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FONDAZIONE LUIGI EINAUDI Osservatorio sulla Politica Energetica

Risparmio e efficienza energetica negli edifici pubblici Quattro casi di studio su interventi da realizzare in project financing

Laboratori OPEF 24 Gennaio 2012


Fondazione Luigi Einaudi per studi di politica ed economia OPEF - Osservatorio sulla Politica Energetica della Fondazione Luigi Einaudi. “Risparmio e efficienza energetica negli edifici pubblici� QUADERNI OPEF - Laboratorio del 24 gennaio 2012 Realizzazione editoriale: Fondazione Luigi Einaudi - Roma, FDS grafica - Roma A cura di: Francesca Cusumano.


INDICE Inter vento di Saluto Dott. Mario Lupo Presidente Fondazione Luigi Einaudi – Roma Intr oduz ione Ing. Mauro Antonetti Direttore Opef Inter venti dei rappr esentanti del Minister o della Difesa e dell’Ar ma dei Carabinieri Gen. Carlo Peluso Gen. Claudio Vincelli Pr esentaz ione Audit Ener getici Ing. Maurizio Bottaini Manutencoop Facility Management

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Pr esentaz ione Analisi Economica Finanz iaria Dott.ssa Carla Patrizia Ferrari Equiter Spa

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Aspetti legali del rapporto di concessione tra pubblico e privato Avv. Pina Lombardi Studio Orrick

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Ener g y Perfor mance Contract – L’esperienza della Sapienza Prof. Livio de Santoli Università La Sapienza – Roma Idee e Pr oposte R. Romani, Enea; G. Ferrari, Minambiente; F. Brutti, Coopp; A. Mancinelli, BEI; D. Gavagnin, Q.N.; C. Ferrari, Equiter Spa; A. Pascucci, Federesco. Conclusioni Dott. Marcello Inghilesi Segretario Generale OPEF

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Risparmio e efficienza energetica negli edifici pubblici

Presentazione Il laboratorio sull’Efficienza Energetica degli edifici pubblici che si è svolto lo scorso 24 gennaio all’Istituto dell’Enciclopedia Treccani di Roma, ha rappresentato il compimento di un percorso iniziato con un primo appuntamento del novembre 2010, dedicato al tema delle energie rinnovabili in ambito militare. Messe a fuoco in quell’occasione le potenzialità di produzione di energia rinnovabile con interventi dei privati sulle strutture militari, (che da allora ad oggi hanno interessato 67 caserme e circa 100 ettari di coperture/tetti e più di 500 ettari di superficie dei terreni), l’Opef ha voluto completare il ragionamento dedicando quest’ultimo laboratorio al tema, ormai riconosciuto da tutti come prioritario, del risparmio energetico e dell’efficienza degli impianti. Sono stati, così, presentati gli studi di fattibilità messi a punto da tre operatori privati Manutencoop Fm, Studio Orrick e Equiter Spa del Gruppo Intesa San Paolo, coordinati dal punto di vista scientifico dal dott. Piero Atella. Le tre società hanno analizzato dal punto di vista tecnico, da quello legale e da quello finanziario, tre “casi di studio” per verificare l’effettiva realizzabilità di interventi di efficientamento energetico su edifici pubblici militari, attraverso il ricorso a forme di partenariato pubblico privato. Tre le strutture militari, dell’Esercito: Caserma Rossetti (Città della Cecchignola) e Ospedale Militare del Celio dell’Esercito e dei Carabinieri: Caserma Salvo D’Acquisto (Tor di Quinto), indicate dai generali Carlo Peluso, presidente del GLOE Gruppo Lavoro Efficientamento Energetico della Difesa e Claudio Vincelli, Capo IV Reparto Arma dei Carabinieri, come strutture da efficientare. Per ultimo e a confronto con i casi di studio, operativi solo sulla carta, è stato presentato il modello già varato dall’Università La Sapienza di Roma per gli interventi di efficientamento energetico, basato su un meccanismo di condivisione partecipata tra il soggetto pubblico e un raggruppamento temporaneo di imprese, del progetto di ammodernamento. Ai lavori introdotti dal direttore Opef, Mauro Antonetti e presieduti dal segretario generale, Marcello Inghilesi, ha portato il suo saluto il presidente della Fondazione Einaudi, Mario Lupo. Sono poi intervenuti i generali Peluso e Vincelli che hanno tracciato, in sintesi, il quadro della situazione attuale, in tema di produzione da rinnovabili e efficientamento energetico all’interno delle strutture militari. Le relazioni sono state svolte da Maurizio 5


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Bottaini, Direttore Servizi Specialistici Manutencoop Facilty Management spa, dall’amministratore delegato di Equiter Spa, Carla Patrizia Ferrari, dall’avvocato Pina Lombardi di Studio Orrick e da Livio de Santoli, “Energy Manager” dell’Università La Sapienza di Roma. Dagli studi di fattibilità sono emerse tre opzioni possibili alle quali le autorità militari potranno fare ricorso per definire meglio le strategie dei futuri interventi di efficientamento: 1) Interventi realizzati direttamente dagli Enti e finanziati tramite un mutuo; 2) Finanziamento tramite terzi (FTT), ad esempio tramite una Esco, degli interventi di efficientamento e relativa manutenzione straordinaria e della fornitura di energia; 3) Concessione di lavori pubblici fino a 20 anni dietro gestione e sfruttamento economico dell’opera o concessione di servizi pubblici con canone con eventuale produzione di energia aggiuntiva da fonti rinnovabili per incrementare il cash flow. L’istituto della concessione è sembrato, però, il più indicato a garantire gli interessi di entrambe le parti: quelli della Difesa (e anche dei Carabinieri) che non dovrebbero procedere a finanziamenti di sorta, e quelli del privato che realizza con l’efficienza energetica un risparmio che va a finanziare l’ammodernamento degli impianti. Prevedendo in aggiunta per la remunerazione dell’investimento gli incentivi previsti per le fonti rinnovabili. Al dibattito che ha fatto seguito alla presentazione dei casi di studio hanno partecipato: Rino Romani responsabile dell’Unità Tecnica per l’Efficienza Energetica dell’ENEA, Guglielmo Ferrari consigliere del ministero dell’Ambiente, Francesco Brutti dell’ufficio finanziamenti della Cassa Depositi e Prestiti, Diego Gavagnin, editorialista del Quotidiano Energia, Angela Mancinelli funzionario della Bei e Alessandro Pascucci di Federesco.

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Dott. Mario Lupo Presidente della Fondazione Luigi Einaudi Intervento di saluto Come probabilmente loro sanno, io ho assunto questo ruolo e questa responsabilità di presidente della Fondazione Luigi Einaudi di Roma, solo da un paio di mesi, e mi fa piacere che la mia prima sortita pubblica ufficiale sia nell’ambito dell’attività svolta dal nostro Osservatorio OPEF. La Fondazione, come sapete, ha una sua mission storica che è quella di tenere vivi nel mondo odierno il pensiero e il ragionamento di Luigi Einaudi, missione alla quale siamo legati affettivamente, oltre che istituzionalmente. Ma è importante ed essenziale, altresì a nostro avviso, portare il contributo del pensiero e della cultura liberale nelle problematiche dell’attualità. Quello dell’energia è sembrato alla nostra Fondazione che ci si dedica ormai da alcuni anni, un tema importante per il presente, ma anche per l’avvenire del nostro paese sul quale investire in termini di studio e di ricerca per dare un contributo di analisi e di proposta alla soluzione dei problemi che l’energia ha nel contesto italiano. Nello specifico caso di oggi, si punta a dare una risposta ai problemi di efficienza energetica del patrimonio immobiliare pubblico a partire da tre casi di studio relativi a tre strutture militari. Si vuole, cioè, trovare una soluzione al problema dell’estrema penuria di risorse pubbliche che lo Stato può destinare al tema degli investimenti infrastrutturali in generale, supplendo a questa carenza con lo strumento della finanza di progetto. La cosa mi sembra particolarmente interessante utile e in linea con quanto si sta muovendo a livello governativo. Vengo, infatti, proprio questa mattina da un convegno con il ministro Passera e il suo vice ministro Mario Ciaccia, proprio sul tema del rilancio delle infrastrutture nel nostro paese attraverso la leva del partenariato pubblico - privato. L’Associazione Amici della Fondazione tra l’altro ha organizzato per i prossimi mesi una serie di incontri sui temi delle infrastrutture ai quali abbiamo assicurato la presenza di tutti i principali stakeholders, portatori di interesse, come oggi si dice, nel mondo delle infrastrutture. Quindi grazie di questa occasione di incontro alla quale parteciperò non soltanto per dovere istituzionale, ma con grande interesse personale e professionale. Buon lavoro a tutti noi.

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Ing. Mauro Antonetti Direttore scientifico OPEF Nello svolgere l’intervento introduttivo ritengo di dover occupare meno tempo possibile per dare maggior spazio all’illustrazione dei casi di studio che sono stati messi a punto. Mi focalizzerò, quindi, su due o tre aspetti concettuali di base ai quali questo laboratorio si ispira e si inquadra. Il primo concetto è che l’efficienza energetica rappresenta una esigenza di natura globale. Il Presidente Lupo ha richiamato almeno due ragioni per cui nel contesto della Pubblica Amministrazione è utile ricercare delle soluzioni innovative per migliorare le prestazioni e minimizzare l’impiego delle risorse, tra cui l’energia. Il problema dell’efficienza è assai più ampio e generale. In effetti siamo di fronte ad una crescita a livello mondiale della economia ed in alcuni paesi si registrano ritmi impressionanti, con un accesso alle riserve di fonti primarie di energia che può diventare insostenibile. L’impatto della crescita può essere non solo, come molti temono, ambientale, ma essere insostenibile dal punto di vista “logistico” (segmento estrattivo, trasporti, stoccaggi) ovvero essere incompatibile con la capacità e le potenzialità espansive di tutta la filiera energetica. Queste difficoltà potrebbero ostacolare la necessaria contemporaneità di uno sviluppo sia pur graduale, ma sufficiente per l’insieme delle popolazioni, specialmente dei paesi in sviluppo a ottenere il risultato senza mettere in crisi il sistema mondiale nel suo insieme. Fenomeni molto gravi quali l’immigrazione clandestina e molte tensioni a livello internazionale possono pesantemente aggravarsi per il prolungarsi e l’accentuarsi di difficoltà di accesso alle fonti primarie di energia. Non si può attingere al “pozzo” delle risorse in modo continuo e sempre crescente. L’efficienza energetica diviene, quindi, una leva assolutamente indispensabile anche al netto dell’accesso a tutte le fonti rinnovabili e non rinnovabili possibili. Peraltro occorre, al di là della generazione più efficiente, un uso finale delle diverse forme di energia il più possibile efficiente e adeguato; su questo il nostro paese ha una sorta di primato almeno nel settore industriale, cioè l’intensità energetica dell’Italia è già abbastanza buona e recentemente sono stati presentati più studi, anche in relazione al sistema industriale italiano che evidenziano capacità sia di tipo profes9


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sionale che tecnologico per operare su questo segmento della filiera energetica. Le imprese italiane sono in grado di offrire anche ad altri paesi prodotti e servizi relativi alla efficienza energetica divenendo al riguardo protagoniste nel sistema economico globale. L’aspetto più generale è che si tratta di un’esigenza in qualche misura ineludibile e che va assolutamente affrontata. In questa ottica, potremmo “esportare” anche quello che verrà detto in questa sede. Certamente anche gli sforzi illustrati oggi faranno crescere la cultura dell’uso efficiente dell’energia. Si tratta di casi molto rilevanti e possono tornare comunque interessanti ed utili, anche se non starò qui ad anticipare qualche aspetto dei casi di studio perché le relazioni che verranno svolte lo faranno in modo completo. Ma un aspetto che merita una particolare attenzione è quello normativo: il tema dell’efficienza energetica è stato affrontato in sede internazionale, comunitaria e anche in sede nazionale. In questo momento si sta sviluppando una normativa ulteriore in sede europea e si sta mettendo a punto la normativa nazionale per il recepimento e l’applicazione dell’ondata “europea” precedente. Il sistema normativo fa da cornice a tutte le attività per fare efficienza energetica (anche nella pubblica amministrazione) e in questo contesto continuamente variabile, quindi, una esigenza importante, è quella di essere dinamici. Occorre essere capaci di recepire e includere normative che possono essere emanate con elevata frequenza temporale. E’ indispensabile fare l’abitudine alla frequenza con cui le normative vengono modificate, la flessibilità è da tenere in considerazione. Un aspetto ritengo possa essere interessante e sistematico considerare, emerso anche nella preparazione dei lavori di questo seminario: accanto ad attività per realizzare efficienza energetica e preliminarmente è necessaria una attività di razionalizzazione generale dei sistemi. L’attività per la efficienza energetica innanzi tutto spinge a riconsiderare i fabbisogni quindi i perimetri sui quali si opera. Occorre infatti capire se davvero i perimetri e i livelli di consumo esistenti sono quelli che sono necessari per garantire i livelli di confort o se debba essere riconsiderato il perimetro su cui si opera con riferimento ai patrimoni impiantistici e immobiliari che vengono utilizzati. Infine un tema che verrà trattato e sviluppato nel seminario di oggi: rendere compatibili gli strumenti per fare efficienza energetica affidandosi ad interventi di terzi in modo organico e articolato. La questione è non banale e non semplice a causa delle normative; in par10


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ticolare esiste il problema di inquadrare normativamente e contrattualmente operazioni che non possono che essere di medio lungo periodo e che richiedono, tra l’altro, un’ attenzione per le indicizzazioni da scegliere per calcolare correttamente nel tempo prezzi e corrispettivi. Le indicizzazioni possono essere di tipo semilineare ma anche non lineari, per esempio tenendo in conto cambi di tecnologia o modifiche strutturali. Il cliente, inoltre, può modificare in maniera non graduale, ma anche con nette modificazioni le proprie esigenze. Accanto ai casi di studio che sono ipotesi di lavoro c’è, a questo proposito, un caso consolidato e che opera. Ci racconterà come funziona il prof. Livio de Santoli “Energy manager” dell’Università Roma La Sapienza, noto esperto di questa materia, incaricato dall’Università di seguire anche “in casa” queste questioni.

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Brigadier Generale Carlo Peluso Presidente Gloe, Gruppo Lavoro Efficientamento Energetico del Ministero della Difesa Desidero, innanzi tutto, ringraziare la Fondazione Einaudi d’aver scelto come oggetto di studio le nostre strutture militari. Nel campo dell’efficientamento energetico, in particolare in ambito militare, molto ancora deve essere fatto, quindi questo studio ci consentirà di avviare proficuamente ulteriori analisi di efficientamento sulle nostre caserme. La Difesa, dal canto proprio, si è impegnata molto, in questi ultimi anni, nello sviluppo del settore della produzione di energia da fonti rinnovabili, in particolare realizzando impianti fotovoltaici, sia direttamente in concessione, sia per tramite della nostra società “in house” Difesa Servizi SPA. A tal proposito, per dare un’idea dell’impegno che la Difesa ha profuso in tale ambito, si può dire che gli interventi sul fotovoltaico che sono stati eseguiti o risultano in corso di ultimazione, interessano complessivamente circa 67 caserme, circa 100 ettari di coperture/tetti e più di 500 ettari di superficie a terra. I progetti sviluppati per la produzione di energia da fonti rinnovabili sono stati realizzati con contratti in concessione, senza cioè il finanziamento della Difesa, ma dando la possibilità alle ditte concessionarie di realizzare gli impianti e chiedendo in contropartita soltanto una quota parte dell’energia prodotta. Il concessionario, ovvero colui che realizza tali impianti, diventa quindi il nostro principale fornitore dell’energia elettrica oltre a incamerare l’incentivo previsto dalle leggi e vendere l’energia prodotta. In questo momento particolare di tagli alle Amministrazioni Pubbliche, lo strumento della Concessione ci garantisce un doppio beneficio, da una parte un apporto di capitali privati per la realizzazione di impianti altrimenti non realizzabili in mancanza di copertura finanziaria e dall’altra un risparmio derivante dai minori costi di approvvigionamento energetico, senza che la Difesa abbia nessun onere. Inoltre lo scambio sul posto illimitato, peculiarità esclusiva della Difesa derivante dalla Legge 99 del 2009, ci fornisce un ulteriore enorme vantaggio. In pratica ci consente, in caso di sovrapproduzione energetica presso un Ente, di poter sfruttare questo surplus, economicamente più vantaggioso rispetto alle offerte disponibili sul libero mercato, in altri enti senza peraltro essere penalizzati da obblighi di retrocessioni. 13


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Tutto questo muove un mercato importante, fa bene all’Ambiente, crea posti di lavoro e chiaramente fa risparmiare due volte lo Stato. La ferma convinzione dei vantaggi e benefici che ne derivano, quindi, ci ha spinto con grande motivazione, insieme all’Arma dei Carabinieri, in questo campo dell’efficienza energetica, che è un settore che consideriamo strategico e quindi intendiamo potenziare. Oltre all’aspetto dell’efficientamento energetico, particolare cura è stata posta dalla Difesa anche sul tema dell’ottimizzazione dell’approvvigionamento dell’energia. A tal riguardo, il primo problema che attualmente stiamo riscontrando risulta il monitoraggio esatto dei nostri consumi. E’ per questo, dunque, che stiamo anche prevedendo il monitoraggio dei consumi delle nostre caserme con l’obiettivo conseguente del controllo e gestione ai fini dell’efficientamento. Chiaramente tutto questo risulta un’impresa, seppur importante, molto ardua da realizzare su 2400 enti, ma siamo convinti che soltanto controllando i consumi si possano attuare efficaci politiche di contenimento e risparmio energetico. Non voglio togliere altro spazio agli altri autorevoli convenuti e quindi, per concludere, posso dire che è con molto piacere ed attenzione che oggi ascolterò i risultati degli studi presentati nell’ambito del Laboratorio, che ci aiuteranno a meglio definire le strategie per i futuri interventi, tenendo presente che l’efficientamento per il risparmio energetico è la migliore “fonte” di energia rinnovabile.

