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PROLETARI DI TUTTI I PAESI, UNITEVI!

Scintilla Organo di espressione di Piattaforma Comunista teoriaeprassi@yahoo.it

Atene, Piazza Syntagma, 12 febbraio. Circa centomila lavoratori greci manifestano contro il governo reazionario e corrotto di Papademos, servo dell'oligarchia finanziaria e succube della UE, della BCE, del Fondo Monetario Internazionale (la «troika» odiata dal popolo greco). In mezzo alle cariche della polizia in tenuta antisommossa, in un'atmosfera resa irrespirabile dal continuo lancio di lacrimogeni da parte degli agenti, a cui la gente grida «maiali, assassini» per i pestaggi a cui si abbandonano in modo indiscriminato, un manifestante ha espresso con queste parole il sentimento unanime dei lavoratori che stavano mettendo sotto assedio il Parlamento: «Io non posso starmene a casa a vedere la tv, ho troppa rabbia dentro, voglio stare qui, voglio che il governo capisca che deve andare a casa e che i greci non lo vogliono più, così come non vogliamo l'Europa. Noi vogliamo ricominciare da soli. E ce la faremo». Coraggio, passione, ed estrema chiarezza di idee nelle parole di quel manifestante. Valgono anche per l'Italia, per noi rivoluzionari e comunisti italiani. I nostri nemici di classe lanciano ogni giorno la loro parola d'ordine «Non c'è alternativa» per cercare di addormentare la volontà di lotta degli sfruttati e degli oppressi del nostro paese. E' compito di noi comunisti, di tutti i comunisti, spiegare e dimostrare che c'è un'alternativa, che si può vivere, lavorare e produrre fuori dalla moneta unica europea, fuori dalla Unione Europea imperialista. Un governo di Fronte unico o di Fronte popolare rivoluzionario - che noi propugniamo - può realizzare questo obbiettivo, se sostenuto dalla volontà rivoluzionaria della parte più avanzata del proletariato e delle masse lavoratrici. E aprire così la strada a un'avanzata verso il socialismo. Impariamo dalla Grecia! Lottiamo per rompere le catene delle istituzioni che ci inchiodano alla volontà del capitalismo monopolistico e dell'oligarchia finanziaria! Potremo, allora, anche in Italia, «ricominciare» sulla base dell’abolizione dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo, di una vera libertà e indipendenza nazionale. «E ce la faremo».

www.piattaformacomunista.com

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1 euro

Il governo Monti non è un tabù

Licenziamolo per giusta causa!


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marzo 2012

Lotta e unità contro il fascismo aziendale! In Fiat si sta annullando un secolo di conquiste dei lavoratori con l’avallo del governo “tecnico”, la complicità dei sindacalisti zerbino e lo scandaloso silenzio di tutti i sedicenti partiti democratici. Il despota Marchionne ha cancellato tutti i contratti e le RSU, estromesso i sindacati che si oppongono alle intesa-truffa. Le agibilità sindacali sono soppresse, niente più

assemblee, bacheche, sala sindacale, permessi. grazie all’applicazione dell’art. 8 della Finanziaria di Berlusconi, mantenuto da Monti. Ritmi massacranti, pause abolite. Fioccano multe per i motivi più assurdi. Si nega agli operai il diritto di votare sugli accordi che li riguardano. A Pomigliano, laboratorio del nuovo fascismo aziendale, sono stati richiamati 1750 operai. Nessuno di loro è iscritto alla

Fiom, il sindacato più rappresentativo. Marchionne punisce così chi ha detto No! ai suoi piani. L’olio di ricino oggi si chiama umiliazione, disoccupazione e miseria per gli operai e le loro famiglie. E’ peggio degli anni ’50 dello scorso secolo. Si liquida la contrattazione, si distrugge l’idea di sindacato generale e confederale, si impone il corporativismo. Per Fiat i rappresentanti degli operai devono essere i capi, i quadri, gli sbirri del monopolio capitalista. In fabbrica deve esistere solo l’arbitrio, il ricatto e l’unilateralismo padronale. La famiglia Agnelli approfitta della crisi per imporre un sistema di soprusi volto ad

intensificare lo sfruttamento della classe operaia, a privarla della sua organizzazione indipendente. In queste condizioni, nonostante i ricatti, i settori più risoluti e combattivi della classe operaia resistono, non si piegano. L’intera borghesia cerca di isolarli. Non dobbiamo permetterlo! La battaglia della Fiat è una battaglia generale di classe. La questione è politica e si chiama fronte unico dei proletari che vogliono lottare contro un sistema che ci vuole annientare, indipendentemente dalle diverse opinioni politiche. Dalla nostra unità e combattività dipende la capacità di sconfiggere i piani reazionari del grande capitale.

8 marzo, una data per l’emancipazione delle donne oppresse Il processo Eternit, il “più importante nel mondo e nella storia in materia di sicurezza del lavoro”, si è concluso con una condanna a 16 anni di carcere per i proprietari dell’impresa, il miliardario svizzero Schmidheiny e il barone belga De Cartier. Durante il processo è stato dimostrato che i proprietari della multinazionale erano consapevoli della pericolosità dell’amianto, ma continuarono a produrlo per ricavarne lauti profitti, omettendo di far usare agli operai le adeguate protezioni. Una strage pianificata e coperta per lunghi anni da una vasta rete di complicità politiche e istituzionali. Noi comunisti riconosciamo l’importanza del processo e del verdetto e condividiamo la parziale soddisfazione dei parenti delle vittime, degli ammalati, delle associazioni, che ora devono essere risarciti. Il processo non si sarebbe mai svolto senza la mobilitazione, le denunce, le battaglie condotte per anni in primo luogo dagli operai che hanno rifiutato le

