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IL PALCOSCENICO Copia omaggio

ISSN 2035-3685

ottobre 2010

UNA STAGIONE TRA MEMORIA E FANTASIA Tre opere liriche, sette produzioni interne, diciassette repliche, otto conferenze e un convegno di studi, riuniti in tre rassegne: «Una Storia, tante storie», «Il teatro dei ragazzi e per i ragazzi» e «Quel che il teatro deve a Pirandello». Sono questi i numeri della nuova offerta culturale del Sociale di Busto Arsizio. Il sipario si alza giovedì 7 ottobre con «Mary Poppins»

In questo numero «Cari amici…», l’editoriale di Delia Cajelli «Un teatro tutto per voi», il cartellone del 2010/2011

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editoriale

Cari amici, «In principio era il Verbo». Così comincia il Vangelo di Giovanni, capitolo fondamentale della Bibbia. Dio, dunque, dà alla parola un valore assoluto. Per questo tutti dovrebbero stare attenti a ciò che dicono. La parola è un impegno. Lo sapevano bene i nostri vecchi, quando dicevano «Hai la mia parola» o «Mi basta la tua parola», stringendo così accordi che valevano una vita. Delia Cajelli nel foyer del teatro Sociale di Busto Oggi, invece, tutto è diverso: spesso noi Arsizio. Foto: Silvia Consolmagno parliamo senza riflettere sul senso di ciò che diciamo; ci illudiamo di risolvere situazioni difficili con qualche parola. «Il teatro Sociale è il teatro della città», «Il teatro Sociale è il nostro teatro», «Grazie per quello che fa con il suo lavoro» sono frasi che mi sento dire spesso. Da anni, messa a confronto con queste parole, non provo orgoglio, ma tenerezza. Tenerezza per me che ho passato tutta la vita in una schiavitù volontaria e per il teatro Sociale, così bello, così storico, così di tutti. Alla fine, però, a risolvere i problemi mi trovo sola. Forse perché non si pensa a quanto sia importante il teatro per la formazione della persona. «Come si fa il teatro? So soltanto che ci sono solo due modi per fare e considerare il teatro: alla superficie o in profondità, o meglio in altezza, voglio dire: proiettato nella verticale dell’infinito […]. Per me il teatro è questo: una casa dello spirito, un culto dello spirito, o degli spiriti» (Louis Jouvet) Invece, la nostra società contemporanea si preoccupa prevalentemente dei corpi e pensa che aiutare chi lavora sullo spirito non sia un buon investimento. L’educazione dello spirito determina, invece, tutta la nostra vita: evita i conflitti, le violenze, le devianze. Il teatro è utile, indispensabile. Oggi, dopo tanti anni, è venuto, per me, il momento di chiedervi poco e molto. Vi chiedo di comprare un biglietto per uno spettacolo o un abbonamento alla stagione. Il poco sta nel costo assai popolare della nostra offerta teatrale (un piccolo esempio: l’abbonamento «Tutti all’opera» costa solo 60,00 euro e permette di vedere ben tre melodrammi); il molto nella vostra scelta di aderire. È venuta, dunque, l’ora di dare un valore reale e concreto alle vostre parole, che definiscono il teatro Sociale come «teatro della città» e, quindi, come vostro. Di tutti voi. Venite a teatro, prendete un abbonamento, Il foyer del teatro Sociale di Busto Arsizio, comprate un biglietto: sarà il vostro modo con la scritta di Luigi Pirandello tratta da per aiutare il Sociale. Delia Cajelli «Questa sera si recita a soggetto». Direttore artistico teatro Sociale Foto: Danilo Menato

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GIOVEDÌ 7 OTTOBRE 2010 - ORE 21.00 [rassegna «Una Storia, tante storie»] VENERDÌ 8 OTTOBRE 2010 - ORE 10.15 [rassegna «Il teatro dei ragazzi e per i ragazzi»]

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UN TEATRO TUTTO PER…VOI IL CARTELLONE 2010/’11 DEL TEATRO SOCIALE DI BUSTO ARSIZIO

MARY POPPINS dai racconti «Mary Poppins», «Mary Poppins ritorna», «Mary Poppins nel parco» e «Mary Poppins apre la porta» di Pamela Lyndon Travers con gli attori del teatro Sociale e con la «Star Dance» di Turbigo (ventitré ballerini di età compresa tra i 10 e i 18 anni) riduzione scenica e regia di Delia Cajelli coreografie di Elisa Vai cast attori: Cristina Canovi (la governante Hellen), Gerry Franceschini (il signor Banks), Fabio Gentile (il re dei gatti), Noris Mariani (la signora Banks), Mario Piciollo (l’ammiraglio Boom e il proprietario della banca), Rosi Ricciardi (la governante Eufemia Andrew), Anita Romano (Mary Poppins), Claudio Tettamanti (Bert) e cinque piccoli allievi di «Officina della creatività» (Giovanni Anita Romano Castiglioni e Camilla Fabris nei ruoli di Michael e Jane; sarà l’attrice protagonista Nicola Ambruso, Margherita Fabris e Arianna Merlo) del musical «Mary Poppins». costumi: Lia Ballarati e Rosanna Ferrari Foto: Silvia Consolmagno luci e fonica: Maurizio «Billo» Aspes produzione: associazione «Educarte» - teatro Sociale di Busto Arsizio musical Ha una borsa prodigiosa, un buffo cappellino di fiori di campo e un curioso ombrello con il manico a forma di pappagallo. Giunge con il vento dell’Est, dove c'è bisogno del suo aiuto. Vanta amici stravaganti, che sembrano usciti da un sogno. Ed è piena di sorprese e meraviglie. Questo e molto altro è Mary Poppins, la supertata «praticamente perfetta sotto ogni aspetto», nata nel 1934 dalla penna della scrittrice britannica Pamela Lyndon Travers e resa famosa nel 1964 dall’omonimo film disneyano di Robert Stevenson, con una strepitosa Julie Andrews nel ruolo della protagonista. La storia di questa stranissima «baby sitter volante», che ha incantato generazioni di bambini con la sua allegria e il suo anticonformismo, è nota a tutti. Nel mondo grigio della City londinese di fine Ottocento, in una bella casa borghese al numero 17 di viale dei Ciliegi, vive la famiglia Banks, composta dal padre George, funzionario di banca severo e freddo, dalla moglie Winifred, femminista ante-litteram con il sogno di ottenere il voto per le donne, e dai piccoli Jane e Michael, nonché dall’anziana, bisbetica e collerica governate Eufemia Andrew. È per rispondere a un bisogno d’attenzione e d’affetto dei due bambini che Mary Poppins arriva in volo da un paese sconosciuto, schiudendo le porte di un mondo magico e coloratissimo. Un mondo nel quale si può volare in cielo appesi ad un aquilone, le case si riordinano con uno schiocco della dita, i dipinti prendono vita e permettono di trascorrere divertenti pomeriggi di gioco, in compagnia di tanti buffi animali come il re dei gatti e la mucca ballerina. Ma non è