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Gen. B. Claudio Vincelli Capo IV Reparto Arma dei Carabinieri Ringrazio la Fondazione Luigi Einaudi per l’interessante opera di mediazione culturale che svolge nello spirito della tradizione culturale del conoscere per decidere. La reale e quanto più ampia visione dei diversi aspetti del problema rappresenta il metodo più funzionale per l’approccio alle innovazioni tecnologiche sviluppato dal “Laboratorio”. Parimenti, un apprezzamento rivolgo agli Istituti che hanno sviluppato studi inerenti alle caserme messe a disposizione e per gli approfondimenti che illustreranno nel corso dell’incontro di oggi. In materia di efficientamento energetico oggi le Istituzioni Pubbliche possono svolgere un ruolo interessante, impiegando opportunamente il patrimonio edilizio dello Stato, per rafforzare le strategie indirizzate alla tutela dell’ambiente ed al contenimento della spesa energetica. Il conseguimento di tali obiettivi postula l’individuazione di modelli tecnici e finanziari che esaltino, attraverso il giusto rapporto costo-benefici, l’interesse pubblico, quale pietra angolare di ogni scelta. Per venire all’oggetto dei lavori del “Laboratorio”, certamente il patrimonio immobiliare delle Forze Armate rappresenta uno dei campi su cui la ricerca può sviluppare interessanti iniziative, sia in tema di efficientamento, che di produzione da fonti rinnovabili grazie a tecnologie ormai d’avanguardia. Per ciò che riguarda l’Arma, mi corre l’obbligo personale di ricordare, preliminarmente, le Istituzioni che ci accompagnano in questi interessanti approfondimenti tecnologici, realizzando importanti e proficue sinergie: il Ministero dell’Ambiente e T.T.M., GENIODIFE (Gen. Peluso), il Ministero dello Sviluppo Economico, l’Università di Roma “Sapienza” (nella persona del prof. de Santoli), l’Autorità di Vigilanza sui Contratti Pubblici e l’E.N.E.A. Gli interventi sino ad oggi realizzati e quelli che si trovano ancora in fase avanzata di progettazione rappresentano concreti risultati della reciproca collaborazione sviluppate dalle istituzioni cui ho fatto riferimento per affrontare la comune sfida rappresentata dal “nuovo”. In particolare le iniziative avviate concretizzano, in sintesi, dei “progetti pilota” che, con diversa caratterizzazione tecnica, potranno essere replicati in ambito nazionale secondo un armonico programma di sviluppo, che tenga conto delle differenze strutturali degli immobili d’interesse e dell’ambiente in cui sono collocati. Dal 2008, l’Arma dei Carabinieri ha avviato lo studio per realizzare soluzioni di efficientamento energetico e di produzione di energia da fonti rinnovabili su propri siti ed immobili del Demanio Militare. 15


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Produzione di energia da fonti rinnovabili • Per la caserma “Razza”, in Vibo Valentia, la presenza di vaste aree scoperte ha indotto alla elaborazione di un progetto per la realizzazione di un impianto fotovoltaico con potenzialità di circa 2,5 MW, ora in fase di aggiornamento in relazione all’attuale quadro normativo; • Presso la caserma “Fava e Garofalo” in Reggio Calabria - con fondi del Mi.S.E - è stato ultimato un impianto per la produzione di energia elettrica di tipo fotovoltaico (250 kW di potenza), completamente integrato in pensiline con due stazioni di ricarica per autovetture elettriche, che consentirà un risparmio annuale sui consumi attuali del 25% (circa 50.000 Euro); l’entrata in esercizio è prevista per i primi mesi del 2012; • Presso la caserma “S. D’Acquisto” in Roma, sede del Reggimento Carabinieri a Cavallo, l’ENEA sta approfondendo con l’Arma lo sviluppo di un impianto per la produzione di bio-gas da bio-masse, mediante l’installazione di un modulo sperimentale replicabile e di tipo trasportabile, che trasformerà deiezioni equine associate a parti di scarto di una pianta speciale (topinambur) che sarà coltivata nelle aree verdi della caserma. Efficientamento energetico di edifici e contestuale produzione di energia da fonti rinnovabili • Presso la caserma “Caretto” in Napoli - con finanziamento del M.A.T.T.M - saranno adeguati sotto il profilo del risparmio energetico, partendo dalla classe energetica più sfavorita “G”. Gli interventi prevedono: l’adeguamento termico degli involucri, la climatizzazione ad alta efficienza (pompe di calore di tipo geotermico ed aria-aria), ventilazione forzata con recupero di calore, impianti solari-termici e fotovoltaici, impianti di illuminazione interni ed esterni ad alta efficienza, controllati da un “building monitoring system”. L’intervento progettato, sino al livello “definitivo”, da Ufficiali tecnici dell’Arma, vedrà l’avvio delle procedure di appalto nel corrente anno per conseguire, ad opere realizzate, un risparmio annuale della spesa energetica di circa 200.000 Euro; • Presso la caserma “Salvo D’Acquisto” in Velletri (RM) - con finanziamento del M.A.T.T.M – si procederà all’efficientamento energetico di un edificio, attualmente in classe energetica “G”, al fine di conseguire un risparmio, a opere ultimate, pari a circa 100.000 €/anno. Concludo rinnovando l’auspicio di una sempre maggiore e proficua collaborazione con la Fondazione e con le istituzioni pubbliche e private che si confrontano su temi attuali e di immediato interesse per la collettività.

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AUDIT ENERGETICI PRELIMINARI E ANALISI ECONOMICHE Ing. Maurizio Bottaini Arch. Daniele Boltri Arch. Josephine Marincola Lo spettro di esperienze che MFM e le sue consociate hanno acquisito in anni di attività di Facility e Project Management nel settore immobiliare ha determinato una conoscenza profonda e specifica dei processi che legano la componente impiantistica e gestionale degli immobili con le caratteristiche fisiche dell’involucro e dell’apparato edilizio-architettonico. Manutencoop SpA può contare sulle competenze e sulle capacità delle Società facenti capo ai suoi Servizi Specialistici quali: • Costruzioni “ MaCo SpA” • Impianti di illuminazione esterna ed interna “SMAIL SpA e Serena SpA” • Impianti di elevazione “Mia SpA” • Impianti di sicurezza ed antincendio “Sicura SpA”. La visione d’insieme che tale sinergia comporta consente di effettuare un’analisi indirizzata all’intero complesso del “sistema edificio”: • involucro edilizio;

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impianti produzione energia frigorifera/termica; sistemi di illuminazione; impianti di elevazione; impianti di autoproduzione di energia; monitoraggio e controllo delle utilities; space planning; modalità di fruizione.

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La valutazione del fabbisogno energetico di un edificio comprende: l’analisi del sistema edificio (involucro+impianti); la classificazione dell’edificio secondo categorie normate (classi A ÷ G); l’analisi dei consumi energetici effettivi; la determinazione dell’influenza del tipo di utilizzo dell’immobile sui consumi.

La classe energetica viene calcolata per edifici nuovi e misurata per edifici esistenti, secondo standard che valutano il fabbisogno di energia per: • il riscaldamento; • il condizionamento; • la ventilazione; • l’acqua calda sanitaria; in base alle caratteristiche costruttive, architettoniche e impiantistiche degli stessi edifici. Negli studi di efficientamento su edifici esistenti la classificazione energetica diviene lo strumento di lavoro per l’individuazione degli interventi con maggior impatto sul contenimento del fabbisogno energetico. Sulla base di tale presupposto (combinato con il proposito di caratterizzare una forma di project financing per l’implementazione di interventi di efficientamento energetico su immobili pubblici), sono stati analizzati tre complessi militari ubicati nell’area romana; due caserme ed un ospedale. I risultati dell’analisi consistono in un’audit preliminare che, per ciascun complesso, evidenzia le aree di maggior criticità in ambito energetico e ricerca le possibili soluzioni. Queste ultime possono appartenere sia alla sfera tecnico/edilizia sia a quella gestionale e, sinteticamente, possono essere richiamate nell’elenco che segue: • promozione di sistemi che favoriscano l’uso razionale dell’energia. • applicazione di tecnologie innovative; • miglioramento dell’efficienza degli involucri edilizi e degli impianti esistenti; • utilizzo di fonti rinnovabili compatibili con il territorio; 20


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• ricorso alla cogenerazione e teleriscaldamento; • diffusione di regole comportamentali virtuose; • uso razionale degli spazi. Gli interventi individuati, differenziati per livelli di spesa e caratterizzati da differenti periodi di pay-back, consentono di identificare più scenari tecnico-economici. Sulla scorta di tali scenari, in base alla legislazione vigente in materia di appalti pubblici, è possibile individuare forme di project financing che consentano agli Enti Pubblici di promuovere le opere di riqualificazione energetica del patriminio immobiliare attraverso le risorse (sotto forma di risparmi) resi disponibili dagli stessi interventi di efficientamento energetico. La proposta innovativa di Manutencoop consiste nel superare il tradizionale approccio che vede l’efficientamento energetico come una prestazione accessoria ai tradizionali contratti di servizi e gestione calore, per impostare il rapporto contrattuale con la Pubblica Amministrazione in modo che, a parità di servizio offerto, il Concessionario diventi il responsabile del governo tecnico-economico dell’edificio attraverso i servizi di facility, conduzione e gestione calore, traendo vantaggio dalla riduzione dei consumi energetici e dal controllo dei comportamenti energivori del sistema edificio. Il rapporto contrattuale tra la Pubblica Amministrazione ed il Conces-

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sionario potrà stabilire il livello di efficientamento energetico da perseguire e tale da ripagarsi con la riduzione della bolletta energetica (riduzione di spesa). L’articolato normativo Secondo la Direttiva 2010/31/UE il rendimento energetico negli edifici deve essere espresso in modo univoco, indicando il valore delle emissioni di CO2. L’articolato normativo prevede l’adozione di una metodologia di calcolo condivisa e la fissazione di requisiti di rendimento energetico nonché l’introduzione di un Attestato di Certificazione Energetica nel quale siano riportate le caratteristiche, le prestazioni energetiche degli edifici di nuova costruzione e già esistenti e gli interventi migliorativi. Obiettivo principale della norma è quello di contribuire alla realizzazione di un contesto omogeneo per le iniziative di risparmio energetico nel settore edile e introdurre un elemento di trasparenza sul mercato immobiliare comunitario, a beneficio dei potenziali acquirenti o locatari degli immobili. La norma definisce gli usi energetici e introduce due modalità di calcolo di classi energetiche: classi energetiche calcolate; classi energetiche misurate. L’Energy rating misurata è ricavata attraverso un periodo di monitoraggio o attraverso la misura degli effettivi consumi energetici. Questo tipo di calcolo si utilizza per edifici esistenti e per la diagnosi energetica o audit energetico, l’indice di performance è il descrittore dell’edificio, rispetto al quale l’edificio stesso è classificato in base alla scala di performance e alle soglie di riferimento delle classi energetiche (dalla G alla A). Nello specifico, la normativa fornisce i valori limite di trasmittanza termica (espressa in kWh/m2 k) per tutte le superfici dell’edificio, in modo da stabilire un grado di isolamento ideale. Questi valori sono variabili in funzione della zona climatica dei Comuni di appartenenza: il territorio italiano e’ stato suddiviso in 7 zone climatiche, dalla zona A (in cui rientrano i comuni più caldi) alla F, (che comprende i comuni più freddi). I valori di trasmittanza diventano progressivamente più bassi dalla A alla F, dove la richiesta di riscaldamento e’ maggiore e l’involucro edilizio deve riuscire a disperdere all’esterno la minor quantità possibile di calore. Negli edifici esistenti è possibile ridurre i consumi di energia intervenendo nei punti dove la dispersione è più accentuata. Pertanto è necessario in primo luogo effettuare la diagnosi completa (audit energetico) dell’edificio in modo da individuare le inefficienze e criticità e proporre 22


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tutte le soluzioni possibili, evidenziandone la fattibilità attraverso la stima dei relativi costi, dei necessari impegni organizzativi e l’eventuale periodo di pay-back degli investimenti. La valutazione dei consumi misurata in base ai consumi effettivi (measurated energy rating), si basa sui consumi effettivi ricavabili dalle bollette energetiche e attraverso periodi di monitoraggio dei consumi, inclusa l’energia prodotta dall’edificio con impianti e/o dispositivi per l’autoproduzione dell’energia. Alla fase di diagnosi segue l’esplicitazione o conversione dei valori in termini univoci quali l’energia primaria, l’emissione di CO2, i costi ed eventualmente, la classe energetica, attraverso la procedura di certificazione. La valutazione del fabbisogno energetico di un edificio comprende: 1) l’analisi del sistema edificio (involucro+impianti) 2) la classificazione dell’edificio secondo categorie normate (classi A ÷ G); 3) l’analisi dei consumi energetici effettivi; 4) la determinazione dell’influenza del tipo di utilizzo dell’immobile sui consumi in base alle caratteristiche costruttive, architettoniche e impiantistiche degli stessi edifici. (da Kristian Fabbri, Risparmio energetico in edilizia, Edizioni DEI Tipografia del Genio Civile) Il processo dell’efficientamento energetico Il processo che regola gli interventi di efficientamento energetico si sviluppa secondo fasi cronologiche distinte che ne analizzano, in prima battuta , la sostenibilità tecnica e finanziaria, quest’ultima strettamente legata al modello contrattuale di riferiment. La contrattualizzazione di un intervento di efficientamento si imposta attraverso una fase iniziale di metering necessaria alla esatta definizione dei consumi “ante intervento”. Sulla scorta dell’attività di metering, in relazione alla localizzazione del sito e ai conseguenti “gradi giorno” caratteristici, è possibile valutare gli effettivi risparmi energetici conseguibili e dunque regolare gli aspetti economici. Il contratto deve inoltre prevedere e regolare tutte le possibili variazioni che, nell’intera durata del rapporto, abbiano effetti diretti o indiretti sui consumi energetici (variazioni di occupazione, modifiche impiantistiche diverse da quelle stabilite contrattualmente, nuove dotazioni interne in grado di modificare i carichi endogeni - computer, monitor, apparecchiature varie). Tale valutazione è fondamentale al fine di estrapolare dal calcolo del ri23


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sparmio energetico da garantire contrattualmente le variazioni indipendenti dal gestore. L’analisi energetica propedeutica alla contrattualizzazione deve determinare i termini di sostenibilità dell’operazione, verificando il possibile rientro dell’investimento da parte del Concessionario tenuto conto di un corretto margine di mercato. Nel caso in cui la particolare condizione dell’edificio (o gruppi di edifici) ed i relativi consumi caratteristici non consentano il rientro finanziario grazie al solo risparmio energetico, l’analisi dovrà avanzare la possibilità di affiancare agli interventi di efficientamento veri e propri, altre opere remunerative (impianti fotovoltaici – impianti di cogenerazione estesi a fabbricati confinanti) che forniscano un “booster” economico utile a colmare il disavanzo. Chiusa la fase contrattuale si procede alla progettazione esecutiva e alla programmazione temporale degli interventi che non può prescindere dalla installazione di strumenti di verifica e controllo (sonde, misuratori di energia, analizzatori di rete, etc.). Alla realizzazione delle opere edili e impiantistiche previste a contratto, segue l’inizio della fase di esercizio. In fase di esercizio è auspicabile che la manutenzione e gestione degli impianti sia delegata al soggetto titolare del contratto di efficientamento, a garanzia diretta dell’ottenimento dei risultati stabiliti; se tale condizione dovesse rivelarsi non perseguibile, in forza di contratti in essere o per altre condizioni imposte dal Committente, il titolare del contratto dovrà essere autorizzato a monitorare i soggetti delegati alla gestione e manutenzione per garantire il raggiungimento degli obiettivi previsti.

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Metodologia operativa e presupposti tecnici L’analisi degli edifici è stata condotta mediante un sopralluogo che ha interessato i locali abitabili, gli interrati e le coperture, le centrali tecnologiche e le aree esterne. La quantità degli edifici e la loro differente tipologia costruttiva, unitamente alla richiesta di garantire la riservatezza sui luoghi e sulle attività lavorative svolte all’interno degli stessi (che in alcuni casi ha comportato l’impossibilità di effettuazione riprese fotografiche), hanno suggerito il ricorso ad indagini di tipo parametrico che forniscono valori indicativi adatti all’approfondimento richiesto dal del presente studio. La prima parte dell’indagine ha comportato l’implementazione di un modello di calcolo sviluppato da Manutencoop attraverso il quale è possibile simulare, in relazione alla tipologia edilizia impiantistica e specificità di utilizzo, i consumi potenziali di ciascun fabbricato, suddivisi per energia termica, energia frigorifera (quando presente un impianto di climatizzazione), acqua calda sanitaria ed illuminazione. Le pareti perimetrali, i solai e i serramenti sono stati oggetto di indagini metriche e visive tali da consentire la definizione delle caratteristiche di scambio termico dei vari componenti costruttivi con un grado di approssimazione sufficientemente elevato per gli scopi dell’analisi, tale quindi da rendere le simulazioni di efficientamento molto prossime a valori analitici di dettaglio. I dati di consumo comunicati dagli Enti non hanno sempre consentito di poter effettuare un’efficace verifica dei dati calcolati induttivamente, essendo spesso frutto di bollettazioni o letture non precisamente riferibili ai singoli fabbricati. Inoltre, per quanto riguarda i consumi elettrici, non è stato possibile separare dal totale le quote relative alla forza motrice non ausiliaria nonché quella riferibile agli impianti termotecnici e di illuminazione. Tali differenziazioni si demandano alla attività di metering già descritta che è funzionale alla definizione del modello di consumo iniziale e alla definizione dei requisiti contrattuali. L’indagine termografica eseguita con termocamere a raggi infrarossi ha invece supportato efficacemente le ipotesi di miglioramento delle caratteristiche termiche dell’involucro, confermando la correttezza degli assunti calcolati parametricamente. La tipologia degli interventi presi in esame ha seguito un criterio di adattamento alle funzioni ospitate nei locali ed alle esigenze delle attività inse25


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diate, in modo che una futura fase operativa di realizzazione non possa entrare in conflitto con le stesse. L’analisi degli spazi e la programmazione operativa dell’occupazione dei locali rappresentano un efficace strumento di contenimento dei costi energetici, infatti con adeguati interventi di sezionamento degli impianti e segregazione di aree non occupate, è possibile limitare i servizi ed i consumi energetici allo stretto necessario. Sempre nel corso dei sopralluoghi sono stati riscontrati, in aree di utilizzo specifico quali le camerate ed alcuni locali a bassa operatività, livelli di illuminamento e di comfort termico fuori dai normali standard qualitativi. Tale condizione di sottodimensionamento iniziale avrebbe viziato il confronto tra i dati di consumo odierni e quelli futuri, pertanto nell’elaborazione del modello di consumo attuale i dati di input sono stati calcolati considerando un livello di servizio conforme alla norma. Questa misura ha consentito di operare un raffronto fra dati di utilizzo omogenei e dunque considerare la situazione “post interventi” nell’ipotesi di edifici completamente occupati e con livelli di forniture e servizi conformi agli standard. Gli interventi proposti tengono conto non solo dello stato tipologicomanutentivo dei singoli fabbricati e delle peculiarità tecniche che possono favorire o interferire con determinate tipologie costruttive e impiantistiche, ma anche dello status normativo e ambientale dei singoli insediamenti. Infatti le misure di efficientamento proposte sono state selezionate anche in considerazione dei vincoli legislativi o dei particolari impedimenti derivanti dalle condizioni del sottosuolo (accertata o presunta presenza di reperti archeologici, particolari situazioni geotecniche…) che, in prima istanza, determinano la fattibilità della soluzione individuata. E’ comunque evidente la necessità di un ulteriore approfondimento dello studio dello stato dei luoghi e delle caratteristiche costruttive degli edifici, per poter raggiungere un livello di progettazione preliminare che consenta l’esatta definizione degli interventi - sia in termini tecnici che economici - e che rappresenti una solida base di indirizzo per il necessario iter di gara d’appalto pubblica. Presupposti economici e “competenza” degli interventi L’analisi di ogni edificio si pone, come obiettivo prioritario, la definizione di un profilo di consumo stimato e del “mix” di interventi in grado di bilanciare al meglio l’efficacia degli interventi stessi, sia sotto il profilo ener26


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getico che dal punto di vista economico (pay-back). La prima fase di analisi ha previsto la stima, il più possibile analitica, del fabbisogno energetico caratteristico di ogni singolo edificio, distinto su quattro categorie di consumo (riscaldamento, acqua calda sanitaria, illuminazione e raffrescamento) al fine di calcolare la spesa energetica annua complessiva e la classificazione energetica di partenza.

L’identificazione del profilo di consumo, legato alle caratteristiche di occupazione e di attività insediate nel fabbricato, concorre in modo determinante alla scelta degli interventi da effettuare, facendo protendere, a seconda dei casi, verso opere impiantistiche o verso lavori mirati al miglioramento dell’involucro e alle caratteristiche “passive” dell’edificio. Oltre agli interventi di efficientamento energetico propriamente associati al sistema edificio-impianti, si aggiungono, con valenze variabili legate alla localizzazione e alla tipologia costruttiva, interventi tesi allo sfruttamento di energie rinnovabili (fotovoltaico, solare termico, cogenerazione e trigenerazione, geotermìa, ecc.) che possono essere associati agli interventi principali per beneficiare del loro effetto propulsivo (booster) generato da tariffe incentivanti, sgravi fiscali o titoli di efficienza energetica, che possono risultare determinanti per rendere sostenibile l’iniziativa di efficientamento. 27


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Gli interventi di efficientamento sono stati raggruppati in tre livelli di intervento a seconda dell’investimento e degli effetti di saving via, via crescenti che generano.

