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zione secondo cui gli atti legislativi non erano validi se mancavano di quel particolare655, potrebbe bastare questo solo difetto per sostenere la falsità del “rescritto”656.

655

Manca il nome del destinatario del presunto rescritto657.

Costantino, nei decreti imperiali del suo tempo, ha la qualifica di Augusto; i suoi figli (Costantino Juniore, Costanzo, Costante) ed il suo nipote Dalmazio hanno quella di Cesare con l’aggiunta frequente di nobilissimo. Costante fu eletto nel 333, e Dalmazio nel 335; e poiché il “rescritto” contiene i nomi dei primi tre, ma non quello di Dalmazio, ne consegue che l’atto dovrebbe essere stato emanato dopo che Costate fu eletto Cesare, e prima che lo fosse Dalmazio, cioè fra il 333 ed il 335. Nel nostro rescritto comunque manca ai figli di Costantino sia il titolo di Cesare che la qualifica di nobilissimo. E’ questo un ulteriore indizio della falsità del documento658.

Cod. Theod., I, 1,1: Si qua posthae edicta sine constitutiones sine die et consule fuerint deprehensae, auctoritate careant. 656 In risposta, il Mommsen (Berichte der sachs. Gesellsch. d. Wiss., 1850) ha congetturato che il datum potesse essere stato inciso in alto o a lato del tempio che l’imperatore avrebbe ordinato di costruire. 657 J. Gascou pensa ad una omissione del lapicida (J. Gascou, Le Rescrit d’Hispellum, “Mélanges d’Archeologie et d’Histoire”, 79, 1967, n° 2, p. 623). 658 Il Dessau pensa che l’omissione sia accidentale e dovuta alla negligenza del lapicida. Sarebbe però strano che un superficiale lapicida abbia potuto copiare su un marmo da esporre alla cittadinanza un atto così importante senza la accorta assistenza delle autorità cittadine. Mommsen (op. cit) ha voluto azzardare che il “rescritto” sia stato emanato prima che Costante fosse nominato Cesare, ma che il suo nome fosse stato ugualmente incluso; ora, per non umiliare Costante che non poteva esser definito Cesare non lo si sarebbe fatto nemmeno per gli altri. Giustamente, Andreotti obietta che la teoria del Mommmsen “è insostenibile nella sua stessa motivazione: un atto governativo doveva essere emanato con tutti i requisiti esteriori per la sua validità e, d’altra parte, senza l’aggiunta della menzione di persone non ancora partecipi del potere sovrano” ( R. Andreotti, Contributo alla Ddiscussione del Rescritto costantiniano di Hispellum, in Problemi di Storia e Archelogia dell’Umbria, “Atti del Convegno di Studi Umbri (Gubbio, 26-31 Maggio 1963)”. Andreotti però, in sostituzione di quella del Mommsen, costruisce una propria teoria secondo cui il “rescritto” si data nel breve lasso di tempo che va dalla morte di Costantino (22-05-337) alla proclamazione di Costantino Iuniore, Costanzo e Costante a nuovi Augusti. Sarebbe accaduto che, dopo la morte di Costantino, i suoi parenti da parte della matrigna Teodora, compreso Dalmazio, furono trucidati. Andreotti suppone che durante l’interregno gli atti di governo siano stati ancora emanati col nome di Costantino: ciò però poneva il problema se negli atti emanati i tre figli del defunto imperatore dovessero esser chiamati Cesari oppure già Augusti. “Ciò spiegherebbe”, dice Andreotti, “la mancanza di qualsiasi data “ nel rescritto. Tuttavia, come ammette lo stesso Andreotti, l’iscrizione di Spello rimane incompleta perché priva di ogni qualifica data ai figli di Costantino. Ciò sarebbe imputabile alle turbinose vicende che seguirono alla morte di Costantino. “La copia del rescritto”, conclude Andreotti, “dopo la fretta del primo entusiasmo, fu sostituita da un’altra o, più probabilmente, dimenticata. Il provvedimento concedeva una celebrazione della Gens Flavia, ben presto inattuale per i tragici colpi inferti dal destino”. In sé, però, il testo del “rescritto” non consente di spostarne la data di emissione; e comunque Andreotti non spiega alla fine come o perché nell’iscrizione di Spello i figli dell’imperatore siano privi della qualifica di Cesare che loro competeva. Gascou (op. cit., p. 621) gli ha replicato che non c’è alcuna ragione di pensare che la cancelleria abbia sostituito la copia del “rescritto”, né che le autorità di Spello abbiano preso l’iniziativa di modificare la formula di un messaggio imperiale. Egli propone questa nuova ipotesi: “il rescritto deve essere stato redatto sia negli ultimi mesi di vita di Costantino sia nel periodo dell’interregno; ma esso non sarà stato inciso che dopo il 9 settembre 337: in quel momento il figli di Costantino erano stati dichiarati Augusti, ma l’esemplare pervenuto avanti quella data alle autorità di Spello portavano il titolo di Cesare per i figli di Costantino. Non era possibile, senza assurdità, dare il titolo di Augusto sia a Costantino che ai suoi figli. Per contro, dare ai figli il titolo di Cesare sarebbe stato anacronistico: le autorità di Spello, davanti a questa difficoltà, si sono risolute di non dare loro alcun titolo”. Anche a lui però si può obiettare che in sé il testo del rescritto non consente di spostarne la data di emissione; né è possibile sostenere che le autorità di Spello avevano il potere di modificare la formula di un “rescritto” imperiale; né c’era alcuna necessità di farlo.

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