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tutto. Con l’arrivo di Mary Poppins, il tran tran quotidiano di casa Banks viene rallegrato da una girandola di canti e balli, sulle splendide note di brani come «Sempre, sempre, sempre», «Supercalifragilistichespiralidoso», «Un poco di zucchero», «Cercasi tata» e «Cam caminì cam caminì». Brani, questi, vincitori di due Oscar e un Grammy, che hanno contribuito a rendere celebre la versione cinematografica disneyana e a far diventare Mary Poppins un «mito sempreverde». Le musiche del film e le trame di quattro degli otto racconti di Pamela Lyndon Travers sulla bambinaia più magica del pianeta («Mary Poppins», «Mary Poppins ritorna», «Mary Poppins nel parco» e «Mary Poppins apre la porta») si incontrano, dunque, sul palco per regalare un pizzico di zucchero, polvere di sogni e una manciata di magia a grandi e piccini. Ingresso spettacolo serale: posto unico € 10,00 (l’incasso dello spettacolo verrà devoluto a sostegno dei progetti socio-culturali realizzati nella provincia di Varese, con il sostegno della Fondazione comunitaria del Varesotto onlus); matinée per le scuole: posto unico € 6,50 (Fascia d’età: scuole primarie e scuole secondarie di primo grado). GIOVEDÌ 18 NOVEMBRE 2010 - ORE 10.15 [rassegna «Il teatro dei ragazzi e per i ragazzi»] GIOVEDÌ 18 NOVEMBRE 2010 - ORE 21.00 [rassegna «Una Storia, tante storie»]

SEI PERSONAGGI IN CERCA D’AUTORE dramma teatrale di Luigi Pirandello con gli attori del teatro Sociale riduzione scenica e regia di Delia Cajelli produzione: associazione «Educarte» - teatro Sociale di Busto Arsizio spettacolo di prosa Uno dei testi più prestigiosi della tradizione teatrale italiana, noto per lo strano e misterioso cortocircuito tra vita e teatro. Un dramma che contiene in sé tutte le future evoluzioni e trasformazioni della drammaturgia e della ricerca contemporanea. Uno spettacolo che raffigura una metafora insuperabile della condizione dell’uomo moderno, in bilico tra realtà e apparenza, verità e finzione. Si presenta così «Sei personaggi in cerca d’autore» (1921), prima opera della trilogia pirandelliana del «teatro nel teatro», detto anche «metateatro», completata da «Ciascuno a modo suo» (1924) e «Questa sera si recita a soggetto» (1928-1929). I precedenti narrativi di questo componimento teatrale, tra i più rappresentati e amati dal pubblico, sono da ricondurre alle novelle «Personaggi» (1906), «Tragedia di un personaggio» (1911) e «Colloqui coi personaggi» (1915); la fonte diretta è, però, l’abbozzo di un romanzo, appena due pagine pervenute in foglietto, databile al 1910-’12. Nasce così in Luigi Pirandello l’idea di mettere in scena il meccanismo della creazione artistica nel momento e nell’atto del proprio farsi, la volontà di raccontare il passaggio dalla persona al personaggio. È rottura con la struttura tradizionale del dramma e l’innovazione non viene immediatamente compresa: la prima nazionale dello spettacolo, tenutasi nel maggio 1921 al teatro Valle di Roma con la compagnia di Dario Nicodemi, viene accolta al grido di «Manicomio, manicomio!»; il successo arriva solo nel settembre dello stesso anno al teatro Manzoni di Milano. Da allora «I sei personaggi in cerca d’autore» esibiscono senza sosta il loro fascino sottile e originale. La trama ha accenti da feuilleton borghese familiare, da romanzo d’appendice. Sulle tavole di un palcoscenico, dove si stanno facendo le prove del dramma pirandelliano «Il gioco delle parti», si presenta una tormentata famiglia, composta da un padre, una madre, un figlio, una figliastra, un giovinetto e una bambina. Questi personaggi chiedono al capocomico e agli attori di mettere

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in scena la loro fosca e intricata vicenda, intessuta di tradimenti, abbandoni, riconciliazioni, sofferenza, desideri di vendetta. Ciò che colpisce l’attenzione dello spettatore non è, dunque, l’intreccio della storia, fitta di luoghi comuni, quanto le illuminazioni metateatrali pirandelliane, a partire dall’eliminazione della «quarta parete» (cioè la parete trasparente che sta tra attore e pubblico). «Due sono le novità dell’allestimento del teatro Sociale di Busto Arsizio -spiega la regista Delia Cajelli-: la rivalutazione del personaggio del figlio, secondo una rilettura testoriana del capolavoro pirandelliano, e l’eliminazione della compagnia di attori che assiste al «miracolo» dell’apparizione dei «sei personaggi». In questa lettura rimane in scena solo il capocomico, al quale viene affidato il ruolo di «controparte», ossia di depositario di un vecchio modo di fare e intendere il teatro. Questa semplificazione contribuisce a rendere più nitida, netta e magica l’apparizione dei «sei personaggi» e fare dello spettacolo uno strumento efficace, chiaro e completo per capire tutto il teatro contemporaneo».

