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STORIA

OSPIZIO MARINO

Disegno dell’ Ospizio marino – 1925

La costruzione degli edifici del “nuovo ospizio marino Veneto” al Lido su un area disponibile di oltre 25.000 mq, sono avviati ufficialmente il 6 ottobre 1921. Alla cerimonia dono presenti le massime autorità cittadine e i rappresentanti della Ciga, alla quale si deve il più consistente finanziamento dell’opera. Con essa, l’istituto si avvia al definitivo trasferimento dalla area occupata inizialmente, dal 1868, in località Quattro Fontane. Qui, dall’idea di erigere uno stabilimento che potesse consentire bagni pubblici gratuiti giornalieri ai “fanciulli poveri scrofolosi” di Venezia si era passato rapidamente all’istituzione di un vero e proprio centro terapeutico che avesse “per iscopo provvedere alle cure marina, ospitaliera e profilattica, dei malati poveri, di ambo i sessi, e di ogni età”, ricoverati a carico di Enti e di privati benefattori. Chiuso durante la prima guerra mondiale, l’Ospizio marino si sviluppa progressivamente nel primo dopoguerra: alla fine del 1922, quando si completa il trasferimento alla sede attuale, i degenti raggiungono il numero di oltre 11.000.


RICREATORIO MARINONI

Il Ricreatorio Marinoni in una foto del 1923

Il teatrino liberty,situato al piano terreno del “Padiglione Marinoni in area Ospedale al Mare al Lido di Venezia,costituisce una pregevole testimonianza di architettura degli interni che data il suo allestimento al primo ventennio del secolo scorso. Costruito in virtù di un lascito del dr. Marinoni per essere destinato ad allietare la degenza dei malati, con il diminuire del numero degli ospiti fu adibito a mensa degli ammalati e dei dipendenti della struttura ospedaliera. Il teatrino liberty, situato al piano terreno del “Padiglione Marinoni in area Ospedale al Mare al Lido di Venezia,costituisce una pregevole testimonianza di architettura degli interni che data il suo allestimento al primo ventennio del secolo scorso. Successivamente,venuta a mancare la “clientela” a seguito della progressiva chiusura dei vari padiglioni, è ora ridotto a deposito di documentazione clinica ammonticchiata alla rinfusa. Molti ex degenti ricordano ancora come il teatrino ospitasse le “performance” di valenti compagnie teatrali e di ottime orchestrine che si esibivano sotto il fiero sguardo del leone alato,effigiato in una colorata vetrata al piombo che fa da fondale al palcoscenico. Questo veniva sovente trasformato in grande schermo per consentire la proiezione di film.


Interno del Ricreatorio Marinoni in una foto del 1933

La sala era arredata con sedie e divanetti in puro stile liberty di cui ora non è rimasta traccia alcuna. Il soffitto è deliziosamente affrescato da Giuseppe Cherubini, valente pittore veneziano appartenente alla famosa “Scuola di Burano” che raggruppava un folto numero di artisti tra cui i pittori Da Venezia, Moggioli, Carlo Dalla Zorza, Neno Mori ed altri. Nel tondo centrale del soffitto un’allegra scena marina descrive un probabile Nettuno attorniato da giocosi amorini e gli stessi amorini compaiono anche nelle quattro vele che completano la scena. Giuseppe Cherubini aveva dipinto anche un bellissimo sipario, anch’esso scomparso, sullo stile di quello eseguito nello stesso periodo per il Teatro Malibran che, avendo avuto miglior sorte, si può ancora ammirare, mirabilmente restaurato,nel celebre teatro veneziano.

Particolare dell’affresco del Cherubini – Teatro Marinoni


MARIO MARINONI Nacque a Mantova il 28 aprile 1885 da Giovanni e da Petronilla Riberri. Al seguito del padre magistrato visse in più città per stabilirsi, all’epoca dei suoi studi liceali, a Venezia, dove avrebbe dimorato stabilmente. Conseguita nel 1903 la licenza liceale, si iscrisse all’Università di Padova, dove si laureò nel 1907 in giurisprudenza con E. Catellani. Si recò in Germania per un corso di perfezionamento e al ritorno in Italia si dedicò alla carriera accademica. Nel 1910 conseguì la libera docenza in diritto internazionale, che insegnò dal 1912 presso l’Università di Pisa, come incaricato, e presso il R. Istituto di scienze sociali «Cesare Alfieri» di Firenze, come reggente. Nel 1914 vinse presso l’Università di Modena il concorso per professore straordinario di diritto internazionale, i cui atti furono annullati dal ministro della Pubblica Istruzione, ma poi validati dal Consiglio di Stato. Dal 1916 fino alla morte tenne l’insegnamento di diritto internazionale presso l’Università di Modena in qualità di professore straordinario, prima, e ordinario poi.

