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L’INFORMAZIONE GRATUITA A POMEZIA E ARDEA

GENNAIO 2013

A POMEZIA UN CENTRO CULTURALE, UNO SPAZIO CONDIVISO

SIAMO APERTI

IN QUESTO NUMERO DE FUSCO SFIDUCIATO. ELEZIONI IN PRIMAVERA? SIGMA TAU, CIGS PER ALTRI 128 PAGINA 6

PAGINE 16-17


COPERTINA

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Gennaio 2013

LA NOSTRA AVVENTURA

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TRASFORMARE UN GIORNALE “DIVERSO” IN UNO SPAZIO ChE PARLA DI CONDIVISIONE, PARTECIPAZIONE E CULTURA di MARTINA PARISI

“La strada è lunga ma ne vedo la fine arriveremo per il ballo e Dio ci apparirà sulle colline coi suoi occhi smeraldi di ramarro. Nun chiagne Maddalena Dio ci guarderà e presto arriveremo a Durango. Stringimi Maddalena 'sto deserto finirà tu potrai ballare o fandango” (F. De Andrè, Avventura a Durango, 1978) el 1978 Fabrizio De Andrè cantava “presto arriveremo a Durango”, luogo utopico e irraggiungibile, oltre il deserto. E’ alla fuga dal deserto verso Durango che abbiamo pensato quando abbiamo deciso di aprire un nuovo spazio a Pomezia, uno spazio tutto nostro da condividere con la città. E allora con il primo numero del 2013 annunciamo, con grande soddisfazione e con un pizzico di emozione, la nascita della nuova sede del giornale Tempi Nuovi e molto di più. Spazio Durango sarà uno spazio aperto per la città, uno di quei luoghi che abbiamo sempre sognato fin dall’adolescenza, uno spazio in cui trovare cultura, formazione, intrattenimento, politica condivisa e partecipata, ma anche semplicemente un posto in cui leggere un libro, incontrare altre persone, bere un bicchiere di vino. Uno spazio, aperto, in cui noi per primi condivideremo, come facciamo da oltre un anno, le nostre idee e il nostro modo di fare giornalismo con chi avrà voglia di passarci a trovare. Questo sarà lo spazio che abbiamo deciso di regalarci e di regalarvi, con il desiderio che diventi un punto di riferimento per le lettrici e i lettori del nostro giornale, per chi ci conosce e per chi imparerà a farlo, per i giovani e i meno giovani, per i bambini e i loro genitori, per gli amici di sempre. Sarà un vero e proprio circolo culturale: cicli di seminari, incontri con scrittori, spettacoli, mostre, letture, serate conviviali. Troverete un calendario aggiornato ogni mese sul nostro giornale e in tempo reale

sul nostro sito www.tempinuovi.info, sulla pagina facebook e su twitter. Parte tutto dalla nostra volontà, dal nostro desiderio di trasformare un giornale “diverso” che circola già da tempo, in uno spazio che parla, come abbiamo fatto fin dall’inizio, di condivisione, partecipazione e cultura. E’ un progetto ambizioso, soprattutto in un territorio difficile come il nostro, ma abbiamo fiducia nei cittadini e in quanti in questi mesi ci hanno sostenuto e hanno creduto in una redazione giovane, innovativa, fantasiosa e, lo ammettiamo, anche un po’ spericolata. Spazio Durango è la nostra nuova scommessa: più di un anno fa abbiamo aperto un giornale tutto nostro, oggi apriamo uno spazio per tutti. L’inaugurazione è prevista per sabato 19 gennaio prossimo, a partire dalle 17.00. Da quel momento Pomezia avrà finalmente un centro culturale e tutti noi uno spazio diverso da quelli che la città già offre. Noi, che spesso abbiamo visto e denunciato solo deserto intorno, a Durango ci siamo arrivati, e non è un’utopia, è realtà.


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REDAZIONE DEL GIORNALE, LUOGO D’INCONTRO E ATTIVITA’ APERTO A TUTTI

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i siamo: mentre state leggendo questo numero di Tempi Nuovi il sogno, che avevamo sin dall’inizio di questa avventura editoriale, è diventato realtà. Creare uno spazio nostro da condividere con il territorio nel quale viviamo e lavoriamo. Nasce così Spazio Durango, che non è solo la sede ufficiale dell’associazione culturale Durango ma qualcosa di più, almeno nelle nostre intenzioni. Spazio Durango sarà in primo luogo la redazione di Tempi Nuovi. Qui ci incontreremo ogni mese per dare forma al nostro periodico e sarà anche un luogo fisico (non più solo virtuale) dove poter incontrare lettori e cittadini per raccogliere segnalazioni e spunti d’inchiesta. Ma Tempi Nuovi, come già si sarà capito, è solo una delle attività che la nostra associazione vuole mettere in campo. Perché questo spazio sarà prima di tutto un luogo d’incontro che mette al centro la cultura. Avvieremo incontri e seminari su temi diversi, corsi aperti a tutti i nostri soci (venite a trovarci e fate anche voi la tessera!) e dibattiti. E poi ancora mostre d’arte e fotografiche, presentazione di libri e tanto altro. Per i soci sarà sempre disponibile il nostro punto wifi gratuito ed una libreria per il “book crossing”. Ogni mese sarà pubblicato sulla nostra rivista, sulla pagina Facebook di Spazio Durango e sul nostro sito internet (www.tempinuovi.info) il programma mensile delle attività promosse dalla nostra associazione. Ce ne saranno davvero per tutti i gusti: dal giornalismo alla genitorialità, passando per i fumetti ed i corsi di lingua inglese ed informatica. Sono solo le prime attività messe in cantiere, ma attendiamo anche voi per raccogliere spunti e argomenti sui quali atTN tivare seminari ed incontri.

LE “FIGU” dei LAVORI

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Gennaio 2013

COME FUNZIONA? CORSI

A SCUOLA DI FUMETTO

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unuéLab è qualcosa di più della classica Scuola che dà nozioni ed educa: è una fucina multidisciplinare che nasce con lo spirito di costruire uno spazio creativo che sia una dimensione di confronto e di crescita aperta a chiunque voglia dar voce alla propria passione, affinarla, imparando l’abc e le tecniche più avanzate di diversi campi grazie allo scambio con addetti ai lavori che sono riusciti a fare del loro talento una professione. I corsi TunuéLab sono partiti nel 2010 e hanno riguardato il fumetto, il manga e l’illustrazione, inoltre sono stati svolti innumerevoli stage con autori italiani e internazionali di primaria importanza come: Yoshiko Watanabe, David Rubìn, Tony Sandoval, Gabriele Dell’Otto, Roberto Recchioni, Emiliano Mammuccari, Annalisa Leoni. Il progetto nasce dalla collaborazione tra lo Spazio Durango e la Tunué - Editori dell’immaginario, casa editrice specializzata in graphic novel di talenti italiani e internazionali e in saggistica dedicata al fumetto, all’animazione, ai videogiochi e ai fenomeni pop contemporanei. TN Iscrizione obbligatoria.


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Gennaio 2013

GLI APPUNTAMENTI

SEMINARI

Scuola di giornalismo

A cura della Redazione di Tempi Nuovi

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on questo seminario la Redazione di Tempi Nuovi vuole offrire a tutti gli aspiranti giornalisti una serie di conoscenze teoriche e pratiche per approcciarsi al mestiere. Le lezioni saranno tenuti da giornalisti della redazione ed esterni e saranno a cadenza settimanale. Ogni lezione sarà di circa 2 ore. Il costo del seminario è di 30 € a persona. Al termine sarà rilasciato un attestato dell'Associazione Culturale Durango, editrice del giornale. Per alcuni dei partecipanti ci sarà la possibilità di avviare una collaborazione con il mensile “Tempi TN Nuovi”. Iscrizione obbligatoria.

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Genitorialità responsabile Possibili vie di crescere (con) i figli.

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'obiettivo del ciclo di seminari è quello di sostenere e riattivare le risorse dei genitori nei loro compiti evolutivi. favorendo una genitorialità responsabile che miri a sviluppare le competenze emotivo-relazionali nel rapporto con i figli. Negli incontri verrà promossa la partecipazione di ognuno e verranno favoriti gli scambi culturali intorno a varie tematiche educative tra cui comunicazione individuale e familiare; cambiamenti emotivi nelle varie fasi di crescita della famiglia. Si propone ai partecipanti un clima di ascolto, non di giudizio, attraverso una comunicazione competente che eviti quindi consigli, spiegazioni razionali, concentrandosi sull’ascolto accogliente e sulla condivisione empatica tra gli interlocutori. Il seminario – il cui costo è di 70 € a persona – si articolerà in quattro incontri di 2h 30 min. ciascuno. Il 2 febbraio dalle ore 9.30 alle 11.30 ci sarà una presentazione gratuita dello stesso. Iscrizione obbligatoria. TN

INCONTRI

Presentazione del libro di Eduardo Savarese Presentazione del libro di Pino Nazio

Il segreto di Emanuela Orlandi

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unedì 14 maggio 2012, la lapide che copre il sarcofago di Enrico De Pedis viene alzata. I resti del capo della banda della Magliana sono lì da 20 anni, in molti pensano che siano vicini a quelli di Emanuela Orlandi, scomparsa il 22 giugno del 1983. La ragazzina, figlia di un commesso del Papa e cittadina vaticana, sparì misteriosamente tra i vicoli del centro di Roma. Indagini, rivelazioni, depistaggi e decine di ipotesi: intrigo internazionale o ricatto interno al Vaticano, festini sessuali o maniaco isolato? Una vicenda ambigua, oscura ma che, se si mettono in relazione alcuni fatti salienti, rivela un chiaro disegno. L'analisi oggettiva di quanto è accaduto in questi 30 anni è servita all'autore - che ha incontrato decine dei protagonisti, visitato tutti i luoghi, raccolto testimonianze inedite - per proporre una ricostruzione che permette di leggere questo libro come la trama di un romanzo e la documentazione di un saggio. Dalla prima all'ultima TN pagina.

Venerdì 25 Gennaio 2013. Ore 18.00

Non passare per il sangue

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’ la prima volta che Luca torna in Afghanistan dopo la morte di Marcello. È un giovane ufficiale dell’esercito italiano che più di ogni cosa vuole compiere il proprio dovere, anche se quella terra secca gli ricorda Marcello a ogni respiro, il vuoto che gli ha lasciato dentro da quando non c’è più. A lui toccherà l’ingrato compito di consegnare alla famiglia i suoi effetti personali ed è la nonna di origini cretesi, Agar, a presentarsi all’appuntamento. Nel loro incontro Marcello rivivrà bambino nei ricordi della nonna, e uomo fatto in quelli di Luca che presto svelerà ad Agar l’intensità del sentimento che li legava. Un legame che la donna rifiuta, stretta nel rancore verso il nonno di Marcello, conosciuto al tempo dell’occupazione fascista di Creta. La tensione tra i mondi così lontani di Agar e Luca, attraverso gli echi di due guerre e la perdita degli affetti, si scioglie nella accettazione dell’irriducibile identità di ciascuno. C’è vita oltre il sangue. TN

Venerdì 15 Febbraio 2013. Ore 18.00 A TUTTI GLI INCONTRI PARTECIPERANNO GLI AUTORI

VIa Metastasio 25/27 - Pomezia (Roma) TI ASPETTIAMO!