notizie flash

Ingresso spettacolo serale: posto unico € 16,00; ridotto (giovani fino ai 21 anni, ultra 65enni, militari, Cral, biblioteche, dopolavoro e associazioni con minimo dieci persone) € 12,00; matinée per le scuole: posto unico € 6,50 (Fascia d’età: scuole secondarie di secondo grado) L’OMAGGIO A PIRANDELLO CONTINUA AL RIDOTTO DEL TEATRO Lo spettacolo, che prenderà parte al 47° Convegno internazionale di studi pirandelliani (Agrigento, Palacongressi, 5-8 dicembre 2010), si collega idealmente alla rassegna «Quel che il teatro deve a Luigi Pirandello», un corso per addetti alla formazione del pubblico promosso dall’associazione «Educarte», in collaborazione con il Centro nazionale studi pirandelliani di Agrigento, presso gli spazi del ridotto «Luigi Pirandello». L’iniziativa verrà inaugurata nella mattinata di martedì 26 ottobre (ore 9.30-12.30) con un convegno di studi, a ingresso gratuito, che vedrà la partecipazione dei professori Enzo Lauretta, Stefano Milioto e Marialaura Simeone, rispettivamente relatori delle conferenze «Pirandello e il teatro», «Presenze pirandelliane nel teatro europeo e americano» e «Pirandello regista». La rassegna proseguirà con otto incontri, per la regia e la guida storica di Delia Cajelli, ai quali prenderanno parte gli attori del teatro Sociale: «Il metateatro di Luigi Pirandello: Sei personaggi in cerca d’autore» (11 novembre ’10), «Il metateatro di Luigi Pirandello: Questa sera si recita a soggetto» (25 novembre ’10), «Il metateatro di Luigi Pirandello: I giganti della montagna» (20 gennaio ’11), «Tra immedesimazione e straniamento: il teatro di Luigi Pirandello e Bertolt Brecht» (10 febbraio ’11), «Bertolt Brecht e la teoria dello straniamento» (29 marzo ’11), «Il metodo Stanislawskij: la memoria emotiva e l’immedesimazione» (14 aprile ’11), «Il teatro dell’Assurdo: Aspettando Godot di Samuel Beckett» (5 maggio ’11), «L’avanspettacolo: Totò ed Ettore Petrolini» (19 maggio ’11). Tutti gli appuntamenti avranno inizio alle ore 21.00. Il costo del biglietto è fissato a € 8,00 per l’intero ed € 6,00 per il ridotto, quello dell’abbonamento a € 60,00 per l’intero e a € 45,00 per il ridotto. Le riduzioni valgono per giovani fino ai 21 anni, ultra 65enni, militari, Cral, biblioteche, dopolavoro e associazioni con minimo dieci persone. Approfondimenti sulla rassegna «Quel che il teatro deve a Luigi Pirandello» saranno disponibili sul prossimo numero del periodico «Il palcoscenico», in uscita martedì 26 ottobre 2010.

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VENERDÌ 3 DICEMBRE 2010 - ORE 21.00 [rassegna «Una Storia, tante storie»]

IL TROVATORE melodramma in quattro atti da «El Trobador» di Antonio García Gutiérrez musica di Giuseppe Verdi / libretto di Salvadore Cammarano e Leone Emanuele Bardare con il Teatro dell’Opera di Milano con l’Orchestra filarmonica europea (direttore: Vito Lo Re) e con la Corale lirica ambrosiana regia di Mario Riccardo Migliara produzione: Teatro dell’Opera di Milano Una scena dell’opera «Il trovatore» di Giuseppe Verdi, opera lirica con il Teatro dell’Opera di Milano. Foto: Archivio Teatro dell’Opera di Milano

Il destino come motore cieco di ogni esistenza umana, l’amore e la sete di vendetta quali sentimenti che divorano la vita, e, sullo sfondo, armi, soldati, campi di battaglia e lo scoppiettio delle faville di fuochi guizzanti: questi gli elementi che animano «Il trovatore» di Giuseppe Verdi, melodramma in quattro atti e otto quadri che i librettisti napoletani Salvatore Cammarano e Leone Emanuele Bardare trassero da «El trobador», fosca tragedia di «cappa e spada» dello scrittore spagnolo Antonio García Gutiérrez. Il lavoro, inserito con «Rigoletto» e «La traviata» nella cosiddetta «trilogia popolare verdiana», debuttò il 19 gennaio 1853 al teatro Apollo di Roma, incontrando subito il favore della critica e dei melomani, tanto è vero che il musicologo Julian Budden, autore di una monumentale monografia dedicata al maestro di Busseto, ebbe a scrivere «con nessun’altra delle sue opere, neppure con il «Nabucco», Giuseppe Verdi toccò così rapidamente il cuore del suo pubblico». Già in occasione di questo primo importante appuntamento, si parlò per «Il trovatore» di «opera rossa». Una tinta forte e tenebrosa, magica e quasi selvaggia come quella del sangue, del fuoco e della passione colora, infatti, il melodramma verdiano, la cui storia è piena di contrasti drammatici e di intrecci difficili da raccontare. Al centro della vicenda, ambientata nella Spagna quattrocentesca, ci sono due fratelli: il trovatore Manrico e il conte di Luna, che non si conoscono e che si combattono, che sono innamorati entrambi della stessa donna, la dolce e angelicata Leonora. Il racconto della loro rivalità politica e amorosa si affianca alla narrazione del dramma di cui è protagonista la splendida zingara Azucena, una donna che, per vendicare un torto subito, si trova a bruciare il proprio figlio, trattenendo per sé ogni segreto e lasciando così che si compia un fratricidio. «Il trovatore» accosta una grande eleganza musicale, dalla scrittura a tratti quasi schubertiana, a una fantasia melodica straripante. Indimenticabili nell’immaginario collettivo restano arie come «Tacea la notte placida», «D’amor sull’ali rosee», il «Coro delle incudini» e la cabaletta «Di quella pira l’orrendo foco», motivo di eroica risolutezza con cui Manrico chiude il terzo atto e che è diventato famoso per quei do di petto finali, non presenti nella partitura originale verdiana e la cui aggiunta si deve, probabilmente, a Carlo Baucardé o ad Enrico Tamberlick. L’allestimento del Teatro dell’Opera di Milano si incentra sul concetto di male e di demoniaco, dando voce a questi sentimenti attraverso l’immagine di un’eclissi di luna e l’uso di strumenti di tortura per l’ambientazione scenica. Ingresso spettacolo serale: posto unico € 32,00; ridotto (giovani fino ai 21 anni, ultra 65enni, militari, Cral, biblioteche, dopolavoro e associazioni con minimo dieci persone) € 22,00; abbonamento