Tutti gli interventi di riqualificazione e miglioramento energetico sono inoltre caratterizzati da una “vita utile”, nel corso della quale esplicano il loro effetto di riduzione dei consumi energetici. Tale durata, variabile da pochi anni a svariate decine, è strettamente legata alle tecnologie impiegate nonché alla corretta manutenzione delle opere e impianti realizzati. Per questa ragione gli interventi di efficientamento non generano una riduzione dei costi di manutenzione direttamente proporzionale alla riduzione dei consumi, e la loro efficacia è invece strettamente legata alla severa conduzione di tutto il sistema edificio-impianti. La vita utile degli interventi ha una grande rilevanza nella stima dei costi e dei risparmi conseguibili in quanto i costi ricorrenti (dovuti alle sostituzioni di apparati per sopraggiunta vetustà) nel corso della durata contrattuale hanno effetto diretto sul pay-back. Si potranno rendere necessarie specifiche clausole contrattuali che tutelino il soggetto realizzatore nel caso di installazione di apparecchiature nuove nel periodo finale della durata contrattuale in quanto il periodo residuo potrebbe risultare insufficiente al recupero del costo dell’intervento di sostituzione. Così pure per quegli interventi “strutturali” (facciate, serramenti) il cui 28


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costo è elevato e dunque il pay-back è certamente superiore ad una normale durata dei contratti pubblici, rendono necessaria l’esatta definizione dell’investimento “residuo” (non ammortizzabile) che necessariamente dovrà essere riconosciuta al soggetto realizzatore, come verrà meglio specificato nel seguito (vedi paragrafo 8). L’analisi economica è stata condotta attualizzando tutti i costi e i ricavi al tempo T0 e considerando anche i ricavi di cui il concedente beneficerebbe nel periodo post contrattuale, per effetto degli interventi di efficientamento messi in opera a carico del soggetto realizzatore. Non in tutti i casi il costo degli interventi di efficientamento è legato proporzionalmente alla loro efficacia, mentre quasi sempre l’efficacia stessa tende a ridursi nel tempo, anche qui in misura molto variabile da tecnologia a tecnologia. Alcuni interventi esplicano effetti positivi non soltanto legati al comportamento energetico dell’edificio, ma ne possono incrementare: • la funzionalità (ad esempio estendendo a tutti i locali di un edificio un impianto di climatizzazione prima limitato a determinate zone servite da apparecchi localizzati di tipo “split”); • il livello di comfort (ad esempio mediante il controllo dell’umidità in ambiente, oltre al normale controllo della temperatura o mediante il bilanciamento dei livelli di illuminamento nei locali); • l’affidabilità degli impianti (riducendo i disservizi ed eliminando condizioni di instabilità degli stessi); • il livello di adeguamento alle normative di legge. In tali casi ci si confronta con interventi il cui effetto non è soltanto diretto al saving energetico ma – e da qui scaturisce la complessità della valutazione – esso sconfina su aspetti non misurabili economicamente, che generano effetti virtuosi, anche economici, sull’ ”appeal” dell’edificio stesso. Alcune recenti valutazioni dell’ANCE (Associazione Nazionale Costruttori Edili) stimano infatti in circa 100 €/mq l’incremento di valore immobiliare legato all’aumento di un livello di classe energetica (passaggio, ad esempio, dalla classe G alla classe F), valore che, anche se considerato in modo ridotto e tenendo ben presente la variabilità legata alla localizzazione e alla destinazione d’uso dell’edificio, rappresenta una componente economica affatto trascurabile nella valutazione complessiva del rapporto costi/benefici. Analogamente non può restare a carico del concessionario la quota di 29


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spesa che, pur essendo funzionale all’efficientamento energetico, si configuri come “messa a norma” di opere edili o impianti (per la quale vige l’obbligo di intervento) o per incrementi di funzionalità e maggiori prestazioni del sistema edificio-impianto, tutti elementi che contribuiscono all’innalzamento del valore immobiliare. E’ quindi chiaro che gli investimenti legati ad interventi di riqualificazione energetica condotti da un “concessionario” su immobili di terzi possano ripagarsi con il risparmio sul costo delle energie primarie, ma non sempre in misura totale, specialmente quando tali interventi siano caratterizzati da un’efficacia energetica che persista ben oltre il periodo contrattuale e che, parallelamente, generi benefici “ausiliari” a favore del solo cliente (confronta tabelle alle pagine 30 e 32). In questo caso i meccanismi di compensazione, che devono basarsi su conteggi analitici in grado di determinare esattamente le quote di rispettiva competenza, possono essere due: • un investimento iniziale condiviso fra il concessionario e il cliente, che garantisca al primo di poter rientrare della sua quota di investimento (compresi gli oneri finanziari) e del relativo margine industriale nel corso della durata contrattuale; • il rimborso di una quota pari al “debito residuo non ammortizzato”, da riconoscere al concessionario allo scadere del periodo contrattuale, in caso di mancato rinnovo del contratto stesso. In questi meccanismi contabili possono inserirsi, come partite attive a favore del concedente, la realizzazione di impianti fotovoltaici, con produzione di energia da cedere in rete o da utilizzare sul posto, o la realizzazione di centrali di cogenerazione e trigenerazione che possano estendere la fornitura dei fluidi e dell’energia prodotti verso utenti terzi, traendone un ricavo utile al bilanciamento dell’iniziativa. La realistica valutazione delle diverse variabili sopra elencate, già in fase di progetto preliminare, è determinante per garantire ad ogni iniziativa di efficientamento energetico un adeguato e condiviso livello di soddisfazione per entrambe le parti (concedente e concessionario). Osservazioni tecniche sui risultati degli audit energetici preliminari In linea generale le installazioni militari analizzate (Caserma Rossetti alla Cecchignola e Caserma di Tor di Quinto) si presterebbero molto bene alla 30


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sperimentazione di interventi di efficientamento energetico su scala urbana. Gli ampi spazi disponibili, gli edifici caratterizzati da forme regolari e sistemi costruttivi semplici, la datazione degli impianti esistenti nonché l’uso non continuativo dei fabbricati, costituirebbero la condizione ottimale per l’adozione di misure di contenimento dei costi energetici comuni a tutto il comparto e particolarmente efficaci quale, ad esempio, l’introduzione del teleriscaldamento prodotto da una centrale di cogenerazione. Una prima esperienza in tal senso può essere già annoverata nei progetti di installazione contemporanea di impianti fotovoltaici sulle coperture di alcune delle realtà prese in esame. Gli edifici costituenti i complessi oggetto di studio sono caratterizzati da forme generalmente regolari, che ben si prestano ad interventi di efficientamento dell’involucro grazie alle loro caratteristiche dimensionali, compositive e materiche. Sotto il profilo tipologico-dimensionale, i volumi murari della Caserma Rossetti si presentano in massima parte parallelepipedi, alcuni con copertura piana praticabile, altri con tetto a shed. Il complesso di Tor di Quinto, di più recente realizzazione, è invece caratterizzato da facciate prefabbricate leggere che lo rendono meno efficiente sul piano energetico rispetto alle generose murature degli edifici della Cecchignola, ma tale gap è ampiamente recuperato da un più efficace rapporto di forma (superficie disperdente esterna rispetto al volume riscaldato). La maggior parte degli edifici della Caserma Rossetti ha copertura piana e presenta prospetti di grande rigore formale, con aperture (porte e finestre) di dimensioni standardizzate, disposte a intervalli regolari, inserite nella muratura senza particolari apparati decorativi (davanzali, cornici, lesene, timpani) che normalmente costituiscono i principali elementi ostativi per gli interventi di isolamento “a cappotto”. L’insediamento di Tor di Quinto è invece caratterizzato da coperture piane e prospetti in elementi prefabbricati leggeri, che ne impediscono di fatto un isolamento dall’esterno. Per entrambi i siti, come per l’Ospedale Militare del Celio analizzato più avanti, si è comunque optato per interventi di isolamento dall’interno per non incorrere in azioni di veto da parte delle Soprintendenze. L’isolamento interno è facilitato anche dalla posizione regolare dei serramenti, che si prestano bene ad accogliere i nuovi isolamenti previsti, lasciando gli spazi tecnici necessari per la corretta risoluzione dei nodi e dei ponti termici. 31


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Il tetto piano rappresenta la tipologia di copertura più adatta per un trattamento efficace dell’involucro, considerando che la praticabilità ai soli fini manutentivi (come nel caso degli edifici oggetto di sopralluogo) non impone l’utilizzo di materiali di densità tale da opporsi ad un calpestìo pesante e diffuso. Tuttavia sono allo studio alcuni progetti che prevedono in un futuro prossimo che le coperture dei fabbricati siano occupate interamente da impianti fotovoltaici con le relative strutture di sostegno ancorate ai solai. Tale progetto ha comportato l’esclusione di un isolamento delle coperture operato all’estradosso del solaio, preferendo un isolamento eseguito dall’interno per mezzo di materassini e controsoffittatura appesa al solaio strutturale. La perdita dell’inerzia termica del solaio (che rimarrebbe isolato dall’ambiente riscaldato quindi sostanzialmente “neutro”) risulta ampiamente compensata dall’ulteriore risparmio ottenibile con la riduzione della volumetria da riscaldare, tenuto conto che ii soffitti attuali sono ad un’altezza libera interna molto superiore agli attuali limiti imposti dalle norme igienico-sanitarie. La realizzazione di un plenum fra controsoffittatura e solaio strutturale avrebbe come riflesso positivo il miglior comportamento in regime estivo del pacchetto di copertura , evitando il surriscaldamento per conduzione degli ambienti sottostanti. Inoltre, sempre in regime estivo, detto “plenum” potrebbe essere ventilato mediante applicazione di bocchette di ricircolo in facciata o estrattori in copertura dotati di dispositivo di chiusura da azionare in regime invernale. Anche l’isolamento delle pareti esterne è stato proposto dall’interno non solo per ragioni legati al rispetto dell’identità architettonica dei fabbricati ma anche per la particolare semplicità degli arredi e delle dotazioni degli ambienti interni e la regolarità della distribuzione dei locali, che agevolano la fattibilità operativa dell’intervento realizzabile in completa servitù di esercizio senza particolari disagi per gli occupanti degli edifici. I serramenti attuali sono in larga misura in alluminio non a taglio termico con lastre vetrate di spessore limitato (4 + 4 mm nella maggior parte dei casi) e camera d’aria non superiore a 9 mm. Nella Caserma Rossetti sono anche presenti infissi meno recenti in ferro finestre con vetri semplici, serigrafati o retinati di sicurezza sprovvisti di camera d’aria. Il monoblocco, quando presente, è dotato di avvolgibile in plastica 32


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o legno con cassonetto non isolato termicamente. La sostituzione di tali elementi non presenta particolari criticità dal punto di vista operativo e può essere effettuata senza interventi murari (con beneficio di ulteriore verifica tecnica), si ipotizza di conservare in opera i vecchi telai utilizzandone di che a copertura degli attuali provvedendo quindi all’isolamento della camera d’aria fra i due profili sovrapposti con schiume poliuretaniche auto-espandenti). Oltre alla possibilità di porre in opera profili a taglio termico e giunto aperto, si rende necessario il miglioramento della trasmittanza delle superfici vetrate mediante l’impiego di vetrocamere di spessore maggiorato (15/18mm) saturata con gas Argon e lastre vetrate basso-emissive o selettive (a seconda dell’esposizione delle finestre). La sostituzione dei soli vetri è invece l’intervento che si dimostra più congeniale agli edifici di Tor di Quinto, dove il serramento è in ottimo stato ed un intervento di sostituzione comporterebbe un rapporto costi/benefici negativo. Alcuni fabbricati, in particolare presso la Caserma Rossetti, presentano il piano interrato completamente “aperto” verso l’esterno, cioè dotato di aperture perimetrali grigliati privi di vetri. Tale situazione può essere mantenuta nelle limitate porzioni dove sia richiesta l’aerazione naturale per motivi legati alla prevenzione incendi (o altri motivi tecnologici), ma appare chiara la necessità di isolare termicamente l’intradosso del solaio del piano interrato (a diretto contatto con i locali riscaldati del piano superiore). In questi caso si è optato per l’applicazione di pannelli pre-accoppiati di cartongesso minerale e polistirene espanso estruso di adeguato spessore, compatibilmente con le preesistenze impiantistiche che transitano al piano interrato a ridosso del solaio stesso. Analogo isolamento si rende necessario in presenza di piani “pilotis”, come nella palazzina principale del comprensorio di Tor di Quinto. L’illuminazione interna degli edifici è costituita principalmente da corpi illuminanti a fluorescenza di diversa tipologia, non dimmerabili e non dotati di sensori di presenza/luminosità. Il livello di illuminamento medio degli ambienti e dei corridoi è attualmente basso; per questa ragione nelle simulazioni di efficientamento è stato posto come base di calcolo per la situazione esistente, e per poter confrontare sulla stessa base oggettiva i consumi “ante” e “post” interventi, un valore di illuminamento adeguato ai limiti di legge ed un assorbimento elettrico ad esso commisurato. 33


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I sistemi di illuminazione attualmente installati forniscono buoni margini di riduzione della spesa energetica. La riqualificazione degli impianti potrebbe avvenire attraverso: • La sostituzione degli apparecchi illuminanti e degli accenditori tradizionali attualmente presenti sugli apparecchi con altri più performanti, in grado di migliorare l’illuminazione e ridurre i consumi; • Il livellamento costante dell’illuminamento interno a mezzo di sensore ottico di luminosità dimmerabile, in funzione del contributo offerto dalla luce naturale proveniente dall’esterno. Le superfici finestrate, anche se non molto estese, grazie all’esposizione e alla latitudine favorevoli permettono infatti cospicui rientri di luce naturale sfruttabili attraverso l’istallazione di un sistema di modulazione dell’illuminazione artificiale. La regolazione dell’illuminazione, nel pieno rispetto della norma UNI 15193, consente sia un risparmio in termini di energia elettrica consumata sia il miglioramento del comfort visivo. In sintesi e ipotizzabile: • L’inserimento di sensori ottici/infrarossi di presenza, che rendano automatico lo spegnimento della luce negli ambienti non frequentati. • L’installazione di apparecchi con lampade a LED, che comportano un risparmio energetico dell’ordine del: • 50% rispetto alle lampade fluorescenti compatte; • 60% rispetto alle lampade fluorescenti; • 65% rispetto alle lampade ai vapori di sodio; • 75% rispetto alle lampade alogene; • 80% rispetto alle lampade ai vapori di mercurio. Questa tipologia di fonte luminosa garantisce una vita media superiore alle 50.000 ore, contro le 12.000 ore delle lampade fluorescenti e le 6.000 ore delle fluorescenti compatte, consentendo il ritorno dell’investimento non solo sulla semplice riduzione di consumo ma anche sulla riduzione degli interventi di manutenzione e di sostituzione. Nelle aree esterne si possono effettuare interventi di riduzione di potenza mediante impiego di lampade a maggiore efficienza (in esterno una lampada ai vapori di mercurio da 80W può essere sostituita con una lampada ai vapori di sodio da 50W, oppure una vecchia lampada ai vapori di sodio da 150W può essere sostituita con una - di nuova generazione - da 70/100W o, meglio, con una lampada a ioduri metallici a bruciatore ceramico da 20-35W). Per quanto riguarda gli aspetti termo-frigoriferi, gli impianti attuali sono caratterizzati da caldaie tradizionali funzionanti a gas metano (che provve34


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dono anche alla produzione di acqua calda sanitaria), mentre in regime estivo il condizionamento è limitato ad alcuni ambienti mediante gruppi autonomi di tipo split con unità condensanti esterne. Si potrebbe quindi ottenere un risparmio energetico nella produzione di energia termica, attraverso: • la sostituzione delle caldaie con altri apparecchi a condensazione o con recupero sui gas esausti (in base alle temperature di lavoro in gioco); • la regolazione tramite inverter dei gruppi di pompaggio della rete di distribuzione dell’acqua calda; • l’installazione di sistemi di regolazione. Le ampie superfici piane in copertura consentirebbero inoltre, a scapito di una modesta riduzione delle potenze fotovoltaiche previste, l’installazione di collettori solari che, lasciando invariata la distribuzione ed i setpoint di utilizzo, darebbero un cospicuo contributo alla produzione di acqua calda sanitaria. Potrebbero essere adottati collettori solari non vetrati (ampiamente in uso nel Nord Europa) che evitano il limitante vincolo dell’uso continuo della potenza disponibile (definito anche come “stagnazione”) irradiando verso l’ambiente esterno l’energia in eccesso, ed evitando i danni ai collettori stessi e agli impianti asserviti. A tali sistemi è inoltre possibile associare assorbitori mono-stadio a sali di bromuro di litio per la produzione di energia frigorifera, da dedicare agli ambienti oggi serviti da impianti elettrici autonomi. L’inserimento di un sistema di gestione e coordinamento degli impianti nella loro globalità (Building Energy Management System) secondo scenari programmati è infine l’elemento aggregante per massimizzare il risparmio energetico prospettato dalle soluzioni sopraindicate, agendo in funzione delle condizione climatiche esterne e degli scenari prestabiliti che più soddisfano le esigenze degli utenti finali. La conformazione degli insediamenti e la disponibilità di spazi, quando sia verificata la necessaria distanza da edifici residenziali (che potrebbero lamentare disturbo acustico notturno) e non siano presenti vincoli idro-geologici o storico-architettonici, rendono i comprensori militari di Cecchignola e Tor di Quinto adatti alla realizzazione di impianti di cogenerazione e relative reti di distribuzione. Questa opzione è resa a volte critica dalle modeste potenze in gioco (in particolare frigorifere ed elettriche) che limitano la potenza critica dei cogeneratori abbassando di molto la soglia di convenienza di tale intervento. Per ovviare a tale limitazione potrebbe essere vagliata l’ipotesi di esten35


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dere le reti di teleriscaldamento e teleraffrescamento (oltre che di alimentazione elettrica) collegandole a utenze esterne (residenze – impianti sportivi – uffici) per ampliare e bilanciare la “domanda energetica” rendendola ottimale per consentire l’installazione di cogeneratori di potenza tale da garantire un pay-back accettabile. Nello specifico caso dell’Ospedale Militare del Celio, la tipologia costruttiva dei fabbricati analizzati è caratterizzata da struttura in muratura portante di grande spessore (dell’ordine di 80/100 cm e oltre), strutture tutelate da vincoli di Soprintendenza e destinazione d’uso ospedaliera che comporta l’adozione di interventi possibili solo in totale servitù di esercizio. Tale situazione, unita ad uno stato di conservazione e manutenzione molto buono, che rende l’aspetto degli esterni ordinato e gradevole, impone il massimo impegno nella conservazione delle fronti originarie, rendendo impossibile l’ipotesi di intervenire sull’involucro dal lato esterno. Anche ipotizzando interventi di rifodera parziale delle sole parti piane non decorate, utilizzando materiali molto performanti in spessore limitato e condizionando l’intervento all’inevitabile formazione di ponti termici, il risultato ottenibile, a costo di maggiori sacrifici economici rispetto ad un intervento standard, sconterebbe un livello di efficienza troppo inferiore alle aspettative per garantire un pay-back accettabile. Inoltre, tale filosofia non metterebbe sufficientemente al riparo da una modifica dello stato dei luoghi ai limiti dell’accettabilità da parte delle Autorità competenti; l’unica via possibile per migliorare il comportamento termico dell’involucro verticale è quella di intervenire dall’interno, per le pareti libere da ingombri impiantistici “importanti”, limitando le superfici da coibentare alle porzioni comprese fra le finestrature. Sfruttando il vantaggio della notevole massa muraria, che fornisce un ottimo sfasamento dell’onda termica, considerando quindi che l’effetto dei ponti termici non influisce in modo invasivo sul comfort degli occupanti e tenendo conto che l’utilizzo degli spazi è h. 24 per 365 gg./anno, con cicli di accensione-spegnimento costanti, appare conveniente puntare sull’obiettivo di un isolamento parziale, ma comunque efficace in termini percentuali rispetto al totale della superficie disperdente. L’intervento ipotizzato si basa su due assunti: • esecuzione degli interventi in servitù di esercizio, tenendo conto della particolare criticità della destinazione d’uso; • limitazione delle superfici interessate dall’intervento, per minimizzare il tempo di permanenza delle maestranze nelle aree di degenza e limitare le interferenze con la preesistenza. 36


