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consulente Sommario

della tua farmacia 16

Editoriale 11 Luigi Casanova Azzeccagarbugli permalosi

Anno IV - Numero 1 gennaio/febbraio 2012 Organo ufficiale dell’Associazione Consulenti Farmacie Italiane Periodicità: bimestrale

Notizie 4 Fisco Finanza e Professione

Editore: ICF Farmacisti - Corso Buenos Aires, 92 20124 Milano

Diritto Fisco e Finanza 12 Marino Mascheroni La “ereditarietà” della farmacia 16 Stefano Civitareale Casa “sotto pressione” nel d.l. Monti Omeopatia e Medicina biologica 18 Alessandro Perra Forza e bellezza:negli aminoacidi una risposta naturale

Direttore Responsabile: Luigi Casanova Registrazione del Tribunale di Milano n° 61 del 13/02/2009 Consulenti Editoriali: Marino Mascheroni, Paolo Piovesan Redazione e coordinamento stampa: Elisa Brambilla, Loredana Sodaro

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Amministrazione, Direzione, Redazione, Pubblicità e Marketing: ICF Farmacisti, Corso Buenos Aires, 92 - 20124 Milano Tel. 02 29527614 - 02 29511640 Fax 02 29407035

Marketing 24 Guido Frigato Criteri di orientamento 28 Massimo Stragliati Il mercato in farmacia nel 2011

Internet:: www.icffarmacisti.it E-mail: ilconsulente@icffarmacisti.it

Gestione 32 Paolo Piovesan E ora che fare 34 Elisa Brambilla Una volta era il generico

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Consulenze 25 Le risposte ai vostri quesiti su Fisco Diritto e Gestione

Testata associata:

Pillole di salute 49 Informazioni dal mondo della salute e dalle aziende

Testata volontariamente sottoposta a certificazione di tiratura e diffusione in conformità al Regolamento CSST Certificazione Editoria Specializzata e tecnica

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Per il periodo 1/1/2010 - 31/12/2010 Tiratura media: 15771 Diffusione media: 15208 Certificato CSST n° 2010-2106 del 26/02/2011 Società di revisione: REFIMI

Hanno collaborato Marino Mascheroni Massimo Stragliati Stefano Civitareale Alessandro Perra Paolo Piovesan Guido Frigato Elisa Brambilla Progetto grafico e impaginazione Sinergia Bovisio M. (MB) Tel. 0362 1794334 Stampa Pinelli Printing, Pioltello (MI) Spedizione: Poste Italiane SpA - Spedizione in Abbonamento Postale - 70% LO-MI Bimestrale

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EDITORIALE va Luigi Casano

I L G U B R A AZZECCAG I S O L A M PER

ll’art. 32 d.l. n. a sul quorum da rm no lla ne a or a rimozione all’ultim upazione per la cc eo pr o av st ife mentare. le man commissione parla lla Nell’ultimo editoria de il dente to e. en fin il m da vo ore era che, con comprende per un emen tim ne a io m on , m to .N il ca a 11 m da 20 a, sin 1/ 20 l nostro o in toto la norm per le pressioni de mento cancelland rla Pa al Era successo non e or cu in peggio per noi. quello di 3.800 adeguato a mal modificandola in nevolo rispetto a tta be do ù tro pi in ra re tu L’esecutivo si era be rit di eb l’avr 0, ad ivo numero ccessivo decreto herebbe un eccess un quorum di 4.00 o oc ist ov ev pr pr to a nu er te o avvelenato, nel su an et decr a 3.000, che se m ccesso! Nel primo essivo si è ridotto cc rti su è quello che è su l Ne . ro et di mmerciali, aeropo tegoria anni ad 0. (stazioni, centri co 00 co 7. ffi la ne r tra proposto dalla ca ie pe di st so so ità i or ns ch il conc ta inte , chi dice 4.000 o delle aree ad al abitanti nei quali er 0 m 00 nu 1. il i to di nuove aperture tto os so i pp su numero dei comun ta da come viene una farmacia e il La differenza è da e rir ap di ltà co fa bbero la ecc.) che utilizzere ddito. di realizzare un re deserto. a buon fine. za to an da be er an eb sp è dr la an so or ra ia tu nc ac farm comuni il co ia, manca addirit rca 1.000 piccoli mpresa la farmac co i, al ci er m Nel passato in ci m co ità creto. sono al limite dove a molte attiv sse approvato il de certare che molte fo ac le se ci ie fa ac e rm bb fa re Sono zone infatti e Sa nuov tuali farmacie? sivo del servizio. ederebbe a molte e il costo comples e il bilancio delle at ar er vit gg è quello che succ le lie o a nn ua sa in o nt rn co sono al gove l farmaco mentre Ma i “docenti” che il prezzo medio de re ui in asi tutte le altre. m di a ua in nt si lavora di più. entre soffrono qu m hè e, rc al pe ci te er ci m della redditività. Co us m le co rato osse farmacie, trate e aumentano percentuale di fattu una ventina di gr a ” on va bu ga a re un gg o “a Diminuiscono le en nn à e gi e ha buttata nel delle stesse, si è quelle farmacie ch ttura finanziaria ch ru sa st re a sa ss os ba gr a la un ta Reggono ancora vis ntri di ere, olto probabilmente e questi grandi ce no Essere Beness m ar ila , m le M or ra a sf nt e tra Ce ch r e pe ne at io lia Pens e della staz che dovrebbero di Blockbuster Ita di piazza Duomo e sulle dimensioni di punti vendita ie o ac ai rm in fa nt comprese quelle ce lle de un à o nga sulla redditivit ssere acquisend ione che la dice lu business del bene az er op a rafarmacie, un è . ie rafarmac ione delle attuali pa az . up cc ito eo dd pr re la on noleggio dvd in pa e bu ch fatturato per assicurare un ivo lo dimostra an iano un modesto ie ss nc ac ce nu m ec fa de ra sia e o pa ch et r) le cr te e de nto aver kbus o dal ili da quelli di Bloc punti vendita. Perta i e aperture previst im ov ov ss di nu nu to di di ol o o er (m er o m m at nu nu Che il ndita di vicin nza di un gran farmacie e l’elino piccoli punti ve ventuale concorre tere 4.000 nuove l’e et r rm pe pe ne r io pe uz che solitamente so o rid sim re idoneo al mas stenere un’ulterio decreto: un quorum al impossibilitato a so e ch ifi etri tra farmacie. lla fofI e od m e vi minima di 500 m i il presidente de ano corretti za es ic pr an sp st m au di co , ro lla lo ita de e er ch ne e di an zio sugg ti di parafarmacie organica con l’ado ri dirigenti l’hanno en ta st an am no pi di ni se lla cu in de al i à ov ne Gi io nu . minaz discussa si ad almeno e: che anche i e potrebbe essere e quindi a insediar a precisa condizion za un an ad st di rò lla pe è una proposta ch de re re tto pa re sanitarie rispe a Umbria. A mio rete delle struttu i siano obbligati al lla ac de rm ità fa e rm er fo ni nd quello di federfarm l’u ve te a i concorsi. rità e merciali autorizza ato l’iter dei nuov l modo la capilla m ol ta co ev in re ag a. e ttu in a ru vic nz st re ù tre pi or al rmacia quelle sulla conc farmacia o parafa golo comune). l libero mercato e su e rm 500 metri dalla no (conteggiato per sin le te um or da rie? ar qu il gu e lva za sa an ate, o la dist avanzano le catego er e bb ch re te ar re rim nc sarebbero assicur a co m te ca redendo. ne verso le propos e la pianta organi , ma ora mi sto ric no scarsa attenzio In sintesi sparirebb so tro illu nu o o er rn i m ve go zio al ni che sono i permalosi? All’i Ma perchè quelli lo azzeccagarbugl so o to rit di di i nt Sono esperti doce

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NOTIZioInEe s s fe o r P & a z n a in F Fisco  Notizie

Finanziarie e Professionali

Parere approvato dalla Commissione sul ddl n. 3110 La Commissione Igiene e sanità, esaminato il provvedimento in titolo, esprime, per quanto di competenza, parere favorevole a condizione che il Governo rielabori all'articolo 11: - il comma 1, innalzando il quorum a 3.500 abitanti e computando la popolazione eccedente rispetto a tale parametro soltanto qualora sia superiore al 50 per cento del quorum e comunque tenendo conto della media europea. - il comma 3, in modo che l'apertura delle farmacie ive previste avvenga nel rispetto del quorum di cui al comma 1 e con il limite del 15 per cento da computarsi in ambito regionale sul totale della farmacie di nuova apertura. - il comma 2 relativo all'"approvazione straordinaria delle piante organiche delle farmacie, in attuazione della previsione di cui al comma 1, entro 120 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto". Tale previsione appare inapplicabile per i ristrettissimi tempi di adozione; pertanto si richiede che i tempi di adozione siano portati almeno a 180 giorni. A tale proposito si precisa che non si comprende per quale ragione le sanzioni per le eventuali inadempienze debbano avere ripercussioni sulle Regioni che si vedrebbero private dell’accesso al finanzia-

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mento integrativo del Servizio sanitario nazionale, essendo già prevista in caso di inadempienza la figura del commissario ad acta. Sempre, al comma 2, in luogo della sospensione del diritto di prelazione da parte del Comune, occorre prevedere l'esercizio di tale diritto nel limite del 25 per cento, con contestuale soppressione del comma 4. Nel medesimo comma 2, inoltre, in materia di concorsi, occorre salvaguardare, oltre ai "concorsi per le quali sia stata già espletata la procedura concorsuale", anche quelli per cui siano state già fissate le date per l’espletamento delle prove, siano essi per sedi che per graduatoria. In tal modo si salverebbero i concorsi oramai in dirittura d’arrivo, si semplificherebbero i concorsi futuri e si salvaguarderebbero quegli uffici regionali che hanno speso migliaia di ore nel lavoro di istruttoria che, in caso di annullamento del concorso, andrebbero perdute e poi replicate per la nuova procedura. Nello stesso comma 2, per velocizzare le procedure concorsuali, occorre prevederne l'espletamento con la sola valutazione dei titoli ed il limite di partecipazione a 60 anni. - il comma 5, al fine di favorire l'accesso dei giovani alla titolarità delle farmacie, limitando la facoltà di concorrere alla titolarità in associazione ai farmacisti di età inferiore ai 40 anni. Nel medesimo comma 5, occorre sostituire la previsione del pun-

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teggio con esplicito rinvio a quanto previsto dall'articolo 5, comma 3, lettera b) del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 30 marzo 1994 n. 298. La Commissione Igiene e sanità osserva inoltre che: - per quanto riguarda il comma 6, tenuto conto che la competenza in materia è esclusivamente regionale, si ritiene opportuno prevedere la soppressione della norma o quanto meno prevedere la facoltà di maggiore apertura nella sola fascia diurna del servizio, in maniera danon scoraggiare e rendere antieconomico il servizio notturno. - Il comma 11 prevede un nuovo fondo di solidarietà intercategoriale, basato su un meccanismo complesso di difficile gestione, ponendo a carico dei farmacisti titolari di farmacie urbana un onere indeterminato ed indeterminabile, oltre a gravare l'Enpaf con oneri aggiuntivi sia gestionali che amministrativi; la norma, inoltre, risulta inapplicabile dal punto di vista tributario. Si ravvisa quindi la necessità di sopprimere tale comma. - Per quanto riguarda il comma 12, la Commissione ritiene indispensabile la soppressione del comma. A tale proposito si ricorda che la Corte costituzionale con sentenza n. 78 del 16 dicembre 1958 ha affermato l'illegittimità costituzionale dell'obbligo fissato per legge di assunzione di manodopera, per contrasto con l'ar-

ticolo 41 della Costituzione (libertà di iniziativa economica privata). Studio Mascheroni

Pubblicato il resoconto 2010 della Giurisprudenza della commissione centrale per gli esercenti le professioni sanitarie: a quali sanzioni andiamo incontro se….. Il documento è costruito in base ai ricorsi presentati da medici, farmacisti e altri professionisti sanitari contro i provvedimenti di ordini e Collegi in determinate materie. C’è chi ha dispensato farmaci senza camice e chi non ha rispettato gli orari di apertura e chiusura, ma anche chi ha venduto farmaci via internet. Mancanze disciplinari farmacia e farmaci

Normativa interna e comunitaria 39. Non può trovare accoglimento la censura del ricorrente che lamenta la falsa interpretazione ed erronea applicazione del Codice deontologico dei farmacisti, per violazione degli artt. 11 Cost. e 28, 29 e 30 del Trattato dell’Unione Europea. Infatti, ai vincoli stabiliti dalla disciplina dettata dalle singole categorie di professionisti, ivi compresa quella dei farmacisti, deve attribuirsi l’ampia portata di “disposizioni di garanzia” sull’osservanza delle prescrizioni imposte in via cautelare dall’art. 30 del Trattato UE, finalizzate alla tutela della salute. Conseguentemente, il settore con-


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NOTIZioInEe s s fe o r P & a z n a in F Fisco cernente il commercio dei prodotti farmaceutici, ivi compresi quelli di automedicazione e quelli non soggetti a prescrizione medica, si può qualificare come settore sensibile e, pertanto, meritevole di particolare attenzione soprattutto in sede di elaborazione della normativa di dettaglio, la quale viene predisposta in sede nazionale o anche dalle singole categorie di professionisti, proprio al fine di essere meglio adattata alle esigenze specifiche del contesto sociale nel quale viene inserita (n. 10 del 12 aprile). Turni di apertura, chiusura e riposo 40. è legittimo il provvedimento sanzionatorio adottato per aver tenuto aperto l’esercizio farmaceutico al di fuori dell’orario previsto, o comunque al di là della previsione del calendario dei turni disposti dalle autorità competenti, allorché la ri-

levanza deontologica del comportamento del farmacista non riguardi la limitazione al libero esercizio dell’iniziativa economica privata, bensì la mancanza di correttezza insita nell’aver disatteso una intesa, pur liberamente assunta da tutti i farmacisti titolari della città, in merito alla turnazione degli orari di apertura. è infatti legittimo incrementare il servizio, a condizione che lo si faccia nel rispetto dei rapporti di colleganza improntati alla correttezza ed alla collaborazione professionale (n. 8 del 12 aprile). 41. Il Codice di deontologia della professione sanitaria del farmacista approvato nel 2000 non prevede il mancato rispetto dei turni di apertura, chiusura e riposo quale tipologia di illecito disciplinare, come invece avveniva nella precedente versione del medesimo Codice; tuttavia, ciò non significa che sia ve-

nuto meno il disvalore disciplinare di tale comportamento. In particolare, l’art. 21 C.d. chiarisce che “sotto il profilo deontologico, il ruolo di farmacista professionista e di farmacista imprenditore sono indissociabili”, mentre l’art. 3, comma due, vieta di porre in essere, consentire o agevolare a qualsiasi titolo ogni atto che configuri l’illecito di concorrenza sleale di cui all’art. 2598 c.c.. Ciò posto, l’inosservanza dei turni di apertura, chiusura e riposo dell’esercizio commerciale rappresenta una vera e propria azione di concorrenza sleale, in quanto tale sanzionabile anche dal punto di vista deontologico (n. 22 del 21 giugno). 42. è infondata la tesi della ricorrente che afferma che, per effetto delle novità normative sopravvenute in tema di liberalizzazione delle attività economiche, le disposizioni

che impongono il rispetto di determinate turnazioni nell’apertura e chiusura dell’esercizio commerciale non sono più applicabili. Va rilevato infatti come le disposizioni che regolano i turni di apertura, chiusura e 13. riposo delle farmacie siano ad oggi vigenti e, pertanto, debbano essere senz’altro rispettate. Pertanto, il mancato rispetto di una normativa che il sanitario, quale operatore del settore, non poteva ignorare configura senz’altro un comportamento sanzionabile sul piano deontologico. Né, al riguardo, può invocarsi una giurisprudenza favorevole alla tesi propugnata dalla ricorrente, atteso che dalle varie pronunzie citate si ricava semmai una indicazione di legittimità dell’intervento delle autorità amministrative nella materia che qui interessa, almeno fino a diverso parere

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NOTIZioInEe s s fe o r P & a z n a in F Fisco della Corte di giustizia dell’Unione Europea sull’ipotizzato contrasto della legge regionale del Lazio n. 26/2002 con la disciplina comunitaria di tutela della libera concorrenza (n. 23 del 21 giugno). Valutazione della richiesta dell’utente 43. In forza dell’art. 6 del Codice deontologico, è obbligo del farmacista, nel corretto e diligente espletamento della propria professione, acquisire informazioni dettagliate dall’interlocutore, onde valutare con maggiore attenzione il caso sottopostogli, tanto più se il farmaco in questione non è soggetto a prescrizione medica e, pertanto, potrebbe essere immediatamente consegnato al richiedente. Il fatto che l’utente a cui venga rifiutata la vendita del farmaco acquisti poi il medesimo farmaco in un’altra farmacia dimostra come l’unica conseguenza del comportamento del farmacista, che esprima il suo parere senza neanche curarsi di avere un contatto diretto con il richiedente, sia quella di ritardare il legittimo acquisto di un farmaco, ancor più grave ove si versi in una situazione di urgenza (n. 51 del 29 novembre). Vendita di medicinali senza camice 44. La vendita di farmaci effettuata dal farmacista che, disattendendo le regole sottese alle modalità di esercizio della professione, omette di indossare il camice ed il relativo caduceo, giustifica un temperamento della sanzione rispetto a quella irrogata dall’ordine. Ciò tenendo conto della buona fede dell’interessato che abbia provveduto a ribadire, a mezzo di un cartello apposto all’interno della farmacia, il divieto di vendere (e quindi di accettare la vendita di) farmaci, da

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parte di persone diverse da se stesso, titolare della farmacia ed unico abilitato all’esercizio della professione. Dette giustificazioni, sebbene non possano essere accettate come esimenti, soprattutto in relazione al dovere di vigilanza nei confronti dei propri dipendenti, nell’ambito dell’esercizio commerciale che la ricorrente gestisce e di cui ha la responsabilità, possono dar luogo alla riduzione della sanzione al di sotto del massimo di sei mesi (n. 11 del 12 aprile). Vendita di medicinali tramite Internet 45. In relazione alla vendita di medicinali tramite Internet, va applicato l’art. 34 del Codice deontologico del farmacista, approvato nel 2007, che testualmente stabilisce che “non è consentita al farmacista la cessione, tramite internet o altre reti informatiche, di medicinali, sia su prescrizione, sia senza obbligo di prescrizione, anche omeopatici, in conformità alle direttive della UE e delle linee guida dell’oMS, fatte salve le specifiche normative nazionali”. Tale disposizione costituisce una prescrizione finalizzata al corretto espletamento dell’attività farmaceutica e la sua violazione integra un comportamento illecito sotto il profilo disciplinare, comportando l’irrogazione della corrispondente sanzione (n. 10 del 12 aprile). Violazione delle norme sugli orari di apertura – rilevanza deontologica 46. La mancata chiusura annuale per ferie costituisce illecito deontologico a norma dell’art. 1, comma due, del relativo Codice, che espressamente dichiara sanzionabile qualsiasi abuso o mancanza nell’esercizio della professione e, comunque, qualsiasi comportamento disdice-

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vole al decoro professionale. Tale previsione ben si attaglia alla violazione delle norme che regolano il servizio farmaceutico, non rilevando il carattere obbligatorio o meno del piano feriale predisposto dalle Aziende sanitarie locali: anche ove non sussistesse una violazione di legge, sarebbe comunque 14. configurabile un dovere deontologico del sanitario di rispettare tale piano feriale (n. 50 del 29 novembre). Quotidiano sanità

Verifiche bancarie La Cassazione ha recentemente affermato il principio secondo cui qualsiasi contribuente, indipendentemente dalla natura dell’attività da lui svolta, può essere soggetto a verifiche bancarie. Infatti, il riferimento della norma (che disciplina appunto questo tipo di accertamento) ai ricavi e alle scritture contabili trova evidentemente giustificazione per le sole verifiche effettuate nei confronti degli imprenditori e dei lavoratori autonomi, per i quali le spese contabilmente non giustificate possono infatti ritenersi sintomo di evasione; il che, tuttavia, precisa la Suprema Corte, non impedisce “all’Ufficio di desumere per qualsiasi contribuente che i versamenti operati sui propri conti correnti, e privi di giustificazione, costituiscano reddito, dovendosi ritenere tale attività accertativa pienamente consentita dalla norma in esame e assolutamente ragionevole”. Naturalmente, secondo i principi generali, è sempre data facoltà al contribuente di fornire prova contraria e quindi, ad esempio, dimostrare che quelle entrate - accertate sulla base dell’analisi dei conti correnti bancari – devono in realtà ritenersi

esenti da tassazione perché prive di natura reddituale o perché già assoggettate ad altra imposizione fiscale. è una sentenza, perciò, che può assumere un rilievo straordinario, quanto imprevedibile, e orientare in modo massiccio anche l’agire concreto dell’Amministrazione finanziaria (specie considerando l’ampio spettro delle indagini condotte in applicazione della normativa “antiriciclaggio”), anche se una prassi più che consolidata spingerà per qualche tempo il fisco soprattutto verso i soggetti “storicamente” sospettabili di evasioni e/o indebite elusioni, come le imprese (grandi e medie, ma “localmente” anche piccole …) e i professionisti o i lavoratori autonomi in generale. Ma se questi principi della Cassazione saranno adeguatamente recepiti dall’Agenzia delle Entrate, i sempre più estesi “controlli incrociati” sui tanti versanti potranno comportare imprevedibili incursioni degli agenti del fisco – sulla base di evidenze telematiche (spesometro, redditometro, ecc.) e/o di mere segnalazioni provenienti dal “territorio“ – nei comportamenti finanziari anche dell’uomo della strada, con quel che ne potrà conseguire. Stefano Lucidi