elemosine offerte dai criminali proprietari degli stabilimenti. Si tratta di una sentenza importante, che aiuta il prosieguo della lotta per la salute e la sicurezza sui posti di lavoro, ma che non deve farci dimenticare la questione essenziale: la tragedia dell’Eternit, con migliaia di famiglie proletarie massacrate dalla logica del profitto a tutti i costi, dimostra che il capitalismo è un sistema morente e criminale, che non esita a sacrificare la vita e la salute dei lavoratori e delle popolazioni, a devastare la natura. Non saranno i giudici a risolvere il problema della sicurezza e della salute degli operai. Sarà la classe operaia stessa a farlo, organizzandosi e lottando per abbattere il capitalismo. Non sarà la democrazia borghese ad impedire ai padroni di nuocere e di sfruttare. Per ottenere una vera giustizia, per la tutela dei lavoratori, ci vuole la dittatura del proletariato. Questo è il nodo da sciogliere.

La violenza contro le donne è una delle forme e dei meccanismi dello sfruttamento capitalista. Si manifesta negli ambiti pubblici e nella famiglia. Si esprime sotto forma di violenza economica, sociale, politica, psicologica e sessuale. Si sostenta nelle differenti forme di oppressione e discriminazione sopportate come lavoratrici (salario, inquadramenti, licenziamenti etc.) e nel doppio carico di lavoro effetto del processo storico e sociale di dominazione, imposta da quando la società si divise in classi. Le donne delle classi sfruttate e oppresse hanno tutte le ragioni per trasformarsi in una forza vitale per il trionfo della rivoluzione ed il socialismo in Italia e nel mondo. La realtà di questo processo non è mai stata facile: nella mentalità tradizionale il partito e il sindacato erano cose per uomini. Il peso delle abitudini,

delle religioni e delle norme vigenti nella società generava un ambiente sfavorevole affinché le donne potessero partecipare alla lotta politica rivoluzionaria. Con l’azione delle donne comuniste e progressiste però molte cose sono cambiate. Le donne oggi lasciano un’impronta indelebile nel movimento operaio e comunista con le loro proposte, la loro azione, il loro pensiero, la loro capacità di organizzatrici. La necessità di aggregare le donne nel movimento rivoluzionario, di motivare la loro partecipazione politica per l'emancipazione di tutta l'umanità è oggi più acuta che mai. La trasformazione sociale potrà essere conquistata solo con la partecipazione attiva delle donne alla lotta contro il dominio capitalista. per una nuova società senza sfruttamento e oppressione di genere. L’8 marzo è una tappa di questo processo!


marzo 2012

Siamo a un passaggio cruciale. L’aggressione compiuta ai danni degli operai FIAT mira a fare carta straccia del CCNL e dei diritti, a cancellare la presenza in fabbrica del sindacalismo conflittuale. Essa trova il sostegno di ampi settori di industriali, dei gruppi dirigenti borghesi e dei vertici sindacali collaborazionisti che si sforzano di gettare sui lavoratori tutte le conseguenze della crisi e perciò vogliono estendere il “modello Fiat”. Il governo “tecnico” fa suo questo disegno politico reazionario e dopo la manovra sulle pensioni e le liberalizzazioni si appresta ad andare avanti come un carro armato sulle modifiche all’art. 18 e sulla CIGS, per continuare, con l’aiuto del PD, l’opera di Berlusconi. Marchionne e Monti sono due facce della stessa politica. Il loro obiettivo comune sta nel far uscire i capitalisti dalla crisi a spese degli operai, estorcendo maggiore plusvalore, liquidandone i diritti, facilitando i licenziamenti nel contesto della recessione economica, impedendo la loro organizzazione indipendente. In questa situazione, si sviluppa e si radicalizza anche in Italia la lotta di classe. Lo sciopero generale del 9 marzo proclamato dalla FIOM ne è un passaggio importante e dimostra che gli operai sono alla testa del movimento di resistenza all’offensiva capitalista. Per difendere le conquiste e i diritti acquisiti in decenni di lotta, per risalire la china, è necessario che le sezioni più combattive della classe operaia abbiano l’appoggio attivo della maggioranza dei lavoratori sfruttati che subiscono un sistematico peggioramento delle condizioni di lavoro e di vita. Dobbiamo dunque fare della giornata di lotta del 9 marzo un’espressione concreta del fronte unico di lotta imperniato sulla difesa intransigente dei nostri interessi, contro l’oligarchia finanziaria e le sue istituzioni (BCE, FMI, UE),

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contro il suo governo “tecnico” antioperaio e antidemocratico. E’ necessario promuovere ed organizzare la partecipazione combattiva e unitaria delle altre categorie e dei territori sottoposti al medesimo attacco, delle RSU, dei disoccupati, degli studenti, di tutte le realtà sindacali, sociali, politiche di classe che si rifiutano di pagare la crisi e i debiti della borghesia.

