Fomas di Osnago viene licenziato, con il pretesto di “insubordinazione”, un delegato RSU. Scatta la solidarietà dei compagni di lavoro, convinti che il licenziamento “senza pietà” di un “padre di famiglia” è una grave ingiustizia. Parte lo sciopero che blocca l’azienda. Di fronte alla compattezza e alla solidarietà proletaria il padrone vacilla. La lotta continua.


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Come uscire dalla UE e dall’euro? Colpita dalla legge dell’ineguale sviluppo economico e politico, messa sotto pressione dal capitale finanziario statunitense che punta a disgregare l’eurozona, l’UE a egemonia tedesca va a destra. Rende permanente la politica di austerità, impone un più feroce controllo sui paesi periferici per ridurre servizi pubblici e aumentare la flessibilità dei lavoratori, prosegue nella difesa a spada tratta degli interessi dell’oligarchia, con il sostegno alle grandi banche, le privatizzazioni, etc. Più procede verso la sua trasformazione in super-stato federale, con un proprio bilancio, un proprio fisco e una propria banca, più l’UE diventa reazionaria, guerrafondaia ed allo stesso tempo impotente a risolvere i suoi problemi di fondo, data la sua natura capitalistica. In questo contesto, l’illusione europeista sta svanendo fra i lavoratori, che dall’UE e dall’euro hanno avuto solo svantaggi, graduale smantellamento di diritti, peggioramento delle proprie condizioni di vita e di lavoro. Noi comunisti, da sempre contrari alla costruzione imperialista dell’UE, sosteniamo il rifiuto di pagare la crisi e il debito dei capitalisti, l’inalienabile diritto dei popoli a uscire dall’UE dei monopoli, così come dall’euro e dalla NATO. Perciò gridiamo “fuori l’Itala dalla UE”, nella consapevolezza che il processo di fuoriuscita non può essere

diretto dalla borghesia, checché ne dicano Grillo o Berlusconi. Se la borghesia italiana, sotto l’acuirsi della crisi finanziaria e dei contrasti interimperialisti decidesse o fosse costretta ad uscire dall'UE e dall'Euro e di tornare alla lira, col debito pubblico al 120 % del PIL sarebbe investita da una fortissima speculazione internazionale, con alta probabilità di insolvenza (default), fallimenti a catena di banche e imprese, svalutazione, inflazione alle stelle, caos sociale, etc. Sarebbe la bancarotta economica e politica della classe dominante, che non potrebbe conservare nella stessa forma il suo dominio. Essendosi cacciata in un vicolo cieco, la sola alternativa per mantenersi al potere e schiacciare le masse sarebbe il fascismo, a costo di un’acutissima lotta fra gruppi e partiti borghesi. Ma questo fallimento di carattere storico, paragonabile a una guerra persa, le spaccature, lo smarrimento e l’instabilità che ne deriverebbero fra le fila borghesi, favorirebbero allo stesso tempo la classe operaia e i suoi alleati. Si verificherebbe un grande sviluppo del malcontento e del movimento degli sfruttati e degli oppressi. Si aprirebbe, con ogni probabilità, una situazione rivoluzionaria. Il proletariato (o un fronte popolare da esso diretto) dovrebbe approfittare di questa situazione, urtando

contro la resistenza della borghesia e giungendo con la lotta per il potere politico, a pigliare in mano le redini del processo di uscita dalla UE e condurlo secondo i propri interessi. Il governo che ne risulterebbe – un governo operaio e degli altri lavoratori sfruttati (o un governo di fronte popolare rivoluzionario), basato su organismi creati dalle masse operaie e popolari – sarebbe chiamato ad adottare provvedimenti spietati contro il capitalismo e la reazione, che rispecchino gli interessi fondamentali della classe operaia e delle masse popolari. Quali? Gli espropri senza indennizzo, una politica fiscale che colpisca duramente l’evasione e la ricchezza delle classi proprietarie, la nazionalizzazione di banche e imprese, il ripudio del debito pubblico, la soppressione di tutti i privilegi economici, sociali e fiscali di cui gode il

