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E’ pensabile che tra la fine del X e l'inizio dell'XI secolo, l'abitato che si chiamava Torre di Corneto si sia ampliato fino a comprendere tutta la zona che ancor oggi conserva il nome di Castello di Corneto, e che per la presenza di resti etrusco-romani era denominata Civitas. Durante l’XI sec. la competenza di questa Civitas divenne certamente più ampia di quella del Castello, ma la zona cinta di mura dovette essere ancora solo quella del vecchio Castello. Non esistono, infatti, in tutta Corneto, avanzi di mura urbane di sec. XI. Abbiamo solo memorie e resti di rari e sparsi edifici. Dentro il Castello abbiamo la Torre, la cella di S. Maria alla Ripa e il Palazzo della contessa Matilde di Canossa; fuori il Castello, solo la chiesa di S. Martino564. La prima menzione di questa chiesa è del 1045, quando un “abitante nel Castello di Corneto” cede all’Abbazia di Farfa, con atto notarile stipulato “in Corneto”, la propria parte di possesso della chiesa di S. Martino posta “nel luogo che è detto presso Castello Vecchio”; l’anno seguente, nel 1046, altri “abitanti nel Castello di Corneto” vendono all’Abbazia, con atto stipulato “in Corneto” le restanti parti di proprietà della stessa chiesa posta “nel luogo che è detto presso Castello Vecchio”. Qualche anno dopo, un documento del 1051 localizza la chiesa nella “Civitas di Corneto”565. La chiesa esiste ancora, e si trova lontano dalle mura del vecchio castello; anzi, è più vicina a quelle del futuro centro urbano. Evidentemente, nel 1046, la Civitas di Corneto si estendeva ampiamente a macchia di leopardo oltre le mura del castello vecchio, però gli edifici decentrati, come la chiesa di S. Martino, venivano ancora individuati solo in rapporto al castello566. Dunque, la cinta muraria medievale della più ampia Civitas non esisteva ancora; e, d’altra parte, come già abbiamo detto, non esiste a Corneto alcun resto di mura urbane di sec. XI. Nel 1082, poi, La contessa Matilde di Canossa emise un decreto “nel palazzo che è dentro il Castello chiamato Civitas di Corneto”567. Verosimilmente, in quella data, il centro politico ed amministrativo del Castello chiamato Civitas era ancora dentro il Castello stesso. Corneto esploderà tra la seconda metà dell’XI secolo ed il XII quando diverrà il primo libero comune d’Italia in ordine di tempo e stipulerà trattati commerciali con Pisa e con Genova568. Al XII secolo risalgono, infatti, importanti monumenti; e proprio ancora all’interno del Castello verrà iniziata nel 1121 la costruzione della grande chiesa di Santa Maria. D’ora in poi, di norma, il luogo non sarà più chiamato Castello di Corneto, ma solo

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Tiziani (op. cit., p. 9 e n. 13) data all’XI/iniz. XII sec. alcuni conci rintracciabili sulle fiancate di S. Maria di Castello (cm. 22 x39; 23 x 39; 24 x 41; 23 x 41) ed altri rinvenuti nell’area della chiesa di S. Nicola (cm. 19, 5 x 63 x 22) ch’era sotto la ripa del Castello; alcuni conci analoghi si troverebbero poi riutilizzati nel Palazzo dei Priori, nella chiesa del Salvatore e in quella di S. Martino. Nessun concio dunque appartiene a mura urbane, se non forse indirettamente quelli trovati nell’area della chiesa di S. Nicola e sul fianco di S. Maria di Castello. Si potrebbe anche supporre che nell’XI sec. le mura del Castello di Corneto fossero sostanzialmente ancora quelle di epoca etrusca-romana. 565 R. F. , V, doc. 1237 (anno 1045): “Habitator castelli turris de Corgnito […] omnem meam portionem de ecclesia Sancti Martini in loco qui dicitur prope Castellum vecclum […]. Actum in Corgnito.”; V, doc. 1236 (anno 1046): “Habitatores castelli turris de Corgnito […] omnem portionem nostram de ecclesia Sancti Martini, in loco qui dicitur prope castellum vecclum […]. Actum in Cognito”, C. F., c. 133 A: “ecclesia Sancti Martini in loco qui dicitur prope Castellum Vecclum”; R. F. ,IV, doc. 824 (anno 1051): “ infra Civitatem de Corgnito [...] In platea quae est iuxta aecclesiam quae vocatur Sancti Martini [...]. Infra suprasriptam Civitatem quae vocatur Corgnitum”. 566 E’ anche possibile che, viceversa, la zona della chiesa di S. Martino fosse stata detta “Presso Castello Vecchio” per esser prossima agli avanzi delle vecchie mura etrusco-romane che ancora circondavano l’antica civitas. 567 R . F. , V, p. 49, nr. 1049. 568 Vedi A, Palmucci, Il trattato di pace fra i Cornetani e i Genovesi, “BollSTAS”, 23, 1994; I rapporti di Genova e della Liguria con Corneto e l’odierno alto Lazio nei notai liguri dal 1186 al 1284, “BollSTAS”, 24, 1995; Anno 1385: Il papa cede Corneto in pegno ai Genovesi, “BollSTAS”, 25, 1996; I rapporti fra Corneto e Genova nei secoli XII e XIII e gli atti dei notati liguri dal 1186 al 1264, in Atti del Convegno di Studi “I Pellegrini nella Tuscia Medievale: vie, luoghi e merci”, Tarquinia, Palazzo dei Priori, 4-5 Ottobre, 1997, Tarquinia, 1999, pp. 211-267.

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Dna etruschi e troia di alberto palmucci  

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