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Sul luogo della rivelazione di Tagete sorse una scuola di aruspicina che poi i Romani istituzionalizzeranno nel collegio dei Sessanta Aruspici475. Nel testo etrusco inciso sul famoso rotolo di Laris Pulena (fine IV sec. a.C.) si parla di una scuola (alumnath), di un insieme di giovani (huzrnatre) e di un collegio di alunni (alumnatura)476 (vd. pp. 245-249). C’è comunque da pensare che gli Etruschi, o almeno gli Etruschi di Tarquinia, sapessero di aver ricevuto un notevole apporto di gente venuta da oriente. Ci sono varie fonti etrusche dove si dice che gli Etruschi dovevano qualcosa ai Lidi. La prima sono gli stessi Libri Tagetici, la seconda è l’Eneide di Virgilio, la terza è un Decreto d’Etruria. 4. I LIDI NEI LIBRI TAGETICI Proprio nei Libri Tagetici, dettati a Tarconte dall’autoctono Tagete, troviamo cenni alla venuta in Etruria d’una colonia di Lidi. Vediamo. Nella prefazione al De magistratibus populi romani, l'erudito bizantino Giovanni Lido (VI sec. d.C.) scrisse: Tirreno, trasferitosi dalla Lidia in occidente, insegnò i Misteri dei Lidi a quelli che allora si chiamavano Etruschi ed erano un popolo di Sicani477. Giovanni Lido sosteneva d’aver letto un'edizione bilingue de I Libri Tagetici, contenente il testo etrusco e la versione latina. Egli, nel De Ostentis, ne riassunse in Greco alcune parti, e ne tradusse altre dalla vulgata latina. Noi le abbiamo recentemente “riportate” per la prima volta in Italiano478. Nella prefazione al De Ostentis, Giovanni Lido presenta Tarconte in questo modo: Tarconte, così chiamato di nome, era un aruspice, come dice egli stesso nel libro (cioè nei Libri Tagetici), uno di quelli istruiti dal lidio Tirreno [...]. Ciò è manifesto dalla scrittura dei Tuschi [...]. Tarconte, dunque, il più vecchio (o presbiteros), poiché vi fu anche il più giovane (o neoteros), quello che guerreggiò ai tempi di Enea, sollevato il bambino e postolo nei luoghi sacri, pensò d’imparare da lui qualcosa sulle cose segrete. Ottenuto poi ciò che aveva chiesto, compose un libro delle cose trattate, nel quale Tarconte interroga nella lingua comune degli Itali, e Tagete risponde attenendosi alle lettere antiche e poco comprensibili a noi479. Dunque, secondo Giovanni Lido, nei Libri Tagetici era scritto che Tirreno, proveniente dalla Lidia aveva insegnato l’aruspicina a Tarconte il Vecchio. Questo Tarconte il Vecchio, che Giovanni Lido distingue dal giovane, richiama il nome di quell’Avl (= annoso, vecchio, canuto) Tarchunus (Tarconte) che, nei graffiti dello specchio etrusco di Tuscania, riceve da Tarchies (Tagete) l’insegnamento dell’aruspicina; e ri475

Cicerone, Divinazione, 1, 92; Leggi, 2, 91; Tacito, Annali, 11, 15; Valerio Massimo, Fatti Mmemorabili, 1, 1,1; Heurgon, Tarquitius Priscus et l’Organisation de l’Ordre des Haruspices sous l’Empereur Claude, “Latomus”, 12 , 4, 1953. 476 A. Palmuci, Il Fanum Voltumnae era a Tarquina, Gruppo Editoriale l’Espresso, Roma, 2011, p. 158. 477 I Sicani erano un popolo iberico, ma furono spesso assimilati e confusi con i Siculi (Giovanni Lido, De Ostentis, Proemio, Lypsiae, 1897), ch’erano gente che abitava l’Italia centro-settentrionale. Dionigi di Alicarnasso (op. cit., 1, 20; 21) menzionava espressamente Faleri, Fescennino, Cere, Alsio, Saturnia e Pisa fra le città etrusche di origine sicula. Anche Pausania qualificava Siculi i Pelasgi (cioè i Tirreni) emigrati ad Atene. 478 A. Palmucci, I Libri Tagetici: Il Calendario Brontoscopico, “Bollettino Società Tarquiniense d’Arte e Storia (BollSTAS)”, 2005; Il Poema sui Terremoti “BollSTAS”, 2006 ; Aruspicina Etrusca ed Orientale a Confronto, Gruppo Editoriale l’Espresso, Roma, 2010, pp. 151-199. 479 Giovanni Lido, De Ostentis, II, 6B.

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Dna etruschi e troia di alberto palmucci  

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