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n. 2 marzo/aprile 2010

n Nuovi servizi, nuova farmacia Mutamento storico del ruolo e della funzione pubblica delle farmacie di comunità.

n La lunga marcia dei farmaci generici n Settimana di aggiornamento culturale in Sicilia n “Naturale” non sempre sinonimo di “sicuro” L’evoluzione del mercato nel passato e prossimo triennio.

Sole, farmaci e cute: istruzioni per l’uso.

Efficacia e sicurezza di alcuni prodotti di origine naturale utilizzati per il controllo del peso.

n La tutela della lavoratrice madre in farmacia Il datore di lavoro è il principale responsabile della sicurezza dei propri dipendenti. Organo ufficiale dell’Associazione Consulenti Farmacie Italiane Spedizione in abbonamento postale D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) art. 1, comma 1, DCB Milano - Bimestrale - contiene I.P. In caso di mancato recapito si restituisca al mittente che si impegna a pagare la relativa tassa

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della tua farmacia


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sommario

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Il nuovo redditometro

Editoriale

Opinioni diverse

Legislazione

Nuovi servizi, nuova farmacia

Sicurezza

La tutela della lavoratrice madre in farmacia

Fisco

Rivalutazione di partecipazioni societarie

Mercato farmaceutico La lunga marcia dei farmaci generici

IL CONSULENTE DELLA TUA FARMACIA Numero 2 2010 Marzo/Aprile Organo ufficiale dell’Associazione Consulenti Farmacie Italiane Periodicità: bimestrale Editore: ICF Farmacisti Corso Buenos Aires, 92 - 20124 Milano Direttore Responsabile: Luigi Casanova Registrazione del Tribunale di Milano n° 61 del 13/02/2009

Gestione

Saper cogliere le opportunità

Informazione

Dall’Istituto

Sondaggio

I risultati dell’indagine

Consulenze

Le risposte ai vostri quesiti

Professione

Un giorno come tanti

Diagnosi e terapia

L’incontinenza urinaria femminile

Clinica

Che stress, che stanchezza…

Farmacovigilanza

“Naturale” non sempre sinonimo di “sicuro”

Notizie

Pillole di salute

Amministrazione, Direzione, Redazione, Pubblicità e Marketing: ICF Farmacisti, Corso Buenos Aires, 92 20124 Milano Tel. 02 29527614 - 02 29511640 Fax 02 29407035

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Hanno collaborato Quintino Lombardo, Antonia Cossa, Marino Mascheroni, Massimo Stragliati, Paolo Piovesan, Simona Bianucci, Elisa Brambilla, Rosalia Di Giorgio, Giovanni Polimeni

Redazione e coordinamento stampa: Elisa Brambilla, Loredana Sodaro

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Testata volontariamente sottoposta a certificazione di titatura e diffusione in conformità al Regolamento CSST Certificazione Editoria Specializzata e tecnica

Per il periodo 1/1/2009 - 31/12/2009 Tiratura media: 16445 Diffusione media: 15631 Certificato CSST n° 2009-1970 del 26/02/2010 Società di revisione: PKF Italia

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Opinioni diverse Analizzare e commentare l’attuale situazione della farmacia italiana non è semplice, ma sempre scatena una netta contrapposizione di idee. Ne sono un esempio queste lettere che riportano il pensiero del Presidente di Federfarma Annarosa Racca, il mio e quello del Consiglio dell’Ordine dei Farmacisti di Savona.

editoriale

Luigi Casanova

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La lettera del presidente di Federfarma Caro Luigi, leggo con estremo stupore il Tuo editoriale sulla pubblicazione “Il consulente”, nel quale sostieni posizioni che non mi sembrano all’altezza di un imprenditore, quale tu sei sempre stato, e delinei una visione prettamente ragionieristica della farmacia. Una azienda, come tu mi insegni, nel tempo ha alti e bassi: sono anche io consapevole che la farmacia vive oggi un periodo di calo della redditività, ma non serve diffondere visioni terroristiche che hanno l’unico risultato di abbassare il morale dei colleghi e, magari, anche di portare qualcuno a vendere anzitempo la farmacia, salvo poi pentirsene. Bisogna inoltre considerare che non si può parlare di farmacie tout court. Le variabili sono tantissime, ogni farmacia è un universo a sé. Ci sono quelle con elevato fatturato SSN, altre con preponderanza di vendite in contanti, alcune situate vicine agli ambulatori medici e altre lontane, quelle che acquistano godendo di condizioni più favorevoli di altre. Conosco bilanci di farmacie che hanno serie difficoltà economiche, anche se nella maggior parte dei casi il problema dipende dai ritardi nei rimborsi da parte delle ASL (un fenomeno che Federfarma cerca con impegno di contrastare anche grazie all’attività di Credifarma). Quando andiamo a contarle, le farmacie che sono fallite sono pochissime. E spesso il fallimento è dipeso da gravi errori di gestione o da difficili situazioni familiari. Invece di recriminare e incrinare il morale dei colleghi sarebbe più utile analizzare i contesti e mettersi al lavoro per affrontare le difficoltà. È proprio questo che sta facendo Federfarma per esempio sostenendo la proposta di riportare in farmacia tutti i farmaci innovativi, individuando possibili nuove metodologie di remunerazione dei farmaci distribuiti in DPC in un quadro che sia economicamente appetibile anche per le Regioni. Molte di esse, peraltro, in questi anni si sono accorte della difficoltà e dei costi della distribuzione diretta dei farmaci, come anche dello scontento degli utenti, e sembrano aperte al cambiamento. La sperimentazione di un nuovo modello di remunerazione potrebbe bilanciare anche la costante erosione dei margini dovuta al continuo aumento della quota di fatturato costituita da equivalenti a basso costo. Anche i nuovi servizi possono costituire una opportunità per la farmacia. In conclusione la tua visione mi sembra inutilmente pessimista e priva di proposte. Anche la sfiducia che poni nelle Istituzioni non ha motivo di essere, visto che sempre più stanno dimostrando di aver fiducia nella farmacia e anche in questo caso il “mercato” rende giustizia. Ti ringrazio per l’attenzione e, auspicando tu voglia tenere in considerazione queste mie brevi osservazioni, ti saluto cordialmente. Annarosa Racca

La mia risposta Cara Annarosa, faccio fatica a comprendere le tue critiche al mio editoriale, ho commentato solo evidenze note a tutti. La maggior parte dei farmacisti sa che il valore della farmacia ha raggiunto in questi ultimi anni livelli sproporzionati al reddito che è in grado di produrre. Questi prezzi sono destinati a flettere perché si accentuerà il calo della redditività della farmacia (ti prego di leggere il documento sotto pubblicato, redatto non da un terrorista ma dal Consiglio dell’Ordine dei Farmacisti di Savona). Mi accusi di non aver fiducia nelle Istituzioni, ma sei rimasta sola a credere nei rappresentanti politici.


Ti hanno già buggerato una volta quando ti hanno fatto credere che in cambio dell’accettazione del gravoso sconto dell’1,4% avrebbero ridotto o addirittura azzerato la distribuzione diretta (era una bufala, come dimostra l’allarme lanciato dall’Ordine di Savona). Alla fine mi accusi di avere una visione pessimistica priva di proposte. Ma io faccio solo il giornalista! Mi limito ad analizzare tutti quei problemi che mi sembrano di interesse comune: il mio compito è di evidenziarli, non di occultarli. E di problemi ce ne sono! Per esempio ora mi preoccupa l’ipotesi di modifica dell’attuale sistema di remunerazione della farmacia, dal metodo a percentuale sul prezzo a quello ad onorario o misto. Sono cambiamenti inquietanti. Tre sono gli attori della farmaceutica, lo Stato pagatore, la produzione e la distribuzione. Dai cambiamenti chi guadagnerà? Impossibile tutti perché il sistema è a vasi comunicanti, se uno scende l’altro sale. Il pericolo è che dei tre vasi due sono di ferro e uno, la farmacia, di vetro! Un altro problema è quello delle parafarmacie. Per quelle esistenti sembra ben avviata una sanatoria per trasformarle in vere e proprie farmacie; significherebbe la fine della pianta organica. Mi preoccupa soprattutto il fatto che buona parte di queste aziende è di proprietà di titolari di farmacia in maggioranza “furbetti”, come li ha definiti qualcuno, che contano! Scusami, stavo invadendo il tuo ruolo. Sei tu il Presidente di Federfarma. Devo infine confidarti che la tua lettera mi ha fatto piacere, amo il confronto e tu mi sei simpatica per il tuo ottimismo. Luigi Casanova

Il grido di allarme dell’Ordine dei farmacisti di Savona: la Liguria intende incrementare la distribuzione diretta. Al Presidente della Regione Liguria Il Consiglio Direttivo dell’Ordine dei Farmacisti della Provincia di Savona, riunitosi in data 15/01/2010, intende esprimere con la presente grave preoccupazione riguardo le future sorti occupazionali dei propri iscritti. Le 114 farmacie pubbliche e private aperte al pubblico della Provincia di Savona forniscono la maggior risorsa lavorativa per i nostri iscritti (circa l’80%): su un totale di 504 iscritti, 257 laureati in farmacia sono dipendenti di farmacia e 146 sono titolari, soci o direttori, per una somma di 403 laureati che prestano la loro opera professionale nelle farmacie di comunità. Negli ultimi anni le farmacie private e pubbliche operanti sul territorio hanno subito a livello di redditività un notevole ribasso, dovuto a: l’avvento dei farmaci equivalenti che hanno portato una diminuzione del prezzo dei farmaci di oltre il 50%; i tagli dei prezzi dei medicinali varati dal Governo e dall’AIFA a partire dal 2006; il taglio dei prezzi del 12% sui medicinali equivalenti SSN, entrato in vigore 1l 28/05/2009; il pay-back posto a carico delle farmacie, introdotto il 01/03/2007 e tuttora vigente; il contributo dell’1,4% sul fatturato mutualistico a favore dell’Abruzzo; il blocco degli aumenti dei farmaci di libera vendita per oltre 3 anni; l’aumento degli orari di apertura al pubblico. A fronte di un aumento costante dei costi fissi sostenuti dalla farmacia, ben oltre l’indice Istat, è corrisposta una notevole diminuzione dei ricavi e quindi degli utili. Inoltre, appare evidente dal prospetto pubblicato sul BUR della Liguria anno XL n. 48 parte II del 02/12/2009, a pagina 5954 riguardante i risultati della Sanità Ligure per il triennio 2006-2008 che, se da una parte la “Farmaceutica e Convenzionata” è diminuita del 13,8% e sono aumentati i ricavi provenienti dai ticket per una buona percentuale riscossi dalle farmacie per la dispensazione dei farmaci, dall’altra parte sono aumentati i costi del “personale” (3,2%), dei “beni e servizi” (15,5%), dell’”ospedaliera convenzionata” (15,8%), di “altra assistenza convenzionata” (16,4%). Evidenziamo in proposito che a volte i ticket generati dalla differenza tra il prezzo del farmaco branded (originatore) e quello equivalente supera anche il 50%del prezzo del farmaco stesso e che, nella distribuzione diretta, tali importi non vengono riscossi, così come i ticket fissi di 2,00 euro a pezzo. Il Consiglio Direttivo dell’Ordine dei Farmacisti della Provincia di Savona, venuto a conoscenza che la Regione Liguria pare sia intenzionata ad incrementare in tempi brevi la distribuzione diretta di farmaci al di fuori del PHT da parte delle ASL, ha valutato che tale intervento, oltre a non arrecare alcun risparmio alla Regione, provocherà come conseguenza un aumento di spese sostenute dalle ASL in altri capitoli differenti alla farmaceutica convenzionata e rischia di compromettere definitivamente la situazione economica delle farmacie, già assai critica, provocando una diminuzione dei posti di lavoro presso le farmacie aperte al pubblico, con conseguente riduzione e svilimento dei servizi offerti dalle medesime (servizio Cupa, misurazione pressione arteriosa, consulenze, test autodiagnostici assistiti, estensione degli orari di apertura, ecc.) che necessitano di personale qualificato. In ultimo, riteniamo utile sottolineare che il legame indissolubile, legalmente riconosciuto, che laddove vi sia farmaco ci debba essere il farmacista, non viene rispettato, in quanto, a fronte di un aumento della circolazione di farmaci nelle strutture delle ASL, pare non corrispondere una proporzionale assunzione di farmacisti, così come avviene invece nella struttura “farmacia” di comunità. Lettera inviata in copia da un nostro iscritto

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Legislazione Le nuove funzioni della farmacia Quintino Lombardo - Avvocato - Cavallaro, Duchi e Lombardo - Studio Legale Associato - Milano e Roma

Nuovi servizi, nuova farmacia Mutamento storico del ruolo e della funzione pubblica delle farmacie di comunità. A proposito dei “nuovi servizi a valenza socio sanitaria” erogabili dalle farmacie, è stata immediatamente sottolineata la grande importanza del recente D. LGS. n. 153/2009, emanato in forza della delega di cui all’art. 11 della legge n. 69/2009, per la definizione “dei nuovi compiti e funzioni assistenziali delle farmacie pubbliche e private operanti in convenzione con il Servizio sanitario nazionale …”. È un giudizio a mio avviso pienamente condivisibile, sebbene non pochi aspetti della disciplina dei nuovi servizi risultino ancora da definire, essendo stati rinviati all’adozione di appositi decreti ministeriali ed alla stipula del nuovo Accordo collettivo, cioè della prossima Convenzione Farmaceutica. Tra le tante questioni ancora aperte, basta pensare a quella dei criteri di remunerazione dei servizi erogati ed a quella dei “requisiti tecnico strutturali” che potranno essere previsti a carico delle farmacie che intenderanno svolgere determinati servizi ed attività. Si tratta di questioni entrambe cruciali, se si considera che la scelta dei servizi da erogare agli assistiti è affidata alla libera valuta-

zione imprenditoriale e professionale del titolare della farmacia. Si vedrà quindi nei prossimi mesi quali saranno gli esiti di tale processo e come si sarà assestato il quadro normativo ed economico di riferimento. Propongo qui alcune considerazioni di carattere generale, che credo debbano fin d’ora essere tenute presenti da tutti i farmacisti nel valutare le proprie strategie. Innanzitutto, anche se oggi un giudizio sulla validità organizzativa e sul concreto funzionamento dei “nuovi servizi” in farmacia è ovviamente ancora impossibile, pare senz’altro corretto porre l’accento sul mutamento “storico” del ruolo e della funzione pubblica delle “farmacie

di comunità”, che è stato realizzato dalla nuova normativa di rango primario.

Alcuni servizi non sono nuovi Sappiamo bene che una parte dei “nuovi servizi” previsti dalle nuove norme per le farmacie in realtà … “nuovi” del tutto non sono affatto. Nelle realtà più avanzate esistono già da tempo appositi accordi tra le associazioni delle farmacie, la Regione e le Aziende Sanitarie Locali, con i quali è stata disciplinata una più forte integrazione nel SSR della rete delle farmacie (tra i tanti: attività di CUP; distribuzione di medicinali in nome e per conto; piani di prevenzione delle malattie a forte im-

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Legislazione Le nuove funzioni della farmacia

patto sociale; distribuzione ai pazienti dei referti; attività di educazione sanitaria nell’ambito di piani d’azione concordati). Si tratta tuttavia di iniziative presenti sul territorio nazionale in modo non uniforme e disomogeneo, affidate per lo più alla buona volontà delle singole Associazioni e delle Amministrazioni locali, in un contesto di cronica carenza di risorse economiche. Il nuovo quadro normativo, sebbene per l’appunto ancora da completare e sviluppare, fornisce senz’altro un riferimento più solido e completo per la “istituzionalizzazione” dell’auspicato nuovo ruolo delle farmacie e per una più completa ed omogenea diffusione dei servizi in favore dei cittadini. Le nuove norme, infatti, descrivono la farmacia non più come il luogo deputato soltanto alla “tradizionale” dispensazione dei medicinali agli assistiti per conto del Servizio Sanitario Nazionale, ma come un presidio di erogazione di prestazioni e servizi di salute, fortemente integrato nell’ambito dell’attività di servizio pubblico, quale potenziale longa manus del Servizio Sanitario Nazionale. Si tratta di un processo evolutivo formalmente già oggi molto avanzato, anche se i risultati concreti per l’utenza sono ancora tutti da verificare.

Altri professionisti sanitari accanto al farmacista Questo significa, quale primo corollario, che le altrettanto tradizionali problematicità nel rapporto tra farmacista ed altri professionisti sanitari devono in gran parte ritenersi superate o comunque in corso di definitivo superamento. Non mi riferisco, ovviamente, alla necessità di garantire assoluta trasparenza nel rapporto tra medico prescrittore e farmacista dispensatore di medicinali, in un contesto che tuteli sempre ed il

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Nuovi servizi, nuova farmacia

più possibile i cittadini da conflitti d’interesse, ma alla possibilità di trovare in farmacia, al fianco del farmacista, ogni altra diversa professione sanitaria. Si tratta, in altre parole, di prendere atto, in attesa di eventuali ulteriori interventi legislativi, che le norme di cui all’art. 102 TULLSS devono essere lette in coerenza con l’evoluzione del ruolo socio sanitario della farmacia, già d’altra parte definita “presidio socio sanitario e centro di servizi sanitari” nell’art. 22 del codice deontologico del farmacista. Nonostante la presenza di autorevoli orientamenti di senso opposto, siffatta interpretazione evolutiva delle norme era possibile anche prima e la disciplina sui “nuovi servizi” in farmacia ne ha rafforzato la solidità. Ancor di più a fronte della nuova disciplina, infatti, risulterebbe davvero incongrua ed illogica l’invocazione di un divieto generale in capo del titolare di farmacia, che impedisse a quest’ultimo di coordinare, nell’ambito delle proprie scelte professionali ed imprenditoriali ed attraverso accordi contrattuali trasparenti e nel rispetto di ogni norma specifica, l’attività in farmacia di differenti professionisti sanitari, al di là del contenuto letterale dello stesso 102 TULLSS. Di più, ci si potrebbe spingere a ritenere che, almeno sotto il profilo dei principi, la stessa questione del divieto dello svolgimento di attività infermieristica in farmacia, che resta sempre all’ordine del giorno, sia già oggi concettualmente superabile (se non addirittura superata), restando unicamente da disciplinare le modalità concrete del suo svolgimento (es. requisiti strutturali ed organizzativi della farmacia, ambiti di intervento e garanzie di rispetto delle rispettive sfere di responsabilità professionale, ecc.). Come si ricorderà, la legge n. 69/2009 è stata affiancata dall’approvazione di

un apposito ordine del giorno che impegna il Governo ad operare nel senso di cui sopra e vedremo presto quali saranno le decisioni ed i contenuti dei decreti attuativi che il Ministro della Salute dovrà adottare nelle prossime settimane anche a tal proposito.

Fiducia nella duplice funzione del farmacista In ogni caso, è certo che nei confronti dei “nuovi servizi” delle farmacie si è creata grande attesa ed aspettativa nell’opinione pubblica. Tutte le indagini d’opinione mostrano come i cittadini abbiano grande fiducia nella qualità dell’opera professionale svolta dal farmacista in farmacia. Proprio per questo motivo essi chiedono sempre di più alle farmacie, sulle quali confidano come forte punto di riferimento per ogni questione relativa alla loro salute ed al loro benessere. Le farmacie, d’altra parte, comprendono bene l’importanza strategica, nell’attuale contesto di mercato ed anche in contrasto alle non sopite spinte pseudo-liberalizzatrici, di rafforzare il proprio ruolo di presidi del SSN, tenendo insieme il tradizionale impegno professionale con un più consapevole ruolo imprenditoriale, che consenta recuperi di efficienza ed ampliamento dei servizi offerti. Perché il nuovo modello delineato dal Legislatore diventi concretamente realtà, oggi è dunque più che mai utile poter contare su un quadro normativo di rafforzamento della duplice vocazione professionale e imprenditoriale delle farmacie, in coerenza con il più stretto rapporto con il Servizio Sanitario Nazionale; mentre sarebbe indispensabile disporre di un altrettanto coerente sistema di remunerazione dell’attività, con riferimento non solo all’erogazione del farmaco, ma anche alla prestazione dei nuovi servizi.


s La tutela della Sicurezza

Sicurezza del lavoro – Maternità Avv. Antonia Cossa - Studio legale Cossa, Bocchetti, Donati, Ravasi

lavoratrice madre in farmacia Il datore di lavoro è il principale responsabile della sicurezza dei propri dipendenti. La gravidanza non è una malattia, ma un aspetto della vita quotidiana. Vi sono però delle attività o condizioni lavorative che possono rappresentare per la lavoratrice in gravidanza, puerperio o allattamento, elementi di rischio per la sua salute o per quella del bambino. Per questo motivo è importantissimo che la lavoratrice informi immediatamente il datore di lavoro del suo stato: il legislatore ha infatti stabilito una importantissima serie di norme, inderogabili, proprio a tutela di questa particolare figura di lavoratrice. Le disposizioni normative alle quali riferirsi in questa materia sono il Decreto Legislativo 26 marzo 2001, n. 151: “"Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità, a norma dell’articolo 15 della legge 8 marzo 2000, n. 53", e gli artt. 52–54 del CCNL per i dipendenti di farmacie attualmente in vigore. Va precisato che il CCNL, oltre a prevedere un esplicito rinvio alle norme del Testo Unico, ne costituisce, di fatto, un riassunto.