La produzione scientifica del Marinoni, comprendente circa trenta titoli oltre ad alcune recensioni continuò sino al 1921, ma è concentrata essenzialmente negli anni 1907-14. I primi studi vertono sul diritto penale e sul diritto pubblico, ma dal 1910 il M. si orientò decisamente verso il diritto internazionale, occupandosi, come era allora la regola, sia di diritto internazionale pubblico sia privato: in entrambe le discipline privilegiò i temi di teoria generale.

Nel 1910 pubblicò a Venezia la prima monografia, grazie alla quale conseguì la libera docenza: La rappresentanza di uno Stato da parte di un altro Stato e le relazioni giuridiche cui dà origine, in cui svolse un approfondito studio di diritto comparato sull’istituto della rappresentanza, per poi delinearne i caratteri differenziali nel diritto internazionale. Si tratta del primo studio sul tema. Del 1914 è la seconda opera per importanza: La responsabilità degli Stati per gli atti dei loro rappresentanti secondo il diritto internazionale (Roma), lavoro che fu premiato nel settimo concorso della Fondazione Bluntschli.

Seguace della teoria della volontà collettiva degli Stati e della separazione tra l’ordinamento internazionale e quello statale, il M. negava che il diritto internazionale potesse influire sulla struttura del rapporto tra lo Stato e il suo agente, che doveva essere disciplinato unicamente dal diritto interno. A differenza di altri autori, il M. non riteneva neppure che il diritto internazionale facesse al riguardo rinvio al diritto interno. L’organizzazione dei funzionari statali non era giuridicamente rilevante per il diritto internazionale. Era solo un fatto. Secondo il M., volontà e attività dello Stato per il diritto internazionale erano quelle di chi mostrava in fatto di essere parte


dell’organizzazione statale. In questo risiedeva l’originalità della tesi, che sarebbe stata successivamente ripresa e approfondita dalla dottrina.

Tra gli altri scritti del M. in materia di diritto internazionale pubblico vanno anche ricordati il lungo saggio Della natura giuridica dell’occupazione bellica (in Riv. di diritto internazionale, V [1911], pp. 181-268, 373-476) e l’articolo su L’efficacia del diritto internazionale (ibid., X [1916], pp. 317).

Anche le problematiche di teoria generale del diritto internazionale privato appassionarono il Marinoni. Nel 1913 pubblicò, sempre nella Rivista di diritto internazionale, un articolo su La natura giuridica del diritto internazionale privato (VII, pp. 346-371, 449-501), che avrebbe costituito la base della terza monografia (Della condizione giuridica delle società commerciali straniere secondo gli articoli 230-232 del codice di commercio, Roma 1914), e che avrebbe ulteriormente ripreso nell’articolo L’universalità dell’ordine giuridico statuale e la concezione del diritto internazionale privato (in Riv. di diritto pubblico, VIII [1916], 1, pp. 225-249). In questi scritti il M. aderiva alla concezione che si andava facendo strada secondo cui le norme di diritto internazionale privato non erano di diritto internazionale, ma appartenevano ai vari ordinamenti statali. Essendo tali, non potevano avere la funzione di dirimere conflitti di leggi, bensì quella di delimitare il campo di applicazione delle norme interne e di far rinvio al diritto straniero per regolare rapporti che il legislatore interno non intendeva disciplinare direttamente, rinvio che non aveva natura formale ma sostanziale. La tesi della duplice funzione del diritto internazionale privato, che sarebbe stata seguita per lungo tempo dalla dottrina italiana.

