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sero che quella era la sede predetta; e, scacciati i Siculi che la abitavano, occuparono la regione505. 505

Macrobio, Saturnalia, I, 7, 219. Noi abbiamo già visto come Dionigi di Alicarnasso avesse volutamente o meno equivocato il testo di Erodoto per cui scambiò gli Umbri d’una città italica ch’egli chiama Crotone con i Pelasgi della città greca di Crestona, che Erodoto diceva venuti dalla Tessaglia (vd. n. 81 a p. 44). Ma una volta scambiati i suoi presunti umbri di Crotone, in Italia, con i Pelasgi d’origine tessala della città greca di Crestona, Dionigi volle considerare d’origine tessala anche gli abitanti della sua inesistente città umbra di Crotone che egli poi chiamerà pure Cortona (come una omonima città etrusca). Così egli fuse e rimpastò vecchie leggende narrate da Ellenico e da Varrone; e, senza citare le fonti, scrisse un racconto secondo cui i Pelasgi dalla Tessaglia si spostarono a Dodona, in Epiro, dove un oracolo ingiunse loro: ”Affettatevi a raggiungere la saturnia terra dei Siculi, città degli Aborigeni, là dove ondeggia un’isola; fondetevi con quei popoli, ed inviate a Febo la decima e le teste al Cronide, ed al padre inviate un uomo” (cfr. Varrone). I Pelasgi, dunque, s’imbarcarono per l’Italia ed andarono ad approdare sull’Adriatico in una delle bocche del fiume Po, chiamata Spina (cfr. Ellanico) Qui fondarono la città di Spina, poi si diressero verso l'interno e, superati gli Appennini, vennero a trovarsi sul versante tirrenico della penisola italica nella regione dove, secondo Dionigi, a quel tempo abitavano gli Umbri. Da qui, egli continua, si spinsero fino a Cotila, nel Lazio, dove trovarono la promessa isola che galleggia (cfr. Varrone). Fatta amicizia con gli Aborigeni del luogo, li coadiuvarono nella guerra contro gli Umbri ai quali “con un attacco improvviso, presero Crotone, grande e prospera città umbra”. Dionigi continua poi narrando che i Pelasgi decaddero, e che per questo motivo lasciarono l’Etruria per tornare verso oriente (I, 17, 24). Egli aggiunge: “Il tempo in cui i Pelasgi incominciarono a decadere fu intorno alla seconda generazione prima della guerra di Troia e si protrasse oltre finché questo popolo si ridusse al minimo, ed eccetto Crotone, l'importante città degli Umbri, e qualche altro centro fondato nella terra degli Aborigeni, le altre città pelasgiche perirono. Crotone conservò tuttavia l'antica struttura fin quando, or non è molto, ha mutato nome e abitanti, è diventata colonia romana e si chiama Cortona”( Dionigi di Alic., op. cit., I, 17, 24. Egli narra la storia del ritorno dei Pelasgi dall'Etruria verso oriente, attribuendo loro, per esplicita ammissione, le stesse vicende che Mirsilo, nella sua Storia di Lesbo, aveva raccontato parlando dell'emigrazione degli Etruschi dalla loro terra ad Atene e nel bacino orientale del Mediterraneo (vd. pp. 28-30). Evidentemente, Dionigi non disponeva di fonti che avvalorassero la sua posizione, e si vedeva costretto ad ammettere di aver attribuito ai suoi antietruschi Pelasgi gli stessi eventi che Mirsilo, tre secoli prima, aveva attribuito agli Etruschi. Come si può constatare, Dionigi manipola varie volte il testo di Erodono. Prima scambia i Tirreni ellenizzati della penisola Calcidica per i Tirreni d’Italia, poi scambia i Pelasgi della la città greca di Crestona, che Erodoto diceva venuti dalla Tessaglia, per gli abitanti dell’umbra Crotone, infine elabora un racconto dove la notizia di Erodono di una migrazione pelasgica dalla Tessaglia a Crestona nella Calcidica diventa una migrazione di Pelasgi dalla Tessaglia in Italia nella città umbra di Crotone scambiata poi per Cortona. Non sappiamo davvero quale fiducia dare a questo racconto, tanto più che esso risulta essere una commistione di racconti già prodotti da Ellanico di Lesbo e da Varrone, visti attraverso l’errata lettura del testo di Erodoto. E’ poi importante che nel V sec. a.C., quando Erodoto, secondo Dionigi, avrebbe menzionato Cortona, questa era appena assunta a città, come lo indica la mancanza di una necropoli unitaria fino al V secolo. E sarebbe strano che Erodoto ed Ellanico avessero attribuito ad una città in formazione, o appena formata, eventi che si dicevano accaduti molte generazioni prima della guerra di Troia. Per identificare quale fosse la vera città etrusca di Crotone della quale aveva parlato Ellanico è opportuno considerare quel che scrisse Stefano Bizantino. Egli, alla voce Kyrtonios del suo dizionario di nomi di città, scrisse: “Kyrtonios (Cortona) città d'Italia, da Polibio libro III”. In effetti, lo storico greco Polibio (205120 a.C.), nel III libro de Le Storie, in occasione della vittoria di Annibale sui Romani al Lago Trasimeno, aveva indicato, fra questo lago ed Arezzo, una città chiamata Kyrtonios, che è l’esatta traslitterazione greca di Curtun, nome etrusco di Cortona. Stefano, poi, alla voce Kroton del suo stesso dizionario, elenca tre città.” Una è Croton in Calabria”, egli dice, “l'altra è la metropoli dell'Etruria, ed una terza è pure in Italia”. Delle tre città, una è in Calabria, e questa non crea problemi. C’è poi un’altra Croton che Stefano pone genericamente “in Italia”, il cui nome richiama quello della città di Crotone, la stessa che Dionigi di Alicarnasso aveva posto in Umbria ed identificata con Cortona. Questa è pure la stessa che Stefano, altrove, ha parimenti definito “città d’Italia”, ed ha chiamato Kyrtonion (ch’era l’altra forma del nome greco di Cortona da lui trovata ne Le storie di Polibio). C’è infine un’altra Croton. E’ quella che Stefano chiama “Metropoli dell’Etruria”, che vuol dire “città madre” oppure “capitale dell’Etruria”. Noi non crediamo che anche stavolta Stefano possa riferirsi alla Crotone o Cortona di Dionigi. Infatti, secondo Dionigi, Crotone o Cortona era umbra e tale rimase fin dopo la conquista romana. Secondo Stefano, invece, questa Crotone è in Etruria, non solo, ma ne è la capitale. Evidentemente, per Stefano, una Croton è genericamente in Italia, e si tratta dell’umbra città di Crotone-Cortona di cui aveva parlato Dionigi; l’altra è in Etruria, e si tratta di quella di cui aveva parlato Ellanico. Ricordiamo che nel V sec. a.C., quando Ellanico scriveva, Cortona era appena diventata città. Teniamo poi presente che Trogo Pompeo rispetto a Cortona privilegiava Tarquinii, forse in riferimento a Cori(n)to-Corneto. Si può allora ipotizzare che la vera Crotone di cui parlava Ellanico corrispondesse alla stessa città che Virgilio chiamava Corythus (Corneto). D'altra parte, la posizione

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Dna etruschi e troia di alberto palmucci  

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