Congedo di maternità e lavori interdetti Il principio generale comune ai due prov-

vedimenti citati è il divieto di adibire la lavoratrice al lavoro durante i cinque mesi del c.d. “congedo di maternità”. Tale periodo, di norma, va dai due mesi antecedenti ai tre mesi successivi al parto; in alcuni casi è però concessa facoltà alla lavoratrice di richiedere la flessibilità del congedo, facendolo durare dal mese precedente ai quattro mesi successivi al parto. L’art. 18 del T.U. punisce con l’arresto fino a tre mesi del datore di lavoro che contravvenga a tale divieto. È fatto inoltre divieto (art. 53 D. Lgs. 151/2001) di adibire le donne al lavoro, dalle ore 24 alle ore 6, dall'accertamento dello stato di gravidanza fino al compimento di 1 anno di età del bambino. Tuttavia, la tutela della lavoratrice non si ferma a questa prescrizione, nè potrebbe del resto: e infatti, viene fatto divieto al datore di lavoro per tutto il periodo della gravidanza, puerperio e allattamento, di adibire la lavoratrice a lavori faticosi, pericolosi e insalubri. Qualora ricorrano tali circostanze, la lavoratrice deve essere immediatamente allontanata dal rischio

lavorativo ed essere assegnata ad altra mansione compatibile. Qualora questo non fosse possibile, può essere disposta una vera e propria interdizione al lavoro, da stabilire in accordo alla Direzione Provinciale del Lavoro. È compito del datore di lavoro non farsi cogliere impreparato a circostanze di questo genere: è proprio costui, infatti, ad essere il principale responsabile della tutela della sicurezza della lavoratrice madre. In questo senso, ha l’obbligo di valutare preventivamente, con il concorso del Servizio di Prevenzione e Protezione dai Rischi (RSPP), del medico competente e del Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza (RSL), i rischi presenti nell’ambiente di lavoro, anche tenendo conto della possibilità della presenza di lavoratrici gestanti, puerpere o in allattamento (artt. 11 e ss. T.U.). In tal caso, ai fini della valutazione dei rischi, dovranno essere definite le condizioni di lavoro eventualmente non compatibili con la presenza di lavoratrici– madri, e le misure che si intendono

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Sicurezza

adottare proprio a tutela di questa particolare categoria di lavoratrici, informando sia costoro che il RSL. Un importante ausilio per il datore di lavoro è costituito dagli allegati al Testo Unico (D. Lgs. 151/01) citato: l’allegato A contiene infatti l’”Elenco dei lavori faticosi, pericolosi e insalubri”; l’Allegato B il c.d. “Elenco non esauriente di agenti e condizioni di lavoro vietati” e l’Allegato C l’”Elenco rischi di esposizione ad agenti fisici, chimici o biologici, processi o condizioni di lavoro”. Tra i più interessanti citati dagli allegati in questione ricordiamo: tutte le attività lavorative che espongano la lavoratrice a contatto con agenti chimici, fisici o materiale in qualche modo irritante; per le quali sia previsto l’obbligo di visite mediche periodiche; lavori che comportano una stazione in piedi per più di metà dell’orario o che obbligano ad una posizione particolarmente affaticante (durante la gestazione e fino al termine del periodo di interdizione dal lavoro); i lavori di assistenza e cura degli infermi nei sanatori e nei reparti per malattie infettive e per malattie nervose e mentali (durante la gestazione e per 7 mesi dopo il parto); lavori che comportino l’esposizione ad agenti quali toxoplasma o virus della rosolia. Dal punto di vista della salute e della sicurezza, la lavoratrice madre è senz’altro tutelata, almeno nella misura in cui gli obblighi sopra elencati vengano effettivamente onorati dal datore di lavoro.

Divieto di licenziamento Il legislatore tutela peraltro un ulteriore aspetto, altrettanto importante per la lavoratrice, che è quello della conservazione del posto di lavoro. Infatti, è fatto espresso divieto per il datore di lavoro di licenziare la lavoratrice per tutto il periodo di gestazione fino al compimento

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Sicurezza del lavoro – Maternità La tutela della lavoratrice madre in farmacia

di un anno di età del bambino. In caso di licenziamento avvenuto fuori dai casi sempre ammessi dalla legge (giusta causa, cessazione dell'attività dell'azienda, ultimazione della prestazione per la quale la lavoratrice era stata assunta o cessazione del rapporto di lavoro per scadenza del termine per il quale era stato stipulato), la lavoratrice ha diritto di ottenere il ripristino del rapporto di lavoro mediante presentazione, entro 90 giorni dal licenziamento, di idonea certificazione dalla quale risulti l'esistenza, all'epoca del licenziamento, delle condizioni che lo vietavano (art. 52 CCNL). Durante il periodo di assenza obbligatoria e facoltativa, la lavoratrice ha diritto ad una indennità pari rispettivamente all'80% e al 30% della retribuzione, posta a carico dell'INPS e anticipata dal datore di lavoro.

Periodo di riposo e congedi per malattia e adozione L’art. 53 del CCNL prevede che il datore di lavoro debba consentire alle lavoratrici madri, durante il primo anno di vita del bambino, due periodi di riposo (della durata di un’ora ciascuno e da considerarsi quali ore lavorative a tutti gli effetti), anche cumulabili durante la giornata, durante i quali la lavoratrice può uscire dall’azienda; il riposo è uno solo quando l'orario giornaliero di lavoro è inferiore a 6 ore. La lavoratrice ha diritto, altresì, ad assentarsi dal lavoro durante le malattie del bambino di età inferiore a tre anni, dietro presentazione di certificato medico. Tale diritto è riconosciuto in alternativa alla madre, al padre lavoratore, ferme restando le condizioni e le modalità di godimento di cui all'art. 7 della legge 9 dicembre 1977, numero 903.

Un’importante osservazione da farsi è che gli artt. 26 e 27 del Testo Unico parificano la condizione dei genitori naturali a quella dei genitori adottivi o affidatari: il congedo di maternità può essere richiesto dalla lavoratrice che abbia adottato, o che abbia ottenuto in affidamento un bambino di età non superiore a sei anni all’atto dell’adozione o dell’affidamento; il congedo deve essere fruito durante i primi tre mesi successivi all’effettivo ingresso del bambino nella famiglia della lavoratrice. In particolare, nel caso di adozione e di affidamento preadottivo internazionali, il congedo di maternità spetta anche se il minore adottato o affidato abbia superato i sei anni e sino al compimento della maggiore età. Per l’adozione e l’affidamento preadottivo internazionali la lavoratrice ha, altresì, diritto a fruire di un congedo di durata corrispondente al periodo di permanenza nello Stato straniero richiesto per l’adozione e l’affidamento. Il congedo non comporta in questo caso indennità né retribuzione. L’ente autorizzato che ha ricevuto l’incarico di curare la procedura di adozione certifica la durata del congedo di cui al comma 1 dell’articolo 26, nonché la durata del periodo di permanenza all’estero nel caso del congedo previsto al comma 2 del presente articolo. Infine, va osservato che anche la Farmacista libera professionista, a norma dell’articolo 1 secondo comma della legge 39/90, recepito senza modifiche, dall’articolo 70, comma 2, D.Lgs 151/01, ha diritto a percepire l’indennità di maternità: ai fini della sua determinazione andrà preso in esame il reddito professionale denunciato ai fini fiscali dalla medesima come reddito da lavoro autonomo percepito nel secondo anno precedente a quello della domanda.


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occhiello Finanziaria 2010diritto – opportunità per i farmacisti di M.Nome Mascheroni Autore– Consulente Fiscale - Studio dr. Mascheroni - Milano

Rivalutazione di partecipazioni societarie Ai farmacisti che al primo di gennaio di quest’anno erano soci di una società di farmacia, può risultare molto conveniente rivalutare la loro quota. L’art. 2, co. 229, L. 23.12.2009, n. 191 (Finanziaria 2010) offre un’ulteriore possibilità di rideterminare il valore delle partecipazioni e dei terreni posseduti all’1.1.2010. Ne consegue che, sulla base della nuova disposizione della Finanziaria 2010, si potranno affrancare, fino al 2.11.2010, i terreni e le partecipazioni posseduti alla data dell’1.1.2010, pagando il 4% del valore del terreno, ovvero il 4% per le partecipazioni che risultano qualificate, e il 2% per quelle che risultano non qualificate alla data dell’1.1.2010 in base ad un’apposita perizia da effettuarsi entro il 2.11.2010. Si ricorda che la rivalutazione in esame è stata oggetto di numerose proroghe e riaperture (l’ultima in base all’art. 1, co.

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91, L. 24.12.2007, n. 244 – data di riferimento della rivalutazione 1.1.2008). L’operazione assume un certo interesse anche per le farmacie esercitate in forma di Società personali (Società in nome collettivo e in accomandita semplice) specie se vi è una programmata cessione a breve delle quote di partecipazione. Analizziamo in concreto la portato del dato normativo.

Rivalutazione partecipazioni ambito oggettivo e soggettivo La rideterminazione del prezzo di acquisto è ammessa solo per i titoli, le quote e i diritti non negoziati sui mercati regolamentati posseduti a titolo di proprietà

e usufrutto all’1.1.2010 da coloro che possiedono partecipazioni idonee a produrre redditi diversi e cioè:  persone fisiche, purché la partecipazione non sia posseduta nell’esercizio di attività d’impresa, arti o professioni o in relazione alla qualità di lavoratore dipendente (tipico caso del socio farmacista);  società semplici e soggetti ad esse equiparati, quindi anche comunioni ereditarie di farmacia;  enti non commerciali;  soggetti non residenti per le plusvalenze derivanti da cessione a titolo oneroso di partecipazioni in società residenti in Italia che non siano riferibili a stabili organizzazioni. Sono


esclusi i soggetti per i quali le plusvalenze non sono imponibili, per effetto di apposite previsioni contenute nelle Convenzioni per evitare la doppia imposizione sul reddito. Non rientrano tra i soggetti destinatari della norma: ďƒœ i possessori di partecipazioni nell’ambito di imprese commerciali; ďƒœ i soggetti, diversi dalle persone fisiche, privi di personalitĂ tributaria (esempio: Stato, Regioni, Province, Comuni e altri soggetti di cui all’art. 88, co. 1. D.P.R. 22.12.1986 n. 917). Ai sensi delle circolari 31.1.2002, n. 12/E e 6.11.202. n. 81/E i contribuenti devo essere possessori delle partecipazioni alla data dell’1.1.2010.

In caso di acquisti di partecipazioni, per effetto di donazioni o successioni intervenute dopo l’1.1.2010, si ritiene che gli eredi e i donatori non possono essere considerati “possessoriâ€? delle partecipazioni a tale data. Con riferimento alle partecipazioni, vi possono essere le seguenti eccezioni: ďƒœ decesso: nel caso in cui un contribuente, prima del decesso, abbia conferito mandato con rappresentanza avente per oggetto l’incarico di predisporre la perizia, la rivalutazione produce effetti anche fiscali. Pertanto, gli eredi possono assumere il valore rideterminato come prezzo di acquisto per la determinazione della plusvalenza (C.M. 9.5.2003, N. 27/E);

ďƒœ decesso dell’usufruttuario: nel caso di decesso dell’usufruttuario dopo l’1.1.2010, il proprietario può procedere alla rivalutazione soltanto della nuda proprietĂ .

ModalitĂ e termini Ai fini di effettuare la rivalutazione è necessario: ďƒœ redigere e giurare una perizia di stima entro il 2.11.2010 che attribuisca il valore della partecipazione all’1.1.2010; ďƒœ versare entro il 2.11.2010 un’imposta sostitutiva delle imposte sui redditi del 4% sul valore periziato delle partecipazioni qualificate e del 2% sul valore delle partecipazioni non qualificate.

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Si ricorda che la partecipazione è qualificata allorché il socio abbia una partecipazione al capitale al 25%, non qualificata se uguale o inferiore. Il valore delle partecipazioni alla data dell’1.1.2010 è determinato sulla base della corrispondente frazione di patrimonio netto della società, ente o associazione partecipata, calcolato sulla base di una perizia giurata di stima riferita all’intero patrimonio sociale (C.M. 4.8.2004, n. 35/E). La perizia per l’affrancamento delle partecipazioni può essere redatta e giurata anche successivamente alla cessione delle partecipazioni stesse, purché entro il 2.11.2010. La perizia deve essere conservata dal contribuente ed esibita o trasmessa a richiesta dall’Amministrazione finanziaria. La rivalutazione in oggetto si intende perfezionata, a tutti gli effetti, con il versamento dell’intero importo dell’imposta sostitutiva, ovvero con il pagamento della prima rata entro il termine del 2.11.2010. Pertanto:  se il versamento avviene successivamente a tale data, la rivalutazione non produce effetti;  se è stata pagata la prima rata entro il termine del 2.11.2010, ma è stato omesso il versamento delle rate successive, queste ultime vengono iscritte a ruolo. In tal caso è possibile sanare l’omesso versamento utilizzando l’istituto del ravvedimento operoso.

Pagamento dell’imposta sostitutiva - termine I soggetti che intendono procedere alla rideterminazione del valore di acquisto delle partecipazioni non negoziate in mercati regolamentati e dei terreni edi-

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Finanziaria 2010 – opportunità per i farmacisti Rivalutazione di partecipazioni societarie di farmacia

ficabili e con destinazione agricola devono versare imposta sostitutiva con il Mod. F24 entro il 2.11.2010, con possibilità di rateizzazione di 3 rate annuali di pari importo (maggiorate degli interessi del 3%). Anche le ricevute di pagamento, così come la perizia giurata di stima, devono essere conservate dal contribuente per essere eventualmente esibite o trasmesse su richiesta dell’Amministrazione finanziaria. Rappresentiamo con un esempio numerico: La farmacia Rossi Snc è composta da due soci: il dr. Bianchi che detiene il 60% delle quote e il dr. Verdi il residuale 40%. In base alla procedura su descritta le quote del dr. Bianchi vengono periziate ad € 600.000,00 quelle del dr. Verdi ad € 400.000; il primo verserà un’imposta sostitutiva di € 24.000,00, il secondo di € 12.000,00. Il valore rimarrà così affrancato. Nel 2012 il dr. Rossi decide di cedere le sue quote a un valore di € 700.000,00 – compariamo il caso di tassazione normale (A) e il caso di tassazione preceduta dalla rivalutazione. (B) Caso a) Per le persone fisiche i dividendi relativi a partecipazioni qualificate sono soggetti a tassazione limitatamente nella misura del 49,72% del loro importo. Indi € 700.000,00 x 49,72% € 348.040,00 (imponibile) X 40% (aliquota IRPEF) € 139.216,00 (tassazione). Caso b) Fino al valore di € 600.000 è stata versata l’imposta sostitutiva di € 24.000,00, il dr. Rossi pagherà l’ulteriore tassazione solo sull’eccedenza di € 100.000,00 e cioè € 100.000,00 x 49,72% € 49.720 x 31% (aliquota IRPEF) = € 15.413,00 + l’imposta sostitutiva già versata di €

24.000,00 – Totale € 39.413,00 (contro i 139.216 che avrebbe versato se non avesse proceduto alla rivalutazione).

Rimborso dell’imposta sostitutiva Ai sensi della C.M. 27/E/2003 se il contribuente che si è avvalso della possibilità di rivalutare partecipazioni usufruendo delle precedenti rivalutazioni decide di effettuare una nuova rivalutazione, con riferimento all’1.1.2010:  deve far redigere e giurare una nuova perizia di stima;  versare l’imposta sostitutiva con riferimento al nuovo valore periziato (non può essere utilizzata in compensazione l’imposta sostitutiva versata in precedenti rivalutazioni);  può chiedere il rimborso (art. 38, D.P.R. 29.9.1973, N. 602 entro 48 mesi dalla data del versamento dell’imposta sostitutiva pagata (R.M. 10.6.2008, n. 236/E). Se lo stesso contribuente aveva scelto il pagamento rateale, non deve procedere al pagamento delle rate residue. Appare evidente che codesta possibilità deve essere ben valutata se si è prossimi ad una programmata cessione di quote della farmacia e non dell’azienda stessa, in quanto la valutazione riguarda solo le partecipazioni al capitale e non la vendita della farmacia laddove la tassazione rimane estremamente elevata, indi la programmazione di un conferimento che comporti una “trasformazione” della farmacia ditta individuale in società per poi utilizzare la reiterata normativa di cui al presente saggio per valutare future cessioni alternative può essere oggetto di seria analisi da parte del farmacista imprenditore.


.it

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ICF Farmacisti

SETTIMANA DI AGGIORNAMENTO CULTURALE

Istituto di Consulenza e Formazione Farmacisti

DOPO LA CHIUSURADELLE SCUOLE da sabato 12 a sabato 19 giugno 2010 all’iGV di Marispica in provincia di Ragusa sulla costa meridionale della Sicilia si terrà una manifestazione culturale organizzata dall’ICF. Il villaggio, situato a 10 km da Ispica è inserito in un paesaggio in cui si fondono lunghe spiagge e macchia mediterranea ed è completamente immerso nel verde di splendidi giardini fioriti. Dista pochi chilometri dalle più note località del barocco siciliano (Noto, Modica, Ragusa Ibla, Siracusa etc. ..)

SETTIMANA CULTURALE AL MARE DI SICILIA ALL’iGV MARISPICA un club ideato per la vacanza della famiglia IL PROGRAMMA DELLA SETTIMANA 12-19 GIUGNO:

 3 giorni di corso ecm  1 giornata culturale al teatro greco di Siracusa per assistere alla rappresentazione di una tragedia di Sofocle o di Euripide  Possibilità per ogni partecipante di prenotare in orari prestabiliti (lunedì e mercoledì ore 1617 e 21-22, martedì ore 10-12) un incontro personale con il dr. Mascheroni, il consulente ICF, per chiarire problemi personali di diritto farmaceutico e tributario QUOTE SOGGIORNO IN CAMERE SUPERIOR

SERVIZI PER L’INFANZIA

(pensione completa inclusa acqua e vino ai pasti)

(PERSONALE PRESENTE DALLE 9,30 ALLE 23,00)

quota adulto in doppia o tripla € 750,00 quota adulto in doppia uso singola (N. limitato) € 890,00 quote bambini valide solo se in camera con 2 adulti: se bambini da 0 a 2 anni n.c. se bambini da 2 a 6 anni n.c. se bambini da 6 a 12 anni n.c. se ragazzi di età superiore o adulti

€ € € €

150,00 250,00 350,00 650,00

n.b.: a richiesta e con supplementi camera suite: Camera + cameretta + bagno

NURSERY BABY CLUB MINI CLUB JUNIOR CLUB

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I POSTI SONO LIMITATI, FATE SUBITO UNA PREISCRIZIONE SENZA IMPEGNO. L’ADESIONE DEVE AVVENIRE AL MASSIMO ENTRO IL 15 MAGGIO 2010


PROGRAMMA DEL CORSO ECM “SOLE, FARMACI E CUTE: ISTRUZIONI PER L’USO” (LUNEDÌ, MERCOLEDÌ E GIOVEDÌ DALLE ORE 17 ALLE ORE 20)

 UN FARMACO AL SOLE: I RISCHI DELLA FOTOESPOSIZIONE  IL SOLE ED I TUMORI DELLA PELLE  IL RUOLO DEL FARMACISTA NELLA PREVENZIONE DEI DANNI DA SOLE Relatori: Prof. G. Polimeni e C. Guarneri – Università di Messina

QUOTA ISCRIZIONE: € 100,00

RICHIESTA DI PARTECIPAZIONE AL CORSO ECM ALL’iGV di MARISPICA (SICILIA) Da inviare compilato in stampatello per fax al numero 02 29407035 o lettera ICF Farmacisti – Corso Buenos Aires, 92 – 20124 Milano

oppure potete compilarlo on-line sul sito www.icffarmacisti.it (L’eventuale prenotazione del volo per Catania con il transfer aeroporto-villaggio deve avvenire al massimo entro il 3 maggio) Il sottoscritto

Cod. Fiscale

Nato a

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Farmacia

Il Part. IVA

Indirizzo

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Telefono

Fax

Email

Partecipando al corso chiede di soggiornare presso l’iGV Marispica dal 12 al 19 Giugno 2010 con i seguenti accompagnatori: Adulto nome cognome

Bimbo 0-2 n.c. nome cognome

Bimbo 2-6 n.c. nome cognome

Bimbo 6-12 n.c. nome cognome

 In camera doppia o tripla n° ............... letti

 In camera doppia uso singola

Oltre al sottoscritto parteciperanno al corso i seguenti farmacisti: Dott. nome cognome

Dott. nome cognome

Data

Firma

 Vi segnalo infine che sono interessato ad un incontro personale con il Dr. Mascheroni


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        2 Per evidenti ragioni, non ultima la natura cooperativistica che ci consede a Sondrio (questâ&#x20AC;&#x2122;ultima è una %$#%1$$$.*+**%1#%"***$.%$""%)-"+&&%""##$)*%$1"'+"-$%)*$*#$*#&"* societĂ collegata al nostro %($*&()+("$))*)$*(""%#+$*4 %&#&' )(-.&(%))%$"#(!*$1'+"1$%$&%*$%&&(%%$( 6 2%1&'3/      

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    cessitĂ ed i bisogni, talune volte anche inespressi, dei Farmacisti. Complessivamente gestiamo ogni giorno oltre 130.000 righe dâ&#x20AC;&#x2122;or))%(*#$*%&(*%"(#$*#&%4  6 Crediamo ci attenda, oggi come non mai, una stagione di sfide, dudine e collaboriamo con circa 2.450 %$"*(**$*+(("..#%1&(%$*%$%)*("$*1$+#(%) Farmacie, dislocate in 33 pro)(-.&(%))%$"#(!*$1'+"1$%$&%*$%&&(%%$( 6 2&&!33        2 "('(%"- $'+)*)*+**"$.*-**-1"#*#%*($)%"%"+$3 rante la quale la Farmacia dovrĂ  saper, per certi versi, ridisegnare il vincie (&"!""'')#%"&#'')&)(##"%(##"!#%"&& del nord Italia.  6 2%)*" "33 

          

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2 sistema sanitario. SarĂ necessario attrezzarsi per adempiere a funQuali )$*%$%$"$))*)%$1*"+$-%"*$$)&())1(#)*4(#%**$1%%#$%$ sono i servizi che offrite e che6 vi differenziano da altri 6 2 !33   

        2 zioni)&(1 diverse dallâ&#x20AC;&#x2122;abituale del"farmaco occorrerĂ farlo concorrenti della distribuzione farmaceutica? 6 2%1&'3/      

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            con altrettanta efficienza e con la giusta remunerazione. Unasingola Poniamo, innanzitutto, molta attenzione allo sviluppo della gamma -"%(..$%  "5#&%(*$. "'"!3/        

 

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Qualche domanda al dr. Michele Pianca amministratore delegato di CTF GROUP

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mercatodiritto farmaceutico occhiello L’evoluzione diritto dei generici di Massimo Nome Autore Stragliati - Management & Marketing Consultant

La lunga marcia dei farmaci generici L’autore, dopo aver esaminato l’andamento del mercato dei generici negli ultimi anni, ipotizza la sua evoluzione nel prossimo triennio alla luce della perdita della copertura brevettuale di molte molecole. Sono ormai passati quasi dieci anni dalla discesa in campo dei farmaci generici, la cui data “ufficiale” di start-up risale al 1° Settembre del 2001 (come previsto dalla Legge Finanziaria di quell’anno), anche se, è bene ricordarlo, fin dal lontano 1996 si erano poste le basi per la commercializzazione di questi prodotti anche in Italia, arrivata tra gli ultimi ad adottare la fatidica decisione che, in molti altri Paesi, era stata già presa molti anni prima. Tra le nazioni europee i generici sono una realtà ormai consolidata dal 1974 in Germania e nel Regno Unito, giusto per citare i pionieri, ma anche l’Austria (1980), la Norvegia e la Svezia (1987), la Finlandia e l’Olanda (1990) ci hanno preceduto, mentre la Francia ed il Portogallo

hanno iniziato insieme a noi e solo la Spagna ci ha seguiti nel 1997. È ormai un fatto risaputo che senza la presenza dei generici all’interno delle liste di rimborsabilità i bilanci dei sistemi di assistenza sanitaria diverrebbero insostenibili ed i più recenti studi condotti nell’Unione Europea fanno ammontare a tredici miliardi di Euro l’anno i risparmi dei servizi sanitari grazie a questi prodotti. È quindi evidente il ruolo strategico dei farmaci off-patent, un ruolo che, con il passare del tempo, anche nel nostro Paese questi prodotti hanno iniziato a ricoprire e tuttora ricoprono con importanza via via crescente nell’economia generale.