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In particolare per quest’ultimo aspetto appare evidente la necessità di evitare che i nuovi materiali di isolamento da applicare alle pareti possano interferire con le pavimentazioni, che in caso contrario obbligherebbero ad una ripresa dei raccordi fra pavimento e parete (sguscie) imposti dalle norme igienico sanitarie per questo tipo di ambienti. Una stima di larga massima della trasmittanza dell’attuale apparato murario, composto generalmente da mattoni pieni in spessore di circa 80/100 cm. - intonacati sui due lati - nel quale si può certamente escludere la presenza di materiale isolante, porta a valori compresi fra 0.6 e 0.65 w/m2k. L’Applicazione di una rifodera interna in cartongesso pre-accoppiato a polistirene espanso estruso di spessore cm. 5 (per un ingombro totale interno di poco più di 6 cm.), prefigura un valido apporto ai fini del risparmio energetico globale sull’intera struttura anche se applicato in modo non continuo, consentendo di abbassare la trasmittanza di una considerevole parte dell’involucro sotto la soglia di 0.30 w/m2k, cioè dimezzando il disperdimento per le sezioni interessate, che potrebbero rappresentare, considerando tutti i vincoli interni già citati, almeno il 70 % della superficie disperdente verticale e il 30 % della superficie disperdente totale. Il tetto si presta, sia nel caso di copertura a falde sia per le coperture piane, ad un isolamento all’estradosso (nel caso di tetto a falde si tratterebbe di un intervento di rapida messa in opera essendo in presenza di un vano non abitabile, su cui appoggiare materassini in fibra minerale imbustata). Tale misura consentirebbe di abbassare la trasmittanza da un valore attuale (stimato) compreso fra 1.4 e 1.6 w/m2k fino a valori intorno a 0.30 – 0.35 w/m2k, con una riduzione delle dispersioni di oltre il 40% su di una superficie che rappresenta, per un edificio tipo di due piani fuori terra, circa il 40 % della superficie disperdente complessiva. I serramenti dei vari edifici sono di differente tipologia e hanno caratteristiche termiche diverse: si riscontrano alcune finestre con telaio in legno (in qualche caso sono ancora presenti telai in ferro-finestra, in percentuali però limitate,) e vetro semplice, mentre sono già state operate estese sostituzioni con nuovi serramenti in alluminio dotati di vetro-camera o sostituzioni dei soli vetri semplici con vetri termoisolanti costituiti da lastre in vetro neutro e camera d’aria. L’analisi condotta su una finestra “tipo”, con telaio in legno con vetro singolo o in alluminio non a taglio termico con vetro-camera 4/12/4, confrontate con una finestra “efficientata” nelle due soluzioni: a) sola sostituzione del vetro con nuovo vetrocamera 4/15/4 basso-emis37


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sivo, canalina “warm-edge” e intercapedine con gas Argon; b) applicazione del vetro a) su nuovo serramento a taglio termico da luogo alle seguenti considerazioni, basate sull’assunto che la superficie finestrata dell’immobile “tipo” rappresenti circa il 9 % della superficie disperdente totale: • La sostituzione del solo vetro consente di passare da una trasmittanza complessiva del serramento superiore a 5.0 w/m2k a circa 3.0 w/m2k per i serramenti in legno e circa 4.0 per i serramenti in alluminio, con un guadagno compreso fra il 20 e il 40%. • La sostituzione dell’intero serramento consente di passare da una trasmittanza complessiva del serramento superiore a 5.0 w/m2k a circa 2.1 w/m2k con un guadagno di un ulteriore 10-20%, ma con un costo non proporzionale. Considerando il costo della sola sostituzione del vetro, rispetto alla sostituzione totale del serramento, a prezzi medi di mercato, comprendendo nella sostituzione del serramento tutte le opere accessorie al contorno dei serramenti, l’eventuale necessità di ponteggi, e non considerando la differenza (sostanziale) dei due interventi sull’operatività degli edifici, - immaginando di intervenire in completa servitù di esercizio - si deduce che il miglioramento della trasmittanza di circa il 2% sull’edificio nel suo complesso, comporta un delta economico di circa 50/60.000 €, con un notevole allungamento del pay-back. Associare all’intervento di coibentazione delle porzioni opache degli edifici la semplice sostituzione dei vetri, con priorità per i vetri semplici e per i serramenti in ferro-finestra ancora in opera (qualora non tutelati dalle competenti Soprintendenze), potrebbe rappresentare quindi una valida soluzione “di minima”, alternativa alla completa sostituzione dei serramenti ipotizzata nell’analisi in esame. La particolare destinazione d’uso degli immobili che, come già detto, comporta l’utilizzo di gran parte degli spazi full time, rende doveroso un ragionamento sugli impianti di illuminazione: l’illuminazione attuale degli edifici (fatte salve le aree speciali) è fornita principalmente da corpi illuminanti con lampade a fluorescenza di diversa tipologia (due o quattro tubi), dotati di reattore elettromagnetico, non dimmerabili e non dotati di sensori di presenza/luminosità. L’installazione di sensori di presenza nei servizi igienici e nei locali di servizio e l’installazione di sensori di luminanza nelle sale di degenza e nei corridoi potrebbe accompagnare un diffuso programma di riduzione delle 38


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potenze installate, verificando il rispetto dei livelli di illuminamento di legge, mediante l’utilizzo di lampade a LED di nuova generazione in grado di garantire una riduzione delle potenze installate di circa il 40% ( 5.7 w/mq a fronte di circa 8.2 w/mq) e una vita utile delle lampade di oltre 50.000 ore, con evidenti riflessi sui costi e sugli aspetti manutentivi. Una verifica di massima sul conteggio di ritorno economico condotta su un edificio “tipo” del complesso (fabbricato n. 20) fornisce un periodo di pay-back indicativo di circa 12 anni, senza contare i risparmi derivanti - sul lungo periodo - dalla manutenzione ridotta e dal conseguente minor costo dei ricambi. Con l’utilizzo di lampade fluorescenti T5 tale periodo si riduce al di sotto dei 10 anni, grazie al minor costo di tali lampade rispetto alla tecnologia LED, perdendo però i vantaggi legati alla durata delle lampade e alla minor incidenza della manutenzione. Nel conteggio non rientra inoltre l’ulteriore risparmio derivante dall’applicazione dei sensori di luminanza, che collaborano alla riduzione della potenza erogata in funzione dell’illuminazione naturale proveniente dall’esterno. L’intervento di ottimizzazione degli apparecchi potrebbe estendersi anche alle aree esterne, vista l’estensione del Comprensorio, migliorando le performance degli attuali apparecchi a favore della riduzione dei consumi e del miglioramento del livello di illuminazione (comfort visivo). Per quanto concerne gli impianti di riscaldamento, la presenza di ben 21 centrali termiche e la compresenza di molti impianti autonomi (split) per il condizionamento di aree particolari, oltre alla necessità, peraltro non notevole, di forza motrice, porterebbe ad identificare come conveniente la realizzazione di un impianto di trigenerazione. A tale ipotesi si contrappongono però altrettante motivazioni contrarie, fra cui: consumi termici relativamente modesti (se paragonati all’estensione delle superfici in gioco ed alla particolare destinazione d’uso), consumi frigoriferi non estesi a tutti gli edifici e con estensione oraria limitata, particolare conformazione del terreno (disposizione collinare), presenza di vincoli di tutela da parte delle competenti Soprintendenze e rischio molto elevato di ritrovamento di reperti archeologici (già presenti sul sito) nel corso della realizzazione delle nuove reti di distribuzione. Anche il costo di realizzazione di 21 sottocentrali di scambio termico è un ulteriore elemento sfavorevole nella valutazione di convenienza di tale tipologia di impianto. Più indicato pare invece un programma generale di sostituzione delle caldaie con nuove del tipo a condensazione, in grado di consentire un immediato recupero sul rendimento con limitati interventi da eseguirsi 39


Risparmio e efficienza energetica negli edifici pubblici

stagionalmente in completa servitù di esercizio e senza problematiche interruzioni di servizio, programma in cui venga data priorità di sostituzione per le apparecchiature più vetuste con generale revisione delle centrali (installazione di inverter sui gruppi di pompaggio) e implementazione dei sistemi di controllo per l’ottimizzazione dei consumi. All’intervento di sostituzione dei generatori di calore potrebbe venire associata un’operazione estesa di installazione di pannelli solari termici (sugli edifici con copertura piana) per la produzione di acqua calda sanitaria, che integri il lavoro delle caldaie per le necessità idriche e (mediante utilizzo di pannelli non vetrati) possa integrare anche la necessità di acqua refrigerata per quegli edifici ove tale necessità è limitata ad alcuni specifici locali. Queste apparecchiature, brevettate e ampiamente in uso nel Nord Europa, presentano i medesimi vantaggi dei collettori solari tradizionali vetrati ma non il limitante vincolo dell’uso continuo della potenza disponibile, definito anche come “stagnazione”. Nei periodi in cui l’energia accumulata superiore a quella utilizzata questi collettori irradiano, a differenza dei sistemi tradizionali, verso l’ambiente evitando danni ai collettori stessi e agli impianti asserviti. Associando a tali sistemi un assorbitore mono-stadio a sali di bromuro di litio si può ottenere la produzione parziale di energia frigorifera a bassissimo costo, mediante un sistema semplice, dai costi di manutenzione contenuti e molto flessibile. Per le necessità di condizionamento delle palazzine per le quali il fabbisogno di freddo è elevato, la sostituzione degli impianti autonomi di tipo split con sistemi a volume refrigerante variabile (VRV) a tre tubi, potrebbe consentire, oltre alla generale riduzione dei consumi, un apporto di calore utile soprattutto nelle mezze stagioni, ed una operazione di “pulizia” degli edifici dagli apparati autonomi, installati in modo random secondo le necessità via, via emergenti. Tale tipo di installazione deve porre particolare cura nella localizzazione delle macchine, che devono essere poste in zone riparate per evitare che intensi periodi di freddo, ormai comuni anche a queste latitudini, generino degli episodi di fermo macchina a causa del congelamento delle batterie di scambio. Anche in questo caso la particolare tipologia impiantistica consentirebbe di operare per comparti, con programmazione di tempi e aree di intervento concordate con la Direzione Sanitaria, in modo da limitare al minimo possibile le interferenze con la normale operatività dell’Ospedale. Una ulteriore voce di possibile risparmio è identificabile nella sostituzione degli argani degli ascensori, che deve essere “mirato” sugli impianti di utilizzo più frequente e con macchine di maggior assorbimento elettrico. 40


Risparmio e efficienza energetica negli edifici pubblici

L’utilizzo di: • motori elettrici in classe 1 (alta efficienza); • variatori di tensione e frequenza dei medesimi; • sistemi di rigenerazione che utilizzano l’energia in fase di frenata in energia elettrica da destinare, ad esempio, all’illuminazione della cabina; • gruppi di illuminazione a led nelle cabine; • sensori di presenza che disattivino l’illuminazione in assenza di persone all’interno della cabina; • sistemi ottimizzati di bilanciamento cabina-carico; • l’eventuale installazione in copertura, sulla cabina di fine corsa, di pochi pannelli fotovoltaici per la produzione di energia elettrica a parziale compensazione del consumo globale dell’impianto di sollevamento consentono infatti una riduzione fino al 45% dell’energia elettrica destinata al funzionamento di tali apparecchiature. Tale intervento consentirebbe di raggiungere un pay-back interessante, a valle di una precisa indagine sulla frequenza di utilizzazione degli impianti e della rilevazione strumentale dei consumi effettivi, da effettuare in fase di progettazione definitiva degli interventi. L’apporto del fotovoltaico In alcuni casi l’orientamento dei fabbricati con tetto a falde o la presenza di terreni liberi al contorno degli insediamenti in esame offre una condizione ottimale per la realizzazione di impianti fotovoltaici, anche di potenza significativa. Il fotovoltaico si configura non come intervento di efficientamento energetico vero e proprio ma il ricavo dovuto agli incentivi statali e alla vendita (o autoconsumo) dell’energia elettrica prodotta, costituisce un “booster” economico in grado di far rientrare il pay-back complessivo di un più generale intervento di efficientamento anche in presenza di interventi “strutturali” (miglioramento degli involucri – sostituzione di vetri e serramenti – sostituzione di apparecchi illuminanti) che da soli avrebbero bisogno di tempi di ritorno incompatibili con le normali estensioni temporali dei contratti di tipo pubblico. La rendita dell’impianto andrebbe cioè a costituire lo strumento finanziario suppletivo in grado di rendere sostenibili gli interventi di efficientamento in tempi ragionevoli; tale concetto verrà esposto in modo analitico nel paragrafo successivo.

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Risparmio e efficienza energetica negli edifici pubblici

Il processo di analisi sviluppato per i casi studio Alcune tabelle che seguono, relative ad una delle strutture prese in esame, evidenziano il processo di analisi “step by step” e le dimensioni economiche e temporali in gioco. Il primo step consiste nell’analisi dettagliata della conformazione volumetrica dell’edificio, delle caratteristiche di trasmittanza de componenti dell’involucro e degli impianti installati, a cui segue una ipotesi di intervento migliorativo distinto per tre livelli , ognuno dei quali comprende una serie di interventi di miglioramento energetico che, a loro volta, generano un saving economico, calcolato su base annua, sulla bolletta energetica. L’effetto dell’applicazione degli interventi di miglioramento energetico comporta, oltre al risparmio di cui sopra, una variazione della sua classe energetica, alla quale, come ricordato in precedenza, corrisponde anche un potenziale incremento del valore immobiliare che rientra, insieme al miglioramento del comfort, della salubrità degli ambienti, della riduzione nell’emissione di gas “serra”, etc., nell’ambito degli effetti positivi secondari o indotti del processo di efficientamento. La tabella che segue evidenzia quanto descritto nel caso di interventi di 1° livello presso gli edifici della Caserma Rossetti alla Cecchignola.

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Risparmio e efficienza energetica negli edifici pubblici

I costi di intervento ed i relativi saving, se sviluppati su un asse temporale ipotetico compreso fra 10 e 40 anni (periodo che consente il rientro di qualsiasi intervento, anche di terzo livello) richiedono la valutazione dei costi cosiddetti “ricorrenti”, legati cioè al rinnovo di apparecchiature, impianti e (meno frequentemente) opere edili secondo la vite utile caratteristica di ciascun componente. Tale esercizio consente inoltre, se ripetuto per tutti e tre i livelli di intervento, di verificare quale mix di interventi sia il più confacente per una determinata tipologia di immobile; le specifiche caratteristiche di un sistema complesso “edificio-impianto” possono infatti dimostrare che non sempre il mix di interventi più completo e costoso generi, sul periodo temporale prescelto (o imposto da leggi e regolamenti), il miglior pay-back possibile, fornendo sia al Concessionario che al Concedente gli elementi necessari per la definizione della strategia migliore. Nella tabella che segue sono visualizzati i risultati di quanto sopra descritto nel caso di un mix d’interventi di 1° livello.

Per una corretta valutazione di costi e saving si rende necessaria l’attualizzazione al tempo T0 di tutte le grandezze economiche, che consente una visualizzazione immediata dell’efficacia degli interventi proposti e del loro pay back (al netto di oneri finanziari), per una prima identificazione del più conveniente indirizzo di efficientamento. Gli interventi identificati devono poi essere suddivisi fra opere e appa43


Risparmio e efficienza energetica negli edifici pubblici

recchiature esclusivamente funzionali al miglioramento dell’efficienza energetica e interventi, invece, che modificano lo stato dell’edificio: - incrementandone le funzionalità (ad esempio estendendo le aree condizionate) - adeguando alle norme impianti esistenti - configurandosi come interventi di manutenzione straordinaria che il Concedente avrebbe comunque dovuto affrontare a suo totale carico e generando quindi effetti migliorativi non direttamente finalizzati al risparmio energetico. I costi di tali particolari interventi non potranno essere completamente assorbiti dal piano finanziario del Concessionario, ma richiederanno la compartecipazione economica del Concedente, in tempi e modi da stabilire con precisione in sede contrattuale. Alcune opere, in particolare quelle legate all’involucro ma, nel caso di periodi contrattuali particolarmente brevi (es. inferiori a 9/10 anni) anche relative agli impianti, potranno generare i loro effetti di saving oltre la scadenza contrattuale, togliendo quindi al Concessionario il beneficio economico (destinato al rientro degli investimenti) derivante dal risparmio energetico ad essi legato. E’ quindi evidente che l’ammortamento residuo debba essere a carico del Concedente, che potrà eventualmente porlo a carico del Concessionario subentrante nel successivo periodo contrattuale. L’evidenza di queste componenti economiche è raffigurata nella tabella seguente:

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Risparmio e efficienza energetica negli edifici pubblici

La raffigurazione rappresentata si limita ad evidenziare i valori complessivi degli investimenti e dei risparmi sui periodi contrattuali considerati, ma il presupposto generale necessario per rendere attuabile e appetibile un piano di efficientamento energetico deve partire da un dato di partenza imprescindibile: il costo sostenuto dal Committente prima dell’intervento. A tale costo si dovrà fare riferimento per costruire una proposta contrattuale che preveda, da parte del Concedente, un risparmio rispetto alla spesa energetica attuale, e per il Concessionario il rientro degli investimenti al quale aggiungere un ragionevole margine d’impresa, nell’ottica di una formula “win-win”. Nella tabella seguente viene evidenziato come il costo energetico ante intervento non consenta, neppure con interventi “minimi”, di primo livello, di sostenere i costi di efficientamento (comprendendo in questi ultimi anche quelli relativi a nuove funzionalità e implementazioni), rendendo necessario prevedere il supporto economico fornito da un impianto fotovoltaico (ipotesi perseguibile in due dei tre casi analizzati) per recuperare il delta economico e la sostenibilità dell’operazione, ottenendo un saldo più che positivo a favore del Concedente.

Estendendo lo studio anche ai livelli di intervento superiori al primo, che prevedono la realizzazione di opere via, via più complesse ed efficaci in termini energetici, soprattutto sul lungo termine, si ottengono benefici evidenti anche sotto il profilo della classificazione energetica, con migliora45


Risparmio e efficienza energetica negli edifici pubblici

menti da 3 fino a 6 classi, in relazione alle specificità dei singoli fabbricati, come evidenziato nella tabella seguente.

Sviluppando l’analisi economica anche per i livelli successivi al primo, analogamente a quanto esposto nelle pagine precedenti, si avrà conferma che la sostenibilità dell’intervento (in grado di produrre benefici anche oltre periodi contrattuali di 30 anni, nell’ottica di salvaguardare - anzi, di migliorare - la spesa energetica iniziale a carico del Concedente) sarà verificabile grazie a due presupposti: • realizzazione di un impianto fotovoltaico (in questo caso di potenza pari a 2 Mwp a terra) che generi un ricavo “aggiuntivo” a sostegno dell’operazione • ottimizzazione del perimetro d’intervento, concentrando tramite un’attenta operazione di “space planning”, le attività negli edifici più adatti ad essere efficientati, ed escludendo gli edifici più critici, per focalizzare al meglio l’investimento • così come evidenziato nelle successive due tabelle, che comprendono l’analisi di tutti e tre i livelli di intervento riferiti agli edifici del “nuovo perimetro” presso la Caserma Rossetti della Cecchignola. Ciò non esclude che, in particolari casi diversi da quelli analizzati (ove sia possibile ottenere alti livelli di efficienza con costi relativamente limitati), interventi di efficientamento con effetti anche sulla funzionalità e la messa a norma dell’edificio possano offrire un pay back sostenibile dal solo Concessionario anche senza l’intervento di impianti aggiuntivi con effetto “booster” e senza esclusione di edifici. 46


Risparmio e efficienza energetica negli edifici pubblici

Edifici esclusi dal perimetro d’intervento nella simulazione tesa al raggiungimento di un pay-back sostenibile.

