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PAGINE DI STORIA

Domenica 16 ottobre 2011

I l pro g e t to pe r i 1 50 an ni d e l l ’ U n i tà

Quando ad Avellino spuntava l’alba del Risorgimento Il film documentario realizzato dall’Accademia dei Dogliosi e prodotto dal Teatro dell’Osso ricostruisce una pagina indimenticabile della storia irpina. Nelle immagini il lungo processo che condusse alla conquista dell’Unità E’ una vera e propria scommessa quella che lancia l’Accademia dei Dogliosi con un video dedicato ad “Avellino nel Risorgimento”. Un video, scritto e diretto da F. Antonio Di Martino, in cui alle immagini girate sui luoghi degli eventi, si affiancano dipinti, riprese di documenti originali e foto d’epoca, riuscendo nel compito non semplice di andare al di là di un intento puramente didascalico. La storia che scorre davanti ai nostri occhi attraversa 60 anni, passando in rassegna moti rivoluzionari e rivendicazioni di ideali di libertà per ricostruire il percorso della terra irpina verso l’Unità, il ruolo decisivo che giocò questo piccolo lembo del Sud nella storia nazionale, trasformandosi nella culla dei primi fermenti. Si va dalle drammatiche scene di violenza perpetrate dall’esercito francese a Napoli nel 1799 ai moti post-unitari del luglio 1861 che coinvolsero Montemiletto e Montefalcione, repressi nel sangue. Il racconto, sempre avvincente, si sviluppa secondo una ideale cronologia degli avvenimenti che maggiormente hanno segnato la storia di Avellino. E così ad emergere sono non solo storie di eroismo e coraggio ma l’intero volto di una città e della provincia che cambiano profondamente in quegli anni, a partire dal passaggio da città industriale a città dei servizi dopo il trasferimento della capitale del Princi-

Piazza Libertà nella tela di Cesare Uva me quello del Carcere Borbonico. Uno dei meriti del video è proprio nella capacità di restituire lo spirito di un’epoca che avrebbe segnato per sempre il destino della città, una stagione pervasa da speranze ma attraversata anche dal profon-

gini di documenti o scene prese in prestito da film, che pure si caricano di grande forza narrativa. Ad emergere con forza è la centralità dell’arte, capace come pochi linguaggi di raccontare la società, attraverso tele e ritratti che ricostrui-

L’impegno del Teatro dell’Osso in difesa dell’identità del territorio E’ Mirko Di Martino, direttore arti- rientra perfettamente nelle linee arstico del Teatro dell’Osso che ha pro- tistiche che fin dalla sua nascita il dotto il Documentario e Direttore Teatro dell'Osso ha scelto di seguire. di Produzione del documentario a il- Tra gli obiettivi dell'associazione, inlustrare il valore del documentario fatti, ai primi posti c'è la valorizzazione culturale dell'Irpinia, tra letterealizzato: «Il Teatro dell'Osso, dopo il lusin- ratura, cinema e teatro. Con la compaghiero successo gnia del Teatro dello scorso andell’Osso siamo no ottenuto con appena tornati la realizzazione da Gemona del del documentaFriuli dove abrio “La Città del biamo presentaCaracciolo”, è to “Il Fulmine molto lieto di anella terra”, uno ver prodotto quespettacolo che sto secondo doracconta il sisma cumentario suldell'80. Lo stesso la storia di Avelspettacolo è anlino. Anche quedato in scena ansta volta si tratta che a Salerno, a di un lavoro di Napoli, a Vicenqualità, di granza. de valore storico e culturale, che L’impiccagione di Morelli e Silvati Abbiamo insom-

ma scelto di presentare al pubblico nazionale uno spettacolo che raccontasse l'Irpinia, la nostra storia, e la decisione ci ha premiati: abbiamo riscosso ovunque un grande successo. Inoltre, il Risorgimento è un tema che ci sta a cuore: tra gli spettacoli che abbiamo realizzato in passato c'è “Viva Garibbardi!”, una rievocazione della spedizione dei Mille. Il cinema e il teatro, per noi del “Teatro dell’Osso”, sono strumenti fondamentali per raccontare ciò che siamo e ciò che siamo stati. Crediamo che sia necessario recuperare le nostre radici per proporle ad un pubblico sempre più vasto attraverso lavori di alta qualità artistica. La nostra identità storica e culturale deve diventare un punto di forza che ci differenzi dalle altre realtà artistiche nazionali, e questo documentario, come quello dello scorso anno, lo dimostrano».