Sovraindebitamento Il Governo Monti, oltre al provvedimento “SalvaItalia”, ha anche approvato un decreto legge (recante il n. 212 del 22/12/2011, ma passato quasi inosservato...) con il quale “al fine di porre rimedio alle situazioni di sovraindebitamento, il debitore può concludere un accordo con i creditori secondo la procedura di composizione della crisi disciplinata dagli articoli …”. Il provvedimento precisa che per “sovraindebita-


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NOTIZioInEe s s fe o r P & a z n a in F Fisco mento” si intende una situazione di squilibrio tra le obbligazioni assunte e il patrimonio liquidabile per farvi fronte, ferma la incapacità di adempiere le proprie obbligazioni; inoltre, per la prima volta è previsto anche il “sovraindebitamento del consumatore”, definito espressamente come “inadempimento di obbligazioni” da questi contratte. è comunque possibile, con l’ausilio di specifici organismi di composizione della crisi (variamente costituiti), proporre un “accordo di ristrutturazione” dei debiti che deve tuttavia contemplare l’integrale pagamento dei crediti privilegiati e dei creditori estranei all’accordo. Il piano può anche prevedere l’affidamento del patrimonio del debitore ad un fiduciario per la liquidazione, la custodia e la distribuzione del ricavato ai creditori, e la soddisfazione dei crediti attraverso qualsiasi forma, anche mediante cessione dei crediti futuri, nonché una moratoria fino ad un anno per il pagamento dei creditori estranei (sia pure a determinate condizioni). La procedura prevede peraltro anche l’intervento del tribunale, che deve infatti omologare l’accordo raggiunto con i creditori che rappresentino almeno il 70% dei crediti, salvo il caso in cui il “sovraindebitamento” riguardi un consumatore, perché in tal caso è sufficiente che l’accordo riguardi almeno il 50% dei crediti. L’intesa, in ogni caso, non pregiudica i diritti dei creditori nei confronti dei coobbligati, fideiussori del debitore e obbligati in via di regresso. Una volta omologato l’accordo, il giudice nomina un liquidatore, che dispone eventualmente dei beni sottoposti a pignoramento e delle somme via via incassate. Il perdurare della crisi

economica, insomma, ha indotto il Governo ad introdurre formule risolutive diverse dal fallimento (e molto vicine al concordato preventivo previsto dalla legge fallimentare), che consentono comunque all’impresa o al consumatore in difficoltà - ed è proprio questa la finalità del d.l. - di continuare, o indirizzare diversamente, la propria attività. Stefano Lucidi

L’uso del contante Tra le disposizioni del “SalvaItalia” entrate subito in vigore (06/12/2011), c’è notoriamente anche quella che riduce ad €1.000,00 (anzi, in realtà ad € 999,99) il “tetto” per l’uso del contante, con la modifica pertanto del precedente limite di € 2.500,00 introdotto con la Manovra bis della scorsa estate. Conseguentemente, i trasferimenti di denaro a qualunque titolo di valore pari o superiore ad € 1.000,00 dovranno essere eseguiti con assegni bancari non trasferibili, bonifici, carte di credito, ecc. e dunque con modalità “tracciabili”. è opportuno comunque richiamare anche qui quanto già indicato nella Sediva News del 20 settembre 2011 in ordine al concetto di “frazionamento” dei singoli pagamenti in più soluzioni di importo inferiore al limite, ma riferibili ad una medesima operazione, e più in generale in ordine alle disposizioni antiriciclaggio. L’ “operazione frazionata”, infatti, è definita nello stesso decreto istitutivo della normativa in materia, secondo cui deve ritenersi tale “un’operazione unitaria sotto il profilo economico, di valore pari o superiore ai limiti stabiliti dal presente decreto, posta in essere attraverso più operazioni, singolarmente inferiori ai predetti limiti, effettuate in momenti

diversi ed in un circoscritto periodo di tempo fissato in sette giorni ferma restando la sussistenza dell’operazione frazionata quando ricorrono elementi per ritenerla tale”. Naturalmente, l’espressione sottolineata lascia spazi aperti per le interpretazioni più disparate delle singole operazioni nel concreto operate in contanti e/o in più tranches, e quindi è difficile avere certezze anche quando vi sia un intervallo di tempo superiore ai famosi “sette giorni” tra un’operazione e l’altra. Tuttavia, occorre ricordare che in materia di rapporti commerciali, l’Ufficio Italiano Cambi (UIC) ha avuto modo di chiarire nel passato che non viola alcuna disposizione il commerciante che paghi fatture in più soluzioni (ad esempio a 30, 60 e 90 giorni dalla data della fattura) di importo unitario inferiore (oggi) ad € 1.000,00, perché questa pluralità di pagamenti è frutto di un’ordinaria dilazione che scaturisce da accordi tra le parti. Anche il finanziamento dei soci a favore della società di persone da loro partecipata, effettuato in contanti e in più soluzioni tutte singolarmente inferiori ad € 1.000,00, come pure la distribuzione in contanti di utili dalla società ai soci, sempre in più tranches inferiori ad € 1.000,00, non devono considerarsi lesivi delle disposizioni antiriciclaggio. Quanto all’emissione di assegni bancari, il correntista avrà facoltà di chiedere al proprio istituto il rilascio di assegni senza la clausola di “non trasferibilità”, ma in tal caso sarà necessario pagare un’imposta di bollo di € 1,50 per ogni assegno. Nel D.L. Monti sono comunque rimaste immutate le disposizioni relative alle sanzioni, che vanno dall’1 al 40% dell’ammontare della transazione,

con un minimo di € 3.000,00, salva la facoltà per il trasgressore di proporre oblazione (cioè di definire l’illecito amministrativo) con il versamento del 2% dell’importo, ma solo quando il trasferimento di denaro in violazione delle nuove norme sia stato inferiore ad € 250.000,00; in tale evenienza – e dunque nel caso di oblazione - non si applica la sanzione minima di € 3.000,00. Inoltre, il nuovo limite non coinvolge soltanto le movimentazioni finanziarie della farmacia, e perciò le varie “entrate” e/o “uscite” in denaro per importi pari o superiori a € 1.000,00 (che non sono ammissibili se non nelle ipotesi già esaminate in altre circostanze: versamento cumulativo in banca dell’intero incasso giornaliero per contanti, prelevamento dalla banca per esigenze familiari, ecc.), ma anche la tenuta della contabilità che non potrà pertanto registrare operazioni per “cassa” per importi pari o superiori ad € 1.000,00 (al tenutario delle scritture contabili, del resto, è fatto obbligo di segnalare le operazioni stesse, o altre comunque “sospette”, alle autorità di vigilanza). In conclusione, le norme antiriciclaggio e quelle antievasione recentemente modificate in senso sempre più pressante, costringono il cittadino e il contribuente alla massima trasparenza finanziaria, perché costoro dovranno essere sempre in grado di rispondere alle autorità di vigilanza e/o di controllo in ordine alle causali non solo delle singole operazioni finanziarie risultanti dalle transazioni tracciate, ma anche di quelle gestite con denaro contante e che nella mente del nostro legislatore costituiscono quantomeno indizi di evasione. Studio Associato Bacigalupo-Lucidi

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O DIRITT a z n a in F o c s i F  Una

norma preoccupante ma rimediabile

La “ereditarietà” della farmacia nel decreto liberalizzazioni ra le varie norme che destano preoccupazione nel così detto decreto liberalizzazioni vi è quella che riduce il termine biennale previsto dall’allora decreto “Bersani” a 6 mesi (verosimilmente emendabile ad un anno) per gli eredi di farmacista non abilitati al fine di cedere l’azienda (o quota) medesima. Codesta norma ha subito notevoli “restrizioni” nel corso degli anni riducendo tal limite sempre di più fino ad invocare da parte di qualcuno la “non ereditarietà dell’azienda farmacia”. Il testo attuale dell’articolo Art. 7 Legge 362/1991 sarebbe il seguente: “A seguito di acquisto a titolo di successione di una partecipazione in una società di cui al comma 1, qualora vengano meno i requisiti di cui al secondo periodo del comma 2, l'avente causa cede la quota di partecipazione nel termine di sei mesi dall'acquisto medesimo. Il termine di cui al comma 9 si applica anche alla vendita della farmacia privata da parte degli aventi causa ai sensi del dodicesimo comma dell'articolo 12 della legge 2 aprile 1968, n. 475.

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Marino mascheroni Consulente Fiscale Studio dr. Mascheroni Milano

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il consulente della tua farmacia GENNAIO/FEBBRAIO 2012

Decorsi i termini di cui al comma 9, in mancanza di soci o di aventi causa, la gestione della farmacia privata viene assegnata secondo le procedure di cui all'articolo 4. Il testo originario prevedeva addirittura un decennio.

Gli scenari e le critiche L’azienda è un bene che si trasferisce mortis causa e la farmacia è un’azienda gestita da professionisti, il definire questa norma come di casta vorrebbe significare la non riconoscibilità della farmacia come impresa e


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Contabilitàeeconsulenza consulenza Contabilità gestionaledi difarmacia farmacia gestionale Dalla collaborazione dello Studio del Dott. Marino Mascheroni di Milano con lo Studio Associato Bacigalupo-Lucidi e la Società Sediva di Roma è attivo, a Milano in Corso Buenos Aires 92, un servizio completo di contabilità e consulenza gestionale di farmacia, così articolato:

GESTIONE DELLA CONTABILITÀ

CONSULENZA GESTIONALE

8 Raccolta nello studio di Milano, inserimento telematico nella “Piattaforma Sediva” dei dati dei documenti contabili della farmacia

8 Predisposizione all’inizio anno del bilancio di previsione gestionale della farmacia

8 Elaborazione dati contabili 8 Redazione e trasmissione alla farmacia dei modelli di pagamento per il versamento periodico dell’iva e degli altri tributi (irpef, irap, ici, addizionali, ecc …) 8 Servizio di versamento on-line dei tributi (facoltativo) 8 Elaborazione dei bilanci periodici e di quello annuale (consultabili in ogni caso on-line nell’area riservata del sito www.sediva.it) e loro discussione coi nostri consulenti. 8 Al termine dell’anno presentazione e trasmissione telematica della dichiarazione dei redditi (dell’iva, dell’irap, e degli eventuali sostituti d’imposta) del titolare e/o dei soci e/o dei loro familiari e degli adempimenti connessi (studi di settore, trasmissione telematica elenco clienti e fornitori e dati iva) e loro discussione coi nostri consulenti. 8 Assistenza nelle pratiche fiscali e nel contenzioso

8 Suddivisione degli acquisti per settore merceologico 8 Evidenziazione dei margini di utile goduti e loro confronto con quelli dell’anno precedente e con quelli nazionali 8 Rendiconti mensili sulla gestione economicopatrimoniale della farmacia con comparazione dei dati delle sue vendite, dei suoi acquisti, delle sue spese con quelle delle farmacie similari e delle medie nazionali 8 Segnalazioni idonee per una proficua politica di gestione della farmacia e confronti periodici sulla situazione coi nostri consulenti

INFORMAZIONE TELEMATICA 8 Notiziario giornaliero “Sediva News”

8 Notiziario quindicinale “Piazza Pitagora”

SERVIZIO CONSULENZIALE Possibilità di usufruire del servizio di consulenze legali e fiscali.

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O DIRITT a z n a in F o c s i F ciò appare deleterio, senza addentrarci in una complessa analisi giuridica sulla natura concessoria della farmacia. Sta di fatto che un termine così breve, nel caso di presenza di eredi non abilitati comporterebbe quasi automaticamente la decadenza dell’esercizio: i 6 mesi non sono sufficienti nè per cedere l’azienda nè per una corretta pianificazione familiare, nella quale si devono definire i rapporti e il grado di coinvolgimento della famiglia nell’impresa e le regole di funzionamento di tali rapporti specie in casi di certa complessità, cito per pure esempio:  Presenza di eredi minori: il termine di sei mesi contrasterebbe con la tempistica necessaria per la nomina del tutore, l’accettazione obbligatoria con il beneficio di inventario e le incombenze di rito.  Presenza di un erede abilitato e uno no: in sei mesi gli stessi si dovrebbero accordare sulla divisione ereditaria con possibile prevaricazione di uno nei confronti dell’altro nella determinazione in sede della divisione successoria dei valori liquidabili;  Mancanza di eredi abilitati: la speculazione potrebbe essere elevatissima e incontrollabile: si deve cedere la farmacia entro 6 mesi, con rischio di offerte elevate all’inizio della trattativa che possono scemare al vicinarsi dei 6 mesi, a quel punto si potrebbe essere costretti ad accontentarsi di una dazione irrisoria in quanto in difetto apparirebbe lo spettro della decadenza;

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Che fare? Innanzitutto laddove èpossibile conferire la farmacia in società: certo appare un’imposizione, ma un’imposizione di salvaguardia, in quanto la mancanza ai vivi di un socio è maggiormente gestibile. Infatti la noma civilistica così dispone In via di principio: nelle società di persone ( società semplice, società in nome collettivo, società in accomandita semplice) la morte del socio determina solo lo scioglimento del rapporto sociale tra il socio deceduto e la società, la quale, pertanto, continua tra i soci superstiti, con l'obbligo da parte della società di liquidare entro 6 mesi la quota agli eredi (art. 2284 c.c.). Diversi sono gli effetti della morte del socio accomandante, visto che la sua partecipazione è invece trasferibile in caso di morte (art. 2322 comma 1): infatti in questo caso i successori diventano automaticamente soci in virtù della devoluzione successoria, senza necessità di un'apposita manifestazione di consenso né da parte loro né dei soci superstiti. Non deve sfuggire che anche in questo caso, il contratto sociale può prevedere regimi differenti e stabilire per esempio l'intrasferibilità mortis causa anche di quella dell'accomandante. Riepilogando, in caso di continuazione della società con gli eredi del defunto, generalmente occorre il consenso unanime dei soci superstiti ma anche il consenso degli eredi stessi, in quanto la continuazione importa, tra l'altro, l'assunzione degli obblighi derivanti dal contratto so-

il consulente della tua farmacia GENNAIO/FEBBRAIO 2012

ciale. Esiste però la possibilità di inserire "preventivamente" o meno nel contratto sociale la cosiddetta clausola della continuazione della società con gli eredi, in altre parole, quella clausola con cui i soci stabiliscono la trasmissibilità, in caso di morte, della quota sociale di chi premorirà. Questa clausola può assumere tre forme:  clausola di continuazione facoltativa, se agli eredi è riconosciuta la facoltà di continuare la società con i soci superstiti;  clausola di continuazione obbligatoria, se gli eredi sono obbligati a prestare il loro consenso alla continuazione;  clausola di successione, se l'ingresso nella società è un effetto automatico della devoluzione successoria. . Tutti codesti principi, se ben armonizzati, e calati nel caso concreto assicurano comunque la salvaguardia del valore della quota caduta in successione. E se esistono già eredi abilitati? La “successione” dell’imprenditore e la tempestiva pianificazione della stessa sono uno dei punti focali della vita di un’azienda, a prescindere dal fatto che essa sia un’impresa individuale o una società. Con la legge n. 55 del 14 febbraio 2006, in vigore dal 16 marzo 2006, sono stati introdotti nel codice civile gli articoli da 768-bis a 768-octies, che regolano il patto di famiglia, ed è stato modificato l'art. 458, in materia di patti successori: il patto di fa-

miglia è uno strumento ben utilizzabile per il passaggio generazionale della farmacia. Il nuovo patto di famiglia consente all’imprenditore di regolare in “via anticipata” la successione nella propria azienda o nella società, nel pieno rispetto dell’autonomia negoziale e fuori dalla rigidità del divieto dei patti successori. Il legislatore ha inteso il patto di famiglia come uno strumento per il trasferimento dell’azienda o delle partecipazioni societarie ai discendenti in linea retta. Il patto di famiglia è, dunque, un contratto con il quale l’imprenditore trasferisce, in tutto o in parte, l’azienda, e il titolare di partecipazioni societarie le trasferisce, in tutto o in parte, a uno o più discendenti, con il consenso del coniuge e di tutti quelli che sarebbero legittimari (eredi necessari) se la successione si aprisse in quel momento. Il trasferimento dell’azienda o delle partecipazioni societarie ha effetto immediato e definitivo, quindi non può più essere messo in discussione neanche dopo la morte del disponente, salvo alcune eccezioni espressamente indicate dalla legge. Il trasferimento delle partecipazioni societarie, anche nell’ambito del patto di famiglia, deve avvenire nel rispetto delle modalità e dei limiti previsti dalla legge, dai patti sociali o dallo statuto per le differenti tipologie di società. Se l’azienda trasferita è gestita nella forma di impresa familiare, sono fatti salvi i diritti dei familiari partecipanti all’impresa relativamente agli utili e agli incrementi


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O DIRITT Fisco Finanza dell’azienda (art. 230-bis del codice civile), che devono essere liquidati direttamente dall’imprenditore e non vanno confusi con la liquidazione a essi eventualmente spettante nell’ambito del patto di famiglia, se essi sono anche legittimari. L’azienda o le partecipazioni societarie oggetto del patto di famiglia non rientrano nella successione al momento della morte del disponente, e non è ammessa l’azione di riduzione nei confronti dei discendenti beneficiari del patto di famiglia, dal momento che quest’ultimo deve intendersi come definitivo. Trattandosi di valutazione rientrante nella sfera dell’autonomia privata, in quanto rimessa alla

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concorde volontà dei partecipanti al contratto, considerata l’importanza delle conseguenze che ne derivano, appare indispensabile che essa sia supportata dalla redazione di una perizia di stima da parte di un esperto. In particolare il patto di famiglia può essere equiparato a una donazione modale, cioè a una donazione in cui il donatario ha l'onere di versare una somma di denaro (o trasferire beni in natura) agli altri legittimari. Questi ultimi, dunque, sono destinatari di una donazione indiretta da parte del disponente. In più l’operazione è esente da imposte, non resta che per la tutela dei propri sacrifici correre ai ripari.

PATTO DI FAMIGLIA Assegnatari CONTRAENTI

Non assegnatari PARTECIPANTI

Viene loro assegnata dal dante causa, (imprenditore o titolare di partecipazioni societarie), l’azienda o la quota. Devono liquidare gli altri partecipanti al contratto con il pagamento di una somma corrispondente al valore delle quote previste dagli articoli 536 e seguenti.

Viene loro versata una somma corrispondente al valore delle quote previste dagli articoli 536 e seguenti, oppure viene a loro assegnata una quantità di beni equivalenti alla somma spettante.

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O DIRITT a z n a in F o c s i F  Inasprimento

della fiscalità immobiliare

Casa “sotto pressione” nel d.l. Monti

Stefano Civitareale Esperto dello Studio associato Bacigalupo Lucidi Roma

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no dei cardini del “Salva Italia” è sicuramente rappresentato dall’inasprimento della fiscalità immobiliare, e vediamo quindi di tracciarne il quadro di riferimento.

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rimentale”, come del resto quella “a regime”, sostituisce per le abitazioni non locate sia l’ICI che l’IRPEf sui relativi redditi fondiari (fino ad oggi scontata, quanto all’IRPEf, in dichiarazione).