Considerazioni conclusive A fronte delle analisi effettuate e delle risultanze dei calcoli preliminari utili alla definizione degli scenari possibili, appare chiaro il concetto fondamentale di “unicitĂ â€? di ogni singolo edificio e di ogni insieme di edifici, 47


Risparmio e efficienza energetica negli edifici pubblici

tanto che il raggruppamento di fabbricati e di livelli di intervento in “cluster” è utile più a livello teorico che pratico. Ogni realtà deve essere analizzata compiutamente e i diversi indirizzi di intervento devono necessariamente piegarsi agli utilizzi specifici di ogni insediamento e alla loro variabilità futura. L’azione di efficientamento sarà tanto più incisiva quanto più la base di consumo dell’edificio è significativa, sia sotto il profilo elettrico che termico: bassi livelli di consumo e utilizzi a tempo parziale rendono le iniziative di miglioramento meno efficaci e con tempi di ritorno via, via più lunghi, ma nello caso specifico degli immobili pubblici, non solo quelli ad uso militare qui analizzati, la previsione di utilizzo a lungo termine da parte dello stesso Committente è garanzia del perdurare degli effetti positivi dell’efficientamento, con benefici a favore di un interlocutore stabile. In generale si può affermare che l’efficacia di un intervento di efficientamento è tanto maggiore quanto più e ampio il perimetro di intervento: l’azione su singoli edifici non può beneficiare degli effetti sinergici offerti da complessi di edifici o da realtà locali che consentano di estendere gli interventi, in particolare di cogenerazione e trigenerazione, anche a edifici limitrofi, che possano bilanciare il mix di consumi ottimale. Inoltre, la maggior difficoltà nell’applicazione di un progetto come quello analizzato su immobili concessi in locazione è proprio quella della dicotomia fra i soggetti aventi la titolarità dell’edificio e i soggetti beneficiari dei risparmi energetici prodotti. Lo schema proposto presenta il vantaggio, non secondario, di far coincidere i soggetti deputati alla realizzazione degli interventi con gli stessi soggetti responsabili della manutenzione e conduzione degli impianti e delle opere edili oggetto di migliorìa energetica, facendo convergere su un’unica identità l’interesse, non solo economico, di massimizzare l’efficienza prodotta. Tale convergenza è il vero fattore propulsivo in grado di indirizzare gli interessi di entrambe le parti coinvolte verso un obiettivo comune, diversamente da ogni altra forma contrattuale tradizionale, che tendenzialmente configura interessi contrapposti. Infine, la possibilità di operare a favore di un programma esteso di intervento con capitali privati adeguatamente remunerati - grazie anche e in larga misura ai risparmi prodotti – sul patrimonio immobiliare pubblico, senza quindi dipendere dalla disponibilità, nelle casse dello Stato, di capitali da destinare a tali iniziative, configurerebbe un indubbio sistema di accelerazione del mercato del lavoro su scala nazionale, oltre ad avere un 48


Risparmio e efficienza energetica negli edifici pubblici

effetto diretto di riduzione della spesa pubblica e di incremento del Prodotto Interno Lordo, con relative ricadute tributarie, generando un “cambio di segno” nei confronti degli investimenti in gioco. A tal fine, la proposta di Manutencoop può essere sintetizzata in quattro punti: • Gara d’appalto unica per la progettazione, realizzazione e successiva gestione degli interventi di riqualificazione edilizia ed impiantistica e degli impianti da fonti rinnovabili realizzati su superfici messe a disposizione da parte della Pubblica Amministrazione • Gli interventi di riqualificazione e la realizzazione degli impianti da fonti rinnovabili vengono finanziati dal Concessionario (sulla base dei risparmi futuri derivanti dagli interventi di efficientamento e dall’energia prodotta dagli impianti da fonti rinnovabili) • Il finanziamento statale può essere utilizzato per finanziare la quota di ammortamento residua degli interventi di riqualificazione quando essi generino risparmi energetici anche oltre il termine della durata contrattuale (10 - 20 anni o anche oltre). Tali valori di ammortamento e di risparmio “residuo” potrebbero essere certificati dall’ENEA • La Pubblica Amministrazione definisce gli immobili da inserire in un’unica gara (non una gara per singolo immobile) mentre il Concessionario definisce, in sede di Gara, i progetti degli interventi di efficientamento e degli impianti con fonti rinnovabili da porre in essere sugli immobili stessi, assumendosi il rischio della valutazione dei risparmi conseguibili. A valle dell’aggiudicazione sostiene i costi di realizzazione e gestione (anche quelli della “bolletta energetica”) a fronte di un corrispettivo annuo, indicato nel progetto di gara, garantito dalla Pubblica Amministrazione. Il testo integrale della relazione è disponibile sul sito www.opef.it

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L’ANALISI ECONOMICO-FINANZIARIA IN UN’OPERAZIONE DI EFFICIENTAMENTO ENERGETICO

Dott. Carla Patrizia Ferrari Amministratore Delegato Equiter Spa


Risparmio e efficienza energetica negli edifici pubblici

PROFILO EQUITER EQUITER S.p.A. è la società del Gruppo Intesa Sanpaolo dedicata agli investimenti in equity in settori di interesse pubblico. Partecipata al 100% da Intesa Sanpaolo, Equiter investe capitali di rischio per lo sviluppo delle infrastrutture, la valorizzazione del territorio e la promozione del partenariato pubblico privato.

Portafoglio al 30 giugno 2011 EQUITER gestisce 20 partecipazioni, per un attivo gestito complessivo di 350 milioni di euro. Il portafoglio è costituito da utilities quotate, società concessionarie di pubblici servizi, progetti ambientali, fondi di private equity. Ad aprile 2011, inoltre, EQUITER, in qualità di frontrunner per il Gruppo Intesa Sanpaolo, è stata selezionata come gestore del Fondo di Sviluppo Urbano multisettoriale JESSICA Sicilia - Joint European Support for Sustainable Investment in City Areas -, il primo fondo di sviluppo urbano costituito in Italia nell’ambito dell’iniziativa JESSICA sponsorizzata dall’Unione Europea.

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Risparmio e efficienza energetica negli edifici pubblici

L’efficienza energetica rappresenta per gli Enti pubblici: • una necessità derivante dall’obbligo dei Paesi UE di conseguire entro il 2020 gli obiettivi del «Pacchetto 20-20-20» della Direttiva 2009/29/CE. Tale necessità è confermata anche dal Piano d’Azione italiano per l’Efficienza Energetica (PAEE 2007), che intende far assumere al settore pubblico un ruolo esemplare nella promozione e realizzazione dell’efficienza energetica a livello nazionale - In Italia, gli obiettivi di risparmio energetico al 2010 fissati dal PAEE sono stati raggiunti: il risparmio conseguito al 2010 è stato di 47.711 GWh/anno (vs 35.658 GWh/a preventivati) pari al 3,6% (vs il 3% atteso) del consumo nazionale di riferimento. - L’obiettivo fissato dal PAEE per il 2016 - cioè, un risparmio energetico di 126.327 GWh/anno, pari al 9,6% del consumo nazionale - richiederà ulteriori e rilevanti investimenti nell’efficienza energetica • un’opportunità per ridurre i consumi energetici - Il consumo energetico degli edifici di proprietà pubblica risulta attualmente di gran lunga superiore ai consumi medi registrati in Europa, con un indice di consumo pari ad oltre 200 Kwh per mq l’anno - Il potenziale di risparmio da interventi di efficienza energetica è enorme: su un campione di 15.000 edifici pubblici (scuole e uffici), Enea ha stimato in 8,2 miliardi di euro il costo di possibili interventi di riqualificazione, che consentirebbero di tagliare la bolletta energetica da 1,8 miliardi a 1,4 miliardi di euro l'anno, con un risparmio annuo per gli Enti di oltre il 20%. • un’opportunità per accrescere il valore del portafoglio immobiliare pubblico - Per ogni incremento di classe energetica è ipotizzabile un incremento correlato del valore dell’immobile, che potrebbe tradursi per gli Enti in un significativo upside in fase di alienazione. Risorse e attori coinvolti Anche nel settore dell’efficienza energetica, la carenza di risorse pubbliche, il know-how e la capacità di project management propri dei soggetti privati favoriscono il ricorso a forme di partenariato pubblico-privato, con 54


Risparmio e efficienza energetica negli edifici pubblici

il coinvolgimento di operatori industriali e finanziari, in particolare banche e fondi di investimento.

Struttura dell’operazione Mentre le società di private equity e i fondi di Investimento possono investire nei progetti come azionisti di SPV, anche accanto all’Ente Pubblico e ad operatori industriali, le banche restano prestatrici di fondi, apportando capitali senior rispetto a quelli dei Fondi.

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Risparmio e efficienza energetica negli edifici pubblici

Il processo di efficientamento energetico

Analisi di fattibilità della Stazione Appaltante Ciascun soggetto coinvolto effettua analisi specifiche per valutare la convenienza ad intervenire nel progetto. In particolare, l’Ente pubblico, nel ruolo di Stazione appaltante, deve valutare se possano coesistere interesse pubblico e interesse privato nella realizzazione del progetto. L’Ente, quindi, dovrà effettuare le seguenti analisi: • Fattibilità tecnica - verifica del rispetto di tutti i requisiti ambientali, progettuali e di funzionalità dell’intervento • Fattibilità giuridico - amministrativa - verifica del rispetto della normativa, per quanto riguarda il profilo procedurale (gara di aggiudicazione) e le modalità di esecuzione delle opere • Fattibilità finanziaria - verifica della convenienza economico-finanziaria - per la Stazione appaltante >>> determinazione del valore attuale degli esborsi da effettuare nelle diverse alternative finanziarie - per il soggetto privato che partecipa alla gara >>> determinazione del TIR e del VAN - verifica della «bancabilità» dell’operazione 56


Risparmio e efficienza energetica negli edifici pubblici

Case study - Caserma Rossetti PROGETTO ESAMINATO

Riqualificazione energetica della Caserma Rossetti Cecchignola (Roma)

Tipologia di intervento considerato

Efficientamento energetico di secondo livello Interventi previsti: • Climatizzazione con sistema VRV – Volume di Refrigerante Variabile • Corpi illuminanti con sensori • Caldaia a condensazione • Sistema di controllo BMS – Building Management System • Pannelli solari termici

Importo intervento

Investimento iniziale: 1,8 milioni di euro Manutenzione straordinaria: 1,5 milioni di euro

Orizzonte temporale

20 anni

Alternative finanziarie ipotizzate

• Intervento realizzato direttamente dall’Ente e finanziato tramite mutuo • Affidamento a terzi (es., ESCO) dell’intervento di efficientamento e relativa manutenzione straordinaria e della fornitura di energia (cd. «Servizio Luce») • concessione di costruzione e gestione o • ricorso al finanziamento tramite terzi (contratto di rendimento energetico garantito)

Nel caso di affidamento a terzi: Variabili sottoposte ad analisi di sensitivity

• contributo in c/capitale fornito dall’Ente alla SPV • tassazione applicata alla SPV • dimensione dell’impianto fotovoltaico installato dalla SPV • canone pagato dall’Ente alla SPV 57


Risparmio e efficienza energetica negli edifici pubblici

Case study - Caserma Rossetti RISULTATI ANALISI DI SENSITIVITY

Flussi pagati dall’Ente in 20 anni per l’intervento di efficientamento oltre vecchia bolletta (200K €/anno) Valore nominale (000/€)

Valore attuale attuale (000/€)*

Affidamento a terzi Sensitivity 1

Contributo in c/capitale (€/000) 1.700 Tassazione IRES 27,50% Dimensione impianto fotovoltaico (kW) 280 Extra costo per l’Ente (€/000) 35

3.202

2.365

Affidamento a terzi Sensitivity 2

Contributo in c/capitale (€/000) 0 Tassazione IRES 27,50% Dimensione impianto fotovoltaico (kW) 2.280 Extra costo pagato dall’Ente (€/000) -

-

-

Affidamento a terzi Sensitivity 3

Contributo in c/capitale (€/000) 1.700 Tassazione IRES Dimensione impianto fotovoltaico (kW) 280 Extra costo pagato dall’Ente (€/000) 30

3.071

2.270

Affidamento a terzi Sensitivity 4

Contributo in c/capitale (€/000) 0 Tassazione IRES Dimensione impianto fotovoltaico (kW) 1.920 Extra costo pagato dall’Ente (€/000) -

-

-

* Valore nominale scontato al costo di un mutuo presso Cassa Depositi e Prestiti

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Risparmio e efficienza energetica negli edifici pubblici

Case study - Caserma Tor di Quinto Salvo D’Acquisto PROGETTO ESAMINATO

Riqualificazione energetica della Caserma Tor di Quinto (Roma)

Tipologia di intervento considerato

Efficientamento energetico di secondo livello Interventi previsti: • Isolamento solaio, pilotis e pareti verticali • Climatizzazione con sistema VRV – Volume di Refrigerante Variabile • Caldaia a condensazione • Sistema di controllo BMS – Building Management System • Chiller – gruppi refrigeratori d’acqua • Pannelli solari termici

Importo intervento

Investimento iniziale: 2,3 milioni di euro Manutenzione straordinaria: 1,1 milioni di euro

Orizzonte temporale

20 anni

Alternative finanziarie ipotizzate

• Intervento realizzato direttamente dall’Ente e finanziato tramite mutuo • Affidamento a terzi (es., ESCO) dell’intervento di efficientamento e relativa manutenzione straordinaria e della fornitura di energia (cd. «Servizio Luce») • concessione di costruzione e gestione o • ricorso al finanziamento tramite terzi (contratto di rendimento energetico garantito)

Nel caso di affidamento a terzi: Variabili sottoposte ad analisi di sensitivity

• contributo in c/capitale fornito dall’Ente alla SPV • tassazione applicata alla SPV • dimensione dell’impianto fotovoltaico installato dalla SPV • risparmio annuo dall’Ente alla SPV 59


Risparmio e efficienza energetica negli edifici pubblici

Case study - Caserma Tor di Quinto RISULTATI ANALISI DI SENSITIVITY

Flussi pagati dall’Ente in 20 anni oltre vecchia bolletta (728K €/anno)

Valore nominale (000/€)

Valore attuale attuale (000/€)*

Affidamento a terzi Sensitivity 1

Contributo in c/capitale (€/000) 0 Tassazione IRES 27,50% Dimensione impianto fotovoltaico (kW) 1.500 Risparmio annuo per l’Ente (€/000) 85

2.221

1.613

Affidamento a terzi Sensitivity 2

Contributo in c/capitale (€/000) 0 Tassazione IRES 27,50% Dimensione impianto fotovoltaico (kW) 2.00 Risparmio annuo per l’Ente (€/000)140

3.661

2.658

Affidamento a terzi Sensitivity 3

Contributo in c/capitale (€/000) 0 Tassazione IRES Dimensione impianto fotovoltaico (kW) 1.500 Risparmio annuo per l’Ente (€/000)127

3.329

2.417

Affidamento a terzi Sensitivity 4

Contributo in c/capitale (€/000) 0 Tassazione IRES Dimensione impianto fotovoltaico (kW) 2.000 Risparmio annuo per l’Ente (€/000)190

4.962

3.602

* Valore nominale scontato al costo di un mutuo presso Cassa Depositi e Prestiti

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Risparmio e efficienza energetica negli edifici pubblici

Conclusioni L’analisi di sensitività condotta da Equiter evidenzia che la convenienza per l’Ente dell’affidamento a terzi dell’intervento appare correlata ad una molteplicità di fattori: • la tipologia di immobile, oggetto di intervento; • la tipologia di azioni di efficientamento concretamente attivabili sull’immobile in esame; • la composizione dell’intervento nel suo complesso, in particolare la possibilità di privilegiare azioni di efficientamento che consentano ritorni più elevati in termini di euro risparmiato per euro investito; • la possibilità di integrare l’intervento di efficienza energetica con operazioni caratterizzate da un maggior ritorno economico, quali l’installazione di impianti fotovoltaici o di co-generazione, in grado di accelerare i tempi di pay-back per il privato e ridurre l’impegno economico dell’Ente; • la disponibilità di eventuali contributi pubblici in c/capitale; • l’eventuale detassazione della SPV. La sostenibilità economico-finanziaria di un intervento di efficienza energetica deve essere attentamente valutata in relazione alla composizione dell’intervento stesso, in quanto il ritorno economico in termini di euro risparmiato per euro investito è differente a seconda del tipo di azione messa in atto.

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Risparmio e efficienza energetica negli edifici pubblici

• Un ulteriore fattore da considerare a beneficio dell’Ente è l’incremento di valore del bene, conseguente all’intervento di efficienza energetica; • Secondo una recente indagine di mercato (Casa24 Plus del gennaio 2012), in media un immobile ristrutturato ed efficiente in classe C vale il 10% in più rispetto a un immobile a bassa efficienza energetica (classe G o F); • Il differenziale di valore sale fino al 30% qualora si confronti un immobile a bassa efficienza con un immobile in classe A. In sintesi, i vantaggi per l’Ente derivanti da un’operazione di efficienza energetica strutturata tramite l’affidamento a terzi possono configurarsi in: • opportunità di conseguire un significativo miglioramento funzionale e qualitativo dell’immobile con un costo «calmierato»; • possibilità di fissare un cap alla bolletta energetica, trasferendo sul privato il rischio di eventuali extra costi, con particolare attenzione alle spese di manutenzione straordinaria; • possibilità di beneficiare – in presenza di determinate condizioni e in % variabile - della retrocessione dei risparmi energetici prodotti dall’intervento, in modo da realizzare un effettivo «sconto in bolletta»; • opportunità di incrementare il valore dell’immobile. Il testo integrale della relazione è disponibile sul sito www.opef.it

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Avv. Pina Lombardi

ASPETTI LEGALI DEL RAPPORTO DI CONCESSIONE TRA PUBBLICO E PRIVATO 1. Premessa: la principale fonte normativa di riferimento (D. Lgs. 115/2008) e il contesto di riferimento Con il D. Lgs. 30 maggio 2008, n. 115 (il “D. Lgs. 115/08”) il Governo ha dato attuazione alla direttiva 2006/32/CE del Parlamento e del Consiglio, inerente l’efficienza degli usi finali dell’energia e i servizi energetici. La finalità di tale provvedimento è contribuire al miglioramento della sicurezza dell’approvvigionamento energetico e alla tutela dell’ambiente, con la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra, e dell’efficienza degli usi finali dell’energia per quello che riguarda i costi e i benefici. I medesimi temi sono stati ripresi e implementati, anche nel Piano d’Azione Europeo per l’Efficienza Energetica 2011 (anche alla luce della nuova Direttiva 2010/31/CE), in cui si è rimarcato il ruolo dell’efficienza energetica come strumento imprescindibile di riduzione dei consumi nell’ambito dei Paesi Membri e nel Piano d’Azione Nazionale per le Energie Rinnovabili (PAN), emanato in recepimento della Direttiva 2009/28/CE, fornisce indicazioni e requisiti nel settore dell’efficienza energetica inducendo a valutare gli obiettivi della Direttiva 2006/32/CE. In particolare, attraverso la combinazione dei risultati delle politiche sulla efficienza energetica e delle politiche per la diffusione della produzione di energia impiegando le fonti energetiche rinnovabili, è necessario centrare entro il 2020, i tre obiettivi comunitari, ovvero raggiungere il 20% di riduzione dei consumi energetici, il 20% di energia prodotta da rinnovabili e il 20 % in meno di anidride carbonica immessa nell’atmosfera. A tale riguardo, si rileva che, come chiarito anche dall’Autorità per la Vi65


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gilanza dei Contratti Pubblici (l’“AVCP”) nella Determinazione n. 6 del 26/10/2011 (la “Determinazione n. 6”), nell’ottica del raggiungimento di tali obiettivi è possibile che l’efficienza energetica, unitamente al risparmio energetico, vengano coniugati con l’utilizzo ed il consumo di energia generata da fonti rinnovabili1. 2. Obblighi del settore pubblico ai sensi del D. Lgs. 115/08 La direttiva 2006/32/CE e, quindi, il D. Lgs. 115/2008, hanno introdotto particolari obblighi per le pubbliche amministrazioni. In particolare, nel D. Lgs. 115/08, la previsione di detti obblighi è contenuta nel capo IV del titolo II intitolato “settore pubblico” e composto dagli artt. 12, 13, 14 e 15. Si precisa che, in virtù di quanto di disposto dal co. 2 lett. c) dell’art. 1 del D. Lgs. 115/08 “il presente decreto si applica (…) alle Forze armate ed alla Guardia di finanza, limitatamente al capo IV del Titolo II e solamente nella misura in cui l’applicazione del presente decreto legislativo non è in contrasto con la natura e l’obiettivo primario delle attività delle Forze armate e della Guardia di finanza e ad eccezione dei materiali utilizzati esclusivamente a fini militari”. L’art. 12 co. 2 del D. Lgs. 115/08 ha istituito la figura del cd. energy manager all’interno delle amministrazioni, disponendo che “la responsabilita’ amministrativa, gestionale ed esecutiva dell’adozione degli obblighi di miglioramento dell’efficienza energetica nel settore pubblico, (…) sono assegnati all’amministrazione pubblica proprietaria o utilizzatrice del bene o servizio di cui ai medesimi articoli, nella persona del responsabile del procedimento connesso all’attuazione degli obblighi ivi previsti”. Ai sensi degli artt. 13 e 14, la pubblica amministrazione ha l’obbligo di applicare alcune disposizioni, quali, a titolo esemplificativo: 1) il ricorso agli strumenti finanziari per il risparmio energetico per la realizzazione degli interventi di riqualificazione, compresi i contratti di rendimento energetico (di cui si dirà a breve);

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L’AVCP nella Determinazione n. 6 al paragrafo 4.3. intitolato “La riqualificazione energetica degli immobili pubblici”, laddove commenta le finalità del D. Lgs. 115/08, inter alia, afferma: “si tratta, in sostanza, di una serie di prestazioni finalizzate al miglioramento energetico dell’edificio pubblico oggetto dell’intervento, tra le quali può essere prevista la realizzazione di un impianto di produzione di energia rinnovabile”.