No a qualsiasi modifica dell’art. 18! Nessuno scambio, basta cedimenti! Difendiamo con la lotta l’occupazione, il CCNL, i diritti in fabbrica! Assunzione dei precari! Cancellare l’art. 8! Reintrodurre le pensioni di anzianità! Via il governo del capitale finanziario! Partecipiamo in massa allo sciopero e alla manifestazione a Roma! All’offensiva capitalista dobbiamo rispondere con l’unità d’azione dal basso. In tal senso è fondamentale rafforzare il sindacato come organizzazione di classe,

democratica e di lotta, ma anche eleggere in assemblea comitati unitari di sciopero, di agitazione, etc., per raccogliere vaste masse operaie su piattaforme di lotta a carattere economico e politico. Le nostre sacrosante rivendicazioni (blocco dei licenziamenti, contratto e aumenti salariali, nessuna modifica all’art. 18, abolizione del precariato, etc.) potranno essere ottenute se l’intero proletariato scenderà in lotta, con una vasta, dura e prolungata mobilitazione per respingere l’aggressione padronale e i diktat dell’UE, facendo saltare i tavoli delle controriforme e il governo che le pretende. Attorno alla classe operaia deve coagularsi il più ampio blocco di settori e strati popolari, che subiscono l’offensiva del grande capitale e si scontrano con i piani governativi. Lavoriamo dunque per l’unità politica del movimento sindacale e popolare, per la preparazione unitaria e la generalizzazione dello sciopero del 9 marzo, per una grande manifestazione, che apra un nuovo ciclo di lotte, volto a realizzare migliori rapporti di forza per la classe operaia.

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Critichiamo e denunciamo chi a partire dai vertici CGIL che coprono le spalle a Monti e al PD - non vuole estendere lo sciopero del 9 marzo e divide il movimento operaio e sindacale. I comunisti chiamano alla mobilitazione unitaria ed energica del proletariato. In Italia, come in tutto il mondo, è ora di realizzare il fronte unico per sconfiggere i padroni e licenziare i governi controllati dalle banche, i regimi corrotti e antidemocratici al servizio dei monopoli capitalisti. Per cambiare la situazione. abbiamo bisogno di unità e di legare indissolubilmente la lotta politica alla lotta economica in un unica lotta di classe del proletariato. Per questo, mentre difendiamo con tutti i mezzi le nostre conquiste e rivendicazioni diciamo che la situazione diverrà più grave sino a che non riusciremo a raccogliere le forze per rispondere all’attacco e aprire con la lotta politica una via di uscita rivoluzionaria dalla crisi di un sistema morente. Operai, un nuovo e diverso modello di sviluppo, sarà posssibile solo seppellendo il capitalismo e socializzando i mezzi di produzione!


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marzo 2012

Il Professore a ripetizione da Obama

Il recente viaggio di Monti negli Stati Uniti va interpretato soprattutto alla luce degli interessi globali dell’imperialismo capeggiato da Obama: 1) Riposizionare l’Italia come pedina essenziale per influire a proprio vantaggio negli affari europei, incanalando le sue risorse economiche, politiche e militari a sostegno della “leadership” statunitense. 2) Appoggiare l’autoritaria direzione politicoeconomica del governo Monti – il tecnocrate della Trilateral e di Goldman

Sachs insediato da Napolitano (il “comunista” preferito da Kissinger) - per scongiurare il collasso finanziario italiano e dunque quello dell’euro che, a causa dei legami economici esistenti, determinerebbe il prolungarsi della recessione negli USA e pregiudicherebbe la rielezione di Obama. 3) Far leva in questa fase sul fattore “crescita economica” per contrastare la politica della Merkel, basata sull’austerità; in tal modo si indebolisce l’egemonia tedesca nell’UE.

4) Favorire una politica di tassi bassi e di immissione di liquidità nel sistema da parte della BCE di Draghi; ciò comporta l’apprezzamento dell’euro e difficoltà per l’export tedesco, a tutto vantaggio dell’economia USA. 5) Incoraggiare una partecipazione attiva e accresciuta alla politica di guerra portata avanti dall’imperialismo USA, sia in Afghanistan e in Libia, sia nelle aggressioni che si stanno preparando (Siria e Iran) nelle quali l’Italia avrà un ruolo cruciale in quanto retrovia, arsenale e base geostrategica fondamentale per la NATO. Lo schieramento italiano a fianco degli USA, a supporto dei loro obiettivi strategici, serve a mantenere l’UE imperialista debole e incapace di contrastare le mosse del Pentagono. Questi obiettivi, fra loro complementari, spiegano l’enfasi posta sulle relazioni bilaterali e l’interesse di Obama alla funzione assegnata ad un ”tecnico”,

che può muoversi senza condizionamenti elettorali. Da parte sua, Monti premier ha cercato di convincere Soros e gli altri vandali di Wall Street ad acquistare Titoli di stato italiani, ben remunerati grazie ai sacrifici dei lavoratori. Ha inoltre incassato l’appoggio di Washington per accelerare nell’offensiva antioperaia (art. 18) e nelle controriforme sul modello neoliberista americano, di cui Marchionne, a.d della Fiat-Chrysler, è il battistrada. L’atlantismo di Monti e il suo allineamento ai disegni USA vanno contro gli interessi della classe operaia e delle masse lavoratrici. Perciò deve essere sviluppata la più ampia e decisa opposizione contro questa politica reazionaria e guerrafondaia. Ai comunisti il compito di costituire la parte più avanzata e risoluta del fronte di lotta, capace di rappresentare gli interessi complessivi e l’avvenire del proletariato.

Napolitano e il “dogma della sovranità nazionale” Se in Italia c’è un fervente e coerente sostenitore del “superamento del dogma e del limite delle sovranità nazionali”, ebbene costui è “Re Giorgio” Napolitano (vedi la lettera a Reset del dicembre scorso). Questo apparente paradosso il Capo dello Stato che si esprime contro uno degli elementi costitutivi dello Stato - trova una precisa spiegazione. Tali idee e posizioni politiche sono il riflesso del fatto che i monopoli capitalistici, dominanti nei paesi imperialisti, soffrono sempre di più gli istituti giuridici e i poteri che limitano o condizionano la loro attività. Per competere con i loro rivali hanno bisogno di un mercato globale, di fonti e materie prime su scala mondiale, di una sfera mondiale in cui investire i loro capitali senza essere disturbati e limitati da “anacronistici vincoli”.