pato Ultra da Montefusco ad Avellino e l’eversione delle feudalità con la nascita di nuovi edifici, il miglioramento di vie di comunicazione, il sorgere di scuole ed ospedali. Senza dimenticare uno dei luoghi simbolo della sofferenza dei patrioti, il duro carcere di Montefusco dove furono fatti prigionieri uomini come Pironti, Poerio e Castromediano che sembra conservare ancora oggi, con le sue gallerie, quella valenza di spazio del terrore che lo rese tristemente celebre. Uno spazio a cui si contrappone un luogo di reclusione certamente più attento alle esigenze dei prigionieri co-

scono Avellino e il Risorgimento, frutto della consulenza di Pino Lucchese. Una storia, quella di Avellino nel Risorgimento, che chiede con forza di essere conosciuta innanzitutto dalle giovani generazioni, perchè comincino a interrogarsi sui bassorilievi, targhe o cippi disseminati in Irpinia, che ricordano il coraggio degli irpini nella stagione del Risorgimento. Un progetto, quello del video, nato da un lavoro di squadra. Le musiche originali, composte da Sergio De Castris specificamente per la colonna sonora del documentario, sono state

do malcontento dei piccoli contadini che vedevano cambiare i loro governanti ma non le condizioni di miseria in cui vivevano. Sono volti, luoghi ad accendersi in queste immagini, richiamando alla memoria il coraggio dei nostri eroi del Risorgimento, la forza dei giovanissimi Morelli e Silvati, poco meno che trentenni quando guidarono la rivolta, la fede negli ideali che li animavano, la forza di Michele Pironti nella sua prigionia, il legame di Victor Hugo con Avellino. La scelta, indovinata, è quella di lasciare che a parlare non siano solo imma-

eseguite dallo stesso autore, Sergio De Castris al violoncello, da Rita De Castris al violino e Maria Teresa Della Valle al pianoforte. La consulenza storica è di Fiorentino Vecchiarelli. La voce narrante è di Angelo Colantuono. Direttore di produzione Mirko Di Martino. E’ lo stesso regista Antonio Di Martino a raccontare i contenuti del video.

ne della feudalità e la soppressione degli ordini religiosi. Riformò anche le circoscrizioni amministrative e Avellino divenne capoluogo della provincia di Principato Ultra, in sostituzione di Montefusco. A capo della Provincia fu previsto un Intendente, con compiti di amministrazione e di governo locale. Ad Avellino il primo Intendente fu Giacomo Mazas. Mazas apportò numerose innovazioni: sul piano amministrativo, su quello urbanistico, sulla sicurezza e finanche sul piano socio-culturale. In città aprì nuove strade, migliorò quelle esistenti e fece anche costruire un teatro comunale. Nello stesso periodo venne nominato comandante militare della nuova provincia di Avellino, Leopold Sigisbert Hugo, che insieme alla sua famiglia, tra cui Victor, dimorò nell'attuale palazzo della Cultura di via Sette Dolori. Il colonnello Hugo intensificò la lotta al banditismo e catturò quasi tutti i capi briganti, tra cui anche Lorenzo De Feo, detto Laurenziello, di Santo Stefano del Sole il quale venne impiccato il 6 maggio 1812 dinanzi alla chiesa dell'Annunziata nel Largo dei Tribunali, odierna piazza della Libertà.

Il regno di Napoli venne riunito con quello di Sicilia e riassegnato a Ferdinando IV, che lo riprese col il titolo di Ferdinando I, re delle due Sicilie. Tra le riforme più significative del periodo francese il nuovo regime Borbonico confermò il Corpo degli ingegneri di Ponti e Strade, alla cui direzione fu nominato l'ing. Luigi Oberty. Oberty progettò una lunga serie di opere pubbliche tra le quali spiccano il ponte di via Due Principati, sul torrente Fenestrelle, ed il Cimitero. La restaurazione che seguì al c.d. "decennio francese" portò con sé anche la nascita di numerose società segrete, sia ad Avellino che in provincia, come la Massoneria e la Carboneria, i cui aderenti inneggiavano alla libertà ed alla Costituzione. I fermenti rivoluzionari ebbero il loro culmine nella notte tra il 1° e il 2 luglio del 1820, allorquando 130 soldati e 20 ufficiali, di stanza nella caserma della cavalleria di Nola, si ammutinarono ed insorsero contro il dispotismo borbonico, al comando di Michele Morelli e Giuseppe Silvati, a cui si aggregò anche l'abate nolano, Luigi Minichini. Gli insorti si diressero ad Avellino, dove furono accolti dal comandan-

