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cit tĂ  invi sibi li

Eva Zuccolo


CittĂ  invisibili Invisible Cities Eva Zuccolo


Eva Zuccolo rappresenta una sintesi abbastanza propria della civiltà artistica veneta e friulana; veneta per formazione, (la Scuola Internazionale di Grafica di Venezia per esempio) e per residenza attuale, ma soprattutto per ideologia (afferma l’ esistenza di una città interiore, una sorta di luogo dell’ anima, come dal vedutismo a Emilio Vedova spesso gli artisti veneziani hanno affermato) è invece friulana per nascita e per scavo nella materia, per la manualità e il lavoro, quasi fisico del quale si è appropriata negli anni per poter costruire, plasmare, graffiare, scarnificare la materia. Un lavoro certosino, operaio, concreto e in questo senso friulano. La filosofia del lavorare e dell’ indagare sulla realtà è comunque la base di partenza di ogni chiave che apre la dimensione del saper fare. Il fondamento attraverso il quale possiamo leggere la pittura di Eva Zuccolo investe la costruzione di città invisibili, di città dell’animo, per cui l’io indaga e si smarrisce in mille segni, in una molteplicità di tracce che riportano a luoghi dell’anima, che ricostruiscono il senso del tempo. Una città in definitiva è un luogo trascorso dal tempo, il tempo di un io individuale che percorre lo spazio urbano e il tempo della storia collettiva che invade l’area nella quale ognuno di noi può vivere. Lo spazio urbano insomma è spazio dell’io ma anche degli altri, è spazio colmo di tracce, di segni, di graffi, di dolore e di piacere, di male di vivere e di gioia di appartenere. C’è nello spazio urbano - e quindi negli spazi che crea Eva Zuccolo – qualche cosa di impenetrabile e allo stesso tempo un quid visibile e immediato. L’uomo e il collettivo lasciano segni, indipendentemente che questi siano fortezze, castelli, piramidi, roccia o capanna, e la libertà dell’io è l’assioma della città simbolo delle attese e delle speranze della comunità e dell’individuo. Eva Zuccolo dunque con la sua pittura sottolinea sempre la luce dell’io anelante alla libertà costruttiva ed incline all’edificare. Stigmatizzando la distruzione e il non essere. La storia per Eva Zuccolo è una perenne sfida tra il costruire e il distruggere, una sorta di dialettica bene e male e naturalmente il bene è rappresentato dall’edificare e il male dal distruggere.

Dalla distruzione comunque rimangono le tracce e queste sono indelebili e a loro volta presupposti di un nuovo e più ottimistico edificare. Riecheggiano nella pittura della Zuccolo alcune parole scritte da Charles Dickens in Pagine italiane: “il fuoco che illumina strade severe palazzi e torri imponenti, alimentate dai raggi celesti, continua a ardere anche dopo che i bagliori della battaglia si sono spenti”. Eva Zuccolo sa che nel secolo breve – come fu chiamato il 900 – i clamori delle battaglie distrussero le città, ma dalla traccia rimasta ecco la nuova speranza, ecco il nuovo costruire, la sfida dell’io che non accetta di essere annientato dalla negatività della storia, ma sottende sempre la ricostruzione, si illude sempre di poter ricominciare. La ricchezza della storia non sta nelle cattedrali e nelle piramidi solamente, ma anche nella forza vitale dell’io e delle collettività che accettano la sfida e riscrivono le pietre di luce sempre nuova. Il fuoco quindi non è divoratore ma alimento di rinascita e di rivincita perché l’uomo fabbro del suo destino, artefice della propria vita, ripensa la città architettonicamente e urbanisticamente e dal non essere delle macerie la rende nuovo essere e nuova speranza. Questa filosofia di Eva Zuccolo si accompagna con la tecnica che include smaterializzazioni e materializzazioni, utilizzi di malte e sabbie, oli e acrilici, in un plasmare operaio, come dicevo prima, infaticabile e sperimentale, in una lucida visione della materia che si compone e scompone, che si diluisce, afferma e nega, tra luci e ombreggiature, tra grumi materici e soffusioni cromatiche. Anche l’ultima produzione di Eva Zuccolo, questa incline a scoprire il mistero delle città invisibili che stanno dentro di noi, si stempera nella materialità delle forme che suggerisce ancora una volta quel sostanziale astrattismo dal quale mi pare che l’artista non si sia mai allontanata. Vito Sutto giugno 2010