Grazie al loro predominio e alla loro influenza negli affari politico-istituzionali, gli interessi monopolistici si trovano oggi nella condizione di poter pienamente utilizzare non solo il loro tradizionale “comitato di affari” (il governo), ma anche quelle alte cariche dello Stato borghese che appoggiano la loro esigenza di infrangere i residui ostacoli formali (la sovranità e il suo aspetto esterno, l’indipendenza nazionale), di agire con piena ed assoluta libertà all’interno, di aggredire impunemente altri paesi in nome delle “limitazioni di sovranità necessarie” decise dagli USA, dalla NATO o dall’ONU. I fautori del governo sopranazionale (sia esso europeo o mondiale) come Napolitano non fanno altro che sventolare il vessillo posto nelle loro mani dai monopoli e dalle potenze imperialiste in

cerca della supremazia mondiale. E’ in conformità ai alle loro direttive che gli ideologi e i rappresentanti dell’imperialismo si sforzano di screditare l’idea della sovranità, dell’indipendenza e della libertà nazionale, di denigrare il comunismo, camuffando sotto la maschera di idee pseudoprogressiste gli interessi del capitale finanziario. Questo hanno ben capito e hanno voluto denunciare, tra gli altri, i lavoratori sardi che hanno contestato la visita di Napolitano. Assieme alle proteste va fatta crescere la consapevolezza che c’è un solo modo per uscire da questa situazione: dovrà essere la rivoluzione proletaria a spezzare la dipendenza economica e politica che lega il nostro paese ai monopoli finanziari. Solo così si farà per la prima volta dell’Italia uno stato realmente libero e

indipendente, si favorirà il progresso economico e sociale, tecnologico, delle scienze e della cultura, eliminando ogni ingerenza esterna negli affari interni. Una volta liquidato il regime di sfruttamento, seppellita l’oppressione nazionale e neocoloniale, sarà possibile una pacifica e amichevole cooperazione tra i popoli e nuove forme di unione tra repubbliche socialiste.

Sabato 31 marzo, MIlano: “Occupiamo Piazza Affari”. Manifestazione per non pagare il debito della borghesia e contro la follia del pareggio di bilancio nella Costituzione. Vogliamo decidere!


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Punti di vista sull’unità dei comunisti E’ giunta in redazione una “Lettera aperta ai compagni e alle compagne della Sinistra Comunista Italiana”, inviata da un compagno operaio, che propone l’unità ad una serie di partiti e organizzazioni di diverse tendenze per costruire “un unico e grande PCdI (m-l)”. Rispondiamo perché, sia pure in maniera ingenua e con una superficiale conoscenza del movimento comunista del nostro paese, la lettera esprime un’esigenza reale e uno stato d’animo diffuso fra tanti onesti compagni proletari. Le ragioni che spingono per l’unità dei comunisti sono evidenti. La crisi mondiale del capitalismo, l’offensiva reazionaria della borghesia contro la classe operaia e i popoli oppressi, l’intensificazione della lotta di classe in numerosi paesi rendono l’unità una necessità, più che un’opzione. Ma quali concezioni esistono al riguardo, come ci si può arrivare? A ben vedere esistono due punti di vista sull'unità e sul modo per raggiungerla. Il primo è quello di prendere in considerazione determinati “partiti”, organizzazioni e singoli compagni per il semplice fatto che si dichiarano comunisti. Come dice l’autore della lettera aperta: “a cosa serve avere tante bandiere diverse, se la nostra radice (la falce e il martello) è sempre la stessa?”. Si tratta di un opinione che si

arresta alla forma (anche Krusciov e Togliatti sventolavano la bandiera rossa), senza guardare all’effettiva sostanza teorica, programmatica e politica dei partiti e delle organizzazioni, al loro effettivo carattere di classe, al contenuto del loro lavoro, al loro atteggiamento verso il revisionismo ed il riformismo, all’influenza che subicono da parte della borghesia e della piccolo-borghese. Chi adotta questa concezione mette in primo piano l'unificazione purchessia di determinati “partiti”, organizzazioni e singoli compagni che si definiscono comunisti. Pertanto, inevitabilmente l'unità ideologica, l'unità delle concezioni sulla organizzazione e la linea politica del Partito, sulla sua strategia e tattica, finirà in secondo piano. Un esempio di questa concezione è contenuto proprio nella “lettera aperta” quando si afferma che il Partito deve essere costruito “al di la delle strategie di attacco, e dall'impronta maoista, leninista, hoxhaista”. Chi sostiene, sia pure in buona fede, questa posizione tipica dell’eclettismo, deve necessariamente far passare sotto silenzio i disaccordi, i contrasti, le diverse posizioni ideo-politiche, le questioni più spinose, senza ricercarne le cause e la loro origine di classe, senza valutarne la portata e le