Il cammino fatto negli ultimi anni Con l’ausilio dei dati IMS possiamo fissare alcuni momenti che hanno contrassegnato il percorso di questi prodotti nell’ambito del mercato in farmacia, dove abbiamo preso in considerazione solo i farmaci con l’obbligo della prescrizione medica (Classi A e C): la prima annotazione riguarda la crescita della quota di mercato dei gene-

rici che, a volumi, era del 3% nel 2002 ed è arrivata a coprire il 30% alla fine del 2009, mentre lo sviluppo a valori è partito dall’1,5% per giungere al 16% nell’ultimo periodo considerato. In quest’arco di tempo dobbiamo ricordare che gli inizi sono stati abbastanza stentati, ma questo segmento è andato consolidandosi sempre più grazie alle scadenze delle coperture brevettuali che si sono succedute di anno in anno. In sintesi, sia i consumi che il relativo giro d’affari si sono decuplicati in otto anni, un periodo nel quale i generici hanno presentato, ovviamente, trend di crescita sempre molto superiori alle specialità ancora coperte da brevetto. Il notevole differenziale tra quota a volumi e quota a valori trova naturalmente ragione nel differenziale del prezzo medio che, per i farmaci off-patent, è sensibilmente inferiore a quello dei farmaci a marchio. L’esame dei dati dell’ultimo triennio conferma il tendenziale maggior sviluppo dei generici in rapporto ai restanti farmaci, specie se si osserva il dato a quantità, mentre i controvalori, ancora in forte crescita tra il 2008 ed il 2007,

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mercato farmaceutico L’evoluzione dei generici La lunga marcia dei farmaci generici

Fig .1

nell’ultimo anno analizzato ha presentato una lieve flessione, ancora una volta determinata dai prezzi medi in ulteriore discesa. Nel 2009 le farmacie italiane hanno acquistato oltre 443 milioni di confezioni di generici per un controvalore che supera di poco 1,63 miliardi di Euro (il 75% di questa cifra in Classe A).

La presenza nelle classi terapeutiche Se agli esordi i generici facevano fatica ad affermarsi a causa della scarsa conoscenza che ne aveva il pubblico, dell’iniziale scetticismo dei medici e del basso numero di molecole “liberalizzate”, attualmente possiamo dire che questi prodotti sono diffusi in quasi tutte le classi terapeutiche e, per diretta conseguenza, contribuiscono fattivamente al contenimento della spesa farmaceutica. La loro presenza è contraddistinta da pesi differenti nelle varie classi e per ora non supera mai il 30%, con la sola esclusione degli ormoni sessuali dove la loro quota è del 36,6%. Tuttavia, è doveroso sottolineare che nelle categorie più importanti la presenza dei generici è divenuta di sostanza: conta per l’11% circa tra i cardiovascolari, quasi il 20% nei farmaci per il sistema nervoso, poco più del 18% tra i gastro-intestinali e circa il 18% tra gli antibiotici ed i prodotti per l’apparato respiratorio. Nelle categorie minori, la loro quota è, in alcuni casi, ancor più significativa e raggiunge il 26% circa nell’apparato muscolo-scheletrico, il 22% negli ematologici e supera il 27% tra i dermatologici.

L’incidenza nel mercato delle principali molecole Se analizziamo le quindici principali molecole del mercato in farmacia (Fig. 1)

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possiamo notare che i generici a base di lansoprazolo generano un fatturato (50,8%) maggiore di quello prodotto dai farmaci a marchio ed anche in altri casi gli “off-patent” si mettono in evidenza: rappresentano esattamente 1/3 dell’amoxicillina, oltre il 20% dell’acido clavulanico, il 19% circa della simvastatina, sfiorano il 7% nell’etinilestradiolo e sono appena sopra il 2% nell’idroclorotiazide. Ma, al contempo, non sono ancora presenti in molte importanti molecole (sartani, fibrati, ecc.) Il mercato dei generici, pur essendo oggi, come abbiamo già visto, maggiormente diffuso a livello di classi terapeutiche, è ancora abbastanza concentrato in quanto le tre classi più rilevanti in termini di fatturato per questi prodotti (cardiovascolari, sistema nervoso e gastro-intestinali) sommano insieme oltre il 50% del giro d’affari complessivo. Fig .2

Ovviamente, questo aspetto andrà scemando mano a mano che altre molecole perderanno la copertura brevettuale poiché, se analizziamo le sostanze attive più importanti nel mercato dei generici (Fig. 2), notiamo che in molti casi questi prodotti hanno già sopravanzato i farmaci a marchio in termini di giro d’affari. Oltre al già citato lansoprazolo, vediamo che anche beclometasone, metformina, lorazepam, acido acetilsalicilico, nitroglicerina, ketoprofene, paroxetina, mesalazina, glibenclamide e flunisolide hanno ampiamente superato il 50% di quota ed, in alcuni casi, si avviano ad essere praticamente gli unici prodotti disponibili sul mercato. Ma quel che più importa è che anche nel caso delle molecole ancora più importanti e recentemente “liberalizzate” i generici sembrano guadagnare rapidamente quote di mercato (simvastatina, amoxicillina, acido clavulanico, ecc.).

L’evoluzione del prossimo triennio Il futuro dei generici si presenta ancora ricco di promesse poiché nei prossimi tre anni scadrà la


Fig.3

copertura brevettuale di molte importanti molecole. Per valutare il mercato potenziale che verrà ”liberalizzato” tra il 2010 ed il 2012 sono state raggruppate le molecole in scadenza e che, a loro volta, sono state valorizzate prendendo come base i dati di fatturato del 2009. Nel triennio esaminato i prodotti non più coperti sommano un valore attuale che si avvicina ai due miliardi di Euro (Fig. 3) distribuiti su 75 molecole tra le quali spiccano ancora le statine, i sartani ed i fibrati in varie forme e combinazioni. Fig. 4

Fig.5

Il primo blocco, del valore potenziale attuale di 749 milioni di Euro, si avrà durante l’anno corrente mentre nel 2011 entreranno in gioco ulteriori 747 milioni di Euro e, nell’anno seguente, altri 498 milioni (Fig. 4). È ovvio che i generici inizieranno ad erodere quote ai farmaci a marchio non appena potranno essere posti in commercio e la quota tenderà a crescere, lentamente ma con costanza, nel tempo e quindi, soltanto una parte del valore citato sopra sarà acquisito dai generici. Ugualmente assisteremo ad un progressivo spostamento di quote anche nei volumi di vendita che, sempre sulla base dei dati 2009, vedranno oltre 117 milioni di confezioni di farmaci a marchio perdere la protezione brevettuale. Anche in questo caso il processo avverrà in tre tempi distinti: nell’anno corrente le quantità “potenziali” saranno pari a 48 milioni di confezioni , che scenderanno a 39,3 milioni nel 2011 ed a 30 milioni nel 2012. Molto interessanti anche i riflessi sulle classi terapeutiche (Fig. 5) e saranno ancora i cardiovascolari a

godere dei maggiori benefici in quanto oltre il 49% del valore potenziale è di pertinenza di questa categoria. A seguire i gastro-intestinali ed il sistema nervoso con il 10% circa, l’apparato respiratorio e gli antitumorali (oltre il 6%), gli antibiotici (5,4%) e via via le restanti classi. Il passato biennio, che ha visto la scadenza del brevetto di alcuni farmaci blockbuster (di quelli, cioè, che fatturano oltre un miliardo di dollari all’anno nel mondo) è stato senz’altro un acceleratore fondamentale per lo sviluppo dei farmaci generici ed anche il futuro triennio che abbiamo preso in esame sarà altrettanto cruciale, poiché sappiamo che l’Italia, se confrontata con gli altri Paesi Europei (non consideriamo gli Stati Uniti che sono veramente un altro pianeta in questa materia) risulta essere ancora abbastanza indietro. E poiché, come affermato all’inizio, tutti i sistemi sanitari sono strettamente legati ai farmaci generici ed alla loro azione calmieratrice della spesa farmaceutica per poter sopravvivere, è facile intuire che la strada che porta al futuro è già tracciata.

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Identikit di una aziend Lo scenario farmaceutico italiano sta subendo un indubbio radicale cambiamento. Alla base le problematiche in cui versano le cosiddette “Big Pharma” a causa della carenza d’innovazione, le difficoltà in cui si dibattono le aziende operanti nell’automedicazione a causa dell’ormai pluriennale immobilità del settore, e il progressivo sviluppo del farmaco equivalente. A questi elementi chiari ed ampiamente sviscerati dagli “esperti”, si è aggiunto, da qualche anno, un profondo mutamento socio-economico che ha reso il consumatore molto più evoluto nel senso che, quando deve acquistare un prodotto (non solo farmaceutico), attiva un processo di acquisto estremamente più selettivo con una maggiore attenzione al rapporto prezzo/qualità. Questo mutamento ha creato, nel breve, molti problemi a tutti gli operatori del settore ma anche, a ben vedere, una “finestra” di opportunità per l’implementazione di strategie che si allontanino dall’impostazione storica del comparto e che esplorino nuove strade più vicine ai bisogni rinnovati dei cittadini/consumatori che potranno consentire, a chi saprà sfruttarle, un grande vantaggio competitivo. Per queste ragioni ratiopharm ha rivisto, a partire dalla metà del 2006, la propria strategia con l’obiettivo di passare da “genericista” ad azienda farmaceutica a 360°. Oggi, a distanza di poco più di 3 anni, abbiamo un portafoglio prodotti completo sia per categorie terapeu-

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tiche che per categorie di prodotto (etici, otc/sop ed integratori) che ci consente un’offerta unica sul mercato per ampiezza e convenienza. • Per Medici e Farmacisti un portafoglio completo consente di avere una grande scelta di farmaci di grande qualità e convenienza così da poter individuare “soluzioni integrate

esclusive” da consigliare ad un grande numero di pazienti. • Per i cittadini: un’offerta sinergica, nelle aree terapeutiche e nei tipi di prodotto, significa un nuovo “modello di offerta” che presenta una grande attrattiva per gran parte delle famiglie e dei consumatori italiani.


da farmaceutica a 360째

Proprio i cittadini, inoltre, hanno a disposizione un utile strumento per informarsi e restare sempre aggiornati sul mondo del farmaco equivalente: equivalente.it.

Si tratta di un portale ricco di notizie ed informazioni sugli equivalenti e sul risparmio che deriva dal loro utilizzo. Un mondo di strumenti, servizi, consigli su come risparmiare, informazioni sul tema della salute e del benessere, oltre a calendari e dettagli sugli eventi organizzati da ratiopharm sul territorio, per informare i cittadini sul corretto utilizzo di farmaci equivalenti, integratori e medicinali di automedicazione. Per informazioni o suggerimenti contattare il numero verde 800.180.008 o scrivere a info@ratiopharm.it

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“Sì, ci siamo già conosciuti. Io allevio il mal di testa e altri dolori comuni”

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„Forse il mio prezzo ti confonde“

*Dati rilevazione IMS MAT settembre 2009 Ibuprofene ratiopharm® 200 mg compresse rivestite con film 12 compresse euro 3,40; 24 compresse euro 6,30 Ibuprofene ratiopharm® Italia 400 mg compresse rivestite con film 6 compresse euro 3,50; 12 compresse euro 6,40

È un medicinale che può avere effetti indesiderati anche gravi. Leggere attentamente il foglio illustrativo. Attenzione, i medicinali vanno assunti con cautela, per un breve periodo di tempo, non superando le dosi consigliate e solo per le indicazioni riportate nel foglio illustrativo. In caso di dubbio rivolgersi al medico o al farmacista. Aut. Pubb. del 15/02/2010.


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gestione diritto

occhiello Esperienze didiritto Marketing di Dr.Nome PaoloAutore Piovesan, farmacista esperto in comunicazione

Saper cogliere le opportunità Il mercato offre molte opportunità che devono essere colte al momento giusto. A volte il mondo della farmacia è alquanto strano, per alcuni versi anche affascinante. Qui si incontrano e spesso si scontrano aspetti professionali, commerciali, etici e morali che talvolta creano confusione ad un osservatore esterno o non vengono accettati dagli stessi farmacisti. È un mondo che insiste a rifiutare l’evoluzione dei tempi perché finora ne è stato toccato solo marginalmente, ma improvvisamente oggi il turbine dei cambiamenti sembra stia spazzando via molte certezze e molte presunzioni. Così ci si trova impreparati a tutti i livelli della filiera, il disorientamento porta a reazioni irrazionali e scomposte che spesso producono più danni dello star fermi e si finisce per affidare aziende di grande valore in mano a professionisti o presunti tali che sono perlopiù interessati a “mungere” quanto ancora può essere rimasto, soprattutto finché ancora i protagonisti non si saranno accorti di non aver più “latte” da offrire. In questo scenario succede che operino tuttora aziende capaci di rimproverare i

titolari di farmacia di non sapersi adeguare ai nuovi mercati, ma in realtà nemmeno esse lo fanno; continuano pertanto a proporsi alle farmacie e vendere coi metodi adottati più di vent’anni fa e non riescono a pensare a nuovi supporti e nuove soluzioni di diversificazione (anche se il dubbio è che in ogni caso sarebbero i farmacisti a non accettare nuove proposte), e così ad esempio si continua a proporre il parafarmaco contrattando uno sconto applicato su un prezzo al pubblico fittizio. Ma è anche vero che i farmacisti richiedono una guida sul prezzo di vendita perché non sono in grado di definire una propria strategia commerciale.

Anche i fornitori si adeguano Nella distribuzione intermedia ho conosciuto responsabili commerciali, usciti magari dalla Bocconi, ma ignoranti della particolarissima identità delle farmacie e della mentalità dei loro titolari; la conclusione è che finiscono semplicemente per gestire i numeri aziendali senza mai proporre qualcosa di nuovo e possibil-

mente utile. Altre volte questi manager sono addirittura frutto di inspiegabili ricicli, per cui persone che hanno fallito in un’azienda si ritrovano assunte in un’altra per continuare a fare… ciò che facevano prima. Perfino molte aziende d’arredamento specializzate insistono a produrre mobili, magari sempre più belli, ma sempre di scaffali e banchi si tratta; propongono percorsi basati su concetti di esposizione del prodotto e non percorsi studiati sui comportamenti e sulle aspettative del cliente (e la differenza è enorme); così le farmacie, nuove e belle, risultano però difficilmente innovative. Infine, i rappresentanti dei titolari di farmacia spesso si trovano ad essere impreparati nelle attività sindacali e mancano specifiche figure professionali con tali competenze. E allora i soldi si sprecano, le opportunità si perdono, i tempi sfuggono e i competitori crescono, lo Stato ne approfitta e il magico mondo della farmacia finisce per essere superato non solo come concetto d’impresa, ma an-

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gestione diritto

che nella percezione del cliente.

Conservatori e individualisti In questo caos di persone, imprese, servizi, manager e cariche, si colloca il titolare di farmacia da sempre conservatore e mai abituato ad agire in un mercato competitivo, anzi è stato piuttosto spinto a pensare che fosse inopportuno farlo. Tutto ciò ha sviluppato le individualità, gli errati concetti di concorrenza e la presunzione che tutto fosse dovuto e comunque non avrebbe mai coinvolto il camice bianco del professionista. Così ora, nonostante che in molti stiano tentando di lanciare segnali d’allarme, la reazione del farmacista è ancora modesta. L’apatia è sovrana, gli scontri maggiori sono tra associazioni e ordini, tra associazioni e farmacisti, tra associazioni e associazioni, tra farmacisti e farmacisti… grandi discussioni interne tra chi fa e chi no, tra chi dice che si dovrebbe fare e chi si chiede perché, ma tutto all’interno della famosa “lobby”, mentre fuori il “nemico” ringrazia. Non si capisce bene cosa stia aspettando l’imprenditore farmacista, forse la bacchetta magica di qualcuno, forse di risvegliarsi da quello che dev’essere stato solo un brutto sogno, o forse è la rassegnazione che impera più forte della volontà e quindi della capacità di reazione. Per queste ragioni si stenta a costruire una precisa strategia imprenditoriale a medio-lungo termine con le farmacie, sono difficilissime le coalizioni, non si capisce la differenza tra gruppo di vendita e gruppo d’acquisto o tra sconto e ricarico. Una programmazione aziendale mediamente non va oltre i due mesi e tutta la gestione dell’impresa

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occhiello Esperienze didiritto Marketing di Nome Autore Saper cogliere le opportunità

farmacia è divenuta dannatamente complicata; marketing, merchandising, comunicazione, concorrenza trovano difficile collocazione nel quotidiano e non parliamo poi di come ci si può offendere se qualcuno osa definire la farmacia un negozio.

Cambiamenti Ma secondo voi, mancherà tanto tempo prima di vedere che alcune farmacie venderanno la Coca Cola? Orrore, ciò si scontra con la nostra immagine professionale… cosa che invece, non si capisce bene perché, non fa la vendita di caramelle, gomme da masticare, zoccoli, bigiotteria, giocattoli, ecc… Peccato, perché in fin dei conti la Coca Cola potrebbe andar bene nei casi di acetone, pensateci prima di rifiutare a priori l’idea! Ho proposto a un’industria dolciaria di realizzare pasticcini e torte fresche destinati ai clienti diabetici e celiaci delle farmacie. L’idea all’azienda è piaciuta, ma una piccola indagine sul campo ha rivelato che i farmacisti non erano pronti, come Categoria non accettavano l’idea di passare anche da pasticceri; così da quest’anno a vendere tali prodotti è la Coop che sta procedendo anche con le autorizzazioni per la dispensazione tramite SSN. Tempo fa ci fu un imprenditore disposto a realizzare un quotidiano da distribuire esclusivamente in farmacia; sarebbe stato un quotidiano come molti altri venduti in edicola, con temi di politica, cronaca, spettacolo, sport, ecc., ma con la linea editoriale gestita dai farmacisti. Personalmente la trovavo una grande opportunità per comunicare le nostre ragioni e finalmente poter ottenere un “peso politico”, ma la Categoria ha scartato l’ipotesi perché i

farmacisti non sono edicolanti. Sono stato contattato da un grosso Gruppo imprenditoriale, con punti vendita nei centri storici di molte città d’Italia, perché volevano valutare l’opportunità di creare centri per la salute ed il benessere (con annessa farmacia) all’interno dei loro grandi magazzini… Non pensate che tra poco l’identità stessa del locale farmacia, inteso com’è oggi, potrebbe essere stravolta? In questi ultimi tempi il Governo ha manifestato l’apertura nei confronti delle farmacie per l’attivazione di alcuni “nuovi” servizi. Peccato si tratti di sola propaganda politica perché i costi rimangono comunque ad esclusivo carico del farmacista e le proposte non contengono (in buona sostanza, ad oggi) nulla di nuovo rispetto al passato, mentre la comunicazione mediatica potrebbe addirittura finire per mettere in difficoltà le farmacie creando false aspettative nel cliente. Potrei andare avanti ancora, elencando rischi, opportunità perse e mancate strategie, ma forse sarebbe già un gran passo avanti se imparassimo ad accettare e separare al più presto e in maniera corretta gli ambiti professionali da quelli commerciali della nostra professione. Prendere coscienza e sviluppare in maniera più coerente l’attività della farmacia rispetto a quanto non sia stato fatto finora, rivalutando davvero la figura professionale (pensando tra l’altro che il concetto di servizio non necessariamente deve essere sinonimo di gratuito) separandola da quella imprenditoriale, probabilmente finirebbe per ridurre molti equivoci anche nei confronti dei clienti. La farmacia cambia non perché lo decidiamo noi, ma perché il mondo attorno ad essa lo richiede.