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LUNEDÌ 20 E MARTEDÌ 21 DICEMBRE 2010 - ORE 10.15 [rassegna «Il teatro dei ragazzi e per i ragazzi»] MARTEDÌ 21 DICEMBRE 2010 - ORE 21.00 00 [rassegna «Una Storia, tante storie»]

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«Tutti all’Opera» (tre spettacoli, ossia «Il trovatore», «Madama Butterfly» e «Rigoletto»): € 60,00

CANTO DI NATALE dall’omonima favola di Charles Dickens con gli attori del teatro Sociale riduzione scenica e regia di Delia Cajelli produzione: associazione «Educarte» - teatro Sociale di Busto Arsizio spettacolo di prosa (favola per bambini) Una commovente storia sulla possibilità di modificare il proprio destino. Una vigorosa denuncia dello sfruttamento minorile e dell’analfabetismo. Un’intensa riflessione su come solidarietà e bontà d’animo possano diventare motori per la creazione di un mondo migliore. Ma, soprattutto, una delle favole più toccanti che siano mai state scritte. Tutto questo è «Canto di Natale», racconto del 1843 inserito nella raccolta «The Christmas Book» di Charles Dickens e oggetto di numero- Illustrazione di John Leech per la prima si sceneggiati televisivi e film, ultimo dei quali quello in 3D edizione del libro «A Christmas Carol» di Charles Dickens, pubblicata a Londra di Robert Zemeckis. nel 1843 da Chapman & Hall È con questo testo che lo scrittore inglese, noto per opere

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come «Il circolo Pickwick», «Oliver Twist» e «David Copperfield», porta la magia nelle nostre vite e nel nostro calendario inventando il Natale come lo viviamo, un giorno speciale di festa in grado di risvegliare sentimenti puri come l’amore e la tolleranza, il rispetto per gli altri e la serenità quotidiana del focolare domestico. «Un giorno -per usare le parole dello stesso autore- di allegria, di bontà, di gentilezza, di indulgenza, di carità, l’unico momento, nel lungo corso dell’anno, nel quale uomini e donne sembrano disposti ad aprire liberamente il proprio cuore, disposti a pensare ai loro inferiori non come a creature di un’altra specie, destinate a un altro cammino, ma come a compagni di viaggio». Protagonista di questo affascinante racconto gotico, facile come una fiaba e profondo come una parabola evangelica, è il vecchio e avaro Ebenezer Scrooge, personaggio servito da modello per il Paperon de’ Paperoni della Walt Disney. Dopo un suggestivo viaggio in un mondo fantastico popolato da fantasmi reali o presunti (il socio Jacob Marley, lo spirito dei Natali passati, quello dei Natali presenti e, infine, lo spirito dei Natali futuri), quest’uomo dal cuore di ghiaccio abbandona la propria posizione scettica verso le feste di fine anno e il proprio astio nei confronti del prossimo per diventare una persona nuova, generosa e piena di attenzioni verso chi lo circonda. Ingresso spettacolo serale: posto unico € 16,00; ridotto (giovani fino ai 21 anni, ultra 65enni, militari, Cral, biblioteche, dopolavoro e associazioni con minimo dieci persone) € 12,00; matinée per le scuole: posto unico € 6,50 (Fascia d’età: scuole primarie e scuole secondarie di primo grado) GIOVEDÌ 27 GENNAIO 2011 – ORE 10.15 [rassegna «Il teatro dei ragazzi e per i ragazzi»] GIOVEDÌ 27 GENNAIO 2011 – ORE 21.00 [rassegna «Una Storia, tante storie»]

LA NOTTE (Giornata della memoria 2011) dall’omonimo romanzo di Elie Wiesel con gli attori del teatro Sociale produzione: associazione «Educarte» - teatro Sociale di Busto Arsizio spettacolo di prosa (teatro-documento) Sul palco per non dimenticare. Sul palco per ricordare i milioni di vittime, ebrei e prigionieri politici, che morirono nei campi di concentramento nazisti. Per il decimo anno consecutivo, il teatro Sociale di Busto Arsizio ricorda la Giornata della memoria, momento di riflessione istituito -come recita la legge 211 del 20 luglio 2000- «per ricordare le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, i cittadini italiani che hanno subito la deportazione, la prigionia, la morte, non- Una scena dello spettacolo sulla Shoah allestito dai ragazzi della learning ché coloro che -anche in campi e schieramenti diversi- si sono week sul libro «I sommersi e i salvati» opposti al progetto di sterminio, ed anche a costo della propria di Primo Levi, tenutosi al teatro vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati». Sociale nel giugno 2010. Nel solco di una tradizione che ha portato ad indagare, oltre a Foto: Silvia Consolmagno storie locali incentrate sul tema delle persecuzioni nazi-fasciste, anche grandi classici della letteratura concentrazionaria come il «Diario di Anna Frank» e «Se questo è un uomo» di Primo Levi, il teatro Sociale di Busto Arsizio volge la propria atten-