inevitabili conseguenze. L' essenziale di tale punto di vista è trovarsi tutti “attorno ad un tavolo, mettere da parte ognuno le proprie bandiere” per fare in quattro e quattr’otto il Partito. Ma come sbrogliare la matassa se queste forze non sono d' accordo sulla linea generale o su qualsiasi altra questione di principio, su problemi cruciali (quali le caratteristiche del Partito, la sua ideologia, la sua organizzazione, la strategia, il programma)? La risposta è scontata: bisogna scendere a patti, accettando tesi e posizioni revisioniste in cambio di qualche scampolo di marxismo-leninismo, realizzando una sommatoria di linee e visioni opposte su problemi cruciali. Seguendo tale logica “negoziale” si seppelliscono i contrasti di fondo, si compongono i conflitti, si neutralizzano le tendenze avverse e si realizzano accozzaglie discordi. Il metodo dialettico e l'esperienza ci hanno resi abbastanza accorti per evitare simili precipitosi ed immaturi parti che provocano solo delusioni e danni ulteriori, finendo per allontanare, più che avvicinare, il Partito. Quale unità strategica e tattica vi può infatti essere fra i marxistileninisti e vecchie e nuove forze deviate dall’influenza dell’opportunismo, che predicano terze e superiori tappe, strategie “universali”, clandestinità a prescindere, analisi della crisi campate per aria? Quale unità con chi pratica

il settarismo nel movimento operaio e rifiuta il lavoro nelle organizzazioni di massa? E con chi ieri difendeva il revisionismo sovietico e oggi appoggia il “socialismo” in salsa cinese o coreana? E con chi vede al posto delle rivolte popolari solo manovre ed infiltrati, con chi fa del cretinismo elettorale oppure dell’astensionismo di principio la propria ragion d’essere? Qui non si tratta di mettere da parte “il proprio inutile orgoglio”, si tratta invece di diverse concezioni e posizioni esistenti nel movimento comunista ed operaio, si tratta della lotta contro le deviazioni revisioniste che portano alla sconfitta il proletariato. Sia ben chiaro: qui non stiamo parlando dell’unità di azione degli operai di diverse tendenze, dell’unità tattica sulle questioni della lotta anticapitalista, antifascista, antimperialista, che sosteniamo con forza e pratichiamo. Parliamo dell’unità strategica dei comunisti, che è cosa ben differente e si può raggiungere solo nella chiarezza e nella fermezza sui principi. Senza di essi si può forse avere l’illusione ottica dell’unità, ma in realtà si ostacola l'avvicinamento, l'aggregazione, la fusione teorica e pratica delle diverse realtà in un’unica organizzazione comunista. A fianco di questa concezione semplicistica e schematica dell'unità dei comunisti, ne esiste un’altra, quella leninista. Secondo tale concezione numerose cause, profonde e oggettive, producono segue a pag. 6


6 continua da pag. 5 costantemente nel movimento comunista ed operaio mutamenti che creano le basi dell’unità, generano la sua piattaforma ideologica ed organizzativa, talvolta nonostante e contro determinati “partiti”, organizzazioni e singoli compagni, ed anche senza che questi ne siano pienamente consapevoli. Queste condizioni oggettive si rafforzano nelle condizioni della crisi profonda del sistema capitalista, che determina mutamenti nel carattere del movimento operaio, nella sua composizione, nel tipo degli elementi di avanguardia che emergono dalle sue lotte, nei compiti politici ed ideologici dei comunisti. Adottando questo punto di vista ne deriva che l'unificazione non si effettua necessariamente ed obbligatoriamente con determinate organizzazioni, gruppi e singoli compagni, ma indipendentemente da essi. Non si sviluppa ponendo sullo stesso piano determinate tendenze e determinati organismi che non sono affatto uguali avendo caratteristiche differenti, contenuti politici ed ideologici diversi. L’organizzazione politica del proletariato non si forma in una notte sola, facendo un collage di "requisiti" e di realtà nominalmente simili; non è un sistema di gruppi tenuti assieme dal collante dell'eclettismo. Al contrario, si costruisce selezionando o assoggettando politicamente “partiti”, organizzazioni, singoli compagni che non si rendono conto (o non vogliono rendersi conto) delle esigenze poste dalla lotta di classe; provocando mutamenti, spostamenti, schieramenti all' interno delle

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vecchie tendenze e frazioni, gruppi e sottogruppi; promuovendo e facendo partecipare al lavoro comune elementi proletari che non appartengano all'ambito di questa o quella organizzazione; sostenendo l'unione con i giovani rivoluzionari, con gli intellettuali che rompono con l' ideologia borghese e accettano di militare in maniera disciplinata. Da questo punto di vista il processo di unificazione dei comunisti e di formazione del Partito è inseparabile dai suoi fondamenti ideologici, politici, programmatici ed organizzativi, dalle indispensabili condizioni e discriminanti (vedi la costituzione del PCd’I nel 1921). Esso è dunque strettamente connesso alla lotta contro le deviazioni, le degenerazioni, le deformazioni del marxismoleninismo, come il maoismo, il trotskismo e altre correnti che sono manifestazioni dell' influenza borghese e piccoloborghese sul proletariato. Senza dubbio più si approfondisce la crisi, più si acutizza la necessità di definire le distanza teorica e pratica con la socialdemocrazia, il riformismo, il revisionismo, che da parte loro aumentano l’aggressività verso le posizioni marxiste-leniniste. Ma per capire ciò occorre

