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a rendere concretamente percepibili i rapporti diretti fra la ceramica d’impasto italiana del Bronzo recente e finale e quella egea sono soprattutto le anse configurate ad ascia, a corna di lumaca e a protome d’uccello, in particolare se associate a ciotole carenate. Fig. 38 - Tazze carenate dell’Italia entrale tirrenica e tazze di Troia VIIa

Fig. 38 - Nn. 1-2 da tav. 33:1 e 2 (fam. 20, nr. 45, tipo I) di I. Damiani, op. cit.. N. 3 da f. 24:3 (fam. 20, nr. 45, tipo I) da I. Damiani, op. cit. N. 4 da C. W. Blegen e altri, Troy, volume IV, parte 2 Plates, f. 253:7. Però né Jung né Borgna si accorgono che la forma di queste ciotole carenate e di queste anse cornute italiane fatte in ceramica d’impasto giunge fino a Troia. La ritroviamo infatti nelle ciotole carenate e nella anse cornute fatte a Troia in ceramica locale pseudominia. Questo ci permette di formulare un’ipotesi sulla regione di provenienza di coloro che durante il XIII ed il XII sec. a.C. introdussero nella città il modello di quella forma ceramica.

Le ciotole e le anse italiane sono in ceramica d’impasto non tornita, e si rinvengono in gran parte dei siti italiani peninsulari della cosiddetta Civiltà Appenninica. Ma poiché Virgilio, nell’Eneide, sostenne che una colonia etrusca d’Italia partì da Còrito (oggi Tarquinia) per recarsi nella Troade, e poiché proprio nella regione di Tarquinia si hanno testimonianze archeologiche di contatti con il mondo miceneo, noi vaglieremo in che misura quel tipo di ceramica è presente nella regione di Tarquinia, segnatamente nel bacino idromontano del fiume Mignone, cioè a Luni sul Mignone, a San Giovenale, a 89

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Dna etruschi e troia di alberto palmucci  

Dna etruschi e troia di alberto palmucci  

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