L’IMU

L’abitazione principale e quelle secondarie

Intanto, la nuova Imposta Municipale Propria (IMU), che dal 2012 ha sostituito l’ICI, si presenta – anche se in una forma piuttosto incattivita - come un’anticipazione in via sperimentale di quella “a regime” prevista dal decreto sul federalismo fiscale municipale (d.lgs. 14/03/2011 n. 23) che sarebbe dovuta partire soltanto dal 2014. Questa IMU “sperimentale”, in primo luogo, colpisce tutti gli immobili e, quindi, in pratica, torna ad essere tassata l’ abitazione principale; per gli immobili locati, poi, non vi è la riduzione alla metà dell’aliquota ordinaria disposta direttamente dalla legge, come per l’IMU “a regime”, ma viene solo attribuita ai Comuni la facoltà di applicarla; infine, i moltiplicatori riguardanti la rendita rivalutata del 5%, e necessari per ottenere il valore imponibile al nuovo tributo, sono sensibilmente aumentati, anche se l’IMU “spe-

il consulente della tua farmacia GENNAIO/FEBBRAIO 2012

Come accennato, l’abitazione principale (e relative pertinenze) torna dunque nel mirino del fisco, e inoltre per abitazione principale deve intendersi ora l’immobile iscritto (o iscrivibile) in catasto come unica unità immobiliare; viene quindi meno la possibilità di considerare abitazioni principali appartamenti contigui e comunicanti utilizzati come un’unica abitazione ma catastalmente distinti, a meno che non si riesca a dimostrare che le due unità, pur rimaste catastalmente distinte, siano riunificabili sotto un’unica partita, nella quale il possessore dimora abitualmente e risiede anagraficamente (sembra, quindi, che siano necessarie ambedue le condizioni). Tornano anche ad essere tassate, e per di più come seconda casa, anche le abitazioni date in comodato gratuito ai parenti attualmente

assimilate all’abitazione principale e, pertanto, esenti da imposta; e, quali “pertinenze”, vanno oggi considerate soltanto le cantine, i box e i posti auto classificati nelle categorie C/2, C/6 e C/7, nel limite in ogni caso di un’unità per ciascuna categoria, anche se catastalmente non distinte dall’abitazione.

La base imponibile La base imponibile, poi, è data dalle rendite rivalutate al 5% vigenti al primo gennaio di ogni anno (si parte, quindi, con le rendite risultanti al 01 gennaio 2012), moltiplicate per: 160 per i fabbricati classificati nel gruppo A (abitazioni) e nelle categorie C/2, C/6 e C/7, con esclusione dalla categoria A/10 (uffici); 140 per i fabbricati classificati nel gruppo catastale B (alloggi collettivi) e C/3 (laboratori artigianali), C/4 (locali per esercizi sportivi) e C/5 (stabilimenti balneari); 80 per i fabbricati classificati nella categoria catastale A/10 (uffici) e D5 (banche, cambio e assicurazione); 60 (elevato a 65 dal 2013) per i fabbricati classificati nel gruppo D (immobili a destinazione speciale) ad eccezione della categoria D5; 55 per


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immobili locati, i quali ultimi – si badi bene - continuano a scontare, oltre alla nuova IMU, anche l’IRPEf in dichiarazione sull’85% del canone percepito ovvero, qualora si sia optato per essa, la cedolare secca al 19% o al 21%.

Le detrazioni

i fabbricati classificati nella categoria C/1 (negozi, come il locale-farmacia); 130 per i terreni agricoli, assumendo, però, il reddito dominicale rivalutato del 25%; per i coltivatori diretti e gli imprenditori agricoli professionali iscritti nella previdenza agricola il moltiplicatore è ridotto a 110. Le aree edificabili dovrebbero restare tassabili in base al loro valore commerciale, così come indicato dalle disposizioni in materia di ICI, sul punto integralmente richiamate.

Le aliquote L’aliquota di base è dello 0,76% modificabile dai Comuni verso l’alto o verso il basso fino a 0,3 punti percentuali: pertanto, i municipi potranno far oscillare la misura dell’aliquota ordinaria da un

minimo di 0,46% ad un massimo di 1,06%. L’aliquota è ridotta allo 0,40% per l’abitazione principale e relative pertinenze, ma l’aliquota ridotta non si applica alle abitazioni appartenenti alle cooperative edilizie a proprietà indivisa e agli alloggi assegnati dagli IACP adibiti ad abitazione principale da parte degli assegnatari, anche se queste abitazioni – che, quindi, scontano il tributo ad aliquota ordinaria - beneficiano della detrazione, come vedremo; invece, assimilazione piena all’abitazione principale anche per l’aliquota ridotta per l’immobile assegnato all’ex-coniuge (per legge) e alle abitazioni degli anziani o disabili residenti in case di riposo e/o di cura (se i Comuni lo stabiliranno). Anche tale aliquota è modificabile dai Comuni

verso l’alto o verso il basso, ma dello 0,20%, cosicché quella sull’ abitazione principale potrà oscillare dallo 0,20% allo 0,60%. Ma anche i fabbricati rurali, sinora esenti da ICI, scontano la nuova imposta e non solo quelli a destinazione abitativa (con l’aliquota loro propria, secondo che siano abitazioni principali o meno), ma anche i fabbricati strumentali all’attività (stalle, rimesse, serre, etc.); per questi ultimi, dunque, l’aliquota è ridotta allo 0,2% con la possibilità da parte dei Comuni di ridurre ulteriormente l’aliquota fino allo 0,1%. Sempre i municipi possono, inoltre, diminuire l’aliquota di base fino allo 0,40% per gli immobili strumentali (come il locale-farmacia iscritto in bilancio), per gli immobili posseduti dalle società di capitali e per gli

Come detto, dall’imposta dovuta per l’abitazione principale e per le pertinenze si detraggono, fino a concorrenza del suo ammontare, 200 euro rapportate al periodo di possesso dell’anno per il quale si protrae la destinazione nonché, in caso di più possessori, proporzionalmente alla quota per la quale si verifica tale destinazione; la legge di conversione del dl. Monti ha inoltre aggiunto alla detrazione-base di 200 euro, per gli anni 2012 e 2013, una maggiorazione di 50 euro spettante per ciascun figlio di età non superiore a ventisei anni, purché abiti e risieda anagraficamente nell’unità immobiliare adibita ad abitazione principale fino ad un massimo di 400 euro (in pratica, per un massimo di otto figli). I Comuni, infine, potranno anche decidere di “azzerare” l’imposta sull’abitazione principale elevando la misura della detrazione fino a concorrenza dell’imposta dovuta, e però, laddove si avvalgano di tale facoltà, non potranno stabilire un’aliquota superiore a quella ordinaria (0,76%) per le unità immobiliari tenute a disposizione. La materia, come si vede, è molto complessa e pone numerosi interrogativi che via via dovranno essere evidentemente risolti.

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A IC G O L IO B A IN IC D E OMEOPATIA e raMzione con GUNA in collabo

 La composizione ideale di aminoacidi. Una nuova frontiera nel campo dell’integrazione nutrizionale

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FORZA E BELLEZZA: negli aminoacidi una risposta naturale a storia scientifica dell’individuazione degli aminoacidi essenziali iniziò nel 1820 con la scoperta della leucina e proseguì nel corso degli anni fino ad una prima importante conclusione, quando nel 1974 fu individuato l’ottavo aminoacido essenziale da parte di W. Rose. A quel punto iniziò la ricerca mirata ad individuare l’esistenza o meno della combinazione ideale degli aminoacidi essenziali specifici per l’organismo umano. Nel 1994, dopo 23 anni di studi condotti presso i laboratori dell’I.N.R.C. (International Nutrition Research Center di Delray Beach – florida – U.S.A.), e di sperimentazioni cliniche negli Stati Uniti, in Sud America e negli ultimi anni anche in Europa, il gruppo del Prof. Maurizio Lucà Moretti concluse un approfondito lavoro che ha portato alla scoperta del profilo aminoacidico specifico per la specie umana. Da questa sensazionale scoperta è nato il MAP (Master Amino-acid Pattern), la composizione ideale di aminoacidi, cioè la formula nutrizionale specifica (e unica) per l’organismo umano.

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di Alessandro Perra Dipartimento Scientifico Guna S.p.a.

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Le caratteristiche del MAP La scoperta del MAP (in Italia commercializzato come SoN formula®) ha permesso di dare una svolta innovativa nel campo della nutrizione

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ed in modo particolare nella gestione del sovrappeso, nell’alimentazione dello sportivo e nella nutrizione clinica (Total Enteral Nutrition). La caratteristica della miscela aminoacidica MAP (composizione per 100 g: L-Leucina 20 g, L-Valina 16 g, L-Isoleucina 15 g, L-Lisina 14 g, L-fenilalanina 13 g, L-Treonina 11 g, L-Metionina 7 g, L-Triptofano 4 g) è che in essa le proporzioni tra gli 8 aminoacidi sono tali che ognuno di essi è completamente utilizzato attraverso la via anabolica, cioè per la sintesi proteica: ovvero, nessuno degli aminoacidi, neanche in piccola parte, segue la via catabolica, che come noto produce energia (Kcal) e scorie azotate. Il particolare bilanciamento tra gli aminoacidi del SoN formula® fa sì che questi non subiscano il processo di deaminazione, evento che biochimicamente si verifica se anche solo uno degli aminoacidi della miscela degli 8 essenziali viene fornito in un rapporto quantitativo non bilanciato rispetto agli altri, come avviene nel SoN formula®. Questo aspetto era stato messo in evidenza già nel 1946 da Block e Mitchell che dimostrarono per primi come gli 8 aminoacidi essenziali debbano essere contemporaneamente presenti per la sintesi proteica, per evitare che il deficit in-

tracellulare di uno o più di essi limiti l’utilizzo degli altri riducendo così il tasso di sintesi proteica (si dice infatti che il metabolismo degli aminoacidi è autolimitante). Per valutare la qualità nutrizionale delle proteine (detta anche valore biologico proteico) si ricorre al calcolo dell’utilizzo netto di Azoto (NNU –Net Nytrogen Utilization-); l’NNU di una proteina viene determinato rilevando il Bilancio Azotato, cioè il rapporto tra l’Azoto assunto attraverso gli alimenti e quello eliminato. ora, come noto, l’alimento che in natura ha il più elevato valore biologico proteico è l’uovo di gallina, che vanta un NNU pari al 66%, ovvero, nell’uovo di gallina, una consistente percentuale di aminoacidi (34%) viene degradata metabolicamente con produzione di N da un parte (eliminata dai reni come urea) e di energia dall’altra (Ciclo di Krebs). Il SoN formula® vanta un NNU pari al 99%, cioè la quasi totalità di esso segue la via anabolica, viene cioè utilizzata dall’organismo per costruire nuove proteine (muscoli, anticorpi, enzimi …) e solo l’1% segue la via catabolica, venendo eliminato come scorie azotate. Le applicazioni del MAP In DIEToLoGIA questa caratteristica del SoN formula® è rivolu-


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zionaria: siamo di fronte ad un alimento che per le sue caratteristiche metaboliche è in grado di ipernutrire le masse magre (neosintesi proteica) apportando un quota calorica praticamente pari a zero, dato che solo una minima quota dei suoi aminoacidi, l’1%, va in catabolismo. Si pensi che SoN formula® fornisce, in una dose di 10 g, i precursori aminoacidici per la sintesi proteica pari a quelli forniti da 250-300 g di carne, pesce o pollo, con la differenza che questi ultimi apportano una buona dose di Kcal, oltre a una notevole quantità di scorie azotate. IL SoN formula® quindi consente di abbassare il regime calorico obbligando l’organismo a intaccare la massa grassa come fonte di energia, ma nel contempo impedendogli di intaccare la massa magra, in quanto questa è perfettamente nutrita dagli aminoacidi della sua rivoluzionaria miscela. Il SoN formula® si adatta perfettamente alla gestione sia del sovrappeso che dell’obesità: nel primo caso è sufficiente sostituire 1 solo pasto giornaliero con 10 g di SoN formula® (2 bustine o 10 cpr) + 500-700 g di frutta (per il fabbisogno di zuccheri, vitamine, sali, fibre); nel secondo caso, i pasti sostituiti dal SoN formula® possono essere anche tutti e tre, ovviamente, sotto stretto monitoraggio medico. Si assisterà a un dimagramento armonico, legato esclusivamente alla riduzione della massa grassa con la tonificazione contemporanea della massa magra, e non si osserverà mai l’effetto yo-yo (fluttuazione del peso corporeo).

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Il MAP nell’integrazione alimentare dello sportivo In condizioni normali il Bilancio Azotato nell’uomo adulto è in pari; in alcune condizioni, come l’accrescimento durante l’infanzia o come la fase anabolica dell’allenamento, esso diventa positivo (ritenzione di Azoto): è il segnale che stanno avvenendo neo-sintesi proteiche. In queste particolari condizioni, in cui il Bilancio Azotato è positivo, si deve intervenire con una dieta molto ricca di proteine per assecondare la forte richiesta plastica da parte dell’organismo, e per quanto riguarda gli atleti, per contrastare il forte catabolismo muscolare: si pensi che un maratoneta consuma in gara circa 2.500 Kcal (un body-builder anche di più); il 10% delle 2.500 Kcal è fornito dal catabolismo proteico. Come noto 1 g di proteine fornisce 4 Kcal, quindi a 250 Kcal corrispondono 62 g di proteine. Considerando che le proteine costituiscono il 20% del muscolo, si potrà facilmente comprendere come ad una performance come la maratona equivalga una perdita di circa 300 g di muscolatura. Senza arrivare agli estremi di una prestazione come la maratona, bisogna considerare che anche una seduta di fitness in palestra deve essere accompagnata da una adeguata reintegrazione alimentare per non trasformare la ricerca di maggior tono e massa muscolare in una deplezione del patrimonio proteico, cioè paradossalmente in una perdita di muscolatura. Ma non tutti gli alimenti possiedono la medesima capacità nutrizionale proteica. Cioè alcuni alimenti proteici, in una grande massa contengono una piccola quantità di

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aminoacidi utilizzabili a scopo anabolico; la stragrande maggioranza dei loro aminoacidi viene invece degradata e quindi eliminata come prodotti di scarto (scorie azotate): serve a molto poco per costruire nuove proteine, per esempio muscolari. Considerato che il fabbisogno proteico giornaliero di un adulto sedentario è di 1 g/Kg/die di peso corporeo, si può facilmente calcolare che un soggetto di circa 70 Kg di peso corporeo, che utilizzasse come unica fonte proteica la carne di manzo, dovrebbe assumere giornalmente una notevole quantità di carne. Gli atleti, e soprattutto i body-builders, arrivano anche a quote di 1,5-1,8 g/Kg/die di peso corporeo che corrispondono ad esagerate quantità, per esempio, di carne o uova. è evidente che un apporto nutrizionale proteico di questo tipo si tradurrebbe in uno spaventoso e patologico sovraccarico renale: le scorie azotate provenienti dal catabolismo degli aminoacidi della “bistecca”, che nella maggioranza dei casi non hanno seguito la via anabolica, graverebbero come urea, ammoniaca ecc. sull’escrezione renale. Per salvaguardare la salute si rende quindi necessaria l’integrazione nutrizionale. Grazie alla particolare associazione aminoacidica, il SoN formula® fornisce, nel minor peso e volume, il più elevato valore nutritivo in assoluto comparato ad ogni altra proteina alimentare o integratore dietetico. In termini di fabbisogno proteico giornaliero, grazie alla caratteristica unica dell’NNU pari al 99%, il SoN formula®, laddove

esso rappresenti l’unica fonte alimentare proteica, risponde ad una posologia di soli 0,4 g/Kg/die di peso corporeo ideale. Ancora, SoN formula® è predigerito: viene rapidamente assorbito in soli 23 minuti nei primi 100 cm dell’intestino tenue, e non da residuo fecale. Sono queste delle caratteristiche straordinarie per la nutrizione dello sportivo: dopo soli 23 min. gli aminoacidi del SoN formula® sono disponibili nel torrente sanguigno per raggiungere quelle strutture muscolari dove l’intensa attività (allenamento) determina l’aumentata richiesta di elementi aminoacidici. Ancora, il ridottissimo volume di 10 g fa sì che non si abbia sovraccarico sulla funzione digestiva, con conseguente sequestro ematico a livello splancnico, ma fa si, al contrario, che la massima disponibilità di flusso ematico resti disponibile per i muscoli. La posologia del SoN formula® nell’integrazione nutrizionale dello sportivo è la seguente: per il fitness: da 5 a 10 compresse o da 1 a 2 bustine di SoN formula® mezz’ora prima della seduta di allenamento, associate al fabbisogno di vitamine, oligoelementi e zuccheri per l’atleta agonista: mezz’ora prima della seduta di allenamento: da 5 a 10 compresse o da 1 a 2 bustine di SoN formula®, associate al fabbisogno di vitamine, oligoelementi e zuccheri - durante il pasto successivo alla seduta di allenamento: da 5 a 10 compresse o da 1 a 2 bustine di SoN formula® come integratore dietetico da assumere durante il pasto, e senza trascurare l’apporto di frutta fresca e verdura.


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 Guna 

consiglia

CORSO E-LEARNING

L’Associazione Medica Italiana di omotossicologia ha istituito il Corso e-learning per farmacisti per favorire l’accesso alla formazione nel campo della Medicina Biologica in generale e dell’omotossicologia in particolare a tutti i farmacisti italiani, senza limiti di spazio e di tempo. Iscrivendosi al corso e-learning di omeopatia, omotossicologia e Discipline Integrate dell’AIoT ogni farmacista potrà apprendere i principi metodologici dell’omeopatia, omotossicologia, floriterapia di Bach, Nutraceutica ed altre metodiche naturali e potrà conoscere i nuovi indirizzi terapeutici della Medicina Biologica; saranno messi a disposizione gli studi e soprattutto le esperienze cliniche che scienziati e Medici di tutto il mondo hanno maturato in oltre 25 anni e, soprattutto ogni farmacista imparerà come assistere i propri pazienti in modo efficace e senza effetti collaterali.

I TITOLI RILASCIATI Il Corso è articolato in 13 moduli. Non esistono limiti di tempo per la frequenza del corso e-learning: una volta iscritto, ogni allievo potrà portare a compimento il proprio corso nei tempi a lui più congeniali. La frequenza del corso e-learning

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ed il superamento dei test di apprendimento permettono il conseguimento dell’ATTESTATo di “farmacista esperto in omeopatia, omotossicologia e Discipline Integrate” . IL MODELLO DIDATTICO ogni modulo è costituito da una videolezione e da diversi materiali didattici di apprendimento (learning objects). I primi 3 moduli illustrano i principi dell’omeopatia e del’omotossicologia e forniscono le basi metodologiche per la comprensione della farmacologia omotossicologia e per la sua applicazione nella pratica quotidiana del farmacista. I successivi 10 moduli sono centrati su specifiche “Cliniche” e concepiti per fornire all’allievo schemi pratici utili per il consiglio nelle patologie di più frequente osservazione in farmacia. Di particolare interesse e di notevole utilità per lo studente sono le cosiddette lezioni in pillole: al termine di ogni modulo l’allievo può ripercorrere la lezione in soli 3 minuti all’insegna della massima capacità di sintesi; in tale lasso di tempo vengono infatti stressati i punti essenziali della lezione appena seguita ed evidenziati, in particolare i farmaci di cui si è parlato ed il loro utilizzo clinico. Verranno forniti aggiornatissimi protocolli terapeutici e ogni allievo potrà condividere le proprie esperienze cliniche con gli altri colleghi nel forum della community. CHI PUÒ ISCRIVERSI Il corso e-learning di omeopatia, omotossicologia e Discipline Inte-

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grate è riservato ai farmacisti laureati in farmacia e CTf. Per informazioni www.corsifarmacisti.it 

ENTEROSGEL®

L’intestino svolge una funzione primaria e fondamentale nel mantenimento dell’omeostasi fisiologica dell’intero organismo e ricopre un ruolo cruciale nell’etiopatogenesi di una grande quantità di malattie, tanto a carico dell’Apparato digerente quanto sistemiche. Non è casuale che l’intestino sia definito “la madre di tutte le malattie”. Detossificazione e drenaggio rappresentano due dei momenti più importanti nell’approccio terapeutico biologico a qualunque patologia, sia essa infiammatoria, funzionale o cronico-degenerativa. Non è casuale che detossificazione e drenaggio siano definiti “la madre di tutte le terapie”. Dalla ricerca medica del Ministero della Difesa all’epoca degli scenari di guerra chimico-batteriologica Urss/Usa nell’ex Unione Sovietica, nasce Enterosgel, un

peculiare dispositivo medico ad uso interno a base di un idrogel di silicio, la cui applicazione negli ultimi anni è stata convertita ad uso medico civile. Enterosgel® incontra le necessità di disintossicare il Sistema Digerente in piena sicurezza, ma in maniera profonda e selettiva, attraverso un nuovo concetto di disintossicazione: l’ENTERoADSoRBIMENTo ToSSINICo che, sfruttando le caratteristiche uniche di questo dispositivo medico, è in grado di catturare selettivamente solo le sostanze tossiche (endogene ed esogene come: urea, creatinina, mercaptani ed altri prodotti di degradazione delle proteine, amine, bilirubina, colesterolo, acidi biliari, alcol etilico, idrocarburi aromatici) ed i microrganismi patogeni (Escherichia coli, Helicobacter pylori, Salmonella, Shigella, Klebsiella, Candida Albicans, Rotavirus) operando un profondo wash-out naturale del tubo digerente ed aiutando a ripristinarne la fisiologica attività. Assunto per via orale, Enterosgel® passando a livello gastrico e da qui nel lume intestinale, svolge la propria azione adsorbente selettiva grazie alla sua peculiare ed unica struttura a rete tridimensionale, senza alterare il delicato equilibrio sia della mucosa gastrica che intestinale. Alla fine del transito lungo il tubo digerente, entro 8 ore dalla sua assunzione, Enterosgel® ed il carico tossico da esso adsorbito, è definitivamente eliminato con le feci. Enterosgel è privo di glutine, lattosio, glucosio, grassi, conservanti, aromi.