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zione al romanzo breve «La notte», scritto dal giornalista e novellista romeno Elie Wiesel, premio Nobel per la pace nel 1986. Il testo, pubblicato a Parigi nel 1958 ed edito in Italia solo nel 1980, si configura come un diario, cupo e disperato, degli eventi occorsi agli ebrei di Sighet, piccolo centro della Transilvania, negli anni dal 1941 al 1945, cioè dalle prime avvisaglie di antisemitismo alla prigionia nei campi di concentramento, fino all'orrore della «marcia della morte». L’obbligo di indossare la stella gialla, gli editti di divieto a entrare nei caffè e nei ristoranti, la reclusione nei ghetti sono solo alcuni degli episodi narrati dall’autore romeno, prima di descrivere la propria esperienza di prigioniero nei luoghi infernali di Birkenau, Auschwitz e Buckenwald, lager dove vide morire i genitori e Zipporà, la sorella più piccola. Elie Wiesel sperimentò fame, sete, percosse, lavoro massacrante e sadiche torture. Assistette alla morte di donne, uomini e bambini. Vide padri e figli arrivare ad essere estranei, addirittura nemici, per una crosta di pane. Perse la sua fervente fede, di fronte alla scoperta del male assoluto. Un male che rimase come cicatrice indelebile nella sua mente: «Mai dimenticherò quella notte, la prima notte nel campo -scrisse, infatti, l’autore-, che ha fatto della mia vita una lunga notte e per sette volte sprangata. Mai dimenticherò quel fumo. Mai dimenticherò i piccoli volti dei bambini di cui avevo visto i corpi trasformarsi in volute di fumo sotto un cielo muto. Mai dimenticherò quelle fiamme che bruciarono per sempre la mia fede. Mai dimenticherò quel silenzio notturno che mi ha tolto per l’eternità il desiderio di vivere. Mai dimenticherò quegli istanti che assassinarono il mio Dio e la mia anima, e i miei sogni, che presero il volto del deserto. Mai dimenticherò tutto ciò, anche se fossi condannato a vivere quanto Dio stesso. Mai». Ingresso spettacolo serale: ingresso libero e gratuito; matinée per le scuole: posto unico € 6,50 (Fascia d’età: scuole secondarie di primo e secondo grado) VENERDÌ 18 FEBBRAIO 2011 – ORE 21.00 [rassegna «Una Storia, tante storie»]

MADAMA BUTTERFLY tragedia in tre atti dall’omonimo tragedia di David Belasco e dall’omonimo racconto di John Luther Long musica di Giacomo Puccini libretto di Luigi Illica e Giuseppe Giacosa regia di Mario Riccardo Migliara con il Teatro dell’Opera di Milano con l’Orchestra filarmonica europea (direttore: Claudio Vadagnini) e con la Corale lirica ambrosiana produzione: Teatro dell’Opera di Milano opera lirica «Caro nostro e grande Maestro, / la farfallina volerà: / ha l’ali sparse di polvere, / con qualche goccia qua e là, /gocce di sangue, gocce di pianto./ Vola, vola, farfallina, /a cui piangeva tanto il cuore; / e hai fatto piangere il tuo cantore […]». Così il poeta Giovanni Pascoli, in una cartolina del febbraio 1904, consolava l’amico Giacomo Puccini dell’iniziale fiasco di «Madama Butterfly», tragedia giapponese, su libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica, tratta dall’omonimo testo teatrale di David Belasco, a sua volta ispirato a un breve racconto di John Luther Long. La prima dell’opera, tenutasi il 17 febbraio 1904 al teatro alla Scala di Milano, fu, infatti, accolta con «grugniti, boati, muggiti, risa, barriti, sghignazzate». Il compositore lucchese decise, dun-

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que, di apportare delle sostanziali modifiche al lavoro, operando una serie di tagli radicali al primo atto e suddividendo il secondo in due parti. Fu la strada giusta: la ripresa del componimento pucciniano, tenutasi il 28 maggio 1904 al teatro Grande di Brescia, ottenne una vistosa conferma, un successo che da allora non è mai venuto meno. Prova ne è il fatto che quest’opera raffinata ed esotica, la cui composizione risale al periodo compreso tra l’estate del 1901 e il dicembre 1903 e che fu oggetto di svariati rimaneggiamenti fino all’edizione a stampa del 1907, ha conquistato il rango di «grande classico» del teatro musicale. «Madama Butterfly» è una storia di amore, dolore e lacerazione interiore, ambientata in una cornice esotica e misteriosa, tanto in voga nella cultura europea di fin de siècle, soprattutto nei salotti borghesi e negli ambienti artistici: Pinkerton, ufficiale della marina degli Stati Uniti, sbarca a Nagasaki e, incuriosito dalle usanze locali, si unisce in matrimonio con una geisha, Cio-CioSan, ripudiandola, però, dopo un mese per tornare in patria. La donna, forte della sua passione e dall’imminente maternità, continua ad aspettare spasmodicamente l’amato, sicura del rientro. Ma l’epilogo è tragico: l’uomo torna con una nuova moglie, per riprendersi il figlio avuto dal suo matrimonio nipponico. Disillusa per il disonore subito, la povera Butterfly decide di suicidarsi, senza sapere mai del tardivo pentimento di Pirketon. Di grande rilievo è lo stile musicale dell’opera, che non evita contaminazioni linguistiche delle più ardite: accanto al richiamo a modelli musicali orientaleggianti, che prendono sostanza soprattutto nel frequente ricorso alla scala pentafona, confluiscono elementi della tradizione occidentale colta (il fugato, gli echi wagneriani, le reminiscenze di opere come «Bohème» e «Tosca», ma anche la scala per toni interi e altri modalismi orientaleggianti derivati dalla musica russa) e di quella d’uso (l’inno della marina statunitense, oggi inno nazionale americano). Tra le arie entrate nell’immaginario collettivo, la romanza «Un bel dì vedremo» del secondo atto. L’allestimento del Teatro dell’Opera di Milano rilegge «Madama Butterfly» attraverso l’antica arte dell’Ikebana, la tecnica di disporre i fiori recisi mettendo in scena sentimenti ed emozioni. Proiezioni di composizioni floreali, immagini che hanno la fragilità di un pizzo e l’inconsistenza di una relazione amorosa nel suo perenne mutarsi legato al desiderio, ruotano nella piccola casa di Cio-Cio-San; completa la scenografia un magico ninfeo colorato. Ingresso spettacolo serale: posto unico € 32,00; ridotto (giovani fino ai 21 anni, ultra 65enni, militari, Cral, biblioteche, dopolavoro e associazioni con minimo dieci persone) € 22,00; abbonamento «Tutti all’Opera» (tre spettacoli, ossia «Il trovatore», «Madama Butterfly» e «Rigoletto»): € 60,00 GIOVEDÌ 10 MARZO 2011 - ORE 21.00 [rassegna «Una Storia, tante storie»]