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informazione diritto occhiello dall’Istituto diritto di Nome Autore

Aggiornamento fiscale a cura dell’ACFI Associazione Consulenti Farmacie Italiane

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Deduzione o detrazione d’imposta per l’acquisto di medicinali

L’Agenzia delle Entrate ha risposto a un quesito posto da un commercialista riguardante la possibilità di beneficiare della deduzione o detrazione d’imposta per l’acquisto di farmaci. Ciò è possibile solo essendo in possesso di un documento fiscale (scontrino fiscale o fattura) riportante l’indicazione della natura, qualità e quantità del prodotto. In particolare, il professionista chiedeva se l’indicazione della “natura” del prodotto potesse avvenire, anziché mediante la dicitura “medicinale” o “farmaco”, con altre indicazioni, quali: “OTC”, “SOP”, “omeopatia”/”omeopatico”, “automedicazione”, “fascia C”, “preparazione”, “galenico”, “magistrale” e simili, e se fosse possibile abbreviare queste indicazioni, come ad esempio “med.”, “f.co”, ecc. L’Agenzia delle Entrate ha risposto che l’argomento è regolato dagli art. 10, comma 1, lett. b), e 15, comma 1, lett. c) del TUIR, come modificati dall’art. 1, comma 28, lett. a) e lett. b) della legge 27 dicembre 2006, n. 296. Si precisa che, per quanto riguarda l’indicazione della qualità del prodotto, deve comparire sullo scontrino il numero di autorizzazione all’immissione in commercio (AIC) di ciascun farmaco, rilevato mediante lettura ottica del codice a barre, al posto della denominazione del farmaco stesso. Per quanto concerne la natura del prodotto acquistato (oggetto del quesito), la dicitura “farmaco” o “medicinale” sullo scontrino ha la finalità di evitare abusi, escludendo dalla detrazione l’acquisto di altre categorie merceologiche presenti in farmacie. Tenuto conto di questo, si premette che gli scontrini rilasciati per l’acquisto di medicinali consentono di fruire dei benefici fiscali anche se non riportano la dicitura”farmaco” o “medicinale”, ma indichino comunque la natura del prodotto attraverso sigle, abbreviazioni o terminologie chiaramente riferibili ai farmaci. In particolare, poiché è stata riconosciuta la natura di medicinale ai prodotti omeopatici, l’indicazione “omeopatico” in luogo della dicitura “farmaco” soddisfa l’obbligo di indicare la natura del bene acquistato; per quanto riguarda le preparazioni galeniche, l’Agenzia precisa che per l’indicazione della natura del prodotto possa essere riportata la dicitura “farmaco” o “medicinale”, e per la qualità

dello stesso la scritta “preparazione galenica”. La dicitura “ticket”, potendo essere riferita soltanto a medicinali erogati dal Servizio sanitario, è idonea, così come le sigle OTC e SOP, che si riferiscono a specifiche categorie di farmaci. Per quanto concerne le abbreviazioni, si ritiene che l’indicazione “med.” o f.co” equivalgano alla menzione per intero di tali termini. Circa la possibilità di integrare le indicazioni da riportare sullo scontrino con altra documentazione, producendo ad esempio copia della ricetta recante il timbro della farmacia o del foglietto illustrativo del medicinale, si ricorda che la normativa fiscale in questione stabilisce che, per fruire del beneficio della deduzione o della detrazione d’imposta, lo scontrino fiscale deve contenere le indicazioni concernenti la natura e la qualità del farmaco. Poiché questi ultimi dati presenti sullo scontrino chiariscono il tipo di acquisto effettuato, non è più necessario conservare la prescrizione medica o la copia della ricetta per farmaci erogati dal SSN.

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INPS: nuove aliquote di contribuzione alla gestione separata

L’INPS, con la Circolare n. 13 del 2 febbraio 2010, comunica l’incremento di un punto percentuale dell’aliquota contributiva relativa agli iscritti alla Gestione separata senza altra forma di previdenza. Le aliquote dovute per la contribuzione alla Gestione separata nell’anno 2010 sono complessivamente fissate come segue:  26,72% (26,00 aliquota IVS più 0,72 di aliquota aggiuntiva), per tutti i soggetti non assicurati presso altre forme pensionistiche obbligatorie;  17,00% per i soggetti titolari di pensione o provvisti di altra tutela pensionistica obbligatoria.

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Il credito d'imposta per gli impianti di sicurezza

Dal 2 febbraio 2010 è possibile richiedere il credito d'imposta per i negozi, inoltrando all’Agenzia delle Entrate, tramite apposito Modello, le richieste per il 2010 dei crediti d’imposta per le spese di installazione di impianti e attrezzature di sicurezza, compresi strumenti di pagamento con moneta elettronica. Tale credito, erogabile fino all’80% delle spese sostenute, è stato introdotto dalla Finanziaria 2008 ed è

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informazione dall’Istituto

usufruibile dalle PMI commerciali di vendita al dettaglio e all’ingrosso, dalle attività di somministrazione di alimenti e bevande e dai soggetti esercenti rivendita di generi di monopolio. Il credito, in caso di risposta affermativa delle Entrate, può essere utilizzato esclusivamente in compensazione a decorrere dalla data di concessione. Al riguardo si precisa che tale credito non concorre a formare la base imponibile ai fini IRAP.

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Variazione all’1% del saggio di interesse legale dal 1° gennaio 2010

Sulla Gazzetta Ufficiale - Serie Generale n. 291 del 15 dicembre 2009 è stato pubblicato il Decreto 4 dicembre 2009 del Ministro dell’Economia e delle Finanze con il quale, a decorrere dal 1° gennaio 2010, è stata fissata all’1% la misura del saggio degli interessi legali.

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Agevolazioni prima casa

Il contribuente che non va ad abitare entro i 18 mesi successivi al rogito, motivando la mancata presa di possesso dell’abitazione a causa di infiltrazioni d’acqua provenienti dal piano superiore, perde l’agevolazione fiscale spettante in caso di acquisto di prima casa. È quanto statuito dalla Corte di Cassazione con sentenza n. 1392 del 26 gennaio 2010, la quale precisa che l’infiltrazione di acqua non rappresenta una causa di forza maggiore tale da impedire il trasferimento nell’appartamento. Spetta al contribuente dimostrare la difficoltà di eseguire le riparazioni del caso e l’impedimento assoluto di utilizzo dell’abitazione.

Altre notizie

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Nuovi servizio ICF

Gratuito “la bacheca degli annunci” Dal 15 marzo è attiva sul nostro sito, www.icffarmacisti.it, la bacheca degli annunci per il farmacista. È sufficiente inviare una mail all’indirizzo info@icffarmacisti.it per pubblicare senza spese il proprio annuncio. Tramite questo servizio è possibile

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offrire o cercare lavoro in farmacia, rendere nota una compravendita di farmacie, vendere o comprare arredi e attrezzature. A pagamento “consulenza marketing” ICF propone un servizio personalizzato per lo sviluppo del marketing e della comunicazione della vostra farmacia tramite l’opera del nostro consulente Dr. Paolo Piovesan, che è disponibile a predisporre due giornate di intervento presso ciascuna farmacia per analizzare la situazione di impatto commerciale e sviluppare nuove idee di promozione aziendale. Nei due giorni di presenza presso la vostra farmacia, in particolare verranno affrontati i seguenti aspetti gestionali: • Valutazione dell'efficacia dell'attuale situazione del lay-out e consigli di miglioramento dell'esposizione merceologica. • Studio dei percorsi e dei comportamenti della clientela legati ad una maggior efficacia espositiva dei prodotti. • Analisi della disposizione degli arredi e consulenza per un’eventuale risistemazione. • Proposta di idee e strumenti di marketing per il miglioramento della gestione e dell'attività commerciale della farmacia. • Individuazione dei più opportuni sistemi di comunicazione per trasmettere efficacemente al pubblico l'identità, l'immagine e le proposte della farmacia. Studio di una strategia e pianificazione di un piano pubblicitario aziendale. La consulenza si svilupperà in due giornate di presenza presso la vostra farmacia ad un costo assolutamente contenuto: euro 400,00 + IVA + spese di trasferta euro 300,00 + IVA + spese di trasferta per gli iscritti a ICF Ogni ulteriore giornata richiesta oltre le prime due, nella stessa trasferta, verrà quotata euro 100,00 + IVA. Per accordi o appuntamenti telefonate al n. 347 2605087 direttamente al Dr. Piovesan. A prestazione avvenuta sarà lo stesso consulente ad emettere fattura.

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Indirizzi e mail

Preghiamo i soci e tutti i colleghi che fossero interessati a ricevere gli aggiornamenti dell’ICF, le notizie e le offerte di mandare il proprio indirizzo di posta elettronica all’Istituto. I nostri indirizzi sono: il consulente@icffarmacisti.it oppure info@icffarmacisti.it


informazione dall’Istituto

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Definitivamente approvato dalla Camera il DDL sulle cure palliative

Nella seduta del 9 marzo la Camera dei Deputati ha definitivamente approvato il DDL sulle cure palliative e la terapia del dolore. Per entrare in vigore, il provvedimento dovrà essere pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale. Nel testo definitivamente approvato sono contenute molte disposizioni che riguardano la dispensazione dei farmaci per il trattamento del dolore, a cominciare dall'abbandono del ricettario speciale. "Ma non si tratta soltanto di questo" spiega il Presidente della FOFI Andrea Mandelli "l'eliminazione di molti vincoli burocratici eviterà ai pazienti in trattamento e a chi li assiste una serie di contrattempi dovuti, per esempio, a vizi formali nella prescrizione. Non si dovrà più tornare dal medico nel caso che questi abbia indicato, per esempio, un numero sbagliato di confezioni, ma l'errore potrà essere risolto direttamente in farmacia". Da quando la legge entrerà in vigore, le farmacie non dovranno più trasmettere agli ordini provinciali e alle ASL i dati delle ricette di medicinali della sezione D tabella II. Rimane l’obbligo di annotazione sulle sole ricette bianche del nome, cognome ed estremi di un documento di riconoscimento dell’acquirente, che non dovrà essere necessariamente quello di identità. Sparisce la dicitura, riferita al farmacista, “che si accerta dell’’identità dell’acquirente”. I farmaci antidolorifici potranno essere prescritti anche mediante ricettario rosso, del SSN, in luogo del ricettario a ricalco. Il farmacista spedirà comunque le ricette che prescrivano un quantitativo che, in relazione alla posologia indicata, superi teoricamente il limite massimo di terapia di trenta giorni, ove l’eccedenza sia dovuta al numero di unità posologiche contenute nelle confezioni in commercio. In caso di ricette che prescrivano una cura di durata superiore a trenta giorni, il farmacista consegnerà un numero di confezioni sufficiente a coprire trenta giorni di terapia, in relazione alla posologia indicata, dandone comunicazione al medico prescrittore. Il farmacista, su richiesta del cliente e nel suo esclusivo interesse, avrà la possibilità di consegnare una quantità inferiore di confezioni rispetto a quella prescritta, dandone comunicazione al medico prescrittore, nonché di consegnare in modo frazionato le confezioni, in caso di ricette che ne prescrivano più di una. Il registro di carico e scarico stupefacenti dovrà essere conservato per due anni, così come le ricette. I movimenti dovranno essere registrati entro 48 ore dalla dispensazione.

Nell’attuale Testo Unico Stupefacenti, l’articolo 62 si riferisce solo alle composizioni medicinali contenenti stupefacenti e, pertanto, richiama solo le sezioni A e C. In vista della possibile messa a punto di nuove composizioni medicinali, che dovranno comunque essere autorizzate dall’AIFA, contenenti le sostanze inserite nella tabella II, sezione B, nel nuovo testo appare il richiamo anche alla sezione B.

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Fornitura bombole di ossigeno con etichetta AIC (tracciabilità) e foglietto illustrativo

L’ossigeno terapeutico è considerato a tutti gli effetti un farmaco. Le confezioni di medicinali erogabili per il SSN devono essere dotate di bollini autoadesivi a lettura automatica, bollini che devono riportare la denominazione del medicinale e del titolare dell’autorizzazione, il codice AIC del prodotto e il numero di lotto. Produttori, depositari, grossisti, farmacie e smaltitori sono tenuti a trasmettere i dati di ogni confezione trattata ad una grande banca dati istituita presso il Ministero della Salute. I medicinali composti da gas hanno avuto tempi più lunghi per adeguarsi a queste norme. Le aziende produttrici di medicinali a base di ossigeno hanno dovuto chiedere entro il 31 dicembre 2008 l’autorizzazione all’immissione in commercio (AIC) e i loro prodotti non ancora regolarizzati hanno potuto essere commercializzati fino al 31 dicembre 2009. Pertanto, dal 1° gennaio 2010 le confezioni (bombole) di ossigeno possono essere commercializzate solo se dotate di bollino a lettura ottica con tutti i dati previsti per gli altri medicinali. Anche l’aliquota IVA è stata equiparata (10%). Le vecchie bombole di proprietà delle farmacie sono state pertanto abbandonate.

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Spagna: cambia la normativa su SOP ed equivalenti

Non esistono più in Spagna i farmaci SOP, ovvero quella categoria di farmaci senza obbligo di ricetta, ma che le aziende avevano il divieto di pubblicizzare al pubblico. La Spagna era uno degli ultimi Paesi europei, assieme all'Italia, a mantenere la distinzione tra farmaci pubblicizzabili e non, all'interno della più ampia categoria dei farmaci senza ricetta. Recentemente è stata modificata la legge spagnola 29/2006 ("Garanzie e uso razionale dei farmaci e dei prodotti per l'assistenza sanitaria") e, dal 27 dicembre scorso, tutti i farmaci senza obbligo di ricetta possono essere oggetto di campagne pubblicitarie esclusi quelli rimborsati dallo Stato,

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informazione dall’Istituto

quelli che richiedono una diagnosi medica o un follow-up e quelli che contengono sostanze psicotrope. Altre modifiche approvate alla suddetta legge riguardano la semplificazione sui meccanismi di fissazione del prezzo e di rimborsabilità dei farmaci equivalenti: semplificazione che prende corpo quando il prezzo ex fabrica notificato dai genericisti è di almeno il 30% inferiore rispetto all'originator. The Regulatory Affairs Journal

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Successo del corso di Madonna di Campiglio

La settimana dal 7 al 14 febbraio si è tenuto a Madonna di Campiglio il corso di formazione teorico/pratico organizzato da ICF. La prima parte del corso è stata condotta dal dr. Piovesan ed ha affrontato le diverse possibilità per la farmacia di organizzare attività pubblicitarie e di promozione aziendale. È stata evidenziata la necessità di una corretta programmazione delle diverse opportunità e pianificazione dei numerosi strumenti a disposizione, infine sono state discusse le svariate tipologie d’impatto sul consumatore e le implicazioni che ne possono conseguire. In queste giornate i partecipanti hanno potuto cimentarsi in alcune esercitazioni pratiche: la prima giornata li ha visti coinvolti nella realizzazione di un depliant pubblicitario, comprendendo come le diverse tipologie di comunicazione cartacea possano provocare differenti stimoli ed avere differenti significati per il

cliente. Nella seconda giornata c’è stata invece l’esercitazione pratica che ha visto i partecipanti impegnati nella realizzazione simulata

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di una vetrina; anche in questo caso, l’aver sperimentato personalmente diverse forme di comunicazione interattiva col cliente ha contribuito a far comprendere meglio alcuni aspetti rispetto ad una semplice spiegazione del relatore. Le due giornate tenute dal dr. Mascheroni hanno invece affrontato le delicate tematiche relative alla cessione della farmacia nel passaggio generazionale con la spiegazione delle differenti opportunità di scelte giuridiche. L’ultima giornata di lavoro ha trattato invece argomenti relativi alla donazione di farmacia, con particolare attenzione alle diverse possibilità di istituti alternativi, oltre a sviscerare tutte le possibilità inerenti alla comunione ereditaria. Tra gli interventi dei due relatori, nella giornata di mercoledì, i partecipanti hanno potuto assistere ad un intervento da parte della società Pharmateam che ha evidenziato l’utilità per una farmacia di conoscere il proprio bacino d’utenza, con la proposta di un servizio dedicato a tale esigenza. Al termine sono stati sorteggiati tra i colleghi un soggiorno gratuito di una settimana presso uno dei villaggi IGV e un kit vetrina composto da teli e oggettistica varia. L’atmosfera partecipativa e di cordiale conoscenza tra gli intervenuti all’evento di lavoro è stata poi coronata da una splendida settimana di sole e neve. Arrivederci alla prossima estate con la nuova proposta ICF Farmacisti.

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Revoca di alcuni farmaci a base di omeprazolo

L’Agenzia Italiana del Farmaco revoca l’autorizzazione al commercio di alcuni farmaci a base di omeprazolo, e AssoGenerici plaude a questa iniziativa. “È un fatto positivo che l’AIFA abbia revocato l’autorizzazione per i farmaci a base di omeprazolo i cui dossier di registrazione presentavano delle irregolarità – afferma il presidente Giorgio Foresti a questo proposito – anche se dobbiamo osservare che non si tratta solo di generici: nell’elenco dei medicinali interessati dal provvedimento figurano infatti anche alcuni farmaci copia, che generici non sono”. Secondo Foresti “questa è la conferma che i controlli ci sono e sono rigorosi e che le aziende che non seguono le regole vengono adeguatamente sanzionate.” AssoGenerici osserva con soddisfazione il lavoro dell’AIFA per ottenere che sul mercato siano presenti soltanto farmaci equivalenti non solo sicuri ed efficaci, ma anche con uno standard di qualità al di sopra delle critiche. Sanità news


informazione dall’Istituto

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L’Istituto Superiore di Sanità informa sulle medicine non convenzionali

L’ISS fa il punto sull’utilizzo delle medicine “alternative”, per mettere un pò d’ordine nella materia e informare i cittadini, che molto spesso ne fanno uso senza consultare il medico o il farmacista, in quanto le considerano sicure perché naturali. I principi attivi contenuti nelle piante, tuttavia, possiedono un’attività farmacologica che può variare in relazione alla specie utilizzata, al tipo di estratto e alla formulazione del preparato. Inoltre, gli stessi possono interferire con terapie già in atto e la presenza di patologie organiche può modificare la farmacocinetica dei componenti delle erbe medicinali, aumentando i rischi di effetti collaterali. Per questo motivo l’ISS intende coinvolgere gli operatori sanitari, in particolare medici e farmacisti, affinché di fronte a sintomi difficilmente classificabili o a reazioni inaspettate, considerino anche la possibilità di impiego di sostanze a base di piante medicinali. Ai rischi già elencati si aggiunge oggi il pericolo degli acquisti in internet, che rende impossibile verificare l’effettiva concentrazione dei principi attivi e la presenza di eventuali contaminanti. Per questo motivo, con 140.000 locandine affisse nelle farmacie e negli ambulatori, l’Istituto Superiore di Sanità intende sensibilizzare i cittadini sui possibili rischi delle terapie naturali “fai da te” e sulla necessità di coinvolgere sempre il medico o il farmacista, al fine di utilizzare al meglio questi prodotti e trarne tutti i vantaggi e i benefici possibili.

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Apoteca Natura compie 10 anni e festeggia quota 500 farmacie

Apoteca Natura, il primo network di farmacie italiane specializzate su prodotti fitoterapici, integratori, omeopatia e alimentazione speciale, compie 10 anni e festeggia il raggiungimento di un rilevante traguardo: quota 500 farmacie presenti in Italia. In questi dieci anni d’attività Apoteca Natura ha raggiunto importanti obiettivi di mercato, ottenendo trend di crescita molto consistenti. Infatti, nell’ultimo anno, nonostante il globale periodo di crisi, le Farmacie Apoteca Natura, grazie alle iniziative di formazione del personale, di promozione commerciale e di sostegno al consiglio del professionista organizzate dal network stesso, registrano notevoli aumenti nella vendita di

prodotti fitoterapici, integratori, omeopatia e alimentazione speciale con una crescita media del segmento di mercato sopracitato e denominato “Naturale Salute e Benessere” del +11% nel solo anno 2009. Questi risultati sono stati sottolineati alla Convention del gruppo, tenutasi a Venezia dal 15 al 16 Febbraio 2010, nella suggestiva cornice del Carnevale. L’occasione è servita inoltre per gettare le basi di futuri progetti dedicati al mondo della Salute Naturale in Farmacia.

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Ratiopharm e le XXI olimpiadi invernali

Ratiopharm, da 3 anni fornitore ufficiale degli Azzurri della Federazione Italiana Sport Invernali, ha programmato, in occasione di quest'evento planetario, un importantissimo investimento comunicazionale che siamo confidenti possa dare un ulteriore impulso alla notorietà del "marchio azienda" e un visibile incentivo alla scelta dei nostri farmaci equivalenti, OTC ed integratori da parte del pubblico. Il piano media, concentrato dal 6 Febbraio al 28 Febbraio, ha previsto un approccio multimediale basato principalmente su un accordo di partnership con SKY, che è la Televisione Ufficiale delle Olimpiadi Invernali con 5 canali HD dedicati per 450 ore di trasmissioni complessive. Ai passaggi TV è stato inoltre aggiunto un presidio continuativo su www.SKY.it attraverso un concorso destinato ad oltre 4,5 milioni di visitatori unici. Ad un piano già ricco e impattante è stato aggiunto un altro evento attesissimo, che ha visto in gara, dal 6 Febbraio al 20 Marzo, la Nazionale Italiana di rugby opposta ai mostri sacri europei di questo epico sport: il "6 Nazioni". Ha completato questa prima tranche d'investimento un ricco programma di passaggi, sempre su SKY TV, sui canali più visti.

