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sciamare nelle Isole Egee (soprattutto a Samotracia, Lesbo, Imbro, Lemno, ecc.) e sulle coste dell’Anatolia (Placia, Scillace, Cizico, ecc.). E si diceva pure che poi i Tirreni-Pelasgi si vendicarono. Erodoto raccontava che coloro che avevano emigrato nell’isola di Lemno tornarono nell’Attica, rapirono molte donne Ateniesi, e le portarono oltre il mare come concubine. La notizia che più ci illumina sulla distruzione della cittadella di Atene è però quella che ci ha fornito Eustazio: “Una volta i Tirreni, dopo aver riunito grande bande di pirati, vinsero gli Ateniesi, li presero prigionieri e ne saccheggiarono la città” (vd.p. 38).

4). DOPO IL CROLLO DEI PALAZZI: TE IIIC (XII sec. a.C.) Dopo le distruzioni avvenute alla fine del TE IIIB, le città argoliche di Micene e Tirinto non rimasero completamente deserte. I loro Palazzi furono ricostruiti, e le loro fortificazioni continuarono a funzionare. Però esse saranno nuovamente distrutte tra il 1150 e il 1125 a.C. Più o meno nello stesso periodo furono distrutte anche Iria nella stessa Argolide e la cittadella di Atene nell’Attica. Siamo al tempo in cui i Popoli del Mare (fra cui i Turuscia ed i Pelescet), dopo le sconfitte subite ad opera degli Egizi per aver tentato di invadere la valle del Nilo, tornano a sciamare fra le isole e le coste del mediterraneo orientale (vd. p. 64).

Durante il XII secolo nell’isola di Creta (a Karphi, Kavousi-Kastro, Chalasmeno, Katalimata, Erganos, Kastros Kepahala e Kastri) sono avvenuti flussi di emigranti dal continente. Alla fine del XII secolo ed all’inizio dell’XI, si hanno sepolture dentro la cittadella di Micene e dentro l’acropoli di Atene. Durante la seconda metà del TE IIIC, nell’Attica (ad Atene e a Perati) e nell’isola di Rodi, fa la sua prima comparsa la cremazione con sepolture in singole ciste. Queste incinerazioni sono state variamente considerate come provenienti dall’Anatolia occidentale oppure dall’Epiro ai margini della Grecia micenea. *** Si ritiene che coloro che determinarono il crollo della civiltà achea (oggi chiamata micenea), siano stati i cosiddetti Popoli del Mare. Per la loro identificazione vedi più avanti. In chiave mitica, si narrava peraltro che Agamennone (re di Micene) inviò Eolo in Italia, presso lo stretto di Messina per cercare di fermare i Tirreni che si preparavano a devastare la Grecia153.

L’avanzata dei Popoli del Mare turbò l’equilibrio dei regni micenei e del vicino oriente fino a sconvolgere il gioco delle alleanze e dei rapporti fra gli Stati. All’interno degli stessi paesi ci fu naturalmente chi si oppose agli invasori, ma ci fu pure chi patteggiò con essi o addirittura si unì a loro. Uno dei casi dovette essere stato quello di Atene, e più tardi quello di Ugarit in Siria. Come dice Louis Godard, sembra che i Palazzi micenei siano stati distrutti dai Popoli del Mare, ma sembra pure che altri micenei si siano alleati coi Popoli del Mare154. E’ facile supporre che quanti erano insoddisfatti del regime palaziale 153

Servio Danielino. Ad Verg Aen. , I, 52: “Aeolus, Hippotoe sive Iovis filius qui cum bellum quo Tyrrenus, Lipari frater, Peloponnesum vastare proposuisset, missus ab Agamennone ut freta tueretur, pervenit ad Liparum qui supra dictas insulas regebat imperio, factaque amicizia Cyanam filiam eius in matrimonium sumpsit et Strongulam insulam in qua maneret accepit”. 154 Louis Godard, L’invenzione della scrittura, Torino, 2001, p. 260.

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