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Si diceva che coloro che introdussero a Samotracia la religione dei Misteri fossero stati due fratelli: Dardano e Iasio142. Secondo la tradizione virgiliana, essi venivano dalla etrusca città di Còrito (oggi Tarquinia). Costoro erano figli di Giove, o di Còrito, e di Elettra figlia di Atlante. Da Còrito (oggi Tarquinia) emigrarono nell’isola di Samotracia. Da qui poi Dardano si portò in Asia Minore dove i suoi discendi fonderanno Troia 143. Iasio, invece, durante il soggiorno a Samotracia, nelle isole Egee, avrebbe avuto rapporti sessuali con Cibele, la dea madre di tutti gli dèi144; e dalla loro unione sarebbero nati i Coribanti. Nel 1831 Carlo Avvolta riferiva di aver visto dipinta sulla parete di una tomba etrusca di Tarquinia la dea Cibele, madre di tutti gli dèi, con corona turrita e scettro reale su un carro a due ruote trainato da quattro leoni e preceduto da una processione di dodici Coribanti (quanti i popoli etruschi) che suonavano flauti e tamburelli. In un’altra tomba, poi, egli diceva, si vedeva la stessa Cibele che concedeva la mano destra a un personaggio maschile145: forse lo stesso Iasio (figlio del re di Còrito Tarquinia) col quale la dea aveva avuto rapporti sessuali. Dalla loro unione era nato Coribante capostipite dei Coribanti. I dipinti di queste tombe sono purtroppo perduti. Secondo altre versioni, era stata la dea Demetra ad innamorarsi di Iasio. Per questo motivo gli aveva donato il chicco del grano; e dalla loro unione consumata su un campo di grano, era nato Pluto, il cui nome significava ricchezza146. A Tarquinia, nel porto di Gravisca, si veneravano Demetra, Core e Apollo. In alcune statuette, Demetra è seduta assieme a Iasio e al figlio Pluto147. A Lemno, dove prima dell’arrivo dei Tirreni Pelasgi esisteva una popolazione d’origine Tracia che venerava Efesto, dio del fuoco, le divinità cabiriche si mutarono nei tre fratelli nati dall’unione di Demetra con Efesto.

12). PITAGORA E OMERO. Si narrava che il filofoso greco Pitagora (571-497 a.C.) fosse un tirreno discendente da coloro che avevano colonizzato Lemno148; e c’era perfino chi sosteneva che Omero fos142

Secondo Mnasea di Patera (III sec.a.C.), Dardano proveniva da un luogo che Mnasea, stando al frammento che ci rimane, non precisa (Stefano Bizantino, De urbibus, s.v. Dardania). Secondo alcuni, veniva da Feneo, città dell’Arcadia (Varrone, in Servio Dan., All’Eneide, III,167; Dionigi Alic., Antichità Romane, I, 61; 68). Secondo Diodoro Siculo ( Biblioteca Storica, V, 47-49), era nativo di Samotracia. 143 Virgilio, Eneide, III, 170 ss. ; VII,205-211; 240-242. 144 Hermippo di Smirne (III sec. a.C.), in Igino, Astronomia, 7: “Hermippus qui de sideribus scripsit ait Cererem cum Iasione Coriti filio concupisse”. 145 C. Avvolta, “Boll. Ist.”, 1831; G. Dennis, Viaggio in Etruria, 1850, I, 384, n. 7; M. Pallottino, Tarquinia, 1939, col. 383, n.11; 412, n.21; Catalogo ragionato della Pittua Etrusca, 1985, pp,. 77 e 341. 146 Diodoro Siculo, Storia Universale, V, 46. 147 Vedi F. Colivicchi, I Materiali Minori (Gravisca), Bari, 2004, passim. 148 Neante di Cizico (III sec.a. C.) riferiva: “C'è chi dimostra che suo padre Mnesarco fu un tirreno di quelli che colonizzarono Lemno. Da lì venuto a Samo per affari, vi rimase e vi divenne cittadino. Quando poi Mnesarco navigò per l'Italia, il giovane Pitagora lo accompagnò in quella terra che era molto fortunata, e poi di nuovo navigò in essa”. Neante elencava infine i due fratelli maggiori: Eunosto e Tirreno (in Porfirio, Vita di Pitagora, 2). Pitagora, secondo Aristosseno, Aristarco e Teopompo, era tirreno (Clemente Aless., Strom., I, 62). Lo stesso Aristarco specificava che “proveniva da una di quelle isole (cioè Lemno ed Imbro) che erano state occupate dagli Ateniesi quando avevano cacciato via i Tirreni” (in Diogene Laerzio, VIII,1). E' interessante rilevare che sia l'isola di Lemno, nell'Egeo, sia l'isola d'Elba, in Etruria, furono chiamate anche Etalia, e che i Pitagorici ritenevano che nel loro maestro si fosse reincarnata l'anima di Etalide. Questi, secondo Apollonio Rodio, era figlio di Ermes, ed era stato un argonauta di quelli che erano andati ad abitare a Lemno prima che vi giungessero i Tirreni scacciati da Atene (Argonautiche, I, 640, ss. ; III, 1175). Etalide o Etalio, era anche il nome di uno dei marinai etruschi che avevano rapito il dio Dioniso, e che questi aveva trasformato in delfini (Ovidio, Metamorfosi, III, 647; Igino, Leggende, 134). Pitagora, per Tito Livio (I, 18,2), era un contemporaneo di Servio Tullio; e secondo quanto specificano Cicerone (Tusc.,

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Dna etruschi e troia di alberto palmucci  

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