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Sondaggio

I risultati dell’indagine

L’OPINIONE DEI FARMACISTI SU GRADIMENTO E DIFFUSIONE DEI NUOVI SERVIZI Ringrazio i molti colleghi che con le loro risposte ci hanno espresso il loro pensiero sul gradimento dei pazienti della farmacia nei confronti di alcuni servizi autorizzati dalla legge 69/2009 e come questi sono diffusi in farmacia. Mi preme sottolineare che le risposte, per la loro quantità, non sono significative dell’universo delle farmacie, ma sono sufficienti per avere una idea sullo sviluppo dei nuovi servizi in farmacia. Grazie della collaborazione. Luigi Casanova Con il questionario è stato chiesto ai colleghi di esprimere il loro parere su un elenco di servizi: quali ritengono di elevato utilizzo da parte della clientela e quali la loro farmacia ha già predisposto o intende offrire nel futuro. Abbiamo sintetizzato le risposte per singolo servizio.

autoanalisi del sangue

esame della pelle

È l’unico servizio che vanta un buon gradimento (75%) da parte della clientela e una buona diffusione (70%) in farmacia.

Rispetto ai due precedenti servizi, l’esame della pelle risulta di maggior gradimento e diffusione in farmacia.

telecardiologia

esame del capello

La telecardiologia riscuote ancora scarsa attenzione tra i farmacisti: pochissimi l’hanno sperimentata e più dell’80% di loro la giudica di scarso interesse per la clientela e quindi per ora non intende predisporla.

Anche per l’esame del capello risulta abbastanza elevato il numero delle farmacie che hanno già attivato il servizio, anche se quasi la metà dei colleghi lo giudica di scarso interesse per il cliente.

collaborazione di un infermiere

esame intolleranze

In circa la metà delle risposte la presenza di un infermiere in farmacia è giudicata di medio gradimento, mentre nessuna farmacia l’ha ancora organizzata, forse per il costo, e sono pochi quelli che intendono realizzarla a breve.

Pochi i farmacisti che l’hanno attivato, molti quelli che giudicano l’esame delle intolleranze di basso interesse per la clientela.

esame vista

prenotazione esami (CUP)

È un servizio ritenuto di medio interesse da parte della clientela della farmacia, forse perché altrove è meglio organizzato; rara la sua presenza in farmacia.

La maggior parte dei colleghi giudica il CUP di alto gradimento per i clienti, anche se sono pochi quelli che l’hanno attivato, forse per scarsi rapporti con le ASL o per l’onerosità operativa. È un servizio che per decollare dovrebbe essere remunerato dalle ASL, soprattutto perché privo di contenuti professionali.

esame udito La maggior parte dei colleghi che hanno risposto giudica anche l’esame dell’udito di medio interesse, forse per la concorrenza di centri specializzati; scarse le attivazioni in farmacia.

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Tra i servizi non menzionati sul questionario alcuni colleghi hanno segnalato come già presenti in farmacia quelli di estetista, del consiglio alimentare e dell’analisi dell’acqua. Le ultime tre domande del questionario riguardavano le modalità di remunerazione dei nuovi servizi e i possibili vantaggi economici per la farmacia. Veniva chiesto ai farmacisti se secondo loro i servizi da erogare saranno a carico del SSN o del paziente o se la farmacia li fornirà gratuitamente e se comunque porteranno qualche vantaggio economico o di immagine per il farmacista. La stragrande maggioranza dei colleghi ha risposto che se deciderà di attuare i previsti nuovi servizi, è convinta che gli stessi non saranno pagati dal SSN, ma finiranno a carico del paziente o della farmacia. I farmacisti pertanto sanno bene che i nuovi servizi non arrecheranno alcun beneficio al bilancio della farmacia, ma alcuni di loro ritengono che la nuova legge nonostante tutto comporti un’opportunità professionale. A chiusura di questa sintesi delle risposte espresse dai colleghi sui nuovi servizi autorizzati in farmacia, pubblichiamo il commento che alcuni di loro hanno accluso al questionario. Un collega che opera nel sud Italia: “Ho risposto al modulo da Lei inviato, anche se ritengo che l’efficacia dei servizi non dipenda solo da me farmacista, ma dalla realtà sociale e lavorativa in cui ci troviamo. È ovvio che nella mia regione, dove abbiamo un ritardo consolidato nei pagamenti di almeno 4-5 mesi (ma abbiamo avuto anche 6-7 mesi), non posso sperare che i servizi siano erogati dal SSN, ecco perché con mio rammarico ho risposto che deve pagare il paziente. Inoltre non penso che la professionalità di un farmacista possa essere valutata facendo l’esame del capello e della pelle! Nonostante i continui ritocchi dei vari governi, gli interessi bancari, riusciamo a svolgere con dignità il nostro lavoro, anche in queste realtà poco felici. Più professionisti di così! Spero che quanto prima i nostri politici e i nostri vertici si dedichino a cose più serie e più utili per tutta la categoria, come l’abbassamento del quorum e una giusta pressione presso quelle regioni inadempienti". Un altro collega manifesta dubbi sulla vendita della farmacia: Egregio Dott. Casanova, volevo fare alcune domande, ma con riferimento al Suo editoriale: 1 dopo che vendo la farmacia, che faccio? 2 se Lei dà consigli ai titolari di farmacia di vendere subito e senza tentennamenti, a Suo figlio ha dato lo stesso consiglio? 3 ho 46 anni, da venti titolare di farmacia. Ho due fratelli associati con apporto di capitale. La mia tentazione sarebbe di vendere ora bene, fermarmi qualche anno, e magari rientrare se proprio non riesco a fare altro in un momento successivo più conveniente ai cosiddetti rientri. È una decisione molto delicata, ci vuole molto coraggio. Anche se assistendo alla diminuzione di fatturato, alla diminuzione di utili, alla diminuzione di prezzo al pubblico del magazzino, al prelievo bulgaro fatto da un governo che si dice sia liberale, parlo dell’1,4 % che hanno prelevato solo a noi e senza che nessuno si opponesse chissà perchè, assistendo a tutto ciò, il coraggio viene più facilmente. Cosa mi dice a riguardo. Il mio consiglio, rivolto ai colleghi che hanno già maturato “l’intenzione di lasciare la titolarità”, era di affrettarsi ad accettare una eventuale “offerta allettante”. Non era di vendere ad ogni costo. So benissimo che cedere la farmacia è sempre scioccante e quasi sempre coinvolge problemi che riguardano l’intera famiglia.

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CONSULENZE CARO COLLEGA, un pool di competenti consulenti è disponibile ad aiutarti nelle tue scelte in campo

TRIBUTARIO, LEGALE, FARMACOLOGICO E DELLA GESTIONE DELLA FARMACIA (MARKETING, POLITICHE DI VENDITA E DI ACQUISTO) La risposta, se con il quesito verrà segnalato anche il tuo indirizzo di posta elettronica, ti perverrà normalmente entro i due giorni lavorativi successivi a quello dell’inoltro. Hai poi la facoltà, se ritieni di aver necessità di chiarimenti, chiamando dalle ore 10 alle 17 dei giorni feriali la nostra segreteria di Milano al numero 02 29527614 - 02 29511640, di concordare un APPUNTAMENTO TELEFONICO DIRETTO CON IL CONSULENTE per un breve approfondimento del problema. Precisiamo che i consulenti legali dell’Istituto, per correttezza deontologica, si asterranno dal rispondere a quesiti troppo complessi e soprattutto se sottointendono un confronto con eventuale parere già espresso da altro legale. Per usufruire del servizio, GRATUITO SOLO PER I SOCI, devi solo segnalare per e-mail all’indirizzo il consulente@icffarmacisti.it, per fax al numero 02 29407035 o lettera ICF Farmacisti Corso Buenos Aires, 92 – 20124 Milano i tuoi dubbi nell’affrontare situazioni particolari della professione.

MODULO PER LA RICHIESTA DI UNA CONSULENZA da inviare per fax al numero 02 29407035 o lettera ICF Farmacisti – Corso Buenos Aires, 92 – 20124 Milano

m Fiscale Dr. Mascheroni

m Farmacologia Dr. Polimeni

m Legale Avv. Lombardo

m Fitoterapia Dr. Bianucci

m Del Lavoro Avv. Ravasi

m Gestionale Dr. Casanova

m Preparazioni magistrali Dr. Fontana

m Comunicazione Dr. Piovesan

m Sicurezza sul lavoro Avv. Cossa

RAGIONE SOCIALE ........................................................................................................................................................................ INDIRIZZO ........................................................................................................................................................................................ EMAIL ........................................................................................... TEL. ............................................ FAX ....................................

Quesito ......................................................................................................................................................................................................... ......................................................................................................................................................................................................... ......................................................................................................................................................................................................... ......................................................................................................................................................................................................... ......................................................................................................................................................................................................... .........................................................................................................................................................................................................


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consulenze diritto le occhiello rispostediritto ai vostri quesiti

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di collaborazione Nome Autorecon l’ACFI Associazione Consulenti Farmacie Italiane in

Prezzi sulle confezioni o sugli scaffali

In questi ultimi mesi, nella mia regione si stanno moltiplicando le visite ispettive in farmacia sull'HACCP e in particolare i controlli mirano a verificare l'esposizione corretta del prezzo al pubblico per i prodotti esposti. Ricordo che anni fa una sentenza aveva stabilito che tali prezzi potevano anche non essere indicati sugli scaffali per ogni singolo prodotto, ma poteva essere sufficiente l'esposizione (in affiancamento o addirittura in alternativa) di una tabella riassuntiva, oppure l'adozione di strumenti informatici, quali ad esempio monitor, nei quali il cliente potesse scannerizzare il codice a barre così che apparisse il prezzo sul video. Ora, per certi Organi Ispettivi sembra che queste soluzioni alternative non siano più valide. Su questo problema si è espresso il Ministero dello Sviluppo economico che, in risposta ad un quesito posto da una associazione di farmacisti, ha emanato il 29 luglio 2009 questa Risoluzione (n. 69480): Oggetto: Farmacie – Pubblicità dei prezzi dei prodotti – art. 14 d.lgs. 31/3/1998 n. 114 – quesito. Codesta Associazione ha posto un quesito alla scrivente Amministrazione circa la pubblicità dei prezzi al pubblico di prodotti quali cosmetici, calzature, articoli per lattanti, ecc. esposti nei reparti self-service delle farmacie. Nello specifico chiede se si possano utilizzare, al posto dei cartellini, lettori bar-code a disposizione dei consumatori e se questa modalità sia legittima ai sensi dell’art. 14 del d.lgs. 114/1998. A tale proposito si precisa che il citato art. 14 al comma 1 stabilisce “i prodotti esposti per la vendita al dettaglio debbono indicare, in modo chiaro e ben leggibile, il prezzo di vendita al pubblico, mediante l’uso di un cartello o con altre modalità idonee allo scopo” ed al comma 2 “… nei reparti di tali esercizi organizzati con il sistema di vendita del libero servizio l’obbligo di indicazione del prezzo deve essere osservato in ogni caso per tutte le merci comunque esposte al pubblico”. Come risulta evidente dal contenuto, la disposizione richiamata intende rendere il più agevole possibile la conoscibilità del prezzo al consumatore finale. Fermo restando che “l’utilizzo dei cartellini sia il più idoneo

a garantire un’informazione chiara, ben leggibile e inconfutabile, non si ritiene che possa considerarsi altra “modalità idonea” quella dell’utilizzo dei lettori bar-code che, oltre a risultare più difficoltosa, non trova giustificazione neanche con la necessità di frequenti adeguamenti dei listini prezzi. Dicembre 2009

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Da ditta individuale a S.a.s. con rivalutazione dell’avviamento

Sono una farmacista associata in partecipazione di capitale con farmacia gestita sottoforma di ditta individuale. Dal momento che la tassazione per l’associato di capitale è molto penalizzante, stiamo valutando di costituire una S.a.s. conferendo la ditta individuale. Mi è stato detto che c’è la possibilità di rivalutare l’avviamento, pagare una imposta sostitutiva che porta nel tempo ad ottenere significativi risparmi d’imposta. Se ho ben capito l’azienda non può essere venduta per 5 anni, pena la perdita del beneficio (quanto pagato è considerato acconto). Non ho capito invece cosa succede nel caso io voglia vendere le quote, ovvero se questa rivalutazione di quello che viene chiamato avviamento, sul quale si paga imposta sostitutiva, mi venga considerata “buona” come cifra su cui ho già pagato le imposte, nel caso di cessione di quota. Ciò vale anche nel caso malaugurato in cui le quote venissero ereditate (i miei eredi non hanno i requisiti e dovranno pertanto cedere le quote)? Prima di cedere le quote deve passare un certo periodo di tempo? Grazie. Ritengo che l’operazione di conferimento ben si presti ai Vostri intenti, con il consiglio di un’opera assistita di professionista in quanto i patti sociali che ne devono derivare debbano essere tali da porre a tutela il capitale investito. Infatti i contenziosi tra soci che stanno sorgendo post operazioni conferitarie sono decisamente consistenti. Con l'introduzione nell'articolo 176 del nuovo comma 2-ter viene riconosciuta alla società conferitaria la facoltà di affrancare i maggiori valori attribuiti in bilancio agli elementi dell'attivo costituenti immobilizzazioni materiali e immateriali (com-

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consulenze le risposte ai vostri quesiti in collaborazione con l’ACFI Associazione Consulenti Farmacie Italiane

preso l'avviamento) relativi all'azienda ricevuta, applicando su tali maggiori valori un'imposta sostitutiva dell'imposta sui redditi e dell'Irap. Al riguardo, occorre precisare che l'opzione esercitata dalla conferitaria non comporta alcun effetto sul valore fiscale della partecipazione ricevuta dal conferente. Questa scelta del legislatore trova giustificazione probabilmente nel fatto che il conferente, in caso di successiva cessione della partecipazione, potrà verosimilmente beneficiare del regime di esenzione di cui all'articolo 87 del Tuir. L’opzione per il regime di cui al co. 2-ter dell’art. 176 del TUIR (c.d. “affrancamento ordinario”) implica il versamento di una imposta sostitutiva, sui maggiori valori contabili di cui si intende ottenere il riconoscimento sul piano fiscale, in misura pari al:  12% dei maggiori valori di cui si intende ottenere il riconoscimento fiscale, per la parte di detti maggiori valori fino a 5 milioni di euro. Il termine del quinquennio da Ella citato sussiste e quindi la farmacia non potrebbe essere ceduta se non dopo tale periodo, le quote invece possono essere cedute senza alcun limite temporale, ma il beneficio fiscale dell’avviamento non incide sulla minore tassazione. Riterrei in via di consiglio, utile, per il caso Vostro un conferimento neutrale (indi senza pagamento dell’imposta sostitutiva), in quanto il rapporto beneficio-costo non è così appagante soprattutto se vi è un’intenzione di conservazione della farmacia nel lungo periodo e la possibilità di cedere in alternativa le quote. La stessa regola vale nel caso successorio. Dicembre 2009

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La società di gestione della farmacia comunale apre anche una parafarmacia

La nostra Società è una S.r.l. composta per il 60% da tre farmacisti e per il restante 40% dal Comune, e gestisce una farmacia comunale che il Comune ha dato in affittanza d’azienda. In base alle nuove norme può aprire una parafarmacia e gestire contemporaneamente farmacia e parafarmacia (dopo la modifica dello statuto che attualmente prevede solo la gestione di una farmacia)? Ritengo che non sussista alcuna incompatibilità a che la Srl

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titolare della gestione della farmacia comunale possa esercitare anche attività di parafarmacia, in quanto la Srl costituita non è titolare della sede, ma unicamente ha per oggetto la gestione della stessa. Va da sé che occorre porre in essere tutte le modifiche statutarie, nonché approntare le richieste deliberative richieste per codesto genere di attività ed in primis la nomina del farmacista responsabile Dicembre 2009

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Seconda farmacia

Sono titolare di una farmacia come ditta individuale; per poter comperare una seconda farmacia sempre nella mia provincia come devo agire? Posso continuare a condurre la mia "prima" farmacia ancora come ditta individuale e formare una società per la conduzione della seconda farmacia della quale sarò azionista con la maggior quota (qual è la maggior quota possibile)? Che possibilità ho di rimanere completamente autonomo per quanto riguarda la conduzione della mia prima farmacia? Devo per forza cambiare la mia prima farmacia in società? Che tipi di società sono possibili? Egregio dottore, l’articolo 8 della legge 362/1991 prevede l’incompatibilità tra il titolare unico di farmacia e socio di un’altra. Ne discende che è d’obbligo, per l’acquisto della seconda sede, che Ella conferisca (trasformi) la sua prima sede in società. L’operazione è relativamente complessa, ma soprattutto richiede che Ella ponga estrema attenzione sulla tipologia di società e sui patti sociali della stessa. Dovrebbe, dal conferimento della sua prima sede, fare risultare una novata società con Ella detentore del 99% delle quote e un farmacista di sua fiducia l’1%. Ora il regime giuridico delle società di persone lascia ampio spazio alla autonomia contrattuale delle parti nel redigere le regole (patti) societari, sarei dunque a suggerirle una Società in accomandita semplice nella quale ella rivesta la qualifica di socio accomandatario con pieni poteri, in modo che il socio minoritario nulla possa opporre al suo operato e che Ella possa disporre della farmacia senza limite alcuno, come nel caso di vendita, di stipulazione di contratti, nel caso (mi scusi l’accenno) di successione mortis causa e così via. L’altra società ammessa, la società in nome collettivo, garantisce anche al


socio minoritario ampi poteri che nel caso di specie eviterei. L’atto di conferimento richiede un atto notarile e al notaio occorrerà trasmettere proprio i patti sociali secondo le indicazioni suggerite. Trattandosi di materia come dicevo, estremamente delicata, Le consiglierei un’assistenza professionale adeguata. Infatti l’operazione che si potrebbe impiantare con due società parallele potrebbe permetterle anche un discreto beneficio fiscale che renderebbe maggiormente remunerativo l’investimento che si propone di fare. Dicembre 2009

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Condominio con farmacia e studi medici

La mia farmacia si trova a piano terra in uno stabile nel quale, al piano interrato, ho il magazzino della farmacia e il laboratorio, sopra di me alcuni studi medici. Tutti e tre i piani sono collegati da delle scale condominiali, il

magazzino e la farmacia hanno, come unico collegamento diretto, un ascensore con doppio ingresso (uno apre sull’interno della farmacia, apribile solo dal personale, l’altro sul pianerottolo condominiale), lo stesso apparecchio funge anche da ascensore condominiale. Sia l’accesso alla farmacia che la discesa al piano magazzino sono bloccati a chi non possiede la chiave di sblocco, quindi un utente normale può solo salire al piano terra dal lato condominale, salire ed uscire sulla parte condominale del primo piano dove si trova l’ingresso agli studi medici. La mia domanda è: tutto ciò mi garantisce una adeguata divisione tra studi medici e farmacia come richiesto nel verbale d’ispezione del servizio farmaceutico? Ed inoltre potrei mettere il laboratorio nel magazzino, avendo come collegamento diretto esclusivamente l’ascensore ad utilizzo condominiale-esclusivo? Vi ringrazio preventivamente per la disponibilità accordatami. Il suo caso, gentile dottore, si può prestare a varie interpretazioni e come tali sono poi lasciate alla valutazione del-

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l’organo giudicante. La norma prescrive che i locali della farmacia non possono avere comunicazione con locali adibiti a studio medico, così afferma il Regio Decreto 1706 del 1938. Gli studi medici pertanto possono essere annessi al fabbricato della farmacia, ma devono avere un ingresso diverso e fin qua il suo caso mi sembra rispettoso della norma, ma gli studi non devono avere anche alcuna comunicazione e qui l’interpretazione del caso suo lascia le porte a pareri contrastanti, in quanto in via teorica una comunicazione esiste, anche se mi pare riservata. Il tutto nasce dalla previsione normativa di divieto di associazione sanitari ed incentivazione alla diffusione dei medicinali in qualsiasi modo attuata. Ne discende che se l’ascensore non collega direttamente l’interno della farmacia e l’interno dello studio medico (ma solo il pianerottolo), non sussiste alcun problema e ogni comportamento dell’Asl deve essere censurato, in difetto riterrei la struttura non idonea con il rischio sanzionatorio. Gennaio 2010

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S.a.s. fra congiunti

Da poco ho trasformato la mia farmacia da impresa familiare a S.a.s. nella quale i miei due figli, entrambi farmacisti, sono soci ed io sono l’accomandatario. Uno dei miei figli non lavora nella società, l’altro sta per avviare una piccola attività commerciale, che gli richiede poco tempo, per cui passerà la maggior parte del tempo in farmacia. Quale secondo voi è la soluzione migliore per riconoscere l’emolumento dovuto al figlio che lavora in farmacia:  mi deve fare fattura, visto che aprirà partita IVA per la sua attività commerciale?  sarebbe meglio assumerlo?  oppure c’è qualche incompatibilità? Rimango in attesa di risposta e di altre opzioni da voi trovate. Per permettere al socio accomandante di prestare attività in farmacia occorre giusto titolo e un contratto di lavoro subordinato o quello libero professionale. Per quanto riguarda l’utilizzo della posizione professionale

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che sarebbe la fiscalmente più vantaggiosa, Le rammento ben tuttavia che avendo oggetto commerciale la nuova attività e professionale la prestazione in farmacia suo figlio dovrà tenere le due contabilità separate e ciò anche ai fini della diversa imposizione previdenziale (INPS – ENPAF).