Sì ai referendum su art. 8 e 18 Parte in questi giorni la raccolta di firme per due quesiti referendari: l’abrogazione dell’articolo 8 della legge 148/2011, che permette la deroga alla contrattazione collettiva, e il ripristino dell’art. 18 dello Statuto dei lavoratori, cancellato dalla legge Fornero. Occorre sostenere questa campagna referendaria perchè va a difesa di elementari interessi economici e politici dei lavoratori. La vittoria nei referendum sarebbe una sconfitta dei padroni,

dei loro governi e dei partiti (PdL, PD, UDC, Lega, etc,) che votando quelle leggi hanno permesso l’attacco ai diritti conquistati dalla classe operaia con decenni di lotte e sacrifici. Allo stesso tempo sarebbe un problema per quelle forze che fanno dell’alleanza coi liberalrifomisti del PD il perno della loro strategia politica . L’iniziativa referendaria deve servire ad ampliare le contraddizioni (già ne sta creando, specie nel PD e in Cgil),

non certo a frenare le lotte. Tanto meno può essere l’occasione per i partiti che cercano di rifarsi una verginità in vista delle elezioni. Non dimentichiamo i cedimenti sull'art. 18. Perciò diciamo che non è possibile fermare la marea antioperaia e invertire la rotta, così come non è possibile sviluppare un’alternativa operaia e popolare, se non si batte la politica riformista e opportunista. Se ciò non avverrà il rischio è di generare nuove illusioni e nuove frustrazioni.

Vaticano, il controllo operaio, la chiusura delle basi militari NATO e USA, etc. In altre parole svilupperebbe una politica rivoluzionaria, rafforzando le posizioni della classe operaia ed accelerando il processo di disfatta della borghesia. Sarebbe l’inizio di lotte più profonde e decisive, perché le masse si convincerebbero per diretta esperienza che non esiste altro mezzo per soddisfare i propri interessi al di fuori della rivoluzione socialista. Ecco il radicale strappo politico che noi indichiamo ed al quale occorre prepararci, sviluppando le politiche di fronte unico proletario e di fronte popolare rivoluzionario. Chiaramente per trionfare nella lotta per il potere politico è indispensabile rafforzare il fattore soggettivo della rivoluzione socialista, in primo luogo edificando il Partito comunista su salde basi marxiste-leniniste. Questo è il

Scintilla organo di Piattaforma Comunista Editrice Scintilla Onlus Dir. resp. E. Massimino Iscrizione ROC n. 21964 del 1.3.2012 Redaz: Via di Casal Bruciato 15, Roma Chiuso il 30.9.2012 - stampinprop.

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Per un blocco popolare contro il blocco oligarchico Siamo già in campagna elettorale. Il problema per i gruppi dominanti della borghesia è garantire anche nella prossima legislatura la continuità del programma liberista attuato e da Berlusconi e poi, con maggiore efficacia ed appoggio bipartisan, da Mario Monti. Centrodestra e centrosinistra sono due facce della stessa medaglia. Ma la debolezza e l’inaffidabilità della classe politica italiana fanno però temere che qualcosa possa andar per storto. Di qui le richeste padronali di far valutare i programmi dei partiti da una “commissione di esperti” e le rassicurazioni di Napolitano. “Re Giorgio” ha infatti affermato che chiunque governerà dopo le elezioni, sarà tenuto a continuare il programma dell’attuale governo (e forse ci sarà proprio Monti a Palazzo Chigi o sul Colle per garantire ciò). In altri termini: qualunque schieramento borghese vinca si intensificherà l’offensiva contro la classe operaia, saranno attuati i diktat di UE-BCE-FMI, proseguirà la politica di guerra. Ad oggi i sondaggi danno avanti i liberal-riformisti del PD (per cui tifa anche Goldman Sachs), ma senza un’ampia maggioranza parlamentare. Dunque è prevedibile un’alleanza con i centristi o un governo di “grande coalizione”, sostenuto dalle principali forze parlamentari borghesi per continuare il saccheggio sociale.

Davanti a queste prospettive quale posizione assumere? La tattica dei comunisti - basata su un’attenta valutazione dei rapporti fra le classi sociali - si caratterizza per alcuni elementi: a) sostenere sempre l’interesse del movimento complessivo del proletariato; b) lottare per il conseguimento degli obiettivi immediati della classe operaia, rappresentando al tempo stesso l’avvenire del movimento operaio, cioè orientare il lavoro in direzione degli scopi finali; c) in caso di appoggio ad alcune forze politiche non rinunciare mai al diritto di criticare davanti gli operai gli atteggiamenti negativi e le illusioni di tali forze, sviluppando la coscienza chiara dell’ostilità e dell’antagonismo fra proletariato e borghesia, ponendo questioni essenziali, come quella dell’abolizione della proprietà privata borghese. Con queste premesse, noi pensiamo che nelle attuali circostanze vi sia lo spazio politico per costruire un blocco (o un fronte) popolare con alla testa la classe operaia, che riunisca le forze e le organizzazioni sociali, sindacali, sociali, politiche, che si oppongono alle politiche dell’oligarchia finanziaria, al Fiscal Compact e ai memorandum dell’UE, strumenti attraverso i quali si realizza il controllo del grande capitale sulla vita politica e sociale e si smantellano i diritti e le conquiste sociali.