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MARKETINrG e

e s s e n e b il r e p a La spes

 La società sposterà una quota sempre maggiore di reddito verso tutto ciò che aiuta a vivere meglio e più a lungo

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CRITERI DI ORIENTAMENTO alla fine ci siamo arrivati. Sebbene. Poco poterono gli aumenti dei costi generali sulla logistica: Iva, gasolio. Poco poterono le riduzioni di gap tra sconti minimi e massimi di legge per i prodotti Etici. Poco poterono i maggiori costi del denaro e la notevolmente accresciuta difficoltà a reperire finanziamenti e dilazioni di pagamento. L’accelerazione del cambiamento verrà impressa ad un ritmo vertiginoso dal decreto sulle liberalizzazioni che, poche o tante, vedrà il nascere di un numero di nuove farmacie in tempi rapidissimi. Lo scenario sull’immediato sarà di forte impatto e non scevro di conseguenze. Negative se non gestite con anticipo. Insignificanti se modulate sulla base dei prossimi criteri riassunti nella formula del vetusto “bigino” ma pur sempre utile e rispettabile.

E

di Guido Frigato Osservatore economico

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Come orientarsi A come arredi. Scegliere un’azienda qualificata, con esperienza che sappia offrirci tutte le soluzioni d’arredo: dalla formula radical-chic a quella economico-popolare. B come Bussola. Soprattutto se riesce a prevedere sempre e comunque (laddove non insor-

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montabile) la famosa bussola d’entrata. C come consegne. Infatti nel prossimo futuro le consegne avverranno sempre più a farmacia chiusa. Il traffico, le zone a transito limitato aumenteranno. E inevitabilmente dovremo avvalerci della possibilità di far recapitare le merci di notte o all’alba, concentrando al massimo le quantità sull’ordine serale. D come dilazione. La dilazione di pagamento da parte dei propri distributori intermedi è già oggi un argomento tabù per via dell’enorme difficoltà a reperire fonti di finanziamento, figuriamoci quando si presenteranno sul territorio i nuovi punti vendita “figli” del decreto “Salva Italia”. E come esposizione. I distributori verranno sollecitati ad una nuova maggiore esposizione finanziaria e ai rischi collaterali di una nascente attività imprenditoriale. In pratica di difficilissima sostenibilità. F come fidelizzazione. Ritengo debba essere cosa naturale e non criticabile che un rapporto ottimale di fornitura preveda un’equilibrata fidelizzazione tra farmacia e il suo distributore intermedio. A discapito ovviamente dei “cherry pickers”. G come grossisti. Quanti attori re-

steranno sul mercato ? E quanti si concentreranno? Buona parte del merito (o del demerito) sarà vostra! I come Italia. Ah che bella nazione (e tutto ciò che vi è contenuto)… Spero siate orgogliosi quanto me del tricolore, anche se ogni tanto i nostri statisti ce lo fanno venir meno. L come logistica. Abbiamo già detto in passato e fatto dedurre in questo articolo come la logistica verrà rivoluzionata nei suoi termini pratici: riduzione e concentrazione di consegne. M come <mala tempora currunt>. E si, fino a qui abbiamo parlato di tempi bui che si avvicinano. Ma non scoraggiatevi. Se avrete voglia forza e coraggio di arrivare fino alla fine dell’articolo le buone notizie vi attendono. N come negoziazione. In effetti per ottenere le migliori condizioni commerciali oltre che ad un ragionevole numero di consegne sarà necessaria una scrupolosa negoziazione facendo attenzione ai contenuti e ai cosiddetti “effetti speciali”. Presentazioni ad effetto su personal computer, colorati depliants illustrativi del vostro fornitore dovranno soprattutto avvalorare e soddisfare le richieste del farmacista in termini di profitto e di costi.


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O come opportunità. Se riusciremo a concludere una valida trattativa, se avremo il coraggio di cambiare se se ne presentasse la necessità allora potremo godere delle grandi opportunità che il settore ancora può offrirci. P come partnership. Negoziazione e opportunità dovranno necessariamente evolvere il rapporto da cliente-fornitore a partnership: convergenza di interessi e comunione di ideali. Q come qualità. In tempi critici è la qualità che fa la vera differenza. Basti questo per ragionarci sopra. Per scriverci sopra non basterebbe tutta la rivista. R come ricetta. Si si, il farmaco da ricetta darà poco profitto, talvolta molto lavoro. Però il grossista senza di esso ha meno ragione di esistere. Mentre la farmacia senza il farmaco perderebbe la “tripla f” rischiando

di venire declassata con la “doppia P”. Sua maestà la ricetta non è mai stata così in voga, trattiamola bene. S come stock. Meno stock di parafarmaco a costo di rosicchiarsi leggermente i margini e più stock di farmaco. 50.000 euro di magazzino di cosmesi vi avranno fatto magari guadagnare un paio di punti di extra sconto su quelle 40 clienti abituali. Mentre 50.000 euro di magazzino in deficienza sui prodotti Etici vi hanno fatto perdere alla peggio il 100% di profitto sulla vendita di potenziali clienti. o alla meglio avrete fatto scomodare i vostri 4.000 preziosi clienti della pianta organica per farli ritornare a prendere i prodotti mancanti. T come trasformazione. francamente non ci sarebbe da esitare un secondo a trasformare le tipologie delle referenze in stock!

U come utili (della farmacia e del grossista). Una trasformazione del magazzino genererà nuovi utili alla farmacia che ridurrà le mancate vendite in modo esponenziale. Mentre il grossista non dovrà più rincorrere affannosamente le richieste (? urgenti ?), (sic) con un numero imprecisato di consegne come quelle “intermedie”, producendo un netto contenimento dei costi. V come viaggio. Viaggio delle merci con la mia ambizione del chilometro zero ma anche viaggio dei vostri clienti per reperire i prodotti. Questi ultimi ancor più orientati al chilometro zero ovvero alla farmacia sotto casa, purché questa possa soddisfare le richieste. Z come… Desidero comportarmi ed emulare la grande ferrari che in passato non consegnava l’ultimo ordine di autovettura per una scaramanzia che portava a dire Enzo ferrari che almeno aveva già un ordine per il modello successivo a quello che era in produzione. Nel futuro aumenterà la quota di pil destinata al benessere In pratica proprio riproponendo la chiave di lettura ripartirò collegandomi ai capoversi della V di viaggio per illustrarvi un panorama sui nuovi comportamenti d’acquisto dei consumatori in atto da qualche tempo. Mentre per mantenere fede alla promessa fatta a metà circa dell’articolo vorrei infondere un pò di fiducia a tutti i seri, parsimoniosi e volenterosi farmacisti. D’accordo, ci aspettano tempi difficili. Margini in contrazione, difficoltà di finanziamenti, a breve anche una ridistribuzione dei fatturati

per via delle aperture delle nuove farmacie. Però superato un biennio difficile, superata quella che probabilmente sarà una specie di legge Darwiniana sull’Evoluzione. ovvero chi “sopravviverà” al cambiamento epocale avrà davanti a se uno scenario socio economico di tutto rispetto per il settore farmacia. In estrema sintesi. Vi sono ricerche di mercato che illustrano le intenzioni di acquisto e di spesa dei cittadini del mondo occidentale. Purtroppo ammetto di non riuscire in questo momento a fornirvi la fonte precisa (ma mi impegnerò per recuperarla nel mio ahimè disordinato archivio). Tuttavia i risultati dicono che la richiesta ed il desiderio maggiore per il futuro è orientata verso: Benessere (nel senso più ampio della parola ivi compresa la salute) e Tempo libero. In pratica nell’eventuale parità di PIL se oggi la quota di spesa e/o intenzione d’acquisto destinata al Benessere (fitness, farmaco, parafarmaco, cosmesi) è pari al 6,8% la proiezione per i prossimi 12 anni potrebbe portarla al 10,5%. La corretta chiave di lettura non comporta necessariamente un aumento della spesa farmaceutica o del prodotto interno lordo, ma bensì uno spostamento della propria quota di reddito verso tutto ciò che ci farà vivere meglio e più a lungo. Voglio essere ancora più chiaro. ogni 100 euro se oggi vengono destinati 6,8 euro per Salute e Benessere (la differenza per tutto il resto: casa, auto, spese generali, risparmio) domani gli euro destinati a Salute e Benessere sono destinati ad aumentare vertiginosamente. Siate a questo punto capaci di intercettare questa favorevole oscillazione.

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MARKETINtG o

a c r e m l e d e n io z Evolu  Mercato

fermo per la riduzione dei prezzi

.

Il mercato in farmacia nel 2011 na sostanziale staticità dei consumi e della spesa è la caratteristica che meglio può rappresentare il risultato dell’andamento del mercato in farmacia nel 2011, anno nel quale la crisi economica e finanziaria del mondo industrializzato dovrebbe, fino a prova contraria, aver raggiunto il suo culmine. Gli acquisti di farmaci ed altri prodotti per la salute sono aumentati in modo poco più che tangibile in termini unitari (+0,5%) rispetto al 2010 ed il valore è al contempo diminuito dello 0,6%: mercato fermo, dunque, anche a causa dei prezzi che, in linea generale, sono scesi in ragione dell’1,1%. In buona sostanza la spesa complessiva nel canale farmacia ha sfiorato i 25,8 miliardi di Euro (in prezzi al pubblico), frutto della vendita di quasi 2,5 miliardi di confezioni. Una seconda e più peculiare caratteristica che si legge nell’analisi più dettagliata degli indicatori economici è rappresentata dall’andamento a segni contrapposti che hanno conseguito le due “anime” del mercato: i farmaci con obbligo di ricetta incrementano i consumi unitari ma perdono in valore, mentre tutto l’extrafarmaco cresce a valore ma perde terreno nei consumi.

U

di Massimo Stragliati Management & Marketing Consultant

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TOTALE VALORI

Fig 1 Fonte dei datI: IMS HEALTH

TOTALE VOLUMI

Fig 2 Fonte dei datI: IMS HEALTH


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che perde il 3,9% mentre i prodotti in classe C aumentano solo dell’1,6%.

Accade così che la segmentazione a valori (fig. 1) assomiglia sempre di più a quella ad unità (fig. 2) proprio in virtù del costante sviluppo dei consumi delle specialità medicinali con obbligo di ricetta a fronte

di una spesa in ricorrente contrazione e per il concomitante effetto, di segno opposto, che riportano i prodotti di libera vendita. Nel settore dei farmaci con ricetta (fig. 3) l’ormai strettissimo controllo

della spesa farmaceutica e l’aumentato impatto dei farmaci generici ed equivalenti ha causato una diminuzione del valore complessivo del mercato del 2,5%, totalmente attribuibile alla fascia A

Tra le aree terapeutiche di rilevante importanza nell’economia generale, concorrono a questo negativo risultato in modo particolare i cardiovascolari (-5%), i gastro-metabolici (-3,4%), gli antibiotici (-4,5%), ed i prodotti per l’apparato muscolo-scheletrico (-5,3%). Per contro si notano i moderati sviluppi dei farmaci per il sistema nervoso (+2,6%), dei prodotti per l’apparato respiratorio (+1,1%) e, in misura più contenuta, dei genito-urinari e degli ormoni sessuali (+0,5%). I consumi dei prodotti otc (fig. 4) sono uguali a quelli che si ebbero nel 2010 ed il mercato è progredito a valori del 4,7% ma solo grazie all’aumento dei prezzi ed a qualche lancio di novità: continua la crisi dei farmaci d’autocura, le cui vendite unitarie sono scese del 3% e la cui crescita a valore (+0,2%) è stata interamente assorbita dagli incrementi dei prezzi. Quindi, an-

FARMACI CON RICETTA

PRODOTTI OTC

Fig 3 Fonte dei datI: IMS HEALTH

Fig 4 Fonte dei datI: IMS HEALTH

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MARKETINtG o

a c r e m l e d e n io z Evolu PARAFARMACEUTICI

riguardano il baby-food: la spesa è ulteriormente diminuita del 2,4% ed i consumi unitari sono scesi addirittura del 4,2%, a testimonianza di una crisi conclamata che sembra non aver fine. In conclusione il 2011 si è rivelato un anno difficile per le farmacie italiane che ormai operano su più fronti: assodato che il controllo della spesa farmaceutica pubblica sarà sempre più ispirato a criteri di

estremo rigore, il confronto con la concorrenza diverrà via via più intenso anche in considerazione che il nodo della liberalizzazione dei farmaci in fascia C non sembra essere stato definitivamente sciolto. E a tutto ciò si aggiungano le decisioni prese in materia di pianta organica nel decreto “salva Italia” che ci spingono a credere che anche il 2012 non sarà un anno facile.

COSMETICI Fig 5 Fonte dei datI: IMS HEALTH

cora una volta, il settore otc trova motivi di soddisfazione nella componente non farmaceutica, con particolare riguardo per i prodotti notificati (+9,7%), i derivati erboristici (+7,4%) e, in parte, gli omeopatici (+3,9%). L’aumento del valore di questo mercato è ben distribuito su tutte le principali classi di prodotto grazie soprattutto all’ottimo andamento delle categorie di seconda fascia (dermatologici, oftalmici, cardiovascolari genito-urinari e tonici) che mettono a segno incrementi ben sopra la media. Il mercato parafarmaceutico (fig. 5) presenta una leggera flessione dei consumi e deve il suo progresso complessivo del 2,4% soprattutto all’area della strumentazione e della diagnostica che, in crescita del 4,8%, si avvia a procurare circa la metà degli incassi totali. Tra le classi più importanti in buona evidenza anche gli ausili per la terapia iniettiva (+2,7%) ed i prodotti urologici (+6,9%), mentre

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perdono terreno gli ortopedici ed antireumatici (-4,5%) i cerotti (1,6%) ed i contraccettivi (-4%). Più problematica appare la situazione dei prodotti per l’igiene e la bellezza (fig. 6). Al modesto aumento del valore di mercato dell’1,3% corrisponde un calo dei consumi dello 0,5% nonostante l’incremento dei prezzi medi (+1,8%) sia stato ben al di sotto del tasso di inflazione dell’anno che è risultato essere del 2,8%. I segmenti in crescita sono quelli della bellezza ( meglio il comparto unisex di quello femminile) e dell’igiene personale, mentre diminuiscono globalmente le vendite di prodotti per bambini; male l’igiene orale e pesante la caduta dei prodotti di androcosmesi (-5,3%). Nel mercato dei prodotti dietetici e nutrizionali (fig. 7) la spesa è aumentata dell’1,6% per merito degli alimenti senza glutine (+3,2%), di quelli per adulti (+3,4%), della nutrizione enterale (+13%) e dei prodotti dimagranti (+25,1%). Continuano le dolenti note che

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Fig 6 Fonte dei datI: IMS HEALTH

DIETETICI

Fig 7 Fonte dei datI: IMS HEALTH


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GESTIONE

LPE O C E R T S O N LE  Di

fronte a profondi sconvolgimenti, purtroppo si è preferito aspettare

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E ORA CHE FARE?

di Paolo Piovesan Farmacista esperto in Comunicazione.

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Gravi mancanze Non abbiamo mai comunicato efficacemente i nostri sforzi per la comunità, il nostro impegno sul Territorio, le nostre capacità, pensando che bastasse semplicemente il chiamarci professionisti. Mentre tutti i nostri avversari e competitori scrivevano sui giornali, erano ospitati nei programmi televisivi e coinvolgevano le diverse

associazioni dei cittadini, noi niente: chiusi nelle nostre piccole realtà senza alcuna proposta, alcuna motivazione e nemmeno reazione coordinata. Ma le colpe non sono solo delle nostre rappresentanze di categoria, tutti noi siamo chiamati in causa singolarmente. E allora, se permettete, prima di prendercela con lo Stato, mi piacerebbe che fosse fatta un pò di sana autocritica. Senza andare troppo distanti, tu, proprio tu che stai leggendo questo articolo, cosa hai fatto in questi ultimi tre anni per preparare la tua farmacia all’inevitabile cambiamento? Cos’hai osato, cosa hai sperimentato di nuovo, in cosa hai investito per incontrare le rinnovate esigenze e richieste della tua clientela? Se hai agito fattivamente, allora probabilmente non ti disturberà e poco ti preoccuperà l’avvento dei

RINNOVAMENTO Resa economica

冭 冬

Riorganizzazione

Comunicare

Aspettative dei clienti

Sviluppo futuri mercati

FARMACIA

Fare gruppo

Q

vecchie metodologie, le vecchie credenze, insistiamo a non comunicare e a non voler ascoltare. Ad esempio, dopo lo spauracchio di dicembre, non c’è stata alcuna reazione. Abbiamo fatto circolare una pietosa richiesta di petizione da far sottoscrivere (nemmeno su carta intestata) ai nostri clienti, quasi supplicandoli di intercedere a favore delle nostre aziende. Sinceramente, da cliente, mi sarei chiesto perché firmare.

uando mi è stato chiesto di scrivere questo articolo, eravamo a fine gennaio, cercando di individuare gli aspetti di critica alle azioni del Governo nei nostri confronti, ho subito pensato che probabilmente il destinatario da prendere di mira fosse sbagliato. Per carità, quanto è stato emanato non mi fa certamente piacere; certamente abbiamo una classe politica composta da molti incompetenti e ignoranti, in altri casi da persone che invece fanno semplicemente i loro interessi. Proprio come vorremmo e dovremmo fare noi. Tuttavia personalmente non trovo che sia corretto prendersela in prima battuta con le Istituzioni anche se agiscono in malafede o non sapendo cosa stanno facendo. Noi però, invece, sappiamo! Sono anni che discutiamo su evoluzioni di mercato, cambiamenti della società, necessità di rinnovamento della nostra figura professionale, nuove composizioni nella redditività delle nostre aziende. Sono anni che da più fonti ci arrivano segnali di avvertimento. Sono anni che gli esperti sostengono come il processo di rinnovamento sia inarrestabile (perché non penseremo che sia finita qui, vero?). E sono anni che noi non facciamo assolutamente niente; continuiamo con le

Innovare

Essere rappresentati


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grossi gruppi, come ad esempio la possibile apertura di un’enorme parafarmacia al posto del Blockbuster proprio davanti alla tua farmacia. Se invece hai anche tu vissuto nell’immobilismo totale e nell’attesa, allora è giunto il momento di preoccuparsi seriamente del futuro, sempre che non sia già troppo tardi. Allora che fare? Le cose sono talmente tante che si rischia di produrre confusione, ma soprattutto ormai è assolutamente pericoloso confidare nell’improvvisazione. ora è quanto mai imperativo avere una precisa visione del proprio futuro, occorre saper accettare l’idea di dover cambiare in fretta e diviene indispensabile sbagliare il meno possibile.  Molti tra noi non conoscono la resa economica della loro far-

macia, confondono il fatturato dall’utile lordo o da quello netto. Non si sa bene perché trattino determinati reparti, quale resa o piuttosto che indotto essi producano. Composizione dei costi fissi e dei costi variabili; differenza tra marginalità e scontistica; impegni di magazzino e rotazione; gestione dei prezzi e tecniche per gestire al meglio i prodotti a maggior reddito; monitoraggio della concorrenza. Queste sono solo alcune valutazioni che dobbiamo imparare a effettuare nei bilanci e in funzione delle nostre capacità imprenditoriali.  Cosa vogliono i clienti dalla moderna farmacia? Assortimento, specializzazione, accessibilità, semplificazione, servizi. Queste e altre analisi s’imporranno al più presto quali strategie per il successo.

