Page 22

TeMA

04.09 Ricerche Con gli anni Novanta, e soprattutto con la diffusione del paradigma della sostenibilità, emerge con chiarezza non solo la scarsa sostenibilità di una mobilità esclusivamente affidata all’auto privata ma, anche, le numerose esternalità negative, soprattutto in termini di costi ambientali, dovute alla relazione tra scelte in materia di mobilità e diffusione degli insediamenti sul territorio. Nelle pagine che seguono, sulla base dei numerosi studi che hanno esaminato tali tematiche soprattutto in riferimento al contesto europeo, si propone dunque un focus sulla diffusione dei fenomeni di sprawl urbano, in larga misura conseguenti alle scelte effettuate in materia di mobilità; se ne esaminano i principali costi, di tipo ambientale ma anche sociale, e si evidenziano, infine, alcuni dei principali indirizzi, che emergono anche dalla ricerca europea, per riorientare le scelte in materia di mobilità e di uso del suolo, contrastando i fenomeni di diffusione insediativa e i conseguenti costi ambientali e sociali.

Mobilità su gomma e diffusione insediativa in Europa Attualmente i fenomeni di sprawl risultano largamente diffusi in Europa, soprattutto nelle aree centrali, meridionali e nei paesi dell’est. La popolazione urbana è complessivamente in crescita e nel 2020 si prevede che l’80% degli europei vivrà in aree urbane, con una conseguente e rilevante crescita della domanda di aree libere, specie in prossimità

delle grandi città. Pertanto, la riduzione dei fenomeni di diffusione incontrollata degli usi urbani, soprattutto a svantaggio delle aree agricole e naturali residue, si afferma oggi come una delle priorità per l’Europa nel suo complesso. Nell’ambito del progetto di ricerca Europeo Moland (Monitoring Land Use/Cover Dynamics), che ha avuto inizio nel 1998 con l’obiettivo di monitorare lo sviluppo delle aree urbane e identificare i trend di sviluppo a scala europea anche a supporto delle scelte di pianificazione del territorio, si è stimato che più del 90% delle aree residenziali realizzate dopo gli anni Cinquanta sono aree a bassa densità; che il consumo di suolo si è più che raddoppiato nelle città europee negli ultimi cinquant’anni e che in molti paesi Europei negli ultimi vent’anni si è avuto un incremento delle aree costruite pari a circa il 20%, a fronte di una crescita della popolazione pari al 6%, con l’ovvia conseguenza di una minore compattezza delle aree urbane. Si evidenzia, dunque, che nella maggior parte dei casi ai densi e compatti quartieri residenziali che hanno storicamente caratterizzato le città europee, si sono sostituiti quartieri a bassa densità, caratterizzati dalla prevalenza di abitazioni isolate e che, a fronte di un ridottissimo incremento della popolazione, talvolta addirittura di un decremento, le aree destinate ad usi urbani risultano in costante crescita: come evidenziato infatti dalla Environmental European Agency (EEA), i fenomeni di sprawl urbano non sono direttamente riconducibili o connessi alla dinamica demografica, che ha per secoli guidato lo sviluppo insediativo,

La percentuale di aree residenziali a bassa densità realizzate dopo la metà degli anni Cinquanta, in rapporto al totale delle aree residenziali, è piuttosto elevata in numerose città europee.

22

TeMA Vol 2 No 4 dicembre 2009

TeMA 04_09 FLUSSI METROPOLITANI  
TeMA 04_09 FLUSSI METROPOLITANI  

TeMA is the official journal of the TeMA Research Group of the Urban and Regional Planning Department of the University Federico II of Naple...

Advertisement