Un blocco popolare contrapposto al blocco oligarchico e ai suoi partiti, che lotti per rovesciare la crisi sulle spalle di chi l’ha causata, che sappia sviluppare la sua azione in ogni ambito, compresa la campagna elettorale, utilizzando gli spazi esistenti da rivoluzionari e non da riformisti. La brutale offensiva capitalista richiede l’unità di azione, chiaramente sulla base di alcune discriminanti, su un programma politico e degli obiettivi Quanto alle discriminanti è chiaro chi non può starci: chi ha sostenuto ed appoggiato la politica ed i provvedimenti di Berlusconi prima e di Monti poi; chi sostiene il capitalismo in tutte le sue forme, siano esse “liberiste smodate”, socialliberiste o eco-liberiste; chi vuole i CIE, la TAV e le missioni di guerra; chi sostiene l’UE e la sua riformabilità; chi vuole allearsi con i partiti che sostengono i queste scelte e i programmi antioperai decisi a Bruxelles o a Washington. Così

come non possono starci giustizialisti e populisti. Altrettanto chiaro deve essere che il programma non può essere “di governo”, ma di opposizione frontale, per difendere in modo intransigente gli interessi dei lavoratori sfruttati ed oppressi, senza creare illusioni su impossibili vie elettorali al potere. L’unità a sinistra, la coalizione delle forze che lottano per la trasformazione sociale, fuori e contro i due poli borghesi, risponde a una precisa esigenza nella attuale congiuntura, per contrapporsi alla politica antidemocratica e antipopolare del grande capitale e dei suoi partiti in decomposizione. Le mobilitazioni, che già da questo mese verranno realizzate, saranno un terreno di verifica dello sviluppo dell’unità dell‘opposizione di classe e popolare. Di questo processo i marxistileninisti - che lottano per un governo rivoluzionario degli operai - sono parte integrante.

clamorosa delle teorie riformiste e opportuniste, secondo cui nelle società a “capitalismo avanzato” non avviene la pauperizzazione delle masse e si riducono le distanze fra le classi proprietarie e i nullatenenti. Queste banali teorie esprimono gli interessi degli strati superiori, corrotti e burocratizzati, della classe operaia, da cui provengono numerosi dirigenti dei partiti riformisti e dei sindacati collaborazionisti che predicano la pace sociale. La realtà dimostra che l’imperialismo non può soddisfare le necessità delle masse, che esso è miseria, sfruttamento bestiale, regressione sociale e oppressione sotto tutti gli

aspetti. Noi comunisti diciamo che c’è un solo modo per mettere fine all’arricchimento degli sfruttatori e dei parassiti borghesi ed alla piaga dell’impoverimento delle masse lavoratrici: la rivoluzione proletaria, l’espropriazione dei capitalisti, la demolizione del loro apparato statale e la sua sostituzione con uno Stato di tipo nuovo per liquidare il potere borghese ed edificare il socialismo. Perciò è all’ordine del giorno la formazione nel nostro paese del partito comunista del proletariato, quel partito rivoluzionario che con lo sforzo comune dei comunisti e degli operai d’avanguardia, dobbiamo ricostruire.

Sempre più poveri La Commissione UE ha reso noto che dal 2008 a giugno 2012 la crisi economica ha prodotto in tutta Europa circa 25 milioni di disoccupati (18 milioni dei quali nell'Eurozona). Assieme alla disoccupazione è aumentato il numero delle persone a rischio povertà, che ha raggiunto nel 2011 la cifra colossale di 116 milioni. I dati forniti dalla Commissione UE descrivono il processo che si sta svolgendo sotto i nostri occhi, indicando una delle caratteristiche essenziali del capitalismo: il progressivo immiserimento degli sfruttati dal capitale, analizzato da Marx. La crisi ha reso più acuta la manifestazione di questa tendenza

fondamentale del capitalismo. Non è difficile prevedere che fra licenziamenti, blocco dei contratti, inflazione, aumento delle tasse, la miseria fra i lavoratori dilagherà. Accanto all’impoverimento delle masse lavoratrici si verifica il vertiginoso aumento della ricchezza per una minoranza della società: gli sfruttatori e i parassiti. Dunque l’accentuarsi del divario esistente tra la situazione delle classi asservite e il tenore di vita delle classi dominanti, che è uno dei fattori che suscitano la ripresa del movimento operaio e popolare e l’acutizzazione della lotta di classe. L’aumento della povertà in Europa costituisce la smentita più