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2) le diagnosi energetiche degli edifici pubblici o a uso pubblico, in caso di interventi di ristrutturazione degli impianti termici, compresa la sostituzione dei generatori, o di ristrutturazioni edilizie che riguardino almeno il 15% della superficie esterna dell’involucro edilizio che racchiude il volume lordo riscaldato; 3) la certificazione energetica degli edifici pubblici o ad uso pubblico, nel caso in cui la metratura utile totale superi i 1.000 m², e l’affissione dell’attestato di certificazione in un luogo, dello stesso edificio, facilmente accessibile al pubblico; 4) la certificazione energetica degli edifici pubblici o a uso pubblico, nel caso di nuova costruzione o ristrutturazione degli stessi; 5) l’acquisto di apparecchi, di impianti, di autoveicoli e di attrezzature con ridotto consumo energetico. Per quanto riguarda il “contratto di rendimento energetico“, l’art. 2 co.1 lett. l del D. Lgs 115/2008 lo definisce come l’“accordo contrattuale tra il beneficiario e il fornitore riguardante una misura di miglioramento dell’efficienza energetica, in cui i pagamenti a fronte degli investimenti in siffatta misura sono effettuati in funzione del livello di miglioramento dell’efficienza energetica stabilito contrattualmente”. La norma individua esattamente il meccanismo contrattuale ma non provvede ad una tipizzazione rigorosa di talchè detti contratti vengono spesso definiti come atipici. Si precisa che il D. Lgs. 115/08 all’allegato 2 contiene un modello di “contratto di rendimento energetico”, il cd. C o n t r a t t o s e r v i z i o e n e r g i a “ p l u s ” volto a disciplinare la fornitura di un servizio energetico. Si sottolinea che il Contratto servizio energia “plus” rappresenta una delle fattispecie di “contratto di rendimento energetico” che può essere proposta nell’ambito della fornitura di un servizio energetico. Ai fini della qualificazione come Contratto servizio energia “plus”, un contratto deve includere, in particolare: - la riduzione dell’indice di energia primaria per la climatizzazione invernale di almeno il 10 per cento rispetto al corrispondente indice riportato sull’attestato di certificazione; - l’aggiornamento dell’attestato di certificazione energetica dell’edificio. Inoltre, il Contratto servizio energia “plus” può prevedere, direttamente o tramite eventuali atti aggiuntivi, uno “strumento fi67


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nanziario per i risparmi energetici” finalizzato alla realizzazione di specifici interventi volti al miglioramento del processo di trasformazione e di utilizzo dell’energia, alla riqualificazione energetica dell’involucro edilizio e alla produzione di energia da fonti rinnovabili. Il Contratto servizio energia “plus” deve avere una durata non inferiore a un anno e non superiore a dieci anni, salvo che nel contratto siano incluse, fin dall’inizio, prestazioni che prevedano l’estinzione di prestiti o di finanziamenti di durata superiore alla durata massima o le parti concordino l’esecuzione di nuove e/o ulteriori prestazioni e attività o il fornitore del contratto servizio energia partecipi all’investimento per l’integrale rifacimento degli impianti e/o la realizzazione di nuovi impianti e/o la riqualificazione energetica dell’involucro edilizio per oltre il 50% della sua superficie. 2.1 L’articolo 15 comma 1 (del capo del titolo II) del D. Lgs. 115/08 e la qualificazione del rapporto contrattuale al di là del nomen iuris di “appalti pubblici” Di particolare interesse, soprattutto nell’ambito dello studio che è stato effettuato con riferimento ai casi analizzati ed oggetto del presente Convegno, è l’art. 15, co. 1 del D. Lgs. 115/08 (intitolato “procedure di gara”), il quale testualmente recita: “Agli appalti pubblici non riconducibili ai settori speciali disciplinati dalla parte III del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, ed aventi ad oggetto l’affidamento della gestione dei servizi energetici e che prevedono unitamente all’effettuazione di una diagnosi energetica, la presentazione di progetto in conformità ai livelli di progettazione specificati dall’articolo 93 del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, nonché la realizzazione degli interventi attraverso lo strumento del finanziamento tramite terzi, si applica il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa all’articolo 83 del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, anche in mancanza di progetto preliminare redatto a cura dell’Amministrazione”. La norma parla di affidamento della gestione dei servizi energetici e realizzazione degli interventi tramite lo strumento del finanziamento tramite terzi (il “FTT”). L’esame di tale disposizione rappresenta la chiave per inquadrare una struttura giuridica che presenti le seguenti caratteristiche: a) preveda la stipula di contratti pubblici stipulati dalle amministrazioni 68


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con la finalità di migliorare l’efficienza energetica degli immobili pubblici; b) l’amministrazione non versi il corrispettivo della prestazioni contrattuali (i.e. progettazione, lavori, servizi etc.) e c) l’alea economica della gestione dell’opera sia in capo al soggetto privato. In particolare, nell’ambito dell’analisi dei casi di studio effettuata in vista del presente convegno, si è assunto (anche secondo le indicazioni fornite dall’AVCP ) che “un contratto realizzato attraverso il FTT, dovrebbe caratterizzarsi, proprio per la formula del finanziamento, nella fornitura globale dei servizi di diagnosi, finanziamento, progettazione, installazione, gestione e manutenzione di impianti e strutture, dalle cui prestazioni deriverà per l’amministrazione il risparmio energetico e quindi monetario che, versato all’impresa aggiudicataria dell’affidamento (con necessaria durata a lungo termine), dovrebbe permettere a quest’ultima di recuperare l’investimento effettuato e remunerare il capitale investito”. Tuttavia, l’art. 15, come è stato spesso rilevato, non è da solo sufficiente ad offrire tutti i riferimenti per un compiuto inquadramento della fattispecie e necessita di una lettura in chiave sistematica con le ulteriori norme di riferimento dell’ordinamento. In particolare, per quanto riguarda la qualificazione giuridica del contratto, l’art. 15 del D. Lgs. 115/08 fa genericamente riferimento ad “appalti pubblici” aventi ad oggetto l’affidamento della gestione di servizi energetici. È necessario precisare che, nel contesto dell’articolo 15, alla espressione “appalti pubblici” non può correttamente darsi il significato tecnico-giuridico attribuito alla stessa nella normativa nazionale e comunitaria. La struttura contrattuale cui l’articolo fa riferimento (richiamando in particolare lo strumento del FTT), infatti, lascia pensare ad una concessione in senso proprio piuttosto che ad un appalto. D’altro canto se, come detto, l’amministrazione non versa il corrispettivo della prestazioni contrattuali (i.e. progettazione, lavori, servizi etc.) e l’alea economica della gestione dell’opera è in capo al soggetto privato non si può parlare di appalto ma deve parlarsi di concessione. A tale riguardo, giova premettere la distinzione tra concessione di servizi e concessione di lavori, quale emerge dalle disposizioni del D. Lgs. n. 163/2006 (il “Codice dei Contratti Pubblici”). 69


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In particolare, l’articolo 30 del Codice dei Contratti Pubblici, dopo aver definito la concessione di servizi quale fattispecie in cui la controprestazione a favore del concessionario consiste unicamente nel diritto di gestire funzionalmente e di sfruttare economicamente il servizio oggetto della concessione, dispone la non applicabilità alla stessa di tutte le disposizioni del codice stesso relative alla indizione della pubblica gara, salvo il rispetto dei principi concorrenziali comunitari. Viceversa, gli articoli 142 e ss. del Codice dei Contratti Pubblici definiscono e disciplinano la concessione di lavori pubblici, completamente assoggettata alle previsioni codicistiche relative alle pubbliche gara. Le figure della concessione di lavori e della concessione di servizi sono accumunate dal medesimo elemento caratterizzante, ovvero dal fatto che il concessionario trae il proprio profitto, totalmente o almeno in prevalenza, non dall’ente concedente ma dai ricavi che derivano dalla gestione dei lavori pubblici realizzati o del servizio reso. Pertanto, qualora un affidamento contempli l’esecuzione di lavori congiuntamente alla gestione di un servizio, si dovrà verificare come la fattispecie vada concretamente qualificata anche ai sensi di quanto disposto dall’art. 14 del Codice dei Contratti Pubblici. Si rileva al riguardo che sul punto il criterio principale elaborato dalla giurisprudenza è quello della strumentalità della gestione del servizio rispetto all’esecuzione dei lavori. Il tratto differenziale invece è costituito dal ruolo da attribuirsi alla gestione stessa: nella concessione di servizi la gestione è infatti l’oggetto del contratto mentre nella concessione di lavori pubblici costituisce il corrispettivo per la realizzazione degli stessi. Per quanto riguarda, comunque, la riconducibilità delle previsioni di cui all’art. 15 del D. Lgs. 11/2008 nell’alveo delle concessioni in senso proprio disciplinate dal Codice dei Contratti Pubblici, si osserva inoltre quanto segue. L’articolo 2, comma 1, lett. m del D. Lgs. 115/2008 definisce “Finanziamento tramite terzi”, come l’“accordo contrattuale che comprende un terzo (…) che fornisce i capitali (…) e addebita al beneficiario un canone pari a parte del risparmio energetico conseguito”. Da tale definizione si evince cosa debba intendersi per “affidamento della gestione” ai sensi dell’articolo 15 ed emergono le non poche analogie della struttura conseguente al finanziamento tramite terzi con la finanza di progetto disciplinata dal Codice dei Contratti Pubblici. Nello stesso articolo 15, inoltre, è prevista la possibilità per l’amministrazione di procedere all’affidamento “anche in mancanza di progetto pre70


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liminare redatto a cura dell’amministrazione”. Ebbene, nel Codice dei Contratti Pubblici non esiste la possibilità di affidare un appalto senza che l’amministrazione abbia predisposto un progetto preliminare. Detta possibilità è consentita soltanto nell’ambito della concessione ai sensi dell’articolo 153 del Codice dei Contratti Pubblici recante “finanza di progetto”. Ulteriori principali analogie tra la struttura cui da riferimento l’art. 15 del D. Lgs. 115/08 e le previsioni contenute del Codice dei Contratti Pubblici relativamente alla finanza di progetto: • Art. 128, co. 2 del Codice dei Contratti Pubblici intitolato “Programmazione dei lavori pubblici”: “in particolare le amministrazioni aggiudicatrici individuano con priorità i bisogni che possono essere soddisfatti tramite la realizzazione di lavori finanziabili con capitali privati, in quanto suscettibili di gestione economica”. • Art. 143, co. 9 del Codice dei Contratti Pubblici: “le amministrazioni aggiudicatrici possono affidare in concessione opere destinata all’utilizzazione diretta della pubblica amministrazione, (…) a condizione che resti a carico del concessionario l’alea economico finanziaria della gestione dell’opera”. A contrario si rileva che non può non rilevarsi che vi sono anche elementi di differenziazione tra cui, in particolare, si segnala la definizione del corrispettivo che nel contratto di efficienza energetica, è parametrato al risparmio energetico conseguito per effetto dell’intervento, mentre nella concessione consiste nel diritto del concessionario di incamerare i proventi dello sfruttamento economico dell’attività che ne forma l’oggetto (eventualmente anche in associazione ad un contributo o prezzo riconosciuto dall’Amministrazione concedente). A tale riguardo si rileva che il concetto di gestione deve essere interpretato in maniera più ampia di quello del mero esercizio di un servizio, dovendo comprendere tutte le attività suscettibili di produzione di redditi tali da coprire il costo dell’opera, nei limiti del collegamento negoziale alla stessa. La gestione, infatti, può riguardare tutte le attività di “prestazione di beni e servizi da parte del concessionario allo stesso soggetto aggiudicatore, relativamente all’opera concessa“ come indicate al co. 4 dell’art. 143, che introduce nelle concessioni il global service2 ed inoltre “l’esercizio o 2

Cfr. M. Baldi “La concessione di opere pubbliche” in “I contratti pubblici di lavori,s servizi e forniture - Normativa speciale per i lavori pubblici, settori speciali” a cura di R. De Nictolis in Collana diretta da F. Caringella e G. de Marzo edizione 2007 pag. 165

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la gestione dell’opera comprende attività diverse, che vanno dalla mera manutenzione dell’opera alla più complessa attività necessaria per consentire all’opera di essere utilizzata per il fine cui è destinata, anche se non presenta il profilo dell’erogazione di un pubblico servizio. L’utilizzazione di un bene, di cui il concessionario ha curato la realizzazione, può peraltro comportare un rapporto con i terzi da cui si ricavi un corrispettivo in grado di coprire i costi della esecuzione senza che ciò implichi “esercizio” o “gestione” in senso stretto dell’opera medesima3. Si ritiene, dunque, che nell’ambito della struttura contrattuale immaginata, la tipologia di riferimento (cui lo stesso D. Lgs. 115/08 parrebbe fare riferimento laddove parla di finanziamento tramite terzi) non possa che essere quella della concessione disciplinata dal Codice dei Contratti Pubblici e che, pertanto, al fine di individuarne le principali caratteristiche sia necessario fare riferimento a tale normativa. 2.2 L’articolo 15 comma 2, del D. Lgs. 115/08 e le modalità di scelta del contraente Per quanto concerne poi la gara, il comma 2 dell’articolo 15 del D. Lgs. 115/2008 richiama le procedure previste dall’articolo 55 del Codice dei Contratti Pubblici, ovvero “le procedure aperte e ristrette”. In base alle definizioni date dal Codice dei Contratti Pubblici (i.e. articolo 3, commi 37 e 38) sono procedure aperte o a evidenza pubblica quelle “in cui ogni operatore economico interessato può presentare un’offerta”, se in possesso dei requisiti richiesti; sono procedure ristrette quelle “alle quali ogni operatore economico può chiedere di partecipare e in cui possono presentare un’offerta soltanto gli operatori economici invitati dalle stazioni appaltanti, con le modalità stabilite dal presente codice”. La stazione appaltante, nel decreto o nella determina a contrarre, è tenuta ad indicare se seguirà una procedura aperta o una procedura ristretta, motivando in ordine alle scelte effettuate. Ne deriva un’ampia discrezionalità nella scelta, anche se il comma 2 dell’articolo 55 del Codice dei Contratti Pubblici dispone un ordine di priorità: “le stazioni appaltanti utilizzano di preferenza le procedure ristrette quando il contratto non ha per oggetto la sola esecuzione, o quando il criterio di aggiudicazione è quello dell’offerta economicamente più vantaggiosa”. L’art. 15 del D. Lgs. 115/08, come detto, non obbliga alla scelta di

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Cfr Cons. di St., sez. VI, 15 aprile 1996, in Foro It., 1997, III, 375


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una determinata procedura di gara, ma soltanto all’applicazione del criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa. Tuttavia, tale scelta operata dal legislatore, automaticamente sembrerebbe riportare a quanto previsto dal richiamato secondo comma dell’articolo 55, ovvero alle procedure ristrette. Al riguardo la stessa AVCP – nella deliberazione n. 71 adunanza del 6 luglio 2011 sotto richiamata - ha rilevato che: “l’adozione della procedura ristretta appare più aderente alla ratio del d.lgs. 115/08 (artt. da 12 a 16) che ispira gli interventi in FTT, in quanto consentirebbe la preselezione e la partecipazione di ditte qualificate nel settore energetico”. 2.3 Attività necessarie per una corretta individuazione delle previsioni contrattuali La deliberazione n. 71 adunanza del 6 luglio 2011 (la “Delibera 71”) dell’AVCP. Nella Delibera 71 l’AVCP ha fornito importanti indicazioni per l’individuazione delle attività necessarie e preliminari alla indizione della gara e, quindi, alla stipula della concessione avente ad oggetto la realizzazione degli interventi volti all’efficientamento energetico e la conseguente gestione dei servizi energetici. Nell’ambito dei casi di studio oggetto del presente convegno sono state seguite le linee guida date dall’AVCP nell’ambito di detta deliberazione. Secondo quanto indicato dall’AVCP, infatti, in tali affidamenti il privato non deve limitarsi a fornire le risorse finanziarie con le quali realizzare l’investimento ma deve possedere tutte le competenze tecniche adeguate in modo da fornire servizi tecnici e commerciali-finanziari per la realizzazione di un intervento di razionalizzazione energetica, assumendosi l’onere dell’investimento ed il rischio del mancato risparmio. Per un utile funzionamento del finanziamento tramite terzi, secondo le indicazioni dell’AVCP, sono essenziali: a) una corretta diagnosi energetica; b) uno studio di fattibilità; c) un corretto piano finanziario che preveda il periodo di ammortamento del capitale impegnato e relativo periodo di ritorno. Dal momento che alla base del finanziamento vi è la stima dei costi da sostenere e dei ricavi attesi, è necessario che siano chiaramente esplicitati 73


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la ripartizione dei rischi e dei benefici tra l’amministrazione e il privato e la modalità di pagamento. Dall’analisi del D. Lgs. 115/2008, poi, emerge che il canone mensile che l’amministrazione dovrebbe pagare al privato si basi proprio su una quota del valore dell’energia risparmiata. E’ necessario, ai fini di un buon sinallagma contrattuale, che le modalità di calcolo del “valore monetario del risparmio energetico” siano concordate a monte ai fini di una corretta individuazione del canone stesso. A tale riguardo l’AVCP ha specificato che, “dal momento che sulla valutazione, contabilizzazione e quantificazione del risparmio energetico si fonda il successo dell’iniziativa, non solo il metodo di calcolo e di contabilizzazione devono essere esplicitati, ma, occorre tenere conto anche delle variazioni del processo che interessa il risparmio (i.e. qualità del prodotto, materie prime, etc)” ed inoltre che “trattandosi di un rapporto che si proietta in un arco temporale molto esteso, in cui la tecnologia è suscettibile di evoluzione, occorre inoltre prevedere le ipotesi di integrazione, rimozione o sostituzione degli impianti”. Infine, è importante che venga posta particolare attenzione alla fase di esecuzione in modo che il contratto sia gestito ed eseguito nel modo più efficace possibile e dunque occorre effettuare un report periodico di confronto tra risparmio ottenuto e risparmio previsto. In conclusione, in linea con quanto rilevato dall’AVCP, si osserva che “gli atti di gara per tale tipologia di affidamento, in sintonia con la legislazione comunitaria e nazionale vigenti, dovrebbero essere formulati in modo da dare evidenza della corretta definizione dei consumi energetici storici (diagnosi energetica) e di una adeguata progettazione (studio di fattibilità o progetto preliminare) di un piano di ammortamento e di ripartizione dei programmati risparmi. Infatti il contratto di FTT deve chiarire bene gli specifici ruoli dei contraenti stabilendo e regolamentando le reciproche responsabilità, la ripartizione dei benefici, dei rischi e definendo anche le garanzie. L’aggiudicataria della gara deve impegnarsi a progettare, finanziare, realizzare, gestire e mantenere in efficienza l’impianto, a consegnarlo all’utente in buono stato di conservazione allo scadere del contratto dopo che si è ripagata l’investimento ed il profitto con il risparmio ottenuto; mentre l’Amministrazione (…) si impegna a garantire un utilizzo costante dell’energia prodotta dall’impianto, nei modi, forme e tempi, in base ai quali è stato elaborato lo studio di fattibilità tecnico-economico, nonché a corrispondere alla Società di servizi un canone”.