Il M. non fu solo un uomo di studio. Durante la prima guerra mondiale operò instancabilmente per la difesa civile di Venezia. Fondò il Comitato di difesa e di assistenza civile di Venezia, istituzione privata che svolse compiti di assistenza pubblica, in particolare a favore delle famiglie dei richiamati. Il M. sostenne l’istituzione di posti di lavoro per le mogli dei richiamati e per i reduci della guerra, e ideò la Giunta dei consumi con funzione di calmiere dei prezzi. Dopo Caporetto (1917) fu chiamato a far parte della giunta comunale e fu anche grazie alle sue capacità di organizzatore e all’opera del Comitato di assistenza e difesa civile da lui diretto se l’esodo di parte della popolazione da Venezia si svolse ordinatamente.

Terminata la guerra, si impegnò con altrettanta energia nell’opera di ricostruzione politica ed economica della città. Nel 1919 fondò l’Istituto per il lavoro, che mirava a facilitare lo sviluppo delle piccole industrie del Veneto con particolare riguardo all’artigianato, ideò il Provveditorato per


il porto di Venezia e collaborò alla creazione dell’Istituto federale di credito per il risorgimento delle Venezie.

Uomo di grande dirittura morale, fu definito il «santo laico». La cittadinanza di Venezia lo amò molto e vide in lui durante gli anni del conflitto e nell’immediato dopoguerra un punto di riferimento essenziale. Anticlericale, mazziniano, ebbe della politica una concezione in cui i doveri sono anteposti ai diritti. Militante nel partito radicale prima della guerra, successivamente, assieme a S. Trentin – di cui era grande amico – e a R. Manzato, fu tra i promotori del Partito della democrazia sociale veneta. Molto sensibile alle questioni sociali, ma contrario alla lotta di classe e al collettivismo, intendeva dar vita a un partito che fosse mazzinianamente e italianamente sociale. La sua carriera politica non fu fortunata. Si presentò alle elezioni politiche del 1921 per il collegio di Venezia – Treviso, nel cartello elettorale Blocco nazionale democratico ma, con la sconfitta dei partiti minori, nessuno dei candidati della lista fu eletto.

Il M. morì a Venezia il 27 febbraio 1922.

I suoi funerali furono seguiti da una folla immensa e, in ricordo della sua attività per Venezia, fu costituita con una sottoscrizione popolare una fondazione di beneficenza. Il Comune gli dedicò un campiello, quello dove sorge il teatro La Fenice, che durante la guerra era stato sede del Comitato di difesa e assistenza civile. Era sposato con Luisa Vivanti, da cui ebbe una figlia, Marina. Le opere del M. sono indicate in Rivista di diritto internazionale, XIV (1921-22), pp. 398 s. (in appendice al necrologio). Parte degli scritti brevi è raccolta nel volume Scritti vari di Mario Marinoni, Città di Castello 1933. Fonti e Bibl.: Roma, Arch. centr. dello Stato, Ministero della Pubblica Istruzione, Dir. generale istruzione superiore, Divisione prima, Fascicoli personali dei professori ordinari, 2° versamento, b. 91; G. S. [G. Salvioli], Necrologio, in Riv. di diritto internazionale, XIV (1921-22), pp. 395-399; M. M., in Il Gazzettino di Venezia, 1° marzo 1922, p. 3; M. M., in L’Ateneo veneto, XLV (1922), pp. 53-57; M. M. commemorato da Silvio Trentin e dalla cittadinanza veneziana…, Venezia 1924; S. Romano, Prefazione, in Scritti vari di Mario Marinoni, cit., pp. V-XIII; A. Gavagnin, Commemorazione di M. M., San Servolo 1948. M. Spined


OPERE DI MARIO MARINONI COME AUTORE: Mario Marinoni commemorato dal Cons. Com. di Barbarano, “La Provincia di Vicenza”, 5 marzo 1922

Marinoni, Mario Intorno alla correlazione fra la giurisdizione penale italiana e la straniera Milano : F. Vallardi, 1910

Marinoni, Mario La rappresentanza di uno Stato da parte di un altro Stato e le relazioni giuridiche cui da origine : saggio di esposizione sistematica Venezia : Istituto veneto di arti grafiche, 1910

Marinoni, Mario Della natura giuridica dell'occupazione bellica Roma : Tip. dell'Unione editrice, 1911

Istituto coloniale italiano: Congresso degli italiani all'estero 1911 (relatori Enrico Catellani e Marinoni) Riforme da introdursi nell'organizzazione e nell'esercizio della giurisdizione consolare : sezione prima, tema 2: Secondo congresso degli italiani all'estero Roma : Tipografia editrice nazionale, 1911