ANTONIO DI MARTINO

el gennaio del 1799 l’esercito francese del generale Championnet occupava Napoli e consentiva la nascita della Repubblica Napoletana. Contro la Repubblica si oppose buona parte del popolo, i cosiddetti, Lazzari, ed i Sanfedisti del Cardinale Ruffo. Lo scontro con i francesi si ebbe anche in molti comuni Irpini, come a Lauro e soprattutto ad Avellino, dove la notte dell'ascensione del 2 maggio 1799 i soldati si abbandonarono a crudeli violenze, saccheggi a chiese e monasteri e non mancò la distruzione di molte abitazioni. La Repubblica Napoletana durò pochi mesi e con la cacciata dei francesi sul trono di Napoli ritornò Ferdinando IV di Borbone. Allora il Regno di Napoli era suddiviso in 12 province e quella di Principato Ultra aveva ancora Montefusco come capoluogo. Per l’arretratezza economica e la miseria in cui vivevano le popolazioni, nei primi anni dell'800, nelle campagne di Avellino si sviluppò un forte fenomeno di brigantaggio. Ma nel mese di febbraio del 1806 di nuovo l’esercito francese occupava il regno di Napoli ed insediava sul trono Giuseppe Bonaparte, il quale poco tempo dopo, nel mese di giugno, visitò Avellino. Sotto il suo regno Giuseppe Bonaparte emise una serie di leggi innovative e radicali, tra cui l’abolizio-

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Il bassorilievo davanti alla Prefettura che ricorda i moti del 1820 che partirono dall’Irpinia Agli inizi del 1800 ad Avellino, venute meno le industrie della lana e siderurgiche, fiorirono alcune attività artigianali, come la produzione artistica di armi da fuoco ed il commercio della neve. Nel 1808 Giuseppe Bonaparte fu incoronato re di Spagna ed a Napoli fu nominato re, Gioacchino Murat, il quale tentò di riformare lo Stato e di migliorare le condizioni di vita dei cittadini. Ma dopo la definitiva sconfitta dei francesi a Waterloo, ed il relativo congresso di Vienna, gli assetti degli Stati europei ritornarono alla restaurazione.

te militare Lorenzo De Concilii, insieme al quale adottarono la Costituzione spagnola di Cadice che fu successivamente promulgata a Napoli anche dal re Ferdinando I che, tuttavia, la revocò dopo pochi mesi, con arresti e condanne a morte dei rivoltosi. Morelli e Silvati vennero catturati ed impiccati a Napoli nei pressi di Porta Capuana, il 12 settembre del 1822. L’importanza che andava assumendo la città di Avellino, soprattutto con la funzione di capoluogo di provincia, fece moltiplicare la costruzione di edifici pubblici di grande rilievo sociale.


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Tra ritratti e incisioni, nell’arte dell’800 lo sguardo sulla società Rispetto al primo documentario rea- za della Libertà dell’avellinese Ce- molto affermato per disegni su avvelizzato lo scorso anno dal titolo: “La sare Uva (1824-1886) e che fa parte nimenti storici, vedi il congresso di Vienna, la contessa Confalonieri, città dei Caracciolo”, l’impegno arti- di una collezione privata. stico è stato diverso ma non per que- Dal museo irpino si è potuto ammi- ecc. rare il ritratto di Michele Pironti, che L’incisione pura o acquerellata, era sto meno impegnativo. I motivi sono da ricercarsi nel fatto fu realizzato a Napoli dal pittore fog- all’epoca di gran moda e se sono arche per l’Avellino dei Caracciolo, il giano Vincenzo Acquaviva (1832- rivate a noi scene di guerra, paesaggi, personaggi e momenti storici, lo tutto era basato sulla ricerca delle 1902). varie opere artistiche di cui i Carac- Molti dei restanti ritratti o incisioni dobbiamo a quest’arte che nell’Ottociolo hanno riempito ed arricchito provengono dall’Istituto di storia del cento ebbe molta fortuna, come altre tecniche quali acqueforti, acque Risorgimento di Roma. la città di Avellino. C’era solo l’imbarazzo della scelta. Sono i ritratti di Giuseppe Silvati e Mi- tinte e bulino. Sul finire del secolo XIn quella occasione, non fu facile ot- chele Morelli, incisioni datate 1851 di VIII, uno dei grandi interpreti delle tenere i vari permessi da enti e priva- Enrico Parmiani su disegni di ricca. acqueforti fu lo stesso Goya. Da sottoliti, anche se queneare inolsti ultimi sicuratre, la granmente molto Il decreto 7 luglio 1866 in un dipinto di Angelo Volpe dissima dipiù sensibili dei sponibilità primi. di tutti Nel realizzare il quanti handocumentario no consensul Risorgimentito le ripreto in Irpinia, la se di alcuni ricerca si è basacimeli di ta principalmenproprietà te su opere, quaprivata, dri, cimeli od almolto imtro, che fossero portanti per attinenti al quel farci capire periodo e che teil periodo stimoniassero storico visquanto accadusuto dalla to. città di AvelQualcosa si è lino nell’eriuscito a reperipoca risorgire in loco, come il celebre quadro dedicato alla sop- Come pure l‘incisione che ricorda mentale. Indubbiamente il lavoro pressione dei monasteri e degli ordi- l’impiccagione degli stessi a Napoli, più importante è stato quello di far ni religiosi, dell’artista Angiolo Vol- disegnata da Enrico Matania (1847- coincidere determinati ritratti, deterpe (1838-1894) di Grottaminarda e 1929) e l’arrivo sempre a Napoli de- minate scene o immagini di cimeli fratello del forse più celebre Vincen- gli insorti capeggiati dal generale Gu- in una sceneggiatura che desse un’izo. Quadro che per nostra fortuna è glielmo Pepe con l’Abate Menichi- dea dell’atmosfera di rinnovamento e di cambiamento che si viveva in ben conservato presso la pinacoteca ni. Si tratta di una bellissima incisione Irpinia ed Avellino in particolare in provinciale di Avellino. Molto interessante è anche un altro del 1850 acquerellata del Migliavac- quegli anni. Pino Lucchese, consulente quadro che vediamo nel documen- ca, probabilmente su disegno di Niartistico dell’opera tario: quello che rappresenta la piaz- cola Sanesi,(1818-1889), all’epoca