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Pomezia

POLITICA

Gennaio 2013

C’è gente per cui la politica non è universalità ma soltanto legittima difesa Cesare Pavese

FINISCE L’ERA DE FUSCO? La crisi si era aperta con le dimissioni del Sindaco lo scorso 8 gennaio. A porre fine alla legislatura ci hanno pensato l’Idv, due consiglieri di Forza Pomezia e l’opposizione. In attesa del Commissario Prefettizio l’interrogativo è se si voterà o meno in primavera

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uori pioveva a Pomezia. Clima che rappresentava bene gli umori vissuti dentro il palazzo comunale. Perchè dal 14 gennaio, ore 11 del mattino, la città non ha più un governo in carica. 15 consiglieri comunali si sono ritrovati già dalle 9 del mattino in piazza Indipendenza decisi a mettere fine all'esperienza di governo del sindaco De Fusco. Dimissioni di massa, così ora è ufficiale che l'amministrazione comunale è giunta al capolinea, sfiduciata da una parte della sua stessa maggioranza viste le firme di dimissioni apposte anche dai consiglieri comunali dell'Italia dei Valori e da due esponenti della lista civica Forza Pomezia. A firmare le dimissioni sono stati i consiglieri comunali De Lorenzi, Lupo, Barone (Idv), Valle e Cimadon (Forza Pomezia), Errico, Celori, Piselli e Pagliuso (Pdl), Mauro e Russo (Udc), Puggioni e Antonini (gruppo Misto), Fucci (Movimento 5 Stelle) e Borgo Caratti (Sel). A far scattare la mossa che ora riporta la città verso nuove elezioni è stato il comportamento dei cinque ex consiglieri di maggioranza (Lupo, Barone, De Lorenzi, Valle e Cimadon), che dopo le dimissioni del sindaco (arrivate la scorsa settimana) hanno reagito decidendo per la fine anticipata della consiliatura. Lui, il sindaco Enrico De Fusco, ha atteso che arrivasse il documento ufficiale al protocollo generale del comune e poi è arrivato in ufficio per le ultime consegne, salutando il personale e lasciando gli ultimi incarichi al vice sindaco Massimiliano Cruciani in attesa della nomina del commissario prefettizio. Con la sfiducia resa ufficiale, presentata al segretario comunale e protocollata, si attendono sviluppi sul futuro politico e amministrativo del comune. Di certo il Prefetto nominerà un commissario chiamato a tenere le redini dell'ente fino all'indizione dei nuovi comizi elettorali. Quasi certo che si voterà ad inizio giugno, nel turno delle elezioni amministra-

Le firme

tive indetto dal governo. In città gira la voce che l’arrivo di un commissario possa far slittare la data delle elezioni per la grave situazione di crisi finanziaria dell’ente. Ma questo si valuterà solo nelle prossime settimane. TN STEFANO MENGOZZI


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Ardea

Gennaio 2013

NON C’E’ PACE TRA I DEMOCRATICI Il PD rutulo in subbuglio contro le decisioni delle Segreterie provinciali e regionali

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e a Pomezia, con la sfiducia del Sindaco De Fusco, la situazione non è delle migliori nel centro-sinistra – e di conseguenza nel Partito Democratico – anche ad Ardea il partito di Bersani non gode di ottima salute. Nel giro di pochi giorni infatti sono arrivati due scossoni molto forti per i democratici. Il primo era stata l'autosospensione di 108 iscritti e dei 5 consiglieri comunali del partito: Antonino Abate, Mauro Giordani, Stefano Ludovici, Giancarlo Rossi e Umberto Tantari. Il secondo scossone è arrivato invece proprio da uno di questi consiglieri, Mauro Giordani, che ha deciso dopo diversi anni di abbandonare il PD. Ma andiamo con ordine. La raffica di autosospensioni era arrivata a causa del commissariamento del Circolo di Ardea che, avvenuto nell'estate del 2011 non accenna a terminare, nonostante che nell'ultimo anno e mezzo il partito abbia trovato una certa stabilità. Ma, ancor di più, quello che ha portato a questa forte presa di posizione è il fatto che il commissario Rocco Maugliani, sia stato “perennemente assente e distante dall'esigenza del paese e del partito stesso”, come si legge nel comunicato stampa scritto nell'occasione. “L’aver snobbato le richieste del gruppo consiliare a lui presentate di candidature per il rinnovo del consiglio regionale del Lazio. Non averlo avuto al fianco in campagna elettorale per il rinnovo del consiglio comunale e soprattutto latitante nella battaglia legale intrapresa dal candidato sindaco Abate contro la misteriosa scomparsa di Tremilacento schede elettorali” scrivono ancora nel non tenero comunicato, sono alcuni dei diversi elementi che hanno portato a questo gesto. Particolare attenzione,viene comunque posta dagli autosospesi proprio sulla scelta dei can-

didati alle prossime regionali, soprattutto vedendo il risultato delle ultime comunali, dove PD e lista collegata raggiunsero l'importante traguardo di 5500 voti. Autosospensione che proseguirà quindi fino a quanto “non si riaprà il tavolo della discussione alla presenza di un

membro di Ardea e non di Maugliani che ha dimostrato di difendere solo se stesso e i suoi amici” non rappresentando e il circolo stesso, di conseguenza non considerato nella lista dei candidati per il Lazio. Come andrà questa vicenda sarà il futuro a dircelo. Nel frattempo, la mancata riapertura del tavolo, ha portato al secondo scossene del quale dicevamo. Infatti, pochi giorni fa, Mauro Giordani ha ufficialmente lasciato il Partito. “Me ne vado dal Pd. Sono profondamente deluso” sono state le prime parole dell'ormai ex capogruppo. “Sono deluso dal comportamento del partito per queste elezioni regionali. Me ne vado dal Pd perché non hanno voluto sentire le ragioni di un’intera comunità. Il circolo del Pd di Ardea – spiega – aveva presentato la mia candidatura per le regionali che, però, è stata bocciata dall’organigramma. Quanto vale il consenso dei cittadini rispetto agli accordi della politica? Niente, se non solo di facciata. Non sentono le comunità, anche se poi vengono da me e mi chiedono un sostegno elettorale per questo o quest’altro candidato. Di facciata fanno quelli che vogliono la partecipazione, poi nei fatti rappresentano il vecchio“ dice un amareggiato Giordani. “La mia non è una questione di poltrone – ha proseguito il consigliere – ma è in ballo il fondamentale principio basato sulla partecipazione: le primarie vanno fatte senza ‘veti’. Resto nella coalizione di centrosinistra, sarò libero dal simbolo e dal partito che per anni mi ha rappresentato. Di questo mi dispiace perché ho creduto davvero a una iniziativa che potesse fare il bene di Ardea. Ma non posso pensare che la partecipazione vera sia un optional. Ad Ardea – conclude – c’è un’intera comunità profondamente delusa”. TN ANDREA OLEANDRI


10 L’INTERVISTA

L’InTErvISTA massimo

CArLOTTO Scrittore

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Gennaio 2013

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empre più spesso, negli ultimi anni, il giornalismo ha smesso di esercitare il suo ruolo di “cane da guardia”. Sempre più raramente si trovano inchieste o approfondimenti. Eppure, visti i rapidi cambiamenti soprattutto a livello criminale, ce ne sarebbe immensamente bisogno. Così, a sostituire i giornalisti in questo racconto della realtà ci hanno pensato i romanzi: in particolare quelli di genere noir. E se si parla di questo genere in Italia viene subito in mente il nome di Massimo Carlotto. Vero e proprio maestro del genere noir-mediterraneo. Con lui abbiamo discusso dell’attualità della criminalità organizzata nel nostro Paese che, in molti suoi libri, è magistralmente raccontata. Parlando di crimine organizzato, cosa pensi stia succedendo in Italia? Come si è evoluto, a tuo avviso, il fenomeno in questi ultimi anni? La criminalità organizzata sta approfittando in maniera significativa della crisi economica. In un panorama di idee molto scarso per risol-

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in sistema il loro agire criminale. Alemanno tempo fa dichiarò che l’aumento di un certo tipo di criminalità potrebbe essere collegato al cinema e alla letteratura noir, tu cosa ne pensi? Detta da Alemanno questa cosa suona ancora più ridicola. Ridicola ancor di più per il fatto che più che dare la colpa alla letteratura o al cinema, forse la si potrebbe dare ad un certo tipo di gestione politica del territorio che ha portato ad un incremento della criminalità. Il fatto che i cattivi di Romanzo Criminale, solo per citare un esempio che spesso viene portato a suffragio di certe ipotesi, possano fungere da riferimento per qualcuno e spingerlo a compiere qualche tipo di azione criminale è una fesseria. Solitamente questi cattivi sono dei perdenti e, anche se non lo sono, comunque di sicuro non fanno da esempio negativo. E’ possibile che il Paese non riesca a reagire poiché manca quasi del tutto una memoria storica in termini di criminalità organizzata? Il problema non è tanto nella me-

L’ImmAgInE ESATTA dELLA CrImInALITA’ OrgAnIzzATA: PErSOnE COn vALIgETTE PIEnE dI SOLdI ChE gIrAnO SuI TErrITOrI In CErCA dI OTTImI AffArI

vere proprio la crisi, loro hanno le idee più chiare. Usano le aziende in difficoltà che riescono ad assorbire con facilità e le usano come fonte di riciclaggio. Un fenomeno, questo, che si sta verificando soprattutto al Nord ed in particolare in alcune zone del Nord-Est dove è più difficile dimostrare il reato associativo e dove mancano completamente indagini, arresti e processi. Si è creato un vero e proprio sistema, un sistema che funziona. Il fatto che negli ultimi anni ci siano meno omicidi di mafia non significa che ci sia meno criminalità, ma semplicemente che ci sono meno divergenze. C’è spazio di manovra per tutti e le varie organizzazioni ne hanno approfittato trasformando

moria storica, quanto nell’informazione. Negli ultimi anni c’è stata una trasformazione epocale nella criminalità organizzata, tanto che oggi non c’entra nulla con quella di un tempo. Non c’è più il minimo legame e neanche un filo rosso: c’è stata una rivoluzione epocale. Se prendiamo l’esempio del Nord Italia, quello che c’è stato a partire dagli anni ’60 fino a metà anni ’90 non c’è più. La memoria storica in tal senso può essere importante, ma ripartendo proprio dagli ultimi vent’anni. Le bande, come le conoscevamo non esistono più e, quando ci sono, sono più delle macchiette. Non hanno alcun potere, sono prive di valore e rappresentano fenomeni isolati. Insomma, non sono in


L’INTERVISTA grado di mettere in moto il triangolo crimine - riciclaggio - infiltrazioni, che è ciò che oggi distingue le multinazionali del crimine. Esiste un legame “oscuro” tra criminalità organizzata e politica, oggi?

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Gennaio 2013 siamo di provare a fare noi con la collana Sabot/Age (collezione della casa editrice E/O, diretta da Colomba Rossi e curata da Massimo Carlotto, ndr). Tentiamo di sabotare, attraverso il racconto della realtà, la macchina mediatica che da

ImPrEndITOrIA, fInAnzA, POLITICA. I TrE ELEmEnTI dELL’AgIrE CrImInALE

Assolutamente sì. La politica è una sponda fondamentale nell’agire criminale. E’ da lì che partono gli appalti che spesso si aggiudicano ditte direttamente legate ad un’organizzazione. Anzi, direi di più, questo legame non solo è fondamentale, ma strategico. Tanto che negli ultimi anni le varie organizzazioni criminali hanno messo in campo investimenti molto forti anche a livello locale. Oggi vogliono anche i sindaci. Vogliono stare sempre più nel territorio e lo fanno in differenti modi, ad esempio anche sponsorizzando piccole squadre di calcio nei paesi. Ogni investimento è mirato per creare una rete di agganci e appoggi. E tra criminalità organizzata e finanza? Per l’agire criminale oggi sono strategici tre elementi: imprenditoria, finanza (nel senso delle banche) e politica. Tre realtà di pari importanza che devono essere assolutamente presenti. Altrimenti non potresti avere gli appalti e, anche avuti, non potresti portare avanti i lavori. Prendiamo l’esempio dell’edilizia che è stato uno dei più grandi mercati per la criminalità organizzata, con intere zone, anche in Veneto (dove vive Carlotto, ndr) costruite da questi gruppi. L’immagine esatta della criminalità organizzata, oggi, è data da persone che girano sul territorio con valigette piene di soldi in cerca di ottimi affari. Queste organizzazioni hanno una massa enorme di contanti da investire. Paradossalmente l’eliminazione del contante sarebbe l’unico modo per ostacolare i loro affari. Qual è il ruolo della letteratura in tutto questo? Il ruolo della letteratura è quella di raccontare, che è quello che pen-

tempo ha smesso di farlo. Raccontare quello che non viene raccontato. La narrativa sempre più spesso si rapporta alla realtà usando gli strumenti del giornalismo investigativo. Trame basate su un’indagine in cui compaiono molti elementi reali. Fino a che punto le storie sono credibili? Fino a che punto ciò che viene comunicato è reale, e quand’è che inizia la finzione? Non sono inchieste travestite, ma romanzi veri e propri che si basano o prendono spunto da inchieste. Realtà e finzione si fondono ma non sempre si sa in che percentuale, dipende molto anche dal romanzo stesso. Leggendoli si possono sapere alcune cose in più che nessuno aveva raccontato, si possono trovare degli spunti precisi. Degli elementi del romanzo possono diventare dei punti di riferimento e, da lì, è possibile partire per informarsi. Inoltre, la lettura di uno di questi romanzi può fornire diverse chiavi di lettura, così da tarare delle informazioni che ci arrivano in base a quanto è stato letto. Ingroia in politica. Anche questo segno dei tempi? Inizialmente avevo aderita a “Cambiare si può” (soggetto da cui era partita la discussione che poi ha portato al costituirsi di “Rivoluzione Civile”, ndr), perché speravo in un’altra dinamica. Cosa che purtroppo non è avvenuta. Ingroia non mi entusiasma, lo preferivo come giudice antimafia. Io non credo che possa venire fuori un partito di magistrati, come non penso che una categoria possa cambiare in fondo l’Italia. Al momento non so se lo voterò o meno. TN ANDREA OLEANDRI / ENRICO MICELI

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Pomezia/Ardea

TErrITOrIO

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Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi

Marcel Proust

hAnnO SCELTO POmEzIA

Le storie di chi è partito da lontano e ha deciso di costruire la propria vita sul nostro territorio

RAFIK

di MAURO VALENTINI

ALGERIA

Rafik

Istruttore di nuoto e ristoratore

P

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opo gli articoli del precedente numero, che raccontavano dei cittadini alla ricerca di un “futuro altrove”, abbiamo cercato le storie di chi ha fatto percorsi opposti e che, dai propri paesi d’origine, hanno deciso di vivere e lavorare a Pomezia. Ci siamo imbattuti in un numero sorprendente di stranieri che qui hanno trasferito energie, sentimenti e realizzazione personale, tutte persone straordinarie che arricchiscono la comunità con il loro bagaglio di esperienze e che hanno con il loro lavoro e il loro impegno cambiato i connotati provinciali del territorio mostrandoci, contro ogni pessimismo locale, che anche questo può esser un luogo dove esser felici e nel quale si può combattere per renderlo migliore. È stato difficile sceglierne alcune tra le tante e tanta era la voglia di narrare le loro esperienze, tutte diverse eppur legate da un unico filo conduttore, “la scelta”. Certo molti degli stranieri abitanti il territorio hanno storie di emigrazione e per non ledere la dignità di chi è stato costretto da eventi politici ed economici ad abbandonare il proprio Paese, racconteremo soltanto quelle di chi per amore o per realizzazione personale ha deciso di fermarsi qui. Abbiamo scelto quindi Jennifer, Rafik e Susanne, tre esempi tra i tanti di una Città che grazie a loro è una Città migliore.