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Apertura di parafarmacia

Gennaio 2010

Vorrei alcune informazioni circa l’apertura di una parafarmacia:  La parafarmacia può essere intestata ad una persona non farmacista?  Il negozio adibito a parafarmacia sarà soggetto a controlli da parte dell’ASL, per stabilire se è idoneo o meno con richieste di messa in sicurezza per il pubblico e i dipendenti? Oppure basterà comunicare il giorno dell’apertura?  Mio figlio, non ancora laureato in farmacia, se intestatario della parafarmacia “brucia” una delle due possibilità che avrà in futuro per un’altra farmacia?  Avreste da proporre soluzioni vantaggiose per l’acquisto del negozio adibito a parafarmacia che ho intenzione di aprire?  Potrei avere un vostro consulente che mi possa seguire nella trattativa per l’acquisto del locale attraverso il leasing? Aspetto fiducioso le vostre risposte e ringrazio. L’attività di parafarmacia può essere “intestata” a società o soggetti individuali anche non farmacisti a patto che, come afferma anche la Deliberazione della Regione Lombardia del 4 ottobre 2006 richiamante la legge 347 del 16 dicembre 2001, la vendita sia effettuata alla presenza di uno o più farmacisti iscritti all’Albo Professionale. La vigilanza sul negozio e sui reparti nella Regione Lombardia è riservata all’Autorità Sanitaria Locale, alla quale si deve notificare la domanda unitamente al Comune per l’inizio attività. L’intestazione di una parafarmacia non rientra assolutamente nel computo di titolarità di una sede farmaceutica di cui all’art. 12 della Legge 475/1968 e suo figlio potrà ben acquisire le due sedi nella vita ivi prescritte. Per quanto riguarda l’immobile, al di là della società che potrà effettuare il leasing immobiliare (operazioni che fanno anche le banche tradizionali e le primarie società di leasing)


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occorrerà ben valutare a chi intestare l’immobile, se al figliolo persona fisica o titolare della parafarmacia (ipotesi che scarterei prudenzialmente per motivazioni fiscali che non sto a sviscerare in quanto complessi) o ad altri familiari. Su codesta scelta è opportuno un raffronto professionale. Gennaio 2010

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Impresa familiare

Chiedo se nell’impresa familiare, che a breve andrò a costituire con mio figlio di 18 anni, può rientrare anche mia moglie, che già esercita la professione di Giudice di Pace. Che quote può rilevare mio figlio in una ditta individuale? L’impresa familiare è un istituto giuridico di recente creazione nell’ordinamento italiano, disciplinato dall’art. 230 bis del codice civile. Esso regola i rapporti che nascono in seno ad una impresa ogni qualvolta un familiare dell’imprenditore presti la sua opera in maniera continuativa nella famiglia o nella stessa impresa. Il fatto che il codice preveda il carattere della continuità dell’attività nell’impresa, rende incompatibile la figura del collaboratore di impresa familiare con l’esercizio di altre attività se queste hanno anche esse carattere continuativo. Per il figlio non vi sono problemi, e la quota viene determinata dal titolare di anno in anno in base alla quantità e qualità del lavoro prestato (purché non superiore al 49% degli utili). Ricordo che è ancora aperto un contenzioso con l’INPS circa l’imposizione previdenziale degli utili derivanti da impresa familiare per collaboratori non iscritti all’Ordine dei Farmacisti. Indi l’istituzione dell’impresa e la convenienza fiscale andrebbe valutata anche sulla base di codesto presupposto. Dicembre 2009

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Sciogliere il contratto di associazione in partecipazione

Vorrei chiedere come posso sciogliere il contratto di associazione in partecipazione che ho con i miei fratelli, uno medico e uno laureato in economia e com-

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mercio. E nel caso in cui non si potesse sciogliere, vorrei sapere come posso uscirne. Il motivo è che nel contratto non si parla della remunerazione del direttore (io) e del farmacista turnista (io). E non trovo l'accordo sull'importo con una degli associati. Inoltre, il contratto così come è, è penalizzante dal lato fiscale. Per questo uno degli associati lo vuole modificare, mentre l'altro no. Il problema della risoluzione di un contratto è complessa e comunque soggetta a precise norme civilistiche che debbono essere valutate sulla base delle istanze di ciascuna parte. Le motivazioni che Ella evidenzia non paiono tali, almeno dal punto di vista del diritto, di determinare una risoluzione senza effetti. In più il contratto di specie prevede che in caso di risoluzione gli associati abbiano diritto, così come per legge, alla restituzione dell’apporto e dell’incremento di valore dell’azienda. Indi lo scioglimento presume anche una valutazione peritale che verosimilmente porterà ad una contrapposizione di valori. Va da sé che mi appare opportuno che iniziate un confronto per valutare le reciproche attese al fine di evitare un defatigante contenzioso. Altro non aggiungo in quanto tali problematiche debbono essere correttamente valutate in sede di contradditorio sia per quanto riguarda la pratica peritale che l’eventuale tentativo di conciliazione. Gennaio 2010

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Deprezzamento valore farmacia

Mi è stata proposta l'acquisizione di una farmacia urbana, nel cui bacino di utenza a breve sorgerà una nuova sede farmaceutica. La revisione della pianta organica del comune ha infatti previsto un cambiamento delle delimitazioni territoriali, limitando il bacino di utenza soprattutto alla farmacia di mio interesse. Le chiedo se il criterio di valutazione della farmacia (volume d'affari per 1,5-2 ), può essere ritenuto valido, o se occorre ragionare invece in termini di deprezzamento. Se così fosse, quale metodica di calcolo è più giusta? Che percentuale di deprezzamento bisognerà considerare?


Le operazioni di valutazione di una farmacia o delle quote di essa nella totale casistica prescindono da calcoli “di scuola”, sussistendo su tutto il territorio nazionale una metodologia valutativa alquanto semplice, ma corrispondente alla valutazione reale della azienda e cioè a dire: Volume di affari per percentuale oscillante tra il 150 e il 200%, per il valore dell’avviamento nella cessione di azienda, ora leggermente in calo a seguito della costante diminuzione della redditività di codesta tipologia di impresa. La valutazione consiste certamente nell’attribuire un valore al capitale di un’azienda e conseguentemente ai diritti di pertinenza del proprietario di tale capitale. Trattasi quindi di un processo di stima, eseguibile certamente, dal punto di vista dottrinale con procedure diverse, ma che deve portare alla definizione, in un determinato momento, del valore del patrimonio investito in azienda dai proprietari dell’azienda stessa. Tale valore, nella realtà della farmacia, non trova piena correlazione nel bilancio aziendale laddove l’entità del patrimonio netto non è di per sé mai adeguatamente espressiva del valore del capitale economico. Dal punto di vista estimativo, nel caso di valutazione di un’azienda la stima medesima deve collocarsi su un piano a tre dimensioni:  la prima definita dalla consistenza del patrimonio strumentale per l’esercizio dell’attività dell’azienda;  la seconda definita dall’appetibilità strategica per potenziali acquirenti;  la terza definita dalla redditività dell’azienda considerata come autonoma fonte di flussi di reddito. Venendo al caso della farmacia oggetto di causa, è palese che l’appetibilità strategica venga a scemare e la valutazione della stessa debba essere effettuata sulla base di calcoli previsionali di quanto la nuova sede potrà sottrarre a quella in cessione. Va da sé che già la valutazione fondata solo sul moltiplicatore è insufficiente, dovendosi valutare il margine lordo e la redditività con un ulteriore correttivo in pejus sul fatto che si è detto. Ella, dovendo un domani rivendere la stessa farmacia nel termine di legge, si troverà verosimilmente un valore di fatturato inferiore ed applicando il metodo moltiplicativo si troverà un’azienda di valore inferiore a quello di acquisto. Comprare una farmacia a valori già elevati (2 volte il VA) è

fonte di rischio, ma in via teorica l’acquirente mantiene la semi - certezza di poterla rivendere, in caso di decisione o difficoltà, ricavando quanto investito: nel suo caso ciò verrebbe a mancare. Non ho elementi concreti per suggerire un metodo valutativo, ma certamente posso immaginare un deprezzamento di almeno il 30%, poi occorrerà guardare a dati reali, come l’ubicazione della nuova sede, la vicinanza di studi medici, l’agglomerato abitativo e tant’altro. Le suggerirei indi prudenza. Dicembre 2009

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Società con i figli

Titolare, 75 anni, in impresa familiare con un figlio laureato e una figlia non laureata. Vorrei fare una donazione modale e contemporaneamente una società con il figlio al 51%, me al 29% e la figlia al 20%. È possibile? È conveniente fiscalmente? Ci sono altri due figli non laureati. Grazie. Il suo intento è certamente perseguibile, anche se richiede una serie di attenzioni nelle determinazioni giuridiche e fiscali che le consiglia opera assistita. La donazione modale ritengo sia un valido strumento onde assicurare il passaggio familiare della farmacia, ma occorre determinarne l’oggetto, il modus appunto, che potrà essere una rendita a suo favore e l’obbligazione di continuare la collaborazione nell’impresa da parte sua e di sua figlia. Il tutto deve essere ricompreso nei patti della donazione. Per quanto riguarda gli altri figli occorre valutare l’eventuale lesione di legittima che si potrà avere quando Ella verrà a mancare ai vivi (fra secoli mi auguro). Si instaura un procedimento detto “collazione”, disciplinato dagli artt. 737 e ss. del Codice Civile, in semplici parole la collazione ereditaria è l'obbligo imposto a taluni soggetti (figli legittimi e naturali e loro discendenti legittimi e naturali nonché il coniuge) che accettino l'eredità di conferire alla massa che compone il patrimonio del defunto quanto dal medesimo ricevuto in vita per donazione diretta o indiretta (nel caso suo la farmacia). Dicembre 2009

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Vendita all’ingrosso

La vendita ad altre farmacie o a grossisti di striscette per il diabete (diagnostici) o di parafarmaci tipo sfigmomanometri, o ovatta, configura lo stesso una vendita all'ingrosso in contrasto con le leggi della farmacia pur non essendo registrati come farmaci? La procedura prevista dal Decreto Legislativo riguarda unicamente l’attività di distribuzione all’ingrosso di medicinali. Per gli altri prodotti non è necessario quindi esperire la richiesta autorizzativa prevista dal citato decreto, ben tuttavia dal versante giuridico l’attività propria della farmacia è quella di dispensazione al dettaglio di medicinali e altri prodotti, indi, se l’attività all’ingrosso assumesse carattere di “non occasionalità”, occorre fare comunicazione all’Ufficio Iva, e al Registro delle imprese nonché al Comune di appartenenza. Non occorrono autorizzazioni specifiche al riguardo. Dicembre 2009

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TREMONTI-TER per i mobili?

Spettabile ICF, volevo sapere se nella "Tremonti-Ter" (ovvero nella tabella ateco div. 28) sono inclusi anche i mobili per ufficio. La mia associazione dice di si , il mio commercialista di no... Vi ringrazio. Dal beneficio della “Tremonti – ter restano espressamente esclusi, oltre al comparto degli immobili strumentali, il settore automobilistico (già oggetto di incentivi) e dei mezzi di trasporto, il settore dell'elettronica, compreso l'elettromedicale, quello delle apparecchiature elettriche e anche quello dei mobili d'arredo nella più larga accezione del termine. Dicembre 2009

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Oltre l’ENPAF un fondo pensione

Sono farmacista socia di S.n.c. e pago la quota intera all’ENPAF. Vorrei aderire ad un fondo pensione aperto propostomi dalla mia Banca. Vorrei sapere se è possibile aderire e se conveniente dal punto di vista fiscale, considerando che ho 46 anni d’età, sono iscritta all’ENPAF dal 2008, in precedenza ero insegnante di scuola statale per 18 anni contributivi.

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La convenienza fiscale esiste, nulla si può garantire sul risultato finale che normalmente è modesto, anche se è tale da garantirle l’investimento fatto. Il vero beneficio è proprio quello fiscale. Tutti i contribuenti, siano essi lavoratori dipendenti, lavoratori soci di cooperative di produzione e lavoro, lavoratori agricoli, imprenditori, lavoratori autonomi ecc., infatti, godono della deduzione dal reddito complessivo delle somme pagate a titolo di contribuzione alle forme previdenziali integrative, entro determinati limiti. In particolare, la deduzione compete sui contributi e sui premi versati a:  forme pensionistiche complementari istituite su base contrattuale collettiva (fondi pensione chiusi o aperti);  forme pensionistiche individuali attuate mediante adesione ai fondi pensione aperti;  forme pensionistiche individuali attuate mediante contratti di assicurazione sulla vita. Il limite per la deducibilità è fissato a un importo non superiore al 12% del reddito complessivo, con limite assoluto di euro 5.164,56 (vecchie lire 10 milioni). Vale a dire che se Ella ha un’aliquota irpef del 30% risparmierà in imposte il 30% del versamento effettuato (ciò non è poco). Ai fini della deducibilità, i contributi e i premi vanno assunti al lordo della quota destinata, nel rispetto dello statuto o del regolamento, direttamente alla copertura delle spese e delle prestazioni per invalidità e premorienza, anche se tale quota, in quanto tale sia destinata a finalità non prettamente previdenziali, non va a incrementare le singole posizioni individuali come quelle dell’Enpaf alla quale Lei è obbligata per legge. Dicembre 2009

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Trasferimento di farmacia

Devo spostare la sede della farmacia. Quali sono le norme da rispettare? Lo spostamento nell’ambito della sede richiede una domanda preventiva all’Autorità Sanitaria Locale che dovrà essere corredata da una serie di documentazione di rito da richiedersi al Servizio farmaceutico (perizia sulla distanza nei confronti della farmacia più vicina, pianta della nuova sede, rapporti aereoilluminanti, ecc.). Dicembre 2009


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di un farmacista diritto occhiello Nei panni diritto Professione di Autore Bianucci - Farmacista Simona di Nome

Un giorno come tanti Un titolare di farmacia racconta come si svolge la sua vita in un giorno qualsiasi dell’anno. Anche stamattina, come ieri mattina e come tutte le precedenti da quando ho deciso di aprire una farmacia, mi sono svegliato alle 7,00. I soliti gesti di tutte le mattine: una doccia veloce, un bacio a mia moglie e via di corsa fuori, verso la sede della mia attività professionale. Lungo la strada la sosta da Lorenzo è d’obbligo: il mio cappuccino mi aspetta, insieme alla pasta integrale al miele, la mia preferita. Questo è il momento più bello della mattina, ultima tappa di tranquillità prima di entrare in quella bolgia di gente che spesso è la mia farmacia.

L’apertura Ore 8:30 - La serranda si alza, mentre i clienti più ostinati già aspettano lì fuori da circa un quarto d’ora sfidando il gelo invernale, la pioggia, la neve. Sono di solito i più anziani i primi ad arrivare, quelli svegli fin dalle cinque e che alle otto hanno già comprato il giornale e fatto la spesa. Impazienti, agitati, di fretta, come se dovessero timbrare il cartellino, quando invece l’unico appuntamento che hanno è quello davanti alla posta, all’apertura, per pagare la bolletta del canone Rai. Entro, tolgo l’allarme e finalmente li accolgo in farmacia. Le luci si accendono, i computer partono, mi infilo il camice e sono pronto

ad iniziare. Nel frattempo le facce assonnate dei miei collaboratori varcano la porta, un “buongiorno dottore”, uno sbadiglio e poi giù di filato a cambiarsi. Presto anche loro saranno ai blocchi di partenza. Un’altra giornata ha inizio e subito iniziano i vari: “Mi dica signora” “Sa, l’altro giorno mentre stavo pulendo i vetri ho sentito una fitta…..” e così via. Tempo per intrattenermi nei dettagli non ce n’è: devo immediatamente registrare la cassa del giorno prima, perché se arriva un controllo mi chiudono la farmacia. Ore 8:40 - Le voci si accumulano, si sovrappongono ed il telefono inizia a squillare: Telecom o Wind con le quotidiane, irrinunciabili offerte, clienti che vogliono sapere se anche oggi siamo aperti, indagini di mercato di aziende ovviamente leader… già perché sono

tutti dei leader… Nel frattempo mi occupo degli aggiornamenti quotidiani, variazioni prezzi e concedibilità. Butto un occhio al frigo, la sua temperatura è ok.

Il registro HACCP Ore 8:50 - La lista di controllo pre-operativa del registro Haccp mi aspetta: me la sogno ormai anche di notte! È sempre lì, aperta come la Bibbia, sulla mia scrivania: occupa un posto regale, nessun foglio estraneo la copre, tutto rimane ad una distanza quasi reverenziale da lei. Ogni giorno, ogni giorno, ogni giorno…è lì ad aspettarmi. Basta mettere un si o un no in ogni casella e in fondo alla pagina annotare i rilievi termometrici. Se c’è qualche anomalia, devo scriverla e devo scrivere anche come è stata risolta. Non so: trovo una formica morta sul pavimento, scrivo “formica morta” nella casella ap-

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Professione

propriata e poi di fianco come il problema è stato risolto: “allontanamento formica morta e pulizia pavimento”. Bello, no? Dà soddisfazione professionale, davvero! E così inizio il pellegrinaggio per i locali della farmacia: controllo i servizi igienici, che siano in ordine e puliti, che ci sia acqua, un detergente e la carta a disposizione, poi scendo in magazzino ed annoto la temperatura del locale, controllo che i pavimenti, le pareti ed i piani di lavoro siano puliti, poi risalgo in farmacia ed anche qui eseguo i medesimi importantissimi controlli e rilevazioni. In fin dei conti chissà che via e vai c’è stato qui stanotte: di certo non avranno avuto riguardo e non so immaginare in che condizioni sia il mio battiscopa! Guardo che non siano presenti insetti, animali o loro tracce, pronto come un cecchino ad annotare tutto e subito nella famosa lista.

Chiama l’ASL E sono le 9:15 - Squilla il telefono. “Dottore è l’ASL, gliela passo”- dice il mio collaboratore. C’è un problema con la distinta del mese, alcune cose non tornano, dovrò spedire un fax con le correzioni, però prima devo chiamare il mio commercialista… appena riesco gli telefono. Già che sono al telefono con l’ASL ne approfitto per risolvere la questione del piano terapeutico della signora Gina, altrimenti, poveretta, il farmaco non riesce ad averlo nemmeno per domani! Ore 9.30: chiamo il commercialista che ovviamente è impegnato, così già che ho il telefono in mano opto per contattare l’altro professionista che mi tiene le paghe e col quale, chissà perché, ho sempre da aggiustare qualcosa sulle presenze o sui contributi… ah già, c’è da pagare telematicamente l’F24, o era quello della liquidazione IVA? Boh, intanto paghiamo.

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Nei panni di un farmacista Un giorno come tanti

Ore 9:40 - Arriva il tecnico per il controllo degli estintori. È vero, me ne ero dimenticato! Bene, un’altra annotazione da fare nel manuale Haccp! Ore 10:00 -“Dottore, le lascio sulla scrivania la ricetta stupefacenti da scaricare sul registro”- mi dice Elena, la mia farmacista più anziana. In fondo è anche la mia preferita, perché è un pò il mio braccio destro, il mio “hard disk” di immagazzinamento dati, senza di lei sarei perso. Ancora il telefono, questa volta è un rappresentante che vuole un appuntamento per il pomeriggio. Ore 10:15 - Sembra un attimo tranquillo, ne approfitto per dare un’occhiata alle mail, alle ultime notizie e aggiornamenti. In realtà mi scrive solo l’associazione e non capisco mai cosa voglia veramente comunicarmi, a parte la sgradevole sensazione che si tratti sempre di nuovi problemi, ovviamente sempre molto gravi e condannabili penalmente. Ma l’attimo tranquillo dura veramente un attimo. Di nuovo altre incombenze, è arrivata la merce dal grossista, ma un prodotto è deteriorato e quindi andrà reso. Non solo, dovrò annotare l’accaduto sul manuale…! Modello Doc. 06 – Identificazione merci non conformi

Controllo ricette Ore 10:45 - Inizio il controllo delle ricette, intanto mi porto un pò avanti con il lavoro dei dati Sogei: codici fiscali che roteano come biglie davanti agli occhi, esenzioni che mancano, date da correggere, timbri incompleti… l’odissea quotidiana delle ricette. E attenzione! Perché se mi distraggo un attimo può scattare il penale, anche se a sbagliare è il medico. Ore 11:45 - Altra telefonata: un mio collega.

“Sono stufo Luca, non se ne può più! Ma ti dico io, è venuta l’ispezione, ormai ero a tiro. Mi hanno fatto una storia per un modulo Haccp che non avevo completato, roba da matti! Ma siamo farmacisti o cosa, non dovremmo consigliare il cliente e prenderci cura di lui? Dove sono finiti i rimedi galenici che lo speziale di un tempo allestiva? Siamo ridotti ad essere compilatori di moduli, di documenti, di registri; passiamo da un foglio a quell’altro, da un archivio ad un faldone alla ricerca di fatture passate o ricette archiviate da anni.” E così via, lo sfogo è durato circa mezz’ora. Si sono fatte le 12:15 - Tra poco si chiude, il primo round della giornata sta per finire. Torno al banco, anzi no, c’è da fare l’ordine ai grossisti … “Dottore, le volevo chiedere questo: quando mi alzo la mattina, è come se sentissi un formicolio…” Per qualche minuto ho pensato di essere tornato farmacista, come intendevo quando mi sono iscritto all’università. Mi piace chiacchierare un pò con le persone, sentirmi parte delle loro vite, essere il loro confidente. Sì, mi piace(rebbe). In fondo mezz’ora in tutta la mattina per dedicarmi a questo, non sarebbe poco, vero? Dai, ci proverò nel pomeriggio…tra rappresentanti, telefonate di vario genere, gli ordini serali al grossista e qualche altro puntuale imprevisto… e poi, dovrei anche rifare le vetrine! Ah, che sbadato, devo andare ad annotare il fatto della formica, se no mi dimentico e poi oggi pomeriggio non lo faccio più.. e non vorrei finire in galera per occultamento di cadavere! Comunque, buon lavoro a tutti!