anzitutto conoscere il marxismoleninismo, apprendere i suoi concetti e categorie scientifiche, senza confonderlo con posizioni ad esso estranee. Se si accetta dunque il secondo punto di vista, se si tiene in conto il pericolo di determinate concezioni, posizioni politiche e strategiche non leniniste, del danno irreparabile che rappresentano per il proletariato le deviazioni revisioniste e piccolo-borghesi, ebbene l' unificazione potrà venire più lentamente, con difficoltà supplementari, con esitazioni e con ricadute, ma non potrà che progredire in quanto poggerà sempre su solide basi, essendo forgiata sui saldi principi del marxismo-leninismo e dell'internazionalismo proletario, corroborata dalla teoria e dalla prassi comune, esercitando la critica e l’autocritica in modo aperto, franco e leale. L'unità viene allora a configurarsi come l'obiettivo e l'oggetto di una lotta accanita fra l' ideologia proletaria e tutte le altre tendenze, e non come il frutto dell’eclettismo e del conciliatorismo. Ciò non significa arroccarsi a difesa delle debolezze esistenti o rimandare la questione della preparazione del Partito alle calende greche. Pensiamo infatti che alcune realtà e singoli compagni che accettano i principi essenziali del marxismo-leninismo e sono politicamente più omogenei debbano da subito superare le artificiose divisioni, lavorare uniti sul piano teorico-pratico, dando vita ad un’organizzazione preparatoria del Partito. Se ciò ancora non avviene è perché c’è chi nicchia e chi ha scelto di rimanere in finestra. Concludendo. E’ estremamente

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importante comprendere le differenze tra i due opposti punti di vista sull' unità dei comunisti, in quanto essi a volte si intrecciano e si confondono nella disperata ricerca di una soluzione alla “questione partito” nel nostro paese. Nella situazione odierna non bisogna lasciarsi prendere dalla stanchezza, dalla delusione o dall’incazzatura, come fa l’autore della lettera aperta. Siamo in grave ritardo rispetto la situazione perché scontiamo decenni di egemonia riformista e socialdemocratica, perché in Italia esisteva il più grande partito revisionista dell’Occidente. Ciò è la causa principale dell’attuale frammentazione. Proprio per questo va capito che il partito non si fa per rabbia o per amore. Si fa su basi solide, rompendo completamente con l’opportunismo, accumulando forze, seguendo un piano. Dobbiamo dunque mantenere la testa fredda e nervi saldi, avendo fiducia nella classe operaia e nella sua riorganizzazione su nuove basi, che procede nei conflitti di classe di questo periodo storico. Al suo interno l’esigenza storica del Partito si porrà in modo più acuto, trovando soluzione attraverso la fusione dei migliori elementi del proletariato con i marxisti-leninisti. Il rafforzamento di Piattaforma Comunista è parte integrante, sostanziale e imprescindibile di questo processo, essendo funzionale al suo sviluppo, al suo indirizzo, alla sua qualificazione.

Scintilla organo di Piattaforma Comunista Supplemento a Teoria & Prassi Reg. Trib. CT n. 14/2003 Dir. resp. E. Massimino Redaz: Via di Casal Bruciato 15, Roma Chiuso il 26.2.2012 Stamp. in prop.

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Il programma d’urgenza del PCOT La lotta dei comunisti in Tunisia prosegue nelle nuove condizioni createsi dopo l’abbattimento del regime fascista di Ben Alì. Il governo provvisorio diretto dai liberal-islamisti non ha avviato a soluzione nessuno dei gravi problemi che soffrono le masse popolari. Gli affari delle multinazionali e delle potenze imperialiste vengona garantiti, si moltiplicano le aggressioni agli oppositori. Riprendono però anche gli scioperi e le dimostrazioni. Il processo rivoluzionario non è esaurito. Il programma d’urgenza del Partito Comunista degli operai di Tunisia, è volto a rivendicare misure immediate nella situazione attuale. Lo pubblichiamo, riaffermando la nostra solidarietà col partito fratello e il popolo tunisino che proseguono la lotta per una vera democrazia. ------------------------------------1. Adozione di un salario minimo unico per l'industria e

per l'agricoltura, di 400 dinari. 2. Assegnazione di un sussidio mensile di disoccupazione pari ai due terzi del salario minimo; cure mediche e trasporti gratuiti per i disoccupati. 3. Congelamento - per un minimo di due anni consecutivi - dei prezzi dei prodotti di prima necessità (cereali e derivati, ortaggi, latte, medicinali), e dei prezzi dell'acqua, dell'energia elettrica, del gas e delle comunicazioni. 4. Intervento diretto dello Stato per investimenti in progetti di assunzione a tempo indeterminato, soprattutto nelle regioni arretrate dove esiste il più alto tasso di disoccupazione. 5. Aumento a 100 dinari delle borse di studio per gli studenti universitari e loro generalizzazione; accesso agli alloggi universitari - per un minimo di tre anni - degli studenti provenienti da ambienti popolari. 6. Revisione del Codice del Lavoro e protezione dei

lavoratori contro i licenziamenti abusivi, le forme di lavoro precario e la violazione dei loro diritti professionali e sociali. 7. Protezione delle libertà individuali e pubbliche da ogni violazione statale o di gruppo, in attesa dell'approvazione di una Costituzione che garantisca e tuteli queste libertà. 8. Congelamento per tre anni del rimborso del debito estero e dei suoi interessi, al fine di alleggerire il carico del bilancio dello Stato e finanziare gli investimenti pubblici. 9. Introduzione di un'imposta straordinaria sui grandi patrimoni, recupero delle

imposte evase dalle imprese e dalle società, e limitazione delle importazioni di beni di lusso. 10. Accelerare l'introduzione di una giustizia di transizione, al fine di perseguire gli assassini dei martiri, gli autori di reati economici e i responsabili della violazione dei diritti dell'uomo sotto il vecchio regime. Provvedere senza indugio ai feriti della rivoluzione. 11. Garanzia dell'indipendenza nazionale nei confronti delle ingerenze straniere di ogni provenienza, diretta o indiretta (Qatar), negli affari interni del popolo tunisino e della sua rivoluzione.