TN

apà non voleva che partissi, aveva la convinzione che parte solo chi ha necessità e noi eravamo una famiglia umile ma che viveva dignitosamente grazie al suo lavoro, in una Città bellissima come Algeri. Rafik mi accoglie nel ristorante che gestisce con la moglie Serena a Torvajanica, in una fredda mattina con vista sul mare in burrasca di Dicembre mentre fervono i preparativi per il pranzo. “Sono partito a 18 anni, appena finiti gli studi di Scienza dello Sport e, tramite un parente, sono arrivato qui a Pomezia con l’entusiasmo di chi vuole viaggiare ed imparare. Non è stata una fuga, il nostro è un paese che ha molte risorse e possibilità, è stato più difficile partire che rimanere, non mi mancava nulla a casa”. Appena arrivato Rafik inizia a lavorare nelle piscine come istruttore di nuoto e per questo è conosciuto da tutti i giovani del territorio che hanno seguito un percorso agonistico. “Ristoratore lo sono diventato grazie a mia moglie, da sempre nel campo” mi dice, mentre mi mostra orgoglioso le foto “dei miei ragazzi della squadra di nuoto che ora sono diventati adulti e sono chi medico, chi giornalista. Tutti ragazzi affermati che secondo me hanno tratto dalla disciplina dello sport la forza per realizzarsi nella vita”. Crede molto nello sport Rafik, si sente che quello era molto più di un mestiere per lui. “In questo posto mancano delle strutture aggreganti per i ragazzi e l’attività sportiva rappresenta per i giovani una speranza formativa enorme, come lo è stata per me”. Non esiste per Rafik il razzismo a Pomezia. “Mi trovo bene qui e, da subito, non ho mai avuto un problema di razzismo e di integrazione. Credo che sia importante come ti presenti ad una comunità, perché sei straniero solo se lo vuoi continuare ad essere. È una questione di testa, non di colore o nazionalità”. Lo lascio al suo lavoro, arrivano i primi clienti, e lo saluto con la domanda più ovvia, che cosa ti manca di più della tua terra?. “Mia Mamma, lei mi manca tanto. Vado a trovarla due volte l’anno, ma sarebbe bello venisse qui ogni tanto per poterla avere nella mia bella famiglia, mostrarle la mia attività e poTN tersi godere le sue nipotine”.


TERRITORIO

Pomezia/Ardea

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SUSANNE

JENNIFER

Rimasta per amore

“A Pomezia per mio figlio”

a scintilla che portò a Pomezia Susanne, nel 1979, fu la ricerca di un nonno perduto in guerra ad Anzio e trovato nella quiete del Cimitero Militare Tedesco. “Trovai una tomba quell’estate, ma anche un amore, vissuto prima da pendolare per terminare gli studi al Liceo e all’Università di Monaco di Baviera, poi dopo sette anni il matrimonio e la decisione di abitare a Pomezia, visto che quello che allora era diventato mio marito lavorava qui”. C’è un po’ di rammarico nelle parole di Susanne e non lo nasconde: “quando mi sono separata, otto anni fa, avevo deciso di tornare in Germania, anche perché nonostante i miei studi e la mia esperienza sono ancora un’insegnante precaria, ma i miei due figli non se la sono sentita di partire e, a malincuore, ho continuato a lavorare qui, girando per la provincia di Roma ad inseguire gli incarichi annuali della Scuola Statale”. Non è tenera quando deve dire le cose che pensa, Susanne, non gira intorno ai problemi: “la qualità della vita di questa Città è molto bassa. Questa è una Città nata con l’emigrazione e non ha mai costruito una comunità, ma tante individualità senza legami con la storia ed il territorio”. Susanne collabora per una rivista mensile ed ha partecipato anche alle elezioni comunali del 2011 non riscuotendo però il successo sperato, “forse perché la gente qui non vuole cambiare affidandosi sempre alle stesse persone”. Pomezia con tante contraddizioni, ma fortunata almeno sentimentalmente per lei. Qui Susanne mi regala un sorriso “ora ho conosciuto un uomo speciale e abbiamo deciso di continuare a vivere qui anche se mi manca il mio paese e quella dimensione più umana del vivere civile”. Pesano i luoghi comuni degli Italiani, “non parlo dei Pometini ma degli Italiani in generale, che quando sono arrivata mi apostrofavano con “Heil Hitler” nonostante la mia estrazione di sinistra e che adesso accusano la Cancelliera Merkel ed il nostro governo di creare la crisi. Responsabilità che TN invece hanno altri”.

’è molto Cinema nella vita di Jennifer. Un set continuo davanti ai suoi occhi vivi e bellissimi. Americana delle Hawaii, cresciuta a Grossepointe, vicino Detroit (città set di “Gran Torino” di Clint Eastwood) in una famiglia bellissima, con il papà medico della U.S.A. Navy. “Appena diplomata trovai lavoro in un locale gestito da Italiani” mi racconta davanti ad un caffè rigorosamente italiano, “ed è in questo locale che arriva un set cinematografico, per girare un film”. Lì il fascino di uno Stuntman italiano rapisce il sorriso di Jennifer che, dopo qualche anno di pendolarismo trans-oceanico, decide di sposarsi nella “Città dell’Auto USA”, ma di vivere a Trigoria a due passi da Pomezia. “Mio figlio Jack è nato a Detroit, volevo stare vicino ai miei genitori e per tanto tempo, complice il lavoro particolare del mio ex marito, andavo spesso su e giù anche con il piccolo”. Una volta separata, arriva la scelta di comprare casa a Pomezia, dove il figlio faceva sport e aveva i suoi amici. “Mi trovo bene qui, ho i miei amici, le mie attività, e non mi sento trattata da straniera”. “Quello che percepisco, non solo a Pomezia ma in Italia, è questo senso di individualismo e di aggressività latente, in macchina, nei locali. Quando torno in America mi sembra che il mondo sia tutto più quieto”. Dati i recenti fatti di sangue in USA e la discussione sul “Guns Control”, le chiedo cosa pensa di questa diffusione di armi: “Il secondo emendamento è stato scritto 200 anni fa, in un periodo violento e senza regole. Io sono contro le armi, assolutamente, ma non è come si può immaginare da qui, non si percepisce questo clima di pericolo nelle città statunitensi. Questi sono solo episodi di follia”. Ora Jack sta finendo il Liceo e lavora come attore “è diventato famoso per il film-TV “Come un delfino”, è molto bravo, vuole fare teatro, ma prima deve diplomarsi poi deciderà”. A Jennifer del suo paese manca la famiglia, viverla nella quotidianità, le mancano i bellissimi ristoranti etnici di Detroit e poi il “Thanksgiving”. “Quest’anno me lo sono regalato e sono stata insieme a Jack a casa dei miei. Era la sua prima volta, è stato bellissimo, TN il mio Paese è bellissimo”.

GERMANIA

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Susanne

STATI UNITI

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Jennifer


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Pomezia

Gennaio 2013

“NEBULOSO E INDEFINIBILE”

E’ il Parkour, disciplina metropolitana nata in Francia, che ora sbarca a Pomezia

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e vi è capitato, passeggiando per Pomezia o sulla spiaggia di Torvaianica, d’ imbattervi in gruppi di ragazzi che fanno salti, rimbalzi e acrobazie, sappiate che non avete incontrato dei giovani incoscienti che mettono a repentaglio il proprio fisico e non rispettano l’arredo urbano o naturalistico del territorio. Avete visto dei traceurs, giovani che praticano il parkour, (adattamento inglese del francese parcours, percorso) disciplina metropolitana nata nei sobborghi di Parigi negli anni Ottanta, diffusasi poi in altri Paesi e approdata anche in Italia nei primi del Duemila. La sua filosofia è nell’arte di sapersi spostare da un punto all’altro della città superando in modo creativo, fluido e atletico gli ostacoli naturali o artificiali che si incontrano, tracciando un percorso che va da un punto A ad un punto B: balzi, corse, volteggi e arrampicate per congiungere scalinate, ringhiere e muri in un continuo esercizio di precisione, senza essere però imprudenti e irresponsabili. Infatti il parkour si impara solo con un duro e lungo allenamento fatto di corsa abbinata a ginnastica acrobatica per annullare le altezze e superare distanze impensabili. Può sembrare roba da pazzi agli occhi di chi non lo pratica, ma come sostiene il gruppo pometino “è l' esatto opposto della follia: ogni movimento è frutto di un calcolo, grande concentrazione e preparazione. Non è una gara a chi fa il salto più alto o più bello,non c’è competizione se non con se stessi e gli altri praticanti sono considerati compagni d’avventura e di esperienza”. Qualche volta una ramanzina dalle autorità li spinge a spostarsi da una zona di salti ad un’altra, da dove non venir cacciati. Se si allenano da soli la gente li prende per matti, i passanti hanno sguardi ammirati, ma anche apprensivi, loro però sono sempre concentrati. Il gesto atletico diventa allenamento mentale per prendere decisioni nella vita di tutti i giorni, veloci ed efficaci; capriole contro

l'immobilità fisica e mentale. La preparazione atletica è fondamentale: oltre a duri allenamenti con flessioni, addominali e piegamenti è importante soprattutto una preparazione mentale per oltrepassare i propri limiti e aumentare la consapevolezza dei propri mezzi. Tutto ciò deve avvenire, però, con discernimento: se la prima regola è quella di non essere bloccati da un ostacolo, la seconda chiede di riconoscere ‘i limiti personali’: ci vogliono mesi di pratica e movimenti atletici precisi e non improvvisazione. Una prudenza che non dispiacerà ai genitori, che guardano con inquietudine a certe esperienze adolescenziali. Sviluppatasi attraverso il web, grazie soprattutto ai siti di rilevanza locale fondati dai praticanti che creano i primi incontri tra traceurs,

questa disciplina è divenuta negli ultimi anni molto cool, anche se praticabile con le sole scarpe da ginnastica e pantaloni comodi. Il padre riconosciuto è David Belle che cominciò a praticare in un sobborgo di Parigi le tecniche apprese, giocando da bambino nei boschi della campagna francese, dal padre vigile del fuoco. Divenuto anche lui pompiere e addestrato con il metodo Georges Hébert, fatto di movimenti naturali che si compirebbero d’istinto nelle situazioni che la natura presenta e richiede, abbandona per un infortunio al polso, e trasforma questa passione in una vera filosofia. Fonda il Parkour, con i suoi valori di rispetto per se stessi e la conoscenza dei propri limiti, per poter affrontare i piccoli grandi ostacoli che la vita pone davanti al cammino di ogni essere umano. Anche il mondo del cinema è stato attirato da questa stravagante disciplina, tanto da farne realizzare film e documentari. E se vedrete prossimamente questi ragazzi volteggiare, saltare e arrampicarsi negli spazi della nostra cittadina non c’ è niente da stupirsi, significa solo che il Parkour … è balzato anche da noi. TN MARINA LANDOLFI


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Gennaio 2013

SIGMA TAU, UN ANNO DOPO

Altri 128 lavoratori in Cigs. Il parere della Cgil e di una lavoratrice sul nuovo piano industriale

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ROBERTO GARGIULLO, FILCTEM CGIL

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ual è la situazione attuale a seguito della presentazione del piano aziendale di Sigma Tau? Come inciderà la nuova linea dell'azienda sui vari settori? L’11 gennaio è stato sottoscritto in Regione Lazio l'accordo di Cigs per 24 mesi, per un massimo di 360 lavoratori, contrariamente all'intenzione iniziale della azienda che prevedeva una procedura di mobilità con il licenziamento di 378 lavoratori. La stessa procedura di Cigs aperta dalla Sigma Tau prevedeva un piano di 12 mesi e un numero di 378 unità lavorative. Come dichiarato nei documenti ufficiali, il piano industriale di 125 milioni cerca di arginare un trend di caduta del fatturato e della redditività a partire, purtroppo, da una ridefinizione e snellimento delle attuali strutture organizzative. La parte attiva del piano è orientata a sviluppare la produzione e la difesa commerciale dei propri prodotti, introducendo anche un’ulteriore linea, la Oftalmica. Si registra un forte ridimensionamento della ricerca con una focalizzazione sullo sviluppo e l'esternalizzazione di tutte le attività sperimentali farmaco-tossicologiche in vivo e gran parte delle attività chimico-biologiche di discovery. Si confermano i tagli del piano precedente, che incidono sugli informatori scientifici e trasversalmente sul resto dell'intera struttura. Il piano aziendale di Sigma Tau prevede investimenti per 125 mln di euro. D'altra

