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17). LA TRADIZIONE ETRUSCA DELLA LEGGENDA DI ENEA A LAVINIO (DOCUMENTI ARCHEOLOGICI). L'heroon di Enea a Lavinio. Nella tomba, che è al di sotto del cosiddetto heroon di Enea a Lavinio, sono emerse forme vascolari di tipo veiente-ceretano e cumano-tarquiniese368. Il cippo di Tortignosa. A Tortignosa, presso Lavinio, si è ritrovato un cippo del III secolo con dedica a Lar Enea369. In Etruria, Lar era nome di persona ed anche appellativo con il quale ci si riferiva a sovrani e divinità. Potrebbe, dunque, trattarsi della denominazione etrusca con la quale Enea era entrato nella leggenda dei Lavinati370. Giunone Calendaria a Tarquinia e a Lavinio. Da una delle aree sacre della Civita di Tarquinia sono emersi vari frammenti di ceramica (iniz. VII sec. a.C) con dedica a Uni Kalan (Giunone Calendaria) venerata poi anche a Lavinio e a Roma371. Si tratta della divinità che dava il nome al mese di Giugno col quale per gli Etruschi iniziava l’anno solare, secondo il Calendario Brontoscopico dettato da Tagete a Tarconte372. Giunone Calendaria era anche la dea delle nascite e della fecondità femminile, alla quale si immolavano scrofe373. Enea, secondo la leggenda, scese dall’Etruria nel Lazio; e, sullo stesso luogo dove sacrificò una scrofa a Giunone fondò Lavinio. Il culto di Giunone Calendaria potrebbe esser dunque passato da Tarquinia a Lavinio assieme alla leggenda di Enea. Lavinio fu particolarmente legata ai Tarquini. Vi si ritirò a finire i suoi giorni Tarquinio Collatino quando fu esiliato da Roma. *** Dopo quel che abbiamo presentato non è assurdo pensare che quando gli Etruschi di Tarquinia, scesero nel Lazio vetus ed assunsero al trono di Roma portarono seco il ricordo della loro leggendaria parentela con i Troiani. Nelle pitture della tomba François di Vulci, Gneo Tarquinio Romano e i suoi confederati di Blera, Saturnia e Volsini (uccisi nel sonno dai cospiratori durante il tempo di un concilio federale tenutosi a Roma o a Tarquinia) sono assimilati ai prigionieri troiani immolati dai Greci (vd. p. 229 e f. 94). Man mano, poi, che i Tarquini di Roma s’emanciparono dalla madre patria, la tradizione sarà andata romanizzandosi fino a considerare il trasferimento dei Troiani in Etruria come finalizzato alla loro discesa nel Lazio ed alla fondazione di Roma. A questo periodo dovrebbe risalire la prima formulazione sia della tradizione di Enea che sposa Roma figlia di Telefo (perciò sorella di Tarconte), che dà il nome alla città di Roma, sia quella dell’eroe che sposa Tirrenia (sorella di Tarconte?) madre di Romolo (vd. p. 149).

E', dunque, verosimile che almeno una delle fonti di Licofrone sia stata la leggenda di Enea nella versione lavinate riferita da Timeo. 368 Aa. Vv. , Civiltà del Lazio primitivo, Roma, 1976, p. 306, sgg.; C. Chiaramonti Trerè, in Gli Etruschi di Tarquinia, Modena, p. 185. 369 C’è chi ritiene che l'iscrizione si riferisca ad Enea inteso come Lare, cioè come divinità tutelare. 370 J. Heurgon, Il Mediterraneo occidentale dalla preistoria a Roma arcaica, Bari, 1972, p. 201. 371 C. Chiaramonti Trerè, in Gli Etruschi di Tarquinia, cit. , p. 185 372 A. Palmucci, Aruspicina Etrusca ed Orientale a Confronto, Gruppo Editoriale l’Espresso, Roma, 2010, pp. 152-172. 373 Macrobio, Saturnali, I, 15, 19.

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Dna etruschi e troia di alberto palmucci  

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