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L’ANALISI DEL BACINO DI UTENZA DI PHARMATEAM COME

Il progetto Marketing del territorio di Pharmateam, attraverso una specifica ricerca di mercato sul bacino di utenza, realizza per la singola farmacia un preciso identikit dei consumatori e una fotografia dettagliata delle varie potenzialità e delle forme di concorrenza esistenti nella zona di pertinenza della farmacia e di quelle limitrofe. L’OPPORTUNITA’ DI CONOSCERE IL BACINO DI UTENZA Per il farmacista aver cognizione del proprio bacino di utenza significa conoscere in tutte le sue sfaccettature la realtà della zona d’influenza della sua farmacia, il territorio in cui la sua impresa rappresenta o potrebbe rappresentare un centro di attrazione per la popolazione

COME SI REALIZZA L’ANALISI DEL BACINO DI UTENZA Innanzitutto su una mappa viene individuato, con l’aiuto del farmacista, il territorio che può essere interessato all’attività della farmacia. Può essere più o meno grande ed interessare alcune altre sedi farmaceutiche. Su questa porzione di territorio vengono individuati innanzitutto gli artefici delle prescrizioni di farmaci (ambulatori medici e specialistici, ospedali ecc…. e i potenziali concorrenti (altre farmacie, parafarmacie, erboristerie, profumerie, sanitarie e supermercati). A mappatura ultimata si può quindi conoscere come si distribuisce e differenzia l’offerta di salute nell’intera zona. Queste conoscenze consentono alla farmacia di definire il suo posizionamento. Un corretto posizionamento permette poi al farmacista di diversificarsi dai suoi concorrenti nella percezione del consumatore e nella realtà, e quindi influire sui meccanismi di scelta del cliente.


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CONOSCERE LA DOMANDA Oltre ad avere una chiara visione dell’offerta è importante conoscere la domanda e, quindi, sapere chi sono i consumatori, quali bisogni vogliono soddisfare, quali sono le loro attese. Si utilizzano quattro parametri, tra loro correlati, per individuare i mercati di ciascuno: i criteri demografici (predominanza in zona di giovani coppie o di anziani), stili di vita (diffusa attività sportiva, numerosi studenti), tenore di vita (comportamenti d’acquisto), benefici attesi. Il farmacista, conosciuti questi dati, riesce a segmentare la clientela della farmacia e di conseguenza a stabilire l’assortimento di prodotti ideale per soddisfare la domanda e a definire la comunicazione più adeguata a stimolare l’attenzione dei potenziali clienti. MARKETING DEL TERRITORIO Per identificare i prodotti e i servizi da erogare per meglio soddisfare le esigenze dei vari target di clientela pertinenti al territorio della farmacia PharmaTeam propone a € 1.400,00 + IVA la realizzazione della

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Diagnosi diritto e terapia

occhiello Malattie debilitanti diritto di Elisa Nome Brambilla Autore- farmacista e giornalista

L’incontinenza urinaria femminile L’incontinenza urinaria femminile di grado lieve e moderato è un problema molto diffuso, ma spesso chi ne è colpito è riluttante a parlarne. Si definisce incontinenza urinaria la perdita involontaria di urina, di entità tale da creare un disagio alla persona che si ripercuote poi sul suo stile di vita. Le donne ne soffrono più degli uomini, ma non amano parlarne, a volte perché sono imbarazzate, a volte perché convinte che il problema sia inevitabilmente associato all’invecchiamento e che non ci sia nulla da fare. L’incidenza è circa doppia nella donna rispetto all’uomo, tuttavia la reale dimensione del fenomeno è difficile da valutare, sia per la percezione del disturbo che varia da soggetto a soggetto, sia per la riluttanza a parlarne. Il meccanismo della minzione prevede dei passaggi: la vescica si riempie, il segnale di vescica piena viene inviato al cervello, il cervello trattiene la minzione e, quando conveniente, dispone che la minzione avvenga. Chi soffre di incontinenza non riesce ad effettuare questi passaggi. Le conseguenze possono essere importanti, sia a livello sociale, in quanto

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la donna evita uscite troppo lunghe e tende a isolarsi, ed evita anche sforzi minimi, come prendere in braccio un bambino, per paura di fughe indesiderate, sia psicologiche, con la sensazione di invecchiamento e di depressione.

sentano sia sotto sforzo che come bisogno impellente. Esistono poi altre forme che non possono essere classificate nelle precedenti.

Principali fattori di rischio Tipi di incontinenza  da sforzo (stress incontinence)  da urgenza (urge incontinence)  mista L’incontinenza da sforzo si manifesta quando, in seguito ad uno sforzo fisico, come un colpo di tosse o uno starnuto, la pressione addominale aumenta e si ha perdita involontaria di urina. È tipica del sesso femminile, ma è in aumento anche nel sesso maschile, come conseguenza degli interventi di asportazione della prostata. Nell’incontinenza da urgenza lo stimolo è più frequente, improvviso e impellente. Questo tipo di disturbo, la cui frequenza aumenta con l’età, è legato a un’iperattività o a un’iperreflessia del muscolo detrusore della vescica, in presenza di normali meccanismi sfinteriali. Nelle forme miste, che rappresentano la maggioranza dei casi, le perdite si pre-

Le cause di incontinenza urinaria (IU) nella donna sono molteplici:  gravidanza: l’IU è molto frequente, ma di solito è reversibile dopo il parto. Di fatto però, una donna incontinente in gravidanza ha più probabilità di diventare incontinente con l’aumentare dell’età;  parto: nella fase espulsiva può esserci un indebolimento della muscolatura pelvica;  menopausa: in questa fase della vita la donna inizia a manifestare segni di atrofia dei tessuti della sfera genitale, con ripercussioni anche sull’apparato urinario, che si manifestano con maggiore suscettibilità alle infezioni urinarie, disuria e secchezza vaginale;  stipsi: gli sforzi per la defecazione, ripetuti nel tempo, portano a un indebolimento di tutta la pelvi, creando i


presupposti per l’incontinenza urinaria e fecale; sovrappeso e obesità: le donne obese hanno un rischio maggiore di sviluppare incontinenza da sforzo e da urgenza rispetto ai soggetti con indice di massa corporea nella norma; abitudine al fumo, broncopneumopatie e tosse: l’incremento della pressione endoaddominale determinato dalla tosse fa sì che alcune patologie polmonari si associno spesso all’incontinenza urinaria; terapie farmacologiche: alcuni farmaci possono provocare incontinenza; tra di essi ricordiamo i diuretici, che inducono nicturia e incontinenza da urgenza, i sedativi, in quanto la sedazione da essi indotta può causare difficoltà a riconoscere il normale stimolo alla minzione, i FANS (che causano stipsi) e gli ACE inibitori (che frequentemente provocano tosse) inducono un incremento della pressione endoaddominale, gli alfa litici che, rilassando la muscolatura liscia periuretrale possono generare incontinenza da sforzo; assunzione di alcolici e caffè: l’azione diuretica degli alcolici e quella sul sistema nervoso del caffè possono talvolta entrare in causa nell’incontinenza urinaria; infezioni urinarie ricorrenti: possono indurre incontinenza transitoria, di norma reversibile; patologie del sistema nervoso: alcune patologie degenerative possono interferire con i normali meccanismi della minzione, in modo variabile e quindi non prevedibile.

Diagnosi Lo specialista più indicato è l’urologo,

oppure l’uroginecologo che, oltre agli accertamenti di routine per escludere eventuali patologie, può eseguire il “test del colpo di tosse”, che si esegue a vescica piena. Un altro semplice ma importante strumento diagnostico è il diario minzionale, che consiste nella annotazione, da parte della paziente, per una settimana, della quantità di liquidi introdotti e di urina emessa a ogni minzione. Oltre agli orari in cui si beve e si urina, vanno segnalate anche le perdite e le circostanze che le hanno scatenate (starnuto, colpo di tosse, sollevare un peso, ecc.), oppure la situazione in cui si sono verificate (sentire l’acqua che scorre, provare freddo, ecc.). Anche il test del pannolino (pad test) può fornire importanti informazioni: il pannolino viene pesato asciutto e dopo l’uso, calcolando la differenza di peso per quantificare le perdite di urina, oppure in modo più strutturato, dopo un’ora durante la quale la donna beve un litro d’acqua ed esegue precise attività, come camminare o tossire.

Terapia Il trattamento della IU da sforzo è basato su interventi sulle abitudini di vita (smettere di fumare, aumentare fibre e liquidi nella dieta per evitare la stipsi), sulla rieducazione della muscolatura del pavimento pelvico e della vescica e sull’eventuale calo ponderale dove necessiti. Per le forme più gravi è possibile il ricorso all’intervento chirurgico e raramente alla terapia farmacologica. La rieducazione perineale presenta delle varianti:  Ginnastica muscolare  Biofeedback  Elettrostimolazione  Coni vaginali Nella IU da urgenza valgono le stesse

raccomandazioni viste per la IU da sforzo per quanto riguarda la modifica dello stile di vita e la rieducazione della vescica, ma è più frequente il ricorso ai farmaci. Poiché la zona genito-urinaria è molto ricca di recettori degli ormoni sessuali, si pensava che la somministrazione della terapia ormonale sostitutiva fosse in grado di risolvere i problemi di IU, ma si è visto che in realtà, con la TOS, la percentuale di donne con questo disturbo aumenta anziché diminuire. Gli assorbenti non costituiscono una terapia, ma un importante ausilio, anche psicologico, in attesa di avvertire i benefici di un eventuale trattamento intrapreso. I più recenti immessi sul mercato hanno caratteristiche tali da offrire, oltre a un’elevata assorbenza e al controllo degli odori, l’ipoallergenicità, grazie alla base in cotone, in modo da prevenire l’insorgenza di allergie e irritazioni.

Igiene intima in caso di IU  lavarsi con un detergente privo

di profumo e leggermente alcalino non più di un paio di volte al giorno;  utilizzare acqua tiepida ed evi-

tare bagni troppo lunghi;  utilizzare creme protettive a

base di ossido di zinco, ma evitare il talco;  asciugarsi tamponando delica-

tamente la pelle, senza sfregare;  utilizzare assorbenti specifici

che mantengano l’urina ben separata dalla pelle e che siano ipoallergenici;  evitare indumenti aderenti sin-

tetici che aumentano la sudorazione, specie d’estate, e creano un “effetto serra” che favorisce la macerazione.

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diritto clinica

occhiello diritto Perra, Guna S.p.a. intervista ad Alessandro di Nome Autore redazione della a cura

Che stress, che stanchezza… Colite, gastrite, mal di testa, dolori muscolari, abbassamento delle difese immunitarie, manifestazioni allergiche, ma anche frequente stanchezza generale, scarsa qualità del sonno, irritabilità ed instabilità dell’umore. Chi di noi almeno una volta non si è accorto di soffrire contemporaneamente di più d’uno di questi disturbi e, recatosi dal proprio medico, sentire la frase “… non si preoccupi, niente di grave, solo un pò di stanchezza e stress”, cioè scoprire di essere sano come un pesce … ma di non star bene? Parafrasando Humphrey Bogart in un famoso film si potrebbe dire “è lo stress, bambola”. A spiegarci tutto quello che c’è da sapere sullo stress è Alessandro Perra, Direttore Scientifico della Guna S.p.a. Il termine stress viene utilizzato con grande facilità. Ma cosa è esattamente lo stress dal punto vista medico? Comunemente il termine stress possiede un’accezione negativa (in ingegneria “stress” indica la tensione e lo sforzo a cui viene sottoposto un materiale rigido in condizioni di sollecitazione): indica uno stato o un complesso di fattori che possono favorire l’insorgenza di una malattia sia somatica che psichica; ma da un punto di vista biologico esso è l’essenza stessa della vita. L’attivazione dei sistemi biologici comportamentali in conseguenza dell’esposizione ai vari stressor ambientali migliora la plasticità dei sistemi biologici, riducendo il rischio di malattia, insomma… è il sale dell’evoluzione. Le cito le parole del “padre

dello stress”, H. Selye: “Lo stress è una risposta essenziale per la vita, la completa libertà dallo stress è la morte. Contrariamente a quanto si possa pensare, non dobbiamo e non possiamo evitare lo stress, ma possiamo andargli incontro in modo efficace traendone vantaggio, imparando di più sui suoi meccanismi, ed adattando ad esso la nostra filosofia dell’esistenza”. Si capisce, dunque, che non si tratti solo di un modo di dire, ma di qualcosa di ben più importante e complesso. Gli sviluppi più attuali del concetto di stress hanno portato vari autori a interpretare lo stress come un’ampia reazione biologico-comportamentale finalizzata alla conservazione della vita e conseguenza di un processo di selezione naturale … cioè a dare ad essa una valenza decisamente positiva. Tuttavia, affinché ciò avvenga, è necessario che si verifichi il ciclo di attivazione/disattivazione dello stress in modo completo e corretto attraverso l’inattivazione finale dello stimolo. Quando lo stressor non è particolarmente aggressivo e soprattutto è circoscritto ad un preciso frame di tempo, e i sistemi di controllo omeostatico sono efficienti, si attiva l’asse dello stress in maniera fisiologica. Come osservò Selye si attiva

in particolare il cosiddetto asse HPA (Ipotalamo-Ipofisi-Corticosurrene). Tale reazione è utile e finalizzata all’adattamento dell’organismo alle richieste dell’ambiente. È quello che avviene quando viviamo una situazione di paura, ovvero quando, conoscendo perfettamente il pericolo, siamo in grado di valutarlo e dunque affrontarlo: per i nostri antenati era la consapevolezza che, per esempio, in una certa parte della savana sussistesse il pericolo di essere sbranati da un leone e dunque bisognasse tenere all’erta tutti sensi, per noi è la consapevolezza che, se non si è perfettamente concentrati, non si potranno superare le prove alle quali la vita ci sottopone (un esame, un calcio di rigore, il primo appuntamento con una ragazza). Per salvarsi dal leone e per segnare il calcio di rigore “occorre lo stress”. Quindi possiamo arrivare a dire che lo stress può anche far bene? Esattamente. In questo caso si parla di eustress. Ma allora quando lo stress diventa patologico? Quando lo stressor è più aggressivo o non conosciamo esattamente l’entità del pericolo (cioè non si tratta di paura, ma di ansia) e, soprattutto, esso è protratto per un lungo periodo di tempo o,

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intervista ad Alessandro Perra Guna S.p.a.

clinica

Che stress, che stanchezza…

ancora, le condizioni di equilibrio omeostatico del soggetto sono precarie, si verifica un’attivazione dell’asse dello stress che dalla fisiologia sconfina nella patologia: cioè si diventa inabili a disattivare l’asse HPA. A tal proposito è interessante osservare come tutti gli eventi della scala internazionale dello stress siano accomunati da un unico elemento: il cambiamento. Ecco dunque la dinamica dello stress: non sappiamo cosa ci aspetta dietro l’angolo, questo crea ansia, l’ansia attiva in maniera inadeguata e protratta l’asse dello stress, una grande quantità di cortisolo si riversa in circolo, ad una prima fase di allarme con attivazione di una risposta opportuna volta al “combattimento”, segue una seconda fase di resistenza (down regulation dei recettori ipotalamici del cortisolo) con adeguamento dell’organismo ad una non-risposta, ed infine il ciclo si conclude con la fase di esaurimento: le surrenali non sono più in grado di produrre nelle corrette quantità i propri ormoni del fighting, cortisolo e adrenalina. EVENTO MORTE DEL CONIUGE DIVORZIO DETENZIONE IN CARCERE FERITE PERSONALI MATRIMONIO LICENZIAMENTO PENSIONAMENTO GRAVIDANZA PROBLEMI SESSUALI CAMBIAMENTO SITUAZIONE FINANZIARIA IPOTECA FIGLIO/A CHE ESCE DI CASA PROBLEMI CON I SUPERIORI VACANZE NATALE PICCOLE VARIAZIONI DELLA LEGGE

VALORE 100 73 63 53 50 47 45 40 39 38 31 29 23 15 13 11

A questo punto, quali sono i campanelli d’allarme, cioè i segni che ci fanno capire di essere sotto stress (quello “cattivo”)? Ci si sente esausti: davvero non si ha più energia, la vita perde di interesse,

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non si dorme più la notte, si compromettono le relazioni sociali ed affettive, si cerca consolazione ad una condizione psichica insostenibile cercando di disattivare in maniera artificiosa lo stress, dando così origine ai cosiddetti disturbi comportamentali da stress: • alcoolismo • tabagismo • anoressia o bulimia • ansia o depressione Compare anche un’ampia gamma di disturbi psico-fisiologici: • turbe del sonno • inappetenza • astenia • amenorrea • sintomi cardiovascolari • dispnea • disturbi della digestione • iperidrosi • tensione muscolare È la cosiddetta Sindrome da Stress Cronico o Sindrome del Burn Out. Quanto ci dice è molto affascinante. Può approfondire questo aspetto? Le più recenti interpretazioni in chiave psico-neuro-endocrino-immunologica dello stress riconducono l’etio-patogenesi della Sindrome del Burn Out ad una desincronizzazione dell’asse HPA. In termini molto semplici: il soggetto stressato non è più capace di agire sull’interruttore dello stress, cioè di attivarlo e, ancora di più, di disattivarlo. Insomma lo stress cronico è una vera e propria malattia. Però sovraccaricare l’organismo di altri farmaci potrebbe far entrare il nostro soggetto stressato in un tunnel senza fine. Esistono delle alternative valide offerte dalla Medicina Biologica? Sofisticati studi in campo fitoterapico ed omeopatico hanno portato all’identificazione prima ed all’applicazione poi di alcuni principi farmacologici che, lavorando contemporaneamente su tutte le strutture dell’asse HPA, sono in grado

di agire su di esso risincronizzandolo e rendendolo nuovamente abile ad attivarsi e disattivarsi. Da queste ricerche è nato Tonico Guna, un moderno ed innovativo integratore a base di principi vegetali, studiato per sostenere l’organismo nelle situazioni di debolezza, astenia, esaurimento psico-fisico, convalescenza, stress e, in generale, in tutte le condizioni in cui siano necessarie carica ed energia. In Tonico Guna, 9 principi attivi lavorano sinergicamente ed in maniera complementare tra di loro attivando l’organismo nella sua globalità mente-corpo attraverso un’azione di stimolo, dolce ed equilibrata, sull’intero asse Psico-Neuro-EndocrinoImmunologico. Cuore di Tonico Guna è il Succo di Morinda citrifolia (Noni), una pianta polinesiana presente nel prodotto in elevata quantità. L’efficacia di Noni è dimostrata da numerosi studi che hanno evidenziato l’alta concentrazione nel succo del precursore dell’alcaloide Xeronina ad elevata attività catalitica sulle sintesi proteiche, sul metabolismo, sulle mitosi cellulari, in grado di attivare la funzione endocrina ed il sistema immunitario, migliorare la capacità recettoriale per le endorfine, e quindi con una marcata attività anti-astenica, anti-stress, anti-ageing. L’azione di stimolazione ad ampio spettro di Noni è potenziata dalle singole azioni degli altri estratti vegetali, ognuno con specifici tropismo organico e azione. Come consiglia di assumere Tonico Guna? È molto semplice: 20 ml al mattino per periodi di 15-30 giorni consecutivi daranno la giusta carica ed energia per superare brillantemente parecchie situazioni di stress. Naturalmente devono essere escluse patologie gravi che potrebbero essere all’origine di certi sintomi “scambiati” per stress. Insomma, è sempre bene parlarne con il proprio medico.


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Farmacovigilanza Dimagranti di origine vegetale di Rosalia di Giorgio e Giovanni Polimeni, farmacisti specializzati in farmacologia e farmacognosia

“Naturale” non sempre sinonimo di “sicuro” Efficacia e sicurezza di alcuni prodotti di origine naturale utilizzati per il controllo del peso. Il controllo e la riduzione del peso corporeo rappresentano uno degli obiettivi socio-sanitari più rilevanti nei Paesi industrializzati, non solo perchè più della metà della popolazione in Europa e negli USA è in sovrappeso o addirittura obesa, ma anche in quanto è in aumento il numero di persone che hanno la percezione (non di rado sbagliata) di avere un peso corporeo superiore a quello ideale. D’altra parte, l'eccesso di peso contribuisce ad abbassare il livello di qualità della vita e l'obesità incide negativamente sui fattori di rischio relativi all'insorgenza di patologie associate, quali diabete mellito di tipo II, dislipidemie, malattie cardiovascolari, osteoartrite. Un cambiamento degli stili di vita (dieta ipocalorica e/o attività fisica) può risultare sufficiente nei pazienti in sovrappeso o con obesità lieve o moderata, tuttavia sempre più spesso si ricorre ai prodotti naturali che svolgono tradizionalmente il ruolo di coadiuvanti di diete controllate, pur non potendo vantare proprietà terapeutiche “dimagranti”. La composizione di questi prodotti pre-

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vede spesso ingredienti in diverse associazioni: vitamine (C, B1, B6, PP, ecc.), chitosano, fibra alimentare (cellulosa, pectine, lignina, gomma guar, glucomannano, psilium), estratti vegetali (garcinia, rhodiola, guaranà, citrus, fucus, etc.), drenanti (ananas, centella), diuretici (betulla, cola, fagiolo, matè, orthosiphon) e lassativi (tamarindo, senna, frangula, cassia, rabarbaro), che vengono commercializzati sotto forma di compresse, tavolette, capsule, fialoidi o tisane. Sebbene qualsiasi prodotto ad uso medicinale dovrebbe possedere tre requisiti fondamentali, ovvero qualità, efficacia terapeutica e sicurezza d'impiego, poiché i prodotti contenenti erbe

medicinali, in base alle normative vigenti non sono considerati dei farmaci veri e propri, essi possono essere commercializzati anche in assenza di tali evidenze cliniche.