Il futuro dei mercati del salutistico/benessere potrà essere alquanto sorprendente. Cresceranno i competitori nelle più diverse composizioni, aumenterà la sfera dei prodotti vantanti proprietà che una volta erano la nostra prerogativa commerciale, si svilupperanno nuovi servizi e nuove formule di coinvolgimento della clientela. Credo che un’analisi di queste prospettive potrebbe rivelarsi alquanto utile oltre che urgente.  In funzione delle indicazioni che possiamo ricevere ascoltando i segnali provenienti dalla nostra società, dovremo poi arrivare a caratterizzare la nostra impresa. Ci saranno prodotti interessanti per alcuni ma non per altri a seconda della realtà territoriale specifica, dovremo imparare a scegliere e qualificare i servizi offerti per arrivare ad una loro vendita professionale, gli stessi arredi e strutture interne si dovranno rivolgere al target di clientela che avremo scelto essere il nostro. Anche un ampio assortimento può significare una scelta, purché essa sia pianificata, organizzata e mirata.  Probabilmente molti si dovranno rassegnare a unirsi con altri colleghi e magari anche con altre strutture, per acquisire visibilità, forza contrattuale e raggiungere le necessarie economie di scala. Nulla di male purché la nuova partecipazione sia frutto di una strategia e non di una necessità dovuta alle difficoltà; essere in gruppo deve servire per crescere tutti, non per venire semplicemente assorbiti, perché ci saranno certamente grossi Gruppi che finiranno per “affiliare” chi non sarà più in

grado di gestire la propria azienda.  Una volta qualcuno disse: “chi non appare, scompare”. Ho già affermato come la comunicazione sia un’arte sottile, che richiede tempo, metodo e perseveranza. Le farmacie del futuro, mi riferisco a quelle che non vorranno ridursi a semplici punti vendita di rincalzo, dovranno confrontarsi con strumenti quali pubblicità, convenzioni, informazioni, attività di promozione e propaganda; altrimenti ci sarà senz’altro chi lo farà al loro posto.  Anche le rappresentanze di categoria sarà opportuno che adottino nuovi programmi di comunicazione, finalmente propositiva e consapevole della necessità a nuove aperture culturali. Ciò che finora si è fatto è sempre stata una rincorsa al rimediare alle minacce, mai si è pianificato qualcosa; se lo si fosse fatto, oggi ci troveremo a non stupirci di quei cittadini che nei nostri sondaggi dicono di amarci salvo poi appoggiare (magari tramite le varie associazioni) le liberalizzazioni; se lo si fosse fatto, probabilmente anche un nostro sciopero (probabilmente giusto) avrebbe un significato diverso, sarebbe più compreso dal cliente senza la necessità di andargli a chiedere “di appoggiarci”. Indubbiamente sono tempi duri, tempi di profondi stravolgimenti. Il rammarico è che a grandi linee era tutto abbastanza prevedibile, preannunciato e in parte forse evitabile; purtroppo però si è preferito attendere.

GENNAIO/FEBBRAIO 2012 il consulente della tua farmacia

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GESTIONE

I T N E L A IV U Q E FARMACI  Sono

in arrivo scadenze di molti brevetti

.

Una volta era il generico ra ha cambiato nome: è diventato “equivalente” e si trova al centro di polemiche a causa della norma contenuta nel recente decreto legge sulle liberalizzazioni. ormai da tempo gli equivalenti sono dei protagonisti, in farmacia vengono nominati decine di volte al giorno: “Vuole proprio l'originale o preferisce l'equivalente che costa meno?”. Suscitano sentimenti diversi, lo scetticismo, la diffidenza, il rifiuto totale o la convinzione che siano efficaci e convenienti, mai però l'indifferenza, come si conviene a una vera star: bene o male, l'importante è che se ne parli. ora però sono proprio nell'occhio del ciclone, a causa dell'articolo 11 del recente decreto legge n. 1 del 24 gennaio 2012, che recita: “Il medico, nel prescrivere un farmaco, è tenuto, sulla base della sua specifica competenza professionale, ad informare il paziente dell'eventuale presenza in commercio di medicinali aventi uguale composizione in principi attivi, nonché forma farmaceutica, via di somministrazione, modalità di rilascio e dosaggio unitario uguali. Il medico aggiunge ad ogni prescrizione di farmaco le seguenti parole: "sostituibile con equivalente generico", ovvero, "non sostituibile" nei casi

o

di Elisa Brambilla Farmacista e Giornalista

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il consulente della tua farmacia GENNAIO/FEBBRAIO 2012

in cui sussistano specifiche motivazioni cliniche contrarie. Il farmacista, qualora sulla ricetta non risulti apposta dal medico l'indicazione della non sostituibilità del farmaco prescritto, è tenuto a fornire il medicinale equivalente generico avente il prezzo più basso, salvo diversa richiesta del cliente.” I medici non hanno gradito, convinti che la loro libertà di prescrizione, già messa a dura prova dalle note AIfA e dalle ricette limitative, abbia subito un ulteriore, insopportabile, taglio. Al farmacista, invece, al compito di informare i pazienti sull'esistenza dei generici e sulle loro caratteristiche, se ne è aggiunto un altro: quello del mediatore tra il paziente e il suo medico. Qualora sulla ricetta compaia la scritta “farmaco non sostituibile”, non è possibile la sostituzione con altro farmaco identico, ma con marchio diverso. Nel caso in cui il farmaco in questione non sia disponibile, due sono le possibilità, ordinarlo e far tornare il cliente in farmacia o, se neppure il grossista lo ha in giacenza (o se il paziente ne vuole uno diverso), farlo tornare dal medico. Ma tutti questi dubbi sulla qualità degli equivalenti sono giustificati? Ripercorriamo il loro lungo cammino, dieci anni, durante i quali

piano piano si sono aggiudicati un posto di prim'ordine nel mercato farmaceutico italiano, seppure ancora lontano dalla posizione che hanno nel resto d'Europa. La storia degli equivalenti Esistono dal 1995, ma è solo dal 2001 che si sono imposti all'attenzione generale. La legge 8 agosto 1996, n. 425 getta le basi per la loro definizione: sono generici quei farmaci identificati dalla denominazione comune internazionale (DCI) del principio attivo o, in mancanza di questa, dalla denominazione scientifica del medicinale, seguita dal nome del titolare dell'autorizzazione all'immissione in commercio, che siano bioequivalenti rispetto a una specialità medicinale già autorizzata con la stessa composizione quali-quantitativa in principi attivi, la stessa forma farmaceutica e le stesse indicazioni terapeutiche. Nella finanziaria del 23 dicembre 2000 comincia a prendere forma la situazione attuale, in quanto viene stabilito che, “qualora il medico prescriva un medicinale avente prezzo maggiore del prezzo rimborsabile dal Servizio Sanitario Nazionale ai sensi del presente comma, la differenza fra i due prezzi è a carico del-


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l'assistito”. La legge 405 del 2001 introduce il principio della sostituibilità, salvo che il medico dichiari per iscritto che il medicinale non si può sostituire o che il paziente non accetti la sostituzione. Nel 2005 il termine “generico”, mutuato dall'inglese, che non ha mai convinto perché dà l'idea di un farmaco poco specifico, viene sostituito dal termine “equivalente”. Così, passo dopo passo, si arriva ai giorni nostri, e al Decreto “Cresci Italia” che tanto clamore ha suscitato. Cosa ne pensano i pazienti Difficile generalizzare: ognuno dice la sua, spesso condizionato da quello che ha sentito dire e da quel poco che ha letto in proposito. I media non si occupano di generici, o se ne occupano molto poco. La persona di cui i pazienti si fidano di più al riguardo è il loro medico, meglio ancora se si tratta dello specialista. La diffidenza è comunque il sentimento che regna incontrastato; se la differenza di prezzo tra il generico e l'originale

è di pochi spiccioli, la scelta cadrà inevitabilmente sull'originale, se invece è ragguardevole, a malincuore viene scelto l'equivalente, con riserva di cambiare in futuro: “mah, proviamo....”. Circolano anche voci incontrollate, una su tutte quella sul minor contenuto di principio attivo, fino al 40%, per non parlare degli eccipienti diversi, che di sicuro provocheranno qualche allergia... In realtà la quantità di sostanza attiva negli equivalenti deve essere la stessa che nella specialità di riferimento, mentre è vero che la norma non dice nulla riguardo agli eccipienti, dei quali è sempre importato ben poco, salvo che in casi particolari, mentre oggi assurgono al ruolo di protagonisti, forse anche per la maggior attenzione che viene posta verso patologie quali la celiachia o il diabete, che richiedono un'alimentazione particolare. Il brevetto Il brevetto costituisce una protezione che permette all'azienda produttrice di un nuovo farmaco, che

ha sostenuto i costi di ricerca clinica e di lancio, di mantenere il monopolio della vendita di questo farmaco per un periodo di diversi anni, in modo da recuperare le spese sostenute. Il periodo di copertura brevettuale è di 20 anni, a partire però dal momento in cui il brevetto viene depositato e non da quando il medicinale entra in commercio, per cui l'azienda ha a disposizione circa 10 anni di commercializzazione (più eventuali estensioni di brevetto) per rientrare dei propri investimenti. Quando il brevetto scade, altre aziende farmaceutiche in possesso dei necessari requisiti possono produrre il farmaco, consentendo la riduzione del suo prezzo: scatta

così la concorrenza. Il prezzo dell'equivalente deve essere minore di almeno il 20% rispetto a quello della specialità medicinale di riferimento. Una volta che il generico è sul mercato, il suo produttore deve monitorare la stabilità e le caratteristiche del medicinale, come accade per tutti i farmaci. Bioequivalenza I generici non devono presentare prove dell'efficacia e della sicurezza del principio attivo, poiché questo è già stato fatto all'atto della registrazione della specialità originale. Devono invece dimostrare la bioequivalenza con il medicinale di riferimento, con studi appropriati

BREVETTI IN SCADENZA NEL 2012 Anatossina Difterica, Anatossina Tetanica, Tre antigeni purificati della Pertosse

Melevodopa e Carbidopa

Dermatan Solfato

Gestodene e Etinilestradiolo

Tossoide Difterico,Tossoide Tetanico, Tossoide Pertossico, Emoagglutinina filamentosa, Pertactina, Antigene di superficie ricombinante (proteina s) del virus dell'epatite B

Gadobenato Dimeglumina

Eprosartan Mesilato

Acido Zoledronico

Donepezil Cloridrato

Montelukast Sodico

Tolterodina L-Tartrato

Irbesartan

Mometasone Furoato Monoidrato

Ramipril + Felodipina

Zolmitriptan Quinupristin/ Dalfopristin Mangafodipir Tolcapone Quetiapina Fumarato

Dipiridamolo e Acido Acetilsalicilico

Insulina Glargine Flutrimazolo Bemiparina Sodica Galantamina

Oligosaccaride Pneumococcico Del Sierotipo 18c Coniugato Valsartan e Idroclorotiazide Rabeprazolo Sodico Entacapone Desogestrel Duloxetina Cloridrato

Candesartan Cilexetil

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GESTIONE

I T N E L A IV U Q E FARMACI adottato questo intervallo dopo aver verificato che due unità posologiche dello stesso farmaco, somministrate a una stessa tipologia di paziente, danno curve di biodisponibilità diverse, ma comprese entro questo range, che pertanto è stato accettato. Questa differenza dipende dalla variabilità individuale e non influenza quasi mai l'efficacia terapeutica.

di biodisponibilità, intesa come la quantità di farmaco che si libera nel circolo sistemico a partire da una data forma farmaceutica. Due prodotti, contenenti la stessa quantità di principio attivo, si possono considerare bioequivalenti se la loro dose disponibile e la loro velocità di assorbimento non sono significativamente diverse. L'intervallo di confidenza ritenuto accettabile per definire bioequivalenti due prodotti con lo stesso principio attivo è compreso tra l'80 e il 125%. Probabilmente è a questo che ci si riferisce quando si parla di differenza di efficacia tra equivalenti e originali, ma in realtà L'EMA (European Medicines Agency) e la fDA (food and Drug Administration) hanno

In conclusione, il traguardo è ancora lontano, ma una cosa è certa: gli equivalenti saranno in futuro sempre più protagonisti, altrimenti i costi del Sistema Sanitario Nazionale diventerebbero insostenibili.

BREVETTI IN SCADENZA NEL 2013 Sildenafil Citrato

Epinastina Cloridrato

Etonogestrel

Telmisartan

Fosfenitoina Sodica

Rizatriptan Benzoato

Lamivudina/Zidovudina

Salmeterolo + Fluticasone

Basiliximab

Propionato

Doxorubicina

Dorzolamide Cloridrato +

Nevirapina

Timololo Maleato

Ganirelix

Emulsione di olio di pesce al-

Azelastina Cloridrato

tamente raffinato arricchito di

Gadobutrolo Rivastigmina

acidi grassi Omega

Capecitabina

Cetrorelix Acetato

Cloridrato di Ralossifene

Irbesartan + Idroclorotiazide

Prulifloxacina

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LE CONSULENZE ICF Un pool di competenti consulenti è disponibile ad aiutarti nelle tue scelte in campo TRIBUTARIO, LEGALE, FARMACOLOGICO E DELLA GESTIONE DELLA FARMACIA (MARKETING, POLITICHE DI VENDITA E DI ACQUISTO) La risposta, se con il quesito verrà segnalato anche il tuo indirizzo di posta elettronica, ti perverrà normalmente entro i due giorni lavorativi successivi a quello dell’inoltro. SOLO SE COME ISCRITTO ALL’ICF sei anche in regola con il pagamento della quota hai poi la facoltà, se ritieni di aver necessità di chiarimenti, chiamando dalle ore 10 alle 17 dei giorni feriali la nostra segreteria di Milano al numero 02 29527614 - 02 29511640, di concordare un APPUNTAMENTO TELEFONICO GRATUITO CON IL CONSULENTE per un breve approfondimento del problema. Precisiamo che i consulenti legali dell’Istituto, per correttezza deontologica, si asterranno dal rispondere a quesiti troppo complessi e soprattutto se sottointendono un confronto con eventuale parere già espresso da altro legale. Per usufruire del servizio, devi solo segnalare per e-mail all’indirizzo ilconsulente@icffarmacisti.it, per fax al numero 02 29407035 o lettera ICF Farmacisti Corso Buenos Aires, 92 – 20124 Milano i tuoi dubbi nell’affrontare situazioni particolari della professione.

MODULO PER LA RICHIESTA DI UNA CONSULENZA da inviare per fax al numero 02 29407035 o lettera ICF Farmacisti – Corso Buenos Aires, 92 – 20124 Milano

m Fiscale Dr. Mascheroni

m Farmacologia Dr. Polimeni

m Legale Avv. Lombardo

m Fitoterapia Dr. Bianucci

m Del Lavoro Avv. Ravasi

m Gestionale Dr. Casanova

m Comunicazione Dr. Piovesan

m Preparazioni magistrali m Sicurezza sul lavoro Dr. Fontana

Avv. Cossa

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Quesito ...................................................................................................................................................................................................................... ...................................................................................................................................................................................................................... ...................................................................................................................................................................................................................... ...................................................................................................................................................................................................................... ...................................................................................................................................................................................................................... ......................................................................................................................................................................................................................

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E Z N E L U S N CO ne io t s e G o t it ir D Fisco I

QUESITI E LE RISPOSTE DI ICF

Da ditta individuale a società La mia farmacia è una ditta individuale. Mi ha incuriosito e interessato la lettera appello del Dott. Mascheroni sulla trasformazione della ditta individuale in una società ed il suo consiglio di farlo subito. Quali sono i presupposti per tale trasformazione? Ci possono essere degli impedimenti o dei costi troppo elevati? Una risposta al mio quesito sarebbe altamente gradita anche nel prossimo numero de “Il consulente”. Il mio consiglio certo è un poco di impeto dopo aver letto la bozza del decreto sulle liberalizzazioni che prevedrebbe un termine per gli eredi non farmacisti in caso di morte del titolare unico di sei mesi per ottenere il titolo, ovvero per cedere la farmacia. Confido vivamente che codesta norma venga rivista e oggi ho conoscenza che Federfarma, attraverso i suoi dirigenti, sta evidenziando il problema non di poco conto. Rientrando anch’io oggi da Roma ho visto una nuova bozza che mi pare partorita da un gruppo di esperti dell’attuale esecutivo che rispero e riconfido rivenga modificato. Attendiamo il testo definitivo. • Il consiglio nasce a favore dei titolari individuali che non hanno eredi farmacisti (per costoro non si avrebbero problemi di sorta, almeno fino ad oggi) in quanto le vessazioni per la vostra categoria vengono “sfornate” quotidianamente. • L’operazione di conferimento/trasformazione oggi è totalmente esente da imposte quindi è o parrebbe opportuno il momento in quanto si potrebbe assistere ad una “ritassazione” dell’operazione. • La forma societaria consentirebbe, nel deprecabile avvenimento della mancanza ai vivi, di porre rimedio a qualsiasi norma contraria al passaggio generazionale o alla vendita della farmacia in un lasso di tempo così breve che aprirebbe le porte a forme spe-

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culative sul valore, con degli appositi patti tra soci. Va da sé che l’operazione è complessa, sia nella scelta societaria quanto nell’elaborazione dello Statuto Sociale (cioè a dire i patti sociali che regolano il funzionamento della società), patti che devono essere redatti assicurando ogni garanzia al socio conferente nei confronti di un socio con partecipazione minoritaria. Il conferimento è operazione neutrale ex. art. 176 TUIR con il quale ella conferirebbe il diritto di esercizio e la titolarità della farmacia ex lege 475/68 e altro farmacista una quota irrisoria in denaro. Ribadisco: • Attendere il testo definitivo del decreto; • L’operazione sarebbe consigliabile solo se non si hanno eredi farmacisti e si ha la possibilità di associarsi con farmacista di fiducia, redigendo appositi patti; • Non da ultimo l’eventuale conferimento può essere atto prodromico e meno oneroso per un graduale passaggio o cessione della farmacia sia nell’ambito familiare che nei confronti di terzi. Marino Mascheroni

Conferimento Gradirei sapere se è opportuno, in vista delle liberalizzazioni, trasferire la titolarità della farmacia di mia madre a me, che sono iscritta all'Albo dei Farmacisti di Potenza da luglio 2011 ed in gestione familiare con lei al 49%. Qualora fosse opportuno cosa comporterebbe questo trasferimento di titolarità ai fini di una mia eventuale partecipazione ad un concorso a sedi farmaceutiche? Non le suggerisco, ma le consiglio vivamente di effettuare un conferimento, trasformazione della farmacia. La bozza del decreto liberalizzazioni prevede che in caso di morte del titolare unico, la farmacia debba essere intestata agli eredi entro 6 mesi ovvero ceduta entro lo

il consulente della tua farmacia GENNAIO/FEBBRAIO 2012

stesso termine, pena la decadenza. I tempi sono veramente ristretti rispetto ai due anni precedenti. Per i concorsi i soci di farmacia e i titolari di farmacia rurale sussidiata hanno libero accesso. Si tratterebbe, quindi di trasformare/conferire la farmacia materna in società ove ella apporterebbe il credito di impresa familiare pur modesto, e poi eventualmente approntare una donazione di quote. Nulla osta la donazione diretta della farmacia, ma avrei necessità di approfondire alcuni aspetti personalistici che ovviamente non conosco. Le operazioni ad oggi sono detassate e il costo è meramente professionale e notarile: richiedendo la stesura di un contratto e di “uno statuto” ad hoc che affidi ad ella ogni garanzia e possibilità, se conveniente di svincolo per accedere al libero concorso. Sono operazioni complesse che richiedono l’assistenza di un professionista del settore. Marino Mascheroni

Rurale intende rinunciare Ho 56 anni e sono laureata anche in scienza della nutrizione. Vorrei sapere se in attesa di concorso per sedi farmaceutiche più interessanti o per altre opportunità di lavoro posso lasciare la sede in oggetto, da subito, senza precludermi l’indennità di avviamento qualora il Sindaco volesse esercitare il diritto di prelazione e senza precludermi l’opportunità di partecipare a concorsi. Al momento non ho concorsi in atto. Qualora non fosse possibile lasciare (salvo mortis causa o vincita di concorso) posso affittare l’azienda farmacia? Non volendo e non potendo avvalermi di collaboratori, mi può suggerire un’eventuale soluzione per il periodo transitorio fino a nuova occupazione. Potrei aprire come ramo d’azienda una parafarmacia dove esercitare anche l’attività di nutrizionista ed eventualmente,


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E Z N E L U S N CO ne io t s e G o t it ir D Fisco successivamente, vendere solo la farmacia continuando a gestire la parafarmacia e l’attività di nutrizionista? La sua situazione è un poco complessa in quanto per il suo intendimento ella dovrebbe porre in essere un atto di rinuncia volontaria alla sede. Per quanto riguarda l’affitto di azienda esso è strettamente ed imperativamente disciplinato dall’articolo 11 della Legge 362 e quindi ammissibile solo nei casi ivi previsti tra i quali malattia, ferie, problemi di famiglia e quindi deve essere posto in essere con una conduzione economica dell’attività affidata all’affittuario, ma motivato da una delle ipotesi previste dal richiamato articolo di legge. La norma attuale vieta in modo assoluto che una farmacia o società titolare di farmacia possa gestire una parafarmacia ( evidenziato anche recentemente da una circolare di FOFI) non vietando ben tuttavia che il titolare della farmacia possa essere socio di una parafarmacia che deve essere condotta quindi con una impresa differente dalla farmacia stessa. Marino Mascheroni