Marinoni, Mario La volontà dello Stato nell'ordine giuridico internazionale : a proposito dell'opera del prof. D. Anzilotti, volontà e responsabilità nella stipulazione dei trattati internazionali Venezia : Officine Grafiche Venete, 1911

Marinoni, Mario L' annessione della Libia in relazione al capoverso dell'art. 311 cod. di proc. penale Roma : Athenaeum, 1912

Marinoni, Mario Dell'annessione della Tripolitania e della Cirenaica in relazione all'art. 311 capov. del Codice di Proc. Pen Milano : F. Vallardi, 1912 Marinoni, Mario Della giurisdizione italiana nelle successioni di stranieri . Della efficacia giuridica dell'ordine di esecuzione di un trattato emanato con decreto reale


Marinoni, Mario La Guerra e la Pace nell'Ordine giuridico Scansano : Tip. Ed. Degli Olmi, di C. Tessitori, 1912

Marinoni, Mario Della condizione giuridica degli apolidi secondo il diritto italiano Venezia : Ferrari, 1913

Marinoni, Mario Della condizione giuridica delle società commerciali straniere secondo gli art. 230-232 di Comm. Roma : Athenaeum, 1913

Marinoni, Mario L' inapplicabilità della 2. Convenzione dell'Aja 12 giugno 1902 agli apolidi

Marinoni, Mario La responsabilità degli stati per gli atti dei loro rappresentanti secondo il diritto internazionale Roma : Athenaeum, 1913

Marinoni, Mario Sentenza straniera di divorzio fra apolidi : inesecutorietà nel Regno Venezia : Istituto Veneto di Arti Grafiche, 1913

Marinoni, Mario Considerazioni sull'efficacia della funzione legislativa penale esercitata durante l'occupazione bellica della Tripolitania e della Cirenaica Milano : Vallardi, 1914

Marinoni, Mario Della condizione giuridica delle società commerciali straniere secondo gli art. 230-232 Cod. di Comm. Roma : Atheneum, 1914 Marinoni, Mario Intorno alle norme interne del diritto internazionale privato Roma : Athenaeum, 1914

Marinoni, Mario La natura giuridica dei tribunali esistenti a Rodi successivamente al trattato di Losanna Milano : Vallardi, 1914


Marinoni, Mario La natura giuridica del diritto internazionale privato Roma : Athenaeum, 1914

Marinoni, Mario Dell'efficacia della sentenza penale straniera nell'ordine giuridico italiano Milano : Vallardi, 1915

Marinoni, Mario Ancora della natura giuridica dei tribunali esistenti a Rodi successivamente al trattato di Losanna Milano : Vallardi, 1916

Marinoni, Mario Dell'efficacia del diritto internazionale Roma : Athenaeum, 1916

Marinoni, Mario L' efficacia del diritto internazionale : discorso inaugurale dell'anno accademico del R. Istituto di scienze sociali Cesare Alfieri, letto il 14 novembre 1915 Firenze : Tip. Galileiana, 1916

Marinoni, Mario L' universalità dell'ordine giuridico statuale e la concezione del diritto internazionale privato Milano : Società Editrice Libraria, 1916

Marinoni, Mario L' universalità dell'ordine giuridico statuale e la concezione del diritto internazionale privato Venezia : Tip. C. Ferrari, 1916

Marinoni, Mario Scritti vari : Prefazione di Santi Romano Città di Castello : Tip. Unione Arti Grafiche, 1933


OPERE DI MARIO MARINONI COME SOGGETTO: Capparozzo, Angelo Alla memoria che non morra del prof. avv. Mario Marinoni, spirato a Venezia il 27 di febbraio 1922 : tributo di dolore ineffabile! Firenze : Tip. Giuntina, 1922

Salvioli, Gabriele Mario Marinoni Spoleto: Stb. Tip. Panetto &Petrelli, 1922

Catellani, Enrico Mario Marinoni. Commemorazione tenuta il 14 marzo 1923 nell’Aula Magna della Regia Università di Modena Venezia, 1924

Mario Marinoni commemorato da Silvio Trentin e dalla cittadinanza veneziana. XXV febbraio MCMXXIII Venezia, 1924

Gavagnin, Armando Commemorazione di Mario Marinoni : Venezia, Ateneo Veneto, 1. marzo 1947 S. Servolo [Venezia] : Tip. provinciale, 1948