RIGOLETTO melodramma in tre atti da «Le Roi s’amuse» di Victor Hugo musica di Giuseppe Verdi / libretto di Francesco Maria Piave con il Teatro dell’Opera di Milano con l’Orchestra filarmonica europea e con la Corale lirica ambrosiana regia di Mario Riccardo Migliara produzione: Teatro dell’Opera di Milano opera lirica «È il più gran soggetto e forse il più gran dramma dei tempi moderni. [...] È creazione degna di Shakespeare!! [...]». Così Giuseppe Verdi, in una lettera del 25 aprile 1850, indirizzata al libret-

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Una scena dell’opera «Il rigoletto» di Giuseppe Verdi, con il Teatro dell’Opera di Milano. Foto: Archivio Teatro dell’Opera di Milano

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tista Francesco Maria Piave, descriveva «Le Roi s’amuse» («Il re si diverte») del drammaturgo e poeta Victor Hugo. L’opera, convincente affresco delle dissolutezze che animavano la corte francese e del libertinaggio di Francesco I, fece da motivo ispirato al melodramma «Rigoletto», andato in scena per la prima volta l’11 marzo 1851 al teatro La Fenice di Venezia. Prima del debutto, il capolavoro del compositore emiliano -avvincente storia dell’eterna diatriba tra fato e volontà- fu oggetto d’attenzione da parte della censura dell’Imperial Una scena dell’opera «Il rigoletto» di Giuseppe Verdi, Regio Governo asburgico, che non accettava con il Teatro dell’Opera di Milano. l’attribuzione di un ruolo negativo a un sovraFoto: Archivio Teatro dell’Opera di Milano no e che riteneva il soggetto di «ributtante immoralità ed oscena trivialità». Giuseppe Verdi optò per qualche compromesso, spostando l’ambientazione dalle rive della Senna a quelle del Mincio, trasformando il re di Francia nel duca di Mantova (con un richiamo, forse intenzionale, alla figura dello spregiudicato Vincenzo Gonzaga) e cambiando l’originale titolo del componimento, «La maledizione», in «Rigoletto». Passione, tradimento, amore filiale e vendetta sono i temi che innervano quest’opera, accolta con calore dal pubblico sin dalla sua prima rappresentazione: Rigoletto, deforme e pungente buffone alla corte rinascimentale di Mantova, ha una figlia «segreta», Gilda, che tiene lontana dal mondo corrotto di Palazzo ducale. Duro e cattivo con tutti, sempre pronto a scherzi e vendette crudeli, l’uomo si dimostra, invece, con la ragazza un padre tenero e premuroso. Per uno scherzo del destino, la giovane diventa oggetto delle attenzioni del duca di Mantova, libertino impenitente. Nel frattempo, le reazioni dei cortigiani alle malefatte del buffone daranno il via a una serie di delitti: Gilda sarà rapita e violata dal nobiluomo; Rigoletto, per vendicare l’offesa, pagherà Sparafucile, un bandito, perché uccida il suo padrone, ma a morire, per mano del sicario sarà l’amata figlia. Musicalmente, il dramma verdiano dimostra una perfetta combinazione di ricchezza melodica e potenza drammatica, come ben documentano le due arie più celebri: «La donna è mobile» e «Cortigiani, vil razza dannata». L’allestimento del Teatro dell’Opera di Milano s’ispira agli studi sulla magia degli Arcani e dei Tarocchi, con tutte le loro raffigurazioni e simbologie provenienti dal passato. «Rigoletto -spiega il regista Mario Riccardo Migliara- s’incarna nella carta numero 0, simbolo dell’inconscio e della follia e, come «Il Matto» dei Tarocchi, cammina con un fardello leggero e non utilizza l’esperienza. Il principe è «Il Diavolo», la carta numero 15, con tutta la sua capacità di sedurre e di trasformare la materia a suo favore. Gilda è rappresentata dalla carta numero 6, quella de «Gli innamorati», dove la passione e il sentimento predominano su tutto». Ingresso spettacolo serale: posto unico € 32,00; ridotto (giovani fino ai 21 anni; ultra 65enni; militari; Cral, biblioteche, dopolavoro e associazioni con minimo dieci persone) €

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in scena

22,00; abbonamento «Tutti all’Opera» (tre spettacoli, ossia «Il trovatore», «Madama Butterfly» e «Rigoletto»): € 60,00 GIOVEDÌ 17 MARZO 2011 - ORE 10.15 [rassegna «Il teatro dei ragazzi e per i ragazzi»] GIOVEDÌ 17 MARZO 2011 - ORE 20.30 [rassegna «Una Storia, tante storie»]