Prelievi titolare Posso staccare e intestare a me medesimo assegni dal C.C. della farmacia per comprare cose o servizi non attinenti alla farmacia? Codesta è una valutazione che dovrebbe fare con il suo commercialista. In via del tutto generale l’utilizzo del C.C dedicato per spese non strumentali all’attività corrisponde in sostanza ad un semplice prelievo del titolare e fiscalmente così trattato. Ben tuttavia, cerco di esemplificare al massimo, l’azienda non può prelevare più degli utili che produce, ragion per cui va monitorata l’entità del prelievo con la voce di Patrimonio Netto della farmacia medesima. Trattasi di una verifica estremamente semplice, a cui deve essere riservata massima attenzione, ma che potrà esserle facilmente spiegata bilanci alla mano, dal suo consulente. Studio Tributario

S.N.C.: ripartizione utili Vorrei sapere se in una snc, i cui soci detengono quote di partecipazione simili, la ripartizione degli utili può avvenire in funzione dell'apporto di lavoro/responsabilità che ciascuno conferisce (essendoci delle differenze in tal senso) quale remunerazione per l'attività svolta, oltreché in base alla percentuale di capitale apportata; questo può eventualmente essere stabilito nello statuto della società stessa? Ancora una cosa: avete fac simile di atto costitutivo di snc da consultare, privacy permettendo? La ripartizione degli utili in una Società in nome collettivo può prescindere dalla quota di capitale versato, anzi normalmente viene determinata sulla base dell’apporto complessivo del socio capitale e lavoro, così è frequente che in una società in nome collettivo le quote di partecipazione siano per esempio 90% e 10% e gli utili divisi sempre per esempio 50% e 50%. Ogni modifica successiva richiede l’unanimità dei soci certificata con atto notarile. Per quanto riguarda atti costitutivi e patti sociali di società di persona che differiscono in base al tipo di costituzione (con apporto di denaro o per conferimento di farmacia già esistente) rientrando la loro stesura in pratiche professionali complesse che richiedono anche l’interlocuzione con le parti, ovviamente codesto studio provvede alla redazione su mandato con il conferimento di incarico di trasmissione e di confronto col notaio rogante: fac simili non vengono inviati in quanto, lo si ripete, ogni società ha e deve avere una struttura propria. Marino Mascheroni

Decentramento Vorrei sapere se, nella formazione delle future piante organiche delle farmacie che verranno messe a concorso, dovranno essere applicati i criteri di equilibrio previsti dall’articolo 5 della legge 8 novembre 1991. L’articolo 5 sul decentramento delle farmacie

non è stato toccato dal decreto quindi continua a dovere essere applicato. Studio Tributario

Armadio farmaceutico e nuovo quorum La mia città di 10.000 abitanti ha in atto 2 farmacie e 1 armadio farmaceutico. In attuazione della revisione straordinaria della P.O. il recente decreto legge prevede l'apertura di due nuove farmacie. Si chiede se, a norma delle leggi nazionale e della regione Lombardia, l'armadio potrà continuare ad esistere o diventerà sede di una delle due nuove farmacie. Potrà capire che neanche chi ha redatto lo scellerato decreto possa rispondere. Tutto è delegato alla Regione. Verosimilmente, essendo già stata istituita la pianta organica per una nuova sede afferente il dispensario, è verosimile che questo venga assorbito dall’istituenda nuova sede. Attenda ben tuttavia la conversione in legge che si confida possa portare qualche saggia modificazione. Studio Tributario

Recesso da una S.N.C. Egr. prof Mascheroni, dopo i vari chiarimenti telefonici avuti con Lei relativamente all’oggetto, mi sono impegnato invano per raggiungere un accordo con le mie sorelle. La raccomandata dalla Regione Puglia è in arrivo, ma ho ancora le idee confuse. La liquidazione che mi spetterebbe per legge viene calcolata solo sulla base dei bilanci pregressi o vi sono altri parametri che concorrono alla determinazione della stessa? Determinata la liquidazione nel suddetto modo devono corrisponderla obbligatoriamente subito? Se non c’è accordo qual é la strategia da seguire? Recesso? el’intestazione fiduciaria ad altro socio? La ringrazio per la disponibilità accordata e in attesa di risposta porgo distinti saluti.

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E Z N E L U S N CO ne io t s e G o t it ir D Fisco Caro dottore, come già dettole, i criteri per la valutazione di una quota sono complessi. In sintesi si tratterebbe di determinare il valore di avviamento della farmacia e del Patrimonio Netto (attività – passività). Ora è proprio sulla valutazione del valore di avviamento che le metodologie di calcolo sono estremamente differenziate tanto è che il più delle volte, non sussistendo un calcolo matematico che può essere predominante, in caso di disaccordo si è costretti a ricorrere al merito di un collegio di professionisti (arbitraggio) attribuendo ad esso il potere di calcolare il valore e determinando le parti ad accettarlo. Lo stesso se si ricorresse al giudizio di un tribunale: il giudice è solito nominare un consulente tecnico di sua fiducia (CTU) che viene affiancato dai periti di parte. Anche sulle modalità di liquidazione vige il principio della predominanza dell’accordo delle parti. Per il recesso vale la stessa considerazione in quanto ci sarà da determinarne sempre il valore e le modalità di pagamento da parte della società. Sulla intestazione a terzi come le dicevo, i patti sociali della società titolare della sua farmacia richiedono l’accordo espresso delle sue sorelle. Ribadisco che stante la complicatezza degli argomenti e delle procedure è indispensabile per ella quale punto di partenza fare interloquire le parti e i loro professionisti per arrivare ad un accordo stragiudiziale onde evitare blocchi, spese non di poco conto e tempi biblici. Marino Mascheroni

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Titolare apre parafarmacia Sono titolare di una farmacia (ditta individuale) e vorrei aprire una parafarmacia, pertanto vorrei sapere se esiste qualche limitazione territoriale nel senso che la dovrei aprire nella provincia dove c’è la farmacia oppure no? Potrei aprirne più di una? Specifico che ho la residenza in una regione mentre la farmacia è in un’altra. Se, per caso in futuro, decidessi di trasformare la farmacia da ditta individuale in es. S.A.S. avrei dei problemi se avessi già aperto la parafarmacia e mi converrebbe il cambio in società, an-

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che se per ipotesi il fatturato non salisse significativamente, oppure avrei altri vantaggi? Allo stato della normativa non sussiste alcuna disciplina sull’apertura di parafarmacie che possono essere adottate con una semplice procedura di richiesta al comune di sede e con la nomina di un farmacista responsabile al Ministero. Il conferimento della farmacia in Sas non comporta nessun impedimento nè pregresso nè futuro alla sussistenza di parafarmacie ad ella intestate. L’unica forma di incompatibilità è quella che sussiste tra essere titolare o socio e farmacista responsabile della parafarmacia, incompatibilità appunto superabile affidando la responsabilità della ”para” ad un collaboratore. Per quanto riguarda il conferimento della farmacia in Sas, forse per mia forte convinzione ed in considerazione della normativa che sta per essere partorita dal decreto liberalizzazioni, indipendentemente dal suo progetto, correrei, con adeguati statuti e garanzie, a porla in essere, soprattutto se ella non avesse eredi farmacisti, ovvero avesse eredi minori di età (ma questo è altro problema che potremo approfondire in divenire). Marino Mascheroni

Passaggio generazionale Sono una titolare di farmacia rurale con una nipote, mia erede, iscritta a farmacia, che avrà i requisiti per la titolarietà fra tre-quattro anni. Se io facessi una società con la mia collaboratrice farmacista (es: 99% a me e 1% a lei) e mi succedesse qualcosa, la socia in minoranza potrebbe continuare a gestire la società e mia nipote acquisire le quote che le spettano a requisiti per la titolarietà raggiunti? Gentile Dottoressa, il suo proponimento è correttissimo, anzi altamente consigliabile, per un duplice /triplice aspetto: • La bozza del decreto liberalizzazioni è nefasta circa la successione della farmacia e confido, rientrando oggi da Roma, in un mutamento che possa garantire il corretto passaggio ge-

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nerazionale della azienda; • L’operazione di conferimento/trasformazione oggi è totalmente esente da imposte quindi è opportuno il momento (POTREBBE ESSERE RITASSATA). • La forma societaria, consentirebbe, nel deprecabile avvenimento della sua mancanza ai vivi ( e le auguro cent’anni ancora) di porre rimedio a qualsiasi norma contraria al passaggio a sua nipote. Va da sé che l’operazione è complessa sia nella scelta societaria quanto nell’elaborazione dello Statuto Sociale (cioè a dire i patti sociali che regolano il funzionamento della società), patti che devono essere redatti assicurando ad Ella e suoi aventi causa ogni garanzia nei confronti del suo socio anche in caso di morte di questa. Il conferimento è operazione neutrale ex. art. 176 TUIR con il quale ella conferisce il diritto di esercizio e la titolarità della farmacia ex lege 475/68 e la sua dipendente una quota irrisoria in denaro. Marino Mascheroni

Detrazione vitalizio Nel 2006 è stata donata la farmacia ai due figli farmacisti, con l’onere del vitalizio a loro carico. è possibile far risultare il vitalizio come spesa per la farmacia o per la società S.N.C. dei due fratelli farmacisti? Mi pare di comprendere che a monte vi sia stata una donazione modale di farmacia, ossia una donazione aziendale ai figli che poi hanno conferito la stessa in una società obbligandosi a corrispondere una rendita ai donanti nel limite civilistico di cui all’articolo 793 comma II c.c. La rendita non costituisce un costo per la società in quanto la donazione fu fatta a favore dei donatari che risultano essere i soci della farmacia, ben tuttavia, con riserva di meglio approfondire, analizzando l’atto, codeste rendite potrebbero essere ben considerate oneri detraibili personali. Studio Tributario


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QUESITI E LE RISPOSTE DI SEDIVA

Gli sconti sui farmaci Sembra che le farmacie possano già oggi praticare tutti gli sconti che vogliono su qualsiasi medicinale della fascia C; ma se le condizioni di acquisto restano per noi quelle attuali, non rischia di nascere, soprattutto nei grandi centri, una guerra tra poveri? Riprendiamo dunque dal punto in cui ci siamo lasciati, e del resto l’art. 32 del decreto “SalvaItalia” - non poteva essere altrimenti - ha suscitato parecchi interrogativi, come peraltro l’intero provvedimento, sul quale in ogni caso ci soffermeremo con adeguati approfondimenti nei prossimi giorni. Abbiamo scelto oggi, tra le altre, questa e-mail, perché pone un problema della massima attualità, dato che il decreto, convertito con l. 22/12/2011 n. 214, è entrato in vigore il 28 dicembre u.s. ed alcuni di quegli interrogativi sull’art. 32 (come quello posto nel quesito) impongono risposte immediate. Come si ricorderà, nel suo testo originario l’art. 32 - mentre estendeva (comma 1) agli “esercizi commerciali di cui ecc …” l’intera fascia C, e quindi anche tutti i farmaci con ricetta (a parte stupefacenti e “non ripetibili”) che vi sono contemplati - concedeva al tempo stesso alle farmacie e alle parafarmacie (comma 4) la “facoltà” di “praticare liberamente sconti sui prezzi al pubblico su tutti i prodotti venduti, purché ecc …”. Sulla reale portata di questa seconda novità, di grande rottura (non meno della prima) dell’assetto vigente, non potevano sorgere dubbi: si trattava certamente della “liberalizzazione” – sulla scia, anzi a braccetto con quella sancita in misura così ampia per la dispensazione dei medicinali di fascia C - anche del prezzo al pubblico (al di là, come vedremo, del termine “sconti”) di “tutti i prodotti venduti” dalle farmacie e dalle parafarmacie, e perciò sia di tutti i farmaci comuni ai due comparti di vendita (gli otc e i sop cui ora si aggiungevano anche quelli di fascia C), e però anche di tutti i medicinali di esclusiva pertinenza della farmacia, compresi

pertanto gli stupefacenti, i magistrali, i farmaci di fascia A, e così via. Ci trovavamo di fronte, insomma, all’introduzione di un micro sistema impiantato all’interno del sistema generale di dispensazione del farmaco (ma ad esso non propriamente omologabile) contenente una duplice “liberalizzazione”, l’una diretta ad ampliare sul territorio l’offerta di buona parte dei medicinali non a carico del SSN, l’altra a innescare – spingendo sulla famosa “concorrenza” (con il fine ulteriore, quindi, di permettere al consumatore il risparmio ipotetico di qualche centesimo di euro anche su questo pur delicatissimo versante) - una “battaglia sui prezzi”, che, tuttavia, anche per la fascia C (dopo sop e otc) avrebbe interessato farmacie e parafarmacie in equiordinazione tra loro, ma che per tutti gli altri farmaci sarebbe stata invece evidentemente circoscritta alle sole farmacie. Si trattava però, in ultima analisi, di una scelta, pur violenta e non affatto condivisibile, sostanzialmente coerente di un legislatore dell’emergenza come questo, perché, con il venir meno della riserva alla farmacia del farmaco “etico” e l’innesto contemporaneo di una deroga importante al principio - radicato nella storia - dell’immodificabilità del suo prezzo di vendita, avrebbe avuto qualche fondamento persino la “liberalizzazione” del prezzo di tutti gli altri medicinali. Ma, fortunatamente, in sede di conversione in legge (l.22/12/2011 n. 214, entrata in vigore il 28 dicembre u.s.) l’art. 32 ha assunto le più ragionevoli sembianze che conosciamo, in particolare con l’aggiunta (comma 1) ai farmaci già riservati alla farmacia dal vecchio testo anche di quelli “del sistema endocrino” e di quelli “somministrabili per via parenterale”, e con il rinvio (comma 1bis) a un provvedimento di Min. Salute e Aifa dell’individuazione degli altri medicinali “per i quali permane l’obbligo di ricetta medica e dei quali non è consentita la vendita” nelle parafarmacie. Quanto agli “sconti”, il nuovo comma 4 dispone che la “facoltà” di farmacie e parafarmacie di applicarli (“purché

– viene anche qui ribadito – gli sconti siano esposti ecc.”) riguarda soltanto i “medicinali di cui ai commi 1 e 1bis”; ma, se pure è sicuro che ne sono questa volta esclusi, ad esempio, tutti quelli di fascia A, sulla migliore delimitazione dell’ambito di operatività di questa “facoltà” qualche dubbio può essere lecito. L’interpretazione della norma (certo frettolosa nella formulazione e quindi, non foss’altro che per questo, molto meno chiara e univoca di quella precedente) che ha trovato subito consensi quasi plebiscitari è nel senso che gli “sconti” sono “liberamente” praticabili dalle farmacie sull’intera fascia C, e dunque tanto sui farmaci che (“per differenza”) risulteranno vendibili (quando sarà) anche dalle parafarmacie, come su tutti quelli esclusi – sin d’ora dal comma 1 e, successivamente, da Min. Sal. e Aifa - da qualsiasi “délistage” (termine che richiamiamo per comodità, ma che ormai andrebbe correttamente utilizzato soltanto in un’accezione rovesciata). Ne deriverebbe anche che le farmacie sarebbero facoltizzate sin dallo scorso 28 dicembre – a ridurre il prezzo di vendita indicato dal titolare dell’A.I.C. per tutti i farmaci oggi inclusi nella fascia C, mentre naturalmente le parafarmacie dovrebbero comunque attendere la pubblicazione del provvedimento ministeriale (“esperita la procedura di cui al comma 1bis”, precisa il comma 1) e quindi perlomeno quei 120 gg. (e senza entrare ora nel merito dell’eventuale controllo preventivo, se sarà previsto, in ordine al possesso da parte loro dei “requisiti strutturali, ecc.” che saranno “fissati” con altro provvedimento ministeriale entro il termine, pur se semplicemente ordinatorio come l’altro, di 60 gg. dal 28/12/2011). Questa interpretazione è indubbiamente molto aderente al dettato della norma, che richiama infatti testualmente anche il comma 1bis, dove i soli “medicinali” di cui si parla sono quelli che sopravviveranno come “etici” all’esito dell’individuazione dell’Aifa; e però, è forse troppo aderente, perché, come si è visto, trascina con

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E Z N E L U S N CO ne io t s e G o t it ir D Fisco sé il rischio assai concreto che nel pentolone dei farmaci “scontabili” finiscano per ricadere anche tutti quelli riservati – senza se e senza ma - alle farmacie dal comma 1 (stupefacenti, ecc.), quando invece la loro menzione nel comma 1 potrebbe tendere soltanto alla loro esclusione, operata “a monte”, dall’ampliamento dell’area di vendita al pubblico concesso alle parafarmacie. Ma allo stesso modo il richiamo del comma 4 anche al comma 1bis, oltre che al comma 1, potrebbe essere inteso, non già come espressione della volontà del legislatore di estendere la facoltà di praticare “sconti” – in tal caso riservata ovviamente alle farmacie - anche ai medicinali “per i quali permane l’obbligo di ricetta medica”, ma più semplicemente come un accorgimento esplicativo, infelice finché si vuole (è noto, del resto, il clima in cui è stato riscritto l’intero art. 32), per limitare quella “facoltà” ai farmaci diversi da quelli individuati dal provvedimento ministeriale e dunque ai medicinali fascia C “delistati”. È vero che, come si suol dire da un migliaio d’anni, “in claris non fit interpretatio”, ma un’attività interpretativa è nondimeno sempre necessaria, tanto più quando, come in questo caso, dal mero significato letterale della norma - prima facie forse chiaro – possa derivare un quadro di scelte, presupposte da quel significato, incoerenti e disallineate tra loro. Sappiamo bene, infatti, che l’art. 32 dopo la conversione in legge – si limita ora in realtà a prevedere uno sfoltimento, che avrà la consistenza che avrà, dei farmaci “etici” della fascia C; si infittirà allora il numero dei sop e anche per questi nuovi sop (permangano o meno nella fascia, non fa differenza) cadrà quindi fatalmente qualsiasi prezzo (in senso lato) “amministrato” e qualunque prezzo massimo di vendita (e/o di riferimento); il produttore sarà pertanto libero di variarlo a proprio piacimento e si muoveranno liberamente anche le farmacie e le parafarmacie (a quel momento, inoltre, avrà molto meno senso parlare di “sconti” ….), con infinita goduria del “mercato” e dell’Antitrust (quella italiana, s’intende, perché la Ue, almeno in questo settore, lascia

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più o meno fare ai Paesi membri). Le cose non stanno invece forse così per gli “etici” (anche) di fascia C, quelli direttamente assunti come tali nel comma 1 dell’art. 32 e quelli che individueranno Min. Salute e Aifa, perché alla riaffermazione della riserva alla farmacia della spedizione delle relative prescrizioni mediche può verosimilmente essere sottesa anche la riaffermazione - per quei farmaci - del prezzo fisso, senza contare che, diversamente, sarebbe difficile impedire in prosieguo l’allargamento della macchia d’olio a tutti gli altri “etici”, compresi quelli di fascia A. Tutte conseguenze, per tacer di altre, che non sembrano granché compatibili con le scelte del nuovo art. 32, molto più ordinate alle linee guida anche recenti del settore. A noi sembra perciò plausibile anche un’altra interpretazione del comma 4 (che abbiamo adottato nel primo commento al nuovo testo: v. Sediva news del 15/12/2011), ed è quella che per l’appunto circoscrive gli “sconti” ai soli medicinali della fascia C che, alla fine dell’iter descritto nell’art. 32, risulteranno comuni a farmacie e parafarmacie, i farmaci cioè “delistati”, senza alcuna incursione – quantomeno in principio - nella sfera dell’“etico”, nel solco dunque tracciato dal decreto Bersani (e prima ancora, in parte, da quello Storace), che aveva “liberalizzato” soltanto il prezzo di sop e otc, cioè proprio dei soli farmaci (già allora) “non etici”. Certo, è una lettura che forse susciterà qualche perplessità sul piano dell’ortodossia ermeneutica (verseremmo comunque in uno dei casi, pur non frequentissimi, in cui la norma - per un refuso o altro del legislatore - ha detto più di quel che intendeva dire), ma in questa fase tanto sofferta di ripensamenti (?) di ogni cosa è necessario procedere per gradi e con grande prudenza, e questa diversa lettura del comma 4 dell’art. 32, sottraendo perlomeno i farmaci soggetti a prescrizione medica (quelli che resteranno tali, evidentemente) a qualunque deriva concorrenziale sui prezzi, servirà anche probabilmente a non scompaginare più di tanto il servizio farmaceutico nel suo complesso (né la vita delle farmacie, come giu-

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stamente paventa il quesito), permettendo nel frattempo una revisione più serena ed equilibrata dell’intero sistema. Sarebbe in ogni caso auspicabile che, almeno nei fatti e nei comportamenti, fosse proprio questa l’interpretazione prescelta, attendendo – piuttosto che optare per quella contraria ed avviare immediatamente una “politica dei prezzi” anche, magari, su stupefacenti, farmaci “non ripetibili”, ecc., o comunque sugli “etici” in generale – che la matassa si dipani un pò meglio, anche perché non crediamo che l’Antitrust attenda al varco le farmacie per vederle affrontarsi l’un l’altra sul terreno degli “sconti”… Gustavo Bacigalupo