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Perché è oggi assolutamente necessario realizzare l'unità dei marxisti-leninisti italiani La proposta che abbiamo rivolto «ai gruppi e compagni marxistileninisti» italiani (v. Scintilla, settembre 2012, p. 5) di avviare un lavoro comune che consenta di rafforzare la loro coesione ideologica e politica, superare la frammentazione e definire unitariamente un progetto di programma politico rivoluzionario per il Partito comunista che dovrà necessariamente sorgere nel nostro paese, ha già ottenuto alcuni primi consensi. Abbiamo indicato cinque princìpi fondamentali da cui partire, princìpi che ogni marxista-leninista consapevole della sua responsabilità rivoluzionaria verso la classe operaia italiana e verso l'intero proletariato internazionale non può non condividere; non abbiamo posto preclusioni settarie né intendiamo alimentare controversie secondarie e artificiose; abbiamo proposto di dar vita, in questa prima fase di lavoro, a un quadro stabile di consultazione, scambio di esperienze, elaborazione teorica condivisa e prassi politica comune.

Siamo convinti che altri consensi verranno alla nostra proposta, affinché - dopo alcuni primi scambi di idee e di esperienze - sia possibile giungere a un primo incontro nazionale. I proletari che - nella drammatica crisi economica e politica che scuote la società italiana - ogni giorno lottano per il posto di lavoro e per il pane delle loro famiglie, non si riconoscono più nei partiti borghesi, siano essi di destra o liberal-riformisti. «Destra, sinistra, sindacato, siete traditori. Ad ogni campagna elettorale ci avete chiesto il voto, per poi allearvi con i padroni!». «Anche i sindacati hanno fatto patti e hanno detto bugie». «Potete immaginare come mi sento? A pezzi, tradito, deluso, da tutto e da tutti, ma in testa ai traditori c'è il mio partito, il PD. Ero un elettore di sinistra, non lo sarò più». Questo hanno gridato il 10 settembre a Roma gli operai dell'Alcoa. E ogni comunista non può che condividere il loro sdegno. Ma la parte più avanzata della classe operai va già oltre, sente di aver bisogno di un

altro partito che la rappresenti e la guidi verso obbiettivi rivoluzionari. Noi comunisti dobbiamo farci interpreti di questa esigenza, e tradurla - da parte nostra - in atti concreti, in proposte di lavoro politico comune fra marxistileninisti che avvicinino il momento della ricostruzione del Partito comunista. Una ne suggeriamo sùbito in questo primo articolo di commento alla nostra proposta: mettere in comune - fra gruppi e singoli compagni conoscenze economiche e statistiche, esperienze di lavoro

pratico nelle fabbriche e nei quartieri, sulla condizione operaia in Italia oggi (occupati, disoccupati, semioccupati, cassintegrati, uomini e donne), sui diversi livelli di coscienza politica dei proletari, sulla loro disponibilità a rompere con il riformismo e ad accogliere obbiettivi rivoluzionari. E' solo un esempio: ma solo con questo metodo sarà possibile superare, fin dall'inizio, inutili diatribe intellettualistiche e porsi su un terreno di lotta effettiva per il Partito. E' un compito ormai improrogabile.

Per quale società lottiamo? (Dal nostro progetto di programma generale) I comunisti hanno un progetto di programma generale per la trasformazione ed il rinnovamento radicale della nostra società. Esso sorge dalla nostra visione del mondo, dall’esperienza storica della lotta di classe del proletariato, dall’analisi concreta della situazione italiana e corrisponde alle necessità sociali. Si tratta dunque di una bandiera che alziamo pubblicamente per la riscossa del nostro popolo ed al tempo stesso un contributo alla funzione internazionale della classe operaia.

