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*** Tacito raccontò che, nell’anno 47 a.C., l’imperatore Claudio, riferì in Senato attorno al Collegio degli Aruspici, affinché quell'antichissima disciplina d'Italia non venisse in disuso per pigrizia. Spesso nei momenti difficili per la repubblica gli aruspici erano stati chiamati, per ammonimento dei quali le cerimonie furono dapprima rinnovate, e poi compiute in maniera più rituale. I priores degli Etruschi, di loro iniziativa o sospinti dal senato romano, avevano custodito quell'arte e l'avevano propagata di famiglia in famiglia. Questo ora avviene con minor diligenza per colpa della comune trascuratezza verso le buone arti, e perché prevalgono superstizioni straniere. E sebbene per ora tutto vada bene, bisogna pur render grazia alla benignità degli dèi, affinché la posterità non dimentichi i riti delle cerimonie tra le incertezze del culto. Allora il Senato decretò che i pontefici esaminassero quelle cose dell'aruspicina che si dovevano conservare e consolidare648. I “priores dell'Etruria” che, nel discorso di Claudio, avevano “di loro iniziativa” custodito l'arte dell'aruspicina, e “l'avevano propagata di famiglia in famiglia”, ci richiamano alla mente quella mitica folla (Cicerone), o quei lucumoni (Censorino), o quei dodici figli dei principes etruschi (Scoliasta di Lucano), che erano convenuti a Tarquinia per ricevere gli insegnamenti di Tagete. I priores dell'Etruria, dice Claudio, lo avevano fatto di loro iniziativa, oppure per impulso (impulsu) dei senatori romani. Noi possiamo cercare di ricostruire la delibera del Senato Romano. C'è un passo de Le leggi, dove Cicerone dice: Se tale è l'ordine del Senato, i prodigi e i portenti siano annunciati agli aruspici etruschi; e l'Etruria insegni la disciplina ai prìncipi649. Ne La Divinazione, poi, Cicerone specifica: A quel tempo, presso i nostri padri, quando lo Stato fioriva, il Senato giustamente decretò che, tra i figli dei prìncipi, sessanta (cod. sex) presi dai singoli popoli dell'Etruria fossero istruiti nella Disciplina, affinché un'arte così importante, a causa della povertà di chi la praticava, non scadesse ridotta al livello del pagamento e del guadagno650. La notizia è ripetuta con qualche variante da Valerio Massimo (I sec. a.C. – I d.C.): A quel tempo, poiché lo Stato era fiorente e ricchissimo, dodici (cod. decem) figli dei prìncipi, con decreto del Senato, furono presi fra i singoli popoli dell'Etruria per

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Tacito, Annali, XI, 15. Cicerone, Le leggi, II, 9, 21: “Prodigia, portenta ad Etruscos haruspices, si senatus iussit deferunto Etruriaque principes disciplinam doceto”. Che non si tratti di principes romani, ma etruschi, si evince dal confronto con il discorso di Claudio, dove si parla di “priores dell'Etruria”, e con il mito di Tagete, dove si parla di dodici figli di principes etruschi. Inoltre, dall'elenco fatto da Thulin, e integrato da M. Torelli, comprendente tutti gli aruspici attestati nelle fonti letterarie ed epigrafiche, figura che il luogo di origine dei personaggi è soltanto l'Etruria, almeno fino a tutto il primo secolo dopo Cristo. 650 Cicerone, De Divinazione, I, 92: ”Bene apud maiores nostros senatus tum, cum florebat imperium, decrevit ut de principum filiis sexaginta (cod. sex) [ex] singulis Etruriae populis in disciplinam traderetur, ne ars tanta propter tenuitatem hominum a religionis auctoritate abduceretur, ad mercedem atque quaestum”. Per analogia con il numero dei membri del Collegio dei Sessanta Aruspici, archeologicamente documentato a Tarquinia, “sex” va corretto in “sexaginta ex”. 649

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Dna etruschi e troia di alberto palmucci  

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