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ESTRATTO DA A. PALMUCCI, ODISSEO IN ETRURIA, “AUFIDUS”, 42, 2000 (UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI BARI) Il miceneo Odisseo, durante il viaggio di ritorno ad Itaca, sua patria, fu portato dalle tempeste nell'isola tirrena di Eea abitata dalla maga Circe427. Questa si era trasferita nella Tirrenia dal lontano Oriente428. L'eroe soggiornò a lungo presso di lei, e dai loro connubi nacquero Agrio, Latino e Telegono “che in mezzo ad isole sacre regnarono su tutti gli illustri Tirreni”429. Durante il soggiorno presso la maga, Odisseo si recò una volta a visitare l'Oltretomba dove incontrò l'anima dell'indovino Tiresia. Questa gli assicurò che sarebbe tornato ad Itaca, ma gli predisse pure che poi sarebbe ripartito verso nuove terre, e che un giorno “la morte gli sarebbe venuta dal mare a coglierlo vinto da una serena vecchiezza”430. Odisseo tornò in patria. A questo punto le leggende si diversificano. Secondo alcuni egli trovò che sua moglie Penelope lo aveva largamente tradito con tutti coloro che, nell'assenza del marito, l'avevano pretesa, e che da costoro aveva avuto un mostruoso figlio di nome Pan, che in greco significa "nato da tutti"431. Inorridito, Odisseo fuggì in Etruria ed andò a sbarcare alla foce del Linceo (il Mignone presso Tarquinia). Qui incontrò Enea, gli chiese perdono per l'inganno del cavallo, ed ottenne da lui di potersi stanziare su una striscia di terra sulla marina. A lui ed a Enea si uniranno pure Tarconte (fondatore di Tarquinia) e Tirreno432. Secondo una diversa versione, egli rimase in patria. Ma accadde che Telegono, il figlio che la maga Circe aveva avuto da lui, andò ad Itaca per conoscerlo, e che involontariamente lo uccise. Allora Telegono, insieme a Penelope e a Telemaco (figlio di Odisseo e Penelope), portò il cadavere del padre in Etruria presso la madre Circe. Questa, con l'aiuto della magia, fece risuscitare Odisseo, e sposò Telemaco. A sua volta Penelope sposò Telegono433. Ma tutti costoro, per incomprensioni famigliari si uccisero l'un l'altro, sì che Odisseo morì di dolore a Gortina (nel territorio di Tarquinia) e fu sepolto a Perge (Pirgo?)434. Una terza versione, narra, invece, che in Etruria c'era un luogo chiamato Alo Pirgo (che in greco vuol dire Torre di Mare) perché abitato da una maga di nome Alo (cioè Mare). Costei, in precedenza era stata un'ancella di Circe. Odisseo andò a farle visita, ma Alo (Mare) lo trasformò in cavallo e lo trattenne con sé fino alla morte. Si sarebbe così avverata la profezia di Tiresia, secondo cui ad Odisseo la morte sarebbe venuta dal Mare435. Alo Pirgo (= Torre di Mare) è da identificarsi forse con Aque Pirgo ( = Acque della Torre), detta anche Aquae Tauri, che era una località tarquiniese (oggi presso Civitavecchia)436. Alla morte dell'eroe, comunque fosse avvenuta, gli Etruschi avrebbero scritto sulla sua tomba le seguenti parole: “Questa tomba copre l'uomo assennato, morto in questa terra, il più celebre dei mortali”. Secondo un'altra versione, avrebbero invece scritto: “Questa è la tomba di quell'Odisseo a causa del quale i Greci ebbero molta fortuna nella guerra di Troia”437. E' singolare che secondo uno storico greco del terzo secolo prima di Cristo, Omero, autore del maggior poema che fu scritto su Odisseo, sarebbe nato o, comunque sarebbe vissuto in Etruria prima di recarsi ad Itaca dove, ammalatosi, avrebbe perso la vista438. Si noti come in Etruria la leggenda del miceneo Odisseo sia presente in quei territori compresi fra Tarquinia e Civitavecchia dove sono stati trovati reperti micenei (Tarquinia, Foce del Mignone, Luni sul Mignone e S. Giovenale “comune di Blera”, Norchia “comune si Vetralla”, Monte Rovello “comune di Allumiere”).

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Omero, Odissea, X. Esiodo, Frammento 390, Merchekback/West 429 Esiodo, Teogonia, v. 1011. 430 Omero, Odissea, XI, 134 431 Duride di Samo in Tzetze, Ad Lyc. Alex., v. 772; Servio Dan., Ad Verg. Aen., II, 44. 432 Lyc., Alex., 1240 ss., con scolii e paragrafi greca. Testo italiano in G. Bonamici, Fonti di storia etrusca. 433 Eugammone, in Proclo, Crestomanzia, a cura di D. Ferrante, 1957, p. 163. 434 Lyc., Alex. 805 ss. 435 Tolomeo Efesto, Novae Historiae, VII, in Photius, Bibliotheca, C 190. Vedi testo greco e traduzione francese in R. Enry, Photius Bibliotheca, Parigi, 1962, p. 62. 436 Alberto Palmucci, Odisseo in Etruria, mito e archeologia, “Aufidus”, 42, 2000. 437 Aristotele, Peplos, in Poetae Lyrici Graeci, Betgk, pp. 366-367. 438 Eraclide di Lembo, F. H. G. , p. 228. 428

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