Scioglimento di una società di farmacisti La nostra è una snc scaduta alla fine del 2008 e rinnovata tacitamente per altri tre anni; ma l’altro socio ha ora inviato la disdetta per il prossimo 31 dicembre e perciò la società dovrà essere messa in liquidazione. Specie in un momento come questo, è difficile sapere se uno di noi due vorrà assumere da solo la farmacia, ma intendiamo comunque scongiurare i costi di una liquidazione lunga e complessa sulla quale lo statuto non prevede nulla. Se nella fase di scioglimento della società i soci sono in sostanza d’accordo su tutto, e anche sul destino della farmacia sociale, le cose possono andar via tranquillamente, perché si tratterà, al più, di convenire il modo di uscita del socio che non ha interesse all’esercizio, e che potrà risolversi in un suo recesso dalla società o in una cessione della propria quota, anche se nelle due ipotesi le conseguenze - per le parti - sono ben diverse; fatto sta però che l’altro socio, ormai in possesso dell’intero capitale sociale (pur se, nel caso del recesso, dimezzato rispetto a quello originario), potrà unilateralmente procedere allo scioglimento della società e all’assegnazione della


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E Z N E L U S N CO ne io t s e G o t it ir D Fisco farmacia a se stesso (subentrando, s’intende, in tutte le attività e passività sociali), omettere addirittura – perché è lecito farlo - qualunque fase di liquidazione e provvedere infine alla cancellazione della società dal Registro delle Imprese con la conseguente sua estinzione. Ma quando la causa dello scioglimento come nel quesito – sia il decorso del termine apposto nel contratto sociale (ed è fondamentale, nell’interesse dei soci, che una durata vi sia sempre prevista e che essa sia ragionevole, e non certo fissata in cento o duecento anni o, peggio ancora, indeterminata …), può darsi l’eventualità che al suo verificarsi i rapporti tra i soci non siano più idilliaci come al momento della sua costituzione e magari intendano ambedue (come potrebbe essere proprio nel Vs. caso) acquisire in forma individuale la titolarità della farmacia. La vicenda può inoltre ulteriormente complicarsi quando

lo statuto della società – generalmente innestato all’interno del suo atto costitutivo – poco o nulla preveda in tema di scioglimento e di liquidazione, e d’altronde un pò troppo spesso (ma sempre meno spesso) il contratto sociale viene formato tra i soci utilizzando modelli quasi ciclostilati, inutili o persino dannosi. Anche il semplice rinvio alle norme dettate dal codice civile (che verosimilmente si leggerà anche nello statuto della Vs. snc) può dar vita a problemi pratici e a questioni non facilmente risolvibili, se non all’esito di procedimenti onerosi che possono ancor più accentuare l’eventuale “crisi” del rapporto dei soci tra loro e/o con la società. Stando al codice, per esempio, “fino a che siano presi i provvedimenti necessari per la liquidazione” (che è la fase immediatamente successiva allo scioglimento della società) gli amministratori – che in una snc sono in genere tutti i soci, in forma disgiunta

e/o congiunta, ed in una sas sono invece soltanto gli accomandatari – dovrebbero limitarsi “agli affari urgenti”, mentre da parte loro i liquidatori (se e quando nominati, dai soci o dal tribunale) “non possono intraprendere nuove operazioni”. Come sappiamo, però, la continuazione dell’esercizio della farmacia sociale, a meno che non si voglia correre il rischio di depauperarne seriamente il valore commerciale, impone che si vada ben oltre i meri atti di conservazione. Ed è qui, in primo luogo, che lo statuto può dire convenientemente la sua, contemplando, poniamo, che dal giorno successivo allo scioglimento i soci assumano essi stessi la veste di liquidatori (come è consentito), ma con la previsione espressa dell’ultrattività di tutte le norme statutarie in tema di rappresentanza, firma sociale, amministrazione e direzione della farmacia sociale, in modo insomma che tutto prosegua senza

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E Z N E L U S N CO ne io t s e G o t it ir D Fisco scossoni. Del resto, come già abbiamo avuto occasione di rilevare, anche la Cassazione ha ammesso l’applicabilità alle società di persone delle disposizioni di riforma sulle società di capitali, e tra queste c’è anche l’art. 2487 cod. civ. che consente testualmente al liquidatore - quando la finalità sia quella della “conservazione del valore dell’impresa” - di agire “in funzione del migliore realizzo”, e perciò, in pratica, senza quei vincoli di cui si è detto. Ma in questa fase a cavallo dello scioglimento della snc bisognerebbe evidentemente altresì procedere – in particolare - all’alienazione della farmacia, e anche sotto questo aspetto lo statuto dovrebbe essere chiaro, prevedendo, per fare ancora un esempio, il conferimento ad un professionista terzo (se del caso, un farmacista) dell’incarico esclusivo di porre in vendita l’esercizio sul solito “libero mercato”, così da pervenire alla “migliore” risposta (possibilmente dettando in tal senso sin d’ora criteri e condizioni inderogabili delle offerte che dovranno pervenire) del “mercato”, da girare poi in prelazione ai soci; e, per il caso in cui più di un socio esercitasse questo diritto, lo statuto potrà pure indicare tempi e modi di un ipotetico ballottaggio tra loro. Sistemata la farmacia sociale (tutto questo può naturalmente valere anche quando la società di persone possieda due, tre o quattro esercizi), la norma contrattuale potrebbe prevedere il trasferimento delle funzioni di liquidatore dai soci ad un terzo (che nulla vieta sia lo stesso professionista che si è occupato della vendita), che ovviamente ma questa volta con il rispetto di quei vincoli cui si è accennato - gestirà l’autentica fase di liquidazione della società, accompagnandola fino alla sua estinzione. Tornando al quesito, sembrerebbe perciò opportuno che voi tentiate di raggiungere un’intesa,sia pure ormai “parasociale”, che possa scandire in forma scritta l’intero cammino - quello che abbiamo appena tratteggiato o un qualsiasi altro che si riveli comunque esaustivo – che la società dovrà ora affrontare, e comunque, se il buon senso non basta, avete ambedue grande interesse a definire con rapidità un accordo-

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ponte del genere. Gustavo Bacigalupo

Rivalutazione di un terreno svalutato Per un terreno agricolo, che nel 2009 è diventato area edificabile a seguito di una variante dello strumento urbanistico, mi ero avvalso della precedente rivalutazione (al 1° gennaio 2010) pensando di procedere quanto prima alla vendita. Ma in procinto di cederlo ho verificato invece che il prezzo proposto è di gran lunga inferiore al valore attestato nella perizia; ora, se procedo ugualmente alla cessione, se e come verrà determinata la plusvalenza? Se il terreno venisse ceduto in queste condizioni, si rischierebbe di “vanificare” letteralmente la perizia asseverata in precedenza, perché la plusvalenza verrebbe rideterminata considerando il valore “storico” dell’immobile, cioè quello ante perizia riferibile al terreno agricolo e quindi molto vicino allo zero. La conseguenza sarebbe che tutto il prezzo realizzato verrebbe considerato in sostanza plusvalenza tassabile: questa, infatti, è la posizione ufficiale dell’Agenzia delle Entrate (Circ. Agenzia Entrate n. 81/2002 par. 2.1). Tuttavia, proprio alla luce delle recenti disposizioni (d.l. sviluppo 70/2011) che hanno riaperto i termini per la rivalutazione con riferimento però al valore dei terreni (e delle partecipazioni societarie) al 1° luglio 2011, l’Amministrazione finanziaria (Circ. Agenzia Entrate n. 47/E/2011) ha ammesso la possibilità di procedere a una nuova rivalutazione al 1° luglio 2011 anche se dalla perizia risulti un valore inferiore a quello derivante dalla perizia connessa alla precedente rivalutazione. Il che determinerebbe il riconoscimento di tale ultimo minor valore periziato in sede di cessione del terreno in luogo di quello risultante dalla perizia precedente, scongiurando così il rischio di tassare la plusvalenza scaturente dalla vendita calcolandola con riferimento al valore “storico” del terreno.

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Anzi, l’ultima versione della rivalutazione consente persino di scomputare dall’imposta dovuta quella già versata in occasione di precedenti rivalutazioni. Inoltre, in caso di una rivalutazione “verso il basso” l’imposta sostitutiva dovuta in base alla rivalutazione precedente dovrebbe essere superiore a quella dovuta secondo la rivalutazione di oggi, che pertanto dovrebbe effettuarsi “a costo zero” senza peraltro il diritto – temiamo – di vedersi restituire dall’Erario la differenza versata in più sulla base della precedente rivalutazione. Se però, si badi bene, l’imposta sostitutiva dovuta per la rivalutazione precedente è stata rateizzata, non si è tenuti al versamento delle rate ancora pendenti (sostanzialmente la rata del 31 ottobre 2012) sempreché, attenzione, l’importo già versato “copra” quanto dovuto a titolo di imposta sostitutiva per questa nuova rivalutazione. Stefano Civitareale

Contributi del figlio al fondo pensionistico Sono previste agevolazioni fiscali per i contributi versati in un piano individuale pensionistico a favore di un familiare a carico (mio figlio)? La risposta è affermativa. I contributi versati alle forme di previdenza complementare, cui appartengono anche i piani pensionistici individuali, sono deducibili dal reddito complessivo dichiarato ai fini delle imposte personali per un importo non superiore a 5.164,57 euro, ma senza ulteriori limiti o condizioni, diversamente da quello che accadeva in passato. Come per tutte le deduzioni il vantaggio si misura, in termini percentuali, in base all’aliquota dell’ultimo scaglione raggiunto dal reddito complessivo indicato in dichiarazione. L’agevolazione spetta anche per i contributi versati nell’interesse dei familiari a carico, per l’ammontare non dedotto da questi e sempre nel suddetto limite di 5.164,57 euro; entro questo tetto, pertanto, potranno essere dedotti sia i contributi versati sulla propria posizione


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E Z N E L U S N CO ne io t s e G o t it ir D Fisco previdenziale come quelli versati sulla posizione previdenziale del familiare a carico. Conviene quindi, nel concreto, suddividere la contribuzione tra padre e figlio in modo che le deduzioni “assorbano” prima l’eventuale reddito del giovane e, poi, vengano godute dal padre per la differenza non dedotta dal figlio, unitamente a quelle relative alla propria contribuzione e sempre, beninteso, nel solito limite complessivo di 5.164,57 euro. Stefano Civitareale

Il costo effettivo di una magazziniera Vorrei conoscere qual è il costo annuale per la farmacia di una magazziniera che lavora 6,5 ore giornaliere (39 ore settimanali) dal lunedì al sabato. È una questione già affrontata ma tuttora di grandissima attualità, perché i “numeri” che ne discendono riescono ad essere spesso (anche per noi) sorprendenti. Dunque, tenuto conto delle 39 ore settimanali indicate nel quesito, si tratta di una lavoratrice considerata a tempo pieno (pur se, come evidente, con una retribuzione proporzionalmente ridotta), ed il suo costo può in ogni caso calcolarsi così: a) stipendio mensile (lordo imposte e contributi)= € 1.254,00; b) costo contributivo a carico azienda: 30% di a)= € 376,00; c) totale costo mensile azienda = € 1.630,00; d) tale importo sub c) va poi praticamente moltiplicato per 15 (cioè, 12 mensilità + tredicesima + quattordicesima + quota annua TFR), per giungere così al Costo Annuale Azienda pari, nel Suo caso, ad € 24.450,00. Ma, come abbiamo visto in altre news precedenti, un criterio di calcolo – ancor più semplice e sbrigativo e al tempo stesso attendibilissimo - può prendere avvio proprio dalla somma effettivamente liquidata ogni mese in busta paga al dipendente (ma al netto sia di assegni familiari o simili, e sia di eventuali compensi per lavoro straordinario), moltiplicandola per un coefficiente variabile in funzione dell’importo stesso, per poi moltiplicare il risultato ottenuto, a sua

volta, per 12. In particolare, questo coefficiente tiene conto degli oneri contributivi complessivamente sostenuti dalla farmacia (e quindi sia di quelli a carico del lavoratore che di quelli a carico della farmacia), delle imposte gravanti sulla retribuzione lorda, nonché di tredicesima, quattordicesima e TFR, cosicché, partendo appunto dalla retribuzione netta mensile, si perviene in un sol colpo al costo annuo globale per l’azienda di quell’unità lavorativa. Ipotizzando, perciò, una somma mensile netta in busta (al netto però anche delle voci sopra indicate) di 1.000, la retribuzione lorda (comprensiva, cioè, di contributi Inps e di imposte a carico del dipendente) diventa 1.272,95, cui vanno aggiunti 368,90 per contributi Inps a carico della farmacia, per giungere ad un costo mensile per quest’ultima di 1.641,85; tale importo va ora moltiplicato per quattordici mensilità e si perviene dunque all’importo annuo di 22.985,90, che, considerando anche la quota di TFR pari ad 1.131,51, finisce per ammontare ad un totale costo annuale di 24.117,41. E però, se ora moltiplichiamo gli originari 1.000 netti in busta paga direttamente per il coefficiente di 2,01 e il risultato ottenuto viene a propria volta moltiplicato per 12, si raggiunge lo stesso risultato di 24.117,41, e quindi, in conclusione, sappiamo che per calcolare il costo globale per l’azienda di un dipendente cui versiamo ogni mese “in busta” 1.000 effettivi (al netto come sopra chiarito) dovremo semplicemente operare l’operazione seguente: 1.000 x 2,01 x 12. Senonché, al variare della retribuzione netta mensile variano evidentemente – sia pure per scaglioni - anche gli oneri tributari per il dipendente (data la progressività del nostro sistema fiscale), influenzando perciò anche il coefficiente di moltiplicazione. Infatti, per una retribuzione netta mensile di 1.500, il coefficiente è pari a 2,13, e, moltiplicando per 12 il risultato, ne deriva un costo complessivo aziendale di 38.300,10. Proseguendo, abbiamo che: ad una retribuzione netta (in busta e in tasca del dipendente) di 2.000 corrisponde un costo di 53.283,63

(coefficiente 2,22); ad una retribuzione di 2.500 corrisponde un costo di 70.108,90 (coeff. 2,34), ad una retribuzione di 3.000 corrisponde un costo di 86.934,17 (coeff. 2,41) e ad una retribuzione di 3.500 corrisponde un costo di 109.620,00 (coeff. 2,61); e così via, ovviamente a crescere. Naturalmente questi coefficienti sono stati riportati con qualche approssimazione e arrotondamento anche per semplicità di calcolo, e senza tener conto di tipologie lavorative agevolate (apprendisti, ad esempio), o diverse da quella di lavoro subordinato, ma sostanzialmente questa tabella rispecchia la realtà dei fatti e ci pare possa essere molto utile conservarla anche … a futura memoria. È vero che gli imminenti provvedimenti per la crescita e lo sviluppo economico dovranno prima o poi preoccuparsi di intervenire sul famoso cuneo fiscale/contributivo, ma, salvo il caso in cui tali eventuali modifiche – come peraltro è possibile - siano anche a favore del datore di lavoro, a beneficiarne sarà il lavoratore e quindi il costo per la farmacia resterà quello. Consigliamo in ogni caso a tutti di conservare questa news, non perdendo mai di vista, in particolare, lo specchietto che in pratica si ricava dalle cifre sottolineate, che evidenziano abbastanza fedelmente il progressivo aumento – ma più che proporzionale – del costo lordo complessivo annuo di un lavoratore con l’aumentare della sua retribuzione mensile “netta in busta”. Giorgio Bacigalupo

Il regime delle autoanalisi Si richiede se le autoanalisi effettuate in farmacia (glicemia, colesterolo, trigliceridi, ecc.) e la misurazione della pressione possono essere effettuate in regime di esenzione IVA. Il beneficio dell’esenzione dall’imposta sul valore aggiunto di cui all’art. 10, n. 18, DPR 633/72 è riconosciuto soltanto alle prestazioni di diagnosi, cura e guarigione di malattie (e problemi di salute in genere), aventi perciò

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E Z N E L U S N CO ne io t s e G o t it ir D Fisco uno scopo terapeutico, effettuate direttamente alla persona nell’esercizio di professioni e/o arti sanitarie. Il regime di esenzione iva delle prestazioni sanitarie deriva pertanto dal loro contenuto oggettivo, e prescinde dalla forma giuridica del soggetto che le eroga, cosicché vi rientrano a pieno titolo, ad esempio, anche le prestazioni fisioterapiche e infermieristiche rese dalla farmacia come tale (come confermato anche dalla Ris. 20/12/2011 n. 128/E dell’Agenzia delle Entrate). Ma proprio per questo, né le prestazioni analitiche di prima istanza - rientranti nell’ambito del c.d. autocontrollo - praticabili in farmacia (come i test per la glicemia, colesterolo e trigliceridi, quelli per la misurazione in tempo reale per emoglobina, emoglobina glicata, creatina, transaminasi e ematocrito, quelli per la misurazione dei componenti delle urine ecc.), e neppure l’utilizzo di dispositivi strumentali per servizi di secondo livello (come la misurazione della pressione arteriosa o della capacità polmonare tramite auto-spirometria o della saturazione percentuali dell’ossigeno, il monitoraggio della pressione arteriosa e dell’attività cardiaca in collegamento funzionale con centri di cardiologia accreditati, gli elettrocardiogrammi con modalità di telecardiologia, ecc.), possono ragionevolmente beneficiare dell’esenzione, non trattandosi di prestazioni svolte direttamente alla persona nell’esercizio di professioni e/o arti sanitarie, ma consistendo prevalentemente nella messa a disposizione del cliente di apparecchiature strumentali. Il corrispettivo percepito per tali servizi è dunque imponibile con l’aliquota iva al 21%. Roberto Santori

Detraibilità spesa per autoanalisi Da anni la mia farmacia effettua il servizio di analisi prima istanza (glicemiacolesterolo-trigliceridi), ma i clienti mi chiedono sempre più spesso se il costo da loro sostenuto per tale servi-

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zio sia fiscalmente deducibile. In caso positivo basterebbe lo scontrino parlante o sarebbe necessario emettere fattura? E a quale aliquota Iva sono soggette queste prestazioni di autodiagnostica? Le Istruzioni alla compilazione del Mod. Unico 2011 - redditi 2010 elencano le tipologie di spese sanitarie detraibili dal contribuente e tra queste vi figurano anche le analisi, indagini radioscopiche, ricerche e applicazioni. Possiamo pertanto ritenere che – fatti salvi possibili sconvolgimenti normativi in ordine alle deduzioni e/o detrazioni in sede di dichiarazione dei redditi 2011, Mod. UNICO 2012 le varie analisi che possono essere effettuate in farmacia (quali il test della glicemia, del colesterolo o dei trigliceridi, o ancora la spirometria e la misurazione della pressione) rientrino perfettamente nella detta categoria, del resto assai ampia, con la conseguente possibilità di portare in detrazione le relative spese sostenute. Per usufruire del beneficio occorre tuttavia essere in possesso della documentazione che certifica la spesa: mentre per i farmaci, infatti, è espressamente prevista una semplificazione consistente nello scontrino parlante che deve indicare, come è noto, la natura (farmaco o medicinale), la quantità e il numero dell’AIC (oltre al codice fiscale del destinatario del prodotto), per tutte le altre spese sanitarie - ivi comprese, dunque, le analisi sopra indicate - vige ancora la regola generale della fattura o ricevuta. È anche vero che l’orientamento dell’Agenzia delle Entrate tende a semplificare sempre più gli adempimenti fiscali, tant’è che con la circolare n. 20/E del 13/5/11 ha esteso la possibilità di documentare anche l’acquisto di dispositivi medici mediante scontrino fiscale, ove però risulti la dicitura per l’appunto “dispositivo medico”, un codice che identifichi univocamente il prodotto e naturalmente il codice fiscale dell’acquirente. Per analogia potremmo insomma essere perciò indotti ad estendere tale comportamento anche alle analisi effettuabili in farmacia, ma - perlomeno fino a quando l’Agenzia delle Entrate non avrà

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assunto una posizione ufficiale sull’argomento, emanando quindi una circolare esplicativa - riteniamo prudenzialmente che la corretta documentazione di tali spese sia rappresentata ancora dalla fattura che dunque, al momento, parrebbe l’unico documento in grado di non compromettere minimamente la detraibilità fiscale della spesa. Da ultimo, come abbiamo già osservato nella Sediva news del 19/01/2012 i corrispettivi percepiti dalla farmacia per questi servizi sono assoggettati ad iva 21%, differentemente dalle prestazioni infermieristiche e fisioterapiche che invece – anche quando siano rese dalla farmacia come tale (come è astrattamente prevista nei ben noti provvedimenti riguardanti i “nuovi servizi”) - sono esenti dall’imposta. Roberto Santori

