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se etrusco. In un frammento di Eraclide Pontico (III sec. a.C.) si legge: Omero dalla Tirrenia si recò a Cefallonia ed Itaca dove ammalatosi perse la vista149. Itaca era una delle città dove si diceva che fosse nato Omero. Ciò consente di sostenere che, nella parte perduta del frammento, Eraclide abbia detto che Omero era nato in Etruria. 13). LE TAPPE E L’EPOCA DELLA

MIGRAZIONE.

A grandi linee, le tappe della mitica migrazione tirreno-pelasgica dall’Italia verso oriente, attraverso i Balcani meridionali (f. 12), possono essere così ricostruite: Regisvilla / Maltano, Gravisca (Corito - Tarquinia) > Sicilia (Elimi) > Acarnania > Epiro (Dodona) > Macedonia (Aiane, Elimia) > Beozia (Tebe) > Attica (Atene) / Argolide e Tessaglia > Isole Egee (Lemno, Imbro, Samotracia, Lesbo, Creta, Milo, Antandro, Tenedo, ecc.) > Asia minore (Troade, Misia, Lidia, Cizico, Chersoneso, Ascania, ecc.). Secondo Dionigi d’Alicarnasso, le migrazioni dei Tirreni dall’Italia verso il bacino orientale del Mediterraneo iniziarono due generazioni prima della guerra di Troia e si protrassero anche dopo di essa150. Parallelamente, Strabone sosteneva che le migrazioni pelasgiche in Anatolia era avvenute prima, durante e subito dopo la guerra di Troia151. Qualunque sia la vera data di quella guerra, gli storici greci la posero variamente in un arco di tempo che andava dal 1334 (Duride di Samo) al 1250 (Erodoto), al 1184 (Eratostene) e al 1135 a.C. (Eforo di Cuma in Elide). Gli antichi potevano quindi variamente intendere che la leggendaria migrazione dei Pelasgi o Tirreni dall’Italia verso oriente fosse avvenuta in un momento del tempo che intercorre tra la fine del XV e quella del XII sec. a.C. Ciò potrebbe confortare la proposta che ipotizza una migrazione dall’Italia verso oriente sulle rotte già aperte dai Micenei che erano venuti in Italia: migrazione che sarebbe culminata poi nello sciamare dei cosiddetti Popoli del Mare (Tirreni, Pelasgi, Sicuili, Sardi) fra le isole del mar Egeo e sulle coste dell’Africa e dell’Anatolia. Ma le migrazioni potrebbero essere già cominciate, come abbiamo già detto (vd. p. 21), ai tempi in cui i Rinaldoniani (secc. XVII-XVI) e i popoli che li seguirono (secc. XV-XIV) dovettero abbandonare le loro sedi italiche poste fra il Tevere e l’Arno.

I,38) ed Aulo Gellio (XVII, 21,6), egli venne in Italia durante il regno di Tarquinio il Superbo. Giamblico sosteneva che egli ebbe molti etruschi fra i suoi primi discepoli. Con evidente anacronismo, si credé pure che Numa Pompilio, re di Roma, avesse frequentato la scuola di Pitagora a Crotone in Calabria (Gianblico, Vita di Pitagora, 142; Dionigi Alic. op. cit., II, 59; Tito Livio, op. cit., I, 18, 2-4). Plutarco riferiva che un etrusco di nome Lucio, discepolo di Moderato Pitagoreo (I sec.d.C.), sosteneva che “Pitagora fu un tirreno; non per parte di padre, come taluni intendono, ma per essere egli nato, cresciuto ed educato nella Tirrenia” (Questioni conviviali, VIII, 727 B). Aristotele e Giamblico riferivano un fatto che sarebbe avvenuto durante il soggiorno di Pitagora in Etruria: il filosofo, con un morso, avrebbe ucciso un serpente velenoso (Aristotele, frag. 19, Rose). 149 FGH, II, p. 232. 150 Dionigi di Alicarnasso, op. cit. , I, 23; 28. 151 Strabone, Geografia, XII, 8,4.

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Dna etruschi e troia di alberto palmucci  

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