’ stato firmato l’11 gennaio scorso l’accordo tra i sindacati e la Sigma Tau, per cui dal 18 gennaio altri 128 lavoratori dell’azienda saranno messi in cassaintegrazione per due anni; ad essi, inoltre, si aggiungono coloro che hanno scelto la mobilità volontaria. Presentato dalle organizzazioni sindacali e dalle RSU come l’unica strada per evitare il licenziamento coatto per 146 lavoratori – previsto inizialmente dai vertici aziendali – questo accordo è solo l’ultimo atto di una vicenda che, da un certo punto in poi, ha visto una parte consistente dei dipendenti della Sigma Tau scagliarsi non tanto contro l’azienda quanto contro la propria rappresentanza sindacale interna, da essi considerata non legittimata e inadeguata. Il 18 gennaio sarà anche il giorno in cui le RSU, che

hanno sempre difeso il proprio operato, saranno infatti tenute a comparire innanzi all’Organismo MediaConcilia - in seguito alla citazione da parte della sigla sindacale USB, che non ha rappresentanti interni alla Sigma Tau ma che tra i dipendenti ha molti tesserati – per rispondere ad una richiesta molto netta: fermare le nuove procedure di CIGS e indire nuove elezioni. In attesa di questa data, sui punti salienti della vicenda Sigma Tau abbiamo voluto sentire il parere di due delle parti “in causa”: Roberto Gargiullo, segretario comprensoriale della Filctem Cgil e Marcella Barbarino, ricercatrice dell’azienda, che abbiamo intervistato nei giorni precedenti alla ratifica dell’accordoTN MARTINA ZANChI

parte altri 146 dipendenti dovranno ricorrere agli ammortizzatori sociali perché considerati "esuberi". Come giudica questo risultato? Il problema fondamentale è che questa azienda ha perso circa 160 mln di euro di fatturato in 6 anni. Gli investimenti relativi al settore farmaceutico sono abbastanza contenuti ma, nello stesso tempo, indicano la volontà di ripartire e di mantenere la localizzazione dello stabilimento. Il sindacato ha escluso per questi nuovi licenziamenti il ricorso alla mobilità, richiedendo il prosieguo della CIGS. Su questo punto molti lavoratori si sono dichiarati fortemente in disaccordo; può spiegare questa scelta? Il ricorso a strumenti conservativi come la Cigs è indiscutibilmente la cosa migliore da fare, rispetto al prospettarsi di licenziamenti di massa. Il tempo della Cigs deve comunque essere utilizzato in modo proficuo, con l'utilizzo degli strumenti di politiche attive del lavoro previsti nell'accordo. Molti lavoratori non considerano più gli attuali delegati sindacali interni legittimati a tenere trattative con l'azienda, in quanto sostengono che la RSU sia scaduta da tre anni e che le elezioni per il rinnovamento della rappresentanza siano state boicottate. Abbiamo già specificato nelle assemblee con i lavoratori che il rinnovo delle Rsu non è stato boicottato, ma trova le sue ragioni nella complessità di definire i collegi elettorali, stante una realtà organizzativa ancora in movimento. Abbiamo affermato in assemblea che ora ci sono le condizioni per proseguire il lavoro in commissione

elettorale per l'espletamento delle elezioni. Anzi, c'è bisogno ora di una Rsu legittimata e con pieni poteri in grado di poter gestire l'accordo sulla Cigs, compresa la verifica sugli investimenti dichiarati. Una parte dei lavoratori ha rimproverato ai delegati sindacali di non essere stati in grado di far rispettare l'accordo firmato con l'azienda nel febbraio scorso. In particolare è stata contestata la mancata applicazione delle rotazioni e l'esiguità dei dipendenti in CIGS richiamati al lavoro, in sostituzione di quanti avevano scelto la mobilità volontaria. La Rsu ha in tutti i modi provato a sbloccare il principio della rotazione “con fungibilità” previsto dall'accordo, purtroppo con scarsi risultati, stante le rigidità interpretative e l’opposizione dell'azienda. Cosa puntualmente denunciata dalle Rsu nei vari comunicati. Per quanto riguarda i recuperi, ci risulta che la maggior parte delle uscite in mobilità provenivano da lavoratori in Cigs, quindi posizioni non rimpiazzabili. Sono stati recuperati circa trenta lavoratori. Può indicarci i motivi per cui, a fronte degli ulteriori licenziamenti annunciati, non sono state previste forme di mobilitazione o di sciopero? Al primo incontro, a fronte di ulteriori licenziamenti di massa abbiamo minacciato l'azienda di chiudere nuovamente i cancelli dello stabilimento. Il ritiro della procedura di licenziamento ha aperto il percorso negoziale, sostenuto anche TN M.Z. dalle istituzioni regionali e nazionali.


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MARCELLA BARBARINO, RICERCATRICE

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ttualmente lavora alla Sigma Tau di Pomezia? Si, lavoro da dodici anni alla Sigma-Tau presso la direzione Ricerca e Sviluppo, area Oncologia. Il team di ricerca oncologica, ma non solo, ha raggiunto in questi anni importanti successi, dalla vendita di una nostra molecola alla multinazionale farmaceutica Novartis, allo sviluppo di altre tre molecole che sono attualmente in fase di sviluppo clinico. Nonostante ciò, il concetto che sta passando è che siamo stati improduttivi per l’Azienda. A seguito della presentazione del piano Aziendale, altri 146 dipendenti della Sigma Tau dovranno ricorrere agli ammortizzatori sociali. Ne sono a conoscenza a seguito dei comunicati affissi nelle bacheche sindacali Aziendali. E’ da precisare che l’anno scorso, quando ci fu fatto firmare il referendum per l’approvazione dell’accordo con l’Azienda, ci fu detto che Sigma Tau aveva intenzione di mantenere l’intera filiera produttiva. Dopo solo 7 mesi da quell’accordo, la D.A. ci comunica che inaspettati mutamenti di scenario costringono l’Azienda a rivedere gli investimenti nelle attività a maggior rischio; la conseguenza sarà che dei 146 nuovi tagli, 83 verranno fatti alla Ricerca e Sviluppo. A fronte di questi "esuberi" l'Azienda si è impegnata ad investire 125 mln di euro per il rilancio delle attività. I sindacati hanno preso atto "positivamente" degli investimenti annunciati. Sinceramente non capisco cosa c’è di positivo in investimenti che si concludono con dei tagli occupazionali. I sindacati prendono atto senza ruolo alcuno delle dichiarazioni dell’Azienda ma non prendono atto che hanno caricato sulle spalle di 569 lavoratori nel 2012 e ulteriori 146 nel 2013 tutto il peso della crisi finanziaria, creando enormi problemi sociali sempre e solo alle stesse famiglie

I sindacati hanno escluso il ricorso alla mobilità per questi licenziamenti, ritenendo preferibili altri tipi di ammortizzatori sociali e richiedendo il prosieguo della cassa integrazione. Come giudica questa scelta? Sono assolutamente contraria alla richiesta di altri ammortizzatori sociali che gravano sull’intera collettività. Credo che l’Azienda avrebbe potuto utilizzare altri strumenti per raggiungere gli obiettivi preposti, ad esempio i contratti di solidarietà; scegliendo una mobilità con criteri di legge e favorendo l’uscita con un uno scivolo per i lavoratori vicini alla pensione; incentivando dignitosamente la mobilità volontaria e dando la possibilità ai lavoratori di sviluppare un’imprenditorialità dal basso e non con cooperative create ad arte dove il lavoratore svolge lo stesso lavoro, perdendo però i diritti che aveva come dipendente Sigma-Tau. Inoltre i sindacati non hanno operato nessun tipo di lotta per richiamare il Governo a quello che è un dovere - anche nei confronti dei cittadini - dopo anni di finanziamenti pubblici dati alla ricerca tramite i numerosi progetti finanziati alla Sigma-Tau, di recuperare una struttura all’avanguardia come quella dei laboratori biologici (LA.BIO.), prossimi allo smantellamento, con professio-

nalità tecniche qualificate, strumenti all’avanguardia e ricercatori altamente competitivi nel settore. Molti lavoratori non considerano più l'attuale RSU legittimata a tenere le trattative con l'Azienda, in quanto sostengono che sia scaduta da 3 anni. Pare, inoltre, ci siano state insistenti richieste per il rinnovo dei delegati sindacali interni, ad oggi non ancora soddisfatte. I delegati sindacali interni sono scaduti da tre anni e hanno impedito il rinnovo dell’RSU/RLS, creando così un clima di sfiducia totale nei loro confronti e insinuando non pochi dubbi sul loro operato. Personalmente, dopo aver assistito al trattamento che hanno avuto i 569 colleghi posti in CIGS nel gennaio scorso, ritengo che questa RSU non sia legittimata a rappresentare i lavoratori. Lo scorso anno hanno concluso la trattativa con un accordo pessimo e mai rispettato. Non c’è stata infatti nessuna rotazione tra i dipendenti in cassaintegrazione e in forza, l’incentivo alla CIGS (350 €/mese) è stato sottratto dal TFR e l’incentivo alla mobilità volontaria si è rivelato irrisorio. Cosa più grave, era stato affermato che per ogni lavoratore in forza che entrava in mobilità volontaria, un CIGS rientrava al lavoro per mansione e fungibilità: nulla di tutto questo. Sono stati infatti richiamati solo pochi CIGS al lavoro e solo per sostituzioni a tempo. In seguito a queste delusioni, più di 300 lavoratori in forza e in CIGS hanno raccolto le firme necessarie per eleggere una nuova rappresentanza e far entrare in Azienda la sigla sindacale USB. Tuttavia, le nuove elezioni indette da USB nel Luglio 2012 sono state boicottate dai confederali (CGIL, CISL, UIL) che hanno così abbondantemente superato gli spazi democratici agendo contro il volere dei lavoratori per perseguire un obiettivo non ben identificato. TN MARTINA ZANChI


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Gennaio 2013

“LA MAGIA E’...NEL BOSCO” Il Dsm di Pomezia presenta il cortometraggio interpretato dagli utenti-attori del centro

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l Dipartimento di Salute Mentale della Asl Rm H4 di Pomezia diretto dal dott. Eduardo Ferri ha presentato il cortometraggio “La Magia è … nel bosco” realizzato dal gruppo teatrale del Centro Diurno e proiettato in anteprima il 18 dicembre 2012 al cinema della parrocchia ‘San Benedetto’ di Pomezia. Il cortometraggio è stato interpretato da un gruppo di utenti alla loro prima esperienza guidati dal regista Paolo Lipartiti, sulla base della narrazione scritta da Daniela Lucignolo, psicoterapeuta, arteterapeuta e responsabile del Laboratorio di Cinema e Teatro. Gli utenti-attori hanno tutti dato il proprio contribuito sin dalla prima fase della scrittura creativa, poi trasformata in sceneggiatura ed infine in cortometraggio:hanno inventato la favola, si sono messo in gioco, esternando emozioni e disagi in libertà, ma anche tirando fuori la propria voglia di vivere. L’obiettivo di questo percorso, iniziato nel marzo 2012 e inserito nel programma di intervento terapeutico-riabilitativo delle attività, mirava al recupero delle abilità emotive e socio-relazionali degli utenti e alla trasformazione dei loro vissuti emotivi, da sofferenza personale a condivisione con gli altri. Un progetto in cui crede fortemente il dott. Gianuario Buono, coordinatore del Centro diurno che sottolinea come malgrado i positivi risultati terapeutici ottenuti non ci sia un adeguato sostegno economico. Il laboratorio fa parte delle attività riabilitative proposte dal Centro: tessitura, ippoterapia, lettura e gruppo, arte, cucina e gioco-movimento terapia. “Nell’arco della settimana gli utenti partecipano liberamente alle varie attività in programma, anche a più di una. Ad esempio il venerdì c’è il laboratorio

di cucina: ci si occupa dalla spesa alla preparazione dei cibi, alla consumazione dei pasti, tutti insieme per puntare all’autonomia della persona, per dare ai pazienti la possibilità di un inserimento nel contesto sociale” ci spiega il dottor E. Ferri che prosegue “Tali attività rientrano in un programma più ampio del Dipartimento di salute mentale, struttura che opera da circa vent’anni, che segue un pro-

getto terapeutico-riabilitativo per i propri utenti, e che è suddivisa in due servizi: il Centro di salute mentale (ex Cim) e il Centro diurno. Nel primo ai pazienti possono essere somministrati i farmaci e ci si occupa anche di urgenze psichiatriche, tra cui i ricoveri; mentre nel Centro diurno vengono svolte varie attività riabilitative tra cui questa esperienza, per un intervento orientato oltre il farmaco. Tutto questo all’interno di un programma psichiatrico che ha l’intento di far superare, a chi ha una malattia mentale e vive sul territorio, le difficoltà di accettazione e di integrazione all’interno della società, e di vivere come persone normali. Questa è la vera rivoluzione e questo cortometraggio ne è un piccolo, grande esempio: è stato dato spazio ai pazienti di sognare, di mettersi in gioco e di tirare fuori in libertà le proprie sensibilità”. Nel breve film si narra di Patos, un asino che ha sembianze umane, parla, cammina e vive rubando agli altri del bosco spacciandosi per un lupo. Finché un giorno incontra Ella, un’insegnante di canto che attirata dal richiamo degli animaletti del bosco, arriva davanti alla capanna di Patos con Rino, un suo amico. Inizialmente Patos non cede alle insistenze di Ella per il cambiamento, ma poi riesce nel mutamento con l’intervento di San Gennaro, suo santo protettore. Dopo aver lottato con il lupo, aiutato dalla ragazza e dalla protezione del Santo, inizia la trasformazione: diventa un essere umano, capace di non rubare più la vita degli altri e vincere le proprie difficoltà aprendosi al mondo esterno, per cercare di abbattere i pregiudizi sui malati con problemi di salute mentale. TN MARINA LANDOLFI