Il primo compito della rivoluzione vittoriosa – una volta rovesciata la dittatura borghese e conquistato il potere politico da parte della classe operaia e delle classi e strati sociali suoi alleati sarà quello di espropriare i monopoli capitalisti, incluse le proprietà delle aziende multinazionali presenti nel nostro paese; contemporaneamente verrà requisito il resto delle proprietà e delle fortune accumulate dalla borghesia imperialista, dai capitalisti, dal clero, dalla criminalità, dagli evasori fiscali, dagli strozzini, dai corrotti, da tutti coloro che si sono ingrassati a spese del popolo.

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L’abolizione della proprietà privata dei mezzi di produzione e di scambio farà crescere enormemente la ricchezza delle masse lavoratrici, trasformando l’Italia in un paese prospero, capace di costruire rapidamente una fiorente società socialista. Le industrie, le banche, le grandi imprese commerciali, i principali mezzi di trasporto e di comunicazione, la terra, il sottosuolo, le acque, ecc. verranno socializzati, divenendo quindi proprietà dei produttori associati. La base materiale della nuova società consisterà nella grande produzione automatizzata, tecnologicamente e scientificamente all’avanguardia, basata sulla cooperazione delle imprese liberate dallo sfruttamento. Grazie ad essa sarà possibile riorganizzare tutti i settori dell’economia ed assicurare l’indipendenza del paese. Si realizzerà il controllo e la vigilanza diretti, organici e permanenti della classe operaia e delle masse lavoratrici

organizzate sulla produzione e la distribuzione dei beni, sugli organi statali e locali, sul fisco, sulla previdenza, sui sindacati, sulle cooperative, ecc. La nuova società potrà marciare in avanti grazie alla adozione di un piano centralizzato che servirà a combinare e sviluppare le forze produttive in modo razionale, armonioso ed ecologicamente compatibile, osservando rigorosi standard produttivi e di distribuzione. Esso verrà discusso e approvato da tutti i lavoratori che lo dovranno applicare e sviluppare. Con la proprietà sociale, collettiva, dei mezzi e degli strumenti di produzione e grazie alla completa demolizione della macchina oppressiva dello stato borghese e all’esistenza di uno stato socialista, verrà soppressa la base materiale dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo e si risolverà la contraddizione fra forze produttive e rapporti di produzione. Verranno cioè create le condizioni per l’edificazione di una società socialista, proiettata verso il comunismo.


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ottobre 2012

Il saluto dei partiti marxisti-leninisti al Congresso di Via Democratica (Marocco)

Cari compagni di Via Democratica; cari compagni dei partiti marxisti-leninisti, dei partiti rivoluzionari, dei partiti e delle organizzazioni democratiche, antimperialiste, qui presenti! Attraverso di voi, compagni di Via Democratica, salutiamo la classe operaia, la gioventù, i contadini ed il popolo marocchino nel suo insieme, che da decenni va sviluppando una coraggiosa e duratura lotta contro la corrotta tirannia del makhzen. Vi ringraziamo per averci dato l'opportunità di intervenire alla tribuna di vostro terzo Congresso che tanta inquietudine sta causando

tra le autorità del regime. La reazione in Marocco è la punta di lancia dell'imperialismo europeo e nordamericano che con sempre maggiore aggressività si lanciano nel saccheggio delle risorse naturali dell’area. Man mano che si sviluppava la lotta dei popoli arabi e con essa cadevano diversi satrapi nei paesi vicini, il terrore continuava a crescere nel seno del regime. I governi di Francia, Spagna ed USA, tra gli altri, hanno serrato le fila a sua difesa, timorosi che seguisse la stessa sorte di Ben Ali e Mubarak. Pressato dalle mobilitazioni operaio e popolari, il regime ha dovuto transigere concedendo una Costituzione falsamente democratica; ma questo gesto dimostra la potenza che ha raggiunto la protesta popolare in Marocco, abilmente diretta dai nostri compagni di Via Democratica. Allo stesso tempo evidenzia la debolezza della tirannia che sarebbe stata incapace di resistere davanti al popolo senza l'appoggio dell'imperialismo. Il Maghreb è una pedina fondamentale nel conflitto interimperialista per il controllo delle ricchezze del continente africano, che acquista caratteri sempre più aggressivi. Questo ha mostrato l'invasione della Libia; un intervento che, come succede oggi con la minaccia contro la Siria, mette in luce che l'imperialismo non è disposto a permettere che i popoli si liberino con le loro forze e conquistino la piena indipendenza, la democrazia e la giustizia sociale per avanzare verso il Socialismo. Ugualmente, la posizione dei reazionari marocchini dimostra che il loro regime, così come lo sono stati quelli di Ben Alí e Mubarak, è un importante puntello del regime sionista d'Israele. In questa lotta, nonostante ci siano ancora opportunisti che negano i risultati del processo rivoluzionario nel mondo arabo, il movimento operaio e l'insieme del popolo apprendono preziose lezioni per continuare ad avanzare nella battaglia finale. Probabilmente una delle più

