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9). CORITO-TARQUINIA E TROIA Tuttavia la ceramica della Romania somiglia, ma non è uguale a quella di Troia. Lo tesso Rutter si rese conto che la ceramica di Troia aveva stretti collegamenti pure con quella italiana. In ogni caso, Deger e Jalkotzy198 hanno osservato che tutti i portatori di quella ceramica dovrebbero aver costituito il nucleo originario di quei cosiddetti Popoli del Mare (Achei, Turuscia, ecc.) che fra gli ultimi decenni del XIII sec.a.C. e i primi decenni del XII determinarono la caduta dell’Impero Ittita, forse distrussero Troia, e tentarono d’invadere l’Egitto. K. Kilian199, sulla base di scavi fatti a Tirinto, ha sostenuto che la ceramica del TEIIIC1 ivi trovata proviene dall’Epiro, e fa parte d’un fenomeno culturale che comprende la Serbia meridionale, la Bosnia e l’Italia meridionale subappenninica, ben documentata in Basilicata. Mervyn Pophan200 e Sigrid Jalkotzy201 hanno invece rilevato che la ceramica di Lefkandi e di Aigeria ha una specifica attinenza con le coevi produzioni italiane. Marco Bettelli202 ha poi visto rapporti diretti fra la ceramica trovata in Grecia e a Troia, o parte di essa, con quella prodotta nell’Italia meridionale ed in minor misura, anche in Sar-degna e nelle Marche. K. Kilian, nel 2006, in un lavoro pubblicato dopo la sua morte, è tornato sui suoi passi ed ha rivendicato ad importazioni italiane tutta la Koiné culturale sopra indicata. Nel 2006, anche Reihnard Jung203 è giunto ad escludere che i modelli balcanici abbiano potuto influire sul tipo di ceramica d’impasto che si trova in Grecia nei contesti del TE IIIB evoluto e del IIIC iniziale, ed ha riportato il tutto sotto l’influenza di dirette importazioni dall’Italia. Egli divide la ceramica d’impasto greca in tre categorie: 1) quella che imita le forme canoniche micenee; 2) quella che si rifà ad antiche tradizioni locali (per es. i materiali delle isole Ionie, a Kalapodi, a Delfo ed a Egira); 3) quella che dipende da modelli italiani (es. i materiali di Chanià, Knosso, Teichos Dymaion, Melanion, Tirinto, Korakou (presso Corinto) e Dimini (in Tessaglia). La terza classe di ceramica greca, di tipo italico, non si incontra nei Balcani meridionali come Tracia, Macedonia e Serbia, nonostante la loro diretta confinanza con la Grecia. Tali ceramiche non si riscontrano nemmeno in Romania, Moldavia ed Ucraina. Jung individua poi un rapporto fra i cosiddetti “fornelli” rinvenuti in Tessaglia ed alcuni materiali trovati nell’Italia settentrionale come quelli di Frattesima nel Polesine. In un recente commento a Jung, pubblicato in Internet, Elisabetta Borgna osserva che 198

Deger-Jalkotzy, The Women of PY An607, “Minos”, 13, 1972, pp. 137-160. K. Kilian, Nordwestgriechische Keramic aus der Argolis und ihre Entsprechungen in der Subappeninfacies, “Atti della XX Riunione Scientifica dell’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria in Basilicata”, 1976, pp. 311-330; K. Kilian, C. Pdzuweit, & H. J. Weisshaar, Ausgrabungen in Tyrins, 19781979, “AA”, 1981, pp. 149-256. 200 M. R. Popham, L. H. Sacket, Exavattion at Lefkabdi, Eubea 1964-65: a Preliminary Report, London, 1968, p. 18; E. Milburn, M. R. Popham, The Late Helladic IIIC Pottery of Xeropolis (Lefkandi), a Summary, “BSA”, 66, 1971, p. 338. 201 S.Deger-Jalkotzy, Fremde Zwanderer im spatmykenischen Griechen. Zu einer Gruppe handgemachterm Keramik aus den Mykenischen IIIC Siedlungschichten von Aigira, Wien: Osterreische Akademie der Wissenschaften, 1977. 202 M. Bettelli, Italia Meridionale e Mondo Niceneo, Fienze, 2002, pp. 117- 137. 203 R. Jung, Chronologia Comparata. Verglei Cronologie vo Sudgriechenland und Suditalien von 1700/1600 bis 1000 v. u. Z., Wien, 2006. 199

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Dna etruschi e troia di alberto palmucci  

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