Eva Zuccolo represents a fairly clear synthesis of arts in the Veneto and Friuli regions. She trained in Veneto (for example, at the International School of Graphic Design in Venice) and currently resides there, but her ideology is especially linked to this Region. She affirms the existence of an interior city, a sort of place of the soul, as Venetian artists from ‘veduta’ landscape artists to Emilio Vedova have often done. However, she was born in Friuli and her exploration of material, her manual skills and the almost physical work that she has done over the years to build, shape and expose her material point to painstaking concrete, manual work that is typical of Friuli. The philosophy of work and of investigating reality is the basis of any key to interpreting the dimension of creative skill. The basis for interpreting Eva Zuccolo’s painting is the construction of invisible cities, of cities of the soul, in which the self investigates and becomes lost in a thousand signs, in a multitude of traces that lead back to these places of the soul, which reconstruct a sense of time. A city is, ultimately, a place where time has passed, the time of an individual self that runs through the urban space and the time of collective history that invades the area each of us can inhabit. In short, the urban space is a space both for the self and for others. It is a space full of traces, signs, scratches, pain and pleasure, of depression and the joy of belonging. In the urban space – and therefore in the spaces that Eva Zuccolo creates – there is something impenetrable and, at the same time, something visible and immediate. Man and society leave signs, whether these are fortresses, castles, pyramids, rocks or huts and the freedom of the self is the axiom of the city as a symbol of the expectations and hopes of society and the individual. Eva Zuccolo’s painting therefore always underlines the light of the self that longs for constructive freedom and is inclined to construct, while stigmatising destruction and non-being. For Eva Zuccolo history is a perennial challenge between building and destroying, a kind of dialectic good and evil in which, of course, good is represented by building and evil by destroying. However, destruction leaves indelible traces that are in turn the conditions for new, more optimistic construction.

Zuccolo’s painting echoes the words of Charles Dickens in Pictures from Italy: “the fire that illuminates streets, severe buildings and imposing towers, fed by celestial rays, continues to burn even after the flashes of the battle have died away”. Eva Zuccolo knows that in the brief century – as the 20th century was known – the clamour of battle destroyed cities, but from the traces that remained came new hope, new construction, the challenge of the self that will not accept being annihilated by the negativity of history, but always leans towards rebuilding and is always under the illusion that it can start again. The wealth of history does not only lie in its cathedrals or pyramids, but also in the vital force of the self and society that accept the challenge and continue to rewrite the stones of light anew. Therefore, fire does not consume but feeds rebirth and return, because Man – who forges his own destiny and rebuilds his life – redesigns the architecture and urban plan of the city and, from the non-being of the ruins, creates new being and new hope. Eva Zuccolo’s philosophy is accompanied by a technique that includes dematerialisation and materialisation, the use of mortar and sand and oil and acrylics in, as I said earlier, tireless, experimental manual shaping, in a clear vision of material that forms and crumbles, that dilutes, affirms and denies, with light and shade, lumps of material and chromatic glows. Eva Zuccolo’s recent work, which aims to discover the mystery of the invisible city that lies within each one of us, dissolves in the material nature of the forms that suggest, once again, the substantial abstractism from which it appears the artist has never deviated. Vito Sutto, June 2010


CITTà INVISIBILI L’ AMBIENTAZIONE: Nel corso del suo vivere, nel suo cammino attraverso le stagioni, l’uomo lascia segni, tracce del suo passaggio nel tempo. E i simboli si sovrappongono, si sommano, arricchendo lo spazio, la nostra STORIA: nel nostro andare avanti lungo il corso delle stagioni, nel sorgere, il tramontare, il morire, di stelle e pianeti, nelle devastazione delle piene, nel prosciugarsi dei corsi d’acqua. E così, nei graffiti sulle rocce, nei profili di un minareto, nell’imponente bellezza delle cattedrali e delle moschee, nel sorprendente fascino delle piramidi o in quello ingegnoso delle fortezze – l’uomo lascia dietro di se simboli del suo tempo – stratificazioni di segni appunto – che sono la nostra STORIA.

IL SIGNIFICATO Città invisibili sono le città dell’ANIMA. E questa volta il termine città è in senso metaforico. Sono costruite dentro di noi una struttura solida o fragile, delicata o pesante, solitaria e silenziosa, o dai molti rumori e numerose presenze… gentile, comunicativa o buia, antica e inespugnabile; sofferente, indifesa, violata o gioiosa e leggera come l’animo di un bambino. Ma quello in cui voglio credere è che in ogni “città invisibile” ci sia un bagliore di luce, una finestra illuminata. Voglio credere che ogni “città” abbia la possibilità di crescere verso l’alto, alleggerirsi ed essere LIBERA DI ESSERE - verso la luce. Che ogni “città invisibile” possa nutrire le sue speranze - possa vivere i suoi sogni, illuminare i suoi palazzi, godere dei suoi tesori.