importanti lezioni sta nel fatto che i partiti islamisti abbiano finito per svelare la loro vera natura di classe: Giustizia e Sviluppo in Marocco, Ennahda in Tunisia, ed è da supporre i Fratelli Musulmani in Egitto, patrocinati da forze straniere come il Consiglio di Cooperazione del Golfo, si trasformano nei nuovi garanti degli interessi dell'imperialismo e delle borghesie più reazionarie, per quanto utilizzino la tradizionale copertura "sociale" dell'islamismo per frenare il malcontento delle masse. È una situazione, pertanto, che pone nuove sfide ai comunisti per far avanzare le rivendicazioni operaie e popolari. Cari compagni, cari amici, non dubitiamo che Via Democratica saprà fare fronte a queste sfide con la maggiore audacia, come dimostra la lunga storia dei marxisti-leninisti marocchini. Avete contro di voi il ferreo appoggio che gli imperialisti prestano alla tirannia del makhzen, bramosi di impadronirsi delle ricchezze della zona: la pesca, il petrolio, i fosfati, la terra. È da notare, tuttavia, che lo stesso sviluppo capitalista in Marocco rafforza le file della classe operaia e sviluppa a sua volta le contraddizioni sociali. Le lotte dei salariati agricoli a Dakhla, a Chilihat, degli operai di Roca, dei minatori di Bouarfa, ci parlano di un importante sviluppo della lotta di classe, nella quale i comunisti stanno giocando un ruolo fondamentale. E, a loro volta, queste lotte mostrano la necessità di un sindacalismo di classe e combattivo, una questione che non avete certo eluso all’interno dell'UMT, contro l'opportunismo e il disfattismo. Siete chiamati a svolgere un ruolo essenziale nella lotta per la democrazia in Marocco, con la denuncia della repressione del regime, la tenace difesa dei diritti umani e l'organizzazione di un'ampia opposizione al makhzen attorno al Movimento 20 Febbraio. Per fare questo potete contare, inoltre, sulla forza della teoria marxista-leninista e sulla determinazione ed abnegazione

dei vostri militanti: operai, contadini, intellettuali, donne, ed anche i vostri coraggiosi e valorosi giovani che non hanno esitato a sacrificare tutto per la rivoluzione nel proprio paese, come hanno fatto il martire Abdellatif Zeroual e tanti altri, che sono protagonisti di scioperi della fame contro l'oppressione del regime nelle prigioni e che denunciano incessantemente le violazioni dei diritti umani in Marocco, nel Sahara, contro gli emigranti subsahariani… Sì, il popolo marocchino si è proposto di costruire la sua propria storia, e sappiamo che per questo compito può contare su una direzione rivoluzionaria che si è forgiata in una lotta senza quartiere contro il regime semifeudale e l'imperialismo. Compagni, a nome della Conferenza Internazionale di Partiti e Organizzazioni MarxistiLeninisti, a nome dei partiti marxisti-leninisti qui presenti, vi diciamo: siamo sicuri che questo terzo Congresso indicherà le direttive che permetteranno di far avanzare il processo rivoluzionario in Marocco, per fortificare il Partito, per radicarlo ancor più nelle masse e rafforzare la sua direzione delle lotte operaie e popolari. Vi assicuriamo, compagni, che saremo al vostro fianco in questa battaglia. Viva il Congresso di Via Democratica! Viva l'internazionalismo proletario! Conferenza Internazionale di Partiti e Organizzazioni Marxisti-Leninisti (CIPOML)

Gli obiettivi di chi ha prodotto e diffuso il provocatorio film “Innocence of Muslims”, che ha suscitato ampie proteste e attacchi alle ambasciate USA in numerosi paesi, non sono difficili da comprendere: * mettere in difficoltà Obama e

favorire Romney che sostiene in modo più deciso la politica guerrafondaia e l’appoggio ad Israele nell’aggressione all’Iran; * giustificare lo “scontro di civiltà” e manipolare l’opinione pubblica USA ed occidentale, sviandola dai problemi della crisi economica e

preparandola alla guerra; * trasformare le lotte dei lavoratori e dei popoli arabi per il lavoro, il pane, la libertà e i diritti democratici, la stessa lotta antimperialista, in conflitti confessionali e settari diretti da forze reazionarie che collaborano con l’imperialismo.