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3. Possibilità di coniugare in un’unica concessione realizzazione di interventi di efficientamento energetico e realizzazione di impianti alimentati da fonti rinnovabili (tra cui impianti fotovoltaici). Nell’ambito dei casi analizzati è emerso che gli interventi di efficientamento energetico da realizzare in regime di concessione potrebbero non essere sufficienti a garantire la sostenibilità economico-finanziaria dell’investimento da parte del privato e, pertanto, potrebbero non presentare interesse per il mercato. Si è analizzata, dunque, la possibilità di associare a detti interventi, nell’ambito della medesima gara e, dunque, del medesimo contratto, la realizzazione di impianti alimentati da fonti rinnovabili. In particolare, si è fatto riferimento alla possibilità di realizzare impianti fotovoltaici. Ora, a prescindere dalla sostenibilità economica derivante da tale abbinamento e dalla eventuale complessità della disciplina contrattuale, si rileva che, da un punto di vista giuridico, come sopra rilevato, è possibile la coesistenza dei due interventi. Tuttavia affinché l’amministrazione possa procedere anche ad un affidamento volto alla realizzazione di impianti alimentati da fonti rinnovabili ed, in particolare, di impianti fotovoltaici, è necessario che sussistano determinati presupposti. A tale riguardo occorre richiamare, sinteticamente, i contenuti della Determinazione n. 6 citata con cui l’AVCP ha fornito le “Linee guida per l’affidamento della realizzazione di impianti fotovoltaici ed eolici” da parte enti locali. Si ritiene precisa che i contenuti di tale determinazione, indirizzata – come detto – agli enti locali, costituiscano un punto di riferimento per ogni pubblica amministrazione. Il quadro normativo di riferimento è costituito dal D. Lgs. n. 29 dicembre 2003, n. 387, con il quale è stata data attuazione alla direttiva 2001/77/CE, e dal D. Lgs. 3 marzo 2011, n. 28, di attuazione della direttiva 2009/28/CE (il “D. Lgs. 28/2011”). In particolare, ai sensi dell’art. 12, comma 2, del D.lgs. 28/2011, “i soggetti pubblici possono concedere a terzi superfici di proprietà per la realizzazione di impianti di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili nel rispetto della disciplina di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163” (i.e. il Codice dei Contratti Pubblici). L’estensione della disciplina del Codice dei Contratti Pubblici alle procedure di affidamento di una superficie pubblica vale, nelle intenzioni del legislatore, ad assoggettare anche detta fattispecie ai principi comunitari di libera concorrenza, parità di 75


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trattamento, non discriminazione e pubblicità sanciti dall’art. 2 del codice stesso. L’AVCP ha rilevato come sia pacificamente ammessa la possibilità che l’amministrazione “realizzi un impianto (si tratta quasi esclusivamente di impianti fotovoltaici) per la copertura totale o parziale del proprio fabbisogno energetico, non soltanto per finalità di tutela ambientale, ma anche in un’ottica di contenimento della spesa pubblica”. Nella medesima Determinazione n. 6 l’AVCP ha altresì rilevato che il destinatario del beneficio energetico realizzato dal privato è l’amministrazione stessa mentre il flusso di cassa è originato da proventi spettanti di diritto all’amministrazione medesima e da questi ceduti al concessionario (si pensi agli incentivi e/o ai proventi derivanti dalla vendita di energia eccedente il fabbisogno) ed inoltre che “trattasi, quindi, di progetti dotati di una intrinseca capacità di generare reddito, che consentono al settore privato un integrale recupero dei costi di investimento. Tali operazioni di norma non necessitano di risorse pubbliche a fondo perduto ai fini del raggiungimento dell’equilibrio economico finanziario. Le buone capacità di autofinanziamento consentono piuttosto di ipotizzare anche meccanismi di retrocessione dei ricavi o di energia a favore del partner pubblico”. Al riguardo l’AVCP ha sottolineato che la realizzazione degli impianti destinati a soddisfare il fabbisogno energetico delle pubbliche amministrazioni, laddove costituisca un contratto passivo, è soggetto alle regole dell’evidenza pubblica ed al rispetto delle disposizioni contenute nel Codice dei Contratti Pubblici. 4. Conclusioni In conclusione, si ritiene che il contratto di rendimento energetico rappresenta una tipologia contrattuale particolare ed autonoma che possa contenere tutti gli elementi della struttura giuridica immaginata (che presenti, cioè, tutte le caratteristiche menzionate al paragrafo 2.1). L’oggetto di tale contratto, infatti, varia in base al tipo di intervento che l’amministrazione intende realizzare e all’interesse concretamente perseguito dalla stessa e, pertanto, il relativo inquadramento contrattuale e la relativa gara si prestano all’applicazione di differenti discipline. Il testo integrale della relazione è disponibile sul sito www.opef.it 76


ENERGY PERFORMANCE CONTRACT l’Esperienza della Sapienza Prof. Livio de Santoli Responsabile Energia La Sapienza Università di Roma

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Livio de Santoli Responsabile Energia La Sapienza Università di Roma Introduzione Di pari passo con lo sviluppo industriaIe e con l’evoluzione di sistemi di comunicazione, le città hanno attraversato nel tempo processi evolutivi fino alla individuazione di assetti che, in un‘epoca di forte inurbamento caratterizzato da rilevanti consumi energetici, spesso risultano essere il risultato casuale di una necessità sociale piuttosto che l’effetto di una pianificazione ragionata. La città è un organismo complesso in sempre più rapida evoluzione il cui metabolismo detta le condizioni di sviluppo: dalla città delle reti è tempo di passare a quella delle reti intelligenti governate anche dalla gestione ambientale ed energetica del territorio. Il progetto delle smart grid alla Sapienza, in fase di realizzazione nella Città Universitaria della Sapienza, Università di Roma, risulta essere un esempio significativo di gestione territoriale dell’energia. Il programma energetico per il periodo 2005-2010 prevede una serie di interventi complessi mirati all’efficienza energetica e al risparmio energetico. L’idea che sta alla base della proposta si riferisce all’applicazione dei concetti della generazione distribuita dell’energia. E’ parte fondamentale del programma energetico della Sapienza quella di proporre modelli territoriali di integrazione tra produzione e consumo energetico che si sostengano dal punto di vista tecnologico ed economico, valorizzando il ruolo dei cosiddetti distretti territoriali o isole energetiche. L’obiettivo della Sapienza è quello di assumere un ruolo di eccellenza nei network di ricerca anche internazionale, sia in termini di tecnologia che di nuovi strumenti per l’orientamento della trasformazione dell’energia e costituire così un esempio urbano di produzione e consumo intelligente di energia da esportare anche su scala maggiore.

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LA NORMATIVA • Il DL 115/08 (energy performance contract, fondo di rotazione) per le PP.AA. • L’energy management DL 115/2008 • l’EPC è «l’accordo contrattuale tra il beneficiario e il fornitore riguardante una misura di miglioramento dell’efficienza energetica, in cui i pagamenti a fronte degli investimenti in siffatta misura sono effettuati in funzione del livello di miglioramento dell’efficienza energetica stabilito contrattualmente.» • gli obblighi della Pubblica Amministrazione comprendono «il ricorso, anche in presenza di esternalizzazione di competenze, agli strumenti finanziari per il risparmio energetico per la realizzazione degli interventi di riqualificazione, compresi i contratti di rendimento energetico, che prevedono una riduzione dei consumi di energia misurabile e predeterminata.» EPC – Energy Performance Contract La garanzia per l’affidatario si esplica attraverso formule che prevedono: • un indennizzo alla stazione appaltante in caso di consumi maggiori di quelli garantiti; • la condivisione dei risparmi energetici ottenuti; una penale nel caso di mancato raggiungimento degli obiettivi dichiarati (e valutati nell’analisi delle offerte in fase di aggiudicazione). EPC – Applicazione in Italia Inserire all’interno di un’unica gara due servizi distinti: • uno di consulenza gestionale, di manutenzione e di gestione del calore da retribuire a canone; • un altro più innovativo che riguarda il risparmio energetico, da conseguire a fronte di interventi sul sistema edificio-impianto (dalla cogenerazione, all’utilizzo di fonti rinnovabili, al risparmio negli usi finali), da retribuire in base al raggiungimento dell’obiettivo eventualmente fissando un risparmio minimo garantito. 80


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I contenuti del Piano d’azione MSE, 2007 Diagnosi dello stato di efficienza nei principali settori dell’economia nazionale e delle potenzialità: residenziale, industria, trasporti, terziario Risparmio atteso al 2016: 126.300 GWh/anno Residenziale 56.800 Terziario 24.700 Industria 21.500 Trasporti 23.300 Edifici ad energia positiva • Attenta progettazione dell’involucro edilizio per esaltare il comportamento passivo degli edifici, con riduzione dei fabbisogni energetici - Climatizzazione invernale 8 kWh/m3 – Energia termica - Climatizzazione estiva 10 kWh/m3 – Energia elettrica - Preparazione acqua calda sanitaria 11 kWh/m3 – Energia termica - Usi elettrici generici 11,5 kWh/m3 – Energia elettrica • Sistemi impiantistici ad alta efficienza • Utilizzo dell’energia elettrica e termica prodotte dal cogeneratore • Integrazione di fonti rinnovabili locali per la produzione di energia elettrica (fotovoltaico) e termica (pompe di calore)

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Servizio Energia • La differenza tra il Servizio Energia e un normale contratto di esercizio e manutenzione di impianti termici è che esso identifica il proprio risultato nel garantire la condizione di comfort e sicurezza, integrando le molteplici funzioni e attività legate al riscaldamento • Il Servizio energia non si limita a mantenere funzionale l’impianto, ma tende anche al risparmio energetico e all’uso di fonti rinnovabili. • Il servizio comprende la fornitura di combustibile e l’eventuale riqualificazione degli impianti. • Interventi di risparmio energetico e di efficienza energetica

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Valutazione della proposta tecnico-economica orientata al risparmio energetico • La valutazione dell’offerta tecnica sarà effettuata assegnando un punteggio alla proposta tecnico-economica orientata al risparmio energetico. • La ripartizione dei punteggi discende dall’esperienza della stazione appaltante nei confronti di servizi analoghi e consente di stabilire una gerarchia tra i servizi offerti attribuendo un punteggio più alto a quelli più importanti. • Per la valutazione della proposta tecnico-economica orientata al risparmio energetico, la modalità più semplice e più diretta è quella di attribuire un punteggio in base al valore del risparmio energetico, espresso in termini economici. • E’ possibile estendere il giudizio non solo alla variabile economica ma anche alle variabili energetiche (energia primaria) e ambientali (emissioni evitate, consumo di risorse), introducendo dei pesi (ai) che misurano l’importanza delle singole variabili. Valutazione dei risparmi energetici ottenuti • La remunerazione degli investimenti effettuati prevede la ripartizione dei benefici derivanti dal risparmio energetico tra la stazione appaltante e il concorrente. • È necessario stabilire, in modo chiaro, le modalità di misurazione del risparmio energetico, i benefici che il concorrente avrà a seguito del raggiungimento dell’obiettivo posto e le penali che saranno applicate in caso contrario. • Dovranno essere introdotti dei fattori per la normalizzazione dei risparmi energetici ottenuti - F1 per l’andamento climatico dell’anno considerato rispetto all’anno standard - F2 per una variazione dei volumi riscaldati/raffrescati/condizionati - F3 per variazioni del costo del combustibile - F4 per ore di esercizio diverse rispetto all’anno standard - Is è un indicatore di soddisfazione degli utenti: il risparmio non deve pregiudicare il comfort • Reso indipendente il costo della fornitura di combustibile da cambia83


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menti che possono verificarsi durante gli anni di esercizio, potrà essere valutato, a consuntivo e per ogni anno, il vantaggio ottenuto per merito degli interventi proposti e realizzati. QM = valore di riferimento del consumo di combustibile QA = consumo di combustibile effettivamente contabilizzato P = prezzo esposto in sede di offerta per il combustibile IS = indicatore di soddisfazione per l’anno di esercizio considerato. Nel caso in cui tra gli interventi di riqualificazione effettuati sia presente un impianto di cogenerazione o un impianto fotovoltaico è necessario includere nel computo dei risparmi energetici anche l’energia elettrica autoprodotta (EEap). Il valore economico di tale autoproduzione sarà calcolato in funzione di un prezzo CC Annualmente verrà corrisposta all’assuntore una somma per l’acquisto di energia termica che prevede la contabilizzazione della quantità di calore effettivamente erogata (QA) addizionata di una quota (K) di risparmio energetico effettivamente ottenuto a seguito degli interventi di risparmio energetico realizzati. La somma corrisposta annualmente all’assuntore per la fornitura di calore risulterà: per RT > 0 P · QA + K · RT + CC · EEap per RT ≤ 0 P · QM · F1 · F2 · F3 + CC · EEap Qualora durante l’esercizio degli impianti non fossero soddisfatti i vantaggi in termini di risparmio energetico dichiarati in sede di offerta, sarà applicata annualmente una penale, la cui entità potrà essere calcolata in base ai risparmi non ottenuti e comprenderà un indennizzo alla stazione appaltante per gli investimenti sostenuti.

GESTIONE ENERGETICA DELLA CITTÀ UNIVERSITARIA Fabbisogno energetico La sola città universitaria necessita ogni anno di oltre 12.000 MWh termici e 20.000 MWh elettrici, con una bolletta elettrica di circa 8 milioni di euro, un consumo equivalente a quello di circa 4.000 famiglie. L’approvvigionamento elettrico è garantito da 22 cabine di trasformazione e quello termico da 24 sottocentrali di scambio che si allacciano ala rete di acqua surriscaldata fornita dal vicino policlinico.

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Stato degli impianti Gli impianti sono in gran parte risalenti agli anni ‘60 e quindi vicini alla fine del loro ciclo di vita. Sono necessari urgenti interventi di manutenzione. Tale necessità deve essere considerata come un’opportunità per introdurre nuove soluzioni energeticamente più efficienti

Rete di teleriscaldamento e di distribuzione elettrica della città universitaria

“SMART-GRID” SAPIENZA Penetrazione delle Fonti Rinnovabili Fotovoltaico in tutti gli edifici della Sapienza E’ prevista la realizzazione di impianti fotovoltaici per un totale di 1MWp da realizzarsi sulle sedi della Sapienza, di cui 428 kWp nella città universitaria. 85


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Evoluzione del progetto Smart-Grid Gli impianti fotovoltaici negli edifici esterni alla cittĂ  universitaria saranno il punto di partenza per la creazione di nuove reti intelligenti basate sulla generazione distribuita.

Progetto dei nuovi impianti fotovoltaici sugli edifici universitari Premio best practice patrimoni pubblici 2011

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L’ACCORDO-QUADRO TRA SAPIENZA E IMPRESE PRIVATE Energy Performance Contract L’appalto della gestione impiantistica della Sapienza è affidato ad un RTI formato da un team di imprese private. Le imprese che compongono il RTI hanno una consolidata esperienza nella gestione energetica di edifici complessi pubblici e privati. L’accordo siglato non consiste in un semplice contratto di esercizio, ma prevede precisi obiettivi in termini di risparmio energetico e gestione dei nuovi impianti legati al progetto smart-grid. La remunerazione dei partner privati deriva anche dai risparmi energetici conseguiti e conduce quindi ad un meccanismo di condivisione partecipata del progetto di ammodernamento.

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RISULTATI DEL PROGETTO ENERGIA PER LA SAPIENZA Il programma-quadro entro il 2011 prevede i seguenti interventi: • Isole n°1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8: impianti fotovoltaici per 428 kWp. Completato 6 kWp sull’Asilo Nido. • Isola n°4: impianto sperimentale con celle a combustibile da 10kW alimentate da idrogeno prodotto localmente mediante idrolizzatore alimentato da un impianto fotovoltaico. • Isola n°5: impianto di cogenerazione della potenza di 580kW elettrici e 900 kW termici alimentato a gas naturale. • Isola n°6: impianto fotovoltaico da 30kWp integrato sulla struttura (completato) e impianto di cogenerazione con motore a combustione interna alimentato ad olio vegetale della potenza di 900 kW elettrici e 1300 kW termici. • Isola n°7: microturbine ed assorbitori (finanziamento “Joint Lab” della Regione Lazio). • Isola n°8: microturbina a gas da 100kW elettrici e 160 kW termici in assetto trigenerativo mediante accoppiamento diretto a macchina frigorifera ad assorbimento in grado di produrre 110kW frigoriferi per la climatizzazione dei locali (completato). • Isola n°9: centrale termica da 20 MW termici e impianto di cogenerazione con motore a combustione interna alimentato a idrometano della potenza di 280kW elettrici e 400kW termici. • Centro Sportivo Universitario (CUS): impianto sperimentale di cogenerazione con motore endotermico da 60kW elettrici e 120kW termici alimentato a idrometano (miscela gas naturale/idrogeno), con produzione dell’idrogeno in loco (1Nm3/h) mediante idrolizzatore alimentato dalla produzione elettrico di un impianto fotovoltaico da 6kWp. (completato). • Rifacimento rete primaria acqua surriscaldata (completato 1 km) e tratti di rete secondaria (completati 500 m).

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L’attuazione del progetto condurrà ad una serie di benefici: 1) Socio-culturale il progetto sta chiamando e chiamerà le strutture tecniche dell’università a misurarsi con complesse problematiche impiantistiche legate alla sperimentazione delle nuove tecnologie. Sarà quindi possibile maturare nuove competenze di alto livello che arricchiranno l’offerta formativa a disposizione degli studenti e potranno essere messe a disposizione di altre amministrazioni pubbliche e presso l’industria; 2) Ambientale si stima che il progetto potrà ridurre di quasi il 10% le emissioni di gas serra dell’intero patrimonio edilizio della Sapienza; 3) Economico l’applicazione del progetto condurrà ad un risparmio complessivo valutabile in circa 600 mila euro all’anno sulla bolletta energetica dell’Università. Tale somma potrà quindi essere reindirizzata su attività più strettamente legate alla didattica ed alla ricerca; 4) Territoriale, il progetto delle Smart Grid alla Sapienza sarà il punto di partenza per l’estensione della generazione distribuita su scala prima di quartiere, poi urbana. La realizzazione del Progetto Energia per la Sapienza ha ispirato il piano di azione per l’energia sostenibile della città di Roma, che sarà presentato al “Covenant of Mayors” della Comunità Europea nel maggio 2011. Il testo integrale della relazione è disponibile sul sito www.opef.it

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IDEE E PROPOSTE Marcello Inghilesi Segretario Generale OPEF Mi pare di capire che sull’efficientamento energetico l’innovazione tecnologica abbia un peso notevole e soprattutto i ritmi e i tempi di innovazione dei sistemi applicati. Do avvio al dibattito con questa domanda per l’ing. Romani. Questa innovazione ha delle caratteristiche italiane specifiche che possono essere esportate e riconosciute come patrimonio del made in Italy? Ed è sufficiente il sistema di regole a supportare il sistema produttivo e tecnologico?