20 TERRITORIO vIAggIO nEI LuOghI ABBANDONATI

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Gennaio 2013

DOPPIAMENTE VUOTO

L’impianto della ex Alibrandi, abbandonato con la chiusura della Cassa del Mezzogiorno, fu acquistato e ristrutturato ma il tentativo di vendita si rivelò un vero insuccesso

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vIAggIO nEI LuOghI

ABBANDONATI

ungo il caotico intrico delle strade di grigio asfalto, in quest’occasione troviamo un edificio dalle caratteristiche inaspettatamente nuove, il cui destino però non è descrivibile con un’aggettivazione positiva. Secondo il copione che moltissimi hanno interpretato durante il periodo immediatamente successivo alla chiusura del Casmez, la Cassa del Mezzogiorno, moltissime fabbriche sono state chiuse o più semplicemente abbandonate, proprio come l’ex impianto Alibrandi di via Laurentina, nella frazione di Santa Procula. Qui dopo la fine del periodo aureo, l’edificio rimase in balìa delle intemperie e dei vandali, sino a quando una società rilevò la struttura, dopo che venne messa in vendita mediante asta giudiziaria dal Tribunale fallimentare di Roma. Non paghi di tale acquisizione decisero bene di ristrutturare l’intero capannone, assestando porte e finestre, oltre al rifacimento completo del tetto, prima orribilmente deteriorato dall’incuria dettata dalla più volgare

stoltezza. Dopo questo ingente investimento lo stabile parve idoneo per essere messo in vendita, tentativo questo segnato dal più schiacciante insuccesso di cui oggi, a più di quattro anni dagli interventi di ristrutturazione, vediamo chiarissimi i segni: innumerevoli raid di writers ed imbratta muri, qualche sudicio giaciglio di fortuna, il tutto impreziosito da qualche variopinto cumulo di pattume e calcinacci. E così un altro colosso del nostro “glorioso” passato industriale è doppiamente vuoto, dopo l’abbandono e dopo la ristrutturazione, immerso nella sua casta e greve staticità, alla quale siamo ineluttabilmente legati negli atti e nelle parole. Queste strutture, in un tempo visibilmente difficile hanno bisogno di una nuova spinta, di nuova energia, quella che ha attraversato mezza Europa conquistando grandi città e le immense periferie, le grandi dimenticate. Un rinnovato vigore che sottrae spazio vitale ai grigiori di questa società, dove sempre più

latita una dimensione di reale socialità, di scambio slegato da meccanicismi infarciti di folli dottrine. Perché privarsi di grandi occasioni che ci regalerebbero solo un profondo arricchimento? Continuare a guardare inermi la becera fatiscenza che sta imprigionando i nostri occhi, non potrà che annebbiare il nostro animo, già alquanto provato. TN NICOLAY PORRELLI


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Gennaio 2013

LE QUESTIONI IRRISOLTE

Una panoramica sulle problematiche di Tor San Lorenzo rimaste ancora senza soluzione

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roblemi troppi e, come sempre, innumerevoli carenze nell'affrontarli. La situazione di Tor San Lorenzo sembra, se possibile, peggiorare con gli anni. Volendo fare un quadro generale e tralasciando appositamente il tormentato clima politico del comune di Ardea, permangono nel territorio alcune situazioni sulle quali sarebbe opportuno che l'amministrazione facesse chiarezza. Dati certi relativamente allo smaltimento dei rifiuti, così come sui lavori inerenti il viale di Tor San Lorenzo, mai completato dopo che i lavori erano stati velocemente iniziati poco prima delle elezioni dello scorso maggio, sono solo alcuni esempi della cronica carenza di servizi e cattiva gestione che caratterizza il comune rutulo. Da considerare poi la situazione di inagibilità che ancora interessa la palestra della

scuola media Virgilio, uno dei pochissimi luoghi di aggregazione e svago per i giovani del territorio. Sebbene la Giunta comunale sembra aver stanziato nei giorni scorsi i fondi necessari per intervenire, i problemi strutturali hanno per diverso tempo arrecato disagi ai giovani sportivi e alle loro famiglie. In molti si domandano se e quando l'amministrazione comincerà ad affrontare seriamente le varie problematiche non soltanto attraverso interventi sporadici e palliativi, ma con soluzioni strutturate di lungo periodo. Lo scorso mese si è assistito all'ennesimo sciopero degli impiegati della ditta incaricata allo smaltimento dei rifiuti. Gli operatori hanno incrociato le braccia, lamentando mancati pagamenti salariali e ancora ci si chiede come proceda la “differenziata”. A giudicare dai punti di raccolta dire che sia un disastro sarebbe un eufemismo, ma i dati forniti e le dichiarazioni rilasciate non sembrano rispecchiare quella che in realtà appare più che altro essere un’operazione fallita. Peccato, poiché non è di certo in dubbio la positività dell’iniziativa ma la gestione, a quasi tre anni dall’avvio, continua sicuramente a non essere delle migliori, come confermato anche dai recenti aumenti sulle tasse per lo smaltimento dei rifiuti che andranno a incidere ulteriormente sulle già esangui tasche delle famiglie. Nella totale assenza di iniziative innovative e soprattutto incisive, nulla sembra esser stato portato avanti dal punto di vista dei servizi alla popolazione. Uno stallo perdurante, radicato e apparentemente irreversibile. Ormai da anni si respira una aria rarefatta, in cui parlare di politica sembra essere quanto mai inopportuno. I problemi si accavallano, non ultimo quello della palestra della scuola media Virgilio di Tor San Lo-

renzo, con i ragazzi costretti a spostarsi di chilometri per svolgere attività sportive. A molti cittadini, perlomeno coloro i quali non si arrendono a tale scenario, appare chiaro come il livello sociale del paese più che migliorare sia andato progressivamente e inesorabilmente calando, fino a raggiungere un degrado insopportabile. Il territorio non offre nulla e ciò che sembra sconcertante é la triste rassegnazione della maggioranza della popolazione. In un clima di generale ostilità nei confronti della politica, Ardea sembra rimanere un feudo protetto da critiche e sconvolgimenti. Tor San Lorenzo, relegato in una condizione di marginalità sconcertante, manca a tutt’oggi di una piazza che si possa definire tale, senza contare le inesistenti politiche di immigrazione in una zona che ha visto raddoppiare la popolazione straniera negli ultimi anni. In un quadro nazionale in cui ripartire dalle amministrazioni locali dovrebbe essere uno dei cardini di una lungimirante azione politica, nulla viene fatto per indirizzare le già esigue risorse al rilancio del territorio. Permangono a tal proposito numerosi interrogativi tra cui, non ultimo, il costo annuale retribuito a privati per l’affitto a spese pubbliche dei locali comunali, senza poi considerare le potenzialità deturpate di un litorale non sfruttato, che continua ad essere per diversi chilometri occluso alla cittadinanza senza che si possano prevedere piani di rilancio turistico e sviluppo economico. Se non fosse Ardea si potrebbe dire che la gestione politica sia immersa nella più bieca incompetenza, ma non è così, almeno da queste parti. TN ILARIO REA


TERRITORIO

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Dicembre 2012


24 CULTURE

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Pomezia

CuLTurE

Gennaio 2013

La cultura ha la virtù di abbellire un volto più che il trucco e i cosmetici Jean Bousquet

LE TANTE VERITA’ SU EMANUELA

Il libro di Pino Nazio ripercorre la pista della presunta prigionia della Orlandi a Torvaianica

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anca ancora la verità sul doloroso caso di Emanuela Orlandi: la ragazza, cittadina vaticana, rapita a Roma quel maledetto 22 Giugno 1983. Un piccolo caso di cronaca si è trasformato via via in un terribile intreccio che ha coinvolto servizi segreti, malavita organizzata e prelati, in un connubio scandaloso. Molte le piste investigative da quei giorni fino ad oggi, in un caso che, per la violenza del silenzio che si è imposto da sempre chi conosce la verità, fa comprendere come dietro la povera Emanuela e la sua famiglia ci siano verità imbarazzanti e inconfessabili. Pino Nazio, giornalista che ha dedicato molte energie al caso dai tempi della sua collaborazione con “Chi l’ha visto?”, ha voluto con questo libro fare il punto su tutte le ipotesi investigative e, con la tecnica del romanzo-inchiesta, scuote il lettore dalle prime pagine con una serie di informazioni inedite. I due protagonisti del romanzo, che per espediente letterario attraverso la loro inchiesta, ci accompagnano nel gorgo terribile che si cela dietro la cronaca, ci parlano di riscatti e di ricatti, trame di potere e amicizie scomode di uomini santi, in un intreccio squallido ed incredibile che ha inghiottito l’innocenza di Emanuela. Pino Nazio ha analizzato il racconto di Sabrina Minardi, una dichiarazione terribile, che con un ritardo molto sospetto fece solo pochi anni fa questa donna che fu amante del boss della Magliana. La Minardi parla di una presunta prigione in una elegante palazzina di Torvajanica, dove i genitori di Sabrina andavano durante l'estate e dove Emanuela sarebbe stata portata. Un luogo che sarebbe dovuto servire per una sola notte ed in cui la ragazza sarebbe invece rimasta per due settimane, così nascosta nell’anonimato della Torvajanica primaverile di allora, così diversa dalla città balneare che è ora, abitata tutto l’anno. E Torvajanica drammaticamente è anche lo scenario ultimo del racconto della Minardi, che narra invece quello che accadde nell’inverno seguente il rapimento.

Dopo un pranzo con il boss, in un ristorante del lungomare, i due si recarono - racconta la donna - ad un appuntamento con un fantomatico Sergio, uno dei compari di De Pedis e, sempre secondo quanto asserisce la “pentita”, i due malavitosi gettarono due corpi chiusi in dei sacchi in una betoniera di un palazzo in costruzione, uno dei quali lei suppone sia quello di Emanuela. Ma questa è solo una delle ipotesi dibattute nel libro, ipotesi che - occorre aggiungere - il fratello di Emanuela, Pietro Orlandi, contesta con fermezza visto che sono gli investigatori a non ritenere attendibile la Minardi e per la poco convincente circostanza in cui De Pedis, qualora avesse voluto sbarazzarsi del corpo più ricercato d’Italia, decida di avere tra i piedi una testimone così inaffidabile, che faceva non certo

coppia fissa con lui e che, anzi, veniva a detta di tutti usata come escort per riscuotere favori criminali. “Il segreto di Emanuela Orlandi” (ediz. Sovera 176 pag.) si legge tutto d’un fiato, attoniti difronte al male. E’ un libro ricco che sorprenderà i lettori narrando cose taciute da decenni e che Nazio, con grande attenzione e pazienza, cerca di riportare alla ribalta per non far cadere nell’oblio la storia di Emanuela. Come ha dichiarato alla presentazione del libro Walter Veltroni, da sempre vicino alla famiglia Orlandi: “l’Italia è il paese delle storie irrisolte, in cui ha lavorato una vera e propria industria del depistaggio che ha giocato con il dolore della famiglia di Emanuela e delle altre vittime di quegli anni”. TN MAURO VALENTINI


CULTURE

Ardea

Gennaio 2013

RIDARE VITA AL TERRITORIO

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Creare nuove opportunità e appuntamenti. Questi gli obiettivi di “Ardea Libera”

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ue parole che da sole richiamano subito le intenzioni che hanno motivato la nascita di una nuova associazione culturale ad Ardea: nella prima il richiamo al territorio, come campo d’azione e (speranza) di cambiamento. Nell’altra l’esigenza di libertà, intesa come voglia di creare nuove opportunità ed appuntamenti per un territorio troppo spesso vittima di abusivismo e degrado. L’associazione è Ardea Libera ed è stata costituita nei giorni scorsi da un

gruppo di ragazzi di Tor San Lorenzo e non solo con la chiara intenzione di tentare di risollevare la qualità della vita e delle iniziative in una zona a dir poco amorfa, quartiere dormitorio dove si esce di casa solo per fare spesa o raggiungere qualche altra località. Dalle prime parole il direttivo dell’associazione lascia capire subito quali siano le intenzioni che hanno spinto verso la costituzione di questo nuovo contenitore di idee e progetti: “siamo cresciuti su questo territorio, sappiamo bene cosa significa uscire di casa e non sapere cosa fare e dove andare. La nostra adolescenza è stata vissuta così, con giornate trascorse su un marciapiede e fughe verso Roma e dintorni. Adesso però – continuano – abbiamo qualche anno in più, qualcuno ha anche dei figli, e sembra tornare ancora più forte la rabbia per le condizioni in cui vive il territorio di Ardea e Tor San Lorenzo”. L’associazione si propone così di dare sostegno per avviare manifestazioni ed eventi su questo “avaro” territorio. Il primo progetto in realtà è già stato portato a compimento: Ardea Libera infatti si è messa in prima linea al fianco dell’associazione Artù di Tor San Lorenzo per organizzare i festeggiamenti dell’Epifania. Ed i

risultati sono subito arrivati. “E’ bello vedere la gente scendere in strada e partecipare alla vita del territorio. Ecco perché – proseguono dal direttivo dell’associazione – ora stiamo organizzando anche le sfilate del carnevale, previste per il 10 febbraio prossimo. Vogliamo che i cittadini si sentano parte di una comunità, è il primo passo per rendere migliore il nostro territorio”. Ma chi c’è dietro la sigla di “Ardea Libera”? Un bel gruppo di persone, giovani e meno giovani. Nel consiglio direttivo ci sono Fabrizio De Angelis, Alessandro Mancuso, Marco D’Ambrogio, Giuseppe Piseddu, Marcello Spaccapaniccia, Silvano Marte e Alessandro Mari. Dieci persone che hanno scelto di sacrificare una parte del proprio tempo libero per fare qualcosa per il posto in cui vivono. Ecco perché proprio da loro parte un appello a tutti i cittadini di Ardea a partecipare alla vita della città. “Noi mettiamo a disposizione la nostra voglia di cambiamento ed il gruppo: contattateci e condividiamo insieme un percorso per migliorare Ardea”. Ardea Libera è presente su Facebook. Chi volesse contattare l’associazione può scrivere a: ardealibera2@gmail.com. TN STEFANO MENGOZZI


26 CULTURE

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Gennaio 2013

IL ROCK IN ChIAVE NOISE DEI S.N.R.