Chi c’è dietro la manovra? Un network composto dai gruppi yankee più aggressivi, i “neocon” e l’estrema destra USA, i sionisti e i cristiani islamofobi. Nella crisi procede la tendenza alla guerra e alla reazione. Bisogna unirsi e lottare contro i piani imperialisti!

Nel mese di luglio si è svolto con successo il III Congresso di Via Democratica del Marocco, con la presenza di numerose delegazazioni internazionali, tra cui alcuni partiti della Conferenza Internazionale di Partiti e Organizzazioni Marxisti-Leninisti (CIPOML), i rappresentanti del FPLP e del FDLP palestinesi, etc. Il Congresso ha segnato una tappa storica per il proletariato ed il popolo del Marocco che con la lotta ed i sacrifici, stanno aprendo la via ad un'autentica democrazia ed alla sovranità popolare, al progresso sociale, alla liberazione della donna, nella prospettiva del socialismo. Il crollo della dispotica oligarchia marocchina ed un radicale cambiamento politico rappresenteranno un duro colpo per l'imperialismo. Pertanto il proletariato dei paesi imperialisti ha tutto l'interesse ad appoggiare di modo diretto, deciso ed attivo la rivoluzione democratica popolare in Marocco. Durante i lavori o le organizzazioni presenti hanno firmato l’importante “Dichiarazione di Casablanca” in appoggio alla lotta del popolo marocchino e del popolo palestinese, contro l’interventismo imperialista in Siria, impegnandosi in un lavoro unitario. Di seguito il saluto della CIPOML.


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ottobre 2012

Spagna: in piazza contro il governo Rajoy Il 15 settembre più di mezzo milione di lavoratori hanno manifestato a Madrid contro la politica del governo reazionario di Rajoy. I lavoratori hanno espresso con una sola voce il loro rifiuto dei tagli alle spese sociali e denunciato il carattere conservatore e neoconfessionale di un governo la cui legittimità fa acqua da tutte le parti. Il 25 settembre Madrid è stata invasa da giovani che hanno assediato il Parlamento chiedendone lo sciogimento, le dimissioni del governo, lo scioglimento del Parlamento e una assemblea costituente eletta col sistema proporzionale puro. Pubblichiamo qui a fianco un volantino diffuso dai compagni del nostro partito fratello, il PCE(m-l).

Conferenza Internazionale di Partiti e Organizzazioni Marxisti-Leninisti w ww.c ip o ml.in f o

IL GOVERNO DI RAJOY È ILLEGITTIMO: CHE SE NE VADA! Che se ne vada con tutta la caterva di personaggi bugiardi e reazionari, come Saenz di Sta. María, Cospedal, Gallardon, Wert, Amareni, etc., etc. che stanno facendo sprofondare nella miseria il paese. La crisi colpisce sempre di più, ma non coloro che l'hanno prodotta, bensì quelli che la soffrono, i lavoratori, i giovani, le donne, gli strati popolari. Stanno demolendo le conquiste della classe operaia, del popolo, ottenute con la lotta e la tenacia. Rajoy ed i suoi ministri non hanno realizzato una sola delle promesse fatte durante la campagna elettorale. Hanno mentito deliberatamente sapendo che non potevano rispettarle. È un governo illegittimo, un governo che bisogna cacciare se non se ne va via di sua iniziativa. I "tagli" e le altre misure prese dal governo per uscire dalla crisi (così dicono), liquidano la sanità e la scuola pubblica, riducono gli stipendi, facilitano i licenziamenti per accontentare i padroni; “al momento" Rajoy non pensa di tagliare le pensioni…il che vuole dire che lo farà. Gli attacchi contro i lavoratori, e lo Statuto dei lavoratori, si estendono ai sindacati. Il governo è cosciente dell'importanza che hanno, nonostante i loro vertici lasciano molto a desiderare. Colpisce miserabilmente gli immigrati, con o senza documenti, come se fossero loro e non i banchieri e i finanzieri, i responsabili della crisi. L'Unione Europea dimostra che non è l’Unione dei popoli, ma una costruzione imperialista, capeggiata dalla Germania. Non è