GIUSEPPE CHERUBINI Giuseppe Cherubini (Ancona 1867 – Venezia 1960) frequenta a Roma l'Accademia di Belle Arti e successivamente decora il famoso Caffè Aragno. Dal 1902 a Venezia esegue opere di grande valore in alcune chiese e nei teatri Malibran e La Fenice. Importanti anche alcune opere realizzate nella Chiesa del Santo a Padova ed ad Aquileia. Di grande rilievo sono anche i lavori di restauro eseguiti nella Chiesa dei Frari a Venezia, nel Duomo di San Giusto a Trieste, nella chiesa di Sant’Andrea a Chioggia ed in quella di Biadene a Montebelluna. Partecipò alla Biennale di Venezia nel 1905 e nel 1926. Ha esposto in città quali Londra, Berlino, Monaco di Baviera, Venezia, Roma e Monza. Nel 1947 Venezia gli riconosce la cittadinanza onoraria. Giuseppe Mugnone scrisse: “… fu veramente un'artista, credette nella sua arte e vi trovò soddisfazione e gioia. Tutto ciò sa chi lo ha conosciuto, ma comprende anche chi guarda le sue opere, sia le fresche impressioni giovanili di Ancona che i tardi acquerelli di piazza San Marco. Il suo stupore, direi il suo candore davanti alla natura, si leggono nelle une e nelle altre, con una continuità ininterrotta, che costituisce appunto l’elemento lirico della sua attività di pittore e ne rivela la bontà semplice e schietta, rimasta intatta nel travolgersi dei tempi”.


GIUSEPPE CHERUBINI A TEATRO

di Nadia Pulliero

Quando si parla di Giuseppe Cherubini lo si associa con immediatezza a quei pittori che ancora nei primi decenni del ‘900 respiravano il sapore di “en plein.air”, già dei macchiaioli o degli stessi impressionisti francesi.: con essi infatti viveva ancora quel senso delle cose che si spandeva nell’aria e nella luce ma che l’irruenza delle nuove tendenze, vuoi di quell’imperante liberty, vuoi di quel realismo magico o di quel ritorno all’ordine, un po’ ormai li ostacolava o quantomeno li poneva discretamente in disparte. Eppure, nel percorso di questo artista non sono solo le piccole tele o il cavalletto l’unica dimensione, ma anche le decorazioni dal respiro più ampio, dove Cherubini sa articolare con sapiente regia, composizioni e temi: basti citare le decorazioni nella Chiesa dell’Ospedaletto, del Teatro Malibran, del Caffè Martini, tutte a Venezia o del famoso Caffè Aragno a Roma, per capire come possieda un notevole gusto illustrativo. Alla rassegna, citata in più fonti, per lo più sfugge, o maldestramente si ignora, quell’interessante decorazione a fresco per il Teatro dell’Ospedale Al Mare, commissionatagli dopo il ’26, quando il Commissario Straordinario Antonio Garioni studiò un piano organico di perfezionamenti, trasformazioni, allargamenti dell’Ospedale stesso. Sarà perché da tempo l’ospedale e diversi padiglioni sono lasciati in balia di se stessi, sarà perché non si dà senso allo straniamento, almeno temporaneo del dolore, ma non abita più nella concezione moderna dell’ospedale la ricreazione dello spirito che invece ha tanta parte nel superamento della malattia stessa. Hospital Day, pronto soccorso all’avanguardia, urgenze risolte nell’urgenza, anche per l’ospedale i tempi sono quelli della frenesia. Così per entrare nello spirito di un teatro nell’ospedale bisogna essere partecipi del clima dell’epoca. Questi sono gli anni che scavalcano il senso paternalistico delle istituzioni per ufficializzarle; è l’epoca fascista che propone “mens sana in corpore sano” e quindi nascono le cittadelle per la qualità della vita, sono quelle degli operai, della classe borghese e quella della salute. L’Ospedale Al Mare è uno di questi centri, anzi, sia a livello nazionale che europeo, negli anni trenta diventa il più famoso. Una serie di analisi valgono per qualificare il Lido. La tensione elettrica dell’aria marina è fortemente positiva, la “polvere marina” ricca di cloruri, iodio, emanazioni radioattive, procura un clima stimolante in inverno, primavera e autunno, sedativo in estate; la salinità ha l’esito migliore rispetto a quella del Mediterraneo e dello stesso oceano; straordinaria è la stessa temperatura dell’acqua e l’irradiazione, per qui cristallini contenuti nella sabbia; il vento moderato poi, sa dare solo il senso della gradevolezza.


