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non sono affilate. Dall’esame delle impugnature, Bianco Peroni ed Harding hanno dedotto che si tratti di spade a lingua da presa196. Jung le relaziona invece ad un tipo di spade a codolo trovate in Egitto, nel Levante ed in Asia Minore (f. 24)197. Ma, nell’uno e nell’altro caso, tutte queste spade dovrebbero rappresentare una variante orientale delle spade di derivazione europea e particolarmente italiana. La mappa dei ritrovamenti di queste armi mostra infatti che la loro diffusione in Egitto, in Siria, in Tracia e nell’impero Ittita (Attusa, Arzawa), durante gli inizi del XII sec.a.C., corrisponde alle regioni che a quel tempo furono invase dai Popoli del Mare, soprattutto da quei Pelescet (Pelasgi) che la tradizione mitostorica faceva partire proprio dall’Italia. Quanto ad Attusa (khatti), la città è espressamente nominata dal faraone Ramses III fra quelle conquistate dai Popoli del Mare (vd. p. 59). 7). CERAMICA D’IMPASTO E CERAMICA PSEUDOMINIA Alla seconda metà del XIII sec. a.C. risalgono alcuni frammenti ceramici trovati a komnòs (nell’isola di Creta), di provenienza, sembra, sicula ed enotria. Frammenti subappenninici sono stati pure trovati nella costa occidentale della stessa isola. Potrebbe trattarsi di depositi lasciati da gente che dalla Sicilia e dall’Italia cercava di stabilirsi nel Mar Egeo e sulle coste del Mediterraneo orientale. *** Noi abbiamo già visto che sia nella Grecia continentale che nell’isola di Creta sono state individuate ceramiche che non rientrano nella produzione micenea del tempo della distruzione dei Palazzi da parte di una popolazione invaditrice. Esse si dividono in due classi. 1) La Barbarian Ware, così denominata per le sue forme barbare, cioè diverse da quelle micenee, e simili alle balcaniche e soprattutto alle italiche. 2) La Ceramica Grigia o Pseudominia, per le sue caratteristiche tecniche simili a quelle di certa ceramica italiana e di quella troiana. 8). LA BARBARIAN WARE La ceramica micenea era in argilla depurata, fatta al tornio e cotta in forni ad alta temperatura. Però, assieme alla ceramica micenea e soprattutto nei siti che subirono distruzioni, è stato trovato in Grecia un tipo di ceramica d’impasto non tornita e con ciò diversa da quella micenea. Questo tipo di ceramica fa la sua precoce comparsa nel TEIIIB a Tirinto e Micene (in Argolide) dove avvennero le prime distruzioni. La ritroviamo poi a Chanià e a Komnòs (nell’isola di Creta), ma è nell’ultimo IIIB e nel IIIC ch’essa raggiunge il suo massimo sviluppo. A Chania, per esempio, se ne trova in una abitazione distrutta all’inizio del IIIB, per poi continuare nel IIIB tardo e nel IIIC iniziale. Complessivamente, sarà presente a Tirinto, Micene, Aigeria, Sparta-Menelaion, Lekfandi, Karakou (presso Corinto) e nell’isola di Creta. C’è chi vede nella presenza di questa Barbarian Ware in Grecia e nelle isole il segno della presenza di gruppi di popolazioni straniere. Jeremy Rutter ed altri hanno notato che questa ceramica fatta a mano ha i suoi più vicini paralleli con le ceramiche che si ritrovano a Troia dopo la sua distruzione (Troia VIIb1). A loro avviso li avrebbe pure con 196

V. Bianco Peroni, Die Schwerter in Italien / Le spade nell’Italia continentale “PBF”, IV, 1, Munchen, 1970, p. 74, tav. 24, 172; A. F. Harding, The Mycenaeans and Europe, London, 1984, p. 183, n. 44. 197 R. Jung, I Bronzi internazionali , cit., pp. 140-143.

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Dna etruschi e troia di alberto palmucci  

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