CUORE (150 anni dall’Unità d’Italia) dall’omonimo racconto di Edmondo De Amicis con gli attori del teatro Sociale e con gli allievi di «Officina della creatività» riduzione scenica e regia di Delia Cajelli produzione: associazione «Educarte» – teatro Sociale di Busto Arsizio spettacolo di prosa L’amore per la patria, il rispetto per l’autorità, il valore della cultura, lo spirito di sacrificio, l’eroismo e la pietà verso i più deboli: sono questi i sentimenti che animano il libro «Cuore», scritto da Edmondo De Amicis nel 1886, a pochi anni di distanza dall’Unità d’Italia, con l’intento di insegnare ai nuovi cittadini del Regno virtù civili utili per la formazione di una comune coscienza nazionale. Lo spettacolo, che ha per protagonisti i bambini delle scuole primarie iscritti al progetto «Officina della creatività», ripercorre le pagine più significative del romanzo deamicisiano, diario immaginario di un alunno torinese della terza classe, Enrico Bottini, nel quale vengono raccontati gli episodi lieti e tristi, le curiosità di un intero anno scolastico e dove sono riuniti nove racconti dettati, mensilmente, dal maestro Perboni ad edificazione della giovane scolaresca. La trama narra, dunque, le indimenticabili avventure del buon Garrone, del monellaccio Franti, dello studioso Derossi, della maestrina dalla penna rossa, ma anche di tanti giovani «eroi» considerati modelli da imitare per le loro azioni di eccezionale abnegazione. Basti pensare alla piccola vedetta lombarda, che consuma il proprio sacrificio per spiare le mosse del nemico, allo scrivano fiorentino, che lavora di notte per aiutare i genitori, o ancora al ragazzino trediCastellanza - Viale Borri, 32 - Tel. 0331/628098 cenne del passo «Dalle Appennini alle Ande», che riesce a ritrovare, attraverso mille peripezie, Busto Arsizio - Viale Piemonte, 24 la madre emigrata in America. In occasione dell’anniversario della proclamaTRA POCO zione del Regno d’Italia, avvenuta il 17 marzo 1861 a Torino, il teatro Sociale di Busto Arsizio LE NUOVE PROPOSTE porta in scena un testo emblematico dell’Italia post-risorgimentale, un testo che per lungo D’ARREDAMENTO tempo è stato considerato, con il «Pinocchio» di Collodi, indispensabile «per fare gli italiani». NEL RINNOVATO

SHOW ROOM A CASTELLANZA

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Ingresso spettacolo serale: posto unico € 5,00; matinée per le scuole: posto unico € 5,00 (fascia d’età: scuole primarie e scuole secondarie di primo grado)


VITA DI KAROL di Delia Cajelli con gli attori del teatro Sociale regia di Delia Cajelli produzione: associazione «Educarte» – teatro Sociale di Busto Arsizio spettacolo di prosa (sacra rappresentazione)

in scena

MARTEDÌ 19 APRILE 2011 – ORE 21.00 [rassegna «Una Storia, tante storie»]

Una casa privata, cinque attori, venti spettatori, una candela e qualche brano di Frédéric Chopin al pianoforte: inizia così l’avventura del Teatro rapsodico clandestino di Cracovia, fondato negli anni Quaranta, in pieno regime nazista, dal professore Mieczyslaw Kotlarczyk, insegnante di lingua polacca e teorizzatore di una forma di rappresentazione legata al culto della «parola viva», dove si cessava di far uso di sipario e palcoscenico tradizionale, nonché di scene, costumi e trucco, per dare spazio prioritario alle rime e Karol Wojtyla da giovane, mentre studiava al ritmo di un’opera teatrale. Un’esperienza, questa, per diventare sacerdote e si dedicava al teatro che segnò profondamente la gioventù di Karol Wojtyla. Nacquero in quegli anni testi teatrali come «La bottega dell’orefice», «Fratello del nostro Dio» e «Giobbe», che rivelano un talento capace di esprimere poeticamente i più profondi concetti di carattere teologico e filosofico. La passione del futuro papa Giovanni Paolo II, allora studente di filologia polacca all’Università Jaghellonica di Cracovia, non si limitò, però, alla sola stesura di commedie e drammi: Karol Wojtyla -lo si evince da un testo autobiografico come «Dono e mistero nel cinquantesimo anniversario del mio sacerdozio» (1996)- sperimentò e visse in prima persona tutte le componenti del teatro, esercitando i ruoli di voce recitante, attore, regista e, persino, critico teatrale per il settimanale «Tygodnik Powszechny», dove scrisse dal 1959 al 1961, quando era già sacerdote, con lo pseudonimo di Andrzej Jawien. A questa esperienza giovanile di papa Giovanni Paolo II e alla storia, romantica e avventurosa, del Teatro rapsodico -definito anche «teatro delle catacombe» perché recitato in clandestinità, per pochi «iniziati» e con il costante timore di una retata nazista- guarda l'incipit di «Vita di Karol». Lo spettacolo inizia, infatti, con un itinerario evocativo attraverso la produzione teatrale e poetica del futuro papa Giovanni Paolo II, per poi soffermarsi brevemente sulla sua scelta sacerdotale e sui tanti volti del suo lungo pontificato, dai viaggi per il mondo al rapporto con i giovani, dalla grande capacità comunicativa all’esperienza della sofferenza e della malattia. Fonti per questo percorso nella vita di Karol Wojtyla, proposto in occasione della Pasqua 2011, saranno, oltre agli stessi scritti del pontefice polacco (da «Dono e mistero» del 1996 a «Lettera agli artisti» del 1999), libri di recente pubblicazione quali «Il mio Karol» (2008) di Aldo Maria Valli, «I segreti di Karol Wojtyla» (2009) di Antonio Socci, «Perché è santo. Il vero Giovanni Paolo II raccontato dal postulatore della causa di beatificazione» (2010) di Slawomir Oder e Saverio Gaeta, «Karol e Wanda» (2010) di Giacomo Galeazzi e Francesco Grignetti. Ingresso spettacolo serale: posto unico € 16,00; ridotto (giovani fino ai 21 anni, ultra 65enni, militari, Cral, biblioteche, dopolavoro e associazioni con minimo dieci persone) € 12,00

