Quaderni della Pergola | Il desiderio

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L'alba di un nuovo canto

Il collettivo Amigdala e il valore Elementare della comunità

di Matteo Brighenti

I

l desiderio è avvicinamento. Ridurre la distanza tra sé e gli altri, i luoghi, il tempo, attraverso l’ascolto, è il passo che fonda il cammino del collettivo Amigdala. “Siamo un gruppo che lavora insieme – afferma Federica Rocchi – questo richiede l’impegno di sentire le diverse opinioni e la disponibilità ad abbassare le proprie difese. «Bisogna intrecciare in ogni scelta importante», scrive il paesologo Franco Arminio, «politica e poesia, economia e cultura, scrupolo e utopia». La coscienza di muoverci nelle contraddizioni è necessaria per vedere le cose nella loro complessità.”

E articolato il gruppo multidisciplinare, di cui oggi fanno parte anche Gabriele Dalla Barba, Meike Clarelli, Sara Garagnani, Silvia Tagliazucchi, lo è fin dal 2005, anno in cui Rocchi fonda a Modena l’associazione con Alice Padovani. La sede era allora un ex capannone industriale nel quartiere La Sacca, dove Amigdala avvia delle piccole rassegne teatrali e il festival Periferico. “Pensiamo sempre all’architettura come l’insieme degli edifici pieni, ma in realtà esistono parti vuote, i “luoghi banali” dei surrealisti e dadaisti, che rappresentano, in qualche modo, l’inconscio della città. Ecco, lì sta una forma di futuro.” A un certo punto, Padovani prende la strada dell’arte visiva e si stacca dal collettivo. Nel frattempo, Amigdala perde la sua sede. La crisi viene affrontata cominciando ad attraversare gli spazi di Modena e facendo di tale attraversamento una poetica. L’accresciuta multidisciplinarietà portata dai nuovi componenti sposta il linguaggio artistico del gruppo e, di conseguenza, di Periferico, dall’ambito teatrale, in senso stretto, al confine tra la musica e la performance. Inizia un periodo, potremmo dire, di nomadismo stanziale. “Nelle Vie dei canti – riflette Rocchi – Bruce Chatwin racconta di come gli aborigeni australiani, cantando, facevano coincidere la necessità di orientarsi con quella di appropriarsi del paesaggio. Per noi, il nomadismo, storicamente prodromico della stessa architettura, ha assunto la forma di una presa in carico dei luoghi, anche molto fisica.” Nel 2017 viene affidato loro dal Comune lo spazio Ovestlab nel Villaggio Artigiano, a Modena Ovest. Qui la riflessione sull’urbanistica si lega ancora di più alla salvaguardia della comunità. “La prima volta ti mette quasi paura, per il diffuso senso di abbandono e rovina. Poi, addentrandoti nel Villaggio,