Il bollo sulla fattura del medico Mi pare che tra le spese mediche detraibili vadano ricompresi anche i bolli, generalmente riaddebitati al paziente, sulle fatture per visite mediche, esami diagnostici, analisi, ecc … Se l’importo dei bolli apposti sulle parcelle e/o fatture emesse dal medico (o dal laboratorio di analisi) è stato indicato sul documento, e aggiunto all’onorario o al costo della prestazione sanitaria, chi sostiene la spesa può legittimamente considerarlo come un costo accessorio da portare in detrazione unitamente alla spesa principale. In questo senso si è espressa anche l’Agenzia delle Entrate. Stefano Civitareale

Autovettura in uso al dipendente Ho già un’automobile in contabilità e desidero sapere se, acquistando una Smart da affidare ad un dipendente per consegne o per altri usi aziendali, l'IVA


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E Z N E L U S N CO ne io t s e G o t it ir D Fisco relativa sia deducibile al 100% con auto intestata al sottoscritto e se sia più conveniente il pagamento in contanti, il leasing o la rateizzazione. Per le autovetture “intestate” alla farmacia, anche se (effettivamente) utilizzate nell’esercizio dell’attività con esclusione di ogni sia pur minimo uso personale e/o familiare, la detrazione ai fini iva è consentita, come sappiamo da tempo, nella misura del 40% dell’imposta afferente ai costi di acquisizione e alle spese di gestione, manutenzione e custodia. La disposizione è tassativa e non concede deroghe anche quando si riesca a dimostrare (dimostrazione in verità praticamente … diabolica) l’utilizzo appunto integrale del mezzo per fini aziendali. La sola ipotesi per la quale si può beneficiare della totale detraibilità ai fini dell’IVA è quella – ben poco praticabile e più che altro teorica – di concedere al dipendente l’uso del mezzo anche per fini personali a fronte però, attenzione, di un corrispettivo dovuto da quest’ultimo alla farmacia in misura non inferiore al valore commerciale del servizio stesso; ma in questo caso, come abbiamo rilevato altre volte, la farmacia dovrebbe assoggettare ad IVA il corrispettivo riscosso dal dipendente e versare all’Erario la relativa imposta; il che, evidentemente, vanificherebbe il vantaggio della detrazione dell’imposta “a monte” (a parte, l’intuitiva difficoltà di concludere un accordo del genere con il dipendente …). Ricordiamo, tuttavia, che la messa a disposizione del lavoratore della vettura anche per uso privato, ma a titolo gratuito (e questa, diversamente dall’altra, è un’evenienza abbastanza ricorrente) è irrilevante ai fini dell’IVA e quindi nessun obbligo ne deriverebbe per la farmacia, che conserverebbe in ogni caso la detrazione parziale (40%) dell’IVa assolta sulle spese del mezzo e regalerebbe la deducibilità - questa volta ai fini delle imposte dirette - del 90% (in luogo dell’ordinario 40%) delle dette spese a fronte, peraltro, di un prelievo fiscale-contributivo nella busta paga del dipendente interessato di modestissima entità. Infine, quanto alle varie

modalità di acquisizione del mezzo (contanti, rate, leasing), abbiamo più volte chiarito in questa Rubrica che ai fini fiscali sostanzialmente esse si equivalgono e, quindi, la scelta deve effettuarsi sul piano della pura convenienza economico-finanziaria per la quale – riteniamo – l’acquisto in contanti, ove si abbia disponibilità della somma, si rivela nei fatti generalmente la scelta migliore. Franco Lucidi

Comuni maggiori e comuni minori nell’art. 11 del dl liberalizzazioni Vorrei sapere se l’art. 11 del decreto legge sulle liberalizzazioni ha in realtà ridotto da12500 a 9000 abitanti la distinzione tra comuni sinora prevista. L’art. 11 solleva questioni interpretative e problemi di ogni genere, che i farmacisti si stanno ponendo con comprensibile preoccupazione in questi giorni e su cui torneremo in prosieguo, specie dopo la conversione in legge del provvedimento. Ma perlomeno il dubbio proposto dal quesito crediamo possa senz’altro essere sciolto immediatamente. Dunque, trascurando il ben noto discrimine di 5000 abitanti per la configurabilità della farmacia rurale, in pratica sempre presente nella nostra legislazione, una distinzione - sia pur soltanto in sede di applicazione del criterio demografico – tra comuni “minori”, quelli “con popolazione fino a 25000 abitanti”, e comuni “maggiori” la vediamo per la prima volta nella l. 2/4/68 n. 475, che prevede, rispettivamente, il quorum di 4000 e quello di 5000. Anche nella l. 8/11/91 n. 362 un discrimine è presente, ma anche ai fini dell’utilizzo di questi stessi due diversi rapporti limite farmacie-abitanti la linea di confine si abbassa da 25000 a 12500 abitanti, e inoltre vi si circoscrivono ai soli comuni “minori” sia l’area operativa del criterio topografico, sia l’istituibilità (in via alternativa, ma non esclusiva, alla farmacia succursale) del dispensario stagionale, presidio farmaceutico secondario concepito ex novo proprio dalla legge

di riordino. Oggi, invece, come abbiamo visto, l’art. 11 del dl. “liberalizzazioni” allinea perfettamente tra loro – quanto al rapporto limite - tutti i comuni, quale che sia la consistenza della popolazione, perché il quorum applicativo del criterio demografico scende tout court a 3000 abitanti, ma l’utilizzo dei “resti” rispetto a questo nuovo unico “parametro” è disciplinato diversamente per i comuni “fino a 9000 abitanti” e per gli altri comuni, dato che per i primi “l’ulteriore farmacia può essere autorizzata“ soltanto quando la “popolazione eccedente“ sia superiore a 1500 abitanti, mentre per i secondi ne bastano ora 501. Per tale specifico aspetto dei “resti”, a parte la diversità dei numeri, viene quindi pressochè riesumato - dal punto di vista della ratio della scelta - il criterio optato dalla l. 475/68 (anche qui, infatti, per i comuni “minori” è richiesta un’ “eccedenza “ superiore alla metà del quorum di 5.000, mentre per i “maggiori” è sufficiente il “resto” di un solo abitante), e si abbandona invece quello della l. 362/91 per la quale, tanto per i comuni fino a 12.500 abitanti, come per gli altri, era comunque necessaria una “popolazione eccedente… pari ad almeno il 50%” dei rispettivi rapporti farmacie-abitanti di 5000 e 4000. è però soltanto sotto questo profilo (che pure in qualche fattispecie concreta può assumere un rilievo importante) che il confine demografico tra comuni “maggiori” e “minori” può ritenersi ulteriormente sceso a 9.000 abitanti, e sembra invece indubitabile che persista quello di 12.500 abitanti sia per l’applicazione del criterio topografico (che non può certo ritenersi caducato per effetto della drastica riduzione del quorum demografico), quanto per l’istituzione di un dispensario stagionale, perché notoriamente lo jus superveniens abroga - quando, s’intende, non provveda altrimenti espressamente - solo le norme previgenti che con esso si rivelino incompatibili. Un’incompatibilità che tuttavia – se non altro per la non equivoca diversità dei rispettivi ambiti applicativi - non pare almeno in questo caso minimamente configurabile. Anzi, al numero 12.500 fa riferimento anche il

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E Z N E L U S N CO ne io t s e G o t it ir D Fisco comma 1 dell’art. 32 del d.l. SalvaItalia, quando estende alle parafarmacie la facoltà di vendere i farmaci di fascia C che scaturiranno dalla “esegesi” scientifica di Min. Salute e AIFA, circoscrivendola soltanto a quelle “che ricadono nel territorio di comuni aventi popolazione a 12.500 abitanti”; è vero che il SalvaItalia è anche formalmente previgente rispetto al d.l. liberalizzazioni (e che magari, a tempi rovesciati tra i due provvedimenti, l’art. 32 si sarebbe forse omologato ai 9.000 abitanti), e però non si vedono neppure qui profili di contrasto che ci possano far seriamente dubitare circa il persistere nel sistema del limite di 12.500 abitanti e dunque – se non accadrà null’altro sul versante di questa incessante decretazione d’urgenza – della convivenza, pur se a fini diversi, delle due linee di demarcazione demografica. I 9.000 abitanti, insomma, ci pare debbano senz’altro valere per la sola questione dei “resti” alla quale l’art. 11 si riferisce del resto espressamente, e che invece, per tutte le altre vicende cui si è fatto cenno, sia necessario aver riguardo al limite più elevato di 12.500. Gustavo Bacigalupo

L’imposta di registro sul preliminare di vendita Il compromesso per la cessione di una farmacia è soggetto a registrazione e, in caso affermativo, in che misura? Il contratto preliminare di compravendita di un’azienda – perché di questo si tratta esattamente – è soggetto a registrazione (ma la sua validità prescinde naturalmente da quest’ultima), con applicazione dell’imposta in misura diversa secondo che nell’atto sia previsto o meno l’obbligo per l’acquirente di versare al venditore una determinata somma di denaro e anche, eventualmente, il titolo per il quale la somma viene corrisposta. Infatti, se il preliminare non prevede la liquidazione di alcun importo, il tributo si applica nella misura fissa di 168 euro; se prevede la corresponsione di una somma quale caparra confirma-

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toria, l’imposta si sconta con l’aliquota proporzionale dello 0,50%; infine, se il preliminare prevede il versamento di un importo alla parte venditrice senza alcuna indicazione in ordine al titolo del pagamento, ovvero specifica espressamente trattarsi di un acconto sul prezzo, l’imposta, sempre con aliquota proporzionale, sale al 3%. In ogni caso, però, l’imposta di registro proporzionale liquidata sul contratto preliminare viene poi “defalcata” da quella successivamente dovuta sul contratto definitivo. Stefano Civitareale

VARIE SUL LAVORO La ripresa del lavoro durante il congedo per maternità. Una lavoratrice durante il congedo di maternità può riprendere l’attività lavorativa? L’Inps riconosce alla lavoratrice la facoltà di riprendere l’attività lavorativa anche nel corso del periodo di congedo, ma è necessaria una previa certificazione del ginecologo dipendente o convenzionato con il SSN; naturalmente, l’indennità di maternità viene meno a decorrere dalla data di ripresa dell’attività lavorativa. Marco Porry

Convalida part-time Vorrei qualche delucidazione sulle formalità necessarie nella trasformazione del rapporto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale La legge di stabilità per il 2012, che abbiamo già avuto occasione (v. Sediva News del 15/11/2011) di illustrare ma non da questo punto di vista, introduce novità importanti anche in tema di trasformazione dei contratti di lavoro a tempo parziale. Fermo natural-

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mente l’accordo scritto tra le parti, il provvedimento stabilisce che non è più necessario convalidare presso la Direzione Provinciale del lavoro la modifica del rapporto da full-time a part-time. Le nuove disposizioni, che hanno efficacia dal 01/01/2012, prevedono inoltre la possibilità per le parti di concordare - per esigenze di carattere tecnico, organizzativo, produttivo o sostitutivo - clausole flessibili in ordine alla collocazione temporale della prestazione lavorativa, chiarendo però subito dopo che sono i contratti di categoria a dover disciplinare sia le modalità con le quali il datore di lavoro può intervenire sulla distribuzione nel tempo della prestazione, come anche quelle di variazione in aumento della durata dell’attività lavorativa. Ricordiamo che il CCNL di riferimento prevede per le farmacie una variazione in aumento della durata delle prestazioni lavorative nella misura massima di 35 ore settimanali. Infine, la modifica della durata delle prestazioni lavorative e/o la loro collocazione temporale sono comunque subordinate ad un preavviso minimo – nei confronti del lavoratore - di due giorni. Giorgio Bacigalupo

I riposi per “allattamento” del figlio in caso di adozione. Una collaboratrice farmacista, dopo aver affrontato problemi di ogni genere, ha ottenuto da qualche giorno l’adozione di un minore e ora mi chiede di usufruire dei riposi giornalieri per allattamento, pur avendo il minore già compiuto i tre anni d’età. La lavoratrice dipendente ha effettivamente diritto di beneficiare dei riposi giornalieri per “allattamento”, perché, come ha precisato la Cassazione, il termine di un anno previsto dalla normativa per poter usufruire di quel diritto si riferisce non all’anno di vita del figlio bensì al primo anno dalla data di ingresso del minore nella famiglia. Marco Porry


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PILLOLTEE di SALU  INFORMAZIONI

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Multicentrum materna DHA Multicentrum Materna DHA è un integratore alimentare multivitaminico – multiminerale completo con l’aggiunta di DHA, un acido grasso polinsaturo della serie Omega 3, che contribuisce al normale sviluppo ed al mantenimento delle funzioni neurologiche e della funzionalità visiva del feto e del bambino allattato al seno. Creato per assicurare l’apporto di tutte le vitamine e dei principali minerali, Multicentrum Materna DHA, ha una formula completa e bilanciata pensata appositamente per le esigenze della donna in gravidanza e allattamento, per fornire elementi nutritivi essenziali come: ACIDO FOLICO, DHA, FERRO, FLUORO, VITAMINE DEL GRUPPO B,

dogrel “originator” nella prevenzione di eventi di origine aterotrombotica e tromboembolica nella fibrillazione atriale. Clopidogrel in associazione con ASA è indicato nella prevenzione di eventi di origine aterotrombotica e tromboembolica, incluso l’ictus nei pazienti adulti con fibrillazione atriale che possiedono almeno un fattore di rischio per eventi vascolari, non idonei a un trattamento con anticoagulanti orali e che hanno un basso rischio di sanguinamento. Tutte le indicazioni di clopidogrel, dunque, sono ora rimborsate: prevenzione eventi aterotrombotici – prevenzione a lungo termine nei pazienti con infarto miocardio, ictus ischemico o arteriopatia periferica, pazienti con sindrome coronarica acuta, fibrillazione atriale. Pharmastar

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Clopidogrel: non serve più il piano terapeutico Novità per Clopidogrel in termini di indicazioni e piano terapeutico. Aifa ha recentemente stabilito, con le determinazioni 2707/2011 e 2708/2011 pubblicate il 22 e 23 novembre 2011 in Gazzetta Ufficiale, le seguenti variazioni relative al regime di prescrizione e rimborsabilità del farmaco: • abolizione del Piano Terapeutico per i farmaci a base di clopidogrel e quindi anche per l’associazione di clopidogrel più acido acetilsalicilico; • rimborsabilità della nuova indicazione recentemente autorizzata per clopi-

Con peptidi biospecifici e acido ximeninico. Rilastil LipoReducer nasce come trattamento urto per contrastare le adiposità localizzate. La referenza agisce efficacemente contrastando le 2 principali cause • Accumulo di grasso • Indebolimento della struttura dermica Gli attivi comuni alla linea Lipofusion ad azione snellente (UTPeptide e ATPeptide) focalizzano la loro azione sul primo punto, mentre l’Acido Ximeninico, attivo caratterizzante il prodotto, agisce in modo

complementare, ristrutturando la matrice dermica. Il prodotto è inoltre arricchito da microsfere di Vanillyl Butyl Ether, che creano un effetto calore prolungato, che ne fa percepire l’efficacia. Il risultato è una vera azione rimodellante. In seguito al trattamento, gli accumuli di grasso si riducono notevolmente e la pelle acquista più tono e levigatezza.

Nota informativa AIFA sul domperidone Alcuni studi epidemiologici hanno evidenziato che domperidone potrebbe essere associato a un aumento del rischio di aritmie ventricolari gravi o di morte cardiaca improvvisa. Il rischio di gravi aritmie ventricolari o di morte cardiaca improvvisa potrebbe essere più elevato in pazienti di età superiore a 60 anni o a dosi giornaliere orali superiori a 30 mg. Domperidone deve essere utilizzato alla dose minima efficace sia negli adulti che nei bambini. Il rischio cardiaco delle specialità medicinali contenenti domperidone è monitorato, sia a livello nazionale che europeo, da diversi anni. Motilium è indicato negli adulti come terapia per il sollievo dai sintomi quali nausea, vomito, senso di ripienezza epigastrica, fastidio al tratto addominale superiore, rigurgito del contenuto gastrico e nei bambini come terapia per il sollievo dai sintomi quali nausea e vomito. Il rischio di un prolungamento del QTc e di aritmie ventricolari sono rischi cardiaci noti ed inclusi nel Riassunto delle Caratteristiche del Prodotto di tutti i medicinali contenenti domperidone. Nel Febbraio 2004 il Riassunto delle Ca-

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PILLOLTEE di SALU ratteristiche del Prodotto era stato aggiornato con l’inserimento del rischio di prolungamento del QTc a seguito dell’assunzione di domperidone. Nel 2008, ulteriori informazioni sul rischio di prolungamento del QTc e sul rischio cardiaco sono state inserite nelle informazioni del prodotto. Nel 2010, sono stati pubblicati in letteratura scientifica due nuovi studi epidemiologici relativi al rischio di aritmia ventricolare o di morte cardiaca improvvisa e una possibile associazione di tali eventi con domperidone. Le evidenze disponibili al momento suggeriscono che, in particolare, ad elevati dosaggi (>30 mg/giorno) o in pazienti di età superiore a 60 anni domperidone potrebbe essere associato ad un aumentato rischio di aritmie ventricolari gravi o di morte cardiaca improvvisa. Gli operatori sanitari devono essere consapevoli di questi rischi e devono avere particolare cautela nel trattamento di pazienti che presentano un prolungamento degli intervalli di conduzione cardiaca e in particolare dell’intervallo QTc, in pazienti con alterazioni significative degli elettroliti o che hanno malattie cardiache pregresse come l’insufficienza cardiaca congestizia. Il Riassunto delle Caratteristiche del Prodotto dei medicinali contenenti domperidone sarà di conseguenza aggiornato con l’inserimento di questi dati. Agenzia del farmaco

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Lancet Oncology, che spiega che la chemioterapia non fa male al feto, purché praticata dopo la 12ma settimana di gestazione. Un risultato importante, che permetterebbe di evitare la dolorosa scelta tra curarsi e rinunciare alla gravidanza e non curarsi con conseguenze a volte drammatiche per la salute materna. Quotidiano sanità

Asma, il controllo migliora trattando la psiche

segnate dal tempo o soggette ad invecchiamento problematico. Per la presenza del Biotech Complex, Rilastil Multirepair Crema contorno occhi e contorno labbra riempie le rughe profonde della zona perilabiale e pericoulare, leviga l’incarnato e ripristina l’omeostasi delle pelli molto secche e segnate, nutrendole e rigenerandole. La presenza di uno specifico Complesso Vitaminico completa l’azione antiage del prodotto, esercitando un’efficace azione antiossidante ed antirughe. La presenza dell’Eyes Care Complex contribuisce a dare uno sguardo luminoso e disteso, contrastando borse ed occhiaie. Già dalle prime applicazioni la pelle risulterà visibilmente ridensificata, compatta, nutrita e protetta e borse e occhiaie saranno attenuate

Chemioterapia in gravidanza: è possibile, poiché il feto non ne soffre Lo studio arriva dal Belgio: i bambini nati da madri che si sono sottoposte a chemioterapia durante la gestazione non hanno ripercussioni sulla salute fisica o mentale. Ecco perché non ha senso posticipare le cure nel caso venga diagnosticata una neoplasia, come si faceva finora. La notizia è stata pubblicata da The

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Nei soggetti asmatici, l'ansia e la depressione incidono negativamente sul controllo della patologia e sulla qualità di vita, aumentando le possibilità che, trattando tali comorbilità psicologiche, migliorino anche il controllo dell'asma e la qualità di vita del paziente. È la tesi sostenuta da Isabel Urrutia del Servizio di pneumologia dell'Ospedale GaldakaoUsánsolo di Bizkala (Spagna) e collaboratori, che hanno condotto uno studio crociato su 354 pazienti ambulatoriali in due ospedali dei Paesi Baschi. Per ogni partecipante sono stati raccolti i dati relativi alle variabili sociodemografiche, ai sintomi asmatici, al trattamento, al numero delle riacutizzazioni, al grado di controllo, alla qualità di vita, alla presenza di morbilità psicologiche, e al livello di attività fisica. Inoltre, in tutti è stato eseguito un esame spirometrico. Sul totale, il 77% ha evidenziato un controllo scarso o parziale della propria condizione, il 31% ha lamentato solo ansia, il 2% solo depressione, e il 10% ha mostrato ansia più depressione. Lo scarso controllo dell'asma è apparso associato a uno stato di ansia accompagnato a depressione (Or: 3,61) e al sesso femminile (Or: 1,85). L'ansia ha manifestato un effetto indipendente sulla riduzione della qualità di vita in tutti i domini; la somma di ansia e depressione ha fatto registrare un effetto ancora superiore. Doctor 33


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