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in scena

LUNEDÌ 30 MAGGIO 2011 – ORE 10.15 E ORE 21.00 [rassegna «Il teatro dei ragazzi e per i ragazzi»]

«SÌ CHE DA LONTANO / CONOBBI IL TREMOLAR DELLA MARINA» (Viaggio all’interno del «Purgatorio» dantesco) dalla «Divina Commedia» di Dante Alighieri con i giovani di «Officina della creatività» riduzione scenica e regia di Delia Cajelli produzione: associazione «Educarte» - teatro Sociale di Busto Arsizio spettacolo di prosa Continua il lavoro dei giovani di «Officina della creatività» sulle tracce del «Divin poeta» Dante Alighieri e della sua opera più celebre: la «Divina Commedia». Dopo l’«Inferno», riletto in chiave ironica con il recital «Ulisse è... un fico», è la volta del «Purgatorio». Lo spettacolo rivisiterà tutta la seconda cantica dantesca, ponendo l’attenzione su episodi celebri, tratti dai canti I, VI, VIII, XVI, XXII, XXX: gli incontri con Sordello da Goito, Corrado Malaspina, Marco Lombardo e Forese Donati. Filo conduttore dell’allestimento sarà il tema del mare.

notizie flash

Ingresso spettacolo serale: ingresso libero e gratuito; matinée per le scuole: ingresso libero, previa prenotazione del posto (fascia d’età: scuole secondarie di secondo grado)

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I ragazzi di «Officina della creatività» nello spettacolo «Ulisse è un…fico», sull’«Inferno» di Dante Alighieri. Foto: Silvia Consolmagno

UN ALTRO ANNO A SCUOLA DI DANTE Sono aperte le iscrizioni al secondo anno del laboratorio teatrale «Officina della creatività - Dalla Divina Commedia», previsto dalla convenzione triennale stipulata tra l’amministrazione comunale bustese e il teatro Sociale di Busto Arsizio. Le lezioni, rivolte ad adolescenti e post-adolescenti, avranno inizio l’11 ottobre 2010 e si terranno a cadenza settimanale, nella giornata di lunedì, dalle 17.00 alle 18.30. I giovani corsisti potranno studiare i primi rudimenti di recitazione, canto, uso della voce ed espressività corporea, sotto la supervisione dell’associazione «Educarte» e della «Star Dance» di Turbigo. Il saggio di fine anno, incentrato sul «Purgatorio» dantesco, si terrà a maggio. L’avventura teatrale dei giovani di «Officina della creatività», iniziata lo scorso anno con l’allestimento dell’«Inferno», proseguirà nel biennio 2011-2012 con lo studio e la messa in scena del «Paradiso». Il laboratorio teatrale, offerto a titolo gratuito ai residenti in Busto Arsizio, si inserisce nell’articolato progetto triennale «Cantiere per la formazione e per lo sviluppo della creatività artistica della PERSONA», con il quale l’associazione culturale «Educarte» è stata premiata, lo scorso anno, dalla Fondazione Cariplo di Milano con un contributo economico di 130mila euro, nell’ambito del bando senza scadenza «Valorizzare la creatività giovanile in campo artistico e culturale».


informazioni

Il botteghino del teatro Sociale di Busto Arsizio (piazza Plebiscito, 8 - tel. 0331.679000) è aperto nelle giornate mercoledì e venerdì, dalle 16.00 alle 18.00, e il sabato, dalle 10.00 alle 12.00. È possibile prenotare telefonicamente tutti i giorni feriali, secondo il seguente orario: dal lunedì al venerdì, dalle 16.00 alle 18.00; il sabato, dalle 10.00 alle 12.00. Per informazioni, è possibile consultare il sito web www.teatrosociale.it o le pagine www.facebook.com/pages/Busto-Arsizio-Italy/Teatro-Socialedi-Busto-Arsizio/120959544605486 (Fanpage di FB) e www.facebook.com/teatrosociale.bustoarsizio. La sala di piazza Plebiscito partecipa con la rassegna «Una Storia, tante storie» a «BA Teatro», stagione cittadina che, sotto l’egida e con il contributo economico dell’amministrazione comunale di Busto Arsizio, annette anche le programmazioni di PalkettoStage e dei teatri Manzoni e San Giovanni Bosco.

IL PALCOSCENICO ISSN 2035-3685

Anno III Numero IV (ottobre 2010) Direttore responsabile: Annamaria Sigalotti Redazione: Silvia Consolmagno (fotoreporter)

Direzione, redazione e amministrazione: Il ridotto «Luigi Pirandello» c/o teatro Sociale, piazza Plebiscito, 8 21052 Busto Arsizio (Varese) tel. 0331.679000 - fax. 0331.637289 e-mail: redazione.ilpalcoscenico@gmail.com press@teatrosociale.it Registrazione n. 11/08 del 13/10/2008 presso il Tribunale di Busto Arsizio (Varese) La tiratura di questo numero è di 6.000 copie

Ha collaborato: Delia Cajelli

Chiuso in redazione venerdì 1 ottobre 2010

Editore: Associazione culturale «Educarte» Impaginazione e stampa: SO.G.EDI. srl, via Seneca, 12 21052 Busto Arsizio (Varese) tel. 0331.302590 - fax. 0331.302560 e-mail: sogedistampa@gmail.com

In copertina: «Una Storia, tante storie», elaborazione grafica di Marco Olgiati sulla stagione 2010/2011 del teatro Sociale di Busto Arsizio

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Cogefin s.r.l. Promozione, Vendite e Servizi Immobiliari Busto Arsizio Via General Cantore, 10 Tel. 0331.621574

Il palcoscenico  

Il numero di ottobre 2010 del mensile "Il palcoscenico"

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