“Sviluppiamo idee per trovare l’originalità del suono miscelando le nostre conoscenze rock” po’ a tutti i musicisti indipendenti ed emergenti come noi. In bocca al lupo allora Sonar Noise Research, ci vedremo presto ad un vostro live. TN EVANGELOS VOUTOS

Talarico, poeta raffinato e acuto

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ono le sei d’un pomeriggio tranquillo prima della vigilia di Natale. Arrivano sorridenti i Sonar Noise Research, rock band di Pomezia, nati due anni fa da un’idea di Angelo Gloriani (chitarra) operaio di Pomezia e Marilina Vanni (voce e testi) mamma e lavoratrice full time di Ardea. “L’idea era di metter su una band, per dare libero sfogo alla nostra creatività.” Da lì a poco incontrano Francesca Prete (basso) analista chimico di Pomezia. Nascono i Sonar Noise Research dalle ceneri di altre esperienze avute assieme. Siete entrati in sala prove volendo fare delle cover o per lavorare su brani inediti? L’idea era quella di brani inediti, abbiamo aggiunto in seguito alcune cover per ampliare il repertorio dal vivo. Le liriche sono in inglese, come mai questa scelta? Proponendo rock in chiave noise psichedelico, preferiamo cantare in inglese che a mio parere si sposa meglio con queste sonorità. Scrivendo io i pezzi, mi esprimo meglio in inglese. Vi ho sentiti dal vivo ed ho sempre notato una grande carica rock nei vostri live. Considerata la vita di ogni giorno, trovo che

cantare, suonare, esprimersi, sia uno sfogo sano, utile a scaricare le tensioni accumulate ogni giorno. Ci aiutiamo con la musica, per costruire qualcosa di positivo e genuino. State registrando un EP con sei pezzi. Cosa ne farete dopo? E quando potremo sentirvi dal vivo? L’idea è quella di farsi conoscere in giro, nei live ed anche nelle radio locali, farci apprezzare dal pubblico rock. A febbraio dovremmo aver finito ed a marzo è molto probabile che ci troverete di nuovo in giro nei locali di Roma e provincia. Siete radicati al rock anni 60, viste le cover che avete scelto per il vostri live: un brano dal primo disco dei Pink Floyd, uno dei Jefferson Airplane; quanto incide questa parte del rock nella vostra proposta più moderna, il noise psichedelico? E’ un ottimo punto di partenza anche se tutto prende forma dalle nostre idee in modo libero e democratico, ciascuno mette a disposizione degli altri le conoscenze rock che siano metal, progressive, o addirittura drum and bass. Cerchiamo seppur con fatica a non metterci né farci mettere etichette, sviluppiamo idee per trovare l’originalità che oggi giorno sfugge un

ario Talarico fa Poesia. Dobbiamo però intendere tale verbo in un’accezione squisitamente pragmatica, mondandola dalle ingombranti tracce di ‘istanze’, ‘valori spaziali’, ‘significati altri’: raggiungiamo allora una dimensione prettamente artigianale, espressione piena del concetto di fare. Questo giovane uomo che scrive per esorcizzare le sustanziazioni del suo essere, quindi per corporea necessità, non ha paura di parlare d’arte, di cui ha un’idea ben definita: “Arte universale, che costringa ad uscire da se stessi e dalle proprie limitatezze”. Poeta senza Alloro per scelta, nella sua ultima fatica, “La Farfalla di Piombo”, edizioni Lietocolle, che vedrà la luce nella primavera di quest’anno, una parte è dedicata proprio alle riflessioni sull’Arte e sull’artista, oltre ai cinque capitoli che con stili e tematiche differenti “vogliono raccontare l’evolversi di un’unica storia interiore”. La sua è una poetica fisicamente vibrante, che porta il lettore ad un vero e proprio movimento della mente, velocissimo a causa dell’immensa mole di immagini che lungo il testo ci si parano dinnanzi. Spesso crudo, violento, ma in ogni caso raffinato ed acuto. Un cesellatore travolgente della parola che non si tira indietro dal compito spesso doloroso di scompaginare i canonici mezzi attraverso i quali si interpreta la realtà sensibile. Pagine intrise dal sapore di puro vitalismo. TN NICOLAY PORRELLI


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www.tempinuovi.info

Pomezia

SPOrT

Gennaio 2013

Posso accettare di fallire, chiunque fallisce in qualcosa. ma io non posso accettare di non tentare Michael Jordan

IL REAL POMEZIA SOGNA

La squadra, partita con l’obiettivo della salvezza, occupa stabilmente le prime posizioni della classifica. Ne abbiamo parlato con mister Punzi, l’artefice di questi risultati

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e parli di calcio a Pomezia, una delle sorprese del 2012 è rappresentata sicuramente dallo Sporting Real Pomezia. Una squadra (e una società) rifatta praticamente da zero durante l'estate, partita con l'obiettivo di salvarsi e girata, alla fine del girone di andata, ai vertici del girone A dell'Eccellenza laziale. Durante la pausa invernale abbiamo parlato con Francesco Punzi, giovanissimo allenatore delle compagine pometina, uno degli artefici assoluti di questa grande avventura. Dall'intervista ad oggi intanto la squadra ha ricominciato il girone di ritorno ottenendo un pareggio casalingo col Pisoniano e una netta vittoria esterna contro la Caninese. Mister, ad inizio campionato l'obiettivo della squadra era la salvezza, invece al giro di boa della stagione siete ai vertici del girone. A cosa è dovuto questo risultato? Pensa che in qualche modo gli obiettivi futuri siano cambiati? L'obiettivo era e rimane la salvezza. Magari una salvezza tranquilla con un pochino di anticipo che ci permetterà di affrontare qualche gara con leggerezza. Siamo partiti da zero a luglio e non era assolutamente facile creare una squadra intera ma, grazie al lavoro di tutti, della società in primis, siamo riusciti a

creare un gruppo compatto ed una grande unione di intenti. Mancano ancora almeno 11 punti e non dobbiamo assolutamente abbassare la guardia, il girone di ritorno è storicamente più duro, tutte le squadre vedono ridursi i tempi per raggiungere i proprio obiettivi e raddoppiano le forze. Nelle ultime settimane ci sono stati diversi arrivi e partenze. Come giudica l'operato della società? Il mercato di dicembre ha portato diversi

cambiamenti, sono andati via giocatori per varie cause, chi di natura strettamente tecnica per cercare più spazio altrove, alcuni altri per aver cercato condizioni economiche migliori in altri lidi. Purtroppo a queste partenze si è aggiunto l'infortunio a Giacomini (per il difensore c'è stata la rottura del legamento del ginocchio durante la partita con l'Albalonga, ndr) che ci priverà di Marco per tutta la restante stagione. Abbiamo cercato di dare fondo a tutte le nostre idee per cercare sostituti all'altezza cercando anche di ringiovanire ulteriormente la rosa, abbiamo fatto del nostro meglio ed il tempo ed il campo ci darà le risposte sul nostro lavoro. Secondo lei in cosa dovrebbe migliorare la squadra dal punto di vista del gioco, se pensa che ci sia qualcosa di migliorabile? Tutto è migliorabile e sarebbe molto presuntuoso da parte nostra pensare di non dover migliorare. Credo che dobbiamo migliorare molto nella gestione dei momenti, spesso forse anche la media età molto giovane porta la squadra a spingere sempre al massimo anche nei momenti di leggera difficoltà dove servirebbe magari il rallentare un po' i ritmi per gestire la gara. Nella lettura e gestione di alcuni momenti dobbiamo senz'altro migliorare, ma considero il voler attaccare sempre per tutta la gara anche un pregio e il giusto spirito con cui affrontare tutte le gare. Visto quanto detto finora, che girone di ritorno si aspetta? Dal girone di ritorno mi aspetto una crescita ancora maggiore in consapevolezza ed autostima. Mi basterebbe continuare a vedere applicazione e professionalità massimale come fatto fino ad ora durante la settimana dei ragazzi. Fatto ciò, tutto quello che il campo ci dirà lo prenderemo senza rimpianti e con fierezza. Speriamo naturalmente di raggiungere presto il nostro obiettivo. TN ANDREA OLEANDRI


SPORT

Pomezia/Ardea

Al via la stagione del volley under 16 F

inalmente il 16 Dicembre è partito il campionato di pallavolo femminile Under 16, subito con un derby tra le due compagini pometine del Volley Club Pomezia e del Moby Dick Pallavolo. Le due squadre pometine, guidate da Patrizia Caruso e da Federica Orlandi hanno dato vita ad una bellissima partita, conclusasi tre set a zero per il Volley Club, ma che è stata combattuta molto più di quanto il risultato faccia intendere. Il torneo, che si svolge a livello provinciale, vedrà impegnate 7 squadre fino al 24 Marzo con la classica formula dell’andata e ritorno. Quest'anno la due squadre pometine vogliono contendere il ruolo di favorita al Free Club di Tor San Lorenzo, altra bella realtà del territorio pontino, da sempre vivo per tradizione sotto rete. Si perché proprio la pallavolo, dopo il calcio, è lo sport più praticato a Pomezia e dintorni, anche se le strutture, ormai datate, come il Palazzetto di Via Varrone o le palestre scolastiche del Monti e dell’Orazio, non aiutano. Strutture obsolete che non fermano però la voglia di emergere delle Società sportive, a cui va il nostro sostegno per risultati sportivi che possano stimolare investimenti comunali, così come fu fatto per il calcio, quando il Pomezia si affacciò alla ribalta professionistica per una stagione, salvo poi miseramente cadere per penalizzazioni che hanno umiliato lo sport e la dignità della città. La pallavolo a Pomezia merita visibilità e contributi perché è una realtà sana ed entusiasta, ed ha un bacino forte e numeroso come quello del territorio che potrebbe in pochi anni portare a risultati e ribalte nazionali. TN MAURO VALENTINI

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“ATTENTI AL NOSTRO VIVAIO” Il basket a Martin Pescatore: regole per stare bene con i compagni, dentro e fuori dal campo di gioco

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l Palazzetto di Martin Pescatore vicino alla chiesa, il G.S.D. Torvaianica Basket da circa dieci anni organizza corsi per bambini e ragazzi trasmettendo tutto l’ interesse e la passione che da sempre rappresenta la vera forza del gruppo. Dall’idea del prof. Giuseppe Biasi, che nel 1974 volle portare la pallacanestro a Torvainaica avventurandosi nella palestra della scuola Pestalozzi, nel 2003 il presidente Marco Ludovici, suo allievo e giocatore ‘storico’ della squadra, trasferì l’ attività nell’attuale sede. Le squadre divennero presto competitive nei campionati regionali, dalla vittoria nella promozione alla serie D, alla serie C2. Per gli appassionati del territorio si tratta di un’opportunità che non ha nulla da invidiare ad altre realtà sportive anche della Capitale, magari più blasonate ed economicamente più solide. “Siamo attenti al nostro vivaio: oltre alla tecnica e ai suoi

fondamentali, proponiamo agli allievi regole per stare bene con i compagni in campo e fuori. All’età di 13-14 anni alcuni di loro frequentano di meno gli allenamenti per motivi di studio o per nuovi interessi legati all’età e altri abbandonano” ci racconta Giacinto Catalano, dirigente responsabile del gruppo. Su 150 iscritti, 50 sono sopra i 13 anni e ben ripagano l’impegno e l’entusiasmo della società: l’anno scorso la squadra dei ’97 ha vinto il titolo regionale e quest’anno i ’96 e ’97, insieme in squadra, sono secondi nel campionato con buone speranze per la classifica finale. Gli istruttori e gli allenatori, tutti tesserati F.I.P., si mettono a disposizione, oltre che con le specifiche competenze richieste, anche con le loro conoscenze pedagogico-educative che insieme alle pratiche del preparatore atletico sono il valore aggiunto della società. “La squadra dei ’96 e ’97 parteciperà al Torneo di Natale ‘Ciao Rudy’ di Pesaro, con partenza il 27 dicembre - prosegue Catalano - è la nostra prima partecipazione. Quattro giorni di trasferta che vedrà il solo staff tecnico al seguito dei giocatori, per consentir loro di vivere un’ esperienza personale di autonomia dalle famiglie e di condivisione extra campo con i compagni, con chiacchiere, risate e relax importanti per ‘fare gruppo’ e crescere” conclude il dirigente. Uno spaccato cittadino che ci offre una bella storia, fatta di passione e amore per la pallacanestro, di una dozzina o poco più di appassionati e genitori, che hanno messo in campo tutte le loro emozioni per fare … canestro e far vivere lo sport ai giovani come se fosse una grande famiglia. TN MARINA LANDOLFI