I l P a r t i t o C o m u ni s t a d i S p a g n a ( m a r x i s t a - l e n i n i s t a ) s u l l a c o n tr or i f o r m a d e l l a v o r o d el g ov e r no R a j oy Venerdì 10 febbraio, il Consiglio dei Ministri ha approvato una nuova riforma del lavoro in un frangente di recessione

Conferenza Internazionale di Partiti e Organizzazioni Marxisti-Leninisti www.cipoml.org

Sul nostro sito web sono pubblicati i documenti approvati dal XVII plenum

economica e con 5.300.000 disoccupati. Questa riforma è "eccessivamente aggressiva" (De Guindos dixit) per i lavoratori. Facilita e rende ancor meno costoso, di fatto quasi gratis, il licenziamento; ciò causerà maggiore distruzione di posti di lavoro, più disoccupazione e approfondimento della crisi. Ma soprattutto è un attacco diretto contro la linea di difesa dell'organizzazione dei lavoratori, contro i sindacati e l'idea stessa di sindacalismo, per garantire che gli accordi di impresa prevalgano sugli accordi di categoria; si cancella l'ultrattività, si permette al padrone di stracciare gli accordi e di eliminare l'esigenza dell'autorizzazione amministrativa per la cassa integrazione, concedendo alla Confindustria tutte le prerogative nelle relazioni sindacali. Una volta di più si dimostra chi detiene il potere in questo paese:

l'oligarchia imprenditoriale e finanziaria che si serve delle istituzioni e delle risorse del regime per imporre la sua volontà all'immensa maggioranza della società, con tragiche conseguenze sociali. Un regime infettato dalla politica faziosa e dalla corruzione, sempre più screditato agli occhi delle masse popolari, incapace di mantenere le più elementari forme democratiche e con alcune strutture ereditate del franchismo che premiano corrotti e ladri e puniscono chi osa discutere del franchismo e chi lo ha perpetuato. È urgente mettere in moto un processo di mobilitazione, nel quale tutte le organizzazioni di sinistra e le più vaste masse popolari devono essere coinvolte, per fare fronte alle continue aggressioni che stiamo subendo, preparare e fortificare le classi lavoratrici ed accumulare forze per future battaglie.

La mobilitazione e la lotta dei settori popolari, con la classe operaia in testa, è una necessità imperiosa, fino ad abbattere questa casta di speculatori, parassiti e corrotti ed il suo regime che ci asfissia e mette in gioco la nostra stessa esistenza, per un nuovo quadro politico dove poter affrontare i principali problemi che angosciano la nostra società. Questo è l'obiettivo che deve incoraggiare le forze sociali, sindacali e politiche progressiste e di sinistra a lavorare unite, con generosità, se vogliamo migliorare le condizioni lavorative dei lavoratori e le condizioni di vita del nostro popolo. La lotta politica deve passare in primo piano. Abbasso l'oligarchia finanziaria e la sua monarchia! Per la Repubblica democratica popolare e federale! Madrid, 11 febbraio 2012 Segreteria del CC del PCE (m-l)


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Scintilla

marzo 2012

Dichiarazione del Partito del Lavoro d’Iran sulle sanzioni criminali, disumane, guerrafondaie ed illegali Lunedì 23 gennaio 2012, i ministri degli esteri dei paesi dell'UE imperialista hanno deciso a Bruxelles di estendere le sanzioni economiche sull'Iran, ponendo sanzioni sulla Banca Centrale d'Iran e congelando i beni delle persone iraniane in Europa. Al fine di infliggere un danno pesante all'economia iraniana hanno deciso anche un embargo sull'esportazione del petrolio iraniano in Europa. Imporre blocchi economici e provocare la fame in Iran sono atti illegali sul piano internazionale e crimini contro l’umanità. Gli imperialisti vogliono imporre le loro intenzioni malvage, depredatrici e dominatrici sull'Iran e il cosiddetto “asse del male” creando un altro Iraq ed una seconda Striscia di Gaza. Castigando l’Iran, i paesi imperialisti vogliono dare una lezione ai paesi non alleati ed a quelli che non si sottopongono ai loro diktat. Nel passato, gli imperialisti hanno cercato di giustificare i loro crimini approvando decisioni illegali nel Consiglio di Sicurezza dell'ONU. Ora impongono sanzioni contro l'Iran senza alcuna autorizzazione dell’ONU. Le sanzioni economiche sono un complotto di una banda di saccheggiatori internazionali contro uno stato membro dell’ONU e sono contro la stessa carta delle Nazioni Unite. Le sanzioni di Stati Uniti e UE non hanno alcuna base legale sull'arena internazionale. Gli Stati Uniti impongono ai paesi del mondo le decisioni prese nel loro Congresso e fingono che sono state prese dalla comunità internazionale. L'azione illegale e aggressiva contro l’Iran mostra la natura egemonica e dispotica dell'imperialismo USA. Il ministro degli esteri della Russia, S. Lawrow, ha affermato che “le azioni unilaterali sono inutili”, ha aggiunto che non c'era nessuna ragione di adottare decisioni oltre a quella collettiva del Consiglio di Sicurezza dell'ONU. Il ministro degli esteri del governo razzista dell'Israele, D. Ajalon, ha invece affermato in un'intervista che “queste sanzioni economiche hanno ridotto la