Contaminati, adulterati e tossici Tuttavia “naturale” non è sempre sinonimo di “sicuro”. Nel corso degli anni infatti studi epidemiologici e sorveglianza post-marketing hanno evidenziato numerose reazioni non desiderate e/o tossiche riguardanti l'uso dei prodotti di origine naturale, per il cui uso deve essere attuata una seria e attenta valutazione del rapporto rischio/beneficio. Particolari rischi di tossicità sono as-


sociati alla complessità del meccanismo d'azione dei prodotti e delle forme farmaceutiche, spesso non standardizzate, all'appropriatezza prescrittiva o all'autoprescrizione, alle possibili interazioni con altri prodotti naturali o con farmaci di sintesi o a un uso diverso da quello tradizionale. Un ulteriore problema è rappresentato dai numerosi preparati di natura complessa, commercializzati anche on line, spesso provenienti dalla medicina tradizionale indiana o cinese, o dal Sudamerica, che risultano contaminati, adulterati e/o sofisticati con sostanze la cui presenza non viene fraudolentemente dichiarata in etichetta alle reali dosi presenti (caffeina, sinefrina, catechine), o non lo è del tutto, poichè si tratta di piante (aristolochia, camedrio) o farmaci (fluoxetina, clordiazepossido, fenproporex, sibutramina, rimonabant, fenitoina, fenolftaleina, bumetanide, efedrina), alcuni dei quali ritirati dal commercio in quanto tossici e il cui impiego è da considerarsi illegale. L’AIFA, con la determinazione del 21 gennaio 2010, ha disposto con decorrenza immediata il divieto di vendita dei medicinali contenenti sibutramina. Dal Regno Unito e dal Belgio sono ad esempio stati segnalati numerosi casi di insufficienza renale grave riguardanti l'assunzione di aristolochia, erba con proprietà dimagranti, anche epatotossica e cancerogena, ritirata ufficialmente dal commercio fin dal 1982-83. In Giappone si sono verificate reazioni avverse gravi e decessi in seguito all'assunzione di medicine cinesi dai fantasiosi nomi esotici, contenenti fenfluramina, amfetamina, ritirata dal mercato nel 1997 perchè in grado di provocare valvulopatie anche fatali, soprattutto in associazione con il dimagrante fentermina.

Alcuni rimedi naturali usati nel sovrappeso Per quanto riguarda poi i rimedi fitoterapici utilizzati nel sovrappeso e nel-

l'obesità, gli studi clinici randomizzati disponibili sono limitati a pochi prodotti, e comunque pochissimi rimedi vegetali hanno dato prova certa di efficacia. Si riportano di seguito alcuni di quelli maggiormente utilizzati e le principali evidenze di efficacia e di sicurezza provenienti dai dati di letteratura. Fucus Il tallo di Fucus vesiculosus L., alga o quercia marina, contiene iodio in tracce ed acido alginico quale principale costituente. La droga è costituita dal tallo secco essiccato, polverizzato o frammentato. L'acido alginico può aumentare la viscosità del contenuto gastrico, inducendo sazietà, possiede proprietà lassative, rigonfiando nell'intestino, formando massa e stimolando quindi la peristalsi. Lo iodio contenuto nel fucus (0,030,2%) può giocare un ruolo importante nella riduzione del peso, poiché questo elemento è coinvolto nella sintesi degli ormoni tiroidei. Questi ormoni possono influenzare il metabolismo basale, glucidico e lipidico mediante vari meccanismi (conversione del colesterolo in acidi biliari, aumento dell'utilizzazione di carboidrati, aumento della lipolisi). In uno studio clinico randomizzato, in doppio cieco con placebo, condotto su volontari sani, si è rilevato un aumento della produzione di tireotropina, ormone che stimola la tiroide, in seguito a somministrazione di fucus. I dati della letteratura sembrano escludere una correlazione tra eccesso ponderale e ipotiroidismo, inoltre la somministrazione di iodio potrebbe stimolare il metabolismo solo in caso di ridotta funzionalità tiroidea (obesità in associazione con mixedema). L'assunzione di fucus è associata ad ipertiroidismo, peggioramento di fenomeni di acne preesistenti e potrebbe anche fare diminuire l'assorbimento di ferro. Inoltre, nelle urine di soggetti che as-

sumevano fucus sono state riscontrate tracce di arsenico, poiché le alghe marine possono accumulare metalli pesanti, sostanze radioattive ed altri elementi tossici. In Italia sono commercializzati estratti standardizzati, la cui dose consigliata è di 2-4 cps/die, con un contenuto di iodio totale di 0,05-0,15 mg/cps. Garcinia La droga è ottenuta dalla buccia (pericarpo) del frutto di Garcinia Cambogia (Gaertn.) Desr; contiene pectine e una buona quantità di acido idrossicitrico, estremamente raro in natura. L'acido idrossicitrico è il principale componente responsabile dell'attività biologica di riduzione del peso corporeo negli animali, infatti diminuisce la sintesi degli acidi grassi, la lipogenesi e l'assunzione di cibo, inoltre induce senso di sazietà e può mantenere entro certi limiti i valori di colesterolo e trigliceridi. Sebbene esistessero degli incoraggianti dati di farmacologia preclinica riguardanti gli effetti della garcinia sulla riduzione del peso, questi non hanno trovato chiaro riscontro nella successiva sperimentazione clinica. In una revisione sistematica sono stati considerati quattro studi clinici randomizzati, in doppio cieco, con placebo, tre dei quali hanno riportato dati positivi; lo studio metodologicamente più corretto non ha invece evidenziato differenze significative tra garcinia e placebo. La stessa revisione sistematica ha sottolineato l'esistenza di studi contraddittori nel caso in cui la garcinia veniva somministrata in associazione con altri integratori o sostanze quali caffeina, cromo, polinicotinato, L-carnitina, picolinato, gomma guggul. La garcinia non presenta rilevanti effetti collaterali, se si escludono mal di testa e dolori gastrici. Se ne consiglia l'assunzione lontano dai pasti. Gomma guar La gomma guar si ottiene dal seme di

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Farmacovigilanza Dimagranti di origine vegetale Cyamopsis tetragonolobus L. Taub., viene definita impropriamente gomma, ma è in realtà una mucillagine contenente in prevalenza il polisaccaride galattomannano. La gomma guar ha la capacità di ridurre l'assorbimento di glucidi e lipidi e perciò viene definita “fibra dietetica” (spesso utilizzata nella preparazione di pasti per diabetici); può inoltre aumentare la viscosità del contenuto intestinale dando senso di sazietà e diminuendo l'appetito. Se ne consiglia l'assunzione con molta acqua. In una revisione sistematica pubblicata sull'American Journal of Medicine, è stata valutata l'efficacia della gomma guar nel ridurre il peso corporeo. Sono stati presi in considerazione 20 studi randomizzati, in doppio cieco con placebo, in pazienti con ipercolesterolemia, iperlipidemia, diabete, donne in menopausa e volontari sani. Nella maggior parte degli studi non si sono evidenziate significative riduzioni di peso, tranne due che hanno riportato effetti benefici. Una metanalisi condotta su undici dei venti studi selezionati non ha evidenziato riduzioni significative del peso corporeo. Non si segnalano particolari effetti collaterali, tranne flatulenza, diarrea, dolori addominali, crampi. La gomma guar potrebbe interferire con la contemporanea assunzione di farmaci (digossina, paracetamolo, nitrofurantoina, penicillina V), riducendone l'assorbimento. Matè e guaranà La caffeina, presente in numerosi prodotti erboristici utilizzati come coadiuvanti per la perdita di peso, è contenuta in quantità variabili, in numerose piante: caffè, tè, cacao, cola, matè, guaranà. Il matè, dato dalla foglia essiccata di Ilex paraguariensis A. St. Hil., contiene circa l'1% di caffeina. Al matè vengono attribuite anche proprietà dimagranti, lassative e diuretiche.

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“Naturale” non sempre sinonimo di “sicuro”

Un’altra pianta che contiene notevoli quantità di caffeina (4-8%) è il guaranà, la cui droga è rappresentata dai semi torrefatti di Paullinia cupana K.; da matè e guaranà si ottiene una bevanda stimolante e rinfrescante usata in Sudamerica. Il guaranà interagisce, con vari meccanismi, con numerosi farmaci e alimenti (succo di pompelmo, thè, caffè, cioccolato). La caffeina è una metilxantina stimolante del SNC e cardiaca, inoltre possiede azione termogenica, il cui meccanismo non è del tutto noto, aumenta gli effetti termogenici di amine simpaticomimetiche come efedrina e sinefrina e delle catechine del tè, potenziandone però le reazioni avverse a carico del sistema cardiovascolare; possiede anche una blanda azione diuretica e ipoglicemizzante. Non vengono riportati studi clinici randomizzati circa l'efficacia di droghe contenenti caffeina nel trattamento di sovrappeso o obesità. Una revisione sistematica ha fatto riferimento a uno studio randomizzato in doppio cieco con placebo nel quale è stata valutata una combinazione di matè, guaranà e damiana, che ha portato ad una significativa riduzione di peso in meno di due mesi di trattamento. In un successivo studio controllato, non randomizzato, in doppio cieco si è messa in evidenza la riduzione di indice di massa corporea in 38 pazienti in sovrappeso che hanno assunto per un anno una bottiglia di tè oolong (contenente 690 mg di catechina) al giorno. In letteratura viene riportato il caso di una donna di 25 anni, con preesistente prolasso della valvola mitralica, che dopo fibrillazione ventricolare intrattabile, è morta in seguito all'assunzione di una bevanda contenente guaranà e ginseng, il cui contenuto di caffeina corrispondeva a 15-20 tazze di caffè. In seguito a questo decesso, le autorità hanno consigliato il ritiro della bevanda sospetta dal mercato australiano.

Yohimbe Il principale costituente della corteccia del fusto di Pausinystalia yoimbe K. Schum. è rappresentato dall'alcaloide indolico yoimbina, agonista dei recettori adrenergici. La yoimbina trova spesso impiego in miscele con altre erbe: damiana, ginseng, guaranà, muira puama, etc, soprattutto per potenziarne le proprietà afrodisiache. L'efficacia della yoimbina nella riduzione del peso non è suffragata da studi clinici randomizzati. In una revisione sistematica del 2004 sono stati considerati tre studi clinici randomizzati relativi all'efficacia della yoimbina in soggetti con peso di poco superiore a quello ideale. Uno solo di questi studi ha riportato effetti benefici. La yoimbina, agendo da stimolante centrale, può provocare stati d'ansia, eccitazione, sintomi maniacali, tachicardia, ipertensione, broncospasmo, nausea, vomito, sonnolenza. La yoimbina può interagire con numerosi farmaci, può determinare un aumento del rischio di episodi maniacali in pazienti bipolari sia in trattamento farmacologico che non, può causare crisi ipertensive se associata con ormoni tiroidei, efedrina e sinefrina. Se ne sconsiglia l'uso in gravidanza. In seguito a segnalazione di 7 casi, nel 2001 l'FDA ha allertato i consumatori nei confronti di integratori alimentari per perdere peso a base di yoimbina, norefedrina, caffeina, diidrotiroxina, usnato sodico, poiché potenzialmente epatotossici. Negli USA la yoimbina è segnalata come “potenzialmente pericolosa”. Nel 2006 il Ministero della Salute canadese ha proibito l'uso di prodotti contenenti la corteccia della pianta o gli alcaloidi indolici, privi della necessaria approvazione ministeriale. In Italia né la pianta o parti di essa, né i principi attivi in essa contenuti sono soggetti ad alcuna restrizione legislativa.


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notizie

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pillole di salute

Argento catadinico: la semplice gestione della ferita infetta

Fin dai tempi antichi i vulnerari e i cerusici (gli antichi guaritori delle lesioni cutanee) sapevano delle proprietà antisettiche e cicatrizzanti dell’argento che veniva utilizzato in sottili lamine. I patrizi romani e, più tardi, la nobiltà medioevale e rinascimentale utilizzavano sferette d’argento per rendere potabile l’acqua e pasteggiavano in stoviglie dello stesso metallo per evitare le contaminazioni batteriche. Questo però causava un piccolo assorbimento di argento che veniva rivelato dalla colorazione leggermente bluastra delle mucose, da cui la denominazione di “sangue blu” che ancora oggi si attribuisce alla classe nobiliare. Questo dimostra che l’argento è da sempre l’antisettico per eccellenza e tuttora ricopre questo ruolo. Molti autori però, proprio per la possibilità di assorbimento sistemico, lo ritengono tossico, soprattutto se utilizzato su un’area disepitelizzata. Da qui viene l’esigenza di avere a disposizione una forma di argento che abbia la massima efficacia, la massima tollerabilità ed il minimo rischio di tossicità. Devergè ha fatto sua questa filosofia commercializzando un prodotto per la cura delle piaghe a base di argento catadinico micronizzato, l’ormai storico, ma sempre validissimo, Katoxyn formulazione che risponde a tutte le esigenze che gli operatori sanitari hanno quando si trovano a gestire una lesione cutanea infetta: la bassa tossicità dovuta alla sua formulazione chimica (è l’unico tipo di argento che non va incontro ad ossidazione), l’efficacia antisettica e la capacità adsorbente in caso di lesioni molto essudanti fanno di Katoxyn un prodotto indispensabile al wound-care. Le sue applicazioni sono molteplici: le lesioni escoriate e macerate, soprattutto nelle aree a rischio dei pazienti incontinenti, vanno incontro a rapida risoluzione con la sola applicazione di Katoxyn: le ulcere del piede nei pazienti diabetici, particolarmente quelle infette e macerate, trovano beneficio con la risoluzione della complicanza infettiva; anche in pediatria Katoxyn trova una valida collocazione, soprattutto nel trattamento del moncone

ombelicale e nella prevenzione dell’infezione della cicatrice. Recenti lavori hanno dimostrato l’utilità di Katoxyn nel trattamento delle lesioni deterse a rischio di infezione, efficacia potenziata dal suo utilizzo sotto medicazioni occlusive e/o semipermeabili (idrocolloidi, films e schiume poliuretanici). La facilità d’uso ed il basso costo del trattamento fanno di Katoxyn un ottimo presidio di medicazione: inoltre la praticità della confezione favorisce oltremodo gli operatori. È doveroso ricordare che non dovrebbe essere utilizzato su pazienti con accertata allergia ai metalli, e neppure su ferite necrotiche in quanto non ha attività di detersione o debridement. Ricordiamo inoltre che su lesioni infette iperessudanti può essere efficacemente impiegato utilizzando Katomed come medicazione secondaria, avendo quest’ultimo un buon potere adsorbente ed agendo in sinergia, essendo anch’esso a base di argento catadinico.

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Omeopatia: il mercato cresce del 6%

Il mercato dell'omeopatia è cresciuto in media nel 2009 del 6%, con un picco nell'ultimo trimestre. Lo rende noto Omeoimprese, che ha comunicato i dati relativi ai fatturati dei propri associati. Anche il Rapporto 2010 Eurispes ha registrato - si legge in una nota - un aumento di pazienti che si rivolgono all'omeopatia, passati in dieci anni dal 10,6% al 18,5% della popolazione italiana. Dal 1997 in Italia è attiva la farmacovigilanza sui medicinali omeopatici, effettuata dalle aziende produttrici e importatrici, e in 13 anni di attività non sono stati confermati effetti collaterali gravi. Nelle ultime settimane si sta assistendo a un'altalena dell'informazione, si passa infatti dalle notizie provenienti dall'Inghilterra, dove un gruppo di scettici ha assunto overdose di medicinali omeopatici per dimostrare che non contengono nulla, ad allarmi ingiustificati sulla presunta pericolosità dell'omeopatia. "In questi giorni la stampa ha ripreso l'interessante decalogo dell'Istituto superiore della sanità sull'uso corretto delle medicine non convenzionali, formula che comprende medicine molto diverse tra loro", afferma Fausto Panni, presidente Omeoimprese. "Nelle notizie diffuse viene utilizzata la fonte dell'Iss per lanciare un allarme sulla pericolosità anche dell'omeopatia, quando nel documento ufficiale vengono menzionati 3 decessi in 8 anni a causa di prodotti di origine naturale. Ma occorre - sottolinea - saper distinguere con molta attenzione i prodotti di origine naturale

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notizie

pillole di salute

e i medicinali omeopatici, che per il loro metodo specifico di produzione contengono il principio attivo in quantità non tossiche e propedeutiche alla risoluzione della malattia". Le prove randomizzate controllate hanno dimostrato un effetto positivo dell'omeopatia nel trattamento di numerose patologie tra cui allergie, infezioni respiratorie, diarrea infantile, influenza, disturbi reumatici, vertigini, fibromialgia, osteoartriti, sinusiti, otiti acute, bronchiti, sindrome della fatica cronica e sindrome pre-mestruale. AGI Sanità

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La pillola toglie densità all'osso

L'uso di contraccettivi orali può condizionare la densità minerale ossea (BMD, bone mineral density) nelle giovani donne che ne fanno uso per un lungo periodo. Lo sostiene uno studio condotto negli Stati Uniti su 606 donne, tra i 14 e i 30 anni, di cui sono stati valutati l'uso della contraccezione orale, la sua durata, il dosaggio degli estrogeni contenuti nella pillola e la densità ossea misurata nell'anca, nelle vertebre e nel resto del corpo. Nel campione sono state individuate 386 donne che assumevano la pillola, in media per nove mesi e, nel 38% dei casi, a basso dosaggio di estrogeni (etinilestradiolo <30 mcg). Sovrapponendo i dati valutati, i ricercatori hanno notato che nella fascia di età adolescenziale (14-18 anni) non erano rilevabili differenze di BMD rispetto alle ragazze che non assumevano la pillola, come invece accadeva nella fascia di età più adulta. In particolare, nelle donne tra i 19 e i 30 anni, la densità ossea, spinale e in tutto il corpo, si riduceva significativamente con il prolungamento dell'uso: il valore medio nei due siti di misurazioni, era più basso, rispettivamente del 5,9% e del 2,3%, quando la contraccezione orale superava i 24 mesi, rispetto alle coetanee che non la usavano. Infine, il valore più basso di BMD era associato anche alla contraccezione a basso dosaggio ormonale, che restava comunque più basso anche con etinilestradiolo 30-35 mcg. Contraception 2010 Jan; 81(1):35-40

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Ictus, ok a uso precoce di antitrombotici combinati

La somministrazione precoce di acido acetisalicilico e dipiridamolo, a poche ore dall'episodio di ictus, risulta sicura ed efficace nel prevenire conseguenze disabilitanti, in maniera

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paragonabile a quanto si ottiene con un loro utilizzo ritardato. Lo ha stabilito Early, il trial appena pubblicato su Lancet Neurology. L'indagine ha riguardato 46 Unità operative tedesche, in cui tra luglio 2007 e febbraio 2009, oltre 500 pazienti con sintomi di ictus ischemico acuto sono stati randomizzati a ricevere, entro 24 ore dall'evento ischemico, 25 mg di acido acetisalicilico in aggiunta a 200 mg di dipiridamolo, due volte al giorno (gruppo precoce), oppure 100 mg di acido acetisalicilico, una volta al giorno per una settimana e, successivamente la doppia terapia (gruppo tardivo). Dopo 90 giorni, circa la metà dei pazienti del gruppo precoce e di quello tardivo, ha mostrato nessuna o lieve disabilità neurologica (56% e 52%, rispettivamente). Eventi vascolari e mortalità (endpoint composito secondario) sono stati registrati in 28 pazienti del gruppo precoce e in 38 pazienti di quello tardivo (hazard ratio = 0,73). Lancet Neurol. 2010 Jan 7

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Troppe proteine mettono a rischio diabete

Per evitare di ammalarsi di diabete mellito di tipo 2, sembrerebbe importante controllare non solo l'apporto di carboidrati e di grassi nella dieta, ma anche quello di proteine. Si tratta delle nuove raccomandazioni dietetiche derivanti da uno studio pubblicato di recente sulla rivista Diabetes Care. Secondo tale studio, infatti, le proteine assunte durante i pasti hanno un'influenza fondamentale sul metabolismo del glucosio, la forma in cui devono essere trasformati tutti gli altri carboidrati per poter essere utilizzati e fornire energia al nostro organismo e, conseguentemente, sulla probabilità di sviluppare diabete. In particolare l'indagine, che si è basata sull'impiego di specifici questionari allo scopo di stabilire quali e quante proteine fossero introdotte quotidianamente nella dieta di oltre 38mila individui europei, ha messo in evidenza un maggiore rischio della malattia diabetica in coloro che fanno uso di grandi quantità di proteine totali e di proteine di origine animale. Differentemente l'assunzione di proteine vegetali non è apparsa associata all'aumento di tale rischio. «I nostri risultati suggeriscono che fare attenzione alla quantità e al tipo di proteine presenti nella dieta può rappresentare un importante aspetto per la prevenzione del diabete» ha dichiarato Ivonne Sluijs, principale autore dello studio. Diabetes Care. 2010 Jan;33(1):43-8


Fitomagra, la linea Aboca per il controllo del peso, da 10 anni nel mercato, si completa con Ondieta, un nuovo prodotto per facilitare la dieta. Ondieta interviene sul senso di fame e sullo stress, aiutando i processi fisiologici legati al metabolismo dei grassi.

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