Proprio per tutto questo il Lido è diventato il luogo alla moda della villeggiatura. Infatti il limite opposto dell’Ospedale Al Mare vede l’Hotel Excelsior, frequentato da nobiltà ed alta borghesia: attrici ed attricette sono a passeggio per la spiaggia con eleganti levrieri; si veste alla marinara e si giuoca a tennis; si sfoggiano gli ultimi modelli parigini di abiti e costumi da bagno; le notti sono incrostate di bagliori e mosse dai ritmi di danze esotiche. Ed è proprio per la qualità della vita che si adopera l’Ospedale Al Mare. Sono gli stessi cronisti dell’epoca che sottolineano come, insieme al fisico, si voglia anche risvegliare il senso della gioia e della bellezza e, per questo, andiamo allora a rinfrancarci lo spirito passando dal teatro. L’ambiente del teatro dell’Ospedale Al Mare era un ottocentesco ricreatorio dalle ampie porte finestrate dove il suo teatrino, cinema e biblioteca, aveva un soffitto a larghi e profondi cassettoni rettangolari, decorati con corone floreali e un fregio di ghirlande fiorite correva lungo le quattro pareti. Quando intorno agli anni trenta si dà un’impronta nuova, il gusto vuole un’aria più fresca, più vivace. Arriva Cherubini, sfonda quel soffitto che ormai sa di stantio, forse resta aderente a qualche volere che sottolinea un recupero di classicità e mette un Nettuno tra mare, spiaggia e cielo che non può che respirare quella magnifica aria del Lido. Ma quello è proprio un “suo” Nettuno, è il solito vecchio barbuto, ma qui, altri non pare che il suo ritratto. È seduto su uno scoglietto che affiora appena dalla sabbia, finge di tenere il suo tridente, ma in realtà l’ha già affidato a quella schiera di putti frastornanti che gli si affanna intorno per fare mille cose: per prima giocare. Questi bimbetti gli tolgono la corona, gli tirano la barba e i capelli, rovistano la sua tenda sotto un dorato sole e sconvolgono quanto sta dentro, allentano le briglie a cavalli alati che attraversano il cielo, soffiano dentro grosse conchiglie. “Nettuno-Cherubini” li lascia fare, come lascerà fare, più in là nel tempo, ai suoi nipotini. E qui ne scaturisce il proprio piacere, il gusto di trasferire se stesso nell’arte, è un “rimettersi in gioco” dove perdere o vincere, qui, ha la stessa importanza. Schiumetta quasi odorosa, luce dorata su cieli cilestrini e mare di un cobalto traslucido, innesti di cromie veneziane; si è abusato nell’attribuire la lezione al Tiepolo dove, invece, tutto è lezione veneziana e non solo ‘700, ma ancora mantegnesca, in certi scherzi fatti all’occhio da quei putti che tenti di sostenere perché in bilico tra cornice e aria, e Veronese, negli incastri di luce e nella tecnica del colore. Volendo le cornici potrebbero tradire un po’ di rinascenza tanto alla moda, ma giusto lungo le paraste a ridosso dei finestroni, diventano, con quegli ori, di un vivido liberty. Se il mare occupa l’intero impianto del soffitto, ed è quel mare che si spalanca alla destra di chi sta in faccia al sipario, gli spicchi della quadratura si riempiono di rose, e sono quelle che fioriscono nel giardino accanto, quasi profumano, lo smagliante colore pesa così intensamente che talora le sgualcisce, ma solo un poco, per mostrare che vivono. Eppure tutto questo è Cherubini, uno strato di significati amati, sperimentati e vissuti e goduti con il gusto della propria ricreazione, del proprio teatro e perché no delle proprie emozioni.


Sa il Lido di avere questo gioiello? Forse no, perché è troppo nascosto e la sua coperta è la trascuratezza. Sanno gli operatori sanitari quanto possa aiutare la serenità, la distrazione, il divertimento anche in un luogo di dolore? Forse sarebbe da ripensare come intervenire sui luoghi della sofferenza. I nostri veneziani non avevano ospedaletto privo di una sala per la musica. Chissà perché!

L’affresco di Giuseppe Cherubini


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