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Benito Ciarlo – Le Stelle Cadenti

Le stelle cadenti L'alba lo colse impreparato: avrebbe voluto esser sveglio ed invece dormiva profondamente. Non s'accorse, perciò del passaggio delle anatre, né scorse la lepre che faceva capolino in mezzo al prato mentre dal cielo precipitavano le pleiadi. Dormiva e sognava di pianure sterminate popolate di una quantità incredibile d'animali d'ogni specie. Egli stesso, nel sogno, si sentiva un po' gazzella e un po' leone ed era combattuto tra il correre per inseguire o il correre per sfuggire. Non era una situazione simpatica, ma gli trasmetteva, in entrambi i casi, una inconsueta esaltazione. Percepiva i colori e i profumi della savana e l'odor di selvatico che emanava il suo corpo che, nel suo immaginario, diventava simile all'odore che si sente nel serraglio d'un circo ove prevale il fetore della segatura bagnata dell’orina delle bestie e quello degli escrementi. Un uccello enorme, ad ali spiegate, alto nel cielo, un avvoltoio forse, attrasse la sua curiosità. Si fermò per ammirarne le evoluzioni in balia delle correnti ascensionali e, in quel momento, si sentì artigliare il collo da denti poderosi che lo sfinirono. Si vide, gazzella senza vita, nelle fauci del leone e, al tempo stesso, serrò le mascelle per meglio addentare la preda.

«Svegliati, sta su, e' ora d'alzarsi! » La mano della mamma fra i capelli gli fece ritornare la tranquillità. S'alzò e corse in bagno, come tutte le mattine, precedendo suo fratello maggiore che era un posapiano. Tornato in cucina dopo essersi rivestito, raccontò il sogno a Nicoletta, la sorellina piccola che ne rimase impressionata e ne parlò alla mamma. «Sai mamma, Gianluca è mezzo gazzella e mezzo leone… » «Addirittura! Come mai dici così? Che ha fatto?»


«Ha sognato di essere una gazzella inseguita da un leone e di essere un leone che inseguiva la gazzella.» «Gianluca è un orso grigio!» aggiunse Stefano, il fratello maggiore - alludendo al fatto che il fratellino era cicciottello - mentre si sedeva al tavolo per la colazione. «E tu sei uno scemo!» gli disse di rimando Nicoletta. «Ehi, litigherete mica?» si preoccupò la mamma. Gianluca fa sempre strani sogni, guarda troppi documentari di Piero Angela sugli animali, si disse la mamma. È necessario che ne parliamo un po', si ripromise. Gianluca, intanto, come se il piccolo diverbio non riguardasse lui, stava masticando la brioche mentre guardava con aria assorta la campagna da dietro i vetri della finestra. «Ehi! C'è anche stamattina!» «Chi?», chiese Nicoletta «Tirituppete, la puzzola.» «La puzzola? Ora gli sparo», disse Stefano. «Provaci e io sparo a te», urlò Gianluca. «Basta, smettetela e non dite queste corbellerie o m'arrabbio davvero!» sentenziò la mamma. «A chi sparano, ma'?» domandò Nicoletta mentre si rovesciava mezzo cucchiaio di latte sul tovagliolo.

Quella mattina la maestra di Gianluca ordinò ai ragazzi della terza C di scrivere dieci pensierini che riguardassero le cose o le persone a loro più care. Quando lesse i dieci pensierini di Gianluca, rimase sconcertata. 1. Avevo un bellissimo cane di pelusce di nome Bobi, mio fratello Stefano lo ha fatto a pezzi col coltello del salame e mi ha restituito due spilli dicendomi che erano gli occhi di Bobi. 2. Ho un coltellino svizzero col tagliaunghie e l'apribottiglia. Forse con quello caverò gli occhi a Stefano e poi glieli regalerò puntati su due spilli. 3.

Voglio tanto bene a mia sorella Nicoletta e alle sue bamboline, ci gioco sempre insieme e faccio le casette per le sue bambole che mi vengono molto bene. So adoperare il cartone benissimo per fare casette e 2


per disegnare strade. Mi piace dipingere il cielo e la terra e gli alberi e le case. 4. Papà dice sempre che non devo giocare con le bambole di Nicoletta, perché non si deve, è una cosa cattiva. Stanotte non ho visto le stelle cadenti. Forse non sono cadute, però non mi sono svegliato in tempo. Mi sarebbe piaciuto vederle cadere. 5.

Io, il mio papà, mica lo capisco! Che male c'è a giocare con Nicoletta? Con Stefano prendo solo delle botte che mi fanno male tutto il giorno. A lui piace molto giocare al "karate". A me no.