Rino Romani Responsabile dell’Unità Tecnica per l’efficienza Energetica dell’Enea: Dal punto di vista dell’efficienza energetica nei confronti di quelli che sono gli obblighi che la direttiva europea n. 32 ci impone, ebbene l’Italia da questo punto di vista per tutta una serie di motivi a cominciare dal fatto che importiamo oltre l’85% di materie fossili dall’estero, ha messo sempre in campo politiche di efficienza energetica all’avanguardia. L’ing. Ferrari è stato il mio primo capo servizio nell’82-84 non ricordo quand’era, ma può testimoniare che sono trent’anni che operiamo in questo campo. Siamo stati sempre innovativi e queste innovazioni sono state spesso copiate a livello europeo; gli stessi metodi incentivanti tipo i titoli di efficienza energetica ma anche la riduzione fiscale del 55% che forse è più nota dei titoli di efficienza energetica come i certificati bianchi, sono dei meccanismi che in Europa molti paesi stanno studiando e altri li stanno applicando. Domani al Ministero dello Sviluppo Economico c’è un incontro in cui siamo stati invitati anche noi come Agenzia Nazionale per l’efficienza energetica per discutere la nuova proposta di direttiva con la Commissione Europea che va a sostituire la direttiva 32 sui servizi energetici e sull’efficienza energetica e dai documenti, dal grafico presentato alla Commissione Europea, emerge che anche se non in forma esplicita, si vuole andare verso strumenti di mercato tipo i certificati bianchi che in Italia applichiamo da tempo. 91


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L’Enea ha condotto il monitoraggio, per vedere i risultati del primo piano di azione del 2007 e poi nel 2011 del secondo piano di azione. A fine 2010 avevamo un obiettivo di riduzione di efficientamento energetico di oltre 35 mila GW. L’Italia è riuscita a consuntivare oltre 47 mila GW quindi molto di più rispetto a quello che era l’obiettivo e secondo stime che mi sono state fornite proprio in questi giorni, a fine 2011 potremo consuntivare un risparmio di oltre 70 mila GW: tenete presente che l’obiettivo nel 2016 è di 126 mila GW, quindi questo mi fa pensare che l’obiettivo può essere raggiunto, se continuiamo con questo trend, con ampio anticipo rispetto a quella che è la data di scadenza. Ma quella dell’efficienza energetica è una questione prima di tutto, scusate, non di numeri, ma di cultura, una questione di sensibilizzazione, una questione di comportamenti. Si tratta “esportare” all’estero le migliori best practise italiane”.

Ing. Guglielmo Ferrari Consigliere Ministero dell’Ambiente: Proprio grazie a quella lunga esperienza che ricordava ora Romani, volevo riprendere alcuni accenni già fatti in realtà nel corso di questo interessante Laboratorio che a mio avviso giustificano un concetto secondo me molto importante. L’esperienza italiana risale per quanto riguarda l’uso efficiente dell’energia, in particolare per gli edifici, al 1976 anche precedentemente perché nel ’76 è uscita la prima legge la 373 che stabiliva dei vincoli sull’isolamento degli edifici. I primi tentativi di incentivazione di interventi vari: risparmio, fonti alternative e quant’altro risalgono al 1982 con la legge 308: i molti errori compiuti sono stati corretti e sono state studiate delle soluzioni diverse che come ricordava Romani a livello Europeo sono diventate degli esempi da seguire adattati alle situazioni locali. L’efficienza energetica, dunque, lo abbiamo già detto tanti anni fa, è una virtuale fonte di energia non molto dissimile da altre se non per il fatto che è diffusa, è localizzata in ogni punto di utenza; questo vuol dire che per sfruttarla dobbiamo avere delle conoscenze professionali tecniche etc. etc. in ogni punto di utenza ed è necessaria veramente una cultura diffusa puntualmente su tutto il territorio. Questo il concetto che volevo sottolineare: a mio avviso è importante che oltre a incentivare gli impianti fotovoltaici o le caldaie o qualsiasi altra cosa 92


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che riguardi l’hardware, che purtroppo porta gran parte dell’incremento del prodotto interno lordo all’estero e poca parte in Italia, sia promossa di più l’informazione sul risparmio dell’energia. Diagnosi energetiche ben fatte complete e curate, renderebbero infatti molto più alta la percentuale di ricaduta economica nazionale in questo settore e sarebbero fondamentali per rendere valido e utile lo strumento del project financing ai fini dei progetti di efficientamento.

Francesco Brutti Ufficio Finanziamenti Cassa Depositi e Prestiti: Ho chiesto di intervenire semplicemente per fare una piccola presentazione dell’ufficio finanziamenti della Cassa che qui rappresento. Si tratta di finanziamenti destinati alla produzione di energia da fonti rinnovabili ma anche da fonti convenzionali. Nel mercato italiano è stato fatto tantissimo anche negli ultimi anni nel mercato delle rinnovabili così come nelle convenzionali e nel mercato liquido del sistema bancario, grazie al sistema degli incentivi che è stato messo in piedi dai vari provvedimenti normativi che si sono succeduti nel tempo. Chiaramente come Cassa Depositi e Prestiti, diversamente dalle banche, abbiamo dei requisiti un po’ più stringenti relativamente agli investimenti che possiamo finanziare e abbiamo un occhio particolare per gli investimenti che sono diretti all’efficienza della Pubblica Amministrazione in generale e a infrastrutture sempre più tecnologicamente all’avanguardia. Anche se si è partiti da lontano con la normativa, poco è stato fatto, lo sappiamo nel risparmio energetico in Italia, pochissimo rispetto agli altri paesi europei. Quali sono i problemi che rispetto al sistema delle rinnovabili hanno reso più difficile lo sviluppo di un patrimonio di conoscenze tendenti poi alla realizzazione di progetti di efficienza energetica? Un impianto eolico oppure un impianto fotovoltaico hanno un costo spesso di notevoli dimensioni: si tratta di impianti di tipo industriale e riescono ad essere diciamo studiati e inseriti in quelle che sono le meccaniche di una finanza fatta ad hoc per questo tipo di progetti che generano cassa che sono quindi autoliquidanti. Vediamo invece che cosa succede per i progetti di efficienza energetica. Quello che abbiamo potuto rilevare soprattutto nel campo della Pubblica Amministrazione è che ci sono una serie infinita di ostacoli. Il primo è 93


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la scarsa conoscenza da parte della stessa Pubblica Amministrazione dello stato dell’infrastruttura cioè la PA è consapevole della bolletta che arriva a fine mese, ma non ha conoscenza dei processi per i quali si arriva a quella bolletta. Secondo: per l’Amministrazione è molto più importante riparare una cosa rotta piuttosto che pensare a risparmiare dei soldi per l’efficienza energetica per poi avere tra l’altro dei vincoli sulla spesa di quei soldi stessi, derivanti dal patto di stabilità. Terzo ostacolo: i limiti di indebitamento. Dietro a ogni progetto al contrario sarebbe necessario avere un forte impegno da parte dello Stato, promotore dell’iniziativa, il quale dovrebbe essere responsabile della gestione di tutto il processo. E’ mancata, al contrario fino ad oggi, la pianificazione e la progettazione degli interventi: abbiamo sentito prima che molti bandi sono spesso andati deserti perché si affidava al privato qualcosa di estremamente vago in termini di progettazione preliminare. Concludo dicendovi molto velocemente cosa ha potuto fare Cassa Depositi e Prestiti rispetto a questo tema. Stiamo senz’altro cercando di sostenere l’efficienza energetica su progetti macro ossia da una parte la produzione dell’energia attraverso rinnovabile, dall’altra l’aumento di efficienza degli impianti di produzione di energia destinati a grandi operatori che sono i distributori di pubblici esercizi: trasporto di energia elettrica, produzione e distribuzione di energia elettrica. Insieme alla Bei, Cassa ha partecipato a un fondo di efficienza energetica sulla base di un programma della Commissione UE che aveva in dotazione 3 miliardi e nove da destinare a progetti europei. Di questi soldi a fine 2009 c’era un residuo di circa 150 milioni, Cassa e Bei hanno strutturato un Fondo dedicato al sostegno principalmente di progetti nella efficienza energetica che abbiano come requisito la leggibilità delle operazioni di risparmio energetico. Adesso sta a noi italiani capire quali sono i prodotti e i progetti da proporre ai sensi della normativa europea, dal momento che abbiamo un patrimonio che può essere sicuramente efficientato attraverso il ricorso a questo Fondo a partire da investimenti di cinque milioni. Quello che,dunque,consiglierei di fare, qualora esistano degli investimenti che hanno un minimo comune denominatore, è di accorparli e di proporli per raggiungere una dimensione industriale al fondo.

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Angela Mancinelli Funzionario BEI Buonasera, sarò molto breve, ma visto che la Bei è stata citata in più occasioni durante questo pomeriggio mi sembrava giusto darvi anche il nostro contributo su ciò che la Banca fa. La Bei ovviamente come istituzione finanziaria dell’Unione Europea è assolutamente attenta al tema dell’efficienza energetica che rappresenta in assoluto una priorità in tutte le tipologie di investimenti che finanziamo, quindi valutiamo molto positivamente dando una priorità assoluta, tutti quei progetti dove l’efficienza energetica è una componente importante. Ma mi sembra interessante condividere con voi quella che è stata la nostra esperienza negli ultimi due anni in particolare per quanto riguarda la Pubblica Amministrazione in particolare nell’ambito dell’iniziativa ELENA di cui probabilmente molti di voi hanno sentito parlare. Si tratta di una iniziativa di assistenza tecnica non di finanziamento ma di assistenza proprio alle realtà pubbliche locali nell’implementazione di progetti di efficienza energetica. Vorrei anche, alla luce dell’esperienza maturata all’interno di questo programma, sottolineare il progresso che si sta realizzando in Italia. Devo dire che la nostra esperienza è quella di una grande sensibilità da parte di molte realtà pubbliche e locali verso questo tema. Abbiamo ad oggi alcuni progetti ELENA andati a buon fine sia a Milano che al Centro e al Sud d’Italia, i quali manifestano come all’interno delle realtà locali, ci sono molte esperti che fortunatamente stanno venendo fuori proponendo una serie di iniziative importanti. Quello che vorrei dire è che Bei è sicuramente molto attiva in questo settore e il collega Brutti di Cassa Depositi ha ricordato la nostra partecipazione al Fondo europeo, ma l’iniziativa ELENA è uno strumento tuttora valido e ancora applicabile per tutto il 2012 nelle realtà locali. Uno strumento di assistenza tecnica, come vi dicevo, per supportare le spese che ruotano intorno all’implementazione del progetto. Sul lato finanziamenti che poi è la nostra attività principale, ovviamente siamo in grado anche di supportare queste iniziative laddove si riesca con programmi ben strutturati di dimensioni consistenti a superare una delle barriere fondamentali nel finanziamento dell’efficienza energetica che è la piccola taglia delle singole iniziative”.

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Diego Gavagnin editorialista Quotidiano Energia Intanto volevo complimentarmi per l’iniziativa perché credo che al giorno d’oggi, come sollecitava anche Guglielmo Ferrari, il problema fondamentale è quello della diffusione dell’informazione quindi del fare cultura etc. per cui una struttura di evento come questo basata sul racconto di alcuni casi di studio comunque incuriosisce e in qualche modo può poi stimolare delle idee. Ma in particolare quello che mi ha spinto a intervenire è stato l’intervento del rappresentante della Cassa Depositi e Prestiti al quale faccio i complimenti per lo spirito molto partecipato con il quale ha raccontato le cose che stanno facendo. Dopodiché mi sono ricordato che qui siamo alla Fondazione Einaudi e allora mi sono chiesto: cosa penserebbe Einaudi se avesse sentito tutto questo racconto, su questi fondi pubblici che arrivano da una raccolta di soldi statali in Europa e che vengono girati a una cosa stranissima, una sorta di Iri finanziaria, (non ho capito bene ancora che cos’è la Cassa Depositi e Prestiti), la quale a sua volta gira dei soldi a progetti dell’Enel o altre iniziative simili? Se l’amministratore, il funzionario della Provincia che gestisce le scuole del Lazio non è in grado di avere la sensibilità necessaria per il tema dell’efficienza energetica, cosa c’entra Cassa Depositi e Prestiti? Diamo il discorso in mano ai privati e chi si è visto si è visto. La situazione di questo paese è ad un punto di non ritorno, e noi stiamo ancora a ragionare su un finanziamentino pubblico a tre anni, mentre per compiere questo processo di efficientamento andrebbe sbaraccato un po’ di Stato, salvaguardando soltanto gli enti di ricerca. Al contrario abbiamo tutti partecipato ad una cosa che è davvero sconvolgente: cioè lo Stato italiano ha presentato nel giugno scorso un suo piano di sviluppo del fotovoltaico in Europa che prevedeva 8000 megawatt al 2020 con la giusta gradualità per poter utilizzare un po’ di tutte le tecnologie innovative. Ma le lobbying delle banche volevano finanziare il fotovoltaico e questo ha fatto sì che noi alla fine di quest’anno avremo 15.000 megawatt di fotovoltaico prodotto da tecnologie vecchie che pagheremo per altri vent’anni circa 140 o 150 miliardi. E non mi dite che il discorso del fotovoltaico non c’entra con l’efficientamento: come si è visto dalle tabelle delle dimostrazioni fatteci prima, il fotovoltaico fa parte degli interventi per rendere più convenienti gli investimenti”.

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Carla Patrizia Ferrari amministratore delegato Equiter Spa Io ragiono in un ottica privata, vengo dal mondo privato, rappresento una società di un gruppo bancario. Noi abbiamo investito molto come gruppo non soltanto come Equiter ma anche dal lato finanziario nel settore fotovoltaico perché è un settore che al di là del fatto che abbia comunque ricevuto un sostegno, ma questo è avvenuto anche in Germania, è arrivato quasi alla griglia di parità, nel senso che ad oggi noi finanziamo dei progetti che sono molto più vicini alla sostenibilità finanziaria. Sono stati fatti sicuramente degli errori anche in questo settore, c’è stata sicuramente una crescita eccessiva dovuta a questi sussidi che han fatto venir fuori un po’ di tutto, come gli impianti fotovoltaici fatti in aree agricole che sono una roba da vergognarsi. Ma resta, comunque, un settore che ha dato una sua valenza economica per l’indotto che ha creato.

Alessandro Pascucci Federesco Buongiorno, allora, se possibile, sarò breve. Volevo riportare un attimo l’argomento sull’efficienza energetica visto che noi consideriamo l’efficienza energetica come l’elemento centrale dello sviluppo economico italiano. La Commissione Europea e quindi il Parlamento Europeo attraverso le direttive ci stanno portando in una direzione ben precisa al 2020 e poi al 2050 con tutta una serie di obiettivi che se ancora non lo sono potrebbero diventare vincolanti. Rispetto a questi obbiettivi l’Italia è un po’ indietro. Allora noi in tale contesto, e vi ringraziamo di aver organizzato un intervento di questo tipo che ci consente di condividere la nostra iniziativa, abbiamo presentato una serie di proposte al Presidente del Consiglio Monti, al ministro dello Sviluppo Economico Passera e al ministro dell’Ambiente Clini sull’efficienza energetica come motore di sviluppo economico italiano. Al primo punto lo sviluppo della metodologia del finanziamento tramite terzi perché allo stato attuale da un punto di vista normativo tecnico e finanziario la metodologia di fatto non è ancora attuata in Italia, attraverso tutta una serie di azioni. Tra l’altro rispetto alla relazione del Prof. De Santoli sul ripristino dell’articolo 9 del 115/2008 97


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voglio chiarire che il fondo di rotazione previsto in quella misura è stato poi abrogato dal ministro Tremonti, quindi di fatto non solo non è stato attuato ma non esiste proprio più come fondo. Un’ipotesi potrebbe essere la costituzione di un fondo misto pubblico privato per la copertura dell’equity e dell’iva, attraverso la liquidazione di fondi già stanziati nel bilancio dello Stato ma che non sono più utilizzati, visto che il settore bancario finanzia le iniziative imprenditoriali nell’efficienza energetica, ma solo fino ad un certo punto. In parallelo è necessario sviluppare e diffondere la contrattualistica sul finanziamento tramite terzi: l’avvocato Lombardi ha fatto una splendida relazione dove dimostra che siamo ancora indietro in proposito. Altre sono le azioni che è possibile mettere in campo per liberalizzare l’utilizzo del sistema di generazione distribuita; oggi se io voglio acquistare energia e sono un consorzio o un condominio o una cooperativa non posso farlo per il singolo consorziato, il singolo condomino o la singola società che fa parte della cooperativa perché il decreto legislativo dell’articolo 49/99 il decreto Bersani mi pone il divieto di acquistare l’energia per l’utilizzo del singolo soggetto utente finale. Anche in questo caso basterebbe cambiare una piccola norma per liberalizzare definitivamente questo settore. Per concludere elemento fondamentale che è stato citato dal Generale Peluso inizialmente è quello del monitoraggio, il monitoraggio è un elemento cardinale per sviluppare l’efficienza energetica e quindi noi abbiamo anche in questo caso invitato il Governo a sviluppare un piano di monitoraggio nazionale sugli edifici della pubblica amministrazione insieme all’analisi dei consumi energetici su larga scala. Vi ringrazio dell’attenzione.

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Conclusioni Dott. Inghilesi Le presentazioni e la discussione sono state di grande interesse. Sintetizzo in quattro punti le mie conclusioni. Questo paese non ha risorse energetiche minerarie. Nel dopoguerra l’ENI di Enrico Mattei dette la speranza di aver trovato gas e forse petrolio in Val Padana. Qualcosa fu estratto: poca cosa rispetto al fabbisogno che si sarebbe manifestato. L’unica energia nazionale restò quella idroelettrica, prodotta con le grandi dighe montane oggi possiamo dire che una nostra grande risorsa è costituita dal risparmio energetico. Ogni anno possiamo non consumare energia equivalente a milioni di tonnellate di petrolio. Il risparmio non è una risorsa infinita, naturalmente,ma è una risorsa che dobbiamo continuare a “estrarre”. • La razionalizzazione dei consumi, progettata per tutti gli usi energetici finali, significa implicitamente anche risparmio. Troppo spesso non si distingue tra risparmio e razionalizzazione dei consumi. Sono due fenomeni e processi diversi, che devono essere studiati e risolti separatamente, anche se arrivano a risultati analoghi. Il progetto di razionalizzazione dei consumi delle caserme, qui discusso, ne è un esempio. • Progettare impianti, macchine, edifici con un minor tasso di consumo energetico, significa fare innovazione e risparmiare risorse. Il sistema di razionalizzazione ha una sua economia di scala , di cui bisogna tener conto, quando si progettano interventi in materia. Maggiori sono le dimensioni degli interventi di efficientamento energetico e migliori sono i risultati, in termini tecnologici ed economici. • Efficienza, risparmio e razionalizzazione prescindono dalla fonte di produzione energetica utilizzata; si tratta di lavorare sugli usi finali del prodotto energetico al di là di tutti i problemi e le implicazioni delle fonti: solare o nucleare l’energia deve essere consumata con parsimonia e con intelligenza. Ringrazio tutti per la pazienza dimostrata in questa lunga discussione. OPEF ringrazia in particolare i promotori di questo laboratorio: l’ing. Maurizio Bottaini, insieme agli architetti Boltri e Marincola di Manutencoop, gli avvocati Montella e Lombardi di Studio Orrick, la dott.ssa Ferrari e il dott. Atella (oggi passato ad altra società ndr.) di Equiter Spa. Ci troveremo ancora per discutere di questi problemi. Grazie e a presto. 99


CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE Eletto il 10 maggio 2011

Giancarlo Lunati Valerio Zanone Roberto Einaudi

Presidenti Onorari

Presidente

Mario Lupo

Consiglieri

Stanislao Cavandoli Franco Chiarenza Vice Presidente Pierluigi Ciocca Francesco Gianni Antonio Patuelli Angelo Maria Petroni Alberto Pera Maurizio Sella

Partecipano alle riunioni del Consiglio senza diritto di voto (art. 10 dello Statuto)

Giovanni Orsina Direttore Scientifico Domenico da Empoli Presidente del Comitato Scientifico Marcello Inghilesi Segretario generale OPEF

Roberto Einaudi è stato Presidente effettivo da gennaio 2007 fino al 10 novembre 2011 quando è stato eletto dal Consiglio di Amministrazione, in sua successione, il nuovo Presidente Mario Lupo COMITATO SCIENTIFICO aggiornamento aprile 2007 Luisella Battaglia, Marcello Clarich, Innocenzo Cipolletta, Giuseppe Corasaniti, Domenico da Empoli, Luigi R. Einaudi, Fiorella Kostoris, Giuliana Limiti, Sebastiano Maffettone, Corrado Malandrino, Antonio Nicita, Ernesto Paolozzi, Costanza Pera, Francesco Perfetti, Angelo Maria Petroni, Gustavo Piga, Francesco Pulitini, Gaetano Quagliariello, Tommaso Valletti


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