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le figure degli dèi Penati di Troia, graffite su un altro specchio (vd. p. 142);

l'immagine di Enea che fugge da Troia, raffigurata nel vaso di Vulci (vd. p. 141 e f. 63).

Le statuette di Veio con la rappresentazione di Enea che emigra da Troia portando il padre Anchise sulla spalla sinistra (vd. p. 141 e f. 64);

la scena, riprodotta su un anello, in cui Enea porta in Etruria il cesto contenente le statuette dei Penati di Troia (vd. p. 141 e f. 62A);

la scena, riprodotta su un secondo anello dello stesso autore del precedente, nella quale Enea porta sulla sua spalla in Etruria la propria madre Turan (Venere) o la sua effige (vd. p. 141 e f. 62B);

il nome dei Dardani, inciso sui cippi di confine di una colonia condotta dagli Etruschi in Tunisia (vd. p. 159);

forse anche il cosiddetto “Cenotafio di Tarconte” o “di Còrito” o “di Enea” esistente in cima alla scalinata del tempio dell’Ara della Regina a Tarquinia (vd. p. 160).

28). GRAVISCA Virgilio, nel decimo libro dell’Eneide, presenta la rassegna delle città che avevano inviato uomini a far parte dell’esercito federale etrusco che al comando di Enea e di Tarconte scendeva via mare da Còrito (oggi Tarquinia) per andare a sbarcare alla foce del Tevere dove poi avrebbe sconfitto i Latini. Fra gli altri luoghi egli elenca Gravisca (uno dei porti della stessa Tarquinia). Ora, in un frammento degli Scholia Bernensia (X, 184) al passo in questione si trova un riferimento a Graviscae (Gravisca) qualificata “inclitae (famosa)”; poi, dopo una breve lacuna si nomina una “regio Asiae (regione dell’Asia) opipara quae ab hominibus (lussuosa che dagli uomini)”418. Verosimilmente, questa nota all’Eneide intendeva dire che il porto di Gravisca era famoso per aver ricevuto un apporto di gente venuto da una ricca regione dell’Asia (il cui nome purtroppo è perduto) dalla quale gli uomini che da essa erano venuti avevano importato oggetti lussuosi. Per il contesto dell’Eneide in cui Gravisca è nominata, lo scolio voleva forse indicare la spiaggia dove si diceva che avesse approdato Tarconte o il troiano Enea o il lidio Tirreno, tutti venuti dall’Asia. D’altronde, durante il VI sec., il porto di Tarquinia fu meta quasi esclusiva in Etruria di un grandissimo numero di mercanti provenienti dalle coste Anatoliche e dalle prospicienti isole Ioniche. In quel periodo fu forse importato dall’Asia il toro maremmano, i cui resti ossei sono attestati a Gravisca419.

418

Appendix Serviana, Scolia Bernensia (Hermannus Hagen), Hilesheim, 1961, p. 444. In calce al verso di Eneide 10, 184 Virgilio dice “et Pyrgi veteres intempestaeque Graviscae”; e lo scoliaste commenta “ .... Inclytae me... regio Asiae opipara (quae) ab hominibus ...”. 419 F. Colivicchi, Gravisca. I materiali minori, con contributo di C. Sorrentino, I reperti osteologici, Bari, 2004, p. 174.

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Dna etruschi e troia di alberto palmucci  

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