6. La mamma è bella. E' buona ed ha tanta pazienza. Quando litigo con Stefano quasi sempre poi mi da i baci e a lui niente. Sono contento così lui si arrabbia perché è geloso, però poi dopo mi mena di nuovo quando lei non vede. 7. Mi piace il cielo quando è azzurro e senza nuvole, anche se fa molto freddo. Mi piace vedere sfrecciare gli aeroplani ma anche guardare i gabbiani quando volano in formazione per andare a mangiare alla discarica dell'immondizia. Non so perché uccelli così eleganti come i gabbiani mangiano nell'immondizia. Non so perché sentono dov'è la spazzatura pure se sono al mare e qui il mare non c'è. I gabbiani possono volare a lungo, anche oltre cento chilometri per andare a mangiare. Me lo ha detto il mio papà che lui è grande e queste cose le sa. 8. Stefano dice che col suo fucile a piumini potrebbe centrare un gabbiano in volo. Ma se i gabbiani lo attaccassero in gruppo io credo che Stefano se la farebbe addosso dalla paura. Mi piace come stridono i gabbiani quando volano. E mi piacciono pure i dinosauri ma non ce ne sono più. 9. Il mio amico Sandro è innamorato della mia sorellina Nicoletta, ma non sa cosa vuol dire essere innamorato. Dice che gli piace e basta. Invece a Nicoletta lui piace poco. Preferisce Lorenzo, quello della quinta. Anche lui va a "karate", però non mi ha mai menato. Nicoletta dice che è fidanzata con Lorenzo, ma non è mica vero. 10. Perché le puzzole che sono così belle devono puzzare? Poi tutte le odiano. Io, invece, voglio bene a Tirituppete, la puzzola, perché siamo amici.

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Gianluca e Lorenzo stavano andando verso il torrente e Nicoletta li seguiva a breve distanza, canticchiando la canzoncina che aveva imparato a scuola. Lorenzo alzava gli occhi al cielo evidentemente infastidito da quella "piccineria". «Ora ti faccio vedere come si mette l'esca e poi ti passo la canna così peschi tu. » «Dai, prenderò una bella sardina!» «Non fare lo scemo, la sardina non è un pesce d'acqua dolce: non vive nei fiumi!» «Stefano è laggiù che pesca. Lui dice che cerca i salmoni.» «Figurati se qui passano i salmoni. Racconta frottole tuo fratello, come al solito.» Gianluca resse la canna che l'amico gli porgeva, con una certa aria da uomo che sapeva il fatto suo. Lanciò l'amo e si pose in quell'atteggiamento d'attesa che hanno tutti i pescatori. Guardava il fondo del torrente e vide, vicino alla riva, sfrecciare alcune trote attratte dalla pastura che Lorenzo aveva buttato in acqua. «Cosa te ne farai dei pesci?», gli domandò Nicoletta. «Li porterò alla mamma perché li cucini. Ne pescherò almeno due chili.» «Boom!» lo prese in giro Lorenzo. «Tu quanti ne hai presi ieri?» domandò Nicoletta a Lorenzo; «Sai lui è un bravo pescatore… » precisò poi al suo fratellino. Lorenzo arrossì e rispose: «Soltanto due ma belli grossi.» «Visto, Gianluca, cosa ti avevo detto?» «Io ne prenderò più di lui oggi, sta' a vedere…» Lorenzo, evidentemente a disagio, li lasciò lì e si diresse più avanti, dove Stefano aveva piazzato la sua canna. Gianluca sentì vibrare la sua, uno strattone, un forte strattone che quasi gliela portava via di mano. Urlò per la gioia! «C'è!.. Sì! Dài!» Nicoletta s'agitava tutta felice e faceva il tifo incitando il fratello ed applaudendolo. 4


Riavvolse il filo sul mulinello e vide uscire dall'acqua, immobile e appeso all'amo un pesce che gli parve enorme, al punto che temette di non farcela a trarlo a riva. Riuscì a portarlo verso di sé, invece e, quando provò a levargli l'amo dalla bocca, s'accorse che questo gli si era conficcato nel labbro superiore. La trota boccheggiava agitandosi. La liberò dall'amo e poi preso da un terribile rimorso la ributtò in acqua. Sulle prime la trota non reagì e Gianluca si preoccupò pensando che fosse morta "annegata nell'aria", poi la vide guizzare di nuovo e le chiese mentalmente perdono. «Perché?» le chiese Nicoletta quasi piangendo. «Non ci vengo più a pescare», fu la risposta di Gianluca che nel frattempo aveva buttato a terra la canna. «Perché non ti piace più pescare? Eri così contento!» «Perché è crudele. Quel pesce magari aveva i pesciolini e noi non abbiamo bisogno di lui per mangiare. Non avrei avuto il coraggio di mangiarlo. Poi mi ha guardato.» «Ti ha guardato?» «Sì, era come se mi dicesse di non ammazzarlo!» «Ma tu mica l'ammazzavi!» «Sì, se lo mettevo nel cestello moriva.» «Hai fatto bene a non ammazzarlo.» «Quando mangi i bastoncini di pesce mica ci pensi che li ammazzano, prima.» «Hai ragione. Io i bastoncini di pesce non li mangio più.» «Non essere stupida, quelli bisogna mangiarli.» «Per crescere?» «Sì.» «Ah…» Stefano aveva pescato tre belle trote e stava ricevendo i complimenti di Lorenzo mentre tornavano nella loro direzione. Nicoletta vedendo i tre pesci nel cestino del fratello cominciò a piangere a fontana: «Cattivo, li hai ammazzati!» «Questa è tutta scema…» commentò Stefano pregustando i complimenti della mamma, rivolto a Lorenzo che rideva per la corbelleria che aveva detto Nicoletta. Quella sera Gianluca capì tre cose: non sarebbe mai più andato a pescare; gli sarebbe costato fatica, d'ora in poi, ubbidire alla mamma e mangiare il pesce quando lo avesse cucinato; Nicoletta non si sentiva più "la fidanzata" di Lorenzo.