La copertina del film documentario Tra il 1821 ed il 1839, venne costruito il nuovo carcere, oggi ricordato come Carcere Borbonico di via Dalmazia. Nello stesso periodo vennero inaugurati l’odierno Convitto Nazionale, costruito come Real Collegio per l’educazione e l’istruzione della gioventù nelle scienze e nelle arti, e l’ospedale civile e

militare, costruito nei pressi del Duomo. Nel 1848 l'intera Europa era percorsa da aneliti di libertà. A Napoli il popolo scese in piazza con moti e barricate. La conseguente repressione borbonica portò all'arresto di idealisti, attivisti e pensatori, come il deputato irpino Michele Pironti e come Carlo Poerio, Nicola Nisco, Castromediano, Settembrini, i quali furono rinchiusi nelle carceri di Montefusco sino al 1859. Ma proprio in quell’anno gli eventi stavano precipitando ed il regno di Napoli, che da oltre sei secoli ave-

va governato alla pari delle grandi monarchie europee, si avviava al tramonto. Prendeva corpo l’idea di riunire l’Italia sotto un solo re. Giuseppe Garibaldi, con un nutrito gruppo di volontari, tra il 5 e 6 maggio 1860 partiva dalla Liguria e qualche giorno dopo occupava la Sicilia. Pochi mesi di combattimenti e risaliva la penisola. Il 7 settembre entrava a Napoli da conquistatore. Tra i primi provvedimenti Garibaldi nominò governatore provvisorio della provincia di Avellino l'irpino Francesco De Sanctis. Ma l'annessione al regno d'Italia produsse tumulti, rivolte e scontri violenti in molti comuni irpini. Nel mese di luglio del 1861 a Montemiletto, fu ucciso il capitano avellinese della Guardia Nazionale, Carmine Tarantino. Duri scontri si ebbero anche a Montefalcione dove, per sedare la rivolta, intervenne anche una compagnia di soldati ungheresi. Il capo degli insorti, Vincenzo Petruzziello, venne arrestato e trascinato sino ad Avellino in via Campane, dove venne fucilato. Nei decenni successivi all’unità d’Italia, Avellino riaffermava e consolidava le grandi scelte urbanistiche, avviate ed introdotte da Giacomo Mazas e dalle riforme napoleoniche. Da città di commerci e industrie Avellino si andava trasformando in città di servizi, con un poderoso sviluppo, economico, sociale e demografico. Di quel fulgido periodo ancora oggi la città conserva nella memoria il ricordo di quei cinque giorni che seguirono il 2 di luglio del 1820, allorquando un manipolo di coraggiosi, inseguendo ideali di giustizia