1° pensiero: è una trasposizione dell’animo umano - nelle città 2° pensiero: è la mia speranza: che in ognuno di noi, ognuno con il suo vissuto, le sue sofferenze, i suoi ricordi, le sue gioie, ci sia una possibilità - ci sia una luce accesa. - voglio credere nell’uomo in ciò che di buono ognuno di noi può avere, e può dare; voglio credere che ognuno di noi può lasciare un piccolo segno, può aggiungere un mattone, può colorare le sue ali L’aspetto peggiore dell’uomo non lascia segni - devasta e distrugge ogni cosa. Annienta e annulla - degrada se stesso. Eva Zuccolo


INVISIBLE CITIES SETTING: During his life, in his journey through the seasons, Man leaves signs and traces of his passage through time. These symbols overlap and add up to enrich the space and our HISTORY; in our journey through the seasons, in rising and setting, in dying, in stars and planets, in the devastation of floods and the drying up of rivers. Thus, in graffiti on rocks, in the profiles of a minaret, in the imposing beauty of cathedrals and mosques, in the surprising fascination of the pyramids or the ingeniousness of fortresses, man leaves behind symbols of his age – layers of signs – that are our HISTORY.

MEANING Invisible cities are cities of the SOUL. This time the term ‘city’ is used in a metaphorical sense. They are built within us – a solid or fragile structure that is delicate or heavy, solitary and peaceful or filled with noise and presence; kind and communicative or dark, ancient and impregnable; suffering, defenceless and violated or light and joyful as the soul of a child. But what I want to believe is that in every “invisible city” there is a ray of light, an illuminated window. I want to believe that every ‘city’ has the chance to grow upwards and become lighter to be FREE TO EXIST in light. That every “invisible city” can nourish its hopes, can live its dreams, light its buildings and enjoy its treasures.

The 1st thought: is a transposition of the human soul in cities The 2nd thought: is my hope that in each one of us, - each with his past, his sufferings, memories and joys – there is a possibility; there is a light. I want to believe in Man. In the good that everyone can have and can give. I want to believe that every one of us can leave a little sign, can add a brick, can colour his wings. Man’s worst aspect does not leave signs. It devastates and destroys everything. It annihilates, cancels and degrades itself. Eva Zuccolo


“città invisibili” cm. 70x70


“non toccatemi dentro” cm. 100x100


“il nostro cortile” cm. 50x50


“paesaggino” cm. 35x32


“le radici della città” cm. 50x100


“la città dei riflessi” cm. 94x50


“campielli� cm. 70x100 (retro copertina)


“la città degli spazzacamino” cm. 60x80


“la città dei silenzi e il rumore del mare” cm. 60x60


“è passato qualcuno e qualcun altro c’è ancora” cm. 50x50


“paesaggio antico” cm. 40x60


“traccio segni sulla sabbia per parlare alla luna� cm. 60x90


“il mare che accoglie� cm. 70x70 (copertina)


“speranza di luce” cm. 30x100

“il posto delle ombre” cm. 50x100


“esistenza” cm. 40x50


“oltre la notte” cm. 50x70


Mostre e Fiere 1987 • Treviso, Galleria The Boy, collettiva di artisti veneti; esposizione di quadri su tela. • Treviso, Galleria The Boy, mostra personale di quadri e bambole. • Udine - Galleria d’arte Morena - Esposizione di Bambole da Collezione (1° Premio)

2001 • Gent (Belgio) - Lineart -Mostra mercato d’Arte contemporanea con la Galleria Palma Arte • Ginevra (CH) - Europ’ Art Geneve - Mostra mercato d’arte contemporanea - (Palma Arte). • St. Lorenzen im Lesachtal (Austria) - Galleria “Stabulum” mostra personale

1988 • Friburgo, Germania - Schloss Freiburg; mostra personale di bambole da collezione e quadri. • Venezia - Premio Internazionale Murano - Selezionata al concorso con la presentazione di un progetto da realizzare in vetro.

2003 • Trieste - Salone d’arte moderna - mostra personale.

1989 • Accademia Belle Arti di Perugia riconoscimento in pittura e scultura.