minaccia di guerra”. Uscendo della riunione che ha preso decisioni guerrafondaie e minacciose contro l’Iran, la Sig.ra C. Ashton, responsabile delle relazioni internazionali dell’UE, ed il ministro degli esteri della Svezia, Sig. C. Bidlt, hanno affermato che la base del loro lavoro consisteva nel fare appello alla diplomazia e ai negoziati! Le potenze imperialiste chiaramente mentono quando dicono di riconoscere il diritto legale e indisputabile dell'Iran di arricchire l’uranio. Il fatto è che hanno il monopolio della produzione dell’energia nucleare. Il riconoscimento del diritto dell'Iran di produrre energia nucleare significa rompere il monopolio imperialista. In una guerra psicologica ed ingannevole, le maggiori potenze mettono in guardia il mondo sulla bomba nucleare dell’Iran, ma non hanno svelato alcun documento per mostrare l'esistenza di questa bomba. Spudoratamente, il ministro degli esteri tedesco, G. Weserwelle, ha affermato “non possiamo accettare che l’Iran sviluppi armi nucleari” e che “questo non è solamente un problema di sicurezza per la regione, ma disgregherà la sicurezza mondiale” Wow! La non-esistenza della bomba nucleare iraniana disgrega la sicurezza del globo intero, però svariate migliaia di testate esplosive, note o segrete, nelle mani dei guerrafondai americani, britannici, francesi ed israeliani non sono pericolose per la sicurezza mondiale! Ci sono evidentemente bombe atomiche buone e cattive! Gli argomenti forniti dai rappresentanti delle potenze imperialiste sono crudeli, minacciosi e disgustosi. La storia delle sanzioni economiche dimostra che la povera gente dei paesi sui quali le sanzioni sono imposte soffre la maggior parte delle stesse. In Iran, l'inflazione sta crescendo rapidamente, si sente la scarsità di medicinali e attrezzature mediche, sono colpiti particolarmente i pazienti con problemi di cuore, perché le società che producono le attrezzature sono sottoposti alle sanzioni degli USA e non possono esportare i loro

prodotti in Iran. Ma queste non sono preoccupazioni per le potenze imperialiste. Non è importante per il Presidente Obama ed i suoi alleati iraniani se milioni di persone sono macellate nella guerra. Inoltre, le sanzioni economiche sull'Iran danno il pretesto alle autorità della Repubblica Islamica per aumentare la repressione delle forze antimperialiste e democratiche in Iran. Le potenze imperialiste pensano che se le loro sanzioni economiche provocheranno un’estesa carestia in Iran, il popolo si solleverà ed installerà un regime fantoccio filoOccidentale. Questo è un errore di calcolo perché la storia dell'Iran mostra che il popolo iraniano ha sempre rifiutato la sottomissione a qualsiasi forza alleate alle potenze imperialiste straniere. Le masse iraniane non hanno altro sentimento che il disprezzo e l’odio verso i traditori, le spie e coloro che eseguono operazioni terroriste in Iran. In realtà le azioni imperialiste contro l'Iran non sono volte a eliminare la bomba nucleare iraniana. Tale bomba non esiste. L’Iran ha una posizione geopolitica chiave nella regione del Medio Oriente ed è al centro di complesse contraddizioni mondiali. Controllare l’Iran significa controllare una regione strategica con enormi risorse energetiche che gli USA vogliono depredare per decenni. Lo Stretto di Hormuz è una valvola per l’esportazione del petrolio ai quattro angoli del globo. Gli imperialisti USA desiderano avere il controllo su questa valvola del petrolio. La presenza delle forze degli USA nella regione è un pericolo per la sicurezza del mondo e particolarmente una minaccia alla sicurezza del Medio Oriente. La propaganda sulla bomba atomica iraniana, la bomba che non esiste, è la giustificazione per l’aggressione all'Iran e per la dominazione della regione; la capitolazione della Repubblica islamica di fronte alle pretese degli imperialisti non cambierà la propensione degli imperialisti a perseguire i loro obiettivi di dominio. Il Partito del Lavoro d'Iran

(Toufan) ritiene che le sanzioni economiche in atto contro l’Iran sono rivolte contro le masse e sono disumane. Ritiene gli imperialisti, particolarmente gli USA, responsabili della sofferenza e della miseria che queste sanzioni causeranno. Le sanzioni economiche contro l’Iran sono illegali, guerrafondaie ed ingiustificabili. Il nostro Partito condanna fortemente le sanzioni imperialiste, l’embargo e le minacce contro le masse iraniane. Crediamo che chiunque sia progressista e amante dell’umanità, ogni iraniano patriottico deve prendere posizione contro le sanzioni e le minacce guerrafondaie imperialistasioniste, deve segnare una linea per separare i nemici dal popolo. Il regime della Repubblica Islamica dell'Iran è un regime capitalista reazionario e di tipo mafioso. Il regime dell'Iran ha perso tutta la sua legittimità, e la maggioranza delle masse oppresse delle masse iraniane è disgustata dal regime. Il compito di rovesciare questo regime criminale spetta alle masse iraniane. Il cambio di regime per mezzo dell’invasione delle forze imperialiste ha il solo scopo di colonizzare il paese e saccheggiare le sue risorse. Le potenze imperialiste non hanno mai sostenuto e mai sosterranno in qualsiasi parte del mondo le forze democratiche e amanti della libertà. I loro discorsi sulla libertà e i diritti umani non sono altro che cortine fumogene per le loro azioni criminali, e l'Iraq, la Libia, la Jugoslavia, l'Afghanistan, etc. testimoniano ciò. L'ipocrisia è scritta sulle loro fronti. Gennaio 2012 Partito del Lavoro d’Iran (Toufan)

Scintilla, marzo 2012  

Organo di Piattaforma Comunista

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