Dall’arrivo dei francesi ai moti del 1861, al di là delle retorica La scommessa dell’Accademia dei Dogliosi, raccontare la storia della città FIORENTINO VECCHIARELLI *

raccontando il periodo che va dagli inizi del 1800 all’unità d'Italia. Nella realizzazione di quest’ultimo Video troviamo una felice continuità con il direttore esecutivo della produzione e con il Teatro dell’Osso che lo ha prodotto, nella persona del nostro socio Mirko Di Martino. Come per il primo documentario, ancora una volta l'impegno è stato profuso del nostro socio Antonio Di Martino, avvocato prestato alla regia per passione, che ha scritto e diretto quest'ultimo lavoro dal titolo: "Avellino nel Risorgimento". Ma non solo la produzione esecutiva e la regia provengono dall'interno dell'Accademia, anche le musiche originali, che costituiscono la colonna sonora del film, sono state composte dal no-

In questi ultimi anni innumerevoli sono state le iniziative culturali organizzate e patrocinate dall'Accademia dei Dogliosi di Avellino, quali: concerti, restauri di monumenti, pubblicazioni, convegni su problematiche sociali e culturali, iniziative filantropiche a favore del terzo mondo, come l'invio di apparecchiature mediche, seminari scientifici, serate teatrali, visite guidate in Italia e all'estero. Ma in particolare, per restare in tema, a partire dal 2010 l’Accademia ha promosso una grande ed interessante iniziativa che tende a raccontare la storia di Avellino attraverso una documentazione capace di rappresentare visivamente i fatti e gli avvenimenti. Per fare ciò l'Accademia si è guardata all'interno e, utilizzando le numerose potenzialità culturali e artistiche dei suoi aderenti, ha promosso un poderoso progetto capace di raccontare la storia di Avellino attraverso la realizzazione di almeno quattro film-documentari, con i quali ripercorrere e presentare la vita della città e dei suoi abitanti, a partire dall'epoca romana sino ai giorni nostri. Al momento possiamo La fucilazione di Vincenzo Petruzziello dire che l’intero progetto è per metà realizzato, poichè già lo scorso anno abbiamo promosso il stro novello maestro di musica, Sergio De Caprimo lavoro dal titolo emblematico e suggesti- stris, accompagnato nell'esecuzione del trio "Euvo: "La Città dei Caracciolo" in cui si racconta del terpe". periodo delle grandi industrie e del progresso e- L’Accademia è altresì presente col maestro d’arconomico, governati dai principi Caracciolo, ma te Pino Lucchese che ha dato un notevole conanche dei momenti nefasti della peste che colpì tributo con la sua consulenza sulle numerose stampe e pitture d’epoca. Avellino nel 1656. Quest'anno l'Accademia promuove la realizza- Tutto ciò si inserisce a pieno titolo nel solco traczione della seconda opera che riguarda un’altra ciato da Marino Caracciolo che, munificentissifase del grande tema che si è prefissa di trattare, mo mecenate, nel 1620 diede nuova vita all'Ac-

cademia dei Dogliosi, richiamando ad Avellino l’intellighenzia dell’epoca, ospitando nel castello musicisti, pensatori, letterati e artisti di ogni genere. Oggi la nostra Associazione vuole essere più che mai la continuatrice della ricca e feconda tradizione culturale della terra irpina in armonia con le nuove esigenze dei terzo millennio, ed il documentario, che sarà presentato ai soci ed al pubblico il 19 novembre p.v., ne è una testimonianza tangibile. L'opera di Di Martino racconta con sapienza, utilizzando eccellenti e stupefacenti immagini, rese ancora più suggestive dalle emozionanti e romantiche musiche del De Castris, un periodo storico di Avellino che non ha uguali nella sua lunga vita. Il documentario, che rappresenta un felice incontro tra immagini e racconto storico, non scende mai nella retorica o nell’ovvietà e ci propone un suggestivo ed emozionante viaggio che inizia con la venuta dei francesi nel 1799 e termina con i moti post-unitari avvenuti in molti comuni irpini. Nel mezzo sono rappresentati quegli avvenimenti che furono avviati da poche persone di estremo coraggio, che inneggiavano alla libertà ed alla giustizia, incuranti della feroce oppressione del regime totalitario ed assoluto di allora e che seppero rendere grandiosa ed immortale la loro opera. Lo spettatore è coinvolto nella narrazione scenica ed è tenuto in continua attenzione dalla scansione degli avvenimenti storici che si susseguono con ritmo incalzante. Infine mi piace concludere, più o meno come conclude il documentario, evocando il sacrificio di quel manipolo di patrioti che con il loro coraggio, come rimane certificato dalla lapide incastonata nella facciata della Prefettura, "si scosse ed esultò l'Italia, spuntava l'alba del risorgimento nazionale". * presidente dell'Accademia dei Dogliosi consulente storico nel documentario


Avellino nel Risorgimento (Doc) - articolo  

Un articolo di giornale apparso sul Corriere dell'Irpinia domenica 16 ottobre 2011

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