una caso che in Spagna crescono i movimenti neonazisti coi loro proclami xenofobi, razzisti, amplificati dal PP nei comuni e nelle zone sotto il suo controllo. Viviamo tempi gravi, di lotta. O la portiamo avanti noi, o la portano avanti loro (è quello che già fanno, contro il popolo) cioè, contro di noi. Le cose sono chiare. In questa situazione, reagiamo e prendiamo provvedimenti, oppure ci spaventiamo come pecore? Non è una battuta, è la cruda realtà. L'unità popolare, l'unità delle forze e dei partiti di sinistra, è una necessità che tutti sentono. Ma dev’essere un'unità su basi e punti concreti, non un’unità a chiacchiere, senza applicazione pratica o con obiettivi che non cambiano nulla nell’essenziale. Dobbiamo essere coscienti che non è possibile farla finita con questa situazione, né articolare una politica favorevole agli interessi popolari, senza rompere con il quadro giuridico ed istituzionale della Costituzione del 1978; è necessario abbattere la monarchia erede del franchismo. È ora che la sinistra si assuma le sue

responsabilità. Bisogna superare le posizioni difensive, il logoramento e la dispersione e passare all'offensiva; bisogna costruire un'unità popolare, un fronte, contro il blocco oligarchico ed i suoi partiti sempre più sottomessi agli imperialisti e ai gruppi finanziari internazionali che impongono i loro diktat ai "nostri" governanti. Dobbiamo sviluppare una campagna per esigere la dimissione del Governo ed eliminare la monarchia che non vogliamo né col festaiolo Juan Carlos, né con Felipe, né con Leonor. Fuori i Borboni dalla Spagna! In conclusione, si tratta di farla finita con questo regime, con questo sistema. Davanti alla disgregazione e al discredito del governo, è peraltro possibile la convocazione delle elezioni. La sinistra, e le sue organizzazioni, dovrebbero organizzare un blocco popolare, con queste rivendicazioni ed un programma economico, popolare e repubblicano. PER LA TERZA REPUBBLICA, VIVA L'UNITÀ POPOLARE! Partito Comunista di Spagna (marxista-leninista)

Cresce in Europa il rifiuto di massa dell’austerità In molti paesi dell’UE si succedono le manifestazioni e gli scioperi dei lavoratori. In quest’ultimo mese in Spagna, in Portogallo, di nuovo in Grecia e poi in Francia, le piazze si sono gonfiate di malcontento e di protesta contro i licenziamenti, i tagli, la politica di austerità. il Fiscal Compact e la troika. I movimenti di sciopero spontanei si sommano a movimenti di più grande ampiezza, a manifestazioni nazionali e scioperi generali, che mobilitano milioni di lavoratori, di giovani, di uomini e donne degli strati popolari. In particolare i giovani operai apportano il loro dinamismo e la

loro combattività, facendo vacillare le pratiche e le politiche riformiste di conciliazione e di collaborazione di classe. L’aspirazione all’unità è fortemente sentita e si traduce in nella creazione di piattaforme che raccolgono partiti, organismi sindacali, associazioni, movimenti, etc. Un aspetto particolarmente importante di queste mobilitazioni sta nel fatto che i lavoratori sempre più spesso esprimono solidarietà con le lotte dei lavoratori e dei popoli degli altri paesi. Allo stesso tempo, nei settori più avanzati, si sviluppa la presa di coscienza della necessità di

un’alternativa politica globale, che rompa con le politiche neoliberiste e social-liberiste, le politiche attuali dell’oligarchia. I partiti e le organizzazioni marxisti-leninisti partecipano attivamente alla costruzione di queste lotte di massa, vi contribuiscono con le loro proposte politiche e le rivendicazioni che riflettono le esigenze immediate delle masse sfruttate e oppresse. Questa politica di fronte è una necessità urgente e immediata, giacchè bisogna costruire l’unità politica della classe operaia e attorno ad essa l’unione di tutti gli strati vittime delle politiche dell’oligarchia, per opporci alla

politica con cui l’oligarchia finanziaria vuole farci pagare la sua crisi. In questa politica di fronte, i partiti e organizzazioni marxistileninisti non nascondono mai la loro bandiera. Continuano la loro lotta contro il sistema dell’imperialismo e le sue politiche di dominazione, di sfruttamento dei popoli e di guerra per il controllo delle materie prime. Si battono per una trasformazione rivoluzionaria della società e portano avanti la lotta per l’unità politica, per l’unità d’azione, per l’unità alla base e a tutti i livelli, contro le posizioni opportuniste, di conciliazione di classe.

Scintilla. ottobre 2012  

Organo di Piattaforma Comunista

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