-

Premio

1991 • La Jolla, San Diego - USA - Alexander Gallery • All Dolled Up, Exibition; mostra di bambole da collezione. 1998 • Pordenone - Mostra mercato d’arte contemporanea con la Galleria “Arti Figurative” di Udine • Venturina (Toscana) Esposizione in Fiera alla Mostra mercato d’arte contemporanea. • Padova - Mostra mercato d’arte contemporanea con la Galleria “C.D Studio d’arte” di Padova. • San Donà di Piave (VE), Galleria d’arte “Boato” mostra personale di quadri. • Treviso, galleria d’arte “Ca’ dell’arte” mostra personale di quadri. 1999 • Mostra Mercato d’arte contemporanea di Padova con la Galleria “Arti figurative” di Udine 2000 • Ginevra (CH) Europ’ Art Geneve - Mostra mercato d’arte contemporanea - (Palma Arte) • Lussemburgo - Salone d’autunno - Mostra mercato d’arte contemporanea (Palma Arte) • Utrecht (NL) - Art Holland - Mostra mercato d’arte contemporanea. (Palma Arte) • Padova - Mostra mercato d’arte contemporanea (Galleria Palma Arte)

2004 • San Donà di Piave - ‘ORTUS CONCLUSUS’ - personale di pittura nella Sala Metallica del Centro Civico di San Donà di Piave. • Den Haag (NL) - Holland Art Fair - Mostra Mercato d’Arte Contemporanea (Palma Arte) • Ginevra (CH) - Europ’Art Geneve - Mostra mercato d’Arte contemporanea (Palma Arte) • Cittadella (PD) Introspezioni Contemporanee. Collettiva. • Alseno (PR) Voci dell’Arte Contemporanea . Collettiva. Galleria Palma Arte. • Vicenza - Introspezioni Contemporanee. Collettiva. • Udine - Galleria La Loggia - Mostra personale 2005 • Trieste - salone d’arte moderna - mostra collettiva • Udine - Galleria La Loggia - Mostra personale 2006 • San Donà di Piave - Galleria Boato - Mostra personale 2007 • Roma - Galleria L’ Angelo Azzurro Arte - Collettiva • Roma - Galleria L’ Angelo Azzurro Arte - Premio la Notte Bianca 2008 • Cortona - Fortezza Medicea Girifalco - Mostra collettiva 2010 • Fiera d’arte Contemporanea di Carrara - (Salone d’arte contemporanea - Trieste) • Cremona - Galleria Immagini Spazio Arte - Collettiva “arte surreale” • Lodi - Galleria Oldrado da Ponte - Mostra personale • Caorle - Centro Civico - Mostra Personale


eva zuccolo Eva nasce a Udine il 14 marzo 1965 dove consegue il diploma di Maestra d’ arte all’ Istituto d’ arte “G.Sello”; continua gli studi con tre anni di specializzazione alla scuola “Cjase O” ottenendo un diploma di “decoratrice materiali leggeri”; frequenta a Venezia la Scuola Internazionale di Grafica dove approfondisce le conoscenze della serigrafia e dell’ incisione; all’Accademia delle Belle Arti di Perugia la scuola libera del nudo dove ottiene un riconoscimento. A Firenze lavora nello studio del Maestro L. Alinari, e nell’ antica Bottega del Vetraio Barontini come restauratrice di vetrate. Scopre gli ambienti degli studi scenografici ove opera in qualità di pittrice e scultrice. La sua ricerca continua a Londra e Milano, città in cui risiede per anni. Attualmente vive e opera a San Donà di Piave

Eva was born in Udine on 14th March 1965 where she gained a diploma as an art teacher at the “G.Sello” Art Institute. She continued her studies with three years of specialisation at the “Cjase O” School and obtained a diploma as a “light material decorator”. She attended the International School of Graphic Design in Venice where she deepened her knowledge of serigraphy and engraving and the life-drawing school of the Perugia Fine Arts Academy where she obtained an award. She has worked with L. Alinari in Florence and in the traditional workshop of glassmaker Barontini, as a glass restorer. She has explored the set design sector, in which she worked as a painter and sculptor. Her research continued in London and Milan, a city in which she resided for several years. She currently lives and works in San Donà di Piave.

Eva Zuccolo Via Carrozzani, 34 30027 San Donà di Piave (Ve) cell. 335 77 39 417 fax 0421 331 038 www.evazuccolo.it info@evazuccolo.it

Finito di stampare nel mese di giugno 2010 presso Grafiche New Print - Jesolo



Eva Zuccolo - Città invisibili