DA SAPERE, DA VEDERE, DA LEGGERE, DA CAPIRE, DA ASCOLTARE, DA AMARE

Parole di COPERTINA

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COSE A COLOrI

n giorno l’insegnante convocò i genitori di Luca. - Sono molto preoccupata, sapete. Luca non fa che disegnare alberi viola e cose scure. Io credo che sia opportuno far leggere queste immagini da uno specialista. Luca rideva spesso. Era un bambino tranquillo, socievole e dolce, sapeva leggere lentamente ma bene, metteva sempre i suoi giochi a posto e amava le magliette a maniche corte. Era buono, ogni tanto restava in silenzio, altre volte parlava senza smettere un attimo, ascoltava tutti e interrompeva solo quelli che dicevano cose sbagliate. Aveva quasi sempre ragione e non alzava mai la mano quando la maestra faceva una domanda a tutti i bambini in classe, ma secondo me la risposta la sapeva lo stesso. Solo che i suoi alberi erano viola. Non erano mica violenti, né spaventati, né strani: erano gli alberi come li vedeva Luca. Lo visitò un dottore alto e con i capelli grigi e folti, con gli occhiali dalle lenti spesse che ingrandivano i suoi occhi scuri e profondi. Io non c’ero, ci andò Luca con suo padre e sua madre. - Signori, nessun timore. Luca è soltanto daltonico. Gli occhi di Luca erano occhi straordinari. Invece di fermarsi sulle cose, le attraversavano e le cose cambiavano colore, mantenendo la

stessa forma. Quelli di Luca non erano i colori degli altri: i grigi erano verdastri e profumavano di erba mista appena tagliata, i verdi tendevano all’indaco ed erano leggeri e un po’ nuvolosi come il cielo, i rossi erano scuri e sapevano più di more che di fragole. Il suo era un arcobaleno asimmetrico, invertito e mischiato, a tratti rotto e ricucito, a volte ruvido altre liscio, ma era un arcobaleno bellissimo. Le sue cose erano a colori come le mie, solo di un colore differente. Mi piaceva molto stare con Luca. Un giorno ci inventammo un gioco: io lo chiamai il gioco delle cose a colori. - Bianco! Dissi io.

Le parole di

BARBARA BUSSOLOTTI

- Bianco è l’inizio dell’anno, una cosa nuova da disegnare. È morbida e soffice, non fa rumore e canta a bassa voce, si vaporizza la sera e diventa aria, poi la mattina si risveglia e torna solida e tonda. - E invece com’è una cosa parlata? - È un po’ rosa e un po’ rossa, con i riflessi delle arance di ottobre e dei limoni del giardino di mia nonna. Non serviva guardarle le cose, con Luca facevamo così: ce le immaginavamo, perché lui sapeva immaginarsele molto più belle di quelle degli altri. - E poi? - E poi io dico che una cosa mangiata è blu, una cosa derisa è nera, una cosa capita è gialla, una cosa urlata è viola, una cosa cantata è rosa, una cosa cotta è rossa, una cosa trasformata è azzurra, una cosa cominciata è celeste chiara, una cosa pregata è marrone, una cosa sognata è arancione sbiadita, una cosa rotta è un po’ grigia, una cosa imparata è fucsia, una cosa fatta insieme è verde. Sapete che c’è? È che a noi non serviva vedere per forza le cose dello stesso colore e che le cose di Luca erano simili a quelle di tutti. In fondo che importa? Le cose secondo me sono del coTN lore che ognuno dà loro.


BOOKS muSIC di ANDREA FAETI

LE COLONNE DEL ROCK

Il fu Mattia Balzac

La libreria critica di ENRICO MICELI

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VOGLIAMO TUTTO di Nanni Balestrini Feltrinelli 1971 - DeriveApprodi 2004 (174 pag.)

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ogliamo tutto. Con questo titolo Nanni Balestrini ha voluto descrivere la visione di un mondo ed estrarre così l’essenza di una generazione, quella cioè che ha vissuto a pieno l’atmosfera degli anni settanta. Una generazione alienata da una società composta prevalentemente da fabbriche e migrazione ma tenuta in vita da un fermento giovanile fatto di cultura e battaglie sociali. Il romanzo è stato pubblicato per la prima volta nel 1971 per i tipi di Feltrinelli per poi essere ristampato nel 2004 dalla casa editrice romana DevideApprodi. Si tratta di un’opera – un manifesto – in cui gli elementi di rivolta vengono fuori già a partire dalla punteggiatura, che l’autore elimina quasi del tutto, per evolvere la narrazione in un linguaggio colloquiale e spudorato che risulta potente come esplosivo al plastico. Il protagonista è un giovane salernitano che dopo una breve parentesi lombarda vissuta tra Brescia e Milano inizia, nel 1969, a lavorare presso la Fiat di Torino. Da qui un innesco continuo di situazioni contrastanti, umane e sociali. Un amalgama di umiliazioni, una vita-non-vita, e un conseguente intreccio di frustrazione che crea (o fa da collante per) gli scioperi in fabbrica e gli scontri in strada, generando infine una vera e propria guerriglia urbana. Un romanzo che resta attaccato al palato come vernice spray su un muro di periferia. Sullo sfondo i movimenti di Potere Operaio e Lotta Continua, la polizia, i sindacati, gli studenti, le sirene e gli edifici abbandonati. Un romanzo che a rileggerlo oggi, a più di quarant’anni di distanza, si riempie di nuove sfumature. Inevitabile risulta così il paragone generazionale, politico e sociale con l’Italia degli anni dieci. Un libro da leggere o rileggere non solo come documento storico ma anche, o soprattutto, come testimonianza di un’idea di cambiamento. TN L’idea concreta che un altro mondo sia possibile.

DARIA BIGNARDI  L’acustica perfetta

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NO

n “amore infelice”, questa in sintesi la storia di Arno e Sara. Daria Bignardi butta giù un romanzo che ha una ossatura discreta su cui poggia però una trama sentita troppe volte: nel complesso poco originale. Anche lo stile scelto è rapido, ma la narrazione risulta eccessivamente piatta e priva di “sugo”.

MONDADORI (2012, 200 PP.)

TELEVISIVO

PINK FLOYD

SIMONE SARASSO

Invinctus - Costantino, l’imperatore guerriero

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YES

n romanzo storico che fa sentire addosso l’adrenalina di un film d’azione. Simone Sarasso mette in scena quasi seicento pagine di storia romana e lo fa con uno stile fresco e quasi tarantiniano. Costantino, il suo impero, la sua vita. Un romanzo rigoroso e ben pensato.

RIZZOLI (2012 - 592 PP.)

ADRENALINICO

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oger Waters, Rick Wright e Nick Mason fondano nel 1964 una blues band dal nome cangiante (Sigma 6, T-Set, Meggadeaths, Abdabs). A loro si unisce Roger Keith Barret (per tutti Syd), studente di pittura e singolare figura di freak ante litteram dalla fragilissima personalità e l’intestazione del gruppo cambia in Pink Floyd. Dopo alcune esibizioni in piccoli locali di Londra e la pubblicazione di alcuni singoli esce nel 1967 il loro primo album ‘ The Piper At The Gates Of Dawn’, manifesto della psichedelica inglese nel suo momento di massima gloria. Fiaba e allucinazione, realtà e sogno si mescolano in brani all’avanguardia che decretano il successo della band. Lanciati verso una folgorante carriera, i quattro di Cambridge devono fare i conti con i primi sintomi di schizofrenia (causata molto probabilmente dall’uso sistematico di LSD) di Barrett, la mente creativa del gruppo. I Floyd corrono ai ripari ed ingaggiano al suo posto David Gilmour, chitarrista e vecchio amico d’infanzia di Syd. Il peso compositivo ora grava principalmente su Waters che svolge un buon lavoro sia su ‘A Saucerful Of Secrets’(1968) che su ‘More’(1969), colonna sonora del film di Barbet Schroeder sulla cultura hippie. Il decennio si chiude con il monumentale ‘Ummagumma’, esauriente documento della stagione più felice della band. Il nuovo decennio si apre con la sterzata progressive di ‘Atom Heart Mother’ al quale fa seguito ‘Meddle’ (1971). Nel 1972 la band è ancora impegnata con lavori cinematografici, questa volta con ‘Obscured By Clouds’, colonna sonora del film ‘La Valèe’. Il grande successo modiale, arriva l’anno seguente con ‘The Dark Side Of the Moon’ interamente scritto da Waters sui temi dell’alienazione e della schizofrenia della società contemporanea. L’irripetibile successo commerciale del disco e la pressione che ne deriva causano qualche squilibrio psichico in Waters. Il bassista rifletterà la propria angoscia in tutti gli album seguenti e farà della depressione e della solitudine una scelta di vita non solo musicale. Dopo due anni di silenzio, viene dato alle stampe ‘Wish You Were Here’, dedica angosciosa all’amico Syd, album gradevole anche se privo di quegli spunti innovativi che fino a quel momento avevano caratterizzato la produzione della band. Passano altri due anni prima di vedere di nuovo i Pink Floyd in studio e il lavoro che ne scaturisce è ‘Animals’, invettiva contro alcune figure della società sostituite nella migliore tradizione orwelliana da specie animali. Nel 1979, la pubblicazione di ‘The Wall’ segna l’ultima tappa importante nella storia del gruppo. L’album, nonostante le immancabili visioni pessimistiche del mondo e le atmosfere cupe e opprimenti che incalzano nelle quattro facciate, riscuote un successo clamoroso. ‘The Final Cut’ del 1983 è l’ultimo capitolo della saga Pink Floyd al completo. A questo punto la band si scioglie e anche se qualche anno più tardi Gilmour, Mason e Wright riporteranno il marchio Pink Floyd in auge con ‘A Momentary Lapse Of Reason’ (1987) e ‘The Division Bell’ (1994), i quattro al completo non torneranno più insieme. Album consigliato: ‘The Piper At The Gates Of Dawn’ Sito web: www.pinkfloyd.com


mOvIE Caro Diario

Appunti di Cinema di MAURO VALENTINI

ThE MASTER

E, a fianco dei due, in un proscenio di dialoghi serrati e di attrazione fatale, dove vittima e carnefice si mescolano (oppure non esistono), sbiadiscono tutti gli altri, anche attrici bravissime come Amy Adams e Ambyr Childers si relegano al ruolo comprimario di madre e figlia del Santone, personalità distorte e perverse anch’esse, perfetta sintesi di un coacervo di proselitismo e affarismo. Eppure il verbo di Dodd deve esser in qualche modo efficace se, dopo una memorabile scena in motocicletta, il povero Freddie forse ritroverà se stesso sfiorando con delicatezza e disincanto la sua nuova vita, battito d’ali dopo il rombo terrificante dentro la sua mente troppo sensibile per una guerra sul Pacifico. TN

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muSIC Le parabole musicali di EVANGELOS VOUTOS

LA NEW WAVE ITALIANA ...E LA SuA gEnErOSA PArEnTESI

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di PAUL ThOMAS ANDERSON (137 min.)

ome è dura la vita dei reduci della Seconda Guerra Mondiale. E dopo gli orrori vissuti, i centri di riabilitazione psichiatrica sono affollati da chi cerca di tornare ad una vita normale. Freddie è uno di questi, cerca di riemergere dal buio ma la luccicanza della vita post bellica lo stordisce, mentre si riempie di intrugli alcoolici letali e visionari, tramortendosi in una vita di mille lavori contornato dal disprezzo della gente. Circostanza vuole che all’apice della sua disperazione incontri il “Guru” Lancaster Dodd, alla ricerca di certezze applicative per le sue teorie psicotiche sulla mente, infarcite di contagi Freudiani e di marketing della persuasione applicata. Inizia così “The Master” di Paul Thomas Anderson, ex enfant prodige di Hollywood che, dopo l’acclamatissimo “Magnolia” del 1999, si era un po’ perso forse travolto da quel capolavoro - che ritorna con quest’opera di grandissimo Cinema, premiata alla Mostra di Venezia, raccontando una storia scomoda che in America ha creato molte polemiche per il riferimento esplicito a Dianetics, quindi a Scientology, e che è già in odore di superpremio Academy. Un film sontuoso, con un’ambientazione splendida di quell’America post-bellica piena di vita e di speranza ma anche di tanta insoddisfatta felicità, che il predicatore Dodd cattura e ne fa business. Eppure nulla del contorno offusca la prova dei due fuoriclasse Joaquin Phoenix e Philip Seymour Hoffman, giustamente premiati a Venezia: ex aequo per questo duetto psicologico ma molto fisico, tra l’opulenza di Hoffman e la fragilità piena di istinto di Phoenix.

nOTE STOnATE

IL FILM DA EVITARE

MAI STATI UNITI

di CARLO VANZINA (9O MIN.)