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Prima di andare a dormire, Gianluca parlò a lungo col babbo il quale gli spiegò un sacco di cose sulla catene alimentari e sui sistemi ecologici, però non riuscì a convincersi della necessità di andare a caccia o a pesca. Se gli altri lo facevano per lavoro e per dare da mangiare alla gente era giusto ma per divertimento era solo crudeltà, gli disse. Il babbo, assonnato replicò: «Quando sarai più grande capirai, anche la caccia e la pesca sportiva sono utili. » «Sarà... Buona notte, papà.» «Buonanotte, Gianluca.» Mise la sveglia vicina al suo lettino e regolò l'allarme per le quattro del mattino. Non avrebbe perso la seconda occasione per vedere le stelle cadenti. Le Leonidi non avrebbero ripetuto lo spettacolo, gli aveva detto la maestra. Quella notte sognò d'essere un pinguino e si svegliò disgustato quando s'accorse che poteva e doveva mangiare solo pesci. Erano le tre e mezzo. Avrebbe voluto chiamare Stefano per scendere di sotto a guardare le stelle. Ma temeva la reazione del fratello al quale delle stelle non importava nulla. Senza far rumore scese di sotto e si piazzò al buio dietro la casa, seduto sulla sdraio del babbo. La notte era calda, al punto che dopo un po' s'accorse di sudare un poco. "Forse sudo per la paura", pensò. Sentì muovere qualcosa dietro di sé e fu preso dal panico. «Che fai?» Era Nicoletta, assonnatissima che lo aveva raggiunto senza fare rumore. Rinfrancato si diede un contegno. «Aspetto di vedere le stelle cadenti.» «E non hai paura? » «Io no e tu? » «Io sì, se cadono poi brucia tutto?» «No, si bruciano loro nel cielo perché sfregano contro l'aria e a terra non arriva altro che polvere.» «Polvere di stelle?» «Sì» «Chi te lo ha detto?» «La maestra» «Ah!.. Quando cadono?» «Boh?, adesso forse.» «Mi ci porti poi?» «Dove?» «A raccogliere la polvere delle stelle?» In quel momento una stella parve attraversare il cielo da est ad ovest, ammiccando. 6


«Eccole!», gridò Nicoletta «Shhht! Svegli tutti! No, è un aereo non vedi?» «Volano anche di notte? » «Certo!» Sedettero vicini sulla sdraio a guardare il cielo. Gianluca insegnò alla sorellina a riconoscere le stelle che formavano il carro, e le indicò la stella fissa al vertice del timone. Nicoletta non capiva, perché non sapeva cosa fosse un carro. Anche lui, del resto, se la maestra non lo avesse disegnato alla lavagna, non sapeva niente di carri e timoni. «Quella stella lì, indica sempre il nord, che si chiama pure mezzanotte» «Come le lancette dell'orologio quando sono tutte e due sul 12?» «No, come l'ago della bussola che punta sempre in quella direzione…» «Ah!» Gianluca dovette spiegare la faccenda del muschio e poi che cos'era il muschio e perché cresceva nell'umido. Si sentiva fiero di tutte le cose che sapeva. Nicoletta sembrava distratta, ma poi tornava a fare domande e questo lo inorgogliva. «Adesso cadono?» «Spero proprio di sì.» Non accadde nulla. Anzi, piano piano, cominciava a diffondersi un certo chiarore e i due fratelli sentirono un po' di freddo. «Che strano. » «Cosa?» «Sta per uscire il sole e fa più freddo.» «E' ancora notte... guarda, NICOLETTA, GUARDA!» All'improvviso dal cielo parve venissero giù tutte le stelle. Era bellissimo! I ragazzi urlarono la loro gioia, certi com'erano che a terra non sarebbe arrivata nemmeno una scintilla, come nei fuochi artificiali. Le loro urla, le loro risa, il loro stupore svegliarono il resto della famiglia. Troppo tardi per i dormiglioni, loro non videro che qualche scia di poco conto e stentavano a credere al racconto di Nicoletta che diceva d'aver visto il cielo scoppiare.

Gianluca tornò a letto quando fu certo che lo spettacolo fosse finito. Sognò un pesce che gli raccontava la storia di una notte di stelle cadenti e una puzzola felice, perché la polvere scesa dal cielo le aveva cancellato il cattivo odore.

Fine 7


Le Stelle Cadenti  

Un racconto breve di Benito Ciarlo, dedicato ai ragazzi.E' la storia di Stefano, Gianluca e Nicoletta, alle prese con i piccoli grandi probl...

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