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Nel caso di Corneto però l'analisi della più antica cinta muraria non può prescindere da quella delle tappe dello sviluppo dell’abitato che circondarono, né da quella delle denominazioni che questo andò di volta in volta acquisendo. In un documento dell’805, si trova un cenno a una “valle che è detta in Cornietu”544. In una lettera, poi dell’853, nella quale il papa Leone IV comunica a Virobono, vescovo di Tuscania, i territori compresi nella sua diocesi, si trova ancora un accenno a una “valle de Cornieto”, e si menziona pure un “territorio corgnetanensi”545. Ora, l'esistenza di un territorio corgnetanensi dovrebbe presupporre un distretto fiscale o comunque un'unità amministrativa che avesse o avesse avuto sede in Corneto, come poteva essere quella di un'antica Civitas o di una dismessa diocesi. Il documento, però, elenca dettagliatamente vari fondi e chiese del territorio corgnetanensi, ma paradossalmente non menziona nessuna chiesa posta nella presunta Corneto, né menziona la stessa Corneto. Menziona invece Tarquinii. In quello stesso anno 853, l’imperatore Ludovico II conferma all’abate Adalberto tutti i beni di S. Salvatore; e, fra questi, elenca la cella di S. Stefano in Tarquinii546, ma non nomina Corneto. D’altra parte, il primo documento ci è noto solo da una copia fatta a Corneto nel XII secolo; e c’è chi, come Del Lungo, sospetta che in quella data possa essere stato creato ad arte547. In ogni caso, si può supporre che, nel primo documento, la mancanza del nome e della chiesa di Corneto, sia indicativa del fatto che al tempo a cui esso si riferisce, il territorio in questione veniva chiamato corgnetanensi solo perché aveva conservato nel tempo il nome derivato da quello del territorio di una antica civitas che, almeno come tale, non esisteva più. Forse, già dal tardo Impero, questa Civitas aveva subito un progressivo spopolamento culminato nel sec. IX quando la regione fu sottoposta alle incursioni saracene venute dal mare. Pare, peraltro, che nell’882, i Saraceni abbiano devastato il monastero di S. Maria del Mignone, tanto che la struttura sia rimasta inutilizzata per 42 anni sino al 924548. La prima sicura attestazione dell’esistenza di un centro medioevale chiamato “Torre di Corgnito” è del 939549. Evidentemente, in quella data, sul luogo dell’antica Civitas, era stata eretta una Torre con funzioni di vedetta e controllo della via Aurelia e della marina; e a questa torre si trovavano addossate alcune case occupate da qualcuno ch’era venuto ad abitarle. Abitatores, cioè residenti (ma non originari con certezza), vengono definiti nei documenti dell’epoca gli abitanti del luogo550. Passarono poi quarant’anni durante i quali questa Torre non venne più nominata; e solo a partire dal 976 riapparve come “Torre e Castello di Corgnetu”, ovvero come una torre attorno alla quale era stata organizzata una cinta di mura, strutturata sui resti, come vedremo, di una cerchia etrusca. Abitatores, cioè residenti (ma non originari con certezza), 544

F. Brunetti, Codice Diplomatico Toscano, II, 1, pp. 343-344, nr. 64: “valle qui dicitur in Cornieto”. Migne, Patr. Lat. , CCXV: “In finibus vero Maritimae, terrirorio corgnetanensi, fundum qui vocatur Poppe Lupuli inde, cum terris cultis et incultis, qui est secum fluvium Martam, et cum omnibus eius pertinetiis. Item et fundum qui vocatur Poppe Sanctae Mariae, cum terris cultis et incultis, plagiis quoque et appendiciis suis, vel cum omnibus eius pertinentiis atque Poppe iuxta Waldimandiam, et terras Sacti Stephani, cum omni eorum convenientia, findum qui vocatur Tureranzula cum integritate sua. Plebem Sanctae Mariae quae posita est in Terquinio, cum vineis terris, pratis et cum omnibus suis pertinentiis, in Ancarana fundos quatuor, vidilicet montem vulpium, Buttem et Saccali, cum puppis eprum ex utraque parte fluvii Mariae, et cum omnibus eorum convenientis, fundum qui vocatur Fultona inde inde, cum suis omnibus pertinentiis”. 546 Codice Diplomatico Amiatino, I, pp. 279-281, nr. 123. 547 S. Del Lungo, “BollSTAS”, 1999, p. 43, n. 98. 548 Reg. Farf. , III, p. 152, nr. 439; Cronicon Farfense di Gregorio di Catino, II, pp. 10-16; C. Calisse, Storia di Civitavecchia, Firenze, 1936, p. 78 e n. 1; P. Fedele, Carte del monastero dei SS cosma e Damiano in Mica Aurea, “ASRSP”, 21, 1898, p. 477; Silvestrelli, Citta, Castelli, ecc. , I, p. 13. 549 Reg. Farf., III, p. 54, nr. 352 (anno 939): “ habitatores in turre de Corngnito [...]. Actu in turrim de Corgnito” . 550 Reg. Farf., III, p. 54, nr. 352 anno 939: “habitatores in turre de Corngnito [...]. Actu in turrim de Corgnito”. 545

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Dna etruschi e troia di alberto palmucci  

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