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inque persone scoprono di avere un padre in comune e partono per gli USA per un viaggio in sua memoria, gettando nello sconforto chi ha pagato il biglietto. Un Cine-panettone scaduto farcito al luogo comune. Vacanze in America 30 anni dopo.

MAI STATO UN FILM

l maestro Franco Battiato cantava: “Non sopporto i cori russi, la musica finto rock, la new wave italiana, il free jazz punk inglese …”. Diceva sul serio o scherzava, considerando che il rock di quegli anni in Italia funse da apripista per un futuro all’epoca lontanissimo da immaginare? Mentre la Rettore, Nada e Camerini riscuotevano un discreto successo con singoli synth-pop distinguendosi dal resto dei cantautori classici in stile De Gregori, una nuova ondata che arrivava dal nord Europa, si sviluppava a macchia d’olio. Rassegne nazionali come Arezzo wave, Rock Targato Italia, Sanremo Rock, funsero negli anni 80, da amplificatori per band sconosciute che intrapresero coraggiosamente un nuovo tipo di linguaggio. Mentre precedentemente c’era il prog, il linguaggio adesso era diretto e senza schemi, fatto di testi impegnati, politici ed esistenziali, supportati da quattro accordi semplici che arrivavano senza tanti fronzoli dritti al cuore di un pubblico scatenato e bisognoso di scariche adrenaliniche. Mentre il punk a Londra bruciava velocemente, qualche anno dopo, agli inizi degli anni 80, band del calibro di “CCCP”, “Litfiba”, “Diaframma”, scrivevano una rabbiosa ma al contempo romantica parentesi della musica italiana che avrebbe portato successivamente alla nascita ed alla crescita di band che tuttora s’ispirano a loro. Gli emiliani CCCP del leader Giovanni Lindo Ferretti, successivamente CSI, ispirandosi al punk rock europeo, svilupparono un proprio stile mischiando hardcore, musica industriale e rock militante; i fiorentini Litfiba, furono bandiera della new wave italiana, derivata dal pop-rock inglese, che offrirono soprattutto fino alla fine degli anni 80, malinconiche e romantiche visioni oniriche, alternate ad atmosfere postpunk; i Diaframma, gli unici che non hanno mai voluto abbandonare lo stile di un’epoca oramai passata, continuano a suonare dal vivo rimanendo una delle band culto di trent’anni fa. Canzoni come “Curami” o “Istanbul”, restano impresse su un quadro ben dipinto di colori oscuri ed agitati che descrivono in modo trasparente lo stato di un umore giovanile confuso e decisamente incazzato. TN


Le “BUONE PRATIChE”di CLAUDIA BRUNO

VOLTA

LA CArTA

APPunTAmEnTI febbraio COSE DA NON DIMENTICARE

CARNEVALE LIBERATO L

a più importante tradizione popolare della città di Poggio Mirteto è il Carnevalone Liberato, festività che rievoca la liberazione dallo Stato Pontificio. L’evento si svolge la prima domenica di Quaresima ed è caratterizzato da un forte connotato anticlericale: l'origine della festa, infatti, è nella rivolta popolare del 24 febbraio 1861 che decretò l’indipendenza di Poggio Mirteto dallo Stato dei Papi. Il carnevale anticlericale si tenne fino alla firma dei Patti Lateranensi del 1929, quando il regime fascista decise di sopprimerla nell'ambito della politica di generale alleanza col Vaticano. La festa fu ripristinata nel 1977 conservando integro il suo carattere di festa laica, con abbondante uso di bonaria ma caustica ironia profana. Nel corso degli anni l’evento è cresciuto esponenzialmente, con torme di migliaia e migliaia di partecipanti (rigorosamente in costume!) che assistono agli innumerevoli spettacoli di arte di strada e musica dal vivo, fino al tradizionale falò del 'pupazzo' che, in tarda serata, decreta la fine dei festeggiamenti.

ChI MANGIA DA SOLO SI STROZZA, ...DI SPREChI d

ietro la prima carta del 2013 ho trovato scritto che in tutto il pianeta tra il 30-50% del cibo prodotto per il consumo non arriva nemmeno nei piatti, ma va buttato. Lo conferma il rapporto dell'Ime “Global food, waste not, want not” da poco diffuso. E poi si dice “la fame nel mondo”, “siamo troppi”, “servono gli Ogm per sfamare tutti”. Pensate che solo in Italia ogni anno sprechiamo circa 9 tonnellate di cibo, 27 Kg pro capite, che secondo il Barilla Center corrispondono ad un costo di 454 euro all'anno per famiglia. Lo sapevate? È per questo che ho deciso di parlarvi di due importantissimi progetti nati da poco per invertire la rotta. Uno si chiama RE-Food (rhizomaticdesign.net), un progetto pilota partito da qualche settimana a Bolzano all’interno dell'iniziativa Transition BZ e finalizzato al recupero dei prodotti alimentari che altrimenti andrebbero buttati. Attraverso cene aperte alla città preparate da volontari a partire dal materiale recuperato dal mercato settimanale, sconti nei mercati su frutta e verdura mature, coinvolgimento attivo di commercianti e consumatori, le cittadine e i cittadini cercano così di invertire la tendenza coinvolgendo l’intera comunità. L’altro progetto di cui voglio parlarvi, invece, si chiama Food-Sharing ed è nato qualche mese fa in Germania attraverso il passaparola. Il principio che ne sta alla base è quello di spingere le persone a spartirsi il cibo, anziché gettarlo nella spazzatura, facilitandosi con l’utilizzo di una piattaforma web (foodsharing.de) online dallo scorso 12 dicembre. Un servizio per ora attivo solo in alcune città tedesche ma che presto arriverà anche in Svizzera, Austria e altri stati europei. E allora, perché non prendere spunto in un paese come il nostro dove la cultura del cibo è così importante? D’altra parte, a mangiare, se non si è almeno in due si gode solo a metà. TN

POGGIO MIRTETO 17 Febbraio 2013

fATTI

UN FILM

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orna il progetto cinematografico ideato dal PdE per unire le sue mostre al cinema. “Fatti un Film” è un concorso internazionale per cortometraggi, inediti e non, che invita gli autori cinematografici a ripensare i temi portanti di una grande mostra attraverso le immagini in movimento. Quest'anno la mostra collegata al concorso è “Sulle Vie della Seta. Antichi sentieri tra Oriente e Occidente”.

ROMA Palazzo delle Esposizioni - Fino al 4 Febbraio 2013

BIg BLU

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l Salone Internazionale della Nautica e del Mare è il grande evento dedicato che si rivolge al mondo della nautica a 360° comprendendo una vasta scelta di temi, settori e passioni legate al mondo marino. I focus di quest’anno saranno dedicati anche alla pesca sportiva, nell'ambito di “World Fishing”, e al turismo all'area aperta nel salone “Outdoors Experience”.

ROMA Nuova Fiera di Roma – 20-24 febbraio 2013

TuTTI SuL n GhIACCIO

ell’ambito della rassegna “Natale all’Auditorium”, nell’area pedonale adiacente è stata allestita la tradizionale pista di ghiaccio dove grandi e piccini potranno divertirsi a pattinare tutti i giorni (il sabato e la domenica fino a notte inoltrata) nella splendida cornice dell’auditorium, che per l’occasione si trasforma in un “villaggio metropolitano” scintillante di addobbi e luminarie, corredato di mercatino natalizio e area giochi.

ROMA Auditorium Parco della Musica - fino al 17 febbraio 2013


dOnnE

dA uLTImA PAgInA

LA COPERTINA NON è TUTTO

di TERESA DI MARTINO

fEmmInICIdIO

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e dico Donna penso a Olga e Francesca, le ultime due donne uccise per mano maschile sotto le feste di natale. E probabilmente, quando il giornale uscirà, ne saranno già stata uccise altre. Sì, perché l’agghiacciante media italiana è questa: una donna ogni due giorni uccisa per mano di uomini, per il 70% vittime di conviventi, quasi tutte le altre di ex fidanzati o ex mariti. E infatti Olga è stata uccisa a fucilate dal marito, che non ha risparmiato neanche la cognata, Francesca. Motivo: una separazione non consensuale. Una storia come tante, finita purtroppo come tante. E non è l’ennesimo omicidio in un’Italia di famiglie violente, si tratta dell’ennesimo femminicidio, fenomeno che ha visto nel nostro paese un incremento del 10% all’anno negli ultimi tre anni. Checché ne dica l’integralismo cattolico radicale (vedi il blog PontifexRoma), secondo cui il femminicidio sarebbe “un’assurda leggenda nera messa in giro da femministe senza scrupoli”, è proprio grazie a queste femministe che giornali e tv cominciano da qualche tempo a chiamare la violenza di genere con il suo vero nome. Ce n’è voluto e ce ne vorrà di tempo per abbattere i muri di una cultura maschile che vuole lavare i panni sporchi in casa (ancora oggi il 90% delle

Numero 17 - Anno 3 Gennaio 2013 Distribuzione gratuita EDITORE: Associazione Culturale Durango DIRETTORE RESPONSABILE: Stefano Mengozzi DIRETTORE EDITORIALE: Andrea Oleandri

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vITTImE dI unA CuLTurA

vittime di violenza domestica in Italia si rifiuta di denunciare il convivente per il timore di ritorsioni), ma c’è ancora qualcuno che ci prova. Don Piero Corsi, parroco di Lerici, ha tenuto banco sotto le feste del suo santo natale con un volantino che ha fatto scalpore - e meno male - ricevendo condanne da tutto il mondo, almeno quello laico. Titolo: "Le donne e il femminicidio, facciano sana autocritica. Quante volte provocano?". Una tesi antica e popolare: la colpa è delle donne, perché si vestono in un certo modo, perché non obbediscono, perché non si sottomettono come dovrebbero: "Il nodo sta nel fatto che le donne sempre più spesso provocano, cadono nell'arroganza, si credono autosufficienti e finiscono con esasperare le tensioni. Bambini abbandonati a loro stessi, case sporche, piatti in tavola freddi e da fast food, vestiti sudici. Dunque se una famiglia finisce a ramengo e si arriva al delitto (forma di violenza da condannare e punire con fermezza) spesso le responsabilità sono condivise - scrive colui che dovrebbe portare la parola di cristo tra la gente - Quante volte vediamo ragazze e signore mature circolare per strada con vestiti provocanti e succinti? Quanti tradimenti si consumano sui luoghi di lavoro, nelle palestre e nei cinema?

IN REDAZIONE: Martina Parisi, Enrico Miceli, Andrea Faeti, Martina Zanchi, Antonello Serani, Nicolay Porrelli, Claudia Bruno, Giampaolo Palma, Teresa Di Martino, Mauro Valentini, Evangelos Voutos, Cecilia Prati, Barbara Bussolotti, Ilario Rea, Marina Landolfi

Potrebbero farne a meno. Costoro provocano gli istinti peggiori e poi si arriva alla violenza o abuso sessuale (lo ribadiamo, roba da mascalzoni). Facciano un sano esame di coscienza: forse questo ce lo siamo cercate anche noi?”. Forza donne, un esame di coscienza, soprattutto per quella donna su tre (tra i 16 e i 70 anni d’età) che subisce regolarmente violenze domestiche. Cosa ci siamo messe in testa? Di essere libere di scegliere come vestirci, che lavoro fare, con chi andare a letto, con chi passare il resto della nostre vite? Questo fa imbestialire gli uomini, abituati da millenni a potere e dominio, che improvvisamente si trovano a dover fare i conti con l’autodeterminazione e la libertà delle donne. In fondo, come dice il nostro caro parroco, si tratta di animali con degli istinti da mascalzoni. Una tesi, neanche troppo pensata, che mette in evidenza proprio la cultura patriarcale da cui nascono violenze e femminicidi. Lui, un prete, che incarna sotto un abito talare e dietro un voto di castità la crisi maschile della società, il disordine post-patriarcale direbbero le femministe senza scrupoli. Olga, Francesca e tutte le altre se la sono andata a cercare? Noi, coscienza alla mano, lo facciamo quotidianamente. Dovrebbero ucciderci tutte? TN

PROGETTO GRAFICO E IMPAGINAZIONE: Paolo Campana (Studio Grafico Durango) ChIUSURA REDAZIONALE: 16/01/2013 STAMPA: Arti Grafiche Reg. Trib. di Velletri N. Reg. 13/11 del 22 Luglio 2011 TIRATURA: 10.000 copie

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