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na (II sec. a.C.) o, comunque, la tradizione alla quale si rifaceva, dovrebbe aver compreso l'Etruria fra le “coste italiche” toccate da Enea; anzi, se pensiamo che esiste un più antico anello etrusco degli inizi del V sec. a.C. sul cui castone è raffigurato Enea che porta in spalla da Troia in Etruria la madre Turan (nome etrusco di Venere), l’ipotesi dovrebbe diventare certezza (vd. p. 146 e f. 62B a p. 142). 20). I TARQUINI DISCENDENTI DI ENEA Enea, secondo Plutarco, ebbe in moglie una donna di nome Roma che diede il nome alla città omonima. Costei era figlia di Telefo379, e quindi sorella di Tarconte e Tirreno. Per Alcimo Siculo (IV-III sec. a. C.), il nome della sposa di Enea era Tirrenia (altro nome della figura della sorella di Tarconte e Tirreno?). Costei generò Romolo, e Romolo generò Alba, ed Alba generò Romo che fondò Roma380. Nessuna meraviglia, quindi, se nell’elenco dei Silvi, re di Alba, discendenti di Enea e di Roma, sorella di Tarconte (un Tarquinio), troveremo un Silvio Tarquinio figlio di Proca e padre di Cideno (= Ittita)381. Si narrava anche che i gemelli fondatori di Roma erano nati nella reggia di Tarchezio, cioè di un Tarquinio, re di Alba. Sul focolare della casa di Tarchezio, si era stanziata l’immagine di un membro virile. Il sovrano chiese spiegazione all’oracolo della dea Teti, in Etruria; e gli fu risposto che se una vergine si fosse unita con quel membro ne sarebbe nato un figlio molto forte, valoroso e famoso. Perciò il re ingiunse alla figlia di aver rapporti con quel fallo. Lei, però, al suo posto mandò una serva che in seguito partorì due gemelli. Tarchezio, allora, consegnò i neonati a Taruzio, cioè a un altro Tarquinio, perché li lasciasse lungo il letto del Tevere. I bambini furono dapprima nutriti dagli uccelli e da una lupa, e poi raccolti da un pastore. Una volta cresciuti forti e sani, i due gemelli detronizzarono Tarchezio, e fondarono una città che chiamarono Roma382. La versione romana assegnerà la funzione di Tarchezio e quella di sua figlia ad Amulio e ad Anto; ed affiderà il ruolo della serva ad una ragazza variamente chiamata Ilia, Rea e Silvia, figlia del buon Numitore fratello del cattivo Amulio. Nella versione romana, rimane però un frammento della tradizione etrusca. La figlia di Amulio è chiamata Anto383. Si tratta di un nome etrusco (Antho) d’epoca arcaica, documentato a Tarquinia. La leggenda dei gemelli fondatori di Roma nati in casa di Tarchezio è pressoché identica a quella di Servio Tullio nato nella reggia di Tarquinio Prisco. Si narrava che Tanaquilla, moglie del re avesse ordinato ad una schiava o prigioniera chiamata Ocresia di accoppiarsi col fallo del focolare perché ne sarebbe nato un figlio grande e famoso. Nacque così un bambino che per esser stato partorito da una serva fu chiamato Servio384. Secondo Cicerone, che presentava una variante più antica, il bambino era figlio di una serva tarquiniese e di un cliente del re Tarquinio385. Chiaramente, il mito dei natali di Servio Tullio è simile a quello dei natali dei due gemelli che scacciarono Tarchezio e fondarono Roma; ed è verosimile che la cacciata di Tarchezio, o di Amulio, rifletta quella dei Tarquini scacciati da Roma. Ma è anche verosimile che il tutto risalga ad una più antica tradizione dove il fondatore di Roma veniva presentato come figlio di un Tarquinio discendente di Enea. 379

Plutarco, op. cit. , I. In Festo, op. cit., s.v. Roma. 381 Excerpta Latina Barbari. Il nome Cidenus deriva da quello dei Cittei nominati nella medesima fonte. Si tratta dei Cetei, la gente che Euripilo, figlio di Telefo e Astioche, aveva condotto contro i Greci in aiuto di Troia, e che Telefo poi condurrà in Italia. 382 Promatione (V sec.), in Plutarco, op. cit., I. 383 Plutarco, op. cit. , III, 4. 384 Dionigi di Alicarnasso, op. cit. , IV, 2. 385 Cicerone, Repubblica, II, 21: “ex serva tarquiniensi natum”. 380

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Dna etruschi e troia di alberto palmucci  

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